capitolo by nuhman10

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									PROVE   E  TESTIMONIANZE   A   SOSTEGNO    DELLA
PROVENIENZA BABILONESE DELLE TRADIZIONI CELTICHE


L‟ipotesi di una derivazione orientale, ed in particolar modo babilonese, delle tradizioni culturali
europee fu sostenuta dagli studiosi tedeschi Stücken, P. Jensen e Winkler, a cui ho fatto riferimento
nel paragrafo riguardante le teorie genetiche del folklore. Dal canto suo, l‟autrice di Ancient
Legends, dimostra attraverso una serie di esempi circoscritti all‟ambito culturale e sociale irlandese,
la fondatezza della suddetta tesi. Innanzitutto, nell‟introduzione alla raccolta del 1887, Lady Wilde
dichiara, come ho già riportato a suo tempo, che in un epoca remota e sconosciuta, non esistevano
differenze di razza, poiché unica era la lingua parlata ed unico era il credo professato. Le diversità
razziali sarebbero giunte in un secondo tempo, a causa delle migrazioni provenienti dall‟Est e si
sarebbero protratte per migliaia di anni.104 Gli spostamenti attuati dall‟antica popolazione mondiale
avrebbero avuto origine dal golfo Persico, in direzione dei grandi fiumi Eufrate, Tigri e Nilo.
Successivamente i nostri antenati avrebbero toccato l‟Egitto, il mar Mediterraneo, la Grecia e le sue
isole.105 Pian piano gli antichi culti e costumi persiani si sarebbero corrotti, contaminandosi con il
credo pandeterminista dei greci, con la filosofia misterica degli Egiziani e con il pessimismo e la
ferocia dei popoli teutonici. Poi sarebbe toccato alla Spagna e alla Francia subire l‟invasione dei
persiani; e dalla penisola Iberica, il passo per arrivare in Irlanda sarebbe stato breve. (il nome antico
dell‟ isola era appunto „Hibernia‟).106 Per Lady Wilde, lo studio ed approfondimento dell‟antica
razza umana non può che partire dalla verde Erin, dal momento che “Irish legends being considered
specially important, as containing more of the primitive elements than those of other Western
nations”.107 L‟Irlanda, avrebbe in effetti, conservato maggiormente rispetto alle altre nazioni


104
    LADY WILDE, Ancient Legends, cit., vol. I, p. 1: “…bear so striking a resemblance to each other that we are led to
believe there was once a period when the whole human family was of one creed and one language. But with increasing
numbers came the necessity of dispersion; and that ceaseless migration was commenced of the tribes of the earth from
the Eastern cradle of their race which has now continued for thousands of years with undiminished activity”. Inoltre,
vol. I, p. 3: “…which bear so striking a conformity to each other that they point to a common origin”.
105
    Ibidem, vol. I, p. 1: “From the beautiful Eden-land at the head of the Persian Gulf…directed along the line of the
great rivers, by the Euphrates and the Tigris and southward by the Nile; From Persia, Assyria, and Egypt, to Greece and
the isles of the Sea…”. Inoltre, vol. I, p. 3: “This source of life, creed, culture now on earth, there is no reason to doubt,
will be found in Iran, or Persia”.
SIR WILLIAM WILDE, “On the Ancient Races of Ireland”, in Lady Wilde, Ancient Legends, cit., vol. II, p. 340: “The
cradle of mankind was somewhere between the Caspian Sea and the great River Euphrates”.
106
    LADY WILDE, Ancient Legends, cit., vol. I, pp. 5-6: “From Spain the early mariners easily reached the verdant
island of the West in which we Irish are more interested. And here in our beautiful Ireland the last wave of the great
Iranian migration finally settled”.
107
    Ibidem, vol. I, pp. 7: “All other countries have been repeatedly overwhelmed by alien tribes and peoples and races,
but the Irish have remained unchanged, and in place of adopting readily the usages of invaders they have shewn such
remarkable powers of fascination that the invaders themselves became Hibernicis ipsis Hiberniores.[…] And we find
that the original materials have been but slightly altered, while amongst other nations the groundwork has been
overlaid…”. Inoltre, vol. I, p. 6: “A sediment here which still retains its peculiar affinity with the parent land…”. Infine,
vol.I, p. 235: “The peculiar and truly tenacity with which the Irish at all times have clung to the customs and traditions
of their forefathers”.
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europee, i tratti caratteristici della razza iraniana. Un primo aspetto sostenuto da Speranza e studiato
dagli etnografi, che illustra la similarità della cultura celtica irlandese con quella orientale, è la
forma del cranio. Secondo le teorie antropologiche ed archeologiche ottocentesche, le similarità
sarebbero impressionanti e risulterebbe, invece, lampante una netta differenza di struttura cranica
con i teschi sassoni e teutonici.108 Appoggiando questa tesi, l‟autrice in Ancient Legends, non fa
altro che rivendicare il proprio nazionalismo e antagonismo nei confronti della società e cultura
inglese. Un altro fattore non meno importante è rappresentato dalla somiglianza di alcuni termini di
lingua gaelica con altri in sanscrito; le disuguaglianze linguistiche con i popoli del Nord Europa,
sono, invece, per Lady Wilde, l‟ennesima prova della diversità genetica di queste due razze.109 In
Ancient Legends, l‟autrice non si esime mai, dal rimarcare ripetutamente il suo forte senso
d‟appartenenza alla nazione irlandese, mostrando sentimenti opposti in tutte le occasioni in cui la
vicina terra inglese viene citata.110 Per quanto riguarda l‟aspetto linguistico, si possono riscontrare
della affinità tra le parole Iran e Erin o tra il termine persiano dar e il gaelico darragh, ossia albero
sacro o quercia.111 Altre similarità sono evidenti tra Bothal utilizzato dagli Scoti per il tempio della
divinità e Bethel, usato dagli ebrei. Il dio Sole, Baal o Bel aveva origine dalla divinità fenicia Bel-
Samen.112 Il grido di guerra Pharrah!, che non ha nessun significato in Irlanda, sembra derivare da
Phi-Ra, il sole, titolo attribuito ai re egiziani che veniva esclamato dai soldati in lotta.113 Assonanze
e consonanze sono state riscontrate anche tra il latino ululu, il greco holuluzo, l‟ebraico hululue e
l‟irlandese ullullo, (che significano „ululare‟).114 I miti e le leggende celtiche rappresentano una

108
    Ibid., vol. I, p. 6: “Even the form of the Celtic head shows a decided conformity to that of the Greek races, while it
differs essentially from the Saxon and Gothic types”. Inoltre, vol. I, p. 279: “One can see by the form of the Irish head –
a slender oval, prominent at the brows and high in the region of veneration, so different from the globular Teutonic
head…”.
109
    Ibid., vol. I, p. : “The Irish language is nearer than any other of the living and spoken languages of Europe; while the
legends and myths of Ireland can be readily traced to the far East, but have nothing in common with the fierce and
weird superstitions of Northern mythology”. Inoltre, vol. I, p. 279: “With the instincts of poetry, music, oratory, and
superstitions far stronger in them than the logical and reasoning faculties. To move the world by passion, not by logic”.
110
    Ibid., vol. p. 35: “…and this was in the time of Queen Elizabeth, when the English troops made ceaseless war against
the Irish people”; vol. I, p. 83: “The neighbours warned him that it was a fairy rath; but he laughed and never minded
(for he was from the north)…” Inoltre, vol. I, p. 183: “…and was bought up by an emissary of the English Government,
who wanted to get possession of a specimen of the magnificent ancient Irish breed, in order to have it transported to
England. But when the groom attempted to mount the high spirited animal, it reared, and trew the base-born churl
violently to the ground, killing him on the spot”; vol. I, p. 191: “He speaks no English, and never could be made to learn
the English tongue, though he says it might be used with great effect to curse one‟s enemy”; vol. I, p. 231: “I have now
seen the great English actors, and heard plays in the English tongue, but poor and dull they seemed to me”. Vol. II, p.
43: “This is evidently an allegory. The beautiful Bo-finn –the white cow – is Ireland herself; and the red-haired woman
who smote her to death was Queen Elizabeth, in whose time, after her cruel wars, the cry of the slaughtered people was
heard all over the land, and went up to heaven for vengeance against the enemies of Ireland”; vol.II, p. 187: “..who had
been slain in a battle, fighting against Cromwell‟s troopers of the English army”; vol.II, p. 203: “‟ „the curse of
Cromwell fell upon it, and upon the country and on the people of Ireland”. Inoltre, vol. II, p. 286: “The English, slow in
speech and repellent in manner…”
111
    Ibid., vol. I, p. 8.
112
    Ibid., vol. I, p. 193: “The Phoenicians adored the Supreme Being under the name of Bel-samen, and it is remarkable
that the peasants in Ireland, wishing you good luck, say in Irish, „the blessing of Bel, and the blessing of Samhain, be
with you‟.”.
113
    Ibid., vol. I, p. 237.
114
    Ibid., vol. II, p. 2.
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corruzione dell‟antica mitologia persiana (la Sidhe Race non è altro che il corrispettivo celtico del
popolo fatato iraniano).115 Un altro elemento di marcata provenienza orientale che si diffuse presso
le genti d‟Irlanda è il culto degli alberi. Nell‟antica Erin, le piante, in particolar modo il vischio,
l‟erica ed il biancospino, oltre che la quercia, albero sacro per eccellenza, erano dotate di spirito e
rappresentavano un mezzo di comunicazione con il Divino. Un‟usanza tipica persiana, ripresa dai
celti irlandesi, consisteva nelle offerte votive di pezzi di stoffa, che venivano appesi ai rami degli
arbusti.116 Come vedremo, in seguito, quando faremo riferimento alle superstizioni mediche pagane
e cristiane, la comunità primitiva degli Scoti attribuiva poteri magici ad ogni albero, soprattutto a
quelli che si trovavano in prossimità di una sorgente sacra. Anche il culto delle “holy wells”
sembra essere di chiara derivazione orientale; viste le particolari condizioni climatiche
(perturbazioni piovose molto frequenti) e geografiche (l‟area centrale dell‟isola è una vasta pianura
bagnata da numerosi corsi d‟acqua), nessun contadino avrebbe attribuito particolare significato,
imbattendosi in un acquitrino o in una sorgente, poiché rappresentavano degli elementi naturali
tipici del paesaggio irlandese primitivo. Per un abitante, di terre più calde od afose, invece, il fatto
d‟incorrere in un corso d‟acqua avrebbe rappresentato una benedizione.117 Anche l‟usanza
d‟idolatrare i rettili, personificazione del Male,118 venne introdotta dai popoli di stirpe iraniana.
Infatti, sappiamo da fonti storiche che originariamente, in Erin, non esistevano serpenti e che dopo
la loro introduzione per mano dei persiani, secondo la leggenda, vennero sterminati da San
Patrizio.119 Il culto intendeva propiziarsi i rettili, per evitare che la loro ira si scagliasse sugli umani.
Secondo i moderni etnologi, la secolare importanza magica o religiosa attribuita al serpente non



115
      Ibid., vol. I, p. 235: “The belief in a fairy race ever present amongst them and around them, is one of these
ineffaceable superstitions which the people still hold with a faith as fervent as those of the first Aryan tribes”. Vol. I, p.
240: “Persia, Egypt, India, the Teuton, and the Celt, have all the same primal ideas in their mythology, and the same
instincts of superstitions”. Inoltre, vol. I, p. 10: “The Sidhe, or Fairies of Ireland, still preserve all the gentle attributes of
their ancient Persian race…”. Vol. II, p. 236: “The hindus had their triad of Brahma, Vishnu, and Siva, representing the
sun at morning, noon, and evening; so the Irish Druids had their triad of Baal, Budh, and Grian. Chrisna was another
Hindu name for the sun, and the Irish had Crias, a name for the sun likewise”. Inoltre, vol. I, p. 244: “The Nereids of the
Aegean play the part of the Irish fairies”.
116
    Ibid., vol. I, p. 7: “It was the custom in Iran to hang costly garments on the branches as votive offerings”. Vol. II, pp.
162-163: “The patient ties a votive offering to the branches –generally a coloured handkerchief or a bright red strip cut
from a garment; and these offerings are never removed.They remain for years fluttering in the wind and the rain, just as
travellers have described the votive offerings on the sacred trees that shadow the holy wells of Persia”. In particolar
modo l‟edera, utilizzata dai Celti con il nome di Athair-Luss, in Egitto, era offerta in onore della dea Osiride. Cfr.
LADY WILDE, Ancient Legends, cit., vol. I, p. 56: “In Ancient Egypt the ivy was sacred to Osiris, and a safeguard
against evil”. Inoltre, vol. II, p. 236: “For the Druids also worshipped the sun and moon and the winds, and venerated
trees, fountains, rivers, and pillar stones, like their Persian ancestry”.
117
    Ibid., vol. I, p. 13: “Well-worship could not have originated in a humid country like Ireland, where wells can be
found at every step, and sky and land are ever heavy and saturated with moisture. It must have come from an Eastern
people, wanderers in a dry and thirsty land, where the discovery of a well seemed like the interposition of an angel in
man‟s behalf”.
118
    Il grande dizionario enciclopedico, Torino, UTET, 1961, vol. XI, p. 768: “Anche la Bibbia parla del serpente come
fonte di disordine, di tentazione per i progenitori; nell‟Apocalisse Giovanni lo identifica con il diavolo. Nella
peregrinazione verso la „terra promessa‟ gli Ebrei sono insidiati da serpenti infuocati”. Si ricordi anche il serpente di
Adamo ed Eva della tradizione cristiana cattolica.
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appartiene ad un‟epoca altamente primitiva, dal momento che le prime testimonianze a riguardo
sono caratteristiche delle ataviche comunità agrarie. Il rettile è in definitiva considerato
personificazione del demonio per la potenza mortale del suo veleno, per il fatto di avere dimora
nelle viscere della terra e per la capacità di cambiare pelle, elemento che simbolicamente
rappresenta il ringiovamento e l‟immortalità.
Un'altra forma di venerazione importata in Irlanda fu quella del gatto, animale sacro nell‟antico
Egitto.120 Dagli antenati iraniani, gli irlandesi, inoltre, trassero la consuetudine di organizzare feste
funerarie con giochi e canti funebri.121 Una danza caratteristica consisteva nel levarsi parte degli
indumenti, per significare che l‟anima non aveva veli di fronte a Dio.122 Un altro ballo era, invece,
quello „pirrico‟, che prendeva il nome da pur, il fuoco. Si praticava in Irlanda, nel giorno di
mezz‟estate, ma vi sono testimonianze che ne attestano l‟esistenza in Grecia fin dai tempi più
remoti.123 A proposito del fuoco, Lady Wilde ci narra che gli antichi preparativi, per l‟accensione
della sacra fiamma a Tara e dei focolari minori, erano identici a quelli che si effettuavano in Persia;
ciò dimostrerebbe che l‟usanza ha provenienza orientale, e non è autoctona.124 Altri tratti
d‟importazione tipicamente iraniana o mediterranea, sono rintracciabili nei rituali delle cerimonie
nuziali o nel tipo d‟abbigliamento usato dagli irlandesi.125 Riguardo il vestiario, si potrebbe dire che
era „half-Oriental, half-Northern‟, per le rassomiglianze con i pantaloni turchi e con le camicie o
bluse albanesi.126




119
    Ibid., vol. I, p. 14: “We are told also by the ancient chroniclers that serpent-worship once prevailed in Ireland, and
that St. Patrick hewed down the serpent idol Crum-Cruadh (the great worm) and cast it into the Boyne (from whence
arose the legend that St. Patrick banished all venomous things from the island)”.
120
    Ibid., vol. II, p. 10: “…in Egypt, the only country that gave them Divine honour, and where, if a cat died, the whole
family shaved off their eyebrows in token of mourning”.
M. & L. DE PAOR, Antica Irlanda cristiana, Milano, Il Saggiatore, 1959, pp. 88-89: “Si conosce una razza di gatti
piccoli e agili che rappresentavano un tema favorito all‟artista; graziose immagini di gatti si ritrovano nel Libro di Kells,
nel messale di Stowe, nelle sculture della croce di Muiredach a Monasterboice, e altrove. Anche poeti e narratori furono
attratti dalle abitudini del gatto, e Pangur Bán, il gatto dello studioso, è rinomato: (segue una poesia sul gatto). Esistono
inoltre molti racconti di monaci e dei loro gattini”.
121
    LADY WILDE, Ancient Legends, cit., vol. I, p. 14: “The Grek „Eleleu‟, the same cry as „Ul-lu-lu‟ of the Irish…”.
Vol. I, p. 15: “The death chants in Egypt, Arabia, and Abyssinia all bear a marked resemblance to the Irish”. Inoltre,
vol. I, p. 237: “The ancient funeral ceremonies of Egypt can be still seen and studied at the wake of the Irish peasant;
especially in that singular symbol, when a man and a woman appeared, one bearing the head of an ox, the other that of a
cow at the funeral games;…originally represented Isis and Osiris waiting to receive the soul of the dead”.
122
    Ibidem, vol. I, p. 15: “…when they threw off their upper garments, and holding hands in a circle, moved in a slow
measure round a woman crouched in the centre, with her hands covering her face”.
123
    Ibid., vol. I, p. 243.
124
    Ibid., vol. I, p. 194: “The Persians also exstinguished the domestic fires on the Baal festival, the 21st of April, and
were obliged to re-light them from the temple fires…A fire kindled by rubbing two pieces of wood together was also
considered lucky by the Persians”. Inoltre, vol. I, p. 238: “There was a similarity between the Persian and Irish
usages.The Persian Magi made a considerable revenue from the sacred fire; for each devotee paid a silver coin for the
ember carried away from the holy temple, to light the home fire, on the day of the Sun-festival. And fire was also a
source of wealth to the Driuds priests; each person being obliged to buy it from them on the great day of Baal”.
125
    Ibid., vol. I, p. 219: “The Celtic ceremonial of marriage resembles the ancient Greek ritual in many points”.
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126
   Ibid., vol. II, p. 253: “Trews of a plaid pattern, made wide above, like Turkish trousers…The sleeves are tight, and
open to the elbow, like an Albanian jacket. Another form of cloak was fashioned with a hood like the Arab bornous…”.
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