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La politica nell'ottocento

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					La politica nell’ottocento




     SCALA SPAZIALE: ITALIA/EUROPA
          fmeneghetti - itisiplanck 2003   1
            La restaurazione
Il termine comunemente indica il tentativo, messo a punto
dal Congresso di Vienna (un summit delle grandi potenze
europee del tempo), di azzerare le trasformazioni geo-
politiche introdotte da Napoleone al di fuori della Francia.
Questo “ritorno al passato” ha caratterizzato alcuni ambiti
della società, ma non tutti: l‟economia, ad es. prosegue il
proprio sviluppo velocemente. Idem la popolazione.

                           restaurazione


              politica       ideologica               religiosa


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         La restaurazione politica
Le conquiste napoleoniche, di cui si enfatizzano le violenze, vengono
considerate come le estreme conseguenze della Rivoluzione francese
e prima ancora dell‟illuminismo. A ciascun principio illuministico-
rivoluzionario si contrappone un criterio opposto.


        Sovranità popolare                        Sovranità per diritto divino (p. di
          (democrazia)                                      legittimità)
     Repubblica + costituzione                                Monarchia assoluta
        diritti (cittadinanza)                                doveri (sudditanza)
               Libertà                   vs.        Divieto di libera espressione
     Nazione (diritti dei popoli)                Stato patrimoniale (diritti sovrani)
               Laicità                                    Alleanza trono-altare
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    Una nuova carta d’Europa



•




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• La geografia politica europea viene profondamente
  mutata, secondo alcuni princìpi condivisi dalle quattro
  potenze vincitrici su Napoleone: Austria, Prussia,
  Russia, Inghilterra.

• Principio di equilibrio (anche a tale scopo la Francia
  non è penalizzata territorialmente)
• Principio dei compensi (= compensare chi ha
  sostenuto il peso maggiore della guerra, cioè
  l‟Inghilterra)
• Principio degli stati-cuscinetto ( = creare un “cordone
  sanitario” attorno alla Francia)



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  La restaurazione ideologica e religiosa
Allo scopo di mantenere lo status quo, vengono create delle
alleanze militari, come la Santa Alleanza, che, oltre a “scattare”
in qualsiasi parte d‟Europa si accenda una scintilla
rivoluzionaria, richiamano valori propri della religione cattolica
più tradizionale. Austria, Prussia, Russia, rette da monarchie di
tipo assoluto, si riconoscono in questa operazione, da cui si
astiene l‟Inghilterra (monarchia costituzionale).
D‟altro canto la Chiesa benedice i nuovi troni, certa che la
aiuteranno a combattere ogni forma di anticlericalismo, ma
anche le nuove tendenze del cattolicesimo liberale. Va poi
aggiunto che il Romanticismo, valorizzando storia e tradizioni,
contribuisce al successo di questa restaurazione ideologica.

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                Le società segrete
                  Nell‟area assolutistica non esiste la libertà di
                  espressione, stampa ed associazione. Pertanto
                  chi coltiva idee democratiche o liberali deve agire
                  in clandestinità. Nascono così numerose società
                  segrete. La più nota, in Italia, è la Carboneria.

Non tutte le società perseguono gli stessi scopi:
addirittura alcune prevedono obiettivi strutturati
per livelli di fedeltà alla causa, che pertanto sono
noti completamente solo chi è ai massimi livelli.
Tali società devono fare i conti con un‟intensa
attività di spionaggio, che porta talvolta ad arresti
di patrioti e al carcere (es. lo Spielberg in
Moravia, dove finì Silvio Pellico nel 1821).
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        I moti del ’20 e del ‘30
Storicamente un‟operazione come quella della restaurazione,
tesa a riportare all‟indietro le lancette dell‟orologio, non può
che essere destinata al fallimento. Nonostante le attività di
spionaggio attivate dalle polizie segrete alcune sommosse
vengono a turbare il quadro disegnato a Vienna dal principe
Metternich e dai suoi interlocutori. Spesso sono scatenate da
una crisi economica, che accentua il malessere sociale.




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                          Le differenze
          Moti del „20                                           Moti del „30


-Carattere periferico (Spagna,                     -Partono da Francia e Belgio, seguiti
Portogallo, Italia, Grecia)                        da Polonia e Italia centrale
--Interessare aree con sistemi                     -Motivi diversi: in Francia per la
politici assolutistici                             monarchia costituzionale, altrove per
-- Motivi: indipendenza e/o                        l‟indipendenza
costituzione                                       --Successo in Francia, ciò che
-In italia: Carboneria ed ex ufficiali             allarga lo spazio dei paesi
napoleonici                                        costituzionali (reform act in
                                                   Inghilterra)
--Insuccesso generale tranne in
Grecia                                             --In Italia altra sconfitta dei carbonari


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 Le diverse teorie risorgimentali
I moti del ‟20 e del ‟30 mostrarono il fallimento della Carboneria e, in
generale, delle iniziative elitarie. Si trattava di trovare nuove strategie
pwe risolvere i problemi italiani.

                     democratici                              moderati

  unitari          Mazzini



  federalisti Cattaneo- Ferrari Gioberti-D‟Azeglio
              (neoghibellismo) (neoguelfismo)


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    Il quarantotto e le barricate
Preparati da una grave crisi economica, i moti del ‟48 sono così
diffusi e simutanei da fare di questo un anno epocale. Poiché può
risultare dispersivo seguire tutte le micce che si accendono in
Europa, da Pargi a Bucarest, conviene mettere a fuoco due casi
europei (quello francese e quello tedesco), oltre, naturalmente,
all‟esperienza italiana.




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          Il quarantotto francese
In Francia avvengono due rivoluzioni nel ‟48: la
prima a febbraio, per protestare contro un divieto di
manifestare per il suffragio universale: fu abbattuta
la monarchia e creata la repubblica. Le forze sociali
che dirigevano il corso rivoluzionario erano
eterogenee (borghesi e popolari). Pertanto le
decisioni più radicali (abolizione della schiavitù nelle
isole, giornata lavorativa di 10 ore, diritto al lavoro,
ateliers nationaux per i disoccupati) crearono
malumori tra i moderati.
                          Alle elezioni del 23 aprile essi prevalsero e
                          cacciarono subito i socialisti dal governo. Il popolo
                          di Parigi insorse in una rivoluzione tutta proletaria,
                          ma la rivolta fu repressa nel sangue dal generale
                          Cavaignac. Di lì a poco si sarebbe affermato, col
                          mezzo dei plebisciti, Napoleone III, nipote del
                          grande generale.
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          Il quarantotto tedesco
Il primo risultato del ‟48 tedesco fu la convocazione del parlamento
di Francoforte che si trovò ad affrontare la questione dell‟unità
nazionale, dato che la Germania era stata suddivisa, nella
restaurazione, in 39 stati, di cui alcuni sotto gli Asburgo. Si
presentavano due possibili soluzioni: includere questi territori
(grande Germania) o escluderli (piccola Germania), facendo
riferimento in tal caso al re di Prussia come leader.
Prevalse la seconda ipotesi, ma il re di
Prussia, Guglielmo IV, rifiutò l‟investitura
popolare, e il Parlamento di Francoforte
non seppe proporre altre soluzioni (p.e.
di tipo repubblicano). Fu sciolto e il
problema dell‟unità rimase aperto.


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  Il quarantotto italiano: la prima guerra
              d’indipendenza
Il ‟48 italiano è complesso. Esistono diverse fasi:
1. Biennio delle riforme e delle costituzioni (‟46-‟48);
2. Rivoluzioni democratiche a Milano e Venezia; governi provvisori;
3. 1 guerra d‟indipendenza: Carlo Alberto, con l‟aiuto degli altri sovrani,
   combatte contro l‟Austria; sconfitta di Novara; armistizio;
4. Nuove rivoluzioni democratiche: repubbliche romana e toscana;
5. Ripresa della guerra, nuova sconfitta; Carlo Alberto abdica a favore di
   Vittorio Emanuele II;
6. Sconfitta finale dei democratici, con cancellazione delle costituzioni in
   tuti gli stati italiani, meno il Piemonte.


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 Il Piemonte e i progetti di Cavour
Alla guida del Piemonte, unico stato costituzionale
(Statuto Albertino del 1848), si pone Camillo Benso
conte di Cavour, esperto di problemi economici,
ammiratore dell‟Inghilterra, convinto nella superiorità
del sistema rappresentativo. Il suo disegno politico:

1. sviluppare l‟economia piemontese, curando le infrastrutture e
   stipulando accordi commerciali con Francia e Inghilterra;
2. ottenere l‟attenzione e la simpatia degli stati liberali europei per la
   soluzione del caso italiano;
3. creare un regno dell‟Alta Italia sotto la guida dei Savoia.

Raggiunto il primo obiettivo, la guerra di Crimea (1853) a cui partecipa
  il Piemonte, offre a C. la possibilità di raggiungere anche la
  seconda meta.

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   La seconda guerra d’Indipendenza (1859)
                        Per raggiungere il terzo punto, C. convince
                        Napoleone III (sfuggito all‟attentato di un italiano)
                        che è necessario agire per prevenire rivoluzioni.
                        Vengono stipulati dei patti segreti a Plombiers che
                        impegnano la Francia a sostenere gli italiani, se
                        attaccati dagli austriaci. E‟ l‟Austria, in effetti,
                        provocata da azioni di disturbo al confine, a
                        dichiarare guerra.

Scattano le alleanze. Nonostante il successo (Magenta..) Napoleone III
recede dai patti (pressioni interne) e sottoscrive una pace separata con
l‟Austria, che assegna la Lombardia al Piemonte. Cavour, offeso per la
violazione degli accordi, si dimette, ma, a sostegno dei Savoia
insorgono l‟Emilia Romagna e la Toscana. Di fronte al moto popolare e
l favore inglese e francese, si svolgono i plebisciti che annettono le
regioni centro-settentrionali al Piemonte.
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         I quattro del Risorgimento
Le figure istituzionali e moderate: primo ministro (Cavour) e re (Vitt.Em. II)




                      I rivoluzionari: uno repubblicano e
                    intransigente (Mazzini); l‟altro aperto
                   alla collaborazione con il 2003
                             fmeneghetti - itisiplanck
                                                       re (Garibaldi)     17
     La spedizione dei mille (1860)
Il terzo obiettivo è raggiunto, ma a questo punto si rimettono in moto i
democratici, che intendono unificare tutta l‟Italia. Fallita l‟impresa di
Pisacane, Garibaldi convince il re della necessità di sollevare il sud
contro i Borboni. Allestita una spedizione di giovani, sbarca in Sicilia e,
con la facile promessa della terra ai contadini, ottiene l‟appoggio della
popolazione. Ai siciliani G. appare come un liberatore sociale, perciò in
alcuni luoghi (Bronte) essi si rivoltano contro gli agrari.

La risposta di Nino Bixio, luogotenente di
Garibaldi, sarà dura e provocherà una fortissima
delusione nei ceti popolari, sentitisi ingannati e
convinti di esser passati da una tirannia ad
un‟altra. Stanno qui le prime radici di quel
fenomeno di protesta sociale detto brigantaggio,


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La proclamazione del regno d’Italia (1860)
                  “Conquistata” la Sicilia, Garibaldi attraversa lo stretto
                  di Messina, raggiunge Napoli e pensa di puntare a
                  Roma, mentre Mazzini propone una Costituente per
                  decidere il destino del mezzogiorno d‟Italia. A questo
                  punto interviene Cavour, preoccupato dall‟idea che al
                  sud possa crearsi uno stato repubblicano
L‟esercito piemontese, con il consenso della Francia, entra nello stato
pontificio, occupa Marche ed Umbria militarmente, poi si dirige verso
sud pronto allo scontro con Garibaldi. Ma quest‟ultimo preferisce
abbandonare il piano mazziniano e attendere pacificamente Vittorio
Emanuele, alla testa dell‟esercito, e salutarlo come “re d‟Italia” (incontro
di Teano). Di lì a poco vengono annesse con plebiscito Umbria e
Marche (politica del carciofo). Il 17 marzo ‟61 è proclamato il regno
d‟Italia.

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        I problemi del nuovo stato
Cavour muore subito dopo, mentre si delinenao tutti i problemi del
nuovo stato:
•Deficit del bilancio (spese militari) da sanare con le tasse
•Completamento dell‟unificazione (questione veneta e romana)
•Unificazione del paese dal punto di vista linguistico-culturale,
economico, monetario, dei sistemi di pesi e misura
•Grave arretratezza economico-sociale, con problemi di
analfabetismo (85%), di salute (pellagra, malaria), di malessere
(brigantaggio)




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      I governi della destra storica
I primi governi che si formano dopo l‟unità appartengono alla Destra (poi
detta storica), che non è un partito, ma un raggruppamento di deputati
moderati, soprattutto settentrionali e possidenti. Le linee della Destra, in
poltica interna, sono le seguenti:
•Risanamento del bilancio, raggiunto nel ‟76, da anteporre a tutto e da
perseguire con pesanti tassazioni che colpiscono i ceti meno abbienti
(come la tassa sul macinato)
•Liberismo economico, accompagnato da creazione di infrastrutture
•Estensione dello Statuto Albertino: di conseguenza suffragio censitario
(vota il 2% della popolazione)
•Accentramento amminstrativo, con forte potere dei Prefetti (contro le
idee di Cavour) e “piemontizzazione” degli uffici
•Laicità dello stato (lungo la linea di Cavour)
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         La questione meridionale
Gli effetti di queste scelte politiche, che allontanano drammaticamente i
governanti dai governati, sottoposti ad un carico fiscale insostenibile, non
esitano a farsi sentire soprattutto nel Mezzogiorno, dove la popolazione
finisce per rimpiangere i Borboni. Per reazione divampa un fenomeno, di
antiche radici: il brigantaggio, riconosciuto come forma di protesta sociale
nelle inchieste ministeriali. Ma la risposta dello stato è solo repressiva: la
legge Pica del ‟63 istituisce la legge marziale per i briganti e mobilita
ingenti forze dell‟esercito. Risultato: più morti che in tutte le guerre del
risorgimento.




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 La terza guerra d’Indipendenza (1866)
Per quanto riguarda la politica estera, il primo problema che viene
risolto è dato dalla questione veneta (essendo quella romana
subordinata all‟assenso della Francia). A tal fine l‟Italia deve modificare
il proprio sistema di alleanze ed accostarsi alla Prussia di Bismark,
stato che ha assunto il ruolo-guida nell‟unificazione tedesca e che ha
bisogno di un‟affermazione militare nei confronti dell‟Austria. Sorge
spontanea dunque un‟alleanza con l‟Italia per attaccare l‟Impero da
due fronti. Nonostante due pesanti sconfitte (Lissa e Custoza), l‟Italia
ottiene in Veneto, data la sconfitta dell‟Austria.

Quest‟ultima sarà costretta a spostare il
proprio asse, verso est, trasformandosi in
Impero Austro-Ungarico.



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       La breccia di Porta Pia (1870)
Nel 1870 la Prussia di Bismark è in guerra con la Francia di Napoleone III
per ottenere la leadership europea. Dopo pesanti sconfitte, Parigi insorge
e costituisce un governo municipale rivoluzionario (la Comune). L‟Italia,
dove fino a questo momento si sono alternati tentativi rivoluzionari e
displomatici senza successo, ne approfitta per attaccare le truppe
pontiificie, che capitolano. Roma può ora diventare la prestigiosa capitale
d‟Italia. Un‟apposita legge (delle guarentigie) viene varata a garanzia della
libertà religiosa e a risarcimento dei danni provocati con la breccia di porta
Pia, ma il papa replica con la bolla non expedit, invitando i cattolici a
ignorare lo stato italiano.




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   L’avvento della sinistra storica
Nel 1876 subentra la Sinistra storica, leader Agostino
Depretis, con un programma di riforme sociali e l‟istanza
di rappresentare meglio gli interessi di tutta la nazione,
specie del mezzogiorno. In realtà le contrapposizioni
originarie tra i due raggruppamenti (la Sinistra si ispirava
a Mazzini) vennero a mancare totalmente, anche per la
pratica del trsformismo inaugurata da Depretis.
Le caute riforme realizzate furono la legge Coppino del 1877, che
introduceva l‟obbligo di istruzione elementare per due anni (ma era
spesso inapplicabile perché mancavano gli edifici scolastici; tuttavia
l‟analfabetismo scese fino ad arrivare al 50% nel 1900 e la riforma
elettorale del 1882 (che eliminava il criterio censitario a favore di
quello dell‟istruzione, ma elevava solo al 7% i votanti).

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   La questione del protezionismo
La Sinistra modifico nettamente la politica economica liberista della
destra, anche in relazione ad un nuovo trend europeo: alla crescita
degli anni ‟60-‟70 subentra infatti una fase di depressione che dal ‟70
si prolunga fino a fine secolo. In queste condizioni, per far decollare
l‟industria era necessario proteggerala con dazi e commesse statali.
Gli storici concordano sulla necessità di questo protezionismo (che
rappresentò comunque una tara d‟origine dell‟industria italiana). Non
concordano invece con il protezionismo agrario.

Oltre a provocare una guerra economica con la Francia, questo favorì
il parassitsimo degli agrari, sepcie del sud, che anziché investire per
modernizzare l‟agricoltura e reggere alla concorrenza, si godettero i
frutti della protezione senza far praticamente nulla,


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              L’avventura coloniale
In poltica estera la Sinistra sanzionò l‟avvicinamento alla Prussia,
iniziato nel ‟66, anche perché la guerra dei dazi con la Francia le
impediva amicizie con questo paese. Così l‟Italia aderì alla Triplice
Alleanza, un patto difensivo sottoscritto anche dall‟Austria.

Più tardi, con Crispi, venne avviata l‟avventura
coloniale in Abissinia, con l‟obiettivo di
“conquistare un posto al sole” e con la
prospettiva propagandistica di dare terra e
lavoro ai contadini. Crispi andò però incontro ad
una pesantissima sconfitta ad Adua, con 6.500
morti (1896) L‟obiettivo del colonialismo italiano
divnne così quello di vendicare la sconfitta.



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                   Francesco Crispi
              Crispi, uomo dal passato garibaldino, fece da anello di
              transizione tra i governi della Sinistra storica e quelli
              autoritari di fine secolo. Se a lui si devono riforme
              anche importanti come l‟eleggibilità dei sindaci e la
              promulgazione del codice penale Zanardelli (1889) che
              abolisce la pena di morte, egli resta però nella
              memoria come leader rigido ed autoritario.

Anzitutto si scontrò con la chiesa, dopo aver tentato e fallito la strada
del dialogo (così edificò una statua a Giordano Bruno). Poi represse
le proteste dell‟organizzazione socialista dei Fasci siciliani e dei
lavoratori della Lunigiana. Infine, con l‟aiuto di capitali tedeschi, creò
le due prime banche miste (deposito e finanziamento alle imprese: la
CBI e il CI. Fu travolto dalla disfatta di Adua.
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 L’involuzione autoritaria di fine secolo

I governi di fine secolo furono sempre più autoritari e illiberali (il
generale Pelloux tentò anche di far passare delle leggi liberticide),
ed aumentò così il distacco tra governati e governanti.
Un episodio-simbolo atto a rappresentare questa situazione è dato
dai fatti di Milano: nel 1898 si svolge una manifestazione contro il
caro-pane. Il generale Bava Beccaris affronta la folla con il cannone
e provoca un centinaio di morti.




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                      Un tragico 1900
Il re Umberto I diede un alto riconoscimento a Bava Beccaris, in
approvazione della sua condotta. Il 29 luglio del 1900 un anarchico italiano
emigrato negli Stati Uniti, e rientrato appositamente in Italia, uccise in re in
un attentato per vendicare le vittime di Milano.
Diventerà compito di Giolitti ricomporre i pezzi della politica italiana.




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posted:9/22/2011
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