L'industria della vita e della salute per una leadership europea
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Bologna, 24 febbraio 2011
L’industria della vita e della salute
per una leadership europea
Resoconto della discussione fra
Claudio De Vincenti, Sergio Dompè, Francesca Pasinelli, Paolo Colombo, Luciano Fecondini
Carlo Lusenti. Moderatore: Claudio De Vincenti
Nel settore farmaceutico i dati del 2009 vedono l‟Italia al terzo posto in Europa per addetti (67.500)
e per valore della produzione di medicinali (22,6 miliardi di euro). Mentre 9,3 miliardi è il totale
dell‟esportazione di medicinali a fronte di 10 miliardi di importazioni. Claudio De Vincenti,
professore di economia a La Sapienza, elenca i problemi del sistema italiano: governare la spesa
ospedaliera e omogeneizzare i prontuari regionali a quello nazionale. “Siamo inoltre in ritardo nella
diffusione dei farmaci generici i cui prezzi in Italia sono più elevati della media europea. Per quanto
riguarda la distribuzione dei farmaci, il decreto Bersani ha aperto alla concorrenza mentre il disegno
di legge Tomassini-Gasparri è un tentativo di tornare indietro. E i margini sono troppo alti per i
farmacisti: più che l‟industria è la rete distributiva a trarre vantaggio dalla situazione attuale”. Sulla
stessa linea Sergio Dompè, presidente di Farmindustria, che ravvisa la necessità di un “quadro
regolatorio più competitivo per rafforzare la leadership industriale. Il numero di grandi imprese
farmaceutiche è un decimo di quelle presenti in altri Paesi europei. E nonostante ciò, riescono a
competere a livello internazionale. Bisogna considerarlo un patrimonio del sistema paese, non solo
degli azionisti. La farmaceutica è la prima ad investire di più in economia della conoscenza. Con i
farmaci biotecnologici, rappresentiamo quasi il 50% dell‟export hi-tech italiano e non lo sa
nessuno”. La conferma dell‟eccellenza italiana sul fronte della ricerca – specie nel caso delle
malattie rare – arriva da Francesca Pasinelli, direttore generale Telethon, che con 323 milioni di
euro investiti in ricerca, 2261 progetti di ricerca avviati e oltre mille ricercatori finanziati
rappresenta un ottimo punto di osservazione. “L‟Italia ha la leadership mondiale nell‟ambito della
terapia genica. Una sorta di medicina personalizzata, che consente l‟ingegnerizzazione delle cellule
del paziente”. Telethon si è posto il problema di come rendere fruibili questi risultati ai malati di
domani. “Abbiamo stretto un accordo con Glaxo che è una pietra miliare in questo settore”
prosegue Pasinelli “è un investimento iniziale di 10 milioni di euro, ma il programma è da 135
milioni di euro. Si tratta di un accordo non remunerativo ma che dimostra grande senso di
responsabilità da parte dell‟azienda”. Solo così è possibile concretizzare i risultati della ricerca,
passando dalle fasi preliminari di studio a quelle applicative. Sempre nell‟ambito della genomica,
Paolo Colombo, presidente del centro di ricerca interuniversitario Tefarco Innova, ha illustrato i
vantaggi della medicina personalizzata che si può definire come “il giusto trattamento, alla persona
giusta, nel giusto tempo”. La farmaco-genetica permette insomma di selezionare dei farmaci per
ciascun individuo in modo che funzionino al massimo livello e con i minimi effetti collaterali.
Luciano Fecondini, consigliere di Consobiomed (consorzio del modenese con 33 aziende associate
che fatturano 100 milioni di euro l‟anno), evidenzia gli enormi disagi provocati dai ritardi nei
pagamenti delle strutture pubbliche: “Siamo nell‟ordine dei 280 giorni. Così gli sforzi degli
imprenditori vengono messi a dura prova. Ancor più se le imprese sono di dimensioni medio-
piccole e sottocapitalizzate. Veniamo dalla leadership europea nel settore dei dispositivi medici e
l‟abbiamo persa per questi due motivi: ritardo nei pagamenti pubblici e mancanza di capitali di
rischio”. In conclusione l‟intervento di Carlo Lusenti, assessore alla Salute della regione Emilia-
Romagna invita all‟ottimismo: “Non si può guidare guardando sempre nello specchietto retrovisore,
perché si va a sbattere. Si pensa alla sanità sempre come una zavorra e un costo per il Paese. Invece
è un pezzo fondamentale della ricchezza dell‟Italia. Rappresenta il 14% del Pil e questo non lo dice
mai nessuno. È la più grande fabbrica „brain intensive‟, non work intensive. Ciò su cui dobbiamo
puntare visto che ci mancano le materie prime”.
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