Percezioni dell'Unione europea atteggiamenti e aspettative nei suoi confronti

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COMMISSIONE EUROPEA SEGRETARIATO GENERALE Dibattito pubblico sull’Avvenire dell'Europa Contributo registrato nel quadro del « Dibattito pubblico sull’avvenire dell’Europa » Riferimento Data Autore Titolo 09 23/07/2001 OPTEM Percezioni dell’Unione europea atteggiamenti e aspettative nei suoi confronti Vedi sito Futurum : http://www.europa.eu.int/futurum Punto di contatto OPTEM - 74, Chemin de la Ferme des Bois - BP 13 – F-78950 GAMBAIS OPTEM S.A.R.L. CAPITALE DI 150 000 F - R.C.S. VERSAILLES 339 197 444 TELEFONO: (0) 134 871 823 - TELEFAX: (0) 134 871 783 – E-MAIL : optem@dial.oleane.com 74, CHEMIN DE LA FERME DES BOIS BP 13 - 78950 GAMBAIS Percezioni dell’Unione europea atteggiamenti e aspettative nei suoi confronti STUDIO QUALITATIVO CONDOTTO PRESSO I CITTADINI DEI 15 STATI MEMBRI E DEI 9 PAESI CANDIDATI ALL'ADESIONE SINTESI DEI RISULTATI Commissione europea GIUGNO 2001 OPTEM S.A.R.L. AU CAPITAL DE 150 000 F - R.C.S. VERSAILLES 339 197 444 TELEPHONE : (0) 134 871 823 - TELECOPIE : (0) 134 871 783 – EMAIL : optem@dial.oleane.com 74, CHEMIN DE LA FERME DES BOIS BP 13 - 78950 GAMBAIS Il presente documento contiene una sintesi dei risultati e le riflessioni conclusive di uno studio qualitativo condotto, su richiesta della Commissione europea, presso i cittadini di 24 paesi europei: i 15 Stati membri attuali dell’Unione europea: Germania, Austria, Belgio, Danimarca, Spagna, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Svezia; i 9 paesi candidati all'adesione all'Unione europea: Cipro, Estonia, Ungheria, Lettonia, Polonia, Repubblica Slovacca, Repubblica Ceca, Romania, Slovenia, che costituiscono un «campione» vario dei paesi candidati in funzione della differente situazione geografica, economica e culturale 1 Il presente studio è stato promosso per iniziativa: della Missione Sistema di governo, desiderosa di tenere conto, nelle proprie riflessioni, degli atteggiamenti, delle aspettative e delle preoccupazioni dei cittadini; della Cellula di dialogo sull'Europa, per alimentare la riflessione promossa nell’ambito del dibattito sul futuro dell'Europa; della Direzione generale Istruzione e Cultura, che ne ha garantito, per la maggior parte, la realizzazione materiale, e alla quale detto studio sarà utile per orientare il contenuto e le modalità delle sue azioni di informazione, in particolare per i suoi programmi di visita, in funzione delle necessità e delle aspettative che si manifestano nei cittadini; della DG Allargamento, a cui lo studio consentirà di fare il punto sugli atteggiamenti, le motivazioni, i timori, o gli interrogativi relativi all'adesione, innanzitutto presso i paesi candidati, ma anche presso gli Stati membri. Nel complesso, lo studio mirava a individuare e a descrivere la percezione dell’Unione europea, gli atteggiamenti e le aspettative nei suoi confronti e, più precisamente, a chiarire i seguenti aspetti: l’immagine e la percezione dell’Europa e dell’Unione europea: il loro stato attuale e i loro fondamenti; la comprensione degli obiettivi perseguiti per la costruzione dell'Europa comunitaria; il grado e le ragioni di adesione all'idea dell’Unione europea; i timori, le riserve, le opposizioni e le relative motivazioni; le aspettative esplicite o implicite dell’azione comunitaria; il grado di conoscenza e di comprensione dei principali elementi della politica comunitaria, gli atteggiamenti nei loro confronti, le propensioni ad aderirvi; gli atteggiamenti nei confronti della candidatura e della futura adesione all'Unione di nuovi Stati membri; le esigenze e le aspettative di informazione su questi argomenti. Lo studio è stato condotto sul campo nella seconda metà del gennaio 2001, tramite discussioni di gruppo : nei diversi paesi, si sono svolte 86 discussioni di gruppo (della durata media di 3 ore), cui hanno partecipato 694 persone, donne e uomini adulti di età compresa tra 25 e 60 anni, appartenenti alle categorie medie della popolazione: metà dei gruppi proveniva da categorie socioeconomiche medio-alte, l'altra metà da categorie socioeconomiche medio-basse. In base alle dimensioni del paese, si sono svolte quattro discussioni (in due luoghi diversi scelti per i sondaggi: una città grande e una di dimensioni medie) oppure due discussioni (in una città importante diversa dalla capitale). La progettazione, l'analisi internazionale e la sintesi dello studio sono state eseguite da OPTEM , titolare del Contratto quadro «Studi qualitativi» della Commissione, in collaborazione e sotto la supervisione tecnica dell'Unità incaricata dell'analisi dell'opinione pubblica (DG Istruzione e Cultura Centro per il cittadino, al momento dello svolgimento dello studio; Direzione Generale Stampa e Comunicazione a partire dal 2001). I sondaggi sul campo e le analisi nazionali sono stati condotti, negli 1 In questa fase, lo studio non ha pututo prendere in consederazione l'insiemde dei paesi candidati a causa dei limiti budgettari OPTEM S.A.R.L. AU CAPITAL DE 150 000 F - R.C.S. VERSAILLES 339 197 444 TELEPHONE : (0) 134 871 823 - TELECOPIE : (0) 134 871 783 – EMAIL : optem@dial.oleane.com 74, CHEMIN DE LA FERME DES BOIS BP 13 - 78950 GAMBAIS Stati membri, dai partner di OPTEM incaricati della loro realizzazione sotto l'egida del Contratto quadro e, nei paesi candidati, da partner appositamente selezionati. Il presente documento è stato redatto da Daniel Debomy, direttore di OPTEM, cui si deve anche il rapporto generale contenente i risultati completi, ai cui capitoli si fa riferimento in questa sintesi. Contesto: sentimenti sulla situazione del paese e prospettive per il futuro I cittadini dell’Unione europea sono in maggioranza pessimisti sulla situazione del loro paese e manifestano inquietudini circa il futuro. Le cause di queste inquietudini possono essere suddivise principalmente in tre categorie: la rapidità dei cambiamenti in corso e le grandi incertezze sulle relative conseguenze , sia che si tratti di evoluzione tecnologica, sia economica. Le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione aprono grandi prospettive a chi le sa utilizzare, ma «disorientano» molti altri; sono sempre meno numerosi i riferimenti a disposizione per comprendere un'economia sempre più virtuale, volatile, e lontana dalle proprie radici (con la proliferazione delle operazioni di fusione e di acquisizione, gli sconvolgimenti continui dei contorni e dei settori di attività di imprese fino a poco tempo fa stabili e a conduzione famigliare); con la malattia della mucca pazza, dovuta all'introduzione di un'alimentazione animale non naturale, gli organismi geneticamente modificati, o le granate all'uranio impoverito recentemente scoperte nell'ex-Jugoslavia, l’uomo sembra giocare all'apprendista stregone; e così via. Il sentimento diffuso di una perdita dei valori e della coesione del tessuto sociale: la persistenza o l'aumento di vaste sacche di povertà nei paesi considerati avanzati, la diluizione dei valori di solidarietà e senso civico, l'isolamento dei giovani a causa della frequentazione assidua dell'universo virtuale, il crescente utilizzo di droghe, l'aumento della criminalità e dell'insicurezza, il timore di una destabilizzazione della società provocata da un'immigrazione incontrollabile, sono alcuni dei segni indicati dagli intervistati. La sensazione di un eccesso o di una direzione errata del liberalismo economico: taluni lo denunciano in quanto tale mentre altri, senza esprimersi su un piano ideologico, sono ugualmente turbati dal degrado dei servizi pubblici essenziali (sanità, istruzione, trasporti pubblici), dal crescente scarto tra i più abbienti e i poveri, o, più in generale, dall'importanza sempre maggiore che il denaro acquista nella mentalità delle persone. A questo proposito, si osserva che il recente miglioramento, effettivamente apprezzabile, della situazione economica di molti paesi, è stato scarsamente citato. Fanno parzialmente eccezione: alcuni paesi del «Sud» dell’Europa che negli ultimi 10-20 anni hanno vissuto uno sviluppo economico e sociale spettacolare, e nei quali è peraltro generalmente riconosciuta l'importanza del contributo comunitario a questa evoluzione, quali il Portogallo, la Spagna, l’Irlanda e, in misura minore, la Grecia (solo nelle categorie socioeconomiche medio-alte di questo paese); la Finlandia, che ha anch'essa conosciuto un miglioramento economico sensibile negli ultimi anni; i Paesi Bassi e la Svezia (per quest’ultima negli strati medio-alti della popolazione), i cui cittadini tendono a considerare solide le basi economiche e sociali su cui è costruito il loro paese, e a guardare al futuro con fiducia. Tuttavia, anche questi paesi non sono del tutto esenti da inquietudini. È stato anche rilevato che i cittadini europei intervistati non hanno praticamente alcuna coscienza degli effetti positivi della concorrenza nei loro stessi riguardi in quanto consumatori ; tranne alcune eccezioni, essi percepiscono gli aumenti di prezzo, ma non le diminuzioni. Parafrasando Jacques Delors che disse, quando era presidente della Commissione europea, che «non ci si innamora di un mercato interno senza frontiere», si può qui constatare che non ci si appassiona per un tasso di crescita, un indicatore di prestazioni, o una dichiarazione di valore aggiunto, quando tutto ciò che si desidera dalla società è semplicemente che sia organizzata basandosi sui valori fondamentali. OPTEM S.A.R.L. AU CAPITAL DE 150 000 F - R.C.S. VERSAILLES 339 197 444 TELEPHONE : (0) 134 871 823 - TELECOPIE : (0) 134 871 783 – EMAIL : optem@dial.oleane.com 74, CHEMIN DE LA FERME DES BOIS BP 13 - 78950 GAMBAIS Le medesime osservazioni valgono in misura maggiore per i paesi candidati all'adesione. Nella maggior parte di essi regna l'impressione generale, vissuta in modo particolarmente doloroso dalle categorie sociali e professionali medio-basse, non solo di una ripartizione ineguale dei vantaggi economici o di una sorda minaccia per il futuro, ma effettivamente di un autentico degrado avvenuto nel corso degli ultimi 10 anni: un profondo divario tra una ristretta cerchia di privilegiati e la massa della popolazione, senza la comparsa di una classe borghese intermedia, il deterioramento dei servizi pubblici di base, la sparizione della rete di sicurezza costituita dallo Stato, l’incertezza crescente per il futuro. I cittadini di questi stati constatano anche la dissoluzione dei legami sociali, la disintegrazione del tessuto sociale e l’aumento della criminalità, aggiungendo, in modo molto più esplicito, la mediocrità dei funzionari e dei dirigenti politici, a volte anche indicati al centro della corruzione che avvelena il paese. Concorrono al pessimismo anche la constatazione del divario rispetto ai paesi dell’Europa orientale e l’idea che esso non è stato minimamente ridotto. Nei paesi del ex blocco dell'Est, sicuramente nessuno rimpiange la fine del comunismo; la libertà acquisita grazie all'instaurazione di un regime politico democratico è ovunque salutata con favore, ma sul piano economico i vantaggi concreti del liberalismo si manifestano in misura scarsa, ad eccezione della disponibilità nei negozi di una maggiore varietà di prodotti di consumo, che tuttavia non sono alla portata di tutti. Sebbene tutti riconoscano che la nuova situazione può offrire opportunità, inesistenti in precedenza, per i più giovani, i più dinamici, i più istruiti, la maggior parte della popolazione non si riconosce in questa descrizione. È tuttavia necessario rilevare delle differenze tra i paesi candidati che hanno raggiunto un livello di sviluppo relativamente elevato (Slovenia, Estonia, Cipro, Repubblica ceca), dove il riconoscimento del progresso compiuto e l’ottimismo per il futuro si manifestano almeno tra le categorie medie e alte, e gli altri paesi, tra cui Polonia e Lettonia, che sembrano affetti da un pessimismo particolarmente marcato. (In questo panorama, i rumeni occupano una posizione singolare, in quanto pur considerando il proprio paese in uno stato di sfacelo e caos senza confronti, esprimono tuttavia una concreta speranza per il futuro). Le analisi relative alla percezione della situazione e alle prospettive future sono state elaborate, paese per paese, nel Capitolo I del rapporto generale. Immagini spontanee dell’Europa e sentimento d’appartenenza L’Europa può essere definita geograficamente, ma si tratta di una definizione di interesse secondario. Quando si evoca l'idea di Europa, soprattutto nei paesi candidati all'adesione, si tende ad escludere da essa alcuni paesi o aree che sono comunque oggettivamente parte del continente europeo, applicando criteri diversi da quelli geografici: essenzialmente la Russia (con la sola eccezione eventuale della sua zona più occidentale, da taluni ritenuta storicamente europea), e per estensione l'Ucraina e la Bielorussia. Anche la Turchia è sovente considerata spontaneamente come non europea. Ciò che rende l’Europa tale sono soprattutto la sua storia e la sua cultura. L’analisi della percezione della sua identità e il sentimento di appartenenza ad essa tracciano a questo proposito una linea di demarcazione principale fra Sud e Nord, con un «Sud» molto vasto e un Nord molto ristretto. Il «Sud» comprende la maggior parte dei paesi europei, siano essi Stati membri o paesi candidati, geograficamente localizzati nella parte meridionale, centrale o orientale del continente, i cui cittadini, fortemente coscienti dell'esistenza di un legame culturale, considerano l'Europa innanzitutto un'entità storica, una terra (addirittura la terra) della cultura, un luogo di mescolanza e di scambi costanti nel corso dei secoli tra popoli diversi ma con radici comuni. Queste relazioni sono venute meno in alcuni periodi della storia, sono degenerate in conflitti, ma la loro esistenza nel corso degli anni le rende innegabili. I cittadini di tutti i paesi sentono, in modo più o meno spontaneo, l’unicità di un modello fondato su valori culturali e umanistici. Questo modello oppone in particolare l'Europa agli Stati Uniti, un OPTEM S.A.R.L. AU CAPITAL DE 150 000 F - R.C.S. VERSAILLES 339 197 444 TELEPHONE : (0) 134 871 823 - TELECOPIE : (0) 134 871 783 – EMAIL : optem@dial.oleane.com 74, CHEMIN DE LA FERME DES BOIS BP 13 - 78950 GAMBAIS paese la cui mentalità collettiva è percepita in generale in modo molto diverso e che, in alcuni dei paesi studiati, suscita la critica caricaturale di un popolo senza storia, materialista e sprovvisto di questi valori, e allo stesso tempo l'espressione di un intenso antagonismo; è questo il caso della Francia (la cui tradizione "gollista" di sfiducia verso gli americani è ben nota), della Germania (i cui cittadini sembrano aver mutato profondamente opinione nell’ultimo decennio), ma ancor più ad esempio in alcuni Stati membri come la Spagna o la Grecia, nonché in molti dei paesi candidati all'adesione. Una forma di empatia verso gli altri europei si manifesta in modo più o meno spontaneo, anche se li si conosce poco, e si attribuiscono loro alcuni difetti o un modo di vedere le cose diverso dal proprio. La forza del legame culturale è sentita con particolare intensità nei paesi latini, in Belgio e in Lussemburgo, e nella maggior parte dei paesi dell'Europa Centrale. Tale sentimento è presente in misura minore fra i tedeschi (che aspirano all'europeizzazione, ma sono contemporaneamente più sensibili alle disparità), gli irlandesi (piuttosto distanti dagli altri a causa dell'insularità e della scarsa conoscenza delle lingue parlate negli altri paesi, ma che si mostrano aperti ai cambiamenti) e i finlandesi (un po' reclusi nel loro angolo dell'estremo Nord-Est del continente, ma molto curiosi e avidi di contatti). Al contrario, in alcuni paesi situati nella parte settentrionale dell’Europa, i concetti di radici e prossimità culturale sono molto meno valorizzati, e l'esistenza di legami storici e culturali comuni è molto meno presente. Fra gli Stati membri, si tratta del Regno Unito, dove molti cittadini intervistati rifiutano di considerarsi europei, dei Paesi Bassi, della Danimarca e (in misura minore) della Svezia: in questi paesi regna la convinzione radicata della superiorità o della specificità del modello di società che il paese ha sviluppato con i propri valori, e una debole propensione alla condivisione con altri che tendono ad essere considerati una minaccia. In questi paesi, l’empatia verso gli altri europei è debole, in particolare verso quelli del Sud, la cui mentalità è considerata molto diversa, e nei confronti dei quali è espressa, in maniera piuttosto aperta, una forma di disprezzo (per la loro mancanza di responsabilità e ordine, per la mancanza di impegno sul lavoro, e così via). Nei paesi candidati, taluni cittadini dell'Estonia e della Repubblica Ceca condividono un atteggiamento simile, limitando l’Europa verso la quale nutrono affinità ai paesi più sviluppati e più organizzati del Nord Ovest del continente, pur affermando con enfasi la loro consapevolezza dei valori storici e culturali e dell'opposizione su questo piano tra l’Europa nel suo insieme e gli Stati Uniti. I lettoni intervistati sono sembrati più introspettivi, ma questo atteggiamento può essere imputato a ragioni connesse alla loro estrema vulnerabilità. Si osserva che gli stati del primo gruppo, di gran lunga la maggioranza, sono per lo più paesi che, nel corso della storia, hanno fatto parte di grandi entità, all'interno delle quali sono stati spesso in contatto con altri paesi: l’Impero romano, o bizantino, il Sacro Romano Impero germanico, quello degli Asburgo, addirittura lo stesso Impero napoleonico, che ha profondamente modificato il sistema giuridico, malgrado la sua brevità e il suo carattere autocratico. Inoltre, i paesi del secondo gruppo sono caratterizzati dalla predominanza dei valori di un protestantesimo rigoroso, contrariamente agli altri, impregnati almeno in parte di una cultura che affonda le radici nel cattolicesimo (o nella confessione ortodossa). Un altro schema di interpretazione possibile, infine, è quello proposto dal demografo francese Emmanuel Todd nella sua opera «L’invenzione dell’Europa», che distingue in Europa quattro tipi famigliari fondamentali: uno di questi, la famiglia «nucleare assoluta», contraddistinta dall'importanza dei valori di libertà e di diseguaglianza, è caratteristico delle popolazioni dell'Inghilterra (ad esclusione della parte occidentale), dei Paesi Bassi e della Danimarca (nonché del sud della Norvegia, a lungo sotto l'influenza danese); e anch'egli ritiene che questa sia la zona geografica che nutre le riserve più profonde nei confronti di una nozione comunitaria forte dell'Europa. OPTEM S.A.R.L. AU CAPITAL DE 150 000 F - R.C.S. VERSAILLES 339 197 444 TELEPHONE : (0) 134 871 823 - TELECOPIE : (0) 134 871 783 – EMAIL : optem@dial.oleane.com 74, CHEMIN DE LA FERME DES BOIS BP 13 - 78950 GAMBAIS Queste ipotesi di spiegazione storica suggeriscono che le distanze qui constatate non sono congiunturali, ma risiedono su fondamenta antiche e durevoli anche se, ovviamente, il sentimento di prossimità o di lontananza tra le nazioni europee può variare nel corso del tempo. Rispetto a studi simili condotti dallo stesso consulente nel corso di 15 anni (almeno tra i paesi europei occidentali), tale divario fra Nord e Sud sembra essere aumentato. Il sentimento di "europeità" è andato diluendosi nei paesi del Nord menzionati sopra; in alcuni paesi dell'Europa meridionale che hanno aderito all'Unione in tempi recenti (in cui detta adesione significava il raggiungimento della modernità incarnata dai paesi più a Nord) l’attrazione verso i valori settentrionali di modernità e organizzazione si è affievolita: non è espressa alcuna aggressività nei confronti dei popoli che incarnano detti valori ma, in confronto a 15 anni fa, si nota una maggior distanza dagli stili di vita e dai tratti del carattere, che sono percepiti come austeri, scialbi, privi di vivacità e di immaginazione. Le analisi paese per paese delle immagini dell’Europa e del sentimento di appartenenza sono approfondite nel Capitolo II del rapporto generale. Conoscenza e percezioni dell’Unione europea Gli atteggiamenti nei confronti dell’Unione europea nei diversi paesi studiati riflettono innanzitutto le differenze di intensità del sentimento di appartenenza e di «affectio societatis» all'Europa più in generale, ma vi si aggiungono anche altri fattori. L'immagine generale dell’Unione europea negli Stati membri I cittadini dei paesi del Sud geografico si mostrano generalmente molto favorevoli all'idea di un'Unione europea forte, il cui scopo deve essere quello di raccogliere e confederare le nazioni e gli Stati europei a tutti i livelli o quasi, ben oltre il solo ambito economico, con l'obiettivo evidente di affermarsi come potenza rispetto ai suoi grandi concorrenti e avversari mondiali, primi fra tutti gli Stati Uniti. Anche gli irlandesi condividono quest'idea di adesione ad un'Europa fortemente unita, sebbene esprimano in toni meno accesi il sentimento di opposizione verso gli Stati Uniti. In tutti questi paesi si avvertono distintamente i benefici derivanti dall'appartenenza all'Unione e il suo notevole contributo allo sviluppo economico e sociale, la cui manifestazione tangibile è rappresentata dai Fondi Strutturali e dalla solidarietà comunitaria. Il sostegno all’Europa è molto forte e praticamente senza riserve in Portogallo e in Irlanda. Negli altri paesi esso è meno acceso a causa di una sorta di delusione dovuta al fatto che l'Unione non costituisce in realtà quell'entità unificante in tutti i settori a cui aspira ; in Italia esiste inoltre una tendenza a prendere le distanze da tutte le forme di istituzione (atteggiamento che si manifesta peraltro almeno in uguale misura anche nei confronti delle istituzioni nazionali); in Spagna e in Grecia, si rilevano velate frustrazioni dovute alla constatazione della persistenza di un notevole divario economico rispetto agli Stati più sviluppati, e alla sensazione che il paese non goda della considerazione che merita in seno all’Europa, che il suo valore non sia riconosciuto, e che i suoi interessi e opinioni siano in qualche modo trascurati. Anche i cittadini del Belgio e del Lussemburgo, tradizionalmente favorevoli alla comunità considerano l’Unione europea come un'entità composita e ugualitaria, hanno una concezione ampia dei suoi ambiti di azione legittimi e sono pienamente coscienti del fatto che, essendo paesi piccoli, l'appartenenza ad una tale entità è una necessità inevitabile per avere diritto ad un proprio spazio sulla scena internazionale. Essendo oggi l’Unione principalmente una costruzione economica, ha e deve avere un piano politico più ampio, anche nella sua funzione di contrappeso agli Stati Uniti. Anche finlandesi e austriaci si rivelano a favore della Comunità per ragioni sia affettive, sia razionali, e aperti ad un'Unione dai vasti ambiti di competenza, oltre l'economia. I primi, resi meno isolati dall'adesione all'Unione, si mostrano particolarmente avidi di scambi con gli altri, e inoltre l'adesione offre loro sicurezza nei confronti dello stato confinante, le cui pericolose tendenze di protezione si sono manifestate spesso nel corso della storia; i secondi, anch'essi sensibili alla presenza ancora recente del Blocco dell'Est alle loro porte, e ancora memori delle lacerazioni della seconda guerra mondiale, valorizzano l'ideale di pace e di cooperazione, riconoscendo l'apporto OPTEM S.A.R.L. AU CAPITAL DE 150 000 F - R.C.S. VERSAILLES 339 197 444 TELEPHONE : (0) 134 871 823 - TELECOPIE : (0) 134 871 783 – EMAIL : optem@dial.oleane.com 74, CHEMIN DE LA FERME DES BOIS BP 13 - 78950 GAMBAIS dell'Unione sul piano economico, pur esprimendo preoccupazione per talune implicazioni dell’adesione per il paese, o per il suo scarso peso sulle decisioni adottate a livello comunitario. In entrambi i casi, inoltre, vi è una forte coscienza dell'impossibilità di rimanere isolati per i paesi di queste dimensioni. Anche i francesi e i tedeschi, entrambi consapevoli del disegno politico originale della costruzione comunitaria (sviluppare la cooperazione per evitare il rischio di nuove guerre) sostengono chiaramente l'ideale di una costruzione comunitaria volta ad avanzare verso l'unità dell’Europa e il ravvicinamento dei suoi paesi in tutti i settori. I primi sottolineano innanzitutto la finalità evidente del rafforzo scambievole per «contrastare» gli Stati Uniti, atteggiamento che non suscita sorpresa; si rileva tuttavia anche la marcata presa di coscienza dei tedeschi, nell’ultimo decennio, del fatto che gli interessi, le opinioni e i valori degli americani sono piuttosto diversi dai nostri. In questi due paesi, tuttavia, esiste una profonda discrepanza tra ciò che l'Unione dovrebbe essere e l'immagine che oggi essa proietta di se stessa: troppo confinata nella sfera dell'economia, indebolita dai disaccordi tra i (governi dei) suoi Stati membri, priva di una visione, complessa e poco decifrabile. Mancano assolutamente un disegno chiaramente formulato, una strategia, un filo conduttore che permettano di comprenderla e di aderirvi. Per quanto concerne i francesi questo filo conduttore, estremamente chiaro all'epoca in cui la Commissione era presieduta da un francese (peraltro una delle figure più rispettate di Francia), che aveva loro presentato e spiegato il disegno d'insieme, è ora completamente svanito. I tedeschi esprimono sentimenti analoghi e manifestano forti pregiudizi nei confronti di un'istituzione percepita come pesante, burocratica, impegnata a curare i dettagli trascurando le questioni di fondo e finanziariamente impegnativa, con l'idea sempre presente di una Germania «da mungere», che non si contrappone alla nozione di solidarietà, ma ritiene di pagare sempre più di quanto dovrebbe. Inoltre è chiaro che «il caso Cresson» ha intensificato i sospetti che gravano sull'integrità delle istituzioni comunitarie in generale. Nei 4 paesi in cui i cittadini tendono ad escludersi dell'Europa, a sentire poca empatia per gli altri europei, a concentrarsi esclusivamente sui propri modelli e valori, questi atteggiamenti generali si traducono in una forte sfiducia nei confronti dell’Unione europea e in una volontà espressa di limitare il suo campo d'azione. È possibile riconoscere, razionalmente e pragmaticamente, che l'appartenenza all'Unione europea è utile per gli interessi economici del paese (delle sue imprese, delle esportazioni), ma in tutti gli altri settori appare piuttosto come una minaccia interventista, potenzialmente attentatrice dei valori e delle tradizioni nazionali o responsabile del degrado del modello di società: ogni «armonizzazione» tende ad essere percepita come «verso il basso», o come contraria agli interessi del paese. In questi paesi sono maggiormente diffuse le caricature di un'azione comunitaria che si preoccuperebbe solo di misure inutili e ridicole, che addirittura attentano alla libertà (curvatura delle banane, forma dei cetrioli, calibro delle fragole, divieto del tabacco da masticare, imposizione del sistema metrico, e così via), la percezione di una burocrazia tentacolare, inefficace e dispendiosa, e il sospetto generale dell'esistenza di benefici illegali, prebende o corruzione. Per quanto riguarda l'immagine dell’Unione europea e il sentimento generale di "europeità", si rileva un peggioramento rispetto ai nostri studi precedenti (almeno nei 3 paesi già membri dell'Unione, per i quali disponiamo di dati per una valutazione comparativa). Gli svedesi sembrano esprimere critiche un po' meno virulente. Livello di conoscenza dell’Unione europea negli Stati membri Il grado di conoscenza delle attività dell'Unione europea è molto disomogeneo. Se si procede alla valutazione sulla base della diversità dei campi d'azione menzionati sopra, tale livello appare notevolmente superiore: nei paesi «del Sud» favorevoli all’Europa (Irlanda inclusa), in cui anche i cittadini appartenenti alle categorie socioeconomiche medio-basse sono in grado di nominare gran parte dei campi d'azione OPTEM S.A.R.L. AU CAPITAL DE 150 000 F - R.C.S. VERSAILLES 339 197 444 TELEPHONE : (0) 134 871 823 - TELECOPIE : (0) 134 871 783 – EMAIL : optem@dial.oleane.com 74, CHEMIN DE LA FERME DES BOIS BP 13 - 78950 GAMBAIS pubblica (tranne in Italia, dove l'imprecisione è maggiore, in particolare nella città media di provincia scelta come seconda meta per lo studio, e in Spagna, anche qui nel luogo di provincia oggetto dello studio); in altri paesi tradizionalmente favorevoli all'Unione, quali Belgio e Lussemburgo, nonché in Francia, seppure in misura minore; nei paesi di più recente adesione, inclini o meno a vedere nell'Unione europea una realtà positiva: Svezia, Finlandia, Austria; ciò si spiega con il carattere recente dell’adesione e dei dibattiti da essa suscitati. Il livello è in generale inferiore nei paesi grandi dell’Unione rispetto a quelli piccoli; in Germania e soprattutto nel Regno Unito emergono le lacune più gravi di conoscenza delle attività dell'Unione. Soprattutto è emerso che anche gli intervistati che hanno dimostrato buone conoscenze sull’Unione europea e sui suoi campi d'azione esprimono spesso la sensazione di saperne poco o di disporre di scarsi elementi, a dimostrazione evidente della mancanza di una visione chiara, di un disegno e di una strategia, in breve del filo conduttore evocato in precedenza. La scarsa conoscenza delle istituzioni e del sistema istituzionale è impressionante. La situazione è leggermente migliore in Portogallo, Grecia, Irlanda, Belgio, Lussemburgo, Finlandia e Austria, almeno fra le categorie socio economiche medio-alte, vale a dire nei piccoli paesi favorevoli all'Unione ; parecchi intervistati hanno identificato almeno la Commissione e il Parlamento, hanno un'idea approssimativa della loro composizione e dei rispettivi ruoli, e sono consapevoli (anche se con scarsa precisione) dell'esistenza dei meccanismi istituzionali. La mancanza di conoscenza è grande, talvolta abissale, negli altri paesi, in cui l’ignoranza, la confusione o le grandi approssimazioni sono un fenomeno generale. Della Commissione e del Parlamento sovente si conosce solo il nome; queste due istituzioni sono a volte confuse tra loro; i loro ruoli e responsabilità sono molto vaghi; i meccanismi istituzionali sono spesso del quasi del tutto ignorati; tutto ciò appare estremamente lontano. Tale ignoranza e percezione della distanza sono tanto più sorprendenti se osservate in grandi paesi come la Francia, la Germania o l’Italia, paesi fondatori e motori di un edificio comunitario il cui progetto ne viene valorizzato, che nei paesi meno coinvolti psicologicamente. Globalmente, è possibile affermare che solo la Commissione e il Parlamento – anche se i cittadini hanno scarse conoscenze circa le loro attività – sono riconosciuti come istituzioni (insieme talvolta alla Corte di Giustizia, in parte confusa tuttavia con altre istanze giuridiche europee o internazionali). Il Consiglio dei Ministri e, ancor più il Consiglio europeo, sono scarsamente conosciuti o, quando sono conosciuti, sono considerati come luoghi di incontro, di chiacchiere o destinati alla negoziazione di interessi, più che istituzioni che partecipano in maniera organizzata al processo decisionale. Le fonti di conoscenza sull'Unione europea citate dai cittadini intervistati si limitano essenzialmente ai mezzi di comunicazione. Essi non sono consapevoli delle informazioni che provengono dalle istituzioni comunitarie stesse o dalle autorità nazionali, che sono percepite profondamente assenti dal dibattito sull'Europa nel proprio paese. OPTEM S.A.R.L. AU CAPITAL DE 150 000 F - R.C.S. VERSAILLES 339 197 444 TELEPHONE : (0) 134 871 823 - TELECOPIE : (0) 134 871 783 – EMAIL : optem@dial.oleane.com 74, CHEMIN DE LA FERME DES BOIS BP 13 - 78950 GAMBAIS Immagine generale dell’Unione europea nei paesi canditati I cittadini dei paesi candidati all’adesione generalmente hanno una visione ampia e piuttosto chiara di cosa è l’Unione europea e degli obiettivi che essa si prefigge. Per la maggior parte delle persone essa appare come un’ unione nel vero senso della parola, sia economica che politica (e, da oggi o almeno potenzialmente, militare), che ha come obiettivo il reciproco rafforzamento nei più svariati settori, attraverso lo sviluppo della cooperazione e l’instaurazione di regole comuni, e l’affermazione dell’Europa come potenza in grado di competere con gli Stati Uniti e con gli altri grandi paesi o raggruppamenti presenti nel mondo. Questo obiettivo di porre l’Europa in una posizione di forza rispetto agli Stati Uniti è d’altronde spesso avvertito come il motivo principale che ha spinto alla sua creazione oltre, in passato, alla volontà di far fronte al blocco degli Stati dell’Est e al COMECON capeggiati dall’URSS. Implicitamente o talvolta addirittura in maniera decisamente esplicita (come in Slovenia, dove le persone hanno familiarità con questo concetto), si percepisce l’Unione europea proprio come un insieme federale o a vocazione federale. I cittadini di quattro dei paesi candidati oggetto di studio tendono comunque ad avere una visione più restrittiva dell’Europa, più limitata all’economia e meno intrisa di ideale. È il caso dei cechi (che, pur non ignorando la portata decisamente più ampia del progetto generale, credono di essere di fronte ad un’evidente differenza con la realtà e che talvolta esprimono critiche tipicamente tedesche), degli estoni (che a tale proposito presentano una sensibilità un po’ scandinava), dei lettoni (trincerati dietro alle loro paure e concentrati sui problemi economici che colpiscono il loro paese), e dei polacchi (che aspirano a un’Europa ad ampio raggio d’azione, ma vedono anzitutto in essa un club di paesi ricchi che cercano di rafforzarsi reciprocamente, in mezzo ai quali temono di rimanere in eterno i parenti poveri ignorati o disprezzati). Gli atteggiamenti più aperti verso l’Unione europea sembrano essere presenti in Slovenia (dove l’Unione è già sentita come qualcosa di imminente), in Romania (dove l’adesione è vista da tutti come una necessità storica, un’opportunità e un obbligo incalzante), quindi a Cipro, in Ungheria e nella Repubblica slovacca. I cechi non sono affatto contrari, ma il loro punto di vista è più pragmatico, e lo stesso commento vale anche per gli estoni. Generalmente, gli atteggiamenti sono più positivi (o almeno non sono accompagnati da domande e inquietudini) tra le categorie più dinamiche della popolazione (i ceti sociali medio-superiori, i più giovani, le persone più colte e più istruite), ma vi sono eccezioni a questa regola generale. Livello di conoscenze sull’Unione europea nei paesi candidati Complessivamente, si può constatare che il grado di conoscenza dei campi di azione in cui opera l’Unione europea non è inferiore, ma addirittura superiore, a quello rilevato nella media degli Stati membri. È evidente che in tutti questi paesi l’adesione risulta essere la questione chiave per il futuro, e che i cittadini vi prestano pertanto particolare attenzione. È altrettanto chiaro che, per i cittadini di questi paesi, l’Europa si identifica totalmente con l’Unione europea della quale aspirano a far parte. Un’Europa che talvolta è da questi mitizzata, pur essendo contemporaneamente, in alcuni paesi, la causa di reali apprensioni e addirittura di profonde angosce. Gli sloveni, gli ungheresi, i cechi, i ciprioti e i rumeni sono coloro che dimostrano di possedere conoscenze particolarmente vaste (con una correlazione logica, sebbene non sistematica, con il livello socioeconomico e di istruzione), ma anche negli altri paesi tali nozioni non sono affatto scarse. La conoscenza delle istituzioni è generalmente vaga, anche se in alcuni paesi risulta addirittura migliore rispetto alla media degli Stati membri: è il caso della Slovenia (i cui cittadini dimostrano di essere sorprendentemente ben informati), della Romania (solo per una parte dei cittadini, cioè coloro che possono essere considerati « esperti » in materia), degli ungheresi di Budape st, di alcuni estoni, ciprioti, slovacchi e polacchi (soprattutto appartenenti ai ceti sociali più elevati). Al contrario, essa risulta assai scarsa in Lettonia e solamente media nella Repubblica ceca. OPTEM S.A.R.L. AU CAPITAL DE 150 000 F - R.C.S. VERSAILLES 339 197 444 TELEPHONE : (0) 134 871 823 - TELECOPIE : (0) 134 871 783 – EMAIL : optem@dial.oleane.com 74, CHEMIN DE LA FERME DES BOIS BP 13 - 78950 GAMBAIS Naturalmente, questa conoscenza raramente è precisa, come d’altronde accade per quanto riguarda i meccanismi istituzionali; tuttavia spesso le persone sanno, o perlomeno hanno, la percezione che tali meccanismi esistano, e che l’Unione europea sia un insieme organizzato in base a regole e processi decisionali. Il Parlamento europeo è senza dubbio l’istituzione più conosciuta, anche solo per analogia con il parlamento nazionale che ne fa almeno presumere un ruolo legislativo. La Commissione, quando è identificata con maggiore chiarezza (cosa che non sempre accade) è, per logica, ritenuta essere l’organo del potere esecutivo. Le visioni del Consiglio dei ministri e del Consiglio europeo e del ruolo di tali istituzioni sono assai vaghe, come negli Stati membri. Le fonti di informazione sull’Unione europea citate dalle persone intervistate sono in primo luogo, e spesso unicamente, i mezzi di comunicazione, proprio come negli Stati membri, cui si aggiunge tuttavia un più attivo «passa parola». Generalmente, le autorità comunitarie non sono percepite come fornitrici dirette di informazioni al grande pubblico, salvo l’eccezione di rilievo costituita dalla Slovenia, dove l’Eurobus che attraversa il paese e la linea telefonica gratuita Europhone sembrano avere un reale successo. Per quanto concerne le autorità nazionali, o più in generale i personaggi politici, questi ovviamente si esprimono sulle questioni relative all’Unione europea, ma sono raramente percepiti come fonti di informazioni obiettive (siccome sottolineano la necessità dell’adesione senza tuttavia esplicitarla e senza aprire un dibattito sui vantaggi e sui vincoli che ne derivano). Tuttavia, sono stati citati alcuni casi nei quali, a priori, la loro credibilità è maggiore (in Slovenia, e nella Repubblica ceca, dove chi si occupa dei negoziati di adesione risulta essere un personaggio molto conosciuto e rispettato). Le analisi dettagliate paese per paese delle percezioni relative all’Unione europea e delle conoscenze dei cittadini al riguardo sono riportate al Capitolo III della relazione generale. Reazioni ad alcuni elementi di presentazione dell’Unione europea Dopo aver discusso i temi oggetto delle precedenti analisi, i partecipanti alle riunioni organizzate nei diversi paesi sono stati invitati a prendere in esame, nell’ordine, due documenti: il primo presentava ed esplicitava in tre o quattro pagine la cronistoria dell’Unione europea e le principali sfere d’azione della Comunità; il secondo descriveva sinteticamente, in una pagina, le cinque principali istituzioni e il funzionamento istituzionale dell’Unione. Le reazioni suscitate da questi documenti, caratterizzate da una sorprendente omogeneità tra i diversi paesi, sono esposte in maniera sintetica (e non per ogni singolo paese) nel Capitolo IV della relazione generale, ed è difficile riassumerle ulteriormente; esporremo tuttavia di seguito le principali conclusioni che possono essere desunte da tale studio. Queste reazioni mostrano in modo molto chiaro che quando si fornisce ai cittadini un’informazione elementare, espressa in un linguaggio semplice (ma non semplicistico) e strutturato, spiegando che l’Unione europea si occupa di cose che riguardano direttamente i cittadini, proponendo un filo conduttore e mettendo in evidenza l’articolazione esistente tra le diverse politiche comunitarie, tale tipo di informazione risulta essere molto più interessante e credibile di quanto si immaginasse. In numerosi gruppi, le persone riunite hanno chiesto di poter conservare questi documenti, esprimendo soddisfazione per avere «finalmente capito davvero qualcosa» dell’Unione europea. In numerosi paesi estremamente reticenti, la presentazione di questi testi ha in parte « capovolto » un discreto numero di atteggiamenti negativi nei confronti dell’Unione, o almeno ha indotto ad interrogarsi sugli stereotipi collegati a questo specifico argomento: come è accaduto in Germania, nei Paesi Bassi e, benché in misura minore, nel Regno Unito e tra alcuni danesi e svedesi, per quanto concerne gli Stati membri. Nei paesi candidati, le persone pressoché indifferenti o con un atteggiamento neutrale verso l’Europa hanno cominciato a valutare la questione dell’adesione in maniera più positiva, e coloro che si opponevano all’Unione europea hanno almeno riconosciuto alcuni punti positivi che prima ignoravano o OPTEM S.A.R.L. AU CAPITAL DE 150 000 F - R.C.S. VERSAILLES 339 197 444 TELEPHONE : (0) 134 871 823 - TELECOPIE : (0) 134 871 783 – EMAIL : optem@dial.oleane.com 74, CHEMIN DE LA FERME DES BOIS BP 13 - 78950 GAMBAIS trascuravano. In entrambi i gruppi di paesi, i sostenitori dell’Europa sono risultati alla fine decisamente più preparati ad esprimere e motivare la loro posizione. Tuttavia è ovvio che un’informazione di questo tipo non è mai stata portata a conoscenza della stragrande maggioranza dei cittadini, né nei paesi candidati, né negli Stati membri. Questa analisi mette in evidenza, tra gli altri, i seguenti aspetti: L’interesse che suscitano nella maggioranza dei paesi tutte le azioni comunitarie che contribuiscono a costruire un’Europa più unita: moneta unica, promozione delle cooperazioni tra gli Stati membri, politiche strutturali quasi ignorate fuori dai paesi «del Sud» (dove la loro esistenza non può passare inosservata), legislazione in materia di salute pubblica, di ambiente, di protezione del consumatore, di norme sociali, lotta comune contro la criminalità, costituzione di una comune politica di difesa, ecc. Nei paesi considerati più scettici o contrari all’Europa, le reticenze naturalmente rimangono, ma sono sensibilmente attenuate. Al contrario, è decisamente più difficile ottenere il consenso per quanto concerne la politica della concorrenza (molti continuano a dubitare che sia possibile renderla veramente «leale», o semplicemente che le imprese del paese siano in grado di tollerala) e la sua estensione nel quadro della globalizzazione, o in relazione a una politica agricola complessa concepita in maniera ambivalente: far capire la logica e la relazione con le altre politiche si rivela un compito assai più arduo. La possibilità di fare assimilare al cittadino medio basi molto semplici di diritto costituzionale comunitario. La presentazione proposta della Commissione come potere esecutivo, sull’esempio di un governo, e di un potere legislativo a due rami formati dal Parlamento e dal Consiglio, chiarisce alcuni punti finora molto vaghi senza praticamente suscitare alcuna opposizione. Tra le informazioni fornite, quella relativa alla neutralità della Commissione e all’indipendenza dei commissari rispetto ai loro paesi di origine è per molti completamente nuova e particolarmente positiva, e induce a relativizzare in particolare la «critica meccanica» relativa al potere di un organismo non eletto. Nel clima attuale di crescente sfiducia verso la politica tradizionale, di sospetto nei confronti dei rappresentanti eletti e di valorizzazione delle istanze di tipo giudiziario, un tale regolamento appare più rassicurante di quanto lo sarebbe il contrario; e le unanimi reazioni positive circa il ruolo della Corte di giustizia lo confermano. Fra tutte le istituzioni, la Commissione, una volta illustrati il suo regolamento e il suo ruolo, è infatti quella che risulta, da questo studio, come la più credibile. Il Parlamento, pur rimanendo influenzato negativamente dal discredito che oggi generalmente colpisce i rappresentanti eletti, vede ugualmente la sua immagine rafforzata; ma le informazioni fornite sono raramente sufficienti ad accrescere la credibilità del Consiglio dei ministri, e soprattutto del Consiglio europeo, come vere istituzioni in grado di aiutare a risolvere i problemi o a stabilire le linee guida. Un ultimo testo (proposto su iniziativa del consulente), sottoposto all’attenzione dei partecipanti ai gruppi al termine delle riunioni, presentava la Commissione come forza motrice per il futuro dell’Europa, in base ai seguenti principi: molti problemi devono essere trattati ad un livello globale piuttosto che nazionale; la sua composizione plurinazionale le consente di beneficiare di punti di vista ed esperienze diversi; la sua neutralità e indipendenza le conferiscono, a priori, obiettività e capacità di proporre misure talvolta difficili ma necessarie. L’analisi dettagliata delle reazioni a questo testo è riportata al Capitolo VIII della relazione generale. Complessivamente, l’analisi mostra come, se la Commissione si ritaglia una posizione salda e ambiziosa, questa incontra un notevole ed ampio consenso, purché sia fornita un’adeguata spiegazione. OPTEM S.A.R.L. AU CAPITAL DE 150 000 F - R.C.S. VERSAILLES 339 197 444 TELEPHONE : (0) 134 871 823 - TELECOPIE : (0) 134 871 783 – EMAIL : optem@dial.oleane.com 74, CHEMIN DE LA FERME DES BOIS BP 13 - 78950 GAMBAIS Negli Stati membri le riserve continuano, ma non sistematicamente, in Germania, nel Regno Unito e in Svezia, ma anche gli olandesi e i danesi, all’inizio fortemente contrari all’Unione europea e alla Commissione che la rappresenta più di tutte le altre istituzioni, vi aderiscono in numero maggiore. Anche nei paesi candidati, nonostante il persistere di alcune riserve nelle Repubblica ceca, in Polonia e in Lettonia, le reazioni ampiamente positive degli intervistati mostrano che la Commissione ha la possibilità di posizionarsi saldamente come guida e coordinatrice del futuro dell’Europa, a patto che si eviti di dare l’impressione di voler introdurre una forma di «tutela». Aspettative sull’Unione europea Anche le attese esplicitate sono risultate abbastanza omogenee tra i vari paesi; esse sono presentate in forma sintetica al Capitolo V della relazione generale. Le aspettative sono numerose e di notevole portata, e alcune sono largamente diffuse nei diversi paesi. Esse possono essere riassunte come segue: aspettative suscitate dalla mancanza o inadeguatezza dei poteri pubblici nazionali. Sono esplicitate in particolare negli Stati membri «del Sud» dell’Europa in campo sociale, della tutela dei consumatori, della salute, dell’istruzione, dei servizi pubblici di base, ma anche nel Regno Unito dove i cittadini stanno assistendo ad un allarmante degrado del loro paese. Risultano ancora superiori nei paesi candidati, sugli stessi temi e per quanto concerne la questione dello sviluppo economico e del livello di vita. Aspettative di sostegno allo sviluppo economico e sociale Si tratta delle politiche di coesione. Negli Stati membri che traggono da queste politiche il maggior beneficio, ci si aspetta che continuino almeno fino a quando non si sia raggiunto l’«allineamento». In altri Stati membri i cui cittadini ne vengono a conoscenza, si fa appello al sostegno fornito da tali politiche per compensare le mancanze dello Stato nazionale (Regno Unito). Nei paesi canditati, ovviamente le aspettative sono estremamente elevate, anche se in molti di essi si nutrono seri dubbi sulla volontà degli attuali Stati membri di concedere loro questa dimostrazione di solidarietà. Evidenza della necessità di affrontare a livello comunitario i problemi tipicamente transfrontalieri. Questo aspetto va di pari passo con le questioni concernenti la conservazione dell’ambiente, la tutela della salute pubblica e dei consumatori (settore nel quale la credibilità dell’Unione risente seriamente della gestione della crisi della BSE), la lotta alla criminalità o il controllo dell’immigrazione, tutti settori considerati essenziali e prioritari dai cittadini. Evidenza della necessità di un rafforzamento generale dell’Europa sulla scena mondiale Nella maggior parte dei paesi attualmente membri o candidati dell’Unione europea ciò è considerato lo scopo principale dell’Unione, da cui ci si attende un’efficace opposizione alle mire antagonistiche americane (e in secondo luogo a quelle di altri grandi concorrenti). Ciò comprende sia le questioni economiche, monetarie e tecnologiche, sia la sfera culturale e la creazione di un sistema di difesa indipendente dagli Stati Uniti e dalla NATO. Per quanto riguarda il primo di questi settori (l’economia), i cittadini dei paesi candidati sono attualmente meno sensibili alle questioni di interesse mondiale che alle conseguenze concrete dell’apertura all’interno dell’Europa, che suscita in loro tante paure e altrettante speranze. Aspettative di un trattamento economico equo Oggetto di discussione è la creazione di un’autentica e leale concorrenza della quale molti, come si è potuto notare, dubitano, e nei paesi candidati una richiesta di protezione minima delle loro economie, che essi sanno essere particolarmente fragili. Aspettative di mobilità e di scambi Sono evidenti le attese esplicitate in questo settore nei confronti dell’Unione, sia che si tratti di reale mobilità dei lavoratori, di armonizzazione e di riconoscimento reciproco di diplomi e di qualifiche, di scambi educativi e culturali, sia di aiuto alla conservazione del patrimonio. Sono particolarmente elevate nei paesi candidati all’adesione. Atteggiamenti sull’allargamento dell’Unione europea e alla possibilità di adesione di nuovi paesi. OPTEM S.A.R.L. AU CAPITAL DE 150 000 F - R.C.S. VERSAILLES 339 197 444 TELEPHONE : (0) 134 871 823 - TELECOPIE : (0) 134 871 783 – EMAIL : optem@dial.oleane.com 74, CHEMIN DE LA FERME DES BOIS BP 13 - 78950 GAMBAIS Negli Stati membri, le posizioni sull’allargamento sono direttamente collegate agli atteggiamenti generali nei confronti dell’Europa e al sentimento di europeità analizzati al Capitolo II della relazione generale. In gran parte dei paesi, quelli che sono stati definiti in questo capitolo come i paesi che costituiscono un «Sud» in senso lato, la legittimità di accogliere i paesi candidati non è contestata, ed è fortemente avvertita nei paesi del Sud geografico, i meno sviluppati da un punto di vista economico, i quali dimostrano una particolare empatia e solidarietà verso paesi di cui comprendono perfettamente le difficoltà, poiché anch’essi stanno sperimentando o hanno sperimentato in passato questi stessi problemi. Mentre i cittadini di questi paesi non saranno probabilmente preparati ad accettare un’eliminazione o una drastica riduzione del fondi strutturali di cui beneficiano, essi si dichiarano spontaneamente pronti quanto meno a partecipare allo sforzo comune volto ad aiutare i nuovi entranti. Naturalmente, l’arrivo di nuovi Stati membri suscita anche reali inquietudini, per il paese o, a livello di collettività, per l’Unione (temendo talvolta che essa diventi «ingestibile»); l’idea di benefici a livello nazionale e comunitario è tuttavia altrettanto presente. Al contrario, i cittadini del «Nord» in senso stretto, secondo l’accezione utilizzata nel Capitolo II, olandesi, danesi e svedesi, sono particolarmente contrari ad un allargamento al quale si oppongono o che accettano con riluttanza come inevitabile, intravedendo in ciò quasi esclusivamente effetti negativi; molti di loro si dimostrano decisamente sordi a qualsiasi considerazione di solidarietà al di là dei loro confini. Dal canto loro i cittadini britannici dichiarano di non essere disposti a «pagare» per futuri membri verso i quali mostrano piuttosto un sentimento di indifferenza. Nei paesi candidati si possono notare tratti comuni ma anche sensibili differenze da un paese all’altro, e talvolta tra le diverse categorie della popolazione. Tra i paesi con i quali, per primi, sono stati avviati i negoziati in vista dell’adesione, gli sloveni sono risultati nell’insieme ampiamente favorevoli, malgrado le riserve tra la parte meno giovane e dinamica della popolazione; in linea di massima si può affermare la stessa cosa per Cipro e, pur con considerazioni più pragmatiche e meno affettive, per la Repubblica ceca e l’Estonia; gli ungheresi vedono chiaramente l’adesione come una necessità che fa nascere contemporaneamente grandi speranze e forti paure; quanto ai polacchi, sono le paure a dominare nettamente sulle speranze, che l’enorme pessimismo che contraddistingue questa popolazione quasi non consente neppure di esprimere. Tra i paesi con i quali i negoziati sono stati intrapresi solo più di recente, il contrasto è estremamente evidente tra i rumeni unanimemente entusiasti alla prospettiva di entrare a far parte della «famiglia» europea (sebbene presagiscano grandi difficoltà, visti lo sfacelo e la disorganizzazione del loro paese), gli slovacchi, tra i quali si riscontrano atteggiamenti contrastanti, ma comunque privi di una radicale opposizione nei confronti dell’adesione, e i lettoni, particolarmente preoccupati delle conseguenze per un paese economicamente fragile e, soprattutto, della possibilità di conservare la capacità del paese di decidere autonomamente (la parola Unione risveglia a volte lo spettro dell’«Unione» sovietica) pur senza rischio di minacce con ricorso alla forza: è solo con grande reticenza che la maggioranza sembra accettare l’inevitabile appartenenza all’Unione europea. In generale, i cittadini dei paesi candidati sembrano accettare il lungo processo che conduce all’adesione senza mostrare impazienza, e sono consapevoli di quanto ancora rimane da fare in questa fase di preparazione. Il Capitolo VI della relazione generale contiene un’analisi dettagliata degli atteggiamenti relativi all’allargamento e alla possibilità di adesione. Aspettative di informazione sull’Unione europea Riassumiamo di seguito i risultati esposti in maggior dettaglio nel Capitolo VII della relazione generale. Si sono rilevate una necessità di informazione espressa spontaneamente e con enfasi da numerosi cittadini dei paesi candidati, e aspettative non altrettanto marcate tra quelli degli Stati membri, fino a quando la loro attenzione non viene attratta sui settori di azione di un’Unione europea che essi percepiscono a priori, almeno in alcuni paesi, come astratta e lontana, e che non suscita quasi neppure una domanda attiva per saperne di più. In questi paesi (praticamente i meno eurofili o OPTEM S.A.R.L. AU CAPITAL DE 150 000 F - R.C.S. VERSAILLES 339 197 444 TELEPHONE : (0) 134 871 823 - TELECOPIE : (0) 134 871 783 – EMAIL : optem@dial.oleane.com 74, CHEMIN DE LA FERME DES BOIS BP 13 - 78950 GAMBAIS quelli nei quali l’immagine dell’Unione in quanto tale è in assoluto la meno positiva), le aspettative nascono tuttavia nel momento in cui si incomincia a risvegliare l’interesse dei cittadini, chiarendo che ciò che fa l’Unione li riguarda e li coinvolge. Per quanto concerne il contenuto dell’informazione, si tratta: di rendere noto e di far comprendere in che modo le azioni della Comunità interessano il paese e i singoli cittadini nella vita di tutti i giorni Questa è una domanda assai comune, ed è formulata con particolare enfasi dai cittadini degli Stati candidati, assai desiderosi di formarsi un’opinione comprendendo con maggior chiarezza quali sono gli effetti positivi che ci si attende dall’adesione (di cui sentono parlare), ma anche i suoi aspetti negativi (che i responsabili locali tendono a spiegare raramente). Chiarire entrambi questi aspetti, riducendo così le incertezze, potrebbe quindi smorzare le inquietudini, parzialmente irrazionali; di fornire elementi per una migliore «cultura generale» sugli affari dell’Unione, i suoi progetti, le sue azioni, le sue decisioni e il suo funzionamento. È vero che non tutti mostrano lo stesso appetito «culturale» di conoscenza dell’Unione, in particolare nei paesi più scettici nei confronti dell’Europa; in linea di massima, si constata tuttavia un desiderio di approfondire la conoscenza e la comprensione più diffuso di quanto si potesse immaginare, e allo stesso tempo un desiderio di discussione e di dibattito (attualmente considerato totalmente insoddisfacente). In entrambi i casi, occorre naturalmente fornire un’immagine concreta e tangibile dell’Unione europea e delle sue azioni. Per quanto concerne la forma e il tono della comunicazione, ovviamente vi è un grande consenso a respingere ciò che è austero, noioso, espresso in gergo tecnocratico o politichese, a favore di presentazioni vivaci in grado di coinvolgere e di spiegare, colpendo sia il lato emotivo, sia quello razionale. Le reazioni registrate, per esempio, all’ipotesi di visite reali o virtuali della Commissione, confermano il bisogno di contatti diretti con persone «reali», e di formule di presentazione in grado di unire l’informazione, impressioni più soggettive che la rendano più vitale e la possibilità di uno scambio di idee e di dialogo. Per quanto riguarda i possibili canali e collegamenti di informazione, si osserva che: le persone intervistate menzionano ovviamente soprattutto i mezzi di comunicazione, pur riconoscendo di cambiare spesso canale o comunque di «assentarsi» con la mente quando capita di imbattersi in servizi che forniscono informazioni relative alla Comunità, evidentemente meno seducenti dei programmi di intrattenimento (anche se molti si sforzano di suggerire forme o fasce orarie che possano attirare l’attenzione). Internet come mezzo per accedere alle informazioni è citato da una netta minoranza (inferiore nei paesi candidati); il limite principale di questo mezzo di comunicazione è dovuto al fatto ci si collega solo se esiste già un interesse iniziale sufficientemente attivo per gli affari comunitari. Almeno negli attuali Stati membri, compresi quelli più scettici nei confronti dell’Europa, spesso sono proprio le persone intervistate a suggerire che, a scuola, i bambini devono essere «immersi» nell’Europa e nell’Unione europea fino da un’età precoce. Questo si è riscontrato in misura minore nei paesi candidati, dove sono gli adulti a sentire il bisogno di essere informati. Anche se di rado viene espresso spontaneamente, in quanto non lo si considera una possibilità concreta, le persone sarebbero alquanto favorevoli a dibattiti locali aperti ai quali poter partecipare : le riunioni alle quali hanno appena preso parte costituiscono infatti un importante esempio. Tra i vari possibili «attori» o «mediatori» per le informazioni in materia comunitaria, i personaggi politici nazionali sono molto spesso screditati a priori. L’idea di un’informazione presentata da un commissario europeo, malgrado alcune riserve che ancora esistono, è accettata più favorevolmente: questo conferma il potenziale di credibilità della Commissione. Reazioni allo studio finanziato dalla Commissione OPTEM S.A.R.L. AU CAPITAL DE 150 000 F - R.C.S. VERSAILLES 339 197 444 TELEPHONE : (0) 134 871 823 - TELECOPIE : (0) 134 871 783 – EMAIL : optem@dial.oleane.com 74, CHEMIN DE LA FERME DES BOIS BP 13 - 78950 GAMBAIS Quando, soltanto al termine delle riunioni, i partecipanti sono stati informati del fatto che questo studio è stato realizzato su richiesta della Commissione europea, in tutti i paesi essi hanno manifestato una reazione positiva quasi unanime. Le loro reazioni, illustrate al Capitolo VIII della relazione generale, dimostrano che i partecipanti erano consapevoli di avere appreso numerose nozioni durante le riunioni, che essi interpretano questo lavoro come un segno tangibile della volontà di ascoltare e del desiderio di trasparenza da parte della Commissione e, addirittura, come espressione del rispetto del cittadino, e che essi hanno apprezzato particolarmente, al di là dell’apporto informativo fornito, il fatto di avere avuto «per la prima volta» l’opportunità di discutere e scambiare opinioni e impressioni con altre persone. Come citato in precedenza, si constata come sia possibile, in poche ore, modificare sensibilmente gli atteggiamenti, all’inizio talvolta anche alquanto circospetti, verso una migliore comprensione e una maggiore adesione ai pregi dell’Unione europea, mostrando al cittadino che l’intenzione è di avvicinarsi a lui; o, per concludere con altre parole, che la Commissione ha molto meno da temere che da sperare dal dibattito. OPTEM S.A.R.L. AU CAPITAL DE 150 000 F - R.C.S. VERSAILLES 339 197 444 TELEPHONE : (0) 134 871 823 - TELECOPIE : (0) 134 871 783 – EMAIL : optem@dial.oleane.com

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