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					Brasile


IL MERCATO DEL VINO IN BRASILE
Tra i BRIC (Brasile Russia India Cina paesi caratterizzati da una notevole crescita del PIL), il Brasile
rappresenta il paese che indubbiamente sta dando segnali di sviluppo economico molto interessanti e
sono sempre di più anche i produttori di vino italiani che stanno cercando di entrare con maggior
penetrazione in questo paese.
                                                                               Si tratta di un mercato
                                                                               ancora piccolo, con un
                                                                               consumo pro capite che
                                                                               non supera attualmente i 2
                                                                               litri ma con una crescita
                                                                               annuale dei fine wines di
                                                                               quasi il 65% se prendiamo
                                                                               in esame gli ultimi tre anni.
                                                                               Ma sono soprattutto i
                                                                               consumatori a crescere e
                                                                               ad essere aperti alle novità
                                                                               tra le quali quelle italiane,
                                                                               considerando anche le
                                                                               storiche affinità culturali tra i
                                                                               due paesi (senza contare la
massiccia presenza italiana in alcuni Stati del sud del Brasile, Rio Grande do Sul in primis).
Al momento sono i vini argentini e cileni (quasi il 70% dei consumi) a farla da padrone e vi e un’altissima
concentrazione degli acquisti nella città di San Paolo, seguita da Rio de Janeiro, Belo Horizonte e
Brasilia.
Vi e poi un maggiore interesse nei confronti dei vini bianchi e rosati, mentre per i rossi la predilezione e
rivolta ai brand attualmente più noti.
I punteggi delle guide internazionali e, più in generale, la critica enologica (servizi, articoli su riviste
specializzate), rappresentano un importante valore aggiunto per chi vuole esportare vini in Brasile (su
questo vi è una notevole affinità con il mercato nord americano).
Rappresentano invece un grande limite allo sviluppo dell’export le tasse di importazione che portano il
prezzo ex-cantina del vino a moltiplicarsi di cinque volte alla vendita dell’importatore. Tanto per
intenderci, vini decenti argentini arrivano sul mercato brasiliano a prezzi entry level spesso inferiori ad 1
euro. Il posizionamento complessivo del vino italiano in Brasile non e entusiasmante se si considera che
praticamente ancora oltre il 50% e rappresentato da Lambrusco importato a prezzi spesso sotto l’euro.

                                                                                                              1
In crescita il Prosecco che rischia pero un posizionamento molto basso se non si avviano politiche di
promozione adeguata per aumentare la percezione di questo importante vino per l’immagine
complessiva del vino italiano nel mondo.
Il mercato del vino brasiliano, attualmente, non è particolarmente significativo: pur avendo più abitanti
                                                          della Russia e un reddito pro capite più
                                                          elevato, il mercato è più piccolo, soltanto 1.8
                                                          miliardi di dollari (in Russia 7.6), i volumi di
                                                          vino fermo sono circa 33 milioni di casse (62
                                                          in Russia) e di spumante soltanto 2.5milioni
                                                          (23 in Russia). Il grafico sottostante rende
                                                          anche ragione del fatto che non solo bevono
                                                          poco vino, ma che ne bevono sempre di meno
                                                          rispetto alle altre bevande alcoliche: il vino
                                                          passa dal 3.7% dei consumi di alcolici del
2000 al 2.9% del 2009.
Secondo le previsioni dell’International wine and spirits research il mercato del vino fermo potrebbe
crescere dell’1% all’anno fino al 2015. Ciò che più conta è la graduale apertura ai prodotti stranieri e
questo dovrebbe essere un buon segno per l’Italia. Nel 2000 il 90% del vino era locale contro l’81% del
2009 per i vini fermi e l’83% per i vini spumanti.




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India


IL MERCATO DEL VINO IN INDIA
Con un’economia che cresce del 9% all’anno, una popolazione giovane che entro i prossimi 25 anni
sarà la più numerosa del mondo e che già è caratterizzata da una percentuale del 70% di abitanti sotto i
35 anni di età, rappresenta sicuramente un’opportunità importante non solo per il vino ma per tutti i
prodotti di lusso, come dimostra il costante lancio di marchi mondiali sul mercato Indiano.
Il mercato delle bevande alcoliche vale circa 9 miliardi di euro ma è fortemente incentrato sulla birra ed i
superalcolici, soprattutto whisky, retaggio del colonialismo Inglese. Al momento ci sono oltre 1.100.000
casse di vino consumate in India ogni anno, oltre 230.000 delle quali sono di vini d’importazione. Un
numero molto limitato rispetto alla popolazione di oltre 1.1 miliardi di persone, ma un mercato che
cresce stabilmente ogni anno almeno del 20% con un incremento sempre costante rilevato negli anni.
Il mercato Indiano consuma principalmente vino fermo (quasi il 75%). Il rimanente, è diviso tra vini
spumanti 8%, vini fortificati 3% ed altre tipologie 15%. Gli uomini restano i maggiori consumatori di vino,
con una netta preferenza per il vino rosso. Il vino bianco, però, è popolare tra le donne, le quali vedono
nel vino un’elegante alternativa ai superalcolici che bevevano le loro nonne.
Il consumatore tipo indiano vive in una metropoli, ha un età compresa tra 25 e 40 anni, di ceto medio-
elevato, ha un alto livello di formazione e una buona conoscenza dei paesi esteri.
Il nuovo fenomeno che sta caratterizzando l’India negli anni recenti è il cosiddetto “Reverse Braindrain”;
tanti professionisti indiani che erano emigrati per lavorare all’estero in importanti società come
consulenti aziendali ed informatici, vedendo le nuove opportunità attualmente offerte dalla propria
madre patria, stanno tornando in India. Ovviamente questo li porta a ricercare anche in India lo stesso
stile di vita che avevano all’estero, anche in termini di abbigliamento, ristoranti, bar, bevande, a tutto
vantaggio del vino d’importazione. L’economia sta crescendo e i ricchi stanno diventando sempre più
numerosi: nei prossimi 2 anni il numero di persone dal reddito superiore a $1milione raddoppierà.
L’India, in media, nell’ultimo anno, ha visto un aumento del 15% degli stipendi, originato in gran parte
dal grande numero di consulenti e impiegati assunti dalle multinazionali che intraprendono operazioni di
out-sourcing in India.
I principali esportatori di vino verso l’India sono la Francia (che però ha perso una notevole percentuale
del mercato passando dall’iniziale 80% all’attuale 30%), l’Australia (20%), l’Italia (15%), l’USA (8%) e la
Spagna (6%). Grazie alla grandissima popolarità della ristorazione Italiana, il vino italiano vede crescere
il suo market share di anno in anno. I ristoranti italiani costituiscono infatti circa un 30% dei locali di fine-
dining e non sono più limitati alle sole città di Mumbai e New Delhi.
Il mercato Indiano è governato da una forte e complessa burocrazia e i tempi per le operazioni sono
sempre molto lunghi. L’India, come si diceva, è un paese con un regolamento sulle importazioni che
varia de stato a stato, ogni stato deve quindi essere considerato come un mercato separato e distinto.




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Norvegia


IL MERCATO DEL VINO IN NORVEGIA
Al secondo posto al mondo per reddito pro capite, la Norvegia si sta dimostrando un mercato molto
interessante per il vino per l’alta capacità di spesa dei suoi abitanti e per la crescita tendenziale del
consumo, pari attualmente a 15 litri a persona. Si tratta di un mercato molto significativo con un giro di
affari di circa 250 milioni di euro e quasi 800mila ettolitri.
                                                                      Inoltre in modo molto limitato la crisi
                                                                      del 2009 e, all’interno di questo
                                                                      mercato, il vino italiano è andato
                                                                      particolarmente bene.
                                                                      Il mercato e’ sceso soltanto dell’1%
                                                                      nel corso del 2009 a 245 milioni di
                                                                      euro. Il calo è principalmente dovuto
                                                                      alle minori importazioni di vino
                                                                      spumante (-5% a 21 milioni di euro,
                                                                      peraltro marginale nel contesto del
                                                                      mercato) e al -2.6% del vino
                                                                      imbottigliato, da 161 milioni a 157
milioni. Invece, il vino sfuso e’ cresciuto del 5% a 67 milioni.
Analizzando i dati relativi all’Italia, al secondo posto sul mercato dopo la Francia, si evidenzia che nel
2009 è andata particolarmente
bene: di fronte a un mercato
stabile o in leggero calo, il vino
italiano è cresciuto del 9% a valore
e del 18% a volume, quando i
nostri cugini transalpini sono scesi
del 5% e del 7% rispettivamente.
Così il vino italiano ha raggiunto
una quota di mercato del 28%,
molto vicina al 29% dei francesi,
mentre ha chiaramente preso la
leadership sui volumi con il 25%
del mercato, sopravanzando la Francia.
Quanto alle tipologie di vino italiano importato, quello in bottiglia, rappresenta circa il 30% del valore
totale, anche se in generale il vino sfuso rappresenta, come rilevato dall’Ice in una sua analisi di
mercato, la categoria più dinamica, con il vino bag-in-box che rappresenta oltre il 50% del totale delle
vendite.
In Norvegia la vendita al dettaglio è realizzata esclusivamente attraverso il monopolio statale
(Vinmonoplet), che può comprare solo da importatori o grossisti e non dai produttori, mentre è libera nel
canale HO.RE.CA., i cui operatori possono acquistare anche direttamente dai produttori. Una strada,
quest’ultima, che le cantine della doc Valpolicella possono sfruttare, forti della qualità dei propri vini e


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della preferenza dei consumatori norvegesi per i vini rossi, che rappresentano circa il 65% delle vendite
complessive.




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posted:9/19/2011
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