Presentazione di PowerPoint - Facoltà di Psicologia by yaofenji

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									Metodologie dell’intervento clinico in età
               evolutiva

                   Lezione 1
                   Giovedì 5 aprile 2011



                       La tecnica psicoanalitica
                    classica ovvero la psicoanalisi
                               applicata




                    Dott. Zeno Giusti
                    zenogiusti@gmail.com
                 Lezione 1  Giovedì 5 aprile 2011
                         PRIMA PARTE
-Questioni pratiche
-Introduzione teorica al corso
-La tecnica psicoanalitica classica
         1) Psicoanalisi come terapia
         2) Psicoanalisi come trattamento rieducativo
         3) Psicoanalisi come processo di conoscenza
         4) Psicoanalisi come processo maturativo
         Ricordare/Ripetere/Rielaborare/Acquisire nuove funzioni
         Lo psicoanalista e la stanza d’analisi
         Ascoltare/parlare
         Interpretazione ed un po’ di esercizi pratici
         I colloqui preliminari
         Indicazioni e controindicazioni all’analisi
         Il contratto
         Il setting
         Specularità e neutralità
         Distanza
         Astinenza
         Prima seduta e fase iniziale
         Regressione
         Resistenza
                Lezione 1  Giovedì 5 aprile 2011
                      SECONDA PARTE




-La tecnica psicoanalitica classica
        Transfert
        Controtransfert
        Come finisce un’analisi?


-Discussione clinica di gruppo ed applicazione dei concetti
della lezione
                                             MAGGIO
                                             Giovedì 5 maggio 16.30 alle 19.30 (3
    Il calendario                            ore)
                                             Venerdì 6 maggio 8.30 alle 12.30 (4 ore)
    delle lezioni                            Lunedì 9 maggio 8.30 alle 12.30 (4 ore)

                                             Giovedì 12 maggio 16.30 alle 19.30 (3
                                             ore)
                                             Venerdì 13 maggio 8.30 alle 12.30 (4
                                             ore)
APRILE
Giovedì 7 aprile 16.30 alle 19.30 (3 ore)
                                             Giovedì 19 maggio 16.30 alle 19.30 (3
Venerdì 8 aprile 8.30 alle 12.30 (4 ore)
                                             ore)
                                             Venerdì 20 maggio 8.30 alle 12.30 (4
Giovedì 14 aprile 16.30 alle 19.30 (3 ore)
                                             ore)
Venerdì 15 aprile 8.30 alle 12.30 (4 ore)
                                             Lunedì 23 maggio 8.30 alle 12.30 (4 ore)
Giovedì 21 aprile 16.30 alle 19.30 (3 ore)
                                             Giovedì 26 maggio 16.30 alle 19.30 (3
                                             ore)
Giovedì 28 aprile 16.30 alle 19.30 (3 ore)
                                             Venerdì 27 maggio 8.30 alle 12.30 (4
Venerdì 29 aprile 8.30 alle 12.30 (4 ore)
                                             ore)

                                             GIUGNO
                                             Venerdì 3 giugno 8.30 alle 12.30 (4 ore)
            Bibliografia del corso
1) Bonannino V, Iaccarino B, (a cura di), L’osservazione diretta del
bambino, Bollati Boringhieri, Torino, 2000; capitoli 1,2,5,6,7,8,9.

2) Adamo S.M.G.(a cura di ) La cura della relazione in oncologia
pediatrica, Cortina, Milano 2008.
3) Adamo S.M.G.: Note sul concetto di contenimento. In Adamo
S.M.G., Valerio P. “Il contributo psicoanalitico ad una scuola per
adolescenti dropout”.
4) Adamo S.M.G., Adamo Serpieri S., Giusti, P. et al., “Condividere e
contenere: l’accompagnamento psicologico al progetto Chance”. Età
evolutiva, 67, 114-125.

5) Menzies I., “I sistemi sociali come difesa dall’ansia”. In Lang M.,
Schweitzer K (a cura di), “Psicoanalisi e socioanalisi”, Liguori,
Napoli, 1984.
6) Hoxter S., “La vecchia donna che abitava in una scarpa”.
7) Polacco Williams G. “La doppia deprivazione”. In Boston M.,
Daws D. (a cura di ) Il lavoro psicoterapeutico con bambini e
adolescenti, Liguori, Napoli, 1990.
                Modalità e date d’esame

Gli studenti sono tenuti a compilare una breve relazione scritta
su uno o più temi tra quanti trattati durante il corso. Tale
relazione, della lunghezza di 3-4 pagine dattiloscritte, mi dovrà
essere consegnata a mano o spedita via email una settimana
prima della data di esame prescelta.

Seguirà prova orale obbligatoria.


-Venerdì 10 giugno 2011, ore 8.30

-Venerdì 8 luglio 2011, ore 8.30

-Venerdì 23 settembre 2011, ore 8.30
             Orario ricevimento



        Mi potete contattare via email
  (zenogiusti@gmail.com) o telefonicamente
 081/2403327 (lasciando in segreteria il vostro
   nome e recapito telefonico, così da poter
              essere richiamati)


Ricevimento in Facoltà  da concordare con la
segreteria didattica (per il momento è il giovedì dalle
13.30/14.40)
        Finalità del corso e programma


1) Il corso si propone di mostrare il contributo che la psicoanalisi infantile
può offrire alla psicologia clinica nell'accostare, comprendere ed affrontare
le problematiche ricorrenti e quelle emergenti, presentate da soggetti in età
evolutiva, dai loro genitori e dagli operatori che a vario titolo e con diverso
ruolo professionale entrano in contatto con questa fascia di età.

2) Inoltre il corso si propone -attraverso un lavoro esperienziale- di
approfondire alcune metodologie di valutazione e di intervento in età
evolutiva
               La tecnica psicoanalitica: “come si fa
                           psicoanalisi?”


Non esiste una tecnica distinta dalla psicoanalista che la applica. Ogni
analista, come risulta dall’indagine condotta da Glover (1955), ha una
                   sua ideologia riguardo all’analisi.

   Tuttavia Saraval suggerisce 4 impostazioni ideologiche alle quali
               corrispondono 4 conseguenti strategie:

                     1) Psicoanalisi come terapia
            2) Psicoanalisi come trattamento rieducativo
            3) Psicoanalisi come processo di conoscenza
              4) Psicoanalisi come processo maturativo
                  1) La psicoanalisi come terapia



  L’ideologia terapeutica è quella che originariamente guidò
Freud nella formulazione del metodo psicoanalitico, mentre era
            intento a studiare una cura per l’isteria.

     Lo scopo terapeutico resta a tutt’oggi la motivazione
    fondamentale per la quale un paziente si rivolge a uno
                        psicoanalista.

Il paziente è perlopiù una persona sofferente, e con limitazioni
   invalidanti, che chiede di essere “guarita” o quanto meno
aiutata a migliorare la qualità della vita, ed è disposta a pagare
                           per questo
               2) La psicoanalisi come trattamento rieducativo


  Freud in “Vie della terapia psicoanalitica” (1918) afferma: “Non possiamo evitare di
prendere in cura anche dei malati talmente sprovveduti ed incapaci di condurre una vita normale che per
  essi l’influsso analitico non può non combinarsi con quello pedagogico, e anche nella maggior parte dei
 casi accadrà talvolta che il medico sia costretto ad assumere la funzione dell’educatore e del consigliere”

  Groddeck sostiene che i risultati terapeutici si ottengono “insegnando” all’Es
   nuove modalità, meno dolorose, di autoespressione e definisce l’analisi una
                            “ginnastica dello spirito”.

       Alexander e French (1946) parlano dell’analisi come di un processo di
          rieducazione emotiva, che avviene tramite esperienze correttive.

  L’esperienza rieducativa comporta che l’analista sia soprattutto attento alle
modalità di relazione che il paziente attua nella situazione analitica e nella realtà.
 L’analisi delle relazioni oggettuali è il mezzo per ottenere che queste relazioni
 e tutte le modalità del paziente di disporsi verso il reale diventino più mature.
               3) La psicoanalisi come processo di
                           conoscenza



E’ indubbio che il trattamento psicoanalitico dischiude nuovi
orizzonti alla conoscenza di sé stessi perché apre una finestra
attraverso la quale si può prendere visione del proprio mondo
  inconscio, cioè di parti di sé non note né immediatamente
                           accessibili.

  E’ la conoscenza delle dinamiche sottese alla pataologia –
attraverso la lettura del linguaggio inconscio- che permette una
      ristrutturazione più equilibrata e armonica di tutta la
                      personalità del paziente.
                   4) La psicoanalisi come processo
                              maturativo




Il trattamento psicoanalitico costituisce l’esperienza più approfondita
che a tutt’oggi un essere umano possa fare della propria vita interiore
  e questo induce necessariamente una maturazione analoga a quella
       che inducono in noi le esperienze della vita che siano state
                  intensamente vissute ed elaborate.

 Compito dell’analisi è rimuovere fissazioni e blocchi, in modo che
        l’individuo possa raggiungere la piena genitalità.
                Ricordare/Ripetere/Rielaborare
                    /Acquisire nuove funzioni

Ricordare Oggetto fondamentale della psicoanalisi è l’indagine dei processi inconsci e
         dei loro derivati e sostituti. E’ nell’inconscio che si nascondono le cause e le
      dinamiche di quelle disfunzioni psichiche di cui si occupa e che cerca di risolvere la
       psicoanalisi. Ricordare (almeno nell’accezione di Saraval) significa –rifacendosi a
                               Freud- rendere conscio ciò che è inconscio.

Ripetere Poiché il ricordare è molto spesso sostituito dal ripetere (ovvero dal rivivere
     esperienze passate nell’attualità della seduta, il transfert e la risposta emotiva ad esso
        da parte dell’analista, cioè il controtransfert, sono da considerarsi i fenomeni
                                         cruciali del’analisi.

Rielaborare è la necessità di lavorare sulla nevrosi di transfert dell’analizzando. Che
                           necessariamente richiede tempo e pazienza

 Acquisire nuove funzioni Per la conclusione del trattamento è necessario che
     attraverso l’esperienza analitica, l’analizzando acquisisca attraverso l’esperienza della
     relazione analitica la funzione autoanalitica e la funzione di autocontenimento, che –
      in altre parole significano a) acquisire la capacità di capire come funziona la propria
         mente e b) di gestire in modo autonomo e sufficientemente efficace le proprie
                                      problematiche psichiche
                                       Lo psicoanalista




Lo psicoanalista è l’operatore che, assieme al paziente, mette in atto la vicenda
psiconalitica.

Il suo strumento di lavoro è costituito dal suo apparato psichico, che viene
mobilitato al massimo nella sua sensorialità per recepire qualsiasi messaggio
provenga dal paziente, condividerlo emotivamente e comprenderlo.

Quale motivazione? Esempi (evitare solitudine, controllare gli oggetti
interiorizzati, ecc)
Training  analisi personale  supervisioni
Empatia/capacità osservative
                                    La stanza d’analisi




-Caratteristiche di contenimento che sono peculiari
   dell’analista che lo abita
-Indipendenza dall’ambiente domestico
-Isolamento acustico
-Distanza sedia lettino
                   Ascoltare e parlare
                        attenzione fluttuante
Lo psicoanalista mentre ascolta il paziente dovrà essere in un atteggiamento
   di “attenzione fluttuante”. Cioè ascolterà tutto ma si concentrerà
   soprattutto su ciò da cui verrà passivamente colpito.

L’attenzione fluttuante è parte dell’insieme di regole che per l’analista
    costituiscono il corrispettivo della regola della libera associazione per il
    paziente.

In altre parole l’attenzione dello psicoanalista non dovrà essere carica di
    aspettative o troppo influenzata dagli accadimenti delle sedute
    precedenti.

Bion 1967  “l’analista quando ascolta deve avere opacità di memoria e
   desiderio”
                 Ascoltare e parlare
            comunicazione, intereventi, lapsus

Un discorso, un atteggiamento o un sogno del paziente cattura l’attenzione
   dell’analista suscitando in lui un vissuto emotivo, un’associazione e
   successivamente anche una comprensione razionale del messaggio: in
   che modo l’analista risponde, interviene?
Qualunque sia la risposta è fondamentale che l’analista valuti attentamente:

-Che cosa dire
-Come
-Quando
               Ascoltare e parlare
      la preparazione ad un interepretazione




Greenson (1967) fa notare che la maggior parte degli intereventi che lo
psicoanalista fa nel corso della seduta non sono vere e proprie
interpretazioni ma chiarificazioni, rilevazioni, confronti, dimostrazioni
che costituiscono una sorta di lavoro preliminare alle vere e proprie
interpretazioni
                Ascoltare e parlare
          costruzione e ricostruzioni. Si/no?
                          No

Una modalità d’intervento a cui il Freud “archeologo” era molto
interessato è la costruzione o meglio ricostruzione, che consiste nel
ricomporre e nel riproporre al paziente un frammento della sua storia
individuale che si ipotizza rimosso. Freud 1937 pensava che questo tipo
d’interevento facilitasse la riappropriazione del ricordo.
Attualmente, le ricostruzioni non sono considerate uno strumento
analitico molto affidabile. C’è infatti il rischio che possa trattarsi di
fantasie o deliri come riconosce la stesso Freud che l’analista fa sulla
storia del paziente. Spacciandoli come momenti da questo realmente
vissuti. Inoltre, rischiano di essere un’intrusione da parte del paziente,
una sorta d’identificazione proiettiva attuata dall’analista che spesso
risulta aliena al paziente e quindi rifiutata.
                Ascoltare e parlare
          costruzione e ricostruzioni. Si/no?
                           Si

Le ricostruzioni veramente efficaci sono quelle che il fa il paziente per
effetto di un insight. L’unica ricostruzione che l’analista può utilmente ed
effettivamente fare è la ricostruzione delle relazioni oggettuali con le
figure significative nella storia del paziente. Le relazioni oggettuali,
infatti, vengono riprodotte nel transfert e continuamente riproposte in
tutte le loro possibili sfumature. Non è quindi arbitrario e neppure
ipotetico costruire su ciò che viene ripetutamente sperimentato da
entrambi i componenti della coppia analitica.
                Ascoltare e parlare
                      Che cos’è un insight?

Un momento di approfondita autoconsapevolezza attraverso la quale un
individuo recupera contenuti psichici fin ad allora non accessibili alla sua
coscienza, oppure stabilisce nuove connessioni tra contenuti psichici,
scoprendo significato originali e raggiungendo nuove integrazioni
L’insight può avvenire in analisi (per mezzo di un’interpretazione o una
libera associazione) o anche al di fuori dell’analisi.
                Ascoltare e parlare
                              Il silenzio

Ultima ma non infrequente modalità di intervento dell’analista è il “non
intervento”: il silenzio.

Il dosaggio, l’uso e il significato del silenzio costituiscono materia per
psicoanalisti esperti che sappiano modulare appropriatamente la “non
risposta” per trasmettere messaggi non verbali carichi di pathos. Ad
esempio, come insegna Nacht (1963), anche per vivere insieme un
momento sereno in cui non sia più necessari parlare.
                 Ascoltare e parlare
                             Interpretare

L’interpretazione rappresenta il tipo di intervento più specifico e più
efficace che lo psicoanalista può effettuare nel corso del proprio lavoro.
 L’interpretazione è in un certo senso una decodificazione, una
traduzione di simbolismi: di messaggi inconsci in messaggi
comprensibili. In una terminologia più freudiana è far capire all’Io il
linguaggio dell’Es, che l’Io non può cogliere a causa delle difese che
contro l’Es ha creato. In quest’ottica l’interpretazione permette di
realizzare il suggerimento di Freud (1932) “dov’era l’Es deve subentrare l’Io”.
Quanto detto potrebbe essere sintetizzato con il fatto che quindi
l’interpretazione è una “traduzione” ma un conto è aver trovato
un’interpretazione / traduzione, un’altra è comunicarla al paziente.
               Ascoltare e parlare
Interpretare  insight  nuova consapevolezza di sè

L’interpretazione psicoanalitica per essere tale, deve come dice
Loewenstein (1951) promuovere nel paziente un insight cioè
un’introspezione, attraverso la quale il soggetto acquista una nuova
consapevolezza di sé. In sostanza dovrebbe avvenire un incontro
sintonico tra comprensione del paziente da parte dell’analista  e
compresione di sé da parte del paziente. E’ infatti l’intersezione tra
interpretazione insight che può produrre un cambiamento psichico nel
paziente, una mutazione.

Come già precedentemente detto è necessario che lo psicoanalista sia
molto accorto su cosa, quando e come interpretare, ovvero sull’oggetto,
il momento e la forma dell’interpretazione.
                           Interpretazione
                       Oggetto dell’interpretazione
Oggetto dell’interpretazione sono innanzitutto i contenuti mentali che risultino portatori
   di messaggi inconsci:
-  Sogni
-  Lapsus
-  Atti mancati
-  Sintomi nevrotici

   Altro materiale da interpretare sono invece le difese che l’Io mette in atto per
   salvaguardarsi dalle pulsioni, dall’angoscia e da tutto ciò che minaccia la sua
   sicurezza, quindi anche dall’analisi stessa, verso la quale l’Io del paziente oppone
   delle resistenze.

   Altri oggetti di interpretazione sono il transfert e la nevrosi di transfert. Infatti, è
   sul transfert e il controtransfert che l’analista e il paziente si incontrano ed è in questo
   incontro che si creano le migliori premesse per un insight. In definitiva, qualunque sia
   il materiale che l’analista sceglie di interpretare, è indispensabile che si tratti del
   materiale emergente, vale a dire di ciò che dalle profondità dell’Es si sta avvicinando
   alla superficie dell’Io
                     Interpretazione
               Momento dell’interpretazione


Il cosiddetto timing è fondamentale affinché si realizzi l’intreccio tra
    l’interpretazione e insight precedentemente discusso.

Questo momento lo psicoanalista lo può cogliere più sulla base della
  propria empatia, sensibilità ed esperienza che non in base a precisi
  criteri.

   I criteri fondamentali indicati da Freud sono:
   1) Quelli in cui il paziente si sta avvicinando al rimosso
   2) Che la relazione di transfert sia sufficientemente solida da impedire la
   “fuga” del paziente.

Metafora del tram proposta da Saraval
                    Interpretazione
                 Forma dell’interpretazione



Lunghi dibattiti si sono sollevati sulla tipologia di interpretazione più
efficace (lunga, corta, ironica ecc.) ma sicuramente il dato certo è che
l’interpretazione debba comunicare un messaggio non definitivo che
anziché concludere il discorso apra la strada ad ulteriori pensieri e
associazioni, e quindi ad ulteriori interpretazioni.

L’interpretazione deve essere aperta e non chiusa  INSATURA
Esercizio 1 da Ferro, A. Evitare le emozioni, vivere le emozioni. Cortina, 2007

    Immaginiamo che un adolescente in analisi dica a un certo
    punto della seduta: “Ieri il mio computer ha ricevuto
    troppe email e così si è rotto”.

   Analista 1: “E’ accaduto qualcosa di simile a quando lei era bambino e sua madre le
    urlava dietro in quel modo insopportabile che poi le ha creato tanti problemi con i
    superiori, la cui minima osservazione la paralizza”.
   Analista 2: “Forse ieri io le ho detto troppe cose che l’hanno intasata”.
   Analista 3: “Lo spam è un problema”.
   Analista 4: “Chi le ha mandato tante email?”.
   Analista 5: “Immagino che lei sia molto arrabbiato con chi le ha inviato tutte quelle
    email”.
   Analista 6: “C’erano almeno delle email interessanti?”.
Esercizio 3 da Ferro, A. Evitare le emozioni, vivere le emozioni. Cortina, 2007
    Dopo un interpretazione di transfert, nella seduta successiva un
    paziente dice: “Oggi in autostrada è stato terribile, c’era un camion che mi si è
    attaccato dietro e mi terrorizzava standomi così addosso”.
   Analista 1: “Vi è una parte di lei che in assenza dell’analisi la perseguita e lei non sa
    come sottrarsi a questa persecuzione”.
   Analista 2: “Forse nell’ultima seduta io ho interpretato troppo e le mie parole erano il
    camion”.
   Analista 3: “Questa è una terribile esperienza come nel film Duel”.
   Analista 4: “E allora io devo guidare più piano!”.
   Analista 5: “E per lei sarebbe impossibile guidare più forte?”.
   Analista 6: “Il camion incombeva come suo padre quando la sera controllava che tutti i
    compiti fossero stati fatti”.

    Provate a immaginare cosa rispondereste voi (come paziente) a ciascuna di
    queste interpretazioni
Esercizio 47 da Ferro, A. Evitare le emozioni, vivere le emozioni. Cortina, 2007


       Una paziente con attacchi di panico che ha anche la
       fobia dei coltelli un giorno dice in seduta: “Sì, è
       proprio così, io adoro i pomodori, la pizza, vivrei di pizza, e
       tutto ciò che è rosso, fragole, mirtilli, mi piace tutto, il colore,
       il sapore, sono dolci”.

      Che fantasie possiamo fare attorno a questa
       comunicazione?
Esercizio 15 da Ferro, A. Evitare le emozioni, vivere le emozioni. Cortina, 2007


       Dopo la prima separazione estiva: “Da piccolo ero
       molto affezionato a un boxer che si chiamava Larry,
       mi seguiva sempre, mi voleva bene e anche io a lui.
       Poi un giorno scomparve e non ne ho saputo più
       nulla. Magari è stato investivo o ucciso”

    Pensieri dell’analista
    Possibili intereventi
Esercizio 17 da Ferro, A. Evitare le emozioni, vivere le emozioni. Cortina, 2007


       “Dopo molte paure, anche di contagio di malattie,
       come l’epatite o il tetano, ho deciso di farmi i buchi
       alle orecchie”

    Pensieri dell’analista
    Possibili intereventi
                I colloqui preliminari

   Invio

   Contatto telefonico/fissare un appuntamento

   Quale setting deve assumere lo psicoanalista?

   Colloqui numerosi sono inopportuni perché compromettono
    la futura neutralità, astinenza e occultamento della persona
    dell’analista, oltre a rappresentare una collusione tra analista e
    paziente nel temporeggiare
         Indicazioni e controindicazioni
                                all’analisi l’evoluzione delle applicazioni
    Ha subito una grande evoluzione in parallelo con
    cliniche della psicoanalisi


Indicazioni classiche:
Freud (1915-1916) considera trattabili con l’analisi unicamente quelle forme
   nevrotiche quali l’isteria di conversione, l’isteria d’angoscia, la nevrosi ossessiva
   compulsiva ecc. In sintesi tutte quelle tipologie di nevrosi nelle quali il paziente si
   dimostra capace di entrare in relazione transferale con l’analista e intrattabili le
   nevrosi narcisistiche cioè tutte quelle patologie nelle quali il paziente è incapace di
   sviluppare e mantenere una relazione transferale.


Oggi giorno:
 non vi sono più controindicazioni assolute per quel che concerne la patologia e
    l’attenzione (in riferimento alle controindicazioni) si sposta sulle caratteristiche
    personali del paziente:
1- situazioni di realtà,
2- urgenza,
3- ostacoli alla comunicazione
                                Il contratto
Il contratto è l’insieme degli accordi che intervengono tra psicoanalista e analizzando
     per iniziare il trattamento psicoanalitico. Esso serve a stabilire le modalità
     attraverso le quali l’incontro può avvenire in modo efficace e vantaggioso per
     entrambi.
ONORARIO/DURATA/FREQUENZA/ORARIO/ISTRUZIONI

    All’interno delle istruzioni c’è la regola fondamentale che è quella di chiedere
    all’analizzando di riferire ogni associazione, fantasie e sogno che si affacci alla
    mente senza alcuna preoccupazione di logica e coerenza

Dibattito tra la scuola kleiniana versus esponenti psicoanalitici posti freudiani (Freud,
   Winnicott ed altri). Valore transferale  versus relazione reale
                               Il setting
Il setting si può definire come l’assetto relazionale analitico che lo psicoanalista
deve assumere e conservare per tutta la durata del trattamento.

Di Chiara (1971)  il setting “serve a consentire al paziente di realizzare
esperienze che abbiano relazione con il proprio inconscio, con la propria infanzia,
con i propri conflitti, e dove realizzare esperienze significa fare esperienze di
tranfert”.

Metafora di Bion  contenitore, che comprende, contiene ed elabora le angosce
del paziente fintanto che questi non ha acquisito la capacità di assumere questa
funzione autonomamente. Similarità con la funzione materna. Concetto di
funzione alfa (Bion).

Importanza della stabilità nel setting. Metafora dell’allattamento
                 Specularità e neutralità
L’analista gioca a nascondino?
    Si nasconde come persona per riapparire come un personaggio che è tutti e nessuno
    e che “risponde” attraverso la specularità, in questo modo permettendo il crearsi di
    una relazione ove passato e presente si fondono con’un intensità emotiva che non ha
    eguali nella vita.

Dilemma: l’analista deve essere solo specchio neutrale della realtà interna del paziente o
    anche talvolta rilevarsi come persona?

Freud contradditorio in tal senso.  Freud (1913-1914): l’analista deve restare
    impenetrabile come uno specchio, solo riflettere, deve avere freddezza di chirurgo,
    ma poi aggiunge che è necessario che egli stabilisca una profonda comunicazione
    interpersonale.
Margaret Little (1951) afferma che l’analista specchio è un mito, come è un mito l’idea di
    una persona totalmente analizzata.
L’idea di analista specchio riappare negli analisti kleinani e post kleiniani. Bion  invita
    gli analisti a sacrificare desideri e ricordi personali a favore della consocenza
    oggettiva.
                    Distanza/Vicinanza
   Un’altra componente importante dell’assetto relazionale dell’analista è la distanza che
   deve mantenere rispetto al paziente.


                                Distanza o vicinanza?

   La vicinanza serve a comprendere empaticamente,
   La distanza permette di vedere da lontano, quindi di avere una
   visione panoramica che stimola ad interpretare.


Rischio della freddezza.

L’analista deve quindi sapere trovare la giusta distanza col paziente, in modo di poter
    essere in quello stato di partecipe serenità emotiva che gli faciliti il lavoro
    psicoanalitico.
                                  Astinenza
Discorso molto delicato e complesso.

In chiave psicoanalitica la causa della malattia del nevrotico è stata una frustrazione ed i
    suoi sintomi hanno la funzione di soddisfacimenti sostitutivi.

Con l’eliminazione/spostamento dei sintomi si ripresenteranno (probabilmente) i
   desideri originari, ma il nostro compito non è quello di rispondere concretamente a
   queste richieste pulsionali.

L’analista cosa fa? Non risponde alle domande che il paziente gli rivolge, non dà i
    consigli che il paziente gli chiede, non offre soluzioni ai problemi, non cede alle
    seduzioni.

Frustrazione al posto della gratificazione. Sebbene è noto che un analista troppo
   frustrante crea nel paziente un persistente transfert negativo, mentre un analista
   troppo caldo e affettuoso dovrà confrontarsi con un prolungato transfert positivo e
   dipendente, senza che i suoi pazienti riescano ad esprimere ostilità o indipendenza.

E’ importante che l’analista riesca a oscillare, dosare e ritmare,
           Prima seduta e fase iniziale
Dalla prima seduta TUTTO è importante e va registrato, capito e al momento
   opportuno interpretato. Es. E’ in anticipo o in ritardo? Citofona diversamente? Mette
   la stessa cravatta dell’analista? Posso andare in bagno? Ecc.

“Problema” della stretta di mano. Si/no. Prima e dopo.  “Facciamo finta di neinte e
   amici come prima”

Fumare/bere in seduta? Arrivare “sballati” di droga in seduta?  lo psicoanalista
   dovrebbe sempre dimostrarsi una persona equilibrata e dotata di buon senso e di
   duttilità piuttosto che apparire solo un rigido sacerdote della psicoanalisi, perché
   anche con l’atteggiamento si possono trasmettere messaggi liberatori al paziente.

In caso di analisi classica  Resistenza al lettino?

Difficoltà alla regola fondamentale? Nelle prime sedute l’analista deve innanzitutto
    preoccuparsi di facilitare l’avvio del processo analitico, di riuscire a fare entrare il
    paziente nell’atmosfera della situazione analitica, che è una situazione inusuale, quindi
    potrà intervenire con chiarificazioni, commenti, e in misura limitata con le
    interpretazioni.
    Prima seduta e fase iniziale

Il primo sogno.
   Secondo molti analisti, il primo sogno contiene,
   condensati, tutti i temi principali che verranno
   sviluppati durante l’analisi.

Comunicazioni di realtà.
  Ad inizio o a fine seduta? Approcci diversi.

Appunti
Scrivere o non scrivere durante la seduta? Vis a vis versus
   lettino.
                              La regressione
    La regressione è un processo che il paziente compie inconsapevolmente percorrendo
    a ritroso le fasi dello sviluppo della sua personalità.

    La regressione è uno degli elementi fondamentali che consentono di fare psicoanalisi,
    perché mette in moto il processo analitico, permette di ricordare e rivivere esperienze
    passate e innesca lo sviluppo della nevrosi di transfert.

I fattori che promuovono la regressione sono insiti nelle particolarità della situazione
     analitica, la quale crea un clima atto ad attivare situazioni di tipo transferale. Questi
     fattori sono essenzialmente cinque:
1) Il recarsi dallo psicoanalista
2) L’essere accolto ( e nei casi di analisi classica fatto sdraiare sul lettino)
3) Il togliersi la maschera
4) La frustrazione continua indotta dall’astinenza
5) La deprivazione sensoriale e l’achetipo ipnosico
I primi due fattori rappresentano un invito, gli altri tre comportano sofferenza. Ora li
     approfondiremo in dettaglio.
                           La regressione
-Il recarsi dallo psicoanalista
    Questa prima decisione implica il riconoscimento di un bisogno d’aiuto e la
    consapevolezza di non farcela più da solo. Si mette, quindi in moto, un’accettazione
    di debolezza, di bisogno, e una correlata propensione alla dipendenza.


-L’essere accolto ( e nei casi di analisi classica fatto sdraiare sul
    lettino)
    L’essere accolto corrisponde ad una situazione di un bambino piccolo
    particolarmente amato e coccolato dalla propria madre (esperienza spesso non
    vissuta dai pazienti.


-Il togliersi la maschera
   Il paziente, andando in analisi, è come se avesse già compreso che non può più
   fingere di essere “normale”, equilibrato e “sano”. Deve guardare in faccia la verità su
   se stesso e affrontare le proprie parti mal funzionanti e immature
                         La regressione
-La frustrazione continua indotta dall’astinenza
       Di fatto la situazione analitica deve riattivare le frustrazioni: i silenzi
       rievocano nel paziente le domande senza risposta del suo passato e le
       caratteristiche del setting analitico si dimostrano un pungolo efficace a
       fargli rivivere regressivamente tutto ciò che gli è mancato


-La deprivazione sensoriale e l’archetipo ipnosico
   Stanza silenziosa, lo psicoanalista “invisibile e taciturno” – e si potrebbe
   aggiungere l’ambiente sempre uguale- sono secondo Menninger (1958) elementi
   sufficienti a creare una deprivazione sensoriale che induce regressione.

   Ipnosi del primo Freud è stata sostituita dall’invito ad associare liberamente, ma
   nel far questo il paziente tende a regredire e a sognare come se fosse in uno
   stato di sonno.
               La regressione
       Necessità di pilotare la regressione


Come già consigliava Freud (1918) l’analista deve saper
ben bilanciare e amministrare gli elementi gratificanti e
frustranti che inducono la regressione, facendo sì che
questa avvenga in modo naturale e tollerabile per il
paziente. Una regressione troppo rapida e profonda può
essere angosciante per il paziente e portare a
un’interruzione precoce del trattamento, viceversa una
regressione troppo lenta o superficiale può rendere
inefficae il lavoro analitico e creare una situazione di
stallo.
                                Resistenza
Il concetto di resistenza viene formulato da Freud (1892-1895) per indicare quella forza che
nel paziente si oppone al ricordo e quindi al trattamento. Più tardi Freud estese il concetto
di resistenza a quelle forze che si oppongono alla presa di coscienza di desideri e impulsi
inaccettabili. Le resistenze possono essere consce, preconsce e inconsce. Egosintoniche ed
egodistoniche.

In “Inibizione, sintomo e angoscia” (1915) Freud estese ulteriormente il campo della
resistenza individuandone 5 tipi:

1)Resistenza di rimozione
2) Resistenza di transfert (quella forza che si oppone al rivivere relazioni e conflitti passati
che la relazione di transfert con l’analista tende naturalmente a riattualizzare)
3) Resistenza da vantaggi secondari (quelle che si oppongono al cambiamento quando i
vantaggi derivanti dalla nevrosi sono appunto così “importanti” da non essere affatto
secondari.
4) Resistenza dell’Es (in cui l’Es si oppone a modificare le proprie modalità di espressione
delle pulsioni e tende sempre alla coazione a ripetere).
5) Resistenza del Super-Io (dovuta a un sentimento di colpa inconscio o a un bisogno di
autopunizione che ostacola ogni progresso del trattamento che provochi sollievo,
liberazione, gratificazione.
    Resistenza e differenze con
       meccanismi di difesa

Anna Freud (1936) ha portato un ulteriori contributo
studiando i vari meccanismi di difesa dell’Io e ponendo
l’accento sul fatto che essi rappresentano il modello a
cui si ispirano le resistenze.

Sebbene siano concettualmente da tenere distinti,
resistenza e meccanismi di difesa hanno in comune la
funzione di salvaguardare la stabilità, l’omeostasi, di
mantenere gli equilibri e gli adattamenti raggiunti Sono
perciò parte integrante e necessaria della personalità di
qualsiasi individuo.
        Resistenze al contratto


-Arrivare in anticipo o in ritardo alla seduta.

-Mancare delle sedute per dimenticanza o per motivi futili.

-Anticipare o prolungare le vacanze.

-Chiedere spostamenti o recuperi di sedute.

-Commettere errori o dimenticarsi il pagamento.
            Resistenze alla regola
               fondamentale

-Il silenzio
-Non sapere cosa dire
-Comunicazioni solo su di un piano di realtà
-assenza di comunicazioni emotive
-Non portare sogni
-Riferire sogni in modo prolisso e monotono
-Scrivere un sogno
               Resistenze al setting


-Difficoltà di sdraiarsi sul lettino
-Cercare di entrare in rapporto con l’analista come persona o di avere
   direttamente o indirettamente notizie sulla sua vita privata sono
   modalità per eludere la situazione analitica.
-Acting (che affronteremo in dettaglio in seguito)
Resistenze allo psicoanalista


2 esempi per tutti:

-Transfert erotico
-Transfert idealizzante

Dei quali parleremo tra poco
  Un materiale analitico importante
                                               Lapsus
I lapsus rappresentano la più elementare e nello stesso tempo la più clamorosa irruzione
     dell’inconscio nella memoria, nel linguaggio, negli scritti o negli atti di una persona.


                                                Sogni
“La strada maestra per l’inconscio”. Freud  tecnica delle libere associazioni non solo al sogno
    nel suo insieme, ma anche rispetto ai singoli elementi
Musatti  scomposizione del sogno
Oltre il sogno: come e quando si sogno in seduta.


                                               Acting
Atti che sostituiscono il pensare, il ricordare o il rivivere una determinata situazione in analisi.
In una cornice teorica bioniana  le esperienze sensoriali ed emozionali che non sono
     metabolizzate attrverso la funzione alfa vengono scaricate con l’agire.

Come mai alcuni pazienti agiscono più di altri?
Esempi di acting in ed acting out.
      Transfert e nevrosi di transfert
Il concetto di transfert nasce dall’esperienza clinica di Freud: egli stesso trovandosi ad essere
     oggetto di sentimenti amorosi da parte delle sue pazienti (Freud, 1911-1912) ebbe
     l’intuizione di comprendere che si trattava di un sentimento di altra origine trasferito su di
     lui. Freud inizialmente considerò il transfert una forma di resistenza, cioè che esso fosse
     utilizzato dalle pazienti per evitare il lavoro analitico.

Transfert: tra ripetizione e novità  Il transfert può essere infatti definito come uno
    spostamento di affetti dal paziente e/o da una persona della propria storia all’analista. Da
    questo punto di vista, il transfert - in quanto riattivazione del passato – è, in un certo modo,
    anche ripetizione che presuppone una regressione. Anche se rivivere affetti del passato
    sull’analista costituisce un’ “illusione” (Sandler et al., 1963) che conferisce alla relazione con
    l’analista un carattere fittizio di “come se”, il paziente tende per lo più a vivere ciò che prova
    per l’analista come appropriato alla situazione e alla persona presente.

Il transfert perciò è anche una “metafora nuova” (Schafer, 1983) poiché permette, non una
     semplice ripetizione del passato, ma il rivivere un momento passato in modo nuovo,
     creativo, “per la prima volta” esprimendo ciò che era rimasto del tutto o in parte inespresso.
Il transfert: alcune questioni aperte
Il transfert è, quindi, un fenomeno estremamente complesso che permea tutta la relazione
     analitica e che deve costituire oggetto di costante attenzione da parte dell’analista.
Mentre su questo atteggiamento di attenzione c’è convergenza di opinioni da parte di tutti gli
     analisti, profonde sono le divergenze che esistono in merito ad un’importante questione:

A  L’intera relazione analista-paziente può essere considerata transfert? (come sostengono
    alcuni autori ad esempio Klein, 1932; Meltzer, 1967; Rosenfeld, 1965)
B  Accanto alla relazione transferale esiste una relazione non fittizia, non regressiva e non
    ripetitiva che consente l’instaurarsi dell’ “alleanza di lavoro, quale ad esempio può essere
    quella che si stabilisce durante il contratto o in altri momenti dell’analisi? (Fenichel, 1941;
    Zetzel, 1956; Stone, 1961; Greenson, 1969; Sandler et al., 1973)
E’ evidente che seguendo o l’una o l’altra delle due strade l’approccio interpretativo sarà assai
    diverso:
A  Nel primo caso vi sarà un uso massiccio e continuo di interpretazioni di transfert relative a
    tutti i momenti relazionali
B  Nel secondo caso le interpretazioni di transfert saranno limitate a quelle dinamiche
    relazionali decisamente regressive, ripetitive, fittizie e illusorie.
E’ comunque necessario tener presente, per non incorrere in errori di interpretazione, che talora
    le reazioni emotive del paziente possono essere una risposta ad atteggiamenti reali
    dell’analista e non dovute a spostamento e ripetizione.
                    Il transfert: tipologie
Generalmente il transfert viene distinto in:

POSITIVO  se contrassegnato da sentimenti di amore e di alleanza
NEGATIVO  se contrassegnato da sentimenti di odio e di opposizione

Certamente per l’analista risulta più facile e per certi aspetti tranquillizzante lavorare con un
    paziente in transfert positivo, ma la relazione idilliaca prolungata non permette spesso di
    affrontare le problematiche più drammatiche che, in quanto tali, possono esprimersi
    compiutamente solo attraverso un transfert negativo.
Un’analisi che proceda “regolarmente” sarà contrassegnata dall’alternarsi dei due tipi di transfert:
    un trattamento che non abbia approfondito tutti gli aspetti del transfert (positivi e negativi)
    non può considerarsi completo, e quindi riuscito.
                     Il transfert: tipologie
TRANSFERT SEMPRE POSITIVO
Un transfert prevalentemente sempre positivo è caratteristico dei pazienti che hanno vissuto la
   deprivazione di un importante oggetto d’amore e che pertanto cercano di recuperarlo nella
   relazione transferale, stando molto attenti a non attaccarlo. In questi casi l’analista non potrà
   seguire solamente la via più facile di offrirsi come oggetto vicariante, sostitutivo ma dovrà
   badare a cogliere e sottolineare i minimi segnali che permettano di individuare e interpretare
   le sottostanti delusioni o il risentimento verso l’oggetto perduto;

TRANSFERT POSITIVO BASATO SULL’IDENTIFICAZIONE CON L’ANALISTA
Altrettanto falsificanti possono essere il transfert positivo basato sull’identificazione con
    l’analista, che spesso nasconde un’identificazione con l’aggressore, se l’analista rappresenta
    per il paziente una figura potente e temuta;

TRANSFERT IDEALIZZANTE
Questo tipo di transfert nasconde spesso una certa dose di sottostante persecuzione. Kohut
   (1984) ha approfondito la relazione transferale idealizzante, individuandone le differenti
   modalità di espressione in rapporto all’oggetto-Sé e indicando anche le modalità tecniche
   per analizzarla.
                       Il transfert: tipologie
TRANSFERT EROTICO
Si tratta di una forma transferale particolare che sviluppano soprattutto alcune pazienti di sesso
     femminile nei confronti di un analista di sesso maschile. Si tratta generalmente di pazienti con
     problematiche isteriche e depressive che hanno la necessità di vivere una relazione concreta
     con l’oggetto d’amore per raggiungere una conferma narcisistica delle loro capacità seduttive e
     mantenere, quindi, un legame anche fisico con l’oggetto che allontani lo spettro della
     separazione e del lutto. Questo tipo di transfert, che in apparenza si presenta con caratteristiche
     marcatamente positive, in realtà si rivela negativo sia per il lavoro analitico, che tende ad essere
     emarginato, sia per l’insght, sul quale prevalgono fantasie di passaggio all’atto o acting veri e
     propri nei confronti dell’analista;

“RESISTENZE TRANSFERALI” (Greenson, 1967)
Costituiscono in effetti alterazioni della relazione analitica che si è incerti se classificare come
    transfert o come semplici resistenze. Si tratta di altri tipi di relazione transferale in cui il
    paziente cerca di sedurre l’analista, con modalità anche non erotiche, per far sì che diventi colui
    che soddisfa desideri e bisogni diversi da quelli dell’analisi. Una classica resistenza transferale è
    l’atteggiamento sempre ragionevole, razionale, che non esprime nessuna emozione, tipico di
    quei pazienti che vogliono mostrarsi “normali”;
                       Il transfert: tipologie
TRANSFERT LATERALI
Un fenomeno che frequentemente può essere osservato in analisi è che il paziente stabilisca dei
   transfert laterali, cioè che si crei degli interlocutori diversi dall’analista con cui confidarsi,a cui
   rivolgersi per cure alternative o con cui vivere situazioni emotive che hanno chiaramente a che
   fare con l’analisi ma che vengono vissute al di fuori di essa. E’ necessario che l’analista si
   preoccupi di comprendere il motivo di questi movimenti centrifughi e di riportare il tutto
   all’interno dell’analisi: parti importanti del paziente, esprimendosi altrove, restano scisse e
   potrebbero impedire l’integrazione necessaria al buon esito dell’analisi.
     La nevrosi di transfert: differenti
        atteggiamenti degli analisti
Opportunamente posso essere distinte:

A  RELAZIONE DI TRANSFERT: in questo caso il paziente pur manifestando interesse,
   curiosità e impegno per l’analisi, non vive totalmente immerso nell’universo dell’analisi

B  NEVROSI DI TRANSFERT: il paziente è totalmente concetrato nella situazione analitica e
   l’analista rappresenta il centro del suo universo. Il paziente non solo rivive ciò che è stato, ma
   esprime ciò che avrebbe voluto essere e ciò che fin da allora è rimasto inespresso.

La nevrosi di transfert rappresenta quindi il momento fondamentale, il nucleo più
    “caldo”dell’analisi di ogni paziente.
Diversificate sono le tecniche che gli analisti utilizzano per favorire, maneggiare e risolvere le
    nevrosi di transfert: se tutti sono concordi nel ritenere che è compito dell’analista favorirne lo
    sviluppo, per poter appunto arrivare ad affrontare il nucleo centrale delle problematiche del
    paziente, alcuni però sostengono l’utilità di lasciare che essa si manifesti liberamente, altri
    invece raccomandano di tenerla sotto stretto controllo e di favorirne al più presto la
    risoluzione.
                                   Controtransfert
Per Freud  un ostacolo
Freud parla per la prima volta di controtransfert “influsso dei sentimenti inconsci del paziente sul
    medico” (1910) considerandolo un ostacolo al trattamento analitico e suggerendo che l’analista
    lo risolva tramite l’autoanalisi.

In “Analisi terminabile e interminabile” (1937) raccomanda che gli analisti riprendono la propria
    analisi personale ogni 5 anni.


Per la psicoanalisi attuale  una risorsa

Percorso parallelo al transfert.

Definizione di Sandler (1973) “l’insieme delle reazioni emotive che l’analista prova nel corso
    dell’analisi quale risposta specifica a un dato paziente.

Winnicott (1947) fu il primo ad utilizzarlo. Ma in letteratura furono Paula Heimann (1950) e
   Margaret Little (1951) che ne sottolinearono ampiamente il valore e l’uso. SecondoMoney-
   Kyrle (1956) l’empatia non è altro che “normale controtransfert”
                      Conclusione dell’analisi
                      Interruzione dell’analisi
Possibili criteri:
1) Il paziente non deve più soffrire di sintomi o di inibizioni di qualsiasi genere
2) Il paziente deve aver raggiunto la capacità di stabilire relazioni oggettuali
   soddisfacenti, mature, deve essere capace di creatività e di gioco, ma nello stesso
   tempo deve essere in grado di saper gestire la propria e altrui aggressività e di
   tollerare le frustrazioni.
3) Migliore armonia tra Io, Es e Super-Io




a) Fine dell’analisi e ultima seduta  elementi portati dal paziente  procedure vis a
    vis
b) Fine delle analisi interminabili


-Interruzioni precoci/abbandoni
-Interruzioni ad analisi avanzata
-Fuga nella guarigione

								
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