esercizi

Document Sample
esercizi Powered By Docstoc
					                        Esercizi per il Corso di Scienza delle Finanze
                                         a.a. 2010/11

                                        Esercizi sull’Iva


Esercizio 1
L’impresa “Gatta ci cova”, nel 2010
       - acquista un bene di investimento per 1450
       - ha spese per personale per 1240
       - produce e vende un bene dal valore di 3800
       - ha ammortamenti per 450
       - acquista un bene intermedio per 470
       - ha spese per interessi passivi per 130
       Tutti gli importi sin qui forniti non sono comprensivi di Iva

       Calcolare l’Iva a debito, l’Iva a credito e l’Iva versata dall’impresa “Gatta ci cova”,
       nell’ipotesi che l’Iva sia applicata con un’aliquota uniforme del 20% e che le modalità
       di applicazione dell’Iva siano quelle previste dalla normativa italiana.


Esercizio 2

L’impresa Alfa, che non ha spese per acquisti, vende all’impresa Beta un bene intermedio per
300. L’impresa Beta a sua volta vende all’impresa Gamma un bene di investimento,
ammortizzabile in 3 anni, al prezzo di 450. Infine, l’impresa Gamma vende al dettaglio un
bene del valore di 700. Tutti i valori monetari sono al netto dell’Iva. Se l’aliquota dell’Iva è
pari al 10% per tutti i beni e servizi, calcolate l’Iva a credito e a debito in ciascuna fase, nei
due casi di Iva tipo reddito lordo, e Iva tipo consumo.


Esercizio 3

Nell’anno t:
- l’impresa A produce, in un processo verticalmente integrato e del tutto indipendente dalle
altre imprese un bene di investimento, del valore di 2400. Tale bene è venduto all’impresa B;
- l’impresa C produce, in un processo verticalmente integrato e del tutto indipendente dalle
altre imprese, un bene intermedio di 1300 e lo vende all’impresa B;
- l’impresa B produce un bene di consumo finale, che vende direttamente al consumatore
finale a 1900.

Nell’ipotesi che l’Iva sia applicata in Italia con un’aliquota del 20%:
calcolate l’Iva versata da ciascuna impresa, applicando la normativa vigente in Italia.


Esercizio 4

Si consideri uno scambio di beni e servizi fra due soggetti, residenti in paesi diversi, entrambi
soggetti passivi dell'Iva: un'impresa estera che esporta il bene e un'impresa nazionale che lo



                                                                                                1
importa e si occupa della sua distribuzione. Spiegare perché, in tale caso, anche in assenza di
armonizzazione, il passaggio dal principio di destinazione al principio di origine,
nell'applicazione dell'Iva, non determina distorsioni nelle scelte dei consumatori finali
relativamente al mercato (nazionale o estero) in cui effettuare l'acquisto. Mostrare inoltre che
nei due casi è diversa la ripartizione del gettito fra il paese dell’esportatore e il paese
dell’importatore.
Si supponga in particolare che l’impresa estera A produca il bene e lo venda ad un valore
finale di 100, e che tale bene venga importato da un’impresa B che lo rivende a 105. Le
aliquote di imposta Iva siano, rispettivamente, il 10% all’estero e il 15% nel paese
importatore.


                                   Soluzioni esercizi sull’Iva


Soluzione esercizio 1

Molti dei dati forniti dall’esercizio non hanno alcuna rilevanza ai fini del calcolo dell’Iva.

L’Iva a debito è pari a 0,20x3800 = 760 (Iva dovuta sui ricavi)
L’Iva a credito è uguale a 0,20 x 470 + 0,20x1450 = 384 (Iva che era stata pagata su acquisti
di beni intermedi e di investimento)

L’Iva da versare è quindi pari a 376 (differenza fra Iva a debito e Iva a credito)


Soluzione esercizio 2

                           Alfa               Beta      Gamma        Totale
Iva tipo reddito lordo (VAL):
Iva a credito              0                  30             0
Iva a debito               30                 45             70
Iva da versare             30                 15             70      115=10% del VAL (1150)

Iva tipo consumo:
Iva a credito                  0              30             45
Iva a debito                  30              45             70
Iva da versare                30              15             25      70
                                                                     =10% del consumo (700)



Soluzione esercizio 3

Nel caso in cui l’Iva sia prelevata secondo la normativa vigente in Italia

Impresa A:
      Iva a credito: 0
      Iva a debito: 480



                                                                                                 2
         Iva da versare: 480
impresa B:
         Iva a credito: 480+260=740
         Iva a debito: 380
         Iva da versare: -360
impresa C:
         Iva a credito: 0
         Iva a debito: 260
         Iva da versare: 260
L’Iva complessivamente incassata dallo Stato ammonta a 480+260-360=380, che corrisponde
al 20% del valore del bene di consumo prodotto dalla impresa B. L’Iva applicata in Italia è
infatti un’imposta sul valore aggiunto “tipo consumo”




Soluzione esercizio 4

1) Applicazione del principio di destinazione.
Se si applica il principio di destinazione il bene non subisce alcun prelievo nel paese
esportatore, mentre viene assoggettato all’Iva del paese importatore. Si applica l’aliquota di
tale paese al valore delle importazioni: 15% di 100= 15, pagate dall’importatore.
L’importatore rivende il bene a 105, applicando e facendo pagare al consumatore finale l’Iva
del 15%: 15% di 105 = 15,75. Egli calcolerà poi l’Iva da versare come differenza fra l’Iva a
debito, 15,75, e l’Iva a credito, 15 (versata al momento dell’importazione). Verserà quindi
0,75.
Complessivamente il consumatore finale sopporta un onere di 15,75, e lo stato importatore
incassa 15,75.

2) Applicazione del principio dell’origine.
Se si applica il principio dell’origine l’esportatore venderà il bene a 100, più l’Iva del 10%,
pari a 10, per la quale si rivarrà sull’acquirente (l’impresa importatrice, B).
L’importatore rivende il bene a 105, applicando e facendo pagare al consumatore finale l’Iva
del 15%: 15% di 105 = 15,75. Egli calcolerà poi l’Iva da versare come differenza fra l’Iva a
debito, 15,75, e l’Iva a credito,10 (versata dall’esportatore all’erario del suo paese). Verserà
quindi 5,75.
Complessivamente il consumatore finale sopporta un onere di 15,75, esattamente come nel
caso precedente. Il passaggio dall’uno all’altro principio non comporta quindi distorsioni nelle
scelte dei consumatori finali relativamente al mercato (nazionale o estero) in cui effettuare
l’acquisto.
 Ci sono però effetti sulla distribuzione del gettito che non affluisce più integralmente allo
stato importatore. In particolare, lo stato esportatore incasserà 10 e lo stato importatore
incasserà 5,75.




                                                                                              3

				
DOCUMENT INFO
Shared By:
Categories:
Tags:
Stats:
views:87
posted:8/25/2011
language:Italian
pages:3