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Trattamento fiscale degli ETF - Finanzaonline

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Trattamento fiscale degli ETF - Finanzaonline Powered By Docstoc
					                                 La fiscalità e gli ETF
In Italia, gli ETF sono sottoposti alla tassazione fiscale tipica degli Organismi d’Investimento
Collettivo del Risparmio (OICR).
Data la loro continua negoziazione in borsa, che comporta una usuale discrepanza tra prezzo dello
strumento ed il suo Net Asset Value (NAV), è stato necessario suddividere i guadagni derivanti dalla
loro compravendita in due tipologie di reddito:

   1. redditi da capitale: ottenuti dall’incremento di valore attuale netto delle quote e dagli
      eventuali dividendi percepiti.
   2. redditi diversi: ottenuti dalle plusvalenze o minusvalenze derivanti dalla differenza tra i
      prezzi di compravendita dell’ETF ed il Nav delle quote.

I redditi da capitale sono determinati dalla differenza tra il NAV dell’ETF al momento della
vendita ed il NAV dell’ETF al momento dell’acquisto (differenza anche detta “delta NAV”).
Se le operazioni di acquisto e di vendita hanno luogo in una singola giornata, il NAV sarà pari a
zero; se invece hanno luogo in giorni diversi, si provvederà a calcolare la media ponderata per il
numero di quote dei rispettivi NAV. Nel caso di distribuzione di dividendi, inoltre, questi ultimi
contribuiscono alla formazione del reddito di capitale.
Ponendo il Net asset value del giorno della vendita pari a “NAVv” e il Net asset value del giorno
d’acquisto pari a “NAVa”, avremo in formula:
                              Reddito da capitale = (NAVv – NAVa)

I redditi diversi, si ottengono invece sottraendo alla differenza tra prezzo di vendita e di acquisto
dell’ETF il delta NAV, ossia i redditi da capitale.
Anche in questo caso, se le quote sono frutto di operazioni svolte sull’arco di più giorni, si
provvederà a calcolare un prezzo medio di acquisto ponderato per il numero di quote possedute
dall’investitore.
Ponendo il prezzo di vendita pari a “Pv” ed il prezzo d’acquisto pari a “Pa”, avremo in formula:
                          Reddito diverso = (Pv – Pa) – (NAVv – NAVa)


Per illustrare queste due tipologie di reddito con un esempio numerico, supponiamo di acquistare
un ETF al prezzo di 10€ e con NAV pari a 9,6€ e di rivenderlo il giorno successivo al prezzo di
12€ e con un NAV pari a 11€.
Il reddito da capitale sarà pari alla differenza tra il NAV del giorno di vendita ed il NAV del giorno
di acquisto ossia 11 – 9,6 = 1,4.
Il reddito diverso, sarà invece pari alla differenza tra prezzi di vendita e d’acquisto meno il delta
del NAV ossia (12-10) - (11-9,6) = 0,6.
Da notare come nel caso in cui la differenza tra i NAV porti ad un valore negativo, il reddito da
capitale si assumerà pari a zero.
Queste due tipologie di redditi (redditi da capitale e redditi diversi) possono essere soggette a
differenti tipi di tassazione in funzione di due aspetti:
      l’armonizzazione o meno dell’ETF
      il regime fiscale a cui è sottoposto l’investitore.

Gli ETF si possono infatti distinguere in ETF di diritto estero armonizzati, ETF di diritto italiano ed
ETF di diritto estero non armonizzati.
Sono armonizzati tutti gli ETF quotati a Milano e lo sono la maggior parte di quelli quotati nei
Paesi dell’area euro.
Non sono armonizzati invece tutti gli ETF che sono trattati al di fuori dell’Unione Europea.


Prima di proseguire, occorre sottolineare come i fondi di diritto italiano risultino enormemente
penalizzati dalla tassazione a cui sono soggetti. Questi infatti sono tassati quotidianamente
sull’incremento di valore del fondo, indipendentemente dall’effettiva realizzazione di capital gains.
Proprio per questo motivo non esistono al momento ETF di diritto italiano; nel trattare la fiscalità di
questi strumenti, saranno analizzati dunque solamente i casi di “ETF armonizzati” e “non
armonizzati”.
Per capire se un ETF è o meno armonizzato, sarà necessario leggere il suo prospetto informativo.
Per semplificare, possiamo comunque sottolineare come tutti gli ETF attualmente quotati su Borsa
Italiana siano armonizzati, lo possano essere o meno quelli quotati su altre borse europee e siano
generalmente non armonizzati quelli quotati negli U.S.A.
Per quanto riguarda il regime fiscale a cui può essere sottoposto l’investitore, possiamo distinguerne
tre tipologie:
   1. Regime del risparmio amministrato: il cliente provvede personalmente a scegliere gli
      investimenti da effettuare, ma gli adempimenti fiscali vengono delegati alla banca, che
      agisce come sostituto d’imposta.
   2. Regime dichiarativo: il cliente che scelga questo regime fiscale provvederà di persona sia
      alla scelta degli investimenti sia agli adempimenti fiscali, riportando nella sua dichiarazione
      dei redditi le eventuali plusvalenze o minusvalenze realizzate.
   3. Regime del risparmio gestito: il cliente delega a una banca o a una società d’investimento
      sia la scelta degli investimenti da effettuare sia lo svolgimento degli adempimenti fiscali.


Nel caso di regime di risparmio amministrato, l’intermediario effettua automaticamente una
ritenuta fiscale a titolo d’imposta del 12,5% sia sui redditi di capitale e i proventi periodici, sia sui
redditi diversi al netto di eventuali minusvalenze. L’investitore è dunque assolto da qualunque onere
e non è tenuto a riportare nulla in dichiarazione dei redditi.
Nel caso di regime dichiarativo, l’intermediario applicherà una ritenuta del 12,5% solamente su
redditi di capitale e proventi periodici. L’investitore sarà invece tenuto a indicare in dichiarazione
dei redditi i redditi diversi, che saranno sottoposti ad un'aliquota marginale Irpef.
Per quanto riguarda il caso del regime di risparmio gestito, sia i redditi di capitale sia i redditi
diversi andranno a formare ogni anno il risultato di fine periodo e saranno pertanto soggetti ad
un’imposta sostitutiva pari al 12,5%.
In questo tipo di regime fiscale, sia i redditi di capitale che quelli diversi possono essere
compensabili, nel regime amministrato invece, soltanto i redditi diversi possono essere compensati
con eventuali minusvalenze.
Passiamo ora ad analizzare le modalità di tassazione in presenza di ETF non armonizzati.
Nel caso di regime amministrato, la banca applicherà una ritenuta del 12,5% sui capital gains a solo
titolo d’acconto; tali redditi dovranno infatti essere poi indicati nella dichiarazione dei redditi e
saranno soggetti ad aliquota marginale Irpef.
Per quanto riguarda invece il regime dichiarativo, viene applicata come acconto una ritenuta pari al
12,5% solamente per i redditi da capitale che saranno comunque indicati in dichiarazione dei redditi
e soggetti ad aliquota marginale. I redditi diversi non sono soggetti a imposte sostitutive ma vanno
indicati anch’essi in dichiarazione dei redditi.
Infine, nel caso del regime del risparmio gestito, i redditi da capitale non partecipano a formare il
risultato di fine periodo ma sono soggetti a una ritenuta del 12,5% come acconto. Partecipano
invece alla formazione del risultato finale di periodo i redditi diversi, soggetti a un’imposta
sostitutiva pari al 12,5%.


Differenti regimi di tassazione in presenza di ETF armonizzati

Tipo di regime        Regime amministrato Regime dichiarativo Regime gestito

                      Ritenuta fiscale a                      Concorrono a formare
                                             Ritenuta del 12,5%
                      titolo d’imposta del   da parte         il risultato finale di
                      12,5% da parte         dell’intermediario.
                                                              periodo e sono
                      dell’intermediario.                     soggetti ad imposta
Redditi da capitale
                                          Nessuna indicazione sostitutiva del 12,5%.
                     Nessuna indicazione in dichiarazione dei
(compresi dividendi)
                     in dichiarazione dei redditi.
                     redditi.




                      Ritenuta fiscale a   Sono da indicare in     Concorrono a formare
                      titolo d’imposta del dichiarazione dei       il risultato finale di
                      12,5% da parte       redditi da parte        periodo e sono
                      dell’intermediario.  dell’investitore e      soggetti ad imposta
                                           sono soggetti ad        sostitutiva del 12,5%.
Redditi diversi
                      Nessuna indicazione aliquota marginale
                      in dichiarazione dei Irpef.
                      redditi




Differenti regimi di tassazione in presenza di ETF non armonizzati
                      Regime
Tipo di regime                              Regime dichiarativo Regime gestito
                      amministrato

                      Ritenuta a titolo    Ritenuta a titolo di Non concorrono a
                      d’acconto del 12,5%  acconto del 12,5% da formare il risultato di
                      da parte             parte                 fine periodo e sono
                      dell’intermediario.  dell’intermediario. soggetti ad una
Redditi da capitale
                                                                 ritenuta a titolo di
                     Sono da indicare in Sono da indicare in acconto del 12,5%
(compresi dividendi)
                     dichiarazione dei     dichiarazione dei
                     redditi e soggetti ad redditi e soggetti ad
                     aliquota marginale aliquota marginale
                     Irpef.                Irpef.

                      Ritenuta a titolo    Non sono soggetti a     Partecipano alla
                      d’imposta del 12,5% nessuna ritenuta a       formazione del
                      da parte             titolo di acconto.      risultato di fine
                      dell’intermediario.                          periodo e sono
Redditi diversi                            Sono da indicare in     soggetti ad imposta
                      Nessuna indicazione dichiarazione dei        sostitutiva pari al
                      in dichiarazione dei redditi e soggetti ad   12,5%.
                      redditi.             aliquota marginale
                                           Irpef.




Per quanto concerne i redditi di capitale, occorre notare come in presenza di delta NAV
negativo la perdita risultante dall’operazione non possa essere dedotta in futuro.
Nel caso degli ETF, è infatti possibile portare in compensazione solamente i redditi diversi. Le
eventuali minusvalenze derivanti dai redditi diversi possono essere compensate con le eventuali
plusvalenze realizzate in futuro (nell’arco di quattro anni), ma non possono venire bilanciate con
proventi realizzati dai redditi di capitale.
Infine, per quanto concerne l’impatto fiscale sulle diverse tipologie d’investimento, va notato come
la strategia migliore consista nel detenere i titoli il più a lungo possibile (effettuando quindi un
investimento volto al lungo termine). Ritardando il più a lungo possibile il momento della
tassazione, è infatti possibile ottenere rendimenti aggiuntivi dai flussi di cassa che in caso di
imposte sarebbero venuti a mancare.
È importante sottolineare che chi effettua operazioni di trading sugli ETF nell’arco di una
sola giornata è particolarmente avvantaggiato.
In questo caso, essendo il NAV un valore fisso per l’intero arco della giornata, avremo sempre
un delta NAV pari a zero. Gli unici proventi da considerare saranno quelli derivanti da redditi
diversi, soggetti ad un’imposta del 12,5% ma compensabili con eventuali minusvalenze
pregresse o future.