POLITICA INDUSTRIALE

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POLITICA INDUSTRIALE Powered By Docstoc
					                                   POLITICA INDUSTRIALE
                               POLITICA DEI TRASPORTI




                                         SOMMARIO




3.1.     Settore siderurgico: 3.1.1 La Commissione lancia un progetto pilota per
sostenere le PMI innovative nelle regioni carbonifere e siderurgiche. 3.2. Settore
dei trasporti: 3.2.1 Entra in vigore l’accordo sul trasporto stradale e per ferrovia
con la Svizzera; 3.2.2 La Commissione avvia la procedura d’infrazione contro alcune
disposizioni della normativa italiana in materia di servizi di lavoro aereo; 3.2.3 Due
nuove proposte per la sicurezza dei traghetti. 3.3. Settore automobilistico: 3.3.1
Il   Consiglio    decide   sulla    compatibilità   degli   aiuti   concessi   nel   2000   agli
autotrasportatori italiani, francesi e olandesi; 3.3.2 Pubblicata la direttiva sull’orario di
lavoro    degli   autotrasportatori.        3.4.    Settore     delle    telecomunicazioni,
dell’elettronica e dell’informatica: 3.4.1 Definitivamente approvato il pacchetto
“Telecom”; 3.4.2 Prosegue il processo di liberalizzazione dei servizi postali; 3.4.3
Pubblicata la normativa per la realizzazione del nome di dominio Internet “eu”. 3.5.
Ricerca: 3.5.1 Proposta per un nuovo sistema informatico per il VI Programma
quadro; 3.5.2 Verso la proroga dell’attuale regime comunitario sugli aiuti di Stato nel
settore della ricerca; 3.5.3 Eurostat conferma il forte squilibrio delle spese per la
ricerca nelle diverse aree dell’Unione. 3.6. Piccole e medie imprese: 3.6.1 Diffusi
i risultati di un’analisi della Commissione sui servizi di sostegno alle piccole e medie
imprese; 3.6.2 In discussione la possibilità di modificare le disposizioni bancarie
(accordo di Basilea) per il finanziamento delle PMI. 3.7. Segnalazioni.




3.1. SETTORE SIDERURGICO
3.1.1 LA COMMISSIONE LANCIA UN PROGETTO PILOTA PER SOSTENERE LE PMI
INNOVATIVE NELLE REGIONI CARBONIFERE E SIDERURGICHE


La Commissione ha adottato un progetto pilota che ha come obiettivo la creazione di
piccole e medie imprese (PMI) nelle regioni carbonifere e siderurgiche dell’Unione
europea.
Si tratta di un progetto pilota limitato, per ora, a Belgio (Vallonia), Francia, Germania
(Dortmund) e Regno Unito; con una dotazione di € 2 milioni, il sostegno intende
continuare l’opera di riconversione delle regioni precedentemente beneficiarie dei
prestiti CECA.
La Commissione si propone, con questa iniziativa, di verificare l’eventualità di
estendere tale tipo di intervento a tutti gli Stati membri dell’Unione europea ed ai
Paesi candidati.


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3.2. SETTORE DEI TRASPORTI


3.2.1 ENTRA IN VIGORE L’ACCORDO SUL TRASPORTO STRADALE E PER FERROVIA
CON LA SVIZZERA


L’accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera sul trasporto di merci
e di passeggeri su strada e per ferrovia entro in vigore in data 1° giugno 2002 (Per
un quadro riassuntivo del contenuto dell’accordo cfr. Euroregione di Aprile 1999,
punto 3.2.1).
Come è noto, tale accordo fa parte di un gruppo di sette accordi, firmati nel giugno
1999, concepiti per entrare in vigore e per cessare di applicarsi contemporaneamente
sei mesi dopo il ricevimento della notifica di mancato rinnovo o di denuncia
concernente uno di essi.
La decisione che permette l’entrata in vigore ed il testo dei trattati sono pubblicati
sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee n. L 114 del 30 aprile 2002; oltre al
trasporto stradale e per ferrovia gli accordi riguardano:
- la libera circolazione delle persone
- il trasporto aereo
- il commercio di prodotti agricoli
- il reciproco riconoscimento in materia di valutazione della conformità
- alcuni aspetti degli appalti pubblici
- la cooperazione scientifica e tecnologica.
Segnaliamo che sono già avviati i negoziati per concludere accordi sulla fiscalità del
risparmio e sull’evasione; la Commissione ha, poi, chiesto al Consiglio l’autorizzazione
per associare la Svizzera all’accordo di Schengen e potenziare la collaborazione in
materia di asilo, servizi ed audiovisivo.


                                   ***** *** *****


3.2.2 LA COMMISSIONE AVVIA LA PROCEDURA D’INFRAZIONE CONTRO ALCUNE
DISPOSIZIONI DELLA NORMATIVA ITALIANA IN MATERIA DI SERVIZI DI LAVORO
AEREO


La Commissione ha avviato formalmente, con un “parere motivato”, la procedura
d’infrazione contro l’Italia per la nostra legislazione in materia di lavoro aereo.
Rientrano in tale settore le riprese fotografiche aeree, le trasmissioni di gare
agonistiche, ecc.
La legge italiana condiziona lo svolgimento di tali attività al conseguimento di una
licenza riservata alle società iscritte nei registri aeronautici italiani, in possesso di un
attestato di idoneità rilasciato dal Registro aeronautico.
La Commissione chiede che questa normativa venga modificata in quanto
incompatibile con la libera circolazione dei servizi e non ritiene sufficiente che dal
1999, tramite una circolare, le imprese non stabilite in Italia godano della possibilità
di ottenere un’autorizzazione temporanea che consente loro di lavorare senza dover
adempiere alle incombenze per avere la licenza. Secondo la Commissione un principio
cardine del sistema comunitario, quale deve essere la libera prestazione dei servizi,
deve avere maggiore certezza giuridica.
Il parere motivato evidenzia, anche, che la legge attuale non permette l’iscrizione nei
registri aeronautici italiani per aerei già iscritti in altri Stati; questo esclude a priori
l’idoneità per il conseguimento della licenza obbligatoria.


                                   ***** *** *****


3.2.3 DUE NUOVE PROPOSTE PER LA SICUREZZA DEI TRAGHETTI


La Commissione ha recentemente presentato due nuove proposte di direttive sulla
sicurezza dei traghetti.
Si tratta di un adeguamento della normativa comunitaria all’accordo di Stoccolma,
stipulato dopo il naufragio del traghetto Estonia tra Danimarca, Finlandia, Germania,
Irlanda, Olanda, Svezia, Regno Unito e Norvegia. Le nuove norme tecniche
dovrebbero consentire tempi più lunghi per il salvataggio, assicurando maggior
stabilità al traghetto prima dell’affondamento definitivo.
Nel presentare le proposte il commissario Loyola de Palacio ha sottolineato i risultati
raggiunti per la sicurezza marittima, dichiarando quasi completata la strategia
comunitaria in materia.


                                   ***** *** *****


3.3. SETTORE AUTOMOBILISTICO


3.3.1 IL CONSIGLIO DECIDE SULLA COMPATIBILITA’ DEGLI AIUTI CONCESSI NEL
2000 AGLI AUTOTRASPORTATORI ITALIANI, FRANCESI ED OLANDESI
All’inizio di maggio, il Consiglio ha deciso all’unanimità sulla compatibilità con il
mercato comune degli aiuti che Italia, Francia e Paesi Bassi hanno accordato, nel
2000, ai loro autotrasportatori. In questione vi erano gli sgravi fiscali concessi sul
gasolio per uso professionale che i tre Stati giustificavano come misura resasi
necessaria dall’aumento del prezzo del petrolio, registrato alla fine dell’anno
interessato.
La decisione del Consiglio evita che i tre Paesi possano essere oggetto di procedura
d’infrazione da parte della Commissione. E’ questa, infatti, la procedura prevista
all’art. 88,2 del Trattato CE: uno Stato membro, in circostanze eccezionali, può
chiedere l’intervento del Consiglio che deve deliberare all’unanimità sulla compatibilità
dell’aiuto.
Segnaliamo che in seno al Consiglio, la decisione sugli autotrasportatori sembrava
essere ostacolata da Austria e Germania ma anche tali resistenze alla fine sono state
superate.


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3.3.2      PUBBLICATA     LA    DIRETTIVA      SULL’ORARIO       DI    LAVORO       DEGLI
AUTOTRASPORTATORI


Come anticipato sullo scorso numero di Euroregione (cfr. punto 3.3.1) si è
definitivamente concluso l’iter della direttiva concernente l’organizzazione dell’orario
di lavoro delle persone che effettuano operazioni mobili di autotrasporto.
Il testo è pubblicato sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee n. L 80 del 23
marzo 2002; data la rilevanza del risultato raggiunto ne riportiamo qui di seguito una
sintesi.
Scopo della direttiva è stabilire prescrizioni minime in materia di organizzazione
dell’orario di lavoro per migliorare la tutela della salute e della sicurezza delle persone
che effettuano operazioni mobili di autotrasporto, per migliorare la sicurezza stradale
e ravvicinare maggiormente le condizioni di concorrenza.
La direttiva si applica ai lavoratori mobili alle dipendenze di imprese stabilite in uno
Stato membro che partecipano ad attività di autotrasporto contemplate dal
regolamento (CEE) n. 3820/85 oppure, in difetto, dall’accordo AETR.
La direttiva si applica agli autotrasportatori autonomi a decorrere dal 23 marzo 2009.
- Durata massima settimanale della prestazione di lavoro
Gli Stati membri provvedono affinché:
a) la durata media della settimana lavorativa non superi le quarantotto ore. La durata
massima della settimana lavorativa può essere estesa a sessanta ore solo se su un
periodo di quattro mesi la media delle ore di lavoro non supera il limite di
quarantotto ore settimanali. L’articolo 6, paragrafo 85 e, se del caso, l’articolo 6,
paragrafo 1, quarto comma dell’accordo AETR, prevalgono sulle disposizioni della
direttiva, purché il personale interessato non superi la media di quarantotto ore di
lavoro settimanali su un periodo di quattro mesi;
b) la durata della prestazione lavorativa per conto di più datori di lavoro sia pari alla
somma di tutte le ore di lavoro effettuate. Il datore di lavoro chiede per iscritto al
lavoratore mobile il numero di ore di lavoro prestate ad un altro datore di lavoro. Il
lavoratore mobile fornisce tali informazioni per iscritto.
- Riposi intermedi
1. Gli Stati membri prendono tutte le misure necessarie affinché, fermo restando il
livello di tutela previsto dal regolamento (CEE) n. 3820/85 ovvero, in difetto,
dall’accordo AETR, le persone che effettuano operazioni mobili di autotrasporto,
senza pregiudizio dell’articolo 2, paragrafo 1, non lavorino in nessun caso per più di
sei ore consecutive senza un riposo intermedio. L’orario di lavoro deve essere
interrotto da riposi intermedi di almeno trenta minuti se il totale delle ore di lavoro è
compreso fra sei e nove ore, di almeno quarantacinque minuti se supera le nove ore.
2. I riposi intermedi possono essere suddivisi in periodi non inferiori a quindici minuti
ciascuno.
- Periodi di riposo
Ai fini della direttiva, gli apprendisti e i tirocinanti sono soggetti, per quanto riguarda i
periodi di riposo, alle stesse disposizioni di cui beneficiano gli altri lavoratori mobili, in
applicazione del regolamento (CEE) n. 3820/85 ovvero, in difetto, dell’accordo AETR.
- Lavoro notturno
Gli Stati membri provvedono affinché:
- qualora sia svolto lavoro notturno l’orario di lavoro giornaliero non superi le dieci
ore per ciascun periodo di ventiquattro ore,
- il lavoro notturno sia indennizzato conformemente alla normativa nazionale, ai
contratti collettivi, agli accordi tra parti sociali ovvero alle consuetudini nazionali,
sempreché il metodo di indennizzazione prescelto sia tale da non compromettere la
sicurezza stradale.
La Commissione presenterà una proposta di direttiva contenente le disposizioni
relative alla formazione dei conducenti professionisti, compresi quelli che prestano
lavoro notturno e i principi generali di tale formazione.


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3.4.   SETTORE        DELLE    TELECOMUNICAZIONI,           DELL’ELETTRONICA          E
DELL’INFORMATICA


3.4.1 DEFINITIVAMENTE APPROVATO IL PACCHETTO “TELECOM”


Sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee n. L 108 del 24 aprile 2002 sono
pubblicati i cinque atti che costituiscono il nuovo pacchetto “Telecom”, adottato da
Parlamento e Consiglio senza particolari difficoltà (cfr. Euroregione di Febbraio 2002,
punto 3.3.1).


* Decisione n. 676/2002/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7
marzo 2002, relativa ad un quadro normativo per la politica in materia di
spettro radio nella Comunità europea (Decisione spettro radio)
Obiettivi e campo di applicazione
1. Lo scopo della decisione è istituire una politica e un quadro normativo nella
Comunità per assicurare il coordinamento degli approcci politici e, se del caso,
condizioni armonizzate riguardo alla disponibilità e all’uso efficace dello spettro radio
necessari all’istituzione e al funzionamento del mercato interno in settori di politica
comunitaria quali le comunicazioni elettroniche, i trasporti e ricerca e sviluppo (R&S).
2. Per realizzare detto obiettivo la decisione stabilisce procedure volte a:
a) facilitare la definizione delle politiche in ordine alla pianificazione strategica e
all’armonizzazione dell’uso dello spettro radio nella Comunità che tenga conto, tra
l’altro, degli aspetti economici, di sicurezza, sanitari, di interesse pubblico, di libertà
di espressione, culturali, scientifici, sociali e tecnici delle politiche comunitarie nonché
delle esigenze delle varie comunità di utenti al fine di ottimizzare l’uso dello spettro
radio e di evitare interferenze pregiudizievoli;
b) garantire l’effettiva attuazione della politica in materia di spettro radio nella
Comunità, e in particolare definire un approccio metodologico generale che assicuri
condizioni armonizzate per la disponibilità e l’uso efficace dello spettro radio;
c)   garantire   una    diffusione   coordinata     e   tempestiva    delle    informazioni
sull’assegnazione, la disponibilità e l’uso dello spettro radio nella Comunità;
d) assicurare il coordinamento efficace degli interessi della Comunità nei negoziati
internazionali quando l’uso dello spettro radio incide sulle politiche comunitarie.
3. Le attività perseguite ai sensi della presente decisione tengono in debito conto i
lavori delle organizzazioni internazionali inerenti alla gestione dello spettro radio
come per esempio l’Unione internazionale delle telecomunicazioni (UIT) e la
Conferenza europea delle poste e delle telecomunicazioni (CEPT).
4. La decisione non pregiudica le misure adottate a livello comunitario o nazionale, in
conformità del diritto comunitario, per perseguire obiettivi di interesse generale
relativi in particolare alla regolamentazione dei contenuti ed alla politica audiovisiva,
le disposizioni della direttiva 1999/5/CE e il diritto degli Stati membri di organizzare la
gestione del proprio spettro radio e di usarlo per fini di ordine pubblico, pubblica
sicurezza o difesa.


* Direttiva 2002/19/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7
marzo 2002, relativa all’accesso alle reti di comunicazione elettronica e
alle risorse correlate, e all’interconnessione delle medesime (direttiva
accesso)
Campo di applicazione e obiettivi
1. Nel quadro istituito dalla direttiva 2002/21/CE (direttiva quadro), la direttiva
armonizza le modalità secondo le quali gli Stati membri disciplinano l’accesso alle reti
di comunicazione elettronica e alle risorse correlate, e l’interconnessione delle
medesime. L’obiettivo è quello di istituire un quadro normativo compatibile con i
principi del mercato interno, atto a disciplinare le relazioni tra i fornitori di reti e di
servizi e che si traduca in concorrenza sostenibile, interoperabilità dei servizi di
comunicazione elettronica e vantaggi per i consumatori.
2. La direttiva stabilisce diritti ed obblighi per gli operatori e per le imprese che
intendono interconnettersi e/o avere accesso alle loro reti o a risorse correlate. Fissa
inoltre gli obiettivi delle autorità nazionali di regolamentazione in materia di accesso e
di interconnessione e definisce le modalità per garantire che gli obblighi imposti dalle
autorità nazionali di regolamentazione siano riesaminati e, ove opportuno, revocati
una volta conseguiti gli obiettivi desiderati. Ai sensi della direttiva, per accesso non si
intende l’accesso da parte degli utenti finali.


* Direttiva 2002/20/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7
marzo 2002, relativa alle autorizzazioni per le reti e i servizi di
comunicazione elettronica (direttiva autorizzazioni)
Finalità e ambito di applicazione
1. Obiettivo della direttiva è la realizzazione di un mercato interno delle reti e dei
servizi di comunicazione elettronica mediante l’armonizzazione e la semplificazione
delle norme e delle condizioni di autorizzazione al fine di agevolarne la fornitura in
tutta la Comunità.
2. La direttiva si applica alle autorizzazioni per la fornitura di reti e servizi di
comunicazione elettronica.
* Direttiva 2002/21/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7
marzo 2002, che istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i
servizi di comunicazione elettronica (direttiva quadro)
Campo d’applicazione e finalità
1. La direttiva istituisce un quadro normativo armonizzato per la disciplina dei servizi
di comunicazione elettronica, delle reti di comunicazione elettronica e delle risorse e
servizi correlati, definisce le funzioni delle autorità nazionali di regolamentazione ed
istituisce le procedure atte a garantire l’applicazione armonizzata del quadro
normativo nella Comunità.
2. La direttiva e le direttive particolari si applicano fatti salvi gli obblighi imposti dal
diritto comunitario o dalle disposizioni nazionali conformi al diritto comunitario, in
relazione ai servizi forniti mediante reti e servizi di comunicazione elettronica.
3. La direttiva e le direttive particolari si applicano fatte salve le misure adottate a
livello comunitario o nazionale, in conformità del diritto comunitario, per perseguire
obiettivi di interesse generale relativi, in particolare, alle regolamentazioni dei
contenuti ed alla politica audiovisiva.
4. La direttiva e le direttive particolari si applicano altresì fatte salve le disposizioni
della direttiva 1999/5/CE.


* Direttiva 2002/22/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7
marzo 2002, relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in
materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica (direttiva servizio
universale)
Campo di applicazione e scopo
1. La direttiva disciplina la fornitura di reti e di servizi di comunicazione elettronica
agli utenti finali nell’ambito della direttiva 2002/21/CE (direttiva quadro). Scopo della
direttiva è garantire la disponibilità in tutta la Comunità di servizi di buona qualità
accessibili al pubblico attraverso una concorrenza e un’opportunità di scelta effettive,
nonché disciplinare le circostanze in cui le esigenze degli utenti finali non sono
adeguatamente soddisfatte mediante il mercato.
2. La direttiva stabilisce i diritti degli utenti finali e i corrispondenti obblighi delle
imprese che forniscono reti e servizi di comunicazione elettronica accessibili al
pubblico. Quanto a garantire la fornitura del servizio universale in un contesto di
mercati aperti e concorrenziali, la presente direttiva definisce l’insieme minimo di
servizi di qualità specifica cui tutti gli utenti finali hanno accesso a prezzo abbordabile
tenuto conto delle specifiche circostanze nazionali, senza distorsioni di concorrenza.
La direttiva stabilisce inoltre obblighi in relazione alla fornitura di alcuni servizi
obbligatori, quali la fornitura al dettaglio di linee affittate.


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3.4.2 PROSEGUE IL PROCESSO DI LIBERALIZZAZIONE DEI SERVIZI POSTALI


Il Consiglio ha adottato la direttiva che modifica la direttiva 97/67/CE per quanto
riguarda l’apertura alla concorrenza dei servizi postali della Comunità, approvando gli
emendamenti adottati in seconda lettura dal Parlamento europeo. La delegazione
olandese ha votato contro. La direttiva è intesa a liberalizzare un’ulteriore parte del
mercato postale (il 20% secondo alcune stime) entro il 1° gennaio 2006,
mantenendo nel contempo le salvaguardie esistenti per quanto riguarda la fornitura
del servizio universale. Eventuali misure ulteriori potranno essere adottate in base a
una proposta che la Commissione presenterà entro il 31 dicembre 2006.
(Fonte: Comunicato stampa del Segretariato Generale dell’U.E. N. 8294/02)


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3.4.3 PUBBLICATA LA NORMATIVA PER LA REALIZZAZIONE DEL NOME DI DOMINIO
INTERNET “eu”


E’ stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee n. L 113 del 30
aprile 2002 il regolamento relativo alla messa in opera del dominio di primo livello
.eu. geografico (ccTLD).
Secondo la Commissione, la realizzazione del nome di dominio Internet “eu”
consentirà di creare un’identità europea nel cyberspazio, sostituendo i suffissi
nazionali o generici.
Come si legge nel regolamento, infatti grazie al dominio di primo livello eu, il mercato
interno dovrebbe godere di maggiore visibilità nell’ambito del centro di scambi
commerciali virtuale basato su Internet.
Il dominio di primo livello eu dovrebbe offrire un nesso chiaramente identificabile con
la Comunità, con il quadro normativo associato e con il mercato europeo. Esso
dovrebbe inoltre consentire alle imprese, alle organizzazioni e alle persone fisiche
della Comunità di registrarsi in un dominio specifico che renda evidente tale nesso.
Il dominio di primo livello eu può accelerare i benefici della società dell’informazione
nell’intera Europa, svolgere un ruolo nell’integrazione dei futuri Stati membri
nell’Unione europea e contribuire a ridurre il rischio di divario digitale con i paesi
limitrofi. E’ pertanto prevedibile che il regolamento sia esteso allo Spazio economico
europeo e che siano richieste modifiche degli accordi vigenti tra l’Unione europea e
Stati terzi europei, allo scopo di adeguare i requisiti del dominio di primo livello eu
per consentire la partecipazione degli organismi di tali paesi.
La creazione del dominio di primo livello eu dovrebbe contribuire alla promozione
dell’immagine dell’Unione europea sulle reti globali dell’informazione e apportare
valore aggiunto al sistema di nomi Internet oltre ai domini di primo livello geografici
nazionali.
Il regolamento è inteso a stabilire le condizioni di messa in opera del dominio di
primo livello eu in maniera tale da designare un registro e determinare il quadro di
politica generale entro cui il registro stesso dovrà operare. Il regolamento non
disciplina i domini di primo livello geografici nazionali.
Il Registro è l’organismo incaricato dell’organizzazione, amministrazione e gestione
del dominio di primo livello eu, tra cui la manutenzione delle corrispondenti basi dati
e dei servizi correlati di interrogazione destinati al pubblico, il riconoscimento dei
Conservatori del Registro (Registrars), la registrazione dei nomi di dominio richiesta
da parte di Conservatori riconosciuti, la gestione dei server dei nomi di dominio di
primo livello e la diffusione dei file di zona relativi ai domini di primo livello. I servizi
di interrogazione destinati al pubblico associati al dominio di primo livello sono
denominati interrogazioni “Who is”. Le basi di dati di tipo “Who is” dovrebbero essere
conformi alla normativa comunitaria sulla protezione dei dati e il rispetto della vita
privata.
L’accesso a tali basi fornisce informazioni sui detentori dei nomi di dominio e
costituisce uno strumento fondamentale per rafforzare la fiducia degli utilizzatori.


                                   ***** *** *****


3.5. RICERCA


3.5.1 PROPOSTA PER UN NUOVO SISTEMA INFORMATICO PER IL VI PROGRAMMA
QUADRO


Un nuovo sistema informatico dovrebbe gestire e diffondere i contenuti del Sesto
Programma quadro.
E’ questa, infatti, la proposta della Commissione che ha come obiettivo rendere più
rapida ed efficiente la comunicazione tra i suoi servizi ed i proponenti e partecipanti
ai progetti del nuovo Programma.
Al seguente indirizzo Web è possibile reperire informazioni dettagliate sul sistema
informatico che la Commissione intende adottare:
http://europa.eu.int/comm/research/fp6/it-system/index_en.html


                                   ***** *** *****


3.5.2 VERSO LA PROROGA DELL’ATTUALE REGIME COMUNITARIO SUGLI AIUTI DI
STATO NEL SETTORE DELLA RICERCA
La Commissione sembra essere orientata verso la proroga dell’attuale regime sugli
aiuti di Stato nel settore della ricerca nell’Unione europea.
La conferma delle norme attualmente in vigore, senza l’apporto di revisioni, è frutto
di un’intesa tra Direzione generale della concorrenza e Direzione generale della
Ricerca; la prima chiedeva una riduzione dell’intensità dell’aiuto dal 50 al 37,5%
mentre la seconda insisteva sulla necessità di non compromettere il sostegno alla
ricerca comunitaria.
Una conferma definitiva del compromesso raggiunto è attesa a breve.


                                  ***** *** *****


3.5.3. EUROSTAT CONFERMA IL FORTE SQUILIBRIO DELLE SPESE PER LA RICERCA
NELLE DIVERSE AREE DELL’UNIONE


EUROSTAT, l’Ufficio statistico delle Comunità europee ha recentemente diffuso due
nuove relazioni che confermano, ancora una volta, la forte concentrazione delle
spese per la ricerca in alcune regioni dell’Unione.
Il dato più rilevante è che più del 50% di tutte le domande per il rilascio di brevetti
high-tech, ricevute dall’UEB (Ufficio europeo dei brevetti) nel 2000, aveva una precisa
origine geografica ed interessava circa il 6% delle 211 regioni dell’UE.
Da CORDIS-Focus n. 193/2002 riportiamo una sintesi dell’indagine.
Nel 2000, più di 57.000 domande per il rilascio di brevetti sono state sottoposte
all’Ufficio europeo dei brevetti (UEB) dai Paesi UE, delle quali 10.500 riguardavano
richieste nel settore dell’alta tecnologia. Oltre la metà di queste ultime proveniva
solamente da 13 regioni dell’UE. Lo Stato membro che ha inciso per il maggior
numero di richieste di brevetto nell’UE è stata la Germania, con il 42% di domande.
Le statistiche rivelano anche un notevole aumento nel numero di richieste per il
rilascio di brevetti nel settore dell’alta tecnologia, presentate all’UEB fra il 1995 e il
2000. Durante questo periodo la quantità di domande per il rilascio di brevetti high-
tech è aumentata di una media del 22% all’anno, due volte il tasso di incremento
delle richieste di brevetto in generale.
Tre regioni in Europa si sono distinte dalle altre per il numero di domande di rilascio
di brevetti nel settore dell’alta tecnologia presentate nel 2000: l’Alta Baviera
(Germania) con 1.132 domande, l’Ile-de-France (Francia) con 854 e il Noord-Brabant
(Paesi Bassi) con 633.
Se si mette in relazione il numero di richieste per il rilascio di brevetti nel 2000 con la
dimensione della forza lavoro di una regione, l’Alta Baviera, il territorio di Uusimaa e
il Noord-Brabant presentano i tre migliori rendimenti.
Le due relazioni rilevano anche che “una caratteristica comune e la forte
concentrazione della R&S in una o due regioni di uno Stato membro”. In 8 dei 12
Stati membri costituiti da più di due regioni di livello NUTS: (Nomenclatura delle unità
territoriali per la statistica), un singolo territorio influisce per oltre un terzo di tutte le
richieste nazionali per il rilascio di brevetti del 2000.


                                    ***** *** *****


3.6. PICCOLE E MEDIE IMPRESE


3.6.1 DIFFUSI I RISULTATI DI UN’ANALISI DELLA COMMISSIONE SUI SERVIZI DI
SOSTEGNO ALLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE


La Commissione ha diffuso i risultati della ricerca che ha effettuato sui servizi di
sostegno per le piccole e medie imprese; la presentazione è avvenuta durante un
seminario organizzato a Vienna l’11 e il 12 aprile scorso.
I documenti che riassumono quanto emerso si intitolano:
“Elaborare servizi di prima qualità a sostegno delle imprese” e “Servizi di sostegno
per le microsocietà, le piccole imprese e le aziende di proprietà di un unico soggetto”.
Da CORDIS-Focus n. 195/2002 riportiamo una sintesi dei risultati esposti dalla
Commissione.
Su un totale di € 21,3 miliardi di sovvenzioni dei Fondi strutturali investiti
direttamente in misure per la promozione delle PMI, fra il 1994 e il 1999, circa € 2,7
miliardi (il 12,6% dell’importo complessivo) sono stati destinati ai servizi di assistenza
alle imprese. I governi hanno istituito una serie di servizi di sostegno in settori quali
la legislazione, la fiscalità, le considerazioni sociali e ambientali, le finanze, la
gestione delle imprese, la ricerca e l’innovazione.
Ciononostante, la Commissione afferma che le piccole imprese che hanno maggior
bisogno di servizi di assistenza sono quelle che li utilizzano in misura minore, poiché
le loro esigenze non sono soddisfatte dai servizi attualmente disponibili.
La Commissione sostiene che un pacchetto di servizi a copertura delle principali
funzioni di gestione dovrà essere reso disponibile e strettamente coordinato con la
fornitura di formazione manageriale alle imprese. L’obiettivo è aiutare queste ultime a
sviluppare la loro capacità di gestione permanente.
L’attività di assistenza dovrà tener conto dei bisogni diversificati dei vari tipi di PMI,
attraverso la fornitura di pacchetti di servizi distinti per differenti gruppi di
destinazione.
Le organizzazioni di sostegno dovranno elaborare procedure che definiscano la
migliore forma di consulenza a disposizione del cliente e che successivamente
gestiscano e seguano l’avvio dei clienti al corrispondente staff specializzato.
La Commissione afferma altresì che le organizzazioni di sostegno dovrebbero avere
accesso alle risorse umane e materiali necessarie per fornire servizi eccellenti. In
particolare, le risorse delle tecnologie dell’informazione hanno bisogno di essere
frequentemente rivedute. E’ essenziale promuovere ulteriormente fra il personale
addetto ai servizi di assistenza lo sviluppo di una cultura professionale distintiva e
attuare continuamente sistemi di garanzia della qualità.


                                  ***** *** *****


3.6.2 IN DISCUSSIONE LA POSSIBILITA’ DI MODIFICARE LE DISPOSIZIONI
BANCARIE (ACCORDO DI BASILEA) PER IL FINANZIAMENTO DELLE PMI
Il Consiglio Ecofin, nella sessione del 12 aprile scorso, ha affrontato, ancora una
volta, la possibilità di migliorare l’accesso al credito per le piccole e medie imprese.
In particolare, è stata presa in esame l’eventualità di modificare i cosiddetti “accordi
di Basilea” che fissano le disposizioni sui prestiti bancari alle PMI.
E’ stato rilevato come tali accordi classifichino le piccole e medie imprese quali
società a rischio, soprattutto quelle di nuova costituzione; questo si ripercuote sui
tempi di istruzione del prestito e crea oneri addizionali.
Il Consiglio si è, poi, interrogato sulla possibilità di intervenire sui margini di guadagni
delle banche.
Secondo la Presidenza spagnola la revisione degli “accordi di Basilea” potrebbe
diventare operativa nel 2006.


                                   ***** *** *****


3.7. SEGNALAZIONI


Sono pervenuti alla biblioteca dell’Istituto Universitario di Studi Europei i seguenti
volumi (in parentesi la collocazione presso la biblioteca dell’Istituto):
- CECA Investimenti 2000. Commissione europea (K 1/2.46);
- Relazione della Commissione sull’applicazione nel 2001 della decisione n.
2496/96/CECA della Commissione del 18 dicembre 1996 recante norme comunitarie
per gli aiuti a favore della siderurgia (codice degli aiuti alla siderurgia)
(COM(2002)145);
- Seconda fase del piano pluriennale d’azione comunitario per promuovere l’uso
sicuro di Internet attraverso la lotta alle informazioni di contenuto illegale e nocivo
diffuse attraverso le reti globali COM(2002)152.




(S.C.)

				
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