Riforma Dei Distretti Industriali E Basilea 2 - PowerPoint by qfd13795

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									Seminari di alta formazione in tema
         di cooperazione



  Profili della legislazione in materia
              di cooperative

        a cura del Dott. Ottavio Caleo
   L’approccio del giurista alla tematica
         dell’impresa cooperativa
• Il problema legislativo di individuazione degli
  strumenti tecnici, sotto il profilo del diritto
  societario, necessari a conciliare le esigenze di
  competitività     nel    mercato      dell’impresa
  cooperativa con il rispetto dell’essenza
  solidaristica del fenomeno: la mediazione fra
  l’entità “economica” e quella “ideale” dell’istituto
  (Bonfante)
  L’approccio del giurista alla tematica
        dell’impresa cooperativa

• Il problema applicativo di individuazione della
  disciplina di riferimento per la specifica
  fattispecie di cooperazione economica stante il
  carattere    essenzialmente    polimorfo     del
  fenomeno e la frammentarietà della legislazione
  in materia
L’evoluzione della legislazione nazionale
        in materia di cooperative
I fondamentali riferimenti normativi
• Dalle regole del codice di commercio del 1882
   alle disposizioni contenute nel codice civile del
   1942 (artt. 2511-2548 e 2628-2634)
• L’articolo 45 Cost. e il riconoscimento della
   funzione sociale della cooperazione senza fini di
   speculazione privata
L’evoluzione della legislazione nazionale
        in materia di cooperative
Il ruolo della legislazione speciale
• Il d.lgs. C.p.S. 14 dicembre 1947, n. 1577(c.d.
   legge Basevi): la definizione dei requisiti per il
   riconoscimento della mutualità
• La l. 8 novembre 1991, n. 381 e le cooperative
   sociali
• La l. 31 gennaio 1992, n. 59: l’introduzione
   della figura dei soci sovventori e delle azioni di
   partecipazione     cooperativa;    l’obbligo    di
   devoluzione di una quota degli utili ai fondi
   mutualistici
• La l. 7 agosto 1997, n. 266 e la piccola società
   cooperativa
L’evoluzione della legislazione nazionale
        in materia di cooperative
Le recenti innovazioni normative
• La l. 3 aprile 2001, n. 142 e le tutele del socio-
  lavoratore
• Il d.lgs. 2 agosto 2002, n. 220 e la vigilanza
  sugli enti cooperativi
• Il d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6 e la riforma del
  diritto societario
• Il d.lgs. 24 marzo 2006, n.155 e l’impresa
  sociale
     Le principali novità introdotte dalla
        riforma del diritto societario



1) La nuova definizione di società
cooperativa
    Le principali novità introdotte dalla
       riforma del diritto societario
L’ancoraggio         normativo        allo      “scopo
  mutualistico”
 Le società cooperative sono società a capitale
  variabile con scopo mutualistico (art. 2511 c.c.)
 L’indicazione di cooperativa non può essere usata da
  società che non hanno scopo mutualistico (art. 2515,
  comma II, c.c.)
 Gli amministratori e i sindaci sono tenuti a presentare
  una relazione annuale sul carattere mutualistico della
  cooperativa (art. 2545 c.c.)
 Il vantaggio mutualistico come essenza
        del fenomeno cooperativo
Impresa cooperativa e impresa lucrativa
 Da un punto di vista economico la società
  cooperativa viene tradizionalmente raffigurata
  come un’impresa di servizio, funzionale a
  rendere ai soci che l’hanno creata un servizio
  idoneo a soddisfare i loro bisogni, diversamente
  dalla comune impresa lucrativa qualificabile
  come impresa di resa, creata ed amministrata
  dai soci allo scopo di trarne un profitto
  economico.
 Il vantaggio mutualistico come essenza
        del fenomeno cooperativo
L’eliminazione dell’intermediazione del capitale
 Al pari delle società lucrative i soci cooperatori
  sono mossi da un fine egoistico, costituito dalla
  soddisfazione di un bisogno proprio, ma si
  ritiene che tale soddisfazione sia realizzabile
  creando un’impresa capace di soddisfare quel
  bisogno ai più bassi costi consentiti
  dall’eliminazione della remunerazione del
  capitale sociale
 Il vantaggio mutualistico come essenza
        del fenomeno cooperativo
Il rapporto di scambio e in vantaggi per i soci
 Vantaggio immediato: la società fornisce beni, servizi
  od occasioni di lavoro direttamente ai membri
  dell’organizzazione a condizioni più vantaggiose di
  quelle che otterrebbero dal mercato
                            e/o
 Vantaggio differito: remunerazione ulteriore ed
  eventuale al socio al termine dell’esercizio con
  l’approvazione del bilancio in ragione della qualità-
  quantità dei rapporti mutualistici intrattenuti dal socio con
  l’azienda (c.d. ristorno)
 Il vantaggio mutualistico come essenza
        del fenomeno cooperativo
La differenza tra utile e ristorno
• L’utile, in caso di andamento economico positivo della
  gestione dell’impresa, va attribuito a coloro che hanno
  investito il capitale nell’impresa in proporzione alla
  partecipazione al capitale sociale

• Il ristorno può essere attribuito al socio in caso di esito
  positivo della gestione dell’impresa cooperativa in
  ragione della quantità-qualità di scambi intrattenuti
  con la società; il socio non vanta un diritto al ristorno,
  ma un semplice interesse in quanto l’assemblea in sede
  di approvazione del bilancio potrebbe decidere la
  destinazione ad altre finalità
 Il vantaggio mutualistico come essenza
        del fenomeno cooperativo
Il fenomeno delle riserve indivisibili
Altro elemento tipico dell’impresa mutualistica è
   l’accantonamento di utili a titolo di riserve non
   distribuibili come forma di autofinanziamento
   per lo sviluppo e il potenziamento dell’impresa o,
   in generale, per scopi mutualistici
  Le principali novità introdotte dalla
     riforma del diritto societario



2) L’introduzione della distinzione tra società
cooperativa a mutualità prevalente e società
cooperativa a mutualità non prevalente
    Le principali novità introdotte dalla
       riforma del diritto societario
L’evoluzione del concetto di mutualità nella
  prassi applicativa
• Il progressivo percorso di snaturamento dello
  scopo mutualistico (c.d. demutualizzazione): il
  fenomeno delle cooperative spurie e l’apertura
  a terzi estranei alla compagine sociale (principio
  della bottega aperta)
    Le principali novità introdotte dalla
       riforma del diritto societario
La maturazione del concetto di mutualità
  esterna o sociale: l’assunto
Le società cooperative offrono a favore di tutti gli
  utenti, anche non soci, condizioni più favorevoli
  di quelle del mercato,
Le imprese cooperative assolvono alla funzione
  di garantire una maggiore diffusione e più equa
  distribuzione del risultato utile della produzione e
  una maggiore concorrenzialità rispetto alle
  imprese lucrative
    Le principali novità introdotte dalla
       riforma del diritto societario
La maturazione del concetto di mutualità
  esterna o sociale: la conseguenza
Le società cooperative assolvono a compiti lato
  sensu pubblicistici a sostegno dei ceti sociali
  meno abbienti;
È sufficiente al rispetto della finalità mutualistica
  che esse accordino una semplice preferenza ai
  soci rispetto ai terzi nello scambio d’impresa
    Le principali novità introdotte dalla
       riforma del diritto societario
L’influenza del processo di demutualizzazione
  sulla governance societaria
• Il carattere solo formale dell’organizzazione
  democratica
• L’affermazione di un management professionale
  autoreferenziale a scapito di una partecipazione
  effettiva dei soci alla gestione dell’impresa
  sociale
• L’assunzione in concreto di modelli di tipo
  capitalistico
    Le principali novità introdotte dalla
       riforma del diritto societario
L’iter di modifica normativa
• L’approccio seguito dalla legge delega per la riforma del
  diritto societario (l. 3 ottobre 2001, n. 366): la
  suddivisione tra cooperative costituzionalmente
  riconosciute e cooperative diverse
• La modifica apportata dal decreto legislativo delegato n.
  6 del 2003 e l’approdo al riconoscimento della
  distinzione tra due sottocategorie di imprese
  mutualistiche: cooperative a mutualità prevalente e
  cooperative a mutualità non prevalente
    Le principali novità introdotte dalla
       riforma del diritto societario
I requisiti delle cooperative a mutualità prevalente

                   Requisiti gestionali

• Svolgono la loro attività prevalentemente in favore dei
  soci, consumatori e utenti di beni o servizi
• Si avvalgono prevalentemente, nello svolgimento della
  loro attività, delle prestazioni lavorative dei soci
• Si avvalgono prevalentemente, nello svolgimento della
  loro attività, degli apporti di beni o servizi da parte dei
  soci
    Le principali novità introdotte dalla
       riforma del diritto societario
I requisiti delle cooperative a mutualità prevalente
                   Requisiti statutari

• Obbligo di devolvere il patrimonio sociale in caso di
  scioglimento della società, ai fondi mutualistici per la
  promozione e lo sviluppo della cooperazione, con
  esclusione delle riserve e dei dividendi maturati
     Le principali novità introdotte dalla
        riforma del diritto societario
I requisiti delle cooperative a mutualità prevalente

                      Requisiti statutari

• Divieto di clausole che prevedano:
a) La distribuzione di dividendi in misura superiore di due
   punti e mezzo all’interesse massimo dei buoni postali
   fruttiferi
b) La remunerazione degli strumenti finanziari sottoscritti
   dai soci cooperatori oltre il limite stabilito per i dividendi
   incrementato di due punti percentuali
c) La distribuzione delle riserve ai soci cooperatori
    Le principali novità introdotte dalla
       riforma del diritto societario
La rilevanza pratica della distinzione: i tratti comuni
• Obbligo per tutte le società cooperative di iscrizione in
  un apposito Albo tenuto dal Ministero dello sviluppo
  economico, istituito con d.m. del 23 giugno 2004 e
  articolato in due diverse sezioni per le cooperative a
  mutualità prevalente e quelle a mutualità non prevalente
• Obbligo di deposito annuale dei bilanci presso l’Albo e di
  indicazione negli atti societari del numero di iscrizione
• Obbligo di riportare separatamente nel bilancio i dati
  relativi all’attività svolta con i soci
    Le principali novità introdotte dalla
       riforma del diritto societario
La rilevanza pratica della distinzione: le differenze
• La riserva alle sole società cooperative a mutualità
  prevalente della agevolazioni fiscali previste da leggi
  speciali per le cooperative
• La limitazione alle società cooperative a mutualità non
  prevalente della possibilità di trasformazione in società
  lucrative
• Le cooperative a mutualità non prevalente possono
  fissare liberamente a livello statutario la percentuale
  massima di distribuzione dei dividendi tra i soci
  cooperatori
    Le principali novità introdotte dalla
       riforma del diritto societario
I diversi modelli di società cooperativa previsti
   dall’attuale legislazione
 Pure
 Spurie a mutualità prevalente
 Spurie a mutualità non prevalente
N. B. Attualmente occorre sempre una specifica previsione
  statutaria per poter operare con i terzi
    Le principali novità introdotte dalla
       riforma del diritto societario

I limiti della nuova distinzione
• Manca ancora una definizione in carattere positivo del
  concetto di mutualità
• Manca una precisa indicazione delle peculiari
  caratteristiche delle società cooperative a mutualità non
  prevalente che vengono solo definite “in negativo”
  rispetto a quelle a mutualità prevalente
• La nuova distinzione potrebbe penalizzare grandi realtà
  aziendali costringendole ad un immobilismo strategico
  nei rapporti commerciali con i terzi per mantenere la
  condizione di mutualità prevalente
    Le principali novità introdotte dalla
       riforma del diritto societario

Gli aspetti positivi della distinzione
• La riforma ha colto la necessità di abbandonare una
  visione monolitica della società cooperativa in ragione
  della indefettibile multiformità e costante evoluzione
  del fenomeno dal punto di vista economico e aziendale
• Vengono delineati due possibili modelli di impresa
  cooperativa, uno con una maggiore propensione al
  mercato e uno con una maggiore spinta all’integrazione
  mutualistica
  Le principali novità introdotte dalla
     riforma del diritto societario



3) La flessibilità nell’individuazione del tipo
societario: l’alternativa tra l’adozione del
modello di s.p.a. o di s.r.l.
   Le principali novità introdotte dalla
      riforma del diritto societario
Il modello societario: i tratti generali
• L’ampio       riconoscimento    dell’autonomia
  statutaria come garanzia di flessibilità
  organizzativa
• La necessaria adozione del modello di
  responsabilità limitata: per le obbligazioni
  sociali risponde soltanto la società con il suo
  patrimonio
    Le principali novità introdotte dalla
       riforma del diritto societario
Le cooperative nella forma di s.r.l.
• L’eredità della disciplina delle piccole società
  cooperative per le quali le norme transitorie
  impongono la trasformazione in s.r.l.
• L’adozione del modello della s.r.l. è rimessa ad
  una specifica opzione statutaria nei casi di
  base sociale più ristretta o limitata dimensione
  operativa purchè la cooperativa conti meno di 20
  soci oppure abbia un attivo patrimoniale inferiore
  ad un milione di euro
    Le principali novità introdotte dalla
       riforma del diritto societario
Le cooperative nella forma di s.r.l.
• L’adozione del modello della s.r.l. è imposta
  come condizione di legittimità per la
  costituzione o l’operatività di cooperative con un
  numero di soci-persone fisiche compreso fra 3
  e 8 (mentre normalmente per la costituzione
  della cooperativa occorrono almeno 9 soci)
 Le principali novità introdotte dalla
    riforma del diritto societario



4) Le modifiche legislative nella governance
della società cooperativa tra continuità e
innovazione
    Le principali novità introdotte dalla
       riforma del diritto societario
La governance societaria: il valore del
  principio di democrazia interna
• L’attuazione dello scopo mutualistico si traduce
  sul piano organizzativo nell’esigenza di
  valorizzare la partecipazione personale del socio
  cooperatore e di rafforzare la democraticità delle
  strutture decisionali
    Le principali novità introdotte dalla
       riforma del diritto societario
La governance societaria: i principi base
  nell’organizzazione della società cooperativa
• Il carattere diffuso e frazionato della proprietà
  dell’impresa e il principio della porta aperta
• Lo strutturale frazionamento dei diritti di voto e il
  principio del voto capitario
• Il principio della parità di trattamento dei soci
• La tendenziale stabilità della base sociale e i
  limiti al trasferimento delle partecipazioni
  sociali
    Le principali novità introdotte dalla
       riforma del diritto societario
Il filo conduttore della riforma

• La dialettica tra la marcata assimilazione delle
  strutture alla società lucrativa e la riaffermazione
  delle caratteristiche proprie della tradizionale
  organizzazione cooperativa
 Le principali novità introdotte dalla
    riforma del diritto societario
Il rafforzamento dell’organizzazione democratica
1. Il principio della c.d. porta aperta e le regole per
   l’ammissione dei nuovi soci
• L’atto costitutivo stabilisce i requisiti per l’ammissione dei
   nuovi soci secondo criteri non discriminatori coerenti
   con lo scopo mutualistico dell’attività svolta(art. 2527
   c.c.) onde evitare che l’eterogeneità della compagine
   sociale e dei relativi interessi possa impedire di fatto la
   realizzazione di una politica di indirizzo gestionale
   unitaria e coerente
 Le principali novità introdotte dalla
    riforma del diritto societario
Il rafforzamento dell’organizzazione democratica
1. Il principio della c.d. porta aperta e il procedimento
   per l’ammissione dei nuovi soci
• Obbligo       di     motivazione     e     comunicazione
   all’interessato del diniego
• In caso di diniego dell’ammissione da parte degli
   amministratori è possibile appellarsi all’assemblea al
   fine di meglio tutelare il diritto dei richiedenti ad una
   valutazione corretta e oggettiva della rispondenza della
   domanda ai requisiti per l’ammissione
     Le principali novità introdotte dalla
        riforma del diritto societario
Il rafforzamento dell’organizzazione democratica
2. Caratteri e trasferibilità della quota sociale:
• Limite al valore nominale della partecipazione detenibile
   dal singolo socio
• I limiti al ricorso della rappresentanza nel voto (non più di
   10 soci)
• La possibilità di divieto del trasferimento nell’atto
   costitutivo
• La necessità di autorizzazione alla cessione della
   partecipazione da parte degli amministratori
• Le limitazioni dei diritti amministrativi dei soci finanziatori
• La figura del socio in prova per un periodo max di 5 anni
    Le principali novità introdotte dalla
       riforma del diritto societario
Il rafforzamento dell’organizzazione democratica
3. Il meccanismo delle assemblee separate
• Per le cooperative non quotate si può prevedere
   statutariamente un metodo progressivo di formazione
   della volontà sociale che si articola in assemblee
   parziali formate da soci appartenenti ad una certa
   categoria (ad esempio residenti in una determinata
   zona) che nominano i propri delegati per l’assemblea
   generale della società
    Le principali novità introdotte dalla
       riforma del diritto societario
Il rafforzamento dell’organizzazione democratica
3. Il meccanismo delle assemblee separate: le novità
• Le assemblee separate sono obbligatorie nelle
   cooperative con più di 3000 soci e operanti in più
   province ovvero in quelle di più di 500 che realizzano
   gestioni mutualistiche
• Anche la minoranza può esprimere i suoi delegati
   all’interno dell’assemblea separata
     Le principali novità introdotte dalla
        riforma del diritto societario
Il rafforzamento dell’organizzazione democratica
4. Il riconoscimento normativo del rapporto di scambio
   accanto a quello associativo
• I rapporti tra la società ed i soci possono essere
   disciplinati da regolamenti che determinano i criteri e le
   regole inerenti allo svolgimento dell’attività mutualistica
   tra la società e i soci
• Quando non costituiscono parte integrante dell’atto
   costitutivo, i regolamenti sono predisposti dagli
   amministratori e approvati/modificati dall’assemblea con
   le maggioranze previste per le assemblee straordinarie
   (prima era necessaria l’unanimità dei consensi)
    Le principali novità introdotte dalla
       riforma del diritto societario
Le esigenze di modernizzazione
• La nomina degli amministratori: la maggioranza deve
  essere scelta tra i soci cooperatori, ma è ammessa la
  presenza di amministratori non soci e la nomina come
  amministratori di soci sovventori
• Le eccezioni al principio del voto capitario (soci
  persone giuridiche cui può essere assegnato fino ad un
  numero massimo di 5 voti)
• Il riconoscimento del diritto di una minoranza
  qualificata (10%, ridotto al 5% se la cooperativa ha più
  di tremila soci) di esaminare, attraverso un
  rappresentante, eventualmente assistito da un
  professionista di sua fiducia, il libro delle adunanze e
  delle deliberazioni del CDA
    Le principali novità introdotte dalla
       riforma del diritto societario
Un bilancio della riforma
• La riforma ha preso atto del fatto che l’impresa
  cooperativa è costituita per operare in un ambiente
  economico il cui carattere capitalistico è un
  presupposto indefettibile, pena il rischio di relegazione
  in settori di incidenza economica marginale che ne
  precluderebbero la funzione socio-economica
• Tale scelta risulta evidente sia dal processo di
  progressiva      omogeneizzazione       degli     schemi
  organizzativi d’impresa sia dell’ampliamento degli
  strumenti di finanziamento cui le imprese cooperative
  possono ricorrere
    Le principali novità introdotte dalla
       riforma del diritto societario
Un bilancio della riforma
• La riforma risponde alle esigenze di ampliamento delle
  proprie dimensioni e capitalizzazione delle imprese
  cooperative, rendendo pienamente legittimo il ricorso
  delle società a transazioni con soggetti terzi e
  riconoscendo entro certi limiti la possibilità di
  produrre e distribuire utili
• Il movimento cooperativo, nella misura in cui ha assunto
  una posizione rilevante nell’economia nazionale, non
  può fare a meno della produzione di utili, sia come
  parametro di efficienza e competitività sul mercato,
  sia come premessa per reinvestimenti che consentano
  un costante adeguamento allo sviluppo tecnologico e
  commerciale
    Le principali novità introdotte dalla
       riforma del diritto societario
Un bilancio della riforma
• A presidio della funzione sociale della cooperazione
  costituzionalmente riconosciuta viene, tuttavia, definito
  un minimo comune denominatore che deve essere
  posseduto da ogni azienda che aspiri al riconoscimento
  di impresa cooperativa e che vale a distinguerlo dalle
  ordinarie imprese lucrative ossia la reciprocità o
  vicendevolezza di prestazioni tra enti ed aderenti e la
  limitazione della speculazione lucrativa ossia della
  distribuzione di utili in ragione delle quote di
  partecipazione al capitale
• In qualsiasi impresa cooperativa deve sempre essere
  presente un minimo di mutualità necessaria, intesa
  come gestione di servizio a favore dei soci
  Le deviazioni dal modello codicistico

Alcuni casi particolari
• Cooperative sociali
• Banche cooperative
   Il caso delle cooperative sociali

Le finalità
• Sono state introdotte nel nostro ordinamento
  giuridico dalla l. 8 novembre 1991, n. 381 con
  l’intento di perseguire l’interesse generale della
  comunità       alla   promozione       umana     e
  all’integrazione sociale dei cittadini
   Il caso delle cooperative sociali

Le diverse tipologie
• Cooperative di tipo a): gestione di servizi
  socio-sanitari ed educativi
• Cooperative di tipo b): svolgimento di attività
  diverse (agricole, industriali, commerciali,
  servizi) finalizzate all’inserimento lavorativo di
  persone svantaggiate
    Il caso delle cooperative sociali

La natura giuridica
• Sono qualificate di diritto come cooperative a mutualità
  prevalente ancorchè:
 nelle cooperative di tipo a), offrono, per loro natura,
  servizi a soggetti terzi;
 nelle cooperative di tipo b) i lavoratori svantaggiati
  (almeno il 30%) non devono essere necessariamente
  soci, ma solo ove ciò sia compatibile con il loro status
  psico-fisico
 Si possono costituire consorzi anche con soggetti che
  non siano cooperative sociali nel limite del 30% della
  base sociale
   Il caso delle cooperative sociali

Verso il rilievo normativo della mutualità
  sociale?
• Da ultimo il d.lgs. 155/2006 impone alle
  organizzazioni che acquistino la qualificazione di
  impresa sociale (tra cui anche le cooperative)
  di non limitare neppure indirettamente
  l’erogazione di beni e servizi in favore dei soli
  soci
             Il credito cooperativo

Le cooperative e l’attività bancaria
- Il Testo Unico Bancario del 1993 stabilisce che
  l'esercizio dell'attività bancaria, svolto da società
  cooperative, è riservato alle Banche Popolari e
  alle Banche di Credito Cooperativo
                Il credito cooperativo

Le banche popolari: i caratteri generali e la
  deviazione dal modello codicistico di
  cooperativa
- Non sono sottoposte ai controlli dell’autorità governativa
  e non hanno il vincolo del contributo ai fondi mutualistici
- Sono le uniche cooperative le cui azioni possono essere
  negoziate su mercati azionari
- Possibile l’attribuzione ai soci di tutti gli utili realizzati e
  dell’intero patrimonio netto di liquidazione
- Non possono assumere lo status di cooperativa a
  mutualità prevalente
                Il credito cooperativo

Le banche popolari: la                  salvaguardia         del
  carattere mutualistico
- Si applicano le norme dettate per le società cooperative,
  salvo alcune eccezioni espresse
- Resta il rilievo dello scopo mutualistico e dei principi
  tipici delle cooperative (voto capitario, limitazione al
  possesso di quote di capitale, clausole di gradimento per
  ingresso nuovi soci, obbligo d’iscrizione in Albo società
  cooperative, facoltà di indicare nell’atto costitutivo i criteri
  di assegnazione dei ristorni, limiti al potere di
  rappresentanza dei soci in Assemblea)
              Il credito cooperativo

Le banche popolari: la natura giuridica
- Le banche popolari identificano un modello peculiare di
  cooperativa dove il fine lucrativo convive con lo scopo
  mutualistico, che trova una sua giustificazione alla luce
  dell’art. 2520 c.c. secondo cui le cooperative regolate da
  leggi speciali sono soggette alla disciplina codicistica in
  quanto compatibili
              Il credito cooperativo

Le banche popolari: la natura giuridica
- Anche le banche popolari devono perseguire una
  gestione di servizio a favore dei soci
- La trasformazione della società cooperativa bancaria in
  società per azioni può essere autorizzata dall’organo di
  vigilanza solo quando la stessa sia giustificata
  dall’interesse creditorio o dal rafforzamento patrimoniale
  dell’ente creditizio o a finalità di razionalizzazione del
  sistema creditizio
             Il credito cooperativo

Il modello delle banche di credito cooperativo:
   le peculiarità
 Sono qualificate per legge come “società cooperative a
  mutualità prevalente”, ma la prevalenza è fissata da
  norme speciali del TUB e dalle istruzioni Banca Italia
 I soci devono essere almeno 200: in caso di diminuzione
  la compagine sociale deve essere reintegrata entro un
  anno, pena la liquidazione della banca
              Il credito cooperativo

Il modello delle banche di credito cooperativo:
   la mutualità
 Le Banche di Credito Cooperativo devono destinare
  almeno il 70% degli utili netti annuali a riserva legale
 Una quota degli utili netti annuali deve essere
  corrisposta ai fondi mutualistici per la promozione e lo
  sviluppo della cooperazione in misura pari al 3%; la
  quota di utili rimanenti deve essere destinata a fini di
  beneficenza o mutualità
 Ciascun socio ha diritto ad un solo voto, a prescindere
  dall'entità della partecipazione posseduta, che non può
  essere superiore, per valore nominale, a 50 mila euro
              Il credito cooperativo

Il modello delle banche di credito cooperativo:
   il carattere localistico
 Le BCC-CR sono banche locali, ossia banche del
  territorio (per essere soci occorre risiedere avere sede
  ovvero operare con carattere di continuità nel territorio di
  competenza della banca); per il territorio (il risparmio
  raccolto sostiene e finanzia lo sviluppo dell'economia
  reale); nel territorio (appartengono al contesto locale al
  quale sono legate da un rapporto di reciprocità).
               Il credito cooperativo

Il modello delle banche di credito cooperativo:
   le deviazioni dal modello codicistico
 Art. 35 TUB: esercitano il credito prevalentemente a
  favore dei soci, ma la Banca d’Italia può
  eccezionalmente autorizzare per periodi determinati le
  singole banche ad un’operatività prevalente a favore
  di soggetti diversi dai soci unicamente quando
  sussistano ragioni di stabilità patrimoniale
 Art. 36 TUB:La Banca d’Italia autorizza nell’interesse dei
  creditori e ove sussistano ragioni di stabilità, fusioni tra
  Banche di credito cooperativo e banche di diversa
  natura da cui risultino banche popolari o costituite in
  forma di società per azioni
               Il credito cooperativo

Le difficoltà operative
 Il problema del coordinamento tra l’ordinaria attività di
  vigilanza di Banca d’Italia sull’adeguatezza patrimoniale
  e la sana e prudente gestione bancaria e la vigilanza
  attribuita al Ministero dello sviluppo economico
  finalizzata all’accertamento dei loro requisiti mutualistici
  e dell’effettiva natura cooperativistica
              Il credito cooperativo

Le prospettive applicative
 Possibile volano di sviluppo del territorio tramite la
  creazione di un circolo economico virtuoso in cui si
  possono inserire anche i piccoli e piccolissimi operatori
 La BCC come modello di impresa a responsabilità
  sociale che facilita l’accesso al credito anche di soggetti
  in genere “non bancabili tramite la concessione di micro-
  crediti, prestiti d’onore e forme di finanza etica per la
  promozione di attività sociali (esp. finanziamenti per lo
  sviluppo sostenibile)
    Internazionalizzazione e innovazione
             della cooperazione
I    problemi di competitività                del     sistema
    produttivo nazionale
• Deficit di investimenti in attività di ricerca e sviluppo (R &
  S)
• Scarsa tendenza all’innovazione nei metodi di
  produzione e nell’organizzazione del lavoro
• Ridotte      dimensioni     delle      imprese:     l’eccessiva
  frammentazione del sistema imprenditoriale e la
  polverizzazione delle PMI
• Eccessiva regolamentazione e insufficienza della
  produttività
    Internazionalizzazione e innovazione
             della cooperazione
I    problemi di competitività del sistema
    produttivo nazionale: le conseguenze sul
    piano dell’internazionalizzazione
• Un modello di specializzazione internazionale basato
  essenzialmente su settori di consumo tradizionale non
  sostenuti da una forte domanda e meno intensivi di
  manodopera qualificata
• Maggiore esposizione alla concorrenza di Paesi che
  presentano più bassi costi di produzione (in particolare
  del lavoro)
  Internazionalizzazione e innovazione
           della cooperazione
Gli specifici problemi di competitività delle
  cooperative in un assetto economico globale
• Il problema della sottocapitalizzazione delle
  imprese cooperative e del reperimento delle
  risorse finanziarie
• Il   problema       delle ridotte dimensioni
  dell’impresa: l’antinomia con le esigenze di
  gigantismo delle dimensioni produttive e
  concentrazione della competizione globale
  necessario per realizzare economia di
  produzione e di conoscenza
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
Gli specifici problemi di competitività delle
  cooperative in un assetto economico
  globale: la conseguenza
• Il contrasto con alcuni dei principali fattori caratterizzanti
  della globalizzazione come mobilità, flessibilità e
  deregolamentazione,decentramento/delocalizzazione
  dell’attività produttiva
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
Gli specifici problemi di competitività delle
  cooperative in un assetto economico
  globale: le difficoltà nell’individuazione delle
  soluzioni
 Il problema delle cooperative di conciliare il
  radicamento territoriale, motivato dal particolare
  legame con la propria base sociale, con la necessità di
  entrare in nuovi mercati e con la finanziarizzazione
  dell’attuale sistema economico
 Il rischio, in caso di espansione, di perdita
  dell’omogeneità base sociale, di acuire il fenomeno
  dell’autoreferenzialità delle tecnostrutture e di una
  compagine sociale assenteista e disinteressata al
  controllo della gestione
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
Una conclusione di primo impatto
• Lo schema organizzativo proprio della società
  cooperativa, per le sue caratteristiche strutturali
  e funzionali, potrebbe apparire non adeguato a
  realizzare forme operative qualificate dalle
  crescenti dimensioni, dal mancato radicamento
  sul territorio, dalla capacità dei protagonisti
  dell’espansione economica globale di spostarsi
  rapidamente da un luogo all’altro del pianeta
    Internazionalizzazione e innovazione
             della cooperazione
I    possibili elementi di convergenza                   tra
    cooperazione e globalizzazione
 La capacità della cooperativa, non avendo un assetto
  organizzativo gerarchico, ma partecipativo, di attuare
  pratiche di governance che coinvolgono attivamente i
  diversi soggetti che interloquiscono con il processo di
  produzione
 La predisposizione ad adottare un modello di
  interazione, quello della rete e delle filiere, che risulta
  convergente con alcune dinamiche tipiche del processo
  di globalizzazione
 La capacità di espandersi specializzandosi a livello
  settoriale
    Internazionalizzazione e innovazione
             della cooperazione
I    possibili elementi di convergenza tra
    cooperazione e globalizzazione: la coesione
    territoriale
 Opportunità di affermazione nel contesto dello sviluppo
  territoriale come produttore di relazioni fiduciarie in
  grado di favorire azioni cooperative tra i diversi soggetti
  imprenditoriali al fine di consentire la riduzione dei costi
  di transazione e la promozione di iniziative produttive
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
I vantaggi comparativi dell’impresa cooperativa
   nell’ambito della teoria economica e la
   produttività del lavoro
• La maggiore inclinazione della cooperativa rispetto
  all’impresa lucrativa ad incentivare la motivazione al
  lavoro: l’interesse del lavoratore si identifica con
  quello dell’impresa in ragione della condivisione di un
  progetto imprenditoriale comune, della pari dignità nelle
  scelte decisionali
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
I vantaggi comparativi dell’impresa cooperativa
   nell’ambito della teoria economica e la
   produttività del lavoro
• La riduzione delle asimmetrie informative, l’assunzione
  tendenzialmente limitata di comportamenti opportunistici
  e i minori costi nel controllo nella verifica del livello
  qualitativo delle prestazioni in ragione della minore
  conflittualità e del maggiore attaccamento alla struttura
  produttiva
• L’accumulazione del capitale umano e sociale e la
  maggiore disponibilità dei lavoratori a specializzarsi
  nell’ottica di una loro appartenenza stabile all’impresa
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
Il valore aggiunto dell’impresa cooperativa
• Il carattere anticiclico dell’impresa cooperativa, che
  incontra un maggiore successo quando il ciclo
  economico è negativo o in fase di stagnazione, e ha la
  capacità di intervenire laddove vi è assenza di lavoro o
  di una vera e propria economia imprenditoriale
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
Le possibile forme di internazionalizzazione
1. Esportazione         e    adeguamento         delle strutture
   distributive, della logistica, delle infrastrutture
2. Delocalizzazione produttiva
3. Forme di integrazione con partner locali sui mercati
   esteri: joint ventures e accordi di cooperazione o
   integrazione di aree di attività
4. Investimento con acquisto di partecipazioni in società
   estere o scorporo dell’attività commerciale o
   industriale dalla struttura cooperativa con la
   costituzione di società di capitali controllate
5. Cooperazione transnazionale (fusione di più
   cooperative di diversa nazionalità)
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
Alcune esperienze pratiche
 I settore più vivaci sono quello vitivinicolo (GIV genera
  l’80% del fatturato all’estero, Cantine cooperative riunite
  oltre il 40%) o ortofrutticolo (Apofruit fattura all’estero il
  35%)
 L’apertura di nuovi mercati in Asia (il caso della Sacmi di
  Imola in Cina nel Guangdong) ed Est europeo
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
Un primo bilancio
 Resta      in    generale     un     basso     livello  di
  internazionalizzazione sotto il profilo delle strategie di
  presenza fisica e operativa sui mercati esteri
 Sostanziale predominio delle esportazioni anche per
  problemi legati a prodotti, mercati, difficoltà tecniche
  della legislazione e del fisco straniero
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
I possibili correttivi
 L’inserimento delle cooperative potrebbe avvenire
  secondo una logica di gradualità, prima con la
  commercializzazione di prodotti in settori a basso rischio
  e poi con un radicamento più strutturato nel territorio
  transnazionale con soci e partner esteri
 L’internazionalizzazione deve essere accompagnata da
  una forte capacità del territorio che ospita le imprese che
  attuano questo processo di attrarre investimenti,
  risorse e scelte insediative dall’esterno per evitare il
  depauperamento e l’atrofizzazione del sistema
  produttivo e sociale locale
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
La valorizzazione dell’intercooperazione come
  momento essenziale e tipico del movimento
  cooperativo
 La necessità di forme aggregative per affrontare in
  modo più efficace e coordinato le sfide organizzative
  imposte dalla società e dal mercato al fine del
  perseguimento di principi di efficienza gestionale,
  innovazione aziendale e tecnologica
 Il sesto principio dell’Alleanza cooperativa internazionale
  recita che “Le cooperative servono i propri soci nel modo
  più efficiente e rafforzano il Movimento cooperativo
  lavorando insieme, attraverso le strutture locali e
  nazionali, regionali e internazionali”
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
La valorizzazione delle strategia di rete e la
  dimensione orizzontale di sviluppo: i
  vantaggi competitivi
 La rete consente il collegamento tra soggetti
  imprenditoriali omogenei e interscambiabili che si
  rafforzano      con       un’offerta   sul      mercato
  quantitativamente più significativa e coordinata,
  mettendo in comune sezioni del proprio processo
  produttivo o specifici know how
 Evita l’allentamento dei rapporti con i soci tipico della
  crescita endogena
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
La valorizzazione delle strategia di rete e la
  dimensione orizzontale di sviluppo: i
  vantaggi competitivi
 Conferisce maggiore potere contrattuale nei confronti
  di finanziatori e fornitori
 Consente di sostenere meglio gli investimenti in
  innovazione
 Garantisce maggiori opportunità di mercato e
  maggiore visibilità in presenza di un’impresa capofila
  che ha già una sua chiara distintività sul mercato
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
L’esperienza italiana
• In Italia le reti d’imprese si sono manifestate
  prevalentemente nella forma dei distretti industriali che
  integrano    piccole    e   medie      imprese     operanti
  generalmente in settori tradizionali a basso contenuto di
  innovazione tecnologica
• Il rafforzamento del processo di integrazione: i progetti di
  integrazione di filiera per lo sviluppo di gruppi e la
  realizzazione di reti di imprese portati avanti da
  Coopfond, il fondo mutualistico di Legacoop
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
La valorizzazione della dimensione verticale: le
  filiere e la razionalizzazione di tipo settoriale
 La collaborazione tra operatori che si collocano in
  diverse fasi del processo produttivo o distributivo
 Agevola il collegamento tra una fase e l’altra del
  processo produttivo (produzione, trasformazione,
  commercializzazione), senza dispersione di valore con
  una razionalizzazione della catena produttiva e una
  non trascurabile riduzione dei costi
  Internazionalizzazione e innovazione
           della cooperazione
L’esperienza di un processo d’integrazione basato
  sul rafforzamento dei rapporti di filiera nel
  settore agroalimentare al fine di favorire lo
  sviluppo di grandi cooperative nelle regioni
  Meridionali del Paese (il caso del MOC
  Mediterraneo nel comparto ortofrutta fresca)
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
Le forme di aggregazione per la realizzazione
  di un obiettivo comune
 Joint-venture societaria (corporate joint venture):
  esercizio di un’attività economica in un settore di
  comune interesse in cui le parti prevedono la
  costituzione di una società di capitali con autonoma
  personalità giuridica rispetto ai converters al quale
  affidare la conduzione dell’iniziativa congiunta
 Joint-venture contrattuale: non si costituisce un
  soggetto autonomo, ma tra le aziende si instaura un
  mero rapporto di tipo contrattuale
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
Gli strumenti giuridici per la realizzazione di
  forme di collaborazione tra imprese
  cooperative
                   Consorzi
 Storica forma organizzativa attraverso cui cooperative
  omogenee per settore mettono in comune la gestione di
  alcune funzioni, costituendo un nuovo soggetto per la
  disciplina e lo svolgimento di determinate fasi delle
  rispettive imprese
 L’esperienza in ambito cooperativo: consorzi agrari,
  consorzi per l’affidamento di opere pubbliche,
  consorzi di cooperative sociali, con adesione aperta
  anche ad altri soggetti non cooperative
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
Gli strumenti giuridici per la realizzazione di
  forme di collaborazione tra imprese
  cooperative
   ATI (Associazioni temporanee d’impresa)
Non si crea un nuovo soggetto giuridico, ma un
  vincolo contrattuale di tipo associativo tra le
  partecipanti finalizzato ad un certo scopo
Si realizza una forma di collaborazione mirata
  evitando i costi, difficilmente recuperabili, della
  realizzazione di consorzio difficilmente
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
Gli strumenti giuridici per la realizzazione di
  forme di collaborazione tra imprese
  cooperative
   ATI (Associazioni temporanee d’impresa)
 Frequente l’utilizzo nell’ambito delle opere pubbliche: le
  aderenti pur restando giuridicamente soggetti distinti
  possono formulare un’offerta unitaria obbligandosi a
  realizzarla congiuntamente.
 L’offerta viene presentata tramite una delle imprese
  associate dotata di un mandato collettivo con
  rappresentanza che assume la veste di capogruppo e
  cura i rapporti con il committente
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
Gli strumenti giuridici per la realizzazione di
  forme di collaborazione tra imprese
  cooperative
            Le holding cooperative
• Una modifica alla legge Basevi realizzata nel 1983 ha
  consentito alle cooperative di diventare holding
• Resta il problema della degenerazione capitalistica: la
  difficile compatibilità dei caratteri tradizionali del gruppo
  (carattere     verticale,     eterodirezione,      necessaria
  predominanza della capogruppo)            con i meccanismi
  democratici della governance cooperativa
  Internazionalizzazione e innovazione
           della cooperazione
Gli strumenti giuridici per la realizzazione di
  forme di collaborazione tra imprese
  cooperative

       Il Gruppo cooperativo paritetico
Accordo tra più cooperative che concorrono in
 misura paritaria alla formazione di una
 direzione strategica comune fondata su un
 coordinamento       delle    rispettive politiche
 amministrative e finanziarie
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
Gli strumenti giuridici per la realizzazione di
  forme di collaborazione tra imprese
  cooperative
        Il Gruppo cooperativo paritetico
 Il ruolo della capogruppo non emerge dall’intreccio di
  partecipazioni societarie, ma dalla libera volontà delle
  parti sancita contrattualmente
 La capogruppo non è una vera e propria holding, ma
  interpreta la funzione di coordinamento e collegamento
  tra le parti del gruppo che tra loro continuano ad avere
  un rapporto prettamente egualitario
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
Gli strumenti giuridici per la realizzazione di
  forme di collaborazione tra imprese
  cooperative
Il Gruppo cooperativo paritetico e il nuovo art.
                2545 septies c.c.
 Nel contratto va indicata la cooperativa a cui è da
  attribuire la direzione del gruppo
 È necessaria un’espressa previsione della durata
  dell’aggregazione
 Possibile partecipazione di altri enti pubblici o privati
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
Gli strumenti giuridici per la realizzazione di
   forme di collaborazione tra imprese
   cooperative
Il Gruppo cooperativo paritetico: una mutualità
                   di gruppo?
 Possibilità della cooperativa che veda pregiudicata
  dall’appartenenza al gruppo la qualità dello scambio
  mutualistico con i propri soci di recedere dallo stesso
  senza oneri
 Obbligo       di  fissare nel   contratto   criteri  di
  compensazione che assicurino l’equilibrio nella
  distribuzione dei vantaggi derivanti dall’esercizio
  dell’attività comune
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
Gli strumenti giuridici per la realizzazione di
  forme di collaborazione tra imprese
  cooperative
Il Gruppo cooperativo paritetico: le prime
  applicazioni in ambito sociale
 Il caso del GCP Cercate
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
Gli strumenti giuridici per la realizzazione di
  forme di collaborazione tra imprese
  cooperative
La società cooperativa europea e la proiezione
                 transnazionale
• L’obiettivo di predisporre uno strumento legale in grado
  di consentire alle cooperative di operare fuori dai confini
  nazionali senza necessità di creare una rete di filiali o
  succursali, consentendo anche la fusione di cooperative
  localizzate in Paesi diversi
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
La società cooperativa europea: i riferimenti
  normativi
• Regolamento CE n. 1435/2003 e la disciplina dello
  statuto della SCE
• Direttiva 2003/72/CE e il coinvolgimento dei lavoratori
  nell’attività della SCE con la garanzia dei diritti
  d’informazione, consultazione e partecipazione
• Comunicazione della Commissione europea del 23
  febbraio 2004 sulla Promozione della società
  cooperativa in Europa e le premessa di una politica
  cooperativa europea
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
La società cooperativa europea: la disciplina
• L’oggetto principale consiste nel soddisfacimento dei
  bisogni e/o la promozione delle attività economiche e
  sociali dei propri soci
• In base ad una specifica opzione statutaria è possibile
  ammettere terzi a beneficiare delle proprie attività o a
  partecipare alla realizzazione delle proprie operazioni
• Possibile la creazione anche da parte di persone fisiche
  (cosa non ammessa per la SE)
• Capitale sociale minimo di 30.000 euro
• Non ci sono limitazioni alla distribuzione degli utili
• Possibile la previsione della responsabilità illimitata dei
  soci e dei ristorni a favore dei soci
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
La società cooperativa europea: la disciplina
• Conferma principi tradizionali cooperative (voto capitario,
  democrazia interna, socio sovventore, variabilità
  capitale, rilevanza elemento personalistico)
• Per molti elementi si richiama il diritto nazionale del
  Paese in cui la cooperativa ha sede (concorrenza,
  proprietà intellettuale, fiscalità, insolvenza): l’induzione
  implicita al forum shopping
• Possibilità di trasferire la sede della società da uno Stato
  membro all’altro senza dover sciogliere la cooperativa
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
La società cooperativa europea: le prospettive
  di operatività
• Il problema della mancanza a livello europeo di una
  disciplina armonizzata in materia di società cooperative
• La dipendenza dalla normativa nazionale degli Stati
  membri e il rischio di un’eccessiva disomogeneità del
  modello
• Le prime applicazioni: Escoop, la prima cooperativa
  sociale europea
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
Il problema del reperimento delle risorse
  finanziarie: le cause
 Il disincentivo dei soci cooperatori a sottoscrivere nuovo
  capitale per l’irrilevanza in termini di prerogative dello
  status di socio e di rendimento dell’investimento viste le
  limitazioni alla distribuzione degli utili
 Le difficoltà di accesso al credito per l’esiguità e
  variabilità del capitale sociale che può talora essere
  anche irrisorio
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
Il problema del reperimento delle risorse
  finanziarie: le prospettive
 Le prospettive di una sempre maggiore difficoltà con
  l’entrata in vigore delle disposizioni di Basilea II che
  impone alle banche criteri particolarmente restrittivi nella
  valutazione del rischio dei finanziamenti in ragione di
  parametri oggettivi come i dati dei bilanci approvati e la
  consistenza patrimoniale: il rischio per molte cooperative
  di razionamento del credito e innalzamento del
  relativo costo
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
Il problema del reperimento delle risorse
  finanziarie: le soluzioni normative
 Il precedente della l. 31 gennaio 1992, n. 59 –
  l’introduzione della figura dei soci sovventori (soci
  finanziatori che non hanno titolo alle prestazioni
  mutualistiche, già previsti per le mutue assicuratrici);
 Le azioni di partecipazione cooperativa (con
  caratteristiche analoghe a quelle degli azionisti di
  risparmio per le società quotate) come prime forme di
  raccolta del capitale di rischio da parte di soggetti non
  partecipanti allo scopo mutualistico
 I prestiti dei soci e il finanziamento endogeno
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
Il problema del reperimento delle risorse
  finanziarie: le novità della riforma del diritto
  societario
 Il nuovo art. 2526 c.c. amplia le possibilità di ricorso al
  capitale di rischio e al capitale di debito, stabilendo la
  possibilità che l’atto costitutivo possa prevedere
  l’emissione di strumenti finanziari secondo la disciplina
  delle società per azioni individuando i diritti
  amministrativi e patrimoniali
 Per le s.r.l. è prevista la possibilità di emettere strumenti
  finanziari che potranno, però, essere sottoscritti solo da
  investitori qualificati e dovranno essere privi di diritti
  amministrativi
   Internazionalizzazione e innovazione
            della cooperazione
Il problema del reperimento delle risorse
  finanziarie: le novità della riforma del diritto
  societario
                     Le limitazioni
Il privilegio nella ripartizione degli utili e nel
  rimborso del capitale non può estendersi alle
  riserve indivisibili
Ai titolari degli strumenti finanziari non può
  essere attribuito più di un terzo dei voti spettanti
  ai soci in assemblea e della nomina di
  amministratori e sindaci
                  Conclusioni
• L’attuale    inquadramento       dell’impresa
  cooperativa nella realtà economica
• La cooperazione rappresenta una forma di impresa
  ancora in crescita e con molte potenzialità inespresse
• Non vi sono ragioni di principio che impediscano ad una
  cooperativa di diventare un’impresa di grandi dimensioni
• La crescita deve essere guidata e ben governata in
  modo da evitare derive capitalistiche e coniugare
  efficienza economica ed eticità con partecipazione
  reale dei soci cooperatori alla gestione sociale,
  valorizzazione delle risorse umane e territoriali delle
  comunità locali
                  Conclusioni
• L’attuale    inquadramento       dell’impresa
  cooperativa nella realtà economica
• Anche sotto il profilo giuridico, sia nazionale che
  transnazionale, emerge la volontà del legislatore di fare
  della cooperativa un modello economico competitivo di
  svolgimento dell’attività economica, non alternativo a
  quello capitalistico, ma integrativo, in cui ragioni di
  solidarietà emergano accanto a quelle dell’efficienza e
  mercato
                  Conclusioni
Le prospettive di competizione con l’impresa
  capitalistica
• Se l’intento delle imprese cooperative è quello di
  collocarsi in un ambito realmente differente ed
  alternativo rispetto alle altre imprese, esse non possono
  tuttavia esimersi dall’imperativo di competere ed
  affermarsi all’interno di un sistema regolato pur sempre
  da meccanismi e logiche del libero mercato pena
  l’impossibilità di competere con le imprese lucrative
               Conclusioni
Le autonome prospettive di operatività in
  ambito sociale
• Nel settore dei servizi sociali e alla persona
  vantaggio competitivo della cooperativa
  sociale rispetto all’impresa capitalistica e
  all’impresa pubblica
                    Conclusioni
Le autonome prospettive di operatività in
  ambito sociale
• I tratti caratterizzanti del modello dell’impresa
  cooperativa sotto il profilo giuridico potrebbero farne una
  forma di economia ideale per rispondere alla domanda
  di bisogni insoddisfatti proveniente dal territorio
• La cooperativa potrebbe sostituire, ove necessario,
  secondo il principio costituzionale di sussidiarietà
  orizzontale,      l’intervento     diretto    dello      Stato
  nell’attuazione di determinate politiche ai fini del rilancio,
  a livello economico e sociale, di settori particolarmente
  importanti e/o svantaggiati

								
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