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15 agosto

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					BRESCIAOGGI, 15 AGOSTO 2008
Sicurezza. Per i Comuni di Breno, Malegno, Cerveno, Braone, Ono S. Pietro e Capodiponte
Polizia locale, la sinergia ha dato ottimi risultati
Positiva l’esperienza avviata otto anni fa in Valcamonica. Ma Cividate Camuno, Losine e
Niardo si sono staccati
di Luciano Ranzanici

Il progetto di Polizia locale associata «Sicurezza in prima linea», avviato 8 anni fa dai Comuni di Breno,
Malegno, Cerveno, Braone, Ono S. Pietro e Capo di Ponte, funziona ancora bene, nonostante debba registrare la
defezione dei tre Comuni di Cividate, Losine e Niardo. Dallo scorso giugno fino a dicembre, il servizio sicurezza
ha visto 7 agenti impegnati nel controllo diurno e serale di zone a rischio, aree industriali e commerciali, parchi,
giardini e piste ciclabili, e luoghi di ritrovo per adolescenti.
Il servizio che ha riscosso il consenso delle amministrazioni, con il tempo ha fatto registrare palesi miglioramenti.
Il responsabile del progetto Sergio Vielmi ha preso atto delle tre defezioni, ma auspica un ripensamento delle
amministrazioni comunali di Cividate, Losine e Niardo per il 2009. Ha poi reso merito all'impegno degli agenti
per il miglioramento del progetto «che abbatte i costi per gli enti e consente la vigilanza in orari anche serali e
notturni, con più pattuglie operanti contemporaneamente».
La riuscita del servizio di sicurezza è resa possibile grazie anche al rapporto di proficua collaborazione avviata
dall'inizio col comando della Compagnia dei Carabinieri di Breno, che ha consentito fra l'altro di migliorare la
professionalità degli agenti di Polizia locale.
Sergio Vielmi a proposito del progetto riproposto dallo scorso giugno (sono 601e uscite serali e diurne
programmate) afferma: «Prendo atto con soddisfazione che la nuova gestione ha evidenziato già buoni risultati, a
testimonianza che abbiamo fatto tesoro delle esperienze passate, per migliorare il servizio e renderlo funzionale
alla collettività».
Letizia Bettoni, responsabile della Polizia locale di Breno (Comune capofila), presentando al responsabile del
progetto i servizi svolti da giugno a dicembre dello scorso anno, ha segnalato « le problematiche legate alla
vastità del territorio da pattugliare, in rapporto al tempo di effettivo lavoro» e ha auspicato «l'uscita di una doppia
pattuglia o una suddivisione o riduzione del territorio interessato». « La mancata presenza stabile della pattuglia
nei vari Comuni, come fatto rilevare da alcuni sindaci - ha concluso Bettoni - è strettamente collegata
all'ampiezza della zona da sorvegliare».
Nel secondo semestre del 2007 gli agenti hanno svolto tra l'altro 70 servizi in 487 ore lavorative percorrendo oltre
2.800 km, rilevando 85 infrazioni al codice della strada, con la decurtazione di 17 punti dalle patenti (il numero
maggiore di infrazioni a Capo di Ponte, 18, Malegno,12, e Ono S. Pietro, 11). Gli autoveicoli controllati sono
stati 92,16 i ciclomotori, 116 le persone identificate, 18 delle quali straniere.




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BRESCIAOGGI, 15 AGOSTO 2008
Breno. I rappresentanti della Lega Nord questa volta si sono astenuti
Il Consiglio ha approvato la variazione al bilancio 2008
di Luciano Ranzanici

La maggioranza consiliare a Breno si è presentata al gran completo per approvare la variazione al bilancio 2008;
dopo avere fatto mancare il numero legale nella seduta del 4 luglio e avere concesso il bis il 18 luglio, i
rappresentanti della Lega Nord questa volta si sono astenuti. Ma il capogruppo Antonio Sfondrini ha messo a
disposizione del sindaco Mensi la sua delega in Comunità montana.
Il tormentato terzo punto all'ordine del giorno delle precedenti sedute ha messo a dura prova per oltre due ore il
Consiglio. I rappresentanti di minoranza Moreno Facchini, Cesare Veraldi e Alfredo Moratti non si sono
risparmiati per fare emergere supposte inadempienze e irregolarità nella documentazione a disposizione dei
consiglieri. Facchini, dopo avere affermato «non siamo stati posti in condizione di conoscere gli atti del
consiglio, stante le omissioni», chiedeva il rinvio, d'accordo con gli altri rappresentanti di minoranza; alla
richiesta si accodava il capogruppo leghista Antonio Sfondrini.
Il sindaco Edoardo Mensi rispondeva: «L'aspetto giuridico e formale degli atti deliberativi, oltre al benestare dei
funzionari comunali, è supportato da documentazione inserita nelle cartellette degli amministratori. Per quanto
riguarda il piano delle opere pubbliche, viene ripresentato come era in precedenza, con un lieve cambiamento
rispetto alla prima seduta del 4luglio».
Veraldi ha parlato di «falso in atto pubblico», essendo venuto a mancare il parere di regolarità tecnica inserito il
31 luglio, otto giorni dopo la convocazione del consiglio comunale del 5 agosto.
Il dibattito si è chiuso con la richiesta di rinvio della discussione sulla variazione al bilancio. Ma la mozione è
stata bocciata, con 8 voti a favore (compresi i 2 della Lega) e 9 contrari.
I due consiglieri del Carroccio si astenevano, la minoranza non partecipava alla votazione, e al terzo tentativo il
punto all'ordine del giorno passava.


BRESCIAOGGI, 15 AGOSTO 2008
Paratico. Pronta la struttura comunale che aprirà dal 1º settembre
Nuovo asilo nido, si alza il sipario
Accanto al parco Segafieni, ospiterà 24 bambini. Ancora pochissimi giorni per le preiscrizioni
di Giancarlo Chiari

Con un semplice manifestino, l'amministrazione comunale di Paratico ha annunciato che il primo settembre
aprirà i battenti il nuovissimo asilo nido, un investimento di oltre 400 mila euro, finanziato al 40 percento da un
Frisl regionale. Costruito tra la scuola primaria, il centro anziani e il parco Segafieni, il nido potrà accogliere 24
bimbi, completando la gamma dei servizi sociali, dal nido alla Rsa, dal centro anziani alla materna, che circon-
dando il parco dispongono della migliore vista a lago.
La realizzazione del nido, uno dei punti principali del programma della maggioranza Tengattini, è partita nel
2006, con la trasmissione alla regione del progetto per accedere al Fondo regionale. Il progetto, piazzatosi ai
primi posti, prese il via, nel 2007 e con il nido è stata realizzata la viabilità di servizio, separata e protetta dalla
469 con un parcheggio riservato. Le preiscrizioni (restano pochi giorni) sono da presentare ai servizi sociali,
all'ufficio scolastico, o in biblioteca; si sono aperte a giugno dopo un incontro pubblico in cui l'assessore Mariella
Smiroldo aveva esposto le caratteristiche dell'edificio, come sarà gestito e come sarà formata la graduatoria.
«La data della preiscrizione, non costituirà necessariamente titolo preferenziale per l'accesso», ha scritto
l'amministrazione sul manifesto, precisando che la graduatoria «terrà conto di una serie di punteggi relativi a
situazione familiare, residenza», e chele rette saranno calcolate adottando le fasce Isee.
Dal 1° settembre il nuovo nido potrà accogliere 24 bimbi tra i 9 mesi e i tre anni di età in uno spazio progettato
fin dall'ingresso, con una scultura in pietra grigia di un tronco con due scoiattoli, al frontone affrescato, per
offrire un ambiente accogliente.
Il nido dispone di una porticato a cui si accede dal cancello di ingresso che precede una superficie utile di circa
200 metri quadrati, che ospita servizi e sale giochi arredati a norma e a misura di bambino.
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BRESCIAOGGI, 15 AGOSTO 2008
Il bilancio del 2008. Pesante perdita in termini di ricapitalizzazione dall’inizio dell’anno per i titoli
quotati legati alla provincia, tutti con il segno «meno»
Brescia in Borsa, bruciati 5 miliardi
La crisi dei mercati pesa più della redditività delle aziende: A3A e Ubi da sole fanno segnare
-2,9 e -1,8 mld
di Matteo Asti

Nessun rimpianto per il 2008. In questa prima parte dell'anno Brescia chiude di nuovo in perdita, come già era
stato per il 2007. Altri otto mesi difficili in cui tutte le società quotate e legate alla provincia evidenziano una
performance con il segno meno. Un risultato che si spiega più che sul piano economico, su quello strettamente
finanziario: subprime, crisi dei mercati, aumento dei tassi e del costo delle materie prime hanno reso instabili
anche titoli di società attive e profittevoli è hanno fatto perdere nel bresciano da gennaio ben 5,11 miliardi di
euro. Come al solito le cifre più rilevanti riguardano i due «giganti» di casa e cioè A2A e Ubi che da sole
perdono rispettivamente 3 e 1,8 miliardi di euro in termini di capitalizzazione. Ma in percentuale la situazione
meno felice Trevisan, Bialetti, Everel e Screen Service.
Aluminium Trevisan Cometal, la società attiva nell'estrusione e verniciatura dell'alluminio con una sede a
Rodengo, si presenta ad agosto con un -40%. A2A, che ha chiuso il primo semestre con ricavi consolidati in
crescita del 23,3% paga lo scotto della borsa: -30 punti che valgono 2,959 miliardi di euro nella capitalizzazione
del gruppo e un valore poco sopra i 2 euro. Bialetti purtroppo paga il suo debutto (luglio 2007) in un periodo
infelice dei mercati che insieme al dollaro debole ha fatto scivolare l'azienda di Coccaglio da 1,579 a 0,592 euro
per una perdita pari al 62% del suo valore. Cembre vede invece vede il suo prezzo stabilizzato intorno ai 5 euro
di valore: la spa leader nei componenti elettromeccanici guidata dalla famiglia Rosani ha perso sinora un 20%.
Everel Group ha visto invece le sue vicende legate in parte alle sventure di Hopa e ha pagato ai mercati sinora il
44% del suo valore: ora il prezzo di riferimento e di 0,2117.
Per Gefran il clima è meno pesante e l'azienda di Provaglio presieduta da Ennio Franceschetti chiude l'estate con
una perdita limitata al 21% e un prezzo stabile sui 4 euro.
La migliore performance è quella di Poligrafica San Faustino: l'azienda di Castrezzato (ieri a quota 15,65 euro)
dopo un 2007 pesante ha saputo resistere al mercato tornando a valori molto vicini a quelli di gennaio.
Sabaf ha invece pagato un 22% di perdita per quanto i dati del primo semestre 2008 siano positivi: ricavi e ricavo
netto in crescita, ma un valore che è sceso da 22 a 17 euro. Anche Screen Service paga il debutto nel 2007: persi
in otto mesi il 53% passando a 0,6 euro di valore.
Ubi Banca archivia il primo anno a Piazza Affari con una perdita del 15,31% che ha portato il prezzo di
riferimento a 15,93 euro. La perdita in capitale è di 1,833 mld di euro, ma tiene rispetto al settore bancario.




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GIORNALE DI BRESCIA, 15 AGOSTO 2008
Paderno Franciacorta. La società di trading elettrico del gruppo russo Renova a 556 milioni di euro di
ricavi, ma l’utile scende a 718mila euro
Energetic Source, dopo il boom la stabilità
Sommario
di Alessandro Cheula

Liberalizzazione e stabilizzazione. Nel mercato dell'energia elettrica, dopo il boom della liberalizzazione, sta
subentrando la stabilizzazione (ma non ancora saturazione). Energetic Source di Paderno Franciacorta - guidata
da Alexandro Floris, azienda leader nella distribuzione elettrica controllata dalla elvetica Avelar Energy di
Zurigo che fa capo a sua volta al colosso russo Renova - ha chiuso il 2007 con 556 milioni di ricavi a fronte dei
548 milioni del 2006 e dei 336 milioni del 2005.
La quantità complessiva di energia elettrica venduta nel corso del 2007 è stata pari a 4.660 Gwh (gigawattora)
pari a 4.660 milioni di kw (kilowattora), contro i 4.365 Gwh del 2006 e 3385 Gwh del 2005. Il vero boom,
dunque, si è verificato dal 2005 al 2006, mentre da quest'ultimo al 2007 il mercato si è normalizzato su
performances meno eclatanti ma sempre interessanti. E così pure dal 2007 ad oggi.
LIBERA SCOSSA. Intesa come libera vendita, nel senso di scossa al mercato. L'utile netto è stato di 718mila
euro, a fronte dei 2,6 milioni del 2006, dopo aver spesato ammortamenti per 567mila euro e accantonamenti per
2,5 milioni al fondo rischi e al fondo svalutazione crediti, e dopo imposte per 1,6 milioni di euro. Il cash flow
(utile più ammortamenti e accantonamenti, ovvero capacità di autofinanziamento) si attesta su 3,8 milioni. Quasi
triplicati gli oneri finanziari, in seguito agli impegni assunti per investimenti e nuove acquisizioni, che salgono da
597mila a 1,5 milioni di euro, e raddoppiato il costo del personale - da 1,5 a 3,5 milioni - a seguito di nuove
assunzioni per gestire la crescita dell'attività (il numero dei dipendenti è passato da 30 a 60 persone). Il costo
complessivo per l'acquisto di energia è stato pari a 483 milioni che, aggiunto a quello per il gas naturale di 67
milioni e altre voci, ha totalizzato 550 milioni di costi complessivi per materie prime. Il risultato operativo, ossia
la differenza tra valore e costo della produzione che misura il saldo della gestione industriale, scende da 4,6
milioni del 2006 a 3,7 milioni del 2007.
INVESTIMENTI. Non trascurabili gli investimenti, sostenuti nel corso del 2007 per 13 milioni contro i 600mila
euro del precedente esercizio, a seguito della acquisizione della controllata Gegastock, della Energie Rinnovabili
e della Ecowatt. Ma il salto di qualità si farà quando saranno in esercizio le nuove reti di interconnessione per una
produzione annua di 55 milioni di Kwh: investimenti rilevanti cui si farà fronte col project financing. Si spiega,
anche alla luce dei maggiori investimenti effettuati nel 2007,1'aumento di 10 milioni di euro sottoscritto dalla
controllante Avelar, che porta così a 22,5 milioni il capitale sociale della società. Raddoppiati, per la stessa
ragione, i debiti verso banche, che salgono da 10 a 21 milioni di euro; debiti commerciali verso fornitori di
energia 139 milioni. All'attivo dello stato patrimoniale le partecipazioni in imprese collegate restano stabili a 1,9
milioni di euro.
PARTECIPAZIONI E PROSPETTIVE. Nei primi mesi del 2008 sono state cedute le partecipazione nella Me
(33%) e nella Swimming Pool Equipment Italia di Calcinato (33%), piccola ma aggressiva azienda di assistenza e
attrezzature per piscine, ad un valore superiore a quello di iscrizione in bilancio. Le prospettive a breve e medio
termine, scrive Floris nella Relazione, sono senz'altro positive. Si prevede infatti un consolidamento del valore
della produzione, sia per il settore dell'energia elettrica sia per quello del gas naturale. Nel corso del 2008 si verrà
a consolidare sempre più la realtà della Energetic Source come protagonista del mercato italiano. L'avvio della
Borsa Elettrica sarà un importante banco di prova per misurare l'efficienza e la capacità competitiva degli
operatori privati. Il bilancio Energetic Source è certificato dalla KPMG di Brescia.




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GIORNALE DI BRESCIA, 15 AGOSTO 2008
Una lettrice lamenta la richiesta allegata alla bolletta dei dati relativi all’immobile in cui vive
Se l’Enel si «preoccupa» del Catasto
Lo prevede la Finanziaria 2005 per l’aggiornamento dell’Anagrafe tributaria
di Erminio Bissolotti

«L'Enel che se ne fa dei miei dati catastali?». Alcuni giorni fa, una lettrice ha ricevuto per posta la bolletta della
luce e allegata alla fattura si è ritrovata un altro plico di fogli. Alcuni riguardavano la richiesta di autorizzazione
al trattamento dei dati personali (la famigerata «dichiarazione per la privacy»), mentre altri prevedevano
l'identificazione catastale del suo immobile. Ad esempio il tipo di unità e a quale foglio, particella, sezione e
subalterno appartenesse. «Tutte cose di cui non conoscevo nemmeno l'esistenza - continua la lettrice - e per
questo motivo ho telefonato al numero verde dell'Enel: dall'altra parte della cornetta, però, l'operatore è stato solo
capace di dirmi che dovevo seguire le istruzioni riportate sul retro del modello da compilare e visto che ancora
non ne capivo niente, mi ha consigliato di rivolgermi ad un geometra o a un architetto. Così mi son chiesta se
questi dati fossero davvero necessari».
Indispensabili forse no. Obbligatori, sì. Su questo non ci piove, visto che la dichiarazione dei dati catastali
identificativi dell'immobile presso cui è attivata la fornitura di energia elettrica rientra nel gruppo delle
informazioni raccolte nell'anagrafe tributaria per permettere un controllo incrociato (da parte degli agenti della
Guardia di Finanza o dell'Agenzia delle Entrate) dei valori relativi ad ogni contribuente. La legge, inoltre,
prevede che dal 1° aprile 2005 non solo l'Enel, ma anche altre aziende o enti fornitori di servizi (vedi ad esempio
A2A oppure Telecom, Vodafone o Infostrada nell'ambito della telefonia fissa) devono richiedere i dati
identificativi catastali dell'immobile all'atto della sottoscrizione dei relativi contratti, nel caso di rinnovo o
modifica degli stessi.
Vero è che chi ha un po' di dimestichezza con la burocrazia, può facilmente recuperare i dati richiesti nell'atto
notarile di compravendita dell'immobile (ricordiamo però che il modulo in questione deve essere compilato
dall'intestatario del contratto di fornitura del servizio, anche se diverso dal proprietario dello stabile) oppure
rivolgendosi ad uno degli sportelli dell'Agenzia del Territorio (ex Catasto in via Marsala a Brescia).
Proviamo però a metterci nei panni di un anziano (come la nostra lettrice, oltretutto disabile) o di un immigrato.
Per questi due soggetti, comunque, una via d'uscita c'è ed è quella di affidarsi ad un professionista, geometra o
architetto esso sia, pagando regolare compenso che può andare dai 50 ai 100 euro per pratica.
Se invece qualcuno pensa di far affidamento sulle proprie forze (e capacità) provando a recuperare la Legge di
riferimento nella speranza di ottenere qualche aiuto in più, perderà ogni speranza quando leggerà le prime righe
del comma 333 dell'articolo 1 della Finanziaria 2005: «Ai fini dell'applicazione delle disposizioni previste
dall'articolo 7, quinto comma, ultimo periodo, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n.
605, come modificato dal numero 2) della lettera b) del comma 332 a decorrere dal 1° aprile 2005, le aziende...»
verificando che in questo caso stiamo parlando più di uno scioglilingua che non di un elenco di istruzioni utili e
comprensibili a qualsiasi cittadino.




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GIORNALE DI BRESCIA, 15 AGOSTO 2008
Condotto dal 26 luglio al 13 agosto dal Dipartimento Valcamonica e guidato da Umberto Sansoni del
Centro camuno studi preistorici. Sulla roccia Cornola nei pressi della chiesa di Malonno rilevate
incisioni dell’età del Ferro; su una placca in una forra a Moscio degli antropomorfi e zoomorfi della
medesima epoca storica
Un campo archeologico di novità
In venti giorni indagati due siti: a Malonno e a Campanine di Cimbergo
di Fulvia Scarduelli

Anche quest'anno sono numerose le scoperte del 31° Campo archeologico estivo di rilevamento e analisi sull'arte
rupestre condotto dal Dipartimento Valcamonica e Lombardia, guidato da Umberto Sansoni, del Centro camuno
di studi preistorici.
I risultati della campagna, aperta dal 26 luglio al 13 agosto, sono stati presentati ai volontari del campo estivo e al
pubblico da Umberto Sansoni e Silvana Gavaldo, l'altra sera, nella sede della Comunità montana di Valcamonica.
Due i siti indagati, Malonno e Campanine di Cimbergo. Del primo erano note soltanto alcune segnalazioni degli
anni '70; grazie a nuove informazioni e al contributo di un imprenditore del paese, subito seguito con alcune
risorse dal Comune di Malonno, il paese è stato sottoposto a un'indagine accurata: sulla roccia Cornola presso la
chiesa sono state rilevate incisioni dell'età del Ferro, su una placca in una forra a Moscio degli antropomorfi e
zoomorfi della medesima epoca, nella zona del castello, Probabilmente poggiante su un antico castelliere, cocci
di ceramica e infine, in un giardino privato, un frammento di masso che è forse porzione di stele calcolitica dalla
forma anomala. «Manca qui un nucleo denso di raffigurazioni come si ha a Capo di Ponte, dice Sansoni; i sei
rinvenimenti sono di cinque differenti epoche e finora avevamo trovato incisioni figurative soltanto fino a
Sellero, mai più a nord».
Campanine di Cimbergo, vasta area lungo il versante montuoso tra Cimbergo e la periferia est di Capo di Ponte,
ha ben 91 superfici incise. Il sito spicca a livello europeo non solo per le incisioni a partire dai tardo Neolitico,
ma anche per la ricchezza di grafi sacri e profani medievali: castelli con sbandieratori, armati con balestra,
cavalieri, rimandano all'incastellamento feudale; croci, Calvari e altri simboli cristiani alla nuova fede e al
guelfismo locale.
«Le raffigurazioni preistoriche presentano una vasta gamma di soggetti, chiarisce Silvana Gavaldo: molti gruppi
dì oranti, una «grande Madre» dalle grandi mani, forse dea della fertilità, impronte di piedi, guerrieri etruschi,
iscrizioni con caratteri finora attestati soltanto in alfabetari, due labirinti. Di spicco anche la roccia delle 5
iscrizioni, alcune delle quali in nord-etrusco e una in latino, attestante il passaggio dalle divinità uraniche
celto-camune a quelle del pantheon romano». Data la messe del ritrovamenti e delle scoperte, si auspica una
pubblicazione. Emmanuel Anati, direttore scientifico del Ccsp, ha enucleato le linee interpretative delle incisioni:
iniziazione religiosa degli allievi, commemorazione di entità superiori, memorie profane.
«È questa una scrittura pittografia più antica di quella fonetica, rileva il prof. Anati; la sua lettura alla luce dei
miti e degli eventi che testimonia renderà storia, cioè documento leggibile, la preistoria e abbiamo in
preparazione due volumi in proposito». Il lavoro del Ccsp in quasi 50 anni è stato infine ripercorso dal suo
presidente, Umberto Cerqui: Anati è in Valcamonica dal 1956, il Ccsp viene fondato nel 1964 e da allora ha
condotto innumerevoli attività di scoperta, ricerca e catalogazione. Il 2009 sarà anno di importanti anniversari, tra
cui il 30° di inserimento del patrimonio preistorico camuno nel1'Unesco; finora sono venute alla luce 300.000
istoriazioni, circa tre quarti del patrimonio stimato.




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GIORNALE DI BRESCIA, 15 AGOSTO 2008
«Bene l’iniziativa dell’onorevole Saglia. Ma adesso serve un’azione nazionale»
«Abbassare i premi Inail». Rizzi preme sul governo
«Sono diversi anni che Confartigianato avanza richieste e proposte affinché vengano riviste le modalità
riguardanti i premi che vengono richiesti dall'Inail agli artigiani. A ben guardare qualcosa è stato fatto ma siamo
ben distanti dall'attualizzazione dei premi rispetto all'utile prodotto nella gestione dell'ente assicurativo contro gli
infortuni». Così il presidente di Confartigianato Unione di Brescia Giovanmaria Rizzi.
«Non può che fare piacere che il Governo abbia considerato percorribile la strada di ridurre i premi per
l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali per quelle imprese artigiane in regola con
quanto previsto dal D.L. sulla sicurezza sul posto di lavoro», dice sempre Rizzi, «anche se dobbiamo
ulteriormente far presente che noi dirigenti sindacali, infatti, da tempo sosteniamo che le nostre aziende fanno il
massimo sforzo possibile per evitare lo stillicidio di infortuni sul lavoro, taluni anche con conseguenze mortali.
Ed è proprio a livello nazionale che la Confartigianato ha avanzato a più riprese tale proposta. Noi tutti sappiamo
bene che tale partita si gioca sui tavoli nazionali. Ed è lì, appunto, che abbiamo esercitato la nostra azione, perché
la nostra voce non rimanesse inascoltata»,
«Pensare infatti che certi risultati si possano raggiungere - precisa il presidente Rizzi - partendo dal livello
provinciale è pura utopia. Certo ci fa piacere - conclude Rizzi - che anche i nostri parlamentari bresciani ed in
primis l'ori. Stefano Saglia, anche per il ruolo che ricopre di presidente della Commissione Lavoro della Camera,
si siano attivati perché le istanze sollevate a Roma abbiano potuto trovare concretezza nell'ordine del giorno
approvato e su un argomento che ci sta particolarmente a cuore. E non solo per quanto ho già detto, ma anche
perché finalmente sarebbe un riconoscimento della società con cui applichiamo i provvedimenti legislativi.
Ed un altro aspetto che preoccupa è quello della moltiplicazione delle sanzioni nei confronti di tutta la compagine
sociale. «Non è possibile accanirsi sui soci quando si può essere in presenza di mancati aggiornamenti di
semplice documentazione in materia di sicurezza sul lavoro», conclude Rizzi.


GIORNALE DI BRESCIA, 15 AGOSTO 2008
[Lettera al direttore] Disservizi
L’odissea delle biciclette in treno
di Beppe Rodenghi

Treno (Trenitalia) + bici: binomio improponibile. O meglio, come titolo alternativo: odissea di un gruppo di
cicloturisti provagliesi che per una settimana hanno avuto la brillante idea di visitare la Toscana utilizzando treno
+ bici (il sistema più economico ed ecologico, come spesso propagandato anche dalla «nostra» Trenitalia).
Gli scomparti per il deposito delle biciclette (naturalmente per le tratte in cui è espressamente previsto) o sono del
tutto inadatti (tre/quattro posti... e già noi eravamo in otto) o con la porta d'accesso bloccata e della quale il
personale o non era in possesso della chiave o la chiave non entrava nella toppa (sic!!).
Quasi tutti i giorni abbiamo utilizzato il treno per tratte più o meno brevi, ma, comune denominatore, i nostri
mezzi, e relativi bagagli, li abbiamo dovuti caricare su per gradini e sistemare nei vani di accesso alle carrozze
per passeggeri (distribuiti un paio per ogni carrozza), con estremo disagio anche per chi ad-ogni stazione doveva
scendere o salire (se non altro abbiamo loro fatto assistenza per lo scarico e carico dei bagagli). Ogni volta
facendo le nostre rimostranze al personale addetto, i più gentili ci hanno dato una mano al caricamento e
scaricamento incolpando del disagio chi sta «lassù» (presumo sopra di loro nella scala gerarchica), quelli un po'
meno, oltre che smoccolare nei nostri confronti, ci hanno fatto notare che nessuno ci aveva obbligati a prendere il
treno... Hanno ragione: la prossima volta ci penseremo! Ciliegina sulla torta: il giorno previsto per il rientro
(naturalmente sempre in treno) abbiamo scoperto che esiste un convoglio (in cui sarebbe previsto il trasporto
biciclette) che attraversa l'Italia e prosegue per la Svizzera e la Germania ma che, essendo gestito dalle Ferrovie
tedesche (?!?), effettuatale servizio solo per i viaggi oltre confine lasciando noi a piedi ed obbligandoci a rientrare
per tratta alternativa in tarda serata e con le pile in fronte.



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GIORNALE DI BRESCIA, 15 AGOSTO 2008

Abitudini e ferie d’agosto, «Brescia mia non ti riconosco»
di Alessandro Cheula

La memoria va agli anni passati quando agosto era il mese dell'esodo di massa, della bonaccia assoluta, il momento della
immobilità torrida, il periodo della calura liquefatta dalla fissità implacabile del solleone estivo. Quando le strade erano
deserte e i meriggi desolati e inerti, solcati dalle ombre dei pochi rimasti in città e dall'umanità relitta e reietta, raminga e
randagia dei poveri senza assistenza, degli anziani senza famiglia, dei barboni senza casa, dei «matti» senza fissa dimora, dei
malati senza ricovero. Il popolo solitario e negletto degli extracomunitari senza documenti e dei profughi senza patria.
Oggi non è più così. Cambiano le abitudini, mutano i costumi e i comportamenti.
Una volta quasi tutti abbandonavano la città con una diserzione di massa. Ora l'esodo estivo non è più una fuga, o almeno
non lo è più per tutti, ma spesso una gita fuori porta con ritorno in giornata. La crisi economica, la caduta del potere
d'acquisto, l'impoverimento progressivo e diffuso ha fatto sì che l'abbandono delle città non sia più una massiva migrazione
di carattere biblico ma una defezione che, seppur maggioritaria, non è più totalitaria. Ricordate le torride deserte giornate
ferragostane di dieci o venti anni fa?
Quel «meriggiare pallido e assorto», per dirla con Montale, non solo «sotto un rovente muro d'orto» ma pure lungo i muri
delle vie cittadine? Quando la città si svuotava e appariva come un fantasmatico desolato agglomerato di asfalto liquefatto
dalla calura dove l'unica cosa mobile era la policroma intermittenza dei semafori? Una città assolata e immobile, surreale e
spettrale, astratta e rarefatta come un quadro di De Chirico: irriconoscibile in quanto disabitata e insieme più riconoscibile
poiché l'assenza di abitanti permetteva alle geometrie cittadine di risaltare in tutta la loro chiarezza. Le simmetrie degli
incroci e dei marciapiedi erano solcate dalle ombre di una umanità negletta - la sola rimasta in città - fatta di vecchi e di
«matti», di emarginati e di barboni. Gente che in quei giorni era immediatamente visibile in quanto unica testimonianza
umana in circolazione, altrimenti non riconoscibile poiché in tempi normali passa inosservata in quanto mescolata agli altri
abitanti, mimetizzata e mixata alla folla affaccendata delle altre persone.
In quelle desolate giornate ferragostane le uniche presenze deambulanti erano i vecchi abbandonati dalle famiglie. Persone
che, essendo autosufficienti e quindi non bisognose di spedalizzazione, si trascinavano come sonnambuli lungo i muri e si
appoggiavano agli angoli delle strade fissando il vuoto mugugnando, o contemplando la punta delle scarpe con vacui
monologhi seduti sulle panchine dei giardini pubblici.
Dopo i «vecchi» - vecchi perché in quei desueti giorni ferragostani gli anziani soli apparivano ancora più vecchi di quanto
non fossero - l'altra umanità circolante erano i barboni e i «matti» (o presunti tali). «Dismessi» dalle famiglie o dimessi dagli
ospedali perché non pericolosi a sé e agli altri. Ma non erano i matti dell'allegra e goliardica brigata di Jack Nicholson in
«Qualcuno volò sul nido del cuculo», con il gigantesco indiano nativo che alla fine libera tutti i reclusi sfondando le
inferriate dell'ospedale psichiatrico, metafora delle catene che ottenebrano la psiche dei «malati» mentali. Erano matti,
solitari e incustoditi perché innocui, che vagavano senza meta parlando ad alta voce coi semafori, declamando dai
marciapiedi, gesticolando spasticamente dai cavalcavia o mendicando spasmodicamente uno sguardo a passanti che non
passavano, o se passavano non guardavano. Nessuno si accorgeva di loro perché nessuno poteva farlo.
Solo poche coppie di extracomunitari - che allora erano relativamente rari, oggi più numerosi e visibili per le nidiate di
bambini che li accompagnano - si aggiravano svogliate per le vie della città, uniche sopravvivenze di una comunità
egoisticamente assente ed edonisticamente latitante, affaccendata nella sfaccendata accidia del torrido agosto.
Già, perché allora la città sembrava ancora più deserta di quanto non fosse anche per un'altra ragione: la calura. Allora il
mese più caldo non era giugno o luglio, come accade oggi, ma agosto. A quel tempo anche la cappa del solleone agostano
contribuiva a rendere più irreale e spettrale la desolazione della città.
Ora le cose sono cambiate. La città non è più un deserto, e i «disertori» non sono più la totalità. La flessione del potere di
acquisto, la caduta dei consumi, il calante benessere - insieme ad abitudini e scelte più civili consone a un Paese moderno
quali le vacanze non più concentrate in agosto - hanno convinto molti occupati (i disoccupati non hanno questo problema) a
scaglionare le ferie, diluendole e distribuendole lungo un arco di tempo più lungo. Non ancora come accade nel resto
d'Europa, in Francia o in Germania, in Svezia o in Irlanda, ma non più come accadeva ai tempi dell'Italia omologata dai
comportamenti di massa conformati e clonati a milioni.
Oggi la città è vivibile anche ad agosto. Anche in agosto si trovano negozi e bar aperti in numero sufficiente ad una
permanenza quasi normale, non da corso di sopravvivenza.
Ora anche in pieno Ferragosto c'è gente con cui parlare e socializzare. Non solo gli extracomunitari, il cui numero nel
frattempo è decuplicato, ma anche residenti.
Non solo donne immigrate, le uniche a portare in braccio i bambini (le nostre, non tutte fortunatamente, portano più spesso i
cagnolini) ma anche bresciane. Non solo le badanti, donne giovani piene di vita in contrasto quasi inquietante con il pallore
canuto e stanco degli anziani che accompagnano. Non si vedono in giro solo vecchi e malati, «matti» e barboni - l'umanità
raminga e randagia, relitta e reietta - ma anche gente «normale». Chi resta in città non è più condannato alla solitudine.
Certo, resta la solitudine dei cuori, di chi è solo pure nella moltitudine poiché anche la folla può essere solitaria, come
spiegava la sociologia americana di Vance Packard agli albori della civiltà postindustriale.
Ma questo, come si dice, è un altro discorso. Per ora si può dire che, anche d'agosto, Brescia mia ti riconosco.

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L’ECO DI BERGAMO, 15 AGOSTO 2008
Danilo Baiguini di Pisogne è l’unico pescatore professionista rimasto sulla sponda bergamasca del
lago d’Iseo
In barca con l’ultimo pescatore. «Nel traffico non ce la
farei mai»
«Sto in mezzo alla natura. Lavoravo in fabbrica, poi ho scelto il lago: qui non sono comandato
da nessuno
di Stefano Serpellini

Dice che i soldi servono solo per campare e che le emozioni e il senso di libertà che ti dà questo mestiere gli altri
non li possono provare. Il remo affonda nel giorno che non s'è ancora svegliato. Dalle parti dell'Adamello si
intuisce una promessa d'alba, mentre luci minuscole tremolano sull'altra sponda, a Govine e Toline, villaggi
incastonati sotto il monte Passabocche.
Il pescatore di Pisogne è già fuori, lontano intravedi la sagoma scura del suo naèt. Adesso, nel silenzio, s'è alzato
il vento. Sciabordìo di piccole onde, versi striduli di gabbiani e di folaghe, una tinca che salta nell'acqua e dà
l'impressione che il lago singhiozzi. È la voce del Sebino, antica come il mondo. L'avevano sentita i Camuni, i
Romani, i Longobardi, i Franchi, l'avevano ascoltata i monaci cluniacensi, i Veneti della Serenissima e le
poetesse inglesi che nell'Ottocento venivano a innamorarsi di queste rive.
Anche i gesti di Danilo Baiguini sono gli stessi da sempre. Erano quelli di papà Francesco e prima ancora di
nonno Carlo, detto Gop quello che abitava qui al Bersaglio di Costa Volpino, nella «casa pendente».
Gesti lenti, che hanno attraversato il tempo, una liturgia remota, comune a tutti quelli che anno questo lavoro, dai
pescatori di una volta che erano fatti di storie, rughe e dialetto, fino a lui che con i capelli lunghi e gellati e la
pelle liscia sembra più un California dream man che uno alle prese quotidiane con bertaèi, palamiti e sardeniere.
È l'unico pescatore professionista rimasto sulla sponda bergamasca del lago d'Iseo, dopo che l'Ippolito di Volpino
è andato in pensione ed esercita solo nei mesi estivi. A 39 anni lo immagineresti in un ufficio, davanti a una
pressa, al limite su qualche impalcatura, mica a rincorrere coregoni, persici e un mestiere che, visto da fuori, pare
più un hobby, un capriccio romantico, minato alla carenza di pesce e di appeal, un'enclave anacronistica nella
geografia feroce del Pil e dei fatturati.
Ecco, quella di Danilo, assomiglia alla sfida persa in partenza di chi al giorno d oggi rifiuta computer e
modernità, di chi dipende ancora dai tempi lunghi delle stagioni, dagli isterismi del cielo, di chi s'affida a vecchi
riti e viaggia lento mentre il mondo attorno va a un'altra velocità, malato di fretta.
Ma forse è proprio questo l'amo che l'ha catturato. «A 20 anni sono stato a lavorare in una fabbrica di mattoni
refrattari a Misano Gera d'Adda - racconta Danilo -. Eravamo in sei ragazzi, partivamo tutte le mattine da Lovere
con un pulmino. Dopo due anni ho detto basta, sempre lì chiuso in un capannone a prendere ordini. Non vedevo
l'ora di arrivare a casa e uscire con mio nonno a gettare le reti. Avevo cominciato ad andare in barca con lui a 5
anni. Mio padre invece non voleva, aveva paura, mi portava mal volentieri. Sono uscito sul lago con mio nonno
per anni: da quando ho fatto l'esame di terza media fino a quando sono andato militare in pratica ho lavorato così,
aiutando lui. È in questo modo che ho imparato il mestiere, è mio nonno che mi ha poi passato i clienti, anche se
alla fine avrebbe preferito che finissi in fabbrica. Invece ho scelto il lago: qui non sono comandato da nessuno,
decido io quando uscire, cosa fare. Sto in mezzo alla natura, all'aria aperta. Vedo le macchine in coda sulla riva e
penso che non ce la farei mai. Penso anche ai miei amici in fabbrica che ogni giorno non vedono l'ora di
terminare il lavoro, sempre insoddisfatti e stanchi. Io invece lavoro con soddisfazione e nemmeno m'accorgo
della fatica. E poi il lago è bello, ti attrae. Quando si passa in auto sulla riva lo si guarda sempre, no?».
Confida che la solitudine non gli fa paura, che tanto quando torna a casa, lì a poche centinaia di metri dalla barca,
trova la compagna e la figlioletta Andrea ad aspettarlo. Danilo parla poco, lascia quasi che sia a quiete qui attorno
a spiegare. L'uomo e il lago sembrano ciascuno interessati al silenzio dell'altro. Siamo usciti dal porticciolo di
Bersaglio inseguiti dall'odore spugnoso dell'umido e da un paio di gabbiani. Sole ancora nascosto dietro la Val
Palot, atmosfera intorpidita, ovattata, con i primi motori delle auto che arrivano da lontano, come echi, e i
rimbombi da fucina omerica della Lucchini di Lovere. È il rumore dell'alba, e davvero sembra di stare in una
poesia di Sandro Penna.
Ci sono da recuperare i seicento metri di pala volante, una sorta di tramaglio per coregoni che avevamo gettato
ieri al tramonto tra la Rocca di Castro e la Corna Trentapassi e che nella notte sarà scivolata giù verso il Gré,
trasportata dalla corrente. Le altre reti sono rimaste nei mastelli sul naèt, il temporale ieri sembrava tallonarci e
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non dava tregua, con Danilo a navigare circospetto su un lago increspato, verde, nervoso, bellissimo nella sua
inquietudine. Stamattina, invece, è un tappeto che ci accoglie mansueto, come se volesse farsi perdonare il cattivo
umore del giorno prima.
Danilo punta alla boa con bandiera nera che segnala le sue reti, poi spegne il motore Suzuki da 20 cavalli, alza
l'elica e manovra con i grossi remi non allineati, in piedi di traverso al centro del naèt, come nell'iconografia dei
vecchi “laghée”. Afferra il lembo del tramaglio con pura calma, non è in preda all'eccitazione dei pescatori da
canna, non c'è la curiosità e il mistero di vedere che cosa emergerà dal fondo: tira in barca la rete come si
recupererebbe un lenzuolo steso. Mani sapienti sono pronte a sciogliere garbugli e a levare alghe tra le maglie. Il
primo pesce che appare è un agone, che qui sul lago chiamiamo sardina.
Poi arriveranno anche coregoni e trote, in tutto 25 per una decina di chili. «Magra stamattina - si lamenta lui -, di
solito ne pesco il doppio. Ma con una rete sola va bene lo stesso. Il pesce lo vendo a sei euro al chilo, se vogliono
i filetti il prezzo si raddoppia perché c'è dietro un lavoro mica da poco. Vendo a ristoranti, alla pescheria di
Lovere, ma anche a privati».
Conviene, Danilo? Conviene uscire all'alba, magari d'inverno quando l'acqua della sentina è ghiacciata, star lì a
trepidare per un temporale? Lui resta per un attimo in silenzio, mentre il naèt beccheggia sulla via del ritorno.
«Questo lavoro mi ripaga al di là dei soldi - dice -. D'estate posso arrivare anche a 2.000 euro al mese, d'inverno
la metà. Poi ci sono le spese, la benzina della barca e quella dell'auto per le consegne, le reti da cambiare, licenze
e concessioni. Però fin che ci sto dentro, io questo lavoro non lo mollo. Vedere il cliente soddisfatto perché sono
riuscito a prendere quello che voleva, è una soddisfazione davvero impagabile. Certo, la vita diventa sempre più
cara, ma io non sono uno che ambisce ad andare in giro in Mercedes. Il pesce lo prendo solo se me lo chiedono,
altrimenti lo lascio. Vivrà e diventerà più grosso per quando ne avrò necessità. Pescarlo quando non ne hai
bisogno sarebbe uno spreco, sarebbe un affronto al lago. Mica come i pescatori con la canna o il bilancino, che
pescano, pescano, magari per vantarsi al bar con gli amici, e poi dimenticano il pesce nel freezer senza neanche
mangiarlo».
Del suo lago è un po' geloso. Vedere i turisti che nei fine settimana lo scambiano per una pozza dei divertimenti,
con motoscafi e gommoni che sfrecciano e moto d'acqua che ronzano moleste, fa male un po' a tutti i lacustri,
figuriamoci a lui che con quest'acqua ci campa.
«Mi piange il cuore vedere la gente che lo bistratta così - si duole -. Mi passano vicino a tutta velocità coi
motoscafi quando sto gettando le reti e, se oso protestare, mi chiedono anche che cosa voglio. In superficie trovo
cartacce, bottiglie di plastica, sacchetti. Vero che il grosso dell'inquinamento è dovuto ad altro, ma questa è
mancanza di rispetto. Vengono qui tre mesi all'anno, si divertono, poi spariscono. Io lo vedo il battello d'inverno:
se non ci fossero gli studenti che vanno a scuola a Pisogne sarebbe vuoto ogni giorno. Ma che posso farci? Il lago
non è di mia proprietà, non posso vietare di venirci. Però credo che meriterebbe un po’, più di rispetto».
Il porticciolo di Bersaglio da cui siamo partiti due ore fa è in vista. Fra poco si alzerà l'óra, il vento che in queste
giornate di cielo terso profuma di acqua e quasi di luce. Gli occhi verdi e gravi di Danilo adesso fissano lontano,
uno sguardo assente, da prigioniero, da cui ritorna dopo qualche attimo con un sorriso.
Sulla vecchia statale ci sono già i clacson nevrotici, delle auto. La fretta del mondo ci sfiora soltanto. È un buon
motivo per sorridere da questo naèt.




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