CONFINDUSTRIA VENETO

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       “ISTITUTI TECNICI: SCUOLE DELL’INNOVAZIONE”




RIFLESSIONI E PROPOSTE DAL VENETO
Gian Luca Vigne, Vice Presidente di Confindustria Veneto
con delega ai Rapporti con la Scuola




                          Venezia, 21 aprile 2008
I partecipanti al gruppo di elaborazione del documento:

Gianluca Vigne (Vice Presidente Confindustria Veneto); Jury De Col, Vania Lira (Gruppo Scuola Regionale -
Assindustria Belluno); Jacopo Silva, Orazio Stangherlin, Mattia Maretto, Maria Grazia Bernardi (Gruppo Scuola
Regionale - Confindustria Padova); Veronica Ferrarese, Leonardo Beccati, Elisabetta Emiliani (Gruppo Scuola Regionale
- Confindustria Rovigo); Maurizio Galluzzo, Nicoletta Riccamboni (Gruppo Scuola Regionale - Unindustria Treviso);
Marta Acco, Guido Giuseppin, Paola Mainardi, Lucia Ambrosio (Gruppo Scuola Regionale - Unindustria Venezia); Danilo
Valerio, Simone Boschini, Cinzia La Rosa, Franco Zandomeneghi (Gruppo Scuola Regionale - Confindustria Verona);
Alberto Luca, Giuseppe Filippi, Paolo Vivian, Cristian Zoppini, Cristina Toniolo (Gruppo Scuola Regionale - Confindustria
Vicenza); Giampaolo Pedron, Marina Trivellato, Luca Innocentini (Gruppo Scuola Regionale - Confindustria Veneto);
Paola Tessan (Confindustria Veneto); Marco Caccin, Sonia Barisoni (Direzione Istruzione - Regione del Veneto); Antonia
Moretti (USR del Veneto); Giovanni Chioetto (USP Padova); Maddalena Carraro (ITIS Marconi - Padova); Cristina
Pollazzi (ITG Belzoni-Boaga - Padova); Alessandro Gatto (Istituto Cavanis Collegio Canova - Possagno); Adriano Zonch
(IPSIA Giorgi - Treviso); Giamberto Petrucco (IPSIA Galilei - Castelfranco Veneto); Orio Marzaro (ITST Gritti - Mestre);
Domenico Ticozzi (ITIS Zuccante - Mestre); Dino Poli, Loriano Turolla, Athos Arzenton (ITIS Ferraris - Verona); Giovanni
Zen, Giorgio Spanevello (ITIS Rossi - Vicenza)
Premessa

I giovani saranno il motore delle imprese. Confindustria Veneto nel predisporre questo
documento di riflessione e di proposta ha scelto questa frase, perché meglio esprime la
prospettiva del nostro impegno sui grandi temi del rapporto scuola-impresa, scuola-lavoro
e sullo specifico tema della cultura scientifica, dell’istruzione tecnica e della formazione
professionale.
Il dialogo tra la scuola e l’impresa migliora la salute di tutta la società, perché combatte la
dispersione scolastica e la disoccupazione e contribuisce ad una maggiore
responsabilizzazione dei giovani.
La proliferazione delle idee imprenditoriali abbinate ai vantaggi del sapere pratico e diffuso
sono stati, in passato, largamente sfruttati.
Oggi siamo consapevoli che ulteriori spazi di sviluppo, appoggiandosi al solo sapere
pratico e diffuso, sono esigui. L’estensione dei circuiti di fornitura e di vendita implica la
capacità di padroneggiare i linguaggi formali della scienza, dell’ingegneria, del
management, dell’informatica, dell’estetica, della transculturalità. Il possesso di queste
capacità concettuali e linguistiche diventa la pre-condizione per comunicare ed agire nel
mercato globale.
Il Programma Regionale di Sviluppo, adottato dalla Regione Veneto, così delinea la sfida
del “Terzo Veneto”, con particolare riferimento alla valorizzazione e generazione del
“capitale umano”, sia per le imprese, che per il “sistema educativo” locale.
Confindustria Veneto ben si ritrova nelle parole del PRS ed assume su di sé le sfide
dell’innovazione. Guarda al “sistema educativo” veneto con grande rispetto ed attenzione,
lo considera – per molti aspetti - migliorabile, ma già ora in grado di realizzare centri di
eccellenza.
Nel corso degli ultimi trent’anni, il Veneto ha vissuto diversi momenti di discontinuità e di
trasformazione. La sua forte vocazione manifatturiera è però risultata sempre confermata
e vincente. Essa è un patrimonio inalienabile, a cui le politiche regionali dedicano
attenzione e risorse, a cui le migliori intelligenze della scuola, dell’università e della
formazione professionale affidano una crescente attenzione.
“La complicità sociale”, che ha consentito la crescita e la diffusione delle imprese,
attraverso un modello non antagonista, sarà utile anche alla costruzione del “Nuovo
Veneto”.


L’istruzione tecnica: gli attori e le azioni

I giovani sono centrali, perché hanno il futuro nel sangue.
Molte delle più recenti imprese industriali e digitali del mondo sono state create da giovani
di età inferiore ai 25 anni.
Gli istituti tecnici sono le scuole dell’innovazione e del futuro. Lo stesso vale per le facoltà
scientifiche dell’università e per la formazione professionale di qualità.
Il “decalogo delle priorità” presentato da Confindustria per la scuola e l’università, è una
“piattaforma” condivisa da Confindustria Veneto.
L’orientamento ha lo scopo, da un lato di favorire la fioritura di tutte le intelligenze,
dall’altro di essere attento alle esigenze del territorio e del paese.
L’impresa è “fabbrica aperta”, non solo per farsi conoscere, ma soprattutto per far
conoscere a tutti che, attraverso il lavoro produttivo, ci si realizza, si produce valore
aggiunto, si concorre ad una migliore distribuzione della ricchezza.
Lavoriamo per una società che riconosca e valorizzi i talenti, difenda e persegua
l’affermazione del merito, adotti politiche a favore della dignità delle persone meno
fortunate, ma combatta la “prigionia” delle corporazioni, degli ordini, delle “caste”.
Dalla scuola e dall’università l’impresa apprende le metodologie di trasmissione formale
dei saperi; dall’impresa la scuola e l’università apprendono il valore delle conoscenze
professionalizzanti e delle competenze spendibili.



 Quali sono le competenze di base maggiormente apprezzate dalle imprese?

     - capacità di prendere decisioni in autonomia ed assumersene la
       responsabilità;
     - capacità di pianificare e organizzare il proprio lavoro e collaborare alla
       programmazione più generale delle attività;
     - capacità di tenere sotto controllo il processo e le operazioni;
     - capacità di prevenire e gestire il rischio;
     - capacità di impiegare le conoscenze, teoriche e tecniche,
       riconoscendone il campo d’applicazione;
     - capacità di gestire le informazioni;
     - capacità di gestire le relazioni e di lavorare in team;
     - capacità di gestire i problemi, concorrendo alla soluzione.
     - la conoscenza della lingua inglese e dell’informatica;
     - la padronanza dell’italiano e la conoscenza della matematica;
     - la conoscenza della storia e della geografia sotto il profilo antropologico
       ed economico

 Il richiamo alle competenze apprezzate dalle imprese integra il quadro
 europeo delle qualifiche e delle competenze.




Il futuro dell’istruzione tecnica

Nel 2004, in occasione del convegno di Vicenza “Capitale umano, qualità, competitività.
Quando la formazione anticipa lo sviluppo”, Confindustria aveva lanciato un appello per la
difesa dell’istruzione tecnica e per la centralità dei saperi tecnico-scientifici.
Essendo un patrimonio strategico per il paese e volendolo salvare, si parlò di evoluzione
degli istituti tecnici verso i licei tecnologici e se ne indicarono le principali caratteristiche
quali la riforma degli indirizzi, dei quadri orari e la centralità del laboratorio.
C’era infatti il concreto pericolo di liceizzazione di tutta la scuola secondaria superiore.
Oggi l’allarme sembra rientrato, ma si sono persi quattro anni e se il destino degli istituti
tecnici non è più messo in discussione, essi soffrono ancora di un modello di sviluppo
incerto.
La “Commissione ministeriale per la riorganizzazione degli Istituti tecnici e professionali”
ha fatto un buon lavoro. Ha messo un argine alla deriva e alla confusione, ha definito dieci
macro-indirizzi per gli istituti tecnici, ha dichiarato che l’istruzione tecnica e professionale
ha un ciclo quinquennale e possiede una terminalità mista: lavoro, oppure formazione
tecnica superiore e università.
Non è ancora chiara tuttavia l’identità degli istituti tecnici e degli istituti professionali.
Per alcuni versi rischiano di apparire dei doppioni o di assecondare la stratificazione
sociale degli iscritti, rendendo difficilmente praticabile la pari dignità dei percorsi e la reale
possibilità delle “passerelle” da un canale all’altro.
Confindustria Veneto fa proprio il “Piano d’azione per l’istruzione tecnica” di Confindustria.
La riforma e la valorizzazione degli istituti tecnici passa per tre ambiti d’azione:
   - i contenuti
   - l’organizzazione
   - le risorse umane



 I contenuti

     - Il profilo in uscita deve prevedere competenze di base accertate.
     - La centralità del laboratorio va riaffermata, con la compresenza del
       doppio docente.
     - Il biennio unitario iniziale deve essere propedeutico al triennio e dare gli
       strumenti per la scelta delle successive specializzazioni.
     - Il triennio deve attestarsi al massimo su 10 indirizzi.
     - Le “scienze integrate” consentono un insegnamento unitario in grado di
       plasmare la personalità dello studente. Al riguardo vanno sconfitte le
       “lobby disciplinari” che ostacolano ogni riorganizzazione del curricolo.
     - L’orario complessivo, sia nel biennio unitario, che nel triennio di
       specializzazione, va allineato a quello degli altri istituti superiori con il
       limite massimo di 32 ore settimanali.
     - La conoscenza della lingua inglese va rafforzata.
     - Il metodo dell’alternanza scuola-lavoro va esteso a tutto il percorso
       formativo.
 L’organizzazione

     - La scuola tecnica richiede ampi spazi di autonomia.
     - La “governance” degli istituti tecnici deve includere le realtà produttive
       del territorio.
     - Il “polo tecnologico formativo” assicura meglio l’integrazione, la
       qualificazione e la rispondenza dell’offerta formativa ai fabbisogni del
       territorio, evitando la proliferazione degli indirizzi e la frammentazione
       degli insegnamenti.




 Le risorse umane

 - L’obiettivo è portare in capo agli istituti il reclutamento dei docenti e la
   determinazione degli organici, compresa - grazie all’autonomia - la
   possibilità di contrattualizzare, temporaneamente, esperti esterni alla
   scuola per l’insegnamento di certe materie.
 - La gestione del personale deve divenire di esclusiva competenza delle
   scuole.
 - La valutazione degli insegnamenti e degli istituti deve essere la base per i
   finanziamenti alla scuola e per gli incentivi al personale.
 - L’aggiornamento dei docenti potrà prevedere percorsi da realizzare in
   azienda e all’interno di laboratori di ricerca




Piano d’azione per l’istruzione tecnica nel Veneto

Il Veneto è terra di distretti e può vantare un ricco sistema formativo.
Alcuni istituti tecnici e professionali hanno realmente accompagnato la nascita ed il
successo di numerosissime imprese.
Oggi la competizione mondiale non si gioca più solo sui costi del prodotto, sulla capacità di
essere flessibili.
Oggi il “differenziale” cognitivo, cioè la capacità di produrre conoscenza nuova, è il vero
terreno di sfida.
Il 53% degli imprenditori veneti (ricerca della Fondazione Nord Est) afferma che l’assenza
di competenze tecnico scientifiche ostacola l’innovazione nelle imprese.
 L’impegno di Confindustria Veneto è per:

     - la centralità dell’istruzione tecnica e professionale e delle facoltà
       scientifiche e tecnologiche;
     - la diffusione della metodologia didattica dell’alternanza scuola-lavoro e
       del tirocinio formativo;
     - lo sviluppo dei poli tecnologici formativi;
     - l’analisi dei fabbisogni professionali;
     - la programmazione congiunta fra imprenditori e docenti universitari dei
       corsi di laurea di maggiore interesse delle imprese;
     - la sperimentazione dell’apprendistato di alta formazione con il “project
       work”, quale componente del percorso accademico;
     - l’evoluzione del modello di apprendistato professionalizzante, con il
       riconoscimento dell’impresa come luogo di formazione.




L’Alternanza Scuola-Lavoro contribuisce a superare la tradizionale separazione tra
momento formativo e momento applicativo, secondo la logica del learning by doing.
Nell’anno scolastico 2005-2006, più di 1000 studenti hanno praticato l’Alternanza Scuola-
Lavoro in 665 enti/aziende; nell’anno scolastico 2006-2007 quasi 2000 studenti, di cui più
di 1700 appartenenti ad istituti tecnici e professionali, hanno potuto fare formazione in
circa 700 enti/aziende; nell’anno scolastico 2008-2009 gli studenti coinvolti sono più di
3000, di cui circa 2600 appartenenti ad istituti tecnici e professionali: il trend è nettamente
crescente.
Con la tempistica prevista dalla nuova programmazione regionale FSE (2007-2013), il
Veneto si pone l’obiettivo di adottare la metodologia didattica dell’Alternanza Scuola
Lavoro nel curricolo scolastico di tutti, o almeno di gran parte degli istituti tecnici e
professionali.
Il dialogo della scuola con il territorio, con le imprese e con i soggetti economico-sociali
assume una particolare rilevanza nell’istruzione tecnica e professionale, ove l’integrazione
tra apprendimento teorico e pratico diviene fondamentale.
I luoghi di lavoro (imprese private, enti appartenenti alla pubblica amministrazione o
comunità professionali) devono diventare, a tutti gli effetti, contesti formativi e di
apprendimento formale per i ragazzi, fornendo loro conoscenze aggiornate sulla cultura
d’impresa, sull’organizzazione del lavoro e sui principali mercati in cui operano le nostre
imprese e le professioni.


I poli formativi. L’istruzione tecnica e professionale, per la sua peculiare natura, trova la
ragione della sua stessa esistenza nel rapporto con il territorio che lo circonda e nel quale
è radicato; la gestione degli istituti tecnici e professionali dev’essere quindi pensata in una
logica di “governance” condivisa da parte di tutti i soggetti (istituzionali, formativi,
economici, sociali) che insistono nel territorio e lo caratterizzano.
I principali interpreti delle dinamiche locali devono essere coinvolti secondo le rispettive
prerogative e potenzialità nella creazione di una rete paritaria che sia in grado di generare
un vero e proprio ecosistema formativo in stretto collegamento con le diverse filiere
tecnologico-produttive ubicate nel territorio.
Alla nascita e crescita delle filiere distrettuali del Veneto ha fortemente contribuito un
sistema di istruzione e formazione di qualità, a volte di eccellenza.
E’ proprio la ricerca di un ecosistema formativo utile all’economia che ha generato il
progetto del “polo formativo”.




 Gli elementi che caratterizzano il polo formativo:

 - sedi comuni o anche fisicamente staccate, purchè integrate;
 - sistema garantito ed automatico di passaggio tra i diversi sistemi e
   percorsi (“passerelle”);
 - orari coordinati e compatibili al raccordo;
 - laboratori in comune per una loro ottimale valorizzazione e utilizzazione;
 - docenti in parte interscambiabili;
 - aggiornamento dei docenti con esperti esterni in comune;
 - attività di cultura d’impresa e rapporto scuola/lavoro (orientamento, visite
   aziendali, stage, impresa virtuale, alternanza scuola-lavoro, ecc.) in
   comune e almeno parzialmente comprese nell’orario curricolare;
 - collaborazione continuativa e organica con le Università e le aziende del
   territorio;
 - coordinamento didattico ed organizzativo tramite un CTS, Comitato
   Tecnico Scientifico (con rappresentanza delle diverse istituzioni formative,
   delle imprese, enti locali e forze sociali del territorio);
 - presenza nella governance del distretto di rappresentanti del settore
   produttivo di riferimento;
 - sistema di trasporti rispondente alle esigenze.




L’attuale sperimentazione dei poli formativi troverà, nel Veneto, un processo di
monitoraggio e di revisione che porti alla definizione di un modello di eccellenza.
L’obiettivo finale, nel Veneto, sarà quello di realizzare una “mappatura” tra i distretti
produttivi a maggior traino economico per la nostra regione ed i principali poli formativi.


La domanda di professionalità delle imprese. Con riferimento ai principali settori
produttivi del Veneto, dovranno essere approfondite, coinvolgendo alcuni esperti socio-
economici e alcuni imprenditori di successo, le dinamiche economiche che interesseranno
la nostra regione nel prossimo decennio; dalle indicazioni e negli ambiti che verranno
evidenziati, andranno quindi costituiti dei “focus group”, composti da imprese, per indicare
le competenze maggiormente significative, sottoposte a maggiore evoluzione.
Seguiranno occasioni di confronto con la Regione e con l’Ufficio Scolastico Regionale per
condividere gli esiti del sondaggio e decidere assieme le azioni da intraprendere in seno
alla scuola e nelle politiche formative regionali.


La “governance” degli istituti tecnici e dei poli formativi. Gli spazi di autonomia
esistenti consentono – se vi sono le volontà politiche – di promuovere da un lato una Rete
degli Istituti Industriali finalizzata agli scambi, a cominciare dalla programmazione comune
del Biennio Unitario (compresi i quadri orari e le “scienze integrate”); dall’altro di
valorizzare i Tavoli Regionali sia interistituzionali (Regione, Ufficio Scolastico Regionale,
Province), che aperti alle Parti Sociali.
Confindustria Veneto chiede che vengano addottati interventi di razionalizzazione ed
accorpamento degli istituti, di gestione integrata delle risorse strutturali (edilizia scolastica
e laboratori), delle risorse economiche e del personale, nella logica del “politecnico
secondario”. L’implementazione e lo sviluppo dei laboratori potranno trovare l’interesse e
la partecipazione delle imprese, nella logica del coinvolgimento diretto dei soggetti
economici presenti nel territorio.
Appare possibile e maturo poter sperimentare (utilizzando, in senso progressivo,
l’autonomia scolastica), almeno in tre istituti tecnici ed in tre poli formativi, la costituzione
del Consiglio di Amministrazione, quale organo di indirizzo e di dialogo fra scuola,
formazione, università, territorio e impresa. Conseguentemente in queste realtà dovrà
essere possibile organizzare docenze esterne, come modalità temporanee, ma rientranti
nel curricolo degli studi.



Venezia, 21 aprile 2008