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GESTIONE DELLE LESIONI CUTANEE P

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					               UNIVERSITÁ DI TORINO




  FACOLTÁ DI MEDICINA E CHIRURGIA
      CORSO DI LAUREA INFERMIERISTICA


                            STUDIO GUIDATO:
  GESTIONE DELLE LESIONI CUTANEE NEI PAZIENTI
        PORTATORI DI FISSATORE ESTERNO




AUTORE: BERTORELLO Patrizia

CANALE A – II Anno

TIROCINIO: reparto di chirurgia del bacino – CTO

A.A. 2009/10
GESTIONE DELLE LESIONI CUTANEE PRESENTI NEI PAZIENTI PORTATORI DI FISSATORE ESTERNO
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                  I FISSATORI ESTERNI
I fissatori esterni sono strumenti chirurgici utilizzati in ortopedia-traumatologia per la cura di
fratture (plurime, esposte con perdita di sostanza ossea, con o senza interessamento articolare), in
caso di deformità di arti, in fratture che coinvolgono danni estesi ai tessuti molli, in caso di fratture
che si saldano in maniera non composta, in caso di ritardo nella formazione del callo osseo,
nell’allungamento degli arti o quando un segmento osseo deve essere rimosso a causa di
osteomielite o tumore.

Sono costituiti da un dispositivo dove perni (detti FICHES) o fili metallici sono inseriti nell’osso al
di sopra e al di sotto del punto di frattura. Questi perni sono poi collegati ad una struttura esterna
robusta che può essere regolata in base alle esigenze del singolo soggetto. Questo sistema permette
di mantenere l’osso relativamente fermo, mentre è consentito un certo grado di mobilità e di carico
al p.te.

Esiste un’ampia gamma di fissatori esterni; i due tipi maggiormente usati sono quelli:

    MONOLATERALI che hanno il telaio solo da un lato: a livello della coscia sono posti
     sulla parte esterna, a livello della gamba sono posti al suo interno (es. FEA – fissatore
     esterno assiale)
    CIRCOLARI che hanno una struttura metallica di forma cilindrica composta da cerchi
     distanziati da piccole aste (che ne permettono il preciso posizionamento e il progressivo
     allungamento) alle quali sono collegati i terminali dei fili delle viti che si inseriscono nel
     tessuto osseo (es. ILIZAROV)

La scelta del fissatore esterno da posizionare dipende da:

    Complessità del caso. Per la correzione su più assi spesso si preferisce un fissatore circolare.
    Posizione. A livello del femore, i fissatori monolaterali sono meglio tollerati di quelli
     circolari; a livello della gamba la scelta è indifferente.
    Metodi del chirurgo

Le sei aree principali dove è richiesta una specifica preparazione all’infermiere nell’assistenza alle
persone con trazioni scheletriche esterne sono:

   a.   Cura delle lesioni provocate dai fissatori esterni
   b.   Gestione delle possibili complicanze neuro vascolari
   c.   Controllo del dolore
   d.   Igiene del p.te e del segmento cutaneo con fissatore esterno
   e.   Scelta dei vestiti e aspetti psicosociali




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   Il mio studio guidato si è concentrato sulla gestione delle lesioni cutanee, mettendo a confronto
   l’uso di diverse soluzioni per la pulizia dei perni e nessuna procedura di pulizia.




                                        Figura 1 - orthofix coscia




                                        Figura 2 - orthofix gamba




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                                        Figura 3 - ilizarov




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                           R E L A Z I O N E

Ho deciso di affrontare con questo studio guidato il problema della gestione delle lesioni cutanee
causate dall’inserimento dei perni dei fissatori esterni nei tessuti molli. Ho scelto questo tema
perché osservando gli ortopedici mentre eseguivano la medicazione di suddette lesioni utilizzavano
solo il betadine senza detergere prima con soluzione fisiologica, cosa che invece viene effettuata
nella gestione delle ferite chirurgiche.

Quindi l’oggetto della mia ricerca è trovare degli articoli che possano indicarmi quale sia il metodo
da utilizzare per la gestione delle lesioni cutanee causate dai fissatori esterni e per la prevenzione di
eventuali infezioni, anche perché ho potuto osservare in un paziente il sorgere di un’infezione che
ha richiesto toelettatura chirurgica (allo scopo di rimuovere il tessuto necrotico) e il ricorso alla vac
– therapy per favorire la rimozione di essudato e pus e nel contempo garantire la granulazione del
tessuto sottostante e l’angiogenesi. Ciò è stato necessario per poter creare un substrato favorevole
all’esecuzione di un intervento di chirurgia plastica e garantire un esito positivo.



Per individuare gli articoli che avrebbero potuto aiutarmi a rispondere al quesito ho proceduto
all’individuazione del P.I.C.O che è il seguente:

P – gestione delle lesioni cutanee provocate dal fissatore esterno

I – utilizzo di soluzioni di pulizia

C – nessuna procedura di pulizia

O – scegliere quello più efficace a prevenire il sorgere di infezioni



Le parole chiave utilizzate sono state:

     EXTERNAL FIXATORS
     POSTOPERATIVE COMPLICATIONS

I MeSH messi a disposizione dalla banca dati e da me utilizzati sono stati:

     CLASSIFICATION
     PREVENTION & CONTROL




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I limiti utilizzati sono stati:

       ABSTRACTS
       ENGLISH LANGUAGE
       FULL TEXT
       HUMANS
       YEARS : 2004 – 2009

L’ operatore booleano utilizzato è stato AND.



Al termine della mia ricerca bibliografica ho selezionato 3 articoli che avrebbero risposto al mio
quesito. Suddetti articoli sono:

     CARE OF PIN SITES
     THE PRINCIPLES OF CARING FOR PATIENTS WITH ILIZAROV EXTERNAL
      FIXATION
     PIN SITE CARE FOR PREVENTING INFECTIONS ASSOCIATED WITH
      EXTERNAL BONE FIXATORS AND PINS.

Il primo e il secondo sono degli ARTICOLI DI GIORNALE, il terzo è un ARTICOLO DI
GIORNALE, METANALISI E REVISIONE.




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                         G L I            A R T I C O L I


A.     CARE OF PIN SITES
Questo articolo analizza diverse modalità di gestione dei siti di inserzione dei perni dei fissatori
esterni, in quanto attualmente non è stata ancora individuata, a livello della letteratura scientifica, la
metodologia più adatta. Comunque dall’articolo emerge che per prevenire le infezioni occorre una
attenta valutazione, monitoraggio e pulizia dei siti di inserzione. Secondo la National Association of
Orthopaedic Nurses i siti di inserzione dei perni vanno medicati giornalmente o settimanalmente
dopo le prime 48-72 h dal posizionamento. Le soluzioni utilizzabili sono varie: soluzione
fisiologica, acqua ossigenata, betadine, acqua e sapone, clorexidina gluconata. Secondo alcuni studi
acqua e sapone, soluzione fisiologica sono adatte per eseguire la pulizia dei siti di inserzione perché
ammorbidiscono le croste dell’essudato favorendone la rimozione ed inoltre non sono causa di
reazioni avverse da parte del paziente. L’uso del betadine è stato sconsigliato in quanto il suo effetto
antibiotico viene ridotto quando a contatto con l’essudato; anche l’uso dell’acqua ossigenata è
sconsigliato per gli effetti dannosi sul tessuto sano. La clorexidina gluconata è una soluzione
antimicrobica ad azione rapida, ma è più efficace contro batteri gram-negativi che gram-positivi.
Ma secondo uno studio condotto da Ward gli effetti della clorexidina sui batteri gram-negativi
venivano ridotti dal contatto con sangue e pus, inoltre è inefficace contro spore, virus ed alcuni
funghi ma efficace contro Pseudomonas quando veniva lasciata sulla cute per 5-10 min.

La National Association of Orthopaedic Nurses afferma che una soluzione di clorexidina 2 mg/ml
può essere il più efficace agente di pulizia, mentre uno studio condotto da Olson stabilisce che
all’uso di clorexidina gluconata, acqua ossigenata e betadine è associato un aumento della
percentuale di infezione, distruzione del processo di guarigione e della normale flora microbica
cutanea.

Per la stesura di questo articolo gli autori hanno utilizzato le seguenti parole chiave:

EXTERNAL FIXATION, INFECTION, PIN SITE CARE




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B.       THE PRINCIPLES OF CARING FOR PATIENTS WITH ILIZAROV
         EXTERNAL FIXATION
In questo articolo viene affermato che non vi è nessuna reale necessità di pulire i siti di inserzione
dei perni del fissatore esterno a meno che non siano visibilmente sporchi o incrostati di sangue o
siero. La letteratura scientifica suggerisce di pulire i siti una volta alla settimana a meno che non
siano visibilmente trasudanti. Qualora si rendesse necessaria la pulizia dei siti l’articolo consiglia di
utilizzare una soluzione a base di clorexidina gluconata e alcol al 70% in quanto asciuga
velocemente e lascia una pellicola sulla superficie della cute che protrae l’azione antibatterica della
soluzione.

Per la stesura di questo articolo gli autori hanno utilizzato le seguenti parole chiave:

ILIZAROV EXTERNAL FIXATION, INFECTION, PIN SITE CARE, POST OPERATIVE
MANAGEMENT, TRAUMA




C.       PIN SITE CARE FOR PREVENTING INFECTIONS ASSOCIATED
         WITH EXTERNAL BONE FIXATORS AND PINS.
In questo articolo due trials mettono a confronto diversi tipi di soluzioni per la pulizia dei siti di
inserzione dei perni:

      HENRY TRIAL: soluzione fisiologica contro soluzione alcolica al 70% contro nessuna
       pulizia. Tutti i siti venivano poi trattati con betadine e coperti con garze asciutte.
      PATTERSON TRIAL: soluzione con metà concentrazione di acqua ossigenata, risciacquo
       con soluzione fisiologica e posizionamento di una garza o una spugna contro soluzione
       fisiologica e applicazione di una garza o spugna contro acqua e sapone antibatterico e
       applicazione di Xeroform contro nessuna pulizia e applicazione di una garza



Nell’HENRY TRIAL le infezioni comparivano nella percentuale di:

        25% dei p.ti i cui perni erano stati puliti con soluzione fisiologica
        18% dei p.ti i cui perni erano stati puliti con soluzione alcolica al 70%
        8% dei p.ti i cui perni non erano stati puliti

Nel PATTERSON TRIAL le infezioni comparivano nella percentuale di:

        46% dei p.ti i cui perni erano stati puliti con metà concentrazione di acqua ossigenata e
         risciacquati con soluzione fisiologica
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       33% dei p.ti i cui perni erano stati puliti con soluzione fisiologica
       39% dei p.ti i cui perni erano stati puliti con acqua e sapone antibatterico
       36% dei p.ti i cui perni non erano stati puliti ma solo coperti da garza

Nell’articolo si sottolinea che non ci sono sufficienti prove per determinare se una particolare
soluzione di pulizia è più efficace di altre quindi si fa riferimento ad una revisione della letteratura
scientifica delle Linee Guida della National Association of Orthopaedic Nurses sulla gestione dei
siti di inserzione dei perni, per fissare 4 raccomandazioni:

    1) I perni localizzati in aree con considerevole presenza di tessuto molle vanno considerate ad
       alto rischio di infezioni (ad es. la percentuale di infezione è maggiore a livello femorale
       confrontata con quella a livello tibiale e maggiore a livello del femore prossimale rispetto a
       quello mediale e inferiore
    2) Dopo le prime 48-72 h la pulizia dei siti di inserzione va eseguita giornalmente o
       settimanalmente
    3) Una soluzione di clorexidina 2 mg/ml può essere la più efficace soluzione per la pulizia dei
       siti di inserzione
    4) Alla famiglia e al p.te deve essere insegnata la cura dei siti di inserzione prima della
       dimissione dall’ospedale.

Comunque in assenza di sufficienti prove, si consiglia di adottare strategie generali per minimizzare
il rischio di infezioni crociate.

Per la stesura di questo articolo sono stati utilizzati i seguenti databases:

       WOUNDS GROUP SPECIALISED TRIALS REGISTER
       CENTRAL
       OVID MEDLINE
       OVID EMBASE
       OVID CINHAL




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                          C O N C L U S I O N I

I fissatori esterni attraversano le strutture anatomiche fino all’osso mettendo in comunicazione
l’ambiente esterno con gli strati profondi per periodi di tempo piuttosto lunghi, quindi l’attenzione
dell’infermiere deve concentrarsi sulla prevenzione, identificazione e risoluzione di possibili
reazioni che possono determinare l’insorgenza di osteomieliti, pseudoartrosi, ritardi nella guarigione
e quindi allungamento del periodo di degenza in ospedale. I perni del fissatore esterno provocano
una reazione infiammatoria che determina il drenaggio di una certa quantità di essudato che si
presenta chiaro, di colore paglierino e che forma dei cristalli quando asciuga. È importante che
l’infermiere sia in grado di distinguere l’essudato dal pus che invece si presenta denso, torbido,
cremoso e a volte colorato di verde o marrone.

Dall’esame dei risultati degli articoli sopra indicati appare evidente che l’uso del betadine nella
pulizia dei siti di inserzione dei perni è sconsigliato, mentre si ha una minore incidenza delle
infezioni nei p.ti a cui non è stata eseguita alcuna procedura di pulizia dei perni. Comunque ritengo
che occorra provvedere alla detersione della superficie lesionata con soluzione fisiologica al fine di
rimuovere eventuali cristalli formatisi in seguito all’asciugatura dell’essudato, dopo di che
procedere alla disinfezione con betadine o clorexidina gluconata.




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                   S E A R C H                          S T R A T E G Y

Database: Ovid MEDLINE(R) <1996 to October Week 2 2009>

Search Strategy:

--------------------------------------------------------------------------------

1      external fixator.mp. or External Fixators/ (3094)

2      exp Postoperative Complications/cl, pc [Classification, Prevention & Control] (30282)

3 limit 2 to (abstracts and english language and full text and humans and yr="2004 - 2009")
(5081)

4      1 and 3 (21)

5      from 4 keep 3-5,11,14-16,20-21 (9)

6      from 5 keep 1-9 (9)



***************************

<1>

Unique Identifier

    19323111

Status

    MEDLINE

Authors

    Santy J. Vincent M. Duffield B.

Authors Full Name

    Santy, Julie. Vincent, Maria. Duffield, Beverley.

Institution

    Faculty of Health and Social Care, The University of Hull. J.Santy@hull.ac.uk


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Title

 The principles of caring for patients with Ilizarov external fixation. [Review] [18 refs]

Source

 Nursing Standard. 23(26):50-5; quiz 56, 2009 Mar 4-10.

Abstract

  External fixation is an important aspect of complex fracture management. Ilizarov fixation is a
specialised type of external fixator consisting of numerous wires that penetrate the limb and are
attached to a circular metal frame. Ilizarov fixation is used for fracture fixation and stabilisation,
limb reconstruction, deformity correction and limb lengthening. The external fixator can be in place
for many months and patients will need to adapt to the device and demonstrate an understanding of
the principles of pin site care. Psychosocial issues also need to be considered. [References: 18]

Publication Type

 Journal Article. Review.

<2>

Unique Identifier

 19169108

Status

 MEDLINE

Authors

 Castro-Aragon OE. Rapley JH. Trevino SG.

Authors Full Name

 Castro-Aragon, Oscar E. Rapley, Jay H. Trevino, Saul G.

Institution

 Department of Orthopaedic Surgery and Rehabilitation, The University of Texas Medical Branch,
Galveston, TX, USA. castroaragon@gmail.com

Title

 The use of a kickstand modification for the prevention of heel decubitus ulcers in trauma patients
with lower extremity external fixation.

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Source

 Journal of Orthopaedic Trauma. 23(2):145-7, 2009 Feb.

Abstract

 External fixation is frequently used to manage patients with lower extremity trauma. Excessive
pressure from contact surfaces must be avoided to prevent added morbidity from heel ulcers. The
purpose of this article is to present a simple solution to off-load the heel by adding a "kickstand" to
the external fixator. The kickstand modification is designed to prevent breakdown of the soft tissue
covering of the heel that can complicate the treatment of the initial injury and may also result in
calcaneal osteomyelitis. By preventing such damage, the kickstand modification may also help to
avoid radical procedures for soft tissue coverage, prolonged treatment times, and, ultimately,
amputations. The kickstand device is made by adapting 2 extra rods and clamps to the primary
external fixator to obtain proper clearance of the heel when the foot is resting over a surface. In
cases where traditional off-loading devices are difficult to apply and can interfere with proper
wound care, the kickstand might provide a useful preventive solution. From January to August
2006, we applied this technique in 10 patients with lower extremity trauma (11 fractures) and have
seen no heel ulcers or other complications as per the staging system from the National Pressure
Ulcer Advisory Panel.

Publication Type

 Journal Article.

<3>

Unique Identifier

 18843660

Status

 MEDLINE

Authors

 Lethaby A. Temple J. Santy J.

Authors Full Name

 Lethaby, Anne. Temple, Jenny. Santy, Julie.

Institution

 Section of Epidemiology & Biostatistics, School of Population Health, University of Auckland,
Private Bag 92019, Auckland, New Zealand, 1142. a.lethaby@auckland.ac.nz
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Title

 Pin site care for preventing infections associated with external bone fixators and pins.[update of
Cochrane Database Syst Rev. 2004;(1):CD004551; PMID: 14974071]. [Review] [49 refs]

Source

 Cochrane Database of Systematic Reviews. (4):CD004551, 2008.

Abstract

  BACKGROUND: Metal pins are used to apply skeletal traction or external fixation devices in the
management of orthopaedic fractures. These pins protrude through the skin (described as
'percutaneous') and the way in which they are treated after insertion may affect the incidence of pin
site infection. This review set out to summarise the evidence on the effect of pin site care on
infection rates. OBJECTIVES: To assess the effect on infection rates of different methods of
cleansing and dressing orthopaedic percutaneous pin sites. SEARCH STRATEGY: For this first
update the following electronic databases were searched: the Wounds Group Specialised Trials
Register (searched June 2008); CENTRAL (2008, Issue 2); Ovid Medline (1950 to May 2008),
Ovid EMBASE (1980 to May 2008) and Ovid CINAHL (1982 to May 2008). In addition, reference
lists of review articles and relevant trials were also searched and some handsearching undertaken.
SELECTION CRITERIA: All randomised controlled trials (RCTs) comparing the effect on
infection and other complication rates of different methods of cleansing or dressing orthopaedic
percutaneous pin sites were evaluated. DATA COLLECTION AND ANALYSIS: Two review
authors independently assessed the citations retrieved by the search strategies for reports of relevant
RCTs, independently selected trials that satisfied the inclusion criteria, extracted data and undertook
quality assessment. MAIN RESULTS: For this first update an additional five trials were identified,
in total six trials (349 participants) were eligible for inclusion in the review. Three trials compared a
cleansing regimen with no cleansing, 2 trials compared cleansing solutions, 1 trial compared
identical pin site care performed daily or weekly and 4 trials compared dressings. One of these trials
reported that infection rates were lower (9%) with a regimen that included cleansing with half
strength hydrogen peroxide and application of Xeroform dressing when compared with other
regimens with different cleansing and dressing regimens (rates >26%) but this may be a chance
difference. There was no evidence of a difference between groups in any of the other trials. No
trials were identified that compared any dressing versus no dressing or different massage regimens.
AUTHORS' CONCLUSIONS: There is insufficient evidence for a particular strategy of pin site
care which minimises infection rates. Adequately powered randomised trials are required to
examine the effects of different pin care regimens and co interventions such as antibiotic use and
other extraneous factors must be controlled in the study designs. [References: 49]

Publication Type

 Journal Article. Meta-Analysis. Review.

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<4>

Unique Identifier

 18540560

Status

 MEDLINE

Authors

 Bell A. Leader M. Lloyd H.

Authors Full Name

 Bell, Angie. Leader, Maria. Lloyd, Hilary.

Institution

 City Hospitals Sunderland NHS Foundation Trust, Sunderland. angie.bell@chs.northy.nhs.uk

Title

 Care of pin sites.

Source

 Nursing Standard. 22(33):44-8, 2008 Apr 23-29.

Abstract

 External fixation is a key component in orthopaedic management. However, the use of metal pins
or wires may result in complications, such as pin site infections. To prevent infections pin site care
must include effective assessment, monitoring and cleaning of the pin site. Differing methods of pin
site management in clinical practice have resulted in inconsistencies in the literature relating to best
practice. This article explores some of the variations in pin site care.

Publication Type

 Journal Article.

<5>

Unique Identifier

 16651073

Status
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 MEDLINE

Authors

 Trampuz A. Zimmerli W.

Authors Full Name

 Trampuz, Andrej. Zimmerli, Werner.

Institution

 Klinik fur Infektiologie und Spitalhygiene, Universitatsspital Basel, Switzerland.

Title

 Diagnosis and treatment of infections associated with fracture-fixation devices. [Review] [46 refs]

Source

 Injury. 37 Suppl 2:S59-66, 2006 May.

Abstract

 The pathogenesis of infections associated with fracture-fixation devices is related to
microorganisms growing in biofilms, which render these infections difficult to treat. These
infections are classified as early (<2 weeks), delayed (2-10 weeks) or late infections (>10 weeks)
according to the implant surgery. Most infections are caused by staphylococci and are acquired
during trauma (in penetrating injuries) or subsequent fracture-fixation procedures. A combination of
clinical, laboratory, histopathology, microbiology, and imaging studies are usually needed to
accurately diagnose infection. Magnetic resonance imaging (MRI) and computed tomography (CT)
scans are often used to diagnose infection and plan surgical treatment. Positron emission
tomography (PET) and PET-CT are promising new tools for diagnosing implant-associated
osteomyelitis. The treatment goal is achieving bone consolidation and avoiding development of
chronic osteomyelitis. Successful treatment requires adequate surgical procedures combined with 6-
12 weeks of antimicrobial therapy acting on adhering stationary-phase microorganisms. In chronic
osteomyelitis, orthopedic and plastic- reconstructive surgery is combined in the same procedure or
within a short time span. In this article, pathogenesis, classification, diagnosis, and treatment of
infections associated with intramedullary nails, external-fixation pins, plates, and screws are
reviewed. [References: 46]

Publication Type

 Journal Article. Review.



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<6>

Unique Identifier

 16452747

Status

 MEDLINE

Authors

 Egol KA. Paksima N. Puopolo S. Klugman J. Hiebert R. Koval KJ.

Authors Full Name

 Egol, Kenneth A. Paksima, Nader. Puopolo, Steven. Klugman, Jeffrey. Hiebert, Rudi. Koval,
Kenneth J.

Institution

 Department of Orthopaedic Surgery, New York University-Hospital for Joint Diseases, 301 East
17th Street, New York, NY 10003, USA. ljegol@att.net

Title

 Treatment of external fixation pins about the wrist: a prospective, randomized trial.[see comment].

Comments

 Comment in: J Bone Joint Surg Am. 2006 Nov;88(11):2534-5; author reply 2535; PMID:
17079414

Source

 Journal of Bone & Joint Surgery - American Volume. 88(2):349-54, 2006 Feb.

Abstract

 BACKGROUND: Pin-track infection remains one of the most troublesome complications of
external fixation, in some cases compromising otherwise successful fracture treatment. METHODS:
One hundred and eighteen patients (120 wrists) who had been managed with the placement of an
external fixation device for the treatment of a displaced, unstable, distal radial fracture were
randomized into one of three treatment groups: (1) weekly dry dressing changes without pin-site
care; (2) daily pin-site care with a solution of one-half normal saline solution and one-half hydrogen
peroxide; and (3) treatment with the placement of chlorhexidine-impregnated discs (Biopatch)
around the pins, with weekly changes of the discs by the treating surgeon. The patients were
followed at weekly intervals until the external fixator was removed. Radiographs were made
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biweekly. The patients were evaluated with regard to (1) erythema, (2) cellulitis, (3) drainage, (4)
clinical or radiographic evidence of pin-loosening, (5) the need for antibiotics, and (6) the need for
pin removal before fracture-healing due to infection. Differences in complication rates among the
three groups, with adjustment for patient age, gender, and the performance of an associated open
procedure, were evaluated. RESULTS: The average age of the patients was fifty-four years. Forty-
seven wrists had an open procedure (either bone-grafting or open reduction and internal fixation) in
addition to treatment with the external fixator. The fixators remained in place for an average of 5.9
weeks. Twenty-three patients (19%) had a complication related to the pin track, with twelve of
these patients requiring oral antibiotics for the treatment of a pin-track infection. There were no
significant differences among the three groups with regard to the prevalence of pin-site
complications. The age of the patient was found to be significantly associated with an increased risk
of postoperative pin-track complications (p = 0.04). CONCLUSIONS: We found a high rate of
local wound complications around external fixation pin sites; however, most complications were
minor and could be observed or treated with oral antibiotics. The prevalence of these complications
was not decreased in association with the use of hydrogen peroxide wound care or chlorhexidine-
impregnated dressings. On the basis of these results, we do not recommend additional wound care
beyond the use of dry, sterile dressings for pin-track care after external fixation for the treatment of
distal radial fractures.

Publication Type

 Journal Article. Randomized Controlled Trial.

<7>

Unique Identifier

 16243337

Status

 MEDLINE

Authors

 Hak DJ. Wiater PJ. Williams RM. Pierson CL.

Authors Full Name

 Hak, David J. Wiater, Patrick J. Williams, Robert M. Pierson, Carl L.

Institution

 The University of California at Davis, Department of Orthopaedic Surgery, 4860 Y Street, Suite
3800, Sacramento, CA 95817, USA. david.hak@ucdmc.ucdavis.edu

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Title

  The effectiveness of standard povidone iodine surgical preparation in decontaminating external
fixator components.

Source

 Injury. 36(12):1449-52, 2005 Dec.

Abstract

 The purpose of this study was to evaluate the effectiveness of standard iodine surgical scrubs to
remove bacteria from external fixator components. Sterile adjustable external fixation clamps,
Schanz pins, and carbon fibre rods were coated with a sterile protein solution and immersed in
solution of coagulase negative Staphylococcus (10(3)organisms/ml). They were then
decontaminated in standard fashion using a povidone iodine scrub and paint solution. After
neutralisation the components were sonicated, serially diluted, plated on blood agar, and incubated
for 24h. Unassembled external fixation components were examined individually, and as assembled
pin-rod-clamp constructs with and without manipulation of the clamp. Of the three external fixation
components (pins, rods, clamps) the highest number of bacterial colony forming units was seen on
the external fixation clamps. Manipulation of the assembled construct significantly increased the
mean bacterial colony counts compared to the assembled non-manipulated construct (p=0.0007).
Standard surgical preparation does not remove all bacteria from external fixators during subsequent
operative procedures.

Publication Type

 Journal Article.

<8>

Unique Identifier

 15187901

Status

 MEDLINE

Authors

 Williams H. Griffiths P.

Authors Full Name

 Williams, Heather. Griffiths, Peter.


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Institution

 Regional Rehabilitation Unit, Northwick Park Hospital, Harrow, Middlesex, UK.
heather.williams@nwlh.nhs.uk

Title

 The effectiveness of pin site care for patients with external fixators. [Review] [18 refs]

Source

 British Journal of Community Nursing. 9(5):206-10, 2004 May.

Abstract

  The aim of this mini-review was to establish if cleaning, dressing and removing crusts from
external fixator or skeletal pin sites affected the risk of infection. A systematic search was
conducted using Cochrane, Medline, CINAHL and Embase databases. Inclusion criteria were
orthopaedic patients with skeletal pins or external fixator devices applied to either upper or lower
limbs. The databases were searched for controlled studies comparing at least one aspect of pin site
care (cleansing, dressing or crust removal) with a control group of 'observation only'. Only one
study met the inclusion criteria. It focused on cleansing external fixator pin sites. The study
included two treatment groups, one using 0.9% normal saline and one using 70% alcohol, and a
control group which had no cleansing. While the control group had a more favourable outcome than
the treatment groups, there is still insufficient evidence from this one study to recommend no
cleansing. It is also important to note that the most frequently recommended solution for cleansing
pin sites in UK protocols (0.9% normal saline) had the worst outcome, therefore its efficacy in this
population may need to be challenged. [References: 18]

Publication Type

 Journal Article. Review.

<9>

Unique Identifier

 14974071

Status

 MEDLINE

Authors

 Temple J. Santy J.


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Authors Full Name

 Temple, J. Santy, J.

Institution

 Institute of Health Studies, University of Plymouth, Room C 414 Portland Square, Drake Circus,
Plymouth, Devon, UK, PL4 8AA.

Title

 Pin site care for preventing infections associated with external bone fixators and pins. [Review]
[31 refs]

Source

 Cochrane Database of Systematic Reviews. (1):CD004551, 2004.

Abstract

 BACKGROUND: Metal pins are used to apply skeletal traction or external fixation devices in the
management of orthopaedic fractures. These pins protrude through the skin and are therefore
described as 'percutaneous' and much has been written on the management of the associated skin
wound. The way in which percutaneous pins are treated may affect the incidence of pin site
infection. Recommendations for care are not necessarily evidence based. This review set out to
summarise the research evidence on the effect of pin site care on infection rates. OBJECTIVES: To
assess the effect on infection rates of different methods of cleansing and dressing orthopaedic
percutaneous pin sites. SEARCH STRATEGY: The following electronic databases were searched:
Medline (from 1966), the Cochrane Central Register of Controlled Trials (2003 issue 1) and the
Wounds Group Specialised Trials Register (March 2003). In addition reference lists of review
articles and relevant trials were also searched and some handsearching undertaken. SELECTION
CRITERIA: All randomised controlled trials (RCTs) in people comparing the effect on infection
rates of different methods of cleansing or dressing orthopaedic percutaneous pin sites were
evaluated. DATA COLLECTION AND ANALYSIS: Two reviewers independently assessed the
citations retrieved by the search strategies for reports of relevant RCTs. MAIN RESULTS: Only
one trial was eligible for inclusion in the review. Henry (1996) compared cleansing with 0.9%
saline, cleansing with 70% alcohol and no cleansing and found significantly fewer infections in pin
sites which had not been cleansed. REVIEWER'S CONCLUSIONS: There is very little evidence as
to which pin site care regimen best reduces infection rates. Clearly there is a need for large RCTs to
determine the best method of pin site management. [References: 31]

Publication Type

 Journal Article. Review.


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