Piano di Lavoro

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					      TRACCE DI LAVORO PER LA REDAZIONE DEL PIANO DI INDIRIZZO

                                Bozza del 23/01/2006




INDICE




0     Introduzione



1     Il contesto del Piano di Indirizzo Generale Integrato

1.1    Il Piano nel quadro istituzionale e legislativo

1.2    Il contesto socioeconomico della regione

1.3    I bisogni e le risposte ai diritti di cittadinanza nel campo delle politiche
       dell’educazione, dell’istruzione, dell’orientamento, della formazione e del
       lavoro

1.4    Configurazione generale del sistema dell’offerta integrato



2     La strategia regionale per il 2006-2010: obiettivi, priorità e interventi
      (ex art. 31 , comma 4, lettere a, b, c)

2.1    Le politiche per il diritto all’apprendimento lungo tutto l’arco della vita

2.2    La strategia regionale per la crescita dell’occupazione e la qualità del lavoro

2.3    La dimensione internazionale delle politiche

2.4    Il sostegno alla ricerca scientifica e all’innovazione

2.5    Il potenziamento dei servizi e l’innovazione del sistema dell’offerta integrato

2.6    Il sistema regionale delle competenze e dell’orientamento



3     Indirizzi per il sistema informativo, per la valutazione e il monitoraggio
      del Piano (ex art. 31, comma 4, lettere i, j, k)



4     Procedure di attuazione (ex art. 31, comma 4, lettera g)




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5       Programma finanziario (ex art. 31, comma 4, lettere e, h)


Appendice - I risultati delle politiche regionali nel periodo 2003-2005


Introduzione
…..




1.       Il contesto del Piano di Indirizzo Generale Integrato




1.1      Il Piano nel quadro istituzionale e legislativo

Premessa

(Nota: La premessa è mutuata dalle Linee guida e dal Documento
preliminare)
La Regione Toscana facendo proprie le indicazioni inizialmente scaturite dal vertice
di Lisbona, e successivamente specificate e meglio definite nei vertici successivi, si
impegna a contribuire con questo Piano di indirizzo alla costruzione di una “società
ad alta competitività, fondata sulla conoscenza, con la creazione di migliori e
maggiori lavori, economicamente stabili, qualificati e tutelati, in un contesto di forte
coesione sociale e ambientalmente sostenibile nel lungo periodo”.
La sfida di Lisbona appare oggi, in particolare alla luce del Rapporto Kok1 sullo stato
di attuazione degli obiettivi a “metà percorso”, difficilmente raggiungibile da gran
parte dei sistemi nazionali e regionali dell‟Unione. Esiste un ritardo forte sui temi
dell‟innovazione, raggiunti e superati soltanto da alcune realtà del Nord Europa,
permangono forti difficoltà dal punto di vista della occupazione di qualità nelle fasce
più deboli del mercato del lavoro e la coesione sociale se risulta “tenere” su gran

1
    Dal rapporto Kok (5 novembre 2004) - I punti critici e l’ urgenza della Strategia di Lisbona.
Gli eventi esterni che si sono succeduti dal 2000 in poi non hanno sicuramente contribuito a creare un
contesto favorevole all’attuazione della strategia di Lisbona; dal canto loro, gli Stati membri e l’Unione
Europea hanno non poche responsabilità quanto all’allontanamento dal raggiungimento degli obiettivi
della strategia stessa. In particolare, la previsione di un’agenda sovraccarica di obiettivi, poco coordinati
e a volte confliggenti tra loro ha certamente contribuito a questo stato di cose che ha rallentato l’azione
– peraltro scarsamente coerente e determinata dal punto di vista politico – diretta al perseguimento
degli obiettivi della strategia.
L’incremento del divario economico dell’Unione con il Nord America e con l’Asia nonché il basso tasso di
crescita della popolazione hanno, allo stesso tempo, reso quanto mai urgente l’attuazione della strategia.
Per raggiungere i suoi obiettivi è dunque necessario un maggiore impegno da parte dell’UE e di tutti gli
Stati membri.




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parte delle aree più tradizionali di intervento lascia trasparire elementi di criticità, in
particolare in termini di risorse finanziarie dedicate, nelle aree emergenti del disagio
sociale (anziani non autosufficienti, immigrazione, etc).
Le cause di questo ritardo “strutturale”, cioè non legate soltanto a particolari
congiunture economiche e sociali, sono molteplici e differenziate a seconda delle
diverse realtà nazionali e regionali dell‟Unione e sono legate alla difficoltà generale
dell‟Europa nel suo complesso a tenere assieme qualità e quantità nello sviluppo e a
immettere forti dosi di innovazione in tutti i campi dell‟organizzazione economica,
sociale e istituzionale. In sintesi dalla difficoltà dell‟Europa ad interpretare gli
obiettivi di Lisbona in chiave innovativa e di sviluppo invece che di subirli come
elementi “esterni”, ed in qualche caso “scardinanti”, l‟assetto consolidato.
L‟Italia, fra gli Stati europei, paga un prezzo maggiore in questo processo ritardato
a causa sia di fattori strutturali del sistema economico, sociale ed istituzionale (la
struttura economica più “matura”, un minore dinamismo economico e istituzionale,
una pubblica amministrazione meno efficiente, etc), sia a causa delle scelte di un
Governo    nazionale   poco    attento   alla   dimensione   europea    nel   gioco   della
competitività a scala globale e non tempestivo nel cogliere gli elementi di crisi
strutturale del sistema nazionale.
La Regione Toscana, nel contesto della difficoltà strutturale dell‟Europa e all‟interno
di una crisi nazionale che investe in maniera ampia l‟economia e le istituzioni (si
pensi all‟interminabile, e ancora oggi non prevedibile nella sua conclusione,
processo di costruzione del Federalismo), non intende abbandonare il percorso
avviato e gli obiettivi posti dall‟agenda di Lisbona. Quegli obiettivi devono restare il
punto di riferimento dell‟Europa e devono rimanere quindi il punto di arrivo di
processi innovativi e di sviluppo qualificato delle singole realtà nazionali e regionali
dell‟Unione.
La Regione Toscana si impegna a contribuire, per quanto nelle sue possibilità e nei
suoi compiti istituzionali, al raggiungimento di tali obiettivi e metterà a punto, a tal
fine, tutti gli strumenti normativi, operativi e finanziari adeguati. E‟ ovvio però che il
contributo di un solo soggetto, di una sola istituzione non può essere sufficiente:
occorre che tutta la comunità regionale, le sue istituzioni, i soggetti privati e
associativi, i singoli e le famiglie si impegnino nelle proprie aree di competenza e di
influenza e con le proprie risorse e capacità progettuali a sostenere questo
processo. E‟ per questo che il Piano di Indirizzo, che pur fa riferimento, come da
Legge,    alle scelte, alle risorse e alle progettualità della Regione non può che
richiamare il concetto della “governance cooperativa” che è stato alla base del




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Nuovo Patto per lo sviluppo e che sta alla base dei nuovi strumenti di
programmazione della Regione Toscana.
Non è possibile porsi obiettivi di lungo periodo di così grande portata e impegno se
l‟intera comunità regionale non si sente impegnata, nei pur ineliminabili momenti di
autonomia e indipendenza nei processi decisionali, a cooperare e a creare sinergie
operative nell‟ambito di progetti condivisi e di strumenti partecipati e governati da
un pluralità di soggetti.
Di fronte ad obiettivi così complessi, che richiedono un alto tasso di innovazione,
una forte capacità di selezione delle priorità e una forte sinergia operativa, la
Regione Toscana mette al servizio della comunità regionale le proprie risorse, i
propri strumenti e la propria capacità progettuale.



1.1.1       L’evoluzione del contesto normativo comunitario

La Strategia Europea per l‟Occupazione (SEO) trova il suo fondamento nel vertice di
Lussemburgo (novembre 1997), nell‟ambito del quale sono stati approvati i primi
orientamenti per l‟occupazione e sono stati individuati quattro settori prioritari di
intervento (occupabilità, imprenditorialità, adattabilità e pari opportunità), noti
come “pilastri” della SEO, cui si informano anche le tipologie di intervento
programmate nell‟ambito dei programmi cofinanziati con il FSE, approvati nel 2000.



I principali passaggi regolatori di questo processo sono:
   il Consiglio europeo di Lisbona (2000) che ha confermato le direttrici
    dell‟intervento comunitario precedentemente definite e ha fissato alcuni obiettivi
    di medio periodo (tasso di occupazione generale al 70% e tasso di occupazione
    femminile al 60% entro il 2010) e ha individuato nuove priorità di intervento
    (competenze e mobilità; apprendimento lungo tutto l‟arco della vita; ecc.);
   il Consiglio europeo di Nizza (2000) che ha fissato un nuovo obiettivo
    trasversale, relativo alla qualità, da perseguire sia con riferimento alle
    caratteristiche dei posti di lavoro che all‟intero mercato;

   il vertice di Stoccolma (2001) che ha definito obiettivi intermedi (al 2005) per i
    tassi di occupazione generali e femminili (rispettivamente: il 67% e il 57%) e
    integrato gli obiettivi fissati per il 2010 con quello relativo al tasso di
    occupazione delle persone al di sopra dei 55 anni di età (incremento fino al 50%
    del tasso medio di occupazione degli anziani) e con obiettivi relativi agli ambiti
    dell‟istruzione e della formazione professionale (schema 1);




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     Schema 1 – Benchmark comunitari per l’istruzione e la formazione
     professionale
    1. Dimezzare, entro il 2010, il tasso degli abbandoni scolastici precoci rispetto al
       tasso registrato nel 2000, al fine di arrivare a una media UE pari o inferiore al
       10%;
    2. Portare la media UE dei 22enni che hanno concluso l‟istruzione secondaria
       almeno all‟85%;
    3. Ridurre, entro il 2010, del 20% rispetto al 2000 la percentuale di quindicenni
       con bassi livelli di capacità di lettura;
    4. Portare il livello medio UE di partecipazione all‟apprendimento lungo tutto
       l‟arco della vita ad almeno il 12,5% della popolazione attiva adulta di età
       compresa tra i 25 e i 64 anni;
    5. Ridurre, entro il 2010, del 50% rispetto al 2000 il livello della disparità tra i
       sessi tra i laureati in matematica, scienze e tecnologie.




    il Consiglio europeo di Barcellona del marzo 2002 che ha confermato l‟obiettivo
     della piena occupazione quale finalità prioritaria della SEO e ha indicato gli
     indirizzi futuri della strategia europea (innalzamento dei tassi di occupazione e
     partecipazione,     conformemente      agli   obiettivi   di   Lisbona   e   Stoccolma;
     miglioramento della qualità del lavoro e promozione di posti di lavoro produttivi;
     promozione di un mercato del lavoro solidale, mediante la riduzione delle
     disparità sociali e territoriali);
    l‟assunzione, da parte del Consiglio europeo, della Decisione 2003/578/CE del
     22/07/03 che definisce la nuova Strategia Europea per l’occupazione. I nuovi
     orientamenti identificano tre obiettivi generali (il raggiungimento della piena
     occupazione; il miglioramento della qualità e della produttività sul posto di
     lavoro;   il   rafforzamento della    coesione    e   dell‟integrazione sociale), che
     sostituiscono i precedenti quattro pilastri e che devono essere perseguiti
     attraverso dieci orientamenti specifici cui le politiche nazionali sono chiamate ad
     uniformarsi;




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   la COM(2003) 685 che richiama la necessità di intensificare gli sforzi destinati
    ad adattare i sistemi dell‟istruzione e della formazione allo sviluppo di
    un‟economia della conoscenza per consentire il raggiungimento degli obiettivi di
    Lisbona e la conseguente necessità di agire simultaneamente su quattro linee di
    intervento prioritarie:
       1. concentrare le riforme e gli investimenti, nei singoli Stati membri, su
       questioni centrali e sviluppare a livello comunitario una cooperazione
       strutturata e continua per lo sviluppo e la valorizzazione delle risorse
       umane;
       2. “definire strategie effettivamente coerenti e globali d‟istruzione e
       formazione permanente, assicurando un‟interazione efficace tra tutti gli
       anelli della catena dell‟apprendimento e inserendo le riforme nazionali nel
       contesto europeo”;
       3. “costruire un‟Europa dell‟istruzione e della formazione, realizzando
       rapidamente     un     quadro   di   riferimento   europeo    per   le    qualifiche
       dell‟istruzione superiore e della formazione professionale, indispensabile per
       creare un vero mercato europeo del lavoro, facilitare la mobilità e rendere
       l‟Europa leggibile nel mondo”;
       4. dare più spazio a “Istruzione & Formazione 2010” per renderlo uno
       strumento più efficace di formulazione e follow up delle politiche nazionali e
       comunitarie.




Nel corso del 2004, è iniziato un processo di profonda revisione della Strategia di
Lisbona. I più importanti documenti e comunicazioni predisposti ed emanati nel
corso del 2004, che indicano le azioni da intraprendere sono:

     la   COM(2004)24        del   21/01/2004   -   Proposta   di   relazione    comune
      sull’occupazione 2003/2004.
      Nella Comunicazione sono riportate raccomandazioni che ribadiscono la
      centralità degli orientamenti specifici della SEO e sottolineano la necessità di
      garantire un buon sistema di governance dei processi che portano alla
      definizione e alla attuazione dei Piani d‟Azione nazionali. Il messaggio che
      emerge dalla relazione mette in evidenzia il fatto che le dinamiche recenti
      della crescita sono tali da generare seri dubbi in merito alla possibilità di
      raggiungere gli obiettivi occupazionali fissati a livello comunitario per il 2010;

     la COM(2004)29 del 21/01/2004 – Promuovere le riforme di Lisbona.




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    La relazione della Commissione al Consiglio europeo di primavera 2004 è ricca
    di dati sui progressi compiuti dai singoli Stati membri rispetto ai 10
    orientamenti specifici della SEO e individua le cause del rallentamento della
    crescita europea in tre ambiti strategici:
           investimenti insufficienti nelle reti e nella conoscenza;
           necessità di incrementare la competitività delle imprese europee;
           necessità di promuovere l‟invecchiamento attivo.
    In particolare, al fine di migliorare la produttività e l‟occupazione la
    Comunicazione della Commissione sottolinea che gli Stati membri e le parti
    sociali dovrebbero applicare la strategia europea per l‟occupazione accordando
    un‟importanza primaria alle seguenti priorità:
           aumento della capacità di adattamento dei lavoratori e delle imprese,
           attrazione di un maggior numero di persone nel mercato del lavoro,
           investimenti maggiori e più efficaci nel capitale umano,
           applicazione delle riforme garantita da una governance migliore.

   la COM(2004)146 del 3/03/2004 – Aumentare il tasso di occupazione dei
    lavoratori anziani e differire l’uscita dal mercato del lavoro.
    La comunicazione ribadisce gli obiettivi fissati dai Consigli di Stoccolma (2001)
    e Barcellona (2002) con riferimento ai tassi di occupazione dei lavoratori al di
    sopra dei 55 anni di età e le conclusioni cui è pervenuta la task force
    sull‟occupazione presieduta da Wim Kok in merito agli strumenti da attivare al
    fine di raggiungere i suddetti obiettivi. Tra i suddetti strumenti figurano, in
    particolare: le azioni finalizzate a promuovere strategie di formazione e
    istruzione permanente; le misure volte a favorire buone condizioni di lavoro,
    sia sotto il profilo della sicurezza che degli orari; gli incentivi finanziari per
    scoraggiare    il   pensionamento    anticipato   e    la   possibilità   di   ridurre
    progressivamente le ore di lavoro, passando da un concetto di pensione intesa
    come evento a quello di pensione intesa come processo; ecc;

   la COM(2004)239 del 7/04/2004 – Rafforzare l’implementazione della SEO. La
    Comunicazione della Commissione esplicita raccomandazioni comuni a tutti gli
    Stati   membri      e   raccomandazioni   specifiche   ai   singoli   Stati.   Tra   le
    raccomandazioni comuni figurano quattro linee di intervento (incrementare
    l‟adattabilità dei lavoratori e delle imprese; attrarre e far rimanere nel
    mercato del lavoro più persone rendendo il lavoro un‟opzione possibile per
    tutti; investire di più e più efficacemente nelle risorse umane e nel lifelong




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       learning; assicurare l‟effettiva implementazione delle riforme attraverso una
       migliore governance).
      All‟Italia si raccomanda, nello specifico:
               di adottare misure che consentano di favorire l‟adattabilità attraverso
                una semplificazione delle procedure e una riduzione dei divari esistenti
                tra i lavoratori a causa dei differenti tipi di contratto esistenti,
                attraverso l‟ulteriore        riduzione del        costo indiretto del         lavoro    e
                attraverso     azioni    a   sostegno      dell‟emersione;        incoraggiando       una
                rivisitazione dei       sistemi     di   contrattazione collettiva per favorire
                l‟adozione di contratti che tengano conto delle differenze esistenti nei
                diversi mercati del lavoro locali;
               di incrementare le forze lavoro e gli occupati aumentando l‟efficacia
                delle misure rivolte ai disoccupati e ai non attivi; potenziando i SPI,
                l‟offerta di servizi personalizzati e la gestione informatizzata dei dati
                relativi   alla   domanda       e    all‟offerta   di   lavoro;    incrementando        la
                disponibilità dei servizi di cura per favorire la conciliazione; favorendo il
                prolungamento della vita attiva con una “comprehensive active ageing
                strategy”;
               di potenziare le politiche di lifelong learning incrementando l’offerta di
                formazione continua; riducendo gli abbandoni scolastici; elevando il
                peso dell‟educazione di terzo livello; favorendo il decollo immediato dei
                Fondi Interprofessionali.


Un punto di svolta del processo di definizione normativa e di identificazione degli
obiettivi è costituito dal “Rapporto Kok”, pubblicato nel novembre 2004: Affrontare
la sfida - Strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione 2. Ciò che emerge con
chiarezza dalla relazione sono gli scarsi progressi realizzati dall‟Europa nel
conseguire gli obiettivi della strategia di Lisbona. In particolare, viene messo in
evidenza come le performance economiche dell‟Europa (la percentuale di sviluppo
non superiore all‟1%) siano molto diverse da quelle delle altre parti del mondo,
dove la produttività si sviluppa più velocemente e vi sono maggiori investimenti in
ricerca e sviluppo.


2
  Il Consiglio europeo riunitosi a Bruxelles nel marzo 2004 ha invitato la Commissione a creare un
gruppo ad alto livello, presieduto da Wim Kok, incaricato di eseguire un'analisi indipendente per
contribuire alla revisione intermedia della SEO. La relazione del gruppo doveva individuare misure tali da
costituire una strategia coerente, che permettesse alle economie europee di conseguire gli obiettivi di
Lisbona. La relazione del gruppo, composto da un numero limitato di persone altamente qualificate in
grado di rispecchiare le opinioni di tutte le parti in causa, doveva essere resa pubblica e presentata alla
Commissione entro il 1° novembre 2004.




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Per il rilancio della strategia di Lisbona, il rapporto Kok sceglie di concentrarsi su
crescita economica, occupazione e produttività, agendo con urgenza su cinque
priorità politiche: economia della conoscenza (facendo di ricerca e sviluppo una
priorità europea); mercato interno (da completare anche a livello di libera
circolazione dei servizi); ambiente imprenditoriale (soprattutto in direzione della
formazione per la vita e dell‟invecchiamento attivo); coesione sociale; sviluppo
sostenibile (soprattutto attraverso la diffusione di eco-innovazioni).


Le osservazioni e i suggerimenti del Rapporto Kok sono stati raccolti dalla
COM(2005)24 del 2/02/2005 - Lavorare insieme per la crescita e l’occupazione. Una
nuova partenza per la strategia di Lisbona.
La Comunicazione della Commissione indica la necessità di rilanciare la Strategia di
Lisbona; per rispettare il programma ambizioso di Lisbona c‟è bisogno che l‟Unione
si adegui ai cambiamenti ed è, quindi, la necessario focalizzare l‟attenzione sulla
crescita e l‟occupazione, garantendo in particolare:
-    una attrattiva maggiore per investimenti e lavoro;
-    la conoscenza e l‟innovazione come motore della crescita europea;
-    lo sviluppo di politiche che permettano la creazione di occupazione.
     Trasversalmente è, inoltre, indispensabile assicurare la promozione degli
obiettivi sociali ed ambientali dell‟Unione.

Per la realizzazione di una “governance” più efficace, la Commissione propone una
revisione completa dell‟implementazione della Strategia di Lisbona attraverso:
    un unico Programma d‟Azione Nazionale per lo sviluppo e l‟occupazione
     (adottato dai Governi nazionali a seguito della discussione con i loro
     Parlamenti) che indichi le azioni di riforma e le priorità sulla base delle
     condizioni prevalenti nei singoli SM;
    la nomina per ogni SM, a livello governativo, di un responsabile di Lisbona,
     incaricato del coordinamento dei diversi elementi della Strategia e della
     presentazione del programma di Lisbona;
    per contrastare la miriade di rapporti esistenti nell‟ambito del Metodo Aperto
     di Coordinamento i programmi nazionali di Lisbona per la crescita e
     l‟occupazione diventano il principale strumento di “reporting” sulle misure
     economiche e occupazionali nel contesto della Strategia di Lisbona con una
     revisione da parte della Commissione;




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     identificazione della priorità di azioni a livello europeo all‟interno del
      programma d‟Azione Comunitario di Lisbona;
     la semplificazione dei reporting nazionali si rispecchia a livello comunitario
      nell‟integrazione in un singolo “pacchetto” dei meccanismi di coordinamento
      economici ed occupazionali e ciò nell‟ambito di un Rapporto annuale
      strategico.



Il Consiglio europeo di marzo 2005 ha rilanciato la strategia di Lisbona mettendo in
primo piano la crescita e l‟occupazione, conformemente alle proposte della
Commissione. Con questa decisione, i capi di Stato e di governo hanno definito in
modo chiaro le priorità dell‟Unione negli anni a venire. Tanto a livello nazionale
quanto europeo, l‟Unione è oramai tenuta a concentrarsi su questi temi e ad
approntare le azioni necessarie per aumentare le conoscenze, rendersi più attraente
e creare nuovi sbocchi occupazionali.
Il Consiglio europeo ha ritenuto indispensabile rilanciare senza indugi la strategia di
Lisbona e procedere a un riorientamento delle priorità verso la crescita e
l'occupazione. Ha parimenti concluso che per conseguire tale obiettivo è necessario
mobilitare maggiormente tutti i mezzi nazionali e comunitari appropriati, compresa
la politica di coesione, nelle tre dimensioni della strategia, ossia quella economica,
quella sociale e quella ambientale, sviluppando le sinergie tra tali dimensioni.


Nella COM(2005)120 del 31/03/05 - Ristrutturazioni e occupazione. Anticipare e
accompagnare le ristrutturazioni per ampliare l’occupazione: il ruolo dell’Unione
europea, la Commissione ribadisce la necessità di ri-orientare le politiche e gli
strumenti dell‟Unione europea al fine di rafforzarne, ai diversi livelli, le capacità di
anticipazione e di gestione dei mutamenti economici e sociali; una sfida, questa,
considerata ineludibile per il raggiungimento degli obiettivi di crescita e occupazione
sottesi al rilancio della strategia di Lisbona.
Centrale, in questo documento, è il problema di come elaborare adeguate politiche
di accompagnamento che consentano un rapido adeguamento degli operatori
economici e dei lavoratori ai profondi cambiamenti in atto. A questo scopo la
Commissione definisce le azioni da intraprendere e da potenziare, servendosi delle
diverse risorse che l‟Unione può mobilitare, per ridurre al minimo i costi sociali
correlati alle ristrutturazioni e per promuovere la ricerca di fonti alternative di
impiego e di reddito.




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Si sottolinea inoltre come sia necessario perseguire una maggiore convergenza e il
rafforzamento delle sinergie tra le varie politiche, attività e obiettivi interni; al
contempo, le politiche e gli strumenti comunitari dovranno tenere conto della
diversità degli effetti delle ristrutturazioni a seconda della regione e fornire risposte
adeguate all‟intero territorio europeo. Tra le misure indicate dalla Commissione è
contemplata    la   revisione degli   strumenti   finanziari   comunitari   nell‟ottica di
anticipare e gestire meglio le ristrutturazioni. Per quanto concerne il FSE, si
riafferma il ruolo già svolto in passato questo ambito, prospettando per il futuro il
dispiegamento delle seguenti attività:
-    migliorare la capacità di adeguamento dei lavoratori e delle imprese "nel
     contesto di ristrutturazioni settoriali e aziendali";

-    sostenere gli investimenti nel capitale umano e nella formazione permanente;
     a questo titolo il FSE potrà aiutare nell‟elaborazione di sistemi formativi di
     qualità, rispondenti alle esigenze a livello locale e fondati su un ampio
     partenariato;

-    creare partenariati e patti per l‟occupazione e l‟innovazione ai livelli nazionale,
     regionale e locale; favorire lo sviluppo di sistemi e strumenti volti ad
     anticipare i cambiamenti economici e sociali;

-    potenziare la capacità istituzionale e l'efficacia degli operatori tramite, ad
     esempio, la formazione di "gestori del cambiamento";

-    rafforzare le sinergie e i partenariati tra i responsabili della formazione
     professionale e dello sviluppo regionale.


La COM(2005)141 del 12/04/2005 - Orientamenti integrati per la crescita e
l’occupazione - definisce i primi orientamenti integrati per la crescita e l‟occupazione
per il periodo 2005-2008, conformemente alla richiesta del Consiglio Europeo di
primavera del 2005. Ampio spazio viene dedicato al contributo delle politiche
occupazionali alla creazione di nuovi e migliori posti di lavoro, come definito dal
nuovo programma di Lisbona: viene assunto che le politiche occupazionali devono
essere deputate a contribuire in modo significativo all‟innalzamento dei livelli
occupazionali e alla crescita della produttività, rafforzando al tempo stesso la
coesione sociale.


Successivamente, il Consiglio europeo di giugno 2005 ha approvato gli orientamenti
integrati per la crescita e l'occupazione (2005-2008), che constano degli indirizzi di




                                                                                       IRIS   - 11
massima per le politiche economiche, i quali garantiscono la coerenza finanziaria
generale delle tre dimensioni della strategia, e degli orientamenti per l'occupazione.
Per dar seguito al nuovo ciclo triennale di governance, viene confermata la
necessità che gli orientamenti integrati si traducano in programmi nazionali di
riforma ambiziosi rispondenti alle specifiche esigenze e situazioni e che rispecchiano
il suddetto approccio integrato e coerente tra le politiche macroeconomiche, quelle
microeconomiche e quelle a favore dell'occupazione, che gli Stati membri dovranno
elaborare3. Dal canto suo, la Commissione presenterà un programma comunitario di
Lisbona che abbraccerà tutte le azioni da avviare a livello comunitario. Tali
programmi rappresentano uno strumento indispensabile al servizio della crescita e
dell'occupazione.



Il periodo di programmazione 2007-13

Nel corso del 2004, è stato avviato il negoziato relativo alla futura generazione dei
fondi strutturali (2007-2013). Per il periodo 2007-2013, la Commissione propone
una nuova architettura per la politica di coesione e stabilisce tre grandi priorità:
       sostenere l'aumento della creazione di posti di lavoro nelle regioni meno
        sviluppate;
       favorire la competitività delle regioni;
       promuovere uno sviluppo armonioso ed equilibrato del territorio dell'Unione.

Ciò si traduce in 3 obiettivi:
        (Obiettivo 1) "Convergenza". Riguarda gli SM e le regioni meno sviluppate le
         quali rappresentano la prima priorità della politica di coesione comunitaria
         (finanziato con FESR, FSE e Fondo di coesione);
        (Obiettivo 2) "Competitività regionale e occupazione". Riguarda il territorio
         della Comunità che non rientra nell'obiettivo convergenza (finanziato con
         FESR e FSE);
        (Obiettivo 3) "Cooperazione territoriale europea". Riguarda tutte le regioni
         comprendenti frontiere terrestri o marittime nonché zone di cooperazione
         transnazionale (finanziato con FESR).


Il 14 luglio 2004 la Commissione europea ha formalizzato le proposte di
Regolamenti relativi al prossimo periodo di programmazione 2007-2013. Si segnala,


3
   A tal proposito, si segnala che il 14 ottobre 2005 il Governo italiano ha presentato il Piano per
l‟Innovazione, la Crescita e l‟Occupazione (PICO), il piano italiano in attuazione del rilancio della
Strategia europea di Lisbona.




                                                                                                 IRIS   - 12
in particolare, la proposta recante le disposizioni generali4, e la proposta relativa al
Fondo Sociale Europeo 5.

In seguito, si sono succedute sei ipotesi di compromesso, la prima di nuovo sotto la
Presidenza di turno olandese,
      -   n. 16173/04 (20 dicembre 2004);

la seconda, la terza e la quarta nell‟ambito della Presidenza lussemburghese:
      -   n. 7937/05 (12 aprile 2005);
      -   n. 8631/05 (2 giugno 2005);
      -   n. 9992/05 (24 giugno 2005.

Nell‟ambito della Presidenza inglese, sono state presentate altre due proposte di
compromesso sul Regolamento del FSE:
      -   n. 10687/05 (13 luglio 2005);
      -   n. 11942/05 (10 ottobre 2005).

Nota: la parte che segue è da aggiornare/integrare sulla base dei tempi di uscita
del Piano e dell’approvazione del bilancio comunitario/regolamenti
Il Regolamento rappresenta il punto di partenza per la definizione dell‟ambito nel
quale saranno svolti interventi nel campo delle risorse umane per il prossimo
periodo di programmazione relativamente al contributo del Fondo Sociale Europeo.
Sulla base della versione del Regolamento del 10 ottobre, é possibile citare
sinteticamente il campo di applicazione per il 2007-13, evidenziando gli ambiti
prioritari di intervento complessivamente previsti:

     Accrescere l'adattabilità dei lavoratori, delle imprese e degli imprenditori, al
      fine di migliorare l‟anticipazione e la gestione positiva dei cambiamenti
      economici;

     Migliorare l'accesso all'occupazione e l'inserimento duraturo nel mercato del
      lavoro per le persone in cerca di lavoro e per quelle inattive, prevenire la
      disoccupazione, in particolare la disoccupazione a lungo termine e quella dei
      giovani, incoraggiare la vecchiaia attiva e prolungare la vita lavorativa, e
      accrescere la partecipazione al mercato del lavoro;




4
   COM(2004)492 - Proposta di Regolamento del Consiglio recante disposizioni generali sul Fondo
europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione.
5
  COM(2004)493 - Proposta di Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio relativo al Fondo
Sociale Europeo.




                                                                                              IRIS   - 13
     Potenziare l'integrazione sociale delle persone con difficoltà ai fini della loro
      integrazione duratura nel mondo del lavoro e combattere ogni forma di
      discriminazione nel mercato del lavoro;

     Potenziare il capitale umano;

     Promuovere partenariati, patti e iniziative tramite la creazione di reti di
      soggetti interessati, quali parti sociali e ONG, a livello nazionale, regionale,
      locale      e   transnazionale   al   fine   di   promuovere    riforme      nei   settori
      dell'occupazione e dell'integrazione nel mercato del lavoro;

     Rafforzare       la   capacità   istituzionale    e   l‟efficienza   delle     pubbliche
      amministrazioni e dei servizi pubblici a livello nazionale, regionale e locale e,
      ove opportuno, delle parti sociali e delle organizzazioni non governative in una
      prospettiva di riforme, miglioramento della regolamentazione e buon governo,
      soprattutto nei settori economico, occupazionale, dell'istruzione, sociale e
      ambientale.



Insieme al Regolamento del FSE, altro elemento di prioritaria importanza è
rappresentato dagli indirizzi comunitari per la politica di coesione, che la
Commissione Europea ha definito attraverso la Comunicazione n° 299 del 5 luglio
2005 - Politica di coesione a sostegno della crescita e dell’occupazione: linee guida
della strategia comunitaria per il periodo 2007-2013.
Il documento mira in modo appropriato a rendere più concreto e visibile il
contributo che la politica di coesione può assicurare al rilancio competitivo
dell‟Unione, integrandosi pienamente nelle priorità di Lisbona.
Appare importante l‟esplicito richiamo alla necessità di calibrare strategie e
strumenti in funzione delle singole specificità regionali, in modo              coerente con
l‟esigenza di combinare l‟approccio strategico e, l‟integrazione della politica di
coesione nella strategia di Lisbona, con la dovuta considerazione della dimensione
territoriale.
Il Consiglio Europeo del 16/17 dicembre 2005 ha raggiunto un accordo sul bilancio
comunitario per il 2007-2013 (da approfondire…).




1.1.2           I documenti di programmazione regionale




                                                                                             IRIS   - 14
Di seguito, si presenta una sintetica analisi degli strumenti programmatici nel cui
ambito sono riflesse le strategie regionali che presiedono allo sviluppo delle risorse
umane.


       Il Programma regionale di Sviluppo 2003-05
Il PRS 2003-2005, che delinea la strategia perseguita dalla programmazione
economico, sociale e finanziaria, organizza le proprie azioni per “programmi
integrati” che si articolano in “progetti-pilota integrati”. Sotto il profilo operativo
continuano ad agire, in coerenza con tali programmi e progetti pilota, i singoli
programmi di indirizzo settoriale o intersettoriale.
Il modello di riferimento adottato dal PRS è la programmazione dei fondi strutturali
dell‟Unione Europea, ed in particolare i criteri ispiratori seguenti:
    -   obiettivo delle programmazione è il sistema regionale nel suo complesso, e
        non il solo Ente Regione: in questo contesto il compito della Regione “è quello
        di essere animatore e punto di riferimento per il sistema in cooperazione con
        le azioni degli altri soggetti”;
    -   la programmazione si riferisce alle metodologie di politica regionale e di
        coesione dell‟Unione Europea;
    -   l‟adozione di principi quali il partenariato, l‟addizionalità e il cofinanziamento.

Inoltre il PRS della Regione Toscana inserisce con decisione nel proprio modello di
azione anche alcuni dei principali orientamenti della programmazione negoziata: la
concertazione, un partenariato che si impegna nella realizzazione degli obiettivi, il
carattere integrato e locale dell‟intervento territoriale.


       Il Nuovo patto per lo sviluppo qualificato con maggiori e migliori lavori in
        Toscana

In data 30 marzo 2004 la Regione Toscana ha siglato il Nuovo patto per lo sviluppo
qualificato con maggiori e migliori lavori in Toscana.
Il documento, firmato da tutte le forze che fanno parte del tavolo di concertazione
allargato, rilegge la situazione economica e aggiorna, alla luce dei cambiamenti in
atto, le politiche regionali per dare nuovo impulso e nuova qualità allo sviluppo; il
patto si configura come strumento di governance tra i diversi soggetti economici,
sociali ed istituzionali, e tra le diverse risorse utilizzabili per lo sviluppo della
Toscana.
A fare da cornice allo scenario che ha dato vita al Patto, gli obiettivi della nuova
Strategia Europea per l‟Occupazione che costituiscono gli obiettivi di fondo per fare




                                                                                          IRIS   - 15
della Toscana una regione della conoscenza, una regione più competitiva, con
un'economia a maggiore intensità di innovazione e ricerca, senza però rinunciare
ma anzi valorizzando le sue caratteristiche di qualità della vita e del lavoro, la
coesione sociale e il rispetto per l'ambiente.
Il Patto individua sette “sfide” (aree di intervento): sostenibilità ambientale,
qualificazione delle risorse umane, una Toscana competitiva nella qualità, la
Toscana nel mondo, governo del territorio, nuovo welfare, efficienza della pubblica
amministrazione.


Fedele all'ispirazione operativa del Patto, sono state selezionate 14 aree progettuali,
attorno alle quali è partita la concertazione con tutta la comunità toscana:
    - Lifelong learning (formazione per tutta la vita), sostegno individuale nel
      mercato del lavoro;
    - Patti territoriali dell'innovazione;
    - Servizi all'infanzia e alle famiglie con figli;
    - Efficienza delle pubbliche amministrazioni;
    - Impatto del decentramento e delle riforme costituzionali sulle funzioni
      amministrative;
    - Riorganizzazione dei distretti e dei sistemi economici locali;
    - Accesso al credito nell‟ottica di Basilea 2;
    - Competitività dei territori rurali;
    - Competitività dell'offerta turistica e commerciale;
    - Politiche per immigrati e multiculturalità;
    - Progetto per anziani non autosufficienti;
    - Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro;
    - Razionalizzazione e miglioramento della promozione e internazionalizzazione
      delle imprese;
    - Trasporti.


       Il Programma di Governo 2005-10

In relazione all‟immediato futuro, l‟elemento cardine intorno al quale saranno
sviluppate le scelte tematiche e             strategiche regionali    è rappresentato dal
Programma di Governo 2005-10, nel cui ambito è presente con forza il tema della
competitività del sistema produttivo regionale. In tale contesto, sono indicati come
prioritari, tra gli altri, i seguenti obiettivi:
    -   la riorganizzazione e riqualificazione della struttura produttiva regionale,
        ponendo grande attenzione alle politiche di filiera ed alla necessità di
        aggregazione e di innovazione delle imprese lungo le traiettorie della qualità e
        della sostenibilità;
    -   la presenza di un più stretto legame con la ricerca in modo da introdurre un
        più   alto   contenuto   di   conoscenze   e   di   saperi   dentro   le   produzioni,




                                                                                           IRIS   - 16
        moltiplicando i canali di trasferimento tecnologico dalle università alle
        imprese;
    -   la crescita della qualità del lavoro, come condizione per accrescere la caratura
        dell‟intero sistema Toscana, attraverso azioni di contrasto alle forme di
        precarizzazione del lavoro e lo sviluppo di sistemi sempre più qualificati di
        formazione e di orientamento professionale.


Per la realizzazione degli obiettivi programmatici, il Programma di Governo prevede
l‟articolazione dell‟attività di governo in dieci programmi strategici integrati, il cui
sviluppo verrà definito nel Programma Regionale di Sviluppo 2006-10, attualmente
in fase di stesura.

Di particolare interesse, in questo ambito, il Programma “Qualificazione delle risorse
umane e lavoro”.
Strumento per il raggiungimento dell‟obiettivo della qualificazione delle risorse
umane è il sistema di orientamento, istruzione e formazione per tutto l‟arco della
vita a sostegno delle scelte individuali di ognuno, da collegare ad azioni di supporto
per ridurre le differenze di opportunità e di crescita nel mercato del lavoro.
Il percorso di apprendimento dall‟asilo all‟università rappresenta una delle aree di
maggiore impegno: nello sviluppo dei servizi per l’infanzia, al fine di soddisfare, con
strumenti differenziati, la domanda diversificata nel territorio; nella qualificazione
degli strumenti di supporto per il diritto allo studio a tutti i livelli d‟istruzione; nella
lotta all’abbandono scolastico e formativo attraverso un sistema che renda reale il
diritto-dovere alla formazione; nel consolidamento del sistema scolastico e
formativo integrato che consenta all‟individuo passaggi di percorso fra le diverse
tipologie educative.
Questo Programma persegue anche lo sviluppo delle politiche della domanda
rivolte: alla personalizzazione dei processi e degli strumenti di formazione degli
individui; alla qualificazione del sistema di offerta formativa attraverso lo sviluppo
dei processi di accreditamento e di certificazione della qualità; al perfezionamento
degli strumenti per l‟alta formazione e per lo sviluppo di processi di inserimento in
azienda e per l‟alternanza scuola-lavoro.


       Il Documento di programmazione economica e finanziaria - 2006

Di particolare rilievo, nella individuazione delle scelte programmatiche perseguite
dalla    Regione   Toscana,    l‟osservazione   del   Documento      di   programmazione
economica e finanziaria - 2006.




                                                                                         IRIS   - 17
Gli obiettivi specifici del DPEF per l‟esercizio 2006 riguardano il rafforzamento e
l‟espansione dei settori ad alta innovazione tecnologica, formale e organizzativa;
l‟evoluzione dei settori tradizionali verso prodotti, servizi e modalità di produzione
che incorporino un tasso di innovazione elevato; la promozione della ricerca e
dell’innovazione in settori strategici per il miglioramento della qualità della vita dei
cittadini; il rafforzamento del legame tra Università e Centri di ricerca e le imprese
toscane attraverso la creazione di reti tra attori a scala territoriale; la crescita di
“cluster innovativi” e la nascita di nuove imprese come effetto di spin-off della
ricerca; l‟attenta comprensione dei cambiamenti ecologici globali soprattutto in
relazione alle produzioni primarie; l‟attivazione di politiche innovative per la
produzione, l‟utilizzo e il risparmio di energia.

L‟esigenza di introdurre maggiore innovazione nei settori produttivi interessati da
processi di riconversione e ristrutturazione richiede un particolare impegno nella
formazione di figure professionali specifiche nel settore manifatturiero, in quello
agricolo, nei servizi, con specifica attenzione alle nuove figure professionali del
settore ambientale, nel settore del turismo e del commercio, con particolare
riferimento alla logistica e all‟organizzazione di sistemi complessi collegata alla
distribuzione e ricettività. In questo contesto, è essenziale intensificare il raccordo
con le attività innovative degli Enti bilaterali, che costituiscono una valida risposta,
nell‟insieme dei comparti produttivi, ai problemi della formazione, raccordandosi
direttamente con le esigenze poste dalle imprese.




     Il Documento Strategico Regionale per la Politica di Coesione 2007-2013

La strategia regionale in materia di occupazione e sviluppo delle risorse umane
degli anni recenti ha visto impegnata la Toscana nella realizzazione degli obiettivi
stabiliti dall‟agenda di Lisbona. In questo quadro, e in accordo con gli orientamenti
comunitari della politica di coesione per il periodo 2007-2013, nella prossima
programmazione saranno posti come prioritari gli obiettivi definiti dalla strategia
europea per l‟occupazione, che rappresentano pertanto il punto di riferimento
dell‟azione regionale.


Il Documento strategico regionale (DSR) rappresenta un contributo della Regione
Toscana alla stesura del Quadro di riferimento strategico nazionale, previsto dalla
nuova architettura dei Fondi strutturali per il periodo 2007-2013, ed è originato
dall‟Intesa Stato-Regioni-Enti locali del 3 febbraio 2005. Il DSR è stato presentato




                                                                                     IRIS   - 18
alla Giunta Regionale, che ne ha preso atto con Decisione n° 8 del 14 novembre e
ha disposto una adeguata diffusione tra i soggetti interessati (parti sociali, enti
locali, ecc.), in accordo con il principio di governance cooperativa vigente in
Toscana, che prevede una forte partecipazione del territorio e della società nella
formulazione delle scelte strategiche di sviluppo regionale.
Nel DSR sono declinati i primi orientamenti e indirizzi strategici regionali in
relazione all‟Obiettivo “Competitività regionale e occupazione”. La elaborazione
sconta necessariamente alcuni limiti derivanti da un complessivo quadro di
incertezze derivante da un lato, dall‟andamento del futuro negoziato, e quindi sugli
aspetti di carattere finanziario e della definizione dei nuovi regolamenti, e,
dall‟altro, dalla evoluzione del processo di riforma della politica dell‟Unione europea.
(Nota: da aggiornare in base ai tempi di uscita del Piano)


Dal punto di vista dell‟impianto programmatico, il DSR è coerente con gli indirizzi
complessivi della strategia di sviluppo della Toscana, che per il medio-lungo periodo
possono essere desunti dagli atti programmatici che si fondano sul Programma di
Governo della Regione per il periodo 2006-2010 e la sua declinazione nel DPEF
2006, nonché nei documenti di orientamento per la stesura del Programma
Regionale di Sviluppo 2006-2010, in continuità con il PRS 2003-05 e il Patto per lo
sviluppo qualificato con maggiori e migliori lavori in Toscana (2004).


Per quanto attiene agli aspetti rilevanti del documento, occorre segnalare la
coerenza e l‟integrazione strategica, che sono state possibili non solo attraverso
uno sforzo di elaborazione simmetrico nella costruzione dell‟architettura del
documento, ma anche mediante una condivisione di percorsi tematici che allineano
la dimensione della competitività alle politiche a favore della qualificazione delle
risorse umane.


Per ciò che riguarda, più specificatamente, il Fondo Sociale Europeo, la Regione
Toscana ha individuato l‟obiettivo generale su cui sarà incentrata la strategia
regionale per lo sviluppo delle risorse umane e dell‟occupazione nel periodo 2007-
13:

         Favorire la piena occupazione e la qualità del lavoro attraverso politiche
          volte ad accrescere gli investimenti nel capitale umano e nella ricerca,
          l’adattabilità dei lavoratori e delle imprese, lo sviluppo dell’imprenditorialità,
          l’integrazione e la coesione sociale, in un’ottica di lifelong learning e nel
          perseguimento delle pari opportunità tra uomini e donne.




                                                                                         IRIS   - 19
Per la realizzazione di una società fondata sulla conoscenza, è fondamentale
investire su alcuni contesti: il capitale umano, l‟istruzione, la ricerca e l‟innovazione,
in quanto la conoscenza rappresenta una forza propulsiva indispensabile alla
crescita di lungo periodo. La strategia regionale si pone quindi la finalità di costruire
un sistema ad alta competitività fondato sulla conoscenza, sistema che realizzi la
libertà individuale e l‟integrazione, attraverso il diritto all‟apprendimento lungo tutto
l‟arco della vita con la creazione di maggiori e migliori lavori, economicamente
stabili, qualificati e tutelati, in un contesto a forte coesione sociale.

Nell‟ambito di tale obiettivo di fondo, sono declinate le direttrici prioritarie
d‟intervento dell‟azione regionale, di seguito elencate sinteticamente:

      Piena occupazione - promozione di politiche occupazionali finalizzate al pieno
       impiego;
      Capitale umano - rafforzamento del capitale umano attraverso l‟aumento
       degli investimenti nell‟istruzione e nella ricerca;
      Qualità e produttività del lavoro - miglioramento dell‟adattabilità dei
       lavoratori e delle imprese, sostegno ai percorsi di ristrutturazione e
       aggregazione aziendale;
      Pari opportunità e integrazione sociale - promozione di politiche volte a
       contrastare le disparità di genere, ridurre i fenomeni di dispersione
       scolastica e formativa, agevolare l‟integrazione dei soggetti a rischio di
       esclusione sociale;
      Sistemi di istruzione, formazione e orientamento - innovazione dei sistemi di
       istruzione, formazione e orientamento, al fine di sostenere l‟occupabilità e
       per aumentare la rispondenza alle esigenze di una società basata sulla
       conoscenza.


A partire da tale livello, il DSR definisce in modo puntuale le linee strategiche
descritte, determinando le specifiche priorità di intervento:

      Innovare i sistemi di istruzione, formazione e orientamento per adeguarli
       alla prospettiva di lifelong learning e per aumentare la loro attrattività
       attraverso: una migliore capacità di intercettare e anticipare i fabbisogni di
       competenze per l‟occupabilità delle persone; la predisposizione di servizi
       educativi, formativi e di orientamento su misura; la definizione di un quadro
       di standard di competenze, che, oltre a garantire la trasparenza dei titoli e
       delle qualifiche e il loro riconoscimento, permetta anche la validazione delle
       competenze che le persone sviluppano in contesti di tipo informale e non
       formale;
      Sostenere l’innalzamento dei livelli di qualificazione e professionalità
       attraverso incentivi per l‟accesso e la permanenza degli individui nei percorsi




                                                                                       IRIS   - 20
        di educazione, istruzione e formazione, con particolare attenzione alla lotta
        alla dispersione scolastica e formativa e alla promozione dello studio delle
        discipline scientifiche, tecniche e ingegneristiche;
       Rafforzare la partecipazione al mercato del lavoro e l’inclusione sociale
        attraverso l‟attuazione di misure attive e preventive, che riducano l‟inattività
        e la disoccupazione, promuovendo l‟invecchiamento attivo e potenziando
        l‟integrazione delle persone con difficoltà; favorire al tempo stesso la
        flessibilità e la sicurezza occupazionale, sostenendo la crescita della qualità
        del lavoro e adottando azioni di contrasto alle forme di precarizzazione del
        lavoro;
       Promuovere le pari opportunità nel mercato del lavoro, attraverso la
        realizzazione di interventi finalizzati a migliorare l'accesso e la
        partecipazione delle donne, contrastando i fenomeni di segregazione
        verticale ed orizzontale, incentivando misure per la conciliazione tra vita
        familiare e lavorativa, sostenendo il ritorno e la permanenza al lavoro dopo
        un periodo di assenza;
       Sviluppare, nell‟area della formazione degli occupati, una forte attenzione
        nel favorire l‟adattamento alle innovazioni tecnologiche e organizzative di
        tipo trasversale (ICT, impresa a rete) e integrare nel modo più efficace,
        anche con strumenti di tipo convenzionale, le diverse risorse attivabili sia
        pubbliche che private o contrattuali (fondi interprofessionali); sostenere i
        processi di ristrutturazione e aggregazione aziendale, accompagnando il
        cambiamento in modo da mantenere l‟occupazione e la coesione sociale;
       Stabilire un più stretto legame con la ricerca in modo da introdurre un più
        alto contenuto di conoscenze e di saperi dentro le produzioni, moltiplicando i
        canali di trasferimento tecnologico dalle università alle imprese, anche
        attraverso interventi di formazione post-laurea dei ricercatori; sviluppare e
        diffondere processi di innovazione e di trasferimento della ricerca nel
        sistema economico, produttivo, sociale e ambientale della Toscana, per
        metterlo in grado di reggere la competitività internazionale, di favorire uno
        sviluppo sostenibile, di creare occupazione qualificata;
       Promuovere la crescita di “cluster innovativi” e la nascita di nuove imprese
        come effetto di spin-off della ricerca: fornire sostegno finanziario e
        tutoraggio per la creazione di imprese da parte di giovani con particolare
        riferimento ai settori più innovativi, anche attraverso l‟integrazione con altri
        canali di finanziamento.




1.1.3       L’evoluzione della normativa regionale

Nota: rispetto all’ambito regionale, vengono descritte le modifiche (e relative
motivazioni) alla LR 32/02. Da valutare l’elencazione e descrizione di altri temi
specifici (es: sistema regionale delle competenze; edilizia scolastica, ecc.) e di temi
dal forte impatto politico e istituzionale




                                                                                     IRIS   - 21
Il quadro istituzionale che fa da sfondo agli interventi in materia di istruzione,
formazione e lavoro, appare ancora in evoluzione sia sul piano dell‟ulteriore riforma
costituzionale sia su quella della legislazione ordinaria.
Le innovazioni intervenute nel corso degli ultimi anni nell‟ambito del contesto
normativo comunitario e nazionale hanno prodotto impatti rilevanti sul contesto
regionale: sono stati infatti avviati processi di riforma che interessano i sistemi
dell‟istruzione, della formazione e del lavoro e che hanno implicato la necessità di
attivare interventi specifici, originariamente non programmati.


Un primo rilevante caso è rappresentato dalla Legge 53/2003, che ha ridisegnato il
sistema dell‟istruzione e della formazione professionale in relazione al nuovo diritto-
dovere all‟istruzione e alla formazione per almeno dodici anni o, comunque, fino al
conseguimento di una qualifica entro il diciottesimo anno di età. La necessità di
“governare” il percorso applicativo diversificato della riforma (in termini di tempi e
di modalità di intervento) previsto dalla legge delega stessa, ha portato alla
definizione in data 19 giugno 2003, in sede di Conferenza Unificata, di uno specifico
accordo quadro, raggiunto tra il Ministro dell'istruzione, dell'Università e della
ricerca, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, le Regioni, le Province
autonome di Trento e Bolzano, le Province, i Comuni e le Comunità montane,
finalizzato alla predisposizione, nelle more dell'emanazione dei decreti delegati
attuativi della legge 53/2003, in via sperimentale a partire dall'anno scolastico
2003/2004 e fino all'entrata in vigore delle suddette norme attuative, di un'offerta
integrata tra istruzione e formazione professionale in grado di soddisfare le
esigenze delle ragazze e dei ragazzi in possesso del diploma di licenza di scuola
media, nonché delle loro famiglie nel rispetto delle aspettative personali.

La Regione Toscana ha adottato (mediante la DGR 687 del 14/07/2004) le linee
guida per l‟attuazione dell‟offerta formativa sperimentale nell‟anno scolastico 2003-
2004, destinata ai giovani che abbiano conseguito il diploma di licenza media e che
non abbiano ancora compiuto il diciottesimo anno di età al momento dell‟iscrizione
alle attività.
La nuova offerta formativa integrata prevede nuovi moduli nelle prime classi
dell'istruzione professionale e, in base a varie caratteristiche di età e di percorso già
svolto, specifici percorsi biennali per il conseguimento di una qualifica professionale.
Inoltre vengono proposti percorsi di integrazione professionale a partire dal secondo
anno degli istituti professionali al cui interno è prevista l'organizzazione di servizi di
supporto ai giovani utenti, quali, ad esempio, un tutor personale, iniziative di




                                                                                       IRIS   - 22
orientamento, valutazione formativa delle competenze per la definizione dei
percorsi individualizzati.
Il fine di carattere più generale della sperimentazione è quello di dar vita ad una
complessiva azione di ristrutturazione e potenziamento dell‟istruzione/formazione
professionale nella prospettiva di una loro definitiva integrazione funzionale nelle
competenze regionali definite dal Titolo V della Costituzione.
In relazione all‟annualità 2004-2005, la Regione Toscana ha fornito le indicazioni
per la predisposizione delle attività degli enti territoriali e per le scelte di istruzione
e formazione dei ragazzi e delle ragazze tra i 14 ed i 18 anni. In particolare viene
evidenziato come i percorsi integrati di istruzione e formazione professionale
previsti dalla sperimentazione avviata a partire dall'anno scolastico 2003-2004
costituiscono lo specifico canale cui indirizzare i ragazzi che non intendono
proseguire gli studi nei percorsi scolastici; obiettivo di questi percorsi è infatti
garantire un'azione formativa ben strutturata sotto il profilo educativo e la
costruzione dei saperi trasversali che costituiscano le premesse per la tutela attiva
dei diritti di cittadinanza e un più agevole proseguimento degli studi utilizzando le
competenze acquisite.



Un secondo importante ambito in relazione al quale si può rilevare una correlazione
tra l‟evoluzione della normativa nazionale e quella regionale è rappresentato dalla
L. 30/2003 e dal Decreto legislativo 276/2003.

In attuazione della Legge 30/03, e del D.Lgs. 276/03, è stata effettuata la Proposta
di legge n. 12 del 8/11/2004 in materia di occupazione e mercato del lavoro,
successivamente commutata in LR n. 20 del 01/02/20056, che ha modificato la LR
32/02. La scelta legislativa operata è stata quella di mantenere l‟impianto della L.R.
32/02, con modifiche limitate e contenute, sufficienti per il rinvio al Regolamento di
esecuzione (modificato con Decreto del Presidente G.R. n° 22/R del 02/02/2005).

Quattro sono i settori interessati:
              le autorizzazioni alle società di intermediazione della manodopera
               (ossia le aziende che «vendono» il lavoro),
              i requisiti per l‟accreditamento delle società di servizi di informazione e
               orientamento,
              le modalità di collocamento di disabili e svantaggiati,


6
   LR 20/05 - Modifiche alla legge regionale 26 luglio 2002, n. 32 (Testo unico della normativa della
Regione Toscana in materia di educazione, istruzione, orientamento, formazione professionale e lavoro)
in materia di occupazione e mercato del lavoro.




                                                                                                  IRIS   - 23
              la regolamentazione dell‟apprendistato.

Le modifiche di rilievo riguardano l‟apprendistato, che con la Legge 30 è stato
suddiviso in tre categorie: apprendistato nel diritto dovere di istruzione e
formazione, apprendistato professionalizzante e apprendistato per l‟acquisizione di
un diploma o di alta formazione. Al riguardo, con la L.R. 20/2005 la Regione ha
inteso riconoscere quali obiettivi qualificanti della formazione nell‟apprendistato la
valorizzazione e la certificazione dei contenuti formativi, la certificazione delle
competenze, la garanzia della formazione per tutti gli apprendisti, ponendo le basi
per l‟organizzazione e l‟erogazione dell‟attività formativa esterna per tutte e tre le
tipologie, e per la disciplina dei profili formativi.

Con la stessa legge viene istituito l‟albo regionale delle agenzie per il lavoro, la cui
iscrizione e subordinata alla verifica di sussistenza dei requisiti previsti agli articoli 5
e 6 del D.Lgs. 276/2003, e l‟elenco regionale dei soggetti accreditati a svolgere
servizi al lavoro.

Alle Province vengono demandate la stipula di convenzioni con le associazioni
sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori e con le associazioni di rappresentanza,
assistenza e tutela delle cooperative per favorire l‟inserimento dei lavoratori
svantaggiati e dei lavoratori disabili, ed anche la stipula di convenzioni con i
soggetti autorizzati e accreditati dalla Regione.

La Regione provvede inoltre alla interconnessione del sistema regionale con la
borsa continua nazionale del lavoro, ossia il sistema informativo nazionale, basato
su una rete di nodi regionali, finalizzato a rendere efficiente e trasparente il
mercato del lavoro e a favorire il libero incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro.



Si segnala un‟ulteriore modifica della LR 32 che deriva dalla LR 5 del 03/01/2005 -
Modifiche alla legge regionale 26 luglio 2002, n. 32 (Testo unico della normativa
della   Regione      Toscana   in   materia    di   educazione,     istruzione,    orientamento,
formazione professionale e lavoro) in materia di programmazione della rete
scolastica regionale – dalla quale discende, anche in questo caso, la modifica del
Regolamento di esecuzione della LR 32/02 7.



7
  Decreto PR.G.R n° 12/R del 03/01/2005 - Modifiche al regolamento regionale 8 agosto 2003, n. 47/R
"Regolamento di esecuzione della legge regionale 26 luglio 2002, n. 32 (Testo unico della normativa
della Regione Toscana in materia di educazione, istruzione, orientamento, formazione professionale e
lavoro)" in materia di procedure per la programmazione scolastica regionale.




                                                                                                 IRIS   - 24
L‟elaborazione delle modifiche normative necessarie all‟adeguamento della LR
32/2002 e del relativo regolamento di attuazione sono sorte in seguito a quanto
disposto dalla Sentenza n. 13 del 2004 dalla Corte Costituzionale in merito alle
competenze regionali sulla programmazione della rete scolastica.
La Corte costituzionale, giudicando sulla legittimità costituzionale dell‟articolo 22,
commi 3 e 4, della legge 28 dicembre 2001, n 448, ha prodotto un notevole
chiarimento della effettiva portata delle citate disposizioni del D.Lgs 112/ 1998,
confermando, alla luce dell‟intervenuta modifica del Titolo V della Costituzione, che
“la distribuzione del personale docente tra le Istituzioni scolastiche autonome è
compito del quale le Regioni non possono essere private” e che inoltre neppure
“l‟esigenza di attendere l‟attuazione dei principi costituzionali in tema di finanza
regionale può giustificare il fatto che questa funzione di gestione (delle Regioni) sia
anch‟essa posta in quiescenza”. A fronte di questa importante sentenza la Regione
Toscana, se da un lato intende esercitare a pieno titolo le proprie competenze in
materia di programmazione della rete scolastica, come confermate dalla Corte,
attraverso l‟adozione di uno specifico provvedimento legislativo e di un altro di
natura   regolamentare,    dall‟altro    condivide    totalmente     l‟esigenza   di      veder
assolutamente garantita quella “continuità di funzionamento del servizio di
istruzione” che la Corte stessa pone come indefettibile garanzia per i diritti dei
cittadini e per l‟esercizio stesso delle competenze regionali.




Le principali modificazioni che sono intervenute con la legge n. 5/2005 sono
sinteticamente espresse di seguito:
    individuazione nella Regione, nelle Province, nei Comuni e nelle Istituzioni
     scolastiche   autonome     dei     soggetti   competenti,   a   diversi   livelli,   della
     programmazione della rete scolastica;
    conferma delle zone socio-sanitarie come maglia territoriale per lo sviluppo
     della programmazione scolastica;
    previsione di uno specifico organismo della zona socio-sanitaria (Conferenza
     zonale per l‟istruzione), nell‟organizzazione del quale deve essere garantita la
     partecipazione delle relative Province nonché modalità                continuative di
     confronto con le Istituzioni scolastiche autonome e le parti sociali, per tutto
     ciò che concerne lo sviluppo a livello locale del sistema di educazione e
     istruzione;
    definizione della natura e delle finalità delle intese operative da raggiungere
     con i competenti organi dell‟Amministrazione statale.




                                                                                            IRIS   - 25
Con la modifica del Regolamento di esecuzione la Regione Toscana elabora i criteri
e gli indirizzi per la programmazione della rete scolastica regionale nel Piano
generale integrato della LR 32/2002 e l‟esito della programmazione è la
formulazione da parte delle Conferenze zonali del piano della scuola dell‟infanzia e
del primo ciclo e da parte delle Province del Piano di organizzazione della rete
scolastica del secondo ciclo, comprensivo dell‟ordine di priorità complessivo di tutta
la rete scolastica provinciale.
In concreto il processo programmatorio è frutto delle seguenti determinazioni che
vengono esercitate autonomamente dai singoli livelli di competenza sulla base degli
indirizzi regionali; in particolare da:
a) Istituzioni scolastiche autonome
b) Comuni
c) Province

La Regione verifica la corretta applicazione nella definizione dell‟ordine di priorità
complessivo contenuto nei singoli Piani provinciali e sulla base delle proposte ivi
contenute approva anche un piano regionale concernente le variazioni del
dimensionamento delle Istituzioni scolastiche autonome (istituzione soppressione,
aggregazione di istituzioni scolastiche autonome).
In attuazione dei Piani provinciali, seguendo l‟ordine generale di priorità indicato in
esso ed in relazione alle risorse disponibili, Istituzioni scolastiche autonome,
Comuni e Province dispongono le variazioni di rispettiva competenza nel quadro
delle modalità di rapporto con gli        organi periferici dell‟Amministrazione statale
stabilite nelle intese definite a livello regionale con il Ministero dell‟Istruzione,
Università e Ricerca.




                                                                                     IRIS   - 26
1.2       Il contesto socioeconomico della regione

Dinamiche del mutamento demografico

La Toscana è tra le regioni europee con il più alto tasso di dipendenza della
popolazione8; in assenza dell‟apporto di popolazione migrante (in larga prevalenza
giovane), la numerosità della forza lavoro toscana sarebbe ulteriormente ridotta.

L‟impatto economico di un alto tasso di dipendenza si traduce innanzitutto
nell‟incremento della spesa pensionistica e per l‟assistenza sanitaria 9. In questo
contesto, la permanenza della popolazione in età lavorativa nel mercato del lavoro
regionale diviene un ambito di particolare attenzione.

Gli       effetti   dell‟invecchiamento      della    popolazione       non     riguardano       solo    le
problematiche di integrazione sociale, ma anche la qualità del lavoro e la
conseguente capacità competitiva delle imprese. Se infatti è vero che la forbice
generata dal mancato incontro tra domanda e offerta di lavoro è stata ridotta grazie
alla presenza di lavoratori immigrati – il caso dei distretti industriali toscani è
emblematico – emerge oggi il problema della riproduzione delle condizioni sociali,
cognitive ed economiche che possono consentire ai sistemi produttivi regionali di
continuare ad affermarsi nei mercati internazionali.

La partecipazione al lavoro potrebbe ridursi a causa del notevole calo della
componente giovanile della popolazione che potrebbe incentivare un ulteriore flusso
immigratorio; tuttavia, come emerge di seguito, sussistono ancora ampi margini di
recupero di forza lavoro tanto nella componente femminile che in quella adulta della
popolazione.

           In questo quadro, politiche che tendano a potenziare i giovani, come
            afferma Livi Bacci10, sotto il profilo della formazione, dell’anticipazione del
            loro ingresso nel lavoro e nella costruzione del reddito, sono prioritarie:
            “occorre    rafforzare    l’istruzione     secondaria;        eliminare      le   distorsioni
            nell’istruzione universitaria nella quale perdono peso gli indirizzi di studio
            tecnico scientifici”.




8
  Il tasso di dipendenza si definisce con il rapporto tra il numero di persone anziane, in genere non attive
sul mercato del lavoro (di anni 65 e oltre, secondo la definizione utilizzata da Eurostat), e le persone in
età lavorativa (tra i 15 e i 64 anni). La popolazione Toscana
9
  Commissione europea, Regions: Statistical yearbook, 2004, pag. 23.
10
    Cfr. Toscana 2020. Una regione verso il futuro, a cura di Alessandro Petretto, IRPET – Regione
Toscana, Firenze 2005.




                                                                                                        IRIS   - 27
Istruzione

La crescita costante della scolarizzazione e le riforme dei sistemi scolastici
modificano anche le possibilità di accesso ai diversi livelli di istruzione post
secondaria.

Il numero di giovani che terminano la scuola secondaria superiore rappresenta
ormai una larga percentuale della corrispondente classe di età.

Il tasso di passaggio, in Toscana, dalla scuola media superiore all‟università nel
2003/2004 si colloca al 72,1%, appena sotto la media nazionale (72,3%).

Gli studenti complessivamente iscritti agli atenei della Toscana sono stati 129.068
(di questi il 54,5% sono donne) nell‟a.a. 2003/2004.

Iscritti 2003/2004 - Laureati anno solare 2003
Ateneo                   TOTALE           di cui In corso           di cui               Totale               di cui Fuori
                                                             immatricolati al Laureati/Diplom                    Corso
                                                              1° anno per la                  ati
                                                                 1° volta
                     Totale    di cui    Totale    di cui    Totale      di cui      Totale         di cui   Totale   di cui
                               Donne              Donne                 Donne                   Donne                 Donne
Università degli
studi di Firenze      61.104   34.859    38.220     22.415   11.036          6.387    6.334          3.567    5.241    2.907

Università di
Pisa                  49.029   24.923    29.483     14.623     7.830         3.862    6.506          3.194    4.584    2.354

Università degli
studi di Siena        18.568   10.300    13.629      7.606     4.372         2.470    3.413          2.039    2.421    1.434

Università per
stranieri di Siena      367       297       349        281       99            78        17             14        4          4

Totali               129.068   70.379    81.681     44.925   23.337     12.797       16.270          8.814   12.250    6.699




Percentualmente gli iscritti agli Atenei toscani, per provenienza, erano nell‟a.a.
2002/2003 così suddivisi:

ISCRITTI PER RESIDENZA (%) A.A. 2002/2003
                       Stessa provincia Stessa regione               Fuori regione                  TOTALE


 Firenze                                41,3                 36,7                      22,0                     100,0
 Pisa                                   23,3                 41,3                      35,4                     100,0
 Siena                                  27,3                 36,7                      36,0                     100,0
 Totale                                 32,5                 38,4                      29,1                     100,0




                                                                                                                      IRIS       - 28
Al sistema di istruzione universitaria in Toscana, accedono quindi molti giovani da
fuori regione (il 29,1 % di cui il 2,54% dall‟estero) a motivo delle maggiori
opportunità che lo spostamento comporta vuoi per la maggiore offerta di
formazione, di contatti e conoscenze utili per il post laurea, che per la presenza di
servizi fruibili.

Bassa invece propensione dei toscani (una delle più basse in Italia) a studiare al di
fuori della propria regione (8,2% nell‟a.a. 2002/2003).

Fenomeno recente è la ripresa delle immatricolazione di studenti stranieri.

Complessivamente rappresentano una percentuale del 2,54%, con una netta
prevalenza di coloro che provengono dai paesi europei non facenti parte dell‟Unione
Europea.

Studenti di cittadinanza straniera negli Atenei toscani a.a. 2003/2004
Provenienza                         Maschi          Femmine         TOTALE
Africa                                174               119              293
Asia                                  152               172              324
Europa non UE                         587               1.034         1.621
Europa UE                             344               519              863
Nord America                          12                 26              38
Sud America                           39                102              141
Oceania                                -                  -               -
TOTALE                               1.308              1.972         3.280



In assoluto si è passati da 1.185 iscritti con cittadinanza straniera nell‟a.a.
2000/2001 a 3280 iscritti nell‟a.a. 2003/2004.



Al di là della buona articolazione del sistema universitario nella regione, si
registrano però ancora elementi negativi che giustificano interventi rivolti agli
studenti universitari, siano essi residenti o fuori regione, siano essi portatori di
particolari bisogni o meno, per agevolarne gli studi.



Nell‟anno solare 2003 si sono laureati 16.270 studenti, di cui uno su quattro in
corso.

In particolare:




                                                                                  IRIS   - 29
       il tasso di abbandono nel primo anno di iscrizione (a.a.2003/2004), è del
        15,1% (19,2% dato                  nazionale), in leggera                 flessione rispetto   all‟anno
        precedente;
       la quota degli studenti fuori corso sul totale degli iscritti è ancora nell‟a.a.
        2003/2004 molto elevata e raggiunge il 37,9%;
       ancora è basso il numero di coloro che si laureano rispetto al totale di coloro
        che si iscrivono all‟Università;
       elevata, anche se in diminuzione, è la percentuale di coloro che non
        sostengono alcun esame nel primo anno di corso (nell‟a.a. 2002/2003 sono
        stati 20,4 studenti ogni 100 iscritti).



A quanto sopra va aggiunto che l‟analisi del percorso compiuto dalla Toscana con
riferimento ai benchmark fissati a livello comunitario dal Consiglio di Lisbona (2000)
e dal successivo Consiglio di Stoccolma (2001) evidenzia un processo di
avvicinamento del sistema regionale agli obiettivi individuati con riferimento agli
ambiti dell‟istruzione e della formazione. L‟intensità dei fenomeni in atto non è
tuttavia tale da garantire il raggiungimento di tutti gli obiettivi prefissati entro la
scadenza prevista del 2010.
Dal secondo rapporto IRPET sull‟Istruzione, emerge, infatti, che:

1. per la Toscana il fenomeno dell‟abbandono scolastico è in riduzione (-18%) dal
1999 al 2004 (tab. 1), ma il livello raggiunto resta ancora molto elevato (22%
circa, tab. 2) il che rende quindi piuttosto remota la possibilità di raggiungere
l‟obiettivo del 10% al 2010, a meno di un‟inversione radicale nella tendenza in atto.

Tabella 1
ABBANDONI SCOLASTICI PRECOCI: LA DINAMICA 1999-2005

               variazione variazione Variazione Variazione Variazione Variazione Variazione
                    00-99      01-00      02-01      03-02      04-03      05-04      05-99
EU 25                            -4.0       -2.4       -2.4       -3.7       -4.5   -15.8**
EU 15                 -4.9       -2.6       -1.6       -2.1       -3.3       -4.5      -17.6
ITALIA                -7.0        4.3       -8.0       -3.3       -5.1       -1.8      -19.5
TOSCANA              -11.4        7.3      -10.0      -10.6        7.4               -17.8*
Note:
(*) Variazione 1999-2004
(**) Variazione 2000-2005
Fonte: elaborazioni su dati Eurostat, Regione Toscana e ISTAT




Tabella 2
ABBANDONI SCOLASTICI PRECOCI
                 1999     2000     2001      2002     2003        2004       2005

EU 25                :     17.7     17.0     16.6 16.2 (b)      15.6 (i)   14.9 (i)




                                                                                                            IRIS   - 30
EU 15              20.5      19.5     19.0      18.7 18.3 (b)    17.7 (i)   16.9 (i)


ITALIA             27.2      25.3     26.4      24.3      23.5      22.3      21.9

TOSCANA           26.4      23.4      25.1     22.6       20.2     21.7
Note:
(b) Interruzioni nelle serie storiche
(i)   Dati potenzialmente non confrontabili con gli anni precedenti a causa di variazioni nella raccolta delle informazioni
Fonte: Eurostat ed elaborazioni Regione Toscana su dati ISTAT




2. L‟Italia viene spesso additata a causa dei bassi livelli di istruzione della
popolazione complessiva rispetto ad altri paesi europei. In Italia, così come in
Toscana, negli ultimi anni si è verificato un processo di graduale innalzamento dei
livelli di istruzione. Analizzando i dati censuari dal 1971 al 2001, relativamente al
più alto titolo di studio posseduto dalla popolazione con più di sei anni, emerge che
i laureati sono quadruplicati, analogamente i diplomati, i detentori della sola licenza
media inferiore sono raddoppiati, i soggetti con soltanto la licenza di scuola
elementare si sono ridotti di oltre un terzo, infine i senza titolo di studio si sono
ridotti di due terzi. Tale percorso di innalzamento dei livelli di istruzione ha subito
una forte accelerazione nell‟ultimo decennio. Il benchmark europeo sull‟istruzione
secondaria dei giovani fornisce utili indicazioni al riguardo. Esso dà conto delle
scelte di istruzione delle giovani generazioni e la fissazione di un obiettivo su tale
terreno sta ad indicare che nell‟Europa della conoscenza il conseguimento del titolo
di istruzione secondaria superiore è la conditio sine qua non per la partecipazione
alla vita attiva, lavorativa e sociale. Al momento della fissazione di questo
benchmark, vale a dire nel 2000, la Toscana soffriva di un ritardo sensibile nei
confronti dell‟Italia (-8%), molto marcato rispetto all‟Europa a 15 (-12.7%) e
preoccupante rispetto all‟Europa a 25 (-15.5%). Il livello raggiunto dalla Toscana è
ancora lontano dall‟obiettivo dell‟85% al 2010, tuttavia il cammino percorso negli
ultimi quattro anni testimonia una dinamica di forte accelerazione nell‟innalzamento
dei livelli di istruzione delle giovani generazioni, desumibile, come ricordato in
precedenza, anche dall‟ultima rilevazione censuaria. Nello specifico, nel periodo
1999-2004 la quota di 22-24enni in possesso almeno del diploma di scuola media
superiore è aumentata del 10.5%, contro il 10% dell‟Italia e il 3% circa dell‟Ue,
arrivando quindi in Toscana al 70.5%, in Italia al 73% circa e nell‟Ue a 25 al 77%
circa (tab. 3 e 4).




                                                                                                                       IRIS   - 31
Tabella 3
ISTRUZIONE SECONDARIA SUPERIORE DEI GIOVANI
             2000   2001   2002   2003    2004                       2005

EU 25              76.3      76.1     76.5      76.5       76.6 77.3 (p)

EU 15              73.5      73.3     73.7      73.6       73.7 74.5 (p)

ITALIA             68.8      67.0     69.1      69.9       72.9      72.9

TOSCANA           60.8      64.9     67.5      69.5       70.5
Note:
(p) Dati provvisori
(i)   Dati potenzialmente non confrontabili con gli anni precedenti a causa di variazioni nella raccolta delle informazioni
Fonte: Eurostat ed elaborazioni Regione Toscana su dati ISTAT




Tabella 4
ISTRUZIONE SECONDARIA SUPERIORE DEI GIOVANI: DINAMICA 2000-2005

               Variazione Variazione Variazione Variazione Variazione Variazione
                 01-00      02-01      03-02      04-03      05-04      05-99
EU 25             -0.3       0.5         0.0       0.1        0.9        3.3
EU 15             -0.3       0.5        -0.1       0.1        1.1        2.9
ITALIA            -2.6       3.1         1.2       4.3        0.0        10.0
TOSCANA           6.7        4.0         3.0       1.4                  10.5*
Note:
(*) Variazione 2000-2004
Fonte: elaborazioni su dati Eurostat, Regione Toscana e ISTAT



3. Il raggiungimento di un‟elevata istruzione non si esaurisce nella questione del
conseguimento di titoli di studio elevati, dato che questo è solo, come si diceva, il
punto di partenza per poter accedere a conoscenze e competenze da spendere nella
società della conoscenza. Fondamentale è quindi la questione della qualità
dell‟istruzione conseguita, strumentale all‟acquisizione di conoscenze e competenze.
Per poter valutare le conoscenze e le abilità dei quindicenni scolarizzati su base
periodica e consentire un monitoraggio dei sistemi di istruzione in una prospettiva
comparata, l‟Ocse ha dato inizio nel 1997 ad un‟indagine campionaria denominata
PISA, Programme for International Student Assessment. Sono stati realizzati due
cicli    d‟indagine,       uno      nel    2000        e   l‟altro    nel   2003,       mentre       è    in   fase     di
implementazione il terzo ciclo 2006. Le indagini sono realizzate su campioni
rappresentativi di tutti i paesi Ocse, nonché di alcuni paesi non membri. I risultati
dell‟indagine PISA sono importanti indicatori delle conoscenze e delle abilità dei
quindicenni. Il parametro di riferimento della strategia di Lisbona legato alle
competenze di lettura sulla scala PISA è quindi indicativo delle capacità in tale
ambito di coloro che mediamente hanno un‟età compatibile con la conclusione
dell‟obbligo scolastico. L‟indicatore europeo è dato dalla quota di studenti con
punteggio pari o inferiore a 1 nella scala reading literacy dell‟indagine PISA. Gli




                                                                                                                       IRIS   - 32
studenti che si trovano al di sotto di tale livello sono quelli che non riescono ad
affrontare con un sufficiente grado di padronanza neanche i compiti più elementari
della scala di PISA, tenendo presente che questa non misura la padronanza della
lettura nel senso tecnico in quanto capacità di decodifica dei segni scritti, ma la
capacità di servirsi della lettura come strumento per apprendere. Al ciclo Pisa 2003
la Toscana ha preso parte, insieme ad altre tre Regioni e a due Province Autonome,
con      un   campione   rappresentativo   del      proprio   territorio,   nel   quadro   dello
svolgimento dell‟indagine a livello nazionale. Il primo ciclo 2000 non fornisce,
invece, informazioni sulla Toscana, in quanto l‟indagine per l‟Italia non è stata
realizzata su campioni rappresentativi di realtà regionali specifiche. In base a ciò il
benchmark sulle competenze chiave è disponibile per la Toscana solo al 2003. Per
tale anno i risultati di lettura degli studenti quindicenni della Toscana si collocano al
livello della media dell‟OCSE, anche relativamente alla quota di coloro con livello
pari o inferiori a   1 nella scala di riferimento; tuttavia, per quanto più elevati di
quelli medi dell‟Italia, i risultati dei toscani non si differenziano da questi ultimi in
modo statisticamente significativo. Non essendo disponibile il dato al 2000, non è
possibile calcolare per la Toscana il cammino in direzione del raggiungimento
dell‟obiettivo di Lisbona, essendo questo fissato nella riduzione, entro il 2010, del
20% rispetto al 2000 della percentuale di quindicenni con livelli bassi di capacità di
lettura. Le indicazioni che emergono per l‟Ue e soprattutto per l‟Italia, circa la
dinamica verso l‟obiettivo al 2010, non sono positive, tutt‟altro: nel primo caso dalla
rilevazione 2000 a quella 2003 si registra un incremento dei quindicenni con
capacità di lettura di livello 1 o inferiore del 2%, tale incremento è addirittura pari
al 26% per l‟Italia. Quindi, non solo non si sono registrati passi nella direzione
dell‟avvicinamento all‟obiettivo fissato, ma addirittura sia nel complesso dell‟Ue che,
soprattutto, in Italia le performance nella reading literacy dei quindicenni sono
notevolmente peggiorate nell‟arco del periodo considerato (tab. 5).

Tabella 5
PERCENTUALE DI STUDENTI CON CAPACITÀ’ DI LETTURA
SECONDO LO SCHEMA PISA PARI O INFERIORE A 1
                                 2000        2003

EU 15                            19.4        19.8

ITALIA                           18.9        23.9

TOSCANA                             :        18.8
Fonte: Ocse-Pisa



4. Nell‟area delle politiche formative e dell‟istruzione, l‟ambito della formazione
continua è sicuramente quello che più degli altri è stato sollecitato dalla strategia di




                                                                                             IRIS   - 33
Lisbona: “Le strategie per il lifelong learning and mobility sono essenziali per
promuovere l‟occupabilità, la cittadinanza, l‟inclusione sociale e il completo sviluppo
della persona. Lo stesso vale per consentire ai sistemi di adattarsi continuamente ai
nuovi sviluppi e alle nuove domande della società.” L‟accento posto sulle politiche
per l‟apprendimento durante tutto l‟arco della vita trova, quindi, fondamento nella
rilevanza di queste nella società della conoscenza ma anche nel fatto che sono
relativamente pochi gli adulti inseriti in un tale percorso formativo. Da qui la
formulazione del parametro di riferimento nella strategia di Lisbona ed il relativo
obiettivo da conseguire. Al 2000, infatti, l‟Ue presentava bassi tassi (inferiori
all‟8%) di partecipazione della popolazione adulta a iniziative di lifelong learning;
se tuttavia questa era la situazione dell‟Ue nel suo complesso, la realtà italiana era
ben più grigia e addirittura “drammatica” quella toscana con un tasso del 3.6%. Il
cammino percorso dal 2000 ad oggi dà, tuttavia, conto di notevoli miglioramenti in
questo ambito, soprattutto a livello europeo: l‟incremento della partecipazione dei
25-64enni a esperienze formative dal 2000 al 2005 è stato del 37% per l‟Ue a 25 e
addirittura del 42% per l‟Ue a 15, in cui il livello del tasso in oggetto è arrivato al
12% circa, il che fa ben sperare circa il conseguimento dell‟obiettivo del 12.5% al
2010. Non così vicino è l‟obiettivo per il nostro paese e per la Toscana, in cui il
livello raggiunto è inferiore alla metà del livello target al 2010. In Toscana, tuttavia,
la crescita registrata nel periodo 2000-2004 è stata piuttosto intensa (+74%
circa!), a testimonianza di un forte impegno anche dell‟amministrazione regionale
nella realizzazione di politiche formative per adulti, una fra tutte i Circoli di Studio.
Occorre tuttavia osservare come nella nostra regione la quota di adulti inseriti in
percorsi formativi resti comunque molto bassa, a causa di un esiguo livello di
partenza, che rende difficilmente conseguibile l‟obiettivo di Lisbona nel termine
prefissato (tab. 6 e 7).

Tabella 6
ADULTI INSERITI IN PERCORSI DI FORMAZIONE
                  2000      2001      2002       2003      2004       2005

EU 25            7.9 (e)   7.8 (e)      7.9    9.2 (b)   10.3 (i)   10.8 (i)

EU 15            8.4 (e)   8.3 (e)      8.5    9.9 (b)   11.1 (i)   11.9 (i)
ITALIA              5.5       5.1       4.6        4.7    6.8 (b)       6.2

TOSCANA             3.6       5.0      4.9        5.5        5.9
Note:
(e) Valori stimati
(b) Interruzioni nelle serie storiche
(i)   Dati potenzialmente non confrontabili con gli anni precedenti a causa di variazioni nelle modalità di raccolta delle
      informazioni
Fonte: Eurostat ed elaborazioni Regione Toscana su dati ISTAT




                                                                                                                      IRIS   - 34
Tabella 7
ADULTI INSERITI IN PERCORSI DI FORMAZIONE: DINAMICA 2000-2005

              Variazione Variazione Variazione      Variazione     Variazione Variazione
                00-01      01-02      02-03           03-04          04-05      00-05

EU 25                  -1.3          1.3        16.5        12.0          4.9        36.7
EU 15                  -1.2          2.4        16.5        12.1          7.2        41.7
ITALIA                 -7.3         -9.8         2.2        44.7         -8.8        12.7
TOSCANA               38.9          -2.0        12.2         7.3                    63.9*
Note:
(*) Variazione 2000-2004
Fonte: elaborazioni su dati Eurostat, Regione Toscana e ISTAT




5. Notoriamente gli studi in campo scientifico e tecnologico sono una prerogativa
maschile, mentre quelli umanistici e letterari lo sono per le donne; data tuttavia
l‟importanza dei primi, in quanto consentono di accedere ad impieghi chiave per lo
sviluppo economico poiché ad alto contenuto di capitale umano altamente
qualificato, l‟attenzione viene posta proprio su questi, sia in termini di livelli
generali, sia in termini di differenziali di genere. Su questo tema è stato fissato un
obiettivo nell‟ambito della strategia di Lisbona. I dati della tabella 8 confermano per
l‟Europa      quanto appena affermato: per gli anni considerati la quota di laureati
maschi in materie scientifiche e tecnologiche sulla popolazione maschile tra 20 e 29
anni è superiore al doppio dell‟analoga quota femminile. Da ciò l‟esigenza di ridurre
il divario di genere. In realtà per il nostro paese tale esigenza appare meno
pressante, dato che le differenze tra le quote dei laureati per i due generi risultano
meno distanti. Il problema per l‟Italia è invece quello del livello complessivo dei
laureati nelle materie in oggetto, dato che la quota di questi laureati, sia maschi
che femmine, su mille abitanti tra 20 e 29 anni risulta notevolmente inferiore alle
analoghe quote per l‟Ue a 25 e l‟Ue a 15, con una leggera ripresa a partire dal
2002. Se questa è la situazione dell‟Italia, quella della Toscana appare ancora più
rosea sia in termini di livelli, che ,soprattutto, in termini di differenziali di genere:
per il primo aspetto la Toscana mostra valori dapprima molto vicini e analoghi (dal
2000 al 2002) a quelli europei e nel 2003 addirittura superiori. Per quanto riguarda
le differenze esistenti tra maschi e femmine nei laureati in materie scientifiche e
tecnologiche, in Toscana queste sono pressoché inesistenti fino al 2001 (con valori
inferiori all‟1%), in crescita nel 2002 sebbene con valori comunque molto contenuti
e pari al 2% nel 2003 (Tabella 9). La positiva anomalia del caso toscano è dovuta
principalmente all‟ateneo di Siena, in cui le laureate in materie scientifiche e
tecnologiche superano di gran lunga i                         colleghi maschi (la circostanza è in




                                                                                               IRIS   - 35
particolare legata alle facoltà di medicina e chirurgia e veterinaria). Il dato negativo
riguarda semmai la dinamica dal 2000 al 2003, dato che nel periodo considerato il
differenziale aumenta rispetto al valore di partenza, rimanendo, pur tuttavia, esiguo
e quindi, di fatto, in linea con i dettami della strategia di Lisbona relativamente
all‟obiettivo specifico da perseguire.




Tabella 8
LAUREATI IN SCIENZE E TECNOLOGIA OGNI 1000 ABITANTI TRA 20 E 29 ANNI
                    1999     2000       2001      2002       2003
                                   Totale
EU 25                 9.8    10.2          11     11.4        12.3
EU 15                10.7      11       11.9      12.3        13.3
ITALIA                5.5     5.7         6.1       7.4          9
TOSCANA                       7.4         8.3     11.4        13.5
                                  Femmine
EU 25                 5.9     6.3         6.8       7.1        7.8
EU 15                 6.3     6.7         7.3       7.6        8.3
ITALIA                4.1     4.3         4.5       5.4        6.5
TOSCANA                       7.1         7.9     10.0        12.5
                                   Maschi
EU 25                13.6    13.9          15     15.6        16.8
EU 15                14.9    15.1       16.3      16.9        18.2
ITALIA                6.8     7.2         7.7       9.4       11.4
TOSCANA                       7.8         8.7     12.8        14.5




Tabella 9
DIFFERENZIALE DI GENERE TRA I LAUREATI IN SCIENZE E TECNOLOGIA
                2000         2001         2002         2003


EU 15                  8.4           9           9.3           9.9
EU 25                  7.6          8.2          8.5            9
ITALIA                 2.9          3.2           4            4.9
TOSCANA                0.8           0.8        2.8             2
Fonte: Eurostat ed elaborazioni Regione Toscana su dati MIUR




Figura 1
DINAMICA DEI PARAMETRI DI RIFERIMENTO PER LA TOSCANA E OBIETTIVI AL 2010




                                                                                     IRIS   - 36
  80

  70

  60

  50

  40

  30

  20

  10

   0
         2000       2001        2002          2003         2004         2010

                     ABBANDONI SCOLASTICI
                     ISTRUZIONE SECONDARIA SUPERIORE DEI GIOVANI
                     ADULTI INSERITI IN PERCORSI DI FORMAZIONE
                     DIVARIO DI GENERE TRA LAUREATI IN SCIENZE E TEC.




Il tasso di occupazione

Il tasso di occupazione della popolazione tra i 15 e i 64 anni cresce in Toscana dal
1999 al ritmo medio di circa un punto percentuale l‟anno, attestandosi alla fine del
2004 al 63,2%. Il corrispondente dato relativo alla sola componente femminile della
popolazione cresce a un ritmo più sostenuto (1,3% l‟anno), portandosi nel 2004 al
52,9%. Negli ultimi anni si è assistito ad una diminuzione nel divario di genere
esistente all‟interno del mercato del lavoro, che rimane tuttavia ancora consistente:

      oltre 20 punti percentuali tra il tasso di occupazione maschile e femminile.

Le province di Prato e Pistoia hanno tassi di occupazione maschile tra i più alti in
Italia (rispettivamente 77,2% e 76,3%); Siena, Arezzo e Firenze (rispettivamente
58,6, 56,9 e 56,7%) presentano invece tra i più alti tassi provinciali di occupazione
femminile. La dispersione regionale del tasso di occupazione è molto ampia: tra il
valore medio più alto, quello di Siena, e il più basso, Massa Carrara, ci sono più di
dieci punti (nel 1999 erano 15, ma 11 già nel 2001) che, per quanto riguarda il




                                                                                      IRIS   - 37
dato femminile, sempre tra le due stesse province, sale a quasi 14 punti percentuali
(nel 1999 la distanza era di ben 22 punti e al 2001 di 15).




Tab.      Tasso di occupazione. media anno 2004
                                Femmine              Maschi                    Totale
Massa Carrara                      44,9               68,1                      56,6
Lucca                              53,1               74,0                      63,5
Pistoia                            51,0               76,3                      63,6
Firenze                            56,7               74,4                      65,5
Livorno                            48,9               68,8                      58,8
Pisa                               49,4               74,0                      61,7
Arezzo                             56,9               72,5                      64,7
Siena                              58,6               75,1                      66,9
Grosseto                           48,3               73,2                      60,7
Prato                              49,9               77,2                      63,6
TOSCANA                           52,9                73,6                     63,2
Fonte:FdL ISTAT




Gli inattivi nel mercato del lavoro regionale

L‟ISTAT evidenzia nel rapporto annuale del 2004 come insieme al rallentamento del
tasso di crescita degli occupati si sia registrato in Italia una diminuzione delle
persone in cerca di occupazione e, allo stesso tempo, un rilevante aumento delle
non forze di lavoro. A livello nazionale, era dal 1994 che non si registrava un
aumento dello stock degli inattivi.

Stando ai dati del 2003, l‟incidenza degli inattivi sulla popolazione in età lavorativa
ammonta al 30,7 per cento nell‟Unione europea a 25 paesi. L‟Italia presenta un
valore significativamente più alto (37,5), inferiore solamente – tra i 25 paesi
membri - a Malta e Ungheria. L‟elemento caratterizzante della posizione italiana
consiste nel differenziale di genere: l‟incidenza delle donne inattive è quasi doppia
rispetto a quella maschile e risulta uno dei valori più alti tra i 25 paesi.

In Toscana nel 2002 questa percentuale arriva al 35,4% e corrisponde a 831mila
persone, di cui il 63,5% è costituito da donne, con punte particolarmente alte nelle
province di Massa Carrara e Livorno, superiori al 40% e, al contrario, con valori
intorno al 30% nelle province di Siena e Prato.




                                                                                        IRIS   - 38
      Nel 2003 in Toscana gli inattivi sono scesi a 808mila persone, pari al 34,2%
       della popolazione in età lavorativa, di cui ben 481mila sono donne, una
       percentuale ancora superiore a quella dell’anno precedente, il 68,7%. Il peso
       delle non forze di lavoro sulla popolazione in età lavorativa (15-64 anni)
       cresce sia a Livorno che a Massa, che presentano ancora i valori più alti,
       mentre diminuisce nelle province di Siena e Prato.

Nel 2003 a fronte di una modesta riduzione dei disoccupati (poco più di mille unità),
gli inattivi disponibili a lavorare diminuiscono di quasi 12.000 unità, fermandosi
poco sotto le 70.000 unità. Un risultato che si spiega con la crescita del tasso di
occupazione e che segnala dunque una certa capacità “inclusiva” di alcuni sistemi
produttivi locali toscani. Tuttavia,

      l’inattività si manifesta in maniera particolarmente intensa nelle classi di età
       in entrata e uscita dal mercato del lavoro: per coloro di età compresa fra i
       15 e i 24 anni si registra una mancata partecipazione del 64,4 per cento, che
       sale al 68,2 per cento per la popolazione nella classe più adulta (55-64
       anni); per le donne di questa classe l’incidenza della mancata partecipazione
       raggiunge il picco del 79,6 per cento.

Il tasso di occupazione della popolazione di età compresa tra i 55 e i 64 anni in
Toscana, nel 2003, si colloca al 31,6%, in crescita nell‟ultimo biennio. Il divario
rispetto sia al dato medio europeo (38,5% nel 2002) sia al target posto dal
Consiglio europeo di Stoccolma (50% nel 2010), è tuttavia ancora considerevole.



Struttura delle imprese e sistemi produttivi locali

Negli ultimi anni il sistema produttivo regionale ha fatto registrare una dinamica
non esaltante, in linea del resto con quella dell‟intero sistema nazionale, ma con
aspetti tali da fornire motivi di particolare preoccupazione.

Nel 2004 infatti il PIL regionale ha fatto segnare una crescita dello 0,9% rispetto
all‟anno precedente, dato questo che si colloca al di sotto sia di quello nazionale
(1,2%) che europeo (2,4%).

Il 2004 è stato un anno di ripresa degli scambi internazionali e la crescita registrata
nel PIL toscano è legata essenzialmente alla ripresa dell‟export estero, cresciuto
durante l‟anno dello 0,8% a fronte di un aumento superiore al 10% degli scambi
internazionali. Molto ridotto è stato nell‟ultimo anno il contributo degli investimenti
e della domanda interna alla crescita del PIL.




                                                                                    IRIS   - 39
La lettura schematica di questi dati porta almeno alle seguenti considerazioni:

        La limitata capacità del sistema regionale ad agganciare la ripresa degli
         scambi internazionali;
        La domanda estera da sola non sembra più in grado di trainare la
         produzione locale;
        D‟altra parte gli elementi “interni” della domanda (ovvero la domanda delle
         famiglie e gli investimenti) non riescono a sostituirsi nel ruolo promotore del
         prodotto che in passato è stato svolto dalla domanda estera.



Un altra caratteristica della struttura produttiva industriale regionale riguarda la
dimensione d‟impresa. I dati forniti dall‟ISTAT in occasione dell‟ultimo censimento
dell‟industria restituiscono un‟immagine del sistema produttivo toscano che sotto il
profilo settoriale ricalca, a grandi linee, quello nazionale nel suo complesso. Le
attività manifatturiere concentrano al proprio interno il 32,8% dell‟occupazione
regionale, rispetto al 31,2% registrato a livello nazionale.

La peculiarità del sistema produttivo regionale emerge dalla disaggregazione del
dato     relativo     alla   industria   manifatturiera,     che   risulta   ancora    decisamente
caratterizzata dalle attività del comparto della moda (tessile, abbigliamento, cuoio,
calzatura) che concentrano nel loro insieme il 35% dell‟occupazione industriale
toscana e l‟11,5% di quella totale, contro un dato nazionale che si ferma al 5,2%.

Il   sistema    produttivo      regionale    appare     inoltre    sottodimensionato    in   alcune
importante attività fornitrici si servizi alle imprese: in Toscana infatti il complesso
delle     “Attività     immmobiliari,       Noleggio,      Informatica,      Ricerca   profess.    e
imprenditoriale” concentra al proprio interno il 12,7% della occupazione della
regione, al di sotto del dato nazionale che si colloca al 14,2%.




                                                                                                  IRIS   - 40
            Distribuzione dell'occupazione per classe dimensionale delle unità
                                          produttive


                 55,3
    60,0


                        49,8
    50,0




    40,0




    30,0                             26,0
                                              23,8


    20,0                                                                    15,9
                                                                   12,7
                                                                                                 10,4
    10,0                                                                              6,0



     0,0
                 1--9                10--49                       50--249          250 e oltre

                                               Toscana   Italia




Se dal punto di vista settoriale il cuore dello sviluppo regionale è rappresentato
dalle attività del sistema della moda, dal punto di vista territoriale, il cuore è
rappresentato dai distretti industriali, in cui il sistema della moda regionale è
organizzato e che hanno rappresentato in passato l‟elemento caratterizzante dello
sviluppo toscano.


La concentrazione territoriale dell‟industria Toscana viene confermata al 2001
dall‟indagine effettuata dall‟ISTAT sui sistemi locali del lavoro sulla base dell‟ultimo
censimento della popolazione.
                                       11
I Sistemi Locali manifatturieri               italiani di microimpresa rappresentano il 37,7% di
tutti i Sistemi Locali manifatturieri italiani. La regione industriale maggiormente
caratterizzata da questa tipologia è proprio la Toscana (il 79,2% dei suoi Sistemi
Locali manifatturieri sono di microimpresa), seguita dalle Marche (53,3%).
I Sistemi Locali manifatturieri italiani considerati secondo la tipologia produttiva
permettono di valutare le attività economiche che sono alla base delle diverse
economie locali. Le tipologie più numerose sono quelle del tessile-abbigliamento
(22,3% dei Sistemi Locali manifatturieri) e della meccanica (21,9%), seguite dai




11 I Sistemi Locali manifatturieri sono definiti in base alla concentrazione territoriale degli addetti
nell‟industria manifatturiera e sono considerati tali quando il coefficiente di concentrazione è maggiore
del valore medio nazionale. Essi rappresentano il 37,9% di tutti i Sistemi Locali. In essi abita il 41,4%
della popolazione italiana (23.611.719 persone) e lavora il 47,1% di tutti gli addetti alle unità locali delle
imprese e delle istituzioni (9.141.596 persone). (ISTAT, 2005)




                                                                                                          IRIS   - 41
mobili e prodotti in ceramica (18,1%) e dalla pelletteria: pelli, cuoio e calzature
(10,0%).
La Toscana, che vanta una forte presenza al suo interno di sistemi manifatturieri
nei settori del comparto della moda, risulta priva di sistemi locali della meccanica
(ISTAT, 2005).


La struttura produttiva toscana si caratterizza inoltre sotto l‟aspetto dimensionale
per la forte presenza al suo interno di piccole e di piccolissime imprese; più del 50%
delle imprese toscane ha meno di 10 addetti; inoltre circa un quarto delle rimanenti
imprese ha un‟occupazione compresa tra i 10 e i 49 addetti. Per converso molto
ridotta, e inferiore al dato medio nazionale, è la presenza nel tessuto produttivo
regionale di imprese medie e grandi.



Le piccole imprese oltre a programmare le loro attività sul breve periodo contano
spesso su quantità limitate di produzione. Le imprese toscane non brillano neppure
per la domanda di personale qualificato (definito come in possesso di livello di
istruzione universitario):

      il sistema informativo excelsior (Unioncamere – Ministero del Lavoro) colloca
       la Toscana al 5° posto tra le regioni italiane in relazione alla domanda di
       forza lavoro laureata, che corrisponde al 7,3% della domanda totale, dopo il
       Lazio (15,3), Lombardia (11,7) Piemonte (10,6), Emilia Romagna (8,5).



Il nodo centrale, e problematico, diviene allora la creazione di una cultura
dell‟innovazione condivisa anche a livello di piccola, piccolissima impresa, e di
distretto industriale, intendendo con essa non solo la “creazione di conoscenze
nuove” ma anche la creazione di un contesto favorevole alla manipolazione delle
innovazioni sviluppate in altri luoghi.

      Questo implica avviare sistematici programmi di audit tecnologico, favorire
       processi di collegamento-cooperazione con i reticoli globali delle produzioni e
       costruire contestualmente istituzioni di tutela della proprietà cognitiva
       (brevetti,   codificazione   dei   processi   produttivo-cognitivi,   archivi   di
       documentazione tecnica).




                                                                                       IRIS   - 42
Si tratta di attività cui sono chiamate parallelamente le associazioni tra imprese,
specie all‟interno dei distretti, gli enti locali, la Regione, il sistema del credito, quello
educativo, della ricerca, le associazioni sindacali. In questo senso, l‟evoluzione dei
sistemi di piccole imprese verso la nuova economia basata sulla conoscenza e
l‟innovazione tecnologica dipenderà anche dalla capacità del ricco tessuto di
istituzioni     intermedie     di   contribuire     a      nuove   e   più   complesse    forme   di
apprendimento, creazione e valorizzazione della conoscenza.

Come sostiene l‟economista Enzo Rullani12, per mantenersi legati all‟avanzamento
della frontiera scientifica tecnologica mondiale, servono tre cose fondamentali, a cui
dedicare altrettante politiche:

          capacità di assorbimento delle conoscenze che circolano sulle reti mondiali

          filiere efficienti di accesso ai ruoli produttivi

          contaminazione sistematica con le diversità emergenti nel mondo



Occupazione industriale

Un       importante    elemento      di   analisi    del    mercato    del   lavoro   è   l‟incidenza
dell‟occupazione industriale sull‟occupazione totale, sia perché l‟industria, insieme ai
servizi alle imprese, rappresenta un rilevante fattore trainante per le economie
regionali, sia perché il dato relativo all‟occupazione industriale, in una regione come
la Toscana, può consentire di indicare quale sia la capacità dei sistemi produttivi
manifatturieri di reggere alle pressioni competitive esterne

La Regione Toscana passa da una percentuale di occupazione industriale (escluso le
costruzioni) del 27,2% per il 2001, al 24,2 nel 2004, perdendo dunque un punto
l‟anno. A livello provinciale spiccano nel 2004 le province di Prato (37,3%), ottava
provincia italiana, e Arezzo (32,3%) diciannovesima.

La Regione Toscana perde dal 2001 al 2004 ben 35.000 occupati nell‟industria, un
quarto nella sola provincia di Prato (che riduce i suoi occupati nell‟industria del
20%), e quasi altrettanti nella provincia di Firenze.

Su un piano comparativo, l‟osservazione dei dati concernenti la suddivisione
settoriale dei livelli occupazionali elaborati dall‟Istat sui SLL (Sistemi Locali di
Lavoro) relativi agli anni 1999-2002, è immediatamente rilevabile per i Sistemi
Locali del Lavoro della Regione Toscana un sensibile ridimensionamento nel livello


12 Cfr. Toscana 2020. Una regione verso il futuro, cit.




                                                                                                  IRIS   - 43
generale dell‟occupazione industriale cui però non corrisponde una riduzione del
tasso totale di occupazione bensì un aumento. È proprio il settore terziario che
compensa maggiormente il dato relativo all‟occupazione industriale, riportiamo
alcuni esempi significativi al riguardo13: tra il 1999 ed il 2002, il tasso di
occupazione industriale a Prato scende di 5,3 punti percentuali, cui corrisponde un
aumento della stessa proporzione nel settore dei servizi; sempre nello stesso
periodo, a Firenze l‟industria perde 2,3 punti percentuali di occupazione cui
corrisponde un incremento nei servizi di 2 punti percentuali; a Pontedera l‟industria
perde il 10,1% di occupati contro un incremento del 9,9% dei servizi; a Santa
Croce sull‟Arno l‟occupazione industriale perde 6 punti percentuali compensati da un
uguale incremento nel settore dei servizi.

A livello regionale si osserva tuttavia che ad una diminuzione dell‟occupazione
industriale di oltre due punti in tre anni corrisponde un modesto incremento dello
0,7% nell‟occupazione nei servizi avanzati, e una pari percentuale nel settore
pubblico, sanità e istruzione incluse; un segnale che non indica una evoluzione
marcata del sistema regionale in una direzione maggiormente orientata verso
l‟economia della conoscenza.



Innovazione tecnologica
In Italia l‟incidenza percentuale della spesa per R&S sul Prodotto interno lordo
risulta lievemente crescente, passando dall‟1,11% del 2001 all‟1,16% del 2002, ma
rimanendo insufficiente e lontana sia dall‟obiettivo del 3% che dal livello medio di
spesa dell‟Unione Europea. All‟interno di questo quadro le regioni che meglio si
posizionano sono la Lombardia, che contribuisce al 22,2% della spesa nazionale in
R&S; il Lazio, per il 17,8%; il Piemonte, 12,3%; l‟Emilia Romagna, per il 9,7% e la
Toscana con il 6,6% del totale della spesa nazionale.

Spesa per R&S intra-muros per settore istituzionale e regione del centro nord Italia. Anno
2002 (migliaia di euro)
                             Amministra            Istituzioni Settore
                                  zioni     Università private non pubblico   Imprese   Totale
                                pubbliche                profit
Piemonte                          4,3         16,7        0,7       21,8       78,2     100,0
Valle d'Aosta                     2,7          7,8        6,2       16,7       83,3     100,0
Lombardia                         6,9         20,6        3,4       30,9       69,1     100,0
Provincia autonoma di Trento      42,9        30,4        0,5       73,9       26,1     100,0
Provincia autonoma di Bolzano     3,9         15,8       16,3       36,0       64,0     100,0
Veneto                            10,9        43,3        0,4       54,6       45,4     100,0



13 Fonte: Istat 2003




                                                                                             IRIS   - 44
Friuli-Venezia Giulia                  15,9       42,6       0,5           58,9           41,1    100,0
Liguria                                20,2       29,2       0,3           49,7           50,3    100,0
Emilia-Romagna                         7,4        31,7       0,5           39,6           60,4    100,0
Toscana                               17,1       51,5        0,4           69,0           31,0    100,0
Umbria                                 10,7       66,0       0,2           76,9           23,1    100,0
Marche                                 7,9        46,5       0,2           54,5           45,5    100,0
Lazio                                  49,0       22,5       1,0           72,5           27,5    100,0
Abruzzo                                13,2       41,4       0,4           55,1           44,9    100,0
CENTRO NORD                           17,7       28,1        1,4           47,2           52,8    100,0
Fonte: ISTAT

La spesa complessiva in ricerca e sviluppo in Toscana è di poco inferiore al miliardo
di euro, mentre in Emilia Romagna è pari ad un miliardo e 417 milioni di euro. Il
settore trainante la spesa regionale toscana in R&S è il settore pubblico (Pubblica
Amministrazione e Università), pari al 69% della spesa regionale nel 2002.

Personale addetto alla R&S per settore istituzionale e regione. Anno 2002
                                                             Istituzioni
                                Amministrazio
                                                Università   private non          Imprese        Totale
                                 ni pubbliche
                                                               profit
Piemonte                             5,0          16,8             1,1             77,0          100,0
Valle d'Aosta                        4,3           3,4             7,7             84,5          100,0
Lombardia                            8,5          22,2             4,2             65,1          100,0
Provincia autonoma di Trento        42,8          29,8             0,9             26,5          100,0
Provincia autonoma di Bolzano        6,6          29,2          12,0               52,3          100,0
Veneto                              10,4          39,7             0,7             49,2          100,0
Friuli-Venezia Giulia               15,6          49,7             0,7             34,0          100,0
Liguria                             20,5          31,4             0,5             47,6          100,0
Emilia-Romagna                       8,4          34,8             0,9             55,9          100,0
Toscana                             17,3          50,8             1,3             30,6          100,0
Umbria                               8,6          70,9             0,3             20,2          100,0
Marche                               9,5          47,0             0,4             43,1          100,0
Lazio                               51,9          28,3             1,0             18,8          100,0
Abruzzo                             15,0          40,9             0,5             43,5          100,0
CENTRO NORD                         19,5          30,7             1,7             48,0          100,0
Fonte: ISTAT




Mentre la media della spesa delle imprese nelle regioni del centro nord è pari al
53% della spesa totale, in Toscana il contributo provato arriva appena al 31% del
totale. La spesa delle imprese toscane in ricerca e sviluppo ammonta nel 2002 a
poco più di un terzo di quella espressa dalle imprese della regione Emilia Romagna;
al contrario, la spesa del settore pubblico e della università è la terza in Italia, dopo
quella di Lombardia e Lazio. Il personale addetto alla ricerca e sviluppo in Toscana
ammontava nel 2002 a oltre 10.000 unità.




                                                                                                          IRIS   - 45
A partire da queste considerazioni è necessario rafforzare l‟intervento a supporto di
un incremento della spesa privata facendo leva sui centri di eccellenza del sistema
regionale della ricerca e del trasferimento tecnologico. In primo luogo l‟università, i
poli del CNR regionali e, di fianco a questi, la rete dei centri di trasferimento
tecnologico, perlopiù localizzati nei distretti industriali e nei sistemi produttivi locali
che, insieme ai laboratori di ricerca pubblici e privati, possono svolgere un ruolo
importante nel rinnovo delle specializzazioni produttive regionali.

Immigrazione e mercato del lavoro

La Toscana è stata interessata da un processo di progressivo incremento della
popolazione straniera sul proprio territorio che, negli ultimi anni, l‟ha portata tra le
prime regioni per densità di immigrati residenti, pur distinguendola per alcune
peculiarità: dalla natura delle migrazioni alla distribuzione territoriale, fino alla forte
propensione imprenditoriale sviluppatasi prevalentemente intorno alla attività
economica della comunità cinese.

Dall‟analisi dei dati sui soggiornanti in Toscana, relativi alla fine del 2003, si osserva
che dei 174mila stranieri soggiornanti nella nostra regione (di cui 162mila
extracomunitari), ben 111mila circa, ovvero il 64,2%, è in possesso di un permesso
finalizzato al lavoro (in grande prevalenza per gli uomini). Aggiungendo a questi
permessi quelli compatibili con la possibilità di lavorare, gli stranieri regolarmente
soggiornanti abilitati a lavorare risultano essere circa 161mila (il 92.8% del totale).
Rispetto alla fine del 2002 si è registrato quindi un incremento del 62,3%, superiore
anche all‟incremento prodotto dalla recente regolarizzazione per il totale dei
permessi di soggiorno, pari al 56.3%.

Per un‟analisi delle dinamiche che hanno interessato l‟inserimento lavorativo degli
stranieri nei mercati del lavoro provinciali, è possibile utilizzare i dati amministrativi
degli avviamenti al lavoro registrati dai Centri per l‟Impiego.

Il dato sugli avviamenti evidenzia come, tra il 1997 e il 2002, vi sia stato in
Toscana un incremento - trasversale a tutti i settori produttivi - del 260%,
passando dalle 12 alle 46mila unità. A livello territoriale, vediamo come la provincia
più interessata dagli avviamenti di extracomunitari risulti essere Firenze (27,7% del
totale regionale), seguita a distanza da Arezzo (12,6%), Pisa (11,8%), Siena
(11,5%).

Per quanto concerne i settori di inserimento, il quadro per provincia si presenta
piuttosto disomogeneo, coerentemente con le specificità produttive del territorio:
Prato si caratterizza per una elevata incidenza nel comparto manifatturiero dove si




                                                                                        IRIS   - 46
attesta al 56,7%; Firenze, Pisa e Livorno, tra le altre, evidenziano una forte
incidenza nel settore terziario; Grosseto e Siena, invece, province da sempre a forte
vocazione agricola, nell‟agricoltura.



Rispetto alle tendenze nazionali, la Toscana si è sempre distinta per una maggiore
incidenza della componente autonoma tra i lavoratori stranieri presenti sul suo
territorio. Si tratta di un fenomeno riconducibile in buona misura all‟elevata
presenza di cittadini cinesi nell‟area metropolitana Firenze-Prato-Pistoia, anche se,
negli anni più recenti, lo sviluppo di iniziative autonome sembra coinvolgere altri
gruppi nazionali estendendosi ad altri settori di attività economica.

Secondo i dati della Camera di Commercio, dal 2000 al 2003 il numero complessivo
di imprenditori extracomunitari è passato da 15mila a quasi 22mila unità, con un
incremento di oltre il 45%. La componente prevalente è costituita da cittadini cinesi
ma si registrano variazioni significative anche per imprenditori di altra provenienza,
in particolare albanesi (da 787 a 2.268 unità, pari a +188%), che diventano il
secondo gruppo nazionale, precedendo i marocchini e i senegalesi, e i rumeni (da
502 a 1.167 unità, pari a +132%).

La ripartizione delle imprese straniere per provincia evidenzia la netta prevalenza di
Firenze, con il 37% sul totale regionale, seguita da Prato (15%), Pisa (9%), Lucca
(8%), Arezzo (7%). Considerando l‟incidenza delle imprese straniere sull‟insieme
delle aziende attive, il primato spetta alla provincia di Prato (14%), seguita da
Firenze (10,4%), con valori superiori alla media regionale (7,4%).

      Le   particolarità   dell’immigrazione   regionale   pongono     chiaramente   in
       evidenza l’importanza che potrebbe avere un maggiore spazio per la
       pianificazione regionale, oggi assai limitato. Come afferma Livi Bacci (2005,
       267), sarà inevitabile nel futuro porre incentivi allo scopo di attrarre migranti
       ad alto profilo professionale, utilizzando anche il sistema regionale dell’alta
       formazione e della ricerca.




                                                                                      IRIS   - 47
1.3   I bisogni e le risposte ai diritti di cittadinanza nel campo delle
politiche     dell’educazione,       dell’istruzione,      dell’orientamento,        della
formazione e del lavoro

Il nuovo Piano riafferma e rafforza i principi dell‟integrazione fra le politiche e pone
alla base dello sviluppo delle politiche stesse il concetto di apprendimento
permanente o lifelong learning, concepito come sintesi e idea guida capace di
interpretare e progettare il processo formativo nella sua globalità, perseguendo
un'idea di educazione che sta assumendo sempre di più una nuova fisionomia in
relazione non solo alla durata, lungo il corso della vita, ma anche alla pervasività
degli ambiti di riferimento, di vita e di lavoro. Un'idea di educazione che impone
anche di sostituire un'idea di saperi legati all'istruzione, acquisibili nella scuola e
spendibili nella vita adulta, con l'esigenza di una creazione continua dei saperi
personali, individuali e collettivi. In questo quadro sono di seguito indicate le
priorità di intervento del Piano per il 2006-2010, riferite a specifiche fasce di
destinatari, nell‟ottica di “rispondere” ad esigenze espresse da differenti “target” di
cittadini. Tali priorità si definiscono dunque su singoli “target” sociali, professionali,
di età e di genere con una forte attenzione, anche all‟interno di ogni “target”
omogeneo, alla personalizzazione delle filosofie e degli strumenti di intervento. E‟
compito del sistema di orientamento, istruzione, formazione e lavoro, educazione e
ricerca, adattarsi il più possibile alle esigenze e alle specificità dei diversi “target” e
quindi, sempre di più, alle particolarità dei singoli soggetti.
Per questo motivo, si conferma la priorità di una lettura per soggetti (domanda)
rispetto ad una lettura per strumenti (offerta), rafforzando così il concetto di un
sistema pubblico, integrato e coordinato con quello associativo e privato, sempre di
più al servizio del cittadino, del giovane, del lavoratore e della donna e non, come è
stato spesso nella tradizione della pubblica amministrazione del nostro paese, rigido
rispetto alle diverse aspettative, caratteristiche e bisogni dell‟utenza.



Infanzia, adolescenza e giovani


Gli interventi rivolti al target di questa sezione si delineano come azioni di carattere
educativo, informativo, documentale, formativo, ricreativo e del tempo libero,
finalizzati a fornire alla popolazione di queste classi di età, su base permanente, le
più ampie opportunità di apprendimento individuale, nell‟intento di migliorare
conoscenze, specializzazioni e competenze spendibili sul mercato del lavoro.




                                                                                        IRIS   - 48
Nel settore dell‟infanzia, l‟obiettivo prioritario è quello di favorire la diversificazione,
il potenziamento e generalizzazione dei servizi e la loro messa in rete, stimolando e
favorendo l‟integrazione fra interventi        pubblici, privati   e delle famiglie. In
particolare l‟ attenzione deve essere rivolta alle zone rurali o a quelle sprovviste di
servizi, specie per la prima infanzia anche attraverso la creazione di un fondo
apposito. L‟obiettivo finale è quello di perseguire il raggiungimento del benchmark
europeo, che prevede servizi per almeno il 33% dei bambini sotto i tre anni, e di
generalizzare i servizi per i bambini da tre a sei anni.


Rispetto al primo e secondo ciclo del Sistema scolastico un ulteriore obiettivo
riguarda la crescita della qualità dell‟istruzione e lo sviluppo dell‟innovazione
didattica che può essere raggiunto attraverso un potenziamento dell‟efficacia dei
Progetti Integrati di Area e una loro maggiore finalizzazione su di una gamma
limitata di obiettivi strategici (disabilità, intercultura, svantaggio).
Particolare attenzione deve essere posta sul miglioramento delle strutture edilizie
scolastiche e sul loro adeguamento funzionale e strutturale anche tramite la
redazione di Piani zonali di localizzazione delle strutture.


Occorre inoltre dare piena attuazione ai trasferimenti di competenze amministrative
già operati in favore delle Regioni dal D.lgs.112/98, sviluppando le procedure di
programmazione della rete scolastica ben delineate nella LR 5/2005. Fra gli obiettivi
prioritari dei piani annuali deve essere posta l‟esigenza di garantire la continuità
didattica all‟interno del primo ciclo attraverso il compimento del processo di
costituzione degli Istituti comprensivi.


La lotta alla dispersione scolastica, intesa sia come misure per facilitare l‟accesso
alle scuole di ogni ordine sia come interventi per garantire ai giovani un percorso di
studio continuo e costante volto al successo scolastico, è l‟asse portante degli
interventi per il Diritto allo studio. Ma parimenti la lotta alla dispersione scolastica
deve essere compiuta anche attraverso azioni di sviluppo degli Osservatori
Scolastici Provinciali e nell‟ambito di questi, dell‟anagrafe provinciale degli studenti
che permetta di monitorare il percorso individuale degli studenti e il sostegno
individuale riconducibile al sistema del diritto allo studio.




                                                                                         IRIS   - 49
Studenti universitari
Se il sistema dell‟istruzione è anche il supporto per l‟inserimento del giovane nel
mondo produttivo una particolare attenzione deve essere posta al sistema del
diritto allo studio universitario.
Le modalità dell‟erogazione dei servizi relativi al DSU necessitano di una
ridefinizione    anche per sostenere l‟incremento dei costi e la riduzione delle
disponibilità finanziarie a fronte di un incremento degli iscritti introdotto dalla
riforma del 2001. E‟ auspicabile che nel settore l‟intervento si concentri sui servizi
essenziali: alloggio, borsa di studio e mensa. Si conferma l‟obiettivo di erogare la
borsa di studio a tutti gli aventi diritto con una possibile attenzione al valore delle
prestazioni quali alloggio e servizio mensa, che incideranno sul valore monetario
della borsa di studio stessa. Si dovrà tenere in considerazione anche l‟effettivo
perseguimento del ciclo di studi prevedendo forme di restituzione dell‟erogazione
qualora esso non venga concluso.
Nel settore delle residenze universitarie la Regione è impegnata nel proseguire
l‟ampliamento delle disponibilità degli alloggi attraverso investimenti specifici che
dovrebbero consentire, alla fine della legislatura, il soddisfacimento della domanda
espressa.
Infine altri aspetti che potranno essere riconsiderati sono relativi alla reciprocità con
le altre Regioni di provenienza degli              studenti universitari e alla adeguata
documentazione necessaria agli studenti stranieri per accedere ai benefici.


Individui in cerca di occupazione
Le persone, giovani ed adulti, appartenenti a questo gruppo necessitano di
interventi    finalizzati   a   sviluppare   esperienze     che    favoriscano   l‟inserimento
professionale, sviluppando la conoscenza del mercato del lavoro e delle dinamiche
in esso operanti. E‟ quindi necessaria la definizione di un quadro di interventi di
formazione e orientamento miranti a recuperare le condizioni di occupabilità del
singolo,     anche   attraverso    la   riqualificazione   delle   competenze    professionali
possedute e la formazione finalizzata all‟autoimprenditorialità.
In particolare quattro sono gli strumenti che possono permettere il raggiungimento
degli obietti sopra enunciati.


Il primo riguarda una migliore razionalizzazione dei corsi universitari, un loro
aumento ragionato, specie per le facoltà scientifiche, per recuperare il gap
formativo nei confronti di altri paesi europei ed il secondo è legato al tema della
ricerca e all‟organizzazione del        suo sistema. La Regione intende, in primo luogo,




                                                                                           IRIS   - 50
dotarsi di uno strumento legislativo nel settore della ricerca che, oltre a
razionalizzarne le manifestazioni sul territorio, concorra alla costruzione di un
sistema di governance con università e centri specializzati. Inoltre intende
sviluppare la promozione di azioni concrete di attrazione di ricercatori, know how e
competenze ad alto valore aggiunto sul territorio regionale. Le agevolazioni che si
prevede di mettere in campo consistono in borse di ricerca destinate allo sviluppo di
progetti di ricerca di base, di ricerca industriale e/o di sviluppo precompetitivo e
finalizzate ad acquisire conoscenze utili alla messa a punto di nuovi prodotti,
processi produttivi o servizi o per conseguire un notevole miglioramento dei
prodotti, processi produttivi o servizi esistenti.


Il terzo è relativo ai centri per l‟impiego che rimangono lo strumento fondamentale
per l‟incontro tra la domanda e l‟offerta pur nella consapevolezza che alcune fasce
sociali richiedono interventi maggiori (per esempio imprenditoria giovanile e
occupazione femminile). I centri per l‟impiego oltre ad essere potenziati nella
struttura devono potersi muovere con la flessibilità necessaria e nei tempi
appropriati richiesti dal mercato del lavoro in modo tale di aumentare la loro
efficacia.
Nel settore del sostegno alla imprenditoria giovanile si rende necessaria la riforma
della ex L.R. 27 per adeguarla al nuovo contesto socio-economico. E‟ auspicabile
introdurre il principio degli incentivi non legati alla concessione di contributi a fondo
perduto bensì a meccanismi che premino le capacità imprenditoriali, in specifici
settori di sviluppo, anche attraverso il monitoraggio dei risultati.


Il quarto riguarda il settore della formazione professionale che abbisogna di
interventi di rimodulazione in alcuni settori per renderla sempre più efficiente alle
necessità del momento. Si intende introdurre nel sistema alcune innovazioni che
vanno in direzione di snellimento delle procedure di controllo amministrativo-
contabile e rendicontale in riferimento alle attività finanziate, che consentiranno di
gravare meno sulle operazioni dell‟Amministrazione erogatrice e di richiedere al
soggetto attuatore delle attività meno oneri ed adempimenti, con indubbio
vantaggio in termini di efficienza complessiva del sistema. Un altro intervento è
relativo alla semplificazione delle procedure provinciali di riconoscimento dei corsi
privati con quote di iscrizione a carico dell‟utente, in modo da assicurare una
maggiore libertà di programmazione delle attività nel corso dell‟anno e di
“alleggerire” gli adempimenti richiesti sia per le Amministrazioni provinciali che per i
soggetti attuatori delle attività.




                                                                                      IRIS   - 51
Si   ritiene    infine   di   introdurre   procedure   alternative      di   assegnazione    dei
finanziamenti pubblici, a fianco di quelle esistenti. Le procedure regionali per
l‟attribuzione dei finanziamenti sono basate ad oggi sull‟adozione di avvisi pubblici
per “chiamata di progetti” di tipo generalista. La valutazione e selezione di progetti
hanno       quindi   riguardato    sostanzialmente     proposte      progettuali    provenienti
direttamente dalla società e dal territorio, così come interpretati e recepiti dagli
stessi soggetti proponenti. A fianco di tale procedura si introducono procedure di
gara ad evidenza pubblica alternative, mediante le quali verranno individuati
soggetti attuatori per la realizzazione di attività e/o obiettivi già individuati e definiti
dal sistema istituzionale. L‟individuazione di tali obiettivi e priorità avverrà mediante
il confronto e la concertazione, regionale e provinciale, con le parti sociali, in
coerenza con il PRS ed altri atti della programmazione regionale.
La società della conoscenza, oltre i percorsi formativi tradizionali, presuppone anche
offerte che integrino il mondo del trasferimento dei saperi con il mondo
dell‟impresa.


Ai giovani che quindi si affacciano al mondo del lavoro si prospettano più
opportunità per capitalizzare e spendere un patrimonio di conoscenza che li renda,
di fatto, più competitivi. Occorre quindi promuovere e consolidare azioni di
formazione post diploma e post laurea anche attraverso offerte formative che
coinvolgano enti pubblici, imprese e università.
Per una maggiore professionalizzazione e occupabilità dei laureati la regione
sosterrà interventi individuali (voucher) per percorsi e settori mirati e concordati
con l‟università (prevalentemente master e dottorati di ricerca)




Occupati e lavoratori in mobilità dai processi produttivi
La caduta dei maggiori indicatori produttivi ad inizio 2005, dopo un anno di bassa
crescita,      segnala   la   situazione   problematica   di   interi    settori   dell‟apparato
economico-produttivo toscano. Soprattutto nei settori industriali del sistema moda,
tessile e calzaturiero in testa, maggiormente esposti alla forte concorrenza
internazionale, la contrazione di fatturato e ordinativi tende a ripercuotersi
negativamente sul sistema occupazionale determinando chiusure aziendali, cassa
integrazione e mobilità. Il problema si configura ormai non più solo in termini di un
assai negativo andamento del ciclo congiunturale, ma come un nuovo assetto
competitivo che mette a rischio la sopravvivenza di numerose imprese, non solo di
fascia qualitativa bassa, ma in certi casi anche medio-alta.




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La formazione continua rimane uno strumento indispensabile per affrontare il
problema della mobilità. Anche in questo caso la rapidità dei fenomeni hanno
bisogno di risposte efficaci che possono essere trovate nella predisposizione di un
fondo regionale che intervenga nei momenti di crisi in maniera autonoma e
aggiuntiva dalle normali modalità di intervento.


Lavoratori atipici
La persistente situazione di incertezza e debolezza avvertita dal sistema delle
imprese, hanno portato ad una progressiva espansione dell‟occupazione con
tipologie contrattuali che non implicano immediatamente un duraturo investimento
in risorse umane.     La flessibilità sta raggiungendo livelli importanti, agendo nel
contesto di bassa congiuntura in funzione decisamente anticiclica. Sebbene nelle
condizioni attuali non sia possibile attendersi un ritorno generalizzato alle
assunzioni in un posto di lavoro stabile dopo un periodo relativamente breve di
inserimento , il crescente rischio di allargamento delle forme di lavoro precario e di
marginalizzazione delle forze di lavoro più deboli richiede nuovi approcci quali
azioni di sostegno alla trasformazione          dei contratti a tempo determinato in
contratti a tempo indeterminato resa possibile dalla recente delibera sugli aiuti di
stato   all‟occupazione.       Inoltre   sarebbe   auspicabile   sostenere   azioni   di
stabilizzazione, sia attraverso il sostegno ad azioni miranti alla trasformazione del
lavoro a termine in lavoro autonomo, sia tramite incentivazioni rivolte alle imprese,
mirate alla trasformazione di lavoro a termine in lavoro a tempo indeterminato. E‟
indispensabile, inoltre, introdurre maggiori diritti su aspetti rilevanti come azioni di
sostegno alla vasta area dei collaboratori a progetto e dei professionisti atipici per
facilitare, ad esempio, l‟accesso al credito.




Donne
Al miglioramento dell‟occupabilità femminile in termini aggregati, nel recente
passato, trainata dalla espansione del settore multiforme dei servizi, fanno riscontro
non sufficienti progressi nelle pari opportunità riguardo allo sviluppo delle carriere,
alle possibilità di arricchimento professionale di aggiornamento e rafforzamento del
„capitale umano. E‟ poi evidente che la distanza tra i livelli quantitativi di
partecipazione al lavoro e di occupazione di maschi e femmine resta elevata, anche
nelle fasce centrali di età.
Gli interventi auspicati si basano su un rafforzamento degli sportelli dei Centri per
l‟impiego meglio caratterizzandoli su tematiche legate alla occupazione femminile,




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sulla messa in atto di azioni di conciliazione lavoro e vita privata attraverso servizi
di assistenza all‟infanzia e di assistenza alle altre persone a carico e tramite
modalità contrattuali ancora poco utilizzate come il part-time e, infine, nella
istituzione di un fondo per l‟incentivazione del reinserimento nel mondo del lavoro
di donne nella classe di età 35-45.


Disabili e soggetti del disagio sociale
Nel tessuto sociale toscano sono presenti situazioni di marginalità per alcuni
segmenti di popolazione ed alcune aree occupazionali (famiglie monoreddito,
residenti in aree metropolitane, fascia ad effettiva o potenziale esclusione sociale
quali i detenuti e gli ex detenuti, tossicodipendenti ed ex tossicodipendenti, gli
alcolisti e i disabili)
Le   risposte    a   queste   situazioni   di   marginalità   consistono,   in   un‟ottica   di
empowerment, nello sviluppo di processi di apprendimento estremamente mirati,
flessibili e personalizzati, attivati in parallelo ad interventi di assistenza e sostegno
in uno stretto rapporto fra Province, Comuni, Associazioni e Volontariato.


Immigrati
La manodopera immigrata costituisce un segmento di importanza crescente ed
ormai strutturale nel mercato del lavoro regionale. Dalla iniziale copertura di posti
vacanti a seguito della riduzione della disponibilità di forza lavoro italiana in
determinati settori e mansioni la presenza di cittadini extracomunitari si è estesa a
comparti nuovi dell‟economia toscana, anche in forme autonome.
Il nuovo Piano di Indirizzo Generale Integrato è chiamato a sperimentare azioni di
politiche formative precedenti all‟arrivo degli immigrati dall‟estero instaurando un
sistema che estenda la concertazione tra parti sociali e istituzionali nel quadro di
parternership internazionali.
In particolare, poi, è necessario mettere in opera azioni adeguate delle Province, in
stretto rapporto con comuni, associazionismo e volontariato, per la soluzione delle
problematiche di inserimento e orientamento degli immigrati e per la                 sviluppo
azioni di contrasto al lavoro sommerso.




Le persone nel processo di apprendimento lungo l’intero arco della vita
La costruzione di un‟economia basata sulla conoscenza deve offrire un ampio
ventaglio di opportunità personalizzate , specie agli individui, in età già adulta, che
intendano implementare le proprie conoscenze al di fuori dei contesti scolastici. A




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questo riguardo occorre stimolare la capacità individuale di esprimere i propri
bisogni e le proprie necessità di apprendimento in qualsiasi momento della vita
perché possa accrescersi in ognuno la consapevolezza di esercitare un diritto di
partecipazione e di cittadinanza attiva, allargando così la tipologia di utenti
destinataria degli interventi .
L‟obiettivo si raggiunge attraverso azioni che stimolino    la capacità individuale di
esprimere i propri bisogni e le proprie necessità di apprendimento in qualsiasi
momento della vita perché possa accrescersi in ognuno la consapevolezza di
esercitare un diritto di partecipazione e di cittadinanza attiva, allargando così la
tipologia di utenti destinataria degli interventi . Tutto ciò ha bisogno della presenza
di soggetti attuatori pubblici e privati accreditati per l‟educazione non formale ed
informale e della presenza attiva degli    Enti Locali   ai quali compete la delicata
funzione di snodo e coordinamento della rete di tutti gli attori del sistema di
apprendimento lungo tutto l„arco della vita.




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1.4     Configurazione generale del sistema dell’offerta integrato


In questo paragrafo, è necessario definire la struttura del sistema integrato,
descrivendo le aree e segmenti in cui si strutturano le diverse filiere dell’offerta,
nonché gli attori (pubblici e privati) coinvolti. E’ opportuno che la descrizione che
qui sarà svolta sia maggiormente sintetica rispetto alla versione precedente del
Piano,    nel   cui   ambito   questa   sezione   coincideva,    in   sostanza,   con   la
programmazione vera e propria degli interventi. Com’è noto, questa nuova
impostazione prevede infatti che la descrizione di dettaglio degli interventi
programmati sia collocata nel successivo capitolo 2.
A titolo esemplificativo, di seguito si riporta la struttura proposta nei “Rapporti di
avanzamento” 2003 e 2004. Si ricorda infine che rispetto al precedente periodo di
programmazione per il 2006-10 è stato introdotta un nuovo settore (Ricerca e
Innovazione) che dovrebbe trovare una sua collocazione nella struttura qui
proposta.
      1. Sistema integrato per il diritto all'apprendimento
         1.1 Area dell‟apprendimento formale
            a. Sistema di istruzione
            b. Obbligo formativo
            c. Istruzione- formazione post secondaria e superiore
            d. Formazione di accesso al lavoro e professionalizzante
            e. Formazione in alternanza
            f. Formazione continua

         1.2 Area dell‟apprendimento non formale
            a. Sistema di educazione non formale dell‟infanzia
            b. Sistema di educazione non formale degli adolescenti dei giovani e degli
             adulti

         1.3 Area dell‟apprendimento informale


      2. Sistema Lavoro
         2.1 Incontro domanda offerta di lavoro
         2.2 Pari opportunità e occupazione femminile
         2.3 Creazione d‟impresa
         2.4 Inserimento dei disabili e dei soggetti del disagio sociale




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       2.5 Immigrati
       2.6 Lavoro atipico
       2.7 Rete territoriale dei servizi per l‟impiego


   3. Orientamento
       3.1 Orientamento per l‟istruzione, la formazione e il lavoro


Inoltre suggeriamo per questa sezione di supportare la descrizione delle aree del
sistema dell’offerta con un quadro sinottico in cui ad ogni area vengono associate le
azioni realizzate, avendo cura di utilizzare la stessa terminologia adottata negli
schemi riepilogativi che precedono la descrizione di dettaglio delle azioni nel
capitolo 2.




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2.   La strategia regionale per il 2006-2010: obiettivi, priorità e interventi
     (ex art. 31 , comma 4, lettere a, b, c)

La finalità della L.R. 32/02, che affida al Piano la programmazione pluriennale degli
interventi di orientamento, istruzione, formazione e politiche del lavoro, è quella di
dar vita ad un sistema regionale integrato che realizzi la libertà individuale e
l‟integrazione, attraverso il diritto all‟apprendimento lungo tutto l‟arco della vita con
la creazione di maggiori e migliori lavori, economicamente stabili, qualificati e
tutelati, in un contesto a forte coesione sociale.
Al fondo di questo obiettivo generale sta la costruzione della società e dell‟economia
della conoscenza che rappresenta il principale strumento posto dall‟agenda di
Lisbona, per la creazione entro il 2010 di buoni posti di lavoro in una società ricca,
libera e sempre più coesa dal punto di vista sociale e istituzionale.

In coerenza con tali finalità generali, ma anche con la strategia regionale di
programmazione i cui indirizzi sono espressi nel Programma di Governo 2005-2010
(cui seguirà il nuovo Programma regionale di sviluppo), anche nel prossimo periodo
2006-2010 l‟azione regionale considererà prioritari gli obiettivi definiti dall‟agenda di
Lisbona e gli orientamenti comunitari della politica di coesione. Pertanto l‟obiettivo
generale assunto dal Piano per il periodo 2006-2010 è il seguente:


Sostenere lo sviluppo di una Regione della conoscenza attraverso la costruzione di
un sistema regionale integrato che garantisca il diritto all’apprendimento lungo
tutto l’arco della vita quale fondamento necessario per il diritto allo studio e il diritto
al lavoro, la piena realizzazione della libertà individuale e dell’integrazione sociale.
Sostenere la crescita del numero e della qualità dei posti di lavoro per un più
elevato utilizzo del potenziale esistente nella regione. Rafforzare l'integrazione del
sistema regionale promuovendo in modo diffuso e a tutti i livelli lo sviluppo di
capacità di cooperazione interistituzionale e fra soggetti pubblici e soggetti privati



Alla base di tutte le politiche oggetto del piano si ritrova il concetto fondante di
apprendimento durante tutto l'arco della vita; la "conoscenza" come fattore
strategico non solo per lo sviluppo economico e l'innalzamento della competitività
del "sistema Toscana", ma anche come strumento prioritario per l'affermazione del
diritto al lavoro ed allo studio, nonché di tutti i diritti di cittadinanza delle persone.
Tuttavia, perché un principio fondi un diritto reale - per giovani ed adulti, occupati e
non occupati, donne ed uomini - occorre mettere a punto strumenti e regole
attuative che lo rendano veramente tale. Questo è il senso di un insieme di obiettivi
ed azioni specifiche che il piano persegue quali percorsi attuativi di politiche, in




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grado di intervenire direttamente sui sistemi – orientamento, istruzione, formazione
e lavoro - e, quindi, sulle persone che, nel loro percorso di apprendimento
permanente, "passano" necessariamente attraverso tali sistemi.

In tale contesto, sono di seguito indicati i sei obiettivi strategici individuati al fine di
fornire risposte appropriate alle esigenze espresse da differenti “target” di cittadini.
Ogni target esprime una serie di bisogni specifici di intervento, a seconda dell‟età o
alle condizioni di contesto in cui viene a trovarsi l‟individuo nelle fasi della sua vita;
pertanto il sistema è strutturato per accompagnare il singolo individuo nella
costruzione del suo personale percorso di opportunità.


1. Consolidare il sistema regionale integrato per il diritto all'apprendimento lungo
   tutto l’arco della vita per assicurare un quadro di orientamento, di istruzione, di
   formazione iniziale e di formazione continua che consenta di raggiungere alti
   livelli di formazione e professionalità, elevata coesione sociale e di connettere
   l’alta formazione alle esigenze dell’economia locale;
2. Sostenere la crescita della qualità del lavoro, favorendo al tempo stesso la
   flessibilità e la sicurezza occupazionale, attraverso l’integrazione delle politiche
   per occupazione. Adeguare l’offerta di servizi ai mutamenti nell'organizzazione
   del lavoro e nelle professioni, al fine di incidere con maggior efficacia
   sull’occupabilità, l'imprenditorialità, l'adattabilità e le pari opportunità, con
   particolare attenzione alle figure professionali emergenti e alle nuove forme di
   lavoro; Accompagnare il processo di innovazione tecnologica e di riconversione
   economica e produttiva con una politica di solida e stabile occupazione.
   Rafforzare le azioni per la sicurezza sui luoghi di lavoro e per la lotta al lavoro
   “nero” (Da Mozione 148/05 C. R.)
3. Sviluppare    la   dimensione     internazionale    delle   politiche   dell'educazione,
   istruzione, formazione e lavoro per contribuire al processo di costruzione e di
   allargamento dell’Unione Europea e per arricchire le possibilità di mobilità e di
   scambio dei cittadini e degli operatori del sistema integrato;
4. Promuovere e sostenere la ricerca scientifica e i rapporti con le università ed i
   centri di ricerca; Promuovere e sostenere come priorità per lo sviluppo: la
   ricerca scientifica e i rapporti con le università e i centri di ricerca; il riordino e
   l’aggregazione delle funzioni delle tante realtà presenti; il governo delle scelte
   sui settori prioritari in cui è opportuno intervenire; la certificazione della qualità
   degli interventi; le modalità con cui attivare risorse non solo pubbliche; la
   flessibilità e la facilità di accesso tra mondo della ricerca e imprese; il




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   trasferimento della ricerca e dell’innovazione verso le imprese e il territorio; la
   divulgazione dei risultati raggiunti; una efficace politica dei brevetti; la
   mitigazione del livello di rischiosità degli investimenti innovativi attraverso un
   ruolo efficace di Fidi Toscana; (Da Mozione 148/05 C. R.)
5. Sostenere l’attuazione del Piano attraverso azioni volte all’innovazione e
   all’integrazione dei sistemi di istruzione, formazione, orientamento e lavoro, alla
   modernizzazione e al potenziamento dei servizi. Accrescere l’efficacia delle
   politiche e il radicamento territoriale degli interventi attraverso l’attivazione e la
   messa in rete dei diversi attori sociali che possono contribuire alla costruzione di
   una società della conoscenza e allo sviluppo di un mercato del lavoro efficiente e
   trasparente;
6. Perseguire la crescita della qualità e dell’efficienza dei servizi offerti mediante la
   costruzione di un sistema regionale delle competenze e dell’orientamento, come
   condizione per l’esercizio del diritto all’apprendimento durante tutto l’arco della
   vita.




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2.1       Le politiche per il diritto all’apprendimento lungo tutto l’arco della vita


Obiettivo globale 1 - Consolidare il sistema regionale integrato per il diritto
all’apprendimento lungo tutto l’arco della vita, per assicurare un quadro di
orientamento, di educazione, istruzione, di formazione iniziale e di formazione
continua che consenta di raggiungere alti livelli di formazione e professionalità,
elevata      coesione      sociale   e   di   connettere    l’alta   formazione     alle   esigenze
dell’economia locale
Questo obiettivo globale viene perseguito attraverso due distinte linee di intervento
che discendono dai due seguenti obiettivi specifici:


          Obiettivo specifico 1.1   Sostenere l‟esercizio della libertà di scelta degli individui
           nella costruzione di percorsi di sviluppo personale, formativo e professionale
           attraverso un‟offerta integrata di attività e servizi nei settori dell‟educazione,
           istruzione, orientamento e formazione, in un quadro di effettiva mobilità verticale e
           orizzontale nel sistema


          Obiettivo specifico 1.2 Assicurare per tutti il diritto all'accesso all‟educazione,
           all‟istruzione scolastica e universitaria, all‟orientamento, alla formazione ed ai servizi
           per l‟impiego, intervenendo sui diversi fattori che possono liberare la domanda
           individuale quali: il tempo, la disponibilità economica, la distanza dall‟offerta dei
           singoli cittadini.


Il primo obiettivo specifico sostiene l‟attuazione dell‟obiettivo globale contribuendo
in modo diretto all‟innalzamento dei livelli di istruzione e di formazione, attraverso
un‟offerta integrata e capillare di opportunità educative, di istruzione, formazione e
orientamento.


Il secondo obiettivo agisce in modo complementare al primo, in quanto mira ad
assicurare la più ampia partecipazione da parte dei cittadini all‟apprendimento
lungo tutto l‟arco della vita, attraverso una serie di misure di sostegno volte a
ridurre gli ostacoli all‟accesso ai servizi e alle opportunità offerte dal sistema
regionale integrato.
Di seguito, per ognuno dei due obiettivi specifici, sono descritte in dettaglio le
caratteristiche, le finalità operative, i destinatari e gli strumenti di finanziamento
delle azioni programmate. La descrizione delle attività è inoltre preceduta da un box
riepilogativo che evidenzia il contributo di ciascuna tipologia di azione al
raggiungimento delle finalità operative della linea di intervento.




                                                                                                  IRIS   - 61
                                      Obiettivo specifico 1.1
Sostenere l’esercizio della libertà di scelta degli individui nella costruzione di
percorsi di sviluppo personale, formativo e professionale attraverso un’offerta
integrata di attività e servizi nei settori dell’educazione, istruzione, orientamento e
formazione, in un quadro di effettiva mobilità verticale e orizzontale nel sistema


Le attività previste all‟interno di questa linea di intervento sono riassunte nel Box
seguente:

Box. 1     Articolazione      delle      attività     programmate        nell’ambito       dell’obiettivo
           specifico 1.1

                                          Finalità operativa (a)

Fornire alla popolazione le più ampie opportunità educative e di socializzazione tese a supportare la
realizzazione di percorsi personali di apprendimento e di educazione complementari ed integrativi
dei momenti formali di istruzione e formazione

               Tipi di azione previsti                                       Destinatari

a.1   Servizi educativi per l'infanzia                       Popolazione 0-3 anni

a.2   Attività di educazione non            formale    per
                                                             Popolazione 3-6 anni, 7-14 anni, 15-18 anni
      l‟infanzia, adolescenti e giovani

a.3   Formazione permanente                                  Popolazione 18 anni ed oltre

                                          Finalità operativa (b)
Realizzare un'offerta di istruzione e formazione diffusa e articolata che consenta a tutta la
popolazione di sviluppare una crescita culturale e formativa ai livelli più alti possibili
indipendentemente dalle condizioni di partenza e di assicurare gli stessi livelli qualitativi nel
territorio regionale

               Tipi di azione previsti                                       Destinatari

b.1   Sperimentazione dell'offerta         integrata tra
      istruzione liceale e istruzione       e formazione Popolazione 14-18 anni
      professionale
b.2   Offerta formativa per ragazzi        sprovvisti del
      titolo di studio conclusivo del      primo ciclo di Popolazione 14-18 anni
      istruzione

b.3   Apprendistato professionalizzante                      Popolazione 18-29 anni


b.4   Percorsi di istruzione e formazione tecnica
                                                  Diplomati, Occupati
      superiore (IFTS)

b.5   Moduli professionalizzanti                             Studenti universitari

b.6   Percorsi   di   alta    formazione      nell‟ambito
                                                             Laureati
      dell‟apprendistato
                                                             Occupati,    Occupati    alle    dipendenze;
b.7   Formazione continua                                    Lavoratori      autonomi;       Imprenditori;
                                                             Occupati atipici; Imprese




                                                                                                      IRIS   - 62
IRIS   - 63
                                Finalità operativa (a)

Fornire alla popolazione le più ampie opportunità educative e di socializzazione tese
a supportare la realizzazione di percorsi personali di apprendimento e di educazione
complementari ed integrativi dei momenti formali di istruzione e formazione


                                         Azioni


Azione a.1 Servizi educativi per l'infanzia
Destinatari: popolazione 0-3 anni


Nell‟ambito dei servizi rivolti alla prima infanzia, quale primo momento di
educazione non formale, le priorità che informano l‟azione regionale sono le
seguenti:
    attuazione della legge regionale 22 luglio 1998, n.38, (Governo del tempo e
     dello spazio urbano e pianificazione degli orari della città).
    garantire pari opportunità nei diritti e nell‟uso dei servizi e per questo:
     -      perseguire la diffusione dei servizi nei territori che ne sono privi o carenti
            e la massima penetrazione presso l‟utenza;
     -      garantire la massima diversificazione delle tipologie per dare una
            risposta personalizzata alla molteplicità dei bisogni, assicurando, a
            questo scopo la flessibilità dell‟organizzazione e della rete;
     -      destinare le risorse regionali all‟innovazione e al cambiamento;
     -      determinare il punto di equilibrio tra l‟economicità delle realizzazioni e la
            loro qualità, mirando all‟innovazione;
     -      miglioramento    della   qualità   degli    interventi    e    la   loro   efficacia,
            assicurando: la precocità delle realizzazioni, la fruibilità ottimale e
            personalizzata   delle   opportunità,      l‟assunzione   di    nuovi      valori   di
            riferimento in relazione ai cambiamenti sociali.
In relazione alla presenza femminile nel mercato del lavoro, si ritengono obiettivi da
perseguire:
    promuovere l‟offerta di servizi mirati alla conciliazione tra vita familiare e vita
     lavorativa, oltre che a consentire la partecipazione delle donne alle politiche
     del lavoro;




                                                                                                IRIS   - 64
     sostenere specifici progetti integrati per la creazione di impresa e di lavoro
      autonomo per le donne nel settore dei servizi educativi rivolti alla prima
      infanzia e all‟adolescenza.


I servizi educativi per l‟infanzia, secondo le tipologie di riferimento, definite dal
regolamento, consistono in:
     a) nidi di infanzia
     b) servizi educativi integrativi per la prima infanzia
     c) continuità educativa


a)     Il nido di infanzia è un servizio educativo e sociale per tutti i bambini di età
compresa da tre mesi a tre anni, senza alcuna discriminazione, ove si assicura,
quotidianamente, la realizzazione di programmi educativi, il gioco, i pasti ed il
riposo pomeridiano, concorre con le famiglie alla crescita, cura, formazione e
socializzazione dei bambini, nella prospettiva del loro benessere psicofisico e dello
sviluppo delle loro potenzialità cognitive, affettive e sociali, nel quadro di una
politica per la prima infanzia e del diritto di ogni soggetto all‟educazione, nel
rispetto della propria identità individuale, culturale e religiosa.


b)     I servizi educativi integrativi per la prima infanzia sono costituiti da:
     servizi con carattere educativo e ludico, organizzati secondo il criterio della
      flessibilità, per bambini da tre mesi a tre anni, con la presenza di genitori,
      familiari o adulti accompagnatori che quotidianamente concorrono, in un
      contesto che garantisca occasioni di socialità e di gioco per i bambini e di
      incontro e comunicazione per gli adulti in spazi opportunamente attrezzati ed
      organizzati,     alla   realizzazione   dei   programmi     educativi,   e     condividono
      opportunità di scambi sociali ed esperienze significative, sostenute da
      operatori    con     specifiche   competenze      professionali,   in    una    logica   di
      corresponsabilità tra adulti genitori ed educatori (centri per bambini e
      genitori);
     servizi e progetti educativi e ludici, in cui si possano effettuare esperienze di
      socializzazione con i coetanei, rivolti ai bambini in età compresa tra i diciotto
      mesi   ed    i   tre anni, affidati     ad    educatori   con   specifiche competenze
      professionali, per fruizioni temporanee o saltuarie nella giornata, anche senza
      la presenza dei genitori, con turni organizzati secondo criteri di massima
      flessibilità. Tali servizi garantiscono la disponibilità di un ambito di cura per i
      bambini, organizzato ed attrezzato per consentire loro opportunità educative,




                                                                                               IRIS   - 65
     di socialità e comunicazione con propri coetanei e si differenziano dai nidi a
     tempo parziale in quanto privi di servizi di mensa e di riposo pomeridiano;
    servizi educativi e di cura sia presso il domicilio di famiglie con bambini di età
     inferiore ai tre anni disponibili ad aggregarsi e a mettere a disposizione spazi
     domestici per l‟affidamento, in modo stabile e continuativo, della cura dei figli
     a educatori con specifiche caratteristiche professionali appositamente formati
     a questo scopo (educatore familiare), sia presso il domicilio degli educatori
     educatore a domicilio), con le stesse caratteristiche di professionalità, nonché
     di stabilità e continuità degli interventi, sulla base di standard strutturali ed
     organizzativi individuati nel Regolamento di attuazione;
    micro-nidi nei luoghi di lavoro: con delibera della Conferenza unificata del 14
     aprile 2003 sono stati approvati gli “Standard minimi organizzativi dei micro-
     nidi nei luoghi di lavoro (legge 28 dicembre 2001, n.448, articolo 70, comma
     5 - Finanziaria 2002) Il provvedimento è articolato in 8 paragrafi, preceduti da
     un preambolo, che disciplinano tutti gli aspetti connessi alla gestione ed
     organizzazione del micro-nido nel luogo di lavoro, in coerenza con la
     normativa regionale ed i regolamenti comunali. Di particolare rilevanza il
     paragrafo 3 (secondo capoverso) che consente ai genitori lavoratori e all'ente
     gestore, ferme restando le esigenze dei bambini, di concordare l'apertura del
     nido secondo specifiche forme di flessibilità organizzativa. L'ammissione al
     micro-nido (paragrafo 1) è assicurato ai bambini di età tra i tre mesi ed i tre
     anni figli di lavoratori anche di più strutture e, ove possibile, ai bambini
     residenti nel territorio limitrofo. Essi sono ubicati in una struttura interna al
     luogo di lavoro o, nelle immediate vicinanze (paragrafo 7), al fine di assicurare
     l'accessibilità e l'agevole utilizzazione delle strutture da parte dei genitori
     lavoratori.


c)   La continuità educativa
Il rinnovamento del sistema formativo per la prima infanzia è passato, a partire
dagli anni ‟80, anche attraverso le esperienze di “continuità educativa” che la
Regione Toscana ha promosso, sostenendo iniziative sperimentali realizzate dai
Comuni. Si è trattato sia di realizzazioni totalmente innovative in quanto hanno
dato vita a nuove realtà organizzative ed educative autonome(es.: il “Centro
Zerosei”), sia a rapporti di continuità educativa fra l‟asilo nido e la scuola
dell‟infanzia. Ambedue queste tipologie di sperimentazioni hanno trovato il loro
fondamento    nella   nuova    immagine   del   bambino   come    soggetto   attivo    e
competente, frutto della interazione tra il suo patrimonio individuale e le esperienze




                                                                                      IRIS   - 66
che egli vive fino dalla nascita nel suo ambiente sociale e culturale. Abbandonata
l‟idea degli “stadi di sviluppo” si è percorso la linea della coerenza sia nella relazione
tra il bambino e l‟adulto che nei contesti di vita quotidiana ed educativa, quali
strumenti essenziali per una “ecologia dello sviluppo”. Sulla base delle prime
esperienze, ad oggi, la maggior parte dei nidi di infanzia intrattiene rapporti di
continuità educativa con la scuola dell‟infanzia.


Più specificamente, le priorità di intervento e gli strumenti da attivare per il loro
perseguimento,       nell‟ambito   dell‟attuazione   dell‟insieme   delle   politiche   rivolte
all‟infanzia sono le seguenti:

Priorità:
-   la diffusione di servizi nelle realtà che ne sono tuttora prive, con riferimento
    anche alle tipologie previste dalla L.R. 32/2002;
-   lo sviluppo dei servizi nelle realtà che hanno un sistema non differenziato di
    offerte;
-   lo sviluppo dei servizi nelle realtà che hanno già un sistema di offerte
    diversificate;
-   promozione di un mercato privato di qualità, certificato e convenzionato con i
    Comuni;
-   la riduzione delle liste di attesa del nido di infanzia;
-   aggiornamento a distanza degli operatori dei servizi educativi per la prima
    infanzia fornendo loro supporti sia formativi che strumentali per rapportarsi
    correttamente ad un più alto numero di bambini.
-   la diffusione di esperienze di continuità educativa ove ancora non realizzate;


Gli strumenti che devono essere attivati per il loro raggiungimento:
-   diversificazione dell‟offerta con la diffusione dei servizi integrativi più flessibili
    del nido per offrire risposte efficaci alla molteplicità dei bisogni;
-   flessibilizzazione dell'orario del nido di infanzia che ne consenta un uso
    personalizzato, con conseguente ampliamento della frequenza, dell‟utenza e una
    riduzione dei costi di gestione;
-   riorganizzazione dei servizi con l'applicazione del rapporto educatore/bambini
    frequentanti, previsto dalla legge (1/6 frequentanti contro 1/2,99, rapporto
    medio applicato nella regione);




                                                                                            IRIS   - 67
-    attivazione di forti misure di accompagnamento per gli operatori, fornendo loro
     supporti sia formativi che strumentali per rapportarsi correttamente ad un
     rapporto con un più alto numero di bambini;
-    promozione di un mercato privato di qualità, certificato e convenzionato con i
     Comuni;
-    promozione dell'uso dei buoni-servizio in servizi privati accreditati;
-    premio     incentivante   per   i   Comuni    che   promuovano     una   progressiva
     riorganizzazione del nido di infanzia.




Azione a.2 Educazione non formale per l‟infanzia, adolescenti e giovani
Destinatari: popolazione 3-6 anni,7-14 anni, 15-18 anni


Per attività del sistema dell‟Educazione non formale dell‟infanzia, degli adolescenti
dei giovani si intendono gli interventi di carattere informativo, documentale,
formativo, consulenziale , ricreativo e del tempo libero, finalizzati a fornire alla
popolazione, su base permanente, le più ampie opportunità di apprendimento
individuale nell‟intento di migliorare conoscenze, specializzazioni e competenze
idonee a supportare la realizzazione di percorsi personali di apprendimento e di
educazione complementari ed integrativi dei momenti formali di istruzione e
formazione. Al fine di assicurare la necessaria omogeneità degli interventi si
forniscono i seguenti orientamenti.


Sono specificatamente rivolti all‟infanzia, agli adolescenti ed ai giovani:
     a)       gli interventi di continuità educativa per il tempo libero e nei periodi di
              sospensione delle attività scolastiche rivolti all’infanzia, agli adolescenti
              ed ai giovani:
     b)       interventi di continuità educativa per il tempo libero svolti in forma
              residenziale destinati agli adolescenti e giovani ;
     c)       le attività di "Informagiovani".


Di seguito, si forniscono gli indirizzi specifici per ciascuna delle suddette tipologie di
intervento:
a)        Interventi di continuità educativa per il tempo libero e nei periodi di
sospensione delle attività scolastiche rivolti all’infanzia, agli adolescenti ed ai
giovani:




                                                                                        IRIS   - 68
Gli interventi di continuità educativa per il tempo libero e nell‟extrascuola, rivolti
all‟infanzia, all‟adolescenza ed ai giovani, si concretizzano nella realizzazione di
progetti e di attività finalizzati a promuovere una socializzazione positiva,
valorizzare il rapporto aggregativo e socializzante con i pari, promuovere rapporti di
solidarietà all‟interno del gruppo dei pari e l‟assunzione di norme positive che
consentano di gestire responsabilmente le proprie azioni, favorire l‟acquisizione di
strumenti   di   conoscenza    e   di   autodeterminazione        per   la   definizione     della
individualità personale e sociale, valorizzare la creatività e la partecipazione dei
ragazzi e degli adolescenti alla decisione e alla progettualità, sviluppare il loro senso
di appartenenza alla comunità per far loro acquisire un ruolo di cittadinanza sociale
attiva.


Per detti interventi è opportuno prevedere il coinvolgimento delle famiglie nella
partecipazione alle scelte educative e alla verifica della loro attuazione e lo sviluppo
di specifiche iniziative informative e formative a loro rivolte. E‟ altresì indispensabile
conoscere i Piani dell‟Offerta Formativa (POF) delle diverse scuole del territorio per
costruire attraverso una progettazione integrata un piano dell‟offerta formativa
territoriale che ottimizzi le risorse educative di cui il territorio dispone per le diverse
fasce di età;


Le suddette attività trovano riferimento preferenziale, ove costituiti, nei CIAF
(Centri per l'infanzia adolescenza e la famiglia), intesi come ambiti permanenti di
progettazione    educativa    specializzata   per   le   azioni    rivolte    all'infanzia    agli
adolescenti ed ai giovani. I CIAF sono costituiti ed ordinati dai Comuni singoli o
associati nell'ambito delle intese di rete;


I CIAF possono definirsi "contenitori di progetti" finalizzati a fornire risposta a
quattro target bersaglio: l'infanzia, gli adolescenti, i giovani e le famiglie. I CIAF,
come presidi specialistici per l'educazione degli adolescenti e dei giovani, devono
comunque sempre raccordare ed integrare la loro attività con la struttura di
supporto per la gestione degli interventi;


Gli interventi dei CIAF per il sistema non formale degli adolescenti, dei giovani e
degli adulti sono organizzati all'interno di due aree:
   Area della continuità educativa, con progetti modulari rivolti alle fasce 3-6 anni;
    7-14 anni; 15-18 anni, con offerte diversificate di tipo educativo, aggregativo,
    socializzante, formativo. La progettazione di tali interventi, in relazione agli




                                                                                               IRIS   - 69
     obiettivi della programmazione territoriale integrata, ricerca, tiene conto e
     realizza l‟integrazione con gli obiettivi educativi presenti nei POF delle scuole del
     territorio corrispondenti alle diverse fasce di età e viene inserita nell‟attività di
     programmazione di livello zonale.
    Area della cultura per l‟infanzia, l‟adolescenza i giovani e la vita di relazione:
     offre opportunità di socializzazione, aggregazione, relazione tra gli adulti ed i
     ragazzi. Vi si acquisiscono conoscenze e consapevolezze sui problemi familiari,
     sul ruolo genitoriale, in relazione ai figli preadolescenti e adolescenti. Vi si
     realizzano:
            -   Proposte per l'utilizzo del tempo libero: cineforum, feste, spettacoli
                teatrali, gite, visite.
            -   Attività aggregative generiche: attività sportive, attività estive.
            -   Attività orientate alla socializzazione e all'apprendimento di particolari
                tematiche: attività seminariali, gruppi di studio, incontri tematici,
                laboratori:    computer,      multimedialità,    teatrali,   naturalistici,   di
                espressività corporea, creatività ecc.


b)     Interventi di continuità educativa per il tempo libero svolti in forma
residenziale, destinati agli adolescenti ed ai giovani;

Gli interventi di continuità educativa per il tempo libero, in forma residenziale,
destinati, senza alcuna discriminazione, ai bambini ed ai ragazzi fino ai diciotto
anni, hanno la finalità di promuovere una socializzazione positiva e favorire
l‟acquisizione di strumenti di conoscenza e di autodeterminazione per la definizione
della propria identità personale e sociale e si realizzano prevalentemente attraverso
la modalità delle vacanze estive.


Il progetto educativo degli interventi di continuità educativa per il tempo libero, in
forma residenziale, rivolti a bambini e ragazzi fino ai 18 anni, inoltre, è orientato al
raggiungimento delle seguenti obiettivi:
            -   promuovere rapporti di solidarietà all‟interno del gruppo dei pari e
                l‟assunzione     di   norme     positive   che    consentano       di   gestire
                responsabilmente le proprie azioni;
            -   favorire l‟educazione alla condivisione di regole organizzative;
            -   promuovere rapporti positivi dei bambini e ragazzi con le loro
                famiglie.




                                                                                              IRIS   - 70
            -    Il progetto degli Interventi di continuità educativa per il tempo libero,
                 in forma residenziale, infine, deve favorire la partecipazione dei
                 ragazzi e degli adolescenti alla progettualità ed alle decisioni relative
                 ai diversi interventi.


Per quanto attiene le caratteristiche della struttura di accoglienza relativamente alle
condizioni di illuminazione, acustiche, di abitabilità, barriere architettoniche,
sicurezza e condizioni igieniche, si fa riferimento alle norme vigenti. Gli interventi di
continuità educativa residenziali realizzati nella tipologia del campeggio, dovranno
garantire la funzionalità, l‟efficienza organizzativa e massime condizioni di sicurezza
anche ambientali in relazione all‟età dei bambini e ragazzi ospitati.
Anche le attività educative previste in questa tipologia di intervento trovano
riferimento progettuale ed organizzativo nei CIAF ,ove costituiti.


La programmazione territoriale integrata di zona relativamente ai CIAF indicherà gli
obiettivi e valuterà le condizioni per lo sviluppo della loro presenza sul territorio di
riferimento, alla luce di una ottimizzazione delle risorse e degli interventi educativi
di carattere non formale, riferiti in particolare alle tipologie di intervento delle due
Aree sopradescritte, che complessivamente il territorio offre .


c)     Attività di "Informagiovani"

Questi servizi hanno lo scopo di fornire agli utenti, informazioni e consulenza sulle
aree di interesse dei giovani, trattando ed aggiornando il patrimonio informativo in
loro possesso.
Assolvono, oltre ai compiti esclusivamente informativi, anche funzioni aggregative e
di socializzazione, ponendosi quale osservatorio generico sulla condizione giovanile
e sulle sue tendenze.


Si individuano di seguito, in riferimento ai diversi gruppi di destinatari delle attività
di educazione informale, le priorità e gli strumenti da attivare per il loro
perseguimento:


Adolescenti
Priorità
-    realizzare politiche complessive nell'ottica sistemica, che coinvolgano le varie
     dimensioni in cui si sviluppa l'esperienza individuale in questa fase della vita;




                                                                                         IRIS   - 71
-   valorizzare il rapporto aggregativo e socializzante con i pari;
-   mettere a disposizione spazi tali da facilitare l'associarsi "sensato" dei ragazzi ed
    un "uso educativo del tempo libero" mediante la presenza di operatori
    competenti;
-   promuovere rapporti di solidarietà all‟interno del gruppo dei pari e l‟assunzione
    di norme positive che consentano di gestire responsabilmente le proprie azioni;
-   favorire l‟educazione alla condivisione di regole organizzative.


Strumenti
-   la diffusione di interventi, la cui tipologia può essere individuata nei “Centri per
    l‟Infanzia gli Adolescenti e le Famiglie” (CIAF) nelle realtà che ne sono tuttora
    prive;
-   progressivo completamento dei moduli dei CIAF al fine di offrire risposta a tutti
    i bisogni presenti sul territorio;
-   la creazione di servizi ricreativi ed educativi per il tempo libero anche nei periodi
    di sospensione delle attività didattiche, e promuovere interventi in forma
    residenziale.


Giovani
Priorità
-   garantire opportunità ai giovani che ricercano un impegno operativo nella
    società per far loro acquisire un ruolo di cittadinanza sociale attiva;
-   offrire opportunità che prefigurino un protagonismo istituzionale dei giovani che
    li affranchi dal ruolo di destinatari passivi e di consumatori;
-   attribuire visibilità ed un ruolo operativo ai giovani anche in relazione alla
    funzione educativa che svolge la responsabilizzazione che scaturisce dalla
    partecipazione all'ideazione di progetti e alla loro gestione;
-   fornire strumenti e capacità per gestire opportunità rivolte ai giovani stessi;
-   dare un riconoscimento alla creatività, un impulso alle realizzazioni frutto
    dell‟ingegno, offrendo opportunità per dare sviluppo ad un‟idea.


Strumenti:
-   promuovere esperienze di autogestione di spazi ed attività;
-   promuovere la sperimentazione di lavori innovativi;
-   sviluppare e qualificare la circolazione dell‟informazione anche mediante la
    creazione di apposite strutture informative collegate in rete;




                                                                                      IRIS   - 72
-    sostenere forme di mobilità e di integrazione con i paesi dell‟Unione Europea, e
     l‟imprenditoria giovanile nel campo dei progetti europei;
-    favorire la partecipazione e il fattivo impegno dei giovani in alcune campagne di
     particolare     importanza,   quali   iniziative   a   favore   dell‟ambiente   e   della
     solidarietà;
-    favorire la partecipazione dei giovani alla vita locale;
-    promuovere e sostenere, tramite una concertazione territoriale tra Istituzioni e
     giovani aggregati, sia in forma spontanea che organizzata, la sottoscrizione di
     patti territoriali per la realizzazione di progetti;
-    promuovere la creatività giovanile;
-    qualificare la rete degli Informagiovani mediante:
        -   collocazione nella rete telematica regionale di banche attualmente non
            on-line, gestite da soggetti istituzionali, pubblici, “sociali” e privati
            contenenti informazioni di interesse per i giovani nelle aree: educazione,
            istruzione, formazione, orientamento, lavoro, rese accessibili mediante
            accordi o abbonamenti;
        -   messa a disposizione di software dedicato per l‟elaborazione delle
            informazioni contenute nelle banche dati collegate in rete;
        -   effettuazione di corsi di aggiornamento finalizzati, per gli operatori degli
            Informagiovani;
        -   progettazione di un prototipo di modello strutturale di informagiovani che
            ne connoti l‟immagine in relazione alle funzioni;
        -   creazione di un logo che contraddistingua i servizi di Informagiovani di
            qualità.
-    ampliare la rete degli Informagiovani anche mediante le opportunità offerte da
     “e Government” per la diffusione degli Informagiovani nei Comuni Montani.




Procedure per la programmazione ed il finanziamento dei servizi per la prima
infanzia e delle attività di educazione non formale per i giovani e gli adolescenti


a)   La     Giunta     regionale   determina      la    quota   delle   risorse   finanziarie
complessivamente disponibili ogni anno nel bilancio della Regione Toscana per il
finanziamento delle attività di educazione non formale per la prima infanzia, gli
adolescenti i giovani da destinare per le attività gestite direttamente ai sensi della
legge regionale 32/2002, articolo 28, comma 4, e ripartisce la rimanente quota fra




                                                                                           IRIS   - 73
le Province sulla base dei seguenti criteri impartendo, se del caso, ulteriori indirizzi
attuativi:
Fondi destinati per l‟educazione non formale per la prima infanzia, gli adolescenti ed
i giovani :
Budget per la gestione ordinaria
1. 80% attribuito in base alla consistenza della popolazione 0-18 anni, di cui:
- 50% per 0-2 anni compiuti
- 30% per 3-13 anni compiuti
- 20% per 14-17 anni compiuti
2. 20% attribuito in modo direttamente proporzionale all‟utenza dei servizi.
Budget per investimenti: in base alla carenza dei servizi.
I fondi del bilancio di previsione per l‟educazione degli adulti sono annualmente
ripartiti dalla Giunta regionale:
- per gli interventi di livello regionale
- per gli interventi di livello locale assegnati sulla base della popolazione maggiore
di 18 anni
residente in ciascuna Provincia.
b) Le Province ripartiscono la somma assegnata fra le zone socio-sanitarie
impartendo eventuali ulteriori specifici indirizzi.
c) Le singole Conferenze di zona applicano, in riferimento ai bisogni del proprio
territorio, gli orientamenti
contenuti nel Piano regionale di indirizzo generale integrato, per la definizione dei
piani e programmi da parte dei Comuni.
d) Le singole Conferenze di zona, valutati e approvati i progetti comunali,
ripartiscono i fondi tra i Comuni.
e) La Giunta regionale trasferisce direttamente i budget ,così determinati, ai singoli
Comuni.
f) Nella fase di progettazione attuativa la struttura di supporto tecnico alla
Conferenza dei sindaci deve essenzialmente qualificarsi come strumento di
mediazione e di concertazione fra i soggetti inseriti nella rete locale delle agenzie
formative pubbliche e private operanti nel settore dell'educazione non formale degli
adolescenti ed dei giovani e degli adulti, definendo e coordinando un progetto
territoriale di uso condiviso ed integrato delle risorse disponibili sia in termini
finanziari che in termini di beni, strutture e personale necessari per la realizzazione
del Programma delle attività.




                                                                                     IRIS   - 74
Azione a.3 Formazione permanente
Destinatari: popolazione 18 anni ed oltre


L‟obiettivo di un sistema che realizzi il diritto all‟apprendimento in tutto l‟arco della
vita si attua anche attraverso interventi di educazione degli adulti incentrati non
solo sull‟offerta, ma anche sulla domanda di formazione, in modo da fornire nuove
opportunità nelle diverse situazioni.
La risposta alla domanda individuale, o di gruppo, passa attraverso sistemi locali di
educazione degli adulti, flessibili ed adeguati ai bisogni ed alle diverse situazioni,
capaci di permettere acquisizione di competenze aggiuntive, autoformazione,
aggiornamento.


Le attività programmabili per raggiungere tali obiettivi sono:
     a)      corsi e seminari,
     b)      Circoli di studio


a)    Le attività corsuali e seminariali hanno carattere non formale e circoscritte nel
tempo, sono programmate e gestite da soggetti pubblici o privati e rispondono sia a
bisogni espressi dalla popolazione adulta di un territorio, sia ad esigenze scaturite
da particolari situazioni.


b)    I Circoli di studio costituiscono un‟espressione spontanea od organizzata della
domanda di formazione richiesta dai partecipanti, che individuano temi, progetto
educativo,      modalità     di   svolgimento,    esperti,   eventuale   tutor,   durata
dell‟autoapprendimento, monitoraggio, eventuale produzione finale.


La Regione sostiene lo sviluppo del sistema dei Circoli di studio attraverso un
organismo regionale, appositamente individuato ed incaricato per il periodo 2005-
2010,     cui    è affidato il    compito di     supportare, coordinare, documentare,
pubblicizzare, formare tutor e monitorare gli interventi sull‟intero territorio
regionale.


Nel settore dell‟educazione degli adulti la Regione può finanziare progetti pilota
particolarmente significativi specialmente nel settore della governance territoriale o
sostenere la valorizzazione e disseminazione di buone pratiche.




                                                                                      IRIS   - 75
                                  Finalità operativa (b)

Realizzare un'offerta di istruzione e formazione diffusa e articolata che consenta a
tutta la popolazione di sviluppare una crescita culturale e formativa ai livelli più alti
possibili indipendentemente dalle condizioni di partenza e di assicurare gli stessi
livelli qualitativi nel territorio regionale


                                               Azioni


Azione b.1 Sperimentazione dell'offerta integrata tra istruzione liceale e istruzione e
formazione professionale (L.53/03)


In attesa di un organico avvio, a partire dall'a.s. 2007-2008, del sistema regionale
di istruzione e formazione professionale, per l‟anno scolastico 2006-2007 vengono
proposti agli istituti professionali e alle agenzie formative della Toscana percorsi
sperimentali modellati sul protocollo d'intesa siglato il 24 luglio 2003, in attuazione
dell'accordo Stato-Regioni del 19 giugno 2003. Saranno individuati in collaborazione
con le province i profili professionali specifici per l‟adempimento del diritto-dovere
all‟istruzione e formazione, tra quelli contenuti nel nuovo repertorio regionale, che
costituiranno il riferimento      degli istituti professionali per la progettazione dei
percorsi.


Gli istituti professionali potranno prevedere in tutte le prime classi moduli orientativi
che consentano il raggiungimento di competenze utili a frequentare percorsi
professionalizzanti nei successivi due anni e ad ottenere, al termine, una qualifica
professionale.
La durata del percorso orientativo del primo anno sarà equivalente a quella degli
attuali percorsi sperimentali IF, utilizzando gli strumenti previsti per l'attuazione
dell'autonomia scolastica.




                                                                                      IRIS   - 76
La durata del successivo biennio sarà di almeno 1200 ore e verrà organizzato e
gestito dagli istituti scolastici congiuntamente alle agenzie accreditate.
Le richieste di avvio di questi percorsi verranno presentate con le modalità previste
per la programmazione regionale della rete scolastica.
Le province coordineranno la programmazione e la realizzazione di questi percorsi
in stretta integrazione con la programmazione delle attività di formazione
professionale.
Per consentire la frequenza di tali percorsi biennali ai ragazzi maggiori di 15 anni
che nel periodo 2006-2008 si troveranno al di fuori dei percorsi scolastici, e
chiederanno l'iscrizione     successivamente        al loro inizio, verranno predisposti
specifici moduli di inserimento e orientamento, di massimo 600 ore, da realizzare
congiuntamente tra scuole e agenzie, prevedendo adeguati periodi di alternanza
scuola-lavoro.


Tali moduli saranno avviati a cadenza semestrale o trimestrale, in base alle
valutazioni delle Province, in accordo con gli indirizzi regionali sugli standard di
costo e su altre caratteristiche.
Obiettivo di tali moduli dovrà essere il rafforzamento delle motivazioni di ragazzi e
ragazze nella scelta del percorso e il raggiungimento di competenze di soglia per
l‟iscrizione al secondo anno dei percorsi di formazione..


Tutti i percorsi potranno prevedere inoltre un riconoscimento di competenze che
consenta, a chi vorrà iniziare un contratto di apprendistato, possibili crediti per il
conseguimento della qualifica.
Alla realizzazione di tale complesso intervento verranno destinate quote del
finanziamento statale pari a quelle attualmente destinate agli interventi denominati
IF, IP e PF, oltre quelle destinate agli attuali interventi di sostegno individuale.
La suddivisione per province di tali importi sarà subordinata alla verifica dei progetti
presentati dagli istituti, che verranno validati dal Gruppo Tecnico Regionale previsto
dal citato protocollo.


Verrà inoltre trasferita alle province una quota di finanziamenti da destinare
all‟anagrafe degli studenti e alle attività di sistema dei centri per l‟impiego.


Il sistema regionale di certificazione delle competenze verrà attuato in stretta
correlazione con gli indirizzi regionali per l‟attuazione del diritto-dovere all‟istruzione
e   alla   formazione,   tenendo    conto   anche    delle   caratteristiche   dei   percorsi




                                                                                          IRIS   - 77
sperimentali     realizzati   a   partire   dall‟anno     scolastico   2003-2004,   il   cui
completamento è previsto entro il 31.12.2008.




Azione b.2 Offerta formativa per ragazzi sprovvisti del titolo di studio conclusivo del
primo ciclo di istruzione in base all'età e alle scelte


-   Per i ragazzi di 14 anni il conseguimento del titolo deve avvenire nel sistema
    scolastico
-   Per i ragazzi di 15 anni, che intendono proseguire gli studi nel sistema regionale
    della formazione, il conseguimento del titolo può avvenire al termine di appositi
    moduli formativi annuali, che consentano successivamente l'accesso ai percorsi
    biennali di formazione professionale e ai percorsi biennali integrati sperimentali.
-   Per i ragazzi di 16 anni, durante la frequenza di percorsi integrati e di corsi di
    formazione professionale biennali, deve essere prevista la presa in carico da
    parte di un tutor dei Centri per l'Impiego per concordare un percorso che li porti
    a conseguire il titolo (anche presso un centro territoriale) garantendo un
    adeguato collegamento e la maggior integrazione possibile con il percorso cui il
    ragazzo intende partecipare.


A partire dal compimento di 15 anni è possibile l'espletamento del diritto dovere
all'istruzione e alla formazione anche nell'apprendistato, come previsto dal
regolamento di attuazione della L. R. 32/02, modificata con L. R. 20/05. L'art. 49
del citato regolamento prevede la frequenza di almeno 240 ore annue di formazione
esterna, da effettuare in base al piano formativo individuale, presso le agenzie
accreditate, con eventuale riconoscimento di crediti formativi.




Azione b.3 Apprendistato professionalizzante

Destinatari: popolazione 18-29 anni


Questa figura contrattuale rivitalizzato dall‟art. 16 della L. 24 giugno 1997, n. 196
(Legge Treu) è stata profondamente rivisitata del D.Lgs. 276/03 “Attuazione delle
deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14
febbraio2003, n. 30” che prevede un‟articolazione del contratto di apprendistato su
tre tipologie:




                                                                                         IRIS   - 78
a) contratto di apprendistato per l‟espletamento del diritto dovere di istruzione e
formazione;
b) contratto di apprendistato professionalizzante;
c) contratto di apprendistato per l‟acquisizione di un diploma o per percorsi di alta
formazione.


In breve sintesi il contratto di apprendistato è un contratto a causa mista
(formazione e lavoro) dove l‟imprenditore oltre all‟obbligo di inserire il lavoratore
nel contesto operativo dell‟impresa ha anche l‟obbligo di impartire la necessaria
formazione per consentire al lavoratore di conseguire, al termine del rapporto, la
qualifica contrattuale per la quale il contratto è stato stipulato.
La formazione deve essere erogata durante il normale orario di lavoro.
Il lavoratore ha il diritto ad essere formato e l‟obbligo di partecipare attivamente
alla attività formativa.
A fronte di ciò al datore di lavoro viene riconosciuto lo sgravio, pressoché totale, dei
contributi previdenziale, per tutta la durata del contratto, e, per ulteriori dodici
mesi, nel caso in cui alla fine del periodo di apprendistato trasformasse il rapporto
in contratto a tempo indeterminato.


L‟apprendistato professionalizzante è la figura contrattuale che più si avvicina
all‟apprendistato disciplinato dalle L 196/97 ed è prevedibile che sarà la forma di
apprendistato che interesserà la maggior parte delle imprese e degli apprendisti, in
quanto rimane praticamente l‟unica forma d‟ingresso agevolato dei giovani nel
mercato del lavoro


La nuova disciplina definisce la struttura civilistica del contratto e si richiama
notevolmente al ruolo delle Regioni. Di fatto, trattandosi di un contratto a causa
mista (formazione e lavoro), tutto quello che riguarda la formazione, vede l‟Ente
Regione come attore principale, in quanto materia di esclusiva competenza.


La disciplina statuale con il D.Lgs. 276/03 ha stabilito che l‟apprendistato
professionalizzante può essere attuato in tutti i settori merceologici compreso
l‟agricoltura, riguarda lavoratori dai 18 ai 29 anni, può avere una durata non
inferiore a due anni e non superiore a sei, l‟inquadramento retributivo può essere
inferiore di due livelli contrattuali in relazione alla qualifica cui l‟apprendistato è
preordinato. Ha infine reso obbligatoria la redazione da parte del datore di lavoro di




                                                                                     IRIS   - 79
un Patto Formativo Individuale che costituisce parte integrante dello stesso
contratto di apprendistato.


La Regione Toscana ha disciplinato tutte e tre le forme di apprendistato con Legge
Regionale 1 febbraio 2005, n. 20 e con Regolamento Regionale 2 febbraio 2005, n.
22/R che modificano ed integrano la Legge Regionale 32/02 e il relativo
Regolamento di attuazione dell‟8 agosto 2003, n. 47/R. Per quanto riguarda
l‟apprendistato professionalizzante, alla normativa hanno fatto seguito i necessari
atti amministrativi: la delibera di Giunta Regionale 21marzo 2005, n. 427 “Avvio
dell‟apprendistato professionalizzante in Toscana” e la delibera di Giunta Regionale
4 luglio 2005, n. 706 che definisce la procedura per l‟approvazione dei profili
formativi dell‟apprendistato professionalizzante.


In tema di apprendistato, infine, occorre ricordare il ruolo importante della
Contrattazione Collettiva, per quanto riguarda le modalità di impiego del lavoratore,
la durata effettiva del contratto, la retribuzione, le modalità di erogazione della
formazione, ecc.
Per essere operante l‟apprendistato professionalizzante occorre che tutte le fonti
che disciplinano il rapporto: lo Stato, la Regione, i Contratti Collettivi Nazionali di
Lavoro, abbiano tutte disciplinato l‟apprendistato secondo i principi e gli indirizzi del
D.Lgs 2076/03 Da questo consegue che finché i CCNL di settore non avranno
recepito la nuova disciplina, l‟apprendistato professionalizzante non potrà essere
applicato. In tal caso l‟apprendistato continuerà ad essere regolato secondo la
vecchia disciplina: l‟età dei giovani assunti potrà oscillare tra i 18 e i 24 anni, la
durata non potrà essere inferiore a 18 mesi né superiore a 4 anni, la retribuzione
non potrà far riferimento a due livelli inferiori a quello di inquadramento della
qualifica cui il contratto è preordinato, ma sarà regolata secondo le regole del
contratto in vigore.
In un primo momento, pertanto, potranno convivere due regolamentazioni del
contratto di apprendistato.


Il nuovo sistema dell’apprendistato nella Regione Toscana
La L.R. 32/02 e il relativo regolamento di attuazione n. 47/R del 2003, così come
modificati ed integrati dalla L.R. 20/05 e dal Regolamento 22/R del 2005, regolano
il “Nuovo sistema per l‟apprendistato nella Regione Toscana” che viene applicato a
tutti gli apprendisti della Toscana, a partire dal 1 aprile 2005. Questo a prescindere
dal fatto che si applichino le nuove o le vecchie normative dello stato. In sostanza




                                                                                      IRIS   - 80
per quanto riguarda la formazione si applicano, per tutti gli apprendisti, le
disposizioni del “Nuovo sistema dell‟apprendistato nella Regione Toscana“.


I principi fondamentali sui quali si basa il sistema toscano dell‟apprendistato
professionalizzante sono enunciati nel comma 1 dell‟art. 18 bis “Obiettivi della
formazione nell‟apprendistato” della L.R. 32/2002, come modificato dalla L.R.
22/2005, il quale sancisce che :


“La   Regione     riconosce   i    seguenti    obiettivi   qualificanti   la   formazione
nell‟apprendistato:


a) valorizzare e certificare i contenuti formativi dei contratti di apprendistato;
b) certificare le competenze in correlazione alla definizione dei profili formativi;
c) individuare gli standard di riferimento per la definizione delle competenze dei
tutori;
d) individuare i criteri e i requisiti di riferimento per la capacità formativa delle
imprese;
e) garantire la formazione a tutti gli apprendisti.”.


I principi operativi sono definiti nel Titolo VI, Capi I, II, III e IV del Regolamento
Regionale n. 47/R del 2003, come integrato e modificato dal Regolamento
Regionale 22/R del 2005.


In relazione a questi obiettivi, il nuovo sistema regionale dell‟apprendistato mira,
nel quinquennio, a far sì che tutti gli apprendisti possano per tutta la durata
dell‟apprendistato, fruire, ottimizzando le risorse, di una formazione di qualità.


I principi del nuovo “Sistema dell‟apprendistato in Toscana” sono così articolati:



             Il Piano Formativo Individuale


Il Piano Formativo Individuale, che è parte integrante del contratto, descrive il
percorso del singolo apprendista per tutta la durata del rapporto, sia per la
formazione interna che esterna all‟azienda in relazione alla qualifica da conseguire.
Nella redazione dei Piani Formativi individuali il datore di lavoro dovrà fare
riferimento ai   profili formativi   del   Repertorio delle figure professionali per




                                                                                       IRIS   - 81
l‟apprendistato, tenendo conto delle mansioni effettivamente svolte dal lavoratore e
dell‟assetto organizzativo aziendale.


             Il tutore aziendale


Il tutore aziendale è il garante del percorso formativo dell‟apprendista per la
formazione non formale in azienda. I tutori aziendali devono possedere particolari
requisiti di esperienza e professionalità. Inoltre, ogni anno, in attesa che diventi
operativo il “Libretto formativo del cittadino” dovranno trasmettere le competenze e
le conoscenze acquisite dai         singoli   apprendisti   ai   Servizi   per l‟impiego di
competenza che provvederanno ha registrarlo sulla scheda professionale del
lavoratore.



             I profili formativi


I profili formativi nell‟apprendistato professionalizzante sono approvati dalla Giunta
Regionale sentita la Commissione regionale permanente tripartita e vanno a
costituire il Repertorio delle figure professionali per l‟apprendistato.



             Erogazione della formazione


Il nuovo sistema dell‟apprendistato in Toscana distingue tra “formazione non
formale in azienda” e “formazione formale esterna”.


La formazione non formale in azienda: le imprese effettuano le attività di
formazione non formale e di addestramento pratico secondo quanto previsto dal
Piano Formativo Individuale allegato al contratto, sotto il coordinamento del tutore
aziendale ed in armonia con l‟andamento della formazione esterna.


La formazione formale esterna:i contenuti dei profili formativi nell‟apprendistato
professionalizzante sono approvati dalla Giunta Regionale sentita la Commissione
Regionale Permanente Tripartita. I contenuti dei profili formativi, da realizzarsi
attraverso la formazione esterna, sono tra loro connessi e finalizzati alla
comprensione dei processi lavorativi e sono articolate in:




                                                                                        IRIS   - 82
            -   Contenuti a carattere trasversale e di base
            -   Contenuti a carattere tecnico professionale


L‟attività di formazione esterna è determinata in centoventi ore annue. La durata
complessiva dell‟attività di formazione esterna è pari a 120 ore annue per il numero
degli anni di durata del contratto di apprendistato. Le ore di formazione esterna
possono essere variamente distribuite nei singoli anni nel piano formativo
individuale. Per gli apprendisti in possesso di un diploma di scuola secondaria
superiore di durata quinquennale o di diploma di laurea, la durata della formazione
esterna e ridotta ad ottanta ore per gli anni di durata del contratto di apprendistato,
può essere variamente distribuita nei singoli anni nel piano formativo individuale e
riguarda contenuti a carattere traversale e professionale


La formazione esterna è a cura delle Province cui sono state assegnate le
competenze in materia di lavoro.



               Il ruolo delle Province


Per realizzare la formazione esterna degli apprendisti, ogni Provincia, sentita la
Commissione Provinciale Tripartita, redige il piano annuale della formazione
nell‟apprendistato nel quale, in relazione alle risorse assegnate dalla Regione, alle
risorse proprie e al numero complessivo degli apprendisti, individua i criteri per
garantire a tutti gli apprendisti in formazione esterna secondo le seguenti modalità:
-   Per l‟apprendistato professionalizzante la formazione esterna è garantita a tutti
gli apprendisti. Nel corso del primo anno di durata del contratto è erogata con le
seguenti priorità: assegnazione di un buono individuale, da utilizzare presso agenzie
formative accreditate dalla Regione; corsi di formazione professionale da realizzarsi
sempre presso agenzie formative accreditate; formazione a distanza assistita. Per
gli anni successivi la formazione esterna è erogata di norma con formazione a
distanza assistita, attraverso i Web Learning Point, localizzati in punti, ritenuti
strategici per la fruibilità da parte dell‟utenza.


Le imprese accreditate come agenzia formativa secondo le norme previste dalla
normativa regionale, possono erogare la formazione esterna anche all‟interno
dell‟azienda.




                                                                                    IRIS   - 83
               La formazione a distanza


I supporti didattici per la formazione a distanza sono realizzati a cura della Regione
che si avvarrà del sistema TRIO.




               Certificazioni


Al    termine    del   periodo   di     apprendistato   il   datore   di   lavoro   riconoscerà
all‟apprendista la qualifica contrattuale. Qualora sussistano i requisiti l‟apprendista
potrà richiedere di poter sostenere gli esami per il riconoscimento della qualifica
regionale.


Le conoscenze e le competenze acquisite dall‟apprendista, attraverso la formazione
interna e la formazione esterna saranno registrate, in attesa che diventi operativo il
“Libretto formativo del cittadino”, sulla scheda professionale del lavoratore
attraverso le attestazioni dei tutor aziendali per la formazione interna, o dagli enti
che hanno erogato la formazione esterna.


I risultati prefissati nell‟ambito dell‟apprendistato professionalizzante possono
essere così sintetizzati:
-    Raggiungere nel quinquennio l‟obiettivo di offrire formazione professionale di
     qualità a tutti gli apprendisti.
-    Normalizzarel‟impegno delle Province alla redazione del piano annuale per
     l‟apprendistato e pianificazione delle attività relative.


-    Definizione dell‟ubicazione e del funzionamento degli Web Learning Point.


-    Realizzazione di tutti i necessari supporti informatici per la realizzazione della
     formazione a distanza assistita.




                                                                                            IRIS   - 84
-   Definizione del Repertorio dei Profili professionali. per l‟apprendistato attraverso
    una verifica continua con le parti sociali.
-   Organizzazione di una formazione adeguata alle esigenze del mercato attraverso
    un continuo rapporto tra le parti sociali al fine di cogliere tempestivamente le
    novità e l‟evoluzione delle competenze professionali in relazione al mercato del
    lavoro.


Azione b.4 Percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS)
Destinatari: diplomati, occupati


I percorsi di istruzione e formazione superiore (IFTS), realizzati con continuità negli
ultimi cinque anni in tutte le Province toscane, hanno consentito apprezzabili
risultati sul versante occupazionale e sono pertanto da incentivare e sviluppare,
ampliando ulteriormente la gamma delle azioni proponibili.


Questo sistema, che diventerà stabile modalità per la formazione e l‟inserimento
lavorativo, richiede un ampliamento delle proposte progettuali con l‟apporto di tutte
le componenti interessate (scuola, università, agenzia formativa, impresa) che
valorizzi le loro differenti competenze.


I percorsi dovranno connotarsi, pertanto, per uno stretto legame con i fabbisogni di
professionalità delle diverse aree territoriali, soprattutto in quei settori dove è
debole l‟offerta formativa esistente, ed essere aperti anche ad adulti occupati,
inoccupati o disoccupati, per favorire l‟apprendimento continuo anche come risposta
rispetto alle esigenze lavorative individuali.


Il riconoscimento dell‟esperienza di lavoro come aspetto formativo, attuato tramite
l‟alternanza tra formazione in aula e formazione nel contesto lavorativo, costituisce
l‟aspetto costitutivo di tali percorsi e rappresenta un‟opportunità per l‟inserimento
nel mondo del lavoro.


Accanto alle attuali modalità organizzative dei percorsi IFTS, potranno essere
attivati   anche interventi    di   durata   pluriennale, realizzati   in   “Poli   formativi
tecnologico-scientifici”, dedicati a settori di rilevanza regionale.




                                                                                          IRIS   - 85
Le esperienze in atto saranno oggetto di monitoraggio e valutazione, anche in
collegamento con gli organismi ministeriali (Irre, Indire), al fine di rendere
aggiornata e puntuale la programmazione annuale degli interventi.




Nota: Tratto dalle Linee Guida decidere se riconfermare:
Azione b.5 Moduli professionalizzanti
Destinatari: studenti universitari


I moduli professionalizzanti hanno rappresentato una esperienza pluriennale
formativa     che    ha   dato   risultati    soddisfacenti     ponendosi     come    percorso    di
acquisizione di competenze            che, integrandosi con il           percorso universitario di
primo     livello,   ha    permesso     a     molti   giovani     il   raggiungimento      di    una
professionalizzazione specifica da valere sia all‟interno del corso di laurea che nel
mondo del lavoro.
L‟esperienza pregressa, qualora le risorse finanziarie lo permettano, dovrà essere
ripensata alla luce dei principi generali della legge regionale 32 specie per quanto
riguarda le modalità di pianificazione concertata degli interventi nonché per una più
agile organizzazione strutturale con le università di competenza.




Azione b.6           Percorsi di alta formazione nell’ambito dell’apprendistato
Destinatari: laureati


Nota: da svolgere




Azione b.7 Formazione continua
Destinatari: occupati alle dipendenze; lavoratori autonomi; imprenditori; occupati
atipici


Le politiche volte alla realizzazione di un‟offerta di formazione continua si collocano
nella prospettiva più generale di lifelong learning e nel quadro degli obiettivi
regionali di qualificazione del capitale umano e delle imprese. Con riferimento alle
diverse    categorie      di   occupati,     le   suddette    finalità    generali   si   declinano
operativamente come di seguito indicato:




                                                                                                  IRIS   - 86
Lavoratori dipendenti delle imprese
Le       attività    di   formazione      rivolte   a     questa     fascia    di   destinatari    mirano
espressamente:
     -     al rafforzamento e alla diversificazione degli interventi di formazione
           continua nel settore privato, con prevalenza alle PMI, al fine di rafforzare la
           consapevolezza e l‟assunzione di responsabilità da parte delle imprese nei
           confronti dell‟investimento nelle competenze delle risorse umane
     -     alla promozione ed il sostegno di una cultura d‟impresa e la qualificazione
           degli operatori dell‟industria dei servizi (tpl, distribuzione energia elettrica,
           gas) come elemento essenziale del modello di sviluppo toscano
     -     alla promozione ed il sostegno, tramite attività formative, consulenziali e di
           sensibilizzazione, alle politiche di riduzione e rimodulazione degli orari di
           lavoro e di flessibilizzazione del mercato del lavoro, sia incentivando metodi
           innovativi di organizzazione del lavoro in grado di conciliare le esigenze delle
           imprese e dei lavoratori, sia incentivando l‟utilizzo di istituti normativi diretti
           alla     conciliazione   fra   tempi     di    vita   e   tempi     di   studio/familiari,   sia
           intervenendo con politiche finalizzate a stabilizzare l‟occupazione
     -     alla promozione di interventi di formazione continua diretti al lavoro
           parasubordinato finalizzati ad accrescerne la qualità ed a favorirne il
           passaggio a forme di lavoro stabile
     -     alla promozione di formazione continua diretta alle categorie di lavoratori
           colpite dalla crisi del sistema produttivo (cig, mobilità, disoccupati) tramite
           interventi diretti a migliorare la qualità delle competenze
     -     alla diffusione di una cultura del miglioramento e dello sviluppo dei processi
           di produzione di beni e servizi di qualità, capaci di competere sui diversi
           mercati nazionali ed internazionali
     -     alla promozione di una cultura della qualità e della sicurezza sui luoghi di
           lavoro al fine di diffondere fra i lavoratori competenze e conoscenze utili a
           ridurre il fenomeno degli infortuni
     -     alla promozione dell‟integrazione tra i sistemi di qualità e sicurezza delle
           grandi imprese e quelli delle PMI dell‟indotto, al fine di favorire l‟adozione,
           da parte delle imprese subfornitrici, di sistemi di qualità e sicurezza dei
           processi produttivi aziendali
     -     al coordinamento degli interventi di formazione continua attuati tramite i
           fondi      interprofessionali      con       gli   interventi      attuati    dalla    Pubblica
           Amministrazione




                                                                                                        IRIS   - 87
   -   alla creazione di un sistema stabile di formazione individuale e volontaria dei
       lavoratori da sostenere attraverso l‟utilizzo di strumenti quali voucher, conti
       individuali di formazione, ecc.


Lavoratori autonomi, professionisti, imprenditori
In questo ambito si perseguono i seguenti obiettivi:
   -   lo sviluppo, il potenziamento e la diversificazione delle occasioni formative a
       disposizione del singolo lavoratore, in momenti ricorrenti del percorso di vita
       lavorativo
   -   la promozione di interventi consulenziali e di orientamento finalizzati a
       costruire percorsi formativi personalizzati e rispondenti alle specifiche
       esigenze di aggiornamento delle competenze professionali
   -   il potenziamento degli interventi formativi finalizzati al rafforzamento della
       cultura d‟impresa e della qualità del management imprenditoriale
   -   il supporto all‟imprenditore nella definizione di piani di intervento per il
       posizionamento competitivo rispetto alla concorrenza, le potenzialità di
       sviluppo conseguenti all‟introduzione di innovazioni di prodotto e/o di
       processo, rivolti ad imprese, il potenziamento di interventi di animazione
       economica volti a favorire l‟innovazione e la qualificazione del sistema
       produttivo


Lavoratori dipendenti del settore pubblico
Tale attività sarà realizzata nell‟ottica di:
   -   consentire la creazione di un sistema stabile di formazione individuale e
       volontaria dei lavoratori, da sostenere attraverso l‟utilizzo di strumenti quali
       voucher, conti individuali di formazione, ecc
   -   favorire il rafforzamento e la diversificazione degli interventi di formazione
       continua nel settore


Lavoratori atipici e con contratti flessibili
In questo ambito, gli interventi dovranno concorrere prioritariamente:
   -   alla promozione e lo sviluppo di interventi sia di orientamento che formativi
       finalizzati a garantire un ruolo professionale adeguato ai singoli lavoratori
       nei diversi contesti di lavoro
   -   allo sviluppo del patrimonio professionale dei singoli individui in relazione
       alle attitudini personali ed al potenziamento delle capacità di adattabilità ai




                                                                                    IRIS   - 88
diversi contesti di lavoro al fine di fornire occasioni di consolidamento delle
competenze acquisite




                                                                            IRIS   - 89
                                         Obiettivo specifico 1.2


Assicurare per tutti il diritto all'accesso all’educazione, all’istruzione scolastica e
universitaria,       all’orientamento,        alla    formazione        ed    ai   servizi   per    l’impiego,
intervenendo sui diversi fattori che possono liberare la domanda individuale quali: il
tempo, la disponibilità economica, la distanza dall’offerta dei singoli cittadini.


L‟attività programmata nell‟ambito di questa linea di intervento è sintetizzata nel
box seguente:

Box. 2       Articolazione       delle     attività      programmate          nell’ambito        dell’obiettivo
             specifico 1.2

Nota: al fine di rendere più razionale la struttura ed equilibrare maggiormente
l’articolazione delle attività, abbiamo ritenuto opportuno unificare le due finalità
operative a) e c), tenendo quindi nello stesso gruppo le rispettive azioni
                                            Finalità operativa (a)
      Intervenire sull’offerta di attività e servizi, accrescendone la flessibilità e l’apertura alle
      condizioni di partecipazione e di accesso dei singoli cittadini. Estendere l’offerta di assegni,
      borse di studio e di prestiti d’onore a tutti gli strati di popolazione, con particolare riferimento a
      quella occupata o in cerca di occupazione


                 Tipi di azione previsti                                           Destinatari

a.1     Contributi per le scuole dell‟infanzia paritarie
                                                         Popolazione 3-6 anni
        private e degli enti locali

                                                                  Studenti del primo biennio della scuola
a.2     Incentivi  alle  persone     per           l'istruzione
                                                                  media     superiore;    Studenti scuole
        elementare, media e superiore
                                                                  elementari, medie e superiori

a.3     Servizi per il diritto allo studio universitario          Studenti universitari

a.4     Incentivi per l'istruzione universitaria                  Studenti universitari

a.5     Incentivi alle persone per la formazione                  Occupati, Disoccupati, Inoccupati


                                           Finalità operativa (b)
      Estendere l’accesso all’educazione, all’istruzione, all’orientamento, alla formazione e ai servizi
      per l’impiego attraverso le ICT

                 Tipi di azione previsti                                           Destinatari

b.1     Servizi  di   orientamento,         consulenza       e
                                                                  Popolazione 14 anni ed oltre
        formazione a distanza (TRIO)


b.2     Web learning point per l‟apprendistato                    Popolazione 18-29 anni


b.3     Servizi di informazione a distanza (Portale
                                                    Popolazione 14 anni ed oltre
        giovani “Segnali di fumo”)




                                                                                                            IRIS   - 90
                                Finalità operativa (a)


Intervenire sull‟offerta di attività e servizi, accrescendone la flessibilità e l‟apertura
alle condizioni di partecipazione e di accesso dei singoli cittadini. Estendere l‟offerta
di assegni, borse di studio e di prestiti d‟onore a tutti gli strati di popolazione, con
particolare riferimento a quella occupata o in cerca di occupazione




                                         Azioni




Azione a.1 Contributi per le scuole dell‟infanzia paritarie private e degli enti locali
Destinatari: popolazione 3-6 anni


Le scuole dell'infanzia paritarie private e degli enti locali sono da tempo riconosciute
come risorsa necessaria per rendere effettivo il diritto all'apprendimento e
all'istruzione scolastica e a tal fine la Regione sostiene i comuni che si
convenzionano con le scuole dell'infanzia paritarie private presenti nel proprio
territorio, al fine di garantire il soddisfacimento della domanda dell'utenza, o che
amplino nelle scuole dell'infanzia paritarie gestite direttamente, l'offerta dei servizi.
La scuola dell‟infanzia è entrata dunque a pieno titolo a far parte del sistema
scolastico ed educativo. Il sistema integrato di scuole pubbliche e scuole paritarie
consente di soddisfare livelli alti di scolarizzazione in questo segmento:
La Regione, nel rispetto dei principi stabiliti dal comma secondo dell‟articolo 33
della Costituzione e dalla legge 10 marzo 2000, n. 62, prevede i seguenti interventi
al fine di rendere effettivo il diritto allo studio dei frequentanti la scuola
dell‟infanzia.


Per quanto concerne, gli interventi a favore dei frequentanti delle                scuole
dell’infanzia paritarie private, i Comuni, accertata l‟esigenza di convenzionarsi con
scuole materne paritarie, al fine di garantire il soddisfacimento della domanda,
stipulano apposite convenzioni con i soggetti gestori delle scuole paritarie in
possesso dei requisiti previsti dalla legge 10 marzo 2000, n. 62.




                                                                                       IRIS   - 91
Sulla base delle suddette convenzioni e del numero delle relative sezioni la Giunta
regionale ripartisce e trasferisce annualmente i fondi disponibili nel proprio bilancio
per i suddetti interventi ai singoli Comuni
I Comuni erogano direttamente i contributi per ciascuna sezione funzionante di
scuola paritaria privata secondo le modalità e per gli importi per sezione
annualmente stabiliti dalla Giunta regionale.
E' confermato lo schema tipo di convenzione contenuto nell'allegato n.5 della
deliberazione del Consiglio regionale 13 aprile 1999, n.85. La Giunta regionale con
proprio atto provvederà ad adeguare tale schema per le parti che risultassero
incompatibili con la normativa attualmente vigente.
La regione al fine di promuovere la qualificazione dell'offerta formativa delle scuole
dell'infanzia paritarie private sostiene progetti finalizzati a:
-    costituire reti di scuole dell'infanzia;
-    favorire l'attivazione di aggregazioni tra scuole;
-    incentivare le funzioni di monitoraggio e di valutazione delle esperienze
     prodotte da parte delle diverse reti di scuole;
Tali progetti possono essere presentati alle associazioni di gestori delle scuole
dell'infanzia paritarie private più rappresentative a livello regionale e a tale scopo è
riservata una quota dei finanziamenti regionali stabilita annualmente dalla Giunta
Regionale.


In relazione alle scuole dell’infanzia paritarie gestite da enti locali, gli interventi dei
Comuni, utilizzando i contributi finanziari annualmente erogati dalla Giunta
regionale per ciascuna sezione funzionante di scuola dell'infanzia paritaria gestita
da enti locali, dovranno essere finalizzati all‟ampliamento quantitativo dell‟offerta e
all‟ampliamento qualitativo della stessa con la predisposizione di progetti volti in
particolare a garantire l‟aumento delle sezioni con bambini portatori di handicap,
l‟aumento dell‟orario giornaliero di apertura, l‟aumento delle sezioni aperte il
sabato e l‟apertura delle scuole durante il
periodo estivo, la qualificazione degli spazi e dei progetti educativi a sostegno del
nuovo profilo formativo della scuola dell‟infanzia.
Sulla base dei suddetti progetti e del numero delle relative sezioni la Giunta
regionale ripartisce e trasferisce annualmente i fondi disponibili nel proprio bilancio
per gli interventi di cui trattasi ai singoli Comuni.
I Comuni titolari di più scuole per l'infanzia possono elaborare un unico progetto.




                                                                                        IRIS   - 92
Funzioni amministrative (di cui al d.lgs. 112/1998, articolo 138, comma 1, lettera
e):
In sede di primo trasferimento delle funzioni amministrative di cui al d.lgs.
112/1998, articolo 138, comma 1, lettera e) così come recepito dalla L.R. 32/2002,
articolo 6, comma 2, lettera e), e dei relativi finanziamenti, la Giunta regionale al
fine di assicurare la necessaria tempestività e continuità nella assegnazione dei
contributi, emanerà disposizioni e criteri, di natura transitoria, per la loro
erogazione attenendosi il più possibile alle modalità, ai criteri e ai tempi stabiliti
dalla previgente normativa statale.




Azione a.2 Incentivi alle persone per l'istruzione scolastica
Destinatari: Studenti del primo biennio della scuola media superiore; Studenti
scuole elementari, medie e superiori


Questi incentivi sono riservati a studenti appartenenti a famiglie con particolari
condizioni di reddito, stabilite dalla regione, e sono attribuiti dai comuni sede della
scuola frequentata in base ad appositi bandi emanati entro il mese di ottobre. Al
fine di favorire la frequenza ai corsi di istruzione scolastica da parte di studenti
appartenenti a famiglie in condizioni economiche svantaggiate e con l‟obiettivo di
diminuire l'abbandono e la dispersione scolastica, sono messi in atto i seguenti
interventi individuali:


1. Borse di studio
      Le borse di studio nella misura massima stabilita annualmente       dalla Giunta
      regionale sono destinate agli studenti frequentanti le scuole statali e paritarie
      private e degli enti locali del primo e del secondo ciclo.
2. Assegni di studio
      Gli assegni di studio di importo stabilito annualmente dalla Giunta regionale
      sono riservati agli studenti     che frequentano il primo biennio della scuola
      secondaria di secondo grado per ridurre il rischio di abbandono o di dispersione
      nella fascia di utenza considerata più a rischio. Per ottenere tale beneficio gli
      studenti devono aver conseguito la promozione nell'anno scolastico precedente.
3. Contributi per il rimborso totale o parziale dei libri di testo
      Tali contributi sono attribuiti a studenti frequentanti le scuole secondarie di
      primo e secondo grado.




                                                                                    IRIS   - 93
Ai sensi dell'articolo 18 della l.r. 32/2002 l'accesso alle suddette misure è ordinato
da apposite graduatorie formulate sulla base del reddito familiare. La Regione
stabilisce, tenendo conto della normativa statale in materia, l'indicatore della
situazione economica equivalente (ISEE) del nucleo familiare di appartenenza per
poter accedere alle misure in denaro per gli interventi individuali. Possono essere
previste anche più fasce di reddito con possibilità di differenziare l'entità degli
interventi




Nota: parte tratta dalle Linee guida, decidere se riconfermare
Le risorse messe in campo per tali interventi nel 2005 sono state pari ad €
8.782.810,00. Negli ultimi due anni si è assistito all'espansione della domanda da
parte dell'utenza potenziale, tanto che con le risorse a disposizione è possibile
coprire mediamente soltanto il 40% delle richieste.
Per il periodo 2006-2010 si ipotizza di accorpare le procedure di erogazione delle
borse di studio e degli assegni per il primo biennio della secondaria di secondo
grado, con indicazioni di priorità su questa seconda tipologia di intervento, in
considerazione dell'alto rischio di abbandono e di dispersione scolastica nella fascia
di età interessata.




Azione a.3 Servizi per il diritto allo studio universitario
Destinatari: studenti universitari


Nella tipologia di azione “servizi per il diritto allo studio universitario”, sono
ricondotti molteplici interventi per il sostegno all‟accesso e alla frequenza ai corsi
universitari: servizi abitativi (erogati in forma di assegnazione diretta di posti letto
o di contributo finanziario per il reperimento dell‟alloggio); servizi di ristorazione;
servizi d'ausilio ai poli universitari penitenziari, supporto e assistenza tecnica per gli
studenti in cerca di alloggio e per la definizione di contratti di locazione, servizi
editoriali.
Nel corso dell‟a.a. 2003/2004 si sono registrati:
     n. 7.696 domande di alloggio; i vincitori del concorso alloggi sono stati 5.932.
      La disponibilità di posti letto nell‟anno 2004 è salita a 3.282. L‟insufficienza di
      posti letto è stata compensata dall‟erogazione di “contributi-affitto”;




                                                                                       IRIS   - 94
         n. 91.430 utenti si sono avvalsi delle mense universitarie una volta o più nel
          corso dell‟anno solare 2004;
         3.753.284 sono stati i pasti consumati presso le mense del diritto allo studio.
         i contatti per informazione ed orientamento, presso le Aziende o a distanza,
          sono stati n. 32.222;
         i servizi editoriali hanno pubblicato n. 7.009.976 pagine (per pubblicazioni a
          carattere scientifico e didattico e per informazione e orientamento o altro).




La tabella successiva confronta l‟erogazione dei servizi del diritto allo studio
universitario all‟inizio e al termine della scorsa legislatura:


                  Descrizione degli interventi             Anno 2001         Anno 2004


    Totale studenti idonei al concorso per la borsa di           13.831            12.208
    studio
    Totale domande di posto letto                                 6.810             7.650
    Servizio abitativo (posti letto disponibili)                  3.070             3.296
    Servizio ristorazione (numero pasti somministrati)        3.074.271         3.753.284




Dal punto di vista del sistema di finanziamento delle politiche regionali per il diritto
allo studio universitario, l‟evoluzione è stata la seguente:
                                                           Anno 2001         Anno 2004
Trasferimenti regionali alle Aziende per borse di studio   51.800.000,00     52.970.000,00
e per gestione ordinaria:
di cui:
- da tassa regionale per il DSU                            11.300.000,00     11.000.000,00
- da fondo integrativo statale per borse di studio         11.900.000,00     11.470.000,00
- da risorse proprie della Regione                         29.850.000,00     30.500.000,00



Le Aziende per il diritto allo studio universitario hanno potuto contare, oltre ai
trasferimenti finanziari regionali sopra indicati, anche dei proventi propri derivanti
dal gettito tariffario e da altri recuperi.


Dall‟anno 2002, oltre alle risorse per spese di gestione, è stato approvato e
finanziato un “Piano straordinario di investimenti” così articolato:
-     29 milioni di euro per il periodo dal 2002 al 2004;
-     48 milioni di euro per il periodo dal 2005 al 2007.




                                                                                          IRIS   - 95
Il piano è finalizzato sia all‟incremento del numero dei posti alloggio nelle sedi
universitarie che a manutenzioni e interventi per le strutture di servizio.
Attraverso il piano straordinario “investimenti” la Regione opera per incrementare
l‟offerta pubblica di posti letto agli studenti rispondendo a bisogni fondamentali per i
“fuorisede” e contribuendo così a ridurre il caro affitti del mercato privato.
Attualmente di fronte a circa 6.000 studenti aventi diritto all‟alloggio l‟offerta del
diritto allo studio si situa su una cifra di 4.000 alloggi. Inoltre queste strutture
costituiscono un‟importante risorsa per la mobilità nazionale ed internazionale dei
giovani per fini formativi.


In prospettiva, comunque, più che sul piano dell‟incremento quantitativo degli
interventi (il cui livello si tenderà comunque a mantenere), il settore si dovrà
sviluppare nella direzione di una diversa articolazione degli stessi in rapporto alle
effettive necessità e possibilità economiche degli studenti e in considerazione del
valore economico delle prestazioni. Per il mantenimento del livello di erogazione dei
servizi rivolti anche alla generalità degli studenti potrebbe essere utilizzato anche
l‟incremento del concorso indiretto da parte degli stessi e delle loro famiglie
mediante un adeguamento dell‟importo della tassa regionale per il diritto allo studio
universitario.
L‟intervento regionale, inoltre, andrà definito in coerenza con l‟evolversi della
normativa nazionale relativa alla definizione dei “livelli essenziali delle prestazioni”
per il diritto allo studio universitario.
La Toscana partecipa, insieme al Coordinamento delle Regioni, all‟elaborazione e
definizione del nuovo strumento normativo che andrà a modificare l‟attuale legge-
quadro nazionale n. 390/1991, riconfermando che compete allo Stato la copertura
finanziaria dei suddetti “livelli essenziali”.


Gli interventi previsti in materia di servizi al diritto allo studio universitario sono
organizzati come di seguito indicato:


Servizi abitativi
La programmazione regionale nel settore dei servizi abitativi è diretta a:
     soddisfare il più ampio numero di domande degli studenti meritevoli e privi di
      mezzi, incrementando il rapporto tra numero di posti alloggio presso ciascuna
      sede universitaria e numero di idonei;
     estendere tendenzialmente le opportunità di alloggio, ricercando soluzioni
      abitative a condizioni più favorevoli rispetto a quelle offerte dal mercato;




                                                                                     IRIS   - 96
       prevedere una disponibilità ricettiva per le esigenze della mobilità studentesca
        internazionale.


    Le Aziende attuano anche i seguenti interventi:
         ricerca di intese con soggetti privati disponibili a concedere alloggi in
          locazione a condizioni vantaggiose;
         creazione di banche dati degli alloggi reperibili sul libero mercato;
         orientamento e informazione agli studenti in cerca di alloggio e assistenza
          tecnica per la definizione dei contratti di locazione;
         riserva di posti alloggio per le esigenze della mobilità internazionale;
         possibilità di concedere alloggi anche per periodi inferiori all‟anno (utilizzo
          parziale).
Gli alloggi vengono assegnati a seguito di concorso che si conclude con la
pubblicazione delle graduatorie entro il termine utile per garantire ai vincitori la
frequenza agli studi. Il beneficio dell‟alloggio non può essere concesso per un
numero di anni, a partire da quello di prima immatricolazione, superiore di uno alla
durata legale del corso di studio. Sono considerati in possesso dei requisiti
necessari per ottenere il posto alloggio gli studenti fuori-sede che, avendone fatto
domanda e in assenza di cause di incompatibilità, sono risultati vincitori di borsa di
studio.
Il posto alloggio è incompatibile con provvidenze analoghe (assegni, borse di
studio, posti gratuiti o parzialmente gratuiti e servizi abitativi)
Le Aziende, al momento dell‟approvazione dei bandi di concorso, individuano gli
eventuali casi per i quali costituire riserve di posti alloggio.
Nelle residenze di proprietà o in comodato d‟uso all‟Azienda, agli studenti sono
forniti, oltre ai servizi logistici, anche spazi comuni destinati alla lettura, allo studio
e alla ricreazione.
Gli alloggi, nei periodi di tempo libero da attività accademiche e quelli non assegnati
a seguito di procedura concorsuale, sono utilizzati dalle Aziende per i propri fini
istituzionali e per quelli delle Università.
Le tariffe degli alloggi sono determinate dalle Aziende regionali per il diritto allo
studio universitario che stabiliscono un canone minimo, a posto letto, a partire da
euro 200,00 mensili, anche differenziato in relazione alle diverse tipologie di
alloggio e al grado di “comfort”, nonché, eventualmente, un contributo che lo
studente è tenuto a corrispondere, anche mediante diminuzione della quota
monetaria della borsa di studio, a parziale copertura dei costi energetici.




                                                                                        IRIS   - 97
    Gli alloggi delle Aziende fanno parte del servizio abitativo che comprende tutti gli
    interventi, attuati e gestiti direttamente dalle Aziende o tramite terzi, volti ad
    agevolare la frequenza agli studi degli studenti fuori-sede, iscritti alle Università
    toscane, mediante la rilevazione della domanda, l‟informazione sulle disponibilità di
    alloggio, la ricerca e l‟offerta di alloggio nonché attività di consulenza e assistenza
    legale in materia.


    Servizi di Ristorazione

    Il servizio ristorazione, rivolto alla generalità degli studenti, è organizzato in modo
    che:
          realizzi una razionale diffusione delle strutture rispetto alle sedi universitarie e
           in riferimento alle esigenze e agli orari delle attività didattiche e di studio;
          risulti flessibile e modulato nella tipologia e nella composizione rispetto alle
           mutevoli e diversificate esigenze della domanda;
          sia garantito il massimo di economicità nell‟utilizzo dei locali, degli impianti e
           del personale rispetto alla domanda.


    Al servizio possono accedere, gli studenti iscritti alle Università toscane e, previa
    autorizzazione     del    direttore   dell‟Azienda,   gli   studenti   di   altre   Università
    temporaneamente presenti per motivi di studio.
    L‟accesso al servizio ristorazione da parte di altri soggetti può essere consentito
    purché senza oneri a carico delle Aziende e fatta comunque salva la funzionalità del
    servizio.


    Servizio di Informazione e orientamento
    Il servizio è rivolto alla generalità degli studenti universitari, ai neodiplomati di
    scuola media superiore e ai laureati.
    Il servizio informazione e orientamento al lavoro ha lo scopo di agevolare il
    collegamento tra percorsi di studio e percorsi di lavoro e di favorire la conoscenza
    dei profili professionali e del mercato del lavoro qualificato e, a tal fine, fornisce
    strumenti per operare una scelta consapevole legata alle caratteristiche e alle
    propensioni individuai. Esso si sostanzia prevalentemente nelle seguenti attività :
-       informazione e accoglienza
-       consulenza individuale e di gruppo
-       incontri e seminari
-       attività formativa e di orientamento
-       realizzazione di materiali informativi




                                                                                               IRIS   - 98
-       tirocini orientativi/formativi.


    Nell‟intento di sviluppare e potenziare le funzioni per l‟orientamento delle Aziende
    per il diritto allo studio, il presente piano individua i seguenti obiettivi prioritari di
    programmazione:
    a) collegamento, collaborazione e programmazione comune fra le tre Aziende
    regionali per il diritto allo studio universitario;
    b) realizzazione o potenziamento della programmazione unitaria degli interventi di
    orientamento tra Aziende e Università;
    c) attivazione di forme di raccordo e di connessione permanente con i Centri per
    l‟Impiego
    provinciali;
    d) sviluppo dei collegamenti attraverso reti telematiche, e potenziamento degli
    archivi magnetici da consultare direttamente o attraverso la guida di operatori, per
    la diffusione capillare e mirata delle informazioni, incluse quelle relative ai servizi
    resi per il diritto allo studio universitario;
    e) promozione di forme di raccordo e collaborazione con il mondo imprenditoriale;
    f) verifica e monitoraggio dei bisogni degli studenti e dei risultati conseguiti dalle
    varie azioni di orientamento;
    g) aggiornamento degli operatori addetti.


    Servizio Editoriale
    Il servizio editoriale si configura come una struttura organizzata per la produzione e
    diffusione di pubblicazioni e materiali rivolta alla generalità degli studenti, in stretto
    raccordo con le Università, oltre che naturalmente per le esigenze interne agli uffici.
    I servizi editoriali posti in essere dalle Aziende regionali sono disciplinati da
    “regolamenti specifici” che, oltre ad indicare le prestazioni fornite, dovranno
    precisare i seguenti aspetti:
    -     le forme di cooperazione tra le Aziende regionali e le Università per lo sviluppo
          del servizio editoriale e per la garanzia di qualità dei prodotti;
    -     le forme di pubblicazione e commercializzazione dei materiali destinati agli
          studenti;
    -     i criteri per la copertura dei costi di produzione e per la determinazione dei
          prezzi di copertina;
    -     i requisiti e le modalità per assicurare il rispetto della normativa vigente sul
          diritto d‟autore.




                                                                                           IRIS   - 99
Attività a tempo parziale
Fermo restando l‟autonomia delle Aziende, i servizi prioritari nei quali gli studenti
potranno essere impiegati, usufruendo del tempo parziale di cui alla legge
390/1991 e del vigente d.p.c.m. attuativo, sono le attività di orientamento e di
informazione sull‟attività formativa e gli sbocchi professionali ed i servizi forniti dalle
Aziende, l‟apertura e l‟assistenza anche in ore serali delle sale di lettura
informatiche e dei laboratori presenti nelle strutture gestite dalle Aziende, le altre
attività compatibili con la legge 390/1991, articolo 13.




Interventi per studenti disabili
Per studente disabile si intende il soggetto con handicap riconosciuto ai sensi
dell‟articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, o di invalidità non
inferiore al 66%.
Le Aziende forniscono agli studenti disabili ampio accesso alle informazioni intese
ad orientarli nei percorsi universitari nonché a quelle relative ai servizi ed alle
risorse disponibili ed alle relative modalità di accesso. Agli studenti disabili, oltre a
specifici servizi di ausilio, vengono anche erogate provvidenze in denaro.


Poli universitari penitenziari
Le Aziende dispongono, in accordo con il Comitato didattico-organizzativo dei Poli
universitari penitenziari, opportuni finanziamenti sia per interventi in forma
generalizzata (spese per materiale didattico, attrezzature, ecc.), sia per interventi
individualizzati legati a parametri collegati al positivo progredire negli studi.
I suddetti finanziamenti possono inoltre essere utilizzati per contributi diretti
annuali e ripetuti (ad ogni reiscrizione ai corsi di studio universitari) mirati anche al
pagamento della tassa regionale per il diritto allo studio universitario.


Interventi per le attività culturali, ricreative e sportive
Si attuano secondo le seguenti tipologie:
-    sostegno finanziario all‟attività delle associazioni culturali studentesche;
-    facilitazioni per la partecipazione degli studenti a spettacoli teatrali, musicali e
     a manifestazioni culturali;
-    organizzazione e dotazione di spazi collettivi all‟interno delle residenze
     universitarie e per attività ricreative e culturali;




                                                                                        IRIS   - 100
-     facilitazioni per la partecipazione degli studenti ad attività sportive.
Si pongono inoltre i seguenti obiettivi: a) sviluppo delle forme di integrazione tra
programmazione universitaria e iniziative delle Aziende; b) individuazione di
interventi prioritari e concentrazione delle risorse disponibili su tali priorità; c)
potenziamento delle strutture e degli spazi di proprietà delle aziende da destinare
alle attività culturali, ricreative e sportive.


La specificazione ulteriore delle caratteristiche dei suddetti interventi e dei requisiti
soggettivi ed oggettivi degli studenti per l‟accesso ai medesimi, sono specificati dai
relativi bandi aziendali anche nell‟ottica di una agevolazione della loro fruizione e
della integrazione con gli analoghi interventi realizzati da parte delle Università.




Azione a.4 Incentivi per l'istruzione universitaria
Destinatari: studenti universitari


Questa tipologia di attività rientra nel quadro più generale degli interventi regionali
finalizzati a consentire a giovani capaci e meritevoli, ma privi di mezzi, la frequenza
ai corsi di laurea. Nel corso dell‟anno accademico 2003/2004 si sono registrate:
   n. 16.769 domande di borsa di studio;
   n. 337 domande di prestito d‟onore.
Le borse di studio erogate sono state 12.055, circa il 10% di tutti gli iscritti alle
Università toscane (n. 129.068). Le borse di studio sono state assegnate, in
continuità con quanto avvenuto negli anni precedenti, a tutti coloro che sono
risultati idonei al concorso.
I prestiti erogati sono stati in tutto 109, su un totale di 180 studenti risultati idonei.




Nota: tratto dalle Linee guida: decidere se mantenere
La politica della Regione Toscana in materia di diritto allo studio universitario è da
anni quella di attribuire le borse di studio a tutti coloro che risultano in possesso dei
requisiti previsti (idonei) e di privilegiare, in tale attribuzione, mediante una
trattenuta sulla parte monetaria della borsa, l‟erogazione dei servizi (mensa e
alloggio).




                                                                                       IRIS   - 101
La copertura finanziaria è assicurata in parte dal gettito della tassa regionale per il
diritto allo studio universitario (che a ciò è vincolata), in parte dalla quota
dell‟apposito fondo statale e, in parte, con integrazioni delle Aziende che attingono
ai trasferimenti regionali annuali per spese di gestione del diritto allo studio
universitario.
E‟ stato possibile mantenere questa impostazione nel corso dell‟anno 2005, che ha
risentito di una diminuzione delle disponibilità finanziarie regionali (3 milioni di euro
in meno sulle disponibilità per le spese di gestione corrispondenti a circa il 10% dei
30,5 milioni del 2004), grazie all‟incremento del finanziamento statale finalizzato
alle borse di studio passato da 12 a 16 milioni di euro. Tale situazione non è
ripetibile per l‟anno 2006 (concorsi a.a. 2005/2006) in quanto il fondo statale è
attribuito in base a parametri anche direttamente proporzionali all‟apporto di risorse
regionali per le borse di studio.
A fronte di questa prospettiva alcune Aziende hanno provveduto ad aumentare le
tariffe di alcuni servizi (mensa) rivolti alla generalità degli studenti, anche se ciò
non compensa le minori disponibilità finanziarie. La consistente erogazione di servizi
che si registra nel complesso degli interventi per il diritto allo studio universitario
(elevato numero di pasti annualmente distribuiti ed apertura e gestione di nuove
residenze) determina un assorbimento maggiore dei finanziamenti regionali per
spese di gestione le quali, se non integrate, non potranno più essere destinate al
finanziamento di borse di studio nella misura degli anni passati per consentirne
l‟assegnazione a tutti gli aventi diritto.


Le misure finanziarie per il sostegno del diritto allo studio si articolano come di
seguito indicato:
-    borsa di studio;
-    integrazione delle borse di studio per la mobilità internazionale;
-    prestiti;
-    provvidenze in denaro a favore di categorie particolarmente svantaggiate
-    contributi e sussidi straordinari;


Borsa di studio
La borsa di studio è attribuita mediante pubblico concorso agli studenti risultati
idonei al suo conseguimento in relazione al possesso dei requisiti di ammissibilità e
relativi alla condizione economica e di merito precisate nei bandi delle Aziende per il
DSU. Può essere concessa limitatamente al conseguimento del primo titolo per
ciascun livello di studio universitario, fatta eccezione per gli anni di corso




                                                                                      IRIS   - 102
corrispondenti a quelli per i quali se ne sia già eventualmente beneficiato in
precedenza.
La borsa di studio è corrisposta di norma per i semestri della durata normale dei
corsi universitari. Saranno attivate opportune verifiche sull‟effettiva partecipazione
alle attività didattiche universitarie dei beneficiari immatricolati prevedendo, nei
casi di inadempienza, forme di sospensione o revoca dei benefici concessi.
Essa è compatibile con altre misure individuali, anche monetarie, promosse dalla
Regione Toscana nei settori di propria competenza istituzionale. La borsa di studio è
corrisposta parte in denaro e parte in servizi e il suo valore è diversificato in base
alla provenienza ed alle condizioni economiche dello studente. L‟importo lordo della
borsa di studio è costituito dalla quota monetaria netta e dal valore in euro
attribuito alla gratuità dei benefici di alloggio e di mensa. Il valore dei benefici
assegnati gratuitamente (alloggio e mensa) è commisurato al loro costo di
produzione.
L‟importo della borsa di studio può essere integrato:
-    per gli studenti beneficiari ammessi dalle Università a partecipare ai
     programmi di mobilità internazionale;
-    nel caso di studenti disabili con invalidità riconosciuta non inferiore al 66 per
     cento in relazione a specifiche esigenze particolari cui l‟Azienda può far fronte
     anche attraverso la prestazione di servizi. Per l‟attribuzione della borsa di
     studio e del posto alloggio mediante concorso vengono stabiliti appositi
     requisiti di merito. L‟importo della borsa di studio, per gli studenti disabili
     individuati come sopra, può essere incrementato al fine di consentire loro di
     usufruire di tutte le occasioni che agevolano la fruizione dell‟attività didattica e
     lo studio. Le Aziende, per gli studenti suddetti ma non borsisti, possono
     concedere l‟esenzione dalla contribuzione per i servizi e/o contributi speciali.


Gli studenti risultati idonei al concorso per la borsa di studio sono esonerati dal
pagamento della tassa regionale per il diritto allo studio universitario.
Sono altresì esonerati gli studenti iscritti ai corsi di laurea dell‟Università di Pisa,
ammessi alla Scuola Normale Superiore e alla Scuola Superiore di Studi Universitari
e di Perfezionamento “S. Anna” di Pisa, che presentino domanda di borsa di studio,
secondo le procedure previste, e che risultino in possesso delle condizioni
economiche e dei requisiti di merito previsti per beneficiarne.




                                                                                        IRIS   - 103
Integrazione delle borse di studio per la mobilità internazionale
Le Aziende concedono le borse per la mobilità agli studenti risultati idonei al
concorso per la borsa di studio regionale e che vengono ammessi dalle Università a
partecipare ai programmi di mobilità internazionale che si attuano con riferimento
all‟anno accademico immediatamente successivo;


Prestiti
I prestiti possono essere concessi in sostituzione, anche parziale, delle borse di
studio. Possono essere attribuiti tramite concorso o, nell‟ambito dei finanziamenti
disponibili, a richiesta.
Le Aziende regionali per il diritto allo studio universitario sono autorizzate a
costituire, presso banche convenzionate, un apposito fondo di rotazione per la
concessione dei prestiti che può essere alimentato, oltre che dalle risorse messe a
disposizione dalle Aziende, anche dagli interessi attivi che su tale fondo maturano e
da elargizioni di enti pubblici e privati. Le Aziende procederanno in modo da
assicurare che i servizi resi dalle banche convenzionate siano espletati a titolo
gratuito e nella trattativa di affidamento avranno cura di definire i migliori assetti
organizzativi per la gestione del servizio e le migliori condizioni legate al prestito ed
ai servizi accessori che la banca potrà effettuare verso gli studenti universitari.
Nel caso in cui le convenzioni con gli istituti di credito prevedano la concessioni di
prestiti con fondi dei suddetti istituti, tali prestiti sono assistiti da garanzia da parte
delle Aziende regionali per il diritto allo studio universitario. Le medesime Aziende
regionali possono concorrere al pagamento degli interessi nel caso in cui gli studenti
beneficiari del prestito siano capaci e meritevoli e privi di mezzi.
Possono accedere ai prestiti gli studenti capaci e meritevoli iscritti:
-     al terzo anno dei corsi di laurea triennale;
-     agli ultimi tre anni dei corsi di laurea specialistica a ciclo unico;
-     ai corsi di laurea specialistica;
-     ai corsi di specializzazione, ad eccezione di quelli dell‟area medica di cui al
      decreto legislativo 17 agosto 1999, n.368;
-     ai corsi di dottorato di ricerca.
Nei bandi relativi alle procedure ad ai requisiti necessari per accedere ai prestiti
vengono indicate le priorità per il livello di studio e, eventualmente per settori
scientifico-disciplinari.



Contributi e sussidi straordinari




                                                                                        IRIS   - 104
Le Aziende regionali per il diritto allo studio universitario possono concedere, a
titolo di solidarietà, contributi finalizzati o sussidi straordinari a studenti, anche
stranieri, meritevoli non beneficiari di altre provvidenze monetarie, che si trovino in
gravi e comprovate difficoltà economiche. Tali forme di contribuzione dovranno
avere il carattere di straordinarietà e di non ricorrenza.




Azione a.5 Incentivi alle persone per la formazione
Destinatari: occupati, disoccupati, laureati
(I.L.A., Voucher occupati, Borse studio L.236: DA COMPLETARE)
Individual learning account
Per l‟attuazione delle politiche di lifelong learning finalizzate a ridurre le differenze
in termini di opportunità e di crescita nel mercato del lavoro delle diverse fasce
sociali, è necessario    sviluppare strumenti capaci di accrescere la flessibilità e
l‟apertura alle condizioni di accesso, favorendo processi di personalizzazione dei
percorsi quali (voucher, conti correnti individuali, buoni studio).
In questa prospettiva è possibile distinguere differenti tipologie di strumenti che si
differenziano in funzione delle peculiarità dell‟utenza cui questi sono rivolti:


Individual Learning Account -Carta prepagata
Lo strumento dell‟Individual Learning Account -Carta prepagata di credito formativo
individuale- è finalizzato a ridurre le differenze esistenti, in termini di opportunità e
di crescita nel mercato del lavoro permettendo agli individui di investire nella
propria formazione”.
La Carta prepagata di credito formativo        è finalizzato, inoltre, ad incentivare e
promuovere la creazione di una nuova politica della domanda formativa, in grado di
stimolare gli individui privi di un proprio progetto formativo, d'informazioni e con
deboli motivazioni.
Le ILA sono delle Carta di credito prepagate che permettono alle persone di
ricevere un contributo a copertura di costi sostenuti per un‟attività formativa
(formale, non formale, informale) coerente con il progetto di formazione e di
inserimento lavorativo concordato con l‟orientatore del centro per l‟impiego.


Voucher per la formazione continua individuale (buoni formativi)
Nell‟ambito degli incentivi rivolti agli occupati le finalità perseguite concernono in
particolare l‟implementazione e miglioramento di un sistema di offerta di voucher
(buoni formativi) per il finanziamento di percorsi formativi individuali e volontari,




                                                                                      IRIS   - 105
finalizzati al miglioramento della professionalità degli occupati, nel contesto della
prospettiva di lifelong learning e di una politica di conciliazione tra tempi di lavoro e
tempi di formazione.
Le fonti di finanziamento attivate per il raggiungimento di tali finalità sono costituite
dal FSE, e dalle linee di finanziamento nazionali delle leggi n. 236/93, n. 53/2000 e
dai Fondi interprofessionali.
Voucher per la formazione post-laurea
Obiettivo di questa tipologia di intervento è quello di sostenere la formazione post-
laurea”, mediante l‟assegnazione di buoni formativi per la frequenza a frequenza a
“Master”, a completamento della sperimentazione avviata dal 2002/2003 ed
allargata ad analoghi interventi previsti dalle tre Regioni (Veneto, Emilia-Romagna
ed Umbria) attuali aderenti al progetto interregionale al quale partecipa anche la
Toscana.




                                Finalità operativa (b)

Estendere l‟accesso all‟educazione, all‟istruzione, all‟orientamento, alla formazione
ed ai servizi per l‟impiego attraverso le ICT


                                        Azioni


Azione b.1 Servizi di orientamento, consulenza e formazione a distanza (TRIO)
Destinatari: popolazione 14 anni ed oltre



Il progetto TRIO costituisce un ambito di intervento centrale nella strategia
regionale di innovazione dei sistemi e, in particolare, di valorizzazione delle
potenzialità offerte dalle ICT per la diffusione degli interventi connessi alle politiche
dell‟educazione, l‟istruzione, l‟orientamento, la formazione ed il lavoro. Esso
rappresenta lo strumento operativo principale per sviluppare ed integrare il sistema
regionale di web learning al fine di mettere a disposizione dei singoli cittadini e delle
realtà organizzate di utenza i contenuti, i servizi e le opportunità offerte da TRIO.
Le attività previste mirano inoltre ad aumentare le possibilità di impiego dei
materiali a disposizione, svilupparne il riuso, valorizzando ed integrando le
esperienze ed i prodotti della formazione in presenza.

Più specificatamente, (Nota: parte di testo ripreso dalle Linee guida) l‟obiettivo
del Progetto TRIO è quello di mettere a disposizione dell‟utenza una serie di servizi




                                                                                      IRIS   - 106
in cui il discente è posto al centro di un processo formativo completo ed integrato.
A tal fine, il modello è centrato sulla persona, e deve garantire la massima fruibilità
e facilità di accesso grazie alle tecnologie web, offendo risposte a cittadini e imprese
interessati all‟offerta formativa. In quest‟ottica risultano strategici i servizi di
assistenza in itinere forniti all‟utenza, quale il tutoraggio on-line, i forum, le chat.
Inoltre il sistema territoriale dei poli di teleformazione ha l‟obiettivo di fornire
localmente in maniera sempre più capillare il supporto necessario allo svolgimento
delle attività dei progetti formativi basati sull‟uso di tecnologie avanzate e
metodologie innovative nella teleformazione.

Per il secondo triennio i principali obbiettivi previsti sono:
1)La presenza in Catalogo di almeno 1000 moduli FAD
2)Integrazione con il sistema regionale di certificazione delle competenze
3) Accrescimento dell‟utenza




Azione b.2 Web Learning point (apprendistato)
Destinatari: popolazione 18-29 anni
Nel quadro degli obiettivi fissati dalla Regione in materia di apprendistato, con
particolare riferimento alla necessità di assicurare a tutti gli apprendisti una
formazione di qualità e per tutta la durata dell‟apprendistato, il nuovo sistema
regionale dell‟apprendistato, prevede che la formazione esterna nell‟ambito dei
percorsi di apprendistato professionalizzante si realizzi, per gli anni successivi al
primo, attraverso la modalità della formazione a distanza assistita, con il supporto
dei Web Learning Point, localizzati in punti, ritenuti strategici per la fruibilità da
parte dell‟utenza. I supporti didattici per la formazione a distanza sono realizzati a
cura della Regione che si avvarrà del sistema TRIO


(verificare se questa azione possa essere sviluppata ulteriormente)




Azione b.3 Servizi di informazione a distanza (Portale giovani “Segnali di fumo”)
Destinatari: popolazione 14 anni ed oltre




                                                                                     IRIS   - 107
Il Portale Giovani “Segnali di Fumo”, rappresenta un ulteriore strumento attivato
dalla Regione allo scopo di valorizzare la risorsa giovanile, di favorire l‟autonomia
delle scelte e la gestione di iniziative per produzioni multimediali. Esso inoltre è
deputato alla diffusione dell‟informazione su: educazione, istruzione, formazione,
orientamento, nonché su produzioni culturali ed artistiche fatte dai giovani,
sull‟imprenditoria giovanile e i lavori innovativi. Concorre, pertanto, ad ampliare la
disponibilità di servizi volti a facilitare l‟inserimento e il reinserimento dei giovani
nel mercato del lavoro. Il portale prevede inoltre la messa in essere di attività
informative, reperite e gestite in un‟ottica al femminile, aventi come oggetto settori,
ambiti ed aree le più ampie e diversificate (tempo libero, cultura. turismo, sport,
casa, orientamento, formazione, lavoro, problemi legati alla differenza di genere).




                                                                                     IRIS   - 108
2.2 La strategia regionale per la crescita dell’occupazione e la qualità del
lavoro


Obiettivo globale 2 - Sostenere la crescita della qualità del lavoro, favorendo al
tempo stesso la flessibilità e la sicurezza occupazionale, attraverso l’integrazione
delle politiche per occupazione. Adeguare l’offerta di servizi ai mutamenti
nell'organizzazione del lavoro e nelle professioni, al fine di incidere con maggior
efficacia sull’occupabilità, l'imprenditorialità, l'adattabilità e le pari opportunità, con
particolare attenzione alle figure professionali emergenti e alle nuove forme di
lavoro. Accompagnare il processo di innovazione tecnologica e di riconversione
economica e produttiva con una politica di solida e stabile occupazione. Rafforzare
le azioni per la sicurezza sui luoghi di lavoro e per la lotta al lavoro “nero”


Questo obiettivo globale viene perseguito attraverso il seguente obiettivo specifico:


                                Obiettivo specifico 2.1
Favorire l’allargamento e la qualificazione della base occupazionale, rimuovendo i
divari di opportunità tra i vari soggetti sociali e operando per innalzare il profilo
qualitativo dell’occupazione e per il mantenimento delle condizioni e competenze
che garantiscano la permanenza e la mobilità verticale nel mercato del lavoro


Le politiche realizzate nell‟ambito di questa linea di intervento concorrono, anche
attraverso l‟integrazione con gli strumenti previsti nell‟ambito dell‟obiettivo globale
1, allo sviluppo dell‟occupabilità e adattabilità dell‟individuo, migliorando l‟incontro
tra la domanda e l‟offerta di lavoro, sostenendo la qualificazione della base
occupazionale e prevenendo l‟insorgenza di fenomeni di esclusione sociale e
lavorativa a carico delle fasce più deboli della popolazione.
Le azioni previste sono dunque dirette a: rimuovere gli ostacoli e le discriminazioni
di genere, mediante un set di interventi di sostegno in grado di incidere sul livello di
partecipazione e permanenza delle donne al mercato del lavoro e sulla qualità della
loro posizione nei contesti produttivi e professionali, per una piena e concreta
realizzazione del principio delle Pari Opportunità; promuovere l‟integrazione delle
categorie svantaggiate e a rischio di emarginazione sociale in termini di opportunità
di accesso al lavoro, con azioni di sostegno, anche individualizzate; ridurre le
diseguaglianze nella qualità dell‟occupazione, rafforzando le tutele dei lavoratori
atipici e lo sviluppo delle loro competenze e favorendo l‟emersione dal lavoro
irregolare; prevenire la disoccupazione giovanile e di lunga durata.




                                                                                        IRIS   - 109
Contestualmente, e attraverso un approccio integrato con le misure rivolte ai singoli
individui, questa linea di intervento sostiene il potenziamento e lo sviluppo della
competitività della struttura produttiva regionale. In questo quadro si inscrivono le
politiche di incentivazione della natalità imprenditoriale e d‟impresa - in particolare
nei settori innovativi e nei nuovi servizi no-profit -, gli interventi finalizzati al
consolidamento delle piccole e medie imprese e al supporto dei processi di
innovazione e qualificazione settoriale.


Di seguito, sono descritte in dettaglio le caratteristiche, le finalità operative, i
destinatari   e gli   strumenti   di   finanziamento delle azioni   programmate. La
descrizione delle attività viene inoltre preceduta da un box riepilogativo che
evidenzia il contributo di ciascuna tipologia di azione al raggiungimento delle finalità
operative di questa linea di intervento.




                                                                                     IRIS   - 110
Box. 1     Articolazione      delle     attività    programmate          nell’ambito       dell’obiettivo
           specifico 2.1




                                        Finalità operativa (a)
Eliminare la discriminazione e i divari di genere, con misure attive ed azioni positive volte a favorire
le pari opportunità nella partecipazione al mercato del lavoro, nell’inserimento lavorativo, nella
creazione d’impresa e nello sviluppo della carriera

               Tipi di azione previsti                                       Destinatari

a.1   Servizi per la conciliazione tra vita familiare e
                                                             Popolazione femminile 18 anni e oltre
      vita lavorativa
a.2   Percorsi integrati per la creazione di impresa e
      di lavoro autonomo in settori innovativi e dei         Popolazione femminile 18 anni e oltre
      servizi educativi
a.3   Servizi specialistici offerti nell‟ambito della rete
                                                             Popolazione femminile 18 anni e oltre
      degli sportelli per l'occupabilità femminile
a.4   Servizi per la qualificazione della risorsa
                                                             Popolazione femminile 18 anni e oltre
      femminile

                                        Finalità operativa (b)
Integrare nel mercato del lavoro e nell’occupazione i disabili, i soggetti del disagio sociale e gli
immigrati, tramite specifiche forme di sostegno, promozione, raccordo tra reti di partenariato locale
imprese ed istituzioni

               Tipi di azione previsti                                       Destinatari

b.1   Inserimento dei disabili e dei soggetti del
      disagio sociale                             Disabili; Soggetti del disagio sociale

b.2   Servizi specialistici presso i servizi per l'impiego Disabili; Soggetti      del   disagio   sociale;
      per l'orientamento delle fasce deboli                Immigrati
b.3   Azioni rivolte all‟inserimento lavorativo degli
                                                      Immigrati
      immigrati

b.4   Incentivi alle imprese per l‟occupazione               Imprese, cooperative sociali di tipo B

                                        Finalità operativa (c)
Sostenere la nascita di nuova imprenditorialità, in particolare nei settori innovativi e nei nuovi
servizi, nel no-profit e nella fascia di piccole imprese che necessita di ricambio generazionale.
Potenziare il tessuto imprenditoriale esistente valorizzandone il profilo innovativo

               Tipi di azione previsti                                       Destinatari

c.1   Sostegno all‟imprenditoria giovanile                   Popolazione 18-35 anni

                                        Finalità operativa (d)
Coniugare le esigenze di flessibilità ed adattabilità in materia di lavoro espresse dal sistema delle
imprese con politiche finalizzate a stabilizzare l’occupazione e a rafforzare le tutele dei lavoratori
atipici e lo sviluppo delle loro competenze, favorire l’emersione dal lavoro irregolare

               Tipi di azione previsti                                       Destinatari

d.1   Iniziative finalizzate al maggiore coordinamento
      tra le istituzioni ispettive, del lavoro e delle
      forze dell‟ordine per prevenire e reprimere i
      fenomeni del lavoro irregolare, con particolare Occupati atipici; Occupati irregolari
      riferimento alle situazioni ove lo stesso si
      concentra (agricoltura, forestazione, edilizia)




                                                                                                       IRIS   - 111
                                       Finalità operativa (e)
Ridurre la disoccupazione e l’espulsione dal lavoro, mirando a prevenire i fenomeni di
disoccupazione giovanile e di lunga durata attraverso l'offerta diffusa e generalizzata di servizi volti
a sostenere l'inserimento lavorativo, a migliorare l'incontro tra la domanda e offerta di lavoro

               Tipi di azione previsti                                    Destinatari

e.1   Sostegno      alla    contrattazione   integrativa:
                                                          Imprese; Occupati
      attività di assistenza e mediazione per aziende
e.2   Servizi forniti dalla rete territoriale dei servizi
      per     l‟impiego      (accoglienza,    consulenza
      orientativa,       bilancio     di    competenze, Popolazione 18 anni e oltre
      accompagnamento al lavoro, tutoraggio, azioni
      di accertamento di qualifica)




                                     Finalità operativa (a)

Eliminare la discriminazione e i divari di genere, con misure attive ed azioni positive
volte a favorire le pari opportunità nella partecipazione al mercato del lavoro,
nell‟inserimento lavorativo, nella creazione d‟impresa e nello sviluppo della carriera




Per   quanto     concerne      la   promozione      delle   politiche    di   pari   opportunità      e
dell‟occupazione femminile gli interventi sono finalizzati da un lato a diffondere la
cultura di pari opportunità di genere attraverso azioni di sensibilizzazione sul valore
economico, sociale e culturale della differenza di genere, dall‟altro a promuovere
azioni in materia di conciliazione fra tempi di vita e di lavoro, azioni formative
rivolte alla qualificazione e rafforzamento delle competenze delle donne, azioni di
rafforzamento della rete territoriale a supporto delle donne.
Al fine di integrare il concetto di mainstreaming di genere in tutte le politiche,
prioritari sono gli interventi rivolti a comprendere le modalità attraverso le quali tale
principio ha trovato e trova applicazione nei documenti programmatici e attuativi
sia regionali che provinciali, nell‟ambito del POR FSE Ob.3 Regione Toscana 2000-
2006 con lo scopo di apportare un miglioramento relativo all'impatto delle azioni
programmate.


                                               Azioni


Azione a.1 Servizi per la conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa
Destinatari: Popolazione femminile 18 anni e oltre




                                                                                                    IRIS   - 112
Gli interventi specifici realizzati nel campo della conciliazione fra vita familiare e
professionale sono finalizzati ad aumentare il tasso d'occupazione femminile, oltre
che a promuovere il miglioramento della qualità del lavoro e della vita di uomini e
donne.

L'attenzione alla tematica della conciliazione fra vita familiare e professionale si
realizza attraverso la programmazione di diverse tipologie di intervento.
In generale, gli interventi intendono rafforzare la presenza sul territorio di servizi a
supporto delle famiglie (asili nido aziendali per diverse tipologie d'azienda e di altre
tipologie di infrastrutture e servizi adibiti alla conciliazione, fra cui servizi educativi
per l'infanzia, servizi extrascolastici per bambini a supporto delle lavoratrici)
finalizzati ad una migliore armonizzazione dei tempi familiari e professionali di
donne e uomini e alla salvaguardia dei diritti del bambino a fruire di un'offerta
educativa di qualità e di esperienze cognitive diversificate.
Gli interventi specifici in materia di conciliazione dei tempi si realizzano, inoltre,
anche attraverso la promozione e la sperimentazione, in ambito aziendale, di
metodologie nel campo dell'organizzazione del lavoro in grado di facilitare la
migliore gestione dei tempi familiari e lavorativi.
Al fine di favorire una maggiore e migliore presenza delle donne nel mercato del
lavoro, gli indirizzi contemplano anche interventi individuali per facilitare l'accesso e
la permanenza delle donne sul posto di lavoro, attraverso la predisposizione di
voucher di cura, il cui scopo è quello di permettere l'accesso alla formazione e
quindi alla qualificazione, a donne con grossi carichi di cura.
Il voucher di cura    infatti finanzia alla donna, per l‟intero periodo di formazione,
questi servizi in modo da agevolarla nel suo percorso di qualificazione.




Azione a.2 Percorsi integrati per la creazione di impresa e di lavoro autonomo in
settori innovativi e nel settore dei servizi educativi
Destinatari: Popolazione femminile 18 anni e oltre


La qualificazione delle donne sul mercato del lavoro, si realizza anche attraverso
percorsi che favoriscono l‟imprenditorialità e tenendo presente le problematiche di
reinserimento delle donne temporaneamente uscite dalla condizione attiva.




                                                                                        IRIS   - 113
Azione a.3 Servizi   specialistici   offerti   nell'ambito   della   rete   di   sportelli   per
l'occupabilità femminile
Destinatari: Popolazione femminile 18 anni e oltre



Prioritarie sono le azioni sul territorio di rafforzamento della rete degli sportelli per
l'occupabilità femminile integrati con i Centri per l'impiego, in un'ottica di genere;
allo scopo di migliorare i servizi erogati, si promuove l'utilizzo di modelli e strumenti
per l'orientamento femminile da realizzarsi nell'ambito della rete dei servizi per
l'impiego.
Inoltre, nell‟ambito delle azioni di rafforzamento della rete dei servizi per l‟impiego
si ritiene utile definire un modello di animazione territoriale da inserire all‟interno
dei Centri per l‟impiego con competenze professionali specifiche (esperta di
genere).




Azione a.4 Servizi per la qualificazione della risorsa femminile
Destinatari: Popolazione femminile 18 anni e oltre


La qualificazione della risorsa femminile costituisce un punto di riferimento
importante delle politiche regionali, con particolare riferimento a quegli ambiti
formativi e professionali in cui le donne sono sottorappresentate. In questo ambito
gli interventi specifici mirano a favorire l'accesso delle donne alle lauree scientifiche,
oltre che a facilitare il loro inserimento negli ambiti lavorativi inerenti all'area della
ricerca e dello sviluppo tecnologico.




                                Finalità operativa (b)
Integrare nel mercato del lavoro e nell‟occupazione i disabili, i soggetti del disagio
sociale e gli immigrati, tramite specifiche forme di sostegno, promozione, raccordo
tra reti di partenariato locale imprese ed istituzioni




                                                                                             IRIS   - 114
Proposta: la parte che segue potrebbe forse essere spostata nel capitolo
sulla normativa
Lo sviluppo del potenziale di lavoro in tutte le sue articolazioni sociali richiede
un‟attenzione       crescente    alle      componenti       di       forze    di     lavoro     oggettivamente
svantaggiate nell‟inserimento occupazionale. La Regione Toscana, in accordo con gli
indirizzi definiti in sede europea, ha posto come uno dei punti qualificanti delle
politiche attive sociali e del lavoro l‟inserimento dei disabili nell‟occupazione e più in
generale nel mondo del lavoro
La Legge Regionale 26 luglio 2002, n. 32, “Testo unico della normativa della
regione Toscana in materia di educazione, istruzione, orientamento, formazione
professionale e lavoro”, Capo II “Il sistema regionale per l‟impiego e le politiche del
lavoro”, al comma 2 dell‟art. 19 sancisce che “La regione promuove il diritto e
l‟accesso al lavoro delle persone disabili favorendo, attraverso il collocamento
mirato, l‟incontro tra le esigenze dei lavoratori e quelle dei lavoratori disabili.” La
stessa Legge all‟art. 22 attribuisce alle Province le competenze riguardo ai servizi
connessi alle funzioni e ai compiti relativi al collocamento e all‟incontro tra domanda
e offerta di lavoro, ivi compreso il collocamento mirato dei disabili.


L‟obiettivo dichiarato della L.R. 32/02 è quello di costruire un sistema regionale
integrato,    che    garantisca       la   piena     realizzazione           della    libertà    individuale    e
l‟integrazione      sociale     dei     cittadini,    con        particolare         riguardo      ai   cittadini
differentemente abili.
Per raggiungere la massima efficacia nell‟applicazione della legge 12 marzo 1999,
n. 68 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili” nel periodo 2006- 2010 la Regione
intende realizzare iniziative qualificate. Al fine di attuare un sistema regionale
integrato è stato necessario raccordare la legge 68/1999 con il d.lgs.181/2000,
come modificato ed integrato dal                     d.lgs 297/2002, sul nuovo sistema del
collocamento.
Le procedure di raccordo dovranno essere rese ancora più funzionali per dare
risposte concrete ed individuare le esigenze di collocamento e non solo per la
definizione   dello    stato     di     disoccupazione           e    dell‟immediata          disponibilità    ad
un‟occupazione delle persone disabili.


La Regione si propone di perseguire i seguenti obiettivi:
proseguire il decentramento del collocamento mirato dei disabili dai Servizi
Direzionali delle Province verso i Servizi per l‟impiego decentrati sul territorio, i
quali possono individuare misure di politica attiva del lavoro peculiari e idonee al




                                                                                                               IRIS   - 115
fine dell‟inserimento lavorativo dei disabili. Il 4 febbraio 2004 è stato approvato,
con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 7/R, il Regolamento Regionale
di attuazione degli artt. 22bis e 22ter della L.R. n. 32/02 che recepisce e raccorda,
come previsto dal “Piano di indirizzo generale”, il D.Lgs. n. 181/00, come modificato
dal D.Lgs. n. 297/02, che regola il collocamento ordinario, con la disciplina della L.
68/99. Il D.Lgs. 181/00 qualifica come lista speciale l‟Elenco dei disabili di cui
all‟art. 8 della L. 68/99.
Con la previsione dell‟art. 26 del suddetto Regolamento, i Servizi per l‟impiego
possono individuare misure di politica attiva del lavoro peculiari e idonee al fine
dell‟inserimento lavorativo dei disabili e, inoltre, possono offrire, ai disabili in stato
di disoccupazione che lo richiedano, i medesimi servizi offerti a tutti gli altri
lavoratori disoccupati.


Dall‟entrata in vigore della L. 68/99 sono state attivate, negli anni, varie azioni
rivolte ad agevolare il collocamento delle persone con disabilità. Accanto alle forme
ormai consolidate di sostegno individuale per l‟inserimento o il reinserimento dei
disabili, al fine di migliorare l‟occupabilità, ci si è resi conto della necessità di
raccordarsi in maniera più efficiente con la rete degli attori privati e privato-sociali,
e di qualificare ulteriormente la responsabilità sociale delle imprese verso i
lavoratori svantaggiati e disabili incrementando e valorizzando il rapporto tra
singole imprese e cooperative sociali di tipo B.



Con delibera G.R. del 5 settembre n. 875 che con riferimento all‟art. 159 del
Regolamento Regionale 2 febbraio 2005 n. 22/R che stabilisce che “al fine di
favorire l‟inserimento lavorativo dei lavoratori svantaggiati e dei lavoratori disabili,
ai sensi dell‟art. 14 del d.lgs. 276/2003, le Province stipulano una convenzione con
le associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori più rappresentative a
livello territoriale e con le associazioni di rappresentanza e di assistenza e tutela
delle delle cooperative di cui all‟art. 3, comma 4 , lettera b) della legge regionale
24.11.1997, n. 87 (disciplina dei rapporti tra le cooperative sociali e gli enti pubblici
che operano nell‟ambito regionale) ha approvato lo schema tipo della Convenzione
sopracitata. Che ha per oggetto la disciplina delle modalità , delle condizioni e degli
effetti del conferimento alle cooperative sociali di commesse di lavoro da parte di
datori di lavoro,anche a parziale copertura dell‟obbligo di assunzione dei disabili
previsto dalla l. 68/99.




                                                                                       IRIS   - 116
Osservazione: la parte di testo che segue è eccessivamente sbilanciata su
priorità di “sistema” e scarsamente orientata alla descrizione dei servizi
che si intende concretamente fornire a questo target.


La Regione, inoltre si prefigge di:
-    migliorare il sistema di raccordo in rete tra Province e Regioni abbandonando
     la politica dei progetti speciali verso modelli funzionali e permanenti che
     consolidino le buone prassi per le integrazioni della politica attiva del lavoro
     con le politiche socio-sanitarie;
-    migliorare a rendere sempre più fruibile attraverso il sistema IDOL, l‟incontro
     domanda e offerta per il collocamento mirato dei disabili;
-    attuare e rendere operativa la scheda del disabile che contenga, (oltre alla
     relazione sanitaria, nella quale sono contenute la natura e il grado delle
     minorazioni), le potenzialità, le abilità professionali, le competenze e le
     inclinazioni del disabile per essere collocato nel lavoro;
-    prevedere l‟acquisizione per via informatica delle relazioni di accertamento
     sanitario provenienti dalle Commissioni Aziende USL per la legge 68/1999;
     L‟anno 2004 è stato anche caratterizzato da un forte impegno, da parte della
     Regione Toscana, per raccordare il collocamento obbligatorio alla nuova
     normativa sul collocamento ordinario e per adeguare gli strumenti gestionali
     del collocamento obbligatorio. Questo ha portato al superamento della fase
     transitoria delle procedure e degli schemi di convenzione, di cui agli articoli 11
     e 12 della L. 68/99, previsti dalle delibere G.R. n. 489/00 e. n. 1166/2000.


Considerata, infatti, chiusa la fase transitoria, si è proceduto ad una rivisitazione
delle attività di raccordo funzionale fra i Settori Sanitario, Sociale e Lavoro,
semplificando le nuove modalità operative del collocamento obbligatorio, dopo
averle concertate con le parti sociali. Questo lavoro si è concluso con l‟approvazione
della Delibera di Giunta Regionale n. 109 del 31 gennaio 2005 “Revoca della
delibera G.R. n. 489/00 e nuove modalità operative del collocamento”. Gli aspetti
operativi di dettaglio, i nuovi schemi di convenzione e le nuove procedure, sono
stati definiti con i Decreti Dirigenziali n. 749 del 18 febbraio 2005 del Settore
Sociosanitario e n. 1123 del 3 marzo 2005 del Settore Lavoro.




                                                                                    IRIS   - 117
                                        Azioni


Azione b.1 Inserimento dei disabili e dei soggetti del disagio sociale
Destinatari: Disabili; Soggetti del disagio sociale


Fondo regionale dei disabili articolo 14, legge 68/1999
Con la deliberazione della Giunta regionale 18 luglio 2005, n. 736 sono state riviste
le modalità per la ripartizione tra le Province del Fondo regionale ed inoltre sono
state definite   le seguenti priorità, per la concessione dei contributi a carico del
Fondo Regionale:
-    “progetti di inserimento” presentati da imprese che prevedano un programma
     di   inserimento,   comprensivo    di   un   corso   di   formazione   professionale
     individuale, e/o azioni di tutoraggio, per l‟inserimento lavorativo del disabile
     stesso. Per quest‟azione è previsto un contributo, a fondo perduto, fino ad un
     massimo di € 5.500,00, comprensivo di eventuali spese per tutoraggio. L
     spesa per gli interventi di tutoraggio non potrà superare il 5% rispetto
     all‟importo complessivo assegnato a ciascuna Provincia.
-    “rimborso forfettario parziale”, a fondo perduto fino ad un massimo di euro
     5.000,00, per le spese necessarie alla trasformazione del posto di lavoro, per
     renderlo adeguato alle possibilità operative del disabile, a condizione che il
     contratto di lavoro sia      o venga trasformato a tempo indeterminato. Le
     Province possono sentita la Commissione Provinciale Tripartita integrata dalle
     Associazioni dei disabili superare il predetto importo di fronte a progetti di
     particolare rilevanza e qulità.
-    “rimborso forfettario parziale” per la rimozione delle barriere architettoniche
     che limitano, in qualsiasi modo, l‟integrazione lavorativa del disabile; è
     previsto un contributo a fondo perduto par al 50% delle spese sostenute, fino
     ad un massimo di €10.500,00, purchè l‟assunzione del disabile sia a tempo
     indeterminato o venga trasformata a tempo indeterminato;
-    contributo a fondo perduto per l‟acquisizione di di attrezzature per il telelavoro
     a copertura delle spese sostenute fino ad un massimo di € 2.700,00;
-    contributo a fondo perduto per le spese sostenute dalle Cooperative sociali di
     tipo B, anche in collaborazione con imprese industriali, artigiane, commerciali
     e del settore per la creazione di posti di lavoro fino ad un massimo di €
     10.500,00;




                                                                                      IRIS   - 118
-    progetti ritenuti ammissibili dalle Province, ma non finanziabili con risorse del
     Fondo Nazionale per il diritto al lavoro dei disabili. I progetti dovranno
     riguardare:
         progetti per incrementare le convenzioni con le imprese per l‟assunzione di
          disabili con particolari difficoltà. Le convenzioni potranno avere una durata
          massima di 36 mesi. Il contributo verrà erogato in tre fasi: la prima rata
          dopo sei mesi dalla assunzione del disabile, la seconda dopo 18mesi di
          lavoro, l‟ultima al termine dei 36 mesi;
         interventi inerenti attività specialistiche finalizzate all‟assunzione dei
          disabili.


          I datori di lavoro presentano i progetti alle Province, le quali stabiliscono
          l‟ammissibilità ai finanziamenti del Fondo regionale, nei limiti delle
          disponibilità finanziarie loro assegnate. Ogni anno, alla fine del mese di
          dicembre, in base ai versamenti al Fondo regionale, si viene a conoscenza
          dell‟ammontare della disponibilità economica da ripartire alle Province
          entro i primi mesi dell‟anno successivo.
          Verranno, inoltre, previsti per i disabili incentivi per la creazione di attività
          di lavoro autonomo.


Fondo     nazionale   articolo   13,   legge   68/1999,   anno    2003-2005        (Verificare
annualità)
La legge 68/1999 istituisce un Fondo nazionale per il rimborso, a favore dei datori
di lavoro, che stipulano apposite convenzioni con i Servizi provinciali competenti per
programmi di inserimento mirato.
Le risorse del Fondo nazionale vengono assegnate alle singole regioni con notevole
ritardo. Tali ritardi conseguentemente, si           ripercuotono sulla ripartizione ed
assegnazione delle risorse, da parte regionale, alle Province, le quali non sono in
grado, in pochi mesi, di effettuare una programmazione di spesa preventiva.
Inoltre le risorse assegnate per la Regione Toscana risultano insufficienti. Infatti in
alcune Province, sono stati presentati progetti di inserimento al lavoro mirato
superiori alle risorse assegnate. Pertanto le Province, per sopperire a tutte le
richieste dichiarate ammissibili, si sono trovate nella necessità di ridurre la durata
delle singole convenzioni e procedere ad una selezione, che, molto spesso, ha
escluso    dai   benefici,   anche     progetti   meritevoli,    limitandosi   a    finanziare
prevalentemente progetti che coinvolgono disabili con particolari difficoltà (79%-
100% invalidità).




                                                                                           IRIS   - 119
Le indubbie difficoltà, legate ai tempi, alla insufficienza delle risorse assegnate
nonché la complessità della gestione contabile delle stesse, portano a richiedere
una revisione delle modalità di ripartizione delle risorse stesse. Il “Coordinamento
delle Regioni” ha richiesto ha richiesto, ripetutamente e con insistenza, al Ministero
del Lavoro e delle Politiche Sociali la revisione dell‟art. 13 della legge 68/999. Allo
stato, purtroppo, con scarso successo.
La programmazione regionale prevede, inoltre, interventi a sostegno delle fasce
deboli e del disagio sociale, come tossicodipendenti ed ex detenuti, con misure
volte a favorire:
-     il consolidamento del ruolo lavorativo dei soggetti e la presenza sul mercato
      del lavoro;
-     l‟inserimento nel contesto di relazioni dell‟impresa;
-     la valorizzazione delle capacità professionali in un quadro di recupero
      dell‟autostima dei soggetti - la rimozione di diffidenze e pregiudizi ambientali.
Tale programma operativo, per muovere sulla base di una adeguato quadro di
conoscenze, implica il rafforzamento del sistema di monitoraggio dei fenomeni di
disagio, in stretta collaborazione con le reti del partenariato locale, che risulta
essenziale per la progettazione e la definizione delle misure di accompagnamento
volte a favorire l‟inclusione sociale e occupazionale.




Azione b.2 Servizi specialistici presso i servizi per l'impiego per l'orientamento delle
fasce deboli
Destinatari: Disabili; Soggetti del disagio sociale; Immigrati


Importante è certo garantire un approccio adeguato dei Centri per l‟Impiego alle
problematiche di inserimento e orientamento. Anche in riferimento al lavoro
extracomunitario, ma non solo ad esso, è necessario rafforzare l‟azione di contrasto
al lavoro sommerso, alla cui emersione non sembrano aver contribuito seriamente
le politiche nazionali degli ultimi anni. Il problema è       certo complesso e richiede
politiche e azioni diversificate di varie componenti istituzionali, ma occorre
progettare nuovi strumenti operativi per raggiungere più apprezzabili livelli di
efficacia.
…….Sportelli   di   accoglienza   e   sviluppo   della   mediazione   culturale   per   gli
extracomunitari ammessi al lavoro nel nostro paese……
DA COMPLETARE




                                                                                        IRIS   - 120
Azione b.3 Interventi rivolti all‟inserimento lavorativo degli immigrati
Destinatari: Immigrati


La Regione Toscana intende adeguare le proprie linee di intervento sulla tematica
dell‟immigrazione straniera, in relazione alle novità emergenti. L‟inserimento degli
stranieri immigrati nel mercato del lavoro toscano nel recente passato ha, infatti,
toccato nuovi settori, rafforzandosi grazie ad una domanda di lavoro non
soddisfatta a causa della carenza di manodopera locale in specifiche mansioni e
figure professionali. La situazione attuale del mercato tende oggi a riproporre in
termini   nuovi   l‟approccio    alla   questione     immigrazione.       La     presenza     di
extracomunitari, in particolare, è avanzata ben oltre l‟iniziale insediamento in
determinate nicchie produttive. Oltre all‟incremento delle consuete figure lavorative
dipendenti (operai edili, addetti ai servizi di pulizia, ambulanti, addetti alla
forestazione, operai in lavorazioni disagiate, badanti) si riscontra una crescita di
posizioni sia dipendenti che di lavoro autonomo, e quest‟ultime non in attività
„povere‟ e strettamente marginali per retribuzioni e livello organizzativo, ma in
nicchie   relativamente   importanti    delle   attività   industriali   ed    artigiane   della
manifattura tradizionale. Ciò favorisce nuovi insediamenti anche nel settore
commerciale, in relazione all‟espandersi delle comunità locali degli stessi immigrati.
A fronte di questa situazione, le linee di intervento seguite dalla Regione Toscana
mirano a:
-    garantire un inserimento lavorativo degli immigrati positivo per il mercato del
     lavoro regionale e le attività produttive e distributive della regione;
-    attivare politiche di accoglienza rispettose dei diritti di tutti i lavoratori;
-    favorire l‟emersione dalla condizione di clandestinità che interessa tuttora
     molta parte dei cittadini stranieri.
Nel corso del 2005 si è concluso il processo di revisione della normativa
sull‟immigrazione. Oggi tutta la materia è disciplinata dal D.lgs. n.286 del
25.07.1998 “T.U. delle disposizioni concernenti la disciplina dell‟immigrazione e
norme sulla condizione dello straniero, a norma dell‟art.47, comma 1, della legge 6
marzo 1998 n.40;” e dal regolamento di attuazione D.P.R.. 31 agosto 1999 n.394,
come modificato e integrato dal D.P.R. 334 del 18.10.2004 (pubblicato sulla G.U.
nel febbraio 2005)
Questo oltre che a ricondurre ad unità una normativa eccessivamente frammentata
definisce i processi di inserimento dei lavoratori extracomunitari, affidando allo
Stato, tramite gli Uffici territoriali del Governo istituiti presso le Prefetture e gli




                                                                                             IRIS   - 121
appositi Sportelli unici per l‟immigrazione, la responsabilità dell‟intero procedimento
relativo all‟assunzione di lavoratori subordinati stranieri. Le richieste dei datori di
lavoro     vengono   comunicate        dallo   Sportello      unico    al    Centro     per   l‟impiego
competente in relazione alla provincia di residenza, domicilio o sede legale
dell‟impresa. Il Centro per l‟impiego provvede a diffondere le richieste agli altri
Centri e per via telematica, attivando gli interventi tesi a verificare se ci siano
lavoratori italiani o stranieri iscritti al collocamento che si prenotano per il posto di
lavoro domandato. Decorsi venti giorni senza che siano pervenute domande da altri
lavoratori, il Centro trasmette la documentazione allo Sportello unico.
La Regione Toscana è impegnata ad ottimizzare l‟approccio dei Centri per l‟impiego
alla questione immigrazione. Nel nuovo contesto normativo, essi mantengono le
competenze in merito all‟iscrizione nelle liste di collocamento e alla registrazione del
nulla osta, e devono favorire il collocamento degli stranieri tenendo aggiornati gli
elenchi dei lavoratori extracomunitari iscritti nelle liste, attivare le iniziative previste
dalla legge 181/2000, quali colloqui di orientamento, proposte di attività formativa,
ecc.
Riguardo alla determinazione dei flussi annuali di lavoratori extracomunitari da
accogliere, la Regione Toscana ha concordato con la Direzione generale dell‟impiego
del Ministero del Lavoro l‟approvazione di un Protocollo d‟intesa al fine di
individuare     un   “modello       concertato”   per    la    rilevazione     del    fabbisogno     di
manodopera extracomunitaria, con la collaborazione delle parti sociali.




Azione b.4 Sostegno alle imprese (attività di forme di alternanza di formazione e
lavoro; assunzione di disabili con contratto a tempo indeterminato; abbattimento di
barriere     architettoniche    e    adeguamento        del    posto    di    lavoro;    modalità    di
accompagnamento del diversamente abile nella fase di inserimento e di avviamento
al lavoro)
Destinatari: Imprese, cooperative sociali di tipo B
DA SVILUPPARE




                                                                                                    IRIS   - 122
                                Finalità operativa (c)

Sostenere la nascita di nuova imprenditorialità, in particolare nei settori innovativi e
nei nuovi servizi, nel no-profit e nella fascia di piccole imprese che necessita di
ricambio    generazionale.    Potenziare     il   tessuto    imprenditoriale    esistente
valorizzandone il profilo innovativo




                                         Azioni


Azione c.1 Sostegno all‟imprenditoria giovanile
Destinatari: Popolazione 18-35 anni


L‟obiettivo che ci proponiamo è quello di stimolare la nascita di giovani imprese con
forte potenziale di sviluppo a forte contenuto tecnologico e innovativo e quindi con
prevedibile incremento occupazionale.
La Legge regionale n.27 del 1993 ha finanziato le imprese giovanili con contributi a
fondo perduto fino ad un massimo del 10% del costo totale dell‟intervento.
Per aiutare maggiormente la nascita di nuove imprese occorre un sostegno più
consistente specialmente nella fase di avvio, le imprese finanziabili sarebbero molte
meno ma si innesterebbe un procedimento virtuoso concedendo finanziamenti
rimborsabili che, a regime, porterebbero a disporre di un fondo di ingente entità.
Occorre procedere alla revisione della L.R. 27/93. La nuova legge dovrebbe anche
individuare i settori da privilegiare, escludendo quelli come il commercio ed il
turismo, non solo perché mercati oramai saturi, ma anche perché esistono
interventi regionali a supporto degli investimenti in questi due settori senza
distinzione fra imprese esistenti e imprese di nuova costituzione.
La nuova legge potrebbe puntare sul comparto manifatturiero (nei settori che
verranno individuati in base ad un‟analisi più approfondita) e su quello delle aziende
di servizi avanzati alle imprese.
Se si punta alla nascita di imprese fortemente strutturate occorre prevedere come
soddisfare almeno due fasi:
a.   start up financing (si finanzia l‟avvio dell‟attività imprenditoriale);
b.   first stage financing (si finanzia la fase espansiva dell‟attività imprenditoriale).


Per soddisfare le esigenze nella fase a), gli interventi potrebbero essere di due tipi:
-    finanziamento diretto a tasso zero nella percentuale massima del 70%
     dell‟investimento in beni materiali e immateriali




                                                                                       IRIS   - 123
-    interventi nel capitale di rischio (venture capital)

In caso di finanziamento diretto a tasso zero, occorre costituire un fondo di
rotazione con una dotazione iniziale; l‟intervento dovrà prevedere una procedura
valutativa, quindi il progetto dovrà essere accompagnato da un business plan ben
strutturato per il quale potrà essere fornito un manuale di istruzioni e il progetto
verrà valutato sia sotto l‟aspetto tecnico che economico e finanziario.
E‟ importante assicurare un tutoraggio per almeno i primi due anni di vita
dell‟impresa.




                                Finalità operativa (d)

Coniugare le esigenze di flessibilità ed adattabilità in materia di lavoro espresse dal
sistema delle imprese con politiche finalizzate a stabilizzare l‟occupazione e a
rafforzare le tutele dei lavoratori atipici e lo sviluppo delle loro competenze, favorire
l‟emersione dal lavoro irregolare




                                           Azioni


Azione d.1 Iniziative   finalizzate   al   maggiore   coordinamento   tra   le istituzioni
ispettive, del lavoro e delle forze dell‟ordine per prevenire e reprimere i fenomeni
del lavoro irregolare, con particolare riferimento alle situazioni ove lo stesso si
concentra (agricoltura, forestazione, edilizia)
Destinatari:Occupati atipici; Occupati irregolari


DA SVILUPPARE




                                                                                       IRIS   - 124
                                    Finalità operativa (e)

Ridurre la disoccupazione e l‟espulsione dal lavoro, mirando a prevenire i fenomeni
di disoccupazione giovanile e di lunga durata attraverso l'offerta diffusa e
generalizzata di servizi volti a sostenere l'inserimento lavorativo, a migliorare
l'incontro tra la domanda e offerta di lavoro




                                                Azioni



Azione e.1 Sostegno       alla    contrattazione    integrativa:       attività    di    assistenza    e
mediazione per aziende
Destinatari: Imprese; Occupati


La   Regione    Toscana        compie   un‟opera    di   mediazione       sia     nel    campo   della
contrattazione integrativa sia          nel     campo di      crisi   aziendali    che comportino
conflittualità tra le parti.
DA COMPLETARE




Azione e.2 Servizi forniti dalla rete territoriale dei servizi per l‟impiego (accoglienza,
consulenza orientativa, bilancio di competenze, accompagnamento al lavoro,
tutoraggio, azioni di accertamento di qualifica)
Destinatari: Popolazione 18 anni e oltre



I Centri per l‟impiego assumono la funzione di centri polivalenti, allargando la
gamma dei servizi e realizzando un collegamento funzionale fra i diversi soggetti
coinvolti, anche tramite il supporto della rete telematica, che consente un
avvicinamento effettivo alle esigenze dei cittadini e delle imprese.
Il   sistema   svolge   attualmente       sia    tutte   le   funzioni    amministrative,        come
tradizionalmente svolte dagli Uffici di collocamento ministeriali, sia tutte le nuove
attività quali: consulenza, supporto, orientamento, collocamento mirato, work
esperience,    promozione        interventi     personalizzati,       raccordo     con     formazione
professionale e istruzione.




                                                                                                      IRIS   - 125
Al loro interno sono operanti punti per la consulenza orientativa individualizzata,
spazi informativi (offerte di lavoro), documentazione liberamente consultabile, oltre
a sportelli differenziati per target: donne, disabili, immigrati, fasce deboli in genere,
creazione di impresa.
Sono attivi anche servizi di “preselezione” gratuiti che supportano le aziende nella
ricerca di figure professionali di difficile reperimento.


Nei Centri si organizzano e si gestiscono le informazioni aggiornate su:
-    dove si trova il lavoro;
-    nuove tipologie di inserimento lavorativo (apprendistato, tirocini, obbligo
     formativo…);
-    come effettuare scelte consapevoli e meditate (orientamento, consulenza);
-    come migliorare la propria istruzione e formazione.




                                                                                      IRIS   - 126
2.3    La dimensione internazionale delle politiche



Obiettivo globale 3 - Sviluppare la dimensione internazionale delle politiche
dell'educazione, istruzione, formazione e lavoro per contribuire al processo di
costruzione e di allargamento dell’Unione Europea e per arricchire le possibilità di
mobilità e di scambio dei cittadini e degli operatori del sistema integrato




Questo obiettivo globale viene perseguito attraverso tre distinte linee di intervento
che discendono dai seguenti obiettivi specifici:




            Obiettivo specifico 3.1   Favorire la mobilità internazionale dei singoli cittadini e
             degli attori del sistema integrato sia a fini formativi che professionali e la
             costruzione di reti di scambio di conoscenze


            Obiettivo specifico 3.2   Favorire la partecipazione degli attori del sistema
             integrato a progetti a dimensione transnazionale, connessi alle priorità
             del   Piano,   la   valorizzazione    dei    risultati     ed   il   trasferimento     di
             innovazione sia verso altri paesi che verso la Toscana


            Obiettivo specifico 3.3   Sostenere la partecipazione attiva dei Governi regionali
             e locali alla costruzione di un modello europeo di governance cooperativa




Di    seguito,   per   ciascun   obiettivo   specifico,    sono       descritte    in   dettaglio   le
caratteristiche, le finalità operative, i destinatari e gli strumenti di finanziamento
delle azioni programmate. La descrizione delle attività è inoltre preceduta da un box
riepilogativo, che evidenzia il contributo di ciascuna tipologia di azione al
raggiungimento delle finalità operative della linea di intervento.




                                                                                                    IRIS   - 127
                                       Obiettivo specifico 3.1


Favorire la mobilità internazionale dei singoli cittadini e degli attori del sistema
integrato sia a fini formativi che professionali e la costruzione di reti di scambio di
conoscenze




Box. 1      Articolazione         delle    attività    programmate         nell’ambito       dell’obiettivo
specifico 3.1

                                          Finalità operativa (a)

Favorire la mobilità internazionale a fini formativi di tutti i cittadini all’interno dei diversi canali in
cui si articola il sistema formativo




                Tipi di azione previsti                                        Destinatari

a.1    azioni di supporto per l‟accesso ai finanziamenti
                                                               Popolazione 15-18 anni; popolazione 18
       europei a favore della mobilità di studenti e di
                                                               anni ed oltre, operatori della formazione
       operatori della formazione
a.2    accordi bilaterali e multilaterali di reciprocità tra
       Governi regionali e locali di altri paesi europei       Popolazione 15-18 anni; popolazione 18
       relativi allo scambio di servizi di supporto a          anni ed oltre, operatori della formazione
       favore della mobilità
a.3.    servizi di informazione, orientamento e
                                                               Popolazione 15-18 anni; popolazione 18
       accoglienza
                                                               anni ed oltre

                                          Finalità operativa (b)

Favorire la mobilità internazionale a fini professionali di tutti i cittadini, con particolare riferimento
ai soggetti interessati dalle politiche dell’occupabilità, dalle politiche formative di supporto
all’imprenditorialità, alla ricerca ed all’innovazione




                Tipi di azione previsti                                        Destinatari


b.1    Sostegno alla mobilità internazionale a fini Popolazione 18 anni ed oltre; Lavoratori
       professionali                                provenienti da paesi comunitari

b.2   accordi bilaterali e multilaterali di reciprocità tra
      Governi regionali e locali di altri paesi europei
                                                            Popolazione 18 anni ed oltre
      relativi allo scambio di servizi di supporto a
      favore della mobilità
b.3. supporto alla creazione di reti di scambio di
      conoscenze tra imprenditori, lavoratori addetti Popolazione 18 anni ed oltre
      al trasferimento/assorbimento di innovazione,
      tra ricercatori
b.4.    servizi di    informazione,     orientamento      e Popolazione 18 anni ed oltre
       accoglienza




                                                                                                          IRIS   - 128
                                 Finalità operativa (a)

Favorire la mobilità internazionale a fini formativi di tutti i cittadini all‟interno dei
diversi canali in cui si articola il sistema formativo

Destinatari:
I destinatari delle azioni comprese in questa finalità operativa sono costituiti dalle
seguenti categorie: Popolazione 15-18 anni; popolazione 18 anni ed oltre
impegnata in percorsi formativi, operatori della formazione; Lavoratori provenienti
da paesi comunitari


Aree di intervento coinvolte
      Settore FSE e Sistema della formazione
      Settore Istruzione
      Settore Lavoro
      Settore Formazione continua e Obbligo Formativo
      Settore Infanzia, Adolescenza, Famiglia
      Settore Università e Istruzione Post Secondaria Superiore. Educazione Degli
       Adulti
      Posizione Organizzativa Apprendimento Per Tutta La Vita. Educazione Degli
       Adulti


Fonti di finanziamento
I finanziamenti europei a valere sull‟ Integrated Lifelong Learning Programme e
destinati a cittadini toscani nell‟ambito delle misure a favore della mobilità
ammontano a circa 3 milioni di euro, di cui il 50% è destinato al Programma
Erasmus


                                          Azioni


Azione a.1. Mobilità di studenti e operatori della formazione
Le azioni relative hanno l‟obiettivo di accrescere il numero dei soggetti che
partecipano a progetti di mobilità e di aumentare la qualità formativa della mobilità
transnazionale di alunni, docenti e operatori delle scuole e del sistema formativo
della Toscana attraverso l‟offerta di servizi di supporto e di accordi con Governi
regionali di altri paesi che possano garantire le migliori condizioni di reciprocità e
accoglienza.




                                                                                            IRIS   - 129
In particolare rispetto ai docenti si tratta di fornire servizi di supporto e di
accompagnamento quali: informazione per l‟individuazione di partners in altre
regioni europee, accoglienza, stage di formazione/lavoro all‟estero, orientamento a
distanza, valorizzazione, monitoraggio e certificazione.
Rispetto agli studenti oltre all‟offerta dello stesso tipo di servizi sopra descritti si
tratta di rafforzare i sostegni finanziari alle persone sotto forma di borse di mobilità,
già in parte assicurate dai programmi europei.




Azione a.2 Accordi bilaterali e multilaterali di reciprocità tra Governi regionali e
locali di altri paesi europei relativi allo scambio di servizi di supporto a favore della
mobilità


Al fine di assicurare adeguate condizioni di accoglienza ed estendere il numero di
scuole e agenzie formative impegnate in progetti di mobilità, la Regione Toscana
garantisce la stipula con i Governi regionali di altri paesi europei di accordi bilaterali
o multilaterali a supporto della mobilità. Tali accordi forniscono la garanzia di servizi
di informazione per la creazione di reti di partenariato, di un‟offerta formativa a
distanza per lo studio della lingua e della cultura locale, di servizi di accoglienza e
certificazione
Gli interventi in materia debbono necessariamente rapportarsi alle azioni già
attivate nel quadro dei programmi di mobilità gestiti dalle Agenzie Nazionali dei
Programmi Socrates e Leonardo al fine di realizzare una integrazione delle risorse
europee e regionali.



Azione a.3 Servizi di informazione, orientamento e accoglienza

La rete regionale dei servizi per l‟orientamento è lo strumento attraverso cui può
essere garantita il primo supporto per l‟accesso degli studenti, dei docenti e degli
operatori alle misure di supporto a favore della mobilità. A tale rete si affianca
l‟azione del Sistema Regionale di Formazione a distanza sia per l‟offerta di servizi di
orientamento a distanza che per l‟offerta di corsi di lingue e di cultura del paese
ospite.




                                                                                       IRIS   - 130
                                   Finalità operativa (b)
Favorire la mobilità internazionale a fini professionali di tutti i cittadini, con
particolare riferimento ai soggetti interessati dalle politiche dell‟ occupabilità, dalle
politiche formative di supporto all‟imprenditorialità, alla ricerca ed all‟innovazione


Destinatari:
I destinatari delle azioni comprese in questa finalità operativa sono costituiti dalle
seguenti categorie: Popolazione 18 anni ed oltre impegnata in percorsi formativi,
oppure nell‟ambito di politiche del lavoro, e, inoltre, in politiche per l‟occupabilità,
l‟imprenditorialità, la ricerca;


Aree di intervento coinvolte
      Settore FSE e Sistema della formazione
      Settore Istruzione
      Settore Lavoro
      Settore Formazione continua e Obbligo Formativo
      Settore Università e Istruzione Post Secondaria Superiore. Educazione Degli
       Adulti
      Posizione Organizzativa Apprendimento Per Tutta La Vita. Educazione Degli
       Adulti


Fonti di finanziamento
   -   finanziamenti europei nel quadro dell‟ ILLLP, del Marie Curie e delle politiche
       della ricerca




                                          Azioni


Azione b.1 Sostegno alla mobilità internazionale a fini professionali

Le azioni relative hanno l‟obiettivo di accrescere il numero dei soggetti che
partecipano a progetti di mobilità e di aumentare la qualità formativa della mobilità
transnazionale attraverso l‟offerta di servizi di supporto e di accordi con Governi
regionali di altri paesi che possano garantire le migliori condizioni di reciprocità e




                                                                                         IRIS   - 131
accoglienza. Rientrano, infine, in questo ambito anche gli interventi volti a
sostenere la mobilità di lavoratori toscani verso altri paesi UE e di lavoratori UE
verso la Toscana, anche attraverso specifici progetti di scambio nell‟ambito di
EURES.
In particolare, rispetto ai soggetti in formazione e interessati a svolgere work
experiences all‟estero si tratta di rafforzare i sostegni finanziari alle persone sotto
forma di borse di mobilità, già in parte assicurate dai programmi europei e, inoltre,
servizi di supporto sia in fase di orientamento che di monitoraggio e certificazione
dell‟esperienza di lavoro all‟estero.
Rispetto ai ricercatori ed agli imprenditori si tratta di fornire servizi di supporto e di
accompagnamento quali: informazione per l‟individuazione di partners in altre
regioni europee, accoglienza.




Azione b.2 Accordi bilaterali e multilaterali di reciprocità tra Governi regionali e
locali di altri paesi europei relativi allo scambio di servizi di supporto a favore della
mobilità


Al fine di assicurare i supporti necessari alla mobilità verso il paese di accoglienza,
la Regione Toscana garantisce la stipula con i Governi regionali di altri paesi europei
di accordi bilaterali o multilaterali. Tali accordi forniscono la garanzia di servizi di
informazione per la creazione di reti di partenariato, di un‟offerta formativa a
distanza per lo studio della lingua e della cultura locale, di servizi di accoglienza. In
particolare, per quanto concerne le work experiences tali accordi prevedono la loro
predisposizione, il monitoraggio e la certificazione
Gli interventi in materia debbono necessariamente rapportarsi alle azioni già
attivate nel quadro dei programmi di mobilità gestiti dalle Agenzie Nazionali dei
Programmi Marie Curie e Leonardo al fine di realizzare una integrazione delle
risorse europee e regionali.


Azione b.3 Supporto alla creazione di reti di scambio di conoscenze tra imprenditori,
lavoratori addetti al trasferimento/assorbimento di innovazione, tra ricercatori
In proposito, possono essere attuati tipi di azioni distinte a seconda che si tratti di
reti di scambio di conoscenze e di cooperazione limitate ad un progetto
temporaneo, oppure di partenariati strategici. In questo secondo caso, le azioni
prevedono interventi di supporto per:




                                                                                       IRIS   - 132
            l‟accesso degli interessati ( ricercatori, imprenditori e addetti) alla rete
             degli agenti dell‟innovazione, attraverso la gestione delle interfacce che
             assicurano la possibilità di entrare in rapporto e di comunicare
            misure a supporto della implementazione di iniziative innovative
             attraverso forme di partenariato strategico a dimensione internazionale



Azione b.4 Servizi di informazione, orientamento e accoglienza
I servizi sono finalizzati a supportare in particolare forme di mobilità che riguardino,
quali, le work experiences, il collocamento temporaneo di giovani ricercatori o il
distaccamento –anche temporaneo- di ricercatori pubblici presso le imprese, le
istituzioni in altri paesi.
I servizi possono operare anche nel campo della promozione di cluster tra imprese,
anche su scala internazionale.
Inoltre, le azioni di supporto alla mobilità ed alla costruzione di reti si fondano su
misure    che    consentono   l‟accesso   e   l‟utilizzo   da   parte   dei   singoli   attori
dell‟innovazione delle infrastrutture che forniscono servizi di assessment delle
tecnologie, studi sul futuro, di valutazione, di benchmarking anche su scala
internazionale.




                                                                                           IRIS   - 133
                                    Obiettivo specifico 3.2
Favorire la partecipazione degli attori del sistema integrato a progetti a dimensione
transnazionale, connessi alle priorità del Piano, e la valorizzazione dei risultati ed il
trasferimento di innovazione sia verso altri paesi che verso la Toscana



Box. 2      Articolazione        delle   attività   programmate         nell’ambito     dell’obiettivo
specifico 3.2

                 Finalità operative                              Tipologie di azione previste

                                                           a.1   supporto      alla     costruzione di
                                                                 partenariati internazionali per le
                          (a)
                                                                 attività previste dal Piano
                                                           a.2   promozione, in cooperazione con
Rendere possibile la cooperazione transnazionale dei
                                                                 Governi regionali e locali di altri
progetti e interventi corrispondenti alle priorità del
                                                                 paesi, di progetti pilota a carattere
Piano e per i quali la dimensione transnazionale
                                                                 transnazionale che vedano impegnati
produca un valore aggiunto
                                                                 gli attori del sistema toscano di
                                                                 apprendimento lungo tutto il corso
                                                                 della vita in veste di promotori o
                                                                 partners

                                                           b.1   implementazione del servizio di
                                                                 valorizzazione       dei    risultati dei
                                                                 progetti e delle azioni innovative
                                                                 attraverso         l‟attivazione      del
                          (b)
                                                                 monitoraggio dei risultati dei progetti,
Costruire un sistema regionale a dimensione europea              della loro raccolta e disseminazione e
per la capitalizzazione dei risultati degli investimenti         di misure per il loro miglioramento e
in progetti e interventi di innovazione dei sistemi              utilizzo all‟interno del sistema
della formazione e del lavoro
                                                           b.2   sostegno ad iniziative volte alla
                                                                 esportazione ed all‟importazione di
                                                                 best practices attuate in altri paesi




                                     Finalità operativa (a)


Rendere      possibile   la     cooperazione    transnazionale        dei   progetti     e   interventi
corrispondenti alle priorità del Piano e per i quali la dimensione transnazionale
produca un valore aggiunto




Aree di intervento coinvolte

        Settore FSE e Sistema della formazione




                                                                                                      IRIS   - 134
       Settore Istruzione
       Settore Lavoro
       Settore Formazione continua e Obbligo Formativo
       Settore Infanzia, Adolescenza, Famiglia
       Settore Università e Istruzione Post Secondaria Superiore. Educazione Degli
        Adulti
       Posizione Organizzativa Apprendimento Per Tutta La Vita. Educazione Degli
        Adulti


Fonti di finanziamento
Finanziamenti europei a valere sull‟Integrated Lifelong Learning Programme,
Interreg, Meda, Regioni della conoscenza, etc.

:




                                        Azioni




Azione a.1 Supporto alla costruzione di partenariati internazionali
Al fine di sostenere l‟iniziativa dei diversi attori del sistema integrato nella
promozione di progetti pilota a dimensione transnazionale per le attività previste
dal Piano vengono attivate misure che favoriscono la costruzione di rapporti con
partner potenziali impegnati in altre Regioni di paesi europei.



Azione a.2 Progetti pilota a carattere transnazionale
Le azioni a supporto di progetti pilota che vedano impegnati gli attori del sistema
toscano di apprendimento lungo tutto il corso della vita in veste di promotori o
partners sono finalizzate ad assicurare la programmazione congiunta, d‟intesa con
altri Governi regionali, di interventi finanziari che garantiscano la possibilità di
realizzazione di tali progetti. Le azioni relative assicurano le forme di coordinamento
necessarie al fine di garantire, ciascuno per quanto di sua competenza, l‟apporto
necessario alla realizzazione dei progetti.




                                                                                    IRIS   - 135
                                Finalità operativa (b)

Costruire un sistema regionale a dimensione europea per la capitalizzazione dei
risultati degli investimenti in progetti e interventi di innovazione dei sistemi della
formazione e del lavoro


Aree di intervento coinvolte
      Settore FSE e Sistema della formazione
      Settore Istruzione
      Settore Lavoro
      Settore Formazione continua e Obbligo Formativo
      Settore Infanzia, Adolescenza, Famiglia
      Settore Università e Istruzione Post Secondaria Superiore. Educazione Degli
       Adulti
      Posizione Organizzativa Apprendimento Per Tutta La Vita. Educazione Degli
       Adulti


Fonti di finanziamento
Finanziamenti europei per la valorizzazione a valere sull‟ Integrated Lifelong
Learning Programme




                                         Azioni




Azione b.1 Servizio di valorizzazione dei risultati dei progetti
La cooperazione transnazionale si fonda sulla capacità e possibilità di attivare forme
di scambio dei risultati degli investimenti sostenuti per l‟innovazione delle politiche
e dei sistemi formativi e delle politiche del lavoro. A questo fine, si tratta di
sviluppare l‟attenzione verso i risultati dei progetti realizzati in Toscana nel quadro
delle politiche regionali e locali della formazione lungo tutto il corso dell‟esistenza e




                                                                                      IRIS   - 136
del lavoro e di raccoglierli in un apposito servizio regionale. Spetta al Servizio di
valorizzazione il compito di provvedere alla raccolta dei risultati, alla loro
disseminazione ed a favorirne l‟adattamento e l‟evoluzione. Tale servizio opera in
collegamento con l‟insieme di analoghi servizi esistenti a livello nazionale e
internazionale.


Azione b.2 Sostegno ad iniziative volte alla esportazione ed all‟importazione di best
practices attuate in altri paesi
Lo sviluppo della cooperazione transregionale nel quadro della valorizzazione si
basa su azioni volte a favorire lo scambio di risultati di progetti. Tali azioni
riguardano, in particolare, lo scambio di prodotti per la formazione e per le attività
dei centri per l‟impiego, ivi compresi i prodotti per l‟ e learning.




                                                                                   IRIS   - 137
                                        Obiettivo specifico 3.3
Sostenere la partecipazione attiva dei Governi regionali e locali alla costruzione di un modello
europeo di governance cooperativa



Box. 3      Articolazione       delle     attività     programmate         nell’ambito     dell’obiettivo
specifico 3.3

                   Finalità operative                               Tipologie di azione previste

                                                              a.1 Partecipazione alla costruzione delle
                                                                  politiche       europee        attraverso
                                                                  l‟impegno     all‟interno     di   Earlall
                                                                  (Associazione Europea dei Governi
                          (a)                                     Locali e Regionali per l‟educazione
                                                                  lungo tutto il corso della vita) e
Rafforzare i rapporti con i Governi regionali e locali di         attraverso     l‟intensificazione    delle
altri paesi dell'Unione Europea per lo sviluppo della             relazioni con le istituzioni europee.
cooperazione      nell'ambito    delle    politiche  per
l’educazione,      l’istruzione,   l’orientamento,     la
                                                          a.2 Stipula       di   accordi    bilaterali e
formazione e il lavoro. Estendere l’azione di
                                                                 multilaterali con Governi regionali e
cooperazione istituzionale ai paesi candidati dell’area
                                                           locali di altri paesi ai fini della
mediterranea e a tutti i paesi terzi, con particolare
                                                                 cooperazione nella attuazione delle
riguardo a quelli dove sono presenti o possono
                                                                 politiche della formazione lungo tutto
svilupparsi relazioni di scambio con l’economia e la
                                                                 il corso della vita, della ricerca e del
società toscana ed a quelli in cui è presente
                                                                 lavoro
l’emigrazione toscana e italiana in generale
                                                          a.3 azioni di supporto alla cooperazione
                                                                 tra Province e Comuni della Toscana
                                                                 ed i Governi locali di altre Regioni
                                                                 d‟Europa, con particolare riferimento
                                                                 a quelle aderenti ad Earlall




                                  Finalità operativa (a)



Rafforzare i rapporti con i Governi regionali e locali di altri paesi dell'Unione Europea per lo
sviluppo   della   cooperazione     nell'ambito      delle   politiche   per   l‟educazione,   l‟istruzione,
l‟orientamento, la formazione e il lavoro. Estendere l‟azione di cooperazione istituzionale ai
paesi candidati dell‟area mediterranea e a tutti i paesi terzi, con particolare riguardo a quelli
dove sono presenti o possono svilupparsi relazioni di scambio con l‟economia e la società
toscana ed a quelli in cui è presente l‟emigrazione toscana e italiana in generale



Aree di intervento coinvolte
        Settore FSE e Sistema della formazione
        Settore Istruzione
        Settore Lavoro
        Settore Formazione continua e Obbligo Formativo




                                                                                                        IRIS   - 138
      Settore Infanzia, Adolescenza, Famiglia
      Settore Università e Istruzione Post Secondaria Superiore. Educazione Degli
       Adulti
      Posizione Organizzativa Apprendimento Per Tutta La Vita. Educazione Degli
       Adulti


Fonti di finanziamento
Finanziamenti europei a valere sull‟ Integrated Lifelong Learning Programme,
Interreg, Meda, Regioni della conoscenza, etc.




                                           Azioni
Azione a.1 Cooperazione interregionale
Partecipazione   alla    costruzione    delle   politiche   europee    attraverso   l‟impegno
all‟interno di Earlall (Associazione Europea dei Governi Locali e Regionali per
l‟educazione lungo tutto il corso della vita) e attraverso l‟intensificazione delle
relazioni con le istituzioni europee.
E.A.R.L.A.L.L. è una rete europea cui partecipano Ministri e Assessori              di Governi
regionali. Essa è stata promossa dalla Regione Toscana nel 2001. I membri di
questa rete operano al fine di realizzare un alto grado di collaborazione
nell‟elaborazione   di   politiche   per   il   Lifelong    Learning   e   per   sostenere   la
partecipazione attiva di governi regionali e locali alla costruzione di un modello di
governance europeo.
E‟ principalmente nell‟ambito di questa rete che è possibile realizzare gli accordi
interistituzionali che rendono possibile l‟implementazione degli indirizzi in materia di
cooperazione transnazionale. E‟ inoltre attraverso Earlall che possono essere gestiti
i contatti per favorire la partecipazione degli attori del sistema regionale integrato ai
programmi europei.
E‟ infine attraverso i progetti di questa rete che è possibile sviluppare anche a
livello regionale l‟adozione del “Metodo aperto di coordinamento” che consente il
benchmarking tra Regioni e l‟individuazione delle misure più adatte per affrontare le
necessità di miglioramento.




                                                                                             IRIS   - 139
Azione a.2 Stipula di accordi bilaterali e multilaterali con Governi regionali e locali di
altri paesi
La Regione Toscana garantisce la stipula con i Governi regionali di altri paesi
europei di accordi bilaterali o multilaterali a supporto della mobilità, della
promozione di progetti pilota e di azioni di valorizzazione.
Tali accordi si accompagnano anche con una iniziativa volta a sottoscrivere
protocolli di intesa con altre autorità operanti a livello nazionale e internazionale e
che possano favorire l‟attuazione del Piano e l‟integrazione delle risorse.


Azione a.3 Azioni di supporto alla cooperazione tra Province e Comuni della Toscana
ed i Governi locali di altre Regioni d‟Europa
Le azioni di cooperazione interistituzionale su scala internazionale mirano ad
estendere la possibilità di rapporti diretti di cooperazione tra i diversi livelli della
governance del sistema cui è affidata l‟attuazione del Piano.




                                                                                           IRIS   - 140
            2.4   Il sostegno alla ricerca scientifica e all’innovazione


Obiettivo globale 4 - Promuovere e sostenere come priorità per lo sviluppo: la
ricerca scientifica e i rapporti con le università e i centri di ricerca; il riordino e
l’aggregazione delle funzioni delle tante realtà presenti; il governo delle scelte sui
settori prioritari in cui è opportuno intervenire; la certificazione della qualità degli
interventi; le modalità con cui attivare risorse non solo pubbliche; la flessibilità e la
facilità di accesso tra mondo della ricerca e imprese; il trasferimento della ricerca e
dell’innovazione verso le imprese e il territorio; la divulgazione dei risultati
raggiunti; una efficace politica dei brevetti; la mitigazione del livello di rischiosità
degli investimenti innovativi attraverso un ruolo efficace di Fidi Toscana




Questo obiettivo globale viene perseguito attraverso due distinte linee di intervento
che discendono dai due seguenti obiettivi specifici:


      Obiettivo specifico 4.1   Promuovere e sostenere l'offerta di ricerca scientifica
       da   parte   delle   Università      e    dei   centri    di    ricerca   pubblici.   Favorire
       l'integrazione della ricerca fondamentale con la ricerca industriale e lo
       sviluppo precompetitivo per l'innovazione di conoscenze, competenze e
       tecnologie    produttive      per        sostenere   la        competitività      regionale    e
       l'occupazione
      Obiettivo specifico 4.2   Definire       un   progetto    integrato       della   ricerca     che
       organizzi l'offerta di ricerca da parte delle Università e dei centri di ricerca
       pubblici, che assicuri una adeguata governance del sistema dell'alta
       formazione e della ricerca, della sua organizzazione territoriale in relazione
       con la domanda formativa ed occupazionale ed i processi di innovazione
       tecnologica, e che promuova il potenziamento e la riorganizzazione delle
       infrastrutture tecnologiche e della rete dei centri di servizi alle imprese, dei
       distretti industriali e degli incubatori d'impresa




                                                                                                     IRIS   - 141
                                     Obiettivo specifico 4.1
Promuovere e sostenere l'offerta di ricerca scientifica da parte delle Università e dei
centri di ricerca pubblici. Favorire l'integrazione della ricerca fondamentale con la
ricerca industriale e lo sviluppo precompetitivo per l'innovazione di conoscenze,
competenze e tecnologie produttive per sostenere la competitività regionale e
l'occupazione.




Le attività previste all‟interno di questa linea di intervento sono riassunte nel Box
seguente:

Box. 1      Articolazione        delle      attività   programmate     nell’ambito       dell’obiettivo
specifico 4.1

                                         Finalità operativa (a)

Potenziare le capacità dei centri di ricerca pubblici di sviluppare progetti di ricerca integrati e
destinati ad introdurre elementi di innovazione produttiva, e favorire la realizzazione di centri di
ricerca pubblico - privati in settori di tradizione e di eccellenza produttiva; promuovere gli
investimenti privati nel settore della ricerca ed elevare il livello di formazione e di occupazione in
Toscana

                Tipi di azione previsti                                    Destinatari

                                                         Enti Locali, Università e centri di ricerca
a.1   Promozione      e    sottoscrizione      di    Intese
                                                         pubblici,    distretti  produttivi     e    poli
      istituzionali
                                                         tecnologici, imprese singole o associate
                                                         Enti Locali, Università e centri di ricerca
a.2    Interventi finanziari di sostegno dei progetti di
                                                         pubblici,    distretti  produttivi     e    poli
ricerca
                                                         tecnologici, imprese, investitori istituzionali
                                                         Dottorandi e dottori di ricerca, distretti
a.3    Qualificazione delle risorse umane nel settore
                                                         produttivi e poli tecnologici, imprese singole
       ricerca e sviluppo
                                                         o associate




                                     Finalità operativa (a)

Potenziare le capacità dei centri di ricerca pubblici di sviluppare progetti di ricerca
integrati e destinati ad introdurre elementi di innovazione produttiva, e favorire la
realizzazione di centri di ricerca pubblico - privati in settori di tradizione e di
eccellenza produttiva; promuovere gli investimenti privati nel settore della ricerca
ed elevare il livello di formazione e di occupazione in Toscana


                                                    Azioni


Azione a.1 Promozione e sottoscrizione di Intese istituzionali




                                                                                                     IRIS   - 142
Destinatari: Enti Locali, Università e centri di ricerca pubblici, distretti produttivi e
poli tecnologici, imprese, investitori istituzionali.


Promozione e sottoscrizione di Intese istituzionali (Protocolli di Intesa, Accordi di
Programma Quadro, Patti territoriali per l'innovazione) per la definizione dei
progetti di ricerca, promozione e partecipazione a Fondazioni ed altre forme di
partenariato pubblico-privato.


Azione a.2 Interventi finanziari di sostegno dei progetti di ricerca
Destinatari: Enti Locali, Università e centri di ricerca pubblici, distretti produttivi e
poli tecnologici, imprese, investitori istituzionali.


Individuazione degli strumenti finanziari e delle tipologie di finanziamento idonei a
realizzare l'obiettivo 4.1 come sopra definito// Fondo per le aree sottoutilizzate,
Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, Fondo Sociale Europeo, VII Programma
Quadro R&ST (FP7),Programma Nazionale della Ricerca, Fondo Innovazione
Tecnologica,Fondo Ricerca Applicata, Fondi di rotazione (CDDPP, Fidi Toscana
S.p.A.), investitori istituzionali.




Azione a.3 Qualificazione delle risorse umane nel settore ricerca e sviluppo
Destinatari: dottorandi e dottori di ricerca, distretti produttivi e poli tecnologici,
imprese singole o associate.


Promozione dello sviluppo occupazionale del settore della ricerca attraverso
iniziative di sostegno finalizzate a rafforzare il capitale umano nel settore e le
attività di ricerca delle imprese, promozione della nascita e dello sviluppo di
imprese ad alto contenuto tecnologico, incentivazione di           rapporti più organici fra
imprese e centri di ricerca, capaci di alimentare innovazione tecnologica mediante
nuovi sistemi di sviluppo delle conoscenze e nuove forme di appropriazione e di
utilizzo delle innovazioni.
Particolare attenzione sarà rivolta all'alta formazione dei lavoratori atipici ed
all'inserimento lavorativo di         laureati/e finalizzati allo sviluppo tecnologico delle
imprese, allo sviluppo di attività di ricerca, nelle imprese, attuata in collaborazione
con i centri di ricerca pubblici e privati.




                                                                                         IRIS   - 143
Le attività sopra descritte costituiscono una sezione del Progetto Integrato della
Ricerca "Lo spazio regionale della ricerca e della conoscenza", in corso di definizione
nel quadro del nuovo Programma Regionale di Sviluppo, e che delinea una strategia
volta a valorizzare l'offerta di ricerca e l'insieme delle attività di ricerca svolte dalle
Università, dai centri di ricerca pubblici in rapporto con le attività di diffusione dei
risultati della ricerca svolte dal sistema dei poli scientifici e tecnologici, degli
incubatori e dei centri di servizio, ed a valorizzare le attività di ricerca e di
innovazione nei settori della conoscenza, dei beni culturali, delle scienze della salute
e dell'ambiente, per elevare la qualità dei servizi ai cittadini e rafforzare la
competitività delle imprese del settore, e negli ambiti culturali e scientifici più
strettamente connessi con i settori di tradizionale competenza e strutturata
capacità produttiva della regione.
Tali attività prevedono la erogazione di finanziamenti per la realizzazione di progetti
di ricerca fondamentale ed industriale e di sviluppo precompetitivo con risorse
regionali o acquisite al bilancio regionale.




                                                                                        IRIS   - 144
                                      Obiettivo specifico 4.2

Definire un progetto integrato della ricerca che organizzi l'offerta di ricerca da parte
delle Università e dei centri di ricerca pubblici, che assicuri una adeguata
governance del sistema dell'alta formazione e della ricerca, della sua organizzazione
territoriale in relazione con la domanda formativa ed occupazionale ed i processi di
innovazione tecnologica, e che promuova il potenziamento e la riorganizzazione
delle infrastrutture tecnologiche e della rete dei centri di servizi alle imprese, dei
distretti industriali e degli incubatori d'impresa


Le attività previste all‟interno di questa linea di intervento sono riassunte nel Box
seguente:

Box. 2      Articolazione        delle    attività   programmate       nell’ambito      dell’obiettivo
specifico 4.2

                                         Finalità operativa (a)

Individuare gli strumenti legislativi, programmatici e gestionali adeguati per il rafforzamento delle
capacità regionali di ricerca e innovazione in relazione agli obiettivi regionali di sviluppo economico,
la valorizzazione dei centri di competenza industriali e tecnologici e la diffusione delle attività di
trasferimento e disseminazione di tecnologie, nonché lo sviluppo della previsione tecnologica e della
valutazione delle politiche volte a promuovere la competitività regionale e l'occupazione

               Tipi di azione previsti                                    Destinatari

a.1   Elaborazione      di     strumenti       legislativi,
      programmatici e gestionali per il rafforzamento Sistema di governo
      delle capacità regionali di ricerca e innovazione


                                      Finalità operativa (a)



Individuare gli strumenti legislativi, programmatici e gestionali adeguati per il
rafforzamento delle capacità regionali di ricerca e innovazione in relazione agli
obiettivi regionali di sviluppo economico, la valorizzazione dei centri di competenza
industriali    e   tecnologici    e      la   diffusione   delle   attività   di   trasferimento     e
disseminazione di tecnologie, nonché lo sviluppo della previsione tecnologica e della
valutazione delle politiche volte a promuovere la competitività regionale e
l'occupazione


                                                 Azioni


Azione a.1 Elaborazione di strumenti legislativi, programmatici e gestionali per il
rafforzamento delle capacità regionali di ricerca e innovazione




                                                                                                    IRIS   - 145
Le attività da realizzare concernono l‟elaborazione di proposte di legge, piani,
programmi ed altri atti di programmazione, la definizione di strumenti di finanza
innovativa per la      promozione     e il   sostegno della   ricerca, di   proposta    di
costituzione/partecipazione di/ad organismi di coordinamento, gestione, valutazione
e monitoraggio delle attività previste/Enti Locali, Università, Centri di ricerca,
Distretti Industriali, Poli tecnologici, centri di servizi, incubatori d'impresa, imprese,
Associazioni imprenditoriali e sindacali, Banche// Fondo per le aree sottoutilizzate,
Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, Fondo Sociale Europeo, VII Programma
Quadro R&ST (FP7),Programma Nazionale della Ricerca, Fondo Innovazione
Tecnologica,Fondo Ricerca Applicata, Fondi di rotazione (CDDPP, Fidi Toscana
S.p.A.), investitori istituzionali.




                                                                                       IRIS   - 146
2.5   Il potenziamento dei servizi e l’innovazione del sistema dell’offerta
integrato


Obiettivo globale 5 – Sostenere l’attuazione del Piano attraverso azioni volte
all’innovazione    e   all’integrazione     dei   sistemi   di   istruzione,   formazione    e
orientamento e lavoro, alla modernizzazione e al potenziamento dei servizi.
Accrescere l’efficacia delle politiche e il radicamento territoriale degli interventi
attraverso l’attivazione e la messa in rete dei diversi attori sociali che possono
contribuire alla costruzione di una società della conoscenza e allo sviluppo di un
mercato del lavoro efficiente e trasparente


L‟obiettivo specifico perseguito nell‟ambito di questa direttrice di intervento è il
seguente:
                                     Obiettivo specifico 5.1


Sostenere lo sviluppo, il potenziamento e la qualificazione di servizi e strutture,
nonché la realizzazione di azioni volte all’aggiornamento degli operatori, al
rafforzamento delle capacità manageriali dei dirigenti pubblici, e allo sviluppo del
dialogo sociale e della cooperazione tra enti e istituzioni


Rientrano in questo quadro tutti gli interventi volti alla qualificazione e al
rafforzamento dei sistemi, come ad esempio: le misure volte al potenziamento delle
strutture dell‟offerta; l‟acquisizione di risorse umane e strumentali, le azioni per il
consolidamento del sistema di accreditamento, l‟aggiornamento degli operatori.

Una parte rilevante delle azioni programmate è dedicata ad accompagnare il
processo di integrazione tra i sistemi e ad assicurare la diffusione e il radicamento
territoriale   degli   interventi;    tra    questi   si    segnalano:    il   sostegno   alla
programmazione integrata attuato attraverso la definizione e il consolidamento di
prassi concertative; lo sviluppo di reti e di modelli di integrazione; la formazione
congiunta degli operatori; la realizzazione di supporti informativi e tecnologici per
l‟interazione tra i sistemi e per la costruzione di un sistema informativo coerente
con le finalità del Piano e funzionale alle esigenze conoscitive delle attività di
programmazione, monitoraggio e valutazione.
Di seguito, sono descritte in dettaglio le caratteristiche, le finalità operative e gli
strumenti di finanziamento delle azioni programmate. Si fornisce inoltre, all‟inizio di
questa sezione, un quadro riepilogativo delle attività (vedi box n. 1), che consente




                                                                                            IRIS   - 147
di evidenziare il contributo di ciascuna tipologia di azione al raggiungimento delle
finalità operative di questa linea di intervento.



Box. 1      Articolazione       delle    attività     programmate         nell’ambito      dell’obiettivo
            specifico 5.1

                 Finalità operativa                                    Tipi di azione previsti

a)   Sostenere      l’adozione     di    modelli     di a.1       Progetti integrati di area (PIA)
     programmazione territoriale integrata e la
     diffusione di pratiche di cooperazione tra gli a.2           Programmazione della rete scolastica e
     attori presenti nelle diverse aree di intervento             dimensionamento     delle   Istituzioni
                                                                  scolastiche autonome
                                                            b.1   Perfezionamento     e   revisione del
b)   Perfezionare e completare il sistema di                      sistema regionale di accreditamento
     accreditamento degli Organismi formativi.                    degli Organismi formativi
     Estendere le garanzie di qualità anche ad altri
     servizi, alle risorse professionali utilizzate nel
                                                            b.2   Costruzione della Banca        dati     degli
     sistema     integrato    ed    attivare    ulteriori
                                                                  Operatori della Formazione
     strumenti volti ad innalzare la qualità
     complessiva del sistema regionale di lifelong
     learning. Sostenere i processi modernizzazione         b.3   Autorizzazione/accreditamento         servizi
     e di razionalizzazione del sistema intervenendo              per il lavoro.
     sulle    procedure     per   l'assegnazione       di
     finanziamenti pubblici e per il riconoscimento         b.4   Sperimentazione e messa a regime di
     di corsi di qualifica e percorsi formativi                   nuove modalità di assegnazione di
     disciplinati da legge realizzati da privati                  finanziamenti pubblici
     Nota:inserita       qui   la    nuova     finalità     b.5   Innovazione e razionalizzazione delle
     operativa        relativa    alle      procedure             procedure per il riconoscimento di corsi
     d’appalto                                                    di qualifica privati e di percorsi
                                                                  disciplinati da specifica normativa

                                                            c.1   Edilizia scolastica

                                                            c.2   Azioni di sistema per l‟educazione
c)   Sostenere lo sviluppo e la qualificazione del                ambientale (INFEA)
     sistema integrato regionale attraverso il c.3                Estensione della rete dei Servizi per
     potenziamento delle strutture, la formazione                 l‟Impiego a livello territoriale
     degli operatori e il rafforzamento del sistema c.4           Qualificazione del personale addetto
     di governo.                                    c.5           Potenziamento della rete degli Sportelli
                                                                  Donna
                                                            c.6   Potenziamento della rete degli Sportelli
                                                                  per Lavoratori Atipici
                                                            d.1   Costruzione del Catalogo dell'offerta
                                                                  formativa personalizzata
d)   Sviluppare e potenziare la rete dei servizi
                                                       d.2        Potenziamento del Sistema informativo
     telematici per consentire la consultazione in
                                                                  del lavoro
     tutto il territorio regionale delle banche dati
     locali in materia di educazione, istruzione d.3              Borsa del lavoro Toscana e altri
     formazione e lavoro e per agevolare in                       strumenti on line per l‟incontro
     entrambi i settori l’incontro tra la domanda e               domanda offerta di lavoro
     l’offerta. Ampliare la disponibilità di ricerche,
                                                       d.4        Sistema      informativo           scolastico
     dati ed informazioni per consentire azioni di
                                                                  regionale (SISR)
     programmazione, monitoraggio e valutazione
                                                       d.5        Anagrafe      nazionale        dell'edilizia
                                                                  scolastica




                                                                                                           IRIS   - 148
                                  Finalità operativa (a)


Sostenere l‟adozione di modelli di programmazione territoriale integrata e la
diffusione di pratiche di cooperazione tra gli attori presenti nelle diverse aree di
intervento



                                            Azioni



Azione a.1 Progetti integrati di area (PIA)


Finalità dei Progetti Integrati di Area
I progetti integrati di area rappresentano lo strumento per il superamento del
settorialismo e dell'autoreferenzialità dei soggetti istituzionali che operano nel
campo dell'istruzione: Province, Comuni e Autonomie scolastiche devono mettere
insieme ed integrare risorse , energie, capacità progettuali per rispondere ai bisogni
formativi espressi dal territorio.
I PIA devono scaturire da un percorso costituito dagli atti della programmazione
locale come previsto dal protocollo di intesa ANCI, UNCEM, URPT sulla governance
territoriale.
Il percorso dei progetti integrati di area deve essere pienamente inserito nelle fasi
della programmazione locale per garantire la finalizzazione degli interventi ai reali
bisogni formativi del territorio.
La risorsa della progettazione integrata deve essere rivolta a migliorare l‟efficacia
educativa e a favorire l‟innovazione e la sperimentazione;
Attraverso la Progettazione Integrata di Area la Regione toscana, in questi anni, ha
dato    un      contributo   determinante    per     la   costruzione   di   quella   pratica
dell‟integrazione delle politiche scolastiche per il miglioramento della qualità del
sistema istruzione, ormai consolidata nella nostra regione.
I PIA hanno rappresentato lo strumento per il             superamento del settorialismo e
dell‟autorefenzialità dei soggetti istituzionali che operano nel campo dell‟istruzione:
Province, Comuni ed autonomie scolastiche hanno messo insieme ed integrato
risorse, energie, capacità progettuali per rispondere ai bisogni formativi espressi dal
territorio.




                                                                                          IRIS   - 149
Il patrimonio prezioso rappresentato da questa pratica integrata delle politiche
scolastiche ha dovuto fare i conti, in questi ultimi anni, con la mancata attuazione
del nuovo assetto costituzionale delineato con il nuovo titolo V della Costituzione e
dal Dlgs 112/1998 , con l‟assenza di un adeguato sostegno finanziario all‟Autonomia
scolastica e, infine, con le politiche finanziarie restrittive della finanza locale che
hanno notevolmente messo a rischio la capacità di intervento degli Enti Locali nella
scuola.
L‟azione concomitante di questi fattori, insieme all‟assenza di un processo di verifica
e di monitoraggio, ha progressivamente determinato un‟eccessiva frammentazione
dei progetti, l‟utilizzazione di una quota significativa delle risorse dei PIA per far
fronte ai servizi di base per il diritto allo studio (mensa , trasporto, attività di
sorveglianza ecc.) , un eccessivo sbilanciamento dei progetti a favore del              primo
ciclo (scuola dell‟infanzia, scuola primaria e scuola secondaria di primo grado) .


Criteri di sviluppo innovativo per i PIA
Con apposite proposte metodologiche, frutto di studi promossi dalla Giunta
regionale e da essa approvate, dovranno essere stabiliti un nuovo percorso
operativo, metodologico per la progettazione dei PIA,         criteri orientativi , nonché
procedure di verifica e di monitoraggio che rilancino il ruolo dei PIA come il fulcro
della progettazione, a livello di territorio, degli interventi volti allo sviluppo
qualitativo del sistema di istruzione, al soddisfacimento dei bisogni formativi del
territorio e ne innalzino, al contempo, la finalizzazione e la qualità progettuale.


In ordine al suddetto obiettivo si forniscono i seguenti ulteriori orientamenti.


-   I   PIA   devono   scaturire   da      un   percorso   costitutito   dagli   atti   della
    programmazione locale così come previsto dal modello di governance territoriale
    per la progressiva costruzione di un sistema regionale integrato per il diritto
    all‟apprendimento . Seguire un percorso inserito pienamente nelle fasi della
    programmazione locale (analisi dei bisogni e definizione di obbiettivi e risorse;
    definizione di interventi progettuali in relazione a questi ultimi ; monitoraggio e
    valutazione dei progetti) rappresenta, per i PIA, una garanzia di finalizzazione
    degli interventi ai reali bisogni formativi del territorio ed un allineamento alle
    punte più alte della qualità progettuale sin ora raggiunte.




                                                                                          IRIS   - 150
-   Sono individuate le seguenti nuove tematiche vincolanti di livello regionale sulle
    quali è fatto obbligo concentrare il 50% delle risorse REGIONALI:

          Inserimento degli alunni disabili e svantaggiati;
          Problematiche connesse all‟integrazione interculturale;
          Tematiche relative al disagio scolastico.


Permane inoltre il precedente vincolo del 10% per le attività relative all‟Educazione
ambientale.



-   Al fine di determinare un quadro certo di sinergie ed integrazioni è resa
    obbligatoria la compartecipazione finanziaria dei Comuni nei progetti.

-   La coerenza con gli indirizzi della programmazione regionale e provinciale
    nonché la qualità della progettazione dei PIA devono però essere verificate e
    supportate anche da un‟azione sistematica di monitoraggio delle esperienze in
    grado di rilevarne criticità e livello qualitativo della progettualità.

-   I PIA devono essere realizzati mediante l'utilizzo della rete delle strutture di
    supporto educativo CRED, esaltando la loro funzione di supporto alla qualità
    dell‟istruzione. (Da sviluppare)



Procedure per l'attuazione dei progetti integrati di area
La Regione ripartisce ed assegna le risorse disponibili alle Province secondo le
seguenti percentuali determinate attraverso uno specifico studio svolto dall'IRPET:
Le Province secondo le modalità previste dalla governance territoriale ripartiscono
le risorse fra le zone socio-sanitarie del proprio territorio sulla base di criteri che,
tengano conto anche di fattori socio-economici.
I progetti elaborati sulla base dell'analisi dei bisogni formativi e alle risorse
educative,culturali e sociali presenti nei territori di riferimento, sono presentati da
uno o più comuni con una o più scuole alla Conferenza Zonale per l'istruzione.
La Conferenza zonale per l'istruzione procederà alla valutazione dei progetti e alla
loro approvazione.
Le province, dopo aver verificato che a livello zonale siano stati rispettati gli indirizzi
inviano alla regione gli elenchi dei progetti approvati definitivamente per la
liquidazione ai singoli comuni destinatari dei finanziamenti. (nulla osta telematico
sul programma di gestione delle risorse).




                                                                                        IRIS   - 151
Azione a.2 Programmazione        della    rete   scolastica   e   dimensionamento    delle
Istituzioni scolastiche autonome


Criteri per la programmazione della rete scolastica ( comma primo, art 39bis. DPGR
8 agosto 2003, n.47/R: Regolamento di esecuzione della LR 26 luglio 2002 n.32)
La programmazione territoriale della rete scolastica concerne la determinazione del
numero, della tipologia e degli indirizzi di studio presenti nelle Istituzioni scolastiche
autonome, secondo le competenze definite dal regolamento di esecuzione della LR
26 luglio 2002 n.32, si attiene ai seguenti criteri:


      A livello della scuola dell’infanzia, elementare e media:


a) esame e valutazione delle previsioni e proiezioni anagrafiche relative agli alunni
in età corrispondente alla scuola dell‟infanzia e al ciclo primario;
b) verifica di efficacia della configurazione assunta dal servizio scolastico (edifici,
loro distribuzione territoriale rispetto ai bacini di utenza, tempo scuola, servizi
mensa e trasporto, sperimentazioni, ecc.) del territorio di competenza, in relazione
ai bisogni formativi espressi;
c) individuazione delle condizioni strutturali ed organizzative ottimali per la
realizzazione della generalizzazione della scuola dell‟infanzia e il suo collegamento
con i servizi educativi per la prima infanzia (0-3)
d) individuazione delle condizioni strutturali ed organizzative ottimali per la
realizzazione dell‟unitarietà del ciclo primario (6-14 anni), attraverso l'istituzione di
istituti comprensivi


      A livello della scuola secondaria superiore:


a) valutazione complessiva dell‟andamento demografico riferito alla fascia di età
corrispondente al ciclo secondario, della percentuale di iscrizioni alla scuola
secondaria superiore e dei flussi di iscrizioni per le diverse tipologie e indirizzi
registrati negli anni precedenti;
b) verifica di efficacia della configurazione assunta dal servizio scolastico nei diversi
ambiti del territorio di competenza (presenza delle diverse tipologie di scuola
secondaria superiore, corsi, indirizzi,
sperimentazioni) in relazione ai bisogni formativi espressi;
c) individuazione delle condizioni strutturali ed organizzative ottimali per conseguire
in ciascuno degli ambiti del territorio provinciale una distribuzione qualitativamente




                                                                                       IRIS   - 152
equivalente delle diverse tipologie di offerta di istruzione secondaria superiore
realizzata mediante l'istituzione di nuovi e diversi indirizzi in singole istituzioni
scolastiche già esistenti, oppure tramite l'aggregazione, su base territoriale, di
diversi indirizzi in un'unica istituzione scolastica. Deve essere promossa e sostenuta
la creazione a livello provinciale o regionale di reti o consorzi di istituzioni
scolastiche autonome per settori omogenei di attività, in quanto l'unione consortile
fra più istituzioni scolastiche autonome simili costituisce una delle modalità più
idonee per sviluppare un'offerta di istruzione qualificata e ben distribuita sul
territorio.
Indirizzi di notevole specificità o legati a particolari vocazioni ed esigenze di
carattere     territoriale e   contemporaneamente        richiedenti    gravosi   investimenti
strutturali potranno assumere una valenza superiore a quella di singolo ambito ed
assumere anche carattere interprovinciale.


Per il riordino ed il completamento della rete regionale dei Centri territoriali
permanenti (CTP) presenti nel sistema di istruzione, nonché per la programmazione
integrata delle loro attività e la redazione dei progetti pilota sono confermate le
specifiche disposizioni contenute nei punti 2.3.1, 2.3.2, 2.3.3 dell'Allegato A)
approvato con deliberazione del Consiglio regionale 24 luglio 2002, n. 120.


Si specifica che i Piani provinciali contenenti l‟ordine di priorità complessivo delle
variazioni interessanti l‟intera rete scolastica sono articolati in due sezioni di cui una
riguardante le variazioni relative alla scuola dell‟infanzia ed al ciclo primario e l‟altra
relativa alle variazioni del ciclo secondario.



Criteri per il dimensionamento delle Istituzioni scolastiche autonome

Criteri generali:

       Il    dimensionamento      delle   istituzioni    scolastiche     è   finalizzato   al
        conseguimento degli obiettivi didattico-pedagogici programmati, mediante
        l'inserimento dei giovani in una comunità educativa culturalmente adeguata
        e idonea a stimolarne le capacità di apprendimento e di socializzazione.

       Al fine di conseguire la massima efficacia dell'offerta formativa e la
        partecipazione delle componenti sociali alla programmazione e gestione della
        stessa, la Regione Toscana assume la stabilità delle istituzioni scolastiche e il
        rapporto delle stesse con il territorio quali criteri-guida per l‟autonomia




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         scolastica previsto dall‟art. 21 della Legge n.59/97, dal DPR 275/99 e del
         Dlgs 112/98.

Parametri:

    Gli ambiti territoriali entro i quali le istituzioni scolastiche autonome sono di
     norma dimensionate, sono le Zone così come definite dalla Regione con atto
     __????_____.

    Per acquisire o mantenere la personalità giuridica gli istituti di istruzione devono
     avere, di norma, una popolazione, consolidata e prevedibilmente stabile almeno
     per un quinquennio, compresa tra 500 e 900 alunni; tali indici sono assunti come
     termini di riferimento per assicurare l'ottimale impiego delle risorse professionali
     e strumentali.

    Nelle piccole isole, nei comuni montani, gli indici di riferimento previsti dal
     comma 2 possono essere ridotti fino a 300 alunni per gli istituti comprensivi di
     scuola materna, elementare e media, o per gli istituti di istruzione secondaria
     superiore che comprendono corsi o sezioni di diverso ordine o tipo nelle località
     sopra indicate che si trovino in condizioni di particolare isolamento possono,
     altresì, essere costituiti istituti comprensivi di scuole di ogni ordine e grado.
     L'indice massimo di cui al comma 2 può essere superato nelle aree ad alta
     densità demografica, con particolare riguardo agli istituti di istruzione secondaria
     con finalità formative che richiedono beni strutturali, laboratori ed officine di alto
     valore artistico o tecnologico.



Criteri ed indirizzi comuni per l’intero ciclo formativo

d) Nella definizione dei piani provinciali di dimensionamento finalizzati alla
     conservazione dell‟autonomia e della personalità giuridica alle istituzioni
     scolastiche, si seguono le stesse procedure della programmazione della rete
     scolastica.

e) Le conferenze dei sindaci e le Province, nell‟ambito delle loro competenze,
     procederanno al dimensionamento ottimale tenendo conto prioritariamente dei
     seguenti criteri che rappresentano una priorità le cui deroghe debbono essere
     motivate e soggette all‟approvazione regionale:

f)   separazione delle istituzioni scolastiche di base da quelle secondarie di secondo
     grado;




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g) mantenimento delle istituzioni scolastiche di base entro gli ambiti territoriali di
     competenza delle conferenze;
h) mantenimento delle istituzioni scolastiche di secondo grado all‟interno delle zone
     o comunque della provincia;
i)   coinvolgimento delle istituzioni scolastiche interessate i cui pareri sulle proposte
     di dimensionamento debbono essere allegati alla proposta;




Criteri specifici relativi alla scuola di base (Infanzia, Primaria,Secondaria di I grado)


j)   L‟ambito territoriale di riferimento per la costituzione di istituzioni scolastiche
     autonome coincide, nella situazione ottimale, con l‟ambito comunale.
k) Riguardo alla forma organizzativa, l‟esperienza positiva verificata in questi anni
     nella scuola di base attraverso la forte diffusione degli Istituti comprensivi,
     consiglia di generalizzare questa forma organizzativa, a tutto il territorio
     regionale. Ciò al fine di diminuire l‟insuccesso scolastico nel passaggio tra un
     grado di scuola e il successivo in quanto i docenti dell‟Istituto comprensivo
     possono programmare insieme interventi di crescita culturale e recupero degli
     svantaggi sociali dei propri studenti, nell‟arco dell‟intero percorso di 11 anni di
     scuola che vanno dall‟inizio della scuola dell‟infanzia al termine della scuola
     secondaria di primo grado
l)   Laddove in tale ambito non si raggiungano gli indici minimi di riferimento
     mediante l‟unificazione tra scuole dello stesso grado o mediante la costituzione
     di istituti comprensivi di scuola materna, elementare e media inferiore, si
     procede all‟individuazione di ambiti territoriali intercomunali, in modo da
     rendere minimo il numero di Comuni necessari a costituire una scuola
     autonoma, anche considerati gli assetti viari di comunicazione e la distanza
     chilometrica tra la scuola autonoma e le porzioni territoriali più distanti. Per
     assicurare l‟ottimale impiego delle risorse per la gestione della scuola, il numero
     dei Comuni necessari per la costituzione della scuola autonoma non deve essere
     superiore a quattro. Qualora i limiti numerici ottimali non siano ugualmente
     raggiunti, si applicano le deroghe previste dal comma 3 relativo ai precedenti
     “Parametri”..
m) Nei grandi centri e nelle città con fenomeni di marcato declino demografico, le
     Istituzioni scolastiche autonome devono essere tendenzialmente dimensionate
     con riferimento all‟indice massimo. Laddove ciò non sia possibile o si tenda
     comunque a far riferimento all‟indice minimo, l‟ente locale deve fornire alle




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    conferenze dei sindaci e a quella provinciale, specifici studi da cui risulti la
    stabilità della popolazione scolastica afferente alla scuola nel quinquennio.




Criteri specifici relativi alla scuola secondaria superiore

n) In ogni Zona deve essere garantita la presenza di Istituti di II grado in modo da
    consentire la massima possibilità di iscrizione dei nostri giovani a questo grado
    scolastico diventato ormai obbligatorio insieme ai percorsi di formazione. Ciò
    vale soprattutto per le zone a bassa densità demografica, montane o nelle isole.
o) Essendo ancora non completamente definito l‟assetto della scuola secondaria di
    II grado, in particolare per le forme organizzative che assumerà e per i rapporti
    con la formazione professionale di competenza regionale, la parte che riguarda
    le forme organizzative da adottare, è demandata a successivi atti regionali.




                                 Finalità operativa (b)

Perfezionare e completare il sistema di accreditamento degli Organismi formativi.
Estendere le garanzie di qualità anche ad altri servizi, alle risorse professionali
utilizzate nel sistema integrato ed attivare ulteriori strumenti volti ad innalzare la
qualità complessiva del sistema regionale di lifelong learning. Sostenere i processi
modernizzazione e di razionalizzazione del sistema intervenendo sulle procedure
per l'assegnazione di finanziamenti pubblici e per il riconoscimento di corsi di
qualifica e percorsi formativi disciplinati da legge realizzati da privati




                                          Azioni


Azione b.1 Perfezionamento e revisione del sistema regionale di accreditamento
degli Organismi formativi.


L'accreditamento delle sedi operative degli Organismi formativi/orientativi - avviato
in Toscana nel 2003 a seguito dell'adozione del DM Lavoro 166/01 e della
normativa regionale adottata in materia - rappresenta la specifica declinazione, per
i servizi formativi finanziati con fondi pubblici o riconosciuti ai sensi della LR 32/02,
dell'accreditamento inteso quale strumento di controllo che la Regione attiva per




                                                                                      IRIS   - 156
individuare soggetti terzi ai quali poter affidare l'erogazione di servizi di interesse
pubblico di propria competenza, in grado di rispettare standard minimi di qualità
nell‟erogazione degli stessi. Nell'accreditamento degli Organismi formativi, il
controllo dei livelli minimi di qualità delle prestazioni dei servizi si coniuga
necessariamente con la promozione di un progressivo e costante innalzamento della
qualità sostanziale dei soggetti erogatori di tali servizi, in termini di strutture
logistiche ed organizzative, di capacità di relazionarsi con il territorio, di leggere e
soddisfare i bisogni di formazione emergenti.
In tale senso il sistema regionale di accreditamento risulta fondato su un dispositivo
operativo articolato in una serie di criteri, indicatori, parametri ed indici volto a
definire le caratteristiche che devono essere necessariamente possedute dalle sedi
operative dell'Organismo formativo ed a fissarne la soglia minima di "accettabilità",
ovvero di qualità della struttura e delle relative prestazioni. Un sistema di verifiche
e controlli periodici garantisce la permanenza dei requisiti minimi necessari a
rimanere parte del sistema.
A tre anni dall‟avvio del sistema regionale di accreditamento - in considerazione
dell'esperienza maturata, dei punti di forza e delle criticità emersi nonchè dello
scenario nazionale costituito dagli altri sistemi regionali di accreditamento e dei
mutamenti    di   contesto    nazionale/regionale   che   coinvolgono   la   formazione
professionale - la Regione si propone di      operare una revisione complessiva del
sistema di accreditamento così come disciplinato dalla DGR 436/03 e modifiche,
secondo le seguenti linee direttrici:
          innalzamento progressivo della qualità del sistema formativo a garanzia
           dell'utenza;
          semplificazione ed accrescimento dell' efficienza-efficacia delle procedure
           di gestione e controllo del sistema;
          creazione di condizioni che favoriscano la libera circolazione degli
           Organismi formativi su tutto il territorio nazionale.
Operativamente in primo luogo si procederà attuando il passaggio da un sistema
fondato sull' accreditamento di ogni singola sede operativa di Organismo formativo
ad un sistema fondato sull'accreditamento dell'Organismo formativo nella sua
globalità. Con ciò ottenendo il duplice vantaggio di:
-   snellire ed al contempo concentrare il sistema dei controlli diminuendo
    l'universo dei soggetti accreditati ed evitando una eccessiva frammentazione;
-   favorire i processi di mobilità interregionale e di riconoscimento reciproco dei
    diversi sistemi regionali di accreditamento, promuovendo il rispetto della libera




                                                                                     IRIS   - 157
     circolazione interna e della libera concorrenza, con ricadute positive in termini di
     innalzamento della qualità complessiva del sistema toscano.


In secondo luogo saranno attuate azioni di modifica del dispositivo operativo
concernenti la riformulazione degli ambiti e delle macrotipologie formative, il set di
criteri/indicatori/parametri/indici e le tipologie di organismi da sottoporre ad
accreditamento anche in considerazione della prevista attivazione di altri strumenti
di   controllo   e   di   garanzia   dell'utenza   (cfr.   catalogo   dell'offerta   formativa
personalizzata, Banca dati degli operatori della Formazione). In particolare, per
quanto riguarda il dispositivo si procederà tendendo a semplificare l'articolazione
degli attuali indicatori e relativi parametri ed indici e, di contro, a rafforzare e
potenziare una serie di vincoli connessi agli indici di soglia di alcuni parametri
ritenuti altamente significativi al fine di garantire la qualità del servizio erogato.
In ultimo si provvederà alla modifica del sistema procedurale che regola l'accesso
ed il mantenimento dell‟accreditamento, nonché l'organizzazione del sistema dei
controlli e delle verifiche da parte dell‟amministrazione regionale e di quelle
provinciali, da connettere in maniera forte sia con il sistema dei controlli sulla
gestione delle attività erogate (finanziate o riconosciute) sia con il sistema di
valutazione dei progetti da finanziare. Ovvero: le irregolarità riscontrate nel corso di
verifiche in itinere delle attività formative o comunque comportamenti scorretti
intervenuti in fasi diverse (candidatura, gestione, rendicontazione delle attività
ecc.) nei confronti di soggetti diversi (PA, utenti, operatori) impatteranno sui
meccanismi di conservazione dell'accreditamento degli organismi formativi; d'altro
canto, nella fase di valutazione delle candidature per la richiesta di finanziamenti
dovrà esser tenuto conto anche della performance pregressa dell'Organismo
formativo registrata nell'ambito del sistema di accreditamento.
Altro step da attuare al fine di procedere al completamento del sistema di
accreditamento è quello della garanzia della           qualificazione delle risorse umane
impiegate dagli Organismi formativi.
In tal senso nell'ambito della revisione del sistema di accreditamento si procederà
da subito ad accentuare l'attenzione ed il controllo sulle caratteristiche delle risorse
professionali impiegate, ponendo una serie di requisiti e vincoli da rispettare per
l'esercizio di alcuni ruoli strategici nell'ambito dell'Organismo.
Tale specifica linea di azione troverà il suo progressivo e graduale completamento
con l'istituzione della Banca dati degli Operatori della Formazione, prima e con la
realizzazione del processo di certificazione delle competenze degli Operatori della
Formazione, dopo.




                                                                                           IRIS   - 158
Azione b.2 Costruzione della Banca dati degli Operatori della Formazione.


Nel corso del primo semestre del 2006 sarà ultimata la messa a punto del software
e del sistema procedurale per l‟avvio ed il funzionamento della Banca dati regionale
degli Operatori della formazione, raggiungendo così il primo step del processo
graduale che dovrà condurre al riconoscimento ed alla certificazione delle
competenze       degli   operatori      del   sistema    formativo.    La      certificazione    delle
competenze degli operatori della formazione è stata rinviata dal DM Lavoro 166/01
ad un secondo momento rispetto all'avvio dei sistemi regionali di accreditamento
delle sedi; successivamente, in assenza di un sistema nazionale di standard di
competenze, l'Accordo Stato-Regioni dell'agosto 2002 ha previsto, quale prima
tappa, l'avvio di una fase di verifica conoscitiva da parte delle Regioni sulle
professionalità esistenti nell'ambito del sistema della Formazione professionale
(processo di verifica delle credenziali degli operatori).
La costruzione e l‟avvio della Banca dati regionale si collocano pertanto nell'ambito
del completamento/perfezionamento del sistema regionale di accreditamento, cui
necessariamente si raccordano, essendo la qualità delle risorse umane impiegate un
elemento centrale per garantire il diritto dell'utente a ricevere un servizio formativo
di qualità.
Oltre a ciò la realizzazione della stessa dovrà però raccordarsi progressivamente
anche con il lavoro di definizione del quadro degli standard professionali nonché dei
criteri e dispositivi per il riconoscimento e la certificazione delle competenze,
attualmente in atto nell'ambito del progetto regionale competenze (cfr. obiettivo
globale 6 e obiettivo specifico 6.1).
La banca dati in particolare conterrà i dati curriculari degli operatori della
Formazione, in termini di titoli di studio e di formazione, nonché di esperienze
formative e di lavoro e sarà uno strumento dinamico in quanto dovrà essere
aggiornato periodicamente dagli stessi operatori. Essa consentirà quindi di:
             ottenere   una   rilevazione      delle   caratteristiche     delle   professionalità
              presenti sul territorio regionale nel sistema formativo, anche al fine di
              poter   effettuare   un    confronto      con   gli   standard     professionali    che
              attualmente si stanno definendo nell'ambito del progetto regionale
              competenze;
             costruire uno strumento conoscitivo e gestionale indispensabile per
              realizzare un futuro sistema costante e specifico di certificazione delle
              competenze degli operatori della formazione;




                                                                                                   IRIS   - 159
          costituire una base per la rilevazione dei fabbisogni di sviluppo ed
           aggiornamento delle competenze degli operatori del sistema formativo;
          costituire uno strumento di riconoscimento professionale per i singoli
           operatori ed uno strumento di supporto alla ricerca ed al reperimento di
           idonee risorse professionali per gli Organismi formativi.


In una prima fase essa sarà congegnata soprattutto per restituire una fotografia del
sistema. L'accesso da parte degli operatori sarà facoltativo, mentre costituirà un
vincolo per gli Organismi formativi accreditati che dovranno individuare in tale
ambito le risorse umane cui attingere. Rappresenterà inoltre da subito uno
strumento dinamico che darà conto degli aggiornamenti formativi periodici condotti
dagli operatori.
In un secondo tempo essa dovrà costituire una base per la verifica e la
certificazione     delle competenze degli operatori, secondo il percorso a tappe già
disegnato dalla DGR 241/04.




Azione b.3 Autorizzazione - accreditamento servizi per il lavoro


La legge Regionale 1 febbraio 2005, n. 20 ha previsto l‟istituzione dell‟Albo
Regionale delle Agenzie per il lavoro; il D.P.G.R. n. 22/R del 2 febbraio 2005 ha
disciplinato le procedure di autorizzazione e di accreditamento dei soggetti privati
per lo svolgimento dei servizi al lavoro.

Continuerà il lavoro di istruttoria delle domande dei soggetti privati finalizzate
all‟ottenimento dell‟autorizzazione o dell‟accreditamento nonché il monitoraggio
sulla qualità dei servizi erogati, da ricondurre all‟interno del masterplan regionale.




Azione b.4 Sperimentazione e messa a regime di nuove modalità di assegnazione di
finanziamenti pubblici mediante procedure ad evidenza pubblica


A fianco della consolidata procedura di assegnazione di finanziamenti fondata
sull'adozione di avvisi per "chiamata di progetti", la Regione intende sperimentare
l'applicabilità della procedura di appalto quale modalità di assegnazione di fondi
pubblici per la realizzazione di interventi. La procedura di appalto può consentire di
snellire le procedure di controllo amministrativo-contabile e rendicontuale, con il




                                                                                     IRIS   - 160
duplice vantaggio di gravare meno sulle operazioni che l‟Amministrazione erogatrice
deve compiere e di garantire al soggetto formatore l‟erogazione dei pagamenti in
tempi più rapidi e con meno oneri. Consente inoltre di trattare il rapporto secondo
le norme che regolano i contratti di appalto per acquisto di servizi (penali per
inadempimento o ritardo, cause di risoluzione e possibilità di risarcimento del danno
in caso di inadempimento grave). Può favorire la libera circolazione delle agenzie
formative sul territorio e rappresentare la modalità più idonea di assegnazione dei
finanziamenti in caso di interventi specifici da realizzare connessi a processi di
programmazione definiti.




Azione b.5 Innovazione e razionalizzazione delle procedure per il riconoscimento di
corsi di qualifica privati e di percorsi disciplinati da specifica normativa


Altro obiettivo sul piano della modernizzazione dei sistemi procedurali è quello di
razionalizzare ed innovare il settore dei corsi privati di qualifica e dei percorsi
formativi disciplinati da specifiche norme nazionali e/o regionali, realizzati da
soggetti privati previo riconoscimento provinciale ai sensi della LR 32/02, a
pagamento degli utenti.
In tal senso si dovrà procedere ad uniformare e fondare su regole certe comuni a
tutto il territorio regionale, le modalità con le quali viene concesso il riconoscimento
di corsi privati, anche mediante l'adozione di uno schema regionale di avviso e di
modulistica. Si intende altresì modificare progressivamente l'attuale prassi fondata
sull' adozione di avvisi chiusi annuali. In particolare il passaggio ad avvisi a
sportello, o comunque a scadenze periodiche plurime, consentirà di poter
programmare ed avviare l‟attività formativa se e quando se ne verifichi la necessità
nel corso dell'anno, ottenendo anche l'effetto di avere un‟offerta formativa
distribuita equamente durante tutto l‟anno.
La Regione si propone infine di sperimentare a partire dai percorsi disciplinati da
legge (ma con la prospettiva di estendere l'innovazione anche ai corsi riconosciuti di
qualifica) la possibilità di richiedere il riconoscimento non più su ogni singola
edizione del corso ma su "prototipi di corso" a validità pluriennale. Il che consentirà
di alleggerire gli adempimenti istruttori delle Amministrazioni provinciali e gli oneri
connessi alla presentazione delle domande da parte delle agenzie formative,
ottenendo anche l'effetto di poter attuare le attività formative necessarie con
sufficiente rapidità rispetto alla rilevazione del bisogno formativo ed alle richieste
dell'utente.




                                                                                     IRIS   - 161
                                 Finalità operativa (c)

Sostenere lo sviluppo e la qualificazione del sistema integrato regionale attraverso il
potenziamento delle strutture, la formazione degli operatori e il rafforzamento del
sistema di governo


                                          Azioni


Azione c.1 Edilizia scolastica


      Piani pluriennali di localizzazione delle Istituzioni scolastiche

Sulla base delle risultanze della programmazione della rete scolastica, le Province
elaborano un Piano provinciale pluriennale delle localizzazioni delle Istituzioni
scolastiche. Tale Piano contiene, ai fini in particolare della programmazione degli
interventi di edilizia scolastica, l'individuazione pluriennale delle sedi delle istituzioni
scolastiche autonome e dei loro processi di razionalizzazione e di sviluppo
strutturale. Il Piano provinciale per la parte relativa alle sedi scolastiche di
competenza dei Comuni è costituito dalla sommatoria dei Piani pluriennali di
localizzazione delle Istituzioni scolastiche approvati dalle singole zone socio-
sanitarie o dalle Comunità montane presenti nel loro territorio Le Province
promuovono il coordinamento e l'integrazione dei suddetti Piani zonali attraverso le
procedure di concertazione istituzionale previste all' Art 15 della L.R. n. 49/1999.


      Finanziamento opere di edilizia scolastica - Piani annuali degli interventi di
       Edilizia scolastica

Sulla base dei Piani pluriennali di localizzazione delle Istituzioni scolastiche e
secondo i tempi e le modalità e le quote di finanziamento, di volta in volta stabilite
dalla Giunta regionale in relazione alle procedure di attuazione della legge 11
gennaio 1996, n.23, le Province indicheranno nei Piani annuali per l'edilizia
scolastica in due distinti elenchi l'ordine di priorità del finanziamento dei progetti
relativi ad interventi di edilizia scolastica elaborati dalle medesime e di quelli
elaborati dai comuni, per il patrimonio edilizio di rispettiva competenza. La Giunta
regionale approva quindi il Piano regionale degli interventi di Edilizia scolastica
quale sommatoria dei singoli Piani Provinciali dopo aver verificato il rispetto da
parte delle singole province dei criteri per la loro redazione.




                                                                                         IRIS   - 162
E‟ in corso di attuazione il III° piano di programmazione triennale che ha visto
finanziati i primi due piani annuali di attuazione, mentre il terzo piano annuale (che
doveva trovare concretizzazione nell‟anno 2005) per mancanza di finanziamenti
statali non è stato attuato e non lo sarà neanche per l‟anno 2006. Qualora nella
finanziaria 2007 fossero allocate le risorse apposite, queste verrebbero destinate:
a) 50% dei finanziamenti assegnati alla Toscana per l'edilizia scolastica per
l'adeguamento alle norme antisismiche degli edifici scolastici situati nei comuni a
maggior rischio sismico della Toscana; b) 50% dei finanziamenti assegnati alla
Toscana per l'edilizia scolastica per interventi di adeguamento alle normative di
sicurezza degli impianti ai sensi del D.L. n. 626/1994. di edifici scolastici situati su
tutto il territorio regionale.
(L‟elenco dei comuni a maggior rischio sismico della Toscana si basa                   su
:Valutazione del Rischio effettuato dal Gruppo Nazionale per la difesa dai Terremoti
(G.N.D.T)/C.N.R. che dal febbraio 1998, ai sensi dell'atto di Programmazione
Negoziata del 05.03.1997 fra la Regione Toscana ed il Dipartimento della Protezione
Civile, costituisce i presupposti degli ambiti territoriali di applicazione della L.R.
56/97. Programma ambientale approvato dal Consiglio Regionale con Delibera n. 24
del 30.01.2002 di cui ai programmi scheda 5 e 6).




       Programma straordinario

A seguito dei tragici eventi di San Giuliano di Puglia fu preso atto della grave
situazione, dal punto di vista della sicurezza sismica, in cui versano una parte
consistente degli edifici scolastici ed è per ciò che il Ministero delle Infrastrutture ha
previsto con la legge 27 dicembre 2002, n. 289, art. 80, l‟inserimento, nell‟ambito
del programma delle infrastrutture strategiche di cui alla legge 21 dicembre 2001,
n. 443, di un piano straordinario per la messa insicurezza degli edifici scolastici.
In particolare, il citato articolo ha attribuito al Ministero delle Infrastrutture e dei
Trasporti la predisposizione, di concerto con il Ministero dell‟Istruzione di “ un piano
straordinario di messa in sicurezza degli edifici scolastici con particolare riguardo a
quelli che insistono sul territorio delle zone a rischio sismico….”. A tale scopo sono
stati assegnati alla Regione Toscana € 14.648.000,00.
Su tale importo è stato approvato dalla Giunta regionale con deliberazione n.
98/2004 un elenco degli interventi da ammettere a finanziamento nei limiti
dell‟assegnazione citata.




                                                                                       IRIS   - 163
Con delibera n. 102/2004 del 20 dicembre 2004 pubblicata sulla G.U. del 11 agosto
2005 il C.I.P.E. ha approvato il primo programma stralcio di messa in sicurezza
degli edifici scolastici e successivamente il 13 ottobre 2005 è stata raggiunta in
sede di Conferenza unificata la prevista Intesa per la realizzazione di detto Piano
straordinario e le relative procedure di attuazione dei finanziamenti affinché gli enti
aggiudicatari possano provvedere agli atti di propria competenza.


      Proroga dei termini di adeguamento degli edifici scolastici al d.l. n. 626

Con l‟Art 15 della legge 3 agosto 1999, n. 265 venivano prorogati alla data del 31
dicembre 2004 gli interventi previsti dall‟Art 1 bis del decreto legge 23 ottobre 1996
n. 542 convertito con modificazioni dalla legge 23 dicembre 1996 n. 649, come
modificato dall‟art 1, comma cinque, della legge 2 ottobre 1997, n. 340, consistenti
nella messa a norma degli edifici scolastici ai sensi del decreto legislativo n.
626/94.
Nell‟imminente scadenza di tale termine risultavano ancora molti gli edifici scolastici
ancora da adeguare ed è stato per questo che con l‟art 9 del decreto legge 9
novembre 2004, n 266 le Regioni, al fine di consentire la completa utilizzazione
delle risorse stanziate per l‟adeguamento a norme degli edifici scolastici, a fronte di
comprovate esigenze, possono fissare una nuova scadenza del termine indicato
dall‟art. 15, comma 1, della legge 3 agosto 1999, n. 265, comunque non successiva
al 31 dicembre 2005, relativamente alle opere di edilizia scolastica comprese nei
rispettivi programmi di intervento.
La Regione Toscana con deliberazione di Giunta 27 dicembre 2004, n. 1401 in
recepimento di quanto detto al paragrafo precedente fissava al 31 dicembre 2005 il
termine per il citato adeguamento a norma degli edifici scolastici.
Successivamente con la legge 1° marzo 2005, n. 26, il più volte citato termine del
31 dicembre 2005 veniva ulteriormente prorogato di sei mesi portandolo al giugno
2006. Con deliberazione 28 novembre 2005, n. 1150 la Giunta Regionale ha
adottato apposito atto di recepimento della legge n. 26/2005 prorogando al 30
giugno 2006 i termini per l‟adeguamento normativo al decreto legislativo n.
626/1994 degli edifici scolastici toscani.



Azione c.2 Azioni di sistema per l‟educazione ambientale (INFEA)




                                                                                    IRIS   - 164
L‟attività di educazione ambientale, sviluppata da anni in Toscana, ha registrato una
crescita di impegno e di risultati anche a seguito dell‟adesione al progetto nazionale
INFEA (informazione, formazione, educazione ambientale).


Nella promozione degli interventi di educazione ambientale la Regione, insieme ad
una pluralità di soggetti quali Province, Centri di educazione ambientale, Scuole,
Aree protette, Associazioni, etc. è da tempo impegnata nella costruzione di un
specifico Sistema toscano.


La realizzazione di questo obiettivo prevede un modello che integri sia le indicazioni
della L.R n. 32/2002 in merito ai processi di formazione, informazione ed
educazione lungo tutto l‟arco della vita nella società della conoscenza, sia i
contenuti del PRAA, Piano regionale di azione ambientale per gli interventi in campo
ambientale, con l‟obiettivo di “formare nuove comunità sempre più capaci di
partecipare   responsabilmente,     consapevolmente    e   criticamente   alla   gestione
ecologica del proprio territorio” (DGR n.767/2005).
Il quadro di riferimento, costituito dalla sostenibilità dello sviluppo, è ispirato anche
al Documento UNESCO di introduzione al Decennio per l‟Educazione allo Sviluppo
Sostenibile 2005-2014.
I positivi i risultati conseguiti sia in termini di potenziamento delle “strutture”
dedicate all‟educazione ambientale, realizzate anche con l‟utilizzazione dei fondi
della Misura 2.2.3, Fers, Obiettivo 2, 2000-2006, sia le “azioni di sistema” quali
formazione operatori, indicatori di qualità, monitoraggio, sito internet, etc.,
costituiscono una solida base per la prosecuzione del lavoro di crescita e di
qualificazione degli interventi e delle strutture.
In questa ottica la Regione intende proseguire nel solco delle scelte concordate al
Tavolo del Coordinamento delle Regioni, ribadite anche nel corso del Forum delle
Regioni tenutosi a Torino il 5 ottobre 2005, e finalizzate alla costruzione di sistemi
regionali INFEA.


In questa fase della programmazione si attua un passaggio importante che
consente di dare concretezza alle azioni fin qui intraprese, legate tra loro dalla
coerenza con una strategia comune.
In tal senso la proposta di indicatori di qualità, sviluppata negli ultimi due anni
mediante una specifica azione di sistema, una volta validata permetterà di
procedere ad un vero e proprio accreditamento delle strutture.




                                                                                      IRIS   - 165
Ciò contribuisce all‟obiettivo generale degli indirizzi 2005-2006 “consolidare il
sistema e creare le condizioni di stabilità, di continuità e di qualità che ne
garantiscano il mantenimento e il buon funzionamento”.


Il progetto qualità è stato sviluppato mirando ad un duplice risultato: da un lato
innescare,   da    parte   dei   soggetti   compresi   nel   sistema,   un     percorso   di
autoriflessione sul proprio operato per un miglioramento continuo della qualità,
dall‟altro affiancare al principio di libera adesione volontaria alla rete, proprio del
Sistema integrato per il diritto all‟apprendimento per tutta la vita, uno strumento
tecnico che consenta di individuare i soggetti qualitativamente idonei a entrare nel
Sistema.
L‟accreditamento di soggetti e strutture, articolato per funzioni, porterà quindi alla
chiarezza di articolazione del Sistema in tutte le sue componenti (chi fa parte del
sistema stesso e per svolgere quale funzione), favorirà trasparenza e ottimizzazione
nell‟utilizzo di risorse pubbliche (accesso a finanziamenti da parte di soggetti e
strutture accreditate) valorizzando il Sistema nel suo complesso e accrescendone la
riconoscibilità (uso del logo da parte di soggetti e strutture accreditati).
In parallelo si va rafforzando e consolidando il rapporto con il territorio teso a
“implementare la progettazione locale di qualità e la sua equilibrata diffusione sul
territorio” (dagli Indirizzi 2005-2006).
Nella prospettiva di giungere a stipulare un “patto“ con il territorio nelle dieci
Province toscane, le “linee guida per la progettazione” scaturite dall‟apposita
sperimentazione pilota, saranno il veicolo per la programmazione, individuazione e
attuazione delle azioni locali di educazione ambientale.


Si va compiendo una fase di transizione che realizza il passaggio dal modello
precedente (selezione dei progetti locali mediante bandi pubblici provinciali, dal
2003 al 2005) ad un modello più evoluto (definizione dei progetti locali mediante
concertazione nei tavoli di governance previsti) che salvaguarda e non disperde i
risultati raggiunti   in termini di qualitativi (competenze valutative dei nuclei
provinciali, competenze progettuali maturate sul territorio, indicatori di qualità per i
progetti), ma li riporta in un disegno più ampio di progettazione integrata e
sinergica.
Il compimento del processo di accreditamento contribuirà a definire l‟ambito entro il
quale sviluppare la progettazione locale (soggetti e strutture accreditate come parte
del Sistema EA).




                                                                                          IRIS   - 166
Azione c.3 Estensione della rete dei Servizi per l‟Impiego a livello territoriale


      Obiettivi e attori del sistema regionale dei Servizi per l’Impiego

Il sistema regionale toscano dei servizi per l‟impiego costituisce lo strumento
operativo centrale per il raggiungimento degli obiettivi previsti dalle linee
strategiche del programma regionale.
E‟ costituito da una “rete di strutture organizzate per rendere effettivo il diritto al
lavoro e per la gestione dei relativi servizi” (articolo 19 della L.R. 32/2002),
orientati prioritariamente ad interventi di carattere “preventivo” rispetto a quelli
“curativi”, nel rispetto ed in linea con gli orientamenti, in materia di occupazione,
definiti dall‟Unione Europea.
Il sistema impegna Regione, Province e Comuni, tramite specifiche strutture, Centri
per l‟impiego e sedi territoriali, finalizzate all‟organizzazione e fornitura di servizi
specifici, in un‟ottica di apertura a tutti gli attori interessati e presenti sul territorio.
Si caratterizza per la configurazione a rete aperta, che permette di collegare i
diversi settori di azione e di coinvolgere soggetti pubblici e privati nella
realizzazione di interventi polifunzionali e specializzati (e quindi regolati da modelli
convenzionali diversificati), necessari per rispondere ai bisogni di un‟utenza
articolata e differenziata.
La Toscana ha scelto di dotare il sistema, per renderlo operativo ed efficace, di
propri strumenti informatici in grado di consentire operazioni specifiche e
cooperazione con l‟esterno, e per agevolare la diffusione e la condivisione delle
conoscenze.
Il sistema opera in stretta correlazione con i servizi per la formazione professionale
e per l‟istruzione, nell‟ottica dell‟integrazione delle funzioni.


      Ambito territoriale di riferimento

La dimensione locale costituisce uno degli elementi centrali per il raggiungimento
degli obiettivi programmatici, in coerenza con il principio di sussidiarietà, inteso
come assegnazione di funzioni, e conseguente erogazione di servizi, a quei livelli in
grado di offrire la migliore efficacia nel raggiungimento degli obiettivi.




                                                                                           IRIS   - 167
In questo quadro si sviluppa anche il metodo della “concertazione” con l‟apporto
delle parti sociali alla programmazione ed alla valutazione delle varie attività, sia a
livello        regionale,     cui   competono         compiti   di     programmazione,       indirizzo,
coordinamento,          sia    provinciale      cui   competono      compiti      di   programmazione
intermedia e di attuazione degli interventi.
Sono previsti, infatti, specifici organismi, sia a livello regionale che provinciale, ed
in   particolare:       Tavolo      di     concertazione    regionale,    Commissione       Tripartita,
Commissione Tripartita provinciale.
Il sistema regionale dei servizi per l‟impiego si caratterizza per:
          -    decentramento dei servizi,
          -    apertura e collaborazione fra pubblico e privato,
          -    sperimentazione locale.
Le Province costituiscono il riferimento territoriale principale attraverso l‟insieme dei
loro Centri per l‟impiego e delle sedi territoriali decentrate.
Ai Comuni sono affidati, tramite specifiche convenzioni, i primi servizi informativi
all‟utenza.        Collaborazioni        specifiche   con   soggetti    privati    sono   previste   ed
incentivate, nell‟ottica di potenziare forme concrete di collaborazione per migliorare
l‟efficacia complessiva del nuovo sistema.


Nella nostra regione i nuovi servizi per l‟impiego sono ormai avviati e consolidati su
tutto il territorio, anche se differenziazioni permangono, tre le diverse realtà, nella
quantità di servizi offerti e nella tipologia. Il diversificato livello di prestazioni è
dovuto sia alla differenziazione nelle dotazioni di personale, sia alla inevitabile
diversità nelle conoscenze specialistiche richieste da normative in continua
evoluzione che richiedono interventi formativi specifici, ripetuti nel tempo, che non
in tutte le realtà possono essere tempestivamente attuati.
Comunque l‟attività realizzata ed il livello di prestazioni erogato nella nostra
regione, in una specifica indagine svolta dall‟Isfol sull‟attuazione del decentramento,
assegna alla Toscana una valutazione ampiamente positiva, nel gruppo delle regioni
italiane più avanzate.


             Assetto funzionale

I Centri per l‟impiego costituiscono le strutture portanti per l‟erogazione dei servizi
previsti dal decentramento, normato dal decreto legislativo 469/1997, con il quale
si avvia il passaggio delle funzioni in materia di politiche attive e servizi all‟utenza
dallo Stato a Regioni ed Enti locali.




                                                                                                     IRIS   - 168
Nei Centri si organizzano e si gestiscono le informazioni aggiornate su:
       -   dove si trova il lavoro;
       -   nuove tipologie di inserimento lavorativo (apprendistato, tirocini, obbligo
           formativo…);
       -   come effettuare scelte consapevoli e meditate (orientamento, consulenza);
       -   come migliorare la propria istruzione e formazione;
       -   come avviare un‟impresa.


Gli interventi realizzati in precedenza hanno indicato, pur tra prevedibili difficoltà di
un processo di notevole complessità organizzativa, il raggiungimento sostanziale
degli obiettivi quantitativi assunti ed un soddisfacente livello qualitativo nella
logistica e nella strumentazione attivata.
Sono state potenziate l‟organizzazione strutturale in relazione ai nuovi compiti, con
interventi rilevanti sulle sedi, sulla costruzione delle reti telematiche, sulla
predisposizione di uno specifico software gestionale (Idol), sull‟aggiornamento e la
riqualificazione del personale.


Il   sistema   svolge   attualmente    sia    tutte   le   funzioni   amministrative,   come
tradizionalmente svolte dagli Uffici di collocamento ministeriali, sia tutte le nuove
attività quali: consulenza, supporto, orientamento, collocamento mirato, work
esperience,     promozione     interventi    personalizzati,    raccordo   con   formazione
professionale e istruzione.
I Centri per l‟impiego assumono pertanto la funzione di centri polivalenti, allargando
la gamma dei servizi e realizzando un collegamento funzionale fra i diversi soggetti
coinvolti, anche tramite il supporto della rete telematica, che consente un
avvicinamento effettivo alle esigenze dei cittadini e delle imprese.
Al loro interno sono operanti punti per la consulenza orientativa individualizzata,
spazi informativi (offerte di lavoro), documentazione liberamente consultabile, oltre
a sportelli differenziati per target: donne, disabili, immigrati, fasce deboli in genere,
creazione di impresa.
Sono attivi anche servizi di “preselezione” gratuiti che supportano le aziende nella
ricerca di figure professionali di difficile reperimento.


Le “linee guida europee”, recepite dai decreti ministeriali, prevedono che il sistema
pubblico di impiego intervenga per garantire:




                                                                                          IRIS   - 169
       1. un‟offerta a tutti i giovani disoccupati almeno una proposta sotto forma di
       colloquio orientativo, formazione, riqualificazione, esperienza lavorativa, etc.
       entro sei mesi;
       2. analoga proposta per adulti disoccupati, entro dodici mesi.


Un elemento determinante per il successo dei nuovi servizi è costituito dalla
“pubblicizzazione” delle attività svolte dai servizi per l‟impiego.
Cittadini   ed   imprese    devono     conoscere    queste    opportunità,    valutarne    le
potenzialità, utilizzarne i servizi.
Indispensabile è, pertanto, la realizzazione di attività informative, continue e
mirate, per facilitare l‟accesso a questi servizi, utilizzando tutte le possibilità:
campagne pubblicitarie, incontri, rapporti specifici con le diverse per fasce di
utenza, produzione di materiale informativo, pagine web, etc..
Le Province, chiamate a compiti maggiori rispetto al passato, contribuiscono
fattivamente alla realizzazione di questi obiettivi, pur in un quadro di risorse
finanziarie non sempre adeguate ai bisogni ed alla crescita di bisogni da parte di
fasce sempre più ampie di popolazione.


      Masterplan Regionale dei Servizi per l’Impiego.

La Regione Toscana, in accordo con le parti sociali e le istituzioni locali, dopo aver
individuato nel regolamento attuativo della L.R.32/02: il sistema regionale e
provinciale per l‟impiego (art. 118); le tipologie dei servizi per l‟impiego (art. 119);
gli standard minimi dei servizi (art. 120) e la qualità e l‟omogeneità delle
prestazioni su tutto il territorio regionale (art. 121), ha approvato il Masterplan
Regionale dei Servizi per l‟Impiego.

Con questo strumento si individuano e si definiscono le attività in cui devono
articolarsi i servizi; gli indicatori di accessibilità, di risorse, di prodotto, di risultato
minimi che devono essere garantiti nell‟erogazione dei servizi stessi; il monitoraggio
e la valutazione della qualità ed omogeneità delle prestazioni.

La definizione di un Masterplan regionale dei Servizi per l‟Impiego diviene dunque
“uno strumento di supporto alla programmazione ed al monitoraggio di tutti gli
interventi nazionali (statali, regionali e provinciali) finalizzati all‟organizzazione ed
implementazione della riforma dei SPI”.

La logica del Masterplan è quindi “quella di concordare obiettivi di realizzazione
quantitativi e standard qualitativi di funzionamento condivisi; di fissare in precise
fasi temporali il raggiungimento di un‟efficienza misurabile in effetti oggettivamente




                                                                                          IRIS   - 170
apprezzabili, di individuare gli strumenti e le risorse, finanziarie e non, da attivare
in relazione alle finalità specifiche individuate”.

L‟elaborazione di un testo condiviso di Masterplan rappresenta il frutto di una
stretta collaborazione tra la Regione Toscana e le Amministrazioni Provinciali.

Per ogni Area Funzionale, indicata nel Regolamento all‟art. 119, sono state
individuate le varie tipologie di Servizi articolate per Attività ed i relativi indicatori di
efficienza ed efficacia.

Questo strumento ci consentirà di monitorare lo sviluppo del sistema regionale per
l‟impiego, sia pubblico che privato autorizzato o accreditato, rilevarne le carenze ed
i ritardi così come le punte di eccellenza.

Esso    rappresenterà      un   importante strumento per         la   crescita    qualitativa e
quantitativa di questi servizi su tutto il territori regionale


       Riorganizzazione e costruzione di un network territoriale dei Servizi per
        l’Impiego


Il network territoriale

Il buon livello quantitativo e qualitativo della diffusione dei servizi per l‟impiego sul
territorio   regionale     rappresenta   uno   stimolo    ulteriore     per      una   maggiore
qualificazione del servizio.
Dobbiamo riuscire a costruire il sistema di gestione integrata del network
territoriale. La diffusione capillare sul territorio non rappresenta di per se stesso un
sistema.
Occorre costruire la comunità professionale di operatori dei servizi per l‟impiego
pubblici e privati che si caratterizzi come:

-   luogo di comunicazione in tempo reale e scambio di informazioni;
-   luogo di accrescimento delle competenze professionali degli operatori
-   luogo di integrazione delle politiche esercitate dai diversi attori di un territorio,
    impegnati nell‟erogazione dei servizi per l‟impiego.
Un sito web “specialistico” dovrà rappresentare il luogo comune di informazione e di
diffusione dei prodotti e delle esperienze realizzate dai diversi soggetti che operano
nel sistema SPI regionale


Come operare con risorse scarse
La riduzione a livello europeo delle risorse dei fondi sociali, unita alle novità
contenute nella Finanziaria per il 2006 e nella riformulazione del Patto di Stabilità,




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prefigurano una riduzione massiccia delle risorse economiche a disposizione dei
Servizi per l‟Impiego.
Tali considerazioni consigliano di mettere a disposizione di Province e dei SPI delle
metodologie relative alla :
       pianificazione strategica dei servizi da mantenere, esternalizzare, erogare in
        rete;
       riorganizzazione dei processi e delle professionalità dei servizi


L‟obiettivo finale resta quello di mantenere quanto più possibile inalterati sia la
qualità che i livelli di servizio raggiunti.
Occorre affrontare il tema della scarsità delle risorse e della conseguente necessità
di riorganizzare sia il pacchetto dei servizi di competenza che i relativi processi
mettendo i Servizi per l‟impiego al centro di specifici network e sostenendo un loro
ruolo di :
       regia delle reti relazionali per servizi sia alla domanda che alla offerta;
       nodo tra soggetti impegnati nelle politiche attive del lavoro e della
        formazione;
       interconnessione con attori centrati su politiche sociali.
A tal fine si propone di avviare in alcune realtà provinciali delle sperimentazioni che
ridisegnino la rete di erogazione dei servizi per l‟occupabilità (fronte domanda e
fronte offerta) tenendo nel debito conto le necessità dei cittadini, le missioni
istituzionali e gli obiettivi dei vari attori, i livelli e la qualità di servizio.

L„insieme delle sperimentazioni dovrebbe comporre un modello di riferimento
integrato, metodologie e strumenti cui tutte le realtà provinciali potranno rifarsi per
adeguare i propri Servizi per l‟impiego.

I principali obiettivi da realizzare con ciascuna sperimentazione consistono nel:
-   quantificare la riduzione delle risorse disponibili per i servizi per l‟impiego e
    verificarne l‟impatto sul sistema di riferimento : sistema provinciale o singolo
    CPI ;
-   definire    il   pacchetto   dei   servizi   irrinunciabili   -   oltre   gli    istituzionali    :
    comunicazioni obbligatorie, colloqui di orientamento, itinerari formativi, offerta
    di posti di lavoro, cancellazioni - dati gli indirizzi operativi ed il profilo economico
    e sociale del territorio presidiato;
-   elaborare la mappa degli attori competenti per i vari servizi sul territorio;
-   fissare gli standard qualitativi desiderati anche in funzione di economie di scala;




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-   fare rete con strutture sia pubbliche che private per operare con servizi integrati
    che coniughino copertura di target e specializzazioni operative;
-   potenziare le capacità di utilizzare, ottenendo sinergie, altre risorse “tecniche”:
-   osservatori provinciali e regionali del lavoro
-   agenzie strumentali regionali
-   borse lavoro regionali
-   enti di formazione;




                                      Finalità operativa (d)

Sviluppare e potenziare la rete dei servizi telematici per consentire la consultazione in tutto il
territorio regionale delle banche dati locali in materia di formazione e lavoro e per agevolare
in entrambi i settori l‟incontro tra la domanda e l‟offerta. Ampliare la disponibilità di ricerche,
dati ed informazioni per consentire azioni di programmazione, monitoraggio e valutazione




                                              Azioni


Azione d.1 Costruzione del Catalogo dell'offerta formativa personalizzata


Come precisato nel primo documento di indirizzo per la costruzione del catalogo
dell‟offerta formativa personalizzata di cui alla DGR 895/03, il catalogo dell‟offerta
formativa     personalizzata     si     colloca   in   una   direttrice   che    “partendo     dal
potenziamento della funzione informativa a supporto della scelta del cittadino – che
costituisce comunque una funzione di base - progressivamente va verso il
potenziamento anche della funzione di garanzia della qualità del prodotto
formativo”. Entrambe tali funzioni – di informazione e supporto alla scelta
consapevole dell'utente di percorsi formativi e di garanzia di poter fruire di servizi
formativi di qualità - costituiscono una delle principali responsabilità della Regione
impegnata a promuovere nei confronti dell‟insieme dei cittadini toscani politiche di
lifelong learning che permettano realmente di raggiungere gli obiettivi comunitari
delineati dalla “strategia di Lisbona”.
La messa a punto del Catalogo regionale dell‟offerta formativa personalizzata, che
sarà ultimata nei primi mesi del 2006, attiverà dunque un ulteriore strumento
regionale che, affiancandosi ad altri, contribuirà ad elevare la qualità dei soggetti e




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dei prodotti formativi disponibili per i cittadini toscani e quindi la qualità
complessiva del sistema formativo. Mediante l‟accreditamento degli Organismi
formativi ci si concentra sul controllo dei soggetti erogatori dei servizi formativi e
sui relativi requisiti strutturali, logistici, professionali ecc.,   mediante il sistema di
valutazione dei progetti candidati su bandi pubblici si individuano gli interventi
meritevoli di essere realizzati con risorse pubbliche, sulla stessa linea direttrice
mediante il catalogo ci si pone l‟obiettivo di assicurare il rispetto di standard minimi
di qualità ed affidabilità di prodotti/percorsi formativi, che possano essere scelti
dall‟utente in autonomia e sulla base delle proprie esigenze formative e personali,
usufruendo di strumenti di finanziamento pubblico (come i voucher), finalizzati a
sostenere ed incentivare la domanda individuale di formazione.
Il catalogo dell‟offerta formativa personalizzata assolverà in particolare ai seguenti
scopi:
a) supportare a livello conoscitivo, anche mediante il supporto dei servizi per
l‟impiego, l‟esercizio della scelta di prodotti formativi da parte dei singoli soggetti
fruitori di voucher;
b)   garantire   che    i   prodotti   in   catalogo   rispondano    a   requisiti   minimi   di
qualità/affidabilità;
c) creare le condizioni per garantire che gli esiti dei percorsi formativi possano
essere certificati.
Operativamente si caratterizzerà come uno strumento (informatico e procedurale)
di raccolta, classificazione e validazione di prodotti formativi proposti da organismi
formativi qualificati, disponibili per soggetti fruitori di voucher. Sarà operativo su
tutto il territorio regionale e sarà “generalista” ovvero raccoglierà al proprio interno
prodotti formativi attinenti le diverse tipologie di formazione (formazione di base,
formazione superiore, formazione continua, educazione adulti). Ad esso si potrà
accedere on line, sia per l‟inserimento della proposta formativa da parte degli
Organismi formativi, sia per la consultazione e la scelta da parte degli utenti,
direttamente o tramite servizi per il lavoro. Il software funzionerà sul nodo
telematico regionale e dovrà essere realizzato in modo da rendere possibile il
collegamento ed il dialogo con le altre banche dati regionali (sistema informativo
accreditamento e banca dati operatori).
Potranno inserire proposte in catalogo tutti gli organismi formativi accreditati dalla
Regione Toscana o da altra Regione italiana, oppure in possesso di un sistema di
gestione della qualità certificato/accreditato (Iso, Asfor, Efqm).
Saranno in ogni caso ammessi all‟inserimento di prodotti in catalogo le Università e
gli Istituti di alta formazione e ricerca riconosciuti dal MIUR. L‟accesso al catalogo in




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termini di “fruibilità”   sarà aperto a tutti i cittadini interessati, costituendo un
supporto diretto per i fruitori e gli aspiranti fruitori di voucher formativi, ma anche
uno strumento di servizio più generale nella misura in cui offrirà a chiunque
interessato un quadro esauriente delle possibilità di formazione presenti ed
accessibili.




Azione d.2 Potenziamento del Sistema informativo del lavoro


In Toscana il sistema informativo del lavoro regionale viene a costituirsi attraverso i
seguenti momenti operativi:
   costituzione presso ogni Provincia di una banca dati IDOL, ripartita per Centro
    per l‟Impiego, contenente i         dati relativi all‟offerta e alla domanda di
    manodopera presente nel territorio. I dati sono raccolti secondo schemi
    omogenei su tutto il territorio regionale e alimentano la banca dati regionale;
   creazione di una infrastruttura informativa unica, all‟interno della quale i diversi
    soggetti attori del sistema possano operare con compiti specifici e differenti
    livelli di abilitazione nella produzione e nell‟ aggiornamento dei dati del sistema
    stesso;
   fornire alle Province lo strumento per attuare il decentramento a livello
    territoriale, sia con gli enti locali, sia con le organizzazioni dei datori di lavoro e
    lavoratori e le associazioni, al fine di rafforzare il sistema regionale dei servizi
    all‟impiego, attraverso specifiche convenzioni che definiscono le forme e le
    modalità per l‟accesso. L‟accesso di soggetti diversi da quelli di cui sopra e, in
    particolare, delle società autorizzate o accreditate allo svolgimento di servizi per
    l‟impiego, saranno disciplinate da apposite convenzioni i cui schemi saranno
    approvati dalla Giunta regionale.
   favorire l‟integrazione dei vari servizi all‟impiego, dando al cittadino la possibilità
    di rivolgersi a sportelli polivalenti, in cui possa usufruire in modo integrato e
    trasparente di tutti i servizi inerenti l'orientamento, la formazione professionale,
    i servizi per l'impiego;
   consentire lo scambio di dati fra i soggetti coinvolti nel sistema a livello
    provinciale, regionale, nazionale ed europeo secondo tecnologie avanzate,
    esportabili ed applicabili.
Il sistema IDOL risulta composto da un insieme di moduli che consentono di
svolgere le funzioni relative alla gestione degli adempimenti propri del sistema dei




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servizi per l‟impiego. In particolare le principali funzioni di IDOL si possono così
sintetizzare:
   gestione adempimenti: riguarda la registrazione e la gestione di tutte le
    informazioni di tipo formale inerenti i lavoratori e le aziende; consente la
    produzione degli atti previsti dalla vigente normativa (certificati, elenchi,
    graduatorie, ecc.);
   compilazione curriculum: il privato cittadino in cerca di occupazione si presenta
    in un Centro Impiego, o in altra sede appositamente delegata, per la
    compilazione del proprio curriculum. La redazione del curriculum avviene nel
    corso di un incontro personalizzato ed è supportata da orientatori che
    recuperano il massimo delle informazioni possibili e suggeriscono eventuali
    azioni positive (politiche attive del lavoro);
   gestione incontro domanda/offerta di lavoro: con i curricula dei lavoratori e le
    richieste delle aziende viene operato l‟incrocio finalizzato alla produzione di liste
    anonime o nominative a supporto delle selezioni di personale da parte delle
    aziende;
   modulo consulenti del lavoro: il sistema permette l‟immissione da parte delle
    Associazioni      datoriali   e   dei   Consulenti      del   Lavoro   delle    comunicazioni
    obbligatorie (assunzioni, trasformazioni, cessazioni di rapporti di lavoro). La
    sicurezza è garantita con accesso al sistema mediante Certificato Digitale. Le
    sedi Inps provinciali sono collegate al sistema per la visualizzazione in tempo
    reale di dette comunicazioni;
   invio telematico del prospetto informativo disabili: la procedura permette alle
    aziende e ai consulenti del lavoro autorizzati, attraverso riconoscimento, di
    poter predisporre ed inviare on-line la denuncia annuale (Prospetto Informativo
    Disabili) ai sensi della L. 68/99.
   collegamento al sistema informativo della formazione professionale, che
    consente     la   consultazione       delle   offerte   formative   sul    territorio,   nonché
    l‟aggiornamento automatico in Idol del curriculum per il soggetto che ha
    frequentato un corso di formazione professionale.


Inoltre è stato costituito un datawarehouse per le rilevazioni statistiche sugli archivi
IDOL: le informazioni contenute nelle banche dati formano un sistema omogeneo di
monitoraggio e di rilevazione statistica di fondamentale importanza per la
conoscenza      dei    fenomeni       e   per     lo   svolgimento   dei      processi   gestionali,
amministrativi e decisionali. Più precisamente, le finalità dell‟applicativo in oggetto
consistono in:




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   consolidare il patrimonio dei dati in una struttura organizzata e condivisa di
    informazioni e conoscenze;
   sviluppare   strumenti    e   processi   efficienti   di   conoscenza   e   distribuzione
    dell‟informazione in termini di rapidità, semplicità, affidabilità e costo, con lo
    scopo di migliorare l‟efficacia delle azioni ed il livello di controllo delle stesse.
Il sistema è attualmente operante in tutte le province.

Nei prossimi anni sarà necessario operare in direzione del consolidamento del
sistema informativo, del suo aggiornamento in relazione alle evoluzioni normative
nonché della sua implementazione tecnologica e funzionale per rendere il sistema
sempre più efficiente ed efficace nell‟ottica di ampliare le possibilità occupazionali
nel mercato del lavoro nazionale ed europeo.



Azione d.3 Borsa del lavoro Toscana e altri strumenti on line per l‟incontro domanda
offerta di lavoro


L‟art. 15 del DLGS 276/03 istituisce la borsa continua nazionale del lavoro, quale
sistema aperto e trasparente di incontro tra domanda e offerta di lavoro basato su
una rete di nodi regionali. Tale sistema è alimentato da tutte le informazioni utili a
tale scopo immesse liberamente nel sistema stesso sia dagli operatori pubblici e
privati, autorizzati o accreditati, sia direttamente dai lavoratori e dalle imprese.
Inoltre, il Decreto Interministeriale del 13 ottobre 2004 definisce, vista l‟intesa
raggiunta in sede di Conferenza Stato, Regioni, Province autonome il 23 settembre
2004, le informazioni minime da veicolare attraverso la borsa continua nazionale
del lavoro, i principi base cui si ispira il sistema (che dovrà essere un sistema
aperto, organizzato su una rete telematica di nodi informativi regionali), le modalità
di fruizione dei servizi (libero accesso da parte delle persone in cerca di lavoro e da
parte dei datori di lavoro anche senza intermediari) e attraverso il quale viene
istituita una Commissione “per il raccordo ed il coordinamento” cui competono, tra
l‟altro, la verifica dell‟efficienza e dell‟efficacia dei servizi erogati e la verifica delle
modalità tecniche di funzionamento.
Dalla prima metà di ottobre 2004 è attiva la Borsa lavoro Toscana, un nuovo
servizio internet della Regione, gratuito e accessibile in modo personalizzato, creato
per rendere più facile l'incontro tra domanda e offerta di lavoro e ampliare le
possibilità di occupazione nel mercato del lavoro regionale, nazionale e comunitario.
Il servizio rappresenta un‟attuazione concreta delle indicazioni nazionali.




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Sono       attualmente   in   corso   di   valutazione   le   problematiche   per   realizzare
l‟integrazione fra il nodo regionale e la costituenda Borsa continua nazionale del
lavoro e per consentire l‟interconnesione e il conferimento dei dati da parte degli
operatori pubblici e privati autorizzati e accreditati.

Vi sono poi altri strumenti Web per la ricerca di lavoro on line da tempo attivi sul
portale della Regione Toscana, come:
    Offerte di lavoro a mezzo stampa, per consultare le offerte di lavoro pubblicate
     giornalmente sui quotidiani;
    Concorsi pubblici, per la consultazione dei concorsi messi a bando dagli Enti
     pubblici della Toscana pubblicati sul B.U.R.T. e sulla G.U.;
    Banca dati Eures, motore di ricerca in lingua italiana collegata alla Banca dati
     BEC della rete Eures, per la consultazione delle offerte di lavoro nei diversi
     paesi europei.
Nel breve periodo occorrerà lavorare alla integrazione di tutte le banche dati on line
in un unico prodotto informatico per realizzare una sistematizzazione delle
informazioni finalizzata ad una maggiore chiarezza e semplificazione nell‟utilizzo da
parte dei cittadini, delle imprese e degli operatori pubblici e privati.




Azione d.4 Sistema informativo scolastico regionale (SISR)
Lineamenti costitutivi del sistema informativo scolastico regionale (SISR)


              Finalità/Obiettivi


L‟approvazione della legge 144/1999 (art. 68) e dei provvedimenti collegati, in
particolare dal regolamento applicativo (DPR 257/2000), con la nascita dell‟obbligo
formativo, e poi l‟approvazione del Dlgs 76/2005, regolamento attuativo della legge
53/2003, che rende quest‟obbligo identico a quello scolastico, cambiano anche la
natura stessa delle funzioni assegnate alle Regioni rispetto alla costruzione di
sistemi informativi scolastici. Il primo provvedimento sanciva la necessità di
costituire anagrafi locali, presso i neonati Centri per l‟impiego, o provinciali col fine
di monitorare i servizi offerti ai nostri giovani tra i 15 e i 18 anni, il secondo unendo
l‟obbligo scolastico a quello formativo nel cosiddetto “diritto-dovere all’istruzione e
alla formazione fino ai 18 anni”, allarga tale necessità ai giovani a partire dai 6
anni, affermando nell‟art. 3 la necessità di costruire questo tipo di anagrafi regionali
a partire da quelle dell‟obbligo formativo. Il Dlgs dedica l‟intero art. 3 alle anagrafi




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dando alle Regioni il compito di integrare i dati non solo con i Centri per l‟impiego
ma anche con i Comuni al fine di verificare i percorsi dei giovani ed eventuali
inadempienze.
Tutto ciò aiuta lo sviluppo del SISR toscano che, fin dalla sua nascita perseguiva i
seguenti obiettivi:
   -    minimizzare, nella costruzione dell‟anagrafe, l‟impatto sulle strutture di base
        del sistema che raccolgono i dati dei giovani interessati (scuole, centri per
        l‟impiego);
   -    integrare le anagrafi che attengono al sistema formativo (istruzione,
        formazione, apprendistato, censimento nazionale degli edifici scolastici) in
        modo da moltiplicare gli effetti conoscitivi prodotti da ciascuna di esse;
   -    favorire   l‟integrazione   nel    sistema   regionale    delle    informazioni     di
        competenza degli EE.LL., se essi lo ritengono utile, al fine di ampliare i
        servizi che il SISR può offrire.
La Regione Toscana ha da sempre visto la costruzione delle anagrafi non come il
fine del SISR ma come il mezzo per supportare tutti i soggetti che hanno
competenza nel sistema scolastico e formativo locale, a cominciare dagli EE.LL. e
dalle   scuole   autonome,   nel    prendere   decisioni   efficaci   ed   efficienti   per il
miglioramento dell‟istruzione e della formazione dei nostri giovani.
Le molte esperienze sviluppatesi in Italia, ai vari livelli (comunali, provinciali,
regionali e nazionali) su questi temi hanno dimostrato che le difficoltà maggiori si
hanno non tanto nel costruire tali anagrafi, ma soprattutto nel mantenerle nel
tempo. In una fase economica come quella attuale, solo una piena utilizzazione di
tutte le potenzialità che queste banche dati consentono, crea in ciascuno dei molti
soggetti che contribuiscono alla loro manutenzione la sensazione che le risorse sono
ben impiegate e quindi vale la pena continuare ad investirci risorse.
L‟individuazione delle criticità del sistema scolastico e formativo ai vari livelli,
consente alle diverse istituzioni di operare scelte sicuramente utili al miglioramento
della qualità del sistema, minimizzando i costi e concentrandoli negli interventi
maggiormente produttivi. Solo così gli sforzi che ogni soggetto deve fare per
manutenere il SISR appaiono utili e necessari, specialmente nella attuale fase
storica di trasformazione dell‟intero sistema formativo, nel trasferimento di
competenze dalla filiera del MIUR a quella delle autonomie scolastiche e degli enti
locali, nell‟integrazione europea che ha assegnato con “Lisbona 2000” ambiziosi
obiettivi da raggiungere entro il 2010. In una fase contingente di difficoltà
economiche nazionali che non lasciano intravedere in un aumento di risorse per la
scuola, aumenta la necessità che quelle disponibili siano impiegate nel modo più




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efficace possibile.
Per raggiungere questi obiettivi la Regione Toscana ha individuato una struttura del
SISR distribuita su livelli subregionali incardinati negli Osservatori scolastici
provinciali (OSP).




              Le articolazioni provinciali del SISR (gli Osservatori Scolastici Provinciali)


Una banca dati nominativa di tutti gli alunni della nostra Regione, a partire da quelli
in obbligo formativo, per essere affidabile deve necessariamente basarsi su livelli
provinciali, per tre motivi:


   -       Competenze delegate.
           La Regione ha delegato le sue competenze su diritto allo studio, formazione
           professionale e apprendistato, edilizia scolastica, alle Province che svolgono in
           ciò azione di coordinamento dei Comuni. I Centri per l‟impiego per le
           importanti funzioni che svolgono in rapporto all‟obbligo formativo, sono
           anch‟essi di dimensione provinciale o subprovinciale e dipendono comunque
           dalle Province.


   -       Controllo di completezza e qualità dei dati.
           Le Province toscane hanno mediamente nel loro territorio quasi 60 istituzioni
           scolastiche e 50 mila studenti. Per avere una banca dati alimentata con
           continuità con informazioni complete, corrette e standardizzate, è necessario
           prevedere un‟articolazione del SISR in strutture provinciali (OSP).


   -       Servizi di supporto a tutte le istituzioni di dimensione subprovinciale.
           La dimensione provinciale consente poi di fornire a quel livello il supporto a
           tutte le istituzioni pubbliche e non che operano a livelli sub provinciali
           (Comuni, Istituzioni scolastiche, Organi collegiali, ecc.). La molteplicità di tali
           soggetti fa sì che la dimensione regionale non sia adeguata ad offrire servizi
           efficaci e tempestivi.
I dati così raccolti e organizzati, alimenteranno la banca dati regionale. In questo
contesto, la Regione agisce come soggetto di indirizzo del SISR. La banca dati
regionale avrà anche la funzione di garantire lo scambio di informazioni tra le varie
Province, per tutti quegli alunni che risiedono in un territorio e frequentano scuole di




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un altro, così da consentire, per esempio, ai Comuni di residenza degli alunni di
conoscere la mobilità di questi ultimi anche se frequentano scuole di Province diverse
da quelle dove abitano.
Per questi motivi il mancato funzionamento anche di un solo OSP, rende precario
l‟intero SISR e per questo ogni Provincia è chiamata a dare a queste strutture
adeguate risorse ad assolvere i loro compiti e la necessaria stabilità nel tempo.


             I soggetti coinvolti nella costruzione del SISR


La   molteplicità   dei   soggetti   cui    le   norme   chiedono   di   operare   nei   settori
dell‟istruzione, della formazione professionale e dell‟apprendistato e i loro bisogni
informativi necessari ad assolvere alle competenze previste dalla legge per ognuno di
loro, richiede una forte capacità di collaborazione e di sinergia tra di essi.
L‟istituzione sulla quale grava il carico della gestione dei dati degli alunni nel loro
percorso di istruzione, è la scuola che nel frattempo è diventata istituzione dotata di
autonomia funzionale sancita costituzionalmente.
Il Comune, è l‟altro soggetto fondamentale nella costruzione del SISR. Esso oltre ad
essere il diretto garante dei diritti di cittadinanza, deve assolvere a compiti di
garanzia che nel caso della scuola di base riguardano le pari opportunità,
l‟eliminazione delle sperequazioni, l‟educazione alla salute e la lotta alla dispersione
scolastica. Solo l‟incrocio dei dati provenienti dalle scuole con quelli delle anagrafi
comunali potranno consentire il controllo sull‟assolvimento dell‟obbligo scolastico e di
quello formativo. Ad esso attiene poi la gestione del patrimonio edilizio delle scuole di
propria competenza col compito diretto di manutenere l‟anagrafe dell‟edilizia
scolastica.
La Provincia, per quanto di competenza e per le deleghe regionali deve essere
l‟istituzione che ha il compito, insieme al corrispondente Ufficio Scolastico Provinciale,
di costruire la struttura che gestirà la banca dati provinciale del SISR, garantendo
anche il supporto a tutte le istituzioni scolastiche e territoriali per assolvere ai compiti
di loro competenza, come del resto previsto dal Testo unico. Inoltre, ha per le scuole
secondarie di secondo grado gli stessi compiti ora descritti per i Comuni. Ad essa
fanno poi capo i Centri per l‟Impiego e le agenzie formative del territorio.
Se questi appaiono i soggetti fondamentali che devono essere coinvolti nella
costruzione del SISR, possono apparire utili anche apporti di altri soggetti che hanno
competenze sull‟istruzione.


             Gli strumenti e gli accordi




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Il SISR, così come sopra delineato, rappresenta uno strumento indispensabile di
programmazione degli interventi e di controllo della loro efficacia, nelle materie di
competenza della Regione e degli Enti locali. Esso è anche uno strumento di supporto
indispensabile     per   la   scuola   dell‟autonomia   nella   quale   il   miglioramento   e
l‟ampliamento dell‟offerta formativa e la lotta alla dispersione scolastica, sono
considerati gli obiettivi strategici della nuova scuola. Nel realizzarli, il Regolamento
sull‟autonomia richiede la capacità delle scuole e dell‟intera filiera dell‟istruzione, di
usare le risorse in modo efficace ed efficiente. Ciò può essere facilitato da un sistema
informativo che, affiancandosi al neonato Sistema nazionale di valutazione, sappia
individuare le criticità dei sistemi scolastici locali, così da orientare gli interventi della
scuola verso la rimozione di esse e controllando poi l‟efficacia degli interventi messi
in atto.
Gli strumenti per realizzare il SISR devono essere necessariamente convenzioni o
protocolli di intesa tra tutti i soggetti di cui al punto 5.3. A tali protocolli devono
essere necessariamente chiamate tutte le scuole autonome statali e paritarie al fine
di garantire formalmente il loro impegno nel fornire i dati necessari a manutenere le
anagrafi e il loro diritto ad attingere al patrimonio di informazioni necessario a
svolgere al meglio i loro compiti, alle condizioni concordate nel protocollo. Ad esse
devono però essere assicurati tutti i supporti necessari, sia di natura professionale
che tecnica e, ove necessario, anche finanziaria. Ad esse devono essere garantiti dal
SISR tutti i supporti alle decisioni utili a migliorare la qualità del loro servizio.
I Comuni e le Province per le competenze loro assegnate rappresentano gli altri
soggetti fondamentali di tale accordo. Queste ultime in particolare, garantiranno
strutture logistiche e personale adeguato alla gestione delle strutture provinciali
dell‟OSP.


              Il flusso di informazioni


La costruzione della banca dati di tutti gli alunni, di dimensione regionale, deve
avvenire a partire dalle istituzioni scolastiche secondo l‟allegato schema.
Poiché queste ultime debbono poter utilizzare i pacchetti gestionali che ritengono più
utili alla gestione dei dati di loro pertinenza, l‟accordo di cui al punto precedente,
deve prevedere che la scuola si impegni a garantire che comunque tali pacchetti
contengano tutte le informazioni ritenute necessarie alla gestione della banca dati
provinciale.




                                                                                         IRIS    - 182
Presso l‟OSP dovranno essere attivate le procedure di estrazione dei dati da ogni
pacchetto gestionale in dotazione alle istituzioni scolastiche di quella provincia.
Le informazioni prelevate dalle scuole, prima dell‟implementazione della banca dati
provinciale, dovranno essere trattate per essere rese omogenee e complete e
coerenti con quelle di tutte le banche dati prodotte dagli OSP delle altre province. Per
facilitare tutto ciò la Regione fornirà gratuitamente ad ogni OSP i prodotti SW
necessari alla costruzione, al controllo e alla manutenzione delle singole anagrafi.
Per il controllo di assolvimento del diritto-dovere, ad ogni OSP dovranno arrivare i
dati delle anagrafiche dei Comuni, corrispondenti alle leve scolastiche poste sotto
controllo. A questo scopo, ogni OSP concorderà coi comuni del proprio territorio il
formato, o i formati, utili allo scopo.
L‟intera anagrafe dei giovani soggetti al diritto-dovere e quella provinciale prevista
dal censimento nazionale sugli edifici scolastici dovranno risiedere presso gli OSP.
La mobilità degli studenti delle scuole dei vari ordini e gradi, non solo tra comuni ma
anche tra province diverse, rende necessario uno scambio di dati tra gli OSP in modo
da consentire ad essi di passare dall‟anagrafe degli alunni frequentanti le scuole della
loro provincia, ovunque risiedano, a quella dei residenti nella loro provincia, ovunque
studino. Ciò appare essenziale per poter fornire ai soggetti che operano nel territorio,
in particolare ai Comuni, dati completi relativamente a tutti gli studenti residenti nel
loro territorio e non solo relativi a quelli che studiano nelle scuole della provincia.




             Le funzioni di supporto regionali al SISR e agli OSP




Nella costruzione del SISR la Regione Toscana ha svolto e svolge i seguenti compiti:
   1. dà gli indirizzi generali di costruzione e organizzazione dell‟intero sistema
          informativo;
   2. garantisce la fornitura gratuita agli OSP del software necessario a costruire e
          gestire le anagrafi e i flussi dati in ambito regionale;
   3. garantisce il supporto alle strutture provinciali attraverso incontri periodici,
          interventi in loco, materiali esplicativi, corsi di formazione, riferimenti per
          supporti telefonici immediati;
   4. supporti finanziari alle province e indicazioni per minimizzare i costi della
          struttura.
La LR 32/02 ha individuato l‟OSP di Pisa come struttura di interesse regionale col
compito di assolvere a quanto previsto ai precedenti punti 2 e 3.




                                                                                          IRIS   - 183
Costruite così le banche dati provinciali, tali dati potranno affluire ai livelli regionali o
nazionali, secondo le competenze dei soggetti ai due livelli e nei formati da essi
decisi.
La Regione, una volta completata l‟anagrafe prevista dal Dlgs 76/05 e il censimento
regionale degli edifici scolastici, avrà il compito di fornire ai livelli provinciali tutti i
dati utili a confrontare tra loro le varie realtà provinciali.




Azione d.5 Anagrafe nazionale dell'edilizia scolastica


L'Anagrafe nazionale dell'edilizia scolastica è realizzata al fine di tradurre in atti
concreti il dettato dell‟art. 7 della Legge 11 gennaio 1996, n. 23, che attribuisce al
Ministero della Pubblica Istruzione la realizzazione e la cura dell‟aggiornamento,
nell‟ambito del proprio Sistema Informativo e con la collaborazione degli Enti locali
interessati, di un‟anagrafe nazionale dell‟edilizia scolastica, articolata per Regioni e
diretta ad accertare la consistenza, la situazione e la funzionalità del patrimonio
edilizio scolastico al fine di costituire lo strumento conoscitivo fondamentale per i
diversi livelli di programmazione degli interventi nel settore, e tale da assicurare a
tutti i soggetti coinvolti, nel rispetto delle rispettive attribuzioni (e salvaguardando
la qualità del dato), le informazioni necessarie per il corretto esercizio delle proprie
attività istituzionali.
La proposta, infine, vuole evidenziare le necessità di diffondere e condividere, con
tutti gli Enti interessati ai processi di innovazione del sistema scolastico, il
patrimonio informativo del Ministero stesso, anche a fronte di recenti iniziative nel
settore intraprese dal Sistema Informativo del Ministero della Pubblica Istruzione e
per le quali non appare possibile procedere in modo incoerente e separato, in
considerazione delle informazioni trattate, delle metodologie utilizzate, dei soggetti
cui sono destinate e dei tempi di attuazione.
L'obiettivo è di realizzare un Sistema di impianto e aggiornamento telematico della
porzione regionale dell‟Anagrafe Nazionale dell‟Edilizia Scolastica con il concorso di
tutti gli Enti locali, gestori di fatto degli immobili, per inserire e mantenere
costantemente aggiornati nel tempo con metodologie concordate e condivise con gli
Enti locali stessi, tutti i dati degli edifici scolastici compresi, quelli relativi alle scuole
non statali.
Tale sistema assicurerà la programmazione a livello regionale del patrimonio edilizio
e la gestione del medesimo su base provinciale, comunale e di singola unità




                                                                                            IRIS   - 184
scolastica, in un quadro di integrazione e condivisione delle informazioni con i
sistemi informativi degli enti locali stessi.
Di fondamentale importanza sarà l'inserimento dell'Anagrafe all'interno del SISR
alla luce del Dimensionamento e dell'autonomia scolastica, ma soprattutto in vista
dell'attuazione della Riforma dei cicli.
Il progetto vuole realizzare un sistema telematico aperto che coinvolge i Comuni, le
Province, le Regioni e gli Uffici dell‟Amministrazione (Scuole, Uffici Scolastici
Provinciali, Uffici Scolastici Regionali), tutti impegnati, ciascuno per le proprie
competenze, a garantire la qualità dei dati e mantenere un costante e continuo
allineamento bidirezionale fra l‟anagrafe regionale e le 10 articolazioni provinciali.
La porzione regionale dell'Anagrafe Nazionale dell‟Edilizia Scolastica si articola su 10
nodi funzionali a livello Provinciale, con la possibilità di accedere alle informazioni
da parte dei Comuni e degli utenti del Sistema Informativo del Ministero della
Pubblica Istruzione.
La Regione, per la realizzazione ed il mantenimento della porzione regionale
dell‟Anagrafe Nazionale, si avvarrà della collaborazione degli Osservatori scolastici
provinciali (OSP), degli Enti locali (Province e Comuni) e degli Uffici scolastici
provinciali, utilizzando in proposito anche quota parte delle risorse finanziarie già
destinate alle Regioni per la costituzione dell‟Anagrafe (art. 7 comma 5 della Legge
n. 23/1996).
A tal proposito una quota consistente della cifra assegnata alla Regione Toscana per
la realizzazione della propria porzione dell'Anagrafe nazionale dell'edilizia scolastica
è stata assegnata alle Province per la rilevazione dei dati di impianto e la
realizzazione del proprio nodo provinciale al quale faranno riferimento tutti i Comuni
e le istituzioni scolastiche del territorio.
Al momento attuale la rilevazione copre circa il 70% del patrimonio regionale degli
edifici scolastici, con l‟obiettivo di completarla entro la fine del 2006; questo in
anticipo su quelli che sono i tempi previsti per la conclusione dell‟anagrafe nazionale
dell‟edilizia scolastica (di cui quella regionale è una porzione).


Note: Azioni, previste da questa finalità operativa ancora mancanti:
    -   Attività del sistema informativo area educazione (infanzia)
    -   Ampliamento del patrimonio informativo in materia di educazione,
        istruzione,    formazione       e      lavoro   (Attività   editoriale,   seminari,
        convegni)




                                                                                         IRIS   - 185
2.6       Il sistema regionale delle competenze e dell’orientamento


Obiettivo globale 6 - Perseguire la crescita di un sistema regionale integrato di
servizi per l’apprendimento e per il lavoro, in grado di riconoscere ed orientare le
competenze delle persone, per garantire l’esercizio del diritto all’apprendimento
durante tutto l’arco della vita


Questo obiettivo globale concorre, in modo complementare con l‟obiettivo globale
n.5, al raggiungimento delle finalità generali previste dal Piano in materia di
integrazione delle politiche. Centrali, in questa direttrice di intervento, sono
appunto le dimensione dell‟integrazione e della comunicazione tra i sistemi, ritenute
condizioni essenziali per consentire la mobilità orizzontale e verticale sia all‟interno
del mercato del lavoro che nell‟ambito del sistema dell‟apprendimento.
L‟obiettivo specifico perseguito dalla Regione nella prosecuzione di tale processo di
integrazione è dunque il seguente:


          Obiettivo specifico 6.1   Favorire   i   processi   di   valorizzazione   delle   competenze
           comunque acquisite, al fine di permettere la mobilità orizzontale e verticale nel
           mercato del lavoro e all‟interno del sistema dell‟apprendimento attraverso un sistema
           di servizi e dispositivi integrati tra loro ed al contempo flessibili e personalizzabili


Gli strumenti attivati per il perseguimento di questo obiettivo specifico sono
costituiti dal sistema regionale delle competenze e dal sistema dei servizi per
l’orientamento.


Di seguito, sono descritte in dettaglio le caratteristiche e le finalità operative delle
azioni programmate. La descrizione delle attività viene inoltre preceduta da un box
riepilogativo che evidenzia il contributo di ciascuna tipologia di azione al
raggiungimento delle singole finalità operative di questa linea di intervento.




                                                                                                      IRIS   - 186
                                         Obiettivo specifico 6.1
Favorire i processi di valorizzazione delle competenze comunque acquisite, al fine di
permettere la mobilità orizzontale e verticale nel mercato del lavoro e all’interno del
sistema dell’apprendimento attraverso un sistema di servizi e dispositivi integrati
tra loro ed al contempo flessibili e personalizzabili


Le attività previste nell‟ambito di questo obiettivo specifico sono riassunte nel Box
seguente:


Box. 1     Articolazione         delle       attività     programmate        nell’ambito     dell’obiettivo
           specifico 6.1

                Finalità operativa                                        Tipi di azione previsti

 a)   Sviluppare un sistema di riconoscimento e a.1                   Realizzazione di un sistema regionale
                                                                      standard di professionalità
      certificazione delle competenze acquisite nei
                                                                a.2   Definizione    di    un‟architettura del
      diversi contesti formativi e nell’ambito di                     sistema regionale di riconoscimento e
      esperienze professionali che, garantisca la                     certificazione delle competenze
      qualità dei singoli processi attivati dalla a.3                 Formazione degli operatori
      persona per il riconoscimento delle proprie
                                                                a.4   Definizione di un sistema informativo a
      competenze,     la   trasparenza        e   l’effettiva         supporto del sistema regionale delle
      spendibilità delle relative attestazioni.                       competenze


 b)   Modernizzare i servizi per l’orientamento per
                                                                b.x
      assicurare     una        efficace      azione      di
      accompagnamento all’attuazione dell’insieme
      delle         politiche              dell’educazione,
      dell’istruzione, della formazione e del lavoro
                                                                bx

 Da sviluppare




                                                                                                          IRIS   - 187
                                   Finalità operativa (a)

Sviluppare un sistema di riconoscimento e certificazione delle competenze acquisite
nei diversi contesti formativi e nell‟ambito di esperienze professionali che,
garantisca la qualità dei singoli processi attivati dalla persona per il riconoscimento
delle proprie competenze, la trasparenza e l‟effettiva spendibilità delle relative
attestazioni.




Con l‟approvazione della L.R. n. 32 del 26 luglio 2002, la Regione ha inteso
disciplinare     in   maniera    sistematica     le   materie    dell‟istruzione,     formazione
professionale e lavoro e procedere verso l‟integrazione dei sistemi, nell‟ottica di un
pluralismo istituzionale.
L‟obiettivo     principale   è   quello   di   garantire   al   cittadino   toscano    il   diritto
all‟apprendimento durante tutto l‟arco della vita, al lavoro ed allo sviluppo
professionale. La crescita costante delle competenze individuali è il risultato
dell‟esercizio pieno ed effettivo dei diritti di cittadinanza e dell‟esistenza di adeguati
livelli di qualità della vita sociale e professionale.
Tale obiettivo presuppone l‟integrazione delle politiche e dei sistemi dell‟istruzione,
della formazione e del lavoro.
A tale proposito, il Regolamento esecutivo ed il Piano di Indirizzo Generale
Integrato configurano le regole di funzionamento del sistema integrato e gli indirizzi
per l‟attuazione di politiche integrate, nell‟ambito di un modello di governance
fondata sui principi della sussidiarietà orizzontale e verticale.
In particolare, il Regolamento esecutivo individua il sistema di certificazione delle
competenze e di riconoscimento dei crediti, quale strumento per “rendere certe”,
ovvero definite, classificate e riconosciute in maniera e con linguaggio condiviso tra
tutti i sistemi, le competenze acquisite dall‟individuo.
Pensare ad un modello di certificazione delle competenze che possa costituire
effettivamente il riferimento concettuale e pratico per il riconoscimento degli
apprendimenti conseguiti nei percorsi di formazione formali e non formali e delle
esperienze di tipo informale dell‟individuo, vuol dire individuare un terreno comune
di lavoro dei sistemi dell‟istruzione, della formazione professionale e del lavoro.
Il processo di innovazione così attivato richiederà un lavoro di coordinamento
istituzionale e di confronto sociale ed un periodo di tempo adeguato per poter
creare un comune terreno di riconoscimento delle competenze tra i sistemi
dell‟istruzione della formazione e del lavoro. Inoltre, nell‟ambito di tale processo




                                                                                                IRIS   - 188
avviato si dovrà tenere sempre presente l‟evoluzione del contesto istituzionale a
livello nazionale. Lo sviluppo del confronto a livello della Regione e l‟avvio del
processo di costruzione del sistema delle competenze ha anche la funzione di
contribuire alla definizione del quadro nazionale di riferimento e di abbreviarne i
tempi.




                                              Azioni


Azione a.1 Realizzazione di un sistema regionale standard di professionalità
raggruppati in figure professionali a banda larga, condivisi dai sistemi dell‟education
e dei servizi al lavoro regionali.


La definizione di un sistema di riconoscimento e certificazione delle competenze risponde a
tre esigenze prioritarie:
     favorire la personalizzazione dei percorsi formativi; l‟introduzione di un
      sistema di standard di competenza deve produrre innanzitutto un più alto
      grado di “diversificazione e flessibilità dei percorsi formativi al fine di
      rispondere     ai     bisogni   individuali   e    sviluppare   le   attitudini       individuali”
      (Presidenza dell’UE, Consiglio informale dei Ministri dell’educazione, 3-4
      ottobre 2003);
     consentire il dialogo e l‟integrazione tra i diversi sistemi; il sistema delle
      competenze costituisce uno degli strumenti essenziali per rendere possibili i
      percorsi formativi individuali attraverso i diversi sistemi della formazione,
      dell‟istruzione, dell‟educazione non formale, del lavoro. Solo un quadro
      comune di riferimento può consentire di assolvere al compito dei sistemi di
      istruzione e formazione di valorizzare le competenze acquisite in contesti di
      educazione non formale ed informale. Ciò anche al fine di rendere effettiva
      l‟esistenza di passerelle che consentono la mobilità degli individui tra sistemi
      anche e soprattutto nei casi di interruzione delle carriere formative;
     assicurare ai cittadini ed alle imprese un sistema che attraverso una più
      semplice declinazione di famiglie e figure professionali accresca la qualità dei
      servizi per l‟impiego e la trasparenza delle certificazioni. e al tempo stesso
      rappresenti uno strumento per il riconoscimento delle competenze dei
      soggetti     interessati    a    processi     di    mobilità    orizzontale       e    verticale,
      semplificando l‟attuale situazione caratterizzata da un‟eccessiva proliferazione
      di profili e relative qualifiche.




                                                                                                     IRIS   - 189
In particolare, le attività da realizzare per il perseguimento di tali priorità possono
essere individuate come segue:
           Descrizione delle figure professionali sulla base dell'elenco di figure e del
            modello descrittivo validati nell'ambito del comitato di coordinamento del
            progetto competenze a livello operativo si procederà ad acquisire le
            descrizioni delle figure professionali individuate tramite attivazione di un
            gruppo di esperti dei diversi settori economico-produttivi, selezionati dalla
            Assistenza Tecnica che supporta la Regione in questo progetto, a partire
            da una rosa di esperti segnalati dalle Parti sociali rappresentate nella
            Commissione tripartita e nel comitato di coordinamento delle competenze.
           passaggio dal Repertorio dei profili per qualifiche al Repertorio dei profili
            per competenze;
           definizione di principi, procedure, strumenti, dispositivi e soggetti per la
            costruzione di un sistema di certificazione delle competenze e di
            riconoscimento dei crediti




Trattandosi di un azione di sistema, per la sua trasversalità, essa investe tutta
l‟Area     di    coordinamento        istruzione-formazione-lavoro,     richiedendo     una   forte
integrazione con questa e con i singoli settori che ne fanno parte.
La realizzazione di tale progetto presuppone, inoltre un‟integrazione anche con gli
altri settori regionali, poiché gli standard professionali attengono                     a settori
economico-produttivi ad ampio spettro (cfr. gruppo di lavoro costituito dal CTP).




Azione a.2 Definizione di un‟architettura del sistema regionale di riconoscimento e
certificazione delle competenze comunque acquisite


Le attività da realizzare in questo ambito sono le seguenti:
        Individuazione e formalizzazione dei principali processi di riconoscimento e
         certificazione e relativi standard, dei soggetti coinvolti e rispettivi ruoli
        Definizione di nuovi standard attinenti il conseguimento delle qualifiche e
         degli   altri   tipi   di   attestazione   nell‟ambito   dei   percorsi   di   formazione
         professionale, e conseguente progressiva trasformazione del Repertorio
         regionale dei profili professionali




                                                                                                IRIS   - 190
Azione a.3 Formazione degli operatori


Formazione degli operatori dei sistemi dell‟education e dei servizi al lavoro per il
miglioramento e l‟aggiornamento delle professionalità impegnate nello sviluppo e
nella valorizzazione delle competenze nei diversi contesti
da completare




Azione a.4 Definizione di un sistema informativo informatizzato a supporto del
sistema regionale delle competenze


Definizione di un sistema informativo informatizzato a supporto del sistema
regionale delle competenze, al fine di garantire:
la gestione, l‟aggiornamento e l‟implementazione dei repertori di standard da parte
dei soggetti istituzionali preposti;
      -   la possibilità di consultazione dei repertori di standard in un‟ottica di
          trasparenza e leggibilità del sistema regionale;
      -   la possibilità per il singolo cittadino di accedere di accedere sempre ai dati
          relativi alle attestazioni conseguite in esito ai processi di riconoscimento e
          certificazione delle competenze, attivati in contesti di tipo formale e
          informale/non formale




                                                                                     IRIS   - 191
                               Finalità operativa (b)

Modernizzare i servizi per l‟orientamento per assicurare una efficace azione di
accompagnamento       all‟attuazione   dell‟insieme   delle   politiche   dell‟educazione,
dell‟istruzione, della formazione e del lavoro




                                         Azioni

Nota: da sviluppare




                                                                                       IRIS   - 192
3.   Indirizzi per il sistema informativo, per la valutazione        e    il
     monitoraggio del Piano (ex art. 31, comma 4, lettere i, j, k)




4.   Procedure di attuazione (ex art. 31, comma 4, lettera g)




5.   Programma finanziario (ex art. 31, comma 4, lettere e, h)




                                                                         IRIS   - 193

				
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