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L'economia toscana

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									IRPET
L’economia toscana
consuntivo 2005 e
previsioni 2006-2008




                                           Istituto
                                           Regionale
                                           Programmazione
                                           Economica
                                           Toscana
                 CONFERENZA DI FINE ANNO


Dicembre, 2005
IRPET
Istituto
Regionale
Programmazione
Economica
Toscana




Economia toscana:
consuntivo 2005 e
previsioni 2006-2008


CONFERENZA
DI FINE ANNO




Dicembre, 2005
2
INDICE



Introduzione                                                                          5


1.
2005: si ritorna alla “crescita zero”                                                 7
1.1    Ancora un anno di stagnazione per la Toscana                                   7
1.2    Il quadro internazionale e nazionale                                           8
1.3    Le ripercussioni sull’economia toscana                                        10


2.
Dal 2006 si prevede una modesta ripresa                                              15
2.1    Lo scenario esogeno                                                           15
2.2    I riflessi sulla crescita regionale                                           15


3.
Declino o lunga fase di stagnazione?                                                 19
3.1    Nel 2001 il ciclo si inverte                                                  19
3.2    Fattori esogeni o fattori endogeni?                                           21
3.3    I “favolosi” anni novanta e la capacità di trasformazione                     22
3.4    Dinamismo imprenditoriale o “effetto dollaro”?                                25


4.
Competitività di impresa o di sistema?                                               27
4.1  La terziarizzazione dell’economia nasconde elementi di inefficienza?            27
4.2  Quali le conseguenze di un terziario che si sviluppasse per motivi di rendita   29


Conclusioni                                                                          33


Appendice
     Un anno di fatti economico sociali della Toscana                                35




                                                           3
4
                                                                                             Introduzione



Dopo la modesta ripresa che si era realizzata nel corso del 2004, i risultati del 2005 sembrano ancora una
volta improntati alla stagnazione; con il 2001 inizia dunque, per la Toscana, un lungo ciclo a “crescita
zero”. Solo in questi ultimi mesi sembrerebbero presenti tenui segnali di ripresa, che lascerebbero
presagire l’avvio di un nuovo, anche se debole, ciclo espansivo che dovrebbe esprimersi soprattutto a
partire dal 2007. Se è vero che la Toscana, all’interno del ciclo trascorso, ha realizzato risultati peggiori di
altre regioni a causa di alcune sue caratteristiche strutturali (in particolare la sua specializzazione per
prodotti e mercati), in realtà è l’intero paese a soffrire, confortando l’ipotesi di coloro che sostengono
come, a fronte di difficoltà che durano oramai da troppo tempo, siano fondati i timori di vero e proprio
declino della nostra economia. Il quadro è inoltre aggravato dal fatto che, anche prima della fase attuale -
più o meno, a partire dalla metà degli anni novanta- l’Italia ha cominciato a perdere quote di mercato, non
solo rispetto ad economie emergenti, ma anche rispetto a paesi a stadio di sviluppo simile.
     Secondo le opinioni prevalenti, le cause del presunto (o temuto) declino sono molte, anche se poi
l’enfasi maggiore viene posta sulla particolare struttura del nostro sistema industriale, dominato da
imprese di piccole e piccolissime dimensioni, specializzate in settori tradizionali a basso contenuto
tecnologico. La tesi è che, per competere sui mercati mondiali, sempre più globalizzati e con la presenza
di paesi nuovi, diviene vieppiù importante alzare la qualità dei prodotti venduti e spostarsi su settori
diversi, a più alto contenuto tecnologico; gli investimenti in innovazione e, prima ancora, in ricerca e
sviluppo, divengono pertanto strategici, ma richiedono anche una massa di risorse e un tipo di
organizzazione che difficilmente sono disponibili nelle piccole imprese tipiche del nostro sistema
economico; non a caso il peso delle spese in ricerca e sviluppo è in Italia molto più basso di quello dei
partners europei.
     In realtà, è nostra opinione che, sebbene l’ipotesi di perdita di competitività risulti del tutto plausibile e
sufficientemente dimostrata, non altrettanto si possa dire di quelle che sono indicate come le cause del
declino (piccola impresa e settori tradizionali) e quindi sui rimedi proposti. In estrema sintesi l’analisi
propone il seguente ragionamento: il brusco rallentamento della crescita dell’economia italiana è
determinato dalla maggiore difficoltà ad esportare, causata dalla minore competitività dei nostri prodotti
rispetto a quelli dei principali concorrenti. La responsabilità di questa dinamica starebbe nella struttura
della nostra industria, caratterizzata da piccole imprese e settori tradizionali, con bassa propensione ad
innovare. Il rimedio sarebbero le politiche volte a favorire gli investimenti e soprattutto quelli in
innovazione, direttamente (stanziando risorse pubbliche) o indirettamente (favorendo ad esempio
l’aumento delle dimensioni di impresa). In altre parole, poiché la crisi si estrinseca nella difficoltà di
esportare da parte di imprese prevalentemente di piccole dimensioni, il problema da risolvere starebbe
nella capacità competitiva di queste ultime, ovvero nel cuore stesso del sistema produttivo nazionale
(l’industria manifatturiera) e nel modo in cui esso è organizzato (sistemi di PMI).
     Se questa analisi fosse corretta, il quadro per l’economia toscana sarebbe particolarmente
preoccupante, dal momento che le caratteristiche sopra indicate come le principali cause della perdita di
competitività italiana sono, in Toscana, assai più rappresentate che altrove. Del resto le difficoltà che
l’economia toscana ha attraversato in questi ultimi quattro anni -che sono superiori a quelle del resto del
paese e particolarmente vive proprio nei suoi sistemi distrettuali- sembrerebbero suffragare la lettura
sopra proposta.
     In realtà -ed è la tesi che presenteremo in queste pagine- il quadro si presenta assai più incerto, anche
perché, se è vero che le attuali difficoltà sono in Toscana maggiori che altrove, negli anni immediatamente




                                                         5
precedenti (quelli cioè che gli osservatori indicano come l’inizio del declino), l’economia toscana aveva
presentato buone performance, sia rispetto al suo passato che alle altre regioni del paese.
    Parlare di inadeguatezza, nel nuovo scenario mondiale, del modello più tipico del nostro sistema
produttivo è dunque un argomento plausibile, ma tutt’altro che scontato, visto che, di fatto, è solo negli
ultimi quattro anni che le difficoltà dei sistemi di PMI sono evidenti. Pare, dunque, legittimo domandarci se
e perché un periodo, tutto sommato non così lungo, di difficoltà sia sufficiente a decretare la crisi di un
modello che tanto successo aveva avuto in un passato assai più lungo.
    In particolare, la domanda a cui sembra più urgente rispondere è se, in presenza di evidenti difficoltà di
vendere sui mercati internazionali -le quali sono, ovviamente, avvertite soprattutto dalle imprese (e quindi
dai luoghi) che su tali mercati operano- si debba concludere che i problemi di competitività stiano solo
dentro quelle imprese o se siano invece un fatto ben più ampio che interessa l’intero sistema produttivo
regionale e nazionale, visti i legami stretti esistenti, non solo tra i diversi settori, ma anche tra i diversi
luoghi della nostra economia.
    La risposta a questi quesiti non è una semplice curiosità intellettuale, ma è funzionale ad una corretta
impostazione delle politiche; in un caso si tratterebbe infatti di politiche dirette soprattutto alle imprese
manifatturiere e volte a favorire una ripresa degli investimenti e soprattutto di quelli in innovazione; in un
altro si tratterebbe invece di politiche più indirizzate ad un recupero di competitività di sistema attraverso
interventi che potrebbero anche non riguardare direttamente il settore industriale ed estendersi invece a
settori (e luoghi) apparentemente distanti dai mercati internazionali.




                                                       6
                                               1.           2005: si ritorna alla “crescita zero”


1.1         Ancora un anno di stagnazione per la Toscana
I risultati conseguiti dall’economia toscana nel corso del 2004, seppur modesti, avevano fatto sperare che
il ciclo negativo iniziato nel 2001 stesse per esaurirsi; infatti, dopo due anni di calo nel livello del PIL
(Graf. 1.1), la crescita era tornata ad essere positiva anche se contenuta. Del resto nell’interpretare il
risultato dello scorso anno avevamo usato molta cautela; infatti, sebbene le esportazioni avessero ripreso
a crescere, dopo due anni di drastica caduta, ciò non si era tradotto in grandi spinte propulsive sul settore
industriale, che anzi continuava a vedere cali di produzione, valore aggiunto ed occupati; era solo in virtù
di una forte espansione della produzione agricola -che peraltro in parte bilanciava le perdite dell’anno
prima- e della tenuta delle costruzioni che si giustificava il risultato positivo conseguito nel 2004
dall’economia toscana. Sotto la modesta crescita, permanevano, quindi, molte delle difficoltà che si erano
manifestate negli anni precedenti.


                                                     Grafico 1.1
                                        IL PIL DELLA TOSCANA NEGLI ANNI
                                               Tassi % annui di crescita




                                         Fonte: elaborazioni su dati ISTAT e IRPET




     Il 2005 -almeno sulla base delle poche informazioni oggi disponibili- riconduce il nostro sistema
economico sul sentiero del biennio precedente, segnando un nuovo calo del PIL, stimato dall’IRPET
attorno al -0,2%: ciò significa che, di fatto, dal 2001 ad oggi, non vi è stato alcun aumento del PIL
regionale; una situazione questa, naturalmente, non troppo diversa da quella del resto del paese (la
crescita media annua del PIL italiano è stata, nello stesso periodo, dello 0,4%) e, soprattutto, simile a
quella di molte altre regioni del nord (ad es.: Piemonte, Lombardia, Veneto), ma non per questo meno
preoccupante.
     Le difficoltà della Toscana non sono dunque un fatto isolato, ma stanno dentro le difficoltà dell’intero
sistema produttivo italiano; anzi proprio per questo sono, per alcuni versi, ancora più gravi. È infatti bene
ricordare che, se è vero che le produzioni della nostra regione sono fortemente dipendenti dalle vicende
dei mercati internazionali, il mercato italiano risulta per molte di esse ancora più importante: è, infatti, di
quasi 30 mila milioni di euro il valore dei beni e servizi toscani esportati in Italia, contro i quasi 20 mila
milioni esportati all’estero. Ciò significa che la stagnazione dei consumi nazionali che ha caratterizzato
questi ultimi anni e, soprattutto, il loro calo in alcuni comparti importanti per l’economia toscana (come ad




                                                            7
esempio i prodotti della moda), concorre, assieme al calo delle esportazioni estere, a spiegare le maggiori
difficoltà della Toscana.
     Il fatto che in questa seconda parte dell’anno si preannuncino, anche per la Toscana, deboli segni di
ripresa è certamente di buon auspicio, anche se è del tutto prematuro parlare di superamento della fase
recessiva; del resto le previsioni di crescita per i prossimi anni, relative all’intera economia nazionale, pur
accettando l’ipotesi di fine della fase recessiva, restano ancora particolarmente caute (appena lo 0,7% nel
2006) ed è pertanto difficile immaginare, in questo contesto, ritmi di espansione significativi per l’economia
della nostra regione.


1.2       Il quadro internazionale e nazionale
Dopo la eccezionale crescita del commercio mondiale nel corso del 2004 -i cui effetti sull’economia
italiana e toscana sono stati tuttavia in parte vanificati dalla forte svalutazione del dollaro- il ritmo di
espansione degli scambi è tornato nel 2005 su livelli più contenuti (+7,8%), anche se superiori alla media
di lungo periodo (Graf. 1.2), sostenuto dalla vivace crescita dei paesi dell’Asia, soprattutto la Cina e l’India
(il cui PIL è aumentato anche nel 2005 di oltre l’8%), mentre decrescente è stato il contributo di USA e
soprattutto UE.


                                                  Grafico 1.2
                              COMMERCIO MONDIALE E TASSO DI CAMBIO DOLLARO-EURO




                                               Fonte: OCSE e World Bank




    Sul fronte dei cambi, il dollaro ha cessato di svalutarsi; anzi, nella seconda parte dell’anno, sono visibili
anche segnali di rivalutazione, dal momento che la quotazione è ritornata sui livelli della seconda parte del
2004. Un fenomeno questo che, tuttavia, è ritenuto di breve durata: le previsioni puntano, infatti, su di un
dollaro debole anche per i prossimi anni (e non mancano le previsioni di un dollaro addirittura a 1,5
rispetto all’euro).
     In questo contesto, moderatamente favorevole, un ruolo di freno ha giocato l’evoluzione dei prezzi
delle materie prime mondiali (+8%) e soprattutto dei prodotti dell’energia, i cui prezzi sono aumentati quasi
del 50% dopo che nel 2004 erano aumentati del 33%. In effetti, in un contesto esterno parzialmente
favorevole alla ripresa delle esportazioni, i maggiori costi energetici hanno influito pesantemente sulla
bilancia commerciale dell’Unione Europea, il cui saldo commerciale è decisamente peggiorato, perlomeno
nella prima metà del 2005.




                                                          8
      Anche in Italia, il peggioramento del saldo commerciale è largamente attribuibile all’andamento del
prezzo delle materie prime, più che alla concorrenza asiatica; il conto energetico e i maggiori oneri dei
prodotti siderurgici nel primo semestre dell’anno hanno aggravato pesantemente la bilancia commerciale
(rispetto al primo semestre dello scorso anno), mentre più lievi sono i peggioramenti generati
dall’interscambio dei prodotti della moda, largamente controbilanciati dai miglioramenti di larga parte della
meccanica (Tab. 1.3).

                                                                 Tabella 1.3
                                           I SALDI COMMERCIALI ITALIANI PER BRANCA PRODUTTIVA
                                                                Milioni di euro

                                                                               gennaio-agosto     gennaio-agosto   Differenza
                                                                                        2004               2005

Agricoltura, caccia e silvicoltura                                                       -3.752           -3.297         455
Estrazione di minerali energetici                                                       -18.769          -24.889      -6.120
Estrazione di minerali non energetici                                                    -1.033           -1.246        -213
Alimentari, bevande e tabacco                                                            -2.800           -2.561         239
Tessili ed abbigliamento                                                                  7.630            7.167        -463
Concia, prodotti in cuoio, pelle e calzature                                              4.522            4.055        -467
Legno e dei prodotti in legno                                                            -1.374           -1.387         -13
Carta, stampa ed editoria                                                                  -160             -128          32
Raffinerie di petrolio                                                                    1.129            2.251       1.122
Prodotti chimici e di fibre sintetiche e artificiali                                     -7.348           -7.602        -254
Articoli in gomma e materie plastiche                                                     3.057            3.130          73
Prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi                                    4.054            3.742        -312
Metallo e fabbricazione di prodotti in metallo                                             -887           -1.443        -556
Macchine ed apparecchi meccanici                                                         23.834           24.375         541
Macchine e apparecchiature elettriche ed ottiche                                         -7.334           -6.108       1.226
Mezzi di trasporto                                                                       -5.020           -5.366        -346
Altre industrie manifatturiere                                                            6.993            6.340        -653
Energia elettrica, gas e acqua calda                                                     -1.170           -1.431        -261
TOTALE                                                                                      938           -4.805      -5.743
                                                                    Fonte: dati ISTAT



     Come oramai sta accadendo da anni le ricadute di questo scenario sull’economia italiana sono state
particolarmente negative: nel 2005 la crescita del PIL difficilmente supererà lo 0,1%, contribuendo ad
accelerare il nostro distacco dalla media UE ed anche dai principali paesi europei: nell’ultimo decennio
solo la Germania si è mantenuta sui bassi tassi di crescita italiani (Graf. 1.4), ben lontani, non solo da
quelli dei paesi asiatici, ma anche da quelli degli USA.

                                                                     Grafico 1.4
                                                         LA CRESCITA DEL PIL IN ALCUNI PAESI
                                                                 Periodo 1995-2005




                                                                     Fonte: OCSE




                                                                           9
     Del resto la modesta crescita delle esportazioni registrata sino ad oggi, depurata dell’aumento dei
prezzi, nasconde di fatto una riduzione delle quantità vendute, facendo perdere ulteriori quote di mercato
alla nostra economia, a conferma della perdita di competitività del nostro paese; si rafforza, quindi,
l’ipotesi di declino del paese, largamente presente nel dibattito economico.
     I dati ad oggi disponibili indicano una crescita del PIL nazionale (Graf. 1.5) che, nei primi tre trimestri, è
sempre oscillata attorno allo zero e che solo nell’ultimo trimestre dovrebbe segnalare una ripresa più
significativa, anche se ben al di sotto della crescita di lungo periodo. La produzione industriale continua,
inoltre, a diminuire e l’unico segnale positivo deriva dal fatto che la flessione tende ad attenuarsi,
lasciando, anche in questo caso, presagire il ritorno a ritmi di crescita di nuovo positivi.


                                                           Grafico 1.5
                                    IL PIL TRIMESTRALE IN ITALIA DAL 2001 AD OGGI
                                Tassi di variazione su trimestre corrispondente anno precedente




                                                       Fonte: dati ISTAT




    Quindi, a livello nazionale, lo scenario risulta alquanto depresso per la difficoltà di accrescere le
vendite all’estero, affiancata a quella di una domanda interna ancora improntata alla stagnazione in tutte
le sue componenti (spesa delle famiglie della PA e investimenti). Solo nell’ultimo trimestre è visibile
qualche segnale di uscita dal ciclo negativo e che lascia sperare nell’avvio di una nuova, ma debole, fase
espansiva, da tutti considerata come altamente probabile.


1.3       Le ripercussioni sull’economia toscana
In un quadro nazionale caratterizzato di nuovo da stagnazione, la Toscana -perlomeno nel primo
semestre- sembrerebbe realizzare risultati peggiori del resto del paese, innanzitutto sul fronte
internazionale; le sue esportazioni risultano infatti in flessione anche in termini nominali, contro il lieve
aumento registrato a livello nazionale (Tab. 1.6): in termini reali la caduta dovrebbe, quindi, essere ancora
più consistente. Altre regioni italiane presentano risultati negativi (Veneto e tutte le regioni del centro), ma
vi sono anche importanti regioni come la Lombardia o l’Emilia Romagna che realizzano significative
espansioni delle proprie vendite all’estero.
    Il nuovo calo delle vendite all’estero (ricordiamo che nel 2004 vi era stato solo un parziale recupero
delle perdite realizzate nel biennio precedente) e, più in generale, il peggior andamento anche rispetto al
dato nazionale è determinato sia da un effetto di composizione del paniere dei beni esportati (ovvero dal
maggior peso che in tale paniere hanno prodotti che sono in maggiore difficoltà anche a livello nazionale),




                                                              10
                                                                 Tabella 1.6
                                    LE ESPORTAZIONI DI ALCUNE REGIONI NEL PRIMO SEMESTRE DEL 2005
                                                    Tassi di crescita sul I semestre 2004


Piemonte                                                                                                        0,7
Lombardia                                                                                                       5,2
Veneto                                                                                                         -1,8
Emilia Romagna                                                                                                  7,3
TOSCANA                                                                                                        -2,8
Nord                                                                                                            3,0
Centro                                                                                                         -4,1
Sud                                                                                                             9,3
ITALIA                                                                                                          2,3
                                                               Fonte: dati ISTAT



che da un fattore di specifica competitività regionale (in molti settori il comportamento delle vendite
all’estero toscane è, infatti, peggiore di quello del resto del paese). La minore crescita delle esportazioni
toscane rispetto a quelle italiane (la differenza è del 5,2%) è infatti per il 2,2% attribuibile al particolare mix
produttivo delle esportazioni regionali (e quindi ad una sfavorevole specializzazione produttiva), ma per il
restante 3% al peggiore andamento all’interno di medesimi settori (e quindi ad una minore competitività
delle imprese toscane).
     In realtà, entrando nel dettaglio dei dati disponibili (Tab. 1.7), emerge come il peggior andamento
toscano è largamente spiegabile con la drastica caduta delle esportazioni nei paesi in via di sviluppo della
voce “Macchine e apparecchi per la produzione e l'impiego di energia meccanica” e quasi integralmente
concentrata nella provincia di Massa Carrara (e che segue l’eccezionale aumento dello scorso anno). Si
tratta, pertanto, di un dato di difficile interpretazione e che potrebbe essere spiegato col fatto che le
imprese presenti in tale settore rispondono, talvolta ,a grandi commesse per la realizzazione di opere che
spesso richiedono molto tempo, per cui osservare il dato di un semestre (e talvolta anche di un solo anno)
può essere distorcente: in effetti, senza questo dato la dinamica delle esportazioni toscane sarebbe in
linea con quella italiana.

                                                                  Tabella 1.7
                                        LE ESPORTAZIONI PER BRANCA NEL PRIMO SEMESTRE DEL 2005
                                                     Tassi di crescita sul I semestre 2004

                                                                                       TOSCANA              ITALIA

Prodotti dell'agricoltura                                                                   -2,1                6,3
Prodotti della pesca e della piscicoltura                                                   28,2                6,1
Minerali non energetici                                                                      1,5                2,8
Prodotti alimentari, bevande e tabacco                                                      -7,3                1,2
Prodotti delle industrie tessili e dell'abbigliamento                                       -0,7               -0,4
Cuoio e prodotti in cuoio, pelle e similari                                                 -4,4               -5,2
Legno e prodotti in legno                                                                  -17,3               -7,6
Carta, prodotti di carta, dell'editoria e della stampa                                      -2,8                1,4
Coke, prodotti petroliferi raffinati e combustibili nucleari                                17,4               39,4
Prodotti chimici e fibre sintetiche e artificiali                                            8,8                6,9
Articoli in gomma e materie plastiche                                                        3,0                2,1
Prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi                                      -6,6               -6,1
Metalli e prodotti in metallo                                                                7,3               11,2
Macchine ed apparecchi meccanici                                                           -23,5                0,8
Macchine elettriche, elettroniche ed ottiche                                                18,9                6,6
Mezzi di trasporto                                                                          -1,8               -3,3
Altri prodotti delle industrie manifatturiere                                               10,2               -3,6
TOTALE                                                                                      -2,8                2,3
                                                               Fonte: dati ISTAT




                                                                     11
    L’andamento della produzione industriale (Graf. 1.8) rivela ancora la permanenza all’interno del lungo
ciclo negativo avviato nel 2001, vista la sensibile flessione nei primi due trimestri dell’anno (soprattutto
nella moda, ma anche nella meccanica), mentre le rilevazioni sul fatturato artigiano mostrano andamenti
ancora sconfortanti nel manifatturiero, con cadute superiori all’8%. La comparabilità di questi dati con i
dati italiani non consente confronti significativi, ma appare verosimile l’ipotesi di un andamento peggiore
dell’industria toscana rispetto a quella nazionale.


                                                                     Grafico 1.8
                                                    PRODUZIONE INDUSTRIALE IN TOSCANA
                                        Tassi di variazione su trimestre corrispondente dell’anno precedente




                                            Fonte: Indagine congiunturale Unioncamere-Confindustria Toscana




    Se, come è probabile, la seconda parte dell’anno sarà, anche per la Toscana, più favorevole (come
sembrerebbe mostrare anche la produzione industriale del III trimestre), alla fine del 2005 la variazione del
PIL sarà solo lievemente inferiore a quella italiana, segnando una diminuzione, stimata dall’IRPET attorno
al -0,2% ,contro un aumento dello 0,1% osservato a livello nazionale.
    Le cause del cattivo andamento (Tab. 1.9) sono da rintracciarsi nella flessione delle vendite all’estero
che, in termini reali e supponendo un recupero nella seconda metà dell’anno, dovrebbe essere superiore
al 2%. Il basso profilo della crescita nazionale impedisce, inoltre, una significativa sostituzione del mercato
estero con quello nazionale, se è vero che le esportazioni verso l’Italia aumenteranno solo dello 0,2%. La
domanda interna alla regione, pur essendo, in questo quadro depresso, la più dinamica, non dovrebbe
fornire grossi contributi né dal lato della spesa delle famiglie (che pure risentono di una ripresa della spesa
dei turisti stranieri), né da quello della spesa delle Amministrazioni Pubbliche.

                                                              Tabella 1.9
                                    IL CONTO DELLE RISORSE E DEGLI IMPIEGHI DELLA TOSCANA
                                               Tassi di variazione su anno precedente

                                                                                                               2004   2005
PIL                                                                                                             1,0   -0,2
Importazioni dall'Italia                                                                                        0,7   -0,3
Importazioni dall'estero                                                                                        1,3    0,4
Risorse                                                                                                         1,0   -0,1
Spesa delle famiglie                                                                                            0,7    0,5
Spesa delle Amministrazioni Pubbliche                                                                           0,8    0,9
Investimenti fissi lordi                                                                                        0,6   -1,1
Esportazioni in Italia                                                                                          0,4    0,2
Esportazioni all'estero                                                                                         3.3   -2,1
                                                                  Fonte: stime IRPET




                                                                         12
     Dal punto di vista settoriale (Tab. 1.10) -sempre contando su una ripresa nella seconda parte
dell’anno- l’industria risulterà di nuovo il settore più colpito e, al suo interno, la meccanica tornerà a
segnare una pesante caduta di produzione (condizionata dal suddetto andamento delle esportazioni
all’estero), mentre la moda continua a vedere cadute ininterrotte del valore aggiunto prodotto. Il settore
delle costruzioni, inoltre, che per lungo tempo era stato uno dei principali motori della crescita, frena il suo
ritmo di espansione, così come il terziario, facendo così mancare una delle poche significative spinte
espansive presenti da anni nella nostra economia.


                                                       Tabella 1.10
                        LA DINAMICA DEL VALORE AGGIUNTO IN TOSCANA NEL BIENNIO 2004-2205
                                         Tassi di variazione su anno precedente

                                                                             2004                          2005

Agroalimentare                                                               12,6                           -1,7
Prodotti della moda                                                          -4,4                           -1,4
Altri prodotti tipici                                                        -2,2                           -1,2
Petrolifera, chimica                                                          1,2                           -1,0
Metalmeccanica                                                                1,0                           -2,0
Produzione di energia                                                         3,0                           -0,5
Costruzioni                                                                   2,3                            0,6
Commercio e trasporti                                                         1,1                            0,2
Servizi alle imprese                                                         -0,1                            0,3
Altri servizi                                                                 2,1                            1,0
TOTALE                                                                        1,0                           -0,2
                                                 Fonte: stime IRPET




    Infine, come negli anni passati -in cui la domanda di lavoro aumentava nonostante la bassa crescita
dell’economia- anche nel 2005 si assisterà ad una modesta espansione delle unità di lavoro richieste
complessivamente dal sistema produttivo regionale (circa 2 mila unità corrispondenti al +0,1%), con un
nuovo aumento nel settore terziario e nelle costruzioni, appena in grado, però, di compensare la riduzione
che avviene nell’industria manifatturiera e nell’agricoltura (Graf. 1.11).

                                                     Grafico 1.11
                           LA VARIAZIONE DELLA DOMANDA DI LAVORO IN TOSCANA NEL 2005
                                               Unità di lavoro standard




                                                 Fonte: stime IRPET




                                                        13
     Il risultato sulla domanda di lavoro conferma tuttavia lo scarso dinamismo nella produttività del lavoro
dal momento che la variazione delle unità di lavoro è superiore a quella del PIL. Ciò è in parte il frutto della
particolare composizione della crescita, che vede il terziario come principale protagonista, un settore,
all’interno del quale, come è noto, persistono anche molte attività a basso valore aggiunto e soprattutto
molte attività che consentono un più facile ricorso a forme di lavoro flessibile, spesso a bassa qualifica.
     È tuttavia evidente che la crescita della competitività, condizione essenziale per ritornare a tassi di
crescita accettabili, potrà avvenire solo se aumenterà la produttività del lavoro anche all’interno del
comparto dei servizi, anche se questo porterà, perlomeno nel breve periodo, ad effetti negativi sulla
occupazione. È pertanto probabile che la regolare tendenza all’aumento dell’occupazione osservata negli
ultimi anni debba prima o poi arrestarsi come, del resto, il graduale rallentamento di tale espansione, che
emerge con il passare degli anni, lascerebbe presagire.



                                                                IN SINTESI

Dopo la lieve ripresa dell’economia nel corso del 2004, il 2005 chiude ancora con un calo, ancorché modesto (-0,2%), del prodotto
interno lordo regionale: ciò fa sì che l’ultimo quadriennio possa considerarsi per l’economia toscana a “crescita zero”. Questo
andamento accomuna la Toscana con il resto del paese, anche se con toni più negativi, visto che il PIL nazionale è stimato in
lieve crescita (+0,1%) rispetto al 2004 ed anche nel triennio precedente ha avuto andamenti meno negativi.
     Le difficoltà sui mercati internazionali continuano ad essere alla base di tali dinamiche visto che le esportazioni continuano a
diminuire, dopo la breve parentesi dello scorso anno. Il commercio mondiale ha, in effetti, rallentato il proprio ritmo di crescita, ma
è rimasto estremamente dinamico, ed il dollaro si è solo lievemente rivalutato; tuttavia, da un lato, la crescente concorrenza dei
paesi asiatici (specie sui prodotti toscani) e, dall’altro, l’aumento del prezzo del petrolio hanno frenato le possibilità di espansione
della nostra economia.
     Non va inoltre trascurato il ruolo depressivo giocato dalla domanda nazionale di prodotti toscani, visto il calo consistente nei
consumi di prodotti della moda che caratterizza gli ultimi anni; in questo ambito, vale la pena di ricordare che, nonostante l’enfasi
data abitualmente alle esportazioni verso l’estero, le vendite dei prodotti toscani verso il resto d’Italia è, per molti beni, assai più
importante; la stagnazione della domanda nazionale ha, dunque, ripercussioni particolarmente pesanti sull’economia della nostra
regione specie quando colpisce i beni di consumo.
     L’industria manifatturiera è il settore che, più degli altri, avverte le difficoltà della fase attuale; nel 2005 alla persistenza di
queste difficoltà si affiancano anche quelle della metalmeccanica che pure, per anni, era stato uno dei settori più dinamici della
nostra economia. Tiene solo in parte l’industria delle costruzioni che, tuttavia, rallenta il proprio ritmo di espansione, così come il
terziario, alle prese con una domanda per consumi stagnante e, invece, una domanda di servizi da parte delle imprese in calo.
     Il terziario -ed in parte anche le costruzioni- continuano ad alimentare una domanda di lavoro, che è tuttavia, appena in grado
di compensare le cadute occupazionali osservate nell’industria manifatturiera e nell’agricoltura: nel complesso la domanda di
lavoro si stima possa essere aumentata, nel 2005, in Toscana di appena 2 mila unità.




                                                                   14
                                           2.      Dal 2006 si prevede una modesta ripresa


2.1       Lo scenario esogeno
Con il 2006 le attese sono quelle di un lieve rallentamento nella espansione del commercio mondiale
causato soprattutto dalla riduzione del tasso di crescita del PIL statunitense; allo stesso tempo la
quotazione del dollaro non dovrebbe subire consistenti variazioni ed anche il prezzo del petrolio dovrebbe
mantenersi sulle quotazioni attuali, tornando a diminuire solo a partire dal 2007 (Tab. 2.1). Si tratterebbe
dunque di uno scenario improntato alla stabilità delle sue principali componenti e che dovrebbe favorire
una intensificazione della crescita dei paesi europei, la quale in effetti dovrebbe attestarsi sull’1,5% nel
2006 per raggiungere il 2% già nel 2007. L’ipotesi prevalente per l’UE è, dunque, quella di un ciclo
negativo che si sarebbe arrestato, mostrando segnali di ripresa che, tuttavia, mantengono l’aumento del
PIL su livelli, nel complesso, molto contenuti ed inferiori a quelli delle principali aree mondiali.


                                                         Tabella 2.1
                                                PRINCIPALI VARIABILI MONDIALI

                                                                           2005    2006      2007          2008

PIL mondiale                                                                 4,0     3,6      3,8            3,8
Commercio mondiale                                                           7,8     7,3      8,0            8,1
Prezzo prodotti dell'energia, (1995 = 1)                                     2,8     2,8      2,3            2,3
Tasso di cambio dollaro-euro                                               1,250   1.220    1.320          1.290
Uem                                                                          1,2     1,5      2,0            2,0
Stati Uniti                                                                  3,4     3,0      2,8            3,1
Cina e India                                                                 8,4     7,3      7,2            7,2
                                                    Fonti: OCSE e World Bank




    Anche per il nostro paese questo scenario dovrebbe essere favorevole ad una ripresa dell’economia
-del resto i segnali lievemente positivi di questi ultimi mesi sembrerebbero andare in tale direzione- pur
pesando sull’Italia l’effetto di un maggiore freno della domanda interna; quella privata, per la persistenza di
un clima di incertezza che inciderà ancora sulle scelte delle famiglie (la propensione al consumo
tenderebbe ancora a ridursi) e quella pubblica per l’esigenza di riportare in ordine i conti pubblici.
    Tuttavia, dopo un 2006 ancora caratterizzato da bassa crescita (le previsioni prevalenti indicano tassi
ben al di sotto dell’1%) a partire dal 2007, l’aumento del PIL potrebbe ritornare attorno all’1,5% annuo,
trainato dalla espansione sia delle esportazioni (ma le importazioni dovrebbero aumentare ancora di più)
che della domanda interna, soprattutto per consumi privati ed investimenti. La stabilizzazione dello
scenario internazionale (crescita del commercio superiore al 7% e tasso di cambio euro dollaro fermo sui
livelli attuali) assieme ad un ritorno del prezzo del petrolio su livelli più contenuti (anche se dopo il 2006),
dovrebbe infatti, da un lato, favorire una nuova ripresa delle esportazioni e, dall’altro, creare un nuovo
clima di fiducia che dovrebbe operare sulle scelte di famiglie ed imprese spingendole ad accrescere
consumi ed investimenti.


2.2     I riflessi sulla crescita regionale
Le conseguenze dello scenario sopra proposto non dovrebbero essere, per la Toscana, molto diverse da
quelle nazionali: l’economia toscana dovrebbe, infatti, usufruire delle spinte propulsive provenienti dai




                                                              15
mercati internazionali, anche se la concorrenza dei paesi asiatici sui suoi prodotti più tipici si farà sentire,
specie a seguito del venir meno della protezione derivante dall’accordo Multifibre.
    In altre parole, se da un lato crescita del commercio mondiale e la stabilizzazione del cambio col
dollaro avranno effetti positivi, la specializzazione produttiva della Toscana potrebbe vanificare una parte
di questi effetti. Molto dipenderà, inoltre, dalla ripresa dei consumi italiani e, soprattutto, dalla direzione
che prenderà questa nuova attesa espansione: se infatti la crescita si concentrerà, come in questi ultimi
anni, nei beni di consumo durevole -spesso di natura high tech- le ripercussioni sull’economia toscana
saranno più modeste, se invece riprendesse la domanda di prodotti della moda la sorte potrebbe essere
diversa.
    Complessivamente lo scenario da noi prospettato per la Toscana prevede un aumento delle
esportazioni all’estero del 2,6% nel 2006 e successivamente di oltre il 3%; anche le vendite verso il resto
del paese dovrebbero riprendere a crescere in virtù della attesa ripresa dei consumi nazionali, mentre via
via più sostenuta dovrebbe essere l’espansione degli investimenti.
    Si tratterebbe, in altre parole, di uno scenario virtuoso, almeno dal punto di vista qualitativo, in quanto
trascinato dalle due grandezze fondamentali per la crescita dell’economia (esportazioni ed investimenti),
mentre la spesa pubblica sarebbe destinata a crescere meno delle altre grandezze (e soprattutto meno
del PIL) con conseguenze positive sul riordino dei conti pubblici. Se le componenti che faranno da traino a
questa nuova fase espansiva sono da considerarsi virtuose, il ritmo della crescita (Tab. 2.2) resterebbe
tuttavia estremamente contenuto, visto che, dopo un modesto 0,7% nel 2006, l’aumento del PIL si
manterrebbe negli anni successivi sull’1,4%, in linea, quindi, con le previsioni di lungo periodo formulate
dall’IRPET in “Toscana 2020”.


                                                             Tabella 2.2
                                    IL CONTO DELLE RISORSE E DEGLI IMPIEGHI DELLA TOSCANA
                                                  Tassi di variazione medio annuo

                                                                                        2006           2009-2006

PIL                                                                                         0,7              1,4
Importazioni dall'Italia                                                                    1,4              2,0
Importazioni dall'estero                                                                    3,4              3,9

Spesa delle famiglie                                                                        0,9              1,5
Spesa delle Amministrazioni Pubbliche                                                       0,9              0,9
Investimenti fissi lordi                                                                    1,4              2,2
Esportazioni in Italia                                                                      1,4              2,1
Esportazioni all'estero                                                                     2,6              3,1
                                                       Fonte: stime IRPET




    Le caratteristiche della ripresa sopra delineate dovrebbero consentire il ritorno anche dell’industria a
tassi di crescita positivi: i prodotti della moda dovrebbero arrestare una caduta che oramai dura da anni,
senza tuttavia ritornare sui livelli del passato e quindi consolidando il significativo ridimensionamento del
settore. La metalmeccanica, dopo il cattivo risultato del 2005, dovrebbe invece tornare a crescere in modo
consistente (1,2% nel 2006 e 2,1% negli anni successivi) rafforzando il suo peso sull’economia toscana;
da questo punto di vista è interessante osservare come dal 2002 il valore aggiunto prodotto dalla
metalmeccanica abbia superato quello dei prodotti della moda (Graf. 2.3) e tenda sempre più a distaccarsi
da esso.
    La ripresa della produzione industriale, da un lato, e la nuova espansione dei consumi delle famiglie,
dall’altro, consentirà al terziario tassi di crescita più elevati del recente passato, rafforzando ulteriormente
la supremazia di tale settore sul resto dell’economia. Dovrebbe invece ridimensionarsi, pur restando
positivo, il ciclo espansivo del settore delle costruzioni.




                                                              16
                                                           Grafico 2.3
                   IL VALORE AGGIUNTO DEI PRODOTTI DELLA MODA E DELLA METALMENCCANICA IN TOSCANA
                                             Milioni di euro a prezzi costanti 1995




                                                           Fonte: stime IRPET




    Nel complesso, dunque, l’economia toscana dovrebbe ritornare sul sentiero di crescita che ne aveva
caratterizzato l’evoluzione nel corso della seconda metà degli anni novanta, confermando quelle che
erano le principali trasformazioni in atto, ovvero la costante perdita di peso dell’industria a favore del
terziario e, all’interno dell’industria, la perdita di peso della moda a favore della metalmeccanica. Si
tratterebbe, pertanto, di trasformazioni che vanno nella direzione tracciata dalle principali teorie dello
sviluppo economico e che sono interpretabili come evidenti segni di modernizzazione dell’economia, a
condizione, tuttavia, che tale movimento sia il frutto di una acquisita maggiore competitività dei settori
nuovi e non solo della perdita di competitività di quelli più tradizionali.
    Proprio per questo motivo le previsioni sull’andamento della domanda di lavoro e quindi
dell’occupazione si rendono particolarmente difficoltose; è infatti indubbio che il recupero di competitività
passa anche attraverso un aumento della produttività del lavoro per cui, qualora questo accadesse
effettivamente, le conseguenze sull’occupazione sarebbero, almeno nel breve periodo, negative, visto il
basso tasso di crescita dell’economia.



                                                               IN SINTESI

I lievi segnali di ripresa osservati nell’ultima parte dell’anno, assieme al consolidamento di uno scenario internazionale non troppo
diverso da quello del 2005 (crescita del commercio mondiale superiore al 7%, quotazione eruo-dollaro stabile; prezzo del petrolio
inalterato), lasciano presagire per la Toscana un 2006 in debole espansione, trainato da una nuova crescita delle esportazioni e
da un cauto rilancio della domanda interna.
      Il PIL toscano dovrebbe crescere dello 0,7% esattamente in linea col resto del paese e dovrebbe essere caratterizzato anche
da un ritorno dell’industria a tassi di crescita positivi. La moda dovrebbe arrestare la caduta della propria produzione che ha
connotato gli ultimi anni e la meccanica dovrebbe tornare a crescere come negli anni migliori; tutto questo alimenterà anche una
crescente domanda di servizi.
      Gli effetti positivi dell’avvio di questa nuova -ma molto debole- fase espansiva dovrebbero accentuarsi negli anni successivi,
specie se si realizzasse la attesa riduzione del prezzo del petrolio. I consumi delle famiglie potrebbero tornare a crescere in modo
più evidente, affiancati anche da una crescita degli investimenti da parte delle imprese, frutto dell’affermarsi di un clima di maggior
fiducia sul futuro.
      In questo nuovo scenario la crescita del PIL toscano si attesterebbe attorno all’1,4%, in linea cioè con le previsioni li lungo
periodo che avevamo formulato in “Toscana 2020”. Si tratta di una crescita che sta al di sotto di quella media realizzata negli
ultimi 25 anni (e che è stata dell’1,8%) e che potrebbe pertanto essere insufficiente a garantire l’elevato livello di benessere
raggiunto negli anni dalla nostra regione.




                                                                  17
     La crescita della produttività del lavoro e, per questa via, il recupero della competitività sui mercati internazionali sta alla base
di questa (e possibilmente anche di una maggiore) crescita; se questo accadesse, tuttavia non è escluso che nei prossimi anni vi
sia addirittura una diminuzione della domanda di lavoro, invertendo la tendenza che si era affermata nell’ultimo decennio. Vale
tuttavia la pena di rimarcare che, in assenza di un adeguato ritmo di crescita della produttività, anche il modesto tasso di crescita
qui previsto potrebbe non essere realizzabile.




                                                                   18
                                             3.       Declino o lunga fase di stagnazione?


3.1        Nel 2001 il ciclo si inverte
Alla luce dei risultati conseguiti nel 2005 -e anche delle previsioni per il 2006- si può sostenere che il
periodo che si è aperto con la fine del 2000 è risultato particolarmente problematico per l’intera economia
italiana; infatti, dopo i buoni risultati realizzati in quell’anno, il ciclo economico ha cominciato ad invertirsi,
aggravandosi ulteriormente dopo i fatti dell’11 settembre 2001; tuttavia, mentre l’economie del resto del
mondo tornavano rapidamente a riprendersi, l’economia italiana, ancor più di quella europea, entrava in
una fase di sostanziale stagnazione. La crescita del PIL si allontanava decisamente dal sentiero di
crescita di lungo periodo, sentiero da cui, in realtà, mostrava di staccarsi già nella prima parte degli anni
novanta.
     In quello stesso periodo, l’evoluzione dell’economia toscana è stata addirittura peggiore di quella del
resto del paese; la crescita del PIL è stata, infatti, di poco superiore allo zero ed inferiore alla media
nazionale. La causa principale della stagnazione va ricercata soprattutto nelle difficoltà sui mercati
internazionali, ma anche in quelle sul mercato interno, visto che non solo le esportazioni verso l’estero, ma
anche quelle verso l’Italia sono diminuite in modo rilevante (Tab. 3.1). L’unica spinta propulsiva è arrivata
dalla spesa delle Amministrazioni Pubbliche e, più limitatamente, dai consumi interni, penalizzati da una
spesa turistica in diminuzione (perlomeno nella componente estera).


                                                            Tabella 3.1
                           I CONTI DELLE RISORSE E DEGLI IMPIEGHI DI TOSCANA ED ITALIA
                                        Tassi medi annui di crescita del periodo 2001-2005

                                                                            TOSCANA                          ITALIA

PIL                                                                                0,1                          0,5
Importazioni dall'Italia                                                          -0,9                            ..
Importazioni dall'estero                                                          -1,3                          1,2

Spesa delle famiglie                                                               0,6                           0,7
Spesa delle Amministrazioni Pubbliche                                              1,4                           1,4
Investimenti fissi lordi                                                          -0,3                           0,1
Esportazioni in Italia                                                            -0,9                             ..
Esportazioni all'estero                                                           -2,9                         - 0,6
                                                    Fonte: stime IRPET




     Queste maggiori difficoltà della Toscana rispetto al resto del paese sono solo in parte giustificate da
una sfavorevole specializzazione produttiva. In effetti, i settori in cui la Toscana è maggiormente orientata
(prodotti della moda) sono quelli che hanno maggiormente sofferto la attuale congiuntura anche a livello
nazionale; viceversa quelli che hanno subito meno le conseguenze della fase attuale (es.: meccanica)
sono in Toscana meno presenti, nonostante il forte recupero avvenuto già da alcuni anni. Tuttavia,
all’effetto negativo prodotto dal particolare mix produttivo della regione, deve aggiungersi uno specifico
differenziale negativo che sta ad indicare, perlomeno in questa fase, anche una minore competitività delle
produzioni regionali. Ciò è particolarmente evidente proprio nei prodotti della moda in cui le prestazioni
della Toscana sono significativamente peggiori di quelle, già gravi, osservate a livello nazionale (Tab. 3.2).
Le uniche eccezioni di rilievo a questa tendenza di fondo sono rappresentate dalla meccanica, che cala
meno che in Italia, e dall’agroalimentare che presenta risultati addirittura positivi.




                                                           19
                                                                         Tabella 3.2
                                             IL VALORE AGGIUNTO NELLE BRANCHE TOSCANE ED ITALIANE
                                                     Tassi medi annui di crescita del periodo 2001-2005

                                                                                                                              TOSCANA                                    ITALIA

Agricoltura, caccia e silvicoltura                                                                                                     3,4                                  -0,1
Pesca, piscicoltura e servizi connessi                                                                                                 1,0                                  -2,1
Estrazione di minerali energetici                                                                                                      0,0                                   4,0
Estrazione di minerali non energetici                                                                                                 -2,3                                  -5,8
Alimentari,bevande e tabacco                                                                                                           1,8                                   1,4
Tessili ed abbigliamento                                                                                                              -6,9                                  -4,1
Concia, prodotti in cuoio, pelle e calzature                                                                                          -7,0                                  -4,3
Legno e dei prodotti in legno                                                                                                         -0,6                                   0,6
Carta, stampa ed editoria                                                                                                             -1,6                                   1,1
Raffinerie di petrolio                                                                                                                -4,9                                  -0,3
Prodotti chimici e di fibre sintetiche e artificiali                                                                                  -0,9                                  -0,4
Articoli in gomma e materie plastiche                                                                                                 -0,6                                  -0,2
Prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi                                                                                -1,7                                   0,3
Metallo e fabbricazione di prodotti in metallo                                                                                        -0,9                                   0,7
Macchine ed apparecchi meccanici                                                                                                      -1,2                                  -1,2
Macchine e apparecchiature elettriche ed ottiche                                                                                      -0,6                                  -3,5
Mezzi di trasporto                                                                                                                    -2,0                                  -3,1
Altre industrie manifatturiere                                                                                                        -3,1                                  -0,5
Energia elettrica, gas e acqua calda                                                                                                   3,8                                   3,2
Costruzioni                                                                                                                            1,5                                   2,1
Commercio all'ingrosso e al dettaglio                                                                                                  1,0                                   0,4
Alberghi e ristoranti                                                                                                                 -1,6                                  -0,5
Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni                                                                                               1,2                                   0,9
Intermediazione monetaria e finanziaria                                                                                               -0,6                                  -0,9
Informatica, ricerca, altre attività                                                                                                   0,7                                   2,0
Pubblica amministrazione e difesa                                                                                                      1,2                                   0,8
Istruzione                                                                                                                             1,3                                   0,9
Sanità e altri servizi sociali                                                                                                         2,8                                   2,6
Altri servizi pubblici, sociali e personali                                                                                            1,5                                   1,5
Attività immobiliari e noleggio                                                                                                        1,3                                   1,0
VALORE AGGIUNTO*                                                                                                                       0,2                                   0,6
                                                                            Fonte: stime IRPET
  * ricordiamo che tra valore aggiunto e PIL la differenza è rappresentata dalla imposte indirette e dai servizi bancari: si giustifica così la differenza rispetto ai tassi di
                                                                 crescita indicati nella tabella precedente




    Quindi gli effetti dello sfavorevole mix produttivo solo in parte sono alla base delle maggiori difficoltà
della Toscana; vi è infatti anche una specifica minore competitività del sistema, rintracciabile -e con poche
eccezioni- in un peggiore comportamento delle imprese toscane rispetto alle analoghe imprese nazionali.
Su questa minore competitività sarebbe facile desumere, seguendo l’interpretazione dominante, che la
causa sia rintracciabile nella maggiore presenza, rispetto al resto del paese, di imprese di piccole e
piccolissime dimensioni.
    In effetti, osservando l’evoluzione delle principali grandezze economiche negli ultimi quattro anni nei
diversi SEL della regione, la maggiore difficoltà dei sistemi distrettuali, sia in termini di esportazioni che di
crescita del valore aggiunto, emerge con una certa evidenza (Tab. 3.3): Area pratese, Valdarno superiore
ed inferiore, Area aretina vedono addirittura diminuzioni del PIL e delle esportazioni nell’arco dell’intero
quadriennio.
    Il quadro complessivo sembrerebbe, quindi andare, effettivamente nella direzione indicata da molti
analisti -e richiamata nel capitolo introduttivo- di una crisi (declino) del sistema economico come
espressione della difficoltà delle imprese distrettuali e, più in generale, dei sistemi di impresa di piccola e
media dimensione, di fronteggiare questa nuova fase dello sviluppo economico.




                                                                                      20
                                                            Tabella 3.3
                                           IL VALORE AGGIUNTO NEI SEL TOSCANI
                                        Tassi medi annui di crescita del periodo 2001-2005


Lunigiana                                                0,7             Val di Cecina Q. costiero             0,0
Area di Massa e Carrara                                  0,6             Val di Cecina Q. Interno              0,7
Valle del Serchio Q. Garfagnana                         -0,1             Val di Cornia                         0,0
Valle del Serchio Q. Media Valle                        -0,6             Arcipelago                           -0,4
Versilia                                                -0,4             Colline Metallifere                   0,6
Area Lucchese                                           -0,6             Alta Val d'Elsa                       0,4
Val di Nievole                                           0,0             Area Senese Urbana                    0,4
Area Pistoiese Q. montano                                0,4             Crete Senesi - Val d'Arbia            0,6
Area Pistoiese Q. metropolitano                          0,0             Val di Merse                          0,8
Area Pratese                                            -1,0             Chianti                               0,5
Area Fiorentina Q. Mugello                               0,5             Valdarno Superiore Sud               -0,3
Area Fiorentina Q. Val di Sieve                          0,5             Casentino                            -0,1
Area Fiorentina Q. centrale                              0,8             Alta Val Tiberina                    -0,2
Area Fiorentina Q. Chianti                               0,6             Area Aretina                         -0,3
Area Fiorentina Q. Valdarno Superiore                    0,3             Val di Chiana Aretina                 0,0
Circondario di Empoli Q. empolese                        0,4             Val di Chiana Senese                 -0,1
Circondario di Empoli Q. Valdesano                       0,6             Amiata - Val d'Orcia                  0,4
Valdarno Inferiore                                      -0,9             Amiata Grossetano                     0,9
Val d'Era                                                0,4             Area Grossetana                       0,4
Area Pisana                                              0,6             Albegna-Fiora Q. Costa d'argento      0,8
Area Livornese                                          -0,2             Albegna-Fiora Q. colline interne      1,6
                                                        Fonte: stime IRPET




    Tuttavia il fatto che, se le aree di distretto risultano in difficoltà, le altre (come ad esempio alcune di
quelle turistiche) non brillano, associato al fatto che ben poco sappiamo su quanto accade, fuori dalla
Toscana, in altri sistemi territoriali di piccola impresa (ricordiamo che, a livello subregionale, i dati ISTAT si
fermano al 2003), non consente di individuare con certezza nella sola struttura distrettuale il fattore
determinante della crisi del sistema produttivo regionale e nazionale.


3.2       Fattori esogeni o fattori endogeni?
La crisi che ha colpito soprattutto i sistemi territoriali di piccola impresa non dovrebbe, del resto, destare
grande sorpresa, dal momento che l’evoluzione ciclica dell’economia ha, da sempre, mostrato come le
aree più dinamiche ed aperte agli scambi internazionali, se nel lungo periodo crescono più delle altre,
sono anche quelle che subiscono maggiormente le conseguenze delle fasi negative del ciclo, specie
quando queste nascono da un contesto esogeno sfavorevole.
    L’attuale scenario esogeno è, in effetti, tutt’altro che favorevole alle aree molto aperte, specie sui
mercati extra-europei, come sono quelle toscane, a causa della forza dell’euro rispetto al dollaro; a questo
si deve anche aggiungere il fatto che i consumi nazionali hanno sofferto, contraendosi, in questi anni,
soprattutto nella componente dei prodotti della moda.
    In questo contesto appare legittimo domandarsi se quattro anni di difficoltà, logica conseguenza di uno
scenario esogeno sfavorevole, siano un periodo sufficiente a sostenere la decadenza di un modello che,
per lungo tempo, era stato invece l’elemento di forza della nostra economia.
    Gli argomenti a favore di questa conclusione sono in realtà molti. Da un lato il fatto che, se è vero che
la crescita, in un’economia di mercato, da sempre si caratterizza per un continuo alternarsi di cicli, ora
positivi ora negativi, è però anche vero che la durata delle fasi negative era storicamente assai più corta
di quella attuale. Una durata così lunga potrebbe incidere su molti fronti: sul fronte economico-finanziario
rispetto al quale la capacità di resistere delle piccole imprese è probabilmente minore; sul fronte




                                                               21
psicologico rispetto al quale la continua depressione delle aspettative può indurre ad una perdita di fiducia
sul futuro, alimentando la rinuncia ad investire.
     Inoltre, se è vero che le difficoltà della nostra economia derivano da uno scenario esogeno negativo, è
anche vero che, alla luce della attuali conoscenze, è difficile immaginare che tale scenario possa
modificarsi in modo significativo nei prossimi anni. Quindi, l’evoluzione dell’economia di questo ultimo
periodo apparirebbe molto rappresentativa di quanto potrebbe accadere nel prossimo futuro.
     In effetti, gli scenari esogeni che, ad esempio, sono alla base delle nostre previsioni sulla Toscana al
2020 riflettono proprio quelli di questi ultimi anni, per cui i risultati che ci aspettiamo nel prossimo futuro,
pur migliorando le dinamiche recenti, si mantengono lontani dal tasso di crescita di lungo periodo
dell’economia toscana e, invece, si avvicinano molto a quelli delle previsioni qui presentati, giustificando
quindi la preoccupazione che l’attuale fase sia in realtà una anticipazione di quelli che potrebbero essere
gli eventi futuri.
     Se tutte queste circostanze operano in senso negativo, rafforzando cioè gli elementi di preoccupazione
per la situazione in corso, giustificando il timore di una crisi strutturale profonda del nostro sistema
produttivo, occorre tuttavia non dimenticare altre circostanze le quali potrebbero modificare il giudizio qui
fornito.
     Se, in effetti, lo scenario esogeno che caratterizza l’attuale fase -in particolare la stabilità del cambio
sulle attuali elevate quotazioni e la crescente concorrenza dei paesi asiatici nei settori tipici della nostra
regione- venisse assunto dagli operatori come duraturo, è plausibile ipotizzare che questi ultimi pongano
in essere azioni (in alcuni casi potrebbero averlo già fatto) per fronteggiare la nuova situazione, azioni i cui
effetti non saranno immediatamente visibili. In questo senso, quattro anni possono considerarsi ancora un
periodo relativamente breve per valutare gli effetti di una eventuale ristrutturazione del sistema produttivo
toscano, conseguente a modifiche strutturali dello scenario esogeno.
     Inoltre, prima di concludere che la debolezza del nostro sistema produttivo sta nella scarsa
lungimiranza delle piccole imprese distrettuali, non può essere trascurato il sospetto che le attuali
condizioni di mercato non sempre rendano convenienti quelle scelte imprenditoriali considerate virtuose ai
fini dello sviluppo di un’economia. In altre parole se è possibile che, nel nuovo contesto internazionale, le
nostre piccole imprese siano inadeguate (e quindi incapaci di intraprendere le azioni necessarie a
fronteggiare la nuova situazione), non può essere completamente trascurato il fatto che potrebbero anche
non esservi le condizioni esterne che rendono conveniente alle singole imprese di adottare scelte che
rispondano simultaneamente al loro interesse individuale ed al miglioramento della competitività del
paese.
     Posta in altri termini la questione è che, per mantenere elevata la nostra capacità di esportare, occorre
che il sistema sia in grado di proporre prodotti competitivi investendo in attività volte a migliorare il binomio
prezzo-qualità proposto sui mercati internazionali. Sono i nostri piccoli imprenditori ad avere perso la
capacità di investire e rischiare in tal senso o è il rendimento di questi investimenti rispetto ad impieghi
alternativi a non essere sufficientemente remunerativo?
     È difficile comprendere quanto pesino le due circostanze. Una via solo parziale è quella di verificare,
da un lato, se i comportamenti del recente passato mostrino la persistenza o meno di un buon dinamismo
imprenditoriale e di verificare, dall’altro, se i segnali di convenienza mandati in questi anni dal mercato
siano funzionali a scelte che si dirigano verso un miglioramento della competitività del paese e non
premino, invece, scelte individuali di tutt’altra natura.


3.3      I “favolosi” anni novanta e la capacità di trasformazione
Una prima parziale risposta a queste domande può essere ricavata osservando l’evoluzione dell’economia
toscana in un’ottica di lungo periodo. Così facendo emerge un comportamento atipico rispetto al resto del
paese, con difficoltà che sono state maggiori negli anni ottanta e, invece, con evidenti segni di ripresa




                                                       22
negli anni novanta, segni che migliorano ulteriormente a partire dal 1995 (prima naturalmente della
recente fase recessiva).
     In effetti tra il 1995 ed il 2001 il tasso medio di crescita dell’economia toscana è stato più alto di quello
di lungo periodo (1980-2005) e soprattutto più alto di quello delle altre regioni: la seconda parte degli anni
novanta -quella cioè che nelle analisi economiche prevalenti viene indicata come la data di inizio del
declino della nostra economia- avrebbe dunque rappresentato addirittura il periodo migliore per il sistema
produttivo regionale (Tab. 3.4).

                                                       Tabella 3.4
                                       IL PIL TOSCANO NEL CORSO DEGLI ANNI
                                                Tassi medi annui di crescita

                                     1980-2001                   80-85               85-90   90-95           95-01

Piemonte                                   1,5                     0,9                 2,5     1,2             1,4
Lombardia                                  2,2                     1,9                 3,9     1,1             1,7
Veneto                                     2,4                     2,0                 3,7     2,4             2,0
Emilia Romagna                             1,9                     0,3                 3,5     2,4             1,9
TOSCANA                                    1,9                     1,2                 2,1     1,5             2,1
ITALIA                                     1,9                     1,6                 3,0     1,1             1,8
                                           Fonte: ISTAT, Conti economici regionali




      Se poi si restringe l’osservazione alla sola industria il ragionamento si rafforza ulteriormente: le
difficoltà dell’industria toscana sono state evidenti soprattutto nella seconda metà degli anni ottanta,
mentre gli anni novanta segnano un deciso recupero, specie nella seconda parte. A considerazioni non
dissimili si giungerebbe anche estendendo l’analisi al terziario.
     Inoltre, nello stesso periodo, le quote di mercato della Toscana relativamente alle esportazioni italiane
all’estero si sono costantemente mantenute sopra l’8% nell’intero quinquennio, mostrando una chiara
tenuta. Simultaneamente la quota sulle importazioni si è leggermente ridotta, consentendo la
realizzazione di un miglioramento del saldo commerciale con l’estero. Sul fronte delle esportazioni è
interessante osservare come la specializzazione per aree di mercato, che contraddistingue in modo netto
la Toscana rispetto al resto del paese, vede prevalere le aree extra UE rispetto all’Europa, mostrando la
netta preferenza per l’America e per l’Asia. È difficile osservare una tendenza di fondo nell’ultimo periodo,
tuttavia la maggiore specializzazione verso i mercati non europei non si è certamente ridotta -anzi per
qualche verso si può persino sostenere che questa si è accentuata- confermando la maggiore
propensione della imprese toscane ad operare con paesi lontani.
     Anche in termini di produttività del lavoro la dinamica toscana appare positiva. In questo ambito, la
tendenza all’interno del paese è stata verso la convergenza per cui le regioni a più basso livello sono
anche quelle che hanno avuto gli incrementi maggiori. Tra queste sta anche la Toscana, che nel 1995
aveva un livello di produttività inferiore alla media nazionale, ma che nel periodo preso in esame si allinea
ad essa. In questo senso le imprese toscane sembrano aver percorso un sentiero particolarmente
virtuoso, anche se all’interno di un processo che, nel paese, è stato di lenta crescita della produttività del
lavoro: da una crescita media del 2,7% negli anni settanta si è passati ad una crescita dell’1,7% negli anni
ottanta dell’1,6% negli anni novanta, ma appena dell’1,1% del periodo successivo al 1995; in quest’ultimo
periodo la crescita toscana è stata, invece, dell’1,5%, tra le più alte del paese.
     Inoltre, pur in una fase di stazionarietà della popolazione associato ad un suo progressivo
invecchiamento l’offerta di lavoro è ugualmente aumentata segnalando, quindi, una maggiore
partecipazione al mercato del lavoro ed avvicinandoci agli obiettivi europei: il tasso di attività è infatti
aumentato di un punto percentuale attestandosi sul 50%. L’occupazione è aumentata ancora di più
conducendo pertanto ad una riduzione significativa del tasso di disoccupazione. Le modifiche intervenute




                                                            23
nel mercato del lavoro hanno quindi accentuato la partecipazione, anche in virtù delle maggiori
opportunità lavorative di fatto esistenti. Sono gli effetti della flessibilità i quali sono particolarmente visibili
nella riduzione consistente che vi è stata nelle non forze di lavoro in età lavorativa. Evidentemente la
percezione di maggiori opportunità lavorative ha spinto molte persone, prima assenti, a presentarsi sul
mercato del lavoro.
     Naturalmente la maggiore crescita della produttività del lavoro rispetto alle regioni del nord ha
mantenuto la crescita dell’occupazione toscana al di sotto dei valori delle altre regioni ed il tasso di
disoccupazione pur essendosi ridotto, nel periodo preso in esame, di quasi 3,5 punti percentuali, è ancora
attorno al 5%, a causa della compresenza di aree con piena occupazione ed aree con livelli
disoccupazione ancora elevati.
      Vale inoltre la pena di sottolineare con una certa enfasi come, nel corso del periodo sopra analizzato,
non solo la crescita è stata più elevata di quella del passato e di quella delle altre regioni, ma è avvenuta
anche con una significativa, trasformazione del sistema produttivo toscano: da un lato cresce il peso del
terziario rispetto all’industria manifatturiera, all’interno di quest’ultima cresce invece il peso della
meccanica e si riduce quello della moda, segno del dinamismo del primo comparto, ma anche delle
difficoltà del secondo.
     Facendo riferimento solo ai settori produttori di beni, nel periodo 1995-2001 il valore aggiunto del
sistema moda è diminuito sia in termini di valore aggiunto che di esportazioni, mentre quello della
meccanica è aumentato in modo rilevante (Tab. 3.5). Poiché ciò è avvenuto in un periodo di espansione
dell’economia, il segnale va colto positivamente; l’economia toscana si va dunque trasformando,
seguendo un processo spesso indicato come tipico del progredire dello sviluppo: dalla produzione di beni
di consumo si passa gradualmente a produrre i macchinari per la produzione dei beni di consumo.
Questo processo è avvenuto in ritardo rispetto ad altre regioni italiane (tanto che ancora oggi la presenza
di meccanica in Toscana è inferiore alla media del paese), ma è avvenuto in modo molto intenso, visto
che nello stesso periodo la crescita del settore meccanico nel resto del paese è stata decisamente
inferiore a quella toscana.


                                                   Tabella 3.5
                               LA COMPOSIZIONE DELLE ESPORTAZIONI TOSCANE DI BENI

                                                                                    1995                        2001

Agroalimentare                                                                        4,1                        5,2
Industria della moda                                                                 41,8                       38,7
Altre industrie tipiche                                                              20,8                       19,9
Industria metalmeccanica                                                             26,3                       27,7
Industria pesante                                                                     7,1                        8,6
TOTALE SETTORI CONSIDERATI                                                          100,0                      100,0
                                              Fonte: elaborazioni su dati ISTAT




    Anche in termini di disparità territoriali la situazione della Toscana sembra migliorare; aumenta infatti
la partecipazione al lavoro nelle aree più deboli (la costa) tanto che a differenza di quanto accade nelle
altre regioni l’indice di disparità territoriale segna un deciso rallentamento. Del resto alla stessa
conclusione si arriva osservando le dinamiche dell’occupazione a livello provinciale, le quali mostrano
come le aree più in difficoltà all’inizio del periodo osservato siano riuscite in pochi anni a ridurre in modo
considerevole il tasso di disoccupazione.




                                                             24
3.4 Dinamismo imprenditoriale o “effetto dollaro”?
I comportamenti osservati negli anni novanta ed in particolare quelli relativi alla seconda metà del periodo
sembrerebbero, quindi, mostrare un certa capacità di trasformazione del sistema produttivo toscano,
superiore a quella mostrata da altre regioni. Questa trasformazione, come abbiamo detto, è avvenuta
anche all’interno del settore manifatturiero conducendo ad una graduale sostituzione dei settori più
tradizionali (la moda) con settori produttori di beni intermedi (macchinari). Simultaneamente è aumentato il
peso del settore terziario al cui interno hanno assunto un peso crescente i settori produttori di servizi alle
imprese.
    Si tratta di trasformazioni che vanno nella direzione di una modernizzazione del sistema, come
suggerito dalle principali teorie dello sviluppo economico, per cui si può concludere che perlomeno da
questo punto di vista sembra permanere vivo in Toscana uno spirito imprenditoriale che, anche in un
periodo di forte protezione dal lato della competitività di prezzo (il dollaro mantiene per tutto il periodo una
quotazione molto elevata), non ha puntato alla conservazione, ma ha spinto verso il cambiamento.
Naturalmente potrebbe anche essere vero che proprio il dollaro forte ha consentito di attenuare le difficoltà
di un settore (la moda) poco competitivo, spostando risorse verso settori nuovi al cui interno l’ingresso
sarebbe stato favorito proprio dalle favorevoli condizioni di competitività garantite dal dollaro forte.
    È, quindi, possibile che la favorevole quotazione del dollaro impedisca di leggere con chiarezza i
fenomeni avvenuti nella seconda metà degli anni novanta specie per una regione le cui esportazioni sono
fortemente legate alle sorti del dollaro (Graf. 3.6); in particolare impedisce di vedere quanto i cambiamenti
avvenuti nel sistema produttivo siano stati determinati dalla capacità delle imprese di intravedere orizzonti
nuovi, o quanto invece siano stati determinati dai facili guadagni che la quotazione del dollaro consentiva.
Ma, per lo stesso motivo, in una fase di forte svalutazione del dollaro, come è quella attuale, è difficile
leggere le maggiori difficoltà dell’economia toscana solo come l’espressione di una debolezza strutturale
del modello di sviluppo dominante e non anche come l’effetto del cambio.


                                                         Grafico 3.6
                                   ELASTICITÀ DELLE ESPORTAZIONI AL DOLLARO
                                   Stima sulla serie storica delle esportazioni 1991-2004




                                                     Fonte: stime IRPET




     Resta, tuttavia, il fatto che la trasformazione avvenuta nel corso degli anni novanta ha seguito le linee
tipiche delle aree più mature, avvicinando la Toscana alle regioni più sviluppate del paese anche in termini
di specializzazione produttiva.




                                                            25
                                                                IN SINTESI

Se si osservano i comportamenti degli operatori a partire dalla metà degli anni novanta e prima della attuale crisi (quindi il periodo
1995-2001), non sono immediatamente riscontrabili i segni di maggiori difficoltà dell’economia toscana, come ci si aspetterebbe,
invece, dalla spiegazione dominante che vede nelle piccole imprese dei settori tradizionali la principale causa della perdita di
competitività dell’economia nazionale, già a partire da quel periodo. La Toscana, caratterizzata più di ogni altra regione dalla
presenza di tali imprese, avrebbe dovuto, infatti, manifestare più di ogni altra regione i segni di questa perdita di competitività.
     Nella seconda metà degli anni novanta, invece, la Toscana figura tra le regioni italiane a più alta crescita, con inalterata
capacità di vendita all’estero; investimenti e produttività del lavoro crescono a ritmi maggiori del resto del paese ed anche le
disparità interne alla regione si attenuano. Questo migliore andamento può avere naturalmente spiegazioni diverse.
     La prima è che la presenza di un dollaro forte -da cui l’economia toscana è tradizionalmente molto dipendente- ha consentito
di realizzare i buoni risultati sopra descritti, i quali però sono attribuibili appunto al dollaro e non anche alle abilità delle imprese
toscane. Il dollaro avrebbe dunque mascherato difficoltà strutturali che erano presenti in Toscana in modo non diverso dal resto
del paese.
     La seconda è che in realtà la sensibile trasformazione avvenuta in questi anni, con il calo di alcuni settori (moda) e la forte
espansione di altri (meccanica), è il segno di un dinamismo imprenditoriale che va nella direzione virtuosa tracciata da molte
teorie dello sviluppo, quando si abbandonano le produzioni dei beni finali per spostarsi su quelle dei macchinari atti alla loro
produzione.
     Quale delle due spiegazioni sia quella più corretta non è ovviamente noto, tuttavia sebbene la spiegazione legata all’”effetto
dollaro” abbia un qualche fondamento, essa sembrerebbe più adatta a spiegare una crescita elevata, ma con scarsa
trasformazione (se il dollaro forte protegge l’esistente, perché modificare troppo la specializzazione produttiva?). La forte
trasformazione avvenuta in quegli anni, associata ad un significativo dinamismo del sistema, sembrerebbe invece rivelare la
presenza di uno spirito imprenditoriale ancora diffuso all’interno del comparto manifatturiero e dei luoghi in cui esso è
maggiormente concentrato. Vi è caso mai da domandarci se altrettanto è avvenuto in altri pezzi (settori o territori) del sistema
economico toscano e nazionale.




                                                                   26
                                          4. Competitività di impresa o di sistema?



4.1        La terziarizzazione dell’economia nasconde elementi di inefficienza?
Quindi se le difficoltà attraversate dall’economia toscana a partire dal 2001 risultano evidenti, meno certo
è il fatto che queste rappresentino l’emersione di un processo di graduale perdita di competitività che
parte da lontano. Inoltre se anche accettassimo questa seconda, più negativa, ipotesi, occorrerebbe non
assecondare con troppa disinvoltura l’idea che, in un sistema economico fortemente interconnesso, i
problemi stanno, sempre e solo, laddove essi emergono con maggiore evidenza (ovvero nelle imprese
esportatrici che, in Toscana più che in Italia, sono piccole imprese organizzate in distretti).
     Occorre infatti ricordare che, anche in Toscana, oramai il terziario pesa più del 71% in termini di valore
aggiunto, per cui pensare che i problemi dell’economia toscana stiano tutti in quel 27% di sistema
produttivo rappresentato dall’industria (il restante 2% è rappresentato dall’agricoltura) sembra in effetti una
semplificazione eccessiva.
     In realtà, se è vero che la competitività di un sistema si misura nella sua capacità di esportare, occorre
considerare che nei prezzi dei beni esportati sono contenuti tutti i costi sostenuti lungo l’intera filiera
produttiva: in ogni prodotto toscano venduto, insiste quindi un piccolo subsistema economico in miniatura,
con la sua industria ed il suo terziario e con le efficienze e le inefficienze di entrambi.
     Occorre allora soffermarsi, non solo, sulle trasformazioni avvenute a livello di impresa ed in particolare
di impresa manifatturiera (dimensioni, assetti proprietari, organizzazione del lavoro e delle decisioni,
rapporti con le altre imprese,…), ma anche sulle modifiche intervenute nella composizione della filiera
produttiva (quali branche hanno aumentato il loro peso e quali lo hanno diminuito) in questi anni,
verificando se esse rispondano o meno alle esigenze di un accrescimento della competitività dei nostri
prodotti sui mercati internazionali. Per rispondere a questa domanda occorre studiare a fondo anche cosa
è successo all’interno del terziario e cosa ha determinato il suo costante accrescimento di peso sul
complesso dell’economia.
     Le ragioni di tale espansione sono molteplici, alcune reali, altre nominali. Tra le prime, la crescente
domanda di servizi espressa dal sistema economico, sia dal lato delle famiglie che dal lato delle imprese;
tra le seconde la dinamica dei prezzi che, da sempre e con poche eccezioni, è stata favorevole a questo
settore. Attraverso queste dinamiche, il peso del terziario sull’economia è aumentato in un trentennio di
circa 20 punti percentuali -passando quindi dal 50% di trenta anni fa al 70% attuale- un aumento
attribuibile per metà ad un aumento della quantità vendute e per l’altra meta ad un aumento dei prezzi
relativi, conseguenza, quest’ultima, di una crescita della produttività del lavoro che è stata assai più lenta
di quella media dell’economia.
     Si potrebbe pensare, dunque, che tutto questo sia stato garantito dalla presenza di posizioni di rendita
(determinata talvolta dalla naturale assenza di una effettiva concorrenza nella erogazione di molti servizi),
la quale ha, tuttavia, operato non solo nel senso di garantire redditi maggiori ai singoli partecipanti al
processo produttivo, quanto in quello di consentire a molti soggetti di partecipare al processo produttivo.
Per alcuni versi si potrebbe anche pensare alla presenza di forme di disoccupazione nascosta o
comunque di sottoccupazione (si apre un negozio in cui si impiega tutta la famiglia per la mancanza di
soluzioni alternative).




                                                      27
    Il quadro di sintesi sembrerebbe dunque essere il seguente:
a) il terziario ha aumentato il suo peso sull’economia in parte anche attraverso l’aumento dei prezzi
    relativi;
b) l’aumento dei prezzi è causato dal più modesto ritmo di crescita della produttività del lavoro;
c) il più lento aumento della produttività del lavoro ha condotto (o è causato) ad un maggior ricorso all’uso
    di lavoro;
d) in linea con l’incremento della produttività, la remunerazione del lavoro è stata via via più bassa
    (ovviamente in termini relativi).
    Questa tendenza in realtà è andata attenuandosi nel corso degli anni, nel senso che le dinamiche di
prezzo e di produttività si sono avvicinate a quelle del resto dell’economia, con alcune rilevanti eccezioni
(Tab 4.1), lasciando quindi supporre che anche all’interno del settore esistono attività aperte alla
concorrenza e che seguono quindi le stesse logiche di mercato dei settori industriali. Ciò nonostante la
tendenza media è stata, anche negli ultimi anni, ad un aumento dei prezzi decisamente superiore a quello
dell’industria.


                                                               Tabella 4.1
                                        ALCUNI INDICI CARATTERISTICI DEL TERZIARIO NEGLI ANNI
                                                        Variazioni % medie annue

                                                                       Prezzi                           Produttività
                                                              80-90    90-95     95-01          80-90      90-95       95-01

Agricoltura, silvicoltura e pesca                               8,9        3,3     1,8            5,2        10,0        0,2
Industria in senso stretto                                      8,9        3,1     2,1            2,3         2,7        1,2
Costruzioni                                                     9,7        3,8     1,9           -0,6         0,4        1,6
Commercio, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni    10,1        4,3     1,8            0,3         1,8        0,8
Credito, attività immobiliari ed imprenditoriali               11,4        6,6     3,7           -1,8        -0,6       -1,2
Altre attività di servizi                                      12,7        4,3     3,7            0,3         0,7        0,7
TOTALE TERZIARIO                                               11,1        5,0     3,0            0,1         1,2        0,7
TOTALE ECONOMIA                                                10,2        4,4     2,7            1,5         2,0        0,9



    Resta, per questi motivi, aperta la domanda se il più elevato ritmo di accrescimento dei prezzi relativi,
presente anche negli ultimi anni, sia l’indizio della persistenza di posizioni di rendita, o se sia invece
piuttosto l’espressione dell’affermarsi, all’interno del settore, di servizi nuovi, caratterizzati da una più alta
qualificazione del lavoro ed in grado quindi di contribuire al miglioramento della competitività del sistema.
    Una risposta parziale a questa domanda la si può desumere dall’analisi delle singole branche che
compongono il settore e che presentano, in effetti, comportamenti molto differenziati in termini di
evoluzione di quantità e prezzi. In realtà una buona parte delle attività terziarie non sembra distaccarsi
troppo dal comportamento medio dell’economia: la maggior parte delle attività commerciali e di trasporto
rientrano certamente in questo ambito (Tab. 4.2): i prezzi e le quantità vendute sono infatti variati in linea
con il resto dell’economia. Vi sono, poi, alcuni settori -che potremmo definire virtuosi- per i quali la
tendenziale riduzione dei prezzi praticati (rispetto ovviamente al resto dell’economia) ha favorito un
notevole incremento della domanda (telecomunicazioni, ma anche informatica e R&S).
    Ma vi sono anche settori che hanno potuto usufruire di un favorevolissimo andamento dei prezzi che
ha largamente coperto (e probabilmente causato) la più lenta dinamica della domanda (assicurazioni,
ausiliari del credito, alberghi), favorendo la forte espansione del valore aggiunto realizzato. Infine una
notazione particolare meritano le attività professionali che hanno, invece, goduto del vantaggio simultaneo
di una domanda crescente e di prezzi relativi favorevoli. Specie in questi ultimi casi il sospetto della
persistenza di forti posizioni di rendita appare del tutto legittimo.




                                                                      28
                                                                 Tabella 4.2
                                     QUANTITÀ E PREZZI NELLE DIVERSE BRANCHE DEL TERZIARIO NAZIONALE
                                                            Numeri indice 1995=100

                                                                                                Quantità   Prezzi

Commercio di automotoveicoli                                                                      112,3    121,7
Commercio all'ingrosso                                                                            115,3    115,2
Commercio al dettaglio                                                                            116,3    119,1
Alberghi, campeggi ed altri alloggi                                                               110,1    149,7
Ristoranti, bar e mense                                                                           123,7    126,5
Trasporti e comunicazioni                                                                         126,9    114,6
Trasporti terrestri e mediante condotta                                                           113,4    121,2
Trasporti marittimi, aerei e attività ausiliarie dei trasporti                                    115,0    115,7
Poste e telecomunicazioni                                                                         187,9    102,5
Intermediazione monetaria e finanziaria                                                           145,3    115,5
Assicurazioni e fondi pensione                                                                     96,6    191,9
Attività ausiliarie dell'intermediazione finanziaria                                               93,3    148,3
Attività immobiliari e noleggio di macchine e attrezzature                                        105,8    145,2
Informatica, ricerca e attività connesse                                                          165,8    115,6
Altre attività professionali ed imprenditoriali                                                   161,7    121,6
Amministrazione Pubblica e difesa                                                                 107,2    135,8
Istruzione                                                                                        100,1    145,0
Sanità e altri servizi sociali                                                                    132,5    125,9
Attività ricreative, culturali e sportive                                                         137,8    132,0
Altri servizi                                                                                     113,5    125,6
Servizi domestici presso famiglie e convivenze                                                    116,4    126,7
TOTALE                                                                                            116,5    121,0
Agricoltura                                                                                        96,9    113,3
Industria in senso stretto                                                                        108,3    114,0
Costruzioni                                                                                       115,6    120,0
Terziario                                                                                         113,9    134,6
                                                                 Fonte: Conti economici ISTAT




4.2       Quali le conseguenze di un terziario che si sviluppasse per motivi di rendita
Quindi, osservando l’evoluzione congiunta di prezzi e quantità si comprende bene come, nel corso degli
anni, il mercato abbia premiato alcune produzioni più di altre e, tra le prime, soprattutto quelle terziarie. I
motivi di questo vantaggio relativo goduto da tali attività possono essere diversi: tra questi anche una
spontanea maggiore espansione della domanda di servizi, magari favorita della migliore qualità dei servizi
erogati (si potrebbe interpretare in tal modo la crescita rilevante dei servizi dell’informatica). Ma, tra le
motivazioni possibili, potrebbe esservi anche la persistenza di posizioni di rendita con evidenti vantaggi
che, nel caso di servizi a domanda più rigida, sono particolarmente spiccati (assicurazioni e servizi
professionali potrebbero appartenere a tale categoria).
    La crescita terziaria avvenuta in Toscana conferma, quindi, la tendenza naturale delle economie più
mature, in quanto sempre più la domanda finale si orienta verso servizi e sempre più anche le imprese
hanno bisogno di attività terziarie per sostenere la propria produzione e le proprie vendite anche sui
mercati internazionali. La assenza, tuttavia, per molte di queste attività, di una concorrenza vera e propria,
a causa o della presenza di posizioni dominanti o semplicemente perché l’esigenza di una stretta
vicinanza al consumatore elimina di per sé i possibili concorrenti, consente a molte di queste attività di
avere ampi margini di manovra sui prezzi finali, cosa che ovviamente non capita alle imprese che hanno
da fronteggiare la concorrenza internazionale. Tutto questo genera evidenti sperequazioni tra settori con
effetti negativi sull’intera economia.
    Nel corso degli ultimi dieci anni, proprio a causa di tali andamenti, la struttura dei costi di produzione
dei beni dell’industria si è profondamente modificata con un aumento rilevante della componente dei




                                                                             29
servizi ed in particolare della voce “servizi alle imprese” e che comprende il credito, i servizi professionali e
quelli di informatica (Tab. 4.3).


                                                      Tabella 4.3
                          STRUTTURA DEL PREZZO FINALE DEI BENI VENDUTI DALLE IMPRESE TOSCANE

                                      Beni           Commercio e               Servizi alle        Altri          Valore       Prezzo
                                                        trasporti                imprese         servizi        aggiunto

1995                                   500                      95                      51           13             341          1.000
1996                                   489                      93                      60           13             344          1.000
1997                                   488                      94                      66           13             339          1.000
1998                                   485                      95                      68           14             339          1.000
1999                                   480                      96                      73           14             336          1.000
2000                                   492                      96                      75           13             324          1.000
2001                                   489                      98                      72           13             329          1.000
2002                                   477                     104                      75           13             331          1.000
2003                                   476                     104                      76           14             331          1.000
2004                                   473                     103                      79           14             331          1.000
                                                  Fonte: elaborazioni IRPET su dati ISTAT




    Se è vero che la competitività delle piccole imprese toscane la si gioca sul fronte della qualità è anche
vero che alla qualità proposta deve corrispondere anche un prezzo adeguato e non è detto che
l’aumentato peso del terziario sul prezzo finale di vendita sopra osservato derivi dal crescente contributo
dei servizi al miglioramento della qualità dei prodotti in cui essi sono incorporati.
    Ma oltre all’effetto sui costi va considerato anche l’effetto sugli investimenti e sulle scelte formative. Se
alcuni settori terziari crescono, per lungo tempo, non in virtù di una migliore qualità dei servizi erogati, ma
a causa delle loro posizioni di rendita, è probabile che le scelte di investimento (ed anche quelle formative
da parte dei giovani) si dirigano verso tali attività, con conseguenze di lungo periodo sulla competitività e
quindi sulla crescita della nostra economia.



                                                                 IN SINTESI

Il sistema economico toscano, in linea con i sistemi produttivi più moderni, si è trasformato negli anni nella direzione di una
maggiore terziarizzazione. Il terziario pesa oggi più del 70% dell’intera economia incidendo pertanto in modo rilevante sulla
competitività dell’intero sistema.
      La crescita terziaria non è dovuta, però, solo ad una crescente esigenza di servizi da parte di famiglie ed imprese, ma è
determinata anche da aumenti di prezzi che sono ben superiori a quelli dell’industria. Tali aumenti di prezzo possono spiegarsi
anche con la migliore qualità dei servizi erogati che sempre più entrano nei processi produttivi, favorendo la possibilità delle
imprese di produrre e vendere.
      Diversa è invece la situazione di quei settori che possono aumentare i prezzi a causa di una sostanziale assenza di
concorrenza. Posizioni di oligopolio (es.: assicurazioni), la presenza di normative che limitano l’ingresso di concorrenti (es.: ordini
professionali) o semplicemente la necessaria vicinanza all’utente (es.: bar e ristoranti) possono creare condizioni di vantaggio che
in talune situazioni possono indurre a facili aumenti di prezzo.
      Anche negli ultimi anni queste tendenze hanno continuato ad operare tanto che il peso delle attività terziarie sui costi di
produzione dei beni è aumentato in modo consistente, ponendo il legittimo dubbio che ci ponevamo inizialmente: la eventuale
perdita di competitività delle nostre produzioni sui mercati internazionali può essere addebitata solo alle imprese produttrici di quei
beni (le piccole e medie imprese toscane) o è possibile che dipenda anche dal comportamento del settore terziario (pubblico
compreso)?
      L’eventuale inefficienza del terziario, o anche un crescente peso che nasca ad esempio da una eccessiva burocratizzazione
delle procedure, può essere responsabile, non meno del comportamento delle PMI, della perdita di competitività del nostro paese.
In passato i ripetuti interventi sul tasso di cambio hanno consentito a tutte le imprese della filiera produttiva di godere di ampi




                                                                     30
vantaggi, coprendo anche eventuali aree di inefficienza; che di questo i vantaggi maggiori siano ricaduti sulle imprese industriali
esportatrici piuttosto che sulla parte restante del sistema produttivo è questione tutta da determinare.
     I dati sull’evoluzione del terziario non consentono di sciogliere tutti i dubbi; resta il fatto che tra i settori che più di ogni altro
hanno goduto di favorevoli andamenti di prezzi figurano: assicurazioni, attività professionali, bar e ristoranti, oltre a molti comparti
della PA. Un comportamento questo che accomuna straordinariamente tutte le regioni italiane, lasciando quindi supporre che si
sia di fronte ad un problema orizzontale che ha molte responsabilità sulla competitività dell’intero sistema economico nazionale.
Una ragione in più questa per sostenere che non esista uno specifico “caso Toscana” e tanto meno uno specifico “caso distretti”,
come parte della letteratura sembrerebbe sostenere, ma che esista invece un “caso competitività” che riguarda l’intero sistema
economico nazionale.




                                                                    31
32
                                                                                             Conclusioni



Il calo del prodotto interno lordo realizzato nel corso del 2005 si innesta all’interno di un periodo (che,
sostanzialmente, inizia nel 2001) di gravi difficoltà per l’economia toscana, superiori anche a quelle
attraversate dall’intera economia nazionale. I maggiori problemi della nostra regione dipendono da alcuni
specifici fattori, tra i quali vale la pena di ricordare il maggiore legame con l’area del dollaro e la più forte
specializzazione nelle produzioni della moda. Il particolare orientamento per mercati (i paesi extra-
europei) e prodotti (le produzioni della moda) ha, dunque, penalizzato le imprese toscane in questo
frangente in cui, ad un dollaro debole, si è affiancata anche una domanda di prodotti della moda
declinante anche da parte degli italiani e una crescente concorrenza da parte dei paesi asiatici.
     Secondo molti osservatori questa maggiore difficoltà della Toscana è la conferma della debolezza del
modello basato sulla piccola impresa, spesso organizzata in distretti, che in passato aveva fatto le fortune
della regione e dell’intero paese. La piccola impresa non avrebbe le risorse oggi strategiche per
fronteggiare la concorrenza mondiale e le maggiori difficoltà attraversate dalla aree di distretto ne sono la
dimostrazione. Non solo, ma a ben guardare, le difficoltà del modello erano già presenti prima dell’attuale
fase recessiva, in particolare cominciavano a manifestarsi nella seconda metà degli anni novanta, quando
l’Italia ha cominciato a perdere quote di mercato sulla domanda mondiale, anche rispetto ai partner
europei: si tratta di un problema che viene dunque da lontano, indicando la presenza di una situazione di
difficoltà strutturale di una certa gravità.
     A nostro modo di vedere, questa lettura, pur contenendo elementi di verità, risulta molto parziale in
quanto trascura il fatto che la competitività dei nostri prodotti non dipende soltanto dalla capacità delle
imprese che direttamente li producono (appunto le piccole imprese distrettuali), ma dipende anche dal
complesso delle attività produttive presenti all’interno delle diverse filiere: commercio, credito, trasporti,
assicurazioni, servizi professionali, informatica sono tutte attività che concorrono, assieme alle imprese
che materialmente realizzano il prodotto, a determinare il binomio prezzo-qualità da cui dipende la
competitività dei nostri prodotti sui mercati internazionali. Sostenere che i difetti di competitività risiedono
solo all’interno delle piccole imprese manifatturiere le quali, date le limitate risorse disponibili, non sono in
grado di innovare è affermazione probabilmente in parte vera, ma parziale, in quanto trascura tutte le altre
attività che appunto concorrono alla realizzazione ed alla vendita dei beni prodotti.
     D’altra parte, anche negli anni più recenti, il processo di terziarizzazione che ha accompagnato
l’evoluzione della nostra economia non sembrerebbe aver sempre assunto connotati di modernità: a
fianco dell’affermazione di attività nuove (come, ad esempio, l’informatica) si sono infatti rafforzate,
soprattutto tramite aumenti dei prezzi relativi, attività come le assicurazioni, il credito, le attività
professionali, i cui motivi di successo sono spesso legati alla presenza di forme diverse di posizioni di
rendita.
     Le previsioni sul prossimo futuro sono tutt’altro che esaltanti ponendo chiaramente in evidenza le
difficoltà di ritornare ai ritmi di crescita del passato: dopo che il 2006 avrà una crescita dello 0,7% negli
anni successivi la crescita media si attesterà attorno all’1,4%, ben al di sotto dunque della crescita di
lungo periodo dell’economia toscana (+1,8%). Vengono pertanto confermate le ipotesi di crescita
effettuate dall’IRPET nell’ambito di “Toscana 2020” e che appaiono tuttaltro che rassicuranti.
     Il rilancio degli investimenti, purché avvenga in modo strategico, risulta la condizione indispensabile
per ritornare su di un sentiero di crescita che sia in grado di mantenere quell’elevato livello di benessere
che caratterizza ancora oggi la nostra regione. Ma la ripresa di un processo di accumulazione che sia in
grado di rafforzare la capacità produttiva e la competitività richiede investimenti pubblici e privati e,




                                                       33
affinché ciò accada, è necessario che vi siano, non solo, gli operatori potenzialmente in grado di farlo, ma
occorre anche che le condizioni di mercato siano tali da indirizzare le risorse disponibili in quelle che
possono considerarsi le attività strategiche.
    L’attenzione che nel dibattito corrente viene posta sulla presunta inadeguatezza del nostro modello
produttivo basato sulle PMI concentra la sua attenzione sulle presunte debolezze delle nostre imprese
industriali nel nuovo scenario mondiale e rischia di distoglierla da altri aspetti critici della nostra economia.
Ed anche per quel che concerne il ruolo dell’Amministrazione Pubblica rischia, talvolta, di enfatizzare
alcune funzioni a scapito di altre. Fornire servizi pubblici in modo efficiente, realizzare infrastrutture
materiali ed immateriali, ma anche far sì che il mercato possa operare correttamente, rafforzando le
condizioni della concorrenza ed eliminando tutte quelle posizioni di rendita che possono rendere più
conveniente investire in attività che non sono strategiche per lo sviluppo di un’economia, sono ruoli
altrettanto importanti di quelli volti a favorire processi di innovazione nelle nostre piccole imprese.




                                                       34
Appendice


Un anno di fatti
economico sociali
della Toscana
(DALLA STAMPA QUOTIDIANA)


a cura di
Anna Cappellini
Servizio Biblioteca e Documentazione
36
    Gennaio


Δ       Agricoltura: Cresce in Toscana nel 2004 l’industria alimentare del 5,7%, ma
        diminuiscono del 30% i cereali, male anche il vino. Dal sesto Rapporto 2004
        Irpet-Arsia sull’economia.
❑       Opere Pubbliche: Completato il raddoppio a quattro corsie della Siena Bettole,
        ancora in alto mare la tratta Siena-Grosseto.
Δ       Siena: Bilancio positivo per l’industrie dolciarie che registrano nel 2004 aumenti
        di fatturato fino al 30%. Bene anche lo spumante che registra una crescita
        dell’export.                                                                         
Δ       Sistema moda: Nasce dall’Unioncamere Toscana il progetto per il
        riconoscimento di un marchio “Doc” anche per il Tessile, per difendersi dalla
        concorrenza “asiatica”.
Δ       Industria: Cresce nel 2004 in Toscana il settore produttivo della cosmesi con
        un giro d’affari di 300 milioni di euro.                                             
Δ       Imprese: Ancora in difficoltà le imprese toscane. Poca ricerca e innovazione.
        Dal convegno Unioncamere.                                                            
Δ       Export: Nei primi nove mesi del 2004 l’export toscano delle macchine per il
        lapideo cresce rispetto ai tre trimestri del 2003 quasi del 30%.                     
Δ       Agricoltura: Secondo l’Istat diminuiscono in Toscana le aziende con
        allevamento di ovini. La pastorizia perde il 38%.
❑       Arezzo: Nasce un progetto sperimentale, il primo in Europa, che permetterà a
        52 aziende dell’industria orafa ad andare a idrogeno.
Δ       Prato: In dieci anni, dal 1994 al 2005, Il tessile registra meno 1.900 imprese. In
        aumento, invece, le imprese del settore immobiliare +61% e del settore
        informatico +53%.
❍       Lavoro Flessibile: Lo studio Irpet evidenzia che i lavoratori che nel 2000
        avevano rapporti flessibili, oggi il 36% ha un contratto a tempo determinato. In
        Toscana quasi un’azienda su due preferisce ancora il contratto a tempo
        indeterminato.
❍       Lavoro: Sinergia fra imprese e atenei per l’alta formazione. Gli apprendisti
        debuttano all’università. Stanziati dal Ministero 1,2 milioni di euro per la
        sperimentazione in Toscana.
❍       INPS: Metà dei toscani che hanno maturato l’anzianità, sceglie il bonus invece
        della pensione.

    Legenda:
    Δ = Economia, impresa
     = Settore pubblico
    ❍ = Lavoro, società




                                                           37
    Febbraio


Δ      Turismo: Nel 2004 calano del 3,1% le presenze nelle Terme toscane.                  
Δ      Arezzo: Nei primi nove mesi del 2004 l’export del settore manifatturiero
       aumenta del 4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Δ      Grosseto: L’azienda “Energetica” (all’avanguardia dei motori per i piccoli razzi)
       con un progetto a basso impatto ambientale, ha vinto un importante bando di
       gara dell’Agenzia spaziale europea.
Δ      Imprese: Cresce in Toscana dell’1,7% il tasso di natalità delle imprese nel
       terzo trimestre 2004.
Δ      Bucine (Arezzo): Riapre la ex Toscana Tabacchi, grazie a una società Umbra
       la “Trestina Azienda Tabacchi” che l’ha rilevata dopo la messa in liquidazione
       nel 2003. Assunte 150 persone.
Δ      Pitti Filati: In aumento del 18% rispetto all’anno precedente le presenze Usa. In
       crescita anche i compratori del Giappone +4%. Perplessità sul cambio del
       dollaro.                                                                            
Δ      Commercio: Dal rapporto dell’Irpet emerge che la crescita dei prezzi non è
       dovuta ai commercianti ma è da atttribuirsi al costo dei servizi e ai passaggi di
       mano della merce. Previsto per il 2006 un aumento del fatturato del 2%.
❑      Normativa: Approvata dalla Regione Toscana, il primo ente in Italia, la legge in
       materia di prevensione degli infortuni in casa. Stanziati 200 mila euro all’anno
       fino al 2007 per prevenzione e campagne informative.
Δ      Conciario: La crisi del settore non si ferma, in quattro anni tra calzaturiero e
       conciario persi 2.000 posti di lavoro. Reggono solo le aziende che servono i
       prodotti per la fascia alta.
Δ      Carrara: Il settore dalla nautica va a gonfie vele. Da un sondaggio della CNA
       risulta che il 90% delle aziende, negli ultimi quattro anni, ha aumentato il
       fatturato in media del 32% e un 13% lo raddoppia. Il 34% delle aziende ha
       difficoltà a trovare personale specializzato.                                       
Δ      Imprese: Da i primi risultati di un’indagine Irpet sul sistema editoriale e di
       comunicazione, la Toscana con 371 aziende nel 2001 è fra le prime regioni in
       Italia.                                                                             
❑      Livorno: Aumentano nel 2004 i traffici merci del 5% nel porto di Livorno.
       Previsto a giugno un nuovo collegamento con la compagnia
       spagnolaTransmediterranea Livorno-Barcellona.




                                                         38
    Marzo


Δ     Calzaturiero: Il settore in crisi, nel pisano in due anni persi 1.000 posti di lavoro
      di cui 800 nel Comprensorio del cuoio.                                                  
❍     Occupazione: In Toscana tra i laureati occupati nel 2003 solo il 19,4% delle
      donne occcupa una posizione di alto livello, contro il 48% degli uomini.
❑     Rifiuti: I rifiuti speciali in Toscana un affare da 500 milioni di euro. A Santa
      Croce sull’Arno la società “Ecolevante” è il quarto gruppo italiano con un
      bilancio 2004 di 40 milioni di euro.
❍     Credito: I dati “ Assofin” elaborati da “Bipielle Ducato” sul credito al consumo,
      collocano la Toscana con 2 miliardi di euro di finanziamenti concessi nel 2004,
      al secondo posto su scala nazionale. Il 27,9% della popolazione ha in corso
      una pratica di prestito personale o finalizzato.
Δ     Mobile e Arredamento: Nel 2004 in Toscana diminuisce del 6% il fatturato e la
      produzione e del 4% l’export. Gli Imprensitori pessimisti per il 2005.                  
❍     Imprenditrici: Cresce in Toscana l’imprenditoria femminile. Le aziende rosa
      sono quasi 94 mila, il 23 % dell’imprenditoria regionale.
Δ     Congiuntura: Il quarto trimestre 2004 , secondo l’Unioncamere, chiude con un
      crollo dei consumi. Dimunuita la vendita degli alimentari anche nella grande
      distribuzione con lo 0,8% rispetto al periodo precedente 2003.
❍     Occupazione: Cresce in Toscana l’occupazione nel quarto trimestre 2004 del
      2,3%. Il tasso di occupazione sale al 64,1% mentre la disoccupazione con un
      tasso del 5,2% è al di sotto del livello dello stesso periodo del 2003 (5,5%).          
❑     Servizi: Quadruplicato negli ultimi tre anni il numero delle gestioni associate dei
      comuni in Toscana. Da 111 nel 2002, 207 nel 2003, raggiungono quota 473 nel
      2004. Nel triennio 2002/2004 la Regione ha assegnato 9 milioni e 300 mila
      euro fra contributo forfetario e anticipo sulla prima annualità.
Δ     Congiuntura: L’industria alimentare nel quarto trimestre 2004 aumenta del
      +3,7% rispetto allo stesso periodo 2003. Cresce il fatturato a prezzi costanti del
      2,9%.                                                                                   
Δ     Artigianato: La crisi del settore iniziata dal 2000 non si ferma. Il settore
      manifatturiero nel 2004 registra meno 6,5%: Le imprese ricorrono alle richieste
      di finanziamento per prestiti a breve del 23% e quelli per le ristrutturazioni
      finanziare del 24%.                                                                     
Δ     Aeroporti: Bene l’andamento nel 2004 dell’aeroporto di Firenze che registra un
      aumento dei passeggeri, in partenza e arrivo, del 7,6% e un aumento del 73%
      del traffico merci.




                                                           39
    Aprile


❍      Istruzione: Dal Rapporto sull’istruzione in Toscana 2003-2004 della Regione
       Toscana, emerge che sei studenti su dieci non si laureano e il 22% non arriva
       al diploma.
Δ      Export: Crescono le esportazioni in Toscana nel 2004 del 6%. La provincia di
       Firenze cresce del +9,9. È quanto emerso dal Rapporto Irpet.                          
Δ      Agricoltura: Diminuisce in Toscana il numero delle aziende. Dal 2000 al 2003 si
       ha una perdita del 16,2%.                                                             
❍      Welfare: Approvata dal Consiglio la legge che estende l’assistenza agli
       immigrati irregolari. Un ruolo importante nella riforma del sistema dei servizi
       socio-assistenziali alla persona viene dalle cooperative sociali. Secondo una
       ricerca Irpet, in Toscana operano 223 cooperative sociali (servizi alla persona),
       165 (servizi alle categorie svantaggiate) e 22 consorzi.
Δ      Prato: Dal Rapporto di Banca Intesa sui distretti, emerge che tra il 2002 e il
       2003 la città toscana ha perso il 27% del fatturato estero di filati e tessuti.       
Δ      Tessile: Per reagire alla crisi del settore e frenare l’invasione cinese, nasce a
       Prato una nuova società la “Merchant di filiera” una fusione fra le banche e le
       industrie.
Δ      Aeroporti: Bene l’aeroporto “Vespucci” di Firenze che registra nei primi tre mesi
       del 2005 un incremento di passeggeri del 23,7% rispetto allo stesso periodo
       del 2004.
Δ      Floricoltura: Il Comicent di Pescia è il mercato floricolo italiano più frequentato
       dai commercianti del settore. Con oltre 527 presenze giornaliere supera il
       mercato di Sanremo.                                                                   
❑      Fisco: Nel 2004 la Toscana è risultata al sesto posto in Italia per la pressione
       fiscale. L’imposta comunale sugli immobili ha la media del 5,96 per mille. Tra le
       voci più alte, quella sullo smaltimento dei rifiuti.
Δ      Artigianato: Il settore è sempre più in affanno e la CNA chiede più sostegno
       alla Regione.
Δ      Zootecnia: Cambia la mappa del settore. In Toscana nel triennio 2000-2003,
       cresce l’allevamento di suini del 47,3%, mentre quello degli ovini registra un
       meno 14,2%.
❍      Consumi: Gli automobilisti toscani nel 2004 hanno speso nelle officine private
       autorizzate 97,9 milioni di euro per la revisionare delle auto.




                                                           40
    Maggio


Δ     Distretto carta: Il polo lucchese è il primo distretto cartario d’Europa, con 170
      aziende, 6.100 addetti e 2,5 miliardi annui di fatturato. Nell’ultimo trimestre
      2004 aumenta sia la produzione +1,4% (il 70% della produzione nazionale) che
      il fatturato +1,6%.                                                                    
Δ     Congiuntura: L’edilizia in Toscana chiude il 2004 con un fatturato negativo
      meno 1,3% , negativa anche l’occupazione con meno 1,5%.
Δ     Internazionalizzazione: Le imprese toscane sono interessate ad espandersi in
      Europa occidentale (30,1%), Asia (24,5%) ed Europa dell’Est (18,5%). È
      quanto emerso dall’indagine di Confindustria Toscana su un campione di 500
      aziende operanti su 17 settori.
❍     Agricoltura: Secondo Unioncamere cresce l’occupazione irregolare del 5% tra il
      1995 e 2002.
Δ     Finanza Locale: Per effetto del Patto di stabilità nel 2005 i Comuni toscani
      potranno espandere la spesa solo del 3,7% rinunciando a circa 252 milioni di
      euro. Le Province dovranno tagliare le spese del 18,7% rispetto al 2003 (circa
      310 milioni di euro). È quanto emerso da una simulazione dell’Irpet.
Δ     Conciario: La crisi del settore a Santa Croce si fa sentire sempre più. Persi in
      un anno il numero degli addetti extracomunitari che passando da 2.000 a
      1.500.                                                                                 

Δ     Aeroporti: Bene l’aeroporto Galilei di Pisa che registra nel mese di aprile 2005
      un incremento del 17,7% rispetto allo stesso periodo 2004. E i soci privati
      tornano a proporre l’acquisto del 29% del Vespucci di Firenze.
Δ     Imprese: Nel primo trimestre 2005 chiudono in Toscana 2.800 imprese, la più
      consistente riduzione degli ultimi sei anni. È quanto emerso dal rapporto
      Unioncamere.                                                                           
Δ     Turismo: Segnali positivi dei flussi turistici stranieri a Montecatini, che registra
      +17,97% di arrivi e +8,32% di presenze. In netto calo invece le presenze
      italiane.
Δ     Sistema moda: Sempre più in crisi il settore nell’area Empolese Valdelsa. Dal
      2002 ad oggi sono diminuiti, fra mobilità e licenziamenti, 600 posti di lavoro di
      cui 100 dall’inizio di quest’anno.                                                     
Δ     Costruzioni: Con la fusione della società Baldassini-Tognozzi e la Pontello,
      nasce il gigante “Btc”, il più grande gruppo toscano nel settore delle
      costruzioni. Uno dei primi dieci d’Italia.
Δ     Mukki: Inaugurato il nuovo stabilimento della Centrale del Latte. l’Area si
      estende su una superficie di 37.000 mq di cui 17.000 coperta. Tempo di
      costruzione 2 anni, costo 34 milioni di euro.




                                                          41
    Giugno


Δ     Congiuntura: Ancora negativo l’andamento dell’economia in Toscana. Nel 2004
      il PIL cresce in Toscana dello 0,9%, l’export del 3,1% ed il turismo registra
      meno 5,5%. Negative le previsioni per il 2005.                                        
❍     Casa: In Toscana l’88% delle famiglie possiede la propria abitazione.
      Rallentata, nel 2004, la richiesta di mutui che cresce in Toscana del 3,3%
      rispetto al 14% del dato nazionale. Indagine Unicredit.
Δ     Turismo: Previsioni negative per l’estate in Toscana dall’Osservatorio
      Regionale. In crescita le prenotazioni degli alberghi a 4-5 stelle.
Δ     Cooperative: Il settore della cooperazione continua a crescere. Nel 2004 il
      fatturato della Legacoop aumenta del +4,4% e il numero degli addetti del
      +2,7%. La crescita maggiore si registra nel settore dei servizi +7%.                  
Δ     Nautica: Il settore nautico (yacht) in Toscana da sette anni non conosce crisi. Il
      39% delle aziende si concentra in Versilia. Il fatturato (limitatamente al
      segmento artigianato) mostra un incremento della produzione del 2,9%. Le
      esportazioni valgono circa 600 milioni di euro.                                       
❑     Trasporti: Stanziati dalla Regione Toscana 66 milioni di euro per il
      miglioramento del sistema ferroviario per il triennio 2005-2007. Nuove carrozze
      e servizi.
Δ     Commercio: L’Unicoop chiude il 2004 con un fatturato di 1,9 miliardi euro
      registrando un incremento del 4,7%.
Δ     Artigianato: Cresce la crisi del settore, e aumenta la richiesta di intervento alla
      cassa integrazione registrando un incremento del 46,9% nel 2004 rispetto al
      2003.                                                                                 
Δ     Empoli: L’alleanza conclusa tra Cabel, Sesa e Computer Gross porterà entro il
      2008 alla nascita di un Polo Tecnologico con 20mila metri quadri e 900 addetti.
      Previsti 250 nuovi posti di lavoro.
❑     Edilizia: Le aziende toscane faticano a vincere gli appalti pubblici. Il 40% delle
      gare e il 52% degli importi vengono assegnati a imprenditori di altre regioni. È
      quanto emerso dal rapporto ANCE.
Δ     Moda: Da un sondaggio di Confartigianto Arezzo sulle strategie delle aziende,
      emerge che oltre la metà delle imprese è perplessa sulle mostre di comparto e
      punta sul marketing innovativo.
Δ     Carrara: Commessa da 20 milioni di dollari vinta da due grandi aziende del
      comprensorio apuano per rivestire in marmo bianco il nuovo terminal
      dell’aeroporto internazionale di Dubai.
Δ     Pistoia: La “capitale europea del verde” la Provincia di Pistoia chiede alla
      Regione Toscana, il riconoscimento ufficiale del distretto vivaistico.




                                                          42
    Luglio


Δ      Artigianato: Crisi nera per il settore, nei primi sei mesi del 2005 cala i fatturato
       toscano del 7,8% rispetto al 2004. Il calo si registra nel settore manifatturiero
       con meno 8,5% all’interno del quale la moda registra il crollo più pesante con
       meno 13%.                                                                              
Δ      Scenari: L’Irpet traccia l’identikit della Toscana 2020. Sarà una Toscana più
       istruita, ma con meno posti di lavoro e a rischio disoccupazione, con una
       popolazione in crescita, ma più vecchia e con un forte incremento della
       presenza immigrata.
Δ      Turismo: Segnali di ripresa, cresce nel primo semestre 2005 il fatturato negli
       alberghi del 1% e negli Hotel a tre stelle del 1,5%. Lo rivela la seconda
       rilevazione trimestrale presentata da Federalberghi Firenze.
❍      Occupazione: l’Azienda Matec di Scandicci chiuderà a gennaio. Rischio
       licenziamento 300 operai.
Δ      Costruzioni: Dal rapporto dell’Ance emerge che nel 2004 gli investimenti sono
       saliti del 2,6% in calo rispetto al 3,3% dell’anno precedente. In forte aumento
       +18,7% gli investimenti per box e garage.                                              
Δ      Scandicci: Da un’indagine sulle trasformazioni in atto nell’area fiorentina.
       L’identikit dell’area di Scandicci: si consolidano le imprese di medie dimensioni
       e migliorano le infrastrutture e i servizi. In aumento il numero delle aziende ad
       alta tecnologia.
Δ      Viticoltura: Dopo un’annata incerta gli operatori vedono segnali positivi. Previsti
       nel 2005 un aumento dei ricavi del +10%.
❑      Logistica: Gli interporti della Toscana hanno oggi in Prato e Guasticce
       (Livorno) i loro due punti di forza. Presto nascerà il terzo polo ad Arezzo.
❑      Fisco: 534 milioni di euro l’evasione fiscale recuperata in toscana nel 2004 è
       quanto emerso dal Rapporto annuale 2004 della direzione regionale
       dell’Agenzia delle entrate.
❍      Lavoro: Cresce in Toscana l’occupazione dei disabili. Sono 1.513 i disabili che
       hanno trovato lavoro in Toscana nel 2004.                                              




                                                           43
    Agosto


Δ     Commercio: Uno studio della confcommercio stima che su dieci aziende
      regolari sette siano abusive. Il giro d’affari degli abusivi in Toscana si aggira sui
      500 milioni di euro.
Δ     Internazionalizzazione: La fotografia contenuta da uno studio condotta dal
      gruppo finanziario belga Fortis Bank evidenzia che in Toscana sono 629 le
      aziende controllate (almeno al 51%) da società straniere, mentre sono 187 le
      società che controllano realtà fuori Italia.
Δ     Turismo: A Firenze la crisi del settore ha raggiunto anche gli alberghi di lusso.
      In cinque anni le imprese sono aumentate del 5% ma le presenze sono
      diminuite del 20%.
❍     Lavoro: Aumentano del 5-10% in Toscana gli iscritti all’albo dei consulenti del
      lavoro, che raggiungono quota 3.900, garantendo l’assistenza al 65% delle
      aziende con meno di 20 dipendenti.
❍     Immigrazione: In aumento le iscrizioni anagrafiche degli immigrati a Prato che
      raggiungono quota 18.000 residenti (di cui 8.000 cinesi) pari al 10% della
      popolazione. In dieci anni sono aumentati 15.000 residenti.
Δ     Imprese: Cresce il numero delle aziende iscritte alle Camere di Commercio
      registrando, nel 2°trimestre 2005 un saldo attivo di 5.000 nuove aziende
      iscritte, soprattutto nell’edilizia.                                                    
Δ     Scandicci: Nella crisi dell’impresa le griffe della pelletteria reggono e l’azienda
      Gucci registra un aumento delle vendite del 19% toccando quota 378,6 milioni
      di euro.                                                                                
❍     Pensioni: Secondo i dati Inps e Istat in Toscana la metà dei cittadini è in
      pensione. Il numero dei pensionati è 1.605.260 contro il totale della
      popolazione 3.566.452.
Δ     Export: Nel 2004, secondo l’ICE, Istituto nazionale per il Commercio Estero,
      cresce del 7% l’esportazione di merci in Toscana.                                       
Δ     Casa: In aumento, nel primo trimestre 2005, le richieste di mutui per l’acquisto
      di immobili in Toscana. Aumentate, secondo Bankitalia, le erogazioni del 14%
      rispetto allo stesso periodo 2004.
Δ     Agroalimentare: La Toscana, con 441 prodotti agroalimentari tradizionali
      censiti, risulta al primo posto nella classifica delle regioni del tipico.




                                                           44
    Settembre


Δ      Farmaceutica: Il settore farmaceutico in Toscana continua a crescere
       confermandosi uno dei migliori comparti regionali. Negli ultimi due anni, il
       fatturato è cresciuto dell’11%.                                                       
Δ      Agricoltura: Il comparto florovivaistico toscano, concentrato a Pistoia, non
       conosce crisi. Incide del 20% sulla produzione agricola toscana, con un giro
       d’affari superiore ai 450 milioni di euro. Nel 2003 il solo comparto vivaistico ha
       raggiunto un volume d’affari di 380 milioni di euro.                                  
Δ      Congiuntura: Per l’artigianato toscano primo semestre 2005 negativo. Persi
       4.700 posti di lavoro.                                                                
Δ      Antiquariato: In Toscana il settore non conosce crisi. Nel secondo trimestre
       2005 sono 1.843 le aziende attive +142 unità (+ 8,3%) rispetto allo stesso
       periodo 2004.
Δ      Colle Val d’Elsa: Raggiunto un accordo per salvare l’azienda “Calp” la più
       grande cristalleria italiana, che prevedeva 143 licenziamenti. Prevista la Cassa
       Integrazione Guadagni in attesa del piano industriale per rilancio dell’azienda.
Δ      Pontedera: La Piaggio in attivo nel primo semestre 2005 con 51,3 milioni di
       euro; è il risultato dell’acquisizione di Aprilia e Moto Guzzi.
Δ      Agricoltura: Annata eccezionale per la barbabietola a Pisa sia per quantità che
       qualità. 1.600 tonnellate su una superficie di 4.100 ettari. Ma la proposta di
       riforma dello zucchero della Commissione Europea potrebbe mettere in
       pericolo molte aziende.
❑      Trasporti: La Regione Toscana investirà 300 milioni di euro per riequilibrare il
       trasporto merci (oggi al collasso) entro il 2015. Attualmente su 155 milioni di
       tonnellate di cose che si spostano ogni anno in Toscana, 112 milioni viaggiano
       su gomma, 37 milioni via mare su ferrovia, 1,3 milioni su aerei da carico.
Δ      Industria: Il Nuovo Pignone di Firenze, la storica fabbrica di tecnologia per
       petrolio e gas (turbine e compressori per pozzi, metanodotti e oleodotti) non
       conosce crisi e moltiplica gli ordini e gli utili. Chiuderanno il bilancio 2005 con
       ordini per 4 miliardi e 318 milioni di dollari con un incremento del 19%.             
❑      Ambiente: Raggiunto un accordo fra il comune di Firenze e i gestori della
       telefonia cellulare. Il protocollo d’intesa regolerà l’installazione, modifica e
       monitoraggio delle stazioni radio base.
Δ      Delocalizzazione: La “Segis” di Poggibonsi, gruppo leader nella produzione di
       sedie e componenti di arredo, apre uno stabilimento con trenta persone in
       Vietnam.
❑      Innovazione: Le aziende orafe di Arezzo sperimentano l’idrogeno per la
       microsaldatura e il trattamento superficiale di metallo. Firmato un protocollo
       d’intesa con la Regione Toscana per creare un polo sperimentale nel settore
       delle energie rinnovabili.




                                                           45
    Ottobre


Δ      Turismo congressuale: Il terzo trimestre 2005 è un trimestre positivo per il
       settore che registra in Toscana 2 milioni e mezzo di presenze turistiche legate
       ai congressi. L’offerta cresce dell’8% rispetto al 2004.                              
Δ      Aviaria: Crolla in Toscana, a seguito della psicosi aviaria, il consumo di polli
       registrando una perdita delle vendite del 40%.                                        
❍      Pensioni: Secondo i dati dell’Inps regionale, al settembre 2005, sono 3.849 i
       toscani che hanno scelto l’aumento del 33% in busta paga rispetto alla
       possibilità di ritirarsi dal lavoro.
Δ      Economia: La Regione investe 270 milioni di euro a sostegno del sistema
       produttivo.
Δ      Agricoltura: Dal rapporto Irpet-Arsia su “Economia e politiche rurali in Toscana”
       emerge che le aziende agricole investono sui beni immobili e poco nell’
       innovazione.
Δ      Industria: In lieve ripresa il distretto conciario toscano di Santa Croce sull’Arno
       che vede crescere nel secondo trimestre 2005 la produzione industriale
       dell’1,4%.                                                                            
❍      Occupazione: Una ricerca Irpet rivela che nel 2004 solo il 16,9% dei laureati
       toscani, trova occupazione nelle aziende private.
❍      Welfare: Per limitare in numero degli infortuni, la Toscana stanzia fondi per 4,6
       milioni di euro, per l’informazione e la formazione.
❍      Casa: In calo la compravendita in Toscana delle case nelle grandi città, meno
       1,9% rispetto al 2004, ma in aumento la richiesta nei centri minori soprattutto in
       campagna. Nel 2004, a Firenze e provincia il 6,5% delle case sono state
       acquistate da extracomunitari.
Δ      Turismo: Lieve incremento di presenze in Toscana dello 0,4% nel luglio-agosto
       2005 rispetto al 2004. Ma la crisi dei consumi, i prezzi e la perdita di immagine
       bloccano la ripresa.
Δ      Consumi alimentari: Non si arresta la riduzione dei consumi delle famiglie
       toscane, nel secondo trimestre il calo complessivo delle vendite regionali è
       stato dello 0,8%.                                                                     
Δ      Terziario: Cresce il terziario nell’area metropolitana fiorentina. Nasce a Firenze
       il più grande centro dell’Italia centrale, dedicato allo sport e al benessere.
Δ      Credito: Crollo in Borsa dei titoli di Banca popolare Italiana, la banca che
       controlla le Casse di Risparmio di Lucca, Livorno e Pisa. Preoccupazioni per le
       conseguenze.




                                                           46
    Novembre


Δ     Imprese: Nonostante la crisi le aziende continuano a crescere. Nel terzo
      trimestre 2005 aumentano 1.310 aziende in Toscana.                                    
Δ     Agriturismo: La Toscana è la regione leader in Italia, con il 23% delle strutture
      (3.200 aziende), un giro d’affari di 350 milioni di euro e 6.500 addetti.
Δ     Tessile: Il problema delle contraffazioni riguarda anche il cachemire di Prato.
      Previsti dalle categorie analisi sofisticate per fermare l’aumento dei falsi.
Δ     Commercio: Cresce il franchising in Toscana, arrivando quota 2.000 negozi nel
      2004. Il 52% dei quali si trova a Firenze.                                            
❑     Siena: Il capoluogo toscano risulta al primo posto in Italia nell’offerta di
      trasporto pubblico con 81 Km-vetture per abitante, e per estensione di zona a
      traffico limitato (30,59 mq per abitante).
❍     Credito: Aumenta del 12% in Toscana, nel primo semestre 2005, la richiesta
      dei mutui per l’acquisto della casa. Anche i prestiti concessi alle imprese di
      costruzione registrando un aumento del 5,1%.
❑     Arezzo: Firmato l’accordo fra Interporto Arezzo S.p.A. con Trenitalia per la
      costruzione del centro intermodale di Indicatore. Una tratta di cinquecento
      metri che sorgerà ai margini del capoluogo e che servirà a unire i binari della
      Roma-Milano allo scalo merci.
Δ     Colle Val d’Elsa: Continua la crisi per il cristallo colligiano. L’occupazione è
      ferma. In difficoltà soprattutto le piccole aziende in particolare gli artigiani e
      molatori che rischiano di sparire.                                                    
Δ     Imprese: Contro la burocrazia che mette in difficoltà le imprese, la Regione
      Toscana ha siglato un protocollo d’intesa con Unioncamere Toscana
      costituendo un Osservatorio sulla semplificazione.
Δ     Nautica: Crescono a Viareggio le officine artigiane specializzate in restauro di
      barche d’epoca. Il nuovo settore della nautica dà lavoro anche a numerose
      aziende dell’indotto.                                                                 
❑     Valdelsa: Gli industriali della Valdelsa chiedono “Il distretto del caravan”. Nella
      zona si concentra l’80% della produzione italiana. Nei primi sei mesi
      immatricolati 10.250 mezzi +5%.




                                                          47
    Dicembre


Δ     Santa Croce: Nel distretto conciario di Santa Croce crescono la produzione e il
      fatturato del 4,43%. In aumento del 4,35% anche gli ordinativi.                    
Δ     Siena: Nasce il distretto industriale del camper in Valdelsa. Previsti strade e
      collegamenti ferroviari ma anche asili, banche, uffici postali per una zona che,
      indotto compreso, conta oltre 3mila addetti.
Δ     Agricoltura: Si registra in Toscana, regione leader nella produzione dell’abete,
      un calo del 2-3% degli acquisti in occasione del Natale.
Δ     Pisa: Nasce dalla collaborazione tra la Facoltà di Ingegneria e la Piaggio, il
      motore per lo scooter del futuro alimentato da energia elettrica.
Δ     Massa: Primo semestre 2005 negativo per l’economia Apuana. Il settore
      lapideo perde il 3,3% della produzione e la meccanica il 5,6%.                     
Δ     Pisa: Segnali di ripresa per il settore delle terme. Nel 2005 una crescita del
      10%.
Δ     Finanza: Nel Rapporto 2005 “La Finanza locale in Italia” realizzato da Irpet,
      Isae ed Ires, emerge che la spesa dei comuni toscani è superiore quasi del
      20% alla media nazionale (902 euro per abitante contro 769).




                                                        48

								
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