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					Detenute imprenditrici creano linea di abiti "Codice a sbarre"


Il carcere Billiemme di Vercelli è sede, da più di un anno, di un progetto di nuova imprenditoria legata al
recupero delle detenute. Ora è giunto finalmente il momento di lanciare sul mercato il frutto di tanta fatica.
E, giustamente, con obiettivi ambiziosi. Codiceasbarre è il nome della neonata griffe che punta a una clientela
di fascia medio-alta, sensibile al richiamo della moda ma anche a quello sociale.

Il progetto, che è inserito nel programma sulle Pari opportunità del Comune di Vercelli, in collaborazione col
Consorzio sociale Armes e il Ministero della Giustizia, coinvolge per ora quattro detenute, assunte a tempo
indeterminato. La nuova linea, concepita da un giovane designer vercellese, Rocco Manco e avviata
commercialmente da Tommaso Lascaro, parte da un'ironica reinterpretazione delle classiche divise da
carcerato per dare vita a capi casual che giocano anche sull'accostamento di tessuti molto diversi tra loro: felpe
e pigiami dove il panno si incontra con il gabardine, il lino con il nylon cerato, la costina con il tyvek.

I prezzi, come detto, non appartengono alla fascia low: si va dai 110 euro per una felpa reversibile ai 130 per
un pigiama. Ma bisogna tener conto della tiratura limitata dei capi e dell'indiscutibile valore riabilitativo che essi
recano con sé. L'esperienza della «moda carceraria» non è una novità assoluta: anche nell'Istituto di pena
romano di Rebibbia si producono collezioni di abbigliamento con esiti più che soddisfacenti. Nel prossimo futuro
anche altre carceri potrebbero unirsi a questa inedita «catena» produttiva; Torino e Ivrea hanno già espresso il
loro interesse.

Codiceasbarre, presso Casa Circondariale di Vercelli, Via del Rollone 19, 13100 VC

da www.dellamoda.it del 27 ottobre 2004

Al posto di un classico invito, un mandato di comparizione, ''in qualità di testimone, per l'uscita dal carcere di
Vercelli di Codiceasbarre''. E' l'originale convocazione alla presentazione della prima linea di 'jailwear'
(abbigliamento carcerario), nata nel laboratorio di sartoria della casa circondariale di Vercelli.

Il progetto di imprenditoria sociale é nato un anno e mezzo fa, come programma sulle Pari Opportunità
presentato dal Settore Politiche Sociali del Comune di Vercelli, in collaborazione con il Consorzio sociale Armes e
il Ministero della Giustizia. ''All'inizio facevamo solo abiti da lavoro per le imprese della zona. Poi ci siamo
allargati: i finanziamenti regionali ed europei sono finiti per acquistare i macchinari e remunerare gli addetti, e
ora - racconta Tommaso Lascaro, coordinatore commerciale dell'impresa - siamo voluti andare oltre, dandoci
una struttura imprenditoriale''.

Con l'arrivo di un giovane designer di Vercelli, Rocco Manco, e' nata l'idea di uscire dagli angusti confini delle
confezioni da lavoro, per buttarsi in una linea casual, ma ispirata alla vita dietro le sbarre, con capi che, per
dettagli e finiture, ricordano le divise carcerarie di una volta. Non e' un caso che la prima collezione firmata
'Codiceasbarre' abbia le righe come leit motiv. La qualità del prodotto e' molto alta e c'e' una grande ricerca
nei tessuti, per accoppiarne alcuni che sembra impossibile abbinare. L'impresa, nata tra le mura del carcere,
ora vede al lavoro quattro recluse, assunte a tempo indeterminato, che partecipano agli utili dell'impresa. Il
prossimo passo sarà estendere quest'esperienza in altre prigioni: sono per ora interessati, Le Vallette e il
carcere di Ivrea. Gli ideatori sperano di rendere questa struttura capillare, sostenuti dal Ministero di Grazia e
Giustizia, e hanno tra gli obiettivi primari l'imprenditorialità' 'intra moenia', lo sviluppo e l'attivazione tramite il
lavoro delle capacità della popolazione reclusa''.

				
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