Successione di leggi penali nel tempo – Diritto penale by qingyunliuliu

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									                  Successione di leggi penali nel tempo – Diritto penale

                                        SSPL I anno.



Sez. 1, Sentenza n. 28555 del 18/06/2008 Cc. (dep. 10/07/2008 ) Rv. 240601

(Conf.)

(Rigetta, Trib.sorv. Napoli, 3 Luglio 2007)

563 ISTITUTI DI   PREVENZIONE                   E      DI   PENA  (ORDINAMENTO
PENITENZIARIO)  -   000 ISTITUTI                DI     PREVENZIONE E DI PENA
(ORDINAMENTO PENITENZIARIO)

ISTITUTI DI PREVENZIONE E DI PENA (ORDINAMENTO PENITENZIARIO) -
Norme concernenti la detenzione domiciliare - Natura di norme penali sostanziali -
Esclusione - Operatività del principio "tempus regit actum" - Sussistenza - Questione di
legittimità costituzionale per violazione degli artt. 3 e 27 Cost. - Manifesta infondatezza.

La disciplina relativa all'applicazione della detenzione domiciliare al condannato
ultrasettantenne, non riguardando l'accertamento del reato e l'irrogazione della pena, ma
soltanto modalità esecutive della stessa, non ha carattere di norma penale sostanziale,
sicché, in assenza di una specifica disciplina transitoria, è soggetta al principio "tempus
regit actum" e non alle regole dettate in materia di successione di norme penali nel
tempo dall'art. 2 cod. pen. e dall'art. 25 Cost.; la questione di legittimità costituzionale di
tale disciplina, in relazione agli artt. 3 e 27 Cost., è manifestamente infondata, in quanto
l'assenza d'automatismo nella concessione del beneficio a seguito delle modifiche
apportate dall'art. 7, L. 5 dicembre 2005 n. 251 all'art. 47 "ter", L. 26 luglio 1975 n. 354
non comporta alcun contrasto con i principi di ragionevolezza e di rieducazione della
pena.




Sez. 6, Sentenza n. 29684 del 26/05/2008 Ud. (dep. 16/07/2008 ) Rv. 240455

(Diff.)

(Annulla in parte senza rinvio, App. Milano, 16 marzo 2005)

548 FONTI DEL DIRITTO - 017 LEGGE PROCESSUALE

FONTI DEL DIRITTO - LEGGI - LEGGE PENALE - LEGGE PROCESSUALE -
Interpretazione della legge processuale - Successione di decisioni difformi della Corte di


                                                                                             1
cassazione - Provvedimento di merito emesso in ossequio ad indirizzo successivamente
sconfessato - Legittimità - Esclusione - Fattispecie.

Qualora si succedano nel tempo, in sede di legittimità, interpretazioni difformi di norme
processuali, il provvedimento assunto nell'osservanza di un orientamento in seguito non
più condiviso non può considerarsi legittimo alla stregua del principio "tempus regit
actum", che riguarda solo la successione nel tempo di leggi processuali, ma non delle
interpretazioni di queste ultime. (Fattispecie relativa ad intercettazioni ambientali
eseguite nella sala colloqui di un istituto di pena mediante impiego di impianti esterni
senza alcuna motivazione circa l'insufficienza o l'inidoneità di quelli in dotazione alla
Procura e i cui esiti erano stati posti dal giudice di merito a fondamento di una condanna
sulla base di un'interpretazione prevalente della loro legittimità nella giurisprudenza
dell'epoca della Corte di cassazione, la quale ha tuttavia annullato la condanna stessa,
ritenendo di dovere applicare l'opposto principio affermato in seguito dalle Sezioni unite
con sentenza 31 ottobre 2001 n. 42792, al quale avevano successivamente aderito le
sezioni semplici).




Sez. 1, Sentenza n. 26316 del 27/05/2008 Ud. (dep. 01/07/2008 ) Rv. 240396

(Conf.)

(Annulla in parte senza rinvio, App.Mil. Roma, 9 ottobre 2007)

548 FONTI DEL DIRITTO - 018 SUCCESSIONE DI LEGGI

FONTI DEL DIRITTO - LEGGI - LEGGE PENALE - SUCCESSIONE DI LEGGI -
Successione di leggi tutte temporanee o eccezionali - Applicabilità dell'art. 2, comma
quinto, cod. pen. - Esclusione.

La successione, intervenuta durante il decorso del termine di vigenza ovvero nella
permanenza della situazione eccezionale, di norme, rispettivamente, tutte temporanee o
eccezionali aventi la stessa "ratio" e dirette a una migliore messa a punto della normativa
destinata a fronteggiare la medesima situazione è regolata non già dalla disciplina
derogatoria prevista dall'art. 2, comma quinto, cod. pen., bensì da quella di cui al
precedente comma quarto. (Nel caso di specie, la S.C. ha ritenuto l'applicabilità della più
favorevole disciplina del cod. pen. militare di pace al militare partecipante alle missioni
di cui alla L. 4 agosto 2006, n 247 anche in relazione ai fatti commessi nella vigenza
della disciplina - anteriore a tale legge - che rinviava al cod. pen. militare di guerra,
affermando pertanto la sopravvenuta inapplicabilità dell'art. 47 c.p.m.g.).




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Sez. 1, Sentenza n. 23557 del 05/06/2008 Ud. (dep. 11/06/2008 ) Rv. 240196

(Conf.)

(Annulla con rinvio, App. Gorizia, 1 Marzo 2007)

618 SICUREZZA PUBBLICA - 055 STRANIERI

SICUREZZA PUBBLICA - STRANIERI - Straniero espulso - Rientro non autorizzato -
Successivo ingresso nell'Unione europea del Paese d'appartenenza dello straniero -
Sussistenza del reato - Esclusione.

L'adesione della Romania all'Unione europea, con il conseguente acquisto da parte dei
rumeni della condizione di cittadini europei, non ha determinato la non punibilità del
reato di cui all'art. 13, tredicesimo comma, D.Lgs. 25 luglio 1998 n. 286, commesso
dagli stessi prima del 1° gennaio 2007, data d'entrata in vigore del Trattato d'adesione.




Sez. 3, Sentenza n. 13225 del 05/02/2008 Cc. (dep. 28/03/2008 ) Rv. 239847

(Conf.)

(Annulla con rinvio, Trib. lib. Napoli, 10 ottobre 2007)

614 SANITA' PUBBLICA - 001 IN GENERE

SANITÀ PUBBLICA - IN GENERE - Inquinamento atmosferico - Reato di cui all'art.
25 d.P.R. n. 203 del 1988 protrattosi nel vigore del nuovo art. 279 D.Lgs. n. 152 del
2006 - Applicabilità della successiva disciplina - Sussistenza.

In tema di inquinamento atmosferico, ove la condotta di esercizio di impianto di
emissione in atmosfera senza autorizzazione, già iniziato nella vigenza dell'art. 25 d.P.R.
n. 203 del 1988, abbia a protrarsi nel vigore del nuovo art. 279 D.Lgs. n. 152 del 2006,
va fatta applicazione di quest'ultima disciplina per essersi la consumazione di detto reato,
di natura permanente, esaurita sotto l'impero della legge successiva.




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Sez. 6, Sentenza n. 29684 del 2008

                   REPUBBLICA ITALIANA
               IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
              LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Udienza pubblica
Dott. LATTANZI Giorgio - Presidente - del 26/05/2008
Dott. DI VIRGINIO Adolfo - Consigliere - SENTENZA
Dott.   PAOLONI   Giacomo   -   Consigliere   -   N.   867
Dott. CARCANO Domenico - Consigliere - REGISTRO GENERALE
Dott. FIDELBO Giorgio - Consigliere - N. 43049/2005
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA
sul              ricorso            proposto            da:
SORCE Vincenzo, FIORENTINO Eugenio e FIORENTINO Loris;
contro sentenza della Corte d'Appello di Milano in data
16.3.2005;
letti                         gli                     atti;
udita la relazione del Consigliere Dott. Adolfo Di
Virginio;
udite le conclusioni del P.G. Dott. Francesco Mauro
Iacoviello, che ha chiesto il rigetto dei ricorsi;
udito il difensore dei Fiorentino, avv. Dario Bolognesi,
che   ha   chiesto   l'accoglimento  del  proprio  ricorso.
OSSERVA
Ricorrono per il tramite dei rispettivi difensori Sorce
Vincenzo, Fiorentino Eugenio e Fiorentino Loris (gli ultimi
due con comune mezzo di impugnazione) avverso sentenza
della Corte d'Appello di Milano in data 16.3.2005, che ha
confermato le loro condanne per detenzione a fine di
commercio di sostanza stupefacente (cocaina); e il Sorce
anche per il reato di ricettazione di una autovettura. Il
processo vedeva in origine come imputati anche altri
soggetti, la cui posizione è stata definita con sentenza di
applicazione della pena. Il Sorce era stato tratto in
arresto in flagranza di reato, essendo stato colto in
possesso di gr. 103 lordi di cocaina. Era stata disposta
intercettazione dei suoi colloqui con i familiari nel
parlatorio del carcere; e dal tenore di tali colloqui erano
stati desunti gravi indizi di colpevolezza per concorso nel
reato nei confronti dei Fiorentino, sottoposti a loro volta
alla misura della custodia cautelare in carcere. La
sentenza impugnata pone le intercettazioni a fondamento
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dell'affermazione      di      colpevolezza      dei     Fiorentino.
Il Sorce, che aveva proposto appello unicamente sulla
determinazione della pena, deduce violazione dell'art. 133
c.p., e vizio di motivazione sul punto, non essendosi
tenuto    conto    del    suo     stato     di   tossicodipendente.
I   Fiorentino      deducono:       1)    inutilizzabilità     delle
intercettazioni ambientali, costituenti unica fonte di
prova nei loro confronti, per essersi proceduto mediante
l'uso di impianti diversi da quelli in dotazione alla
Procura, in assenza di qualsiasi provvedimento del p.m. che
enunciasse le ragioni della insufficienza o inidoneità
degli impianti in dotazione, e per non avere la sentenza
impugnata     tenuto        conto       dell'orientamento      della
giurisprudenza di legittimità (in particolare SS.UU.
31.10.2001, Policastro), che ha escluso la possibilità di
qualsiasi distinzione tra intercettazioni telefoniche ed
intercettazioni ambientali quanto all'obbligo relativo; 2)
inutilizzabilità delle stesse intercettazioni per essere
state le stesse disposte dal p.m., con decreto poi
convalidato     dal    gip.,     nel     difetto    del    requisito
dell'urgenza e di qualsiasi motivazione sul punto; 3)
ancora inutilizzabilità delle intercettazioni per carenza
di motivazione circa il requisito della gravità indiziaria,
ritenuto    sulla     base     di      indicazioni    generiche    e
tautologiche;     4)     di     nuovo     inutilizzabilità     delle
intercettazioni, disposte in un luogo di privata dimora,
quale dovrebbe essere considerata la sala colloqui di un
istituto penitenziario, senza alcuna indicazioni delle
ragioni legittimanti l'ipotesi che si stesse svolgendo sul
posto un'attività criminosa; 5) manifesta illogicità della
motivazione nella parte in cui, dopo che era stata disposta
una perizia per la trascrizione di alcuni brani delle
conversazioni intercettate e dopo che era stata accertata
la   loro   mancata     corrispondenza       con  la    trascrizione
precedente, ha tuttavia contraddittoriamente affermato che
i   brani    in     questione      avevano     "scarsa    incidenza"
sull'affermazione di colpevolezza; 6) ancora vizio di
motivazione relativamente all'affermazione di colpevolezza,
atteso che - a tutto voler concedere - le conversazioni
intercettate proverebbero il coinvolgimento generico dei
Fiorentino in una attività di spaccio posta in essere dal
Sorce, ma nulla in ordine al concorso nel reato loro
contestato, specie tenendo conto della nuova trascrizione,
che ha eliminato alcune frasi già ritenute significative al
riguardo dal giudice di primo grado; 7) di nuovo vizio di
motivazione relativamente alla pena, che si discosta

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notevolmente   dal   minimo    edittale,   e   alla   mancata
considerazione della diversa situazione soggettiva degli
imputati, essendo stata inflitta la identica pena pur
essendo stata contestata a Loris la recidiva specifica e ad
Eugenio la recidiva generica. I rilievi dei Fiorentino in
tema di inutilizzabilità delle intercettazioni vengono
ulteriormente articolati in una memoria difensiva in data
18.12.2007. Deve essere dichiarato inammissibile il ricorso
del Sorce. La determinazione della pena costituisce
esercizio del potere discrezionale del giudice di merito,
incensurabile in sede di giudizio di legittimità quando
sorretto   da   idonea   e   non    manifestamente   illogica
motivazione. La sentenza osserva che la pena per il reato
più grave è stata già contenuta nel minimo edittale, che
l'aumento per la continuazione è stato contenuto entro
limiti modesti nonostante la oggettiva gravità del fatto,
che la diminuzione della pena detentiva in misura inferiore
al massimo per effetto delle attenuanti generiche trova
ragione nelle modalità della condotta delittuosa, tali da
denunciare una elevata capacità criminale, a fronte delle
quali non può assumere rilievo l'allegato stato di
tossicodipendenza del ricorrente. Non sussiste ad ogni
evidenza, pertanto, il vizio denunciato; onde i motivi
dedotti debbono ritenersi non prospettabili in sede di
giudizio   di   legittimità     e   comunque   manifestamente
infondati. Alla dichiarazione di inammissibilità del
ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese processuali e della somma di Euro 1.000,00,
determinata secondo equità, in favore della Cassa delle
ammende. Deve invece essere accolto il ricorso dei
Fiorentino. È assorbente il primo motivo, col quale si
deduce
l'inutilizzabilità delle intercettazioni ambientali perché
eseguite mediante impiego di impianti esterni senza alcuna
motivazione circa l'insufficienza o l'inidoneità di quelli
in dotazione alla Procura. Ritiene la sentenza (pag. n. 22)
che, nel caso di intercettazioni ambientali, l'uso di
impianti esterni non debba essere giustificato dal p.m.,
"trattandosi di comunicazioni che non possono essere
captate se non mediante apparecchiature collocate nelle
immediate adiacenze del luogo in cui le conversazioni si
svolgono"; e cita sul punto una decisione di questa Corte
(Sez. 1, 5.12.2000, n. 7671). L'orientamento fatto proprio
dalla decisione citata deve peraltro ritenersi superato
dalla di poco successiva sentenza delle Sezioni Unite di
questa   Corte    (31.10.2001,    Policastro)    citata   dal

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ricorrente),   secondo    cui    la  formulazione    letterale
dell'art. 268 c.p.p., comma 3 non consente alcuna
distinzione     tra     intercettazioni     telefoniche      ed
intercettazioni   ambientali    ed  è   anche   infondato    il
presupposto di fatto da cui muovevano le precedenti
decisioni in senso difforme, atteso che l'evoluzione della
tecnica consente attualmente di operare intercettazioni
ambientali anche mediante impianti installati a notevole
distanza dal luogo in cui si svolgono i colloqui da
intercettare, senza alcuna necessità di ricorrere a
strutture mobili di captazione della fonte sonora; per cui
il decreto esecutivo del p.m., ove disponga l'impiego di
impianti esterni, deve anche nel caso di intercettazioni
ambientali    contenere     motivazione     adeguata      circa
l'insufficienza o l'inidoneità degli impianti in dotazione.
La giurisprudenza successiva di legittimità si è uniformata
al principio di cui sopra, col quale entra invece in
contrasto la sentenza impugnata, senza peraltro enunciare
in alcun modo le ragioni del dissenso ma limitandosi alla
citazione di un precedente di data anteriore alla sentenza
delle            Sezioni             Unite              citata.
Il Procuratore Generale ha nondimeno concluso per il
rigetto del ricorso argomentando che, all'epoca in cui
erano state disposte ed eseguite le intercettazioni, la
giurisprudenza di legittimità era almeno in prevalenza
orientata per l'inapplicabilità dell'art. 268 c.p.p., comma
3 alle intercettazioni ambientali; per cui la situazione
dovrebbe assimilarsi a quella della successione di leggi
nel tempo, posto che il contenuto di una norma incorpora
anche    il    cosiddetto     diritto    vivente     e     cioè
l'interpretazione giurisprudenziale generalmente condivisa.
Dovrebbe di conseguenza ritenersi legittimo, in forza del
principio per cui tempus regit actum, un atto di indagine
compiuto nel rispetto di una interpretazione della norma
corrente all'epoca del suo compimento; e non potrebbe
acquistare      rilievo      il     mutamento       successivo
dell'orientamento                          giurisprudenziale.
La tesi della pubblica accusa, per quanto suggestiva, non
può essere condivisa. L'assimilazione del fenomeno della
successione nel tempo di orientamenti giurisprudenziali
diversi a quello della successione di leggi diverse
costituisce oggetto attuale di un vivace dibattito in
dottrina e trova espressione anche in alcune recenti
sentenze della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, che
hanno esteso il principio della irretroattività anche
all'interpretazione   giurisprudenziale,     quando    il   suo

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mutamento non fosse ragionevolmente prevedibile. Si è cioè
ritenuto che la sopravvenuta interpretazione estensiva
della   norma    incriminatrice,    tale   da    far   rientrare
nell'ambito    di   applicazione     della   stessa    fatti   e
comportamenti che ne venivano in precedenza esclusi, sia
fenomeno assimilabile a quello dell'introduzione di una
nuova norma incriminatrice e comporti pertanto, in forza
del principio dell'irretroattività della legge penale,
l'inapplicabilità della nuova interpretazione ai fatti
pregressi.
Come si vede, pertanto, il discorso riguarda essenzialmente
norme di diritto sostanziale e non norme di diritto
processuale; mentre il P.G. concludente sostiene piuttosto
una estensione del principio per cui tempus regit actum, di
applicazione    indiscussa   in    campo   processuale    (salvo
espressa     indicazione     di     legge     in     contrario),
all'interpretazione della norma prevalente al momento del
compimento dell'atto, nel senso che essa dovrebbe in ogni
caso prevalere sull'interpretazione diversa sopravvenuta in
un secondo tempo. È da aggiungere che se le radicali
modificazioni     del    "diritto     vivente"     di    origine
giurisprudenziale    possono    far   apparire    effettivamente
opportuna - in prospettiva - una assimilazione del loro
regime a quello stabilito per analoghe modificazioni di
origine legislativa, nessuna questione del genere può però
porsi quando ci si trovi in presenza non di orientamenti
giurisprudenziali consolidati ma, come è avvenuto nella
interpretazione della normativa sulle intercettazioni, di
orientamenti contrastanti che, per ragioni di elementare
cautela, renderebbero opportuno seguire l'orientamento che
più sicuramente consenta il raggiungimento degli scopi
perseguiti. Nel caso in esame ciò non è avvenuto. I decreti
esecutivi dell'intercettazione ambientale, disposta a mezzo
di impianti in dotazione alla polizia giudiziaria, non
contenevano alcuna menzione relativa all'insufficienza o
alla indisponibilità di quelli della Procura; e ciò rende
inutilizzabili le intercettazioni ai sensi del combinato
disposto dell'art. 268 c.p.p., comma 3 e art. 271 c.p.p.,
comma 1. Poiché le intercettazioni stesse costituiscono
altrettanto pacificamente l'unica prova del concorso dei
Fiorentino nel reato ascritto al Sorce, va necessariamente
annullata senza rinvio nei loro confronti la sentenza
impugnata.
P.Q.M.
la Corte annulla senza rinvio la sentenza impugnata, nei
confronti di Fiorentino Eugenio e di Fiorentino Loris, per

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non aver essi commesso il fatto. Dichiara inammissibile il
ricorso di Sorce Vincenzo, che condanna al pagamento delle
spese processuali e della somma di Euro 1.000,00 in favore
della Cassa delle ammende. Così deciso in Roma, nella
Udienza, il 26 maggio 2008. Depositato in Cancelleria il 16
luglio 2008




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