Docstoc

Ecc

Document Sample
Ecc Powered By Docstoc
					  RIFLESSIONI SUL TEMA DELLA COMUNICAZIONE DI AVVIO
        DEL PROCEDIMENTO. A cura di Agostino MEALE.
                                  ***
Nel nostro ordinamento esistono una serie di “regole”, prescritte
dalle normative vigenti, che, variamente interpretate, si pongono
talvolta come obbligo per l’autorità amministrativa agente talvolta,
invece, costituiscono una mera “irregolarità” comunque sanabile.
Sullo sfondo, però, una evidente situazione di incertezza per i
pubblici operatori e, cosa ancor più grave, per i cittadini utenti dei
servizi delle diverse P.A..
Spunto per la presente riflessione è una recente decisione del
Consiglio di Stato, Sez. IV, 1 ottobre 2004, n. 6383, in materia di
omessa comunicazione di avvio del procedimento.
Il necessario presupposto è la previsione normativa.
La legge n. 241/1990, all’art. 7 dispone che “ove non sussistano
ragioni di impedimento derivanti da particolari esigenze di celerità
del procedimento, l'avvio del procedimento stesso è comunicato, con
le modalità previste dall'articolo 8, ai soggetti nei confronti dei quali
il provvedimento finale è destinato a produrre effetti diretti ed a
quelli che per legge debbono intervenirvi”           e   all’art.   8   che
l'amministrazione     “provvede    a    dare   notizia   dell'avvio     del
procedimento mediante comunicazione personale”.
Sotto un primo aspetto, se pur qualcuno ritiene che nel caso di
inziativa procedimentale di parte, la comunicazione personale non
sia necessaria (come invece nel caso di inziativa d’ufficio), sul
punto si esprime qualche dubbio, in considerazione del fatto che,
ai sensi dell’art. 8 della richiamata legge n. 241, la comunicazione
deve indicare:
a. l'amministrazione competente;
b. l'oggetto del procedimento promosso;
c. l'ufficio e la persona responsabile del procedimento;



                                                                          1
d. l'ufficio in cui si può prendere visione degli atti,
ossia dati che appaiono comunque necessari all’interessato per
avvalersi degli strumenti di tutela procedimentale di che, ad
esempio, all’art. 10 (possibilità di prendere visione degli atti del
procedimento, presentare memorie o documenti) o all’art. 11
(possibilità di concludere accordi sostitutivi del procedimento o del
provvedimento).
Tornando alla decisione del Consiglio di Stato, il Giudice ha
ribadito che in caso di omessa comunicazione personale di avvio
del procedimento, il vizio di violazione di legge si materializza solo
nel caso in cui il destinatario abbia la “concreta possibilità di
incidere sul procedimento stesso”. In sostanza, una prevalenza
dell’intepretazione sostanzialistica su quella “formale” della legge
che, da tempo, è seguita dalla prevalente giurisprudenza.
In altre parole, l’annullamento del procedimento è strettamente
collegato con la possibilità del privato di incidere sull’azione
amministrativa     attraverso    gli   istituti   di   partecipazione;   in
mancanza, l’omissione della comunicazione non radica un vizio
tale da condurre all’illegittimità del provvedimento finale.
Richiamando per maggior chiarezza una pronuncia del T.A.R.
Puglia Bari, sez. I, 9 giugno 2004, n. 2478, l'obbligo della p.a. di
comunicare l’avvio del procedimento non può che “configurarsi in
senso sostanziale e non formale e ritenersi, pertanto, sussistente
ogni qualvolta l'amministrazione, relativamente allo svolgimento di
un procedimento amministrativo semplice o complesso prodromico
all'adozione di un provvedimento finale, possa effettivamente
beneficiare della partecipazione del privato mediante l'acquisizione
di un suo contributo rappresentativo dei suoi interessi e non anche
nelle ipotesi in cui il provvedimento sarebbe stato in ogni caso
adottato in quanto atto necessitato o vincolato o qualora la
comunicazione stessa non avrebbe potuto esplicare alcuna positiva



                                                                         2
efficacia in relazione alla possibilità del privato di partecipare al
procedimento stesso”.
La interpretazione dei Giudici amministrativi, pur evidentemente
non pienamente conforme al dato normativo, trova però la sua
giustificazione nel richiamo al rilevante principio di economicità
dell’azione amministrativa, che è la vera ragione per la quale può
superarsi il vizio di violazione di legge. La prevalenza della sola
“forma” sulla “sostanza2, sembrerebbe infatti in contrasto non solo
con tutta la normativa degli ultimi anni, che mira, in estrema
sintesi, all’accelerazione dell’attività amministrativa attraverso una
rapida   conclusione      del   procedimento     e     l’emanazione   del
provvedimento espresso conclusivo, ma anche con le prospettive di
riforma della legge n. 241/90.
A   conferma       di   tanto   si   consideri   che    nella   casisitica
giurisprudenziale viene ritenuta superflua la comunicazione di
avvio personale:
- in caso di attività doverosa e vincolata (con qualche pronuncia di
segno opposto, ad esempio TAR Toscana, sez. II, n. 1691/2004,
secondo cui anche in caso di attività vincolata vi è l’obbligo di
comunicazione);
- quando i presupposti di fatto risultano incontestati dalle parti;
- quando il quadro normativo di riferimento non mostra dubbi
interpretativi o margini di incertezza applicativa;
- quando l’eventuale annullamento del provvedimento per il vizio
formale non priva la P.A. del potere di provvedere nello stesso
senso, anche in relazione alla decorrenza degli effetti giuridici
(cfr., su tutte, TAR Toscana, Sez. II, n. 1006/2004).
Nonostante, però, tale (quasi) univoca giurisprudenza, e pur
apprezzando la necessità di economizzare le risorse della P.A., si
insiste nel ritenere che la “forma” del procedimento non sia un
mero ostacolo allo svolgimento della celere azione amministrativa



                                                                        3
bensì una garanzia per gli stessi soggetti pubblici e, soprattutto,
privati. Non si deve dimenticare che il buon andamento dell’azione
amministrativa, la par condicio e la trasparenza dell’attività
pubblica     sono        parimenti    principi     normativamente      e
costituzionalmente garantiti, quanto meno posti sullo stesso piano
di quelli della “celerità” ed economicità”.
In conclusione, si auspica una verifica caso per caso delle vicende
sottese al giudizio amministrativo e non già una apodittica presa di
posizione    giurisdizionale.     Anche   perché,    si   ripete,   nella
comunicazione di avvio sono indicati dati ed informazioni che
mirano      non   solo     alla   partecipazione    dell’interessato   al
procedimento ma anche al suo controllo.
                                                    Prof. Agostino Meale




                                                                       4

				
DOCUMENT INFO