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Lucia Gangale

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Lucia Gangale Powered By Docstoc
					                                   Lucia Gangale




           PROSPETTIVE TURISTICHE ED EDUCAZIONE AMBIENTALE
            IN UNA ZONA DELL’ENTROTERRA IRPINO: CERVINARA




          Studio presentato nell’anno 2002 alla Comunità Montana “Bussento”
di Torre Orsaia (SA) nell’ambito della borsa di studio “Vito Cioffi” seconda edizione, sul
tema “La qualità dell’ambiente in rapporto allo sviluppo economico e sociale delle aree
       interne, con particolare riguardo al Turismo e all’Educazione ambientale”.




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                                          INTRODUZIONE


    Cervinara fa parte della Comunità del Partenio insieme ad altri venti comuni dell’Irpinia. Essi, in
ordine alfabetico, sono: Altavilla Irpina, Capriglia, Chianche, Grottolella, Mercogliano,
Montefalcione, Montefredane, Montefusco, Montemiletto, Ospedaletto D’Alpinolo, Pietrastornina,
Roccabascerana, Rotondi, S. Martino Valle Caudina, S. Angelo a Scala, Santa Paolina,
Summonte, Torrioni, Pertuto, Tufo.
    Nel corso del presente lavoro si tenterà di dimostrare come i temi dell’educazione ambientale e
dello sviluppo turistico si leghino in maniera precipua all’importante centro della valle Caudina, che
è anche uno dei maggiori centri irpini. In questa località una ferita profonda è stata inferta dalla
tremenda alluvione che nel dicembre del ’99 ha distrutto la frazione Joffredo-Castello, una delle più
belle ed antiche della città. Il 16 dicembre 2001, a due anni esatti di distanza dal tragico evento,
presso la sede del Genio Civile della città, viene presentata l’ordinanza Sassolino, che detta i
criteri per la ricostruzione. Su di un giornale locale si legge: “Nonostante l’iter appare molto
complesso, va sottolineato che l’ordinanza detta tempi e scadenze molto ravvicinati che
dovrebbero evitare le solite lungaggini. Notizie positive vengono anche per quanto riguarda la
messa in sicurezza della montagna di Cervinara, con l’utilizzo di un innovativo modello matematico
che permetterà di prevedere con una certa precisione la natura dei terreni, ed il tipo di movimento
che essi possono determinare. Già elaborato il progetto che riguarda la messa in sicurezza del
torrente Castello dalla zona Rotaro fino alla omonima frazione. Per intanto sempre Morrone
(l’ingegnere che ha illustrato l’ordinanza, Ndr) ha comunicato che tutti i torrenti sul territorio
comunale sono interessati da interventi di bonifica e che tutti i cittadini possono stare certamente
più tranquilli” (Pasquale Russo su “Realtà Sannita” dell’1-15 febbraio 2002).
    Cervinara è una città che desidera andare avanti, senza dimenticare, e che ha la volontà e i
mezzi per farlo. Le sue bellezze monumentali e paesaggistiche sono un biglietto da visita
importante ed il turismo che essa, in modi diversi, riesce a catturare, lo dimostrano ampiamente.
Lo studio qui affrontato verterà su tre aspetti: l’ambiente, l’economia e le prospettive turistiche. La
materia del presente saggio è offerta non solo da anni di studi e documentazioni su Cervinara,
condotti tra biblioteche ed archivi, ma anche dall’affascinante esperienza personale di dirigere un
sito web che riguarda questa terra. Ad entrambi queste esperienze si farà riferimento nel presente
lavoro.


                               L’AMBIENTE NATURALE ED UMANO

   Racchiusa dal verdeggiante massiccio del Partenio e distesa su di una fertile pianura per una
estensione complessiva di 29, 20 Kmq, la città irpina di Cervinara si presenta come la meraviglia
naturale della Valle Caudina. Urbanisticamente è formata da frazioni, ognuna con la sua atmosfera
e la sua specificità, persistente dall’Alto Medioevo, epoca dalla quale per la prima volta viene
documentata la loro esistenza. Il primo casale ad essere documentato è Valle, nel 1273. nel 1300
le fonti citano per la prima volta frazione Ferrari (anche se della chiesa in essa esistente si parla
già nel 1280). Anche frazione Pantanari è citata nel 1300 (1). Un documento del 1532 già ne
menziona undici (2). Sui casali di Cervinara gli studiosi tornano spesso. Il Casilli (3) nota che
Cervinara, insieme a Mercogliano, ha conservato ed ampliato i suoi casali. Il Bove, nel suo bel libro
sul Partenio, fornisce una cronologia sull’antichità delle frazioni. Il Barionovi, poi, rivolge
un’attenzione quasi maniacale alle frazioni, anche sulla base dei suoi accuratissimi studi sui catasti
onciari del Settecento, di cui è un esperto. Egli rileva: “L’insediamento medioevale per casalia
hominum, è alla base di questa che è una vera e propria struttura, un fenomeno di lunga durata”
(4). Lo studioso irpino riporta inoltre la grandissima quantità di toponimi rustici e urbani presenti
nell’onciario cervinarese. I primi fanno riferimento ad aspetti della natura (es.: Campo, Cerase,
Fiumarelle, Castagno, Bosco, Foresta, Prato, Starza), oppure sono composti dal prefisso “corte”
(Cortedonica, Cortemercaldi, Cortemandetta, ecc.), in quanto il cortile prevale nelle abitazioni

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cervinaresi, come anche in quelle di San Martino e di Rotondi (5). I secondi sono in piccola parte
legati al territorio (Piedecasale, Valle, Jardine, Pantanari), mentre in massima parte derivano da
cognomi, esistenti o scomparsi (Cioffi, Finelli, Gregorii, Marri, Mignoli, Potiti, Taddei, Telari,
Joffreda, quest’ultimo derivante da uno dei patronimici più antichi, poi scomparso). Tali toponimi
urbani sono rinvenibili in tutte le frazioni ed il fenomeno va ben oltre il Settecento (6).
    Le ricchezze storiche ed architettoniche, gli aspetti del paesaggio, il calore della sua gente, ne
fanno una località di grande fascino, su cui nel tempo si sono concentrate le ricerche degli studiosi.
I motivi di richiamo turistico sono anch’essi diversi. Si va dal relax e dalla suggestione delle sue
strade immerse nel verde, dei suoi sentieri montani adatti a gite ed escursioni, dei suoi pianori, alle
delizie della cucina locale; dagli angoli cittadini densi di storia e di fascino alle varie manifestazioni
locali che si svolgono lungo il corso dell’anno: il Presepe Vivente, la Via crucis, il venerdì Santo, il
pellegrinaggio di Domenica in Albis, per quanto riguarda il sacro, ed altre in ambito profano, quali
la Sagra delle castagne e gli spettacoli estivi.
      In questo universo vitale ed animato, i centri propulsori della vita cittadina sono piazza Trescine
e via Roma. Il primo costituisce il cuore amministrativo della città, il secondo il luogo di
aggregazione giovanile, con la sua monumentale villa comunale.
     Il largo ed alberato Rettifilo che partendo da via Roma conduce alla stazione, è zona signorile
ed elegante, con tutta la serie di bei villini che si aprono ai suoi lati. Zona signorile è anche quella
dei Salomoni, dove possiamo trovare un gran numero di palazzotti appartenuti a famiglie nobili di
un tempo. Eleganza a e fascino si ritrovano maggiorati nell’incantevole Piazza Elena, nella
frazione Ferrari, dove la piazza ampia ed ariosa, piena di alberi e panchine e luogo di ritrovo per
moltissimi cervinaresi di tutte le età, costituisce lo spazio che separa il luogo su cui sorge l’antico
ed imponente palazzo Caracciolo dalla collegiata di san Gennaro, alla quale si accede attraverso
una lunga scalinata, chiesa proiettata verso il cielo, data la sua posizione sopraelevata.
     Castello-Joffredo, la zona sconvolta dalla terribile alluvione della notte del 16 dicembre 1999, è
la zona più a monte, verso la montagna, mentre verso il piano si sviluppa la frazione valle, pulita e
curata, con l’antica chiesa di Santa Maria a Valle che la domina dall’alto. Il processo di
aggregazione delle frazioni inizia nel Quattrocento, quando Cervinara è feudo della famiglia della
leonessa, e continua fino ai nostri giorni (7).
   Il massiccio del Partenio, che fa da cornice alla città, costituisce la peculiarità del paesaggio. Il
fascino è aumentato anche dal fatto che il territorio di Cervinara, per posizione, estensione e
fertilità del terreno, è la parte migliore tra quelli rientranti nel comprensorio caudino (Montesarchio,
S. Martino Valle Caudina e Rotondi). Alle meraviglie del massiccio del Partenio la Comunità
Montana, con sede a Pietrastornina, ha dedicato un attento e particolareggiato studio a cura di
pino Eremita, dal titolo “Partenio natura” (8). In esso si può agevolmente prendere visione
dell’enorme quantità di specie vegetali e animali presenti su queste montagne. Nel saggio è anche
spiegato che l’elevata fertilità è dovuta al fatto che il suolo di questi monti è di origine piroclastica
(derivata dalle eruzioni vulcaniche del Vesuvio), e che tale materiale si è venuto a depositare su di
una preesistente base calcarea. Le condizioni climatiche, variabili dalle alte alle basse quote,
hanno prodotto un patrimonio vegetale estremamente ricco ed interessante.
   Nel 2001 la stampa locale comunica che sta per essere istituito il Parco del Partenio. Sul mensile
“Il Caudino” nell’ottobre di quell’anno si legge un interessante articolo, a firma del direttore Alfredo
Marro, dal titolo: “Parco: i risultati di scelte sbagliate”. Val la pena di riportarlo integralmente.
L’articolo si commenta da sé:
   “Il rischio che l’istituzione del Parco del Partenio porti soltanto danni a cervinaresi e rotondesi è
forte ed è legato alla testardaggine dei rispettivi amministratori comunali di tenere fuori dall’area
urbana del Parco il centro urbano. E’ la scelta peggiore che può farsi e che è stata confermata,
purtroppo, dai rappresentanti dei due comuni nella conferenza dei servizi tenuta nei giorni scorsi
proprio sulla perimetrazione del Parco, che la regione si accinge a trasformare in proposta
legislativa.
    E’ singolare che in quella sede dei nove comuni interessati, tutti, da Mercogliano ad Arienzo, si
siano espressi a favore dell’inclusione del centro abitato nell’area del Parco, ad eccezione dei
comuni di Cervinara e Rotondi, che hanno optato, invece, per l’esclusione. Il rappresentante
rotondese, richiamando una vecchia delibera del consiglio, ha indicato a quota 450 metri il limite
del Parco, con la riserva, però, di riesaminare la scelta dopo la proposta di perimetrazione che
formulerà la regione. L’Amministrazione cervinarese, invece, ha deciso, senza tentennamenti e

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riserve, che il Parco deve essere delimitato a 700 metri di quota e che tutto il territorio a quota
inferiore deve rimanerne fuori.
    La conseguenza, per i due comuni limitrofi, è che l’esclusione del centro urbano dall’area del
Parco è la scelta peggiore, perché le comunità cervinarese e rotondese saranno costrette a subire
i pesanti effetti negativi del parco, ma non potranno beneficiare, in compenso, dei vantaggi che
esso comporta.
   Basta un rapido richiamo alla zonizzazione del Parco per rendersene conto.
Il Parco è diviso in tre zone. la prima, detta zona A, è vincolata e totalmente a riserva.
   Minore è il vincolo per le zone B e C, per le quali sono ammessi e finanziati speciali fondi,
interventi mirati allo sviluppo del turismo e alla valorizzazione dei prodotti tipici locali.
   Nella zona C, poi, rientrano borghi e rioni antichi - nel caso cervinarese castello, Joffredo e
Ferrari - sui quali sarà possibile effettuare interventi di recupero urbanistico e di conservazione con
le risorse finanziarie destinate al Parco.
   Gli amministratori dei due comuni, a parte questi vantaggi, non hanno considerato che i vincoli
del Parco sarebbero certamente inferiori e meno drastici di quegli altri vincoli che l'Autorità di
Bacino si accinge ad imporre sul territorio urbano classificato ad alto rischio di frane e segnato,
sulla cartina topografica, in rosso per indicare un divieto di edificabilità assoluto ed inderogabile.
   resterebbe soltanto questo motivo per convincersi della convenienza a far rientrare nell'area del
parco la maggior parte del territorio urbano che, diversamente, rischia un progressivo degrado con
conseguente abbandono, che invece può essere evitato proprio grazie alle provvidenze che
l'istituzione del parco potrà comportare.
   se ne devono rendere conto gli amministratori che, d'altra parte, non possono assumersi a cuor
leggero responsabilità tanto gravi e farebbero bene, prima di ogni scelta definitiva, a promuovere
una forma di consultazione dei cittadini che sul parco hanno il diritto di far sentire la propria voce,
prima che sia troppo tardi.
   fin qui l'appassionato intervento di Marro. poco tempo dopo alla sottoscritta, quale curatrice di un
sito web dedicato a Cervinara (www.cervinaracity.it) arriva sull'argomento questa e.mail, firmata
dal dott. Michele Martinisi di Castrovillari:
   Ho letto sul suo sito che a breve verrà istituito il parco del Partenio. le problematiche nate sono
comuni ad ogni istituzione. Anche nel parco del Pollino nato nel 1993 (area protetta più grande
d'Europa con oltre 190.000 ettari) sono sorti allora gli stessi problemi. oggi i territori che non furono
inclusi nella perimetrazioni risentono in modo negativo di tale scelta. il problema politico è
comunque influente su molte scelte gestionali. Allo stato attuale il Parco del Pollino dove opero in
qualità di Agente del Corpo Forestale e addetto stampa del CTA (sono giornalista pubblicista) è
stato da poco commissariato. i parchi sono sicuramente una fonte di ricchezza e sviluppo ma il
"preservare naturalistico" tanto di moda in questo periodo spesso viene gestito in maniera errata e
contro ogni logica ambientale.
   Spero che ciò non accada per il nascente "Partenio".
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E' il 18 novembre 2001. Chiedo al dott. Martinisi il permesso di pubblicare la sua e.mail (che uscirà
su un numero del giornale "Realtà sannita" a dicembre 2002), ed egli, il 23 novembre 2001, mi
risponde così:
  Può pubblicare tranquillamente la mia e-mail. Per anni prima di diventare agente del CFS mi sono
battuto tra le colonne di vari quotidiani calabresi per un modo di vivere il parco fatto di produttività e
salvaguardia. Quello che i pastori di un tempo hanno preservato, noi (ed intendo tutti, istituzioni,
cittadini, ecc.) ora, dobbiamo valorizzare nel rispetto della natura.


                                    L’ECONOMIA DELLA ZONA

   A ciascuna frazione cervinarese nell'antichità corrispondevano mestieri diversi. Il tessuto
economico è diversificato al pari di quello urbano. Mentre i Salomoni erano la zona dei "segaturi"
(segatori), Ferrari era il luogo dei commerci. in un ordine della camera Sommaria del 24 novembre
1597 relativo al mercato settimanale e annuale, la zona di Ferrari è esplicitamente nominata:


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"qualmente è stato sempre solito in detta terra di Cervinara ogni settimana farsi il mercato nel loco
detto li Ferrari e ogni anno nel giorno di san Pietro la fiera" (9).
    Nella zona di valle si praticava la raccolta della legna, cui si dedicavano soprattutto le donne,
mentre a Castello-Joffredo corrispondevano i mestieri di boscaiolo e carbonaio. Nel quartiere di
San Marciano si potevano trovare molte botteghe artigiane, mentre a Piazza Trescine, centro
spirituale ed amministrativo della città, ha prevalso da sempre la figura dell'impiegato.
    Si può affermare con tutta sicurezza che nell'economia della zona le comunità monastiche
hanno sempre avuto un ruolo di prim'ordine. Forse furono proprio i monaci ad introdurre la
coltivazione della castagna e forse anche il nome della città discende da una "cantina per il vino"
inclusa in una proprietà rurale monastica (10). Anche la prima notizia scritta su Cervinara, risalente
al medioevo, vede al centro dei monaci. Essa, infatti, riferisce che la potente abbazia di S.
Vincenzo al Volturno cedette Cervinara al principe longobardo Sicardo, ricevendone in cambio
altre terre.
     Dall'Alto Medioevo in poi, ogni frazione ha gravitato intorno ad una chiesa, che riscuoteva da
esse rendite cospicue (11). Nel Settecento in tutta la Valle è documentata la presenza di numerose
proprietà monastiche ed a Cervinara il potere economico si salda con quello culturale, in quanto,
per tutto il secolo, il convento dei Carmelitani Calzi, in Piazza Trescine, è un centro studi di
prim'ordine, soprattutto per la matematica (12).
    Il simbolo del potere feudale a Cervinara fu per lungo tempo il Castello di origine longobarda,
che si trova su di un'altura di cinquecento metri, fra le montagne. nei secoli successivi esso fu
rappresentato da palazzo Caracciolo, che si trova in frazione Ferrari. Cervinara fu feudo della
famiglia della Leonessa, quindi dal 1488 dei Carafa, ai quali nel 1528 subentrarono i D'Avalos (13).
Nel 1537 è feudo degli Scalaleone. Nel 1597 passa nelle mani del magistrato spagnolo Berardino
de Barionovo, segretario del regno di Napoli e primo marchese di Cervinara. infine nel 1607 giunge
nelle mani della lunga dinastia dei Caracciolo (ceppo dei marchesi di Volturara) e vi rimane fino
all'abolizione della feudalità (14).
    Lungo tutto il Settecento le attività economiche trainanti per Cervinara e la Valle Caudina sono
l'agricoltura e la pastorizia. Ad esse la valle offre terreno favorevole per posizione e fertilità.
    Nel regno di Napoli, come fa notare Galasso sulla scorta degli studi del Cagnazzi, economista
ottocentesco napoletano, lungo tutto il Settecento si registra uno sviluppo demografico, che si
accompagna alla diffusione delle colture agricole ed ai progressi igienico sanitari dovuti all'attivo
riformismo di casa Borbone (15). il trend positivo segue al periodo di ristagno demografico e di
ondate migratorie che c'era stato dopo la peste del 1656. nello studio di Galasso viene esaminato
il periodo compreso tra l'avvento della dinastia borbonica, cioè il 1734, e quello successivo all'unità
del Regno d'Italia (1861). E' importante notare che in tale periodo si registra anche un incremento
dell'attività mercantile (anche se l'attività preminente rimane quella agricola), con commerci
caratterizzati dall'esportazione di materie prime, prodotti agricoli ed importazioni di manufatti. I
progressi nell'agricoltura sono dovuti ad una vasta opera di dissodamento operata nelle regioni
meridionali, con relativo allargamento della superficie coltivata. di tale progresso è autrice la
borghesia fondiaria, che si serve largamente di manodopera salariata o a contratto, ragione per cui
il tenore di vita delle masse rurali rimane basso durante tutto il secolo. in alcune province, come in
Abruzzo, prevale nettamente la pastorizia sull'attività agricola, ed è impensabile un raffronto fra
questa e la pastorizia praticata nell'area caudina.
     Nel Settecento la Valle comprende sei universitas feudali: Airola, Arpaia, Cervinara,
Montesarchio, Rotondi, San Martino. Le più densamente popolate sono Airola, Cervinara e
Montesarchio (16). Oltre ad essere una valle agricola fertile la Valle Caudina, proprio per la sua
posizione, fin dall'antichità fu interessata dagli influssi commerciali del Napoletano e del
Salernitano. Michèle Benaiteau sottolinea la posizione strategica dell'area caudina che, pur
trovandosi stretta tra i monti, era incrocio tra queste due importanti arterie commerciali, e rimarca
la differenza con altri villaggi montani dell'Irpinia, che erano per più versi svantaggiati, come
Bisaccia e Macedonia, le quali, oltre ad avere terreni sterili, erano anche lontane dai centri
propulsori del commercio, o come Solofra e Serino, che compensavano il deficit agricolo con
l'artigianato (17). La Valle Caudina, oltre ad essere ricca di alberi fruttiferi di diverse specie, fu
interessata dal flusso del grano lungo tutto il Settecento (18). nella prima metà del Settecento si
diffuse la coltura del granoturco, la quale andò ad affiancarsi a quelle più antiche di orzo e legumi,


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rendendo però molto di più. nella seconda metà del Settecento in tutta la provincia di principato
Ultra si verificò un aumento della quantità di granoturco percepita dai feudatari (19).
    Barionovi fa notare che il fenomeno della proprietà ecclesiale raggiunge punte molto elevate
anche ad Airola (altra grossa universitas dell'area caudina) dove nel Settecento vi sono quattro
grossi monasteri. A Cervinara sono diffuse, in particolare, due attività. la pastorizia e la coltura
campestre (soprattutto grano), distribuita in piccoli appezzamenti di un moggio ciascuno (le
"cesine"), nei quali sono diffuse le colture promiscue (20). Gli studiosi che hanno concentrato la
loro attenzione sulla Valle Caudina cito Baitenau e Délille) osservano che la coltura promiscua era
un sistema utilizzato nella prima metà del Settecento per aumentare la produzione, così come in
altre zone si usava la rotazione triennale (in cui, ai due anni di riposo seguiva l'anno del raccolto)
(21). Barionovi afferma che all'epoca pastorizia ed agricoltura erano integrate, anche se non in
maniera ottimale, come il modello inglese, auspicato prima dal Genovesi, dopo la carestia del
1764, e poi dal Galanti. Bracciali, massari e civili cervinaresi non conoscevano quel modello, ma
avevano saputo sfruttare la buona congiuntura agricola che aveva accompagnato il regno di Carlo
di Borbone (22). Sotto questo aspetto la situazione era migliore di quella che, nello stesso periodo,
era presente in Calabria, dove il riformatore-economista Domenico Grimaldi, al pari di altri
illuministi meridionali della seconda metà del Settecento (23) cercava -in questo caso senza esito
positivo- di introdurre nel regno di Napoli i mutamenti che avvenivano nell'agricoltura inglese, con il
sistema della recinzione delle terre, al posto di quelle aperte del Sud Italia. Il riformatore calabrese
ebbe più successo nell'incrementare la manifattura dell'olio in Calabria, attraverso nuove tecniche
di lavorazione, e riscosse più limitati successi nella riforma dell'industria e del commercio della
seta (24).
   Complessivamente possiamo dire che Cervinara, al pari di altre zone del Mezzogiorno, partecipa
alla favorevole congiuntura economica in atto nella seconda metà del Settecento nel Sud Italia. i
catasti onciari di Cervinara evidenziano una grande quantità di terreni e di selve divisi in possessi
allodiali, nonché una forte prevalenza del ceto dei "civili" (benestanti, soprattutto proprietari di
terre) su quello agricolo (massari e braccianti), che invece predomina a Rotondi, San Martino Valle
Caudina e Paolisi (anche se in quest'ultima universitas la consistenza dei civili è altrettanto forte)
(25). Sempre i catasti onciari, accanto ai registri parrocchiali del periodo, testimoniano la netta
prevalenza delle case di proprietà. La produzione agricola è abbondante e consente l'esportazione
dei prodotti nel comprensorio di Napoli, Benevento, Avellino e Montesarchio. Indubbiamente, come
era successo per altre regioni del Mezzogiorno, i nuovi modi di produzione -che in uno studio
Domenico Luciano non esita a definire "capitalistico"- avevano giocato a favore della formazione di
nuove classi sociali inserite nel contesto produttivo, in un quadro di arretratezza feudale, nel quale
le idee illuministiche, l'azione della borghesia ed altri fattori erodevano molti privilegi baronali ed
ecclesiali che quella struttura, benché declinante, consentiva loro (26). Inizia un processo di
mobilità sociale che rompe la stasi di secoli. nella seconda metà del Settecento, segnata
dall'espansione dell'agricoltura in Francia, Inghilterra, Svizzera e nel Centro-Nord d'Italia, la
situazione dello sviluppo agricolo si presenta variegata nel Mezzogiorno d'Italia. In Puglia,
l'erosione della feudalità avviene all'interno dello stesso sistema agricolo, in quanto i grandi
proprietari si avviano ad una conduzione pressoché capitalistica delle loro aziende. Il
consolidamento della borghesia, lo sviluppo dei commerci con l'estero, la nascita di un ceto medio
(numeroso a Bari, Trani, Bitonto, Molfetta, Giovinazzo) e la collaborazione tra economisti illuminati
e ceto dirigente, sono altrettanti fattori che contribuiscono a questo processo di eversione della
feudalità (27). A Monteleone di Calabria, emporio importante per la produzione e lo smercio
dell'olio e della seta, i cittadini assumono una netta posizione di rottura nei confronti del barone. ci
fu una causa, iniziata nel 1769 e finita quarant'anni dopo in seguito all'emanazione delle leggi
antifeudali, che contestava la legittimità dei diplomi di infeudazione da parte di Ferdinando il
Cattolico ai Pignatelli, nonché una causa per abolire antichi privilegi, causa che il Comune trascinò
per anni davanti ai tribunali ordinari. la lotta contro il baronaggio fu sostenuta anche dalla
monarchia borbonica. Al termine della favorevole congiuntura economica nuovi ceti sociali
emersero e si consolidarono all'interno della compagine feudale: massari agiati, borghesia rurale e
borghesia dei "magnifici" (anche se quest'ultimo titolo nel '700 aveva perso il prestigio che aveva
nel '500 e nel '600) (28). certo, non dappertutto lo sfaldamento delle strutture feudali portò con sé
rivolgimenti sociali profondi, capaci di incidere sul tessuto sociale ed economico preesistente.
paradigmatico è a questo proposito il caso di Cassino, dove la fine della feudalità e del dominio

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temporale dell'Abbazia, i cui beni furono venduti ai privati, non generò alcuna aspirazione al
cambiamento da parte dell'estesa borghesia terriera, forse troppo abituata alla secolare gestione
monarchico-assoluta del Monastero e comunque priva dei mezzi e del carattere imprenditoriale
che avrebbe riscattato Cassino dalla stagnazione che la relegava ai margini della congiuntura
favorevole (29). la stasi sociale ed economica segna nello stesso periodo anche i comuni di
Belmonte Castello e di Atina, di cui il Luciano pure si occupa nel suo studio. Entrambi sono comuni
rurali, ma una maggiore autonomia economica caratterizza Atina rispetto sia a Belmonte che a
Cassino, comuni confinanti. in nessuno dei due esiste un "ceto mezzano", che nelle aspirazioni di
Antonio genovesi avrebbe dovuto essere la forza motrice dello sviluppo locale, e si può invece
trovare una borghesia parassitaria, senza coesione e senza volontà di contrapporsi alla feudalità,
la quale borghesia, anzi, per il momento preferisce stare dalla parte del barone (30). A Cervinara il
passaggio dalla concezione feudale a quella borghese della proprietà non rimase senza riflessi. Si
verificarono liti tra famiglie per questioni di interesse e per ambizione. Marro afferma che dopo
l'abolizione della feudalità insorsero lotte fra nuovi dispotici padroni, interessati solo ad assicurarsi
la successione, per cui le aspirazioni di rinnovamento dovettero ben presto rientrare (31). Esse
seguirono all'azione comune portata avanti dai cittadini che, tra il 1808 ed il 1809, si erano
compattati contro il marchese di sant'Eramo per risolvere una lite intorno al pagamento della
bonatenenza, esercizio della molitura e confinazione di alcuni territori. tale lite, sostenuta dal
comune, venne affidata ad un'apposita commissione feudale (32).




   VIAGGIO TRA I LUOGHI DELLA DOLCE CERVINARA: PROSPETTIVE PER LO SVILUPPO
      DI UN ITINERARIO TURISTICO. I GIOVANI RACCONTANO LA PROPRIA TERRA.

     E' talmente facile innamorarsi del paesaggio cervinarese quanto del calore della sua gente.
Il fascino riposante delle sue strade, il territorio montano adatto a gite ed escursioni, le tradizioni ed
il folklore, le occasioni di ritrovo e la modernità. tutto ciò si ritrova perfettamente integrato in
quest'ambiente naturale ed incontaminato, nella semplicità di luoghi dove il passato si armonizza
mirabilmente con il presente e dove, ben a ragione, è possibile costruire un itinerario turistico
alternativo di grandissima suggestione.
     Di questo sono perfettamente consapevoli anche i giovanissimi cervinaresi che, "provocati"
sull'argomento, danno sfogo alle loro idee ed al loro spirito di osservazione. Nel settembre del
2001 agli studenti dell'istituto associato "Einaudi" di Cervinara (che comprende l'ITCG ed il Liceo
Classico) viene chiesto di partecipare al concorso "Cervinara Progetto Turismo", bandito
dall'Istituto unitamente al sito web www.cervinaracity.it (33). Il concorso consiste nella stesura di
un articolo giornalistico massimo di due cartelle. I "pezzi" sono raccolti in un opuscolo oggi a
disposizione della scuola e vengono pubblicati sul sito fino al termine dell'anno scolastico. in questi
elaborati, oltre all'amore per la propria terra, è interessante soffermarsi sugli apporti originali dati
dai giovani alla conoscenza del territorio.
     A nostro parere questo è l'esito più significativo del concorso. la futura classe dirigente di
Cervinara ha già le idee chiare sulle potenzialità e prospettive del territorio di appartenenza ed
oltretutto appare educata al rispetto per l'ambiente. Ci sembra pertanto più che mai utile, in questa
sede, presentare significativi ed ampi stralci estrapolati dai lavori di questi ragazzi.
     Mery Lina Moscatiello, nel lavoro "Un viaggio a... Cervinara", così scrive:
"Nei luoghi più rinomati l'eccesso domina su tutto e la naturale bellezza del posto solitamente è
offuscata. A Cervinara, invece, si ritrova la semplicità di un paese che, pur al passo con i tempi,
riesce ad armonizzare mirabilmente passato e presente. vi si percepisce lo scorrere del tempo, vi
si respira aria pulita, vi si mangia genuinamente. Dall'etimologia di Cecere, questa cittadina
affonda le sue origini al periodo della dominazione Longobarda, per poi passare sotto il controllo
dei Normanni e degli Angioini. Cervinara oggi si estende alle pendici del massiccio del Partenio ed
è uno dei centri irpini più importanti della Valle Caudina. le attrazioni non sono solo di tipo artistico,
ma naturale e gastronomico. Sono tanti anche gli spettacoli d'intrattenimento religioso-popolari.
Come dire: ce n'è per tutti i gusti. otto sono le frazioni del paese ed ognuna è ricca di storia. A
Cervinara i luoghi di culto alla Madonna e ai Santi sono numerosi ed attestano la profonda

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devozione di questa gente. Le frazioni più a monte sono quelle di Joffredo-Castello, Ferrari,
Pirozza-Curielli. Verso il piano sono ubicate Salomoni, Trescine, Pantanari e Valle. Il paese, ad
economia prevalentemente rurale, offre dei piatti poveri ma molto saporiti. Non si può resistere ad
un piatto di gnocchi. Si impasta farina ed acqua, ma qualcuno aggiunge all'impasto anche patate
lesse. Gli gnocchi si condiscono con sugo di carne. Un piatto povero (si fa per dire) è la minestra
maritata. E la si "marita" proprio bene la verdura con carne suina. Nessun visitatore può andar via
senza assaggiare la zuppa di rape e fagioli con pizza di granoturco o il soffritto di corata. Ma
nessun pasto può concludersi senza provare il famoso castagnaccio. Le castagne naturalmente
sono quelle dei nostri boschi. E così il nostro castagnaccio diventa "doc" in occasione della sagra
delle castagne, consueto appuntamento autunnale. Ma dopo avere gustato pietanze non proprio
"leggerine" bisognerà pur digerire! Ebbene, si può effettuare un'escursione tra il verde smagliante
dei boschi e le bellezze naturali del comune caudino. Si può bere l'acqua freschissima all'Acqua
Rossa o alle fontanelle del Vallone Conca. Si può ammirare la bellezza della valle dalla Coppola,
da Pozzillo, dal Pisciariello o dalla piana di Lauro. E per ritemprare lo spirito ci sono le chiese.
Nella frazione Ferrari la più antica è la chiesa madre di S. Gennaro, santuario della Vergine
Addolorata dopo un'apparizione della Madonna nel 1910/11. La chiesa fa parte dei beni artistici del
paese con una cantoria lignea del '400, la cappella dei marchesi Caracciolo e l'altare maggiore in
marmi policromi. Vi sono poi la chiesa di Sant'Adiutore nella frazione Salomoni, le chiesette di San
Marciano e San Potito, la suggestiva Santa Maria della Valle. Per i più assetati di arte vi è il
castello medioevale che domina il paese, di cui rimangono il torrione di guardia e le mura di difesa.
Un gioiello è considerato il palazzo dei marchesi del Balzo, prima dei Caracciolo, edificato nella
seconda metà del XVI secolo con antistante la piazza Elena in cui vi è un antico lavatoio pubblico.
Ma ovviamente non finisce qui. Di cose da vedere ce ne sono tante. Il luogo è suggestivo sempre
in ogni stagione. Insomma, se sognate un paese che unisce nel minimo spazio i motivi naturali e
artistici più interessanti per i forestieri che aspettate, fate un viaggio a... Cervinara (34).
    Più centrato sui motivi della tradizione e dell'indole del popolo è il lavoro di Ersilia Ceccarelli, dal
titolo emblematico: "Il cuore di Cervinara":
"L'impianto urbano, il reperto storico, il piatto tipico del paese. cosa significherebbero senza
analizzare a fondo quello che c'è dietro a tutto questo, la vera anima: il cuore dei suoi abitanti?
certo, il turista interessato alla storia e alla tradizione del paese, aggirandosi per le stradine delle
frazioni Ferrari e Castello, rimane affascinato dalla bellezza di piazza Elena o dall'imponenza del
castello medioevale. Ma come potrebbe restare indifferente dinanzi alla cordialità e alla simpatia
delle compagnie di piazza Trescine? La gente a Cervinara ama stare in compagnia. Il bar, la
piazza o semplicemente il cortile di casa, sono luoghi in cui si converge per stare insieme con
allegria. Niente di particolare. Sembrerebbe! Ma il calore dei cervinaresi: quello sì che è unico. E
colpisce chiunque l'affabilità della gente. Si comincia da via Casino Bizzarro, dove le anziane
donne amano riunirsi in crocchio fuori casa (quando non fa freddo, naturalmente!). A fare cosa? A
parlottare del più e del meno! Altrimenti si affacciano alla finestra per sbirciare chi, passando
necessariamente per quella strada, va o viene da Rotondi. Così, solo per guardare. Solo per
sottrarsi alla solitudine della casa vuota. Ma questa abitudine è comune anche alle frazioni di Valle,
Ioffredo, Castello, tutte meno toccate dal traffico urbano e più raccolte in sé stesse. E tutta l'anima
del paese rivive così, legata alle buone abitudini e alle belle tradizioni. basta una processione, una
festa religiosa o una semplice sagra per attirare in una sola frazione le persone di tutto il paese.
Sono queste circostanze a far superare eventuali "campanilismi" di frazione. Tutti sentono di
appartenere ad un unico paese. Tutti cervinaresi! Le suggestive processioni di Ferrari, ad esempio,
attirano persone da ogni parte e non solo gli anziani. Tutti vogliono sentirsi angelo, apostolo o
santo per qualche ora. E la "Via Crucis" vivente del venerdì santo? Tutti i giovani dell'azione
cattolica di Cervinara seguono o partecipano attivamente a questa rappresentazione.
    Ambientazione suggestiva. Costumi caratteristici. Scene coinvolgenti. ma come potrebbe non
colpire l'entusiasmo di questi giovani? Li vediamo assorti attorno ad una vecchia tavola per
l'"ultima cena": tredici calici ed un unico pezzo di pane da dividere secondo il liturgico gesto. li
vediamo sulla gradinata della chiesa di S. Adiutore mentre assistono al processo: Pilato, Caifa,
soldati, guardie e le persone della folla che ripetono all'unisono: "Crocifiggilo, crocifiggilo. Libera
Barabba!". Li seguiamo con tutto il corteo per cia Roma, piazza Trescine, piazza S. Potito (per il
suicidio di Giuda), via Renazzo. Si giunge infine in piazza Elena. La gradinata della chiesa di S.
Gennaro diventa per l'occasione il Golgota della crocifissione. Ma a Cervinara il senso della

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tradizione non si esaurisce con la "Via Crucis". Altro importante appuntamento annuale è il
presepe vivente della frazione Valle. Strade strette ed allestimenti caratteristici accolgono i
visitatori. Ci sono tutti, ragazzi, adulti, anziani. Una folla di panettieri, calzolai, macellai anima le
scene, offrendo ai visitatori i propri prodotti. Così, si può camminare per quelle stradine
assaggiando intanto, pane appena sfornato, focacce e provare la sensazione di essere ritornati nel
passato. Ci sono poi tessitrici al lavoro con vecchi telai, altre donne che intrecciano vimini per farne
sedie. Intrattenimento per i curiosi e spettacolo per noi giovani che osserviamo con interesse le
abitudini di una volta. ma non scordiamo quelle di oggi. "O Pont o' campo", ad esempio, ovvero la
centralissima via Roma con la sua villa comunale. Qui, tutti amano trascorrere il tempo
semplicemente a chiacchierare e a passeggiare. per i giovani, poi: il sabato sera al "Pont o'
Campo" è sacro! Altro appuntamento consueto è il tipico mercatino del mercoledì mattina. con il
bel tempo, in particolare, è un piacere gironzolare tra le bancarelle, dare un'occhiata qua e là, tra
le divertenti urla dei venditori che invitano a comprare. ma la gente di Cervinara sa anche
impegnarsi. Sono tanti i volontari della "Misericordia". Come si può dimenticare la solidarietà dei
giovani volontari in occasione di un evento triste della storia del nostro paese, quale l'alluvione del
16 dicembre 1999! Un ricordo difficile da rimuovere! Non si dimenticano il dolore, il disagio, le
vittime della disgrazia. Ma non si dimenticano neppure la generosità ed il cuore grande dei
cervinaresi" (35).
    Tra gli studenti c'è anche chi suggerisce "Come trascorrere una bella giornata". A tale riguardo
Alessandro Zimbardi scrive: "Il comune di Cervinara vanta sul suo territorio la presenza di un
prezioso patrimonio naturale. Ha molte località caratteristiche: Coppola, Monte Cornito, Monte
Pizzone. Si possono anche visitare località ricche di verde e di boschi di castagni: Acqua Rossa,
Pisciariello, Pozzillo, fontana del Pastore e Piana di Lauro composta da quattro pianure ricche di
pascoli e di acqua fredda.
    Queste località caratteristiche sono molto frequentate d'estate soprattutto nei periodi frestivi: la
maggior parte degli abitanti, e anche dei napoletani, si recano in queste località ricche di verde
dove i bambini si divertono a giocare in mezzo alla natura che mette a loro disposizione
meravigliosi prati" (36).
    Nè si possono dimenticare i momenti di festa e di aggregazione sociale. Alfonso D'Angelo in
"Cartolina da Cervinara" scrive: "Ogni mercoledì, in via Roma, viene allestito un mercato ricco di
bancarelle di tutti i tipi. il Santo Patrono, S. Gennaro, si festeggia ogni diciannove settembre, con
processioni religiose, fuochi d'artificio, concerti di musica classica, spettacoli all'aperto. insomma
un programma che unisce il sacro al profano. Altra manifestazione di gran partecipazione popolare
è la Via crucis del venerdì Santo. Nella seconda decade di agosto si svolge l'estate cervinarese
con feste in piazza, rappresentazioni all'aperto, tornei di calcio e beach-volley e discoteca
all'aperto. In autunno si svolge, all'interno del Palazzo Marchesale, la sagra della castagna che
riunisce tutto il paese. Cervinara, infatti, è ricca di castagne e di conseguenza chi volesse si può
divertire nel ricercare questi frutti secchi." (37). E Rossella Ceccarelli in "Welcome to Cervinara",
tra le altre cose scrive:
    "Ed è proprio da qui, frazione castello, che è nata Cervinara. Ne è testimonianza
l'antico "Castellone", da cui il nome della frazione. Risalente all'età feudale, si conserva solo il
mastio principale e parte delle mura di cinta. ma resta inalterata la sua figura imponente. A
distanza di secoli, è sempre "lui" che sorveglia e domina l'intero paese dall'alto del monte Pizzone.
Suggestivo paesaggio. Violato, purtroppo, nel dicembre 1999 da tre lunghe frane". E continua:
"Giungiamo finalmente nel cuore del paese. Nel centro "vitale". Nella piazza dei giovani: il mitico
"Pont'o Campo". Ovvero via Roma e la sua Villa Comunale, scenario per varie manifestazioni
estive... e non solo. imponente come sempre, dalla Villa "emerge" il monumento ai caduti della
Grande Guerra. Per i giovani, la "statua". una pietra che "racchiude" i cuori dei cervinaresi del
passato. E che oggi "tiene uniti" i cuori dei cervinaresi del presente. ultima tappa: frazione
Salomoni. E' possibile ammirare la chiesa di sant'Adiutore, con i suoi originari e recenti affreschi.
nella piazza antistante la chiesa, sono situate, al centro, la statua del Santo, realizzata da uno
scultore cervinarese contemporaneo e, in un angolo, la maestosa croce luminosa" (38).
     Sabrina Cillo in "Cervinara e le sue risorse" si sofferma sui motivi naturalistici della zona: "Il
Parco offre dei paesaggi stupendi al turista che vuole passeggiare tra i boschi magari seguendo le
vecchie vie di transumanza e scoprendo la meravigliosa flora e fauna del Partenio" (39).


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    Assunta Landi nel pezzo "Cervinara: il turismo", ricalca l'armonico rapporto tra il silenzio dei
luoghi naturali ed i ritmi della vita cittadina: "Quello che però attira di più il visitatore a Cervinara
sono le verdi montagne che circondano tutto il paese e lo stretto rapporto tra il vecchio e il nuovo.
indicate sono le passeggiate lungo i sentieri delle montagne, dove si può ritrovare la pace e il
silenzio che nelle strade della città sono del tutto assenti ed ammirare il patrimonio naturale di cui il
paese dispone. caratteristici sono i vari pub e bar frequentati da tutti i giovani che trovano in questi
posti un luogo dove incontrare amici e conoscerne di nuovi" (40).
    Come si vede i giovani hanno una grande capacità di proporre itinerari turistici, con una
limpidezza ed una conoscenza ed un amore per ciò che sta loro intorno che fa loro veramente
onore.


                                            CONCLUSIONI

     Nel presente lavoro si è cercato un approccio multidisciplinare alle tematiche del turismo e
dell'educazione ambientale nel caso di Cervinara. Il tema è stato visto in prospettiva storico-
economica, ambientale, cronachistica e dell'approccio multimediale. Difatti, accanto allo studio
basato su fonti bibliografiche, hanno trovato collocazione materiali documentari diversi, vale a dire i
giornali locali ed il sito curato da chi scrive. Grazie alle tecnologie multimediali non solo è stato
possibile avere raffronti via e.mail con una realtà diversa ma affine a quella di Cervinara (il Parco
Regionale del Pollino), ma è stato anche possibile coinvolgere i giovani cervinaresi proprio sulle
tematiche ambientali e del turismo, in un concorso che ha visto l'attiva partecipazione di due
scuole superiori di Cervinara (il Liceo Classico e l'ITCG). Non è certo la prima volta che i giovani
vengono chiamati a confrontarsi sull'argomento, solo che stavolta lo fanno con dei mezzi diversi ed
all'interno di un vero e proprio concorso, con tanto di premi ed attestati di partecipazione. Tuttavia
questa fase, lungi dall'essere fine a sé stessa, nel lavoro qui presentato segue e completa le altre
due, lo studio dell'ambiente e quello storico-sociale-economico.
  Le tematiche sono tante: si è parlato non solo di turismo, ma anche di ricostruzione e
dell'istituzione di un parco naturale. Sono argomenti che rientrano nell'ottica più vasta della
salvaguardia e della tutela ambientale.
    Possiamo concludere dicendo che Cervinara, come zona dell'entroterra irpino, offre un
ambiente qualitativamente adatto allo sviluppo di un'offerta turistica appetibile a quanti, attirati dal
suo ambiente particolare e discreto, vogliano percorrere strade diverse da quelle battute dal
turismo tradizionale.


                                                 NOTE
1) FRANCESCO BOVE (a cura di), Partenio. storia di un territorio, Laterza, Bari, 1993, pag. 14.
2) LUIGI BARIONOVI, Per una storia di Cervinara, SAMNIVM, 1975, Napoli, n. 1-2, pag. 87. Il
documento riguarda una descrizione dei beni di proprietà del marchese Alfonso d'Avalos, e per
concessione a lui fatta nel 1528 dall'imperatore Carlo V, re di Spagna e di Napoli. Questi i nomi
riportati nel documento: "La Petroza, Lo Trexine, Li Scannatori, Li Maranni, Li Salamuni, Li Ferrati,
Li Pantanari, Valle, Joffredo, Moscati, Castello".
3) LIBORIO CASILLI, Il comprensorio del Partenio, Territorio, demografia, articolazioni sociali, in
“Archivio Storico del Sannio”, Napoli, a II (1991), pag. 228.
4) LUIGI BARIONOVI, Nomi e toponimi del catasto onciario. Il caso di Cervinara, SAMNIVM,
Napoli, 1982, n. 3-4, pag. 168.
5) L. CASILLI, cit., pag. 227.
6) L. BARIONOVI, Nomi e toponimi, cit., pagg. 163-178.
7) ALFREDO MARRO, Paese mio, Editrice Ferraro, Napoli, 1982, pag. 33.
8) PINO EREMITA, Partenio natura, Comunità Montana del Partenio, Poligrafica Ruggiero,
Avellino, 1994.
9) L. BARIONOVI, Mercato e fiera a Cervinara, SAMNIVM, 1995, n.1-2, pag. 107. Il documento è
tratto da A.S.N., Sommaria Partium, vol. 1453, f. 62 v.. Il privilegio più antico per fiera e mercato a
Cervinara risale al 1541 ed è concesso dal viceré don Pedro Toledo, che lo riconferma nel 1552.
Nel 1574 il privilegio è confermato dal viceré Granvela.

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10) DIZIONARIO DI TOPONOMASTICA GARZANTI, UnioneTipografico - Editrice Torinese, 1990,
pag. 197.
11) Nel 1640 si ha notizia di un tentativo di secessione da parte del casale di S. Adiutore, originato
dal fatto che la sua popolazione, essendo più numerosa di quella delle altre frazioni, contribuisce in
tasse in misura maggiore delle altre parrocchie. il tentativo non ha esito positivo. Ved.
FRANCESCO CILLO, S. Adiutore, Edizioni Parrocchia di S. Adiutore, Cervinara, 1997, pag. 7.
12) L. BARIONOVI, Per una storia di Cervinara, SAMNIVM, 1975, Napoli, n. 1-2, pag. 90.
13) Nel 1515 Gianvincenzo Carafa si schierò con i francesi e fu per questo privato dei suoi feudi
dal principe d'Orange, viceré di Napoli, il quale nel 1528 li vendette ad Alfonso d'Avalos per "i
servigi resi durante l'assedio della città". Cfr. ALFREDO MARRO, Paese mio, cit. pag. 34.
14) La genealogia dei feudatari di Cervinara, riportata in appendice ed integrata con le ultime
discendenze, è riportata da: ERASMO RICCA, Nobiltà delle Due Sicilie, Napoli, stamperia
d'Agostino De Pascale, 1865, Vol. I.
15) GIUSEPPE GALASSO, Lo sviluppo demografico del Mezzogiorno prima e dopo l'unità, in
"Mezzogiorno medievale e moderno", Torino, Einaudi, 1965, pagg. 303-313.
16) L. BARIONOVI, Pastorizia e agricoltura nella valle caudina del 1700, in "La cultura della
transumanza, a cura di E. Narciso, Napoli, 1991, pagg. 337-351.
17) MICHÉLE BENAITEAU, L'agricoltura nella provincia di Principato Ultra nell'età moderna (secoli
XVII e XVIII), in "Problemi di storia delle campagne meridionali", a cura di ANGELO MASSAFRA,
Dedalo libri, bari, 1981, pag. 202.
18) L. BARIONOVI, Pastorizia e agricoltura, cit., M. BAINETENEAU, ibidem.
19) M. BAINETAU, ibidem, pag. 207.
20) Partenio, cit., pag. 168.
21) M. BAINETAU, cit., pag. 205 A. MARRO, Notizie storiche di Cervinara, Ferraro, Napoli, 1975,
pag. 9.
22) L. BARIONOVI, Pastorizia e agricoltura nella Valle Caudina del 1700, in "La cultura della
transumanza", a cura di E. Narciso, Napoli, 1991, pagg. 337-351.
23) G. DÉLILLE, Agricoltura e demografia nel regno di Napoli nei secoli XVIII e XIX, Napoli, 1977,
p. 145, n. 96.
24) DOMENICO LUCIANO, Domenico Grimaldi e la ricerca delle forze motrici dello sviluppo
capitalistico, in "Mezzogiorno tra feudalità e "capitalismo", Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane,
1997, pagg. 10-44.
25) L. BARIONOVI, Ambiente e cultura nella Valle Caudina meridionale in età moderna,
SAMNIVM, 1985, n. 1-2, pag. 25. Catasti Onciari, voll. 4617, Cervinara.
26) DOMENICO LUCIANO, Mezzogiorno tra feudalità e "capitalismo", Napoli, Ediz. Scientifiche
Italiane, 1997.
27) D. LUCIANO, cit., La Puglia nella seconda metà del Settecento, pagg. 127-138
28) D. LUCIANO, cit., pagg. 107-126.
29) Ibidem, Cassino nel Settecento, pagg. 46-77.
30) Ibidem, Quadro economico di Belmonte Castello nel Settecento, pagg. 79-92; Quadro
economico di Atina nel Settecento, pagg. 93-106.
31) A. MARRO, Notizie storiche..., cit. pag. 29.
32) L. BARIONOVI, Per una storia, cit., pag. 94. "Tra i documenti esibiti figurava, secondo quanto
riporto il Ricca che li cita dettagliatamente, una perizia della terra di Cervinara eseguita nell'anno
1655 dall'architetto Onofrio Tango del Sacro regio Consiglio, nonché due piante del Comune di
Cervinara, documenti che non è stato possibile ritrovare e che occorre cercare ancora".
33) L'opuscolo che raccoglie i lavori si intitola "Cervinara Progetto Turismo".
34) Cervinara Progetto Turismo, pagg. 8-9.
35) Ibidem, pagg. 5-7
36) Ibidem, pag. 27
37) Ibidem, pag. 22
38) Ibidem, pagg. 10-12
39) Ibidem, pag. 19
40) Ibidem, pag. 17


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                               SOMMARIO




INTRODUZIONE

L’AMBIENTE NATURALE ED UMANO

L’ECONOMIA DELLA ZONA


VIAGGIO TRA I LUOGHI DELLA DOLCE CERVINARA:
PROSPETTIVE PER LO SVILUPPO DI UN ITINERARIO
TURISTICO. I GIOVANI RACCONTANO LA PROPRIA TERRA.

CONCLUSIONI

NOTE




                                                    12

				
DOCUMENT INFO