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Resistenza

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					      LETTERATURA E CINEMA DI GUERRA SULLA RESISTENZA
Il regista R.Rossellini affermò che " la memoria è l'unico modo possibile per vivere nel futuro" :
sviluppate questo concetto, avvalendovi delle esperienze narrative e cinematografiche realizzate
nel corso dell'anno scolastico .
La letteratura della Resistenza ebbe uno spazio decisivo negli anni 1945-50 e spinta dal
Neorealismo s'impegna nella valutazione della lotta partigiana contro il fascismo. L'esigenza di
realizzare opere che testimoniano le condizioni oggettive della società, anche per incidere su di
esse, fanno sì che la narrativa neorealistica trascriva la realtà con un lingua dialettale e povera.
Accanto alle opere di letteratura il Neorealismo dà i suoi massimi risultati nel cinema, che nel
1930, per volontà del regime presentava un'immagine parziale della realtà così come gli altri
mezzi di comunicazione. La letteratura e il cinema in questo periodo si influenzano
vicendevolmente nella messa a fuoco di certi temi e di certi stati d'animo. Infatti la gente è animata
da una profonda speranza in un avvenire migliore, da costruirsi sulle macerie di un mondo che la
guerra ha sconvolto, ma anche liberato da tante aberrazioni. Per questo cinema e letteratura, pur
tragici nella rassegna di macerie pubbliche e private, di condizioni disperate legate alla guerra, alla
Resistenza, alle stragi, alla fame, sono nello stesso tempo animati da una profonda fiducia nella
solidarietà degli uomini fra loroe nella volontà di riscattarsi dagli errori del passato. All'interno del
romanzo "Il sentiero dei nidi di ragno ", l'opera neorealistica di Calvino, la Resistenza viene
vista attraverso gli occhi del bambino Pin, che carica quelle vicende incomprensibili di un alone
favoloso. Calvino, anziché proporci un'immagine della guerra partigiana come scempio di sangue,
la presenta come un sogno, perché essa rappresenta l'ottimismo delle nuove generazioni vincitrici
e responsabili della storia. L'autore dà il suo apporto ideologico nel nono capitolo quando Kim, il
commissario di brigata, e Ferriera l'operaio esprimono rispettivamente due posizioni sociali e
politiche diverse, ma indirizzate allo stesso fine, che consiste nella lotta antifascista e perciò
nell'avanzare della storia. Invece chi non va nella direzione della storia, come avviene per il
movimento fascista che toglie la libertà, scompare e il suo ricordo svanisce nel nulla. Nelle opere
di Pratolini lette, "Il quartiere " e "Cronache di poveri amanti", c'è la rappresentazione attiva
della Resistenza e la scoperta di una dimensione collettiva, corale nella quale le singole vicende
confluiscono. Questa disposizione corale supera la contraddizione città-campagna-collina , che in
Pavese si risolve con l' idoleggiamento di questi secondi termini di paragone e canta la vita
cittadina, composta di povera gente, legata da amicizia, solidarietà e dalla gioia di sentirsi in molti.
Il " Quartiere" di Pratolini è ambientato nel cuore di Firenze in S.Croce, durante il periodo
fascista e con un tono autobiografico lo scrittore affronta i problemi sociali e civili senza dare
risposte troppo esplicite ed illuminanti a causa dell'oppressione del regime. Non ci sono figure
definite e predominanti ma è un mondo composto da un gruppo di giovani popolani, per niente
acculturati, che sono alle prime prove del vivere e sono proiettati nella guerra per la conquista
della libertà, perduta nel periodo fascista. Sul piano stilistico per rappresentare con immediatezza
la realtà viene usata la lingua parlata, ricca di intercalari, di dialoghi e di periodi legati per mezzo
della coordinazione. Chi si allontana dal quartiere ha esperienze negative, perché tradisce i suoi
compagni e la propria classe, mentre solo all'interno di esso si deve vivere e resistere. La
maturazione politica dei giovani è individuale e alla fine tutti resteranno solidali per una questione
di utilità collettiva, oltre che di dignità personale, anche quando il loro quartiere sarà smantellato.
Attraverso i giovani Pratolini ripone la fiducia e la speranza in una nuova società libera
dall'oppressione nazifascista e in un mondo di vita migliore con una distribuzione paritaria delle
ricchezze. L'esperienza del "Quartiere " si rinnova nell'opera " Cronaca di poveri amanti " nella
quale lo scrittore attraverso la rappresentazione della vita di un vicolo fiorentino ricostruisce la
storia drammatica dell'Italia degli anni '25-'26 durante l'affermarsi del regime. Dal cono di luce
che investe la figura di Maciste, gigante buono, che trova la morte per mano dei fascisti, prendono
corpo i personaggi positivi chiamati a sentimenti puri ed inevitabilmente alla causa antifascista;
nella zona d'ombra della Signora si muovono, invece, i personaggi negativi, coloro che per
arroganza o debolezza sono condannati a legami torbidi, alla complicità e all'ossequio nei
confronti del regime. Il romanzo " La casa in collina " fu scritto da Pavese fra il '47 e il '48,
quando il ricordo della guerra partigiana e la lezione che da esso scaturiva era ancora
drammaticamente presente nelle coscienze. L'autore aveva vissuto direttamente l'esperienza del
suo protagonista, un intellettuale torinese che si era rifugiato su una collina del Piemonte per
trovare scampo dai bombardamenti. Proprio come il suo protagonista, anche in Pavese fu sempre
presente lo scontro mai risolto tra il desiderio di comunicazione e di partecipazione e quello di
regressione nella propria intimità o solitudine alla ricerca di se stessi, dei miti dell'infanzia e della
terra d'origine, per questo il romanzo va oltre il neorealismo. Corrado, il protagonista, in un
periodo di scelte e di impegno, in seguito alla caduta del fascismo, mentre i suoi amici rischiano e
pagano nella lotta partigiana, resta estraneo alla realtà che lo circonda. Ma neppure la mitica terra
dell'infanzia sfugge alla realtà storica, perché anche là arrivano la guerra e le lotte degli uomini e i
morti sparsi per la campagna costringono il protagonista a meditare sulla sua scelta e a scoprire
che la sua vita è stata " un sol lungo isolamento, una futile vacanza". Pavese, come farà in seguito
Primo Levi, scrive che " Tutti i morti devono chiedere ragione ai vivi", pretendere cioè non tanto
di essere vendicati, quanto che la loro morte abbia un senso e questo dovrà consistere nella
costruzione di una società più giusta ed umana. Questa è dunque la conclusione in un certo senso
consolatoria di Pavese in quegli anni, perché lasciava intravedere nello scrittore una fiducia nella
possibilità di un mondo migliore. Nell'ultima opera di Pavese "La luna e i falò" la guerra
partigiana è stata considerata non tanto nel suo significato di lotta finalmente vittoriosa contro
l'oppressione, quanto nelle tragedie che essa ha comportato e in particolare nel riverbero di dolore
che ha suscitato nell'animo del protagonista: dolore per privati ricordi distrutti e per l'infanzia
mitica ormai irrecuperabile. Anche Anguilla, come Corrado, torna dopo un lungo esilio alla casa
natale, alle sue colline nelle Langhe, ma i falò che Anguilla aveva visto ardere da bambino nelle
cascine, quali riti propiziatori per la fecondità della terra che erano il simbolo dell'infanzia e, nella
memoria dell'emigrante, il simbolo della terra natale, ora diventano tragiche testimonianze di un
passato recente: infatti hanno bruciato i resti di Santa, una ragazza che Anguilla aveva conosciuto
bambina e che è finita fucilata dai partigiani come spia. Anche Fenoglio, come Pavese, vede la
Resistenza alla luce di motivi privati. All'interno del romanzo "Una questione privata" il
protagonista Milton combatte la guerra partigiana assillato dal dubbio che la sua ragazza, Fulvia,
l'abbia tradito con il suo migliore amico, Giorgio. L'ossessiva ricerca di un possibile prigioniero, la
cattura di un sergente fascista ed infine l'impossibilità dello scambio, perché il fascista tenta la
fuga e Milton è costretto ad ucciderlo, trae il suo motivo non tanto dalla logica della lotta, quanto
da quella dei sentimenti. La realtà della storia, quindi, nelle opere di Pavese e Fenoglio si rivela
come dolore, solitudine, sofferenza, che sono condizioni esistenziali dell'umanità. La grande
carica di fiducia che aveva fatto del neorealismo il movimento capace di convogliare
nell'immediato dopoguerra tutte le energie più vive degli intellettuali, si stava convertendo in toni
elegiaci ed intimistici, perciò l'intellettuale come uomo restava isolato.
Opere di narrativa contemporanea.
 Primo Levi, scrittore contemporaneo morto nel 1987 e noto come memorialista della terribile
realtà dei campi di concentramento nazisti, nelle sue opere che ho letto "Se questo è un uomo", "
La tregua ", " Sommersi e salvati " , parla dell'esperienza dei lager nazisti non come di un fatto
concluso, un " incidente " della storia, ma come di una vicenda da cui è possibile capire fin dove
può giungere l'uomo nel ruolo di carnefice e in quello di vittima. Se lo scrittore fosse morto in
quella circostanza, in silenzio, come certamente volevano i suoi nemici, ora molti non saprebbero
di quel mondo " rovesciato " che era il campo di concentramento. La memoria, che permette di
recitare Dante nel lager, redime dal " vivere come bruti " e inclina a " saper seguire virtute e
conoscenza ".
A Levi preme che nessuno si possa sentire estraneo alla vicenda di Auschwitz e l'unico scopo
della sua vita è senza dubbio quello della testimonianza, per ammonire che il lager rappresenta un
fenomeno non solo da non dimenticare, ma da non ripetere mai più. Egli, vedendosi salvato, si
considera colpevolmente privilegiato rispetto a coloro che non hanno fatto più ritorno, perciò,
finita la testimonianza, scosso dall'indifferenza delle giovani generazioni, per rimanere coerente
con se stesso, si suicida.
Films sulla Resistenza e il nazismo.
Il film "Roma città aperta "di Roberto Rossellini è un manifesto del neorealismo, infatti
rappresenta un documento storico della realtà socio politica del nostro paese. La vicenda si svolge
nel '44 , quando Roma è interamente sotto l'egemonia fascista e le vicende del film sono
immaginarie, seppure ispirate a fatti reali, infatti il protagonista don Pietro ricalca la storia di don
Luigi Morosini, che affiancò la resistenza e venne fucilato dai nazisti. La visione del film mi ha
fatto valutare l'acquisizione di una progressiva consapevolezza politica e l'impegno attivo dei
protagonisti, fino a dare la propria vita per raggiungere quei valori di democrazia, libertà e
benessere che noi oggi abbiamo ricevuto in eredità, ma che dobbiamo volere e difendere.
Film moderni.
 Il film "La lista di Schindler " , realizzato in memoria dei sei milioni di ebrei uccisi, mi ha fatto
valutare di più la vita, che noi diamo per scontata. La frase incisa sulla tomba del tedesco Shindler
" Chi salva una vita salva il mondo " mi fa pensare a tutte le generazioni che esistono oggi grazie
ai sopravvissuti.
Mi risuonano ancora le risate suscitate dalla prima parte del film "La vita è bella " di Benigni,
quando il vulcanico Guido corteggia a modo suo Dora fino a farla innamorare. E' una favola più
che un film realistico, perché racconta l'emozione di una famiglia divisa, piuttosto che i dettagli
della follia nazista e ci insegna che proprio non dimenticando le atrocità di cui l'uomo è capace, si
può capire la bellezza della vita.

				
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posted:2/18/2011
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