Documents
Resources
Learning Center
Upload
Plans & pricing Sign in
Sign Out

libertà

VIEWS: 35 PAGES: 12

									Il concetto di libertà è uno dei più controversi: basti pensare ai diversi modi in cui gli uomini sono stati liberi nei vari periodi storici. Benjamin Constant nel suo scritto Discorso sulla libertà degli antichi paragonata a quella dei moderni sottolinea proprio la differenza tra libertà per gli antichi e per i moderni. Per i primi il cittadino di una determinata patria era libero se aveva la possibilità di partecipare in maniera attiva e costante al potere collettivo; per i secondi lo scopo è raggiungere la sicurezza nel loro piacere privato, e chiamano libertà le garanzie accordate dalle istituzioni per arrivare a questo piacere. Alle libertà negative ( dallo stato) si aggiungono le libertà positive ( nello stato) e le libertà dell’individuo all’interno delle formazioni sociali delle quali entra a far parte. Connesso al concetto di libertà è quello di autonomia. I due concetti sono correlati: si è liberi, oppure autonomi, rispetto a qualcosa. Ciò che conta di questa relazione è capire che esistono misure e i limiti entro i quali si è liberi o autonomi, e questi limiti vengono predeterminati dall’ordinamento giuridico cui spetta dettare le regole di condotta . La libertà e l’autonomia di un soggetto non esistono in maniera assoluta: esse trovano il loro limite nelle libertà e nell’autonomia degli altri soggetti da una parte, dall’altra nell’interesse generale secondo quanto viene disposto dal diritto. Questo è l’aspetto formale delle libertà e delle autonomie. Ad esso si contrappone l’aspetto sostanziale delle libertà e delle autonomie, secondo il quale le libertà e le autonomie sono quelle vigenti nella misura ed entro i limiti in cui le condizioni economiche e sociali dei soggetti ai quali vengono attribuite le rendono, di fatto, operanti. IL PRINCIPIO D’ EGUAGLIANZA 1. L’eguaglianza Formale << Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali >> . La “pari dignità sociale” consacrata in questa norma (che include anche stranieri e apolidi perché usa il termine “cittadini”) sottolinea che non esistono più distinzioni in base al titolo, al grado o all’appartenenza di una classe sociale. L’unico titolo di dignità, in una Repubblica fondata sul lavoro, è appunto svolgere un’attività (o funzione) che concorra al progresso materiale o spirituale della società. Sia per le discriminazioni avvenute durante il fascismo, sia per l’evoluzione della coscienza sociale ( parità del sesso), l’Assemblea costituente ritenne opportuno che fossero stabiliti dei limiti ben precisi all’attività dei pubblici poteri, evitando così la creazione di incertezze interpretative che sarebbero state possibili se il principio fosse stato enunciato semplicemente, lasciando un certo margine di discrezionalità al legislatore. La norma ( art. 3 comma I) afferma che il legislatore non può operare discriminazioni sui cittadini a seconda del loro sesso, della razza, della lingua, della religione, delle opinioni politiche e delle condizioni sociali. Questo non significa che ci sarà assoluta parità di trattamento, sia perché possono verificarsi circostanza obiettive che la impediscono, sia perché la Costituzione stessa ha apportato delle deroghe al principio. Queste deroghe sono contenute negli articoli 29, 68 e 122. Il principio non può significare assoluta parità di trattamento anche perché contraddirebbe se stesso. Il principio è applicato in quanto la legge tratta in modo uguale situazioni uguali e in modo diverso situazioni diverse. Ma il legislatore possiede assoluta discrezionalità sulla valutazione delle diversità delle situazioni, e può trasformare questa discrezionalità in arbitrio. Proprio per questo motivo la Corte Costituzionale ha

precisato che l’articolo 3 mira ad impedire che dalle leggi siano operate discriminazioni arbitrarie a danno dei cittadini, senza che la disposizione obblighi il legislatore a fissare per tutti un’identica disciplina. In questo modo gli è consentito adeguare le varie norme giuridiche ai vari aspetti della vita sociale e di dettare norme diverse in situazioni diverse. Un ordinamento che non distingua tra le varie situazioni non è nemmeno pensabile. La discrezionalità legislativa trova sempre un limite alla ragionevolezza. L’uso della ragionevolezza da parte della Corte Costituzionale tende a valutare le discipline normative che contengono o determinano disparità di trattamento tra varie categorie di soggetti, in modo da soddisfare tre esigenze differenti:  la salvaguardia della discrezionalità del legislatore;  la tutela del principio di pari trattamento in situazioni uguali;  il bilanciamento di valori costituzionali diversi e contrastanti, allo scopo di individuare un equilibrio valido per la fattispecie normativa considerata. Lo strumento della ragionevolezza è molto utile per consentire alla Corte una maggiore flessibilità di analisi e decisione in situazioni particolarmente complesse, dove la riconduzione ad unità di discipline normative frammentarie non può essere realizzata con mezzi logici formali, ma con ragionamenti empirici legati alla concretezza storica dell’ordinamento. La norma non si rivolge solamente al legislatore, ma anche agli amministratori e ai giudici che sono chiamati ad osservarla in sede di attuazione e applicazione della legge. Essa trova applicazione anche nei confronti delle persone giuridiche e delle associazioni di fatto e nei rapporti di diritto privato quando questi si svolgono nell’ambito di formazioni sociali. La Costituzione, contiene numerose applicazioni del principio di eguaglianza formale, come l’eguale libertà di tutte le confessioni religiose di fronte alla legge, l’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, l’eguaglianza di diritti e , a parità di lavoro, di retribuzione dei minori, eguaglianza dei cittadini di entrambi i sessi per l’accesso ad uffici pubblici ed alle cariche elettive, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. Con la legge 215 del 2003 sono state date direttive europee per la parità di trattamento tra le persone, indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica. Si distingue tra:  discriminazione diretta quando, per la razza e l’origine etnica, una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sarebbe stata trattata in una situazione analoga:  discriminazione indiretta, quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto o un patto apparentemente neutri possano mettere le persone di una determinata razza o origine etnica in una posizione particolare di svantaggio rispetto alle altre persone. 2. L’eguaglianza sostanziale Il principio di uguaglianza formale rischierebbe di rimanere una pura affermazione teorica se non fosse integrato da quello di eguaglianza sostanziale. Il costituente ha riconosciuto che non è sufficiente stabilire il principio dell’eguaglianza giuridica dei cittadini quando esistono ostacoli di ordine sociale ed economico che limitano di fatto la loro libertà e uguaglianza, ed ha coerentemente assegnato alla Repubblica il compito di rimuovere questi ostacoli in modo che tutti i cittadini siano posti sullo stesso punto di partenza, abbiano le stesse opportunità, possano godere degli stessi diritti riconosciuti dalla Costituzione. Il principio di uguaglianza sostanziale mira a promuovere il pieno sviluppo della persona umana e la partecipazione di tutti i cittadini all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese, in un regime di piena libertà e uguaglianza, in modo che le discriminazioni fra i cittadini avvengano non per le loro condizioni sociali, ma per le loro capacità naturali. Il principio di eguaglianza sostanziale ha carattere programmatico: esso si indirizza non solo al legislatore e agli altri pubblici poteri, ma anche ad enti diversi dallo Stato e li impegna a seguire tutte le misure idonee e a conseguire i fini da esso indicati.

DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI 1. Diritti pubblici soggettivi e le libertà Il concetto di libertà presuppone una relazione: si è liberi nei confronti di un’entità distinta. Questo concetto però, da solo, non assume valore giuridico. Il riconoscimento giuridico delle libertà segna il passaggio dallo Stato Assoluto allo Stato di Diritto, e la conquista della qualità di “cittadino” rispetto a chi fino a quel momento era considerato solo suddito. Il riconoscimento di alcune libertà non è sufficiente tutte le volte che non è accompagnato da una serie di garanzie che stabiliscono i limiti invalicabili all’attività dello stato. Una prima forma di garanzia è data dalla riserva di legge che doveva assicurare i cittadini contro gli arbitri del potere esecutivo. Ma ci si è resi conto che questa garanzia era solo apparente, perché era il legislatore stesso a decidere, in maniera arbitraria , entro quali limiti le libertà potevano essere esercitate. Furono così necessarie ulteriori garanzie, per determinare in maniera chiara la sfera delle libertà e quella dell’autorità. Infatti nelle costituzioni contemporanee le norme nelle quali sono enunciate le libertà non assumono più un contenuto generico, ma dettano una disciplina puntuale delle materie riservate. In alcuni casi vengono previste riserve di legge rafforzate, che danno limiti ben precisi al legislatore. Così le libertà dallo Stato (o libertà negative) diventano l’oggetto di un vero e proprio diritto soggettivo, assistito da vere e proprie garanzie nei confronti dei pubblici poteri. Le libertà costituzionalmente garantite diventano così diritti inviolabili o diritti assoluti. Le libertà riconosciute e garantite nella Costituzione costituiscono l’oggetto di una situazione giuridica attiva, di un diritto soggettivo, quindi vanno configurate come un interesse protetto in via diretta e immediata dall’ordinamento giuridico. Poiché il soggetto passivo del rapporto in cui questi diritti soggettivi si inseriscono è lo Stato, i diritti soggettivi in esame si devono considerare diritti soggettivi pubblici. Da qui si pretese un intervento attivo dei pubblici poteri tendente a dare attuazione al principio costituzionale d’eguaglianza sostanziale, e ad assicurare il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione dei cittadini al governo dello Stato (libertà nello stato o libertà positive). Alcuni dei diritti soggettivi pubblici costituzionalmente garantiti non hanno ad oggetto una libertà: a)il diritto alla difesa, che la Costituzione definisce <<inviolabile in ogni stato e grado del procedimento>> e che è strettamente connesso al diritto di tutti di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti . La difesa consiste nella possibilità di resistere in un giudizio sia personalmente (quando è ammesso) sia per mezzo di un difensore (avvocato o procuratore). L’imputato ha diritto ad un difensore nella fase dell’interrogatorio, il diritto nell’essere ascoltati prima di una decisione definitiva, eccetera. La Costituzione deve assicurarsi che anche i non abbienti abbiano i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione; b) il diritto di voto, cioè il diritto di essere iscritto nelle liste elettorali e partecipare alle elezioni degli organi rappresentativi dello Stato e degli enti pubblici territoriali ed a votare nei vari referendum previsti nella Costituzione; c)il diritto di petizione per l’articolo 50 della Costituzione tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità. L’incidenza politica di ciò è quasi nulla, ma le <<petizioni collettive>> potrebbero svolgere un efficace ruolo di sollecitazione nei confronti dell’attività legislativa e di indirizzo politico delle Camere; d)il diritto all’accesso degli uffici pubblici ed alle cariche elettive, che si specifica nel diritto a porre la propria candidatura nelle elezioni politiche ed amministrative e a partecipare ai pubblici concorsi; e)il diritto, per chi è chiamato a svolgere funzioni pubbliche elettive, di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il proprio posto di lavoro.

2. I doveri costituzionali La costituzione prevede anche dei comportamenti puntuali che sono considerati dei doveri: a) dovere di fedeltà alla Repubblica. A norma dell’art. 54 <<tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica. I cittadini hanno inoltre il dovere di osservare la Costituzione e le leggi , e se sono affidate loro funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge>>; b) dovere di difendere la patria. Questo è un sacro dovere del cittadino. Se tale dovere non si adempie con il servizio militare, si può rispettare attraverso altre forme più dirette, come la resistenza individuale o collettiva contro forze militari straniere che abbiano occupato il territorio italiano o parte di esso; c) dovere di prestare servizio militare, nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il servizio militare non deve pregiudicare nella posizione di lavoro del cittadino né l’esercizio dei diritti politici. Con la legge dell’8 luglio 1998 i cittadini che desiderano di non prestare il servizio militare per obiezione di coscienza possono adempiere agli obblighi di leva prestando un servizio civile autonomo dal servizio militare , ma rispondente al dovere costituzionale di difesa della patria; d) dovere di lavoro. La rilevanza costituzionale del lavoro si manifesta non soltanto nel diritto di ogni cittadino ad avere un lavoro, ma anche nel dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività che concorra al progresso spirituale e materia le della società; e) dovere di prestazioni patrimoniali. Tutti hanno il dovere di partecipare alle spese pubbliche in maniera proporzionata alla propria capacità contributiva. Le prestazioni patrimoniali non possono essere imposte se non dalla legge. f) Dovere di voto (civico). L’adempimento di tale dovere è affidato più alla coscienza civica degli elettori che all’obbligatorietà del relativo comportamento, non assistita da efficaci sanzioni giuridiche.

LE LIBERTÀ NEGATIVE Le libertà negative rientrano tra quei <<diritti inviolabili>> che la Costituzione riconosce e garantisce all’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità. Le garanzie che la Costituzione appresta per le libertà negative consistono in ciò che le loro limitazioni da parte delle pubbliche autorità possono essere adottate non a discrezione o ad arbitrio di chi detiene il potere politico, bensì nei soli casi e modi previsti dalla legge. Le limitazioni delle libertà negative sono ammesse nel nostro ordinamento perché assicurano il rispetto reciproco delle varie sfere di autonomia privata e la pacifica coesistenza dei consociati. Queste limitazioni non rappresentano una contraddizione con il principio di inviolabilità di alcune libertà, perché limitarla non significa violarla, sempre se la limitazione viene disposta non in maniera arbitraria ma dalla legge. Vi sono molti tipi di libertà negative. Le esamineremo di seguito: 1) La libertà personale consiste nella libertà della persona fisica da ogni coercizione che ne impedisca o limiti i movimenti e le azioni. Nella libertà personale può rientrare la libertà morale. La libertà personale non può essere limitata se non nei singoli casi e modi previsti dalla legge e per atto motivato dall’autorità giudiziaria. Modi di limitazione della libertà personale sono la detenzione, l’ispezione, la perquisizione , la custodia cautelare, l’arresto di polizia, il fermo di indiziati di delitto. Il nuovo codice di procedura penale ha garantito ancora di più la libertà personale dell’imputato adottando alcuni istituti del sistema

accusatorio. Ad esempio i p.m. hanno un ruolo distinto dai giudici (unico organo competente nella decisione della colpevolezza o dell’assoluzione dell’imputato senza partecipare alla raccolta delle prove); il p.m. non può emettere provvedimenti restrittivi della libertà personale. In casi di urgenza gli ufficiali possono adottare provvedimenti provvisori restrittivi delle libertà personali. Questi provvedimenti devono essere comunicati entro 48 ore all’autorità giudiziaria e sono revocati restando privi di effetto se il giudice non decide di convalidarle in questo lasso di tempo. Ulteriori garanzie dell’integrità fisico- psichica della persona sono previste oltre che nell’articolo 13 anche in altri articoli della Costituzione: a. è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà; b. la legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva, e questi limiti sono fissati in relazione alla gravità del reato; c. le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità, ma devono servire alla rieducazione del condannato; d. nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge; e. nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario si non per disposizione di legge; f. l’estradizione del cittadino può essere consentita solo ove sia prevista espressamente dalle convenzioni internazionali; g. contro le sentenze e i provvedimenti sulla libertà personale da parte di organi giurisdizionali, è sempre ammesso ricorso in cassazione per violazione di legge. 2) La libertà di domicilio e il diritto alla riservatezza. Per domicilio si deve intendere non solo il luogo in cui la persona ha stabilito la sede principale dei suoi interessi e affari, ma anche qualunque luogo in cui la persona riesce ad isolarsi dal mondo esterno, mettendosi al riparo da qualsiasi invasione della sua sfera privata. La Costituzione ha tutelato il diritto dell’uomo ad avere una propria sfera privata, dove abbia la possibilità di svolgere ogni attività, individuale o collettiva, nella maniera che ritiene più opportuna. La libertà di domicilio tutela anche la privacy. Non sempre , però, questo diritto è effettivo: questo accade quando si dimora in un’abitazione impropria, che non potrebbe consentire a chi vi abita di porsi al riparo delle interferenze esterne, e di conseguenza, di tutelare la sua sfera privata. L’articolo 615 bis del codice penale punisce chiunque, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini della sfera privata altrui, o chi rivela o diffonde, mediante un qualsiasi mezzo di informazione al pubblico le notizie o immagini ottenute. Per quanto riguarda i dati sensibili (rivelano l’origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche , opinioni politiche, adesione a partiti, sindacati, stato di salute e vita sessuale), possono essere oggetto solo con il consenso scritto dell’interessato e l’autorizzazione del Garante. Il Garante è un’autorità che opera i piena autonomia e con indipendenza di giudizio e valutazione; è un organo costituito da quattro membri, due eletti dalla Camera dei Deputati, due eletti dal Senato della Repubblica. Il consenso dell’interessato e l’autorizzazione del Garante non sono richiesti quando il trattamento dei dati personali è effettuato nell’esercizio della professione giornalistica ed avvenga nel rispetto dei diritti di cronaca, come quello dell’essenzialità dell’informazione riguardo a fatti di interesse pubblico. Le garanzie date dalla Costituzione per la tutela della libertà di domicilio sono le stesse della libertà personale: l’autorità di pubblica sicurezza non può entrare nel domicilio per eseguire ispezioni, perquisizioni o sequestri se non nei casi previsti dalla legge. Ma l’articolo 14, comma III, dispone che gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e incolumità pubblica, o ai fini economici e

fiscali, sono regolati da leggi speciali. Vi sono dunque delle deroghe alla garanzia della libertà domiciliare giustificate dalla necessità di tutelare l’interesse generale. 3) La libertà e la segretezza della corrispondenza. Per corrispondenza s intende quella epistolare,telegrafica e telefonica. L’articolo 15 della Costituzione afferma che deve essere assicurata sia la libertà della corrispondenza, sia la segretezza della stessa. I pubblici poteri non possono impedire che persone distanti tra loro comunichino, o limitare la loro libertà di comunicare. Le limitazioni alla libertà e segretezza della comunicazione possono avvenire mediante il sequestro e l’intercettazione telefonica e sono disposti con atto motivato dell’autorità giudiziaria nei soli casi previsti dalla legge. A differenza delle limitazioni per le libertà personale e di domicilio, non è ammesso un intervento della polizia giudiziaria senza il preventivo decreto dell’autorità giudiziaria. Altri casi di limitazioni delle libertà e della segretezza della corrispondenza sono previsti in norme speciali e riguardano i detenuti, i falliti e le persone in stato di demenza. Non sembrano da ammettere limitazioni da parte di soggetti privati, come i genitori nei confronti dei minorenni, tutori o coniugi. Inoltre le libertà e la segretezza della corrispondenza possono essere limitate in caso di guerra. 4) La libertà di circolazione e soggiorno consiste nella libertà di ogni cittadino di fissare il proprio domicilio o la propria residenza o dimorare e circolare in qualsiasi parte del territorio nazionale. A norma dell’articolo 16 della Costituzione le limitazioni a tale libertà possono essere disposte soltanto con legge, in via generale, e per motivi di sanità e sicurezza (come ad esempio per le epidemie, dove , nella città infestata nessuno può entrare, e i cittadini non possono uscire per evitare il contagio). La legge numero 1423 prevede che se determinate categorie di persone pericolose per la sicurezza pubblica o la pubblica moralità si trovano fuori dai luoghi di residenza, il questore può rimandarle a casa con provvedimento motivato e con foglio di via obbligatorio, impedendo loro di ritornare per almeno tre anni nel comune che li ha mandati via. Nessuna restrizione alla libertà di circolazione e soggiorno può essere determinata da ragioni politiche. Inoltre, a norma dell’articolo 16, ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge. 5) La libertà di riunione. Per l’articolo 17, comma I, i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senza armi. Per riunione si intende qualunque raggruppamento di persone non stabile ( altrimenti si avrebbe un’associazione) e non occasionale ( altrimenti si avrebbe un assembramento). Si ha dunque una riunione quando più persone convergono in un determinato luogo previo accordo tra di loro o su invito dei promotori. Nel diritto di riunione va fatto rientrare il diritto di assemblea, oggi riconosciuto ai lavoratori, allo statuto dei lavoratori e agli studenti. La libertà di riunione è la condizione per l’esercizio di altre libertà (manifestazione del pensiero, insegnamento, culto). Le riunioni possono avvenire in un luogo privato (case, circoli), aperto al pubblico (cinema, teatro, stadio), in luogo pubblico (piazza, strada, luogo che consente il libero accesso a tutti). Solo quando le riunioni si svolgono in un luogo pubblico i promotori devono darne il preavviso, almeno tre giorni prima, al questore. Il preavviso è stato ritenuto dalla Corte Costituzionale una “condizione” dello svolgimento delle riunioni in luogo pubblico, con la conseguenza che l’autorità di pubblica sicurezza può, in maniera legittima, impedire che le riunioni abbiano luogo se non preavvisate. Una volta dato il preavviso la riunione si può svolgere nell’ora e il luogo scelto, senza che ci sia bisogno di un’autorizzazione. Il preavviso è importante, quindi, per questioni di sicurezza pubblica. Infatti l’autorità predispone un servizio d’ordine e interviene se e quando la riunione non si svolge più in maniera pacifica e senza armi. Nella libertà di riunione va fatta rientrare anche la libertà di corteo, che è intesa come una “riunione in movimento”. Per le riunioni elettorali, invece,(come i comizi) non c’è

bisogno di preavviso, e chiunque impedisca lo svolgimento della riunione in qualunque modo o con qualsiasi mezzo, è punito con la reclusione da uno a tre anni più multa. 6) La libertà di associazione. A norma dell’articolo 18 i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per i fini che non sono vietati ai singoli dalle leggi penali. La differenza fra associazione e riunione sta che, nel primo caso, l’interesse che accomuna gli associati può essere perseguito solo in forma collettiva e mediante un’organizzazione avente il carattere della stabilità; nel secondo si ha la contemporanea presenza di più persone nello stesso luogo e ciascun partecipante soddisfa il proprio interesse personalmente , senza che alcun vincolo lo unisca ad altri convenuti. La libertà di associazione si specifica : a) nella libertà di costruire un’associazione; b) nella libertà di aderire ad un’associazione; c) nella libertà di recedere da un’ associazione e di non associarsi. Altra questione è se il singolo possa pretendere di entrare a far parte di un’associazione. A tale riguardo occorre distinguere fra associazioni private e associazioni pubbliche. Nel primo caso questo diritto non può essere preso in considerazione; nel secondo caso il diritto di associarsi può essere fatto valere se ricorrono le condizioni previste dalla legge. I fini per i quali è dato costituire un’associazione possono essere vari: politici, culturali, religiosi, economici, ricreativi, sportivi, eccetera. La libertà in esame non può essere riconosciuta a chi si propone di perseguire fini vietati ai singoli dalle leggi penali. Le associazioni vietate dalla Costituzione sono quelle segrete e quelle che perseguono scopi politici mediante organizzazioni avente carattere militare. Sono considerate segrete quelle associazioni che all’interno di associazioni palesi, i soci, occultando le vere finalità e attività sociali dell’associazione, svolgono attività diretta ad interferire sull’esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche, di enti pubblici ed economici, eccetera. La libertà di associarsi è stata ulteriormente limitata dalla legge numero 205, che afferma il divieto di creare organizzazioni, associazioni o gruppi aventi fra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali,etnici, nazionali, religiosi. Una deroga al principio della libertà di associazione è riferita al divieto di rifondare il partito fascista.

7) Libertà di religione. Consiste nel diritto, attribuito a tutti, di professare liberamente la propria religione in qualsiasi forma:individuale, collettiva, in privato, in pubblico, purché non si tratta di riti contrari al buon costume. Questo è l’unico limite che esclude l’esercizio del culto. Il problema è: chi stabilisce quando un rito è contrario al buon costume? Nella libertà di religione va fatta rientrare anche la libertà di non essere costretti a professare una fede religiosa, a farne propaganda, a esercitare alcun culto, e anche la libertà di non essere credenti. Ha suscitato molte controversie l’articolo 724 del codice penale, che puniva chiunque bestemmia con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità o i Simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato. Questa norma entrava in contrasto con le norme 8, 9, che proclamano la libertà ed eguaglianza delle confessioni religiose, e 21, che proclama la libertà di manifestazione del pensiero. Inizialmente la Corte Costituzionale dichiarò infondata la questione, ma successivamente ha pronunciato l’illegittimità della legge 724 limitatamente alle parole “ Simboli o Persone venerati nella religione dello Stato”, diffondendo la tutela anche alle Divinità diverse da quella della religione cattolica ed escludendo da tale tutela gli altri simboli religiosi, parificando il sentimento religioso di tutti i cittadini, qualsiasi culto essi appartengano.

8) Libertà di manifestazione del pensiero: a) libertà di stampa. Un regime in cui non sia possibile manifestare il proprio pensiero non è democratico. La democraticità di un ordinamento è direttamente proporzionale al grado in cui la manifestazione del pensiero viene riconosciuta e attuata. Questa libertà non deve essere considerata fine a se stessa, perché la manifestazione di pensieri, giudizi e valutazioni sono del tutto inutili se non vengono conosciuti e valutati dallo Stato. I mezzi mediante il quale si può manifestare il proprio pensiero sono la parola, lo scritto (stampa), la radio , la televisione (i mass media) lo spettacolo. È vero che “tutti” abbiano il diritto di manifestare il proprio pensiero “con ogni mezzo”, ma è anche vero che non tutti possano avere la disponibilità di utilizzare tutti i possibili mezzi di diffusione. La legge deve garantire la giuridica possibilità di usarne o accedervi. Quanto alla parola ciascuno di noi è libero di manifestare il pensiero, ma se ne deve assumere le responsabilità se commette reato, violando, ad esempio, i l diritto alla riservatezza di altri soggetti. Il problema si pone per gli altri mezzi di comunicazione come la stampa, il mezzo più incisivo per la formazione dell’opinione pubblica. La stampa non è soggetta a censure, né prima della diffusione, ne dopo la pubblicazione. Non incide sulla libertà di stampa nemmeno la registrazione presso la cancelleria del tribunale, in quanto i dati del direttore, vicedirettore e giornalisti che devono essere forniti servono solamente ad identificare i responsabili in caso di reati a mezzo della stampa. L’unica forma di limitazione espressa dalle libertà di stampa è il sequestro. È una misura avente carattere repressivo che può essere posta in essere solo dopo la pubblicazione dello stampato ed al fine di impedirne la diffusione. b)cinema e teatro. Anche lo spettacolo è uno dei mezzi di diffusione del pensiero. La Costituzione, sempre nell’articolo 21, vieta gli spettacoli contrari al buon costume. Per la proiezione al pubblico dei film è richiesto un nulla-osta rilasciato da una commissione che stabilisce se lo spettacolo deve essere vietato ai minori di 14 anni o di 18 anni. La commissione dà parere contrario alla proiezione in pubblico soltanto se nel film in generale, o anche in singole scene, vi sia offesa al buon costume. La rappresentazione in pubblico dei lavori teatrali non è soggetta ad alcun nulla-osta, ma un’apposita commissione esprime il parere se alla rappresentazione possano assistere i minori di 18 anni. L’intervento preventivo non esclude quello repressivo se vengono commessi reati col mezzo della cinematografia e della rappresentazione teatrale. Se ciò accade il giudice del luogo dove è stato proiettato o recitato per la prima volta lo spettacolo sequestrerà il film o impedirà la rappresentazione. c)radio e televisione. Radio e televisione occupano, tra i mezzi di diffusione del pensiero, un posto particolare, in quanto hanno superato le capacità di informare e incidere sull’opinione pubblica della stampa. La Corte Costituzionale ha definito il servizio radiotelevisivo un “servizio sociale, diretto ad assicurare l’effettività della libera manifestazione del pensiero e della libertà di informazione”. Sempre la Corte Costituzionale ha dettato alcune regole essenziali sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivi, istituendo l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. L’Autorità assorbe le funzioni garantite dal Garante per la stampa e la radiotelevisione. L’Autorità possiede vasti poteri di accertamento, regolazione, controllo e sanzione per far rispettare le regole anti-trust sancite nelle leggi vigenti. Nel 2002 Ciampi inviò un messaggio alle Camere , e in tale messaggio vennero formulati i principi fondamentali in materia di pluralismo e imparzialità dell’informazione. Nel 2003 dopo un contrasto iter parlamentare venne approvata una nuova legge sui principi generali in materia di assetto del sistema radiotelevisivo della RAI. La legge non prevede nuove e più rigorose misure anti-trust, ma punta sull’espansione della tecnica digitale terrestre, che dovrebbe produrre un aumento esponenziale dei canali fruibili, assicurando la concorrenza in un mercato più vasto, dove

RAI e Mediaset verrebbero diluite e depotenziate. Ma molti giudicano il meccanismo fallace, per i lunghi tempi di attesa e soprattutto per la difficoltà per coprire con la nuova tecnica digitale l’intera popolazione italiana. 9) Il diritto all’informazione. Secondo la Corte Costituzionale oltre alla libertà di manifestazione del pensiero, l’articolo 21 tutela anche l’interesse generale all’informazione. Un vero e proprio diritto all’informazione è formalmente riconosciuto ai cittadini dagli Statuti delle Regioni di diritto comune. Ma il diritto all’informazione resta ancora una pura affermazione di principio perché mancano le disposizioni che lo rendono concretamente e diffusamente operante. Il diritto all’informazione rientra, più che tra le libertà negative, nelle libertà positive, cioè come diritto a che la regione predisponga tutte le misure idonee in modo tale che i cittadini e le organizzazioni sociali possano essere informati e partecipare alla sua attività. 10) La libertà dell’arte e della scienza e del relativo insegnamento. Per essere libere arte e scienza significa che non esistono arte e scienza di Stato. Inoltre all’artista e allo scienziato è concessa la massima libertà di espressione. Ma in Italia manca una politica della ricerca scientifica che stabilisca un’alleanza d’ordine costituzionale tra “creatori” del mondo del futuro (gli scienziati) e gli organizzatori del mondo presente (politici, tecnici dell’amministrazione). Vi è un problema nei rapporti tra scienza e politica: il problema consiste nel conciliare la libertà della scienza con la necessità di un apparato organizzativo pubblico di supporto e di finanziamento. Libertà della scienza significa anche fornire agli studiosi i mezzi necessari per realizzare le loro scoperte. A queste inefficienze si è cercato di riparare attraverso l’istituzione di un ministero dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica. Strettamente collegata alla libertà dell’arte e della scienza è la libertà di insegnamento. Questa libertà consiste nel garantire il docente contro ogni costrizione o condizionamento da parte dei pubblici poteri. Il docente ha diritto nel comunicare le proprie idee, di esporre le proprie teorie, il proprio modo di risolvere i problemi scientifici, morali, artistici, religiosi ai propri studenti, purché rispetti le libertà dei propri alunni e ne stimoli il senso critico, facendo conoscere, per obiettività anche tesi diverse dalle sue. LE LIBERTÀ POSITIVE Il passaggio dallo stato moderno allo stato sociale avviene con il riconoscimento, nel dopoguerra, di alcuni diritti “sociali” accanto alle tradizionali libertà negative, al principio di uguaglianza formale e sostanziale. Questi diritti sociali sono le libertà positive. Esse vanno considerate come il risultato ultimo di una serie di interventi dei pubblici poteri che danno attuazione al principio di eguaglianza sostanziale, in modo che la persona umana si possa pienamente sviluppare e la partecipazione al governo possa diventare effettiva. Le libertà positive danno un nuovo significato alle libertà negative, che sono ormai viste non soltanto sotto il profilo formale, ma anche sotto quello sostanziale, dell’effettiva possibilità di esercizio. È inutile, infatti, riconoscere dei diritti fondamentali se poi non si eliminano gli ostacoli, di ordine economico e sociale, che limitano l’esercizio delle libertà ad esse connesse. Tra i diritti sociali sono da includere il diritto al lavoro, alla salute ( che include nel garantire cure agli indigenti), allo studio, del lavoratore ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro, alla parità dei diritti della donna lavoratrice rispetto al lavoratore, al mantenimento e all’assistenza sociale dei cittadini inabili al lavoro e sprovvisti di mezzi necessari per sopravvivere, eccetera.

Le libertà economiche Assume particolare rilievo la disciplina costituzionale del diritto di proprietà, della libertà di iniziativa economica privata e del diritto al lavoro. La nostra Costituzione si occupa della proprietà privata negli articoli 42, 43, 44 e 47. Nel primo di questi articoli la proprietà viene suddivisa in privata e pubblica, e si dispone che i beni economici appartengono allo stato, ad enti o a privati. I beni pubblici si differenziano dai privati per il loro diverso regime giuridico. Possono essere di proprietà dello Stato, delle regioni, delle provincie o di altri enti pubblici. Vengono distinti in beni demaniali e beni patrimoniali. I primi sono destinati a soddisfare un interesse o un bisogno pubblico; i secondi si distinguono a loro volta in indisponibili e disponibili. Fanno parte del patrimonio indisponibile dello Stato le miniere, le cose di interesse storico, archeologico, paleontologico, artistico, gli armamenti, ecc. i beni patrimoniali disponibili possono essere mobili (denaro, titoli di credito, ecc.), oppure immobili (fonti rustici, boschi di proprietà delle provincie o comuni, edifici non destinati ad uso pubblico). L’articolo 42 dispone che la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne una funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. Ecco che così la proprietà privata è riconosciuta e garantita come diritto soggettivo se adempia ad una funzione sociale, nel senso che il principio di proprietà deve essere inteso in senso solidaristico. La proprietà privata può essere espropriata nei casi previsti dalla legge. I nuovi diritti L’evoluzione della società ha provocato l’insorgere di interessi che, anche se impliciti in alcune previsioni costituzionali, non godono di una specifica tutela. Questi sono i “nuovi diritti”. Si tratta di diritti che trovano il loro fondamento in determinati principi o norme costituzionali, dai quali il loro oggetto può essere enucleato. I nuovi diritti, però, non sempre possono tradursi in situazioni giuridiche soggettive direttamente azionabili, non essendo la loro tutela prevista espressamente dall’ordinamento. Alcuni di questi diritti sono il diritto alla casa, all’informazione e alla salubrità dell’ambiente. La tutela di tutti i nuovi diritti va affidata al legislatore ordinario, chiamato ad operare su due fronti: quello dei rapporti privati e quello dei rapporti tra singoli con la pubblica amministrazione. Una considerazione a parte meriterebbero i diritti dell’uomo della terza generazione, vale a dire quei diritti che sono emersi, in questi ultimi anni in seguito alle evoluzioni dei rapporti internazionali e all’insorgere di nuovi valori inerenti alla salvaguardia della specie umana.

I DIRITTI DELL’UOMO Dopo la conclusione della seconda guerra mondiale, i diritti dell’uomo hanno ricevuto una particolare protezione sia in seno alla comunità internazionale sia in seno alla comunità europea. Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo Il suo valore è dato dell’essere stata approvata da un organismo di diritto internazionale, al quale aderisce la maggior parte degli stati del mondo. La dichiarazione è il frutto di un accordo sul riconoscimento e sulla tutela di alcuni diritti fondamentali da parte di tutti gli stati aderenti all’ONU. Ma la dichiarazione viene definita come un ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni. Così il suo valore giuridico è limitato: spetterà ai singoli stati membri darle attuazione. Se qualche Stato non vuole riconoscere alcuni dei diritti proclamati, l’ONU non

può obbligarlo a cambiare comportamento. I diritti che l’Assemblea generale dell’ONU ha proclamato fondamentali sono non solo i principi di eguaglianza formale e i diritti fondamentali, ma anche i diritti sociali, come il diritto alla vita, di sposarsi e avere una famiglia, al lavoro e alla sicurezza, eccetera. Viene riconosciuto il diritto alla sicurezza anche in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia,ecc. La convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali Stipulata dagli stati membri del Consiglio Europeo e resa esecutiva in Italia nel 1955 con la legge numero 848, la Convenzione si propone di prendere le prime misure adatte ad assicurare la garanzia collettiva di certi diritti enunciati nella Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo. La Convenzione si presenta nella stesso tempo riduttiva ed espansiva. Riduttiva perché garantisce le libertà negative e solo parte dei diritti sociali( diritto alla vita, e alla protezione della persona umana, alla libertà e alla sicurezza, ad un’imparziale amministrazione della giustizia. Estensive, perché non si limita a proclamare i diritti e le libertà, ma istituisce una Commissione Europea dei Diritti dell’Uomo ed una Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la prima alla quale possono rivolgersi non soltanto le parti contraenti per denunciare l’inosservanza delle disposizioni della Convenzione imputabili ad un’altra parte contraente, ma anche le persone fisiche, organizzazioni o gruppi privati che pretenda di essere vittima di una violazione; la seconda risolve le questioni sottopostale dalla Commissione stessa o da una delle parti contraenti. La Corte costituzionale ha statuito che il rispetto dei principi e dei diritti fondamentali è un controlimite alla prevalenza del diritto comunitario sul diritto interno. In nessun caso si può verificare una restrizione dei diritti fondamentali dovuta ad una tutela europea in ipotesi più debole di quella italiana. La condizione giuridica dello straniero La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Bisogna esaminare quali diritti dell’uomo e quali libertà fondamentali la nostra costituzione riconosce anche agli stranieri. I non cittadini non godrebbero delle libertà di circolazione e soggiorno, di riunione, associazione, oltre che dei diritti di voto , petizione, accesso agli uffici pubblici e cariche elettive. I non cittadini non sarebbero tenuti ad essere fedeli alla Repubblica e ad osservare la Costituzione e le leggi. Inoltre ad essi non sarebbe riconosciuto il diritto al lavoro,e non sarebbe applicabile il principio di uguaglianza. Lo Stato italiano è tenuto a parificare la condizione giuridica dello straniero a quella dei cittadini tutte le volte che ciò non contrasti con i suoi preminenti interessi secondo l’articolo 10, che attribuisce agli stranieri il diritto di asilo. Questo diritto viene attribuito allo straniero quando nel suo paese è impedito l’esercizio delle libertà democratiche vigenti nella nostra Repubblica. Lo straniero che ottiene l’asilo politico ha il diritto di soggiornare a tempo indeterminato in Italia. Allo straniero vengono riconosciuti tutti i diritti fondamentali attinenti alla persona umana, il diritto di partecipare alla vita pubblica, l’accesso ai pubblici servizi, eccetera. Sono inoltre previste procedure specifiche per l’ingresso in Italia degli stranieri extracomunitari. Lo straniero che soggiorni in Italia per un periodo di cinque anni e dimostri di avere un reddito sufficiente a mantenere se stesso e la propria famiglia ha diritto ad ottenere una carta di soggiorno a tempo indeterminato. Vi è l’espulsione, invece, se vengono violati le procedure e gli obblighi per l’ingresso e il soggiorno in Italia.

L’impegno della Repubblica di riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell’uomo nelle formazioni sociali L’impegno costituzionale di riconoscere e garantire i diritti dell’uomo è assunto dallo Statoistituzione, comprensivo anche di tutti gli ordinamenti particolari ad essi sovraordinato. Il problema è stabilire se le formazioni sociali in cui si svolge la personalità dell’uomo debbano inserire nel loro ordinamento interno norme di riconoscimento e di garanzia dei diritti inviolabili e se, nell’ipotesi negativa, il singolo possa egualmente evocare la tutela delle sue situazioni soggettive lese dal potere privato e sulla base di quali norme. Appare evidente che ogni formazione sociale deve essere libera di formare un proprio ordinamento interno in cui i diritti inviolabili possono essere riconosciuti o meno. Occorre fare riconoscimento alla Costituzione, però, per accertare quando essa esige che certi valori tutelati nei confronti dei poteri pubblici siano riconosciuti e protetti anche nei confronti del potere privato. Le formazioni sociali a rilevanza costituzionale Sono le confessioni religiose, la famiglia, la scuola, la comunità del lavoro, i partiti politici, Regioni, Provincie, Comuni e minoranze linguistiche. I valori costituzionali il cui rispetto è richiesto anche all’interno di queste formazioni sociali possono ricondursi a quelli di eguaglianza e libertà. Diritti fondamentali di libertà ed eguaglianza formale dovrebbero essere riconosciuti e garantiti ai singoli all’interno delle formazioni sociali costituzionalmente rilevanti. La costituzione ha posto dei limiti all’autonomia delle formazioni sociali considerate, nel senso che impone loro il rispetto del principio di democraticità e del principio di uguaglianza oltre che dell’ordinamento giuridico statale. Azionabilità dei diritti inviolabili e formazioni sociali Bisogna chiedersi se i singoli abbiano a disposizione strumenti giuridici per far valere i loro “diritti inviolabili” nei confronti del potere privato. Ammesso che ciò fosse possibile, a chi dovrebbe ricorrere il singolo, i cui diritti siano stati violati, se non al potere istituzionalmente preposto alla tutela dei diritti soggettivi, cioè l’autorità giudiziaria ordinaria? I singolo dovrebbe quindi invocare l’autorità dello stato, l’intervento del giudice nelle formazioni sociali. Ma fino a che punto l’intervento dello stato all’interno del gruppo sociale si concilia con la libertà delle associazioni di regolare autonomamente il loro regolamento interno e i rapporti con gli associati? Un tentativo di soluzione dei problemi posti dall’articolo 2 sembra tener conto della non omogeneità delle formazioni sociali a rilevanza costituzionale : da un lato ci sono formazioni sociali necessarie, come la famiglia; dall’altro formazioni sociali volontarie , come le confessioni religiose o la scuola. Inoltre queste formazioni sociali perseguono fini eterogenei rispetto ai quali lo stato-istituzione può avere un interesse diretto, sino ad enunciarli espressamente nella Costituzione, oppure un interesse indiretto, nel senso che la Costituzione riconosce e tutela le formazioni sociali che li perseguono, ma non ne determina espressamente i fini, né le rende obbligatorie. È chiaro che alla diversità di fini e limiti esterni non possa corrispondere un ordinamento interno omogeneo delle varie formazioni sociali e una parità di trattamento da parte dello Stato. Il problema è: in mancanza di valori costituzionali espressamente riconosciuti e tutelati come attinenti ad una singola formazione sociale, deve prevalere la libertà dell’associazione o dei singoli associati? Si ritiene che la prevalenza debba essere assegnata alla libertà di associazione che, altrimenti verrebbe ad essere compromessa ove si consentisse allo Stato di intervenire con sue norme e con suoi giudici all’interno dell’associazione. Si pensi ad esempio ad una scuola confessionale ideologicamente orientata; come potrebbe lo stato imporre il rispetto della libertà di insegnamento, se gli indirizzi religiosi o ideologici del docente contrastano con quelli che caratterizzano la scuola?


								
To top