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MAT1 - Guglielmo IX d'Aquitania

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MAT1 - Guglielmo IX d'Aquitania Powered By Docstoc
					XII: non più di formazione, incertamente
documentata, ma di affermazione (così come
sarà il XIII in quelle iberica e italiana).

Dopo l‟anno 1100 dobbiamo parlare invece di

piena manifestazione di una ‘letteratura
romanza’ variegata nei temi e nelle forme e
nella quale campeggiano nuovi generi
profani
riferimento           1100            1200              1300
cronologico         ___|________________|________________|_____



letteratura         . . _ |_ _ _ __________|________________|_____
Francia
mss.                . . . | . . . . . _ _ _ __|________________|_____


letteratura                           . . . |_ _ _ _ _________|_____
Italia, Spagn
mss.                                     . . . . . . . _ _ _|_____
      i generi letterari della Francia medievale

• lirica (strofe, schema metrico-rimico) XI

• agiografia (strofe/lasse, rima, assonanza) X-
  XI

• epica (lasse, assonanza, decasillabi) XI

• romanzo (distici di ottosillabi a rima
  baciata) XII
Lirica cortese


centralità della prima persona e
del punto di vista soggettivo e
individuale
l‟accettazione di questa condizione di attesa,
di perpetuazione della richiesta amorosa, di
inesausta tensione del desiderio non appagato
si fonda sulla convinzione che questa scelta si
traduca in un processo di affinamento morale
che porta al miglioramento individuale
     Amore cortese – Fin‟amor
• arte d‟amore riservata ad un‟élite
• sublimazione del desiderio per una donna lontana
geograficamente, socialmente, moralmente (sposata),
psico-sessualmente
• basso > alto (tensione poetica)
• preghiera, obbedienza, servizio
• ostacoli: lauzengiers, gilos
• desiderio di elevarsi del poeta per poter meritare
una donna inaccessibile
• scuola di autoperfezionamento etico suscitata dalle
virtù del destinatario
• valori: mezura (autocontrollo, equilibrio), largueza
• simmetria tra servizio amoroso e feudale (om liges,
sers, servire, obediens, midons)
• joi allegrezza generale cosmica; esaltazione provocata dalla
contemplazione della donna (opposta a dolor)

• joven gioventù, insieme di qualità morali dell‟anima

• amore adultero senhal

• fissità
(luoghi comuni, parole chiave)

• varietà
generi popolari (pastorella, alba ...)e aristocratici (canzone, planh ...)
livello formale
musica
Poésie formelle / intertestualità / dialogia

Guiette (poesia dei trovieri) : variazioni su un tema nota
forme, suoni, parole: élite

Zumthor

Dragonetti (arcicanzone)

Köhler, Sociologia della fin‟amor
Andrea Cappellano, De Amore
                origini della lirica
inizio XII sec. apparizione di una nuova produzione lirica arcaica
nelle forme ma già stabile e salda
Da dove? Quali antecedenti?

1. origini popolari:
tradizione lirica pretrovatoresca attestata da alcune forme letterarie
come ballate, dansas, chansons de toile: la poesia cortese sarebbe il
risultato di cristallizzazione e di formalizzazione di temi e forme
poetiche già sviluppatosi spontaneamente (es. canti di maggio /
esordi primaverili)
2. origini arabe:
importazione di schemi espressivi e di temi tipici della poesia araba,
giunti innanzitutto nella regione occitanica, vicina ai domini arabi
della Spagna (scoperta delle kharjat)


3. origini colte:
influenza di modelli medio-latini, in particolare di alcuni
centri di poesia religiosa
                 Jaufre Rudel

1148 Marcabru invia un testo “a.n Jaufre
  Rudel, outra mar”

6 canzoni

autore simbolo della poesia trobadorica con la
  sua teorizzazione dell‟amor de lonh
vida: poeta innamorato ses vezer della contessa di
  Tripoli > crociata > morte

interpretazioni: biografiche / allegoriche (terra santa)

Leo Spitzer: l‟autore gioisce dello stato di amar
   desamatz – amore per la situazione
la lontananza fisica è uno strumento per
   simboleggiare l‟impossibilità di appagamento
   (lontananza geografica, sociale, psicologica)
Eric Köhler: momento in cui il signore è
  privato del suo feudo e si trova nella
  condizione di marginal man

no vezer – lonh – amor de terra lonhdana –
  amor de lonh
Quan lo rius de la fontana (BdT 262,5)

quattro coblas doblas di sette héptasyllabes maschili e femminili
+ tornada
a7 b7 c7 d7 a7 c7 e7 (838:2)
rime b e d irrelate; rima e rima-refrain
           Guglielmo IX d‟Aquitania
1071-1126 IX duca d‟Aquitania, VII conte di Poitiers
primo trovatore, grande signore
lingua/musica/temi (burlesco e osceno, ma anche
sistema di ideali non lontano dalla fin‟amor)
coinvolto in scontri con l‟autorità ecclesiastica per la
sua relazione con la viscontessa di Châtellerault
autore di 10 componimenti (+ 1)
trovatore bifronte (Pio Rajna)
vers ai companhos // Pos vezem de novel florir
vida (IK):
... si fo uns dels majors cortes
del mon e dels majors
trichadors de dompnas, e bons
cavaliers d‟armas e larcs de
donar; e saup ben trobar e
cantar. Et anet lonc temps per
lo mon per enganar domnas
“straordinaria insolenza”
rapporto con la scuola di S. Marziale di Limoges non
solo genetico ma anche polemica e parodia, riprendendo
le forme poetiche tipiche della scuola di Limoges,
rovesciandole di segno:
-si strappa alla chiesa il privilegio di una cultura alta
- si utilizzano delle tecniche per innalzare allo stesso
livello delle forme poetiche diametralmente opposte

-progetto di concorrenza alla Chiesa
-fondazione di un ruolo colto a-clericale
Ab la douzor del temps novel
(183,1)

4 coblas doblas di sei versi + torn
a8 a8 b8 c8 b8 c8 (190:2)
I-II a=el, b=i, c=an
III-IV a=i, b=an, c=el
v. 8 no.m ve ] N non vei

v.9 mos cors ] Pasero: “il mio cuore”

v.11 a1 tro qu‟eu sacha ben de la fi “finché non so esattamente
se tutto si risolverà come io domando”
rima identica col v.20

v.15 q‟estai sobre l‟arbre tremblan
entrenan N, treman tremblam a1
Pasero: qu‟esta sobre l‟abr‟en creman (bruciando per il gelo)
Capusso arbr‟entre n‟an / la nuit “il ramo di biancospino
resiste sull‟albero finché non passi la notte”
EPICA

A. materia epica (origine non distante dai fatti raccontati:
   canti e cantilene)
B. testi epici

stile formulare (impiego di espressioni stabili e ripetute
     disposte in situazioni metricamente identiche)

affinità metriche e retoriche con l‟agiografia
(componente culturale clericale)

storicità del tema /scontro fra parti contrapposte (decisivo per
un‟intera comunità e i suoi ideali / senso di destino collettivo
eroe in cui la comunità si riconosce e che trova nell‟azione il
    senso del proprio onore
Chanson de Roland
1070-1098
lasse assonanzate, circa 4000 décasyllabes
straordinaria qualità stilistica

778:
episodio marginale nella storia di Carlomagno: la caduta in
un‟imboscata, sui Pirenei, presso il passo di Roncisvalle, di un
notevole numero di grandi personaggi del regno franco fra
cui un Hruodlandus
(Vita Caroli di Eginardo)

l‟evento assunse tre secoli dopo una forma leggendaria
e poetica
dopo sette anni di spedizione militare di Carlomagno in Spagna,
Saragozza resiste ed i francesi decidono di accettare le proposte di pace
di Marsilio, mentre Rolando vorrebbe continuare la guerra.
Rolando propone di inviare Gano come ambasciatore, in sostanza
è una condanna a morte: Gano vede sciolto il vincolo feudale che lo lega
a Carlo e decide di vendicarsi contro Rolando facendolo nominare
capo della retroguardia dei francesi e ordendo poi con Marsilio l‟agguato
nel quale Rolando e Oliviero rimarranno uccisi.

opposizione tra Cristianità e mondo islamico
male/bene
autore=pubblico / anticipazioni (partecipazione emotiva)

paien unt tort chrestiens unt dreit

12 apostoli (Giuda) = 12 pari (Gano)
               Chanson de Roland


Carles li reis, nostre emper<er>e magnes
Set anz tuz pleins ad estét en Espaigne:
Tresqu‟en la mer cunquist la tere altaigne.
N‟i ad castel ki devant lui remaigne;
Mur ne citét n‟i est remés a fraindre,            5
Fors Sarraguce, ki est en une muntaigne.
Li reis Marsilie la tient, ki Deu nen aimet,
Mahumet sert e Apollin recleimet:
Nes poet guarder que mals ne l‟i ateignet. AOI.
XIII
«Seignurs barons, - dist li emperere Carles -      180
Li reis Marsilie m‟ad tramis ses messages;
De sun aveir me voelt duner grant masse,
Urs e leüns e veltres caeignables,
Set cenz cameilz e mil hosturs muables,
Quatre cenz mulz cargez de l‟or d‟Arabe,           185
Avoec iço plus de cinquante care.
Mais il me mandet quë en France m‟en alge:
Il me sivrat ad Ais, a mun estage,
Si recevrat la nostre lei plus salve;
Chrestïens ert, de mei tendrat ses marches.        190
Mais jo ne sai quels en est sis curages.»
Dïent Franceis: «Il nus i cuvent guarde!»     AOI.
XIV Li empereres out sa raisun fenie.
     Li quens Rollant, ki ne l‟otrïet mie,
     En piez se drecet, si li vint cuntredire.
195 Il dist al rei: «Ja mar crerez Marsilie!.
     Set anz <ad> pleins que en Espaigne venimes;
     Jo vos cunquis e Noples e Commibles,
     Pris ai Valterne e la tere de Pine
    E Balasguéd e Tüele e Se<b>ilie.
200 Li reis Marsilie i fist mult que traïtre:
     De ses paien<s vos en> enveiat quinze
    Cha<s>cuns portout une branche d‟olive;
     Nuncerent vos cez paroles meïsme.
     A vos Franceis un cunseill en presistes;
205 Loërent vos alques de legerie.
     Dous de voz cuntes al paien tramesistes,
     L‟un fut Basan e li altres Basilies;
     Les chef en prist es puis desuz Haltilie.
     Faites la guer<e> cum vos l‟avez enprise;
210 En Sarraguce menez vostre ost banie,
     Metez le sege a tute vostre vie,
XV      Li empe<re>re en tint sun chef enbrunc,
Si duist sa barbe, afaitad sun gernun,            215
Ne ben ne mal ne respunt sun nevuld.
Franceis se taisent, ne mais que Guenelun:
En piez se drecet, si vint devant Carlun;
Mult fierement cumencet sa raisun,
E dist al rei: «Ja mar crerez bricun,             220
Ne mei në altre, se de vostre prod nun.
Quant ço vos mandet li reis Marsiliun,
Qu‟il devendrat jointes ses mains tis hom,
E tute Espaigne tendrat par vostre dun,
Puis recevrat la lei que nus tenum,               225
Ki ço vos lodet que cest plait degetuns,
Ne li chalt, sire, de quel mort nus muriuns.
Cunseill d‟orguill n‟est dreiz quë a plus munt;
Laissun les fols, as sages nus tenuns.» AOI.
XVI Apres iço i est Neimes venud               230
(Meillor vassal n‟aveit en la curt nul),
E dist al rei: «Ben l‟avez entendud:
Guenes li quens ço vus ad respondud.
Saveir i ad, mais qu‟il seit entendud.
Li reis Marsilie est de guere vencud:          235
Vos li avez tuz ses castels toluz,
Od voz caables avez fruisét ses murs,
Ses citez arses e ses humes vencuz.
Quant il vos mandet, qu‟aiez mercit de lui,
Pecchét fereit, ki dunc li fesist plus.        240
U par ostage vos voelt faire soürs;
Ceste grant guerre ne deit munter a plus.»
Dïent Franceis: «Ben ad parlét li dux.» AOI.
XX        «Francs chevalers, - dist li emperere Carles –
Car m‟eslisiez un barun de ma marche                    275
Qu<i> a Marsili[e] me portast mun message.»
Ço dist Rollant: «Ço ert Guenes, mis parastre.»
Dïent Franceis. «Car il le poet bien faire!
Se lui lessez, n‟i trametrez plus saive.»
E li quens Guenes en fut mult anguisables;              280
De sun col getet ses grandes pels de martre
E est remés en sun blialt de palie.
Vairs out <les oilz> e mult fier lu visage,
Gent out le cors e les costez out larges;
Tant par fut bels, tuit si per l‟en esguardent.         285
Dist a Rollant: «Tut fel, pur quei t‟esrages?
Ço set hom ben que jo sui tis parastres,
Si as jugét qu‟a Marsili[e] en alge!.
Se Deus ço dunet que jo de la repaire,
Jo t‟en muvra<i> un<e> si grant contr<a>ire             290
Ki durerat a trestut tun edage.»
Respunt Rollant: «Orgoill oi e folage;
Ço set hom ben, n‟ai cure de manace.
XXI      Guenes respunt: «Pur mei n‟iras tu mie!
Tu n‟ies mes hom ne jo ne sui tis sire.
Carles comandet que face sun servise:
En Sarraguce en irai a Marsilie;
Einz i f<e>rai un poi de <le>gerie                 300
Que jo n‟esclair ceste meie grant ire.»
Quant l‟ot Rollant, si cumençat a rire. AOI

XXII Quant ço veit Guenes qu‟ore s‟en rit Rollant,
Dunc ad tel doel pur poi d‟ire ne fent:
A ben petit quë il ne pert le sens;                305
E dit al cunte: «Jo ne vus aim nïent:
Sur mei avez turnét fals jugement.
Dreiz emperere, vëiz mei en present:
Ademplir voeill vostre comandement.» AOI
XXIII      «En Sarraguce sai ben qu‟aler m‟estoet;         310
Hom ki la vait, repairer ne s‟en poet.
Ensurquetut si ai jo vostre soer,
Si‟n ai un filz, ja plus bels n‟en estoet:
C‟est Baldewin, - ço dit, - ki ert prozdoem.
A lui lais jo mes honurs e mes fieus.                315
Gua<r>dez le ben; ja ne·l verrai des oilz.»
Carles respunt: «Tro<p> avez tendre coer:
Puis que·l comant, aler vus en estoet.» AOI

XXIV       Ço dist li reis: «Guenes, venez avant
Si recevez le bastun e lu guant!                           320
Oït l‟avez: sur vos le jugent Franc.»
«Sire, - dist Guenes - ço ad tut fait Rollant:
Ne l‟amerai a trestut mun vivant,
Ne Oliver, por ço qu‟est si cumpainz;
Li duze per, por <ço> qu‟il l‟aiment tant,           325
Desfi les ci, sire, vostre veiant.»
Ço dist li reis: «Trop avez maltalant!
Or irez vos certes, quant jo·l cumant.»
«Jo i puis aler, mais n‟i avrai guarant;
Nu l‟out Basilies ne sis freres Basant.» AOI         330
XXV Li empereres li tent sun guant, le destre;
Mais li quens Guenes iloec ne volsist estre:
Quant le dut prendre, si li caït a tere.
Dïent Franceis: «Deus, que purrat ço estre?
De cest message nos avendrat grant perte.»           335
«Seignurs, - dist Guenes, - vos en orrez noveles!»

XXVI «Sire, - dist Guenes - dunez mei le cungiéd:
Quant aler dei, n‟i ai plus que targer.»
Ço dist li reis: «Al Jhesu e al mien!»
De sa main destre l‟ad asols e seignét;                    340
Puis li livrat le bastun e le bref.

XXVII Guenes li quens s‟en vait a sun ostel.
De guarnemenz se prent a cunreer,
De ses meillors quë il pout recuvrer:
Esperuns d‟or ad en ses piez fermez,                       345
Ceint<e> Murgleis s‟espee a sun costéd.
Fattore importante per lo sviluppo del
   romanzo la vita di corte che si andava
   raffinando in un periodo di particolare
   tranquillità, la nascita del volgare in ambito
   letterario, l‟emergere di una classe di
   chierici letterati, la presenza di donne nobili
   interessate alla letteratura.
I primi romanzi sono scritti per essere letti a
   voce alta davanti a un piccolo gruppo.
1066 battaglia di Hastings: l‟Inghilterra è dominata
   dalla dinastia normanna
Eleonora d‟Aquitania, nipote di Guglielmo IX
   (primo trovatore), grande ereditiera,
nata nel 1122,
nel 1137 sposa Luigi VII, (1145 Maria poi contessa
   di Champagne, 1152 Aélis de Blois)
nel 1152 annullamento del matrimonio
due mesi dopo E. sposa Enrico II Plantageneto, re
   d‟Inghilterra, duca di Normandia, conte d‟Angiò,
   e da lui ha 3 figlie e 4 figli (Wace, Troie, Tristan)
1172 cominciano i problemi, 1189 muore Enrico
alla fine della sua vita si ritira all‟abbazia di
   Fontevrault, dove muore nel 1204
             Romanzo francese
Pre-romanzo
Gaimar, Estoire des Engleis 1136-1137
Wace, Roman de Brut 1155
Id. , Roman de Rou 1170
Benoit, Chronique des ducs de Normandie 1170
Romanzi dell‟antichità
Roman de Thèbes 1160
Roman d’Eneas 1160
Benoit de Saint-Maure, Roman de Troie 1165
Romanzi d‟Alessandro
Albéric de Besançon 1120
Lambert de Tort 1170
Alexandre de Bernay 1170
Thomas of Kent (A-N) 1175 (ME)

Romanzi di Tristano
Thomas (AN) 1170 (?) (anche MHG)
Beroul 1170 (anche MHG)
Romanzo cortese/arturiano
Chrétien de Troyes 1170-80:
Erec et Enide (anche MGH)
Cligés
Yvain (Le Chevalier au Lion) (anche MGH)
Lancelot (Le Chevalier de la Charrete)
Le Conte du Graal (Perceval) (anche MGH)
Romanzi di avventura
Romance de Horn 1170 (AN; anche ME)
Boeve de Hamtone 1200 (AN; anche ME)
Gui de Warewic 1225 (AN; anche ME)

Romanzi in prosa
Tristan in prosa 1225
Lancelot in prosa:
La Queste del saint Graal
La Mor le roi Artu
        Roman d’Alexandre

lasse (8/10/12 vv.)
Alberic de Besançon
Alexandre décasyllabique
Alexandre de Paris
                   Roman d‟Alexandre

Ms. del sec. IX della Historia Alexandri Magni
 dell‟autore latino Curzio Rufo (Firenze, Biblioteca
 Laurenziana, Pl. LXIV 35) è stato inserito da mano
 più tarda, databile intorno all‟anno 1100, il
 frammento anonimo in volgare, l‟unico che si
 conosca del poema da cui deriva. L‟identificazione
 dell‟autore è stata possibile grazie a un riferimento
 contenuto nell‟ Alexanderlied del tedesco Lamprecht
 (1150), codice databile tra il 1163 e il 1190; fonte
 l‟opera di un Alberich von Bisinzo.
Capostipite delle successive numerose
 rielaborazioni gallo-romanze della leggenda
 di Alessandro e proprio alla fortuna di
 questa si deve imputare l‟eclisse quasi totale
 della redazione più antica. Un uomo di
 lettere latine inserì il frammento nel codice
 di Curzio Rufo anche probabilmente
 nell‟intento di sopperire almeno in parte ad
 una lacuna concernente la prima parte della
 Historia (libri I e II) che è propria di tutti i
 testimoni dell‟opera.
Il poema di Albéric si colloca in una posizione cruciale di
   snodo tra generi diversi della letteratura gallo-romanza
   delle Origini; il suo tema è sviluppato successivamente
   in opere che classifichiamo abitualmente come romanzi;
   la sua forma è prossima a quella dei poemetti agiografici
   del sec. XI, ma non lontana da quella dell‟epica più
   antica, in particolare dal Gormont et Isembart che è
   anch‟esso in octosyllabes; l‟atteggiamento dell‟autore
   induce a collocarlo in ambiente „colto‟, quantomeno
   scolastico ed è però significativa la sua scelta del
   volgare e la giustificazione che ne dà.
La lingua infine: caratterizzata da elementi di transizione
   tra il dominio occitanico e quello oitanico si pone a
   contatto tra le due tradizioni linguistico-letterarie che si
   andavano allora delineando.
Biblioteca Laurenziana, Plut. 41.44


             Dit Salomon, al primier pas,
             quant de son libre mot lo clas:
             «Est vanitatum vanitas
             et universa vanitas.»
             Poyst lou me fay m‟enfirmitas,
             toylle s‟en otiositas;
             solaz nos faz‟ antiquitas
             que tot non sie vanitas!
           definizioni di romanzo

Jean Bodel, Chanson de Saisnes (XII-XIII)

N‟en sont que trois materes a nul home entendant
De France et de Bretaigne et de Romme la grant;
Ne de ces trois materes n‟i a nule semblant.
Li conte de Bretaigne s‟il sont vain et plaisant
Et cil de Rome sage et de sens aprendant
Cil de France sont voir chascun jour aparant.
         La leggenda di Tristano e Isotta
Origine celtica (Scozia).
fine VII sec. Drust > Drystan o Trystan nei
  testi gallesi
analogie con il racconto irlandese Diarmaid et
  Grainne (IX sec.):
- adulterio tra nipote e moglie dello zio
- fuga degli amanti nella foresta
- segno della castità
- Destino
             versione “comune”

Tristan d‟Eilhart (traduzione tedesca 1180-
  1185, legata a Matilde, figlia di Eleonora)
  9524 vv. = versione completa della
  leggenda

Tristan di Béroul (BnF fr.2171)

Folie de Berne
             versione “cortese”


Tristan di Thomas > Tristrams Saga e
  Goffredo di Strasburgo (1200-1210 =
  19.522 vv.)

Folie d‟Oxford (ms. Douce)
               versioni perdute
Bréri
La Chièvre
Chrétien de Troyes, prologo del Cligès: “du
  roi Marc et d‟Ysolt la blonde”
Cercamon (1135-45) e altri trovatori

Bédier: Archetipo tristaniano
Tristan di Thomas 3294 vv. / 12-13.000

scena           frammento       vv.
Il filtro       Carlisle        1-54
Il verziere     Cambridge       155-206
Il matrimonio   Sneyd 1         207-1094
Le statue       Torino 1        1095-1350
Il corteo       Strasburgo 1    1351-1418
La fine         Turin 2         1419-1672
                Douce           1422-3237c
                Strasburgo 2    1639-44 e
                                1765-1838
                Strasburgo 3    1935-2004
                Sneyd 2         2469-3294
La fine lunga                   3235-3294
D = Oxford, Bodleian Library, Douce d.6, ff.1-12 – 3/3 XIII;
  1818 vv. con la parte finale del poema (cf.TSn2Str2 e Str3)
  + Folie di Oxford;
C = Cambridge, University Library, Add. 2751 (3) un foglio
  (di guardia) con 26 vv. per parte - fine XIII, continentale;
T = Turin, Accademia delle Scienze Mazza 813/43, 2 fogli –
  II m. XIII, anglonormanno – ms. perduto, e recentemente
  ritrovato, T1 (250 vv. cf. D)
Str = Strasbourg, Bibliothèque du Séminar protestant (4 fogli
  bruciati nel 1870) – XIII – (cf. T e D)
Sneyd = Oxford, Bodleian Library, Fr. d.16, ff.4-17 (ms. detto
  “Sneyd”: 1= ff.4-10; 2 = ff.11-17) fine XII-inizio XIII
Carlisle, Cumbria Record Office: Holm Cultram Cartulary,
  s.c., ff..1, 286 – 3/3 XIII
edizione a cura di Bartina Wind (1950)
autore: si nomina alla fine del testo “Thumas
  fine ci sun escrit”; forse viveva alla corte di
  Eleonora ed Enrico II e avrebbe scritto per
  la loro corte (fin‟amor). E‟ successivo al
  Brut di Wace (1155) ma precedente al
  Cligès di Chrétien de Troyes (1176-1177).
La diffusione del testo pare limitata ai territori
  normanni e anglonormanni e
  contemporanea alla grande diffusione del
  Tristan en prose (1230-40)
caratteristiche della versione cortese:
monologhi
logica
retorica
introspezione
semplificazione
coerenza narrativa

gioco sulle coppie amur/dulur, voleir/poeir
  desir
2107 ss   Segnurs, cest cunte est mult divers
          e pur ço l’uni par mes vers
          ....
          Le milz ai dit a mun poeir
          e dit ai tute la verur
          si cum jo pramis al primur

3127      Tumas fine sun escrit
1084 ss   Hici ne sai que dire je puisse
          quel d’aus quatre a grignor angoisse,
          ne la raison dire ne sai
          por ce quë esprové ne l’ai
          la parole mettrai avant
          le jugement facent amant
          al quel estoit mieuz de l’amor
          ou sanz lui sit greignor dolur
Il testo è databile intorno agli anni 1170
   (nuove ipotesi propongono di anticiparlo
   alla metà del secolo). Tutti i frammenti
   presentano tratti dialettali anglonormanni.
Metrica: regolarità nelle rime ma poco rigore
   nel computo sillabico (di solito in presenza
   di una e atona).
Iato v.406 se le nun d’Isolt ne oüst ma v. 408
   ne l’oust Tristan en volenté
que ele / quë ele
frai / farai (autore?)
perduti i primi 3000 vv. dove si raccontava
  l‟infanzia di Tristano e le sue avventure in
  Irlanda dopo l‟uccisione del gigante
  Morhout, zio d‟Isotta. Incaricato di portare
  a Marco, re di Cornovaglia, la futura regina,
  Tristano fa la traversata con Isotta e
  Brangania. Per errore i due bevono il filtro
  d‟amore destinato dalla madre di Isotta ed
  assicurare la felicità del matrimonio.
Carlisle
Segue una lacuna di circa 4000 vv. che
  doveva raccontare le peripezie di una vita
  condotta dai due amanti al bando dalla
  società in preda alla loro passione
  irresistibile. Il testo riprende col frammento
  di Cambridge: Tristano e Isotta sono
  sorpresi dal nano Frocin che li denuncia a
  Marco ...
Cambridge: Le verger
             Entre ses bras Yseut la reine
             Bien cuidoient estre aseor.
             Sorvient i par estrange eor
             Li rois, que li nains i amene.
             Prendre le cuidoit a l‟ovraine.
             Mes, merci Deu, bien i demorerent
             Quant aus endormis les troverent.
             Li rois les voit, au naim a dit:
             “Atendés moi chi un petit;
             en cel palais la sus irai,
             De mes barons i amerrai:
             Verront com les avon trovez;
             Ardoir les frai, quant ert pruve”.
Esiliato, Tristano decide di mettere fine alla
  sua sofferenza sposando Isotta dalle
  Bianche Mani, senza comunque smettere di
  amare la “vera” Isotta: frammento Sneyd.
Sneyd 1 = Il matrimonio
           La statua di Isotta
Au. Roncaglia
fonti:
Wace, Brut, descrizione della “Tumbe Eleine”
Roman de Troie, “chambre de labastre”
automi (ad es. uccelli) anche in Eneas e
  Alexandre
 Thomas cerca effetti di concentrazione
  contemplativa e non di dispersiva curiosità:
  vere statue, immobili. Santuario di
  meditazione amorosa.
Oggetti di contemplazione e strumenti di
 evocazione sentimentale. Tommaso le ha
 fatte modellare per riconoscervi i
 personaggi e i momenti salienti della
 propria storia, per riviverne più
 intensamente il durevole significato
 sentimentale, insomma per riconoscervisi.
 E‟ una sintesi efficacissima degli episodi
 precedenti, un simbolo monumentale del
 loro persistere nell‟anima del protagonista.
 Evocazione sostitutiva del reale.
cf. anche Ovidio, Met. X, 247 ss. il ricordo di
  Pigmalione, ma in Thomas la statua d‟Isotta
  non è pretesto sensuale, bensì psicologico.
                       matière de Rome

1150 (o 1155) – 1165

Thèbes (Tebaide di Stazio)
Enéas (Eneide di Virgilio)
Benoit de Saint Maure, Troie (De excidio Troiae di Darete
Frigio + Ephemeris belli troiani di Ditti Cretese)

Piramus et Tisbé, Narcissus, Philomena (Ovidio)
                Roman de Thèbes
opera composta da un autore di Poitiers, che lavora a
  partire da un riassunto. Influenzato dall‟epica –
  arcaico per lo stile. Si ispira alla Tebaide di Stazio
  e narra in circa diecimila versi la storia della città
  di Tebe, da Edipo, parricida e incestuoso, alla lotta
  dei suoi due figli, Eteocle e Polinice, per il
  possesso della città. A Eteocle e ai Tebani si
  oppongono gli Argivi, condotti dal loro re
  Adrasto, alleato di Polinice. I due fratelli
  soccombono in un duello all‟ultimo sangue, e sarà
  Creonte a regnare su Tebe.
                     Eneas
segue la trama del suo modello, l‟Eneide
  virgiliana con importanti sviluppi e
  spostamenti. Inserisce il giudizio di Paride e
  il rapimento di Elena ad anticipare gli amori
  di Enea e Didone a Cartagine. Giunto nel
  Lazio l‟eroe lo conquista e conquista anche
  l‟amore di Lavinia, figlia del re. 2000 vv.
  dedicati alle schermaglie amorose, influsso
  Ovidiano.
                   Troie
Benoit de Sainte-Maure 1165 ca.
30.000 si svolge sotto le mura di Troia per poi
  seguire il tragico ritorno in patria dei
  principali eroi greci (Agamennone, Ulisse).
  Sviluppa il lato doloroso dell‟amore. Es.
  Achille e Polissena.
Tradizione Manoscritta dei Romanzi di Materia Antica
 Roman de Thèbes
 D Angers, B.M. 26                      Thèbes (framm.)            XII fine
C BNF, fr. 784                          Thèbes-Eneas               XIII metà
P Genève, Bod. 18                       Troie-Thèbes               XIII fine
A BNF, fr. 375                          Thèbes-Troie ecc.          XIV inizio, Arras
B BNF, fr. 60                           Thèbes-Troie-Eneas         XIV fine
S London, BL, Add. 34114                 Eneas- Thèbes ecc.                  XIV fine,
    Inghilterra
Roman d'Eneas
A Firenze, Laur., Pl. XVI.44            Eneas                      XII fine
B London, BL, Add. 14100                          Eneas
C BNF, fr. 784                          Thèbes-Eneas               XIII metà
D BNF, fr. 60                                     Thèbes-Troie-Eneas         XIV fine
E BNF, fr. 12603                        Eneas-Brut                           XIII
F BNF, fr. 1416                         Eneas-Brut                           XIII
G BNF, fr. 1450                         Troie-Eneas-Brut           XIII I metà
H Montpellier, BEM,251                  Troie-Eneas-Brut           XIII
I BNF, fr. 784                          Thèbes-Eneas               XIII metà
 Roman de Brut
 19 mss. completi + 8 frammenti (in sei casi unico testo)
 Roman de Troie
 28 mss. completi + 15 frammenti (in sedici casi unico testo)
             matière de Bretagne
temi nuovi derivati da tradizione celtica
G. Paris: conquista poetica dell‟Europa
   romanza e germanica da parte di un piccolo
   popolo che riuscì ad imporre ai suoi
   vincitori i suoi ideali e i suoi eroi
I dati celtici (avventure situate in Cornovaglia,
   Galles, meraviglioso, fate) si integrano nella
   realtà feudale e cortese
roman breton
roman arthurien (o de “la table ronde”)
                     fonti
1. fonte dotta e scritta: Geoffrey de
   Monmouth, Historia regum Britanniae
   1136: è la storia di Brutus, fondatore della
   Britannia, tradotta nel 1155 nel Brut di
   Wace.
2. fonte orale. Giullari bretoni che
   diffondevano lais e contes fondati su temi
   derivati dalla mitologia dei celti.
Storicità di Arturo? 1120-1130 scena arturiana
   sul portale della cattedrale di Modena
               Amore cortese
Espressione coniata dal medievista G. Paris
  (1880), corrisponde al medievale fin‟amors
  (amore completo, perfetto). Contro i
  costumi dell‟epoca che vedevano la donna
  come sottomessa all‟uomo, l‟amore cortese
  vede un capovolgimento dei rapporti tra i
  sessi espressi in termini feudali: la donna
  diviene la sovrana dell‟uomo che è il suo
  homme liges.
                 Chrétien de Troyes
Si nomina per intero nell‟Erec. Tracce di champenois
   nella lingua (Troyes). Formazione di “clerc”. Dimostra
   di essere stato in Inghilterra.
Ha vissuto presso la corte di Maria di Champagne (1145-
   1198) alla quale dedica Le Chevalier de la Charrete, e
   poi presso la corte di Filippo d‟Alsazia, conte di
   Fiandra dal 1168 al 1191, a cui è dedicato il suo ultimo
   romanzo, Le Conte du Graal.
Spicca senza rivali sulla scena del romanzo francese.
Comincia la sua carriera letteraria con traduzioni di
   Ovidio. Du roi Marc et d’Iseut la Blonde (perduto).
                  materia arturiana
Goffedo di Monmouth Historia regum Britanniae,
 testo storiografico, dedica molto spazio ad Artù: si
 tratta della storia dei re di Gran Bretagna dai tempi
 più antichi, quelli di un immaginario eroe
 eponimo, Brutus, fino al completo sopravvento
 degli anglosassoni, nel VII secolo. Uno spazio
 ampio è dato ad un re Arturus, che avrebbe
 governato nel V secolo, trionfando su Germani e
 Romani, ai quali ultimi avrebbe sottratto la Gallia:
 egli sarebbe divenuto il padrone di Roma senza il
 tradimento del nipote Mordredus, che gli ha
 sedotto la moglie Guennevero e lo costringe a
 tornare in Britannia. Wace è il primo a menzionare
 la tavola rotonda.
Romanzi: materia di Bretagna
Erec et Enide (1170 ca.)
Cligès (1176 ca.)
Le Chevalier de la Charrete (Lancelot)
Le Chevalier au Lion (Yvain) (1177-1181)
Le Chevalier du Graal (Perceval) 1182-1190

“il trionfo della materia di Bretagna è legato alle sue
   straordinarie possibilità di atmosfera, di mistero,
   alla sua capacità di aprirsi alle sorprese e al rischio
   dell‟esistenza e di farsi racconto” (M. Mancini)
L‟elemento essenziale della vita poetica del
  Celta è l‟avventura, come ricerca
  dell‟ignoto, come corsa senza fine dietro
  l‟oggetto sempre in fuga dal desiderio

Ernest Renan
                 Erec et Enide

tema della sovranità e del matrimonio
I parte    molt estoient igal e per
           de corteisie et de biauté
           et de grant debonereté
....       Mes tant l‟ama Erec d‟amors,
           que d‟armes mes ne li chaloit
fame et amie
Amie et Chevalerie
Il m‟ainme molt, et je lui plus,
Tant qu‟amors ne puet estre grandre.
Onques ancor ne me soi frandre
De lui amer, ne je ne doi:
Voir, mes sires est filz de roi,
Et si me prist et povre et nue;
Par lui m‟est tex enors creüe
Qu‟ainz a nule desconseilliee
Ne fu si granz apareilliee.
Et s‟il vos plest, jel vos dirai,
Si que de rien n‟an mantirai,
Comant je ving a tel hautesce
(6254-6265)
Trop ai menee ceste vie,
Je n‟aim mie la compagignie
Mon seignor, ja n‟an quier mantir.
Je vos voldroie ja santir
An un lit certes nu a nu.
…
Bien sot par parole enivrer
Bricon, des qu‟ele i met l‟antante:
Mialz es asez qu‟ele li mante,
Ques ses sire fust depeciez.
(3390-3413)
Ansamble jurent an un lit,
Et li uns l‟autre acole et beise:
Riens nule n‟est qui tant lor pleise.
Tant ont eü mal et enui,
Il por li et ele por lui,
C‟or ont feite lor penitance.
Li uns ancontre l‟autre tance
Comant il li puise pleisir:
Del sorplus me doi bien teisir.
Or ont lor dolor obliee
Et lor grant amor afermee,
Que petit mes lor an sovient.
(vv.5200-5211)
                     Cligés

risposta per le rime al mito di Tristano
rovesciamento dei nodi cruciali della storia:
1. abolisce la divisione tra cuore e corpo
2. disinnesca la maledizione della fine
    tragica

Filtro: preserva Fenice da ogni rapporto col
    marito (possesso immaginario)/simula la
    morte (giardino fuori dal mondo)
Mialz voldroie etsre desmanbree
Que de nos deus fust remanbree
L‟amors d‟Ysolt et de Tristan,
Don mainte folie dit an,
Et honte en est a reconter.
Ja ne m‟i porrai acorder
A la vie qu‟Isolz mena.
Amors en li trop vilena,
Que ses cuers fu a un entiers,
Et ses cors fu a deus rentiers.
Ensi tote sa vie usa
N‟onques les deus ne refusa.
(vv. 3105-3116)
Ne dirai pas com il dïent
Qui an un cors deus cuers alïent,
Qu‟il n‟est voirs, n‟estre ne le sanble
Qu‟an cors ait deus cuers ansanble;
Et s‟il pooient assanbler,                vv.2783-2805
Ne porroit il voir resanbler.
Mes s‟il vos pleisoit a entandre,
Bien vos ferai le voir antandre,
Comant dui cuer a un se tienent,
Sanz ce qu‟ansamble ne parvienent.
Seul de tant se tienent a un
Que la volonté de chascun
De l‟un a l‟autre s‟an trespasse. …
Bien pueent lor voloir estre uns,
Et s‟adés son cuer chascuns,
Ausi com maint home divers
Pueent an chançons et an vers
Chanter a une concordance.
         Chevalier de la Charrete (6150-)

Lancillotto, perfetto amante, assoluta
  sottomissione alla dama. Rapporti col
  Tristan. Motivo della quête (ricerca della
  regina rapita: mito celtico), ricercata da
  Keu, Galvano, un misterioso cavaliere
  (=Lancillotto).
Tantost a sa voie tenue
Li chevaliers que il n‟i monte;
Mar le fist et mar en ot honte
Que maintenant sus ne sailli,
Qu‟il s‟an tendra por mal bailli:
Mes Reisons, qui d‟Amors se part,     vv. 360-377
Li dit que del monter se gart,
Si le chastie et si l‟anseigne
Que rien ne face ne anpreigne
Dom il ait honte ne reproche.
N‟est pas el cuer, mes an la boche,
Reisons qui ce dire li ose;
Mes Amors est el cuer anclose
Qui li comande et semont
Que tost an la charrete mont.
Amors le vialt et il i saut,
Que de la honte ne li chaut
Puis qu‟Amors le comande et vialt.
A tant s‟an va chascun par lui:
E cil de la charrete panse
Con cil qui forse ne deffanse
N‟a vers Amors qui le justise;
Et ses pansers est de tel guise
Que lui meïsmes en oblie,
Ne set s‟il est armez ou non,
Ne set ou va, ne set dont vient;
De ren nule ne li sovient
Fors d‟une seule, et por celi
A mis les autres en obli;
A cele seule panse tant
Qu‟il n‟ot, ne voit, ne rien n‟antant.
(v. 710-724)
              Chevalier au Lion


intrecciato al precedente, scritto
   parallelamente.
Galvano scompare dopo il v.2804.
I parte del romanzo: foresta di Broceliande
   (Fontana magica). Laudine. Amore / Odio.
Et mes sire Gauvain, chaeles,
Li frans, li dolz, ou ert il donques?
[…]
Mes la reïne en a menee
Uns chevaliers, ce me dit an,
Don li rois fist que fors del san,
Quant aprés li l‟en envoia;
Et Kex, ce cuit, la convoia
Jusqu‟au chevalier qui l‟en mainne;
S‟an est or entrez an grant painne
Mes sire Gauvains qui la quiert.
Ja mes nul jor a sejor n‟iert
Jusque tant qu‟il l‟avra trovee.
(vv.3692-3709)
et tret d‟un conte d‟aventure
une molte bele conjointure =
ciò che assicura coerenza e unità interna del
   soggetto, architettura del romanzo, vita della
   storia.
Prologo del Chevalier de la Charrete: matière
   (=argomento) et sanz (interpretazione =
   personalità dello scrittore)
I avventura = felicità amorosa
II crisi
III attraverso una serie di avventure l‟eroe si
   trasforma acquistando una più autentica coscienza
   di sé (fine con conciliazione)
avventura nel senso di prova che permette
  all‟eroe di uscire da sé stesso per ritrovarsi e
  di ricostruire l‟ordine del mondo.
avventura individuale > ritorno alla corte
in Lancillotto ed Yvain, due ricerche parallele.

Conte du Graal : romanzo doppio (Galvano e
 Perceval).

				
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