Campania_ proposta di legge a tutela minoranze Rom

					Campania: proposta di legge a tutela minoranze Rom

La Regione Campania, che non ha una normativa a tutela delle
minoranze Rom, Sinte e Camminanti, sopperisce a questa mancanza
con due proposte di legge che saranno confrontate ed integrate dalle
associazioni del territorio in un percorso di democrazia partecipativa
che mette in primo piano i soggetti interessati. Le proposte di legge
sono state presentate il 19 giugno, presso la sede del Consiglio
Regionale della Campania, da Luisa Bossa (Ds), presidente della
Commissione regionale Istruzione, Cultura e Politiche sociali e da
Antonella Cammardella (Prc) componente della Commissione. ―Ci
siamo recati in visita presso un campo nomade della Campania — ha
spiegato Bossa — e siamo stati profondamente colpiti dalle condizioni
di vita di estremo degrado in cui sono costrette queste popolazioni. La
Regione Campania è una delle poche in Italia che non ha una legge
che disciplina l’accoglienza delle popolazioni nomadi, una lacuna che
con questa proposta di legge tentiamo di colmare al fine di garantire a
queste popolazioni una condizione dignitosa‖.
 Le proposte, iscritte a
registro col numero 168 (Bossa) e col numero 171 (Cammardella),
saranno portate in VI Commissione entro la settimana prossima. Il
percorso legislativo prevede l’audizione ufficiale di tutte le associazioni
e soggetti interessati fino ad elaborare un testo unico di sintesi.
 
 La
proposta di una legge regionale specifica per il popolo rom, sinti e
camminante nasce dall'esigenza sempre più avvertita di uno
strumento condiviso di pianificazione degli interventi per l'accoglienza
e l'integrazione nella società campana di questa minoranza da sempre
oppressa e perseguitata per motivi razziali e ancora non riconosciuta
giuridicamente dallo stato italiano.
 E’ opportuno segnalare che a
livello europeo è in vigore la Convenzione Europea di Stabilimento,
stipulata a Parigi nel dicembre 1955 e ratificata in Italia con legge 23
febbraio 1961 n.277, che prevede la concessione del soggiorno
illimitato e della cittadinanza per le persone che dimostrino di
essere sul territorio per molti anni, di essere radicate e di non avere
legami in atto con altri paesi.
 Il Parlamento Europeo ed il
Consiglio d’Europa individuano precise tipologie di interventi a favore
delle popolazioni rom e sinti al fine di salvaguardarne l’identità etnica
e culturale e facilitarne l’inserimento nella comunità regionale di
riferimento: a partire dalla Risoluzione 125 del 1981, in particolare
con la Convenzione quadro sulle minoranze nazionali del 1995, la
raccomandazione n. 1557 del 2002 e la risoluzione del 28 aprile
2005.
 Ma la minoranza Rom continua a non essere riconosciuta dallo
stato italiano. Nel corso della XIV legislatura sono stati depositati
cinque progetti di legge per il riconoscimento e la tutela delle
popolazioni Rom e Sinti, tuttavia al momento, per queste minoranze
manca una specifica legge di tutela. Pertanto l’unica normativa di
riferimento risulta essere quella riguardante gli stranieri non
comunitari.
 C’è un debito di memoria e di attenzione verso il
genocidio di questo popolo che neppure il processo di Norimberga
contro i crimini nazisti ha concorso a ridurre, perché nella sentenza di
quello storico processo, un solo piccolo e superficiale capitolo è
dedicato allo sterminio di sinti e rom. In realtà, la persecuzione
nazista di questo popolo in Europa registra più di un precedente
storico. Basta ricordare che nel 1498 la Dieta di Augusta stabilì
l’impunità per chiunque arrecasse danni a sinti e rom, ‖Wer zigeuner
schadight, frewelt nicht‖ (chi danneggia gli zingari non commette
reato), o che nel 1558 la Serenissima Repubblica di Venezia stabilì
che chi consegnava alle autorità uno zingaro riceveva 10 ducati e che
gli eventuali uccisori di zingari ―non abbiano a incorrere in alcuna
pena‖. Il dopoguerra se ha segnato la fine delle persecuzioni, non ha
certo posto fine alle discriminazioni nei confronti di sinti e rom. Infatti,
fino al 1961 non si è prodotto il riconoscimento dei risarcimenti per le
persecuzioni razziali patite ed ancora nel 1994 il Parlamento Europeo
invitava il Governo Tedesco ad avviare azioni risarcitorie nei loro
confronti.
 Oggi gli zingari sono stati riconosciuti dall’ONU, dove
hanno un loro rappresentante, ed i loro diritti sono anche sanciti dalle
risoluzioni nr. 463 del 1969 e nr. 12 del 1975 del Consiglio d’Europa
di Strasburgo. Appare opportuno segnalare che una sezione del
rapporto del Commissario Europeo per i diritti Umani del giugno 2005
è dedicata alla comunità Rom in Italia. In essa si fa riferimento alla
legge ―sulla tutela delle minoranze linguistiche storiche‖ del 1999
adottata in attuazione dell’art.6 della Costituzione ed al fatto che i
Rom ―sono stati esclusi dai vantaggi di tale legge, per il fatto che
questo gruppo non è legato ad un territorio determinato‖.
 Una
comunità composta da circa 120.000 persone, concentrate
essenzialmente nel centro e nel sud del paese. Alcune stime
individuano tra i 60.000 ed i 90.000 Rom italiani e tra i 45.000 ed i
70.000 i Rom stranieri (nati al di fuori dell’Italia o in Italia da genitori
non italiani ed originari prevalentemente dei Balcani).
 Alla luce di
quanto premesso, la presente iniziativa legislativa si propone,
nell’ambito della competenza regionale, di stabilire norme certe per la
salvaguardia della identità dei popoli nomadi, 
 di favorire la
comunicazione tra culture diverse, garantire il diritto al nomadismo,
alla sosta ed alla stanzialità agevolando la fruizione e l’accesso ai
servizi socio- sanitari, educativi e culturali.
 Le difficilissime condizioni
socio-abitative dei Rom oggi in Campania e in Italia, dovute alla
ghettizzazione, alla marginalizzazione sociale e alla discriminazione
sono da ascrivere senza dubbio anche alla mancanza di una seria
politica di accoglienza, che potrebbe contribuire a prevenire la
devianza sociale e l'isolamento e anzi a favorire l'integrazione
abitativa,       lavorativa,       scolastica,       socio-sanitaria       e
culturale.
 
 
 _________Regione           Campania_________            VIII
LEGISLATURA___           
 
 Proposta        di      Legge        Regionale
n.168
 “INTERVENTI           A      TUTELA       DELLE       MINORANZE
NOMADI”
 
 Ad iniziativa del Consigliere Luisa Bossa, Ds.
 Registro
Generale n. 168
 
 Premessa
 Nel quadro della normativa europea,
numerosi e reiterati sono i provvedimenti sia espressamente riferiti
alla popolazione Rom e Sinti che riguardanti indirettamente tale
minoranza, specie in materia di discriminazione.
 
 Consiglio d’Europa
– raccomandazioni e risoluzioni –
 - Risoluzione 125 del 1981, ―sul
ruolo e la responsabilità delle collettività locali e regionali di fronte ai
problemi culturali e sociali delle popolazioni di origine nomade‖;
 -
Risoluzione 249 del 1993, ―gli zingari in Europa: ruolo e responsabilità
delle autorità locali e regionali‖;
 
 Assemblea Consultiva del
Consiglio d’Europa –
 - Raccomandazione 563 del 1969, relativa alla
―situazione degli zingari e altri nomadi in tutta 
 Europa‖, che invita a
fornire non solo terreni attrezzati per i nomadi, ma anche
insediamenti stabili per chi li richiedesse.
 
 Comitato dei Ministri del
Consiglio d’Europa –
 - Convenzione quadro per la protezione delle
minoranze del 1994, entrata in vigore in Italia il 1° marzo
1998.
 
 Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa –
 -
Raccomandazione 1203 del 1993, sulla tutela delle minoranze nomadi
in Europa, che riconosce come la loro lingua, musica e artigianato
siano parte del quadro delle diversità culturali che compongono
l’Europa.
 
 Consiglio dell’Unione Europea –
 - Direttiva 2000/43 del
29 giugno,‖che attua il principio della parità di trattamento tra le
persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica‖;
 -
Direttiva 2000/78 del 27 novembre, ―che stabilisce un quadro
generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di
condizioni del lavoro‖;
 - Decisione 2000/750 del 2000, ―che istituisce
un     programma      d’azione     comunitario      per   combattere      le
discriminazioni‖.
 
 E’ opportuno segnalare che a livello europeo è in
vigore la Convenzione Europea di Stabilimento, stipulata a Parigi nel
dicembre 1955 e ratificata in Italia con legge 23 febbraio 1961 n.277,
che prevede la concessione del soggiorno illimitato e della
cittadinanza per le persone che dimostrino di essere sul territorio per
molti anni, di essere radicate e di non avere legami in atto con altri
paesi.
 
 In Italia, nessuno dei numerosi progetti di legge presentati
al Parlamento dal 1948 è mai stato approvato. Nel corso della XIV
legislatura sono stati depositati cinque progetti di legge per il
riconoscimento e la tutela delle popolazioni Rom e Sinti, tuttavia al
momento, per queste minoranze manca una specifica legge di tutela.
Pertanto l’unica normativa di riferimento risulta essere quella
riguardante gli stranieri non comunitari.
 Sul versante legislativo
regionale, invece, si registra un significativo sforzo di ottemperanza
alle numerose sollecitazioni contenute nella normativa comunitaria in
tema di tutela delle minoranze Rom e Sinti.
 
 Risultano essere,
infatti, undici le Regioni che, a far data dagli anni ottanta, hanno
adottato una legge relativa alle popolazioni nomadi. Esse sono: Emilia
Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche,
Piemonte, Sardegna, Toscana, Umbria e Veneto; cui deve aggiungersi
la Provincia Autonoma di Trento.
 Le normative citate individuano
precise tipologie di interventi a favore delle popolazioni rom e sinti al
fine di salvaguardarne l’identità etnica e culturale e facilitarne
l’inserimento nella comunità regionale di riferimento.
 Gli zingari,
come osservato dal prof. G Castaldi dell’università Orientale di Napoli,
―costituiscono uno dei rari gruppi etnici che, proprio per le sue
caratteristiche culturali, non ha mai reclamato la sovranità su un
territorio, né ha mai fatto o minacciato di fare, collettivamente ricorso
alla forza per difendere la propria causa‖. 
 Porrajimos è termine Rom
che possiamo tradurre come: divoramento. Forse pochi sanno che
questa parola è l’equivalente dell’ebraico shoà.
 La storiografia dello
sterminio calcola che siano stati circa 500.000 gli zingari ―divorati‖
dalla follia nazista ed usati come cavie per orribili sperimentazioni
parascientifiche e pratiche di sterilizzazione forzata.
 C’è un debito di
memoria e di attenzione verso il genocidio di questo popolo che
neppure il processo di Norimberga contro i crimini nazisti ha concorso
a ridurre, se è vero che nella sentenza di quello storico processo, un
solo piccolo e superficiale capitolo è dedicato allo sterminio di sinti e
rom. In realtà, la persecuzione nazista di questo popolo in Europa
registra più di un precedente storico.
 Basta ricordare che nel 1498 la
Dieta di Augusta stabilì l’impunità per chiunque arrecasse danni a sinti
e rom,‖Wer zigeuner schadight, frewelt nicht‖(chi danneggia gli
zingari non commette reato), o che nel 1558 la Serenissima
Repubblica di Venezia stabilì che chi consegnava alle autorità uno
zingaro riceveva 10 ducati e che gli eventuali uccisori di zingari ―non
abbiano a incorrere in alcuna pena‖.
 Il dopoguerra se ha segnato la
fine delle persecuzioni, non ha certo posto fine alle discriminazioni nei
confronti di sinti e rom.
 Infatti, fino al 1961 non si è prodotto il
riconoscimento dei risarcimenti per le persecuzioni razziali patite ed
ancora nel 1994 il Parlamento Europeo invitava il Governo Tedesco ad
avviare azioni risarcitorie nei loro confronti.
 Fino al 1970, nella
civilissima Svizzera bambini zingari sono stati sistematicamente
sottratti alle loro famiglie ed istituzionalizzati o dati in adozione.
 Oggi
gli zingari sono stati riconosciuti dall’ONU, dove hanno un loro
rappresentante, ed i loro diritti sono anche sanciti dalle risoluzioni nr.
463 del 1969 e nr. 12 del 1975 del Consiglio d’Europa di
Strasburgo.
 Appare opportuno segnalare che una sezione del
rapporto del Commissario Europeo per i diritti Umani del giugno 2005
è dedicata alla comunità Rom in Italia.
 In essa si fa riferimento alla
legge ―sulla tutela delle minoranze linguistiche storiche‖ del 1999
adottata in attuazione dell’art.6 della Costituzione ed al fatto che i
Rom ― sono stati esclusi dai vantaggi di tale legge, per il fatto che
questo gruppo non è legato ad un territorio determinato‖.
 La
relazione sottolinea che non esiste ―uno status specifico per loro, nella
legislazione italiana‖ e stigmatizza l’assenza di una politica globale che
tenga conto dei problemi di questa comunità.
 Una comunità
composta da circa 120.000 persone, concentrate essenzialmente nel
centro e nel sud del paese. Alcune stime individuano tra i 60.000 ed i
90.000 Rom italiani e tra i 45.000 ed i 70.000 Stranieri ( nati al di
fuori dell’Italia o in Italia da genitori non italiani ed originari
prevalentemente dei Balcani).
 Il Commissario Europeo, sulla scorta
di tali elementi mette a nudo il pregiudizio corrente che equipara
zingari a stranieri, mentre grossa parte di tale comunità risulta essere
italiana.
 Tra i Rom Italiani, circa 40.000 sono sedentarizzati, mentre
la parte restante ha una vita nomade. E’ appena il caso di segnalare
che un ricorso collettivo relativo all’accesso all’allogio per i Rom in
Italia, è stato recentemente dichiarato ricevibile dal Comitato Europeo
dei diritti sociali (Caso nr.27/2004, dichiarato ricevibile il
6.12.2004).
 
 Alla luce di quanto premesso, la presente iniziativa
legislativa si propone, nell’ambito della competenza regionale, di
stabilire norme certe per la salvaguardia della identità dei popoli
nomadi, 
 di favorire la comunicazione tra culture diverse, garantire il
diritto al nomadismo, alla sosta ed alla stanzialità agevolando la
fruizione e l’accesso ai servizi socio- sanitari, educativi e culturali.
 La
conclusione di questa breve relazione introduttiva è preferibile
affidarla alle parole dello scrittore tedesco, premio nobel per la
letteratura, Gunther Grass:
 ―Quando Heinrich Boll fu sepolto c’era
un’orchestrina di zingari che conduceva i portatori della sua bara. Era
stato un suo desiderio. Lasciate che un milione di Rom e Sinti vivano
tra noi. Ne abbiamo bisogno. Potrebbero aiutarci a scompigliare un
po’ del nostro ordine rigido. Potrebbero insegnarci quanto prive di
significato siano le frontiere; incuranti dei confini i Rom e i Sinti sono
di casa in tutta Europa. Sono ciò che noi proclamiamo di voler
essere:cittadini d’Europa.
 Forse ci servono proprio coloro che
temiamo tanto‖.
 
 
 -------ARTICOLI DI LEGGE-------
 
 Articolo
1
 Tutela delle minoranze nomadi
 
 1. La Regione Campania, con la
presente legge, nell’ambito delle attività di tutela delle minoranze
etniche, detta norme finalizzate alla salvaguardia dell’identità etnica e
culturale delle minoranze nomadi al fine di agevolare la loro
progressiva integrazione nella comunità regionale.
 2. La Regione
Campania riconosce parimenti alle minoranze nomadi sia il diritto al
nomadismo che alla stanzialità, proponendosi di rispettare e garantire
le libere scelte derivanti da queste due possibili opzioni.
 3. Ai fini
della presente legge il termine nomade si intende comprensivo di tutti
i gruppi Rom e Sinti comunemente denominati ―zingari‖.
 
 Articolo
2
 Destinatari degli interventi
 
 1. Per assicurare alle minoranze
nomadi l’esercizio del diritto al nomadismo ed alla stanzialità
all’interno del proprio territorio, la Regione eroga finanziamenti
finalizzati all’attuazione della presente legge.
 2. Destinatari di detti
finanziamenti sono i comuni singoli o associati, gli organismi di
gestione permanente di interventi e servizi sociali da essi individuati,
le comunità montane, in relazione agli interventi da realizzare nei
territori di competenza, gli enti, le associazioni, gli organismi pubblici
e privati operanti con il pieno coinvolgimento delle comunità nomadi,
per l’attuazione di progetti di formazione professionale, culturale,
educativa, attuazione del diritto allo studio e valorizzazione di attività
lavorative tipiche di carattere artigianale.
 
 Articolo 3
 Aree
attrezzate per la residenza
 
 1. I comuni singoli o associati e le
comunità montane provvedono alla realizzazione di aree di sosta
attrezzate per le famiglie nomadi che già risiedono o intendono
stabilirsi nel proprio territorio.
 2. Le aree attrezzate per la residenza,
non inferiori a 2000 metri quadri, comprendono un numero massimo
di sedici piazzole di superficie utile minima per nucleo familiare di 120
metri quadri. Dette aree sono dotate delle seguenti attrezzature
base:
 a) due blocchi di servizi igienici, docce, fontane e lavatoi,
collegati alla rete fognaria e idrica;
 b) illuminazione collegata alla
rete pubblica;
 c) predisposizione per allacciamento elettrico ad uso
privato per abitazioni mobili; 
 d) struttura coperta polivalente;
 e)
contenitori per i rifiuti solidi urbani, idoneamente collocati per il
prelievo operato dal servizio pubblico;
 f) area giochi attrezzata per i
bambini. 
 3. L’ubicazione delle aree attrezzate è prevista evitando
emarginazione dal contesto urbano e tale da facilitare l’accesso ai
servizi pubblici e la partecipazione dei residenti alla vita sociale.
 4.
Le aree attrezzate e la capacità ricettiva residenziale sono definite nel
piano regolatore generale comunale.
 5. I comuni, sul cui territorio
sono già presenti aree di sosta attrezzate per le minoranze nomadi,
possono presentare domanda alla Regione per accedere ai contributi
previsti dalla presente legge e finalizzati all’adeguamento delle stesse
agli standard individuati dal presente articolo;
 6. Le aree attrezzate
per la residenza possono essere ricomprese nei piani di zona per
l’edilizia economica popolare ai sensi della legge 18 aprile 1962,
n.167. In tal caso i finanziamenti previsti dalla presente legge
possono essere ricompresi, fatte salve le finalità della loro specifica
destinazione, nel piano finanziario del programma di edilizia
economica popolare convenzionata o sovvenzionata. In tale
eventualità, la capacità insediativa residenziale di dette aree è
ricompresa nella determinazione del fabbisogno insediativo del
comune.
 
 Articolo 4
 Regolamentazione per il funzionamento delle
aree attrezzate
 
 1. Il coordinamento, la gestione e la manutenzione
di dette aree, sono attuati in base a specifici regolamenti comunali,
redatti con il coinvolgimento degli utenti e delle loro associazioni di
rappresentanza. Tali regolamenti altresì prevedono forme di
autogestione delle aree attrezzate, le modalità di registrazione dei
nomadi che intendono fissare la propria dimora in esse e le modalità
del concorso degli utenti alle spese di funzionamento e di consumo
energetico.
 2. I contributi versati per le spese di funzionamento sono
utilizzati per la gestione e manutenzione ordinaria delle aree
medesime.
 3. L’azienda sanitaria lodale - ASL -, competente per
territorio, garantisce regolare assistenza sanitaria nonché attiva
idonee misure di medicina preventiva ed interventi di educazione
igienico sanitaria.
 4. Le indicazioni ed i regolamenti affissi all’interno
delle aree sono redatti anche in lingua romanes e/o nelle lingue
parlate dai gruppi presenti.
 
 Articolo 5
 Abitazioni stabili
 
 1. Al
fine di favorire l’accesso alla casa da parte di famiglie nomadi che
intendono scegliere la vita sedentaria, i comuni singoli o associati e le
comunità montane adottano le idonee iniziative in tema di edilizia
sovvenzionata e di assegnazione di alloggi di edilizia popolare in base
alla legislazione vigente ed alle misure e interventi previsti dal Fondo
sociale europeo, come previsto dal Fondo di ristabilimento del
Consiglio d’Europa.
 2. La Giunta regionale, entro 120 giorni
dall’entrata in vigore della presente legge definisce, con propria
delibera, le modalità con cui rendere effettivo l’accesso alla casa dei
nomadi che optano per la stanzialità.
 
 Articolo 6
 Aree di
transito
 
 1. Le aree di transito sono realizzate dai comuni capoluogo
di provincia e dai comuni interessati. Esse sono costituite da un
massimo di 10 piazzole, dotate di servizi tecnologici essenziali e
classificate come‖zona per attrezzature speciali ad uso pubblico‖.
 2.
La permanenza nell’area di transito non può di norma superare le
quarantotto ore fatti salvi i casi di ricovero ospedaliero di un membro
della famiglia o accertate ragioni di forza maggiore.
 3. Le modalità di
funzionamento di queste aree sono stabilite dagli specifici regolamenti
comunali.
 
 Articolo 7
 Formazione professionale e diritto allo
studio
 
 1. I comuni singoli e associati e le comunità montane,
autonomamente e in attuazione della programmazione regionale,
favoriscono, per il tramite dei propri servizi sociali, l’accesso e la
frequenza dei bambini nomadi al sistema scolastico ed agevolano
l’istruzione permanente degli adulti.
 2. Gli stessi enti locali e gli enti
gestori di attività regionali di formazione promuovono iniziative di
formazione, aventi per contenuto sia forme di lavoro e di artigianato
tipiche delle minoranze nomadi che nuove attività in linea con le
attitudini delle stesse.
 
 Articolo 8
 Interscambio culturale
 
 1. La
Regione al fine di preservare il patrimonio culturale delle minoranze
nomadi,      promuove        e
 sostiene,     nell’ambito    della    propria
programmazione di settore, azioni e progetti tesi a:
 a) conservarne
la lingua, la storia i costumi e le tradizioni;
 b) sostenere l’artigianato
ed il commercio di prodotti tipici delle culture nomadi;
 c)
salvaguardare e far conoscere le loro manifestazioni tra-
dizionali.
 
 Articolo 9
 Comitato regionale per la tutela delle
popolazioni nomadi
 
 1. E’ istituito il comitato consultivo regionale
per le attività a sostegno delle minoranze nomadi. Esso risulta così
composto:
 a) tre membri designati dall’associazione nazionale
comuni italiani -ANCI - individuati tra i comuni della Regione in cui la
con-centrazione       di    minoranze      nomadi      assume      particolare
rilevanza;
 b) due membri designati dall’unione delle province d’Italia
– UPI - , in rappresentanza delle Province della Regione;
 c) cinque
membri designati dalle sezioni provinciali dell’opera nomadi, dei quali
tre nomadi.
 2. Il comitato è presieduto dall’assessore alle politiche
sociali, cui compete l’onere della relazione annuale al Consiglio sullo
stato di attuazione della presente legge.
 3. Il comitato esprime
pareri consultivi e di orientamento sugli atti amministrativi rilevantii,
adottati in attuazione della presente legge, in particolare, sul piano
triennale per la localizzazione delle aree assegnate alle minoranze
nomadi della Campania.
 
 Articolo 10
 Piano triennale
 
 1. La
Giunta regionale sulla base delle istanze presentate dai comuni singoli
o associati, propone al Consiglio il piano triennale per la localizzazione
delle aree assegnate alle minoranze nomadi, propedeutico alla
erogazione dei contributi.
 2. Detti contributi, secondo i criteri stabiliti
dal piano, sono concessi: 
 a) per l’acquisto delle aree nell’ordine del
60     per    cento    della    spesa    ritenuta    ammissibile;
 b)      per
l’infrastrutturazione delle stesse fino al 50 per cento della spesa
ritenuta ammissibile;
 c) per la gestione fino al 30 per cento della
spesa ritenuta ammissibile.
 
 Articolo 11
 Norma finanziaria
 
 1.
Agli oneri derivanti dall’applicazione della presente legge si fa fronte
con l’istituzione di apposito capitolo di bilancio denominato:
―Interventi a sostegno delle minoranze nomadi‖.
 
 Articolo
12
 Dichiarazione d’urgenza
 
 1. La presente legge è dichiarata
urgente, ai sensi e per gli effetti degli articoli 43 e 45 dello Statuto
regionale, ed entra in vigore il giorno successivo alla sua
pubblicazione       sul       Bollettino     Ufficiale     della     Regione
Campania.
 
 
 _________Regione              Campania_________            VIII
LEGISLATURA___
 
 Proposta                di       Legge         Regionale
n.171
 “INTERVENTI A FAVORE DEI POPOLI ROM, SINTI E
CAMMI-NANTI”
 
 ad iniziativa dei Consiglieri regionali del
PRC:
 Antonella         Cammardella,         Vito     Nocera,      Gerardo
Rosania.
 Registro Generale n. 171
 
 Premessa
 La proposta di
una legge regionale specifica per il popolo rom, sinti e camminante
nasce dall'esigenza sempre più avvertita da più parti di uno strumento
condiviso di pianificazione degli interventi per l'accoglienza e
l'integrazione nella società campana di questa minoranza da sempre
oppressa e perseguitata per motivi razziali e ancora non riconosciuta
giuridicamente dallo stato italiano, contrariamente a quanto espresso
e raccomandato dal Parlamento Europeo e dal Consiglio d'Europa (in
particolare, la Convenzione quadro sulle minoranze nazionali del
1995, la raccomandazione n. 1557 del 2002 e la risoluzione del 28
aprile 2005). Le difficilissime condizioni socio-abitative dei Rom oggi
in Campania e in Italia, dovute alla ghettizzazione, alla margi-
nalizzazione sociale e alla discriminazione sono da ascrivere senza
dubbio anche alla mancanza di una seria politica di accoglienza, che
potrebbe contribuire a prevenire la devianza sociale e l'isolamento e
anzi a favorire l'inclusione e l'integrazione abitativa, lavorativa,
scolastica, socio-sanitaria e culturale. Gli interventi messi in campo
attualmente dalle istituzioni, unicamente affidati a logiche di tipo
estemporaneo e per lo più legate a situazioni emergenziali, non
producono infatti ricadute positive di tipo strutturale, ma spesso
comportano, invece, un consistente dispendio di risorse. La presente
legge contribuirebbe appunto a evitare questo tipo di inconveniente,
attraverso una programmazione concordata, a livello istituzionale e di
società civile, degli interventi. 
 
 Art. 1 
 (Finalità e definizione)

 
 1. La presente legge detta norme per la salvaguardia e lo sviluppo
dell'identità e della cultura dei popoli rom, sinti e camminanti al fine di
favorirne la relazione e la libera inclusione sociale, di garantire il
diritto al nomadismo, al libero esercizio del culto, alla sosta e alla
stanzialità all'interno del territorio regionale, nonché di garantire
l'accesso e la fruizione dei servizi socio-sanitari, scolastici educativi e
culturali.
 
 2.     La    Regione     promuove,       nell'ambito    della
programmazione regionale, idonee iniziative di orientamento, di
formazione professionale e di aiuto all'occupazione, nonché azioni sul
piano educativo e culturale volte alla conservazione e alla tutela sia
della lingua che delle tradizione dei popoli rom, sinti e camminanti.
Promuove altresì ogni azione utile svolta da parte di soggetti, enti
pubblici e privati e formazioni sociali, di assistenza e di volontariato
finalizzata alla garanzia e al raggiungimento degli obiettivi di cui al co.
1 del presente articolo.
 
 3. Ai fini della presente legge per popoli
rom sono intesi tutti i gruppi comunemente denominati "nomadi" e
comprendenti i rom propriamente detti, i sinti e i camminanti, sia
italiani che stranieri.
 
 Art. 2
 (interventi per la residenza e
l'inserimento abitativo)
 
 1. Gli interventi per la residenza e
l'inserimento abitativo previsti dalla presente legge sono: a) aree
attrezzate per la residenza con i requisiti indicati negli artt. 3 e 4; b)
interventi di recupero abitativo di edifici pubblici e privati previsti
dall'art. 5; c) l'utilizzo degli alloggi sociali come previsti dalla Legge 6
marzo 1998 n. 40 "Disciplina dell'Immigrazione e norme sulla
condizione dello straniero"; d) il sostegno e la messa a norma e/o la
manutenzione straordinaria di strutture abitative autonomamente
reperite o realizzate da gruppi rom, sinti e camminanti; e) la
realizzazione di spazi di servizio per attività lavorative di carattere
artigianale.
 
 2. Gli interventi di cui al comma 1 sono predisposti nel
rispetto della struttura sociale e degli stili di vita dei gruppi, attraverso
forme      di   partecipazione       e    coinvolgimento     delle    famiglie
interessate.
 
 Art. 3
 (Aree attrezzate per la residenza)
 
 1. Le
aree attrezzate per la residenza sono destinate ad accogliere le
famiglie rom, sinti e camminanti che preferibilmente già risiedono sul
territorio comunale. Le aree attrezzate sono destinate essenzialmente
ad accogliere famiglie allargate o più nuclei familiari legati da vincoli
di parentela, di affinità o di mutualità.
 
 2. Le aree attrezzate per la
residenza sono dimensionate e localizzate secondo i seguenti criteri:
a) rispondenza ad una capacità ricettiva preferibilmente non superiore
alle cento persone; b) collocazione delle aree attrezzate,
preferibilmente su terreni di proprietà comunale o di altri enti pubblici,
al fine di contenere i costi e accelerare la realizzazione delle opere; c)
la localizzazione deve garantire l'inserimento in contesti di vita attiva
dotati degli elementi essenziali per rendere l'esistenza quotidiana
degli abitanti organizzata e interrelata con il tessuto sociale
circostante, con l'organizzazione dei servizi socio-sanitari di zona e
con la rete degli istituti scolastici.
 
 3. Le aree attrezzate per la
residenza, in ragione delle famiglie destinatarie, del loro stile di vita,
delle risorse disponibili, del contesto urbano, possono essere
composte da strutture abitative integrate in uno spazio comune o da
attrezzature fisse di servizio a roulotte, case mobili e strutture
prefabbricate.
 
 4. Le aree attrezzate sono realizzate su progetto
secondo le indicazioni ed i requisiti previsti dall'art. 4.
 
 5. Le aree
attrezzate per la residenza sono individuate nel piano urbanistico
comunale e possono essere classificate, a seconda del prevalente
carattere, come residenziali B oppure C, ovvero come zona F, ai sensi
del d.m. 2 aprile 1968, n.1444. I criteri per l'individuazione e la
progettazione delle aree attrezzate vanno disciplinati con apposito
regolamento comunale.
 
 6. Le aree attrezzate per la residenza
possono essere ricomprese nei piani di zona per l'edilizia economica
popolare di cui alla legge 18 aprile 1962, n.167 "Disposizioni per
favorire l'acquisizione di aree fabbricabili per l'edilizia economica e
popolare". In tal caso i finanziamenti previsti dalla presente legge
possono essere ricompresi, fatte salve le finalità della loro specifica
destinazione, nel piano finanziario del programma di edilizia
economica convenzionata o sovvenzionata. In questa eventualità, la
popolazione da accogliere in dette aree é ricompresa nella
determinazione        del     fabbisogno      insediativo       residenziale
comunale.
 
 7. Eventuali aree confiscate alla criminalità organizzata
possono essere destinate alla creazione di aree attrezzate per i popoli
rom, sinti e camminanti, previa concertazione con gli Uffici tecnici
della Regione e degli Enti locali predisposti e secondo la vigente
normativa regionale e nazionale.
 
 Art. 4 
 (Requisiti delle aree
attrezzate per la residenza)
 
 1. Le caratteristiche tecniche dei
singoli interventi, fermi restando i requisiti di igienicità e salubrità,
sono di volta in volta fissati dal Comune e recepite nel progetto di
insediamento, predisposto in base ad una attenta analisi socio-
abitativa del gruppo destinatario e con la sua attiva partecipazione ed
in base a criteri di integrazione urbana e ambientale. Va tenuto conto
dei criteri di compatibilità culturale, ambientale e sociale tra i vari
gruppi e sottogruppi della comunità di riferimento (Rom slavi o
rumeni, gruppi musulmani, ortodossi o di altra identità).
 
 2. In
rapporto alle diverse situazioni, l'area attrezzata per la residenza può
consistere: a) nella realizzazione di un nucleo essenziale minimo di
servizi consistente in un blocco di cucina-soggiorno e servizi igienici
per ciascuna famiglia con parcheggio e terreno di pertinenza, di
supporto ad abitazioni mobili; b) nella realizzazione di un'unità
abitativa minima, camera, cucina-soggiorno, servizi igienici, spazio di
pertinenza, integrata in uno spazio comune, aggregate ad altre o
autonoma.
 
 3. E' prevedibile in progetto l'ulteriore sviluppo del
nucleo di servizi o l'ampliamento dell'unità abitativa, anche con
risorse proprie dei gruppi familiari e attraverso procedure di
partecipazione in fase di progettazione, costruzione facilitata o di
autocostruzione guidata.
 
 4. Nell'organizzazione e progettazione
delle aree è promossa la partecipazione dei gruppi rom, sinti o
camminanti destinatari degli interventi e degli enti e delle associazioni
che li rappresentano.
 
 5. Per le aree attrezzate e le unità abitative o
di servizio ai sensi della presente legge al fine di decongestionare gli
insediamenti esistenti e di superare le condizioni di grave precarietà
abitativa esistenti possono essere applicati i criteri di cui all'art. 40 del
d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 "Testo unico delle disposizioni
concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione
dello straniero" in materia di alloggio sociale e sue successive
integrazioni e modificazioni.
 
 Art. 5 
 (Il recupero abitativo di edifici
pubblici e privati)
 
 1. Il recupero ad uso abitativo riguarda il
patrimonio edilizio pubblico e privato e prevede: a) forme di recupero
leggero a costi adeguati ai benefici raggiunti; b) vincolo di utilizzo
sociale dell'immobile per un tempo adeguato all'investimento
effettuato.
 
 2. Le caratteristiche tecniche delle abitazioni recuperate
ai sensi del presente articolo sono fissate secondo quanto previsto
dall'art 4, co. 2.
 
 3. Eventuali edifici confiscati alla criminalità
organizzata possono essere destinati alla creazione di centri di
accoglienza per i popoli rom, sinti e camminanti, previa concertazione
con gli Uffici tecnici della Regione e degli Enti locali predisposti e
secondo la vigente normativa regionale e nazionale.
 
 Art.
6
 (Requisiti delle aree attrezzate a sosta breve)
 
 1. Nei Comuni
interessati dalla sosta temporanea di famiglie rom, sinti e camminanti
e indicati dagli atti della programmazione regionale, devono essere
predisposte aree per la sosta breve.
 
 2. L'area attrezzata per la
sosta breve deve essere fornita di impianto di fornitura di energia
elettrica, di erogazione idrica, di lavatoi e vasche, di smaltimento
rifiuti ed essere possibilmente ombreggiata. 
 
 3. Le caratteristiche
tecniche e urbanistiche delle aree attrezzate per la sosta breve sono
determinate ai sensi del co.2 con deliberazione della Giunta
Regionale.
 
 4. La regolamentazione delle modalità e dei tempi della
sosta nelle suddette aree sono definite dal Comune che provvede
anche al funzionamento e alla manutenzione costante delle
stesse.
 
 Art.     7
 (Organizzazione     e    gestione    delle    aree
residenziali)
 
 1. I Comuni con proprio regolamento disciplinano: a)
le condizioni per l'ammissione e per la permanenza nell'area; b) le
modalità di utilizzo dell'area; c) le modalità di utilizzo dei servizi
presenti.
 
 2. Il regolamento di cui al co.1 individua altresì le
tipologie delle attività lavorative che possono essere svolte nelle aree
e le modalità per la loro autorizzazione. Il regolamento disciplina ogni
altro aspetto concernente le regole di convivenza e prevede la
costituzione di un comitato per la gestione dell'area medesima con la
presenza dei rappresentanti dei gruppi rom, sinti e camminanti
presenti o di associazioni o enti che li rappresentino. 
 
 3. I Comuni,
tramite personale socio-sanitario nel cui territorio è ubicata l'area
residenziale o di sosta, provvedono ad un censimento socio-sanitario
dal quale risultino tutte le informazioni utili ad attuare gli
adempimenti igienico-sanitari di obbligo, a promuovere le prestazioni
di natura sanitaria, a consentire l'inserimento sociale e scolastico dei
minori e l'inserimento sociale e lavorativo degli adulti.
 
 Art. 8

 (Attività formative e lavorative)
 
 1. I Comuni e le Comunità
Montane autonomamente e in attuazione della programmazione
regionale attuano idonee iniziative metodologicamente adeguate
all'utenza dei rom, dei sinti e dei camminanti per favorire il loro
inserimento nelle attività di orientamento al lavoro, formazione
professionale e di aiuto all'occupazione.
 
 Art. 9 
 (Assistenza
sanitaria)
 
 1. Ai componenti dei gruppi rom, sinti e camminanti le
prestazioni sanitarie sono fornite dalla ASL competente per territorio e
quelle assistenziali dal Comune nel cui territorio essi hanno abituale
dimora.
 
 2. L'ASL provvede a rilasciare il documento per
l'assistenza sanitaria seconda la normativa statale e regionale
vigente.
 
 3. Ai rom, sinti e camminanti non iscritti al servizio
sanitario nazionale si applicano, ove ricorrano, le disposizioni di cui
all'art. 43, co. 4, del DPR 31 agosto 1999, n. 394.
 
 Art. 10

 (Scolarizzazione e istruzione)
 
 1. Allo scopo di promuovere
l'assolvimento dell'obbligo scolastico secondo le vigenti norme da
parte dei rom, sinti e camminanti in età scolare: a) i servizi sociali
competenti per territorio provvedono a verificare che l'obbligo
scolastico sia regolarmente assolto e si adoperano, in collaborazione
con i servizi sanitari del distretto socio-sanitario e con l'istituzione
scolastica, per rimuovere gli ostacoli che impediscono una normale
frequenza dei minori a scuola; b) i Comuni accertano tramite i propri
operatori, gli operatori distrettuali delle ASL, ed eventualmente anche
tramite la collaborazione di volontari singoli o delle associazioni di
volontariato, il reale inserimento dei rom, sinti e camminanti in età
scolare nelle classi, in collaborazione con le competenti autorità
scolastiche e possono attivare progetti integrati di sostegno anche
comprensivi di azioni mirate all'integrazione e al successo scolastico,
funzionali alla scolarizzazione e promozione linguistica. 
 
 Art. 11

 (Educazione permanente e interscambio culturale)
 
 1. Al fine di
preservare il patrimonio culturale dei popoli rom, sinti e camminanti
possono essere attivati nell'ambito delle politiche sociali progetti
finalizzati a: a) conservare, promuovere e divulgare la lingua, la
storia, i costumi dei popoli rom, sinti e camminanti, anche attraverso
l'istituzione di corsi in lingua "romanés", la riorganizzazione dei
curricola e delle attività scolastiche in un'ottica interculturale,
iniziative culturali e artistiche in ambito sia scolastico, che extra-
scolastico;      b)   salvaguardare,    promuovere     e   divulgare     le
manifestazioni tradizionali, come le feste, i concerti, le fiere; c)
promuovere opportune progettualità di mediazione linguistico -
culturale, che possano favorire l'interscambio, la comprensione
reciproca e la partecipazione tra la comunità ospite e quella ospitata,
a vari livelli.
 
 2. Al fine di promuovere adeguatamente la cultura e i
mestieri tradizionali dei popoli rom, sinti e camminanti e anche di
creare occasioni di inserimento lavorativo, i Comuni individuano, di
concerto con le comunità, le associazioni e gli enti che le
rappresentano, aree pubbliche da destinare alla creazione di mercati
per la commercializzazione di prodotti artigianali e/o riciclati e di altro
tipo. 
 
 Art. 12 
 (Contributi ai Comuni)
 
 1. I Comuni entro il 31
gennaio di ogni anno presentano al Presidente della Giunta Regionale
le domande per la realizzazione delle aree attrezzate alla sosta breve,
delle aree residenziali e/o del recupero abitativo di edifici.
 
 2. Alle
domande devono essere allegati: i progetti delle aree attrezzate alla
sosta breve, delle aree residenziali e/o del recupero abitativo di edifici
le relative relazioni tecniche e i preventivi di spesa.
 
 3. I Comuni,
entro sessanta giorni dall'approvazione del Piano di cui al successivo
art. 13, devono presentare il progetto esecutivo delle opere.
 
 Art.
13 
 (Piano annuale)
 
 1. L'Assessore Regionale competente
istituisce un'apposita Consulta per i nuovi insediamenti rom, sinti e
camminanti, con compiti consultivi e di proposta, con rappresentanti
delle province e della Regione, delle comunità, delle associazioni e
degli enti che le rappresentano.
 
 2. La Giunta regionale, con
apposita deliberazione, sulla base delle domande presentate dai
Comuni, approva il Piano annuale di Accoglienza per i popoli rom, sinti
e camminanti, entro sessanta giorni dal termine indicato dal primo
comma del precedente art. 12, ai fini della ripartizione dei contributi
per la realizzazione e la gestione delle aree attrezzate alla sosta
breve, delle aree residenziali e del recupero abitativo di edifici, previo
parere della competente commissione consiliare, da rilasciarsi entro e
non oltre il termine di trenta giorni dalla richiesta, salvo interruzione
per eventuale richiesta, formulata a maggioranza dalla Commissione
competente, di acquisire il parere della Commissione, che, in questo
caso, è tenuta a rilasciare il parere nel termine di quindici giorni dalla
richiesta. Scaduto tale termine potrà prescindersi dall'acquisizione del
parere, che qualora rilasciato, dovrà essere tenuto in massima
considerazione da parte della Giunta.
 
 3. L'erogazione dei contributi
è disposta: a) per l'acquisto delle aree fino al 40% della spesa
ritenuta ammissibile; b) per la realizzazione di aree attrezzate alla
sosta breve, aree residenziali e recupero abitativo di edifici fino al
40% della spesa ritenuta ammissibile; c) per la gestione, secondo i
criteri stabiliti dal Piano, fino al 40% della spesa ritenuta
ammissibile.
 
 Art. 14 
 (Norma finanziaria)
 
 1. Agli oneri di spesa
derivanti dall'applicazione della restante legge si fa fronte con
l'istituzione di apposito capitolo di bilancio denominato "Interventi a
favore dei popoli rom, sinti e camminanti".
 
 Art. 15 
 (Norma
finale)
 
 1. La presente legge è dichiarata urgente ed entra in vigore
il giorno successivo alla sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della
Regione Campania.

				
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