Maurizio Ferrari by vru17206

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									STORIE DAL TEMPO

Di Maurizio Ferrari

Ilderico era un uomo anziano, già calvo ed un poco curvo. Era una persona mite, gentile
con tutti e lavorava in una carovana di mercanti. Avevano visitato e conosciuto le più
grandi città, un giorno passarono per Trebazium. Il paese era molto piccolo e di pochi
abitanti, stipati nelle cadenti capanne. Quasi tutti erano contadini, stanchi dello
sfiancante e mal retribuito lavoro.
Il passaggio sarebbe dovuto essere breve, ma un lungo ed insistente periodo di piogge
ostacolò la partenza. I mercanti dunque si stabilirono al villaggio, conoscendone la
popolazione.
Qui Ilderico conobbe Elena. Ella era una semplice contadina temprata dal lavoro nei
campi, l’uomo ne rimase colpito. Si parlarono e passarono tempo insieme, ma un giorno il
convoglio dovette ripartire. L’uomo che era stato mercante per tanti anni non aveva fatto
nient’altro e non sapeva che cosa avrebbe potuto fare nel villaggio. La donna soffriva
vedendo imminente la partenza, così anche l’uomo, che non riusciva a decidere.
Chiese dunque consiglio ai suoi amici, confidando che potessero aiutarlo a solvere i dubbi.
Con sua grande sorpresa invece, non lo invitarono a restare con loro, ma gli parlarono in
un modo ben diverso “Finché sei in tempo fermati e riposa”. Subito fu colto da grande
rabbia credendo false e meschine le parole degli altri mercanti. Indubbiamente loro
trarranno grande beneficio dall’avere un rivale in meno, convincermi a restare è per loro
grande affare, pensava. Poi però rifletté un istante e colse qualcosa di vero. Era ormai
troppo anziano per viaggiare in continuazione da un villaggio all’altro senza mai un attimo
di riposo. Si rese conto di come tutta la sua vita era passata, ma nulla era cambiato da
quando era partito per la prima volta. Era sempre stato solo. Si sentì afflitto e triste.
Possedeva alcuni denari ma nessuno cui lasciarli ed a cui insegnare quanto aveva appreso
della vita.
Pensò alla donna che aveva incontrato e con la quale era stato tanto bene in quei giorni,
forse qualcosa poteva ancora essere fatto. Ne parlò con lei, che rispose con un gran
sorriso. Dopo aver viaggiato per tanto tempo che si sarebbe potuta costruire una
cattedrale, salutò i compagni di tante avventure, pronto ad iniziarne una nuova e più
grande.
Decisero insieme di stabilirsi in un luogo appartato, facendo di una pendice scoscesa e di
una piccola grotta la loro casa. Gli abitanti furono assai colpiti dalla storia dell’uomo e
desiderarono saperne di più. In molti chiesero di poterli aiutare e così la loro capanna fu
frutto di molte mani.
La loro vita nel villaggio non fu solitaria, anzi, Ilderico grazie ai denari accumulati volle
aiutare la popolazione e cercare di migliorarne la condizione. Furono amati e tenuti in
grande considerazione per l’aiuto e la disponibilità che avevano verso tutti.
Col tempo Ilderico divenne un bravo fattore, capace di coltivare un terreno piuttosto
restio a collaborare. Elena invece si dedicava alla tessitura e si occupava di cardare la
lana delle pecore. Vissero sempre con dignità osservando le tradizioni del villaggio. Solo
in un caso non lo fecero, i due non si sposarono mai. La famiglia di Ilderico era germanica,
lui dunque era pagano, mentre lei cristiana. Ilderico ebbe non pochi problemi a
nascondere la sua religione dove essere cristiano devoto e praticante era più che
necessario, essenziale. Ne fu enorme e colossale scandalo quando lo si venne a sapere,
dovette quasi fuggire ma Elena lo obbligò a restare. Fu necessario molto tempo per
convincere gli abitanti che la collera del loro Dio non si sarebbe abbattuta su di loro
perché accoglievano un uomo che credeva in modo differente. Così lentamente Trebazium
si abituò alle convinzioni del nuovo ospite.
Venne poi il giorno tanto atteso e la prima figlia nacque, Maria fu chiamata, perché
potesse esserle di buon auspicio e protezione. La famiglia trascorse giorni felici,
riuscendo a vivere del poco che possedeva e grazie all’aiuto reciproco dei paesani.
Ad ella seguì una seconda nascita, un figlio di nome Sexto.
Purtroppo una sera l’odore di un cervo, ferito dal cacciatore ma perduto nei boschi,
attirò i lupi fino al villaggio. Giunti nei pressi della capanna, però, i lupi deviarono ed
entrarono della casa. A nulla servirono la furia del padre e della madre che si avventarono
sugli animali. Il piccolo scomparve quella stessa notte.
La foresta fu illuminata a giorno ed ogni suo palmo perlustrato, per settimane i paesani
batterono ogni centimetro della valle, ma nulla. Nessuno mai lo ritrovò.
Ilderico ed Elena furono forti, concentrarono tutte le loro attenzioni sulla piccola Maria,
ed ognuno aiutò per quanto fu possibile.
Solo uno non ebbe il coraggio di andarli a trovare, il cacciatore. Si sentiva responsabile
dell’accaduto e per mesi si nascose dagli altri e continuò a cercare. Quando i genitori lo
venero a sapere se ne stupirono grandemente, tentarono allora di fermarlo. Ma il
cacciatore non volle saperne e proseguì per tempo ancora. Si decise dunque di porre una
fine e l’uomo venne preso e portato a forza.
Egli era terrorizzato credendo che volessero punirlo, invece loro parlarono e furono
comprensivi. Dissero che non aveva colpa e che nulla era contro di lui.
L’uomo da allora rimase legato alla famiglia e dopo anni chiese la mano della figlia, il padre
accettò.

								
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