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DOVE SONO ANDATE LE FARFALLE

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DOVE SONO ANDATE LE FARFALLE Powered By Docstoc
					   DOVE SONO ANDATE LE FARFALLE?
           Istruzioni per operatori e insegnanti


Schema del laboratorio:


PRIMO INCONTRO

  1. CICLO NATURALE

  2. C’ERA UNA VOLTA… LA SIEPE.

  3. QUANTA TERRA CONSUMIAMO?

  4. IN CHE AMBIENTE VIVIAMO?

  5. ECCO IL VOSTRO CORTILE (prima parte)



SECONDO INCONTRO

  1. ECCO IL VOSTRO CORTILE (seconda parte)

  2. GIOCO DI COSTRUZIONE E DI DISTRIBUZIONE DELLE RISORSE.

  3. DIAMO VOCE AL CORTILE

  4. COME POTREMMO RENDERE LA VITA DEL CORTILE MIGLIORE PER TUTTI?

  5. CONCLUSIONE




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PRIMO INCONTRO
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1. CICLO NATURALE
Scriviamo alla lavagna l’espressione “ciclo naturale” e disegniamo accanto un cerchio:
ciclo significa “ruota”, come la ruota della bicicletta gira, così anche la vita sulla Terra
segue dei cicli. Ad esempio, e li conosciamo molto bene, il ciclo del giorno e della notte, il
ciclo delle stagioni (chiedere ai bambini se li conoscono e di descriverli con le loro parole).
Anche piante ed animali fanno parte di un ciclo che gira, il ciclo della vita.
Guardiamo insieme il cartellone. (vedi cartellone n°1)

Il Sole dà alle piante l’energia per crescere
Cosa serve alle piante anche? L’acqua.
L’acqua dà alle piante e agli animali l’umidità i cui hanno bisogno.
E poi?
L’aria contiene i gas che sono necessari per vivere come l’ossigeno.

Gli animali erbivori mangiano le piante e respirano l’ossigeno (così non crescono troppe
piante)
Gli animali carnivori mangiano gli erbivori (così impediscono che gli erbivori si mangino
tutta l’erba)
Quando gli animali muoiono i loro corpi si decompongono (decompositori, vermi ecc.),
tornano nella terra e la arricchiscono.

La terrà dà nutrimento a nuove piantine.
E così si ricomincia il ciclo.

L’unione di esseri viventi (piante, animali) e non viventi (aria, acqua, sole, terra) che
collaborano insieme si chiama: Ecosistema. Il prato è un ecosistema, la foresta, l’oceano,
il deserto ecc. sono ecosistemi.
Tutte le parti di un ecosistema hanno un ruolo importante: sono legate da fili invisibili le
une alle altre, nessuna può sopravvivere senza le altre, ognuna dipende dalle altre.

Cosa succede se uno degli elementi dell’ecosistema diventa “troppo”?
Cosa succederebbe se ci fosse troppa acqua? o troppo sole?
E se ci fossero troppi erbivori? O troppi carnivori?

Un ecosistema sopravvive grazie all'equilibrio perfetto dei suoi componenti. Infatti:
  non ci possono essere troppi erbivori perché mangerebbero tutti i vegetali e poi
  morirebbero di fame
  non ci possono essere neanche troppi carnivori perché divorerebbero tutti gli erbivori
  rimanendo poi senza cibo
  non ci può essere troppa acqua né troppo sole perché i suoi abitanti non saprebbero
  adattarsi.




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2. C’ERA UNA VOLTA… LA SIEPE.

Ora vi racconterò la storia di un ecosistema che purtroppo oggi è quasi scomparso. Per
causa nostra.
Parliamo della SIEPE: non delle siepi che si trovano nei nostri giardini, ma di quelle che
una volta i contadini piantavano tra un campo e l’altro.
Una volta per dividere le proprietà i contadini scavavano fossi che servivano anche per
l’irrigazione, e sul bordo dei fossi piantavano lunghi filari di siepi. Era importante anche per
evitare l’erosione del terreno e per proteggere dal vento.

(Per i bambini più piccoli si può fare l’esempio di un canale scavato nella sabbia della
spiaggia, vicino al bagnasciuga. Quando arriva l’acqua a riempire il canale, la sabbia sui
bordi piano piano cade, le sponde cedono, finché dopo un po’ il canale viene riempito del
tutto. Spiegare che le radici degli arbusti e degli alberi si intrecciano e trattengono la terra
dall’essere portata via)

(vedi cartellone n°2)
Tanto tempo fa, ma nemmeno troppo, volavano nei nostri campi tantissime farfalle. Se si
faceva una passeggiata in campagna in primavera, per esempio, poteva capitare di
imbattersi in un vero e proprio sciame colorato e allegro. Le farfalle amano i prati gli spazi
aperti, il sole. Amano l’aria pulita. Ma hanno anche bisogno di fiori da cui succhiare il
nettare, di siepi per deporre le loro uova, per nutrire i bruchi con le loro foglioline e fare il
bozzolo in attesa di diventare farfalle, di acqua fresca per dissetarsi.

La campagna era il loro luogo preferito perché lì c’erano le siepi.

(man mano che si racconta si attaccano al cartellone le immagini dei frutti, degli insetti e
degli animali che facevano parte dell’ecosistema siepe)

 Nelle siepi potevi trovare noci, nocciole, sambuchi, more che erano molto apprezzati dai
contadini che li consumavano durante l’inverno, anche come marmellate e sciroppi. Nei
cespugli le farfalle e tanti altri insetti trovavano il posto per deporre le uova e far crescere
le larve. C’erano coccinelle (parentesi sull’importanza delle coccinelle: un solo individuo
può mangiare fino a 100 pidocchi delle piante al giorno), grilli, cicale, coleotteri di tante
specie, api ecc. Così anche gli uccelli trovavano di che sfamarsi e potevano costruire i
loro nidi. C’erano anche gheppi e poiane che si nutrivano di lucertole e topolini. E c’erano
anche i porcospini e i rospi.

Gli alberi proteggevano dal vento, e fornivano anche legna da ardere o per far crescere le
piante dell’orto. Filtravano l’acqua piovana dai campi, e nei periodi secchi regalavano un
po’ di umidità.

Poi i tempi sono cambiati. Per guadagnare di più e più in fretta i contadini hanno deciso di
tagliare le siepi perché così i grandi trattori e le macchine agricole potevano lavorare




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meglio.

(togliere la parte del cartellone su cui è disegnata la siepe, aggiungere man mano le
restanti immagini: trattori, fabbrica, città).

Hanno cominciato a usare tantissimi diserbanti per far morire le erbacce, ma così sono
scomparsi tutti i fiori spontanei. Hanno usato tanti insetticidi per uccidere gli insetti che si
mangiavano gli ortaggi, ma così sono morte anche molte farfalle. Hanno inquinato l’acqua
dei fossi con i concimi e altri veleni, tagliato i boschi, ricoperto di cemento e asfalto un
sacco di terreni per costruire città, strade, industrie. Hanno inquinato l’aria con i gas di
scarico.

E così tutti gli animali che vivevano nella siepe hanno dovuto trovare altre case, e sono
scomparsi dalle nostre campagne. Tra di loro soprattutto le povere farfalle che non
trovano quasi più cibo e riparo, e si stanno piano piano estinguendo….

E insieme alle farfalle, ci sono altre piante e animali che stanno scomparendo a causa
dell’uomo. Negli ultimi quaranta anni, cioè più o meno da quando sono nati i vostri genitori,
a causa dell’inquinamento, del taglio delle foreste, della cattura indiscriminata, la
popolazione dei pesci, degli uccelli e dei rettili è diminuita quasi della metà!

(Si può fare qualche esempio di specie in via di estinzione come: tonno, merluzzo, aquila,
foche monache, delfini, balene ecc. Alcuni programmi televisivi ne hanno parlato
recentemente, in particolare della moria delle api a causa di alcuni pesticidi, e del pericolo
di estinzione dei pesci spada nel mediterraneo a causa della pesca indiscriminata. Alla
fine, mettiamo in pericolo anche noi umani se non facciamo qualcosa. Secondo un grande
scienziato che si chiamava Albert Einstein l’uomo sparirebbe in quattro anni se morissero
tutte le api, perché le piante e gli alberi non verrebbero più fecondati)




3. QUANTA TERRA CONSUMIAMO?

Torniamo per un momento a parlare di cicli della Terra. (riprendiamo il cartellone del ciclo
naturale) Anche noi facciamo parte di questi cicli, come gli altri abitanti della terra. Ma
dove ci mettiamo noi esseri umani? (chiedere ai bambini se noi utilizziamo l’acqua, il sole,
le piante, gli animali. La risposta sarà affermativa. In effetti il nostro posto è più o meno in
centro al cartellone)

Noi però siamo diversi da tutte le altre specie con cui dividiamo il mondo. Noi utilizziamo le
risorse della Terra in maniera esagerata: siamo l’elemento di “troppo” che sta mettendo in
pericolo il ciclo della Terra.

(Descrizione del cartellone n°3)




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Quanta Terra consumiamo?
Per produrre gli oggetti e gli alimenti che utilizziamo durante la nostra giornata ci vuole
sempre un pezzetto di terra. Prendiamo ad esempio la giornata tipo di un bambino come
voi, da quando si alza per andare a scuola, fino all’ora di pranzo.
Per ogni momento della mattinata ho segnato su questo cartellone alcuni degli oggetti che
utilizzate. Partiamo dalla colazione: cosa mangiate? Latte e biscotti? Da dove viene il
latte? Lo producono le mucche, e cosa mangiano? Fieno, che viene coltivato nei campi,
per cui per produrre un bicchiere di latte è necessario un pezzetto di terra. Lo stesso per i
biscotti che sono fatti di farina, che viene dal grano, coltivato sui campi ecc.

Commentare il cartellone su questa falsariga, chiedendo ai bambini di partecipare al
ragionamento. Si scoprirà che molti di loro non hanno idea da dove venga il cotone di cui
sono fatti i loro jeans, o la plastica di cui sono fatti zainetti e scarpe. L’obiettivo è quello di
far capire che qualsiasi oggetto o alimento proviene dalla terra (o da sotto terra come
petrolio e metalli): ognuno di loro perciò ogni giorno consuma le risorse che un pezzo di
terra gli può offrire. E purtroppo scarica sulla terra anche dei rifiuti. È il concetto un po’
semplificato di “impronta ecologica”.

Se pensiamo alla Terra come a un grande Ristorante il cui menù offre tutte le foreste, gli
oceani, le piante, gli animali, e i minerali che contiene, noi abitanti dei paesi ricchi siamo
clienti troppo golosi: prendiamo più di quanto ci serva davvero.
Gli scienziati hanno calcolato che in Italia ogni persona ha bisogno di 4 campi di calcio di
terra per soddisfare i propri bisogni (disegnare alla lavagna un omino e a fianco 4
rettangoli, schematizzando la forma di un campo di calcio), mentre ci sono paesi molto
poveri (Congo, Haiti, Afghanistan…) dove ogni abitante ha meno di mezzo campo a
disposizione (disegnare un omino e a fianco mezzo campo di calcio).

Se tutti gli abitanti della terra consumassero come noi ci vorrebbero due Terre!!!!!

La Terra ne sta soffrendo. Noi consumiamo troppe risorse e la Terra non ce la fa più a
rigenerarsi. Vi ricordate che abbiamo detto: se consumiamo troppe piante, non ce la fanno
più a ricrescere ecc.? Ci sono, inoltre, delle risorse che sono finite: metalli, petrolio non ci
saranno per sempre. Cosa sarebbe un mondo senza più petrolio? Non ci sarebbero più
tantissimi oggetti che noi utilizziamo: non solo le automobili alimentate a benzina, ma
anche tutti gli oggetti di plastica, molte medicine, molti giocattoli o tessuti…

In più sostanze inquinanti vengono immesse nell’aria, scaricate nell’acqua, fatte penetrare
nella terra, e così il ciclo della terra non gira più come dovrebbe, come quando la ruota
della bicicletta si buca.

     Attività complementare per approfondire l’argomento rifiuti: Ci rendiamo veramente
     conto di quanta spazzatura produciamo? Gioco del mucchio di rifiuti: ripercorrendo
     il cartellone dei momenti della giornata ammucchiamo una pallottola di carta per ogni
     tipo di rifiuto prodotto fino ad avere un bel mucchio.
     Colazione: cartone del latte, carta dei biscotti, scorza di un’arancia.
     Scuola: fazzoletto di carta, brick del succo, buccia della mela o carta della



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     merendina, carta per asciugare le mani in bagno, carta igienica; mensa: tovaglioli,
     piatti e posate di plastica, bicchieri, resti non mangiati, più tutti gli scarti per fare da
     mangiare ecc.
     Facciamo notare ai bambini quanto ingombrante sia, nonostante riguardi solo metà
     giornata!!! Se moltiplicassimo i mucchietti per il numero dei bambini della classe,
     della scuola? Pensiamo alla spazzatura prodotta in un anno….

Solo riducendo l’inquinamento e mettendo fine allo spreco delle risorse possiamo aiutare
la Terra ad aggiustarsi da sola. Dobbiamo soddisfare i nostri bisogni, ma anche fare in
modo che chi verrà dopo di noi possa farlo. Tutti dobbiamo dare il nostro contributo.


Segniamo alla lavagna due parole d’ordine:

CONSUMARE DI MENO (acquistare il necessario, no al superfluo, non sprecare)

   Prima di comprare qualsiasi cosa pensiamo sempre: ne abbiamo veramente bisogno?
   Sembra semplice, ma non lo è, perché ogni giorno siamo bombardati dalla pubblicità
   ma per fare qualsiasi cosa si consuma energia, e si producono rifiuti e inquinamento.

   Dobbiamo cambiare il nostro modo di vivere: ll nostro motto dovrebbe essere
   “consumare meno per consumare tutti”.

RICICLARE: indagare cosa sanno e cosa fanno già i bambini in merito, la raccolta
differenziata è molto diffusa nei vari comuni e anche in molte scuole.



4. IN CHE AMBIENTE VIVIAMO?
Dobbiamo tutti cominciare a guardarci intorno, a fare attenzione all’ambiente che ci
circonda, nel quale viviamo tutti i giorni. È la nostra casa, e la casa di chi verrà dopo di noi.
Non dobbiamo solo sfruttarlo, ma anche prendercene cura.

Prima di tutto è necessario conoscerlo bene, osservarlo, essere attenti a tutti i particolari.

Andiamo a visitare come piccoli esploratori un luogo che conosciamo bene: il cortile della
nostra scuola. Lo visiteremo usando non solo gli occhi, ma anche altri sensi per scoprire
cose nuove.

IN CORTILE:

Si portano i bambini in cortile, si dispongono in cerchio, in silenzio. La prima attività va
condotta in cerchio, per le altre si chiederà ai bambini di camminare per il cortile e al
segnale di riunirsi nuovamente in cerchio per condividere con i compagni le loro scoperte.
La persona che conduce l’incontro sarà munita di penna e schede su cui segnare le
risposte dei bambini. Vedi file “schede per uscita in cortile”.




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ASCOLTARE

Prima di tutto chiudiamo gli occhi, in cerchio, in silenzio e ascoltiamo i suoni e i rumori del
cortile:

Quanti e quali sono “naturali”? quali sono invece prodotto dell’uomo?

Scriviamo un elenco dividendo i due tipi di suoni, quali sono gradevoli, quali invece no?

ANNUSARE

Ora andiamo per in giardino ad annusarlo.

Di cosa sa l’aria? Ci sono profumi, odori particolari in qualche parte del giardino?sono
prodotti dall’uomo o dalla natura? Sono buoni o cattivi?

Scriviamo anche questa lista, dividendo gli odori gradevoli da quelli sgradevoli.

TOCCARE

Nel cortile della scuola quali sono gli elementi naturali e quali sono prodotto dell’uomo?

Cosa c’è per terra? Ci sono sassi, rametti, ecc?

Quanta erba c’è, ci sono fiori? Alberi? Di che tipo sono le loro foglie?

Ci sono panchine, asfalto, muretti, cancelli?

OSSERVARE

(questa attività può anche essere condotta in classe, perché si fa appello all’esperienza
dei bambini durante tutto l’anno scolastico)

Che animali vivono nel cortile? Ci sono Uccelli? Insetti? Rettili? Avete mai visto un gatto o
una talpa?Una farfalla?Anche qui fare un elenco per tipologia.



5. ECCO IL VOSTRO CORTILE (prima parte)
Con tutte le osservazioni si completa il cartellone del cortile (vedi cartellone n°4)

Nel centro mettiamo la vostra classe e tutto attorno le cose avete scoperto. A sinistra
scriviamo le cose che appartengono alla natura, a destra le cose che sono un prodotto di
noi esseri umani.

Prima quello che avete annusato, perché gli odori sono la prima cosa che ci arriva quando
arriviamo da qualche parte.

Poi ciò che avete ascoltato.




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Gli animali che avete osservato.

Le cose che avete guardato e toccato.

Cosa ne pensate? Ci sono più elementi naturali o artificiali? Ci sono abbastanza piante?

Se i bambini hanno raccolto le foglie cadute a terra in autunno, si possono osservare per
vedere quanta varietà di piante ci sono in cortile.




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SECONDO INCONTRO
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1. ECCO IL VOSTRO CORTILE (seconda parte)


Torniamo al vostro cortile.

(porre le seguenti domande ai bambini e scrivere alla lavagna le loro risposte)

     Cosa vi piace fare in cortile? Che giochi?

     Quale parte del cortile vi piace di più?

     Ce n’è una che vi fa paura? Che non vi piace?

     Cosa vi piacerebbe cambiare del vostro cortile?



Avete mai pensato di fare queste domande agli altri abitanti del vostro cortile?Cosa
direbbero un fiore, un albero, un insetto se potessero parlare?

Costruiamo un piccolo e semplice teatrino per far parlare gli abitanti del cortile.



2. GIOCO DI COSTRUZIONE E DI DISTRIBUZIONE DELLE RISORSE.
    Con: tappi di plastica, plastilina, cannucce o bastoncini, cartoncino, pennarelli, forbici,
    scotch.

Costruiamo dei semplici burattini a bastone. Il tappo come base, la plastilina è la “terra” su
cui infilare il bastoncino. Sul bastoncino andrà incollato con lo scotch l’animaletto o la
pianta disegnati sul cartoncino

    I bambini divisi in tre o quattro gruppi a seconda del numero totale: è meglio che i
    gruppi siano di diversa grandezza. Il gruppo più numeroso farà gli insetti, poi un gruppo
    farà gli alberi, uno i fiori e i cespugli, l’ultimo gli animali un po’ più grossi

    Si suddividono i gruppi, riunendo i banchi; si assegnano gli animali e le piante. Ogni
    bambino è invitato a scegliere un animale o una pianta, facendo riferimento al
    cartellone del proprio cortile.

    I materiali sono tutti insieme a mucchietti sulla cattedra. Alcune risorse sono pari al
    numero totale dei bambini: almeno un tappo e un bastoncino a testa, un foglietto di
    cartoncino ciascuno. Il pongo è spezzettato grossolanamente, di modo che per ogni
    pezzo si possano riempire due o tre tappi. Forbici e scotch invece sono inferiori al




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   numero dei bambini: un rotolo di scotch a gruppo, due forbici, massimo tre per gruppo.

   I bambini, per la prima parte del gioco, possono utilizzare SOLO i materiali presenti
   sulla cattedra. L’astuccio è chiuso e riposto sotto il banco!

    Ogni gruppo deve decidere quanto prendere di ogni materiale. Un gruppo avrà la
   precedenza nella scelta – il meno numeroso - uno sarà l’ultimo – pref. il più numeroso -
   e perciò avrà a disposizione alla fine poco materiale. Chi conduce il gioco si limita a
   chiamare i capigruppo (due bambini per ogni gruppo) e a dir loro di prendere il
   materiale che ritengono necessario al proprio gruppo. Quando tutti i gruppi hanno
   preso il materiale si interrompe il gioco e si commenta.

   È probabile che il primo gruppo prenda molte forbici: la tendenza è quella di prendere
   una forbice per componente. Anche per il pongo succede spesso che contino i pezzi,
   uno per bambino, senza pensare che un pezzo possa essere suddiviso tra più bambini.
   L’ultimo gruppo di solito si ritrova senza forbici e con poco pongo, a volte senza scotch.

Cosa è successo? Il primo gruppo – e poi anche gli altri - è “andato a fare la spesa” e ha
comperato TROPPO materiale, più di quello che aveva realmente necessità. Non ha
pensato che così facendo ne restava troppo poco per i gli altri gruppi. Purtroppo,
istintivamente, ragioniamo spesso così: pensiamo a noi, alle nostre necessità, e ci
dimentichiamo delle necessità degli altri che ci stanno attorno.

È successo quello che sta succedendo ogni giorno anche nel mondo dei grandi. Che ci
sono delle nazioni ricche che consumano tantissime risorse, troppe, (vi ricordate l’esempio
dei campi da calcio?) e nel resto del mondo una persona su cinque non ha di che sfamarsi
e una su sei non ha a disposizione l’acqua potabile.

Dobbiamo cambiare modo di pensare: non dobbiamo sempre e solo pensare a noi stessi,
ai nostri bisogni, ai nostri desideri; dobbiamo cominciare a pensare che esistono anche gli
altri.

Si comincia da piccoli, e perciò noi cominciamo da questo semplice gioco: tenetevi ora
solo ciò di cui pensate di avere veramente bisogno. Se vi mancherà qualcosa potrete
sempre chiederla in un secondo momento.

   Si ridistribuisce il materiale in maniera equa e si inizia la costruzione dei burattini. A
   questo punto i bambini possono prendere i loro astucci e utilizzare matita, gomma e
   pastelli per colorare le loro figurine.



3. DIAMO VOCE AL CORTILE
Una volta ultimata la costruzione i bambini sono invitati a mettersi nei panni delle loro
creature. È importante imparare a pensare non solo a se stessi, ma anche alle necessità
degli altri. Questo che proponiamo è un gioco, ma la capacità di mettersi nei panni altrui è
il primo ingrediente della solidarietà.



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Come risponderebbero a queste due domande gli abitanti del cortile se potessero
parlarci?

   Cosa mi piace della mia vita qui nel cortile?

   Cosa non mi piace, cosa mi dà fastidio o mi rende difficile vivere?

     Ogni gruppo è invitato a rispondere ai quesiti.



Esempi di possibili risposte:

ALBERI: ci piace fare ombra, fare da casetta agli uccellini, ci piace quando i bambini
     giocano attorno a noi.

       Non ci piace quando ci strappano i rami, quando respiriamo l’aria inquinata.

UCCELLINI: ci piace volare nel cielo, beccare bricioline di merendina. Fare il nido tra i
    rami degli alberi.

       Non ci piace quando fa tanto freddo e non troviamo nessun semino da mangiare.

FARFALLA: ci piace volare sui fiori e succhiare il loro nettare.

       Non ci piace il cemento e l’asfalto perché non c’è un luogo dove posarsi. Non ci
       piace quando i bambini cercano di catturarci.

Dalle risposte solitamente emerge che tutte le creature amano essere lasciate in pace,
essere ammirate e che qualcuno si prenda cura di loro. Mentre ciò che infastidisce di più è
essere maltrattate, calpestate, rovinate, non rispettate. È un buon punto di partenza dal
momento che durante la ricreazione capita spesso che i bambini mostrino comportamenti
non rispettosi nei confronti delle piante o degli insetti.

Alla fine chiediamo alla classe:



4. COME POTREMMO RENDERE LA VITA DEL CORTILE MIGLIORE PER
TUTTI?
È il compito che chiediamo loro di portare avanti nel resto dell’anno scolastico.
Raccogliamo le proposte dei bambini per far felici gli abitanti del cortile tra i quali
naturalmente anche i bambini stessi.

Alcuni Esempi:

     piantare nuovi fiori o cespugli

     piantare piante per coprire i muretti



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    non calpestare le piantine piccole

    raccogliere sempre tutte le cartacce

    costruire una casetta per gli uccellini

    piantare nuovi alberi per aver più ombra quando fa caldo

    coltivare un orticello

    fare una compostiera per utilizzare lo scarto umido e preparare terra fertile per le
     piante

    preparare dei cartelloni da appendere in cortile su cui disegnare tutti i
     comportamenti da evitare.

Alcune sono piccole azioni che sono alla portata dei bambini, altre implicano la
collaborazione degli adulti, o dell’istituzione scolastica.

Gli insegnanti sono invitati a progettare insieme ai bambini alcune proposte e renderle
operative, ricorrendo eventualmente all’aiuto dei genitori, e presentando se necessario la
proposta al dirigente scolastico, oppure all’Amministrazione comunale.

Sono inoltre invitati a documentare tale lavoro e a rendere partecipi anche le altre classi
della scuola.

Sarebbe molto gradito che una copia della documentazione fosse fatta pervenire anche a
Fondazione Fontana per condividere anche con le altre realtà scolastiche provinciali
proposte e risultati.



5. CONCLUSIONE
 Miglioriamo e rispettiamo il luogo dove viviamo tutti i giorni. Così dovremmo fare anche
per i quartieri, le città, le nazioni, la Terra tutta insieme.

Agire per uno sviluppo ecosostenibile significa intervenire insieme per condividere le
risorse, ridurre le ineguaglianze, e tutelare l’ambiente. Se ci impegniamo a cambiare le
nostre abitudini e a essere solidali con gli altri, tutti insieme potremmo fare in modo che il
ciclo della Terra continui a girare per coloro che verranno dopo di noi.




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