I principi della giustizia sociale (con un po' d'aiuto

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   25 maggio 2005



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                                                               OCCASIONAL PAPER
Anthony de Jasay è proba-
bilmente il maggiore filoso-           I principi della giustizia sociale
fo politico vivente che lavo-
ri nell’ambito della cornice              (con un po’ d’aiuto da Adam Smith)
teorica del liberalismo clas-
sico.
Nato in Ungheria, ha prose-                                         di Anthony de Jasay
guito gli studi in Australia ed
Inghilterra, ad Oxford, dove      Di norma, quando si affronta un tema controverso, si cerca di iniziare provan-
ha acquisito la propria for-      do ad accattivarsi le simpatie di chi legge. Il tema di questo scritto mi obbliga
mazione economica prima           a fare l’esatto contrario: esordirò rischiando di irritare e turbare i miei let-
di entrare nel mondo del-         tori affermando che, se venisse loro chiesto «che cos’è la giustizia sociale?»,
l’impresa.                        ben pochi di loro saprebbero dare una risposta coerente.
Dagli anni Ottanta, ha co-         Per conto mio, ho dedicato molto                       di giustizia sociale, spogliandola per
minciato a scrivere di filo-       tempo al tentativo di formulare una ri-                 quanto è possibile delle sue connota-
sofia politica, consegnan-         sposta a tale quesito e devo dire di non                zioni morali – per cercare di capire se
doci lavori come The State        essere riuscito nell’intento. L’unico                   la sua pretesa di essere giusta, di rap-
(1985), un trattato politico      vero risultato della ricerca di una de-                 presentare un ramo della giustizia, sia
devastante sulla natura del-      finizione dell’idea di giustizia sociale è               in grado di sostenere un esame critico
lo Stato; Social Contract,        stato il rifiuto, per i motivi più diversi,              e logico.
Free Ride (1989), acuta in-       delle svariate alternative da me esami-
dagine sulla natura dei beni      nate.                                                     Nella sua Teoria dei sentimenti mo-
pubblici; Choice, Contract                                                                rali, Adam Smith lodava «la generosi-
and Consent (1991), una             Ed è proprio in questo aspetto che                    tà, l’umanità, la gentilezza, la com-
nuova e suggestiva formula-       risiede l’immenso potere dell’espres-                   passione, la reciproca amicizia e (…)
zione della teoria liberale;      sione “giustizia sociale”. Nessuno sa                   tutti quei sentimenti sociali e benevoli
Against Politics (1997), inci-    cosa significhi esattamente e pertanto                   [che] riescono graditi ad uno spettato-
siva raccolta di saggi “con-      è difficile opporvisi. Può significare una                re disinteressato».1 Tradotto in termini
tro la politica”; e Justice       enorme varietà di concetti e quindi è                   moderni, potremmo affermare che ciò
and Its Surroundings (2002),      facile farsi sedurre da uno di essi. In-                significa che l’opinione pubblica, se
nel quale affronta alcune         fine, ma non meno importante, i due                      non si rende conto che i suoi interessi
delle questioni-chiave dei        termini “giustizia” e “sociale” sono
                                                                                          potrebbero esserne influenzati, è favo-
paradigmi delle teorie della      carichi di implicazioni, principalmente
                                                                                          revolmente predisposta nei confronti
giustizia.                        positive. Messi insieme, rappresentano
                                                                                          di manifestazioni di “giustizia sociale”.
                                  una combinazione imbattibile, la cui
                                                                                          Per dirla più rozzamente, la giustizia
                                  disapprovazione equivale in pratica ad
                                                                                          sociale “gode di buona stampa” e “in-
                                  un’ammissione di perversione morale.
                                                                                          contra i favori del pubblico”. A parità
                                  Le esigenze della giustizia sociale di-
                                                                                          di condizioni, è ovvio che ciò rende il
                                  ventano imperativi morali.
                                                                                          compito di ampliare il campo d’azione
                                   Lo scopo di questo scritto consiste                    della giustizia sociale più agevole di




  IBL
                                  nella demistificazione del concetto                      quanto non sia limitarlo, a patto di tra-

                                  1: Adam Smith, The Theory of Moral Sentiments, 1759, Parte I, Sezione II, Capitolo IV.

                                                        Istituto Bruno Leoni – Via Bossi 1 – 10144 Torino – Italy
  Istituto Bruno Leoni                Tel.: (+39) 011.070.2087 – Fax: (+39) 011.437.1384 – www.brunoleoni.it – info@brunoleoni.it
IBL OCCASIONAL PAPER
2      Anthony de Jasay


scurare il fatto che generosità, umanità, gentilezza e       Carità e obbligo
compassione comportano vantaggi per alcuni individui
                                                               Tra la caduta dell’impero romano ai primi del Ven-
e costi per altri e che il bilancio complessivo tra costi
                                                             tesimo secolo, la generosità non è mai stata una fun-
e benefici non è sempre immediatamente evidente.
                                                             zione pubblica. I trasferimenti dai ricchi ai poveri,
Vi è chi, come l’autore di queste righe, dubita forte-
                                                             principalmente di beni, ma anche di denaro, venivano
mente che la stessa idea di un tale bilancio abbia il
                                                             effettuati volontariamente, sia pure talvolta sotto la
minimo senso.
                                                             pressione morale del proprio parroco, pastore o rab-
 Per quanto concerne la palese bontà della giustizia         bino. I benefattori donavano ai “loro” poveri, ossia
sociale (a differenza della sua attrattiva per un’opi-       quelli che vivevano nella loro stessa comunità, prefe-
nione pubblica disinteressata), lo stesso Smith aveva        rendo i “meritevoli” e incentivando anche i meno me-
qualche dubbio. Nei suoi Sentimenti morali egli di-          ritevoli, i fannulloni e gli sventati a palesare di essere
chiara seccamente:                                           degni degni di ricevere la carità. L’amministrazione
                                                             era semplice – anzi, di fatto era inesistente – l’assi-
    «come solevano dire gli Stoici, è opportuno che cia-
                                                             stenza era efficiente, sebbene la copertura fosse in-
    scuno di noi si prenda cura per prima cosa principal-
    mente di se stesso e, sotto ogni                         dubbiamente disomogenea: almeno in parte, ricevere
    aspetto, ogni uomo è più adatto                                                   un aiuto era questione di fortu-
    e più capace di chiunque altro      Generosità,            umanità,               na e certamente alcuni poveri
    di prendersi cura di sé».2                                                        meritevoli venivano ignorati.
                                        gentilezza e compassione                      Nondimeno, tale sistema pre-
  La conclusione di Smith, tut-
tavia, lascia aperto uno spira-         comportano vantaggi per                       sentava tutti i vantaggi di un
                                                                                      sistema decentrato rispetto ad
glio alla possibilità che, men-
tre il bisognoso è colui che più
                                        alcuni individui e costi per                  un’amministrazione centraliz-
                                                                                      zata. Soprattutto, presentava
di ogni altro è capace di ba-           altri e il bilancio complessivo               il grande merito morale di non
dare a se stesso, se solo fosse
meno bisognoso egli potrebbe            tra costi e benefici non è sempre              assoggettare i donatori alla
                                                                                      coercizione.
prendersi miglior cura dei pro-
pri affari. Il trasferimento di
                                        immediatamente evidente                      La carità era – e rimane anco-
risorse dai più abbienti ai bisognosi potrebbe ancora        ra oggi – un dovere morale non imposto, se non dalla
apparire una cosa buona, anche se non potremmo af-           disapprovazione della società nei confronti di chi non
fermare che sia imposto da considerazioni di giustizia.      mostra compassione. Il beneficiato non può vantare
Ritengo che questa affermazione riassuma la sostanza         alcuna pretesa nei confronti del donatore e deve con-
della posizione utilitaristica che ha predominato per        fidare nella sua benevolenza.
oltre un secolo, da Bentham a Pigou. Per gli utilitari-
                                                               Una volta che gli Stati hanno iniziato ad attuare il si-
sti (che vengono ancora erroneamente ritenuti libe-
                                                             stema di trasferimenti forzati dai ricchi ai poveri che
rali classici) gli eventuali trasferimenti di risorse dai
                                                             ha prodotto lo Stato assistenziale, l’opinione pubbli-
ricchi ai poveri devono accrescere l’utilità comples-
                                                             ca ha gradito tale innovazione. I bisognosi non dove-
siva della società e quindi devono essere approvati
                                                             vano più confidare nella carità, cosa che l’opinione
per definizione. Sebbene la tesi economica welfarista
                                                             progressista, probabilmente compreso lo “spettatore
che sottende questa idea non sia più comunemente
                                                             disinteressato” di Adam Smith, ha finito con il ritene-
accettata, nell’opinione pubblica più avvertita con-
                                                             re umiliante. Oggi chi dona è di fatto obbligato, sulla
tinua ad aleggiare la memoria dell’utilitarismo, indi-
                                                             minaccia dell’uso della forza, a pagare abbastanza
cendola per riflesso condizionato a sostenere qualsiasi
                                                             tasse da far sì che i bisognosi possano esercitare il di-
programma di giustizia sociale.
                                                             ritto loro conferito di venire assistiti. I trasferimenti



2: Adam Smith, op. cit., Parte VI, Sezione II, Capitolo I.
                                                            OCCASIONAL PAPER                          IBL
                                                                       I principi della giustizia sociale         3



involontari equivalgono oggidì a realizzare la giustizia    propri membri benefici maggiori di una coalizione che
sociale.                                                    aspirasse a ridistribuire parte del reddito dei poveri.
                                                            Di conseguenza, la coalizione vincente sarà quella che
  Sono convinto, come spiegherò nelle pagine seguen-
                                                            promette di attuare trasferimenti dai ricchi ai poveri
ti, che il fenomeno iniziato come donazione obbliga-
                                                            (in realtà, per avere una qualche chance di successo,
toria ai bisognosi e culminato nello Stato assistenziale
                                                            tutte le coalizioni rivali devono promettere di distri-
vero e proprio abbia poco o nulla a che fare con il
                                                            buire il reddito dai ricchi ai poveri, comprese quelle
senso di giustizia sociale della popolazione, anche se
                                                            composte dagli individui più abbienti).
viene approvato come se venisse fatto allo scopo di
realizzare la giustizia. La forza che lo anima, tuttavia,    Il noto teorema della mediana degli elettori ipotizza
ha un’origine del tutto diversa.                            che l’elettorato si divida in due metà e che l’“elettore
                                                            mediano” voti per quella metà (che in tal modo di-
                                                            venta maggioranza aritmetica) che gli offre i vantaggi
2 – Il gioco della distribuzione                            maggiori. Limitando le condizioni al contorno, si può
                                                            affermare che la redistribuzione avviene finché il red-
  Adam Smith scriveva al culmine di uno straordinario
                                                            dito mediano è superiore al reddito medio e si arresta
periodo, pressoché unico nella
                                                                                    non appena i due valori finisco-
storia inglese quando, tra la       Nell’epoca moderna le scelte                    no con il coincidere.
Gloriosa Rivoluzione e la prima
Guerra Mondiale, la proprietà       collettive possono prevalere                     Una rappresentazione più
era considerata sacrosanta, al                                                     generale e, a mio parere, più
sicuro dal potere della Corona,     su quelle individuali e                        valida della redistribuzione de-
mentre la tassazione sul red-
dito era trascurabile e appena
                                    appropriarsi per scopi pubblici                mocratica consiste nel giuoco
                                                                                   della distribuzione tra tre per-
agli inizi. Questo periodo ha       di una parte dei beni e del                    sone. Il gioco si fonda su di una
avuto fine grazie ad una serie                                                      semplice regola: i beni o il red-
di riforme elettorali che hanno     reddito dei singoli, ossia della               dito complessivo dei tre indivi-
condotto al suffragio universa-                                                    dui verrà distribuito sulla base
le e al voto segreto.
                                    loro legittima proprietà.                      della decisione concorde di due
                                                            di essi. La soluzione razionale prevede che i due gio-
  Nell’epoca moderna le scelte collettive possono pre-
                                                            catori più poveri si uniscano per sfruttare quello più
valere su quelle individuali e appropriarsi per scopi
                                                            ricco. Ovviamente, invece che tre individui, al gioco
pubblici di una parte dei beni e del reddito dei singoli
                                                            possono partecipare i tre gruppi che insieme costitui-
individui, ossia di quella che un tempo era ritenuta
                                                            scono la società, vale a dire i ricchi, le classi medie
la loro legittima proprietà. Queste decisioni collet-
                                                            e i poveri. Se il voto della maggioranza è decisivo, i
tive vengono prese conteggiando i voti anonimamen-
                                                            tre gruppi devono essere costituiti in modo tale che
te espressi in merito alle possibili alternative, sulla
                                                            l’unione di due di essi sia sempre più numerosa del
base del principio che ciascun elettore disponga di un
                                                            terzo restante: si tratta evidentemente del raggrup-
solo voto, pari a quello degli altri. La conseguenza di
                                                            pamento che adotteranno degli elettori razionali. La
questo tipo di regole decisionali è che le maggioran-
                                                            soluzione che ne deriva è, ancora una volta, lo sfrut-
za possono sfruttare le minoranze e che i potenziali
                                                            tamento dei ricchi da parte dei poveri e del gruppo
guadagni ottenibili in tal modo hanno un fortissimo
                                                            intermedio. Ripetendo più volte il gioco, il ruolo del
potere di attrazione, inducendo gli elettori a formare
                                                            ricco dovrebbe venire rivestito a rotazione, giacché in
coalizioni elettorali abbastanza vaste da essere deci-
                                                            ciascun turno di redistribuzione uno dei gruppi più po-
sive. Le coalizioni rivali cercheranno di raggiungere le
                                                            veri dovrebbe diventare a sua volta il più ricco. Tutta-
dimensioni necessarie e divenire a loro volta la coali-
                                                            via, se hanno luogo attività produttive e un giocatore
zione vincente e imporre così le proprie decisioni. È
                                                            (o un gruppo) continua ad essere più produttivo degli
evidente che una coalizione in grado di distribuire ai
propri componenti parte del reddito dei ricchi offre ai
IBL OCCASIONAL PAPER
4    Anthony de Jasay


altri due, ad ogni turno esso rivestirà il ruolo di ricco   da una parte e ridistribuirla dall’altra possano essere
sfruttato.                                                  entrambi atti giustificati.

                                                             Un modo per uscire da questo dilemma consiste nel
                                                            seguire il consiglio di quel parroco scozzese che dice-
3 – L’occultamento dell’ingiustizia                         va: «Ecco un grosso ostacolo. Guardiamolo dritto negli
 Il fatto che due persone derubino una terza è ingiu-       occhi e passiamo oltre». In effetti questa è la via se-
sto. Se una delle regole del gioco è che due persone        guita da molti governi democratici. Essi non cercano
possono derubarne una terza, allora la regola è in-         di spiegare la contraddizione, non foss’altro perché
giusta.                                                     così facendo ne metterebbero in luce l’esistenza e
                                                            preferiscono seguire la regola che “meno se ne parla,
  Una volta spogliata del suo paravento retorico e an-
                                                            meglio è”.
che tenendo conto del principio di rule of law e della
moderazione necessaria affinché l’imposizione delle           Una seconda via d’uscita consiste nel vestire l’in-
regole sia pacifica, in buona sostanza la pratica della      giustizia delle redistribuzione coi panni della giustizia
democrazia non è diversa dal gioco di distribuzione         sociale, elaborando una dottrina che, se presentata
che permette a due giocatori                                                         in termini ragionevolmente
di coalizzarsi al fine di deru-      In buona sostanza la pratica                     plausibili, possa convincere lo
barne un terzo. È facile trascu-                                                     “spettatore disinteressato” di
rare questo aspetto, in quanto      della democrazia non è diversa                   Smith che la regola del gioco
i primi due non agiscono per                                                         della distribuzione democra-
cattiveria e il terzo non ap-       dal gioco di distribuzione che                   tica rappresenta di fatto una
pare certamente una vittima
inerme. Nondimeno resta vero
                                    permette a due giocatori di                      norma di giustizia.

                                                                                      Nelle pagine seguenti esami-
che la redistribuzione forzosa      coalizzarsi al fine di derubarne                 nerò sommariamente due va-
di ricchezza o di reddito sulla
base di una regola ingiusta co-     un terzo                                        rianti di tale dottrina. Una è
                                                                                    la variante “contrattualista”,
stituisce, appunto, un’ingiusti-
                                                            fondata sulla tesi che la redistribuzione si fondi sul-
zia. Peraltro l’ingiustizia persisterebbe anche qualora
                                                            l’accordo di tutti, compresi coloro che ne sopporta-
si potesse stabilire oltre ogni dubbio che la distribu-
                                                            no i costi, e quindi è giusta. L’altra potrebbe esse-
zione iniziale delle ricchezze è ingiusta e che quindi
                                                            re definita neo-socialista, in quanto non ha nessuna
sia necessario correggerla.
                                                            parentela con la vecchia teoria socialista del valore.
  In ogni caso, quand’anche la distribuzione iniziale       Il suo assunto fondamentale consiste nell’idea che la
dei beni fosse ingiusta, sarebbe difficile fermarsi lì.      ricchezza e la proprietà non possono essere imputate
La giustizia è una caratteristica di un atto: l’ingiusti-   agli individui che vantano un titolo su di esse nell’am-
zia non si genera da sé, ma dev’essere ricondotta ad        bito della distribuzione iniziale per uno dei seguenti
azioni ingiuste. Affinché sia possibile stabilire che la     motivi: o non sappiamo quanta parte della proprie-
condizione del povero è ingiusta, è necessario deter-       tà sia imputabile ad uno specifico individuo, oppure
minare che il ricco si sia macchiato di azioni ingiuste.    niente è imputabile ad esso.
In casi specifici, ciò è certamente possibile, ma non
si tratta di una regola generale. In prima istanza, si
deve presumere che chi possiede dei beni e chi gua-         Giustizia sociale contrattualista
dagna un reddito abbia legittimo titolo alla proprie-
tà e al reddito. Difatti la stessa autorità politica che     L’essenza del contrattualismo consiste nell’afferma-
li ridistribuisce accetta tale presunzione e garanti-       zione che vi siano alcuni termini contrattuali che, par-
sce di proteggere la sicurezza della proprietà e dei        tendo dagli opportuni assunti in merito a razionalità,
contratti. Tuttavia è piuttosto difficile sostenere che      aspettative e sentimenti morali, verrebbero accettati
garantire una determinata distribuzione di ricchezza        da ogni individuo razionale. Prima di esaminare più
                                                           OCCASIONAL PAPER                           IBL
                                                                      I principi della giustizia sociale           5



in dettaglio le varianti di questa teoria, è opportu-      di ricchezza (possibile, ma assolutamente dubbia) sia
no prendere in considerazione due obiezioni di ordine      superiore al valore marginale di una perdita attuale e
generale. La prima è che l’accettazione ipotetica di       certa. In caso contrario non parteciperebbero ad un
determinati termini contrattuali non può avere il me-      programma assicurativo che offre semplicemente il
desimo peso morale e la stessa forza vincolante di una     rimborso del loro denaro nel caso in cui la paventata
sottoscrizione esplicita. L’altra è che ogni individuo     perdita futura dovesse materializzarsi e che non offre
razionale dovrebbe attendersi che i suoi simili tende-     alcunché qualora tale ipotesi non dovesse verificarsi
rebbero semmai a violare il contratto e di conseguen-      (vale a dire, qualora conservassero una ricchezza al di
za non vorrebbe essere l’unico a rispettarne scrupo-       sopra della media). Questo ha tutta l’aria di essere un
losamente i termini. In altre parole, tale contratto       bizzarro caso di eccesso di assicurazione e mi sembra
equivarrebbe ad un singolo turno del dilemma del pri-      alquanto difficile ritenerlo un’opzione razionale.
gioniero la cui soluzione razionale è semplicemente
                                                             La seconda teoria rappresentativa di questo con-
che il contratto non verrebbe affatto concluso. L’uni-
                                                           cetto è l’idea di “giustizia come equità” di Rawls. In
co modo per sottrarsi a questo dilemma consiste nel
                                                           tal caso, i contraenti agiscono come se si trovasse-
presumere che le parti contraenti non siano individui
                                                           ro dietro un “velo d’ignoranza” che nasconde ai loro
razionai, bensì morali. Seb-
                                                                                   occhi tutte le qualità personali
bene io sia convinto che tali
obiezioni siano valide e persi-
                                    L’accettazione          ipotetica              ereditate o acquisite o gli altri
                                                                                   vantaggi che li rendono diversi
no decisive, a questo punto le      di     determinati       termini               l’uno dall’altro. In una siffatta
metterò da parte per esami-
nare in dettaglio le due teorie     contrattuali non può avere                     situazione di mutua “equità”,
                                                                                   in cui ciascuno dovrebbe igno-
contrattualiste più rappresen-
tative, iniziando con l’osser-
                                    il medesimo peso morale e la                   rare quale sia la propria effet-
                                                                                   tiva capacità di guadagno e la
vare che entrambe ricorrono         stessa forza vincolante di una                 propria posizione nella vita, i
all’artificio del “velo”.

 La prima variante, resa nota
                                    sottoscrizione esplicita                       contraenti concordano una di-
                                                                                   stribuzione del reddito in cui
da Buchanan e Tullock, si fonda sull’assunto che le        ciascuno riceve una parte uguale a meno che, e nella
persone guardino al proprio futuro attraverso un “velo     misura in cui, l’eventuale ineguaglianza vada a van-
d’incertezza”, opaco quanto basta da impedire loro di      taggio dei meno abbienti. Questo genere di eguali-
prevedere con ragionevole accuratezza le proprie for-      tarismo condizionale sarebbe la scelta razionale di
tune. Gli individui più abbienti, che sono al di sopra     qualsiasi individuo che giocasse sul principio del “ma-
della media, possono temere che in futuro potrebbero       ximin”, vale a dire che, dovendo affrontare un esito
sprofondare tra i più poveri. Per tale motivo accetta-     incerto, ciascun giocatore mira esclusivamente a far
no un programma di redistribuzione che penalizza chi       sì che l’esito peggiore sia il più confortevole possibile,
è più ricco della media e favorisce che è più povero.      senza curarsi dei possibili esiti favorevoli e di quanto
Di fatto agiscono come se fossero disposti a pagare        essi possano essere migliori.
oggi per un’assicurazione allo scopo di poter chiedere
                                                             Il “maximin”, elemento basilare del fondamentale
un’assistenza quando ne avranno bisogno. Il risultato
                                                           “principio di differenza” proclamato da questa teo-
è la realizzazione della giustizia sociale con l’accordo
                                                           ria, presuppone una mentalità a dir poco bizzarra: chi
dei più ricchi, che ne sopportano volontariamente i
                                                           adotta tale principio come guida per fare scelte che
costi, spronati dalla possibilità che in futuro potreb-
                                                           comportano un elemento di rischio si disinteressa a
bero esserne i beneficiari.
                                                           qualsiasi possibile esito che non sia il peggiore ed è
 Affinché tale teoria sia plausibile, è necessario che      perfettamente disposto a trascurare le probabilità più
venga soddisfatta una condizione alquanto inverosi-        allettanti che si verifichino esiti decisamente positivi.
mile. Gli individui più ricchi della media devono con-     Un tale comportamento, che a Rawls sembra raziona-
vincersi che il valore marginale di una perdita futura     le, sarebbe indice di un’avversione per il rischio quasi
IBL OCCASIONAL PAPER
6    Anthony de Jasay


morbosa. Per questa ragione, e per numerosi altri mo-       righe e le colonne della matrice che ci impedisce di
tivi che in questa sede non mi è possibile esaminare        realizzarla.
adeguatamente, è difficile accettare l’ipotesi che un
                                                             Giacché i singoli contributi individuali non possono
ipotetico contratto che istituisce un’eguaglianza con-
                                                            essere valutati e rimangono quindi ignoti, la distribu-
dizionale del benessere materiale possa essere l’esito
                                                            zione del prodotto sociale non può basarsi sull’entità
di un accordo volontario di tutti i contraenti, se questi
                                                            di ciascuno di questi singoli contributi. L’unica solu-
fossero situati in una condizione di “equità”.
                                                            zione è che la società nel suo complesso, parlando
                                                            per voce delle autorità che la governano, stabilisca
                                                            una distribuzione socialmente giusta e passi quindi ad
Giustizia sociale socialistica
                                                            attuarla.
  Secondo le teorie socialiste ortodosse, solo il lavoro
                                                              La confutazione di questa tesi, basata sul semplice
può creare valore. Pertanto qualsiasi distribuzione ini-
                                                            buon senso, consiste nell’osservare che, per quanto
ziale nella quale il capitale produca un profitto è ipso
                                                            sia ovvio che l’agricoltore, il carpentiere, il conciato-
facto un’ingiustizia da raddrizzare. La redistribuzione
                                                            re e il maestro abbiano dovuto apportare un contribu-
a favore della classe operaia rappresenta un atto di
                                                                                    to alla realizzazione delle scar-
giustizia sociale. Questa dot-
trina si fonda su una teoria del    È difficile accettare l’ipotesi                   pe, ciascuno dei loro contributi
                                                                                    è stato pagato nel momento
valore che, nella migliore del-
le ipotesi, può interessare solo
                                    che un ipotetico contratto che                  stesso in cui è servito. Non vi è
                                                                                    alcun bisogno di una matrice di
uno storico delle idee e che        istituisce un’eguaglianza del                   input e output di sconcertante
non vale la pena esaminare.
                                    benessere materiale possa essere                complessità. Il contributo ap-
                                                                                    portato da ciascun individuo
  Tuttavia è più interessan-
te prendere in considerazio-        l’esito di un accordo volontario                ad un qualsiasi prodotto vie-
ne due varianti di quella che                                                       ne debitamente misurato dal
potrebbe essere definita una         di tutti i contraenti                           prezzo al quale ciascuno di essi
dottrina “neo-socialista”. Una                                                      viene venduto ad ogni stadio di
di esse parte dall’indiscutibile assunto che qualsiasi      quell’interminabile catena che è il processo di produ-
prodotto avente valore, ad esempio un paio di scarpe,       zione. Ciascun individuo contribuisce al valore com-
non viene realizzato da un solo individuo, diciamo il       plessivo in ragione del proprio fattore di proprietà e
calzolaio. L’agricoltore che ha prodotto il cibo che ha     del proprio fattore marginale di produttività e viene
sostentato il calzolaio, il carpentiere che ha costruito    ricompensato in ragione analoga. In prima istanza,
la casa in cui egli abita, il conciatore che ha prepa-      qualsiasi interferenza con queste uguaglianze in nome
rato il cuoio di cui si è servito, il mastro artigiano      della giustizia sociale dev’essere ritenuta ingiusta.
che gli ha insegnato il mestiere, il maestro che gli ha
                                                             Una seconda apologia neo-socialista della giustizia
insegnato a leggere e far di conto, per finire con gli in-
                                                            sociale elimina il concetto stesso di fattore di produ-
dividui più lontani che possono in qualche modo aver
                                                            zione e abbandona l’idea che l’individuo, in quanto
contribuito all’opera, tutti questi individui, passati e
                                                            proprietario di quei fattori, sia responsabile della pro-
presenti, hanno apportato un contributo più o meno
                                                            duzione del valore complessivo. Nessuno è responsa-
grande alla realizzazione delle nostre scarpe. Sareb-
                                                            bile e nessuno vantare alcun credito. Nella migliore
be necessaria una matrice di Leontiev con migliaia e
                                                            delle ipotesi, si può presumere che i contributi de-
migliaia di righe e di colonne per dare un’idea anche
                                                            gli individui costituiscano una minuscola frazione del
solo approssimativa di quanto possa essere complesso
                                                            prodotto sociale, che non supera la capacità di pro-
un prodotto apparentemente semplice come un paio
                                                            duzione delle popolazioni primitive della Polinesia o
di scarpe. È solo il fatto che non possediamo delle
                                                            di altri popoli pre-civili (questa tesi è stata affermata
conoscenze necessarie a riempire con valori precisi le
                                                            da Herbert Simon, ma non è questo che gli è valso il
                                                              OCCASIONAL PAPER                            IBL
                                                                          I principi della giustizia sociale           7



Premio Nobel). Tutto il resto dev’essere imputato alla        viola in modo chiaro e plateale i principi di giustizia. Il
civiltà.                                                      concetto di giustizia sociale è uno spudorato artificio
                                                              per mascherare questo fatto evidente, affermando
  La civiltà risulta così essere una sola esternalità indi-
                                                              che il bianco è in realtà nero.
visibile. Gli individui devono ad essa tutto o quasi tut-
to il loro benessere. Il benessere materiale è dunque          Si possono elaborare numerose difese della tesi che
una manna, un dono del cielo e gli individui non pos-         una distribuzione fondata sull’ingiustizia della sia in
sono ritenerlo proprio, come se lo avessero meritato.         realtà un atto di giustizia sociale. Ognuna di tali di-
Come nel caso precedente, è la società, agendo per il         fese può essere agevolmente smontata con la stessa
tramite delle autorità di governo, che deve stabilire         facilità con cui è stata messa insieme. Per sua stessa
quanto debba ottenere ciascun individuo e giungerà            natura, elaborare una tesi conclusiva e “avalutativa”
ad una decisione in merito sulla base della sua conce-        che permetta di annoverare la giustizia sociale tra i
zione di giustizia sociale.                                   rami della giustizia è un’impresa impossibile.

  Tuttavia, affermare che la civiltà sia un’enorme             Priva del sostegno della logica, la difesa della giusti-
esternalità alla quale ascrivere la produzione di tut-        zia sociale deve ricorrere ad un giudizio di valore. Un
ta la ricchezza materiale non                                                        tale giudizio è intrinsecamente
equivale ad elaborare una teo-       Per sua stessa natura,                          soggettivo e, per rimediare per
ria, ma è semplicemente crea-                                                        quanto è possibile a questo in-
re una metafora.                     elaborare una tesi conclusiva e                 trinseco difetto, diventa neces-
                                                                                     sario fare ricorso al cosiddetto
  Ma, anche ammettendo per           “avalutativa” che permetta di                   “osservatore imparziale”, che
un momento che questa meta-
fora rispecchi effettivamente        annoverare la giustizia sociale                 non ha alcun interesse in gio-
                                                                                     co nella questione sulla quale
la realtà, sarebbe sempre vero
che un’esternalità non produ-
                                     tra i rami della giustizia è                    deve esprimere un giudizio.

ce alcunché. È l’azione degli        un’impresa impossibile                             Gli utilitaristi del Diciannove-
individui, per quanto agevola-                                                        simo secolo nutrivano un’im-
ta dalle esternalità presenti, che produce effettiva-         mensa fiducia nell’osservatore imparziale e, quando
mente dei beni. Il prodotto marginale dell’individuo          era necessario confrontare i guadagni di utilità degli
sarà indubbiamente superiore a quello che potrebbe            uni con le perdite degli altri, evocavano a sostegno
realizzare in assenza dell’esternalità in questione, ma       della propria causa la sua presunta testimonianza.
sottrargliene parte per destinarla a qualcun altro non        Questo fantomatico osservatore avrebbe dovuto sta-
è un atto di giustizia, così come non sarebbe un atto         bilire che un dollaro sottratto ad un individuo più ab-
di giustizia tassarci per i vantaggi di un clima tem-         biente e destinato ad uno più povero avrebbe accre-
perato per distribuire il gettito agli abitanti del Polo      sciuto l’utilità complessiva in quanto quest’ultimo ne
Nord o della giunga tropicale.                                aveva più bisogno. Questo giudizio può rappresentare
                                                              una descrizione abbastanza ragionevole di come ci
                                                              si sentirebbe nei panni del ricco o del bisognoso ma,
4 – Dov’è lo spettatore disinteressato?                       quale che sia il significato di questo sentimento, a ri-
                                                              gore di termini ciò non ha niente a che vedere con la
 La promessa di ridistribuire la ricchezza dai più ab-
                                                              giustizia.
bienti ai più poveri è, come abbiamo visto, il mezzo
per raccogliere i voti necessari in una comunità politi-        Oltre un secolo prima dell’età d’oro dell’utilitari-
ca che adotta un sistema elettorale per guadagnare e          smo, Adam Smith aveva evocato il suo “spettatore di-
conservare il potere di ridistribuire. La regola che au-      sinteressato” a testimone della giustizia, distinguen-
torizza tale sistema è, per dirla brutalmente, il prin-       dola nettamente dalla mera utilità:
cipio che due possono decidere per tre. E tuttavia una
regola che mette un terzo nelle mani degli altri due
IBL OCCASIONAL PAPER
   «sottrarre da qualcuno ciò che gli serve soltanto perché potrebbe servire altrettanto o
   anche maggiormente a noi altri (…) è un atto che nessuno spettatore imparziale potrebbe
   ammettere»3

  Se dentro ciascuno di noi albergasse uno spettatore davvero imparziale, che opi-
nione si farebbe in merito alla questione che abbiamo esaminato? Potrebbe rivelarsi
meno rigoroso della sua controparte smithiana e, adeguandosi all’opinione corrente,
anch’egli potrebbe desiderare di rubare ai ricchi per dare ai poveri. Ma la sua onestà
intellettuale non gli permetterebbe di accettare la pretesa che togliere agli uni per
dare agli altri equivalga a fare giustizia.


3: Adam Smith, op. cit., Parte II, Sezione II, Capitolo II (corsivo mio).




                       L’ISTITUTO BRUNO LEONI
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                 rista e filosofo torinese, nasce con l’ambizione di sti-
                 molare il dibattito pubblico, in Italia, promuovendo
                 in modo puntuale e rigoroso un punto di vista auten-
                 ticamente liberale. L’IBL intende studiare, promuo-
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