e-book Undicietrenta di Roberto Cotroneo
La vecchia storia dell'e-book
L’idea non è male. Ed è una delle tante. Un blog di pubblicitari di New York ha lanciato una proposta: se il New York Times regalasse ai suoi 800 mila abbonati un dispositivo elettronico su cui pubblicare il giornale, come fosse un ebook, si risparmierebbe il costo della carta e si abbatterebbe il deficit del giornale. Hanno fatto dei conti e (è proprio il caso di dirlo) sulla carta l’operazione funziona. Ovvero costa meno regalare un supporto elettronico che stampare il giornale. È una vecchia storia. Dieci anni tutti gli editori del mondo, e parlo degli editori di libri, erano assolutamente sicuri che nel giro di pochi anni i libri sarebbero scomparsi a favore dell’ebook. Nessuno aveva dubbi. Era meno costoso, e permetteva, in uno spazio minimo, di portarsi dietro un’intera biblioteca, consultabile molto rapidamente. Per la verità non funzionò affatto, e l’ebook non si è mai diffuso. Sia perché i dispositivi per leggere gli ebook erano imperfetti dal punto di vista tecnologico, sia perché l’abitudine a leggere i libri sfogliando le pagine è qualcosa che dura da millenni, ed è molto difficile cambiare abitudini così radicate. Oggi gli editori continuano a pubblicare gli ebook, ma ormai senza troppa convinzione. Con i giornali è diverso. E l’idea dei pubblicitari di New York ha un punto debole, perché si basa soltanto su un calcolo economico, e niente altro. In realtà la direzione in cui sta andando l’informazione nel mondo è un’altra, e non ha niente a che fare con l’idea dell’ebook su cui leggere il giornale. Perché il problema non è tanto utilizzare dei supporti elettronici che sostituiscano la carta in un modo rigido. Come un copia incolla che dal piombo porta allo schermo digitale. Ma è soprattutto l’aggiornabilità. La possibilità di accedere a un’informazione che cambia ogni secondo, senza fermarsi mai. Lo si sta facendo con i siti on line, ma lo si sta facendo soprattutto, e questo sarà il nodo dei prossimi cinque anni, con giornali on line leggibili da dispositivi mobili che hanno un collegamento alla rete continuo. È ovvio che saranno quegli oggetti che ancora chiamiamo telefonini a fare la differenza. E la faranno quando si sarà in grado di produrre dispositivi che telefonano, ma soprattutto fanno mille altre cose. E il punto vero sta nella capacità di capire che è finita l’era
dell’informazione scritta, televisiva o radiofonica. Sarà un tutt’uno. Perché in un solo supporto sarà possibile fare tutto. Passerà del tempo per arrivare a questo. Le infrastrutture, le reti wireless, sono ancora insufficienti, i dispositivi sono costosi e non semplici da usare, soprattutto per i più anziani, i costi di collegamento delle società di telefonia mobile ancora troppo alti. Ma quella è la strada. La generazione che ha oggi tra i venti e i trent’anni lo fa già, i più anziani guardano la televisione, la generazione di mezzo, che è quella che compra i quotidiani, sta cambiando modo di pensare. E per questo mestiere sarà una rivoluzione. Sapranno i giornalisti cambiare radicalmente modo di pensare il proprio mestiere, non più fatto soltanto di scrittura? O invecchieranno tutti improvvisamente?