Giancarlo Zizola by fjwuxn

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									Giancarlo Zizola
5 Lectio Patavina 2008-
Media e Minori

 L‟ Accademia americana di pediatria ha osservato che,accanto alla famiglia, la tv
costituisce il potere più influente sullo sviluppo del bambino. Lo stesso istituto ha
informato che l‟uso della tv superiore alle due o tre ore al giorno produce un grado
patologico di dipendenza dei bambini dalla televisione.
 Si sviluppano altri effetti collaterali nocivi: la diminuzione di attività di svago
alternative alla tv,il consumo acritico di programmi sui quali non si tollerano
interferenze o commenti,la confusione tra il reale e la rappresentazione televisiva
della realtà,l‟eliminazione della distinzione tra bisogni e desideri( i desideri si
traducono in bisogni prepotenti da soddisfare subito).
 Il bambino finisce per uniformarsi ai modelli televisivi che consuma, e questo
appiattimento,questa schiavitù psichica è tanto maggiore quanto più vengono a
mancare modelli reali di riferimento nella famiglia o nelle altre istituzioni sociali,per
esempio la scuola.
 Il risultato è che i minori sovra-esposti alla tv proseguono a vivere la
rappresentazione come fosse la vera vita,la verità materiale,creando una
psicopatologia: lo stesso evento della morte ,che viene rappresentata in modo
banalizzante nei programmi tv,anche per minori, tende a perdere la sua dimensione
reale ,è normalizzata,spettacolarizzata,una finzione.
 Questo effetto ludico-virtuale ha delle conseguenze non trascurabili sul piano dei
comportamenti dei minori. L‟approccio ludico non è senza rapporto con la
banalizzazione del dolore e della morte dalla consapevolezza ancora incipiente,dal
punto di vista della razionalizzazione dell‟esistente,nei minori,e la maggior parte dei
psichiatri infantili considerano che molto probabilmente è questa incoscienza della
dimensione reale della sofferenza e della morte che contribuisce alla diffusione
esponenziale della violenza dei minori che allarma gli attori sociali.
 Il fenomeno risulta allargato e con la stessa sintomatologia se si analizzano i risultati
delle ricerche sul rapporto tra minori e computer,utilizzato sia per la comunicazione
relazionale con gruppi di amici sia per fuggire dalla dimensione spazio-temporale
della realtà e frequentare preferibilmente un mondo irreale.
 Troppe ore davanti al computer fanno male a bambini,è la conclusione della ricerca
elaborata dall‟Istituto Internazionale per la tv per l‟infanzia e i programmi educativi
della Germania,di cui ha dato notizia il più letto quotidiano d‟Europa, “Bild”. Troppa
esposizione al computer fa crescere i bambini in un mondo avulso dalla vita reale,li
rende dipendenti da Internet,dai videogiochi e dalle chat. Per cui la direttrice
dell‟Istituto dottor Maya Goetz,ha lanciato una proposta drastica: una tabella con
quote di tempo massimo d‟uso del pc e di vita online. Tetti duri e diversificati per
fasce d‟età e accompagnati da consigli sui limiti,prudenza e controlli.
 Un‟inchiesta su un campione di 900 bambini dai 5 agli 11 anni condotta dall‟Istituto
NPD nel 2006 in nove paesi d‟Europa ha indicato che i bambini italiani sono quelli
che trascorrono più tempo davanti al computer e videogame,il 27%, e meno tempo in
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giochi all‟aria aperta(10%),rispetto ai bambini di Gran Bretagna (23),del
Portogallo(19% e 12% all‟aria aperta)), di Olanda e Spagna(18% sul pc,ma il 41%
dei bambini olandesi all‟aria aperta),della Francia(rispettivamente 16% e 25%),del
Belgio(12%),della Germania(8% pc e 31% all‟aria aperta) e della Svezia(6% sul pc e
22% all‟aria aperta).
 Altri dati sui bambini italiani: 60% hanno il telefonino,90% usano il computer. Di
questi,70 su cento lo usano per più di un‟ora,69% navigano per oltre un‟ora al giorno
sulla rete,il 10% si dedica alle chatlines.
 La media quotidiana di gioco con i videogames è di 2 ore. A non contare i
messaggini SMS. Altrettanti tempi sottratti alla vita reale e ai giochi all‟aria aperta.
Con effetti deleteri sulla capacità di concentrazione necessaria ai compiti di casa,
sulla attenzione alle amicizie e agli affetti familiari, sullo sviluppo della creatività
tipica dell‟età infantile.
 Il problema è talmente grave che se lo è posto anche Bill Gates,l‟imperatore della
rete. Insieme alla moglie Melinda ha vietato alla figlia Jennifer Katharine,10 anni,di
usare il pc per oltre 45 minuti al giorno. Altrimenti,ha dichiarato,sarebbe uscita dal
reale.
 Da questo dato d‟allarme è partita la proposta della dottoressa Goetz: imporre in
famiglia tempi massimi di uso del computer differenziati a seconda dell‟età.
 Massimo mezz‟ora al giorno per i bimbi dai 4 ai 6 anni.
45 minuti al giorno tra 7 e 10 anni.
Un‟ora al giorno tra 11 e 13 anni.
Un‟ora e mezza dai 14 anni in poi.
 E poi una serie di divieti,di cui parleremo più avanti: delle vere e proprie istruzioni
per l‟uso: ad esempio,per fare solo qualche anticipazione,niente chatline,né giocare
da soli né computer nella propria camera né navigare in rete per i più piccoli. Per i
più grandi solo chatting sotto sorveglianza o su chatline sicure e protette e anche il
resto con chiare regole:mai al video di notte,mai dare nome telefono e indirizzo a
sconosciuti.
 E tutto ciò finalizzato a intercettare la “tecnologia della solitudine”e l‟esaurimento
delle mediazioni. Si teme infatti che il computer e la rete possano sostituire
l‟amichetto,gli affetti,il dialogo con le persone vive,il reale. Può sparire il momento
emotivo,l‟emozione del contatto umano. Il computer si profila sempre più come il
rifugio cui spinge la solitudine.1

Second Life

 Una delle agenzie che organizza questa fuga è “Second Life”,un programma che si
può scaricare da Internet: un pianeta in cui uno può crearsi una seconda vita,
reinventarsi un‟identità a piacimento,costruirsi una carriera di successo, fare
avventure,affari,riuscite con le ragazze.


1
    Andrea Tarquini, “L‟etò giusta per Internet, La repubblics,8 marzo 2008.

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 Una fabbrica di miti. Una industria di sogni. Ci si diverte,si balla,si incontrano
persone e si spende moltissimo. Il gioco prende la mano perchè trascorrere una notte
da straricchi virtuali al cambio di Second Life,che ha una sua moneta,costa circa 10
dollari.
 Si tratta di una comunità virtuale tridimensionale on line creata nel 2003 dalla
società californiana “Linden lab” di San Francisco. Il sistema fornisce ai suoi
utenti,definiti “residenti”,gli strumenti per aggiungere al mondo virtuale nuovi
contenuti       grafici:oggetti,fisionomie      dei     diversi      personaggi,contenuti
audiovisivi,animazioni… Gli utenti detengono i diritti d‟autore sui beni che
creano,che possono essere venduti utilizzando una moneta virtuale,il Linden
Dollar,che può essere convertita in veri dollari americani.
 Su Second Life è possibile acquistare droga virtuale chiamata “seclimina” che altera
gli avatar. C‟è anche un quartiere a luci rosse di Second Life che si chiama Aster-
Dam. Oltre alla presenza di prostitute virtuali,il quartiere ospita alberghi a ore per gli
incontri a pagamento,sex shop dove comprare gadget erotici e pseudo organi sessuali.
Le prostitute del quartiere hanno le loro tariffe variabili secondo le richieste del
cliente. Mezz‟ora, tempo standard,cosa 500 Linder-dollar.
 Attualmente Second Life si regge su una struttura informatica stimata in oltre 2000
server,basati su processori Intel o Amd. Questi processori gestiscono un vero
universo di informazioni: quasi 35 Terabyte di dati.
 I residenti sono stati stimati( dati del giugno 2007,ma il mondo di Second Life cresce
ormai in modo frenetico) in 7 milioni nel mondo( circa 150 mila in Italia). E cresce
esponenzialmente anche il giro d‟affari.
 In Second Life ci si rifa un matrimonio,un lui dolce e gentile,una lei angelica e
scatenata,la cerimonia del matrimonio con damigelle in lilla e paggetti in frack,film
con gli invitati e una torta di panna ad otto piani. Si ottengono anche le fotografie
dell‟emozionante cerimonia e della festa.
 La pista porta a un locale. All‟esterno ci sono avatar bambine. Per entrare devi
pagare il biglietto. E se paghi vedi foto di ragazzine abusate da adulti. C‟è una donna
che tiene una bambina mentre due uomini la violentano. Un pugno nello stomaco.
Perché qui non si tratta più solo di avatar ma di foto reali scattate in qualche parte del
mondo,in uno dei suoi orridi.
 Ci si fa tele-trasportare in una discoteca di stile egizio,dove i presenti si accoppiano
liberamente sul pavimento in svariate acrobazie e combinazioni . Ci si può concedere
una passeggiatina con shopping ai Parioli,dove se sei una ragazza vieni avvicinata da
un ragazzo sulla sua Vespa special: “Ciao,sei una newsbie?”Ossia,un nuovo arrivato?
Seguono complimenti sull‟abito,qualche informazione utile per in neofiti,inviti ad
una rassegna d‟arte,soprattutto domande sulla tua identità nel mondo reale. Né più né
meno di una comune chiacchiera al bar.
 Ma è questo il fascino del mondo digitale a 3 dimensiono “immaginato,creato e
vissuto da chi ci abita” come recita lo slogan del Linden Lab: nella sua incredibile
verosimiglianza con il solito antiquato mondo in carne e ossa,sia nelle relazioni
umane sia nelle sacre dinamiche della proprietà e del mercato. Non si tratta di un


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videogioco con obiettivi e missioni,ma di uno spazio ideale dove fare cose e vedere
gente.
 Ad ogni residente corrisponde infatti un utente reale,presente in Second Life con il
proprio avatar,l‟alter ego dotato di nome e di cartellino di identificazione,impossibile
da falsificare. Si potrà cambiare forma o abito,assumere le sembianze di un ani
male,di un drago o di una sirena,ma l‟identità è fissa con il suo corredo di buona o
cattiva reputazione,misurata in voti o preferenze.
 E ognuno è padrone assoluto dei beni che crea o compera. Si entra in questo mondo
senza pagare pedaggi,basta scaricare il software,ma per rimanere stabilmente bisogna
pagare un canone di abbonamento mensile che assicura la possibilità di costruire cose
e il dominio di un pezzo di terra virtuale(10 dollari per pochi metri quadrati,minimo
300 dollari per un‟intera isola,ad oggi sono disponibili 250 mila km quadrati per i 5
milioni di residenti).
 Ogni giorno le transazioni in Second Life si aggirano sul milione e mezzo di dollari
Usa: è il trionfo del business,dato che l Linden dollar è convertibile in dollari sonanti.
Molte multinazionali hanno aperto filiali in questo pianeta: per fare qualche nome,la
Nike, la Calvin Klein, e moltissime comprano spazi pubblicitari e lanciano i loro
prodotti,come è avvenuto per lsa PLaystation 3. Cantanti come Susanne Vega
tengono concerti dal vivo in Second Life,per promuovere un compact disk,alcune
Università inglesi e americane organizzano in questo universo digitale lezioni
didattiche o workshop, ci sono paesi che aprono le loro ambasciate,la prima è stata la
Svezia,poi anche gli Usa e l‟Italia, perfino i partiti si fanno rappresentare,e il primo è
stata l‟Italia dei Valori di Antonio di Pietro. Si trova perfino un esercito
rivoluzionario che lotta per conquistare il diritto alla libera terra ,l‟esercito di
liberazione,il Second Life Liberation Army.2
 Con il successo e il denaro sono arrivati anche corruzione,delinquenza e i vizi della
vita reale,sesso estremo,stupri virtuali,truffe,gioco d‟azzardo,pedofilia.
 Le cronache raccontavano fino a poco tempo fa un paradiso artificiale dove ognuno
può diventare quello che non è nella vita reale. Poi hanno cominciato a occuparsi di
altri fatti: una ragazza belga ha denunciato di essere stata violentata e si è rivolta alla
magistratura ordinaria per ottenere un risarcimento; la magistratura tedesca ha
scoperto un giro di scambio di materiale pedo-pornografico e ha incriminato un uomo
di Brema; l‟Associazione delle Famiglie di Francia ha annunciato una azione
giudiziaria contro l‟editore perché introduca misura efficaci per impedire l‟accesso ai
minori.3
 Non esiste infatti un vero sistema di controllo nell‟iscrizione. Sembra che gli editori
cerchino di correre ai ripari ,ponendo ai richiedenti la condizione della identificazione
dei residenti al momento dell‟accesso al mondo parallelo. Uno dei fondatori,Philip
Rosendale,ha assicurato che “Second Life è solo per adulti” e che intende adottare le
misure severe che si impongono.
 Ma sul forum di Second Life Italia la discussione si è accesa: i paladini della
assoluta libertà di fantasia contro chi invece sostiene che giocare a fare sesso con i
2
    Luigina Venturelli,”Pianeta Second Life,il sogno si paga n dollari”, l‟Unità, 8 aprile 2007.
3
    Marco Pratellesi, “Second Life vietato ai minori. Il lato oscuro del mondo virtuale”, Corriere della Sera,7 giugno 2007.

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bambini non possa essere messo sullo stesso piano di altre preferenze sessuali. C‟ è
chi ,come Alice Mastroianni, una professoressa universitaria di Milano,dopo aver
giocato per un po‟ alla discussione è andata a vedere questi orridi e ne è uscita
schifata. Allora ha costituito un gruppo “No pedo” i cui componenti vanno in giro in
Second Life e segnalano alla Polizia Postale i luoghi dove avvengono scambi con
materiale perdo e pornografico.
  Il minimo che si può dire,a questo punto della nostra analisi,è che in questa storia
senza storia,in questo territorio senza terra,apolide,virtuale,si crea un mondo a propria
immagine e somiglianza,si producono in serie le relazioni desiderate,si fabbrica una
realtà a misura del proprio piacere. Tuttavia non si attiva una comunicazione reale di
relazione,e dunque si innesca un processo di impoverimento del soggetto fruitore, e
ciò assoggettandolo molto realmente alla logica del primato delle relazioni del
profitto economico,che riflette una logica della legge del più forte.
 In Second Life le armi dovrebbero essere proibite. Tuttavia il principio del possesso
è considerato sacro e la proprietà è la condizione di ogni legittimità e statuto
anagrafico: non si esiste se non in quanto possidenti. E poiché la maggior parte dei
“residenti” sono minori, si può ben comprendere la preoccupazione di molti educatori
responsabili per il sequestro delle coscienze dei minori nei processi dei rapporti
violenti.
 Si comprende l‟allarme dei formatori per l‟impoverimento o banalizzazione dei
linguaggi,incluso quello della sessualità,esposti alla percussione degli spot,sia in tv
che in internet: non a caso alcuni paesi europei hanno tolto la pubblicità dai
programmi per i minori.

Gli effetti patologici sui bambini

 In un libro dal titolo Maneggiare con cura (edizioni Magi, 2006) i ricercatori della
Facoltà di Psicologia dell‟Università La Sapienza di Roma Maria d‟Alessio e
Fiorenzo Laghi hanno accertato che la fascia più a rischio è quella dagli 8 ai 12 anni.
La ricerca è stata fatta su 1500 bambini intervistati,circa duemila grandi
interpellati,600 genitori e 300 figli monitorati.
  Per riassumere i risultati di questa ricerca,si può ricordare che sono state verificate
due cose: anzitutto che i genitori sono portati a sottostimare la capacità di
comprensione del loro bambino,come se fino a 6 anni fosse meno capace
cognitivamente di quanto in effetti non lo sia,salvo poi a meravigliarsi quando il
piccolo se ne esce con affermazioni di competente su situazioni anche complesse.
 Poi, si è documentato che il maggiore pericolo è che i piccoli finiscono per vivere e
credere in un mondo falso dove quello che viene loro proposto e acquistato è un
obbligo. La principale attività usata per le rappresentazioni pubblicitarie dell‟infanzia
è il mangiare: almeno 1 spot ogni 3 mostra bambini impegnati a bere e a
mangiare,specialmente cibi per la prima colazione.
 Di qui diffuse preoccupazioni per il condizionamento dei desideri e sul bisogno che
si scatena nei minori di omologarsi coi coetanei,se non possono entrare in possesso
dell‟oggetto che i loro amici invece hanno.
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 Ci sono dati certi sul rapporto tra consumo televisivo e soprappeso: Giuseppe
Maggese,presidente della Società Italiana di Pediatria,ha citato studi americani
secondo i quali ogni ora davanti alla tv fa aumentare del 6 o 7 % il rischio di obesità
in un bambino, e avere la tv in camera da letto la fa aumentare del 30%4.

E‟ considerevole la ricerca condotta dal dottor Aric Sigman,uno psicologico
inglese,membro della Società Britannica degli Psicologi,autore del libro Controllo
remoto: come la tv sta danneggiando le nostre vite.

 Egli conclude affermando: «E’il numero di ore e l'età in cui un bimbo inizia a
guardare la televisione che incidono biologicamente sull'individuo. E'
principalmente a causa del mezzo stesso, non del messaggio trasmesso, che si
ottengono                  questi                  effetti               devastanti».
Il dott. Aric Sigman, uno psicologo che ha già alle spalle numerosi anni di ricerche e
pubblicazioni sulla televisione,dopo aver seguito 35 tipologie diverse di studi, ha
identificato circa 15 effetti negativi che, egli sostiene essere causati dalla
televisione.

Tra questi effetti, egli afferma di aver constatato lo svilupparsi di malattie come il
cancro,        l'autismo         e        il        morbo         di        Alzheimer.
Il tema del rapporto dei bambini e la televisione e dell'obesità infantile è un
argomento largamente trattato a livello europeo e soprattutto molto sentito in Gran
Bretagna, dove si stanno da tempo prendendo provvedimenti a livello ministeriale per
promuovere le attività sportive (soprattutto all'aperto) e un'alimentazione alternativa.
Ad ogni modo,purtroppo,le ricerche fatte finora hanno per lo più dato risultati
negativi e sono da considerare molto seriamente. Il range di bambini affetti da
miopia e da deficit di attenzione, da diabete, autismo e di individui che
sviluppano, nel tempo, l'Alzheimer, aumenta a dismisura, mettendo in ginocchio
la generazione dei giovani moderni, coloro dal cervello anestetizzato dalle immagini
sullo schermo.

La ricerca del dott. Sigman, pubblicata anche dalla rispettabile rivista Biologist
magazine, sostiene che il problema “televisione” parte principalmente dal tempo che
si           trascorre           di           fronte            alla          stessa.
Per molte persone il tempo speso di fronte alla televisione sta diventando una
percentuale sempre più alta di quello dedicato a compiere una qualsiasi altra attività
fatta eccezione per le ore trascorse a lavorare o a dormire. Secondo una ricerca
dell'Ufficio Ricerche sull'Audience britannico, all'età di 75 anni, un individuo si
ritrova ad aver trascorso più di 12 anni della sua vita davanti alla tv. 5

Il dott. Sigman ha condotto i suddetti studi in collaborazione con l'Accademia
Americana dei Pediatri, l'Università di Cornell, Il Centro Medico Universitario di

4
    La Repubblica, 29 aprile 2005.
5
    Fergus Sheppard, La tv somministrata ai bambini, in “The scotsman com”(rivista online) 19 febbraio 2007.

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Stanford, L'Ufficio di Ricerche di Mercato Britannico e con quotate riviste mediche
come il Lancet ed il Journal of Sleep Reasearch (Rivista di ricerche mediche sul
Sonno).

Il livello di danno causato dalla televisione, afferma ancora il dottore, dipende da
quanto tempo si trascorre a guardarla. Teniamo conto che in media, all'età di sei
anni, un bimbo si ritrova ad aver già trascorso un intero anno della sua vita di
fronte alla tv. Se sommiamo anche il tempo trascorso davanti al computer, continua
lo psicologo, allora risulta che l'attività svolta di fronte ad uno schermo diventa
l'attività predominante per bambini un po' più grandi – quelli di età tra gli 11 e i 15
anni spendono oggi il 55% del loro tempo da svegli (quindi escluse le ore di sonno)
o meglio, circa 7 ore e mezza al giorno, guardando televisione e computer. Ciò
rappresenta una crescita del 40% avvenuto solo in questa ultima decade.

Il Dr. Sigman sostiene che gli effetti di questa attività si riflettono sia sul corpo che
sulla mente. Afferma che il cervello, ad esempio, non possa venire affatto stimolato
dallo schermo, bensì viene narcotizzato,colpendo aree di quest'organo che,
diversamente, verrebbero allenate e stimolate con la lettura, ad esempio.
Una serie di effetti concatenati sono emersi tra i soggetti sottoposti a molte ore di
televisione come l'obesità, l'Alzheimer, il diabete e persino la diminuzione della
capacità        delle        cellule       di        rimarginare           le      ferite.
L'esposizione alle radiazioni della televisione, è stato dimostrato, sono causa
principale della riduzione del livello di melatonina nel corpo, cioè la riduzione
dell'ormone che regola l'orologio biologico del nostro corpo come ad esempio il
tempo della crescita e dello sviluppo della pubertà.

La melatonina viene prodotta dal nostro corpo durante la notte ed induce il sonno.
Oggi, invece, si documenta che luminosità emessa dallo schermo della televisione
sopprime, in parte, il livello di questo ormone nel sangue. (Il Lancet ha pubblicano
nel luglio 2004 che la l‟aumento della melatonina in una sola settimana senza tivù è
stata                                      del                                         30%)
Questa sindrome è evidente nei giovani adolescenti incollati alla televisione che
sempre      di     più     sostengono     di    preferirne     la     visione      notturna.
L'altro effetto collaterale, ovvero quello che affligge il ciclo di crescita dell'individuo
legato alla melatonina, è quello che vede le nuove generazioni anticipare l'età della
pubertà, arrivando all'adolescenza qualche anno prima delle generazioni passate.

Questa problematica ha iniziato ad essere osservata già dagli anni '50 cioè dal periodo
in     cui      la     televisione     è      diventata      un       mass       media.
Mentre le ricerche del dottore si dirigono pesantemente dentro alla fisiologia e alla
biologia, una conclusione può essere espressa, che ha a che vedere con una critica più
generale alla TV – la televisione guardata di giorno, che spazia da soap opera e talk
show mandano in “putrefazione il cervello” riducendo di molto le capacità


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cognitive soprattutto nelle donne anziane, inclusi effetti clinicamente riscontrabili di
difficoltà di attenzione, di memoria e di velocità psicomotoria.

 Tutti i soggetti studiati dimostrano, di fatto, incapacità di reazione e lentezza di
riflessi.
Il dott. Sigman aggiunge che «Permettere ai bambini di guardare così tanto lo
schermo è una grave mancanza di responsabilità da parte dei genitori, un grave
lavarsene le mani», secondo lui ai bambini più piccoli dovrebbe essere addirittura
vietato l'uso di tale mezzo, introducendolo per gradi, negli anni successivi al 6°
compleanno, somministrandolo con giudizio.

OBESITA'
La televisione è direttamente correlata e ora giudicata come causa indipendente
dell'obesità infantile. Il rimanere seduti di fronte ad uno schermo è un'azione che
comanda e cresce nella vita dei bambini, rimpiazzando molte attività fisiche.
L'inattività è anche una causa di una dieta povera e malsana.

RISANAMENTO                                                             CELLULARE
La televisione è coinvolta nei processi di alterazione cellulare, di dimensione e
consistenza della pelle e delle cellulare appartenenti al sistema immunitario

Molte ricerche sostengono che la televisione può essere una causa di malattie
cardiovascolari a lungo termine. Negli adulti aumenta il colesterolo e la possibilità
di malattie e malfunzionamenti cardiaci strettamente legati all'esposizione allo
schermo subita, soprattutto, in età adolescenziale.

METABOLISMO
Una significativa relazione tra le ore settimanali trascorso davanti alla tv e il
rallentamento del metabolismo è stata riscontrata. Il rallentamento metabolico
diminuisce la possibilità di bruciare i grassi. Combinata con cibi molto calorici e
bevande gassate e zuccherate, è una delle maggiori cause dell'obesità infantile e di
altre malattie.

VISTA
Danni permanenti alla vista precedentemente attribuiti alla genetica, sono ora
correlati all'esposizione allo schermo televisivo. Schermi della televisione e dei
computer sono ora una delle maggiori cause della crescente miopia in quanto
richiedono lunghi periodi di sforzo oculare nel fissare l'attenzione, da parte del
telespettatore.

MORBO                                 DI                              ALZHEIMER
La televisione guardata tra i 20 e i 60 anni è associata allo sviluppo del morbo di
Alzheimer: per ogni ora in più che trascorriamo davanti allo schermo, aumenta il
rischio di incorrere in questa malattia. L'attenzione, la memoria ed il tempo di
reazione sono tutte abilità che vengono anche pesantemente intaccate.
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INTERVALLO                               DI                          ATTENZIONE
Lunghi periodi davanti alla televisione possono infliggere danni a ciò che si chiama
“meccanismo neuronale” che sta dietro alla capacità di attenzione e al controllo degli
impulsi nervosi. Ciò significa danneggiare lo sviluppo delle cellule cerebrali e la
capacità di concentrazione sugli oggetti. Per i bambini significa un alto tasso di
disordini comportamentali e difficoltà di apprendimento.

ORMONI
Guardare la televisione sopprime la produzione di melatonina, un ormone chiave e
un potente antiossidante che ha un ruolo importante nel sistema immunitario, nei cicli
della veglia e del sonno e sull'inizio della pubertà. La melatonina regola l'orologio
biologico in ognuno di noi, ma gli schermi luminosi possono interrompere questo
processo.

CANCRO
La riduzione dei livelli di melatonina, sostiene il dott. Sigman, da come risultato
buone probabilità che il DNA produca mutazioni tali da causare il cancro. Alcuni
medici hanno pubblicato ricerche sulla connessione tra l'insonnia o i problemi del
sonno ed il cancro, dichiarando che la mancanza di sonno induca profondi stati di
stress che il nostro corpo tramuta nella produzione di cellule malate, cioè nel cancro
stesso.

AUTISMO
Numerosi studi apportati dal team del dott. Sigman e da altri suoi colleghi,
dimostrano che le ore spese a guardare la televisione in età infantile potrebbe
provocare l'autismo in un bambino su 166. Il dottore cita una ricerca, in particolare,
pubblicata dall'Università di Cornell che dimostra come la tv possa essere un grilletto
che attiva questa condizione in bambini molto piccoli.

FAME
La mancanza di ore di sonno, dovute al disturbo psico-fisico causato dalla
televisione, stimola l'aumento dell'appetito e alla produzione di grasso nel corpo.
Questo avviene, secondo le sopraccitate ricerche, a causa di alterazioni subite da
ormoni come la leptina e la grelina che regolano la sensazione di pienezza e il senso
di fame.

CRESCITA                                                            CEREBRALE
I mass media interattivi e persino i videogame sono stati associati con la
limitazione dell'attività cerebrale e neurologica. Guardare la televisione è
considerato dai neuroscienziati un'attività non stimolante per l'intelletto, che ne
impedisce lo sviluppo e l'allenamento. Ciò non accade, invece, per attività quali la
lettura.

DIABETE
Il dott. Sigman afferma che guardare la televisione sia strettamente collegato a una
                                                                                     9
significativa crescita nel rischio di sviluppo anormale del tasso di glucosio a livello
metabolico e dell'evoluzione di un nuovo tipo di diabete. Questo è correlato agli
effetti di una vita sedentaria e di una dieta che spesso accompagna le ore spese
davanti allo schermo, come dolciumi, caramelle e bibite zuccherate.

Le regole
 Torniamo ora alla ricerca già citata all‟inizio. La sua autrice,Maria d‟Alessio -
ordinario di Psicologia ed Ecologia dello sviluppo alla Sapienza di Roma,- ha posto
il problema principale che tutti sentiamo necessario suscitare per rimediare alla
situazione che abbiamo cercato di descrivere. Lei lo pone in questo modo: “per legge
uno che ha una caldaia in casa deve farla vedere da un tecnico per il controllo ogni
anno. E‟ questione di rispetto delle norme. E allora perché nessuno rispetta le regole
che ci sono per tutelare l‟infanzia dalla pubblicità in televisione? Evidentemente un
bambino è meno importante di una caldaia”.
 Ed ha aggiunto che “ i ragazzini non sono merce libera,sono il pensiero principale di
ogni organizzazione civile che elabora un‟etica. Da noi sono meno garantiti di un
boiler”.
 La sua proposta sarebbe di affiancare agli autori dei filmati pubblicitari un esperto
etico,che con i suoi interventi ponga dei paletti etici alla produzione : per una
bevanda energetica non devono essere usate parole promo che riportino gli
stordimenti delle droghe,un padre non dovrebbe essere rappresentato più piccolo del
cane di casa per reclamizzare delle merendine,un pollo morto non deve prendere dieci
più come fosse uno scolaro esemplare,eccetera. “Quanti guai da grandi può provocare
una simile icona riduttiva” 6 .
 Non è vero che il giornalismo non abbia regole. Vi è anzi una abbondanza di
comitati,di “Carte”,uno sfoggio di buone intenzioni alle quali si deve augurare ogni
riuscita.
 In realtà i codici deontologici hanno un effetto appena declamatorio. I Consigli della
Stampa e degli Editori( ce ne sono tredici attivi nell‟Europa Occidentale) dovrebbero
essere il braccio esecutivo del sistema dei codici. La autorità morale dei loro
pronunciamenti è riconosciuta ma la loro capacità di intervento rimane
debole,sicuramente inferiore a quella dei consigli o comitati etici di altre professioni
liberali(avvocati,medici,notai…).
 E anzi sembra emergere una certa insofferenza,in nome dell‟etica libertaria,per i
vincoli dell‟autodisciplina,un continuo stare ai confini della trasgressione dei
codici,spesso ipocritamente, come quando si “nasconde” con interventi elettronici il
viso di un ragazzo o di una bambina coinvolta in storie criminali,ma poi si mandano
in onda dati,immagini,dettagli che la rendono riconoscibile.
 Non solo esistono dei codici , ma esiste anche da alcuni anni in Italia una authority
per le telecomunicazioni.
 Una tappa storica è stata la cd. “Carta di Treviso”, il “protocollo di
intesa”,sottoscritto il 5 ottobre 1990 dalla FNSI e dall‟Ordine nazionale dei

6
    La Repubblica, 23 aprile 2006.

                                                                                     10
giornalisti in collaborazione con “Telefono azzurro”,contenente norme per la
protezione dei minori nei media.
L‟ultima normativa in materia di televisione,quella che prende il nome di Legge
Gasparri,vietava all‟articolo 10 l‟uso dei minori di 14 anni nei messaggi pubblicitari.
Per scavalcarla i produttori sono andati all‟inizio a girare gli spot in Svizzera e a San
Marino,poi l‟articolo è stato letteralmente abrogato.
 Come ha sottolineato il               Comitato di applicazione del codice di
autoregolamentazione per le tutela dei minori in tv (relativamente al primo triennio
2003-2005 di attività di controllo) “certi programmi pomeridiani nei canali Mediaset
ma anche in Rai tendono “a fare largo spazio a cronaca nera spettacolarizzata, a
conflitti familiari anche esacerbati,al gossip libertino mettendo a concorso attrattive
sessuali,banalizzando con disinvoltura e in modo sistematico relazioni sentimentali e
scelte di vita”.
 Chiamato in causa dal Comitato è stato soprattutto il Grande Fratello,il primo
format sanzionato perché riconosciuto di alta portata diseducativa “a causa della
esibizione delle intimità,della confusione fra realtà e spettacolo,dall‟incoraggiamento
al voyeurismo e della esaltazione della competitività escludente”.
 Ma è stata chiamata in causa anche un‟emittente minore che ha usato un bambino di
undici anni in una rubrica di cartomanzia. In complesso,sono state accertate su
mille246 casi considerati, 132 violazioni e sono stati instaurati 355 procedimenti per
l‟accertamento di violazioni. La maggior parte delle violazioni (59 su 132) è stata a
carico di Mediaset, 38 della Rai.
 Bisogna ricordare che le carte deontologiche sono il risultato di un forte impegno dei
giornalisti e delle loro rappresentanze associative per realizzare nella prassi concreta
il dovere di correttezza professionale e di definire quel concetto di limite senza il
quale la libertà di informazione non esisterebbe. Vi sono campi di potenziale
conflittualità: il diritto di manifestazione del pensiero e dunque la libertà di
informazione,da un lato, e il diritto alla riservatezza dall‟altro.
 Trattandosi di due beni costituzionalmente protetti , è intervenuto il legislatore . La
legge 675/ 1996 ha enunciato il principio che la diffusione dei dati personali è
ammessa,ma restano fermi i limiti del diritto di cronaca posti a tutela della
riservatezza e in particolare dell‟essenzialità dell‟informazione circa fatti di interesse
pubblico.
 Il codice di deontologia adottato d‟intesa con il Consiglio Nazionale dell‟Ordine dei
Giornalisti nel 1998 è stato seguito da un nuovo Codice di autoregolamentazione TV
e minori siglato da tutti i maggiori gruppi televisivi il 29 novembre 2002 Si deve
anche richiamare l‟esistenza di un altro Codice di autoregolamentazione Internet e
minori firmato il 9 novembre 2003,che predispone apposite tutele atte a prevenire il
contatto dei minori con materiali inopportuni e predispongono una navigazione sicura
in rete.
 Il Codice deontologico sulla privacy, comprende una norma relativa alla tutela dei
minori che vale la pena citare.
 Dice l‟articolo 7:


                                                                                       11
“ Al fine di tutelarne la personalità, il giornalista non pubblica i nomi dei minori
coinvolti in fatti di cronaca né fornisce particolari in grado di condurre alla loro
identificazione.
 La tutela della personalità del minore si estende,tenuto conto della qualità della
notizia e delle sue componenti,ai fatti che non siano specificamente reati.
 Il diritto del minore alla riservatezza deve essere sempre considerato come primario
rispetto al diritto di critica e di cronaca. Qualora tuttavia,per motivi di rilevante
interesse pubblico,e fermi restando i limiti di legge, il giornalista decida di
diffondere notizie o immagini riguardanti i minori,dovrà farsi carico della
responsabilità di valutare se la pubblicazione sia davvero nell‟interesse oggettivo del
minore,secondo i principi e i limiti stabiliti dalla Carta di Treviso”.
 Nell‟aprile del 2007una autentica bufera mediatica è stata scatenata in Italia sulla
vicenda di un presunto giro di pedofilia nella scuola materna di Rignano
Flaminio,un paese vicino a Roma. Particolarmente preso di mia è stato il
Tg5,accusato dalla procura della Repubblica di Tivoli di “pubblicazione arbitraria di
atti di cui è proibita la divulgazione” per aver messo n onda la sera del 18 luglio 200
durante il tg delle 20 di un video con le immagini della perizia psicologica effettuata
dai consulenti del gip di Tivoli sui quattro bambini vittime di presunti abusi. Il
filmato trasmesso venne sequestrato per ordine della procura che indagava sui
presunti casi di pedofilia avvenuti nella scuola. Si è mosso anche il, Garante per la
Privacy Francesco Pizzetti,che ha vietato a Mediaset “la diffusione di dati personali
concernenti i bambini” di quella scuola. Ma i giornalisti di quella rete difesero il loro
diritto di cronaca,pretendendo di aver ripreso i bambini “solo di spalle”. Come se non
fossero egualmente riconoscibili.7

La guerra ai bambini

 Tutti gli osservatori sono impressionati dalla proliferazione delle leggi e delle
raccomandazioni internazionali per la tutela dell‟infanzia. E tuttavia,per quanto
encomiabili siano stati gli sviluppi delle protezioni giuridiche e deontologiche e delle
scienze dell‟educazione,non possiamo evitare la domanda crudele se una guerra ai
bambini sia combattuta senza essere stata dichiarata nelle progredite società
democratiche,una guerra che irrompe con apparente dolcezza democratica nelle loro
torri interiori,le scardina,le dissolve ogni giorno,trasformandoli in un terreno di
conquista da occupare e omologare ad un modello antropologico utile agli obiettivi
del mercato.
 Per dimostrare la fragilità delle difese legali dell‟infanzia poche cose mi sembrano
altrettanto probanti come la storia della foto del feto urlata sulla prima pagina di un
giornale veneto. Accadeva il 12 maggio del 2006. E‟ la data in cui il Gazzettino
pubblica la foto del feto di quasi 9 mesi di Jennifer,la ragazza di Martellago
assassinata dall‟ex marito. Un bambino nato sul giornale prima di nascere, una vita
vista dalla gente senza aver visto la luce.

7
    La Repubblica, 20 luglio 2007.

                                                                                      12
 Una foto che ha suscitato profondo turbamento e anzi sdegno: anche perché proprio
da queste parti era nata la “carta di Treviso” con una serie di misure deontologiche
per la protezione sui media dei diritti dei minori alla riservatezza. E proprio in un
paese non lontano da Treviso questa normativa è stata infranta,con il più debole dei
minori,un bimbo non nato,ucciso due volte,violato nella vita fisica e poi anche nella
sua vita spirituale.
 Il caso ha spaccato la corporazione giornalistica. Il Comitato di Redazione del
Gazzettino ha preso posizione contrastando fortemente la decisione del direttore,che
si è appellato alla rilevanza giornalistica,dunque al diritto di cronaca,nonché alla
richiesta fatta dai familiari della ragazza uccisa. Alcuni si sono coperti persino con
una motivazione pedagogica, la foto sarebbe stata utile a intensificare nella coscienza
collettiva l‟idea che anche quel bimbo non nato era un essere umano.
 Ma il diritto di cronaca,come e più di ogni diritto di libertà costituzionalmente
protetto, non dovrà conoscere dei limiti? Non esiste una regolamentazione positiva
che innalza un confine tra ciò che si può e non si può pubblicare per tutelare beni
generali cioè riguardanti la sfera di valori e interessi comuni del genere umano
unitariamente inteso?
 La riservatezza è sempre un bene incommensurabile,ha detto il presidente del
Comitato di bioetica Francesco d‟Agostino. Esporre al pubblico immagini di questo
genere può essere inutilmente conturbante”8. Il segretario della FNSI Paolo Serventi
Longhi ha parlato di “follia giornalistica” e Massimo Cacciari di “una cosa
indecente”,che denota una perdita del senso del pudore,per cui è urgente “fare dei
passi avanti sulla strada dell‟educazione e della civiltà”.
 Cacciari ha messo il dito nella piaga: “assistiamo a un imbarbarimento,a un dilagare
della pornografia,il messaggio mediatico e pubblicitario dilagante è quello della
donna oggetto dei piaceri altrui. Serve un mea culpa generale,della scuola,dei
giornali,della tv. Per non parlare del web. Su Internet infatti – aggiungeva il Sindaco
di Venezia – c‟è una montagna di spazzatura a portata di mouse. E la cosa peggiore è
che a navigare sono i bambini di dieci anni. I miei amici mi raccontano che i loro figli
aprono dei siti inauditi,c‟è una invadenza del web che spara merda a 360 gradi” 9.
   La cosa interessante è che opinioni del genere non sono più un‟esclusiva di filosofi
e di moralisti. Anche gente dei media e dello spettacolo dichiara che non ne può più
di questo degrado. Vi cito l‟opinione di un celebre attore,Hugh Grant, che ha dedicato
il suo film American Dreamz al mondo dei talk show come il celebre reality
americano “American idol”,analizzando e ironizzando la griglia di luoghi comuni e di
pregiudizi che propaga. Il fine è quello e solo di fare ascolti,la qualità non conta,anzi
l‟assenza di qualità diventa la garanzia del successo: “si tratta di spazzatura brillante.
Ma penso,dice Grant , che lo stiamo capendo. Una parte di me pensa che il mondo
sta andando a rotoli lungo questa strada fatta di cultura trash,cibo trash e politica
trash”10.


8
  La Repubblica, 13 maggio 2006,p. 31..
9
  Ibidem
10
   La Repubblica, 1 maggio 2006,p. 38.

                                                                                       13
“Salvate i bambini” era il grido del grande Lu Xun alla fine degli anni venti. Egli
faceva eco alla drammatica profezia di Dostojevski sulla sorte dell‟innocenza nella
società moderna.
 Questo appello irrompe nel campo di battaglia dove si svolge il processo di
cambiamento del mondo,un processo di globalizzazione di cui i bambini sono gli
anelli deboli.
 Mai più attuale sembra risuonare su questa desolazione il verdetto di un Cristo in
questa occasione furente:”Guai a voi se scandalizzerete uno di questi piccoli. Meglio
che vi leghiate al collo una macina da mulino”.
 Ma questo scandalo,questa invasione,questo abuso,questa colonizzazione,questa
violenza non è il programma del nostro sistema,che non arretra dinanzi a
nulla,nemmeno dinanzi all‟innocenza,pur di fare degli affari. I bambini sono arruolati
per delle guerre,ci sono ben dei soldati bambini col kalashkinof in spalla,in qualche
parte dell‟Africa.
 Ma la guerra più sporca è quella che noi muoviamo a loro.
 Certo,dei successi sono innegabili. Oggi il numero dei bambini che vanno a scuola è
più alto che in qualsiasi altro periodo della storia. In 125 paesi l‟80% di una
generazione di bambini è stato vaccinato contro le comuni malattie infantili,solo nel
1999 oltre due terzi dei bambinoni sotto i cinque anni –470 milioni – sono stati
vaccinati contro la poliomielite,in 12 milioni non corrono più il rischio di
menomazioni psichiche dovute alla carenza di jodio nell‟alimentazione. Questi
risultati sono figli della Convenzione sui Diritti dell‟Infanzia approvata dall‟Onu il 20
novembre 1989 e ratificata da tutti i Paesi,salvo Somalia e Stati Uniti.
 Ma ai risultati raggiunti fa da contrappeso un quadro ancora pesantemente
drammatico. Nell‟ultimo decennio oltre 4,3 milioni di bambini sotto i 15 anni sono
morti di Aids. Due milioni sono stati uccisi e oltre sei milioni feriti o resi invalidi in
conflitti armati. 250 milioni,tra i 5 e i 14 anni lavorano nelle fabbriche o nelle
miniere dei paesi in via di sviluppo.
 Dei circa 31 milioni di rifugiati e profughi nel mondo la stragrande maggioranza è
costituita da bambini e donne. Innumerevoli sono i piccoli vittime di abusi e
sfruttamenti sessuali.
 Una industria degli organi di ricambio si è installata nella illegalità internazionale per
lo sfruttamento e il traffico di bambini destinati ad essere privati dell‟integrità dei
loro organi dietro compenso. E le prodezze della bioingegneria non spingono
all‟estremo il rischio di creare un‟umanità manipolata,predefinita,costruita in
laboratorio su codici genetici stabiliti in anticipo,che finirebbero per privare l‟umanità
della sua infanzia?

I nuovi condizionamenti

 Se l‟attentato di New York è stato giustamente definito “inumano” e “una pagina
buia dell‟umanità” come potremo qualificare l‟atto di lasciar morire 13 milioni di
bambini all‟anno per fame?


                                                                                        14
 Ma non sono questi i soli attacchi che colpiscono i bambini nel mondo. Essi
incarnano anche la metafora vivente e dolorosa di una globalizzazione a senso unico
che,nel privilegiare le categorie dell‟utile e le dimensioni tecnico-funzionali della
società,porta ineluttabilmente a restringere la dimensione simbolica , gli spazi della
gratuità, il valore dell‟altro,soprattutto del più piccolo e debole.
 E‟ anche all‟interno del primo mondo,dentro le metropoli della globalizzazione,che
l‟attacco ai bambini non dà tregua.
 Sarà che vengono derubati dei loro sogni,attraverso i media,oppure che vengono
intossicati da una precoce violenza,o frustrati nella loro sete di amore e non di rado
delusi nel loro diritto alla sicurezza genitoriale,è la questione della manipolazione
della loro anima che si impone alla riflessione come l‟altro segmento della questione
dello sfruttamento degli embrioni e della manipolazione genetica,due aspetti dello
stesso interrogativo sul futuro del mondo,che avrà i tratti del volto del bambino di
oggi.
 Agiscono dei nuovi metodi di condizionamento più sottili,più insidiosi e più efficaci
in funzione del controllo sociale delle masse,che coinvolge la popolazione fin dai
primi anni di vita,specialmente attraverso i media,divenuti altrettanto se non più
importanti della famiglia e della chiesa per forgiare l‟infanzia.
 Nel corso degli anni 30 e 40 gli Stati fascisti e staliniani furono accusati di
indottrinare i bambini,di suggestionarli e di rivolgerli contro i loro genitori. Delle
questioni inquietanti furono sollevate allora da intellettuali quali Fritz Lang,George
Orwell,Thomas Mann,Walter Benjamin , Theodor Adorno e Hannah Arendt.
 Ma oggi,con una democratizzazione che forgia il mondo,siamo sicuri di poter
escludere che i grandi imperi massmediali globali non comportino delle tecniche
temibili di manipolazione e di asservimento?
 Vogliamo ribadire il nostro approccio:demonizzare le reti della comunicazione,in
particolare telematiche,oltre a non portare a un mutamento dello stato delle
cose,produrrebbe un inutile spreco di energie. E‟consigliabile piuttosto capire i
meccanismi e le interazioni che l‟individuo svolge con l‟Altro da sé,per incoraggiare
un uso del sistema più consapevole,eticamente compatibile e umanamente più utile.
 Sul fondale di questo interrogativo noi cercheremo di interpellare la responsabilità
dei media in quello che ci appare da vari segnali come un nuovo attacco sociale
all’infanzia nel pianeta globalizzato e dunque,in certo modo,come un colpo inferto
sul futuro dell‟umanità stessa,attraverso le “ferite invisibili” procurate a vittime
innocenti come i bambini.
 Abbiamo presenti le ricerche che riguardano le conseguenze dell‟assorbimento
dell‟infanzia dentro gli stereotipi di un universo competitivo e violento come quello
del mercato dei cartoons e dei videogiochi(principale distrazione degli adolescenti).
 E‟ stato esplorato il processo mediante il quale il mondo dei minori viene affittato in
massa alla sovranità del conformismo mediante la soggezione a strutture di
normalizzazione,tramite la televisione.
 La tv è ritenuta generalmente la baby sitter principale e la distrazione primordiale dei
bambini. E non è solo una metafora.


                                                                                      15
 Il 2006 è l‟anno dell’avvento di una vera televisione per bebè,che,assicurano, “farà
da baby sitter”. Non in senso figurato ma realmente. Un canale satellitare tutto
dedicato ai bambini da 0 a 24 mesi, arrivato anche in Italia dopo avere messo radici
negli Usa,malgrado i pareri contrari di molti pediatri. Non ha spot,ma educa al
consumo. Forgia le strutture psichiche della prima infanzia in modo da condizionarle
radicalmente su alcuni modelli antropologici e comportamentali .
 Come sottolinea Ernesto Caffo,neropsichiatra infantile e presidente del Telefono
Azzurro,autore di La scomparsa dell’infanzia: “Il mondo simbolico della tv
aggredisce il mondo alfabetizzato,ne mina le basi e offre come alternativa un mondo
primitivo,narcotizzante,che può essere passivamente e silenziosamente osservato. Al
suo esterno il bambino può sembrare apparentemente felice mentre è in corso una
dipendenza di immagini che non lo arricchisce ma lo consola(…) Tutto avviene senza
una relazione:prodotti di puro intrattenimento con nulla di educativo e che funziona
unicamente per sedare il poppante”.
 Un problema già posto anche per la tv per i bambini,la quale in effetti non
esisterebbe senza il supporto pubblicitario. Si è calcolato attraverso una ricerca
dell‟Università di Roma che l‟esposizione dei bambini alla tv commerciale,anche nei
programmi a loro riservati,sviluppi un apparato di dipendenza da alcuni modelli di
consumo e di vestiario 30.000 spot all‟anno costituiscono la massa di questo
bombardamento sparato da Mediaset e Rai.
 A non contare l‟effetto indiretto di lobotomizzazione e di ottundimento dell’
immaginario infantile.
 A non contare,ma ci torneremo sopra, il carico duraturo degli stereotipi
dell‟antagonismo e del ricorso al modello della ragione del più forte sull‟onda della
percussione sulla psicologia infantile di scene di violenza o comunque dello schema
dualistico dell‟amico-nemico, del bene e del male, del bianco e del nero,che
predispone fin dall‟infanzia a visioni, mimesi, comportamenti e opzioni fortemente
orientate a sottovalutare come prima scelta quella della ricerca della mediazione e
dell‟arbitraggio.
  Che sia reale o analogica, il fatto incontestabile è che molteplici e innegabili sono le
prove, confermate dall‟esperienza quotidiana, che la tv è una baby sitter
inaffidabile,perché procura ai bambini graffi profondi nell‟anima.
 Tutto ciò sembra porre in ultima analisi un problema di protezione delle differenze
antropologiche all‟interno del sistema mondo,il rispetto per i sogni,ove si annidano e
si costruiscono le risorse dell‟immaginario dell‟infanzia,quelle risorse innovative che
sono decisive,in quanto siano salvaguardate,sviluppate,formate ma non coartate,per
l‟avvenire di ogni società democratica.
 Per questo non possiamo esimerci dal compito di porre senza soste il problema della
mercificazione dei programmi televisivi e,in generale,del mondo della comunicazione
,in un universo di connivenze industriali,come un problema principale del sistema
liberale.
 Se la comunicazione e l‟informazione vengono concepiti,percepiti e gestiti come
beni privati, come merci da vendere secondo gli imperativi del mercato,sarebbe
difficile impedire che sia mandato in esilio qualsiasi riferimento vincolante a dei
                                                                                       16
limiti che siano accettati come immanenti nell‟impresa mediatica,così come lo sono
nell‟impresa scientifica.
 Secondo un rapporto dell‟Associazione americana di psicologia,citato dal Monde
diplomatique,maggio 1994,un bambino,alla fine della scuola primaria ha visto,in tre
ore al giorno di media,8000 assassini e circa centomila atti violenti. Non è un
massacro?
  I psicologi dell‟età infantile concordano con il professor Bollea:la ripercussione
delle scene di violenza nel pianeta infanzia è una sofferenza che lascia ferite invisibili
sempre molto profonde. Nel bambino,un essere in divenire,è la costruzione stessa
della personalità a rimanere colpita,con conseguenze che durano nel tempo:pianto
incessante o al contrario mutismo completo,incubi ricorrenti,depressione o anoressia
testimoniano delle ferite dell‟anima.
  E‟ in questo fondale a chiaroscuro che noi vogliamo interrogarci sulla responsabilità
dei media nel nuovo attacco sociale all‟infanzia nel pianeta globalizzato.
 Dobbiamo ammettere che l‟orologio dei media non sembra segnare l‟ora dell‟etica. E
qui è ad un confronto tra le nostre esigenze di attori dell‟informazione e una peculiare
responsabilità etica,come quella della protezione dei minori,che siamo sollecitati.
Non dovremmo pensare che ci siamo riuniti per fare della morale sulla punta della
penna.
 Lo spettacolo che ci offrono i giornali”osservava più di un secolo fa la rivista satirica
austriaca Die Fackel “ sembra essere quello di milioni di scope,impugnate da mani
sporche,sempre pronte ad attivarsi davanti alle porte altrui”.
 Ora siamo ben certi che non siamo qui ad impugnare la milionesima inutile scopa,ma
a farci alcune domande,utili a spazzare dentro le nostre porte.
Ne proporrò alcune. Anzitutto,se abbia ancora senso parlare ancora di codici
deontologici a protezione di beni e valori riconosciuti di interesse sociale( quello
della protezione dei bambini,ad esempio) se poi si lascia libero campo alla frenesia di
format come il Grande Fratello,sulla scia tirannica degli indici di gradimento e degli
sponsor?
 La commercializzazione della comunicazione ,in un universo di connivenze
industriali,non finirà per esiliare qualsiasi riferimento vincolante a dei limiti che siano
accettati come immanenti nell‟impresa mediatica,così come lo sono nell‟impresa
scientifica?
 Non sarà allora questa deregolamentazione intensiva,figlia del neoliberismo
utilitarista,che va criticata perché dei codici come la Carta di Treviso non siano dei
fragili scudi,continuamente a repentaglio sotto la pressione dello scoop e del successo
economico?
 Una seconda onda di domande riguarda in modo specifico la Carta di Treviso. Che
bilancio se ne può trarre dopo 18 anni? Si è fatta rispettare? L‟anonimato dei
minori,attivi o passivi in fatti di cronaca nera,è stato mantenuto? Gli sono stati
risparmiati protagonismi e spettacolarizzazioni? Quali punti della Carta sono stati più
ardui da onorare?
 Infine le domande de jure condendo. Se non sia il caso di favorire la trasformazione
della Carta di Treviso dal livello deontologico ad un più formale livello di
                                                                                        17
giuridicità,munendola di carattere vincolante e di un sistema penale che abbia un
reale potere deterrente,tale da scoraggiare eventuali tentazioni trasgressive.

 L’appropriazione dell’intimità

L‟informazione fa emergere,anche in questa prospettiva,la duplice spinta verso il
massimo della trasparenza,da un lato,e verso il rispetto della privacy dall’altro.
 In tali dinamiche l‟enfasi sugli interessi del mercato potrebbe,e di fatto ha
determinato delle distorsioni e delle polarizzazioni ,malgrado l‟esistenza di codici
deontologici e anche di normative che precludono la violazione della sfera privata e
del diritto dei minori,così come di altre categorie di                  cittadini( malati
terminali,carcerati,soggetti in situazioni di derelizione personale e di non disponibilità
ecc.)alla riservatezza.
 Il caso forse più eclatante di tale tendenza distorsiva è l‟invasione della privacy
operata dal programma “Il grande fratello”,andato in onda sulle reti televisive in vari
paesi. Esso realizza l‟usurpazione dell‟intimità dei soggetti,puntando sulla curiosità
malsana del pubblico.
 Come indica un documento dell‟Ucsi,”si scardina l‟interiorità dei soggetti e
l‟inviolabilità della loro sfera personale per farne una merce sul mercato
dell‟audience e dei prodotti pubblicitari”.
 Il risultato è un attentato portato direttamente al principio della sovranità e
inviolabilità della coscienza soggettiva,considerata fonte e guarentigia
dell‟ordinamento libertario,dalla pretesa di intrusione di qualsiasi potere,fosse anche
quello della moderna industria della coscienza11.
 La riscoperta del ruolo politico della coscienza,come fonte dell‟indipendenza della
persona da ogni potere,è perciò organicamente congiunta all‟altro valore del sistema
politico democratico,quello della trasparenza. Ma anche da questo lato l‟informazione
ha subito e continua a subire delle inibizioni,tali da rendere ancora non abbastanza
adempiuto l‟ideale della democrazia come casa di vetro.
 Il giornalismo che si lancia nella corsa alla devastazione dell‟intimità denota spesso
una compiacente cecità nei confronti dei comportamenti pubblici .Così si spiega
come l‟Italia non sappia ancora tutta la verità sul caso Moro,sulle stragi di stato,su
Gladio e Tangentopoli,e come la verità sulla guerra del Golfo e su quella del Kossovo
sia stata mascherata dietro fitti coprifuochi informativi.
 Ancora una volta si osserva che la ricerca di ciò che è privato,intimo,nascosto è
legato non ad una logica di informazione ,ma ad una logica prevalentemente
commerciale:si deve vendere il giornale,e vende di più il mettere a nudo e il guardare
dal buco della serratura che non il fermarsi sulla soglia,con rispetto.
 Ha osservato Umberto Galimberti: “ La nostra vita è diventata una proprietà comune.
Anche il nostro corpo in fondo è divenuto proprietà comune e quel che un tempo era
prerogativa di alcune dive,farsi misurare seni e sederi e pubblicare le relative cifre
sotto la fotografia, oggi è il gioco di qualsiasi ragazza che non vuol passare per
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 UNIONE CATTOLICA STAMPA ITALIANA,Il Grande Fratello:l‟intimità svenduta,5 settembre 2000,pro
manuscripto.

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inibita. Ma anche il sesso è divenuto proprietà comune e,dalla stampa alla tv,è un
susseguirsi di articoli e servizi sui piaceri e sulle difficoltà della camera da letto(…).
Questo significa “non aver nulla da nascondere,nulla di cui vergognarsi”, Significa
che le istanze del conformismo e della omologazione lavorano per portare alla luce
ogni segreto,per rendere visibile ciascuno a ciascuno,per togliere di mezzo ogni
interiorità come un impedimento,ogni riservatezza come un tradimento,per
apprezzare ogni volontaria esibizione di sé come fatto di lealtà se non addirittura di
salute psichica”12.
 Ma lo spogliare l‟altro della sua intimità,non è solo un‟operazione che soddisfa
determinati istinti morbosi,ma è anche un „operazione che risponde a istinto di potere.
L‟effetto di questa deriva è un solo: attuare l‟omologazione della società fin
nell‟intimità dei singoli individui e portare a compimento il conformismo.
 Non è poi un‟operazione talmente complicata. Basta non aver nulla da
nascondere,nulla di cui vergognarsi. Che tradotto equivale a dire: sono
completamente esposto,alla mercé,non custodisco nulla di intimo,sono del tutto
depsicologizzato, ma in compenso ho guadagnato in appariscenza,conformità sociale
e forse anche qualche complimento per la mia sincerità e audacia. E‟ il
capovolgimento del senso del pudore. E poi osiamo scandalizzarci se nel mondo
islamico il velo delle donne si carica di significati politici e religiosi, come rifiuto
della spudoratezza e mercificazione del corpo femminile.
 Davvero l‟Occidente non avrebbe nulla da imparare dall‟Islam? E non sarebbe
piuttosto invitato a riflettere urgentemente sul prezzo salato che stiamo pagando per
la scomparsa dell‟interiorità ,e cioè la messa a rischio della libertà,se questa non è
intesa come semplice capacità di selezionare le offerte di mercato,ma come reale
capacità di iniziare un futuro diverso?
 Difficile che si possa salvaguardare lo spazio della diversità e del pluralismo in
questo processo di colonizzazione spinto fin oltre la soglia della sfera intima dei
soggetti. Difficile dunque che si possa sfuggire all‟arbitrio di un tiranno.
 Ciò sembra costituire un nuovo aspetto della intrinseca fragilità della società
democratica nel suo tessuto irrisolto con l‟egemonia dei poteri economici ,finanziari e
tecnologici transnazionali sull‟industria dei media.




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     Umberto Galimberti, “Il mercato dell‟intimità”, La Repubblica, 24 agosto 2002.

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