Un Nuovo Habitat di Deutsche Bank... per Lavorare ad by vpo20543

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									SPECIALE. BANCHE & ARTE

Un Nuovo Habitat di Deutsche Bank... per Lavorare ad Arte

La filosofia di “Art at work” e del collezionismo corporate di DB aggiunge una sede italiana, Milano, ai poli di
Francoforte, New York, Londra e Tokyo. Opere “site-specific “ed acquisizioni di maestri del Novecento e di giovani
artisti della contemporaneità per una perfetta commistione di vita « activa » e vita contemplativa negli spazi del
business.

Ne parliamo con Claudia Schicktanz, curatrice della Deutsche Bank Art Collection..

Come è nata la collezione?
Deutsche Bank Art Collection è nata nel 1979, prima di allora esisteva una raccolta di opere d’arte
non ancora raggruppate in un insieme coerente e unitario. Dall’inizio degli anni Ottanta la collezione
ha seguito passo per passo il cammino evolutivo della banca e ne è stata, per certi aspetti, una fedele
compagna di percorso, costituendo un’occasione non soltanto per collezionare capolavori artistici, ma
soprattutto per svolgere un ruolo di centro di elaborazione culturale: un laboratorio di conoscenza che
ha camminato in parallelo con la dimensione del business della banca.


Come è cambiato il respiro della collezione in queste tre decadi di acquisti?
All’inizio degli anni Ottanta il focus collezionistico di Deutsche Bank era raggruppato attorno
all’universo culturale dell’arte contemporanea in Germania e delle avanguardie storiche del
Novecento. Erano presenti anche artisti non tedeschi, ma che comunque avevano una relazione
diretta con la Germania. Intorno agli inizi degli anni Novanta, la collezione si è aperta ad una
dimensione sempre più internazionale e poi globale, al punto che oggi rappresenta la più vasta
“collezione corporate” di arte contemporanea al mondo con oltre 50.000 opere dei maggiori artisti
internazionali rappresentativi del Novecento, dal Modernismo alle più recenti correnti
contemporanee.



La collezione si è contraddistinta per una centralità assegnata alle opere su carta...
La collezione è composta soprattutto da opere su carta (disegni, fotografie, collages e stampe), materiale
che da sempre rappresenta la base dei processi creativi, così come degli affari, a testimonianza del
legame profondo tra l’arte e il mondo del business. La collezione comprende anche tele e sculture.


Un segnale di grande valorizzazione del ruolo creativo dell’arte come strumento di
espressione vivente...
La filosofia espositiva della collezione si è contraddistinta per un modo assolutamente nuovo di
portare l’arte contemporanea fuori da una collocazione rigidamente museale e renderla fruibile dentro
il contenitore del mondo del lavoro. Fu con l’inaugurazione della nuova sede di Deutsche Bank a
Francoforte che la filosofia “art at work” si rafforzò inaugurando un progetto organico di raccolta di
opere. La collezione è rappresentata in 1000 filiali nel mondo. Tra di loro le più significative sono le
cinque sedi espositive della collezione: Francoforte, New York, Tokyo, Londra e da marzo 2007 la
sede della DB Collection Italy a Milano.



Una singolare coincidenza: proprio la sede da cui è partito il progetto di “art at work” è
stata la sede della famosa Scuola di Francoforte che ha rappresentato un punto di riflessione
decisiva nel teorizzare il significato di consumo culturale e di lavoro come produzione
simbolica.
Il cuore del nostro centro direzionale, la sede di Francoforte, si è trasformato in una galleria d’arte:
questo non ha voluto dire decorare in modo originale gli uffici, ma ha rappresentato una nuova
filosofia del vivere l’environment di lavoro, circondati da opere significative della contemporaneità.


Si può dire che portare la fruizione dell’arte nei luoghi del lavoro e dell’attività produttiva
in fondo sottende una concezione di vitalità dell’arte?
La filosofia del progetto “art at work” è stata quella di portare l’arte proprio in un contesto mai fino ad
allora pensato per questa convivenza: l’ambiente lavorativo. Si è trattato di una sorta di rivoluzione
all’interno della banca. Per esempio nella sede di Francoforte non ci sono cartelli che segnalano la
ripartizione funzionale degli uffici, ma la segnaletica è sostituita dai nomi degli artisti. L’arte è
diventata parte integrante dell’ambiente lavorativo, è uscita dal mondo rarefatto di una concezione
elitaria ed esclusiva e viene fruita in libertà. L’estensione globale della banca è poi stata seguita
dall’apertura di altrettante nuove sedi espositive che coincidono con i poli fondamentali del sistema
dell’arte contemporanea. A partire dagli anni Novanta, il gruppo si è indirizzato verso un profilo
sempre più internazionale aprendo nuove sedi a Londra e Tokyo. La collezione ha seguito questo
processo con un collezionismo che abbraccia una dimensione sempre più in linea con una sensibilità
internazionale, ma sempre contraddistinta anche da una declinazione e valorizzazione delle scuole
artistiche nazionali.

E poi l’apertura della sede italiana con le opere “site-specific” inserite nel contesto
dell’edificio della Bicocca...
Lo scorso marzo è stata inaugurata DB Collection Italy, la nuova sezione italiana della Deutsche Bank
Art Collection. Abbiamo offerto agli artisti l’occasione per interpretare l’edificio della Bicocca
progettato da Gino Valle. 200 sono le opere che compongono la collezione italiana – fra cui esemplari
già parte della collezione DB, 60 nuove acquisizioni e 5 opere appositamente commissionate – che
sono state collocate all’interno degli uffici milanesi di DB secondo un concetto espositivo elaborato dai
curatori Frank Boehm, Friedhelm Huette e me appositamente studiato per far dialogare le opere
d’arte con l’architettura del business center. Le cinque opere di Lara Favaretto, Alberto Garutti,
Roberta Silva, Patrick Tuttofuoco, Luca Vitone, appositamente commissionate da Deutsche Bank per
la collezione italiana, sono state posizionate nei punti strategici della direzione generale di DB.

La collezione è sinergica anche a politiche di “commitment” ed attenzione alla diffusione
della cultura della contemporaneità attraverso un sostegno alle mostre.
Prima fra tutte è da segnalare la partnership di Deutsche Bank, iniziata nel 1997, con la Fondazione
Guggenheim per la creazione di uno spazio espositivo del Deutsche Guggenheim al piano terra della
sede centrale della banca a Berlino. Proprio quest’anno viene festeggiato il decesimo anniversario di
tale partnership con la mostra “Affinities”. L’arte viene inoltre promossa attraverso numerose mostre
internazionali e attraverso il prestito di opere a musei ed istituzioni culturali e con mostre singole o
collettive organizzate dalla banca in collaborazione con musei ed associazioni. Dal 2005 la collezione
è presentata nella mostra “More than meets the eye”, la prima mostra fotografica della collezione, che
da due anni sta girando in sette Paesi dell’America Latina. Quest’anno Deutsche Bank è per la prima
volta main sponsor del Padiglione Tedesco alla 52esima Biennale di Venezia di quest’anno, in
programma dal 10 giugno al 21 novembre. Isa Genzken, l’artista che rappresenta la Germania alla
Biennale, è presente con numerose opere nella collezione Deutsche Bank dagli anni Novanta. In
contemporanea la banca sponsorizza la mostra “All in the present must be transformed” a Palazzo
Venier dei Leoni, sede veneziana della Collezione Peggy Guggenheim, dedicata alla ricostruzione del
nesso di affinità ed assonanze tra il grande maestro tedesco Joseph Beuys e la giovane star americana
Matthew Barney.




Intervista a cura di Vittorio Raschetti
OLTRE LE COORDINATE CONSUETE E I LUOGHI DEPUTATI ALL’ARTE CONTEMPORANEA
Salire i piani della sede di Francoforte è come attraversare la storia recente dell’arte contemporanea
tedesca, dai sogni e dalle utopie su carta di un maestro come Beuys, all’energia graffiante di artisti
come Baselitz, Penck, e poi la grande stagione della fotografia tedesca della scuola di Düsseldorf con
Bernd e Hilla Becher, fino a Struth, Gursky, Wurm. Nella sede londinese le opere di una fragile
bellezza come quelle di Gerhard Richter dialogano idealmente con pittori che gridano un urlo
esistenziale come Francis Bacon o i nuovi scultori inglesi come Anish Kapoor convivono con gli
esponenti più trasgressivi della Young Brit Art come Damien Hirst. Le sedi di New York e Tokyo
hanno esteso la longitudine dello sguardo all’estremo occidente e oriente dialogando con la pop art o
il minimalismo americano o giapponese.

ARTE E CONTEMPLAZIONE ALL’OMBRA DEI LUOGHI DI LAVORO
Tra queste il giardino foresta di Roberta Silva che verrà realizzata entro quest’anno: qui gli ascendenti
sembrano quelli di un insegnamento di matrice beuysiana. Il gesto artistico di trapiantare una foresta
in un contesto normato come lo spazio rigoroso dell’edificio di lavoro. E ancora le panchine di
Alberto Garutti come dono di spazi potenziali di relazione, occasioni di parola e di scambio diretto
con l’altro, in una dimensione così virtuale della comunicazione come quella che avviene in una
grande “corporation” che comunica virtualmente continuamente con il resto del mondo grazie alla
tecnologia. La costruzione di relazioni naturali dentro spazi quasi asettici. Le panchine danno la
possibilità di sedersi, conoscersi e socializzare in modo informale. Ma anche l’aspetto notturno delle
panchine che sono state realizzate con vernici fosforescenti e che si illuminano quando cala la notte
sugli uffici, quasi una metafora di un mondo del business la cui giornata finanziaria prosegue in un
continuum senza interruzioni. Il flusso continuo del denaro come movimento incessante di
trasformazione dinamica, come flusso che oltrepassa il tempo del lavoro umano e si trasferisce nei
server e nei data center delle reti di computer.

ARCIPELAGHI DI RIMANDI TRA L’ARTISTA SCIAMANO BEUYS E IL DEMIURGO DEL POST-UMANO
BARNEY IN LAGUNA
Il carattere della metamorfosi, così implicato di evocazioni organiche e naturali nell’artista tedesco, e
così ispirato da un immaginario futuristico e post-umano da parte del creatore della saga di
“cremaster”, istituisce un filo di affinità e rimandi tra l’artista europeo e l’americano accumunati dalla
centralità assegnata al ruolo dell’arte come punto di fuga verso traiettorie del possibile e della
metamorfosi. Beuys con il suo progetto di scultura sociale che ha creduto nella discussione e nel
dibattito attraverso il principio di apertura collettiva al processo dell’arte, e Barney con la sua pratica
di scultura siderale che rimanda ad orizzonti di continua rigenerazione in forme mutanti ai confini
della tecnologia, rappresentano perfettamente questa idea di arte dinamica in grado di abbattere i
confini del museo e filtrare sin dentro gli spazi dell’azione produttiva costruendo una nuova mitologia
per un mondo in divenire.




La Deutsche Bank in Italia
In Italia, Deutsche Bank è una delle principali banche internazionali con una massa amministrata di
29,26 miliardi di euro nel 2006. Oltre ai tradizionali servizi bancari, il Gruppo Deutsche Bank offre
un’ampia gamma di prodotti di risparmio gestito, come fondi comuni di investimento, SICAV,
gestioni patrimoniali in fondi, servizi assicurativi e previdenziali, consulenza finanziaria a privati ed
imprese, servizi di intermediazione mobiliare. Deutsche Bank è presente in Italia con una rete di 243
sportelli (con forte concentrazione in Lombardia, Liguria, Campania e Puglia), 7 sedi Private Wealth
Management, 80 agenzie Prestitempo, oltre 4000 dipendenti e la rete di circa 1000 promotori
finanziari di Finanza & Futuro Banca organizzati in oltre 150 finance centers.

								
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