Fu Mattia Pascal, Il by ntz11397

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									Fu Mattia Pascal, Il
romanzo, 1904, di Luigi Pirandello

Mattia Pascal, allontanatosi dalla famiglia dopo un litigio, arriva a Montecarlo dove vince una notevole
somma al gioco. Da una notizia di cronaca apprende che è stato ritrovato il cadavere di uno sconosciuto
suicida, il quale è stato preso per lui: ufficialmente, dunque, Mattia è morto, e ne approfitta per evadere dalla
vita sociale. Ma la società, anche quando egli è diventato Adriano Meis, gli tende intorno alla sua inevitabile
ragnatela, e quando Mattia scopre che la vera identità è quella che conferisce lo stato civile e che così
com'è, praticamente, non esiste (non può fare una denuncia, non può sposarsi etc.) illuso, decide di rivelare
la verità. Ma tornato a casa si accorge che l'ambiente in cui era vissuto si è adattato alla sua assenza: per
lui, ormai, non c'è più posto.

Confessioni di un italiano, Le
romanzo, 1867 (postumo), di Ippolito Nievo

La vicenda si immaginano narrata dal protagonista quando è ormai più che ottantenne. Carlo Altoviti,
allevato da uno zio, il conte di Fratta, si innamora ancora adolescente della cugina, la Pisana. A Padova,
dove va a studiare, Carlo è infiammato da ardori patriottici e liberali: la Pisana, che ha sposato un nobile,
vecchio e ricchissimo, un po' perché mal consigliata un po' per far dispetto Carlo, lo raggiunge. Bizzarra,
volubile, appassionata, gli resta accanto a Napoli, dove il giovane partecipa ai moti della Partenopea, a
Genova assediata, a Bologna. Qui lo abbandona, ma per tornare da lui a Venezia, quando Carlo si ammala:
e lo cura con abnegazione. Caduto Napoleone, Carlo partecipa ai moti liberali e viene arrestato: è
condannato ai lavori forzati e nel carcere per della vista. Commutata la penna nell'esilio, Carlo si reca a
Londra, accompagnato dalla Pisana che arriva a mendicare per aiutarlo. A Londra Carlo incontra un amico,
valentissimo medico, che gli ridà la vista; ma la Pisana, ormai gravemente ammalata, muore.

Coscienza di Zeno, La
romanzo, 1923, di Italo Svevo

Svevo Cosini ha deciso di smettere è il fumo e tenta, come estrema risorsa, la psicoanalisi. Seguendo il
consiglio del medico fissa perciò sulla carta e gli episodi della sua vita che gli paiono salienti: la penosa fine
del padre, che mal intendendo un gesto del figlio alza la mano contro di lui proprio un attimo prima di morire;
la gelosia per l'amico Guido; il matrimonio con una delle sorelle Malfenti, quella che meno gli piaceva; il
suicidio di Guido; la relazione con una povera figliola, Carla Gerco, di cui si stanca ben presto. Alla radice
comune di tutti questi avvenimenti c'è una personalità abulica, incapace di vera partecipazione affettiva, che
diventa simbolo dell'elusiva, inguaribile malattia dell'uomo moderno; mentre nelle ultime righe del romanzo è
contenuta, sorta di profetico preannuncio della bomba nucleare, la previsione di una catastrofe inaudita
prodotta dagli ordigni attraverso la quale l'umanità, forse, ritornerà alla salute.




Enrico IV
commedia, 1922, di Luigi Pirandello

un giovane gentiluomo che impersona Enrico IV di Germania in una sorta di cavalcata storica, cade da
cavallo, batte la testa e perde il senno. Per dodici anni si crede realmente l'imperatore: quando rinsavisce
scopre che, la donna che amava, Matilde Spina, è diventata l'amante di un suo odiato rivale,Tito Belcredi.
Decide allora di fingersi ancora pazzo per non rientrare nella realtà: ma quando Matilde con la figlia Frida,
Belcredi e altri vengono a trovarlo, rivela la finzione. Tuttavia il ricordo della giovinezza perduta gli brucia; per
di più, sa che la caduta non fu accidentale, e vuole vendicarsi. La Matilde di adesso non ci dice niente: per
lui la Matilde di allora è la Frida di adesso, ed è Frida che vuole. Ma quando abbraccia la ragazza, Belcredi
si avventa su di lui e Enrico lo trapassa con la spada. Ora che ha ucciso, è condannato a non abbandonare
mai più la finzione.

Gattopardo, Il
romanzo, 1958, di Tomasi di Lampedusa

I garibaldini sono sbarcati in Sicilia. C'è fermento nell'isola: la nobiltà ha presentimenti di rovina, la borghesia
si prepara ad appropriarsi delle sue spoglie. Don Fabrizio, principe di Salina, attende la rovina della propria
classe e della propria famiglia senza reagire: pur non amando il nuovo, sa che il vecchio non può
sopravvivere e non ha voglia di muovere un dito per salvarlo. Anzi, approva il nipote Tancredi, giovanotto
spregiudicato, convinto che "perché tutto rimanga com'è bisogna che tutto cambi". Lascia che sposi
Angelica, la figlia di un furbo arricchito: Calogero Sedara. Tancredi è povero e per rimanere dalla parte dei
dominatori ha bisogno della sua ricca dote. Ma quanto a sé, è un'altra faccenda: all'inviato di Torino che gli
offre un seggio al senato don Fabrizio risponde proponendo in sua vece Calogero Sedara. Disincantato di
tutto, attende soltanto la morte. La sua casata non gli sopravvivrà al lungo.

Gli Indifferenti,
romanzo, 1929, di Alberto Moravia

L'ambiente è quello della buona borghesia romana sul finire che gli anni venti, quando il fascismo inquina già
da anni l'atmosfera italiana. La relazione tra Leo Merumeci e la vedova Mariagrazia, coppia matura, è ormai
stanca: e i due giovanissimi figli di lei, assistono con disagio ma senza rivolte, alle manifestazioni di
insofferenza di Leo e alle scenate della madre, gelosa di una vecchia fiamma dell'amante, Lisa. Leo rivolge
le sue attenzioni a Carla e riesce a farla sua. Michele sente confusamente di dover intervenire: ma dentro di
sé, nel profondo della sua indifferenza, non coglie motivi di autentica indignazione. Si ingegna, a freddo, di
provocare Leo; arriva addirittura a tentare di ucciderlo, ma il tentativo naufraga, abbastanza ridicolmente.
Allora Michele si rassegna: cede a Lisa che, invaghito di lui, lo assilla con una corte insistente. Anche
Mariagrazia si rassegna all'inevitabile: e Carla sposerà Leo.

Malavoglia, I
romanzo, 1881, di Giovanni Verga

I Toscano, detti "Malavoglia", pescatori che possiedono una casa e una barca, "la Provvidenza", cominciano
a pensare, timidamente, che potrebbero stare meglio, tentare qualche traffico commerciale. Padron 'Ntoni, il
vecchio, padre di Bastianazzo che ha a sua volta cinque figli, compra un carico di lupini da vendere altrove.
Ma la barca, con il carico dei lupini, fa naufragio: Bastianazzo muore, i lupini vanno perduti. Per pagare il
debito bisogna vendere la casa; intanto il secondogenito di Bastianazzo muore a Lissa, e muore Maruzza, la
nuora. C'è di peggio; sotto i colpi della sorte avversa i giovani non resistono: 'Ntoni comincia a bere, finisce
in galera, e anche la sorella Lia si perde. Con la morte del vecchio nonno la famiglia è finita: 'Ntoni decide di
lasciare il paese, di andarsene lontano.

 Mastro-don Gesualdo
romanzo, 1889, di Giovanni Verga

"Mastro" Gesualdo, manovale, è diventato ora "don" a forza di lavoro e di sacrifici. Dopo la ricchezza arriva il
matrimonio, che lo lega a una famiglia nobile, anche se in rovina: sposa Bianca Trao, ma non per questo è
accolto nel suo mondo. Bianca, del resto, lo ha sposato per riparare a un errore (essendo rimasta incinta di
suo cugino, un giovane dalla vita sregolata) e non lo ama; nasce Isabella, che non è figlia di don Gesualdo,
e che da grande non gli sarà meno ostile di Bianca. Isabella sposa, anche lei, come la madre, per riparare,
un granduca squattrinato, che dissipa in poco tempo la dote e altri averi della ragazza: e quando il padre si
ammala, Isabella lo relega in una stanzetta del suo palazzo, dove don Gesualdo muore solo, neppure
assistito dal rozzo servitore che gli hanno assegnato.

 Piacere, Il
romanzo, 1889, di Gabriele D'Annunzio

Una sottile perversione, che è dell'anima prima che del fisico, impedisce al conte Andrea Sperelli, poeta e
pittore, di superare, in ogni esperienza, i limiti dei sensi. L'amante, la bellissima Elena Muti, si stacca da lui
che si trova al culmine di una passione fatta solo di sofisticata sensualità, lasciandolo preda di un desiderio
inappagabile. Dopo una serie di brevi, deludenti esperienze, Andrea incontra la nobile e sensibile Maria
Ferris, che assomiglia fisicamente a Elena. Nasce tra i due un legame che potrebbe salvare Andrea: ma lui
sa di non cercare altro, in questo nuovo rapporto, che il proseguimento, sempre esclusivamente sensuale,
dell'altro. In un momento particolarmente delicato della loro relazione Andrea invoca inconsciamente,
durante un amplesso, il nome di Elena, distruggendo brutalmente in Maria qualsiasi illusione d'affetto.
 Piccolo mondo antico
romanzo, 1895, di Antonio Fogazzaro

Franco Maironi, patriota e fervido credente, sposa Luisa Rigey contro il volere della nonna che minaccia di
diseredarlo. I due sposi devono sistemarsi in casa di uno zio, Piero. Nasce una bimba, Ombretta; ma lo zio
perde l'impiego imperiale per l'intervento della nonna austriaca. Luisa, contro la volontà del marito, si prepara
a far valere i diritti ereditari di questi, a scapito della nonna: ma durante la sua assenza Ombretta annega
miseramente. Franco, sorretto dalla fede, si dà all'azione per soffocare il dolore della perdita. Intanto matura
il ravvedimento della nonna che, prossima alla morte, si concilia con il nipote. È il 1859, si hanno le prime
avvisaglie di guerra. Franco andrà a combattere per l'Italia, rasserenato dalla speranza che un'altra creatura
venga riempire il vuoto lasciato da Ombretta.

 Promessi sposi, I
romanzo, 1825-27, di Alessandro Manzoni

La vicenda si svolge in Lombardia tra il 1628 e il 1630, al tempo della dominazione spagnola. Don Abbondio,
un curato di un paesino posto sulle rive del lago di Como, sta facendo la sua passeggiata serale quando
viene avvicinato da due "bravi "di Don Rodrigo, il signorotto del luogo, che gli intimano di non celebrare il
matrimonio di Renzo Tramaglino con Lucia Mondella. Don Abbondio che solo un'infinita prudenza ha tenuto
finora lontano dagli innumerevoli pericoli di un secolo di privilegi e di prepotenze, si affretta, il giorno dopo, a
mandare via Renzo, venuto a prendere gli ultimi accordi. Renzo, dopo aver interrogato la serva di don
Abbondio, Perpetua, riesce finalmente a sapere che Don Rodrigo ha proibito le nozze perché incapricciato di
Lucia. Il giovane pensa bene di rivolgersi all'avvocato Azzeccagarbugli, che al nome del signorotto, si tira
precipitosamente indietro. Si tenta il matrimonio di sorpresa, ma don Abbondio frustra il tentativo. Intanto i
bravi, guidati dal Griso, sono andati a rapire la ragazza: non c'è più da indugiare, i poveri "promessi" devono
lasciare il paesello. Con l'aiuto di un buon frate, Cristoforo, Lucia e la madre Agnese si rifugiano in un
monastero di Monza; Renzo si reca a Milano con una lettera per un confratello di Fra Cristoforo. Al
monastero di Monza, si occupa delle due donne Gertrude che, fatta monaca a forza, è legata da turpi vincoli
a un nobilotto, Egidio; costui, insieme con l'Innominato, altro signore prepotente e rotto a tutti i delitti, fa
rapire Lucia per Don Rodrigo. Ma già da tempo rimorsi e pentimenti agitano l'animo dell'Innominato: la vista
di Lucia così ingiustamente tormentata e l'arrivo del buon cardinale Borromeo provocano la crisi. Invece di
consegnare Lucia a Don Rodrigo, l'Innominato la libera. Insieme con la madre, la ragazza è affidata donna
Prassede, moglie del dotto don Ferrante. Intanto Renzo è arrivato a Milano in un momento assai poco felice:
mentre il popolo tumultua per la carestia, Renzo, che in un'osteria ha bevuto un po' troppo, comincia a
farfugliare contro prepotenti: preso per uno dei capintesta della sommossa viene arrestato da due sbirri.
Viene però liberato a furor di popolo e può così lasciare Milano: si rifugia Bergamo, da un cugino, Bortolo. La
Lombardia è straziata dalla guerra: calano i lanzichenecchi, le popolazioni fuggono. A Milano scoppia la
peste. Renzo torna in città, avendo saputo che Lucia è ospite di don Ferrante; ma la giovane ha preso il
morbo e si trova al lazzaretto. Qui, finalmente, Renzo l'incontra. Ma c'è un nuovo intoppo: Lucia, al castello
dell'Innominato, aveva fatto voto di castità alla Vergine, se fosse riuscita a scampare al pericolo. Fra
Cristoforo, che al lazzaretto si prodiga a curare gli appestati, fa sciogliere al voto. Lucia guarisce, la peste si
placa, dopo aver mietuto innumerevoli vittime, tra cui Don Rodrigo e Fra Cristoforo. Dopo tante vicissitudini, i
due "promessi" possono diventare finalmente marito e moglie.

 Senilità
romanzo, 1898, di Italo Svevo

A 35 anni, autore di un romanzo ormai dimenticato, Emilio Brentani pare rassegnato a un'esistenza grigia
accanto alla sorella Amalia, non più giovane ne bella, ma semplice e buona. Incontra Angiolina, una
popolana che non si potrebbe dire "per bene", ma che è vivace e intelligente. Intreccia con lei una relazione,
ma non riesce a contenerla nei suoi limiti naturali; si sforza invece di attribuirle un contenuto che l'indole
morale di Angiolina non sostiene. Coinvolge la vicenda all'amico Balli, artista allegro e spensierato, col
risultato che di lui si innamorano sia l'amante sia la sorella: Angiolina si concede, Amalia cerca di stordirsi
con l'etere e, intossicata, muore. Emilio si acquieterà nell'arida inerzia della senilità.
Sei personaggi in cerca d'autore
commedia, 1921, di Luigi Pirandello

Mentre una compagnia drammatica prova "Il gioco delle parti", di Pirandello, sulla scena appaiono
misteriosamente sei personaggi: il Padre, la Madre, la Figliastra, il Figlio, due bambini. Essi nascono, spiega
il padre, dalla fantasia di un autore che però non seppe o non volle farli vivere in un'opera d'arte; ma
desiderano esprimere il loro dramma e vogliono che gli attori lo recitino. E il loro dramma è questo: la Madre,
dopo aver dato alla luce il Figlio, si è innamorata del segretario del padre, creatura dimessa e semplice
come lei. Il Padre si è fatto da parte, e dalla nuova unione sono nati tre figli.

Dopo molti anni il padre, inconsapevole, incontra la Figliastra in una casa d'appuntamenti: un rapporto
incestuoso è evitato solo perché sopravviene la madre, sconvolta dal duplice orrore di trovare la figlia in quel
luogo, e col suo legittimo marito. Il Padre, vergognoso, accoglie in casa tutta la famiglia; ma si crea una
situazione insostenibile. Il Figlio si chiude in un mutismo ostile; la bambina accade nella vasca e il ragazzo,
che la guarda morire senza intervenire, si uccide con un colpo di rivoltella. Il Capocomico è, suo malgrado,
affascinato dalla materia teatrale che gli viene proposta: ma qui si crea il secondo dramma dei personaggi.
Essi non si riconoscono nella recitazione degli attori; solo loro possono rappresentare, o meglio vivere, la
tragedia, che è poi la loro realtà: una realtà che si ripete nelle eternità dell'arte.

Ultime lettere di Jacopo Ortis, Le
romanzo epistolare, 1802, di Ugo Foscolo

Fuggiasco da Venezia dopo Campoformio, Jacopo si isola nella solitudine della sua terra, i colli Euganei. Lì
conosce Teresa, figlia del conte T., e se ne innamora, ma sa che l'amore non potrà avere sorte felice perché
la fanciulla è promessa al giovane Odoardo. Jacopo, d'altro canto, non può offrirle di dividere la sua misera
esistenza di profugo. Jacopo allora si mette in viaggio per l'Italia, senza una meta, e dappertutto lo affligge lo
stesso spettacolo desolante di un popolo sventurato, ma anche vile, oppresso dallo straniero. Non lo
consolano le bellezze d'Italia, il ricordo, in Santa Croce, delle sue glorie, la rassegnata saggezza del Parini,
incontrato a Milano. Torna nella sua terra, dove Teresa ha intanto sposato Odoardo e qui, senza speranza
alcuna al mondo, si uccide.

								
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