L'identificazione genetica come strumento di verifica dei sistemi di by ihd49167

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									L’identificazione genetica come strumento di verifica dei sistemi di rintracciabilità
della filiera carne bovina di qualità in Piemonte: programma triennale per
l’individuazione degli allevamenti, per la raccolta dei campioni di materiale biologico
di confronto, per la schedatura dei capi e per l’attività di verifica.

Sintesi dei risultati ottenuti nella prima annualità (2002-2003)



Gruppo di lavoro

   •   Laboratorio chimico della Camera di Commercio di Torino
   •   Associazione Provinciale Allevatori Torino
   •   Consorzio Carni Qualità Piemonte
   •   Consorzio di tutela della razza Piemontese


Premessa

   Da qualche tempo le produzioni zootecniche di qualità della Regione Piemonte possono
contare su sistemi di etichettatura volontaria delle carni (conformi a quanto definito dal Reg. CE n.
1760/2000), messi a punto dai consorzi di tutela, che assicurano una tracciabilità completa del
prodotto; da citare a tal proposito le esperienze dei consorzi coinvolti nel presente progetto: il
Consorzio di Tutela della Razza Piemontese (di seguito indicato CO.AL.VI.) e il Consorzio
Carni Qualità Piemonte (di seguito indicato CCQP).

    Accanto agli attuali sistemi di rintracciabilità di filiera, basati su registrazioni cartacee e/o
elettroniche, è indispensabile che ciascuno degli operatori della filiera, fino al consumatore finale,
possa disporre di uno strumento che consenta di accertare in modo assolutamente inconfutabile
l’origine della carne: tale strumento è l’analisi del DNA.

   Un progetto finanziato da Unioncamere Piemonte e realizzato dal Laboratorio Chimico della
Camera di Commercio di Torino (di seguito indicato come LCCIAA) in collaborazione con
l’Associazione Provinciale degli Allevatori di Torino (di seguito indicata come APA) ha
consentito di mettere a punto un servizio di identificazione genetica bovina all’avanguardia,
oggi a disposizione di tutti gli operatori della filiera carne bovina.
   Il sistema consente di verificare l’origine della carne in qualsiasi punto della filiera; l’analisi
eseguita, del tutto analoga a quella impegata per l’identificazione umana, consiste nel confronto e
quindi nella verifica dell’uguaglianza genetica tra un campione di carne del quale si vuole
accertare l’origine, prelevato presso il punto vendita o in qualsiasi altro punto della filiera, ed il
relativo campione di riferimento (ad es. un ciuffo di peli con il bulbo pilifero), prelevato
dall’animale in vita seguendo un’apposita procedura certificata, identificato in modo univoco (con il
numero di matricola dell’animale), registrato e conservato (“Banca del DNA bovino” del LCCIAA).


Obiettivi

Gli obiettivi del progetto possono quindi essere così riassunti:
• valorizzazione , caratterizzazione e quindi tutela delle carni bovine di qualità prodotte in
    Piemonte;
• possibilità per i consorzi (CO.AL.VI. e CCQP) di accedere al servizio di identificazione
    genetica bovina al fine di poter garantire l’origine della carne basandosi, oltre che su prove
    documentali, anche su verifiche analitiche inconfutabili;




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•   verifica e convalida dei sistemi di tracciabilità dei disciplinari di produzione di carne
    bovina di consorzi piemontesi, utilizzando l’identificazione genetica del singolo capo bovino,
    accertando l’origine della carne prelevata al punto vendita, o in altro punto della filiera,
    mediante il confronto con il materiale biologico di riferimento, prelevato dall’animale in vita;
•   individuazione ed eliminazione delle cause di eventuali non conformità.

Risultati concreti attesi al termine della prima annualità:
• registrazione del materiale genetico di 2000 capi bovini allevati in Piemonte (1000 capi
   per ciascun consorzio);
• verifica e convalida dei sistemi di rintracciabilità previsti dai disciplinari di produzione del
   CO.AL.VI e del CCQP, mediante 100 verifiche analitiche (50 per ciascun consorzio), al fine di
   accertare l’attendibilità degli attuali sistemi di etichettatura e la corrispondenza tra l’origine della
   carne dichiarata al punto vendita, sull’etichetta o sullo scontrino, e quella accertata mediante
   l’analisi genetica (confronto tra il campione di carne prelevato al punto vendita ed il campione
   di pelo di riferimento conservato nella banca del DNA bovino del LCCIAA);
• valorizzazione dei capi bovini censiti nell’ambito del progetto, grazie alla possibilità che
   viene data agli acquirenti di verificare, in ogni momento, l’origine della carne;
• individuazione delle cause di eventuali non conformità relative ai sistemi di rintracciabilità e
   graduale riduzione delle stesse, per arrivare al di sotto dell’1% al termine del progetto.


Attività

a) Individuazione delle produzioni di carne di qualità da parte dei consorzi e registrazione
    delle aziende.
   I consorzi hanno individuato linee di produzione (filiere), costituite da allevamenti siti in
   Piemonte, punti vendita che hanno adottato il sistema di etichettatura volontaria definito dal
   consorzio, e con operatori della filiera vincolati al rispetto del disciplinare del consorzio.
   In merito alle razze, il CO.AL.VI si è occupato delle razza bovina Piemontese, mentre il CCQP
   si è occupato prevalentemente delle razze da carne francesi (Garonnese, Charolaise,
   Limousine, Blu Belga) e della razza Frisona Italiana, includendo tuttavia, nel totale dei campioni
   di pelo e di carne prelevati, anche il 10% di campioni di razza Piemontese.

b) Raccolta del materiale biologico di confronto (2000 campioni di pelo), identificazione dei
   campioni mediante bar code, registrazione e conservazione del materiale.
  Ogni prelievo è stato eseguito secondo le istruzioni predisposte nell’ambito del sistema
  certificato. Al momento del prelievo i campioni sono stati identificati con la matricola dell’animale
  integrata con ulteriori dati sintetici, quali il codice univoco di stalla, il sesso, la data di nascita
  (mese/anno) e la razza.
  I dati identificativi sono stati tradotti in codice a barre (code 128), stampati su due etichette
  applicate sulla confezione di ogni campione.
  Tutti i dati relativi ai 2000 campioni di pelo prelevati (aziende coinvolte nella sperimentazione,
  codici degli allevamenti, razze allevate, numero di campioni prelevati per azienda, date delle
  sessioni di prelievo) sono riportati nelle tabelle 1 e 2 (pagg.5 e 6).
  I campioni prelevati, dopo un primo controllo di conformità, sono stati sottoposti alla prima
  registrazione (banca dati APA). I campioni di pelo sono stati quindi consegnati dall’APA al
  Laboratorio Chimico CCIAA TO. Tutti i dati relativi ai campioni di pelo sono stati inseriti nel
  database della “Banca del DNA bovino” mediante scansione con lettore di bar code delle
  etichette apposte su ciascun campione. I campioni sono stati quindi conservati a –20°C.

c) Verifica dei sistemi di tracciabilità utilizzati dai Consorzi.
   Nel periodo gennaio 2003 – marzo 2003 i Consorzi hanno prelevato campioni di carne (51
   campioni per ciascun consorzio) per la verifica dei sistemi di tracciabilità dagli stessi impiegati.
   Per quanto riguarda il CO.AL.VI, le verifiche sono state condotte in 11 punti vendita al dettaglio
   (prodotto sfuso al taglio).


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   Il CCQP ha condotto verifiche in 14 punti vendita della grande distribuzione (prodotto
   vaschettato o sfuso al taglio), in un punto vendita al dettaglio (prodotto sfuso al taglio) e in due
   centri di sezionamento.
   I campioni di carne, sigillati ed identificati con la matricola dell’animale, il punto e la data di
   prelievo, sono stati consegnati dai Consorzi al LCCIAA per la verifica della corrispondenza con
   il campione di pelo, precedentemente prelevato ed archiviato nella “Banca del DNA bovino” .
   Il LCCIAA, a sua discrezione ed in modo anonimo, ha prelevato, presso alcuni dei punti vendita
   visitati dai Consorzi, 10 contro-campioni (5 per ciascun consorzio), allo scopo di verificare
   ulteriormente l’affidabilità dei sistemi di tracciabilità adottati dai consorzi e di confermare
   l’imparzialità dei prelievi operati dai consorzi stessi.
   Tutti i campioni sono stati quindi sottoposti ad estrazione del DNA e ad analisi di identificazione
   genetica, che consiste nella determinazione del polimorfismo allelico di 11 microsatelliti del
   DNA bovino; l’affidabilità del test è in pratica assoluta.
   Le prove di identificazione genetica (MI 1592 rev.0 e MI1593 rev.1) eseguite dal LCCIAA
   sono accreditate da Sinal (Sistema Italiano di Accreditamento dei Laboratori).


Risultati

   I risultati ottenuti in questa prima annualità del progetto (riportati nelle tabelle 3 e 4) hanno
consentito di mettere in evidenza l’estrema efficacia e l’elevata potenzialità del sistema di
verifica della tracciabilità delle carni bovine mediante l’analisi del DNA.

    È stato possibile avere una prima concreta valutazione dell’efficacia dei sistemi di tracciabilità di
filera messi a punto dai consorzi CO.AL.VI e CCQP.
    La sperimentazione condotta ha previsto ad oggi una applicazione limitata a pochi punti vendita
e ad un numero di animali ristretto (2000 animali censiti sono pari a meno del 5% degli animali
commercializzati annualmente dai consorzi CO.AL.VI e CCQP); tuttavia, in base ai risultati di
corrispondenza genetica ottenuti nelle verifiche condotte sui campioni di carne analizzati, è
innanzitutto da rilevare come i suddetti sistemi di tracciabilità ed etichettatura delle carni, sviluppati
dai Consorzi anche grazie ai fondi stanziati dalla Regione Piemonte, si siano rivelati molto efficaci.
    Nonostante siano stati riscontrati 11 casi di non corrispondenza dei campioni di carne con i
relativi numeri di matricola dichiarati al punto vendita, l’analisi del DNA ha consentito di spiegare la
maggior parte di tali casi: si è trattato infatti spesso di semplici inversioni di matricole e di
conseguenti errori di etichettatuta, legati alla contemporanea presenza sul banco di vendita di carni
provenienti da animali differenti: tali errori potrebbero essere risolti con una maggiore
sensibilizzazione degli addetti al punto vendita al concetto di tracciabilità, con una conseguente
maggiore attenzione nell’emissione di scontrini ed etichette.
    I sistemi di tracciabilità dei consorzi hanno consentito di chiarire e risolvere altri casi di non
corrispondenza: in base alle informazioni registrate nelle banche dati informatizzate dei consorzi è
stato infatti possibile risalire alla matricola dell’animale dal quale derivava la carne in vendita,
giungendo così al corretto abbinamento pelo/carne.
    Il numero di casi di non corrispondenza irrisolti è risultato molto contenuto: tre in tutto,
dei quali uno per il CO.AL.VI e due per il CCQP; in realtà i Consorzi sono stati in grado anche per
tali casi di fornire i numeri di matricola da verificare per risolvere le non corrispondenze; tuttavia
non è stato possibile procedere ai corretti abbinamenti poiché non era stato prelevato il campione
di pelo dei capi indicati.
    Indubbiamente l’obiettivo è quello di avere una completa copertura degli animali allevati dai
Consorzi (campione di pelo prelevato da tutti gli animali): tuttavia, in questa fase di transizione,
sarebbe utile disporre di un test di screening per una prima verifica, come ad esempio il test
proposto nel programma di ricerca presentato per la seconda annualità, relativo alla verifica della
razza: sarà possibile cioè verificare se la carne in vendita è veramente di razza Piemontese (per il
CO.AL.VI) o di razza Blonde d’Aquitaine (per i CCQP), in modo da consentire ai Consorzi di
individuare con semplicità e rapidità eventuali casi fraudolenti.




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In base ai risultati ottenuti nella sperimentazione condotta nella prima annualità, è possibile quindi
trarre le seguenti considerazioni conclusive:
§ il sistema di verifica della tracciabilità mediante l’analisi del DNA si è rivelato affidabile ed ha
    mostrato tutte le sue potenzialità;
§ la verifica con il DNA è risultata molto utile per integrare e verificare l’efficacia dei sistemi di
    tracciabilità elettronici/cartacei messi in atto dai Consorzi; tali sistemi hanno per altro mostrato
    una buona affidabilità;
§ risulta indispensabile estendere la copertura del servizio, avere cioè tutti gli animali allevati dai
    consorzi in banca dati (campione di pelo prelevato da tutti gli animali), in modo da poter
    effettuare qualsiasi tipo di verifica in qualsiasi punto vendita o altro punto della filiera (es.
    macelli e centri di sezionamento);
§ la valutazione del sistema di verifica con l’analisi del DNA non può che essere decisamente
    positiva: è evidente come tale sistema risulti indispensabile per tracciare, caratterizzare e
    quindi tutelare un prodotto di qualità, di fondamentale importanza per la Regione Piemonte.




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