Post Pubblicato su CorriereBlog del 17/03/2008
Media, mal di omologazione
Scritto da: Marco Pratellesi alle 17:20 Tags: media Usa, new york times, Project for Excellence in Journalism, studio, washington post
Prime pagine molto simili, spesso con le stesse notizie lanciate dai siti web il giorno prima e riprese dalle televisioni. C'è troppa omologazione nella copertura delle notizie? Sì, almeno secondo l'autorevole Project for Excellence in Journalism di Washington che ha pubblicato il suo quinto studio annuale intitolato "Lo stato dei media americani". Secondo la ricerca i media Usa si focalizzano spesso sulla stessa fascia di notizie, nonostante il pubblico richieda una maggiore varietà di informazioni. Una situazione non molto diversa da quanto avviene in Italia. Eppure, nel suo studio, il Project for Excellence in Journalism ha scoperto che il pubblico Usa è ancora interessato alle notizie di quotidiani autorevoli come il New York Times o il Washington Post, anche se
legge molto le notizie su Internet. Una conferma che la salute dei giornali del futuro è sempre più legata a un modello editoriale che sappia dare ai lettori qualità e originalità. Insomma, dopo grafica e formati si dovrà mettere mano ai contenuti. Mentre i giornali tagliano posti di lavoro per sopravvivere al calo della pubblicità e della diffusione, il tema che emerge è un focus più forte su una manciata di argomenti da prima pagina. "Anche con la rivoluzione delle informazioni, non possiamo avere un'agenda più ampia di quella usata", ha spiegato alla Reuters Tom Rosenstiel, direttore del Progetto. "Si hanno più giornalisti per più testate, ma coprono più o meno la stessa fascia di notizie. Ci sono più persone sulla Casa Bianca, meno su ciascuna agenzia governativa". In uno studio su oltre 70.000 notizie apparse sui quotidiani, in tv e in radio, i pezzi sulla guerra in Iraq e sulla campagna presidenziale Usa hanno occupato circa un terzo della copertura. "L'intero resto del mondo occupa meno del 6% dello spazio", ha detto Rosenstiel. Questioni interne come educazione, welfare, religione o lavoro rappresentano meno dell'1% della copertura.