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									         Capitolo 6

         Vienna capitale del XX secolo: lo sguardo di Arthur May
         di Elena Farruggia

          Un quadro particolare del fermento culturale che, attraverso l’incontro (o lo scontro) tra le più diverse arti,
caratterizzava Vienna negli anni della Secessione, ci viene offerto dallo storico americano Arthur May.
          Nato nel 1889 a Rochdale ( Pennsylvania ) Arthur May per quasi quaranta anni ha insegnato Storia
all'Università di Rochester, Ha dedicato principalmente i suoi studi alla storia centro-europea, con una particolare
attenzione per le vicende della monarchia austro-ungarica, soggiornando a lungo in Europa e soprattutto a Vienna dove
lo portavano le sue ricerche d'archivio. A questi temi sono dedicati i volumi "The Age of Metternich" (1933) "The
Habsburg Monarchy" (1951)1, "Vienna in the Age of Franz Joseph", 1966. "The passing of the Habsburg Monarchy,
1914-1918 " 1966. May è morto nel 1968, mentre ancora attendeva alle sue ricerche sulla monarchia asburgica.
          Le pagine che seguono sono tratte da Vienna in the Age of Franz Joseph, un volume pubblicato nel 1966
(inedito in Italia)2 che secondo lo stesso May doveva essere un “tributo di amore e entusiasmo per la città che amava
attraverso una vivida descrizione della sua storia culturale e sociale, delle sue trasformazioni urbanistiche, del suo
rigoglio intellettuale e scientifico negli anni miticí della Jahrhundertswende” 3 (come scrive Angelo Ara nell'
Introduzione all'edizione italiana de "La monarchia asburgica") e che raccoglie le lezioni da lui tenute nei survey
courses dell’Università di Rochester.
          Proprio il carattere di “lezione” fa sì che la forma espositiva sia estremamente discorsiva, e che nei singoli
capitoli vengano abbracciati una serie di temi che trovano poi successivi approfondimenti in altre sezioni del testo: così
il capitolo “La città d’oro del Kaiser” qui riportato traccia una sorta di affresco in cui personaggi della letteratura, del
teatro, dell’architettura, delle arti figurative, vengono citati non tanto per il valore delle loro opere, ma per la funzione
che May ritiene abbiano avuto nel vivificare, nelle sue mille sfaccettature, il mondo culturale della città.
          In questa sorte di caleidoscopio artisti meno noti si affiancano a quelli più famosi; opere minori vengono citate
a scapito di quelle maggiormente riconosciute dai critici, personaggi dello spettacolo balzano alla ribalta, con un’ottica
spesso rivolta anche al successo ottenuto in America.
          Per tutte queste ragioni dunque “La città d’oro del Kaiser” può fornire un ottimo spunto didattico, per costruire
una rete di collegamenti con i temi affrontati più diffusamente nel presente volume e per analizzare il punto di vista
particolare di May sul periodo della Secessione.

         La città d’oro del Kaiser

         Dopo la Prima Guerra Mondiale , che frantumò l'Impero austriaco, era più che comprensibile che da più parti si
guardasse indietro con nostalgia e rimpianto ai " bei vecchi tempi" della Vienna anteguerra, la capitale - politica,
economica e culturale- di una grande potenza multinazionale la cui popolazione eccedeva i cinquanta milioni di abitanti.
L'immagine di una "Gaia Vienna" si era inoltre radicata nel folklore mondiale; in un aforisma dello scrittore svizzero
Gottfried Keller era stata definita come “una città di gioia, di melodia, quella felice, superba Vienna",
un'interpretazione, bisogna ripeterlo senza posa, che racchiudeva in larga misura mito e leggenda. Tuttavia l'opinione di
Keller era suffragata da una diversità di talenti culturali ed intellettuali, che indulgevano nella sperimentazione fino al
“punto di turbolenza”. Questo clima è stato talvolta interpretato come manifestazione di un atteggiamento disilluso e
decadente della intellighenzia viennese. Certamente l'umore generale di quel periodo, la rapida disintegrazione del
liberalismo e il trionfo del socialismo cristiano agirono profondamente sugli interessi e le energie degli intellettuali.

         Il mondo della musica

          Un'idea del fermento culturale si evidenzia nel mondo musicale. Sotto la direzione di Gustav Mahler, dopo il
1897, l'Opera di Vienna raggiunse l'apice del suo fulgore. Innovatore e perfezionista, Mahler innalzò il prestigio già alto
della principale istituzione artistica dell'Europa Centrale, rinnovando il repertorio, seguendo la sua personale
inclinazione e portando alla ribalta nuovi cantanti. La sua personalità dominatrice e caustica e la sua lingua incauta gli
procurarono molti nemici ma egli resistette per un decennio e poi partì per New York per dirigere la Metropolitan Opera
Company e l'Orchestra Filarmonica.
          Compositore e direttore di orchestra, Mahler apparteneva alla corrente della tradizione classica viennese,
tuttavia la sua musica venne accettata con molta lentezza dalle maggiori orchestre del mondo. La spettacolare Ottava
Sinfonia, ritenuta il suo capolavoro, veniva chiamata La sinfonia dei Mille per l'impiego di un organico orchestrale e
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corale davvero colossale. La Decima Sinfonia, rimasta incompiuta, esprime la calma rassegnazione del compositore di
fronte all'imminente morte, dovuta alla sua malattia cardiaca.
          Fra i maestri portati alla ribalta da Mahler vi era il berlinese Bruno Walter ( nativo di Schlesinger), nominato
suo assistente alla direzione dell'Opera. Benchè cosmopolita, lo stile interpretativo di Bruno Walter era innegabilmente
viennese. Il successore di Mahler all'Opera, Felix von Weingartner, nato in Dalmazia, privilegiava esecuzioni di
musicisti contemporanei, ma le critiche si fecero così pesanti che dopo quattro anni egli si dimise da Vienna e proseguì
il suo ruolo di direttore d'orchestra a NewYork e a Boston. Weingartner realizzò per l'Opera di Vienna due opere:
Oreste e Caino e Abele; compose pure notevoli sinfonie e poemi sinfonici.
          Ma il gigante della musica creativa di quel periodo fu Richard Strauss - tedesco di nascita. Il suo primo (e
breve ) poema sinfonico, Don Giovanni (1888 ) suscitò duri attacchi per la sua estrema avanguardia.La fortuna, tuttavia,
gli arrise con l'opera Elettra (1908 ): il libretto era del più famoso poeta viennese, Hugo von Hofmannsthal, e tra i due
iniziò una eccezionale collaborazione che durò per un'intera generazione. La musica di Elettra, che è un adattamento
dal fosco dramma di amore e morte di Sofocle, esprime emozioni intense e crea un clima di paura e angoscia, anche se
negli a solo è di una squisita delicatezza e leggiadria. Prima della presentazione iniziale Hofmannsthal scriveva a
Strauss tutta la sua ansia perché " il pubblico viennese di oggi è caparbiamente ostile a qualsiasi novità come lo era nei
giorni in cui decretò il fallimento del Fidelio e del Don Giovanni ".
          Invece l'Elettra sedusse i critici contemporanei molto più di quanto avvenne con la successiva opera di Strauss
Il cavaliere della Rosa, che solo più tardi venne acclamata come un'opera di suprema genialità. Una fattura superba e
una rara bellezza artistica caratterizzano questa divertente storia d'amore e intrighi ambientata nel regno di Maria
Teresa. In quella che forse è la più viennese delle opere, gioia e nostalgia si fondono quando Sofia e Ottavio, in
controcanto al lamento di Marschallin per un tempo perduto, intrecciano un canto d'amore. Nel Cavaliere della Rosa,
come in altre opere successive, Strauss diede, rispetto alla tradizione, più ampi spazi alle voci femminili. Riteneva che il
suo capolavoro fosse La donna senz’ombra, un elegante racconto operistico di sapore orientale. Quest’opera, di
concezione alquanto originale e di espressioni artistiche molto variegate, fu scritta fra le tensioni e gli orrori della Prima
Guerra Mondiale. L Arianna a Naxos che in un’edizione rivisitata venne rappresentata per la prima volta a Vienna nel
1916, era famosa per la sua esuberante musica amorosa e per le sue arlecchinate. Strauss, ineguagliabile per il piacere
che procurava ai suoi ascoltatori, continuò a creare eccellente musica fino a dopo la Prima Guerra Mondiale, poi la sua
vena declinò e venne, immeritatamente, dimenticato.
          Il ruolo delle brillanti prime donne contribuì fortemente alla supremazia di Vienna in campo operistico. Tra
tutte le celebri cantanti liriche spiccavano Selma Kurz, una protetta di Mahler, e le soprano Marianne Brandt ed Anna
von Milderburg (Bahr-Milderburg ); quest’ultima era anche un’eccellente interprete delle eroine wagneriane. Per la sua
assoluta versatilità e il richiamo che esercitava sui due continenti, Maria Jeritza, nativa della Moravia, era un caso a sé.
Bellissima, univa ad una voce fresca e piena di vitalità un eccezionale temperamento scenico. Queste stesse qualità
distinguevano il tenore Leo Slezac. Richard Mayr, basso di qualità eccelse, iniziò la carriera con le opere di Strauss ed il
baritono Erik Schmedes con il melodramma wagneriano.
          L’eredità del vecchio Strauss, Johann, passò a Franz Lehar che giunse a Vienna dall’Ungheria. La sua
produzione più nota, La vedova allegra, con la sua incantevole musica e il suo testo divertente accattivò i viennesi ed
ebbe un vero trionfo negli Stati Uniti. Sebbene meno fertile di Strauss Lehar compose melodie per una trentina di
operette ( tra le quali Il conte di Lussemburgo e Amore gitano) che rinforzarono il cliché internazionale sul modo di
vivere viennese frivolo e gioviale. Ciò avveniva anche con le operette La principessa dei dollari e Un valzer di sogno
di Leo Fall e con Il soldatino di cioccolata di Oskar Strauss, il cui libretto era ispirato alla commedia satirica di George
B. Shaw Le armi e l’uomo.
          Tra le strutture teatrali di Vienna , il Volksoper, come venne subito chiamato, fu inaugurato nel 1898. Vi si
rappresentavano sia opere sia operette e subito il nuovo teatro ebbe difficoltà di gestione malgrado il prezzo
relativamente modico dei posti. Giovani cantanti di talento scritturati dal Folksoper venivano invitati a esibirsi all'Opera
di Corte, come avvenne per Maria Jeritza. La Società dei concerti di Vienna, fondata nel 1900 arricchì la musica
mondiale, soprattutto dopo l'apertura nel 1913 della sua Music Verein , una sala che poteva contenere fino a 2100
spettatori. Celebri pianisti come Ignace Paderewski e Sergei Rachmanninoff vi tennero ripetutamente concerti per gli
intenditori viennesi.
          Il Nestore dei violinisti viennesi, Jacob M. Gruen fu eclissato dal virtuoso di fama internazionale Fritz Kreisler.
Per la sua tecnica brillante e le sue personalissime interpretazioni egli fu salutato come " il violinista dei violinisti.",
Non ancora ventenne, prima della guerra, fu accolto calorosamente come solista negli Stati Uniti; vi fece poi ritorno
dopo essersi ripreso dalle ferite subite in guerra, ma nel 1917 l'entrata nel conflitto mondiale dell'America lo costrinse,
come austriaco, a cancellare le sue esibizioni; nel suo ritiro compose un'opera brillante, I fiori di melo. Nessun musicista
del dopoguerra fu più amato sulle due sponde dell'Atlantico del raffinato Kreisler.
          Un nuovo capitolo nell'enorme volume di musica pionieristica si aprì a Vienna con le audaci innovazioni di
Arnold Schönberg. Sebbene autodidatta, nella sua maturità ebbe fama in Europa e in America di eccellente insegnante e
autore di teorie musicali. Compositore prolifico, egli produsse musica di ogni genere. Verklärte nacht, stringente

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sestetto di forma originale, e il poema sinfonico Pellèas e Mèlisande, le sue principali prime composizioni, attirarono
molta attenzione, suscitando sia approvazione sia derisione.La Cammer Simphonie, strutturata per un piccolo numero di
esecutori e di orchestrazione molto complessa, segnò la fine della prima fase della creatività di Schönberg. La brevità
della composizione, in contrasto con le sinfonie del suo maestro Mahler, fu apprezzata da molti ascoltatori.
          Per ottenere vivacità e originalità nei temi e nell’armonia ,Schönberg si scostò radicalmente dalle tonalità
convenzionali. A causa di ciò che veniva chiamato "atonalità"– una definizione che il compositore personalmente non
approvava – i suoi scritti apparivano austeri e cacofonici, del tutto repellenti per i tradizionalisti. Il Pierrot Lunaire,
raccolta di 21 pezzi per voce recitante e piccola orchestra, straziò le orecchie conservatrici dei viennesi causando alla
prima rappresentazione esplosivi schiamazzi. Di guarnigione a Vienna durante la Prima Guerra Mondiale, Schönberg
trovò il tempo per approfondire la sua tecnica di composizione, che si sviluppò appieno dal 1920 in poi.

         La pittura

           Uno spirito di rivolta, incoraggiato dalle tendenze francesi e dall'arte giapponese, pervase la pittura viennese
dopo il 1890. Rompendo con l'accademismo pittorico, un gruppo di giovani pittori e architetti fondò la "Scuola
secessionista" (1897) e procedette a lanciare nuove audaci sfide concettuali sulle tele.
            " Ad ogni epoca la sua arte, ad ogni arte la sua libertà'" recitava il motto della Secessione. I secessionisti non
solo esercitarono a Vienna una notevole influenza su musicisti e scrittori, ma attraverso il loro nuovo stile pittorico
resero ovunque famosa la capitale danubiana.
           Pubblicarono una rivista d'avanguardia, "Ver sacrum", dove si dibattevano problemi artistici senza alcuna
restrizione e proposero i lavori di artisti europei contemporanei nel loro curioso “quartier generale”, nella città bassa di
Vienna.
            Per otto anni Gustav Klimt fu a capo della Secessione, poi ne uscì per fondare una scuola rivale. I suoi accurati
ritratti di signore della buona società (come quello di Frau Sonja Knips ) resero Klimt famoso. Egli amava anche
dipingere sensuali figure femminili nude, come la "Nuda Veritas" in cui la modella, i capelli sparsi sulle spalle, si rimira
pudicamente in uno specchio.
            Ai suoi esordi l'arte di Klimt ,definita Jugendstil o l'art nouveau, dominò la pittura viennese. La sua
inclinazione per il fantastico e per i colori smaglianti si dispiegò nei bozzetti che interpretavano i vari rami del sapere
presentati per la decorazione dell'Aula Magna dell'Università, che le autorità universitarie respinsero .Una chiara
immagine della tecnica di Klimt si trova nel "Bacio", un mosaico astratto dai contorni sensuali e dai colori brillanti;
nella torsione dei corpi l'artista esprime le sensazioni profonde che emanano dai modelli. Egli diede all'arte decorativa
applicata all'uso quotidiano ( dai mobili alla carta da parati) un nuovo impulso destinato a permanere nel tempo.
             Un altro artista ribelle alla tradizione fu Egon Schiele, dapprima seguace di Klimt e poi specializzato nel
delineare l'anatomia umana. Ne "La famiglia”, per esempio, ritrae tre sparute e grottesche figure nude: un padre dalle
mani conturbanti, una madre dall'ampio petto e un bimbo molto solenne, tutti con occhi penetranti che esprimono
tormento e angoscia.
           Intorno al 1910 Schiele sviluppò uno stile più personale e la sua vena di disegnatore appare pienamente nella
"Piccola città”dove ogni piccola casa spicca con una sua. Propria, sorridente personalità. Tra i suoi soggetti prediletti
figuravano comunque giovani ragazze viennesi magre, sensuali, ritratte in pose che rasentavano la pornografia; le
autorità pubbliche viennesi, infatti, ritennero oscene alcune sue opere e Schiele fu imprigionato per un breve periodo.
            Con una ferocia quasi hogartiana Hans Lorwin mise a nudo sulla tela le privazioni, la sordida povertà e la
miseria della metropoli danubiana.
            Klimt e Vincent van Gogh, così come le lezioni di psicanalisi di Sigmund Freud, impressionarono fortemente
il versatile Oscar Kokoschka.. Come ritrattista Kokoschka mirava a riflettere gli stati d'animo dei suoi soggetti (tra i
quali vi era il suo benefattore, l'architetto Adolf Loos e lo scrittore satirico Karl Kraus ) prediligendo colori freddi e
malinconici.
           Come studente della scuola delle Arti e Mestieri, egli seguì il fertile insegnamento di Berthold Loeffler e
mostrò un eccezionale talento nel dipingere ventagli decorativi e carte da gioco. Si avventurò anche nella drammaturgia
teatrale con Il roseto ardente.
           Al principio della Prima Guerra Mondiale, come dimostra il celebre "Ebreo Errante", Kokoschka tornò a
dipingere la feroce realtà. Dopo essere stato ferito sul fronte russo, egli emigrò in Germania dove il suo stile cambiò
radicalmente; a Londra, infine, venne riconosciuto come uno dei più grandi artisti di quel periodo.

         La scultura

        In contrasto con l’estremismo innovativo della pittura, gli scultori viennesi preferirono il disegno tradizionale.
Consolidando così la sua fama, Kaspar C. von Zumbusch eseguì due ragguardevoli statue equestri: quella del


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feldmaresciallo Radetsky e quella dell'arciduca Alberto, vincitore degli Italiani nel 1866, che venne posta sulla cima di
un frammento delle vecchie mura della città.
          Edmund von Hellmer disegnò, per il duomo di Santo Stefano, un interessante monumento per commemorare la
liberazione di Vienna dai Turchi nel 1685 e raggiunse il culmine della sua arte nel monumento a Goethe, posto a lato
della Ringstrasse, che raffigura il poeta seduto in poltrona.
          Hans Bitterlich, professore all'Accademia di Belle Arti come Zumbusch e Hellmer, cesellò per il Volksgarten
un magnifico monumento dell'Imperatrice Elisabetta, ritratta in posizione seduta. Profondamente commosso da questo
dono, alla cerimonia di inaugurazione l'Imperatore disse che "questo monumento manterrà viva nelle generazioni future
la memoria di Sua Altezza l’Imperatrice e Regina." E così è stato. Dallo studio di Bitterlich uscirono una bella statua di
Johann Gutemberg, padre della stampa, e bellissime statue cimiteriali. Altri suoi lavori in marmo e in bronzo
abbellirono parchi pubblici e piazze, come i monumenti a Strauss padre e a Lanner, primi compositori di walzer, allo
scrittore Ludwig Anzengruber, a Ferdinand Raimund, popolare commediografo del diciannovesimo secolo, al lirico
Nicolaus Lenau e all'artista Hans Canon.

         L’architettura

          Le strutture progettate da Otto Wagner aprirono un periodo di originalità creativa nell'architettura viennese.
Nell’ambito di un’impostazione funzionalista, Wagner pose in risalto l’utilizzo dei materiali scoperti in quegli anni
grazie alle nuove tecnologie. Il suo bellissimo edificio della Postsparkassenamt ( Posta Centrale) coniuga luminosità
e semplicità attraverso nuove applicazioni di sculture di alluminio sulla facciata; la grande sala centrale coperta da un
soffitto a specchio dimostra stupendamente la sua maestria tecnica.
          Ma la sua opera principale è, senza dubbio, la cappella dell'asilo dell'Am Hof , un grande edificio a cupola di
marmo bianco, contenente tracce di barocco, ma nel complesso indipendente da ogni stile tradizionale.
          Wagner costruì anche numerosi blocchi residenziali molto interessanti, adorni semplicemente di una fila di
piastrelle blu scuro.
                    Wagner influenzò sicuramente un altro grande architetto della secessione, Adolf Loos.
          Dopo aver compiuto gli studi in Germania seguendo un’impostazione decisamente tradizionale, Loos
soggiornò tre anni negli Stati Uniti, dove acquisì una magistrale familiarità con il gusto architettonico americano.
          Esponente della "nuova oggettività " Loos accentuò l’aspetto funzionale e ridusse al minimo l'ornamento; ciò
appare evidente in una piccola taverna viennese che egli progettò: piantata in mezzo alla facciata di vetro colorato, si
erge semplicemente la bandiera degli Stati Uniti e all'interno vi sono sottili pareti di mogano e specchi che arrivano
fino al soffitto di marmo giallo. L'unica grande struttura creata da Loos è un edificio commerciale chiamato Loos Haus
( o Steiner Haus) nella Michaelerplatz. Alto sette piani, è diviso orizzontalmente in due parti, la sezione più bassa con
classiche colonne di marmo porta a una sala a pilastri; la sezione alta è priva di decorazioni. Poiché la Loos Haus si
trova accanto all'elaborata entrata dell'Hofburg, la sua puritana semplicità colpisce ancor più fortemente.
                    La struttura che in quel periodo suscitò i dibattiti più appassionati fu il Padiglione della Secessione nel
cuore di Vienna, opera di Joseph M. Olbrich. L'innovazione più appariscente è una cupola di ferro, perforata e dorata, a
forma di albero che osservatori non simpatizzanti definivano " una dorata testa di cavolo". Josef Hoffmann, che
contribuì alla decorazione del Padiglione della Secessione, fondò le "Officine Viennesi" che raggiunsero una fama
mondiale. Nelle Officine esperti artisti artigiani creavano gioielli, oggetti in metallo, mobili, e lavoravano il vetro per
molteplici applicazioni artistiche e di uso corrente. I giovani che frequentavano le Officine venivano addestrati a
disegnare articoli che riflettevano la loro personalità artistica e a diventare provetti decoratori di interni. Uno di loro,
Karl Witzmann, ebbe fama internazionale nell'allestimento di esposizioni e come disegnatore di bellissimi allestimenti
teatrali.


         Il mondo letterario

           I letterati viennesi operanti dopo il 1890 ebbero successo come mai prima d'allora, in patria e all'estero. I temi
e le discussioni rispondevano ai cambiamenti del secolo dovuti al progresso delle scienze e ai dibattiti che ne
scaturirono, all'intensificarsi dell'urbanizzazione e alla crescita della classe media con la sua peculiare scala di valori.
Più di un autore, provando un senso di disperato pessimismo, penetrò il lato morboso, perfino quello macabro, della
personalità umana. Guardando in prospettiva, non è difficile scorgere in molte opere letterarie di quel periodo un senso
di rassegnazione all'ineluttabilità del destino umano.
          Il gruppo "Giovane Vienna " si raccolse attorno a Hermann Bahr, scrittore dalle molteplici sfumature e
personaggio di spicco nella metropoli danubiana per la barba patriarcale e l'abbigliamento strambo e pieno di una
sgargiante vivacità. Di notte la Giovane Vienna convergeva al Cafè Griensteidel per ascoltare i vaticinii di Bahr e
scambiare opinioni sui più svariati argomenti. Bahr definiva la sua filosofia culturale "espressionista", termine con il

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quale intendeva un meditato sforzo per scoprire ed esporre i più reconditi stati psicologici individuali e non l'apparenza
esteriore. I suoi molteplici scritti che abbracciano le più diverse forme testuali, hanno un valore molto limitato, tuttavia
egli ottenne un grande successo, anche internazionale, con una commedia, Il concerto ( Das Konzert ), una bizzarra
storia di fedeltà coniugale.
          Nel 1914, all'inizio della guerra, Bahr scrisse violente satire contro lo spirito marziale, ma poi glorificò l'alta
missione della casa absburgica ed proprio lui, che era stato uno spirito scettico alla Voltaire, cantò le lodi della Chiesa
Cattolica quale baluardo di sicurezza per la generazione travolta dalla guerra (La voce).
           La principale personalità letteraria della " Giovane Vienna " ed il patrocinatore della cosiddetta scuola
psicologica degli autori viennesi non fu però Bahr ma Arthur Schnitzler.
          Sia nelle commedie, sia nei romanzi e racconti - ancora ampiamente tradotti in molte lingue - Schnitzler
dispiegò una incredibile acutezza nell'analizzare le recondite motivazioni dell'agire umano e nello scoprirne le
aberrazioni mentali tanto che Freud lo riconobbe come "un collega". Scetticismo e cinismo sono enfatizzati negli scritti
di Schnitzler. Per alcuni critici realizza nelle sue opere il canto del cigno del decadente edonismo viennese, per altri la
sua atemporale devozione a temi di amore e morte possiede un valore universale.
          Comunque sia, la sua notorietà raggiunse tali altezze che quel periodo viene spesso denominato "l'età di
Schnitzler" e che tuttora opera l'"International Schnitzler Research Association" creata da un gruppo di studenti di
letteratura americani.
          Scrittore dallo stile elegante, Schnitzler prediligeva dialoghi pungenti e spirito ironico.
          Le vicende delle sue produzioni teatrali erano spesso ambientate a Vienna e nei luoghi di svago frequentati dai
benestanti viennesi e i personaggi erano prevalentemente professionisti e intellettuali.
          Schnitzler suscitò scalpore nei circoli letterari con Anatol, sette scene drammatiche che hanno per soggetto un
filantropo viennese il cui solo vero interesse nella vita sono le donne e che quasi manda a monte il suo matrimonio
perché, alla vigilia delle nozze, ingaggia un ultimo combattimento amoroso. Nel 1961 apparve a Broadway la
commedia musicale The gay life, un adattamento di Anatol, con ballerine e walzer gioiosi presentati come "lo spirito
essenziale di Vienna".
          Nessuna opera di Schnitzler uguagliò per eleganza letteraria il Liebelei ( Amoruzzi ), dramma tragico
dell'eterno triangolo umano.
          La via solitaria rappresenta la solitudine dell'uomo che sceglie la frivolezza e la autoindulgenza come modo di
vivere, anziché inserirsi nell'impegno sociale.
                     Nella commedia La contessa Mizzi, Schnitzler, ispirandosi all'alta aristocrazia viennese, scrisse una
sofisticata satira della sua etica e del suo comportamento morale.
          Alcune parti del Professor Bernhardi hanno un sapore autobiografico: Bernhardi, medico ebreo, rifiuta di
permettere a un sacerdote di somministrare l'estrema unzione a una giovane malata convinta di essere vicina alla
guarigione e non alle porte della morte. Il tema centrale è infatti il dualismo tra l'etica medica e i dogmi religiosi, ma il
medico viene condannato per il suo rifiuto dei riti della Chiesa. In questo suo lavoro Schnitzler, che personalmente
conosceva le frecce e i dardi dei denigratori degli ebrei, sfiora la questione ebraica a Vienna, cosa che egli fa raramente
nelle sue opere. Sospetto, disprezzo, odio, egli sembra pensare, sono destino comune delle minoranze e il Sionismo non
è certo la via della salvezza.
          Durante la prima guerra mondiale egli scrisse moltissimo ed alcuni dei suoi scritti più penetranti o
intellettualmente stimolanti furono pubblicati dopo il 1918.
                    Sotto un certo aspetto Karl Kraus fu il più influente scrittore dell'anteguerra viennese ed un acerrimo
avversario di Bahr e dei suoi satelliti della " Giovane Vienna ". Figlio di una ricca famiglia ebrea boema e polemista
nato, a venticinque anni Kraus iniziò a pubblicare una piccola rivista dalla copertina rossa, Die Fackel, ( La fiaccola).
Sulle sue pagine smascherava con il fervore di un profeta dell'Antico testamento tutto ciò che egli detestava - giornalisti
corrotti, mistificazione e ipocrisia nelle arti culturali, il malgoverno municipale, il capitalismo diabolico, la ristrettezza
di vedute delle classi abbienti e il Sionismo. Incapace di compromessi egli fece di se stesso una forza morale ed etica
nella vita e nella letteratura viennesi.
          Una parte di ciò che scrisse nel corso della guerra è trasposta in un grande, anche se incoerente, dramma, "Die
letzten Tage der Menschheit" ( Gli ultimi giorni dell'umanità ). Ferocemente satirico, il lavoro svelava molto del
vivere e del sentire viennesi durante " gli anni in cui personaggi da operetta interpretavano la tragedia dell'Umanità",
come Kraus scrisse. Gli ammiratori lo paragonavano a Dean Jonathan Swift e più di uno scrittore viennese della
generazione postbellica si è riconosciuto suo debitore.
          Il commediografo Karl Schönherr si distaccava dagli autori precedentemente trattati. Medico praticante a
Vienna, sebbene originario del Tirolo, univa un realismo senza compromessi a una squisita fantasia e una vena di
humour alla serietà.
          Schönherr ottenne il suo primo successo teatrale con Erde (La terra ) i cui temi principali erano il costume
contadino dell'assoluto dominio del padre sulla famiglia e l'amore tirolese per la propria terra.


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           Meritato successo ebbe anche Glaube und Heimat (Fede e terra natia)4, in cui Schönherr predicava la
tolleranza. La scena è ambientata nel periodo della Riforma quando ai contadini protestanti è imposto di seguire i nuovi
insegnamenti religiosi pena l'espulsione dalla loro terra avita. Essi rispondono ostinatamente che avrebbero sopportato
qualsiasi sacrificio ma non avrebbero rinunciato alla Bibbia di Lutero, e così vengono tutti spietatamente cacciati.
            Per tenere alto il morale negli anni di guerra, Schönherr compose Popolo nel bisogno , un testo in cui, in un
dialetto colloquiale, si ricorda l'eroica lotta dei montanari tirolesi nel 1809 per rompere la stretta mortale delle truppe
napoleoniche.
                     A Vienna gli amanti del teatro – sia detto per inciso- accolsero con grande soddisfazione la
costruzione di numerose nuove sedi teatrali. Il Deutsches Volkstheater, un'elegante costruzione in pietra bianca a forma
di tempio, circondata da bei giardini, accrebbe la possibilità di seguire popolari drammi folcloristici , mentre il
repertorio del nuovo Raimund Theater abbracciava sia lavori popolari sia più serie produzioni classiche, che erano in
un certo qual modo sotto il patronato del teatro di corte.
            Si costruirono due teatri vicini: il Neues Wiener Stadt Theater e il Johnn Strauss e più modeste sale nel Prater
e sul Kahlenberg che venivano usate soprattutto nei mesi estivi.
            Nel gran numero di superbi attori del palcoscenico viennese la figura di Josef G. I. Kainz può essere
emblematica: dotato di una voce meravigliosa, di una dizione perfetta e di una immensa vitalità, Kainz, dopo dure lotte
e varie esperienze (tra cui una trionfale tournée negli Stati Uniti ) vide avverarsi il sogno della sua vita, succedere a
Mitterwurzer al Teatro di Corte. Egli interpretò brillantemente sia Amleto sia altri ruoli shakespeariani, fu uno
splendido Cyrano de Bergerac ed impersonò tutti gli eroi di Grillparzer. Critici e poeti cantarono le lodi del geniale ed
amatissimo Kainz.
                     Hedwig Bleibtreu, la più valente attrice tragica, proseguì al teatro di corte la tradizione di Charlotte
Wolter. Nell'arco della sua carriera interpretò circa duecento ruoli, dando il meglio di sé in quelli classici, come Saffo o
Medea e nella produzione di Schönherr. Gli appassionati di cinema della generazione seguente poterono rendersi conto
delle sue qualita' teatrali nel film "Il terzo uomo".
                     I teatri erano così ben sovvenzionati e frequentati che lo scrittore Stephan Zweig sentenziò che Vienna
era preda di una vera "teatromania", ma stava emergendo un potenziale competitore nel soddisfare i gusti popolari e
meno dispendiosi: il cinema.
           Nel 1896 fu aperta la prima sala cinematografica - una piccola stanza in uno scantinato nel Kohlmarkt - ed
intorno al 1912 vi erano già novantasei cinema, capaci di 36.000 posti.
           La presenza di nomi femminili nella lista tra i maggiori autori viennesi testimonia in un certo qual modo il
progresso del femminismo.
           La baronessa Marie von Ebner-Eschenbach, che studiò e si sposò a Vienna, dove passava diversi mesi all'anno,
scrisse brevi romanzi e racconti che la posero fra i più noti romanzieri di lingua tedesca: essa fu la prima donna che
l'università di Vienna insignì di una laurea ad honorem. Sebbene abbia tracciato, con realismo e intelligenza, un quadro
di tutte le classi sociali, eccelse nel descrivere l'aristocrazia viennese, suo ambiente naturale. In nessun altro luogo come
nelle sue pagine i preconcetti, gli interessi e le debolezze del patriziato austriaco sono svelati con così tanta competenza.
                     Nella Contessa Muchi , romanzo epistolare, una giovane ereditiera, con molta ingenuità si rivela fiera
nemica dello studio e della cultura e svela le propensioni alle infedeltà matrimoniali dell'aristocrazia.
           Nel romanzo Dopo la morte si narra di una figura esemplare di aristocratico terriero che, fra tanti suoi simili
indolenti e dissoluti, prova un reale attaccamento alla buona terra e ai contadini che vi si affaticano.
                     Il romanzo Giù le armi di Bertha von Suttner ebbe una risonanza mondiale per il suo trascinante
pacifismo. La Suttner, angosciata dalle guerre europee della sua giovinezza, vi mise in risalto tutti gli orrori e le
sofferenze della guerra lanciando l'appello ad una cooperazione e ad una comprensione mondiale. Se si smettesse la
corsa ai costosi armamenti e se le guerre cessassero, essa argomentava, si potrebbero risolvere tutti i problemi sociali
esistenti.
           " Giù le armi" divenne il motto di un movimento di pace generale a cui prese parte la Suttner. Per rafforzare lo
spirito internazionale essa si recò spesso negli Stati Uniti dove, ogni volta, teneva centinaia di conferenze . Pare che
Bertha von Suttner abbia influenzato Alfred Nobel a fondare il Premio per la Pace che porta il suo nome; comunque è
stata la prima donna su cui ricadde questo onore. Più tardi ricevette lo stesso premio Alfred Fried, collaboratore della
Suttner nella causa della pace internazionale.
           La capitale absburgica ebbe in Hugo von Hofmannshal un vero genio poetico e letterario, ma egli viene
ricordato soprattutto come librettista di Richerd Strauss con cui collaborò a lungo.Come Schnitzer, con il quale
fraternizzò nella "Giovane Vienna", Hofmannsthal era ossessionato dal mistero della morte e cercò nei secoli passati
ispirazione e soggetti per le sue opere. Molti scrittori avevano con lui profondi legami nel contrastare l'incessante
avanzare del materialismo. Egli era profondamente legato a Vienna, che descrisse come "quella grande, piccola, pesante
e alata città dei giorni impertinenti e dei sogni profondi, quella città più facile da amare ed odiare che da capire e
lasciare".


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                   A diciassette anni Hofmannsthal suscitò grande entusiasmo nel mondo culturale viennese
pubblicando un dramma lirico in versi molto sofisticato, intitolato Gestern ( Ieri ). Scritto con una straordinaria
sensibilità lessicale, rivelava una mente fertile di idee velate di cinismo,di tedio e di malinconia. Alcuni intellettuali lo
salutarono come un Goethe redivivo, cosa che piacque molto al poeta poichè proprio Goethe era l'ideale al quale si
ispirava.
          L'adesione di Hofmannsthal all'arte per la salvezza dell'arte, il suo disperato anelito alla perfezione, il suo
profondo legame al passato, sono ben rappresentati ne "La morte di Tiziano". Un altro dramma, Il folle e la morte
analizza con grande maestria tutte le angosce della giovinezza. Verso i venticinque anni egli ritenne di aver esaurito
tutte le sue capacità creative. Questa, comunque, era soltanto una sensazione passeggera, poiché, lasciando da parte il
credo dell'estetismo egli compose le brillanti liriche per l'Elettra a cui seguirono i piacevolissimi versi del Cavaliere
della rosa.
          Se c'era qualche dubbio che Hofmannsthal avesse abbandonato il regno dell'arte per la salvezza dell'arte,
questo fu del tutto dissipato da Jedermann ( Ognuno), una sorta di sacra rappresentazione. Molti critici hanno ritenuto
che Hofmannsthal abbia raggiunto l'apice della sua creatività in quella storia di peccato, pentimento e redenzione che
esaltava le virtù cristiane della tolleranza e della carità. Dopo il 1918 questo lavoro veniva rappresentato ogni anno a
Salisburgo con immenso successo e popolarità.
          Durante il conflitto mondiale egli assunse uno stile politico e propagandistico esaltante la missione dell'Austria
(ancor più di quanto fece Bahr) e cercando di rinvigorire un ardente patriottismo. Compose panegirici del Principe
Eugenio di Savoia e di Maria Teresa e pubblicò libri per ribadire la missione dell'Austria e il suo destino nel mondo.
Tutto ciò invano,e la distruzione nel 1918 della venerabile Monarchia lo lasciò paralizzato per un certo tempo.
          Un altro membro del circolo "Giovane Vienna", Richard Beer-Hofmann, compose un breve ma delizioso
poema, Ninnananna per Miriam, sulla solitudine dell'esistenza, la frammentarietà della vita e il caotico universo. La sua
adesione alla scuola psicologica viennese è evidente ne Il conte di Charolais, il suo testo teatrale più rappresentato: gli
esseri umani sono soltanto pedine sulla scacchiera della vita mosse da un imperscrutabile fato.
          Diventato un appassionato sionista, Beer-Hofmann compose drammi allegorici con l'intento di promuovere la
causa di una "casa nazionale" degli ebrei (Il sogno di Jaakob).I suoi scritti migliori furono pubblicati alla fine della
guerra, come avvenne anche per Hofmannsthal e in misura minore per Schnitzler.
          Le ansie del proletariato viennese ebbero in Alfons Petzhold una voce poetica. Nella sua povera giovinezza
vissuta a Vienna , spesso ammalato, in perenne ricerca di un lavoro, egli simpatizzò con la socialdemocrazia, sebbene
l'ortodossia marxista contasse per lui molto meno del rapido miglioramento della vita dei lavoratori. Nelle Storie della
mia strada egli mette in versi, bellissimi per la profondità dei sentimenti e per il linguaggio usato, la sua aspra
giovinezza e il richiamo all’uguaglianza sociale. Nelle Ballate per la rivoluzione fustiga lo stato, la Chiesa Romana e il
capitalismo privato.
          Ma alla dichiarazione della Prima Guerra Mondiale pubblica poesie che un qualsiasi apostolo borghese
avrebbe potuto scrivere. Col prolungarsi di quegli spaventosi combattimenti, però, egli compose versi che esprimevano
l’odio per quell'immane carneficina e l’amore per tutti gli uomini di qualsiasi nazionalità. Le autorità austriache misero
all'indice queste poesie troppo pacifiste per quei tempi.




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PER SAPERNE DI PIÙ

- FURLANI S., WANDRUSZKA A., Oesterreich und Italien, Wien 1973, trad. it.: Austria e Italia. Storia a
due voci, Bologna 1974.
- KANN R. A., Geschichte des Habsburgerreiches: 1526-1918, Wien Böhlau 1977, trad. it.: Storia dell'Impero
Asburgico (1526-1918), Roma Salerno 1988
- KANN R. A., Das Nationalitänproblem der Habsburgermonarchie: Geschichte und Ideengehalt der
nationalen Bestrebungen vom Vormärz bis zur Auflösung des Reiches im Jahre 1918, Graz 1998
- MAY A., The Hapsburg Monarchy, 1867-1914, Cambridge 1951, trad. it.: La Monarchia asburgica, Bologna
1973
- MAY A., The passing of the Hapsburg Monarchy, 1914-1918, Philadelphia 1966.
- MAY A., Vienna in the age of Frany Josef, Norman Oklahoma 1966.



NOTE

 "La monarchia asburgica" il Mulino, Bologna, 1973
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  Traduzione e cura dall’originale inglese di Bianca Maria Raffo e Elena Farruggia
3 Angelo Ara, Introduzione all'edizione italiana de "La monarchia asburgica" il Mulino 1973
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  E’ la traduzione del titolo originale riportata da Mittner ( nota del traduttore)




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