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Michael Novak _ La verità ci rende liberi

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Michael Novak _ La verità ci rende liberi Powered By Docstoc
					pagina 12 • 30 gennaio 2009

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dalla prima «In un periodo di disonestà universale, dire la verità è un atto rivoluzionario». Cercare la vera realtà mentre tutti attorno a noi plaudono quello che molti sanno essere falso significa agire da uomini e donne maturi. Significa mostrare una mentalità che distingue la realtà dai prevalenti pregiudizi attuali. Infatti una mente impegnata a trovare la realtà - nonostante l’irrealtà circostante - è l’unica mente libera. Questo suggeriva Thomas Jefferson nel suo classico discorso sullo Statuto della libertà religiosa in Virginia: «Ben consapevoli che le opinioni e le convinzioni degli uomini dipendono non dalla loro volontà, ma seguono involontariamente l’evidenza che è proposta alla loro menti, che Dio Onnipotente ha creato la mente libera, e manifestato la sua volontà suprema che questa rimanga libera, rendendola non suscettibile a restrizioni; ben consapevoli che tutti i tentativi di influenzare la mente con punizioni temporali o fardelli rappresentano un allontanamento dal piano dell’autore sacro della nostra religione, il quale in quanto Signore sia del corpo che della mente tuttavia sceglie di non propagarla con coercizioni, come era in suo potere fare, ma di estenderla attraverso la sua influenza solo sulla ragione». Il creatore ci ha fatti così che solo una cosa ci può obbligare a piegarci sulle ginocchia: l’evidenza colta dalle nostre menti. Questo è quello che Jefferson (e altri padri fondatori) intendeva dire per verità: quello che l’evidenza delle nostre menti ci permette di abbracciare.

La lezione dei Padri Fondatori (ma anche di Abraham Lincoln, Lord Acton e George Or

Solo la verità ci rend
di Michael Novak
protestare nel nome della verità. Là dove la verità non conta, la conversazione è vuota. Là dove la verità non conta, la persuasione può valere più della seduzione o dell’intimidazione. Il potere governa. Mettiamola in un altro modo, quando il potere, il benessere e la posizione minacciano di tiranneggiare, le persone devono essere capaci di rivolgersi alla verità. derata come un imperativo, la civiltà diventa possibile. Solo allora gli esseri umani entreranneggiano, le persone civili convincono. Un altro punto. Essere goverEssere liberi non significa per tutti gli umani lo stesso che significa per altri animali. I gatti che saltellano, corrono, si azzuffano, rotolano e corrono ancora possono sembrare liberi, ma in realtà stanno solo seguendo i loro istinti. I gatti fanno quello che dice loro l’istinto, quando dice loro qualcosa. Fanno quello che vogliono, quando lo vogliono.

La riflessione e il giudizio sono capacità connaturate all’uomo. Gli esseri umani sono i soli animali che possono scegliere di riflettere su quello che devono fare e poi scegliere di farlo
ranno in conversazione razionale gli uni con gli altri. Perché la civiltà è costituita dalla conversazione. I barbari tinati dall’evidenza richiede tutte quelle abitudini e disposizioni necessarie per agire con auto-maestria.

John Adams, il nostro secondo presidente, ha aggiunto un secondo punto in una lettera ad un amico: «Vorrei insistere che gli Ebrei hanno fatto più di qualsiasi altro popolo per civilizzare gli uomini. Se fossi un ateo e credessi nel cieco destino eterno, crederei ancora che il destino ha ordinato agli ebrei di essere lo strumento essenziale per civilizzare i paesi. Se fossi un ateo di un’altra setta che crede o fa finta di credere che tutto sia ordinato per caso, dovrei credere che il caso ha ordinato agli ebrei di preservare e propagare a tutta l’umanità la dottrina del sovrano supremo, intelligente, saggio e onnipotente dell’universo, che io credo che sia il grande principio essenziale di tutta la moralità e, di conseguenza, di tutte le civiltà». Perché questo? Perché se non esiste verità, nessun discorso è possibile nella luce dell’evidenza. In un regime che genera bugie, non serve a niente

Solo quando la verità è desi-

Il problema è che gli umani hanno un sistema di istinti

George Washington: il padre della nazione
George Washington nasce a Bridges Creek (Wisconsin) il 22 febbraio 1732 e muore a MountVernon (Virginia) il 14 dicembre 1799.Washington fu il comandante più celebre dell’esercito statunitense nella Guerra di indipendenza americana (1775-1783), partecipando tra l’altro alla battaglia di Monongahela (dove nonostante la sconfitta dimostrò sangue freddo e notevoli capacità di coordinamento) ed ebbe un ruolo centrale nella cattura del forte francese Duquesne, nei pressi dell’odierna Pittsburgh. In seguito Washington diventò il primo Presidente degli Stati Uniti d’America (dal 1789 al 1797) ed è considerato uno dei grandi Padri Fondatori della nazione e il suo volto è ritratto sul Monte Rushmore, insieme a quello di Abraham Lincoln, Thomas Jefferson e Theodore Roosevelt. Nel 1787 è stato anche il presidente della Convenzione per la Costituzione. Washington non ebbe mai la fortuna di vedere la nuova capitale della nazione appena fondata, che avrebbe portato il suo nome, perché Washington D.C. fu fondata nel 1801, due anni dopo la sua morte.

John Adams: il secondo presidente
John Adams, nato a Braintree il 30 ottobre 1735 e morto a a Quincy il 4 luglio 1826, è stato il secondo presidente degli Stati Uniti d’America, dal 1797 al 1801. Avvocato, negli anni che precedettero la Guerra d’Indipendenza americana si avvicinò alla politica. Nel 1774 e nel 1775 fu il delegato del Massachusetts al primo e al secondo Congresso continentale e fece parte del comitato di redazione che preparò la Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America. Nel 1778 Adams raggiunse Benjamin Franklin in Europa, come rappresentante diplomatico. Nel 1785 Adams fu nominato ambasciatore in Gran Bretagna e nel 1789, rientrato negli Stati Uniti, venne eletto come primo vicepresidente del paese, a fianco George Washington. Nel 1796 successe a Washington nella carica di presidente e in quella di uomo politico federalista più in vista. La minaccia di un’imminente guerra con la Francia dominò gli anni della sua amministrazione. Negli ultimi anni della sua vita si dedicò all’educazione del figlio John Quincy Adams, che divenne nel 1825 il sesto presidente degli Usa.

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Qui a fianco: la Dichiarazione d’Indipendenza americana in un celebre quadro di John Trumbull. A destra, Thomas Jefferson. Qui sotto, John Adams. Nell’altra pagina, George Washington cizione eccetto una: la coercizione esercitata sulla mente dall’evidenza. La mente che non è costretta da niente se non dall’evidenza è libera. La mente costretta da niente se non dalla verità non è libera. Il fondamento per difendere la libertà è di avvicinarsi alla verità. Il fondamento per difendere la verità sta nella sua luce che ci mostra la strada per la libertà.

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rwell) per portare moralità nella Res Publica

molto più complicato. Uno di questi istinti spinge gli umani a riflettere sulle loro azioni passate e sulle situazioni future per giudicarne il realismo e il valore etico. La riflessione e il giudizio so-

Senza un diffuso impegno alle abitudini morali che rendono la libertà e la verità più

Secondo Thomas Jefferson le nostre menti devono essere libere da ogni coercizione eccetto una: quella esercitata sulla mente dall’evidenza dei fatti
no capacità che permettono agli umani di discernere cosa devono fare. Gli esseri umani sono i soli animali che possono scegliere di riflettere su quello che devono fare e poi scegliere di farlo. Questo è quello che affermava il grande storico della libertà, Lord Acton, quando definiva la libertà come la capacità di non fare quello che si vuole, ma quello che si dovrebbe.

valide di parole su carta, è difficile vedere come una repubblica possa durare a lungo. I nostri diritti non sono protetti da parole su carta. Sono protetti dalle abitudini che mostrano rispetto per la verità e amore per l’auto-maestria. Mi permetto di parafrasare ancora George Orwell. In un’era di disonestà, cercare la verità è un atto liberatorio. Mantenere chiaro e pulito il significato di libertà e di verità, come sassi bianchi in un vivace ruscello delle Colorado Rockies, è il compito di ogni generazione. Questa è la parte più importante dell’ecologia morale. La legge finale della moralità - scrisse Pascal - è cercare la verità.

derà liberi

Thomas Jefferson: l’inventore dell’Indipendenza
Thomas Jefferson - nato Shadwell (Virginia) il 13 aprile 1743 e morto a Charlottesville (sempre in Virginia) il 4 luglio 1826) è stato un politico e scienziato statunitense. È stato il terzo presidente degli Stati Uniti d’America ed anche lui considerato uno dei Padri Fondatori della nazione (anche il suo volto è scolpito sul Monte Rushmore accanto a quelli di Washington, Lincoln e Theodore Roosevelt). Jefferson fu il principale autore della dichiarazione d’indipendenza[ del 4 luglio 1776 ed uno dei fondatori del Partito Democratico-Repubblicano degli Stati Uniti. Fortemente segnato dal pensiero illuminista fu un fautore di uno Stato liberale. Intellettuale di grande spessore e fondatore della Università della Virginia, ebbe un ruolo centrale nello sviluppo e nella costruzione di questa istituzione. Fu infine anche un architetto. Suoi sono ad esempio i progetti per il Campidoglio di Richmond, il campus dell’Università della Virginia e la sua casa di Monticello, che fanno fanno parte del patrimonio dell’Unesco dal 1987.

Permettetemi di offrirvi alcuni esempi concreti. George Washington rappresentò un modello di questo tipo di libertà, come lo furono molti altri padri fondatori: Franklin, Madison, Jefferson e, quattro generazioni dopo, Abraham Lincoln. Questi furono uomini che affrontarono molte lotte e che ne uscirono come uomini la cui parola meritava fiducia, i cui giudizi sull’umanità e sugli affari erano sagaci e spesso (per la semplicità delle loro affermazioni) sorprendentemente appropriati. Le loro deliberazioni furono la prova del lavoro della ragione in un ampio repertorio di movimenti e in una grande portata di umori e osservazioni, e le loro decisioni aprirono la strada verso le verità durature sulla persona umana. Così la nostra discussione ha compiuto il cerchio. Una cosa che una persona libera non è libera di fare - tranne che nel tradimento è cambiare volto davanti all’evidenza. L’evidenza ci vincola ma ci rende anche liberi da tutto il resto. Così almeno è come interpreto Jefferson, il quale implica che le nostre menti devono essere libere da ogni coer-


				
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posted:2/5/2009
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Description: articolo di Michael Novak sui concetti di verità e libertà