La Méthodique di Panckoucke e il suo dizionario di

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La Méthodique di Panckoucke e il suo dizionario di Powered By Docstoc
					Storia del pensiero economico, ISSN 15938603 (online) ISSN 15938565 (print)
n. 41, 131-163, 2001, Firenze University P ress



      La Méthodique di Panckoucke e il suo dizionario di
           Économie politique & diplomatique


                                    Roberto M artucci
                            Università degli studi di Macerata




1. Un nuovo diz ionario di e conomia

    Verso la metà degli anni Ottanta del Settecento, il secolo di
T urgot, Quesnay e Adam Smith vede nascere un nuovo dizionario di
economia politica, singolare sintesi di vecchio e di nuovo, punto
d’incrocio ma, soprattutto, di giustapposizione, tra cultura
fisiocratica e nuova Scuola scozzese.
    Mi riferisco all’Économie politique & diplomatique, sezione
dell’Encyclopédie méthodique1 voluta dal marchand d’idées
Charles-Joseph Panckoucke: un’iniziativa editoriale che già da due
anni aveva attirato la curiosità di un pubblico attento. Anche per la
notorietà e la riconosciuta capacità imprenditoriale di Panckoucke,
organizzatore e coordinatore delle Lumières de la librairie;
animatore di una “ scuderia” di oltre 140 autori: un centro il cui
dinamismo era, per l’epoca considerata, quasi senza eguali
(cfr. T ucoo-Chala 1977, pp. 129 e passim).
    La sezione – o dizionario, come si preferiva dire – comprendeva
quattro tomi e abbracciava duemila articoli (“ Avertissement”, EM
Économie politique & diplomatique 1784, vol. I, p. III) disposti in
ordine alfabetico. Secondo gli usi dell’epoca essi erano dedicati e
presentati a «Monseigneur le Baron de Breteuil, Ministre et
secrétaire d’État» – il futuro protagonista della crisi sfociata nella


1
  Encyclopédie méthodique ou par ordre de matières…, d’ora in avanti citata come EM, seguita
dalle indicazioni relative al dizionario a cui ci si riferisce. Una collezione completa della Métho-
dique è disponibile in libera consultazione nella sala delle enciclopedie della Biblioteca
comunale dell’Archiginnasio in Bologna.
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presa della Bastiglia2 – dal censeur royal Jean-Nicolas Desmeuniers3 ,
all’epoca «Secrétaire ordinaire de Monsieur Frère du Roi» 4 ,
elemento non secondario della società letteraria parigina, nonché
amico personale del plenipotenziario statunitense T homas Jefferson
e futuro deputato alla Costituente nel 1789-91.
    Già il fatto che un esponente di spicco della famiglia reale fosse
associato all’iniziativa editoriale è un indicatore sicuro di un
notevole cambiamento in atto nel corso degli anni Ottanta. Solo una
ventina d’anni prima, malgrado le protezioni altolocate5 , la
prestigiosa Encyclopédie di d’Alembert e Diderot 6 , colpita da un
clamoroso sequestro 7 , aveva potuto essere completata solo grazie a
un sotterfugio 8 .

2
  Luigi XVI, per privare l’Assemblea nazionale costituente di un interlocutore gradito, colpì con
una lettre de cachet ordinante l’esilio immediato (11 luglio 1789) Jacques Necker, in quel mo-
mento directeur général des finances e, quindi, il ministro più importante del suo governo. Nec-
ker fu immediatamente sostituito da Breteuil, chiamato a gestire una crisi politica di vaste
dimensioni che compromise definitivamente il potere regio, aprendo la strada a una transizione
di sovranità a beneficio della Costituente. Per una trattazione generale dei complessi problemi
istituzionali aperti dal 14 luglio, rinvio a Martucci (2001a).
3
    Le fonti dell’epoca attestano varie forme ortografiche del cognome del curatore:
Desmeuniers, des Meuniers, Démeunier; avendo fatto uso della prima in tutti i miei lavori di
questo ventennio, continuo a utilizzarla anche in questo contributo.
4
  Vale a dire, il conte di Provenza, futuro sovrano della Restaurazione, regnante come Luigi
XVIII.
5
  Penso a una serie di personaggi come madame de Pompadour, il cancelliere d’Aguesseau e
Malesherbes. Si ricorderà che la potente favorita reale madame de Pompadour (Antoinette
Poisson) nel 1755 si era fatta ritrarre dal pastellista Maurice Quentin de La Tour intenta a
leggere, appoggiata a una console su cui spiccavano le edizioni in-folio de L’esprit des lois di
Montesquieu e il tomo IV dell’Encyclopédie; il quadro è riprodotto a colori da François
Moureau (2001[1990], pp. 130 e 144). Scrivendo sul “Journal de Paris” del 23 frimaire an VII,
Pierre-Louis Rœderer, già costituente ed ora elemento di primo piano della società direttoriale,
attestò un esplicito interessamento del cancelliere d’Aguesseau che pensava di potersene
servire contro i Giansenisti; la benevolenza del cancelliere sarebbe stata espressamente
sollecitata da Guillaume-Chrétien de Lamoignon de Malesherbes, cfr. Grosclaude (1961,
p. 103, n. 2).
6
  Per un inquadramento generale, rinvio a Venturi (1970[1946]).
7
   Uscita indenne da una prima bufera prodotta dalla lettura dei saggi inseriti nel II volume
(1752) grazie alla protezione di Malesherbes, divenuto nel frattempo directeur de la librairie
(quindi, responsabile di quanto veniva pubblicato in Francia), l’Encyclopédie ebbe un duro colpo
dopo il fallito regicidio perpetrato da Damiens (1757). Gli ambienti ufficiali, sollecitati dallo
stesso Luigi XV, cominciarono ad esercitare un maggior controllo sulle pubblicazioni. L’articolo
“Genève”, scritto da d’Alembert per il VII tomo dispiacque un po’ a tutti (compresi Rousseau e
Voltaire); nel corso del 1758 l’uscita di un’opera di Claude-Adrien Helvétius (De l’esprit)
innescò una violenta campagna contro gli scritti eterodossi. Nel gennaio 1759 Jean-Omer Joly
de Fleury , avocat général presso il Parlamento di Parigi – una delle maggiori giurisdizioni del
regno di Francia – pronunciò una requisitoria contro alcuni libri giudicati sovversivi; fra questi,
l’Encyclopédie. Questo fatto gli attirò gli strali di Voltaire che giocando sui suoi molti nomi e
cognomi, scrisse: « Quand on le lit, ce n’est pas Homère, quand on le voit il n’est pas joli, et
La Méthodique di Panckoucke                                                                    215



    La connivenza del potere politico aveva, infatti, consentito di
aggirare un divieto formale di pubblicazione, diffusione e vendita,
imposto dai settori più retrivi della Chiesa e della magistratura. Ora
invece, grazie anche all’alleanza con gli Stati Uniti – voluta dal
ministro Vergennes per ribaltare, almeno politicamente, i
catastrofici risultati della guerra dei Sette anni9 – un nuovo clima
riformatore consentiva di dar corpo all’inimmaginabile,
vivacizzando sempre più un mercato editoriale già elettrizzato dal
contagio americano 10 .
    Così, l’“ Atlante dell’editoria” Charles-Joseph Panckoucke ebbe
l’opportunità di giocare a carte scoperte, lanciando un’iniziativa im-
prenditoriale di vasto respiro che, di lì a breve, avrebbe reso impossi-
bile qualunque confronto con il modello originale. Perché, infatti,
come vedremo in seguito, il dizionario di Économie politique &
diplomatique, diretto da Desmeuniers, era solo un elemento del
gigantesco puzzle scientifico-editoriale messo a punto dal geniale
libraio fiammingo.


2. Un’ape rtura alla riforma de llo Stato

   Dovendo esaminare questo prodotto editoriale, un primo
problema lo pone il titolo della sezione e, di conseguenza, anche il


quand il parle, il n’est pas fleuri» (cfr. Bisson de Barthélemy 1964, p. 42). Il 6 febbraio 1759 il
Parlamento sentenziò che i sette volumi già pubblicati sarebbero stati sottoposti a censura. A
seguito di questa procedura, intervenne il massimo organo di governo, il conseil du roi (8 marzo
1759) che adottò tre gravi provvedimenti: la distruzione dei volumi già pubblicati, la revoca del
privilegio di stampa, il divieto di continuare la pubblicazione dell’opera. Cfr., in proposito,
Grosclaude (1961, pp. 127-134); Pinault (1993, pp. 21-30); ricco d’informazioni, ma d’impianto
divulgativo-aneddotico, Haechler (1998, pp. 229-288).
8
   Il 9 settembre 1759 – su pressione dei librai parigini che rischiavano il tracollo economico,
avendo immobilizzato ingenti capitali per la pubblicazione dell’Encyclopédie – fu concesso un
nuovo privilegio di edizione concernente i soli volumi iconografici (planches), permettendo
delle “Explications” a stampa. Finalmente, nel 1765 un permesso tacito consente la messa in
vendita dei volumi VIII- XVII già stampati in Francia, purché rechino come luogo di edizione la
città svizzera di Neuchâtel; cfr. Pinault (1997, pp. 391-395).
9
  In quell’occasione la Francia aveva perduto il Quebec, tuttora francofono.
10
    Si pensi che, malgrado il contesto istituzionale francese fosse formalmente assolutista, i mag-
giori prodotti del costituzionalismo americano – testi delle costituzioni e pamphlet – furono im-
mediatamente tradotti in lingua francese con l’incoraggiamento ufficiale del governo. Questo
fatto, non particolarmente messo in risalto dalla storiografia transalpina (con le dovute
eccezioni), mise a disposizione del movimento riformatore francese una grammatica
istituzionale e un lessico tecnico che, nel 1789-91, ritroveremo alla Costituente. Cfr., in
particolare, Lacorne (1991) e Martucci (1995, pp. 173-207).
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suo contenuto. Nel frontespizio dei quattro tomi leggiamo, infatti,
in sequenza Économie politique & diplomatique. Ora, come
interpretare il trinomio? Apparentemente, abbiamo tre possibilità:
1. la prima consiste nel considerare politique & diplomatique come
    aggettivi qualificativi collegati al sostantivo économie; tuttavia,
    scarterei questa ipotesi per le difficoltà di immaginare una
    économie diplomatique, per altro, a mio modo di vedere, non
    confortata dai testi del dizionario;
2. la seconda affiancherebbe la diplomatique (intesa come arte
    della negoziazione internazionale) alla économie politique: e mi
    pare, a tutt’oggi, questa l’interpretazione dominante;
3. la terza soluzione – che preferisco – vedrebbe ambiguamente alli-
    neati tre sostantivi, indicanti àmbiti disciplinari distinti ma
    ugualmente collegabili in un’ottica di tipo “ cameralista”, vale a
    dire nell’orizzonte epistemologico di quella che alla fine
    dell’Antico regime era già un’antenata dell’ottocentesca scienza
    dell’amministrazione.
    A mio modo di vedere, questa interpretazione può essere
corroborata da due elementi. Innanzitutto, occorre tener conto
dell’impostazione data dallo stesso curatore Jean-Nicolas
Desmeuniers alla sua “ Introduction” premessa al tomo I dell’opera;
poi, qualche elemento può essere desunto dall’esame dell’indice
posto alla fine del IV tomo. Un indice, si badi bene, non unitario, ma
quadripartito in sottosezioni tematiche: “ Géographie politique”,
“ Économie politique”, “ Diplomatique”, “ Administration théorique”.
    Dalla lettura dei due gruppi di testi appena richiamati, emerge
che solo una piccola parte di quei saggi erano già allora riconoscibili
come pertinenti all’economia propriamente detta; vale a dire che un
analogo dizionario, pensato oggi, espungerebbe dalle sue colonne una
parte considerevole degli scritti lì pubblicati.
    È, infatti, lo stesso Desmeuniers a dirci a chiare lettere che il
dizionario copriva più settori: dall’economia al diritto pubblico, dalla
geografia politica alle relazioni internazionali. Il curatore si spinge
anche oltre, riuscendo a reggere la delicata trama delle necessarie
interrelazioni reciproche; soffermandosi finanche, in qualche
passaggio, sulle difficoltà incontrate nella trattazione.
    Oggi noi diremmo, certo più sinteticamente, che i tomi di
Économie politique & diplomatique concernevano essenzialmente
le scienze dello Stato, rinforzandole grazie a quello che definirei
“ immaginario onirico istituzionale”. A tale “ immaginario” dà corpo
La Méthodique di Panckoucke                                         217



la presenza nel dizionario di una particolare sottosezione dedicata
principalmente all’Utopia e ai romanzi a base utopica che
abbracciava undici saggi: ben poca cosa rispetto ai duemila che
costituivano l’insieme delle voci enciclopediche curate da
Desmeuniers; ma di indubbia rilevanza se il redattore aveva ritenuto
di evidenziarle con una specifica menzione nell’indice tematico.
Utopia, per altro, era solo il titolo dell’omonimo articolo dedicato
al celebre scritto di T homas More (“ Utopie”, in EM Économie
politique & diplomatique 1788, vol. IV, pp. 675-678), mentre
invece era “ Administration théorique” il titolo scelto da Desmeu-
niers per individuare la sottosezione.
    Ora, il riferimento ad una “ Administration théorique”
(d’impianto prevalentemente utopico-letterario) può sconcertare il
lettore di oggi; soprattutto, nel caso egli viva i tempi della sempre
più     accentuata     matematizzazione dell’economia politica,
interpretandola alla stregua di un’inevitabile e necessaria
modernizzazione disciplinare. Viceversa, doveva sembrare più che
legittimo a lettori abituati a doversi confrontare continuamente con
saperi trasversali o, addirittura, con campi di conoscenza “ altra” che
noi siamo ben lontani dal considerare oggetto del sapere. Mi
riferisco, in particolare, alle tematiche del magnetismo animale e del
sonnambulismo che nell’ultimo decennio prima della Rivoluzione
francese avevano trovato orecchie attente a Vienna e Parigi.
    Senza contare, che l’inserimento di una sottosezione riguardante
l’“ Administration théorique” poteva anche trovare una sua colloca-
zione nel dibattito che, appunto in quegli anni, si apriva
relativamente a una non più procrastinabile riforma dello Stato
francese; venivano in tal modo legittimate eventuali prese di
posizione riformatrici anche poco ortodosse, visto che esse erano
pur sempre riconducibili a un filone letterario e speculativo dallo
statuto consolidato.


3. Un approccio sincre tico

    Per altro, nel dizionario di Desmeuniers la stessa economia a cui
andavano ricondotte voci classiche – in questo caso, non firmate –
quali “ Industrie” (che tratta anche di lavoro e salario [in EM
Économie politique & diplomatique 1788, vol. III, pp. 44-56]),
218                                                                        Roberto Martucci



“ Monnoie” (in ibid., pp. 368-374) 11 , “ Monopole” (in ibid.,
pp. 374-377), “ Numéraire” (in ibid., pp. 438-448), “ Prix ou
valeur” (in ibid., pp. 696-702), “ T ravail” (in ibid., pp. 553-567,
incentrato sul tema della divisione del lavoro), era svolta in modo
discorsivo e, come ho già detto, non matematizzante. All’interno,
per altro, di un contesto sostanzialmente sincretico, in cui un
eventuale lettore poco avvertito avrebbe anche potuto non cogliere
a pieno l’affiancamento dell’innovativa analisi smithiana all’ormai
declinante prospettiva fisiocratica.
     Resta da rilevare che interi settori, oggi tranquillamente
riconducibili all’economia politica, erano invece inseriti in dizionari
autonomi (anch’essi strutturati in più volumi), dedicati
rispettivamente al Commerce e alle Finances, spesso confinati in
voci di difficile reperimento. Così, per avere informazioni sulla
schiavitù, non dovremo cercare l’articolo “ Esclavage” (in EM
Commerce 1783, vol. II, p. 79, poche righe su una tariffa doganale
applicata in Inghilterra ai commercianti francesi), bensì l’articolo
“ Nègres” (in EM Commerce 1784, vol. III, pp. 321-326),
rintracciabile nella sezione “ Commerce” e assorbito integralmente
dal testo del “ Code noir” colbertino 12 .
     Singolare l’assenza di una qualunque voce riconducibile alla tratta
(commercio di schiavi) e all’istituto della schiavitù nel dizionario di
Desmeuniers; anche se non mancano accenni all’argomento in qual-
cuno degli articoli americani (“ Virginie”, in EM Économie politique
& diplomatique 1788, vol. IV, pp. 626-672). Non solo, infatti, si
trattava di argomenti centrali nella riflessione economica del XVIII
secolo ma, per di più, sappiamo bene quanto l’immagine della
schiavitù – con le sue catene – e delle condizioni reificate di uomo-
macchina dello schiavo di piantagione possano aver influito su
intuizioni ottocentesche di straordinaria importanza, quali
l’alienazione del produttore rispetto all’intero processo produttivo e
l’espropriazione del prodotto del proprio lavoro.
     Quanto all’articolo “ Impôts”, esso ci riserva una singolare (ma
sarebbe meglio dire plurale) sorpresa. Il tema, strategico nel dibattito
di fine Settecento (soprattutto francese), viene infatti trattato da

11
   Si tenga presente che prima della modernizzazione ortografica realizzatasi durante la Rivolu-
zione francese, diverse parole utilizzavano la lettera “o” in luogo della lettera “a”: nel nostro
caso monnoie invece di monnaie.
12
   Sulla questione vedi anche “Code noir”, in EM Commerce 1783, vol. I, p. 533: entrambi gli
articoli, non firmati, sono improntati a spirito filantropico di condanna della tratta e
dell’istituzione schiavitù nel suo complesso.
La Méthodique di Panckoucke                                                          219



tutti e tre i dizionari, anche se con impostazioni differenti.
Desmeuniers, per esempio, nel III tomo di Économie politique &
diplomatique (“ Impôts”, in EM Économie politique &
diplomatique 1788, vol. III, pp. 1-32) confessa i propri debiti nei
riguardi di Adam Smith 13 (senza tralasciare Necker [ibidem]),
presenta un quadro comparativo che interessa i principali paesi
europei, accenna alla tassazione del salaire du travail (ibid., pp. 15-
17) e dei generi di lusso (ibid., pp. 27-28). La stessa voce nel II
tomo della sezione Commerce, è dedicata alle tariffe doganali
(“ Impositions, impôts sur le commerce”, in EM Commerce 1783,
vol. II, pp. 672-723), con particolare riferimento agli specifici
problemi francesi e alle proposte di riforma avanzate tra il 1667 e il
1740; il saggio assume taglio eclettico nella parte finale ripresa dal
“ Journal de commerce” (ibid., pp. 702-703), da una lettera del
contrôleur général des finances inviata all’intendente di Bretagna (8
aprile 1761) (ibid., pp. 703-708) 14 e da due frammenti dedicati
rispettivamente all’importazione-esportazione (ibid. [Boesnier de
Lorme, De l’esprit du gouvernement économique, Chapitre XXVI,
“ Des droits sur l’importation & l’exportation des marchandises”],
pp. 708-711) e alla riforma del sistema impositivo francese (ibidem,
“ Éphémérides économiques”, pp. 711-723). Il dizionario di
Finances dedica alla questione due voci; la prima, “ Imposition” (in
EM Finances 1785, vol. II, pp. 528-534) riguarda in generale il
sistema impositivo e appare tributaria del Traité des administrations
des finances, vale a dire di Necker; la seconda voce tratta la
questione delle imposte indirette (“ Impôt”, in ibid., pp. 534-552).
     Senza addentrarci oltre nell’esame della sezione di Économie po-
litique & diplomatique, mi sembra ora opportuno affrontare alcune
questioni preliminari legate all’iniziativa editoriale nel suo
complesso e alla figura centrale del libraio Charles-Joseph
Panckoucke. Anche perché ho l’impressione che si tratti di elementi
di per sé non privi d’interesse e, per di più, non completamente
conosciuti dal lettore medio.




13
   Ibidem. « M. Smith, qui nous a fourni la plupart des détails dans lesquels nous venons
d’entrer» (p. 30).
14
   La lettera è pretesto per un lungo commento.
220                                                                     Roberto Martucci



4. La Méthodique, que sta sconosciuta

    Quante persone professionalmente collegate alla cultura –
accademici, letterati, insegnanti, giornalisti – possono dire di
conoscere l’esistenza dell’Encyclopédie méthodique, ou par ordre
de matières? Immagino pochi.
    D’altra parte, non c’è da meravigliarsi dato che fino a non
molto tempo fa solo un ristretto gruppo di specialisti in Europa e
negli Stati Uniti era in grado di ricollegare a quel nome una
particolare filiazione dell’Encyclopédie di d’Alembert e Diderot;
mentre ancora oggi può capitare di vederla ignorata – o, addirittura,
ricondotta al livello di mera compilazione erudita e, quindi,
sottovalutata – da studiosi che pur si occupano del secolo dei Lumi.
    Di recente, un importante convegno internazionale tenutosi a
Ginevra ha messo a fuoco la questione, creando le premesse per una
prima radiografia della Méthodique15 . Ma proprio in quella sede è
emerso quanto misconosciuta fosse stata nel corso degli ultimi due
secoli questa tardiva filiazione dei Lumi, prodotta dalla straordinaria
capacità creativa e organizzativa del libraio Panckoucke, un gigante
che avrebbe ispirato a Balzac il personaggio di Dauriat, nababbo
dell’editoria nelle Illusions perdues. Un’enciclopedia così miscono-
sciuta da venir studiata e analizzata in poco meno di venti lavori
pubblicati negli ultimi decenni. Per lo più piccoli articoli disseminati
in riviste specializzate; con la duplice eccezione costituita dalle
solide monografie di Suzanne T ucoo-Chala e Robert Darnton, sulle
quali gioverà soffermarsi.
    Il libro di Suzanne T ucoo-Chala (1977) è un’ampia – e fino ad
oggi insuperata – biografia intellettuale e imprenditoriale del libraio
Panckoucke, l’“ Atlante dell’editoria” di fine Settecento, restituito
alla sua dimensione di straordinario organizzatore culturale e accorto
imprenditore, punto di riferimento obbligato del commercio
internazionale del libro nell’Europa dei Lumi. Vi è anche descritta
l’invenzione della Méthodique, la sua accurata messa a punto, la
gestione editoriale dell’iniziativa; ma il lettore interessato a saperne
di più viene sostanzialmente rinviato a un esame diretto della fonte,

15
   Frutto della “passion méthodique” degli organizzatori Claude Blanckaert e Michel Porret
(2001) il Colloque international L’Ency clopédie méthodique (1782-1832): des Lumières au
positivisme, si è svolto dal 17 al 19 maggio 2001 all’Università di Ginevra per iniziativa del
Groupe d’études du 18e siècle (Genève) e del Centre Alexandre Koy ré (Paris); la pubblicazione
degli atti è in corso.
La Méthodique di Panckoucke                                                                  221



malgrado essa sia di fatto inconsultabile, come cercherò di chiarire in
seguito.
     Ma è, soprattutto, il vasto scavo dello storico statunitense
Robert Darnton a dettar legge da un ventennio sull’argomento 16 ;
benché anche in questo caso l’informazione fornita non possa
considerarsi del tutto esaustiva, trattandosi di uno studio di settore.
Ci troviamo, infatti, di fronte a un lavoro dall’impostazione
particolare – più propriamente di storia economica (magistralmente
irrobustita dalla storia delle idee) – che analizza l’ultima grande
impresa di Panckoucke sotto il profilo dell’organizzazione della
produzione, distribuzione e vendita della merce Méthodique,
esaminando i rapporti del grande editore con la concorrenza, le sue
strategie di ripartizione del rischio mediante l’associazione di altri
librai, la stampa di decine di migliaia di sedicesimi ripartita tra decine
di tipografie secondarie.
     Dalla monografia di Robert Darnton il libraio Panckoucke
emerge come un imprenditore avveduto e capace, oltre che come
uno straordinario organizzatore culturale. Di tanto in tanto viene
necessariamente evocato il contesto tardo illuminista e quello,
professionale e più immediato, dei collaboratori scientifici, i
redattori che concretamente hanno dato corpo all’iniziativa.
Manca, tuttavia, una trattazione sistematica dell’albero del sapere
concepito dall’imprenditore fiammingo o, quanto meno, una mappa
delle sezioni.
     Prima della tardiva, ma pur sempre meritoria, traduzione del
fondamentale studio di Darnton, il lettore italiano poteva venire
informato dell’esistenza della Méthodique solo attraverso le pagine
di Franco Venturi. Infatti, già dieci anni prima che lo studioso
statunitense pubblicasse la sua vasta ricerca, l’insigne storico
torinese, nel curare la prima edizione critica dell’opera più
conosciuta di Beccaria (1965 [1764]), aveva inserito in appendice
un colto rinvio alla voce “ Peine” della Méthodique17 .

16
   Darnton 1988[1979]. Solo recentemente il libro è stato tradotto in lingua italiana da Antonio
Serra [1998]; resta però da aggiungere che a causa, forse, della non particolare visibilità della
piccola casa editrice, il testo di Robert Darnton (presentato in una veste grafica impeccabile)
non ha avuto la diffusione che avrebbe meritato, continuando, quindi a circolare tra i soli
specialisti che avevano avuto in mano l’originale inglese o la vecchia traduzione francese.
17
   Fu così che mi ritrovai sulle tracce di Panckoucke, oltre venti anni or sono; avendo Venturi
avuto l’accortezza di indicare l’autore della voce “Peine” – era Jean-Nicolas Desmeuniers – mi
fu facile chiedere in visione il volume: si trattava del III tomo di Économie politique &
diplomatique. Sfogliandolo, mi imbattei in alcuni degli articoli “americani” (“Massachusetts”,
“Pennsy lvanie”) pubblicati nel volume. La curiosità mi spinse poi a consultare anche gli altri
222                                                                        Roberto Martucci



Successivamente, egli se n’era occupato in modo più compiuto in
uno dei volumi più densi del suo Settecento riformatore (Venturi
1984). Si trattava però di un rinvio ai soli articoli americani della
Méthodique, pubblicati da Desmeuniers in contraddittorio con
T homas Jefferson 18 ; mentre, invece, poco veniva detto sul riassetto
delle conoscenze operato da Panckoucke e dai suoi collaboratori19 .


5. L’Encyclopédie? sorpassata

    Pubblicata per iniziativa del vulcanico libraio-editore fiammingo
Charles-Joseph Panckoucke, uno dei maggiori organizzatori culturali
di tutti i tempi, la Méthodique segna il punto di passaggio tra la
cultura dei Lumi e il positivismo ottocentesco e per molti aspetti
rappresenta anche un significativo passo in avanti rispetto
all’archetipo di riferimento.
    Sono noti i ripensamenti dello stesso Diderot nei confronti della
sua Encyclopédie; troppi gli articoli in cui non si riconosceva più,
infiniti i miglioramenti che il suo stesso spirito critico finiva per
suggerirgli. In una lettera a Panckoucke, databile intorno al 1768,
arrivò a dire che quell’opera andava rifatta dalla A alla Z (Darnton
1988[1979], p. 17). Per un attimo sembrò accarezzare l’idea di una
riedizione aggiornata; poi, forse per fatalismo, non ne fece più nulla.
Nel frattempo, lo stesso successo della sua opera aveva finito con
l’incoraggiare traduzioni estere, rifacimenti, contraffazioni, in
quantità tale da permettere di capire che il mercato avrebbe
assorbito un’eventuale riedizione che non si fosse limitata a una
mera ristampa delle fatiche di Denis Diderot e della sua équipe.
    Il libraio Panckoucke, titolare dei diritti di riedizione, ed egli
stesso uomo di cultura interno al mondo dei philosophes, un bel
momento si rese conto che era possibile, partendo
dall’Encyclopédie, fare qualcosa di diverso e più in linea con i tempi.


tomi della sezione e fu lì che mi resi conto di aver di fronte un significativo prodotto della
cultura francese di fine Settecento.
18
   Cfr. Martucci (2001a, in particolare, il paragrafo “L’Encyclopédie méthodique e le radici del
diritto costituzionale”, pp. 156-159) e (2001b).
19
   Singolarmente silenzioso sull’argomento Méthodique e su quell’avventura editoriale che,
pure, coinvolse personaggi del circolo di Auteuil – Morellet, Suard – di cui si è occupato, Sergio
Moravia (1986[1968]), che dedica a Panckoucke tre striminzite entrate alle pp. 142, 266, 267,
pur definendo il libraio fiammingo « singolare personaggio […] organizzatore di tante imprese
editoriali e giornalistiche» (p. 266).
La Méthodique di Panckoucke                                                                 223



Gli sembrava, in particolare, che nell’opera pubblicata tra il 1752 e
il 1772 le scienze esatte e i saperi di natura tecnica fossero stati
sacrificati a beneficio delle scienze umane: filosofia, diritto e che,
soprattutto, gran parte degli articoli – specie quelli redatti da
Jaucourt – fossero striminzite sinossi non più in grado di appagare il
desiderio di conoscenza di un pubblico sempre più esigente. C’è,
infatti, da aggiungere che i trent’anni intercorsi dalla pubblicazione
del Discours préliminaire di Diderot avevano modificato il contesto
culturale francese.
    Ormai il lettore medio di un’opera di tal genere non era più solo
lo statista, il gran signore o l’alto magistrato. Come aveva detto
Malesherbes era nata l’opinione pubblica e, appunto all’opinion
éclairée andava indirizzato un prodotto di tal fatta20 .


6. Un nuovo pubblico

    Con la Méthodique cambia dunque il pubblico. Madame de
Pompadour, la grande mecenate reale, nel celebre ritratto di Quentin
de La T our appare a fianco di una serie di costosi volumi in-folio,
rilegati in pieno cuoio con nervi e dorature d’obbligo. Anche lo
spettatore più distratto non può fare a meno di notare alla sinistra
dell’illustre committente il IV tomo in-folio dell’Encyclopédie di
Denis Diderot e Jean Le Rond d’Alembert, significativamente
affiancato al De l’esprit des lois di Montesquieu.
    Appare opportuno sottolineare che quella in-folio era
un’edizione costosa che raggiungeva un pubblico facoltoso in grado
non solo di apprezzare e sfogliare, ma, soprattutto, di pagare quella
lussuosa collezione che tra testo, supplementi, indici ragionati e
planches comprendeva trentacinque imponenti volumi. D’altra
parte, chi aveva potuto permettersi l’Encyclopédie l’aveva voluta
completa e, dunque, costosa: 280 lire tornesi, pari al compenso
annuo di un operaio.
    A giudicare dagli inventari delle biblioteche di famiglia e da tanti
altri indizi l’acquirente dell’opera di Denis Diderot era un
personaggio altolocato. A cominciare dal re Luigi XV in persona
che, malgrado sequestri e ripensamenti, ne aveva a sua disposizione
uno splendido esemplare a Versailles. Poi venivano gli altri. Di

20
  Sul concetto di opinione pubblica nel secolo dei Lumi, cfr. Baker (1993, in particolare ch. VI
“L’opinion publique comme invention politique”, pp. 219-265).
224                                                                          Roberto Martucci



madame Pompadour si è detto; accanto a lei figurava l’élite di un
regno che onorava la cultura e se ne adornava: principi del sangue –
 si pensi al duca d’Orléans, a Condé o ai fratelli del re – oppure
membri del conseil du roi; primi presidenti o présidents à mortier di
una delle tante Corti sovrane21 , fermiers généraux; arcivescovi,
cardinali.
    Né sembri paradossale quest’ultimo riferimento, dato che il XVIII
secolo ci ha abituati a questo doppio registro: un divieto ecclesiastico
(rinforzato da una scomunica) spinge la magistratura a misure draco-
niane nei confronti dell’opera considerata eterodossa. Ma, al tempo
stesso, gli uni e gli altri – vescovi e magistrati – si precipitano ad ac-
quisire il testo incriminato. Si dà infatti per scontato che esso
continui a circolare e, avendolo giudicato eversivo per la religione e
per il sistema monarchico, si ritiene di doverlo avere a portata di
mano nella propria biblioteca, al fine di confutarlo meglio.
    Invece, l’Encyclopédie méthodique appartiene a un’altra epoca
in tutti i sensi. Intanto, viene diffusa dopo la guerra americana in un
clima culturale e politico effervescente. Ma lo si è già detto. Poi, ed
è questa la novità più rilevante, la nuova enciclopedia è a sua volta
un dizionario di dizionari, accompagnato da planches. Per la sua
stessa struttura finisce quindi con l’individuare pubblici differenti: dal
bibliofilo danaroso in grado di poter acquistare l’intera collezione,
all’alto funzionario interessato ad alcune sezioni dell’opera, per
finire al pratico – medico, avvocato o notaio – che poteva limitarsi
a sottoscrivere per un solo dizionario.
    Un acquisto di tal tipo, cioè limitato ad un solo dizionario o ad
alcune serie, finiva con l’essere relativamente a buon mercato,
mettendo contemporaneamente a disposizione di chi lo comprava
uno strumento di estrema utilità. Non facciamo fatica a capire da chi
potesse essere formato il bacino d’utenza della Méthodique. Intanto,
il vasto reticolo di alti funzionari regi (inspecteurs des manufactures
royales, ingénieurs des ponts & chaussées), intendenti, giudici di
rango intermedio (presidiali e baliaggi), ufficiali delle armi dotte
(artiglieria, genio, marina), avvocati, medici, negozianti.
    Un elenco che potrebbe diventare lunghissimo (quindi, inutile),
ma che serve a farci comprendere quanto variegata potesse essere
l’opinione pubblica evocata da Malesherbes e Necker; e, al tempo

21
   Corti sovrane in quanto abilitate ad esercitare una giustizia inappellabile, cioè non soggetta ad
alcuna forma d’impugnazione, salvo ricorso per cassazione al conseil du roi; erano corti
sovrane i tredici parlamenti e i quattro consigli superiori del Regno.
La Méthodique di Panckoucke                                          225



stesso, quanto essa fosse lontana da un’edulcorata proiezione demo-
cratico-popolare, vicina all’universo mentale del lettore di oggi,
disabituato a confrontarsi con la realtà politico-sociale di Antico
regime.
    Ci basti aggiungere che il microcosmo appena evocato non era
più interessato a una generica infarinatura culturale su argomenti
disparati ma a un aggiornamento mirato su campi del sapere
“ metodicamente” separati e, al loro interno, strutturati secondo
l’ormai consueta sequenza alfabetica. Essa, pur non impedendo una
fruizione totale del sapere, consentiva anche rapide consultazioni
finalizzate alla risoluzione di dubbi o alla ricerca di informazioni
estremamente specialistiche.
    Per molti aspetti, quei lettori consci di appartenere alla struttura
portante del regno, finiranno con l’acquisire rapidamente la
consapevolezza di potere e dovere essere associati alla gestione dello
Stato, dando poi voce a quella richiesta di instaurazione immediata di
un regime rappresentativo che costituisce il retroterra forte della
futura crisi del 1789.


7. Panckoucke , libraio a Parigi

    Charles-Joseph Panckoucke, benché evocato di continuo, ha
finito con l’essere relegato sullo sfondo di questo saggio. Mi sembra
giunto il momento di prestare a lui e ai suoi progetti tutta intera
l’attenzione che merita un tale personaggio. T anto volitivo ed
effervescente da non poter essere schiacciato neppure su di
un’impresa titanica come la Méthodique.
    So bene che in base a regole consolidate dovrei prendere le
misure al Nostro fin da piccolo, evocare una sua precoce vocazione,
ricordare che Charles-Joseph era figlio e nipote di librai, nato a Lille
(Fiandre francesi) e, quindi, partecipe di quell’entusiasmo tipografico
che aveva reso grandi le Province unite senza risparmiare neppure
Erasmo da Rotterdam. Ma come faccio a ripercorrere un itinerario
scontato – schiacciandomi sull’eccellente biografia di Suzanne
T ucoo-Chala – senza invece dire subito che per me Panckoucke
rappresenta in primo luogo il “ Moniteur”, cioè la Rivoluzione
francese letta attraverso il suo più importante giornale?
    Come non dire subito che attraverso il “ Moniteur” Panckoucke
acclimata a Parigi le gazzette politiche inglesi? Vale a dire una ricca
226                                                                      Roberto Martucci



cronaca parlamentare, irrobustita da un efficace notiziario
internazionale, da una rubrica politica parigina, con l’aggiunta di
qualche segnalazione libraria, dell’indice di Borsa e del cartellone
teatrale. Ma egli può farlo perché da quando si è trasferito a Parigi,
impiantando il suo quartier generale con annessa tipografia all’Hotel
de T hou (rue des Poitevins), Panckoucke ha sconvolto il mercato
giornalistico mettendo le mani su un folto gruppo di periodici di
orientamento diverso, di cui in parte rispetta le peculiarità per poter
contare su di un pubblico variegato, limitandosi a razionalizzarne
l’edizione. Quindi, messa a punto di uno schedario di abbonati,
acquisto centralizzato di carta, inchiostro e piombi, servizi esteri e
letterari in comune, un’équipe di traduttori affidabili.
    E, poi, i collaboratori: dall’accademico Jean-Baptiste Suard allo
stesso segretario dell’Académie des sciences, il matematico
Condorcet; dall’abate André Morellet, traduttore di Beccaria, al
giornalista ginevrino Jacques Mallet du Pan; dall’inspecteur des
manufactures Jean-Baptiste Roland (il futuro ministro girondino) ai
misconosciuti Jacques Peuchet e Jean-Nicolas Desmeuniers che
attendono ancora un equanime biografo. Senza trascurare un
poligrafo di indubbie capacità come Simon-Henri-Nicolas Linguet,
allontanato nel 1776 dalla redazione del “ Journal de Bruxelles” su
richiesta del ministro degli Esteri Vergennes. Solo loro? Niente
affatto; senza pretese di completezza Suzanne T ucoo-Chala
attribuisce alla “ Écurie Panckoucke” almeno 165 collaboratori nel
periodo 1763-90 e, ancora, altri 36 in piena Rivoluzione francese
nel 1790-94 22 .
    Non ci meraviglierà allora di apprendere che, proprio valendosi
di questo ricco retroterra di qualificate competenze professionali,
Panckoucke è riuscito a mettere in piedi una moderna
organizzazione del lavoro editoriale che ha fatto le sue prove per un
ventennio prima di lanciarsi nell’avventura Méthodique. Ed è stata
proprio la solidità del contesto a creare quella rete di sottoscrittori e
di potenziali acquirenti della nuova enciclopedia che, quindi, nasceva
già con forti aspettative di successo.
    Detto questo, resta ora da aggiungere qualcosa sulla sua forma-
zione professionale precedente. Arrivato a Parigi nel 1762 dalla
natìa Lille inizia a collaborare con il libraio André-François Bréton,
editore dell’Encyclopédie di Denis Diderot. È l’amico Jean-Baptiste

22
  Tucoo-Chala (1977, p. 150), e più in generale, il primo capitolo della parte terza, “L’Ecurie
Panckoucke et son chef”, (pp. 129-189).
La Méthodique di Panckoucke                                              227



Suard – diventerà suo cognato nel 1766 – a farlo entrare nel giro dei
salotti culturali parigini dove incontrerà gran parte dei suoi
collaboratori di più alto livello. Messosi per conto proprio, entra in
relazioni professionali e amicali con il naturalista Buffon, con
Voltaire e Jean-Jacques Rousseau che proverà per lui un’amicizia
immediata, tanto da inserire un suo brano nell’Emile. Perché il
libraio Panckoucke è persona colta, conosce l’italiano e il latino,
nella sua corrispondenza entra nel merito di questioni rilevanti; in
futuro sarà egli stesso autore di chimica e biologia per la sua
Méthodique; un suo saggio sull’Impossibilité de la quadrature du
cercle è citato favorevolmente da Buffon nella sua Arithmétique
morale (T ucoo-Chala 1977, p. 105).
     A partire dalla metà degli anni Sessanta la sua ascesa sarà
costante. Diventerà il punto di riferimento di due colossi
istituzionali quali l’Imprimerie royale – che pubblica, tra l’altro,
l’Histoire naturelle di Buffon – e l’Académie royale des sciences.
Soprattutto i rapporti con quest’ultima costituiranno una preziosa
sponda che, al momento opportuno, gli consentirà di dare alla sua
nuova enciclopedia un’impronta prevalentemente scientifica.


8. Il proge tto Panckoucke : un’Encyclopédie par ordre de
   matières

    In diversi passaggi ho evocato la struttura del progetto
Méthodique. All’ordine alfabetico generale utilizzato da Diderot e
d’Alembert, Panckoucke – che aveva fatto sua un’idea elaborata
altrove – opponeva un insieme di dizionari tematici, ognuno dei
quali organizzato alfabeticamente. Come ho già detto, era questo un
modo di attirare diversi bacini d’utenza, aprendosi anche alla
possibilità di vendite frazionate.
    Ma quanti sarebbero stati i dizionari? Nel dicembre 1781 il
libraio annuncia dalle pagine del “ Mercure de France” la
pubblicazione di una «encyclopédie suprême» formata da 27
dizionari specialistici, per complessivi 42 tomi in-4°, spaziando in
tutti i rami dello scibile, dalle scienze naturali alle matematiche, dalla
filosofia al diritto, dalla logica e metafisica alla storia e geografia, dal
commercio e finanze all’economia e a molto altro ancora.
    Sarebbero stati messi al lavoro 108 specialisti; ogni singola
équipe sarebbe stata assistita da copisti e correttori; frequenti,
228                                                     Roberto Martucci



inoltre, le riunioni di lavoro per procedere all’esame collettivo degli
articoli da inserire, secondo uno stile già consolidato presso la
maison Panckoucke. Molto del materiale era ricavato da precedenti
saggi, da trattati già in commercio, da memorie depositate presso le
varie Accademie del regno; si trattava, dunque, di una forma di
riassemblaggio in cui, molto spesso, l’uso di forbici e colla andava a
discapito di un’autonoma capacità creatrice. Quando un distratto
lettore moderno se ne rende conto, non manca di farlo osservare, al
fine di attenuare la caratura scientifica della Méthodique. Ma lo
stesso Diderot – sul cui valore, pure, non sussistono dubbi – aveva
proceduto in modo analogo. Perché, infatti, a siffatto insieme di
dizionari non era richiesta un’assoluta originalità, quanto, piuttosto,
un’organica e compiuta risistemazione di un sapere già testato.
    Intrecciatasi molto presto con le dinamiche rivoluzionarie,
l’impresa si rivelò più difficoltosa del previsto, tanto che lo stesso
Panckoucke non sarebbe mai riuscito a vederne l’esito finale,
toccato solo nel 1832, cioè a mezzo secolo di distanza dalla
pubblicazione del prospetto. La Rivoluzione francese incontrò la
Méthodique a vari livelli. Ci fu chi come Condorcet o Lavoisier ebbe
in sorte la ghigliottina e chi, al contrario, ne fu discreto protagonista
in quasi tutte le sue fasi come accadde a Desmeuniers. Ma non è
questo il profilo che ci interessa. È lo stesso Panckoucke a
suggerircene un altro, quasi di tipo microstorico, in ogni caso interno
alla logica dell’emergenza rivoluzionaria.
    È noto che queste grandi iniziative editoriali avevano un
successo legato alla capacità di rispettare i tempi suggeriti dai
prospetti. I sottoscrittori, che avevano pagato in anticipo una
somma rilevante (ma, comunque, inferiore al prezzo finale
dell’opera immessa sul libero mercato), si attendevano la consegna
di un certo numero di fascicoli e di planches al semestre; se questo
non avveniva, c’era il rischio che reclamassero indietro l’anticipo o,
peggio, che rifiutassero di sottoscrivere nuove iniziative editoriali.
Panckoucke aveva dovuto fare i conti con la militarizzazione
popolare, successiva alla presa della Bastiglia, il 14 luglio 1789.
L’armamento della Guardia nazionale non solo comportò la
requisizione dei piombi tipografici ma anche il sequestro di numerose
pagine già composte tipograficamente e inquadrate nei telai.
    Ora, un’impresa di quel genere che coinvolgeva decine di
tipografie e parecchie centinaia di operai specializzati, utilizzava
milioni di caratteri di piombo fabbricati da officine altamente
La Méthodique di Panckoucke                                                                229



specializzate: fondere quei caratteri per farne proiettili era
demenziale; rimpiazzare i caratteri scomparsi, era praticamente
impossibile. Ma Panckoucke aveva dovuto fare i conti anche con
altri problemi creati dalla dinamica rivoluzionaria. Intanto,
cogliendo il momento politicamente opportuno, gli operai avevano
ottenuto consistenti aumenti salariali, facendo lievitare i costi di
stampa. Poi, molti autori della sua “ scuderia” si erano dati alla
politica, preferendo l’esercizio delle nuove funzioni pubbliche
elettive al tranquillo lavoro redazionale; altri autori avevano trovato
più interessante trasformarsi in agitatori rivoluzionari assumendo la
nuova veste di autori di pamphlet o animatori di giornali appena
fondati; altri, infine, pur essendo regolarmente pagati dal libraio si
erano ben guardati dall’onorare i propri impegni, promettendo
immancabilmente la consegna dei saggi in un futuro prossimo ma
sempre dilazionato. In una lettera del 5 agosto 1790 l’editore se
n’era lamentato; ma evidentemente senza ottenere alcun risultato,
tanto da dover inserire il testo di quella lettera oltre a parecchie altre
pagine di contestazioni e confutazioni all’inizio del tomo V del
dizionario d’Histoire pubblicato nel 1791 23 .
    Eppure, malgrado tutto, Charles-Joseph Panckoucke seppe
venirne fuori, pilotando la Méthodique fuori dalle secche della
tormenta rivoluzionaria. I tempi editoriali si allungarono a
dismisura, con pesanti contraccolpi economici sull’imprenditore, ma
gli riuscì di evitare il pericolo più immediato: la rivolta dei
sottoscrittori, accompagnata da centinaia di disdette, richieste di
rimborsi e citazioni per danni.


9. I limiti de l gigantismo

    Rapidamente l’Encyclopédie méthodique si era rivelata per il
suo editore difficile da contenere nei limiti prefissati. In quanto
suprême quell’enciclopedia viveva dell’idea di completezza; dunque,
era facilissimo che un ramo del sapere ne gemmasse altri; oppure,
che un dizionario strettamente tematico come quello di Économie si
aprisse alla politique & diplomatique, raddoppiando e triplicando i
sedicesimi a stampa; oppure, che un medesimo oggetto finisse con
l’essere trattato più volte – lo si è visto a proposito dell’articolo

23
  “Sur le retard que l’Ency clopédie a éprouvé de la part de plusieurs Auteurs”, in EM Histoire
1791, vol. V, integrato da numerose pezze d’appoggio, pp. 1-30.
230                                                          Roberto Martucci



“ Impôt” – per difetto di coordinamento o perché i curatori
caldeggiavano teorie o approcci diversi.
    Procedendo in tal modo, già a cavallo del 1800 in luogo dei
previsti 42 tomi ne erano stati pubblicati 199, per complessivi
centomila articoli. Nel 1832, al momento della chiusura dell’impresa
si contavano 157 tomi di testo e 53 tomi di planches, per un totale
di 210 tomi che quintuplicavano il progetto iniziale.
    È probabile che la stessa facoltà riconosciuta ai redattori dei
dizionari di integrare le collaborazioni, al di là dei contratti firmati
personalmente da Panckoucke, possa avere ulteriormente aggravato
una forma di incontrollabile gigantismo, producendo una massa
cartacea ingovernabile. Anche se poi, di fatto, nulla è andato
perduto e ogni articolo ha finito con il trovare la sua collocazione
nell’apposito dizionario, come era stato metodicamente previsto.
    Denis Diderot, scrivendone all’amica Sophie Volland, si era la-
mentato dell’insistenza di «ce petit Monsieur Panckoucke»;
lasciando intendere che il libraio voleva impelagarsi in un’impresa
molto più grande del consentito. Considerati i risultati, direi che
aveva torto.
    Mentre invece l’intera Encyclopédie méthodique, affidata a
bibliotecari sempre più restii a favorirne la consultazione, avrebbe
poi trascorso quasi due secoli, ormai dimenticata, negli inaccessibili e
polverosi scaffali evocati da Robert Darnton.




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La Méthodique di Panckoucke                                               231



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    Frere du Roi, & Censeur royal, à Paris, chez Panckoucke, Libraire, hôtel
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Encyclopédie méthodique ou par ordre de matières (1782-1832), par une
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