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I Miti di celluloide
DIE HERRIN VON ATLANTIS
Titolo italiano: L’ATLANTIDE Altri titoli: The Mistress of Atlantis; Lost Atlantis; Queen of Atlantis. Produzione: 1932 - Germania, Nero Film, b/n, 87 min. Regia: Georg Wilhelm Pabst. Sceneggiatura: Hermann Oberländer dall’omonimo romanzo di Pierre Benoit. Interpreti: Brigitte Helm (Regina Antinea); Gustav Diesel (Capitano Morhange); Heinz Klingenberg (Luogotenente Saint-Avit); Odette Florelle (Clémentine); Vladimir Sokoloff (Conte Casimir Bielowski); Tela Tchaï (Tanit-Zerga); Georges Tourreil (Luogotenente Ferrières); Mathias Wiemann (Torstensen). Interpreti (versione francese): Jean Angelo (Capitano Morhange); Pierre Blanchar (Luogotenente Saint-Avit). Interpreti (versione inglese): John Stuart (Luogotenente Saint-Avit); Gibb McLaughlin (Capitano Morhange). Fotografia: Ernest Koerner e Eugen Schufftan. Montaggio: Hans Oser. Colonna sonora: Wolfgang Zeller. Nel 1931, Seymour Nebenzahl, titolare della casa di produzione Nerofilm, propose a Georg W. Pabst (1885 - 1967) di girare un nuovo adattamento dell’Atlantide di Pierre Benoit, undici anni dopo quello di Jacques Feyder. Con al suo attivo dei film come La via senza gioia (1925), I misteri di un’anima (1926), Loulou (1929) o L’opera da quattro soldi (1931), Pabst non ha bisogno di un rifacimento per la sua notorietà. Ciò che spinge Nebenzahl, sono i rapporti che intrattiene con Romain Pinès, l’ex collaboratore di Feyder. Questi detiene sempre i diritti di adattamento del romanzo e per questo che il titolare della Nerofilm propone al regista belga una nuova versione in «sonoro». Feyder rifiuta, allora Nebenzahl si rivolge a Pabst. L’universo di Pierre Benoit è lontano dall’interessi del cineasta tedesco ma comunque questi vede finalmente, un’opportunità di scoprire il deserto, che non conosce.
-2Per assicurare il massimo di successo a questa seconda versione dell’Atlantide, Romain Pinès e Seymour Nebenzahl decidono di girare tre versioni: una tedesca, una francese ed un’inglese. I due principali ruoli maschili sono interpretati, secondo le versioni da attori differenti. I due ruoli femminili, Antinea e della sua ancella Tanit-Zerga, non cambieranno. La scelta di Brigitte Helm (1908 - 1996) per interpretare la “ragazza magra dai lunghi occhi verdi, dal piccolo profilo di sparviero”, descritta da Pierre Benoit nel suo romanzo non è di ordine solamente estetico, ma puramente politico. L’Europa si era ripresa malamente dalla prima guerra mondiale. Questo conflitto e la rivoluzione russa avevano sconvolto l’equilibrio culturale del diciannovesimo secolo. Avevano introdotto il dubbio o la rivolta nella riflessione degli intellettuali e la creazione degli artisti. Così il dopoguerra rivela l’angoscia della morte ma anche l’esplosione di vita e di vitalità. Gli anni 20 saranno «gli anni pazzi» fino al giovedì nero, il crollo della borsa di Wall Street, trascinando una crisi bancaria e finanziaria internazionale. Per contrastarla i governi ricorreranno al protezionismo, la solidarietà mondiale post-bellica si disintegra. In Germania, è la Repubblica di Weimar che si sgretola. La depressione trascina la salita del nazionalismo. E’ un ritorno alle idee anteriori al 1914. Tutti quelli che non si sono riconosciuti nello spirito contestatario e corrosivo degli intellettuali weimariesi esaltano un rifiuto del mondo moderno e si voltano verso il passato, verso la grande cultura germanica e il suo passato. Pabst girò nel 1929 due dei suoi migliori film, Loulou, conosciuto anche come Die Büchse der Pandora (Il vaso di Pandora) e Das Tagebuch Einer Verlorenen (Il diario di una ragazza perduta), con Louise Brooks (1906 - 1985), l’icona del cinema muto. Lei fu ispirazione anche del fumetto di fama mondiale Valentina dell’autore italiano Guido Crepax. Pabst aveva per Brooksie una vera venerazione. Fisicamente, lo seduceva. La sua personalità, tutto di intelligenza e di capriccio, l’affascinava. In quanto al suo ruolo di attrice, aveva il risultato di inchiodare Pabst con la sua sensualità e con le sue suggestioni. Anche se il pubblico europeo rimaneva ammaliato dal fascino dell’attrice americana, in Germania non era stata condivisa questa scelta, quando Pabst poteva disporre di due attrici come Marlène Dietrich e Greta Garbo. Si comprende allora perché, malgrado il suo talento e la sua bellezza, Brigitte Helm non fu un Antinea calorosa ed affascinante. Gelava Pabst, gelerà il pubblico. Con questa versione tra fuochi e gelo, tra ombre e luci, Pabst c’invita ad un viaggio nelle profondità della terra, agli intimi dell’anima di St-Avit. Antinea non è più qui una regina di leggenda ma un’ossessione in un spirito scomposto. Antinea, non sarà più una donna fatale, una discendente di Cleopatra, sarà semplicemente La Donna, l’essere di carne di cui l’immagine tormenta la sua libidine. La localizzeremo, non sulle cime del Hahggar ma, simbolicamente, nelle profondità della terra, agli intimi dell’anima di StAvit. Questa non ha niente della “regina di Saba bambina.” Grande, fredda, incastrata anche sotto i suoi veli atlantidei che nella sua armatura di robot in Metropolis, incarna a meraviglia l’ideologia tedesca dell’epoca: la rigidità. Non una parola, non un capello, non un’emozione. Non più una donna, ma un menhir. Brigitte Helm non è Louise Brooks. Il riso e la sensualità che esplodevano nel romanzo di Pierre Benoit e che avrebbe messo in risalto l’interpretazione dell’americana, diventano qui, angoscia ed affronto. L’Antinea di Pabst, è il Minotauro che ha bisogno per vivere di nutrirsi di anime innocenti. Frutto di un amore colpevole, questa donna può avere solamente dei pensieri colpevoli e può trascinare gli uomini alla loro perdita. Scrive Georges Sadoul, nel suo Dictionnaire des Films, a proposito della pellicola di Pabst: ”Film freddo e decorativo, con immagini troppo ricercate, in cui Brigitte Helm è più un
-3manichino di cera che la fatale Antinea, e tuttavia affascinante per l’adesione ad un mito fantastico (quello della Donna Eterna) reso con gusto e con un certo ieratismo.”
Brigitte Helm (1908 - 1996)
[ Testo tratto IL CINEMA DI FANTASCIENZA – Volume primo, di Luigi Cozzi, pag. 148 ] Tornando finalmente a Metropolis, non si può trascurare di parlare di una straordinaria attrice che esordisce superbamente in questo film: si tratta della tedesca Brigitte Gisele Eve Schittenhelm che, nata nel 1908, lavora in teatro sin da bambina. E’ la moglie di Lang [Friz Lang, N.d.R.], la sceneggiatrice Theodora (Thea) von Harbou, che la nota per prima, quando la incontra per caso negli uffici dell’Ufa (la casa produttrice) dove, in un periodo di poco lavoro sui palcoscenici, la Schittenhelm si è impiegata come dattilografa. La von Harbou segnala la giovane al marito, il quale sottopone la giovanissima attrice a una serie di provini prima di decidersi ad affidarle il doppio ruolo principale di Metropolis, per il quale la Schittenhelm assume il nome d’arte di «Brigitte Helm». L’attrice ha dunque appena diciotto anni quando debutta sullo schermo interpretando la parte della messianica Maria e della diabolica donna androide, ma Lang la dirige in un modo così straordinario che la «Helm» rende in maniera favolosa il duplice, difficilissimo ruolo. Subito dopo Metropolis, nel 1926 Brigitte Helm, ormai lanciatissima, è anche la protagonista di Am Rande der Welt (Il mondo in bilico), prodotto sempre dall’Ufa, scritto e diretto da Karl Grune (1890-1962). Si tratta di un apologo politico utopistico che si conclude con una struggente invocazione di pace. In seguito la Helm appare in altre pellicole di impronta avveniristica o fantascientifica: la prima di queste è Alraune, la versione del romanzo di H. H. Ewers diretta nel 1927 da Henryk Galeen (1892-1949, già segretario del noto scrittore fantastico e sceneggiatore di pellicole quali Lo studente di Praga, Nosferatu, Il gabinetto delle figure di cera, Il Golem e Destino). Solo tre anni dopo, nel 193O, la Helm ripete il ruolo della donna nata artificialmente in un’ altra pellicola tratta dal medesimo libro e con l’identico titolo, Alraune (La Mandragola), diretta dall’uomo che nel frattempo l’attrice ha sposato, il regista austriaco Richard Oswald (1880-1963). Nel 1930, sotto la regia del marito, in questa prima versione sonora e dal finale modificato di Alraune, Brigitte Helm esprime a pieno una sensualità algida e malefica e una determinazione crudele molto lontana dalla spontaneità infantile di Lulù come dall’incoscienza animale di Lola Lola. Nel 1932 Brigitte Helm interpreta un altro ruolo straordinario, quello dell’immortale regina Antinea nel superbo film L’Atlantide (Die Herrin von Atlantis) di G. W. Pabst, tratto dal romanzo scritto nel 1919 dal francese Pierre Benoit e portato più volte sullo schermo: ma nessun’altra attrice riuscirà a essere «fatale» come la gelida e statuaria Helm di questa pellicola. Nel 1934, quando per il secondo anno consecutivo i nazisti detengono il potere assoluto in Germania, Brigitte Helm interpreta la parte della bellissima figlia dello scienziato che, tramite un enorme trasformatore atomico, ha trovato il modo di mutare ogni metallo in oro. Il film si intitola Gold (Oro) e lo dirigono Karl Hartl per la versione parlata in tedesco e Serge de Poligny per quella in francese: la Helm appare in tutte e due le edizioni. Sempre popolarissima, avendo sposato un regista ebreo (appunto Richard Oswald), nel 1934 Brigitte Helm comprende però che la sua carriera di attrice in Germania è finita, a meno che non rinneghi lo sposo. Rifiutandosi di farlo, la donna lascia di nascosto il paese col marito e si trasferisce in Francia, dove recita in qualche pellicola locale. Poi la Helm e Oswald si spostano in Inghilterra dove, dopo essere apparsa in vari film minori, l’attrice preferisce abbandonare del tutto il cinema nel 1936.
-4Al termine della guerra la straordinaria, raffinata e coraggiosa Brigitte Helm ritorna in Germania, dove trascorre gli ultimi anni della sua vita a Monaco come una tranquilla signora borghese. Ma per tutti lei resterà per sempre la bella e diabolica donna delle immagini deliranti di Metropolis.