Posillipo Story

Document Sample
Posillipo Story Powered By Docstoc
					        y
    -cop
free                                                                                                          APRILE 2010- n. 6


       Posillipo Story new
         cultura, leggende, curiosità, notizie, manifestazioni, appuntamenti


                                      Apologia di Mergellina                                                         Testo e ricerche di
                                                                                                                     Antonio Lazzarini

                                                                                                 E non sono soltanto gli affascinati visitatori del
                                                                                                 buon tempo antico a descriverne gli incanti
                                                                                                 perché questi luoghi furono rinomati anche per
                                                                                                 le molte leggende tramandate, nel lento scorre-
                                                                                                 re dei secoli, da una miriade di inciarmatori e
                                                                                                 cantastorie.
                                                                                                 Narra in proposito Matilde Serao che il nome
                                                                                                 Mergellina deriverebbe dalla triste storia di un
                                                                                                 giovane pescatore chiamato Marcollino il
                                                                                                 quale si uccise sul mare antistante l’arenile per
                                                                                                 amore di una sirenetta. Costui, durante le sere
                                                                                                 di plenilunio, adescato dal canto melodioso
                                                                                                 della ninfa, remava con la sua barchetta verso
                                                                                                 il largo sino a raggiungere lo scoglio dove lei
                                                                                                 era mollemente distesa. Con l’andar del tempo
                                                                                                 egli s’invaghì talmente della fanciulla - metà
 Mergellina, un luogo forse unico al mondo, le cui origini e la cui                              donna e metà pesce - che, per poterla seguire
 storia sono state decantate sin dall’epoca remota dai più illustri        nelle profondità marine dove l’ammaliatrice dimorava, si tuffò tra
 personaggi della cultura e dell’arte, da Svetonio a Plinio, da            le onde e non riuscì più a riemergere.
 Virgilio a Seneca. Essi la configuravano come una sirena ammalia-         Peraltro, è accertato che ogni buon filologo amante della storia e
 trice che, mollemente adagiata in una iridescente conchiglia, inte-       delle storie napoletane attribuisce un’etimologia diversa al nome
 neriva i cuori di coloro che la vedevano emergere dal mare sotto i        odierno di questa plaga. Gino Doria, nel suo notevole saggio sulle
 raggi argentei della luna.                                                strade della città, cita un documento del XIII secolo nel quale si
 Eppure oggi Mergellina, considerata da sempre uno dei miti più            accenna al luogo in questi termini: “…stabat ubi dicitur
 tenaci e universali per le intrinseche bellezze della Natura, offre un    Mirilinum…”. Altri autori menzionano strumenti notarili redatti
 doloroso spettacolo di decadenza. Ben poco rimane degli antichi           negli ultimi anni del ‘400 nei quali si legge spesso Mergollino od
 splendori. Anzi - confessiamolo – essa, ridotta così male dai tanti       anche Mercuglino. Giulio Cesare Capaccio nella sua opera “Il
 abusivismi, da qualche orribile agglomerato di alluminio, vetro e         Forastiero”, scritta due secoli dopo, disquisendo sulle origini del
 cartone che si fregia del pomposo titolo di “chalet”, da quelle           nome, opta per un ancor più vetusto Marghillè, termine derivato
 maleodoranti baracchette di pescatori e pescivendoli troneggianti         dall’omonimo tipo di corallo che gli antichi pescatori greci racco-
 su di una ormai lurida spiaggetta - nuoce, nuoce davvero tanto alla       glievano nei fondali della costa. De Lauzieres, invece, sostiene che
 nostra città per l’impressione negativa che offre ai sempre più scar-     esso derivi da Margellus, (margine) ovvero il confine virtuale tra la
 si e delusi turisti e visitatori i quali inutilmente cercano di trovare   parte di territorio pianeggiante a lido di mare e l’inizio delle alture
 qualche residua traccia delle apologetiche descrizioni di poeti e di      collinari di Posillipo. Il Summonte, infine, lancia una ipotesi
 artisti.                                                                  alquanto poetica scrivendo: “Mergellina, così detta dal vezzoso
 Ho sotto gli occhi il testo di una lettera che Giuseppe Mazzini           sommerger delli pesci…”.
 scrisse ad un’amica londinese allorché visitò Napoli nel 1860;            Alle tante ipotesi, io preferisco le due realtà descritte magistral-
 “Cara Carolina, sono andato l’altro giorno a Mergellina: Il tra-          mente da Carlo Celano (Cfr. Notizie del bello e dell’antico…)
 monto era incantevole: e ancora più incantevole fu quando si alzò         verso la fine del ‘600 e da Aspreno Galante nel 1872 (Cfr. Guida
 la luna piena. V’è una tale dolcezza di contorni nel mare simile ad       sacra…di Napoli) dei quali riporto qualche brano.
 un lago, nell’azzurro del cielo, nella distesa semicircolare della        “E’ un luogo così delizioso Mergellina – scrive il Celano – che
 città, nei lumi delle barche, nel mormorio delle onde, e perfino          forse non ha eguale in Europa, perché in esso par che la natura e
 nelle rovine romane tutt’intorno, che non ho visto in nessun altro        l’arte siansi collegate a formarlo adatto alla dolce ricreazione
 luogo e che non si può comprendere se non si prova. La luce rosso         umana. Sta in faccia all’Oriente e, passato il mezzogiorno, porge
 cupa del Vesuvio è l’unica cosa che vi fa contrasto e che s’insinua       col favore del monte che gli sta alla spalle un’allegrissima ombra
 con una nota di fatalità in questa ammirabile, pressocchè unica           a chi viene a diportarvisi, ricreandolo nel fervore della canicola,
 armonia… om.”                                                                                                         continua a pag. 5
          Pag. 2



                                         Matilde Serao “Mal di Napoli”
Lo yacht di Scarfoglio era ancorato nelle acque tran-                                                 pre. La parte rifatta venne del resto occupata da impie-
quille del porto: si chiamava Fantasia, come quel                                                     gati e borghesi benestanti, con redditi stabiliti. E il
romanzo che Matilde Serao, nei primi anni del loro                                                    “popolo” venne spinto ancora in il dentro al ventre più
amore, gli aveva dedicato “teneramente”. Edoardo era                                                  profondo, nelle case del quartiere Porto o di Toledo
ritto sul ponte. A Ugo Ometti che era andato a trovarlo                                               fatte di una stanza, botteghe oscure dove i poveri segui-
per una delle sue notarelle, appare da lontano tutto                                                  tavano a sopravvivere la triste arte di arrangiarsi.
vestito di tela bianca, “cinico e affettuoso, spietato e                                              “Sventrare Napoli?” chiedeva allora con enfasi donna
generoso, timido e violento”. Poco più tardi il giovane                                               Matilde, risponderanno a distanze ai piani di ristruttu-
cronista letterario era rimasto colpito, durante il dialogo                                           razione edilizia preparati dal governo Depretis “Ma
sul quadrato del Fantasia, dalle parole fulminanti con                                                credete davvero che basterà, che sarà sufficiente degli
cui Scarfoglio sapeva incenerire qualche avversario lon-                                              edifici, inventare tre o quattro strade nuove attraverso i
tano, e dallo sguardo terribile, reso ineguale da un colpo                                            quartieri popolari, per salvarli? Ma occorrerebbe rifar-
di sciabola, perché una palpebra gliel’avevano ferita in                                              la tutta la città, perché non si può pensare di risanarla
duello e restava più alta dell’altra: “così aveva un                                                  lasciando in piedi case lesionate dal fango e dall’umi-
occhio feroce e scoperto pei nemici e i seccatori, uno                                                do, dove le scale sono solo lo scarico delle immondizie,
velato e indulgente, per gli amici”. Insomma don                                                      e nei pozzi dell’acqua vanno a cadere i rifiuti degli
Edoardo era stato, anche in quell’occasione, fedele ala                                               uomini e le carogne degli animali. Voi non potete
sua leggenda che era quella del gran signore capitato a Napoli un po’ per        lasciare in piedi certe case, incalzava la Serao in un appassionato crescen-
caso a là rimasto a difendere le sorti delle plebi meridionali sfruttate e       do, “dove al primo piano è un’agenzia di pegni, al secondo si affittano
offese da secolari soprusi non sanati dai governi della nuova Italia. Il         camere a studenti, al terzo si fabbricano fuochi artificiali: certe altre dove
cuore però, amava ripeterlo, l’aveva lasciato lontano, nelle terre dei sogni,    al pianterreno vi è un biliardo, al primo piano un albergo dove si pagano
a cacciare l’elefante lungo le rive dell’Omo, o a fendere i giacci sulla ban-    tre soldi a notte, al secondo una raccolta di poverette, al terzo un deposi-
chisa polare.                                                                    to di cenci. Per distruggere la corruzione materiale e quella morale,per
Nella casa napoletana donna Matilde, più placida e tranquilla, accudiva i        rifare la salute e la coscienza a quella povera gente…non basta sventrare
quattro figli e badava alla redazione del giornale, forse più di quanto          Napoli: bisogna quasi tutta rifarla”.
facesse il marito giramondo. In quello strano equilibrio di vita e lavoro, la    Retorica a parte, donna Matilde aveva ragione. E difatti la risanamento
coppia aveva resistito una quindicina d’anni, diventando la maggior voce         presto abbandonato non portò grandi mutamenti. La gente dei bassi con-
di Napoli. Poi una delle consuete divagazioni sentimentali finita in trage-      tinuò a lavorare in mille mestieri, tutti sottopagati, “un terzo meno delle
dia aveva spezzato la cauta armonia: l’amante di Edoardo era andata a            altre regioni”. Un operaio tipografo prendeva cinque lire a Milano, quat-
ammazzarsi con un colpo di pistola sparato davanti al portone della loro         tro a Roma, due a Napoli. Lo stesso rapporto vale per le umili professio-
casa. Matilde, col suo cuore partenopeo, era corsa all’ospedale a racco-         ni, giù rapidamente per la scala sociale: i sarti e i calzolai, i muratori, i
gliere l’ultimo respiro della poverina, e si era portata in casa la bambina      tagliatori di guanti. Peggio degli altri stavano le donne, occupate alla fab-
nata da quella tempestosa passione. Ma per il resto diceva: niente più vita      brica del tabacco, come modiste, come fioraie, e più delle altre faceva la
in comune. Edoardo era semmai diventato “un altro figliolo, il maggiore          fame la “serva napoletana”, a dieci lire al mese senza pranzo, da casa a
e più temuto e più amato dei suoi figli.                                         casa da padrone a padrone, scendere le scale quaranta volte al giorno,
Però le stesse lontano per carità: a qual punto non era più possibile nep-       cavare dal pozzo profondo venti secchi di acqua, compiere le fatiche più
pure lavorare insieme. Così lui se ne rimase al “Mattino”; e lei fondò un        estenuanti. Ancor più a buon mercato il “lavoro dei fanciulli”, guaglioni
giornale tutto suo, “Il Giorno” (1904), non senza qualche polemica pub-          di dodici anni che dovevano accontentarsi di un po’ di pane per fare il
blica col compagno perduto. Eppure nella memoria di chi li aveva letti e         mozzo di un cocchiere o l’apprendista in qualche bottega.
seguiti, Scarfoglio e la Serao rimasero uniti, al di là della separazione,       I pranzi fatalmente erano fatti di niente, l’indispensabile per non morire di
come gli ideali rappresentanti della bella Napoli, splendore e decadenza,        fame, le ghiottonerie da un soldo da comprare nei vicoli. I panzarotti, delle
virtù e miserie. Alla conquista della città erano arrivati nel 1886, per diri-   frittelline con un’ombra di carciofo, un torsolino di cavolo o un frammen-
gere coi soldi di Matteo Schilizzi, banchiere avventuroso, un quotidiano         tino di alici, a ingentilire il sapore della pasta, la fragaglia, il fritto dei pic-
di alte ambizioni: “il Corriere di Napoli”, e dissero subito, “Sarà il “Times    coli peci minuti abbandonati nel fondo dei panieri dei pescivendoli; e
italiano”.                                                                       naturalmente la pizza, tagliata in tante fette, ogni striscia, due centesimi,
Erano giovani ma già famosi per una movimentata carriera nei giornali            esposta nei banchi sulle strade, gelata al freddo, ingiallita al sole, mangia-
politico-letterari della Roma di Angelo Sommaruga. Non erano neanche             ta dalle mosche. Un soldo costavano anche sei castagne bollite, ma poten-
alla loro prima esperienza come direttori. Insieme avevano fondato e con-        do conveniva cuocerle in casa chè in quel brodo rossastro era gustoso
dotto nel 1885 – lo stesso anno del matrimonio celebrato con una gran            bagnarci il pane. E una minestra poteva diventare anche il pane inzuppa-
festa organizzata da giovane D’Annunzio, che come Edoardo si vantava             to nell’acqua in cui qualche vicina, per un giorno fortunato, aveva fatto
di essere sceso dai monti abruzzesi – Il “Corriere di Roma”, salvandosi in       bollire gli spaghetti. Quando sulla tavola c’erano i maccheroni al sugo o
extremis dalla bancarotta, proprio grazie al generoso assegno di Schilizzi.      lo scapece, la grande insalata fatta di zucchine e melanzane fritte nell’olio
Così avevano puntato verso il Sud. Per Matilde era un ritorno. Nata a            e poi condite con aceto, pepe, origano, formaggio e pomodoro, era già
Patrasso, da mamma greca e babbo napoletano, a Napoli aveva passato la           festa.
sua adolescenza di piccola-borghese; studi di maestra, un impiego ai tele-       Si capisce allora come le visite alle trattorie a mare o alle osterie del
grafi dello Stato, e finalmente l’inizio dell’avventura, la collaborazione ai    Vomero, le descrizioni dei vassoi pieni fantastiche vivande (il grande piat-
maggiori giornali locali, “Il Piccolo” di Rocco De Zerbi e “Il Corriere del      to dei pesci morti – spinole, triglie, calamaretti - e quelli accanto col pro-
mattino” di Cafiero e Verdinois. I primi bozzetti li aveva scritti a poco più    sciutto cotto roseo tagliato a metà le salcicce appese, le mozzarelle e i for-
di vent’anni (Dal vero): Ma il successo era arrivato con un romanzo              maggi freschi, la torta alla romana carica di zucchero gocciolante di
(Fantasia, appunto) e con un’inchiesta dal vivo, intitolata alla maniera di      crema), che tornano ricorrenti nei libri di donna Matilde, diventino quasi
Zola “Il ventre di Napoli”. C’erano dentro già tutti i temi che ispireranno      una dolce consolazione alla vita agra. Alla stessa maniera Caflisch e le
i cento racconti della scrittrice, una ripetuta fotografia della Napoli fine     altre memorabili pasticcerie, i templi della sfogliatella riccia e calda, sono
Ottocento filtrata attraverso l’appassionata vena di novellatrice, sempre        in fondo i luoghi capitali di un pellegrinaggio sentimentale. E la Serao,
coscientemente intenzionata a commuovere fino alle lacrime i cari lettori.       che queste cose le sapeva bene, non mancava di inserire simili flash nelle
L’occhio emozionato gira specialmente per i bassi, giù dalle strade di           sue storie di giovani donne, umiliate e offese, eppure capaci di lottare sino
Toledo, attraversata dal lungo asse di via Roma, L’arteria destinata a dare      in fondo per il recupero e l’affermazione della loro perduta dignità umana.
luce e aria alle antiche case, secondo un piano di bonifica che si sarebbe       Nella bolgia assai oscura erano pochi i varchi per sognare la salvezza.
dovuto stendere per tutti i vicoli del centro, ma invece rimase fermo lì, a      Così il gioco del lotto era il simbolo concreto di una speranza invadente,
quel corso dritto a affusolato, intorno a cui si stendeva la miseria di sem-     segretamente coccolata per sei giorni, e infine pubblicamente celebrata il

                                                                                                                                                            a pag. 8
  Storie di donne                                                                                                                      Pag. 3



                                                                Eleonora Duse                                   Patrizia Carrano - Le Scandalose

Anton Cecov scrive di lei, dopo averla vista a                                             fatto una modesta carriera recitando il repertorio goldo-
Pietroburgo “Ho aspettato, per il primo e secondo atto,                                    niano. Suo padre Alessandro è primattore e impresario
di vederla finalmente recitare. Mi sono reso conto,                                        di una piccola compagnia di teatro. Sua madre Angelica
quando stava per finire lo spettacolo, che lei non avreb-                                  è entrata in arte per seguire il marito. Eleonora nasce in
be recitato mai. Lei era sé stessa sulla scena. Oppure,                                    un albergo di Vigevano, il Cannon d’Oro. E’ il 3 ottobre
lei e il personaggio erano la stessa cosa. Con quella sua                                  del 1858. Debutta a cinque anni nei Miserabili in cui è
voce senza toni alti, con quelle sue braccia magnifiche                                    la piccola Cosetta, e una leggenda teatrale racconta che,
che muoveva così stupendamente, che vivevano con                                           per farla piangere, le pizzicassero di nascosto i polpac-
lei”. L’attrice che ha incantato Cecov è Eleonora Duse,                                    ci. A dodici anni sostituisce la madre malata vestendo i
che a Pietroburgo recita con il proprio inconfondibile                                     soi panni nella Francesca da Rimini di Silvio Pellico. A
stile uno dei suoi cavalli di battaglia, Antonio e                                         quindici, all’Arena di Verona, è gia una memorabile
Cleopatra di William Shakespear. Uno stile, quello di                                      Giulietta. A ventidue è prima attrice della compagnia e
Eleonora, che la connota fin da subito: essenziale, talvolta nevroti-       regista dei lavori che sceglie e interpreta. Ha un fisico smunto, ma
co, comunque modernissimo. Agli inizi del Novecento la Duse reci-           un carattere di ferro. Ha una feroce passione per il lavoro, e assieme
ta senza aggrapparsi alle tende, senza gesti plateali, senza alcuna         una gran voglia di vivere. Dopo il doloroso epilogo della sua storia
ridondanza. Piuttosto – e per l’epoca è una novità assoluta, mai vista      d’amore con Cafiero, Eleonora si sposa con l’attore Teobaldo
prima – si rattrappisce dentro una poltrona, parlando con la testa          Checchi, il classico marito della prima attrice, gentile attento alla
rivolta verso il basso. Oppure, in una scena di grande tensione, riga       carriera della consorte,molto accorto a gestire i rapporti con il pub-
uno stipo con una chiave, con fare ossessivo. O, ancora, si ferma           blico e con i giornalisti. Eleonora, che è una donna di grande intel-
immobile, gli occhi fissi nel vuoto, l’aria impaziente, addirittura         ligenza, comprende in fretta, e in anticipo sui suoi tempi, che il tea-
annoiata. Nel 1897, la grande attrice Adelaida Ristori scrive una let-      tro non è soltanto istinto, ma cultura, preparazione. Per tuta la vita
tera in cui presenta Eleonora Duse al pubblico parigino, sofferman-         si circonderà di intellettuali, di scrittori, poeti, musicisti, autori tea-
dosi sulla modernità del suo fare teatro, soprattutto rispetto alla tra-    trali. E coltiverà con grande attenzione i rapporti con la stampa.
dizione ottocentesca di cui la stessa Ristori era una delle esponenti       L’unione con Checchi, da cui nasce una bambina, Enrichetta, ha vita
più note e conosciute. “Colla sua voce sottile, talvolta leggermente        breve, durante una tournèe in Sud America, Eleonora – forse per
stridente, ha saputo formarsi una recitazione sua propria, ora rapi-        consolarsi dell’improvvisa scomparsa del suo amante Arturo Diotti
dissima, ora pianissima, che non consente nessuno scoppio di voce           –inizia una relazione con il conprimario Flavio Andò. Suo marito
e dissimula la concitazione dell’animo. É magra, e piuttosto una            Teobaldo tenta di consolarsi con la giovanissima Irma Grammatica,
“fause magre“ come si dice in Francia, ma ciò le consente nelle             ed Eleonora – che in scena non fa mai nulla per caso – una sera,
scene d’amore di seduzione, un abbandono della persona… un lan-             mentre recita La principessa di Bagdad di Alessandro Dumas figlio,
guore delle membra… uno smarrimento dei sensi…”. Forse il mede-             si slaccia il busto e mostra il seno nudo. Il suo è un gesto di spregio.
simo nevrotico abbandono che Eleonora Duse prova nella sua vita             E’ una dichiarazione di guerra. Sgomento e pettegolezzi si sprecano,
di donna. Una vita travagliata, sofferta. E – per l’epoca – assoluta-       la giovane Grammatica tenta una maldestro suicidio ingozzandosi di
mente scandalosa. Eleonora è attrice, è donna, è sola nonostante i          frutta e due giorni dopo il matrimonio di Eleonora si chiude.
suoi molti amori, le molte relazioni. La prima esperienza sentimen-         Checchi resterà in Sud America e la figlia Enrichetta viene destina-
tale è delle più sfortunate: mentre è a Napoli, dove l’ha portata la sua    ta a un costosissimo collegio inglese. E’ il 1885 ed Eleonora ha ven-
prima scrittura importante al Teatro Fiorentini, conosce e ama il           tisette anni. Già molto famosa, la Duse si prepara a diventare “il
giornalista napoletano Martino Cafiero, direttore del “Corriere del         grande bandito della scena”, come la definiscono i suoi biografi più
Mattino” e ne resta incinta. Lui rifiuta di sposarla anzi la lascia, met-   moderni, la cui tesi è “non si è più attori perché si ama il teatro. Si
tendole in mano i soldi per pagare l’ospedale. Il bambino nasce a           è attori, grandi attori, perché lo si odia. Come l’hanno odiato
Marina di Pisa e muore dopo pochi giorni. A Matilde Serao che               Carmelo Bene, e persino Laurence Oliver. Come l’ha odiato la
diventerà sua grande amica e che le è vicina, Eleonora scrive: “A           Duse”. Scrive Mirella Scino in un libro intitolato Il teatro di
quell’età non si ama tanto un uomo. Forse si ama soltanto l’amore.          Eleonora Duse: “liquidato il marito il capocomico, la Duse diventa
Se io mi volgo che rimane di lui? Nulla. Della mia esperienza?              lei stessa la più grande capocomico italiano, “il nume Duse”, “la
Tutto”. Eleonora non lo sa, ma il suo personaggio di donna, sola,           principessa invisibile”, di cui nessuno conosce in anticipo le decisio-
inquieta, mal amata nonostante le sue qualità, si è già precisato. E        ni e che è sempre pronta a dettare nuove leggi”.
pensare che ha appena vent’anni. Quando, ormai anziana, si volta            Benché nella vita abbia l’abitudine di vestirsi molto dimessamente,
indietro ammette: “Io fui, e sono, sola ad essermi amica o nemica. Il       con gonne e bluse grigie, benché si copre le spalle con degli insigni-
resto è leggenda”. Eleonora Duse è figlia d’arte. Suo nonno Luigi ha        ficanti scialletti, dopo aver visto Sara Bernhardt, Eleonora decide di
                                                                            farsi fare dei vestiti da Fortuny e da Worth. Il legame con Andò – lei
           B IANCHERIA                                                      lo definisce “un bell’uomo ma un perfetto cretino” – è ormai finito,
                                                                            ed Eleonora ha voglia d’altro. Di un interlocutore che sappia stimo-
           PER LA CASA
                                                                            lare il suo intelletto, che sappia tenerle testa. E’ in questo stato d’ani-
   Via Posillipo, 364 - Napoli                                              mo che, nel 1887, incontra un uomo schivo solitario, ma particolar-
                                         WWW.COTTONJOY.IT




                                                                            mente passionale, un borghese legato a un’amante che non lascerà
                                                                            mai, restio ad allontanarsi dal suo studio al centro di Milano. Un
                                                                            uomo che lei vorrà per se e che si chiama Arrigo Boito. A unire la
                                                                            Duse – lui fisso a Milano, lei raminga con la compagnia – concor-
          Nuove collezioni
    Primavera / Estate 2010                                                 rono un migliaio di lettere che sigillano ognuno ddei loro gesti. Ad
                                                                            Arrigo Eleonora scrive, rievocando il loro primo palpito: “Vi ricor-
                                                                            date delle prime sere? Verdi era in palco con voi. Veniste da me nel-
                                                                            l’intervallo. Ci sorridevamo, niente di più. Avevate dei fiori all’oc-
                                                            COTTON JOY      chiello e nell’andarvene le dieci dita si sono intarsiate l’una con l’al-
   ORARIO CONTINUATO 9,30 / 20,00
                                                                            tra”. Quando comincia la sua relazione con la Duse, Boito ha qua-
                                                                                                                                                a pag. 7
          Pag. 4



                                                      Posillipo in Pillole                                                                           Prima parte


Testo e ricerche di Antonio Lazzarini                                            istallati decine di cannoni e mitragliere per contrastare gli attacchi aerei
                                                                                 alleati sulla città. Alcuni reparti di truppe tedesche lo presidiarono fino
1) La Discesa Coroglio                                                           al settembre 1943 e, nei due anni successivi, divenne una base logisti-
La “Nuova strada di Posillipo” fu progettata e costruita grazie ai capi-         ca dell’esercito americano.
tali donati dal re Gioacchino Murat nel 1812. Pietro Colletta, all’epoca         Per una riqualificazione dell’intera area bisognò attendere il famoso (o
direttore generale del “Real Corpo degli Ingegneri di ponti e strade”,           famigerato) evento dei campionati di calcio “Italia 90”, ma i lavori radi-
diede il meglio di se stesso per contribuire alla realizzazione dell’ambi-       cali che hanno dato al Parco Virgiliano un volto davvero nuovo, vivibi-
zioso progetto. Egli ci ha lasciato di tale impresa la seguente memoria          le e godibile sono stati eseguiti soltanto qualche anno fa.
(Cfr. Storia del Reame di Napoli): “La strada di Posillipo intende pro-          3) Villa Beck, oggi denominata Villa Imperiale
lungare l’amenissimo cammino di Mergellina e condurre alle terre di              Alla terza curva della Discesa Marechiaro un cancello di ferro, ormai in
Pozzuoli e di Cuma, evitando il periglioso colle della grotta (di Seiano         disuso, immette in una stradina al termine della quale si trova l’ingres-
– nda). La strada benché breve due miglia e mezzo, costava la spesa              so di questa storica villa.
di ducati duecentomila, così grandi essendo i lavori d’arte per tagli di         L’intera area che termina a lido di mare faceva parte del complesso resi-
monte e traversar di balze e di borri. Fu pagato il denaro, non dallo            denziale – quasi un piccolo paese – realizzato dal potente patrizio
Stato, ma dal Re in dono alla città. L’opera con sollecitudine procede-          romano Vedio Pollione.
va: ed oggi accresce la bellezza del luogo e le meraviglie del paesag-           Il luogo, d’un fascino particolare che, in parte è ancora godibile, diven-
gio”.                                                                            ne di proprietà dell’imperatore Augusto per lascito testamentario fatto
Soltanto nel 1820, dopo il ritorno sul trono di Ferdinando IV, la strada         dallo stesso Pollione nell’anno 15 a.C.
ebbe il suo logico completamento giungendo fino a Coroglio e Bagnoli.            Il declino dell’impero romano ed il lento scorrere dei secoli portarono
Vi provvidero i genieri dell’armata austriaca di stanza a Napoli ed è            al decadimento dell’imperial residenza e ne dispersero le antiche vesti-
davvero curioso notare che costoro, per costruire e rendere praticabile          gia. Molte, però, ne dovevano ancora rimanere nel XVI secolo quando
e carrabile l’asperrimo tratto di arteria, oggi nota col nome di Discesa         il sito divenne proprietà di un riccone greco: Antonio Paleologo. Costui
Cordoglio, impiegarono poco più di cinque anni. A tempi correnti, le             usò i materiali ritrovati, i preziosi marmi, le colonne, le statue, per
amministrazioni municipali non riescono, dopo oltre tre decenni di con-          costruirsi a sua volta una splendida villa, ma i cronisti gli accreditano
tinui lavori, a mantenerla in esercizio, costringendo noi poveri cittadini       anche il merito di aver riportato alla luce i resti quasi intatti del teatro
a chilometrici percorsi alternativi o, nel migliore dei casi, ad estenuan-       romano, di un ninfeo, della piscina e di un’ala del porticato dove erano
ti attese agli eterni semafori. A tal proposito, un quotidiano multimedia-       esposte le statue raffiguranti deità dell’Olimpo.
le ha scritto che il groviglio di reti e cavi protettivi istallati per evitare   A metà del ‘600 ebbe inizio il lungo dominio della famiglia Maza che
la caduta di qualche pietra non dev’essere formato di solo acciaio, ma           si estese su gran parte delle terre tra Marechiaro e la Gaiola.
deve forzosamente contenere anche una parte di oro zecchino, conside-            Quando i Maza decisero di tornarsene ad Amalfi, sui luoghi ricadde
rando le enormi somme erogate dalle casse comunali tra il 1989 ed il             nuovamente la patina dell’oblio e di un abbandono che si prolungò fino
2009!                                                                            ai tardi anni del XVIII secolo.
2) Il Parco Virgiliano                                                           Nel 1818 l’area posta a mezzogiorno rispetto alla villa di Pollione -
Da secoli, l’immagine più nota della “Napoli, regina del Grand Tour”             cioè proprio quella che forma oggetto della presente ricerca – fu messa
diffusa in ogni angolo del globo ha avuto per sfondo non soltanto il             in vendita mediante asta pubblica ed assegnata ad un noto professioni-
Vesuvio, bensì anche la collina di Posillipo, con i suoi scenari d’incan-        sta napoletano: il regio ingegnere Guglielmo Bechi.
to rimasti quasi incontaminati fino ai primi decenni dell’Ottocento              Il Bechi mantenne il possesso dei luoghi per quasi mezzo secolo. Poi,
quando ebbe inizio il saccheggio indiscriminato di campagne, giardini            alla sua morte, la figlia mise in vendita l’intera proprietà molto richie-
e terre demaniali per costruirvi caseggiati e ville.                             sta da alcuni patrizi anglosassoni.
Solo nel 1904, il sindaco Ferdinando del Carretto pose un freno all’in-          Furono proprio costoro, come ipotizza un altro britannico, l’archeologo
vasione cementizia della zona, facendo recintare con paletti e filo spi-         Robert T. Gunther, a storpiare il nome dell’ing. Bechi anglicizzandolo
nato le aree demaniali e imponendo regole ferree mediante un primo               in Beck.
testo di piano regolatore per l’edilizia privata. In verità, nonostante que-     Peraltro, l’area occupata da quella che ormai tutti indicavano col nome
sti lodevoli interventi, la zona rimase quasi in abbandono fino al 1926.         di Villa Beck, cominciò a perdere le sue caratteristiche di fascinosa
Il 1931 può essere definito l’anno magico per quei luoghi e non soltan-          residenza bucolica. Spogliata dei lunghi filari di vitigni, abbattuti seco-
to perché fu creata quel gioiello di spazio pubblico denominato poeti-           lari ulivi e pingui frutteti, divenne – pur nella sua accogliente semplici-
camente Parco della Rimembranza, ma per le grandi opere viarie e di              tà – la stazione balneare più ricercata di Posillipo.
sistemazione urbanistica dell’intero territorio: Via Manzoni venne pro-          Da circa venti anni ha mutato nome, impianti e finalità. A ricordarne le
lungata fino a Torre Ranieri e furono costruite nuove bellissime strade          lontane origini, rimane solo l’insegna attuale: Villa Imperiale - “Private
oggi conosciute con i toponimi di Via Boccaccio, Viale Virgiliano, Via           club”.
Tito Lucrezio Caro, Via Pascoli, Via Belsito, apportando un tocco di                    (La seconda parte verrà pubblicata nel prossimo numero)
signorile evoluzione ad un habitat fino ad allora ancora bucolico.                                                          MACELLERIA                   GASTRONOMIA
L’inaugurazione del Parco della Rimembranza, attualmente ribattezza-                                                        allevamenti propri           ogni giorno in tavola le
to col nome di Parco Virgiliano, fu un avvenimento che coinvolse tutta                                                      macellazione fresca
                                                                                                                            polli, conigli, maiali
                                                                                                                                                         ricette dei nostri chef:

Napoli. Un giornalista de “Il Mattino”, nel numero del 15 gennaio
                                                                                                                                                         antipasti, primi piatti,
                                                                                                                            specialità                   secondi piatti, desset
1931, lo descrisse come “un piccolo paradiso sul mare….una meravi-                                                          “hamburger alla cerrone”
                                                                                                                                                         CATERING
glia di bellezza per la sua stupenda, unica posizione…” ed esortava i                                                       SALUMERIA                    il nostro catering si distin-

                                                                                       CERRONE
cittadini a visitarlo perché era di gran lunga superiore alle classiche                                                     mozzarella di bufala
                                                                                                                            fiordilatte di agerola
                                                                                                                                                         gue per l’attenzione alle

passeggiate della Litoranea o di Via Caracciolo, affermando che soltan-
                                                                                                                                                         esigenze dei clienti, per la
                                                                                 Alimentari - Carni - Gastronomia           prodotti freschi             versatilità delle soluzioni,
to di lassù si poteva godere di un panorama a 360 gradi del golfo, dal                                                      formaggi tipici              per l’elevato rapporto
Vesuvio a Cuma.                                                                                                             ORTOFRUTTA
                                                                                  Via Manzoni, 286/288 - Tel. 081 7691121                                qualità prezzo
                                                                                      Torre Ranieri - Posillipo - Napoli
Eppure, nonostante le esortazioni e la propaganda, in quegli anni i                      SERVIZIO A DOMICILIO               frutta e verdura             SERVIZIO A
                                                                                             www.cerronedoc.it              sempre fresca                DOMICILIO
nostri concittadini, distratti da altri eventi, vi si recarono assai di rado.                                               ENOTECA                      i nostri clienti possono
Però, in compenso, nell’immaginario collettivo, esso divenne sinonimo
                                                                                            SPEDIZIONI
                                                                                   NAZIONALI & INTERNAZIONALI               vini e liquori               contare su un efficiente e
del luogo in cui nascevano e si consumavano amori e innamoramenti.                      info-line 081 5753716               delle migliori marche        rapido servizio a domicilio

Poi, dal 1940 al 1945, tutta l’area fu militarizzata e nel Parco furono
                                                                                                                                    Pag. 5



                           da pag. 1           Apologia di Mergellina
con dolcissime ariette e con la limpidezza delle onde odorose che si      gno letterario tra cui il poema “De partu Virgini”. Né il vate trascu-
veggon muoversi quando titillate vengono dai nomi delle nobili bar-       rò i doveri cristiani giacché, erigendo la villa, diede ampio spazio
che che vi passeggiano…”                                                  alla costruzione di due cappelle sovrapposte che in seguito furono
E Aspreno Galante ribadisce ancor più il fascino dei luoghi affer-        unificate creando l’attuale chiesa nota sotto il titolo di Santa Maria
mando: “Eccoci a Mergellina, questo “pezzo di ciel caduto in terra”       del Parto.
la cui riviera ispirava il nostro ardimentoso Stazio; non è lontana       Tornando ora al triste presente di Mergellina, non ci rimane, ahinoi,
da noi la tomba di Virgilio e la villa di Pollione, e i boschetti dove    che esortare il gentile lettore di queste brevi e amarognole note a non
Silio Italico dettava i suoi “Punici” all’ombra di Marone; qui pres-      rinunciare alla classica passeggiata sul lungomare. Egli potrà. con la
so è il cenere del massimo nostro poeta Jacopo Sannazaro, nato a          fantasia, immaginare questi luoghi così com’erano prima che fosse-
Napoli nel 1458: nome troppo caro ed eternamente glorioso, uomo           ro degradati dalle cento manomissioni di barbari speculatori. Ma è
per pietà commendevole, per indole candidissimo, per mente subli-         d’uopo avvertirlo che, di giorno, dovrà stare attento a non poggiare
me, per versi leggiadrissimo, che nell’una e nell’altra favella si rese   i piedi sui non pochi escrementi canini che imbrattano i marciapie-
maestro e forma la più bella gloria dell’epoca aragonese; ei fu           di e, nelle ore serali, allo scippatore di turno che - a corto di stranie-
l’amore dei letterati del suo tempo e se ne contesero la stima Leone      ri cui strappare il Rolex - potrebbe anche contentarsi del suo forse
X e Clemente VII e Bembo e tutta la classica schiera della “Schola        meno pregiato orologio…
Neapolitana”e Pontano e Capece e Giuniano Majo e il Beccadelli e
gli altri sommi…”
Persino Giovanni Boccaccio, durante la sua permanenza partenopea,                                    Stampa Irace
divenne schiavo del pittoresco sito e finì per stabilirvi la sua dimo-
ra tra il 1338 ed il 1340. Ne ha lasciato imperituro ricordo nelle sue
                                                                                         La stamperia Irace di marisa irace
“Rime” :                                                                      è idonea a soddisfare ogni vostra esigenza tipografica
          Scrivono alcun Partenope Sirena                                  fogli, buste, biglietti, partecipazioni - pieghevoli, cartelline
          Ornata di bellezza e piena d’arte,
          Aver sua stanza eletta in questa parte                            libri, pubblicazioni, giornali, logos, pubblicità, convegni
          Fra il colle erboso e la marina rena…                                           e tutto ciò che è carta stampata
Tante delizie della Natura, concentrate in questo luogo incantato,                         info: napoli, via posillipo, 68
non potevano non attirare l’occhio esperto delle istituzioni religiose,
sempre alla ricerca di siti esclusivi per i loro conventi, monasteri e                     tel. 0815752177 - 335273821
luoghi sacri. Ed avvenne che i frati benedettini di san Severino e                       mail: rosaria.irace@fastwebnet.it
Sossio furono lesti ad approfittare del declino di re Roberto d’Angiò
per acquisire al loro Ordine, nel 1340, la proprietà di estese aree
agricole, caseggiati e arenili della zona e di buona parte delle sovra-
stanti propaggini di Posillipo.
Questi religiosi ne rivendettero gran parte a Federico II d’Aragona


                                                                                  S U P E R M E R C AT I
nel 1497 in cambio di una estesa tenuta agricola detta “La Preziosa”
in territorio di Volla.
Risale al 1499 il dono di tali aree elargito dal prodigo sovrano al suo
diletto amico e poeta Jacopo Sannazzaro affinché costui vi edificas-

                                                                                                ENOTECA
se una splendida residenza. E’ rimasto celebre l’epigramma che il           MACELLERIA - GASTRONOMIA - ORTOFRUTTA
poeta inviò al re Federico per ringraziarlo del munifico dono:
Scribendi studium nobis, Federice, dedisti/ ingenium ad laudes dum
trahis omne tuas/ Ecce suburbanum rus, et nova praedia donas:/                             I MIGLIORI VINI
fecisti vatem, nunc facis agricolam. A ben leggere i versi, in partico-               C A M PA N I E N A Z I O N A L I
lare l’ultimo: facesti di me un vate, ora ne fai un contadino, sembra                    SERVIZIO A DOMICILIO
di capire che il Sannazzaro non gradì molto la donazione ritenendo                   ANCHE SU BARCHE E YACHT
che per la lontananza dalla reggia, egli sarebbe rimasto emarginato
                                                                                         SUPERMERCATI ASTRA
dalla brillante vita di corte. La storia riporta che il buon Federico,
recepito il dolce rimbrotto del poeta, lo gratificò concedendogli un             Via Posillipo, 338 - info: 081.575.80.43
vitalizio di ben seicento ducati annui.
Per il Sannazzaro ebbe inizio un periodo di grande creatività. Egli,
pur impegnato nella costruzione del palazzo, colmo di pregi archi-
tettonici e di un’austera torre, fu fecondo di opere di grande inge-      DOTOLI M2                                 s.r.l.     Napoli
                                                                                                                 Largo Sermoneta 22/A




       Via Posillipo, 401 - Napoli - Tel. 0812466166
                                                                              Stile italiano
           Pag. 6



                                                                  Il Mare
Immaginando il Golfo di Napoli diviso in due da una linea che congiunge            La zona della Gajola, almeno fino a vent’anni fa, era considerata una delle
Capo Posillipo all’estrema punta orientale di Capri, si possono distinguere        aree del Golfo più rappresentative ed estese di biocenosi a liofili.
una zona orientale ed una occidentale. La prima presenta un fondo fango-           Infatti, il fondo a liofilli cominciava ad Ovest del largo di Nitida, a circa
so, con campi sabbiosi e qualche scoglio; va degradando con dolce pendio           850 m. a Sud dell’isolotto, e si estendeva nastriforme verso Est fino a Sud
fino a circa 200 mt. Di profondità. La seconda, quella occidentale, presen-        di Capo Posillipo, per una lunghezza di 4500 m. circa.
ta un fondo molto accidentato, ricoperto però egualmente da fango con              Davanti a punta cavallo raggiungeva la larghezza massima di 550 .
campi di sabbia.                                                                   Confinava verso terra con le praterie di Poseidonia, e all’esterno, per tutta
In questa zona del Golfo, avanti a Capo Posillipo, si estende tutto quell’in-      la larghezza con una stretta zona di fondo ad ascidie.
sieme di scogli, ruderi di ville romane sommerse e fondi pietrosi e sassosi        Senza dubbio oggi la situazione è notevolmente cambiata. Le praterie di
che costituisce la “Gajola” e le sue adiacenze. A 1 km. A Sud di Cala dei tren-    Posidonia, che si estendevano da Nitida fini a Capo Posillipo sono del tutto
taremi vi è la “Secca della Gajola” ricoperta da scogli algosi, che si solleva     scomparse provocando un danno enorme a tutto l’ambiente circostante.
fino a 30 m. di profondità. Più al largo, ad una profondità di 40-50 m., è rico-   Basti pensare che tal praterie marine sono l’equivalente delle foreste terre-
noscibile un caratteristico tipo di fondo mediterraneo, detto “a liofilli”.        stri. Esse producono quantità enormi di ossigeno, costituiscono rifugio e
Per fondo 2° liofili” s’intende una zona di substrato indifferente (sabbioso,      sorgente di cibo per variati organismi, fissano i fondi e proteggono le rive.
fangoso e detritico) ricoperta da alghe coralline o calcaree.                      Circa lo stato attuale delle biocentesi a litofilli, che caratterizzano tutta la
Questo particolare ambiente si presta molto bene allo sviluppo di una fauna        zona della Gajola, poche cose certe possono dirsi. Un notevole impoveri-
ricca e varia, caratterizzata soprattutto da animali striscianti o deambulan-      mento ed una riduzione d’estensione saranno indubbiamente avvenuti nel
ti. Infatti questi ultimi trovano nel fondo “a liofilli” un campo di pascolo       corso degli ultimi anni.
molto facile e ricco, poiché nelle numerosissime irregolarità della superfi-       L’indiscriminato sfruttamento delle risorse marine, dal superpescaggio
cie si raccolgono abbondanti detriti, deposti organici e i suoi piccoli orga-      all’inquinamento, dai traffici marittimi agli interventi dannosi dell’uomo,
nismi che costituiscono facile preda. In una situazione di questo tipo, ani-       hanno portato vasti depauperamenti e conseguenti cospicui cambiamenti
mali e vegetali stringono tra loro relazioni d’indipendenza costituendo una        nei popolamenti biologici , specie lungo le coste.
“biocenosi”.



                                                                                                                                                   Paris
                                                                     San Michele
                                        F. H. Von Wessenberg.                      lui, come mostrava il suo tremore e rossore.
(Santa Maria del Parto: in questa chiesa trovasi all'ingresso                      La fiamma serpeggiava occulta e le frequenti visite della
a destra lo stupendo dipinto rappresentante l'arcangelo                            principessa al convento destarono da ultimo fondati sospet-
Michele che combatte il demonio; il serpente ha una bella                          ti. “Ei tentò non pertanto con bel modo chetarli, e vennegli
testa di donna e l’arcangelo le sembianze di Diomede Carafa                        fatto per lungo tempo; ma un giorno che Giovanna gli fu
vescovo d'Ariano. Il vescovo scrisse dopo la sua vittoria sul                      attorno con calde parole sotto i viali del giardino, ei drizzo
dipinto: “Fecit victoriam alleluia 1542”).                                         pian piano il passo verso la chiesa, e si fermò davanti l'alta-
“Di qual maestro è questo dipinto?”. “Non conoscete voi il                         re di san Michele, figgendo lo sguardo alla sua effigie.
pennello di Guido?”, mi rispose il sacrestano; “voi siete                          “Giovanna anch’ella alzò gli occhi all’immagine che non
dunque straniero se non avete mai sentito il miracolo qui                          aveva mai avvisata, e si sentì poco stante compresa da subi-
operato dall'arcangelo Michele, il quale, tutto pieno di divi-                     taneo terrore. Ella caddea piè dell'abate, baciandogli lagri-
no furore, atterra il serpente. Ma io ve lo narrerò.                               mosa la mano e domandandogli con occhi abbassati perdono.
“Possente sopra tutti era in questa terra Giovanna, non tanto                      “L’abate la guardò attonito, finchè ella gli ebbe narrato tre-
per dovizie quanto per leggiadria, e molti erano gli amatori                       mando come l’aspetto della sacra immagine le avesse spen-
che ne ambivan la mano. Ma il suo cuore non inchinava                              ta d'un subito nel cuore l'impura fiamma, e come avesse raf-
verso alcuno; dolce ell'era e pietosa a' poverelli e visitava                      figurato in san Michele le sue e nel serpente le proprie sem-
assai spesso cotesta casa del Signore, quando, al suono del-                       bianze. “L’abate aveva ciò segretamente ordinato con
l'organo, salivano festivi canti alle sfere.                                       Guido”. “Vattene in pace figliuola mia!”, diss’egli giulivo, e
L'abate del convento era Diomede, bello e prestante nella                          pose il velo in capo alla principessa. Sotto il dipinto dell'al-
persona, si che Giovanna provava meglio che rispetto per                           tare leggesi ora: “Alleluia! Egli ha vinto!””.

                                      BIGBEAR                                             T R AV E L
                                      AGENZIA DI VIAGGI E TURISMO
                              BIGLIETTERIA FERROVIARIA - AEREA - MARITTIMA
                            VACANZE ESTIVE 2010 - 7 NOTTI – PENSIONE COMPLETA
                             SARDEGNA a partire da N 349 - IBIZA a partire da N 3 9 9
                              CRETA a partire da N 449 - SICILIA a partire da N 3 08
                                  Per ogni prenotazione comprendente un
            soggiorno di 7 notti in pensione completa con partenza dal 24 Luglio al 21 Agosto
                       verrà consegnato UN PORTACHIAVI FENDI IN OMAGGIO
                                     VIA POSILLIPO 398 - NAPOLI- TEL. 081/5750025

                La Redazione ringrazia Paolo Riario per il contributo economico a sostentamento di PosillipoStory
                                                                                                                                     Pag. 7



                                                da pag. 3            Eleonora Duse
rantacinque anni e ha da poco firmato il libretto dell’Otello.               do Eleonora presenta a Parigi “Sogno di un mattino di primavera”,
Eleonora ne ha ventinove. La loro storia termina una decina d’anni           la critica stronca l’opera come noiosa e infantile. D’Annunzio se la
dopo: i due – con caratteri, scelte di vita, abitudini inconciliabili – si   prende con lei, sostenendo che se a interpretarla fosse stata la gran-
lasciano con dolore, inviandosi biglietti che oggi farebbero sorride-        de Sarah, il successo sarebbe giunto di certo. Nel 1903, quando la
re. Alludendo alla rottura Eleonora scrive: “E’ come la morte – tale         Duse rientra da una tournèe negli Stati Uniti, Gabriele è ormai aper-
e quale”. E Boito risponde: “ E’ più che la morte perché era più che         tamente innamorato d’una nobildonna romana, giovane e vedova,
la vita!”. Eppure continuano a stimarsi a volersi bene. E, ogni tanto,       Alessandra di Rudinì. E’ uno dei molti rospi che la Duse è costretta
a scriversi: Eleonora gli scriverà anche nel giugno del 1918, pochi          a ingoiare: tre anni prima il sommo poeta ha dato alle stampe un
mesi prima che lui manchi. Conclusa la vicenda con Boito, l’attri-           romanzo, intitolato “Il fuoco”, esplicitamente ispirato al suo rappor-
ce si sente sentimentalmente finita. Ama il suo lavoro – ha la misti-        to con l’attrice, un racconto ricco di particolari piccanti la cui pro-
ca del lavoro – ma nello stesso tempo lo odia. Del suo impegno tea-          tagonista, Foscarina, deve cedere il passo alla più giovane rivale.
trale scrive: “Bisogna recitare per giorni e per mesi parti odiose per       D’Annunzio viene accusato da molti di slealtà,ma questo non lo
ottenere alla fine il sacro premio di qualche attimo di respiro in una       tocca. Eleonora, che è donna, paga un prezzo più alto, poiché la sua
parte sentita e amata, e poi ricadere di nuovo nella dura                    reputazione va in frantumi. Travolta dallo scandalo raggiunge a
necessità”.E’ in questa condizione di spirito che Eleonora incontra          Berlino la figlia Enrichetta, e per giustificarsi le dice “Ho due brac-
Gabriele D’Annunzio: L’attrice applaudita in tutto il mondo, in              cia: uno si chiama Enrichetta; l’altro Gabriele. Non posso tagliarne
Italia considerata “Divina”, ha trentasei anni. D’Annunzio ne ha             uno senza morire. Segnata da un amore ormai distruttivo, Eleonora
trentuno, una moglie, tre figli, un’amante ufficiale, un’altra figlia, e     continua testardamente a recitare i testi del “suo” Gabriele, rischian-
una fama – meritatissima –di implacabile seduttore. In un’Italia in          do di affossare la propria carriera: l’instancabile attrice, celebre per
cui le donne che lavorano vengono pagate un terzo degli uomini e             l’intuito con cui sceglie il proprio repertorio, infila un fiasco dietro
addette a incombenze massacranti e servili, Eleonora è una donna             l’altro: La Gioconda, La Gloria, sono tutti “veleno al botteghino”.
ricca e indipendente che ha la forza di essere se stessa. Non è bella        Ma quando Gabriele scrive “La figlia di Iorio”, Eleonora si convin-
ma rifiuta ogni artificio, E’ irrequieta e non accetta consigli. Non è       ce di avere finalmente per le mani il testo tanto atteso. Mentre si sta
esibizionista, sembra fragile ma al dunque è fortissima. Peccato che         allestendo lo spettacolo si ammala, e D’Annunzio non ci pensa due
a distruggerle i nervi arrivi lui, il Vate. Due foto documentano l’ero-      volte ad affidare la parte della protagonista alla più giovane Irma
sione prodotta su di lei dal futuro eroe di Fiume: a scattarle è un          Grammatica. E’ una decisione che sigilla la fine della loro storia.
amico fedele di Eleonora, il conte Giuseppe Primoli, appassionato di         Una vicenda da cui Eleonora esce a pezzi. Eppure è sbagliato
fotografia che, nel corso della loro lunghissima amicizia, le punta          immaginare la Duse totalmente sottomessa a D’Annunzio: tra le
addosso l’obiettivo migliaia di volte. Nella prima foto Eleonora, pur        quinte Eleonora è stata la maestra e Gabriele l’allievo, un allievo tra-
innamorata non si è ancora perduta nel suo masochismo. Siede su              ditore ma sempre soggiogato dall’acume, dalla modernità, dalla
una poltrona di vimini leggendo con aria serena. Quando la storia            lucidità con cui la Duse faceva teatro. Dopo la rottura riaffronta “Gli
con D’Annunzio è ormai allo stremo, e il sommo poeta sbuffa solo             spettri” di Ibsen che aveva recitato nel ’91, giovanissima. E’ la sua
al vederla. Primoli fotografa la Duse in piedi su una gondola, avvol-        grande rivincita, è di nuovo il successo. Ma la sua tempra – fragile
ta in uno scialle come una povera reietta. In Quegli anni                    da sempre – è segnata: nel 1909, a cinquantun anni, la Duse si ritira
D’Annunzio compone per lei. In cerca di “un teatro d’arte e di paro-         dalle scene. Ha voglia di riposo, eppure non sa stare ferma: duran-
la” Eleonora lo spinge a scrivere “La città morta”, ma mentre lei è          te la guerra si occupa dei feriti al fronte, fonda degli ostelli per le
in America ad accantonare i fondi necessari per l’allestimento, lui          attrici, ragiona – da intellettuale quale è – sul cinema. E interpreta,
affida la pièce a Sarah Bernhardt, che ritiene più celebre è più adat-       nel 1916, l’unico film della sua carriera, “Cenere”, tratto dall’omo-
ta alle sue ambizioni. Durante i lunghi anni del loro tormentato rap-        nimo romanzo della Deledda, male accolto dal pubblico, abituato
porto lei continua a recitare e a indebitarsi, e lui a scrivere, a spen-     allo stile magniloquente degli attori del muto. Pure, quando muore
dere i suoi soldi e a insidiare ogni donna che gli capita a tiro, com-       nel 1924, durante una tournèe americana, affrontata per rimpingua-
presa una giovane che Eleonora proteggeva, Giulietta Gordigiani.             re le sue magre finanze corrose dall’infrazione, il mondo intero si
Eppure Eleonora sopporta. Spenta, ingrigita, segnata, la Duse non sa         ferma: la Duse non c’è più. Non c’è più l’attrice che, con la sua
rinunciare al “suo poeta”. Anche negli anni più sereni del loro amore        modernità, ha ridisegnato lo stile dell’interpretazione teatrale di qua




                                                                                          MAXODIA
la Duse e D’Annunzio non vivono insieme, ma scelgono due case                e di là dall’oceano. Non c’è più la donna che ha scelto – sono paro-
vicine, in Toscana: per lui la famosa “Capponcina”, una sontuosa             le sue – di “vivere sola, in randagia libertà”.
dimora che era stata della famiglia Capponi, dove Gabriele conduce
una vita da dandy fra cavalli e levrieri. Per lei una casa più modesta,

                                                                                             Massimo Lista
dal nome francescano “La Porziuncola”.
Il successo teatrale, che i due hanno sognato insieme, non sempre li
accompagna: la Francesca da Rimini è accolta assai bene, ma quan-                                                           Parrucchiere


                                    Al Pruneto
                                           RISTORANTE
                                      Posillipo - Napoli
                                      Discesa Coroglio
                                            101/102                                                       Napoli
                                       tel. 0817690744                                          Posillipo, 406/d
         chiuso il martedì                      www.alpruneto.com
                                                                                               Tel. 081 5753041
                        Pag. 8



                                          da pag. 2                 Matilde Serao “Mal di Napoli”
sabato pomeriggio. A quell’ora, spiegava la Serao, la delusione è profonda,                    volta aveva battezzato pensando al suo nome di battaglia. E molto si parla-
la desolazione della vincita mancata non ha limiti, ma la domenica mattina                     va dei suoi amori, dei suoi odi, dei mille duelli d’onore combattuti con
la fantasia si rialza e il sogno ricomincia. Perché il lotto “è il largo sogno                 nemici o anche amici, come il bollente D’Annunzio.
che consola la fantasia napoletana; è l’idea fissa di quei cervelli infuocati;                 Per molti anni Scarfoglio si vantò di essere un giornalista per forza, costret-
è la grande visione felice che appaga la gente oppressa; è la vasta allucina-                  to a un mestiere odioso e stupido, che avrebbe da un pezzo abbandonato,
zione che si prende le anime”. Quando l’illusione cade,, e il numero tenta-                    se non avesse ricevuto di tanto in tanto “un pugno nel petto che esalta ilmio
to risulta ancora una volta sbagliato, se i soldi non bastano neppure per                      spirito di combattività e mi sospinge nella mischia”. Con quella metafora
assicurarsi la miseria quotidiana, non resta che l’usura, l’intrigo dei debiti                 “Tartarin” intendeva alludere alle sue campagne politiche, sovente collega-
a interessi moltiplicati del dieci per cento ogni settimana, le visite rassegna-               te a fati personali: l’invettiva in difesa di Rocco De Zerbi, l’ex direttore del
te al monte di pietà e alle tante agenzie private dei pegni. “Ogni vicolo ha                   “Piccolo” coinvolto nel crac della Banca Romana e morto di crepacuore
la sua donna Carmela, ogni strada la sua donna Raffaela, ogni angolo di                        per le critiche a cui era stato sottoposto e l’incriminazione della magistra-
piazza ha la sua agenzia autorizzata; e in certe strade nere, ogni tre botte-                  tura, l’autodifesa quando la cosiddetta inchiesta Saredo fra il 1901 e il 1902
ghe, s’impegna… Di questo cancro, l’usura, agonizza in una infelicità infi-                    nominata dal ministero degli Interni contro l’ex sindaco di Napoli
nita la gente napoletana”. Come l’illusione del lotto, anche la religione                      Summonte e il deputato napoletano Alberto Agnello Casale, coinvolse
diventa nella Napoli della Serao un sogno per non morire, un rapporto tutto                    direttamente nelle accuse di corruzione e cattiva amministrazione dela città
personale col santo preferito. Familiare e comprensivo san Gennaro “fac-                       anche i coniugi Scarfoglio. Infine la furibonda crociata in nome del
cia verde gialluta”, ogni anno ripeteva il miracolo sciogliendo il suo san-                    Meridione, dopo la morte del ministro Pietro Rosano, che si era ucciso con
gue. Tutte le volte che non lo faceva significava che una santa rabbia lo fre-                 un colpo di pistola nel suo studio (novembre 1903) travolto da una campa-
nava, tristi peccati aveva commesso la città, dolorose pene avrebbe dovuto                     gna organizzata contro di lui per i supposti collegamenti con la peggiore
subire. Ma quando san Gennaro voleva, anche catastrofi peggiori si pote-                       camorra. E specialmente in queste occasioni si ricala nella realtà meridio-
vano fermare, come in quell’anno che era basato che il patrono uscisse per                     nale. La questione Napoli e gli interessi del “Mattino” coincidevano sem-
le strade, acclamato dalla popolazione che aveva battuto alla porta dell’ar-                   pre nei ribollenti articoli “Tartarin”, ferocemente gridati contro “la banda
civescovado, perché il Vesuvio smettesse di eruttare cenere e fuoco. A que-                    di briganti che divora l’Italia, e dopo averci ridotti alla fame, vuole anche
ste cose credeva la gente napoletana, e fa loro diceva di esserci anche                        metterci al bando del mondo civile perché la miseria alimenta qui alcune
donna Matilde, anche lei “credeva” ala stessa maniera in cui le aveva inse-                    forme viziose del sistema elettorale”. Difendendo se stesso e i suoi amici,
gnato sua madre da bambina, e niente era mutato da allora. Lontano nel suo                     Scarfoglio aveva buon gioco a mescolare le loro posizioni privilegiate con
yacht, Edoardo Scarfoglio non doveva condividere tali esasperazioni sen-                       considerazioni generali sulla plebe di Napoli, città misera e affamata, più
timentali. Dello stile di Matilde Serao aveva sempre approvato poco.                           per le colpe di un governo che non sapeva e voleva affrontare gli aspri pro-
Nell’incontro sul “Fantasia“ aveva confidato a Ometti: “Matilde non sa                         blemi meridionali, che per i peccati della sua gente. E in definitiva le abi-
scrivere. Che ci posso fare io? Gliel’ho detto prima di sposarla, gliel’ho                     lità retoriche di “Tartarin” consolavano anch’esse le pene e i complessi di
detto dopo. Si consola: Nessuno sa più scrivere in italiano. E qui ha ragio-                   inferiorità dei napoletani, in maniera diversa con le medesime funzioni
ne lei”. Così Scarfoglio, che di scrivere non aveva più tanta voglia, a meno                   delle passeggiate sentimentali di Matilde Serao.
che non si trattasse dei réportag degli avventurosi viaggi nelle terre                         Dal punto d’incontro di questi due binari non sempre paralleli nacque pro-
d’Africa e d’Oriente, viveva più che altro nel culto delle sue magnifiche                      babilmente la fortuna del “Mattino”, specchio e complice, nella sua esaspe-
abitudini, che a Napoli erano circondate da suggestive leggende. In questa                     rata parzialità, dei vizi della città; e dai frammenti riuniti, quasi cent’anni
città afflitta dall’antica fame, facevano inevitabilmente clamore i suoi lussi                 dopo, può forse riemergere l’immagine di una Napoli opaca ma almeno
sfarzosi. Quando nella vecchiaia, durante la prima guerra mondiale,                            “diversa”, liberata dai miti più banali della retorica perenne.
“Tartarin” era stato praticamente estromesso dalla direzione del “Mattino”
(il re e il governo non gli avevano perdonato la veemente campagna neu-
tralista e filogermanica, (che voci non infondate dicevano direttamente
ispirata da von Bulow e i grandi finanzieri tedeschi) e i figli divenuti diret-                                            Arabesque
                                                                                                                           centro danza
                                                                                                  Danza del ventre

tori gli passavano quattromila lire al mese, cifra parecchio alta per quei
                                                                                                  Pilates

tempi, perché non facesse niente, la gente mormorava che quei soldi gli
                                                                                                  Hip Hop                  Il centro danza del ventre di
sarebbero bastati a malapena per i sigari e l’acqua di colonia. Si diceva che
                                                                                                  Danze popolari
                                                                                                                                  Eddy Sham
bevesse soltanto una speciale acqua minerale di Monticchio e fra i vini il
                                                                                                  Corpo libero
                                                                                                                           propone corsi di tutti i livelli
migliore di Borgogna, arrivato direttamente dalla Francia a riempire le
                                                                                                  Aerobica                    Laboratorio coreografico

stive dei suoi panfili, prima il Fantasia, poi il più grande Tartarin che sta-
                                                                                                  Step                         Lezioni personalizzate
                                                                                                  Body Sculpture         Stage con artisti internazionali

                                                                                                                     personal trainer con sala dedicata
                                                                                                  Total Body                         Spettacoli
                                                                                                  Ginnastica dolce
                                                   Farmacia Congedo                               Gag                abiti ed accessori per la danza
                                                      Dott. Paolo                                 Sala attrezzi     del ventre direttamente dal Cairo
                                                                                                                 Rione Sirignano, 7 (riviera di Chiaia) - Napoli
                                               Via Posillipo, 328 - Napoli                                           Tel. 081 7611448 - Mob. 3803597179
                                                                                                                    www.eddysham.it - info@eddysham.it
                                                      081.5750655
                                                      ¤
                                              Prodotti per l ’infanzia,Omeopatia                              VIA ORAZIO, 75/77 - NAPOLI - TEL. 081 664048
                                                    Veterinari, Cosmetici                                  CLUB            Situato nel quartiere di Posillipo
                                                                                                                           nasce un locale in un ambiente
                                                                                                caldo accogliente ed elegante.
                  REDAZIONE MARISA IRACE                                                        Organizza su prenotazione feste, eventi e meeting.
    VIA POSILLIPO, 68 - 80123 NAPOLI - TEL. 081 5752177                                         Il locale è fornito di staff specializzato per ogni
             e.mail: rosaria.irace@fastwebnet.it                                                occasione.
                 STAMPA marirace - NAPOLI
                                                                                                 Catering interno
                    PER INSERZIONI E PUBBLICITÀ TEL.             081 5752177
                                                                                                                    Con Ampia Scelta di Menu

                                                                                                                                     Contattateci senza impegno
           SUPPLEMENTO MELTINGPOT - AUTORIZZAZIONE TRIBUNALE DI NAPOLI N° 4578 DELL’ 8/11/94
                LA REDAZIONE NON ASSUME NESSUNA RESPONSABILITÀ PER ERRORI ED OMISSIONI

				
DOCUMENT INFO
Categories:
Tags:
Stats:
views:245
posted:4/11/2010
language:Italian
pages:8