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Affari istituzionali Libro Verde della Commissione sul by lbd63486

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									                         NEWSLETTER: EUROPA PER LE IMPRESE
                                 N. 39– Maggio 2006
Sommario:

-   AFFARI ISTITUZIONALI: Libro Verde della Commissione sulla trasparenza
-   AFFARI ISTITUZIONALI: contribuito della Commissione al dibattito del Consiglio Europeo sul
    futuro dell’Europa
-   AFFARI SOCIALI: Comunicazione CE sui servizi sociali di interesse generale
-   AFFARI SOCIALI: programma di lavoro della Commissione europea in campo sociale
-   AFFARI SOCIALI: eliminazione di alcune delle restrizione poste alla libera circolazione dei
    lavoratori provenienti dai nuovi paesi membri dell’UE
-   AFFARI SOCIALI: preoccupazioni del Parlamento europeo nei confronti del Fondo europeo di
    aggiustamento alla globalizzazione
-   RICERCA : Consiglio informale competitività
-   RICERCA : Stato dei lavori sulla Proposta della Commissione sul 7° Programma Quadro
-   MERCATO INTERNO: studio sul ruolo degli appalti pubblici nello sviluppo e nella diffusione
    dell’innovazione
-   MERCATO INTERNO : procedura di infrazione contro l’Italia per violazione della libera
    circolazione dei servizi nel settore delle scommesse sportive
-   MERCATO INTERNO: procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia in materia di assicurazioni di
    responsabilità civile auto
-   MERCATO INTERNO : la Commissione europea adotta una proposta sulla direttiva servizi
-   PROPRIETA INTELLETTUALE: la commissione presenta una Direttiva che stabilisce misure
    penali per lottare contro la pirateria e la contraffazione
-   PROPRIETA INTELLETTUALE : Secondo vertice annuale fra il mondo imprenditoriale europeo,
    americano e giapponese per discutere della protezione della proprietà intellettuale
-   ENERGIA : La Commissione Europea interviene contro gli Stati che non hanno correttamente
    aperto i loro mercati dell’energia
-   ENERGIA : Prima tappa verso un mercato unico europeo del gas.
-   TRASPORTI : progetto di rapporto della Commissione europea sullo stato della trasposizione del
    primo pacchetto ferroviario
-   TRASPORTI : La Commissione europea pubblica i risultati della perizia sulla Lione-Torino
-   FISCALITA : la Commissione europea intende presentare, entro il 2008, una proposta legislativa
    sulla base imponibile comune
-   COMMERCIO: apertura di un procedimento antidumping sulle importazioni di selle dalla Cina
-   COMMERCIO: dazi antidumping sulle importazioni di calzature dalla Cina e dal Vietnam
-   COMMERCIO: estensione dei dazi antidumping sulle importazioni di accessori per tubi
-   CONCORRENZA : nasce il portale unico del Network europeo delle autorità antitrust
-   CONCORRENZA: primi risultati dell’indagine settoriale nel settore dei servizi finanziari
-   AIUTI DI STATO: nuova indagine della Commissione sulle agevolazioni fiscali in Sicilia
-   AIUTI DI STATO: indagine sulla concessione di una tariffa preferenziale per l’elettricità alle
    industrie ad alta intensità energetica in Sardegna
-   AIUTI DI STATO : studio della Commissione sulla applicazione delle norme relative agli aiuti di
    Stato a livello nazionale
-   AIUTI DI STATO : nuove proposte della Commissione europea sugli aiuti di Stato a favore di
    ricerca, sviluppo e innovazione e in materia di capitale di rischio per le Pmi
-   Calendario istituzionale
-   Gazzetta Ufficiale
Affari istituzionali: Libro Verde della Commissione sul miglioramento
della trasparenza

Il 3 maggio u.s. la Commissione europea ha adottato un Libro verde sul miglioramento della
trasparenza in seno alle istituzioni europee. Tra le proposte formulate nel Libro Verde e
sottoposte a consultazione compare la definizione di un sistema volontario di registrazione
da parte degli organismi di lobby che lavorano a Bruxelles. Tale sistema, gestito dalla stessa
Commissione, prevede:

   -   un sistema volontario di registrazione accessibile sul web per tutti i gruppi di interesse
       che desiderano essere consultati sulle iniziative dell'UE;
   -   un codice di condotta comune per tutti i gruppi di interesse, o almeno requisiti minimi
       comuni, che dovrebbero essere sviluppati dalla professione stessa;
   -   un sistema di controlli e di sanzioni in caso di registrazione scorretta e/o di violazione
       del codice di condotta;
   -   una nuova istanza di controllo esterno responsabile della verifica del rispetto di
       quanto previsto;
   -   una serie di incentivi alla registrazione da parte dei gruppi di interesse (tra cui, ad
       esempio, la consultazione automatica dei gruppi registrati).

Oltre al tema della trasparenza nei rapporti tra istituzioni e gruppi di interesse, il Libro verde
affronta il problema della trasparenza nell’utilizzo dei fondi comunitari e degli strumenti
necessari per migliorare l’informazione riguardante l'utilizzo dei fondi UE. La Commissione
fornisce già delle informazioni in merito alle politiche finanziate dal bilancio comunitario che
gestisce direttamente a livello centrale. Un’ampia parte del bilancio dell'UE tuttavia (circa il
75,7% del bilancio) è gestita e spesa dagli Stati membri. Le informazioni sui beneficiari di tali
fondi sono attualmente detenute dai singoli Stati membri e le informazioni divulgate in
materia sono lasciate alla loro discrezione. Il Libro verde ritiene invece auspicabile introdurre
un obbligo per gli Stati membri di mettere a disposizione le informazioni sui beneficiari di
fondi UE.

Per maggiori informazioni sull'iniziativa europea in materia di trasparenza:
http://europa.eu.int/comm/commission_barroso/kallas/transparency_en.htm

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Affari istituzionali: contribuito della Commissione al dibattito del
Consiglio Europeo di Giugno sul futuro dell’Europa

Il 10 maggio p.v. la Commissione europea adotterà una comunicazione sul futuro dell’Europa
nella quale formulerà le proposte che intende sottoporre al Consiglio europeo del 15-16
giugno. In tale occasione i Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea saranno infatti
chiamati a fare il punto sul ―periodo di riflessione‖ deciso nel giugno 2005 in seguito all’esito
negativo dei referendum sul progetto di trattato costituzionale in Francia e Olanda.

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Affari sociali: programma di lavoro della Commissione europea in campo
sociale per i prossimi mesi




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Intervenendo alla sessione plenaria del Comitato economico e sociale del 21 aprile u.s., il
Commissario responsabile dell’occupazione e degli affari sociali dell’Unione europea,
Vladimir Spidla, ha presentato il programma di lavoro della Commissione europea in materia
sociale e occupazionale relativo ai prossimi mesi ed ha proposto l’organizzazione di un
vertice sociale straordinario da tenersi in autunno. Fra le misure annunciate dal Commissario
figurano:

    -   L’analisi, da parte della Commissione, dei progressi realizzati nei tre assi prioritari
        dedicati all’occupazione nella strategia di Lisbona (l’esame dovrebbe aver luogo nel
        prossimo autunno);
    -   La pubblicazione di una comunicazione sui cambiamenti demografici che, tenendo
        conto delle conclusioni del Vertice di Hampton Court e del Libro Verde del marzo
        2005, proporrà alcune iniziative in settori quali la conciliazione fra vita privata e vita
        professionale, il ruolo dei servizi sociali e l’impatto dell’immigrazione;
    -   L’adozione di una comunicazione sui servizi sociali di interesse generale (v. notizia
        successiva) volta ad identificare le caratteristiche specifiche di tali servizi e a definire
        un meccanismo di monitoraggio delle norme nazionali che disciplinano la fornitura di
        tali servizi;
    -   La pubblicazione di un rapporto sul tema della ―flessicurezza‖ e di un Libro verde
        sull’evoluzione del diritto del lavoro.

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Affari sociali: Comunicazione CE sui servizi sociali di interesse generale

Dopo il Libro Bianco sui servizi di interesse generale del 2004, il 26 aprile u.s., la
Commissione europea ha adottato una comunicazione sui servizi sociali di interesse
generale (SSIG) nell’Unione europea.

Frutto di una stretta collaborazione fra Commissione, Stati membri e parti interessate, la
comunicazione risponde all’esigenza di fornire una maggiore chiarezza giuridica agli
operatori, per far si che la modernizzazione del settore avvenga senza contravvenire alle
norme europee. In molti Stati membri infatti i servizi sociali di interesse generale si stanno
diversificando e modernizzando sempre più velocemente ed una percentuale crescente di
essi sottostà alle regole UE sul mercato interno e sulla concorrenza.

La comunicazione fornisce dunque una serie di chiarimenti giuridici in merito agli aiuti
pubblici ai prestatori di servizi nel settore dei SSIG, all’applicazione delle norme relative al
mercato interno (in particolare il principio della libertà di prestazione dei servizi e della libertà
di stabilimento) e agli appalti pubblici. Essa fornisce anche, per la prima volta, un elenco di
caratteristiche specifiche che distinguono i servizi sociali d’interesse generale dagli altri
servizi di interesse generale come le telecomunicazioni e i trasporti e propone misure volte a
garantire che il quadro giuridico comunitario tenga conto di tali specificità.

Per il momento la Commissione non intende apportare alcuna modifica al diritto comunitario
e, prima di adottare una qualunque decisione in materia, intende procedere ad una attenta
analisi dell'approccio seguito da ciascun paese in materia di servizi sociali d'interesse
generale. In base ai risultati di tale analisi e di una consultazione con le parti interessate, la
Commissione presenterà una relazione che descriverà le nuove tendenze della
modernizzazione del settore, la giurisprudenza e gli sviluppi in atto. Vi sarà una relazione
ogni due anni, e la prima dovrebbe uscire entro la fine del 2007.

Il testo integrale della comunicazione é disponibile, in inglese, al seguente sito:



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http://europa.eu.int/comm/employment_social/social_protection/docs/com_2006_177_en.pdf

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Affari sociali: eliminazione di alcune delle restrizione poste alla libera
circolazione dei lavoratori provenienti dai nuovi paesi membri dell’UE

Il 30 aprile u.s. é scaduta la prima fase del regime transitorio che restringe la libera
circolazione dei lavoratori dei nuovi Stati membri dell’Unione europea (con l’eccezione di
Cipro e Malta) nei mercati del lavoro dell’UE 15. Gli Stati membri avevano tempo fino al 30
aprile per annunciare la propria intenzione di mantenere per altri tre anni o di eliminare le
eventuali restrizioni introdotte. Il periodo transitorio può essere infatti prolungato fino al 2009
con la possibilità, solo in casi eccezionali, di una ulteriore estensione al 2011.

I paesi dell’UE 15 hanno adottato scelte diverse in tema di libera circolazione: alcuni non
hanno mai imposto alcun tipo di restrizioni ai lavoratori dell’est (è il caso di Irlanda, Gran
Bretagna e Svezia). La Finlandia, la Spagna, la Grecia ed il Portogallo hanno optato a favore
della totale apertura ai lavoratori dei nuovi Stati membri dell’UE a partire dal primo maggio,
mentre la Francia ha annunciato che la loro eliminazione avverrà in maniera progressiva. Fra
i paesi che hanno annunciato di volersi avvalere del periodo transitorio per altri tre anni
figurano invece Lussemburgo, Olanda, Belgio, Danimarca, Germania, Austria e Italia.

Il regime transitorio che restringe la libera circolazione dei lavoratori dei paesi dell’est é stato
oggetto di un rapporto adottato dalla Commissione Occupazione del Parlamento europeo. Il
rapporto, che è stato discusso il 4 aprile dal Parlamento europeo riunito in sessione plenaria,
deplora il mantenimento di misure restrittive e denuncia il paradosso per cui i residenti di
lungo termine provenienti da paesi terzi beneficiano, in alcuni casi, di diritti di accesso e di
soggiorno talvolta più vantaggiosi di quelli riservati ai cittadini dei Paesi di nuova adesione.

Anche l’UNICE si é pronunciata a favore delle eliminazione di ogni restrizione alla libera
circolazione dei lavoratori ed ha accolto con favore la decisione dei governi finlandese,
spagnolo, greco e portoghese di eliminare tali restrizioni. La dichiarazione dell’UNICE é
reperibile al seguente sito Internet:
http://www.unice.org/content/default.asp?PageID=94

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Affari sociali: preoccupazioni del Parlamento europeo nei confronti del
Fondo europeo di aggiustamento alla globalizzazione

In occasione della riunione della commissione occupazione e affari sociali del Parlamento
europeo del 19 aprile u.s., i deputati europei hanno avuto uno scambio di opinioni con il
Commissario agli affari sociali Vladimir Spidla in merito alla recente proposta di creazione di
un Fondo europeo per l’adeguamento alla globalizzazione (FEG).

Nel corso dell’incontro, il Commissario Spidla ha difeso l’utilità del nuovo Fondo, mentre i
deputati hanno espresso i propri dubbi in merito al valore aggiunto della proposta ed hanno
lamentato la scarsa dotazione finanziaria del Fondo (500 milioni di euro l’anno); alcune
critiche hanno anche riguardato i rischi legati all’eccessiva burocratizzazione del sistema di
concessione delle risorse e alla sovrapposizione del FEG con i fondi regionali già esistenti.
Nel corso del dibattito é stato poi sollevato il caso della delocalizzazione della Peugeot, la
quale ha recentemente deciso di chiudere le proprie fabbriche nel Regno Unito per spostare
la produzione in Slovacchia. Riferendosi a tale episodio alcuni deputati si sono rammaricati


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del fatto che i lavoratori licenziati a seguito della delocalizzazione dell’azienda
automobilistica non potranno beneficiare degli aiuti del nuovo fondo in quanto la
delocalizzazione non é avvenuta al di fuori dell’Unione Europea ma in un altro Stato membro
dell’Unione.

Nel suo intervento, il Commissario ha ricordato che il nuovo Fondo di aggiustamento non
mira a sostituire la politica industriale né a risolvere i problemi legati alle ristrutturazioni in
Europa ma costituisce uno strumento di solidarietà volto ad aiutare su scala europea i
lavoratori che hanno perso il proprio lavoro o sono costretti a cambiarlo a causa della
globalizzazione. I beneficiari del FEG, ha infatti ricordato il Commissario, non sono le
imprese ma i singoli lavoratori.

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RICERCA : Consiglio informale competitività

Il 21 Aprile 2006, durante la riunione informale a Graz, il Consiglio competitività ha discusso
per la prima volta la nuova proposta di bilancio per il settimo Programma Quadro di Ricerca
e Sviluppo. Gli Stati Membri hanno seguito la linea generale della Commissione ribadendo
l’intenzione di sostenere maggiormente l'accesso delle piccole e medie imprese ai
finanziamenti europei per la ricerca e di accordare maggiori finanziamenti Consiglio europeo
della ricerca che sarà incaricato di selezionare i progetti. Un accordo sul bilancio del Settimo
Programma Quadro potrebbe essere raggiunto in occasione del consiglio competitività del
29 e 30 maggio. Consiglio, Parlamento e Commissione tenteranno di progredire di concerto
per raggiungere un accordo in prima lettura, o in due letture molto ravvicinate, per
permettere la partenza del programma il 1° Gennaio 2007.

Con una dotazione di 54.7 miliardi di euro stanziati per 7 anni, il bilancio assegnato al
7°PQRS per il 2007-2013 registra un aumento del 60% rispetto al 6° PQRS. Elisabeth
Gehrer, Ministro austriaco dell'istruzione, delle scienze e della cultura ha comunicato una
generale soddisfazione degli Stati Membri sulla nuova proposta di Bilancio della
Commissione esprimendo pero’ molte preoccupazioni in merito alla semplificazione
amministrativa delle procedure necessaria per rendere i finanziamenti accessibili alle PMI.
Secondo il Ministro austriaco le piccole discrepanze tra le posizioni dei singoli Stati Membri
saranno superate abbastanza agevolmente; l’obiettivo comune infatti é quello di concludere
rapidamente i negoziati affinché il Settimo PQRS sia operativo dal 1 gennaio 2007.

Janez Potocnik, Commissario per la ricerca, non ha nascosto che la Commissione avrebbe
preferito un bilancio più consistente più vicino alla proposta iniziale dalla Commissione,
tuttavia secondo lui ora occorre utilizzare al meglio le risorse disponibili affrontando le sfide
aperte e dando continuità alle azioni condotte nell’ambito del 6° Programma Quadro
coinvolgendo al massimo imprese, ricercatori e istituzioni finanziarie in una logica Bottom-up.

Nel suo intervento dinanzi al consiglio competitività, Potocnik ha sottolineato che il bilancio
proposto è sufficiente a mantenere la struttura e l'equilibrio della proposta iniziale per questo
sarà importante rispettare le conclusioni del Consiglio europeo di primavera secondo il
bilancio della ricerca aumenti perché nel 2013 le risorse superino del 75% in termini reali
quelle del 200. Nell'intervento al Consiglio competitività Potocnik ha lanciato vari messaggi: -
il rispetto delle conclusioni del Consiglio europeo di primavera che vogliono che - il bilancio
proposto basta a mantenere struttura e equilibrio alla proposta iniziale; - l'impatto della
riduzione di bilancio sarà maggiore all'inizio del periodo; - il programma cooperazione resta
al centro del settimo PCRD (oltre il 30% rispetto al sesto PCRD); - il Consiglio europeo di
ricerca è la grande innovazione del settimo PCRD; - le azioni che comportano impegni



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istituzionali internazionali (Centro comune di ricerca, programmi Euratom, Iter) hanno una
limitata flessibilità di bilancio.

Gunter Verheugen, Commissario all’industria, da un lato ha salutato con favore i buoni
progressi che hanno permesso di integrare interamente la politica della ricerca nella politica
a favore della crescita, dall’altro ha sottolineato la necessità di ulteriori miglioramenti, alla
luce del fatto che l’UE investe in ricerca quanto una grande impresa europea e che gli Stati
Uniti destinano 130 miliardi in più alla ricerca rispetto all'UE, pertanto ritiene necessario
colmare il gap per poter essere competitivi.

A seguito dell'accordo raggiunto sulle prospettive finanziarie, l’insieme complessivo delle
risorse destinate alla ricerca sul periodo 2007-2013 è inferiore di circa il 30% a quello che
aveva proposto la Commissione europea nell'aprile 2005. Se si aggiungono ai 50,183
miliardi in prezzi correnti del Programma Quadro, i 340 milioni di euro ottenuti in occasione
del trilogo del 4 aprile che non sono stati suddivisi dalla Commissione e i 4,061 miliardi del
programma Euratom si ha un bilancio globale di 54,584 miliardi invece dei 77 miliardi previsti
dalla proposta iniziale della Commissione.

Nella nuova divisione degli stanziamenti proposta ai Ministri alla riunione informale a Graz la
Commissione non ha tenuto conto dei 300 milioni di euro ulteriori, lasciando un margine nel
negoziato con il PE. Nella nota che accompagna questa nuova proposta, la Commissione
sottolinea gli aspetti positivi di un programma quadro il cui bilancio, pur essendo molto
lontano dalle ambizioni di partenza, progredisce rispetto al precedente.

In particolare gli stanziamenti di bilancio saranno ripartiti come segue:
CE : 50 183 milioni : programma Cooperazione: 32202 milioni: - società dell'informazione:
9080, pari al 18% del bilancio 2007-2013 ; - sanità: 5 984 ; - trasporti, compresa aeronautica
e Galileo: 4 150 ; - nanotecnologie e materiali: 3 467; - spazio e sicurezza compreso GMES:
2 858 ; - energia: 2 235; - agroalimentare e biotecnologie: 1 935; - ambiente: 1 886; -
scienze socio economiche e umane: 602 ; programma Idee (ERC): 7 480; programma
Personale: 4 577; programma Capacità: 4 193: - infrastrutture di ricerca: 2 008; - ricerca per
le PMI: 1 228; - scienza nella società (azioni di comunicazione): 329; - potenziale di ricerca
(regioni e cofinanziamento fondi strutturali): 320 ; - cooperazione internazionale: 182 ; -
regioni della conoscenza (sostegno alla cooperazione transfrontaliera tra università, centri
ricerca, industria e autorità regionali): 126 ; attività non nucleare del CCR: 1 751;
EURATOM: 4 061 milioni per il periodo 2007-2013, con un programma di 5 anni (2007-2011)
corrispondente a 2 751 milioni ripartiti tra: - ricerca sulla fusione (ITER): 1 947; - fissione
nucleare e radioprotezione: 287; - attività nucleari del CCR: 517

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RICERCA : Stato dei lavori sulla Proposta della Commissione sul 7°
Programma Quadro di Ricerca e Sviluppo tecnologico 2007-2013 –
25/4/2006

Parlamento europeo: Il parlamento Europeo sta esaminando il Rapporto dell’On. Buzek
(Polonia-PPE) in prima lettura. La Commissione Industria e Ricerca ha proposto 1274
emendamenti al testo proposto dalla Commissione europea, il voto è fissato per il prossimo
15 maggio a Strasburgo. La mole di emendamenti che sono all’esame di Confindustria rende
particolarmente complicato trovare un filo logico nel rapporto del relatore il quale, proprio per
questo motivo, cercherà di accorpare la maggior parte delle modifiche in emendamenti di
compromesso sui quali concentrare un vasto assenso. Confindustria ha proposto una decina
di emendamenti in relazione alla posizione espressa nei mesi scorsi in collaborazione con le


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Associazioni settoriali e le maggiori aziende attive nel campo della ricerca. Il Parlamento
infine ha espresso una opinione negativa sulla proposta di budget avanzata dal Consiglio,
che prevede un notevole abbassamento del budget per la ricerca rispetto alla proposta della
Commissione europea.

Commissione: La Commissione sta preparando la sua proposta modificata in vista della
seconda lettura. La preoccupazione maggiore resta la tempistica: è concreto il rischio di non
riuscire a chiudere tutto il pacchetto legislativo entro fine anno, con il conseguente
slittamento dei bandi previsti per inizio 2007.

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Mercato interno: studio sul ruolo degli appalti pubblici nello sviluppo e
nella diffusione dell’innovazione

Stimolare gli investimenti in ricerca e innovazione tramite appalti pubblici potrebbe
contribuire a migliorare la capacità di innovazione dei sistemi industriali partecipando alla
realizzazione di un mercato per prodotti e servizi innovativi.

Su questo tema l’Istituto Fraunhofer (tedesco), su richiesta della Commissione europea, ha
guidato un gruppo di lavoro europeo realizzando una ricerca che ha preso in esame le
attività di appalti e innovazione negli Stati membri. L’indagine individua, presenta e analizza
una serie di studi esemplificativi delle ―best practice‖ nella combinazione di appalti pubblici e
innovazione. In generale lo studio enfatizza la sempre maggiore centralità attribuita
all’innovazione nelle scelte d’acquisto della pubblica amministrazione e i segnali di un
maggiore sostegno politico.

L’utilizzo della domanda pubblica come leva per lo sviluppo dell’innovazione, ha
recentemente guadagnato consensi a livello politico. I governi europei si sono resi conto
dell’opportunità di utilizzare lo strumento dell’appalto per contribuire allo sviluppo e alla
diffusione di tecnologie e nuovi prodotti, rispondendo allo stesso tempo alla necessità di
servizi pubblici migliori.

L’Istituto Fraunhofer ha analizzato 9 casi in diversi paesi europei, uno dei quali in Italia.
L’indagine rivela che i maggiori ostacoli per lo sviluppo dell’innovazione sono da ricercarsi da
un lato nella bassa propensione al rischio delle controparti, dall’altro nella mancanza di
adeguati incentivi a ricercare soluzioni innovative.

Dall’indagine emerge che le aziende di minori dimensioni propongono spesso soluzioni più
innovative delle grandi imprese, ma che raramente le Pmi hanno la possibilità di partecipare
agli appalti pubblici a causa della portata stessa di alcuni contratti, sebbene rivestano un
ruolo importante come sottocontraenti o in settori specifici come quello delle tecnologie
dell’informazione e della telecomunicazione.

L’analisi rivela che non esiste un modello ideale di appalti per l’innovazione, al contrario
modelli molto diversi possono essere ugualmente efficaci. Di conseguenza non esistono
regole certe da applicare, ma dipende dalla preparazione e dalla competenza delle pubbliche
amministrazioni e delle industrie che partecipano alla gare d’appalto. Proprio la formazione
dei pubblici dipendenti e una maggiore consapevolezza da parte delle industrie sono due
linee guida suggerite dall’Istituto Fraunhofer per diffondere il più possibile questo tipo di
appalti.




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Il superamento dei problemi di valutazione delle offerte e di assegnazione dei contratti
richiede un supporto politico all’innovazione, criteri di prezzo e di qualità adeguati, strumenti
efficaci di valutazione del rischio e commissioni di valutazione capaci di prevedere le ricadute
reali degli investimenti.

Il testo completo dello studio è reperibile al seguente link:
http://www.cordis.lu/innovation-policy/studies/gen_study13.htm#download

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Mercato interno : procedura di infrazione contro l’Italia per violazione
della libera circolazione dei servizi nel settore delle scommesse sportive

La Commissione europea ha chiesto ufficialmente all’Italia e ad altri sei Stati membri
(Danimarca, Finlandia, Germania, Ungheria, Paesi Bassi e Svezia) di fornire informazioni
sulla legislazione nazionale in tema di fornitura di servizi nell’ambito delle scommesse
sportive, allo scopo di accertarne la compatibilità con il principio di libera circolazione dei
servizi stabilita dal Trattato CE.

Si tratta della prima fase della procedura di infrazione che l’esecutivo europeo ha deciso di
avviare a seguito dei numerosi reclami presentati da operatori nel campo delle scommesse
sportive. Il Commissario al Mercato interno Charlie Mc Creevy ha tuttavia specificato che
l’avvio di tale procedura non costituisce in alcun modo un tentativo di liberalizzare il settore
ed é semplicemente volto a garantire il rispetto della legislazione comunitaria.

Sotto accusa sono alcune restrizioni alla fornitura di servizi di scommesse sportive previste
dalla normativa degli Stati membri quali il requisito del possesso di una concessione o
licenza dello Stato (anche se un fornitore è legittimamente titolare di una licenza in un altro
Stato membro). Le restrizioni, inoltre, si estendono talora alla promozione o alla pubblicità
dei servizi e alla partecipazione al gioco di cittadini dello Stato membro in questione.

La Corte di giustizia delle Comunità europee é già intervenuta in passato sul tema delle
scommesse sportive affermando il principio secondo cui le modalità con cui gli Stati membri
cercano di limitare le scommesse, al fine di tutelare obiettivi d’interesse generale quali la
protezione dei consumatori, dev’essere ―coerente e sistematico‖. Uno Stato membro non
potrà dunque invocare la necessità di limitare l’accesso dei suoi cittadini a servizi di
scommesse se allo stesso tempo lo incoraggia a partecipare a lotterie di Stato, giochi
d’azzardo o altri tipi di scommesse a vantaggio delle proprie finanze pubbliche.

Gli Stati membri in questione avranno ora due mesi di tempo per presentare le proprie
osservazioni. Qualora le informazioni fornite non siano ritenute sufficienti per eliminare i
dubbi della Commissione circa la mancata conformità agli obblighi imposti dal diritto
comunitario la Commissione potrà emettere un parere motivato cui lo Stato é tenuto a
conformarsi.

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Mercato interno: procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia in materia
di assicurazioni di responsabilità civile auto

A seguito di una serie di denunce, il 19 aprile 2006 la Commissione europea ha trasmesso
un ulteriore parere motivato all’Italia perché venga modificata la legislazione italiana che


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impone a tutte le imprese di assicurazione, abilitate a offrire servizi relativi all’assicurazione
obbligatoria di responsabilità civile auto, di contrarre con tutte le categorie di assicurati
indipendentemente dalla regione di appartenenza.

Nell’ottobre 2005 la Commissione aveva inviato un primo parere motivato nel quale la
determinazione delle tariffe, determinate attraverso l’utilizzo di basi tecniche utilizzate per la
fissazione dei premi assicurativi degli ultimi cinque anni, risultava lesivo della libera
concorrenza. In particolare la Commissione riteneva che l’attuale quadro normativo fosse
contrario al principio di libertà tariffaria, contenuto nella terza direttiva assicurazione non vita,
e limitasse in maniera significativa e immotivata il principio della libertà di stabilimento, il
principio della libera prestazione dei servizi e a quello del controllo dello Stato d’origine.

Le autorità italiane competenti avevano sottolineato la necessità dell’esistenza di tali norme
perché fosse garantita a tutti la possibilità di ottenere l’assicurazione auto, tra l’altro
obbligatoria, indipendentemente dalla regione italiana di residenza. La Commissione ha
segnalato l’esistenza di strumenti normativi meno restrittivi delle libertà fondamentali in grado
di tutelare adeguatamente consumatori e ordine pubblico.

L’ISVAP, l’istituto di diritto pubblico che vigila sulle imprese nazionali e estere che esercitano
attività di assicurazione in Italia, ha espresso la propria preoccupazione per la posizione
assunta dalla Commissione nell’avviare la procedura di infrazione. Nella nota l’autorità di
vigilanza sottolinea che l’abolizione dell’obbligo di contrarre da parte delle compagnie
assicurative rischierebbe di privare di copertura assicurativa intere fasce di popolazione
come i giovani e coloro che risiedono nel Mezzogiorno d’Italia.

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Mercato interno : la Commissione europea adotta una proposta
modificata della direttiva servizi

La Commissione europea ha adottato il 4 aprile u.s. una proposta modificata di direttiva
relativa ai servizi nel mercato interno.

La proposta modificata riprende buona parte degli emendamenti adottati il 16 febbraio scorso
dal Parlamento europeo nel suo parere di prima lettura (v. newsletter di marzo).

In particolare, le esclusioni dal campo di applicazione volute dal Parlamento sono state tutte
riprese (sanità, agenzie di lavoro interinale, audiovisivi, giochi d’azzardo, servizi di sicurezza)
salvo quella dei servizi giuridici.

Nel contempo, sono state definite più precisamente le esclusioni per le professioni e le
attività associate all'esercizio dei poteri pubblici (limitate alle sole ―attività‖, in linea con il
trattato Ce) e per i servizi sociali (saranno esclusi solo quelli legati all'edilizia sociale, ai
servizi per l’infanzia e all’assistenza per le persone in difficoltà).

In materia di diritto di stabilimento, alcuni emendamenti del Parlamento non sono stati ripresi
dalla Commissione, quali quelli che sopprimevano il principio del ―silenzio assenso‖, l’obbligo
di valutazione e giustificazione dei regimi di autorizzazione o l’obbligo di notifica alla
Commissione di requisiti (obblighi, divieti o condizioni relativi all’accesso e all’esercizio di
un’attività di servizio) introdotti dopo l’entrata in vigore della direttiva.

Per quanto riguarda la libera prestazione di servizi, la Commissione ha ripreso il nuovo
articolato sostitutivo del ―principio del paese d’origine‖ precisando tuttavia che gli Stati non



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potranno comunque imporre requisiti (previsti dall'art. 16.3) contrari ai principi di non
discriminazione, necessità e proporzionalità.

E’ stata confermata la soppressione degli articoli sulla semplificazione delle procedure in
materia di distacco dei lavoratori. La Commissione ha parallelamente adottato una
comunicazione a riguardo.

La proposta modificata è stata presentata agli Stati membri in occasione del Consiglio
informale dei ministri per la competitività, tenutosi a Graz il 21-22 aprile. La presidenza
austriaca del Consiglio farà il possibile per raggiungere un accordo a fine maggio o in
giugno, accordo che non si discosti significativamente dalla proposta modificata nonostante
le reticenze espresse da alcuni Stati, così da consentire una seconda lettura già in autunno
e l’adozione definitiva della direttiva entro la fine dell’anno.

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Proprietà intellettuale: la commissione presenta una Direttiva che
stabilisce misure penali per lottare contro la pirateria e la contraffazione

Il 26 aprile u.s., la Commissione europea ha approvato una proposta di Direttiva che mira ad
instaurare un dispositivo penale comunitario in materia di reati contro la proprietà
intellettuale.

Secondo un recente inchiesta, negli ultimi anni contraffazione e pirateria hanno avuto una
crescita esponenziale e rappresentano ormai tra il 5 e il 7% del commercio mondiale: tra il
1998 e il 2004 il numero di falsi sequestrati è cresciuto del 1.000%, a vantaggio soprattutto di
alcuni paesi asiatici e in primis della Cina, che da sola produce il 75% dei prodotti contraffatti
immessi sul mercato.

Per fare fronte a questa situazione, la Commissione propone di qualificare come illecito
penale qualsiasi attacco deliberato a un diritto di proprietà intellettuale, commesso su scala
commerciale, compresi il tentativo, la complicità e l’incitazione.

La proposta stabilisce anche la natura e il livello minimo delle sanzioni: qualora vengano
riscontrate infrazioni commesse nell’ambito di un’organizzazione criminale o che comportino
un rischio grave per la salute o la sicurezza delle persone, per quanto riguarda le persone
fisiche dovrà essere previsto un periodo di reclusione minimo di quattro anni, mentre alle
persone giuridiche sarà applicata un’ammenda minima di 300.000 euro. Negli altri casi,
l’ammenda, che è applicabile sia alle persone fisiche che giuridiche, non potrà comunque
essere inferiore ai 100.000 euro.

Inoltre, il testo conferisce poteri di confisca e, nel caso, di distruzione di beni contraffatti, e
stabilisce che ai detentori di diritti di proprietà intellettuale, o ai loro rappresentanti, deve
essere permesso partecipare alle indagini nelle quali sono parte lesa.

Infine, la proposta consente agli Stati membri di adottare o mantenere sanzioni più severe.

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Proprietà intellettuale : Secondo vertice annuale fra il mondo
imprenditoriale europeo, americano e giapponese per discutere della
protezione della proprietà intellettuale

Il 21 e 22 marzo u.s., si é tenuto a Bruxelles un incontro fra esponenti del mondo
imprenditoriale europeo, americano e giapponese per discutere della protezione della
proprietà intellettuale e approfondire la cooperazione al fine di fronteggiare il problema
comune della contraffazione e della pirateria. All’incontro hanno partecipato rappresentanti
dell’UNICE, della Camera di Commercio americana e del Forum internazionale sulla
protezione della proprietà intellettuale (International Intellectual Proprety Protection Forum –
IIPPF).

Il dibattito é stato prevalentemente incentrato su come fronteggiare la scarsa tutela della
proprietà intellettuale in Cina. Malgrado alcuni miglioramenti registratesi nel corso del 2005,
la normativa cinese a tutela della proprietà intellettuale rimane infatti estremamente carente
e costituisce motivo di preoccupazione per tutti.

Il lungo dibattito tenutosi a riguardo ha rivelato che permangono profonde divergenze su
come fronteggiare tale problema: l’Unione europea sostiene la necessità di continuare sulla
via del dialogo mentre gli Stati Uniti sostengono la necessità di adottare un approccio più
duro. Il Giappone si pone in una via intermedia sostenendo un approccio più fermo che
tuttavia eviti lo scontro frontale. In particolare, non vi é accordo circa l’opportunità di
presentare ricorso presso il Comitato di arbitrato dell’OMC contro la mancata applicazione da
parte della Cina dell’accordo TRIPS sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al
commercio.

Alcuni rappresentanti del Forum internazionale sulla protezione della proprietà intellettuale
hanno poi illustrato la proposta, recentemente avanzata dal governo giapponese, di stipulare
un nuovo trattato internazionale per rafforzare i controlli doganali contro l’esportazione di
prodotti contraffatti. Seppur sostenuta dalla maggioranza dei partecipanti, la proposta ha
suscitato alcune perplessità relative alla determinazione del contesto più appropriato
nell’ambito del quale redigere il trattato (OMC, OMPI o OECD) e al problema degli oneri che
il nuovo sistema di controllo produrrebbe a carico delle agenzie doganali, molte delle quali
non sono attrezzate a controllare le esportazioni ma unicamente le importazioni.

Tutti i partecipanti si sono espressi a favore di una maggiore collaborazione fra le
associazioni e i rappresentanti del mondo industriale americano, europeo e giapponese al
fine di migliorare lo scambio di informazioni relative alla protezione della proprietà
intellettuale. E’ stata ugualmente ribadita la necessità di rafforzare gli sforzi volti ad
aumentare la consapevolezza dei consumatori circa i danni economici e ambientali causati
dalla contraffazione e dalla pirateria.

La Camera di Commercio americana ha infine proposto l’organizzazione di un vertice sulla
proprietà intellettuale in Cina nella seconda metà del 2006.

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ENERGIA : La Commissione Europea interviene contro gli Stati che non
hanno correttamente aperto i loro mercati dell’energia

Con 28 lettere di messa in mora inviate a 17 Stati membri, il 4 aprile scorso la Commissione
europea ha avviato un’azione di controllo sull’attuazione della normativa sul mercato interno


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dell’energia da parte degli Stati membri, con un esame puntuale della conformità di tutte le
leggi adottate dagli Stati membri per recepire le direttive ―gas‖ ed ―elettricità‖. L’Austria, il
Belgio, la Repubblica ceca, la Germania, l’Estonia, la Spagna, la Finlandia, la Francia, la
Grecia, l’Irlanda, l’Italia, la Lituania, la Lettonia, la Polonia, la Svezia, la Slovacchia ed il
Regno Unito riceveranno lettere di messa in mora per difettoso o incompleto recepimento (o
per carente applicazione delle direttive nel caso della Spagna). Inoltre, dinanzi alla Corte di
giustizia, la Commissione prosegue la sua azione nei confronti dei paesi che non hanno
ancora comunicato le disposizioni nazionali d’attuazione (Spagna e Lussemburgo). Infine
continua l’esame della conformità delle legislazioni del Portogallo e dell’Ungheria.

Le direttive che istituiscono il mercato interno del gas e dell’elettricità sono essenziali per la
realizzazione di un vero mercato competitivo dell’energia in Europa. È di cruciale importanza
che le norme europee siano correttamente recepite negli ordinamenti nazionali perché i
mercati possano funzionare e che sia garantita l’apertura effettiva dei mercati per tutti i
consumatori il 1° luglio 2007.

Per la Commissione europea la realizzazione del mercato interno dell’elettricità e del gas
costituisce uno dei sei settori prioritari della strategia per un’energia sicura, competitiva e
sostenibile che essa ha adottato nel marzo 2006. Secondo la Commissione, il presupposto
indispensabile per un approvvigionamento sostenibile, competitivo e sicuro di energia è dato
dall’esistenza di mercati dell’energia aperti e concorrenziali, che permettano alle imprese
europee di operare come concorrenti su scala europea anziché limitarsi a dominare il
mercato nazionale.

La Commissione ritiene che la creazione di un mercato europeo dell’energia con queste
caratteristiche sarà determinante per ridurre i prezzi dell’energia, migliorare la sicurezza del
nostro approvvigionamento e rafforzare la competitività. Si rilevano però ancora molte
differenze nel modo in cui gli Stati membri intendono procedere verso l’apertura alla
concorrenza, e ciò impedisce l’emergere di un mercato europeo veramente concorrenziale.
Già nel novembre 2005 la Commissione aveva annunciato, nella relazione sulla
realizzazione del mercato interno dell’elettricità e del gas, che avrebbe dato priorità assoluta
all’attuazione delle direttive pertinenti. La Commissione si è impegnata a controllare con
rigore il recepimento delle direttive sia nella lettera che nello spirito.

Le iniziative sopra citate scaturiscono dalla constatata non conformità di molti aspetti delle
direttive mentre, nel caso della Spagna, scaturiscono da due denunce.

Nell’esame della conformità, un’attenzione particolare è stata riservata agli aspetti che
costituiscono i principi di una regolazione moderna di mercato e che garantiscono la
concorrenza, cioè il grado d’apertura del mercato, la possibilità effettiva di cambiare fornitore,
l’arrivo di nuovi concorrenti sul mercato, i quali devono beneficiare di un accesso non
discriminatorio, garantito da autorità di regolazione autorevoli ed indipendenti, e l’esigenza di
tutelare i consumatori e introdurre un diritto di accesso all’energia elettrica.

In questo contesto, i principali problemi constatati in sede di recepimento delle direttive sono
i seguenti:

   -   persistenza di prezzi regolamentati, in particolare a profitto dei clienti idonei, che
       bloccano l’arrivo di nuovi concorrenti;
   -   assenza di separazione giuridica ed insufficiente separazione gestionale dei gestori
       delle reti di trasporto e di distribuzione dell’elettricità e del gas per garantire la loro
       indipendenza;
   -   accesso discriminatorio dei terzi alla rete e insufficiente trasparenza delle tariffe;
   -   libera scelta del fornitore;



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   -   competenze delle autorità di regolazione, in particolare per la fissazione delle tariffe
       d’accesso alle reti;
   -   accesso preferenziale per alcuni contratti storici nel settore elettrico o del gas;
   -   mancata notifica degli obblighi di servizio pubblico ed insufficiente indicazione
       dell’origine dell’elettricità.

Nel caso dell’Austria, mancano alcune leggi regionali, mentre la legge federale, ancorché
adottata nei termini prescritti, non ha efficacia giuridica diretta.

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ENERGIA : Prima tappa verso un mercato unico europeo del gas

Un primo passo per la realizzazione di un mercato unico europeo del gas sembra essere
stato finalmente compiuto attraverso l’individuazione, da parte dei Regolatori d’energia
nazionali, di 4 aree regionali destinate, per l’appunto, all’ approvvigionamento energetico.

Il 25 aprile scorso, il gruppo ERGEG (European Regulators’ Group for electricity and gas) ha
infatti lanciato il progetto REM (Regional Energy Market), con l’ obiettivo di definire delle aree
strategiche per l’approvvigionamento del gas. Il gruppo ERGEG ha dichiarato che il progetto,
attraverso l’individuazione e la rimozione di quegli ostacoli che non permettono una
concorrenza a livello regionale, si pone coerentemente con l’obiettivo della Commissione di
liberalizzare il mercato energetico. Il 2007 rappresenta infatti il termine ultimo fissato dalla
Commissione per la realizzazione di un unico mercato europeo del gas e dell’elettricità che
veda i mercati nazionali aperti alla concorrenza; tuttavia già dal luglio 2004 è stato possibile
per le imprese scegliere a quale operatore energetico rivolgersi.

L’iniziativa REM, frutto di una cooperazione fra i governi, i rappresentanti delle imprese e
quelli dei consumatori, rafforzando notevolmente la cooperazione transfontaliera per quanto
concerne le infrastrutture e garantendo maggiori informazioni sulla disponibilità,
sull’approvvigionamento e sul prezzo del gas costituisce una parziale soluzione alle
problematiche che erano emerse dall’ European Commission's 2005 Benchmarking Report
e dal Preliminary Findings della DG Concorrenza -unità energia-.


Le quattro aree regionali, sono definite nel seguente modo:

Area regionale Paesi                                                                Regolatore
                                                                                    Guida
Nord ovest      Belgio, Francia,Regno Unito, Irlanda, Olanda.                       Olanda
Nord            Danimarca, Germania, Olanda, Svezia.                                Germania
Sud             Spagna, Portogallo, Francia meridionale.                            Spagna
Sud-Sud Est     Italia, Austria,Grecia, Slovacchia, Ungheria, Slovenia, Polonia, Italia          e
                Repubblica Ceca.                                                 Austria



Per maggiori informazioni vedere:

http://www.ergeg.org/portal/page/portal/ERGEG_HOME/ERGEG_DOCS/PRESS_RELEASE
S/PR-06-06_ERGEG_Launch-of-GRI%20_2006-04-25.doc



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Trasporti : progetto di rapporto della Commissione europea sullo stato
della trasposizione del primo pacchetto ferroviario

Il 3 maggio p.v., la Commissione europea pubblicherà un rapporto relativo all’attuazione del
primo pacchetto ferroviario, adottato nel febbraio del 2001 e contenente un insieme di misure
volte a liberalizzare il mercato ferroviario internazionale.

Secondo quanto emerge dal progetto di rapporto, la trasposizione del primo pacchetto
ferroviario da parte degli Stati membri, prevista entro il 15 marzo 2003, non può ancora
considerarsi completa. In data 1 gennaio 2006, seppur a ritmi diversi (alcuni Stati hanno
aperto il proprio mercato prima del previsto, altri invece, come la Spagna, solamente nel
2005), tutti gli Stati membri, ad eccezione del Lussemburgo, hanno formalmente applicato le
misure stabilite nella propria legislazione nazionale, tuttavia, rimangono numerose lacune. In
particolare, la Commissione sottolinea che:

   -   In alcuni Stati membri la modifica della struttura giuridica delle imprese ferroviarie non
       é stata ancora portata a termine;
   -   In molti paesi restano degli sforzi da fare per garantire l’accesso trasparente e non
       discriminatorio alle infrastrutture;
   -   Non sempre gli organismi di controllo nazionale sono dotati di risorse sufficienti;
   -   La tariffazione varia non solo fra vari modi di trasporto ma anche nell’ambito del
       settore ferroviario, provocando distorsioni della concorrenza;
   -   La trasparenza delle condizioni che le imprese ferroviarie devono soddisfare per
       ottenere una licenza valida su tutto il territorio comunitario, deve essere migliorata;

In termini generali, la situazione del trasporto ferroviario delle merci é giudicato non
soddisfacente e vengono lamentate le resistenze opposte da alcuni Stati alla liberalizzazione
del settore. Nel documento viene sottolineato che gli Stati membri in cui si é verificata una
migliore performance sono quelli che hanno adottato le necessarie misure per riformare il
proprio settore ferroviario e che hanno aperto i loro mercati in anticipo rispetto alla data
stabilita. Viene inoltre sottolineato che gli Stati che risultano maggiormente aperti alla
concorrenza, Gran Bretagna, Svezia e Paesi Bassi, non hanno registrato un deterioramento
degli standard di sicurezza.

Al fine di migliorare l’attuazione delle norme previste dal primo pacchetto ferroviario, la
Commissione indirizza agli Stati membri le seguenti raccomandazioni:

   -   Portare a termine la ristrutturazione delle imprese ferroviarie storiche nel rispetto delle
       condizioni di separazione contabile e di separazione delle funzioni essenziali (come
       la tariffazione e la distribuzione delle capacità);
   -   Stabilire dei principi trasparenti per la tariffazione dell’infrastruttura che tengano in
       considerazione altri modi di trasporto e che evitino distorsioni della concorrenza;
   -   Fornire agli organismi di controllo le risorse umane, finanziarie e amministrative
       necessarie a svolgere le proprie funzioni e a garantirne l’indipendenza;
   -   Contrattualizzare le relazioni finanziarie fra lo Stato e i gestori dell’infrastruttura per il
       finanziamento della manutenzione e della modernizzazione dell’infrastruttura;
   -   Chiarire le relazioni finanziarie che intercorrono fra le autorità nazionali e regionali di
       trasporto e le imprese ferroviarie, facendo ricorso a contratti di servizio pubblico
       debitamente pubblicati;
   -   Vietare le sovvenzioni incrociate fra operazioni di trasporto di merci e di passeggeri;




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   -   Creare le condizioni per un accesso trasparente e non discriminatorio ai certificati di
       sicurezza e ai centri di formazione.

I gestori delle infrastrutture sono invece chiamati a:

   -   Migliorare il contenuto e la diffusione del documento di riferimento della rete, il quale
       deve contenere informazioni tecniche, pratiche e tariffarie sull’insieme dei servizi
       necessari ad accedere all’infrastruttura;
   -   Fissare dei canoni legati al reale costo del traffico ferroviario;
   -   Rafforzare la cooperazione a livello europeo;
   -   Stabilire delle condizioni armonizzate d’accesso all’infrastruttura facendo ricorso a
       contratti standardizzati.

La Commissione, dal canto suo, intende presentare nel corso dell’anno una misura volta a
facilitare il mutuo riconoscimento dei materiali rotabili e ritiene necessario sviluppare, a livello
europeo, delle reti di formazione per l’impiego nel settore ferroviario. La Commissione ha
inoltre assicurato che seguirà con attenzione la situazione del mercato ferroviario e che,
qualora necessario, prenderà le misure necessarie a correggere le situazioni considerate
―non auspicabili‖, non escludendo il ricorso a procedure di infrazione.

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TRASPORTI : La Commissione europea pubblica i risultati della perizia
indipendente sulla Lione-Torino

Il 25 Aprile u.s. La Commissione europea ha reso pubblici i risultati della relazione
commissionata lo scorso dicembre 2005 ad un gruppo di esperti indipendenti allo scopo di
valutare la coerenza degli studi realizzati dalla società Lyon-Turin Ferroviaire rispetto alle
preoccupazioni espresse dagli abitanti della valle di Susa. La relazione giunge alla
conclusione che gli studi realizzati da LTF sulle previsioni di traffico e gli aspetti relativi alla
salute e all’ambiente sono coerenti.

Su proposta ex Commissario Loyola de Palacio, attuale coordinatrice europea per l'asse
prioritario n°6 delle reti transeuropee di trasporto - Lione-Torino-Trieste-Lubiana-Budapest -
la Commissione europea aveva deciso di procedere ad una perizia indipendente per valutare
la coerenza e l'affidabilità dei risultati degli studi condotti da Lyon-Turin Ferroviaire (LTF)
sulla base delle principali critiche emesse dagli oppositori a questo progetto. Gli esperti di
livello internazionale scelti dalla Commissione hanno realizzato la loro perizia in modo
totalmente indipendente.

Il perimetro dello studio copre la parte della linea sotto la responsabilità di LTF nel quadro del
mandato che gli è stato affidato dalla Commissione Intergovernativa (CIG) franco-italiana per
la Lione-Torino, ovvero la sezione che va da Saint Jean de Maurienne (F) fino a Bruzolo (IT)
più comunemente chiamata "sezione internazionale".

La perizia si è concentrata sulle questioni di salute e di tutela dell'ambiente e sulla scelta di
realizzare una linea nuova piuttosto che di modernizzare la linea esistente. Gli esperti hanno
in particolare verificato la conformità della metodologia e delle ipotesi prese in
considerazione da LTF rispetto a quelle utilizzate in altri progetti simili, quali i nuovi trafori
svizzeri (Lötschberg e Gottardo) che hanno dovuto far fronte a problemi di stessa natura.

Gli esperti hanno esaminato ed analizzato una massa considerevole di informazioni e di dati
tecnici messi a disposizione da LTF sugli aspetti salute, ambiente e relativi alle previsioni di



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traffico. Altre fonti di informazioni sono state anche esaminate, in particolare alcuni studi
forniti dagli oppositori al progetto.

Il rapporto giunge alla conclusione che gli studi realizzati da LTF sugli aspetti trasporto,
salute ed ambiente sono coerenti. LTF ha trattato in modo soddisfacente i punti criticati ed
effettuato delle indagini molto approfondite sugli aspetti considerati i più controversi
(amianto, radon, gestione del "marino", modelli di trasporto).

Il rapporto degli esperti è messo a disposizione del pubblico sul sito Internet della Direzione
Generale Energia e Trasporti della Commissione europea
http://europa.eu.int/comm/ten/transport/priority_projects/index_fr.htm.

Il rapporto costituisce un elemento essenziale per rilanciare il dialogo tra le parti interessate.
La Lione-Torino è un progetto essenziale per l'Europa al fine di sviluppare alternative al
trasporto su strada nelle valli alpine che sono particolarmente sensibili all'inquinamento e la
congestione. La nuova infrastruttura è così necessaria non soltanto per fare fronte
all'aumento previsto del traffico, ma anche permettere il trasferimento verso il ferro di una
parte non trascurabile del traffico merci che utilizza oggi la gomma.

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Fiscalità : la Commissione europea intende presentare, entro il 2008, una
proposta legislativa sulla base imponibile comune

A quattro anni dall’avvio delle prime discussioni in materia, il Commissario europeo per la
politica fiscale, Laszlo Kovacs, ha annunciato la propria intenzione di presentare, entro il
2008, una proposta legislativa vota a creare una base imponibile comune ai fini delle imposte
sul reddito societario.

Gli ostacoli posti dalla grande diversità delle basi imponibili applicate a livello nazionale alle
imprese che hanno una attività transfrontaliera nell’UE si ripercuotono negativamente sulla
crescita economica e sulla competitività delle imprese. Per questo motivo, ormai da tempo la
Commissione ha proposto l’introduzione di una base imponibile comune consolidata a livello
europeo. Tale armonizzazione consentirebbe l’eliminazione delle barriere poste dai diversi
regimi fiscali nazionali, la semplificazione amministrativa e la riduzione degli oneri burocratici
e dei costi di conformità nonché l’eliminazione dei problemi della doppia tassazione e un
miglior contrasto dell’evasione fiscale.

La proposta della Commissione suscita tuttavia resistenze non trascurabili. Pur accolta con
favore da circa dodici Stati membri, tra cui Germania e Francia, essa é fortemente osteggiata
dal Regno Unito, dall’Irlanda e dai nuovi Stati membri, i quali continuano ad opporsi ad una
maggiore cooperazione in materia fiscale e temono che la creazione della base imponibile
comune possa portare ad una armonizzazione delle aliquote.

Nonostante tali resistenze i lavori della Commissione continuano. Per esaminare gli aspetti
tecnici connessi alla realizzazione concreta della base imponibile consolidata, nel 2004 é
stato creato un gruppo di lavoro ad hoc e, sulla base dei lavori di quest’ultimo, il 5 aprile u.s.
la Commissione ha pubblicato una comunicazione in cui illustra i progressi realizzati e le
iniziative da intraprendere per giungere alla sua creazione.

Il testo integrale della Comunicazione é disponibile al seguente link:
http://europa.eu.int/comm/taxation_customs/resources/documents/taxation/company_tax/co
mmon_tax_base/COM_2006_157_en.pdf



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Per maggiori informazioni sull’argomento si visiti il seguente sito:
http://europa.eu.int/comm/taxation_customs/taxation/company_tax/common_tax_base/index
_fr.htm

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Commercio: apertura di un procedimento antidumping relativo alle
importazioni di selle dalla Cina

A seguito di una denuncia presentata il 22 Febbraio 2006 dalla Associazione europea dei
fabbricanti di selle, la Commissione europea ha aperto un procedimento antidumping relativo
alle importazioni di alcuni tipi di selle originarie della Repubblica Popolare Cinese.

Secondo l’associazione, che rappresenta oltre il 90% della produzione comunitaria delle
selle da biciclette e di macchine da fitness compresi i loro elementi essenziali, le importazioni
di tali prodotti dalla Cina sarebbero aumentate significativamente sia in termini assoluti che in
termini di quota di mercato, producendo ricadute negative sulla situazione finanziaria e
occupazionale dell’industria europea del settore.

La denuncia si basa sul confronto tra il valore normale del prodotto per la Repubblica
Popolare Cinese, determinato in base al valore normale costruito in un paese terzo ad
economia di mercato (in questo caso specifico il Brasile). Il comitato consultivo della
Commissione ha verificato l’esistenza di elementi di prova sufficienti per l’avvio di un
inchiesta che dovrà stabilire se i beni in questione siano oggetto di pratiche di concorrenza
sleale in grado di arrecare grave pregiudizio all’industria comunitaria risultando in tal modo
suscettibili di applicazione di dazi antidumping.

Il numero di imprese interessate risulta talmente elevato da rendere l’esame dell’intero
settore troppo gravoso e da impedire la conclusione dell’inchiesta in tempi brevi, pertanto la
procedura di valutazione prevede il campionamento e la selezione dei produttori Cinesi e
comunitari, degli esportatori e degli importatori,

Qualora l’inchiesta rilevi la presenza di pratiche di dumping e sia verificato il pregiudizio per
l’industria comunitaria, la Commissione valuterà l’opportunità di imporre dazi antidumping
che non risultino contrari all’interesse della Comunità.

Il calendario prevede la conclusione dell’inchiesta entro 15 mesi dalla data di pubblicazione
dell’avvio della procedura sulla Gazzetta ufficiale (il 7 aprile 2006); tuttavia, per evitare danni
che compromettano irrimediabilmente l’industria comunitaria, possono essere istituite misure
provvisorie entro nove mesi dalla pubblicazione.

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Commercio: dazi antidumping sulle importazioni di calzature dalla Cina e
dal Vietnam

La Commissione europea ha adottato il 23 marzo 2006 un regolamento che istituisce un
dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni tipi di calzature in cuoio della Cina
e del Vietnam. Il regolamento è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
L/98 del 6 aprile 2006 ed è entrato in vigore il 7 aprile 2006.



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L'inchiesta attuata da 9 mesi dai servizi della DG commercio ha dato una prova di un
intervento statale dei due paesi. Al vantaggio comparativo di Cina e Vietnam (il costo di
lavoro) si aggiunge un atteggiamento contrario alla concorrenza. Le pratiche di concorrenza
sleale si concretizzano sotto forma di sovvenzioni nascoste che permettono ai produttori
cinesi di esportare nell'UE calzature di pelle a prezzi inferiori al costo produttivo e tale
dumping sostenuto dallo Stato causa gravi danni ai produttori UE. In particolare l'inchiesta ha
rilevato pratiche sleali come finanziamenti preferenziali, esenzioni fiscali, affitti fondiari non
conformi ai prezzi di mercato e una valutazione di attivi non corretta.

Dall’indagine della Commissione risulta che dal 2001 la produzione calzaturiera UE si è
ridotta del 30%, i prezzi all'import si sono ridotti del 20% e oltre, il settore ha perso 4.000
posti di lavoro.

Allo scopo di minimizzare ogni impatto immediato sulle importazioni, i dazi verranno imposti
progressivamente a partire dal 7 aprile. Il 15 settembre i dazi raggiungeranno la quota del
19.4% per le calzature provenienti dalla Cina e del 16.8% per quelle provenienti dal Vietnam,
tributi considerati sufficienti per rimediare al danno subito dai produttori europei a causa del
dumping. I dazi saranno introdotti progressivamente e saranno per le calzature dei due paesi
rispettivamente del 4,8 e 4,2% dal 7 aprile al 1 giugno, del 9,7 e 8,4% dal 2 giugno al 13
luglio, del 14,5 al 12,6% dal 14 luglio al 14 settembre. La progressività della procedura
permetterà a importatori, distributori e dettaglianti di avere un periodo transitorio per garantir
loro che le merci non subiscano un improvvisa riduzione.

Le misure provvisorie escludono le scarpe di pelle per i bambini allo scopo di assicurare che
anche le minime crescite di prezzo non gravino sulle famiglie più povere. Le scarpe a
tecnologia avanzata saranno anch'esse escluse dalle misure in quanto non esiste una
produzione sufficiente di tali scarpe in Europa da creare danni rilevanti. Tuttavia sarà creato
un meccanismo di monitoraggio con lo scopo di assicurare che gli importatori non usino
queste categorie escluse per eludere i dazi.

Al termine dei sei mesi di applicazione del regolamento della Commissione cosiddetto
―provvisorio‖, vale a dire ad inizio ottobre, il Consiglio dovrà adottare un regolamento
cosiddetto ―definitivo‖ valido per 5 anni.

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Commercio: estensione dei dazi antidumping sulle importazioni di
accessori per tubi

Il regolamento (CE) 964/2003 prevede l’istituzione di un dazio antidumping definitivo del
58.6% sulle importazioni di accessori per tubi, di ferro e di acciaio dalla Repubblica Popolare
Cinese e da Taiwan ad esclusione di tre società. Nel dicembre 2004 il Consiglio ha esteso
l’applicazione del dazio anche ai beni provenienti da Indonesia e Sri Lanka.

A seguito di una richiesta di verifica di elusione dei suddetti dazi antidumping da parte del
comitato dell’industria comunitaria degli accessori per la saldatura, suffragata da elementi di
prova a prima vista sufficienti come il sensibile aumento delle importazioni da altri paesi, la
Commissione ha avviato un inchiesta per valutare l’opportunità di applicare misure
antidumping anche ai prodotti spediti dalle Filippine, indipendentemente dal fatto che siano
dichiarati originari delle Filippine o meno.

Dall’inchiesta, a cui non hanno collaborato produttori/esportatori né cinesi né filippini, é
emersa una chiara modifica della configurazione degli scambi. Si é assistito ad un fortissimo



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aumento delle importazioni di accessori soprattutto dalle Filippine a partire dal 2004 (da 0
tonnellate nel 2001 a quasi 3000 nel 2004) che ha coinciso con un arresto delle importazioni
dai due paesi a cui erano state estese le misure originarie. Risulta pertanto evidente che le
esportazioni cinesi trasbordate attraverso l’Indonesia e lo Sri Lanka sono state riorientate
attraverso le Filippine.

Dalle prove raccolte durante l’inchiesta risulta inoltre che in alcuni casi gli accessori per tubi
sono stati dichiarati prodotti da società filippine che hanno asserito di non essere mai state
coinvolte nella produzione del bene. L’assenza di collaborazione degli esportatori/produttori,
e la coincidenza temporale indicano che la modificazione della configurazione degli scambi è
dovuta all’introduzione delle misure antidumping piuttosto che a giustificazioni economiche.

L’importante modifica dei flussi commerciali, ha indebolito gli effetti riparatori dei dazi sia in
termini quantitativi (le importazioni dalle Filippine rappresentano il 3% del consumo
comunitario) che in termini di prezzi. Per stabilire elementi di prova del dumping, i prezzi
all’esportazione sono stati confrontati con il valore normale del bene prodotto in un paese
analogo ad economia di mercato; il margine di dumping constatato espresso in percentuale
del prezzo alla frontiera comunitaria era superiore al 60%.

A seguito della conclusione dell’inchiesta il 27 aprile 2006 il Consiglio ha adottato il
regolamento n. 655/2006 che estende il dazio antidumping definitivo sulle importazioni di
accessori per tubi per i prodotti provenienti dalla Repubblica Popolare Cinese (Regolamento
CE n; 964/2003 anche ai prodotti spediti dalle Filippine indipendentemente dal fatto che
siano dichiarati originari delle Filippine o meno.

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Concorrenza : nasce il portale unico del Network europeo delle autorità
antitrust

La Commissione europea ha recentemente aperto un nuovo sito Internet dedicato alle
attività del Network europeo delle autorità antitrust (European Competition Network), una
rete che riunisce la Commissione e le autorità garanti della concorrenza degli Stati membri. Il
nuovo portale fornirà informazioni in merito all’applicazione del diritto della concorrenza e al
funzionamento del Network, fungendo inoltre da punto d’accesso unico a tutti i comunicati
stampa provenienti dalle autorità nazionali e dalla Commissione.

Operativo dal 1 maggio 2004, il Network europeo delle autorità antitrust ha il compito di
facilitare l’attuazione della riforma del diritto antitrust comunitario introdotta dal regolamento
1/2003. Quest’ultimo ha riformato sensibilmente le regole di applicazione della normativa
comunitaria in tema di concorrenza introducendo, per i giudici e le autorità di concorrenza
nazionali, l’obbligo di applicare il diritto antitrust comunitario alle intese e agli abusi di
posizione dominante che possono pregiudicare il commercio tra Stati membri. Nel nuovo
sistema, dunque, la Commissione, le autorità nazionali di concorrenza e i giudici nazionali
sono tutti ugualmente competenti ad applicare le norme comunitarie sulla concorrenza.

Per facilitare il funzionamento del nuovo sistema decentrato e garantire una corretta
applicazione della normativa antitrust é stata prevista la creazione di un meccanismo di
cooperazione fra le varie autorità dell’UE che permetta loro di scambiare informazioni su
nuove inchieste, di prestarsi soccorso nella fase di indagine e di discutere di questioni di
interesse comune. L’esistenza del Network facilita lo scambio di migliori pratiche e
contribuisce affinché il diritto comunitario venga applicato in maniera coerente a tutti i casi
aventi dimensione transfrontaliera a cui si applicano gli articoli 81 e 82 del TCE.



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A partire dal 1 maggio 2004, data dell’entrata in vigore del regolamento, i partecipanti al
Network europeo delle autorità antitrust hanno aperto 529 nuove inchieste su affari di
rilevanza comunitaria. Il nuovo sito Internet permette ora di disporre delle cifre regolarmente
aggiornate ed di altre informazioni utili.

L’indirizzo del nuovo sito Internet é il seguente:

http://europa.eu.int/comm/competition/antitrust/ecn/ecn_home.html

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Concorrenza: primi risultati dell’indagine settoriale nel settore dei servizi
finanziari

Il 12 aprile u.s., la Commissione europea ha pubblicato un rapporto preliminare sullo stato
della concorrenza nel mercato delle carte di credito da cui emerge chiaramente che il settore
non é ancora sufficientemente liberalizzato. Secondo la Commissione esistono ancora
numerosi ostacoli che impediscono a imprese e consumatori di trarre beneficio da un
mercato interno pienamente concorrenziale, il quale risulterebbe fortemente sbilanciato a
favore delle società emittenti e delle banche a sfavore degli utilizzatori.

Secondo il Commissario alla concorrenza Neelie Kroes gli elevati costi delle carte di credito
dipendono dal carattere prevalentemente nazionale del settore e dal fatto che alcuni
operatori locali impediscono lo sviluppo della concorrenza. Anche se esistono carte di
pagamento valide al livello internazionale, molte società operano infatti su una base
nazionale. La Commissaria Kroes ha dichiarato che il diritto antitrust comunitario e la
regolazione settoriale devono contribuire, insieme, a creare condizioni economiche migliori
ed ha ricordato che rendendo le forme di pagamento transfrontaliere facili ed economiche
come i pagamenti nazionali, l’economia europea potrebbe risparmiare tra i 50 e i 100 miliardi
di euro l’anno.

La Commissione ha lanciato una consultazione con le imprese del settore, i consumatori e le
parti interessate, che avranno tempo fino al 21 luglio per presentare le proprie osservazioni
in merito alle conclusioni contenute nel rapporto preliminare. Se tali conclusioni verranno
confermate, la Commissaria alla Concorrenza ha dichiarato che la Commissione prenderà le
misure necessarie per far rispettare la normativa antitrust comunitaria.

Il rapporto sulla concorrenza nel settore delle carte di credito rappresenta la prima parte di
una più ampia inchiesta sul mercato dei servizi bancari lanciata dalla Commissione nel
giugno 2005. I risultati preliminari della seconda parte dell’inchiesta, relativa ai conti correnti
e al finanziamento delle piccole imprese, verranno pubblicati nel mese di luglio. Il rapporto
finale verrà invece pubblicato alle fine del 2006.

Il rapporto completo, che fornisce più dettagliati esempi dei problemi del settore, é
disponibile in inglese al seguente link:
http://www.europa.eu.int/comm/competition/antitrust/others/sector_inquiries/financial_service
s/interim_report_1.pdf

Per maggiori informazioni su come partecipare alla consultazione visitare il seguente sito:
http://www.europa.eu.int/comm/competition/antitrust/others/sector_inquiries/financial_service
s/public_consultation.html




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Aiuti di Stato: nuova indagine della Commissione sulle agevolazioni
fiscali introdotte in Sicilia

La Commissione europea ha avviato un procedimento di indagine per stabilire la
compatibilità con il mercato unico dell’esenzione dall’IRAP (imposta regionale per le attività
produttive) concessa dalla Legge n.17/2004 della Regione Sicilia per alcune imprese
operanti nel territorio regionale. La misura consiste in una riduzione dell’IRAP per un periodo
di tre anni per le cooperative e gli istituti di vigilanza privata.

Secondo la Commissione europea tale misura costituisce chiaramente un aiuto di Stato in
quanto implica l’uso di risorse statali e conferisce un vantaggio selettivo a beneficio esclusivo
di talune imprese. La misura appare inoltre atta a falsare la concorrenza e ad incidere sugli
scambi tra Stati membri in quanto i beneficiari competono con altre imprese europee. Tale
vantaggio sarebbe dunque incompatibile con il diritto comunitario, il quale vieta gli aiuti di
Stato che falsano la concorrenza nel mercato comune.

Le autorità italiane hanno presentato argomenti volti a dimostrare che l’aiuto concesso si
configurerebbe come aiuto di Stato al funzionamento, compatibile con il mercato unico in
base alla deroga prevista dai paragrafi 2 e 3 dall’articolo 87 del Trattato CE, i quali
prevedono la possibilità di concedere aiuti di Stato alle regioni economicamente meno
sviluppate per sostenerne lo sviluppo economico(c.d. aiuti di Stato a finalità regionale).

La Sicilia rientra fra le regioni ammissibili a tale deroga, tuttavia, in base ad una prassi
consolidata della Commissione, gli aiuti al funzionamento (ovvero gli aiuti destinati a ridurre
le spese correnti dell’impresa come le esenzioni fiscali o la riduzione degli oneri sociali), pur
teoricamente ammissibili, sono di norma vietati. Essi possono essere autorizzati in via
eccezionale solo qualora siano giustificati da svantaggi identificati. Il livello dell’aiuto deve
essere proporzionale agli svantaggi che deve compensare. Inoltre, gli aiuti devono essere in
ogni caso decrescenti e limitati nel tempo.

L’onere di dimostrare l’esistenza degli svantaggi e quantificarne l’importanza spetta allo
Stato membro. Le informazioni fornite dall’Italia, a giudizio della Commissione non sono
sufficienti a dimostrare né che l’aiuto in questione sia giustificato dal contributo fornito allo
sviluppo regionale né che l’entità dell’aiuto sia proporzionata agli svantaggi che intende
compensare. La Commissione ritiene dunque che la misura non sia ammissibile ad alcuna
delle deroghe previste dal trattato ed ha deciso di avviare la procedura formale di indagine di
cui all’art.88, paragrafo 2 del trattato CE, il quale prevede, in caso di dubbi quanto alla
compatibilità di un provvedimento con il mercato comune, l’avvio di un procedimento formale
di esame con cui la Commissione invita lo Stato membro a presentare osservazioni.

In data 5 aprile 2006, la Commissione ha dunque invitato, tramite pubblicazione nella
gazzetta ufficiale dell’Unione europea C82/71, formalmente l’Italia e le altre parti interessate
a presentare le proprie osservazioni e a fornire tutte le informazioni utili ai fini della
valutazione della misura, entro il termine massimo di un mese. Il termine può essere
prorogato a discrezione della Commissione.

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Aiuti di Stato: indagine sulla concessione di una tariffa preferenziale per
l’elettricità alle industrie ad alta intensità energetica in Sardegna

La Commissione europea ha avviato un’indagine approfondita (ovvero la seconda fase delle
investigazioni formali) per verificare se l’istituzione di una tariffa preferenziale per l’elettricità
che l’Italia intende concedere ad alcune industrie grandi consumatrici di energia in Sardegna
é compatibile con le disposizioni del trattato CE sugli aiuti di Stato.

L’Italia intende concedere una tariffa preferenziale per l’elettricità ai produttori di alluminio
laminato, alluminio, cloro-soda, piombo e zinco in Sardegna, e compensare la disparità con i
prezzi di mercato utilizzando risorse statali. Una compensazione statale dei costi di
produzione sostenuti da un’impresa nel corso della normale attività imprenditoriale
costituirebbe un aiuto al funzionamento, autorizzato unicamente in base a condizioni
rigorosamente regolamentate dagli orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale
a favore delle regioni di cui all’articolo 87, paragrafo 3, lettera a), del trattato CE: l’aiuto deve
contribuire allo sviluppo delle regioni selezionate, deve mirare ad alleviare uno specifico
problema, deve essere proporzionato, limitato nel tempo e progressivamente ridotto.

La Commissione dubita della compatibilità dell’aiuto con il mercato comune in quanto non
sembra soddisfare i requisiti stabiliti negli orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità
regionale. In particolare, la Commissione:

       dubita della necessità dell’aiuto, giacché parrebbe che il livello generale dei prezzi
        dell’elettricità in Sardegna non sia più elevato che in altre parti d’Italia;
       teme che i calcoli e i prezzi di riferimento utilizzati dall’Italia per stabilire la tariffa
        preferenziale tendano a dar luogo ad una sovracompensazione;
       ritiene che l’obiettivo dell’aiuto non sia lo sviluppo regionale bensì il supporto ad un
        ristretto settore economico dell’isola;
       dubita che l’aiuto sarà progressivamente ridotto.

Inoltre, uno dei beneficiari potenziali delle misure proposte – Euroallumina – già in passato
ha beneficiato di aiuti statali, recentemente dichiarati illegali dalla Commissione (v.
newsletter di gennaio-febbraio). La Commissione ritiene che questa impresa non possa
beneficiare di ulteriori aiuti sinché non avrà provveduto a rifondere l’aiuto incompatibile con il
mercato comune già percepito.

La Commissione fa infine notare che alla luce della crescita economica della regione, la
Sardegna non sarà più ammissibile a beneficiare degli aiuti al funzionamento nel prossimo
periodo di programmazione degli aiuti regionali 2007-2013. Pertanto, la Commissione non
ritiene di poter approvare un regime che sarebbe in vigore soltanto per un periodo
estremamente breve nell’ambito degli attuali orientamenti, la cui scadenza è prevista alla fine
del 2006, e che sarebbe necessario sopprimere gradualmente ai sensi dei nuovi
orientamenti.

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Aiuti di Stato : nuove proposte della Commissione europea sugli aiuti di
Stato a favore di ricerca, sviluppo e innovazione e in materia di capitale
di rischio per le Pmi

Allo scopo di migliorare il sostegno finanziario a favore delle imprese innovatrici, la
Commissaria alla concorrenza Neelie Kroes ha recentemente annunciato che, entro al fine



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dell’anno, la Commissione adotterà una serie di misure in materia di aiuti di Stato a favore di
ricerca e innovazione e in materia di capitale di rischio. Le nuove misure fanno parte della
strategia di ammodernamento della normativa sugli aiuti di Stato prevista dal piano d’azione
del giugno 2005.

In materia di aiuti a favore di ricerca, sviluppo e innovazione è stata avviata una
consultazione pubblica su una bozza preliminare che amplia le forme di sostegno già
esistenti nell’ambito della disciplina per gli aiuti alla ricerca e sviluppo e introduce nuove
forme di aiuto, ad esempio per nuove imprese innovatrici, per i poli di innovazione settoriali o
regionali (―clusters‖) o ancora per l’innovazione di processo e organizzativa nei servizi. La
consultazione è aperta fino al 30 maggio.

Inoltre, la DG Concorrenza della Commissione europea ha pubblicato una bozza di
orientamenti su aiuti di Stato e capitale di rischio a favore delle piccole e medie imprese che
presenta, tra l’altro, i criteri in base ai quali la Commissione potrà considerare compatibile
aiuti sotto forma di capitale di rischio (in particolare un massimale di 1,5 milioni di euro per
Pmi destinataria su un periodo di 12 mesi). In questo caso la consultazione pubblica è aperta
fino al 12 maggio.

Le nuove regole degli aiuti di Stato sul capitale di rischio potrebbero entrare in vigore già
entro luglio, mentre la nuova disciplina sugli aiuti in favore di ricerca, sviluppo e innovazione
dovrebbe essere adottata in autunno.

Informazioni sulle consultazioni e i relativi documenti sono                disponibili   sul   sito
http://europa.eu.int/comm/competition/state_aid/others/action_plan/

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Aiuti di Stato : studio della Commissione sulla applicazione delle norme
relative agli aiuti di Stato a livello nazionale

Secondo quanto emerge da uno studio condotto dalla Commissione europea
sull’applicazione a livello nazionale della normativa europea relativa agli aiuti di Stato, le
imprese ricorrono in misura sempre maggiore alla legislazione antitrust comunitaria per
difendersi dagli oneri fiscali imposti dallo Stato di appartenenza mentre, solo di rado,
invocano tale normativa per contestare distorsioni della concorrenza generate dalla
concessione di aiuti illegali a imprese concorrenti.

Di recente pubblicazione, lo studio mette inoltre in luce la necessità di accelerare
l’applicazione da parte degli Stati membri delle decisioni di recupero di aiuti illegali (decisioni
con cui la Commissione impone allo Stato membro di prendere le misure necessarie per
recuperare l’aiuto dal beneficiario, qualora abbia constatato che esso é stato concesso in
modo abusivo). Troppo spesso infatti le procedure amministrative e giudiziarie
eccessivamente lunghe a livello nazionale sono all’origine di forti ritardi nel recupero di tali
aiuti, rischiando di vanificare l’azione della Commissione a tutela della concorrenza nel
mercato unico.

Lo studio conferma che i tribunali nazionali svolgono un ruolo determinante nella
applicazione delle disposizioni dell’UE in materia di aiuti di Stato. A partire dal 1999 il numero
di sentenze relative agli aiuti di Stato é più che triplicato (passando da 116 a 367) e
Germania, Italia e Francia risultano essere i paesi in cui il numero di sentenze emesse in
materia é stato il più elevato. La normativa comunitaria é perlopiù invocata a titolo difensivo:
il 50% delle sentenze riguarda infatti casi in cui i contribuenti si sono difesi contro



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l’imposizione ritenuta discriminatoria di un onere fiscale e, nel 12% dei casi, il beneficiario di
aiuti dichiarati illegali ha contestato la decisione di recupero. Solo nel 6% dei casi i tribunali
nazionali sono stati chiamati a pronunciarsi in merito alla concessione di aiuti di Stato ritenuti
illegali, su richiesta di una impresa concorrente a quella beneficiaria.

Le conclusioni dello studio verranno esaminate attentamente in occasione di una conferenza
internazionale organizzata dalla Accademia di diritto europeo che avrà luogo il 22 giugno p.v.
a Bruxelles.

Il testo completo dello studio é disponibile ai seguenti link:
http://europa.eu.int/comm/competition/state_aid/others/study_part_1.pdf
http://europa.eu.int/comm/competition/state_aid/others/study_part_2.pdf

Maggiori informazioni sulla conferenza sono invece disponibili al sito seguente:
http://www.era.int/stateaidenforcement

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Calendario istituzionale :

Consiglio dell’Unione Europea

15-16/05      Consiglio Affari Generali e Relazioni Esterne
05/05         Consiglio Economia e finanza (ECOFIN)
22-23/05      Consiglio Agricoltura e pesca
18-19/05      Consiglio Istruzione Gioventù e Cultura
29-30/05      Consiglio Competitività (Mercato Interno Industria e Ricerca)

Parlamento

03/05                Commissione per lo sviluppo
03-04/05             Commissione per il controllo dei bilanci
02-03/05             Commissione per lo sviluppo regionale
04/05                Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni
15/05                Commissione per i bilanci
02/05                Commissione per i trasporti e il turismo
03,04/05             Commissione per i problemi economici e monetari
03,04/05             Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare
29,30/05             Commissione per l’agricoltura e sviluppo rurale
02,03/05             Commissione per la pesca
29,30/05             Commissione per la cultura e l'istruzione
02,03/05             Commissione per gli affari costituzionali
03,04/05             Commissione per l'industria, la ricerca e l'energia
02,03/05             Commissione per le petizioni
02,03/05             Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori
02,03/05             Commissione per gli affari esteri
03,04/05             Commissione per il commercio internazionale
03,04/05             Commissione per l'occupazione e gli affari sociali
03,04/05             Commissione giuridica
02,03/05             Commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere

15-18/05             Sessione plenaria


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Gazzetta Ufficiale

Serie Legislazione

Direttiva 2006/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 Aprile 2006, relativa ai
rifiuti.

Direttiva 2006/21/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006,relativa alla
gestione dei rifiuti delle industrie estrattive e che modifica la direttiva 2004/35/CE.

Direttiva 2006/22/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 marzo 2006sulle norme
minime per l'applicazione dei regolamenti (CEE) n. 3820/85 e (CEE) n. 3821/85 del Consiglio
relativi a disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada e che abroga la
direttiva 88/599/CEE del Consiglio.



                                                                                           25
Regolamento (CE) n. 629/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 Aprile 2006,
che modifica il regolamento (CEE) n. 1408/71 del Consiglio, relativo all’applicazione dei
regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari
che si spostano all’interno della Comunità, e il regolamento (CEE) n.574/72 del Consiglio che
stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CEE) n1478/71.

Regolamento (CE) n. 561/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006
relativo all'armonizzazione di alcune disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti
su strada e che modifica i regolamenti del Consiglio (CEE) n. 3821/85 e (CE) n. 2135/98 e
abroga il regolamento (CEE) n. 3820/85 del Consiglio.

Serie Comunicazioni e informazioni

Commissione:

2006/C 102/10 Invito a presentare proposte — Progetti specifici nel settore della politica dei
consumatori.

2006/C 82/19 Aiuti di Stato — Italia — Aiuti di Stato C 34/2005 (ex n. 113/2005) — Legge
Regionale n. 17/2004 Art. 60 — Regione Sicilia — invito a presentare osservazioni a norma
dell’articolo 88, paragrafo 2 del trattato CE.

2006/C 84/06 I-Roma: Gestione di servizi aerei di linea — Bando di gara pubblicato
dall’Italia ai sensi dell’art. 4, par. 1, lett. d) regolamento (CEE) n.2408/92 del Consiglio, per la
gestione del servizio aereo di linea Alberga — Roma e vv.

2006/C 90/09 Invito a presentare proposte — EAC/18/06 — Promozione della cittadinanza
Europea attiva — Ptogettti pilota/Progetti cittadini 2006.


2006/C 80/07       Invito a presentare proposte in campo ambientale.


Corte dei Conti:

2006/C 94/01       Relazione speciale n. 6/ 2005 sulla rete transeuropea dei trasporti (TEN-T)
corredata delle risposte della Commissione.

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Per eventuali informazioni                            Tel.:            E-Mail:
rivolgersi a:
DG - Delegazione presso Nicolò                        00322            n.moore@confindustria.b
UE                         Giacomuzzi-Moore           2861209          e




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