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LE SENTENZE DELLA CONSULTA SULLA DOPPIA IIS

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LE SENTENZE DELLA CONSULTA SULLA DOPPIA IIS Powered By Docstoc
					              SENZA ECCESSIVI ONERI


COSA IL NUOVO GOVERNO POTREBBE FARE PER
     I PENSIONATI NELLA FINANZIARIA 2009




La relazione annuale del Governatore della Banca d’Italia non è
fatta per rallegrarci. Certo, Draghi è stato di una prudenza e di
una correttezza politica rare ed ha fatto di tutto per non creare
problemi al Ministro dell’Economia (con il quale si vuole che
non ci sia stato nel passato un rapporto idilliaco, date certe
critiche   giudicate   intempestive…..),   ma   aldilà   di   questo
problema di forma, è apparso chiaro dalle sue parole che la
situazione è davvero preoccupante. Mentre il Governatore
parlava di una crescita economica del P.I.L. più o meno vicina
allo zero si diffondevano i dati dell’inflazione “confessata”
dall’ISTAT, salita al 3,8%, cioè ben lontana dal misero
incremento annuale di una parte delle pensioni in base alla L.
335/95.
Certo, Draghi non ha mai pronunciato la parola “stagflazione”,
ma i dati ci dicono che il momento economico è connotato
proprio da: stagnazione dell’economia e inflazione crescente, il
che connota esattamente la stagflazione, così come dicevamo
su queste colonne qualche mese fa. Questo scenario pone gravi
problemi a Tremonti, il migliore – a nostro avviso – della
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squadra di governo ma, ancora di più, ne pone ai percettori di
redditi fissi, soprattutto ai pensionati che vedono ulteriormente
ridimensionate le loro risorse.
Tutto ciò impegna, peraltro, la diretta responsabilità del capo
dell’esecutivo poiché il problema riguarda i lavoratori in
quiescenza, cioè la maggioranza assoluta degli elettori, anche
tenendo conto che, nel corso della campagna elettorale, egli fece
precise promesse sulle pensioni e non può, certo, dimenticare
le altre che nel programma 2006 della C.d.L. volle dedicare ai
lavoratori a riposo di cui aveva chiesto il contributo di sforzi e
di voti ottenendo la piena collaborazione dei “Pensionati Uniti” e
della “Consulta dei Pensionati”.
Ma torniamo a Draghi: egli ha dato la sua ricetta: diminuire la
spesa ed allungare l’età pensionabile.
Chiunque lo seguirebbe su questa strada. Tuttavia, aldilà della
facilità quasi ovvia della sua diagnosi e della relativa “pozione”
da   somministrare      all’ammalata     Italia,   temiamo   che    la
questione, dopo gli ultimi disastri della politica di Prodi e di
Padoa-Schioppa, sia molto più complessa: Difficile ci pare agire
sulla   spesa   senza    privarci   di   ciò   che   resta   di    una
amministrazione pubblica ormai esangue e senza più mezzi o
senza rinunciare agli impegni internazionali dell’Italia che sono
una ricchezza di considerazione e di stima mondiale che non va
dilapidata.
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Rimane l’’aumento dell’età pensionabile. Poiché ci sono più
anni di vita bisogna dare più vita agli anni, nel senso che si può
e si deve lavorare più a lungo.
Noi siamo d’accordo su questo punto, ma non lo sono i
sindacati. Perciò bisogna cominciare a farli ragionare. Ma
l’aumento dell’età pensionabile è legato intimamente ad un
altro problema che deve essere risolto contemporaneamente:
quello della conservazione del potere d’acquisto delle pensioni.
Finora esse non hanno fatto altro che diminuire in termini reali
dal 1991 in poi, cioè dalle ultime sentenze perequative che
ottenemmo in Corte Costituzionale e dalla conseguente L.
59/91, anche sotto i colpi senza pietà delle due finanziarie di
Prodi per il 2007 e il 2008, nonostante gli ammonimenti della
Corte Costituzionale nella sentenza 30/2004 in cui i giudici
delle leggi dissero, pari pari, che il sistema di protezione del
reddito pensionistico non era adeguato.
Il rimedio di elezione su questo tema sarebbe esattamente
l’applicazione del punto 9 del programma elettorale del 2006
sulla    “Società   Solidale”,   nel    quale   venivano   risolti,   con
l’adesione di tutti i partiti che componevano la C.d.L., i
problemi più angosciosi dei pensionati italiani. Si può obiettare
che la realizzazione di quel programma portava via molto
tempo.
Tuttavia, per dare quel segnale di cambiamento che i
pensionati     si   attendono     dal    nuovo    governo,       ci   sono
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provvedimenti che possono essere inseriti da subito nella
prossima legge finanziaria e che non costano granchè.
  1) Abolire i c. 774, 775, 776 della finanziaria 2007 che sono
     maldestramente intervenuti sul problema della doppia
     I.I.S. sulla quale la giurisprudenza era pacifica, peraltro
     senza considerare che ormai la questione era marginale,
     riguardava solo poche persone e cioè quelli che erano
     andati in pensione fino al settembre 1995 cioè fino a 12
     anni fa e che perciò era inutile e maramaldesco infierire
     su       pensionati      che    già    facevano     i   conti        con   la
     sopravvivenza. Tutto ciò con scarsi o nulli risultati sul
     bilancio dell’INPDAP e contro precisi ammonimenti di
     quasi tutte le sezioni giurisdizionali della Corte dei Conti
     che denunciavano la contrarietà di questa misura sia al
     principio di affidamento del cittadino nei confronti dello
     Stato sia a quello della eguaglianza di trattamento tra
     cittadini più fortunati (quelli i cui ricorso sono stati
     trattati PRIMA ) e cittadini meno fortunati, (quelli che
     ancora non hanno visto risolti giudizialmente davanti alla
     Corte dei Conti il loro caso).
  2) Abolire       la   novità      del    tutto     incostituzionale        della
     finanziaria 2008 che limita ancora le pensioni dei dirigenti
     civili    e   militari    dello      Stato    privandoli   di       qualsiasi
     adeguamento annuale (cioè perfino di quella inflazione
     programmata di cui all’art. 1 della L. 335/95!).
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3) (ne abbiamo già parlato) dettare normativamente l’obbligo
   per tutti i futuri negoziatori sindacali e confederali di non
   limitare ai soli lavoratori in servizio i miglioramenti dei
   rinnovi contrattuali, ma di dedicare il 30% delle risorse
   disponibili ai pensionati del settore.
Queste tre novelle non costano granchè. Sono il segno della
discontinuità con gli errori del Governo Prodi nella gestione
della     politica    pensionistica.    Possono      essere        coniugate
ottimamente          con   qualsiasi   sforzo   di   miglioramento         e
rientrare in pieno in quello schema. Keinesiano che deve
essere sempre presente ad ogni politico intelligente.
Lord J. Maynard Keynes dice nel suo immortale saggio “The
General Theory of Employment Interest and Money” che “se la
propensione a consumare non è molto inferiore all’unità,
piccole        fluttuazioni     dell’investimento       provocheranno
fluttuazioni ampie dell’occupazione; ma nello stesso tempo
anche un incremento relativamente piccolo dell’investimento
porterà ad un’occupazione piena”.
In altre parole anche un minimo aiuto ai pensionati la cui
propensione al consumo è massima, mentre la possibilità di
“consumare” effettivamente è minima per la scarsità dei
mezzi      a    disposizione,     potrebbe      attivare      il     rilancio
dell’economia che langue per l’ormai cronica diminuzione
della domanda interna.
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(Filippo de Jorio)

				
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