L'avvocato Barack Obama è il nuovo presidente degli Stati by zuw43706

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									PARTITO DEMOCRATICO DI PISTOIA
ASSEMBLEA PROVINCIALE DEL 9.12.2008


INTERVENTO DI DANIELA GAI


L’avvocato Barack Obama è il nuovo presidente degli Stati Uniti.
Non so quanti di voi ricordano che egli iniziò la sua campagna elettorale dalla piazza
del Campidoglio di Springfield, Illinois; una cittadina che molti di noi conoscono per i
Simpson. Ma che tutti i buoni cittadini statunitensi conoscono come il paese di origine
di uno dei Presidenti più famosi della loro storia: il repubblicano Abraham Lincoln,
avvocato.
Di Lincoln stasera mi piace ricordare un passo del suo discorso di insediamento del
1861; un appello rivolto agli Stati che avevano dichiarato la secessione, che avevano
abbandonato l’Unione perché si rifiutavano di abolire la schiavitù: “Non siamo nemici,
ma amici. Non dobbiamo essere nemici. Anche se la passione può averli indeboliti, essa
non deve spezzare i nostri legami di affetto”. Come si sa, l’appello non sarebbe stato
ascoltato, e ne sarebbe seguita una guerra civile che costituisce il primo grande massacro
su scala industriale della storia, con più di 600.000 morti.

Anche noi, se è lecito paragonare le cose grandi alle piccole stasera più che mai
dobbiamo ricordare che “non dobbiamo essere nemici”. E non ce lo chiedono solo “i
legami di affetto” che ci legano in quanto appartenenti alla stessa comunità politica. Se
mai, su quali siano i confini di questa comunità stasera stiamo discutendo.

Non dobbiamo essere nemici. Ce lo impongono la ragionevolezza e il realismo: la
durezza dello scontro interno in questa fase e in quella, che tutti auspichiamo la segua,
delle elezioni primarie di coalizione, se tracimerà oltre certi livelli di guardia che stiamo
raggiungendo a grande velocità, potrà solo risolversi in un vantaggio fornito ai nostri
veri avversari. Non dobbiamo, non possiamo essere vittime delle nostre passioni.

Ma credo anche che dobbiamo guardare in faccia la realtà e discutere insieme, senza
ipocrisie, serenamente, ascoltandoci davvero gli uni con gli altri, su quello che ad oggi
ci unisce e quello che ad oggi ci divide.

Se non mi sbaglio, ci unisce una comune valutazione positiva dell’operato della
Amministrazione Provinciale uscente, sia come Consiglio sia come Giunta:
 • ci unisce un Manifesto che insieme abbiamo discusso alla Conferenza
   programmatica e che farà da fondamento alla nostra Campagna elettorale di
   coalizione, oltreché da guida al governo della Provincia, se gli elettori ci
   confermeranno la loro fiducia.
 • Ci unisce la scelta di svolgere primarie di coalizione, e, come si dice, “primarie vere”.

E’ molto? E’ poco? Non lo so. Ma questo è quanto. E su questo oggi dobbiamo
costruire la nostra linea di condotta, senza fughe in avanti ma anche senza forzature.

Sul ruolo che il partito deve svolgere nella valutazione e nella selezione delle
candidature, invece siamo divisi.
O meglio siamo d’accordo in linea di principio: ma nei fatti, non siamo riusciti a trovare
una sede collettiva di valutazione preventiva dei possibili candidati. Sono gia
intervenuta su questo punto nell’incontro con Manciulli.
E su questo condivido le critiche rivolte alla segretaria provinciale, che ha proposto il
suo candidato con modi e tempi “giornalistici”, dettati dalla volontà di sparigliare,
sorprendere e vincere da sola, (fatte salve le voci di corridoio solite in un paese piccolo
in cui, come si sa, la gente mormora) piuttosto che a quella di valutare, discutere,
ponderare insieme.

Sul punto mi tocca precisare, a fronte di un’analogia che Daniela ha ripetutamente
trovato tra il suo “identikit” di sabato scorso e l’appello a favore della mia candidatura,
che l’appello a mio favore è arrivato in tempo per conoscere discutere, valutare. Il suo
identikit, l’appello a favore di Cecilia seguono un crescendo giornalistico: Sabato
l’identikit, domenica l’appello per Cecilia; lunedì la direzione; martedì la convocazione
di questa assemblea. Il tempo, in politica, ha un significato preciso. E inoltre, mi tocca
far notare a Daniela l’ovvietà che né la sottoscritta né i firmatari dell’appello sono la
segretaria provinciale del PD. Insomma, per quanto riguarda il coinvolgimento degli
organi statutari del partito, Cecilia Turco, è, al momento, il candidato della segretaria.

Ma torniamo al ruolo che il partito deve svolgere nella selezione delle candidature: se è
vero che il partito non dovrebbe limitarsi ad essere notaio, dichiaro qui che non mi
convincono quanti, su questa base, si propongono di neutralizzare o addirittura di
abolire il ricorso alle primarie.

Nessuno degli intervenuti in questo dibattito lo ha fatto, ma argomenti di questo
genere sono girati spesso. Si tratta di una logica distorta, da ceto politico
autoreferenziale, non di professionisti, ma di mestieranti, che considera il consenso
dell’elettorato un dato acquisito; una logica che presiede all’attuale trionfo delle liste
bloccate nelle competizioni elettorali e che è a mio avviso la prima responsabile delle
difficoltà in cui ci dibattiamo, per la verità non solo e neppure tanto a Pistoia, rispetto
ad altri luoghi e ad altri livelli territoriali. La sospensione delle primarie di partito a
Firenze non può e non deve far recedere nessuno di noi dal comune intento di
procedere a primarie di coalizione.

Passiamo al secondo punto che ci vede divisi: la questione del riequilibrio tra le culture,
o per chiamare le cose con il loro nome, tra i partiti che hanno dato vita al PD; su
questo punto mi preme far notare che se molti esponenti dell’assemblea vogliono che il
prossimo candidato alla Presidenza della Provincia sia di provenienza della ex-
Margherita, bisogna dare atto a Daniela che il suo impegno in questi mesi è stato
indirizzato coerentemente almeno ad evitare che il candidato potesse essere un ex-DS:
quindi anche la segretaria si è fatta in parte carico di dare una soluzione al riequilibrio
delle provenienze, cercando di evitare che il tema del riequilibrio si ripresenti al
momento della scelta di altre candidature per altre cariche monocratiche, ad esempio al
comune di Pistoia.

In generale, credo che la questione del riequilibrio sia legittima, ma che il criterio non
possa applicarsi meccanicamente, a prescindere dal tema delle altre caratteristiche che il
candidato deve presentare per avere un’effettiva possibilità di competere alle elezioni
con i nostri veri avversari.

Io ritengo che il problema andasse affrontato con un ampio dibattito interno, ma che se,
come oggettivamente mi pare sulla base dei nomi che sono circolati in questi mesi, non
si era nelle condizioni di individuare uno o più candidati espressione della ex
Margherita su cui raccogliere il consenso di tutto il partito, l’unico modo legittimo di
risolvere il problema fosse quello, su cui stasera siamo d’accordo, di rinviarlo ai cittadini
elettori delle primarie.

Non mi sfugge – dati i vecchi rapporti di forza fra DS e Margherita – il possibile
handicap con il quale al momento esponenti della ex Margherita entrano in un
confronto di questo genere: ma non possiamo nemmeno legittimare una sospensione a
tempo indeterminato di uno degli strumenti di partecipazione più innovativi di questo
nuovo partito in nome di rapporti di forza tra appartenenze ormai sempre più lontane e
sfuocate. Caterina Bini ha ragione: siamo un partito nuovo: ma non nascondiamocelo,
siamo anche (guardate le liste dei fondatori) un partito di vecchi e un partito incrostato
da troppe vecchie questioni. Sono nuovi i nostri strumenti: usiamoli!
Usiamoli davvero!

Per questo ho molto apprezzato l’intervento di Federica Fratoni nel punto in cui accetta
a viso aperto e senza ambiguità il principio del confronto attraverso primarie di
coalizione.

Veniamo alo terzo punto su cui siamo divisi: il candidato della segretaria, che
sicuramente è autorevole e che gode già di un seguito apprezzabile tra i cittadini e
anche nel nostro partito (a giudicare dalle molte firme che abbiamo potuto leggere sui
giornali a sostegno della sua candidatura).

Il tema politicamente più rilevante che stiamo trattando stasera, anche a seguito
dell’intervista di Agostino, verte intorno a questo tema: se e in che misura l’avvocato
Cecilia Turco possa far parte, sia espressione, o possa rappresentare il Partito
Democratico.
Insomma discutiamo come ho detto all’inizio, sui confini della nostra comunità
politica. Anche questa discussione mi fa tornare in mente l’avvocato Lincoln, che nel
1863, nel suo discorso celebrativo della battaglia di Gettysburg ebbe a definire la
democrazia “the government of the people, by the people, for the people”. Dopodiché
politologi e traduttori si trovarono il problema di come interpretare quelle tre
preposizioni:”of”, “by” e “for”.
Se mi permettete un altro passaggio dalla Storia alla cronaca, anche noi stiamo
discutendo se Cecilia sia un candidato “of the PD, by the PD, for the PD”. Una
questione che al di là delle battute, ritengo politicamente seria.

Ora, come dice Cecilia nella sua lettera di domenica, le regole hanno una loro rilevanza:
ma dietro e oltre le regole è anche necessario affrontare la sostanza dei problemi.

Venendo alla sostanza, riconosco che il tema è quello delle posizioni politiche sostenute
da Cecilia nel recente passato rispetto alle contrapposizioni che hanno attraversato la
sinistra e il centro-sinistra alle ultime elezioni comunali e su diversi temi
amministrativamente caldi (mi riferisco alle questioni poste dalle liste civiche).
Secondo me però si tratta di problemi politici che dobbiamo sforzarci di superare con
un rigoroso confronto programmatico, non di solchi da approfondire sin da ora, se non
vogliamo consegnare la Provincia al Centro-destra.

E poi ritengo che a garanzia della tenuta programmatica della candidatura di Cecilia
siano sufficienti, se non vi bastasse il sostegno della segretaria, le firme a suo favore di
esponenti del nostro partito come Renzo Innocenti e Paolo Bruni: nessuno può
dubitare della loro autorevolezza di dirigenti del nostro partito; e ancora meno si può
dubitare del loro senso della prudenza e dell’equilibrio.

Ma torniamo alla forma che, come dice Cecilia nella sua lettera di domenica, ha la sua
importanza.
Di certo Cecilia non risulta tra gli elettori delle primarie, non è tra i fondatori del
partito, non risulta iscritta al partito.
La questione è rilevante sul piano delle regole, perché a quanto mi consta lo statuto
nazionale art. 20 comma 4 del PD recita “nel caso di primarie di coalizione, gli iscritti
al Partito democratico possono avanzare la loro candidatura qualora essa sia sottoscritta
da almeno il 35% dei componenti l’Assemblea del livello territoriale corrispondente”.
Veniamo alle possibili vie di uscita da questa impasse: decisamente credo che sia da
evitare la scena patetica di chiedere a una persona di iscriversi, invece che al partito, alla
candidatura a Presidente della Provincia.
Neppure possiamo fermare quello che è un processo politico in atto, l’emergere e il
consolidarsi della candidatura di Cecilia Turco, sulla base di un punto di forma. E
d’altra parte non possiamo nemmeno far finta che le regole non ci siano, o interpretarle
in maniera troppo forzata.

Per questo, avanzo una proposta. Visto che siamo d’accordo sulle primarie di
coalizione, evitiamo di raccogliere le firme in assemblea: i membri dell’Assemblea
potranno certamente firmare come cittadini, secondo le regole che ci siamo dati per le
primarie di coalizione, per chi credono (e scommetto anche che ci sarà qualcuno che
farà i conti sulle precentuali, per cui se si vuole, l’esito sarà comunque pubblico e
riconoscibile). Ma così si parte formalmente alla pari, come candidate, del PD, dal PD e
per il PD. Ammetto che sarei contenta se da stasera potessimo uscire con tre donne in
lizza per le primarie di coalizione (ammesso che tutte ce la facciamo a raccogliere le
molte firme necessarie). Sì, tre: infatti, colgo l’occasione per confermare la mia
intenzione di competere alle primarie. Sulle ragioni di questa mia decisione non ho più
il tempo di trattenervi ( e mi scuso per la lunghezza). Non mancherà occasione.

Mi basterà dire che ho la presunzione, per usare ancora le parole dell’avvocato Cecilia
Turco, di avere fatto buona politica “quella delle parole chiare e semplici, quella delle
scelte che mettono ordine alle attese e ai bisogni secondo una gerarchia di valori che
vede primi fra tutti quello della solidarietà”, dell’uguaglianza delle opportunità e della
valorizzazione del merito al di là delle origini sociali o di censo.
Di averla fatta per dieci anni da assessore provinciale al bilancio, alle politiche sociali e
alle politiche giovanili.
E chiedo che questa mia presunzione sia giudicata dal mio partito, dai nostri
simpatizzanti e dai nostri elettori.

Mi resta il tempo di fare gli auguri a tutti noi per la sfida difficile che abbiamo davanti;
di fare gli auguri a Federica per questa competizione; di fare gli auguri a Cecilia. Se non
sarò io la vincitrice, sicuramente sosterrò lealmente chi lo sarà.

Con gli auguri però, chiedo a Cecilia di rispondermi e a tutti voi di riflettere su un
punto politico che ritengo ineludibile: Lincoln era un avvocato, Obama è un avvocato,
Cecilia è un avvocato.
Una delle cose che però distingue Cecilia dagli altri due (oltre al genere) e sulla quale
intendo soffermarmi concludendo il mio lungo intervento è che lei si candida a
rappresentare un’istituzione politica nello stesso ambito territoriale sul quale in questi
anni so che ha svolto compiti importanti e delicati in ambito giudiziario sia rispetto alle
vicende del sistema politico, sia alle vicende del sistema economico.
Sia chiaro, non insinuo sospetti e non faccio pettegolezzi. Non parlo male di una
signora assente, come giustamente ci ammoniva a non fare martedì scorso Giovanni
Sarteschi.
Ma francamente non posso pensare che il berlusconismo ci abbia reso completamente
insensibili rispetto al fondamentale tema dei limiti e degli equilibri fra le varie sfere di
interessi e di potere che convivono in una realtà sociale come la nostra: soprattutto in
una realtà vischiosa e complicata come la nostra.

Il tema non è quello del conflitto di interessi: il tema è quello del pregiudizio in senso
tecnico che può provocare, sui cittadini e i soggetti amministrati, l’assommarsi nella
stessa persona di una quantità così consistente di potere proveniente da ambiti sociali e
istituzionali diversi, che è opportuno rimangano distinti. Cosa ha da dire Cecilia su
questo? Glielo chiedo io, qui e ora, prima che a chederglielo siano i nostri veri avversari.
Certo, “l’impresa è possibile”. Ma solo nella chiarezza.



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