Bullet for my Valentine – The Poison

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Bullet for my Valentine – The Poison Powered By Docstoc
					                        Bullet for my Valentine – The Poison

                                        Anno: 2005
  Line – up: Matthew “Matt” Tuck (voice, guitar), Michael “Padge” Paget (guitar), Jason “Jay”
        James (bass), Michael “Moose” Thomas (drums) – ex-member Nick Crandle (bass)

La gioventù, si sa, come ogni bella esperienza, è destinata a scomparire, o comunque a
raggiungere un naturale epilogo. Peccato che, quando si è giovani, spesso non si capisca
quanta fortuna e quali energie si abbiano in corpo. Talvolta, infatti, sono le "pene
amorose", i "disagi sociali" tanto stereotipati dalle "cattive compagnie" e gli stravizi che
possono trasformarsi in condanne, ad appannarne l'impareggiabile bellezza. Uno dei modi
per esprimere la "sofferenza giovanile" anche se sarebbe meglio definirla "emotività
negativa passeggera" è ascoltare un disco dei Bullet for my Valentine. In particolare
questo, "The Poison". Innanzitutto il genere: "metalcore". Esso nasce verso la fine degli
Anni Novanta quando il mondo del Metal viene stravolto da due novità principali: il
crossover e il death metal melodico di stampo scandinavo. I giovani cresciuti a "Pane,
Sepultura e Pantera", si ritrovano proiettati traumaticamente in un presente dove la
melodia si alterna alla potenza: gruppi a due voci (oppure una sola ma con alternanza
melodico/growl), suoni campionati, tastiere, bassi e chitarre a ritmi da "speed" con cambi
di tempo improvvisi nonché un deciso mutamento di "look".
Il chiodo non serve più, sono ammesse le "zazzere rasta", i pantaloni larghi con il cavallo
basso e le scarpe firmate. In Svezia e Finlandia si percepisce il "bisogno" di sonorità nuove,
così mentre i norvegesi rimangono serrati tra i fiordi imbevendosi di "caro, vecchio black
metal" (non azzardatevi a compatirli, se ne rincrescerebbero assai!) da Stoccolma a
Helsinki si diffondono le melodie di Soilwork, In Flames, Pain e Dark Tranquillity. Il
genere cavalca l'onda del momento, complice un elevato appoggio adolescenziale: le voci
strozzate, le movenze quasi "rap", lo stile provocatorio e socialmente impegnato (alla Phil
Anselmo, per intenderci), gettano le basi del "metalcore". Le "giovanissime fans"
impazziscono sia per il genere che per gli interpreti, gli amanti dell'hardcore si avvicinano
non poco alle tonalità pulite ma graffianti di queste nuove bands ed il "mercato" fiuta
l'affare. AAAAAAAAALT!!! Lungi da me qualsiasi valutazione critica di carattere
commerciale: credete forse che anche i più "puri" non siano ormai macchine da soldi?
Alcuni esempi: Manowar, Iron Maiden, Metallica.
Ma tornando all'album, occorre ammettere che l'intro è già notevole e dimostra una qualità
melodica eccellente. I pezzi che seguono (tra cui spicca "Suffocating Under Words of
Sorrow") sono una "combo" devastante tra voci esasperate, cori ed effetti del mixer (in
particolare loops e filters sulle voci). Da non sottovalutare le chitarre che, pur senza
affidarsi ad assoli strabilianti, rendono il suono pulito e penetrante.
In entrambi i casi in cui lo si consideri un album (di genere) evoluto, oppure involuto,
occorre stabilire cosa si intende per "evoluzione" (o involuzione). Se la risposta cade sulla
capacità tecnica e sulle emozioni che tale musica trasmette, i Bullet for My Valentine
hanno introdotto novità importanti nel mondo alternative. Se, invece, la qualità si misura
in rapporto a quanto è stato scritto e suonato sinora...Beh, è meglio rassegnarsi poiché la
specie creativa alla quale probabilmente vi riferite si è estinta da parecchio tempo, con i
dinosauri di fine Anni Novanta!

                                                                              Fabio Ferrarini
                                                                             Der Rock Sniper