Walter Benjamin – L'opera d'arte nell'epoca della sua

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Walter Benjamin – L'opera d'arte nell'epoca della sua Powered By Docstoc
					Walter Benjamin – L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica
Walter Benjamn ripone una particolare attenzione per l'avvento delle nuove tecniche e per il loro carattere di massa: 1) La riproducibilità dell'opera pone termine ad una concezione aristocratica dell'arte segnando una rottura decisiva tra il XIX e il XX secolo. Il cambiamento delle condizioni di produzione ha reso possibile la soppressione del capitalismo, eliminando un certo numero di concetti tradizionali basati sull'esaltazione del grande individuo, quali i concetti di creatività e di genialità, di valore eterno e di mistero. I nuovi concetti introdotti nella teoria dell'arte si distinsero da quelli correnti per il fatto di essere inutilizzabili ai fini del fascismo e, per converso, per la formulazione di esigenze rivoluzionarie. 2) La riproducibilità dell'opera è alienante e provoca la distruzione dei rapporti umani. L'opera d'arte riprodotta presenta quindi due nuovi volti: 1) Alienato: la pedita dell'aura L'opera viene estratta dalla sua tradizione; ne viene distrutto il suo hic e nunc, ossia la possibilità di coglierla nella sua singola autenticità, la cui fruizione renderebbe al soggetto un'esperienza soggettiva. 2) Progressivo: maggiore valore espositivo Corrisponde ad una nuova prassi di fruizione dell'opera d'arte fondata non più sul rituale, ma sulla sua intrinseca politicità. L'arte inizialmente aveva assunto un valore culturale che, con la nasciata delle nuove funzioni, si è trasformato in valore espositivo: avvertiamo il primo passaggio graduale nella rappresentazione del volto umano attraverso il ritratto fotografico per il culto del ricordo dei cari lontani o dei defunti. E' esigenza vivissima delle masse quella di rendere le cose, spazialmente e umanamente, più vicine: 1) La fotografia, permettendo di scegliere il punto di vista, può rivelare aspetti dell'originale che sono accessibili soltanto dall'obbiettivo; coglie dunque immagini che si sottraggono interamente nell'ottica natuarle. 2) Il cinema, con il primo piano movimento. dilata lo spazio, con la ripresa a rallentatore dilata il

La prestazione dell'interprete cinematografico viene l'apparecchiatura: questo implica due conseguenze diverse:

mostrata

attraverso

1) La prestazione dell'interprete viene sottoposta ad una serie di test ottici: manovrata dall'operatore, l'apparecchiatura prende costantemente posizione nei confronti della prestazione stessa. Il montaggio è la serie di tutte queste prese di posizione e costituisce il film definitivo. 2) L'interprete cinematografico, a differenza dell'attore di teatro, perde la possibilità di

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adeguare la propria interpretazione al pubblico. Quest'ultimo, a sua volta, si immedesima in lui assumendone unicamente l'atteggiamento. Rispetto al teatro, con il cinema l'immagine dell'interprete è diventata trasportabile: il cinema risponde al declino dell'aura costruendo artificiosamente il culto del divo. La stessa distinzione tra autore e pubblico viene progressivamente meno: nel cinema, chiunque può fare la comparsa; la stampa quotidiana permette a tutti di scrivere nella rubrica delle "lettere al direttore". La riproducibilità tecnica dell'opera d'arte modifica il rapporto delle masse con l'arte: da estremamente retrivo, nei confronti ad esempio di un Picasso, diventa estremamente progressivo, nei confronti per esempio di un Chaplin.

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