Congresso nazionale DS – Pesaro 16-18 novembre 2001

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Congresso nazionale DS – Pesaro 16-18 novembre 2001 Powered By Docstoc
					                  Congresso nazionale DS – Pesaro 16-18 novembre 2001

                                         Documento sullo Sport


< Lo sport del Novecento… è stato una delle principali, forse la principale, forma di intrattenimento per
miliardi di spettatori che in tutto il pianeta hanno popolato stadi, impianti, strutture specializzate. Spettatori
fisicamente, spesso fragorosamente presenti ai bordi di un campo e poi, con lo sviluppo dei mezzi di
comunicazione di massa, sterminato pubblico dei media. Pubblico… che attorno allo sport, ai suoi simboli, ai
suoi campioni, ha vissuto esperienze eccitanti, talvolta irripetibili, sviluppando processi di identificazione e
persino costruendo appartenenze socialmente significative. Ma anche esercito di appassionati che, nelle
forme più diverse e con differenti tassi di coinvolgimento, quella esperienza hanno voluto praticare
direttamente. Trovando forse in essa, nella reiterazione di un gesto arcaico -come il correre, il saltare, il
nuotare, il lanciare – via via disciplinato in codici, una risposta emozionalmente densa a bisogni che altre
manifestazioni della vita sociale non riescono a soddisfare con pari capacità espressiva> (Nicola Porro,
Lineamenti di sociologia dello sport- -Carocci 2001).

Per ragioni che hanno a che vedere con una tradizione di “diffidenza” nei confronti del mondo dello sport, i
DS hanno avuto in questi anni una attenzione altalenante verso questo Settore. Non tutto il Partito,
ovviamente, come dimostra l’esperienza del Gruppo Sport Nazionale, composto da dirigenti sportivi
nazionali e locali degli Enti di promozione sportiva e del CONI, da atleti di prestigio, sindacalisti,
amministratori locali, parlamentari. Un gruppo che ha un elevato livello di elaborazione culturale sulle
politiche sportive. Nonostante ciò la capacità di ascolto e di investimento da parte degli organismi del Partito
in questi anni è stata molto scarsa. Il nostro Settore rientra tra quelli portatori di istanze nuove: nuovi diritti
di cittadinanza, una nuova qualità della vita, nuove libertà, sistemi di non profit e di selfhelp, nuove
occasioni di lavoro non ancora sufficientemente tutelate e riconosciute, settori con i quali il Partito ha fatto
fatica a dialogare.

Rispetto a questo imponente fenomeno sociale, l’iniziativa del Governo di Centro-Sinistra, nella passata
legislatura, ha registrato una legislazione in materia senza precedenti (riforma dell’ISEF; riforma del CONI;
riforma dell’Istituto per il Credito Sportivo; sgravi fiscali per le società sportive dilettantistiche; legge sul
Doping;misure in ambito scolastico; possibilità di quotazione in borsa delle società professionistiche…) ma
ha difettato in qualche misura di una visione adeguatamente e compiutamente riformista che facesse perno
sui cittadini del mondo dello sport, e non sugli interessi forti e consolidati che ancora oggi bloccano processi
di cambiamento e di democratizzazione. Occorre ripartire da questo per portare a compimento la riforma
complessiva del sistema sportivo italiano.

Nel Gruppo Sport Nazionale ci sono compagne e compagni che, rispetto al dibattito congressuale, si
riconoscono in mozioni diverse. Questa diversità è una ricchezza se non ci impedisce, come non ci ha
impedito in passato, di lavorare insieme, così come oggi non ci impedisce di firmare un documento che
presentiamo a tutto il Partito, alla ricerca di una assunzione di responsabilità collettiva.

Lo Sport contemporaneo è attraversato da profonde trasformazioni che impongono alla Sinistra una
riflessione attenta e necessitano di un forte impegno del nostro Partito.

Nel pieno rispetto dell’autonomia delle strutture organizzative dello sport, che è per noi un valore costitutivo
di questo importante settore della società moderna, ma anche nella consapevolezza che proprio quelle
trasformazioni ci pongono davanti a problemi nuovi che hanno bisogno di risposte adeguate anche dai partiti,
che si devono occupare di tutti i temi che riguardano la convivenza civile.
Abbiamo assistito all’irrompere sulle scena dello sport per tutti, del profit, delle televisioni.
Tre novità che in pochi anni hanno radicalmente trasformato questo mondo. Al punto che oggi si discute del
rapporto tra sport e business e, allo stesso tempo, ci si pone l’obiettivo del consentire l’esercizio del diritto
allo sport a tutti i cittadini e ci si interroga su come questo possa diventare uno strumento per contribuire a
rilanciare una nuova stagione del welfare.

La diffusione della pratica sportiva ha raggiunto nel nostro Paese livelli assai vicini a quella delle realtà
europee.
Gli ultimi dati ISTAT del 1998 ci parlano di una realtà davvero importante.
Oltre quindici milioni di Italiani hanno praticato sport in maniera continuativa o saltuaria; oltre trentasei
milioni hanno praticato attività fisica e di tutti questi, diciassette milioni sono donne.
Davvero possiamo dire che il nostro non è più solo un popolo di spettatori e di telespettatori. Donne e uomini
impegnati a vario livello nello sport e con diverse motivazioni, ma comunque accomunati dalla volontà di
praticare una attività che migliora la qualità della vita. Donne e uomini che per questa via esercitano un vero
e proprio diritto di cittadinanza. E che chiedono di poterlo esercitare.
E lo sport diviene strumento di iniziativa sociale in mondi una volta lontani ed impensabili, nelle carceri,
nelle comunità rom, nei confronti dell’immigrazione.

Poi ci sono le radicali trasformazioni dello sport professionistico.
La diffusione dei nuovi sistemi di telecomunicazione ha mutato la funzione della televisione, che da
semplice strumento di trasmissione è diventato il soggetto principale del finanziamento di una parte dello
sport.
Si pensi in particolare a quanto accaduto nel calcio, dove nel giro di tre stagioni gli introiti derivanti dai
diritti televisivi si sono più che raddoppiati. Nella stagione 1999-2000 si calcola che i club di serie A e B per
la cessione dei diritti in chiaro e in criptato abbiano ricavato oltre mille miliardi di lire. E a come
"l'ufficializzazione" del profit delle società professionistiche abbia portato all'attenzione, oltre al risultato
sportivo, quello economico.
Il sistema calcio ha raggiunto un giro di affari complessivo di oltre novemila miliardi. Una realtà che
ovviamente si caratterizza anche per il grande impatto mediatico, per il gran numero di praticanti, per
l'attenzione con cui è seguito da milioni di spettatori negli stadi e davanti alla televisione.

Alla luce di queste profonde trasformazioni lo sport è senza dubbio un grande fenomeno sociale, economico
e mediatico.
La nostra idea di fondo è, quindi, quella dello sport come diritto di cittadinanza (dalla scuola alla terza
età). Una idea che, insieme al mondo dello sport, vogliamo far vivere nelle iniziative parlamentari del
Partito, dell’Ulivo e nella società.

A partire dai Congressi occorre che il Partito si appropri di queste problematiche, costruendo ovunque forme
organizzate e stabili di elaborazione e di iniziativa, con le modalità che verranno stabilite dal Congresso
Nazionale. A partire dal Gruppo Nazionale, infatti, bisognerà ripensare le forme del nostro stare dentro il
Partito per poter contare di più. Dovranno essere costruiti in periferia punti di riferimento per i tanti
compagni e simpatizzanti che già oggi operano sul territorio nelle società e nelle associazioni sportive.

Il Gruppo Sport Nazionale si impegna a svolgere fino in fondo una funzione dirigente e far si che il nostro
Partito possa tornare ad esser il catalizzatore di energie democratiche e libere che si muovono nella società.
Noi vogliamo conoscere, interpretare ciò che si muove nella società per tornare a governare, perché crediamo
che questo “disastrato” occidente abbia un futuro più giusto, più equo, più democratico e più libero.


                                                         Il Gruppo Sport Nazionale dei Democratici di Sinistra



Roma, 24 settembre 2001