1 A.N.D.E.S. ASSOCIAZIONE NAZIONALE DELEGATI PER LA SICUREZZA I by kellena93

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									                                         A.N.D.E.S.
            ASSOCIAZIONE NAZIONALE DELEGATI PER LA SICUREZZA


                              I° CONGRESSO NAZIONALE
            AGGIORNAMENTI ED INNOVAZIONI IN TEMA DI SICUREZZA:
                           IL NUOVO RUOLO DEL DELEGATO
                                  (Roma, 1-2 luglio 2008)



LA GESTIONE DELLA SICUREZZA NEGLI IMPIANTI SPORTIVI: RESPONSABILITA’
                         DEL DELEGATO PER LA SICUREZZA




                                                                        Avv. Lina Musumarra
                                                                           linaemme@yahoo.it


                                                                   Dott. Stefano Dambruoso




Premessa


  Perseguire il tema della sicurezza significa attribuire alla tutela della salute un valore
  assoluto, la cui salvaguardia richiede un forte impegno di cooperazione, non solo a
  livello nazionale, ma soprattutto europeo ed internazionale.


  Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nella materia “tutela della salute” si
  comprendono tutti gli interventi finalizzati a garantire la tutela della salute del cittadino
  (nel caso di specie, sia nella veste di praticante un’attività sportiva, a livello amatoriale,
  ricreativo o professionistico; sia in quella di spettatore di una manifestazione sportiva;
  sia quale prestatore d’opera, gratuita o retribuita) con riferimento non solo alla sua
  sanità personale, dal punto di vista del benessere fisico e mentale, ma anche alla
  salubrità dell’ambiente e dei luoghi di lavoro, nonché agli interventi preventivi e
  riabilitativi.



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Il quadro normativo in tema di sicurezza sul lavoro si applica, pertanto, al mondo dello
sport - professionistico e dilettantistico – producendo, in alcuni casi, considerazioni di
particolare complessità dovute al concorrere di una speciale disciplina introdotta dal
legislatore con riferimento, in particolare, alla gestione dell’ordine e della sicurezza
pubblica all’interno degli impianti sportivi dove si disputano incontri di calcio.



    1. La tutela delle condizioni di lavoro



Conformemente all’art. 32 Cost., il quale, in via generale, tutela la salute come diritto
primario del singolo, l’art. 2087 cod. civ. dispone che: <<l’imprenditore e’ tenuto ad
adottare nell’esercizio dell’impresa tutte le misure che, secondo la particolarità del lavoro,
l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità dei prestatori
di lavoro>>.
Tale articolo, come affermato più volte dalla giurisprudenza, svolge una <<funzione di
chiusura del sistema antinfortunistico>>, in connessione con norme speciali, le quali
richiedono l’adozione di particolari cautele (Cass. pen., sent. n. 11427/2000; Cass. pen.,
sent. n. 653/1999).
In particolare, come affermato recentemente dai giudici di legittimità, <<in materia di
normativa antinfortunistica, in forza della disposizione generale di cui all’art. 2087 del codice
civile e di quelle specifiche previste dall’anzidetta normativa, il datore di lavoro e’ costituito
garante dell’incolumità fisica e della salvaguardia della personalità morale del prestatore di
lavoro, non potendosi distinguere, al riguardo, che si tratti di un lavoratore subordinato, di un
soggetto a questi equiparato, o, anche, di persona estranea all’ambito imprenditoriale, purché sia
ravvisabile il nesso causale tra l’infortunio e la violazione della disciplina sugli obblighi di
sicurezza>>; <<la responsabilità del datore di lavoro, e, in generale, del destinatario dell’obbligo
di adottare le misure di prevenzione può essere esclusa, per causa sopravvenuta, solo in
presenza di un comportamento del lavoratore che presenti i caratteri dell’eccezionalità,
dell’abnormità, dell’esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo e alle precise direttive
organizzative ricevute, che sia del tutto imprevedibile o opinabile>> (Cass. pen., sent. 15
febbraio 2007 n. 6348; in senso conforme, Cass. pen., sent. 5 giugno 2008 n. 22615;
Cass. pen., sent. 15 maggio 2008 n. 19524, la quale precisa, altresì, che <<l’individuazione
dei destinatari delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro va effettuata non in
base a criteri astratti, ma avendo riguardo alle mansioni e alle attività in concreto esercitate>>;
Cass. pen., sent. 30 aprile 2008 n. 17495).


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    2. Il D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 (G.U. 30 aprile 2008, n. 101)



Il legislatore, con tale decreto - emanato in attuazione dell’art. 1 della legge 3 agosto
2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro - e in
vigore dal 15 maggio 2008 (ad eccezione della parte relativa alla valutazione dei rischi
aziendali, la cui piena operatività decorre dal 29 luglio 2008), ha ridisegnato l’intera
materia mediante il riordino e il coordinamento della stessa in un unico testo
normativo, nel rispetto delle normative comunitarie e delle convenzioni internazionali,
nonché in conformità all’art. 117 Cost..
Si abroga, pertanto, il previgente D.Lgs. n. 626/1994, come successivamente modificato
ed integrato, il quale, come è noto, nel recepire una serie di direttive comunitarie in
materia di sicurezza e tutela della salute dei lavoratori, ha definito per la prima volta
un modello di gestione della prevenzione dei rischi sui luoghi di lavoro, passando
dai tradizionali metodi di prevenzione tecnica ad un sistema di sicurezza globale che
pone la persona, anziché la macchina, al centro della nuova organizzazione della
sicurezza aziendale, con il conseguente coinvolgimento attivo di tutte le parti
interessate.
L’obiettivo prioritario perseguito dal D.Lgs. n. 81/2008 è indicato nell’art. 1, primo
comma, ovvero garantire <<l’uniformità della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori sul
territorio nazionale attraverso il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i
diritti civili e sociali, anche con riguardo alla differenze di genere, di età e alla condizione delle
lavoratrici e dei lavoratori immigrati>>.
Esso si applica a tutti i lavoratori e lavoratrici, subordinati e autonomi, nonché ai
soggetti ad essi equiparati, compresi i lavoratori a progetto di cui agli artt. 61 ss. del
D.Lgs. n. 276/2003; i prestatori di lavoro occasionale di tipo accessorio, di cui all’art.
70, comma 1 del predetto decreto, come modificato dal D.L. 25 giugno 2008, n. 112; i
collaboratori coordinati e continuativi, di cui all’art. 409, n. 3, c.p.c., sempre che la
prestazione lavorativa di tutti i predetti soggetti si svolga nei luoghi di lavoro del
committente (art. 3).
Per lavoratore si intende ogni <<persona che, indipendentemente dalla tipologia
contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro
pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere,
un’arte o una professione>> (art. 2, lett. a).


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    Datore di lavoro è <<il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il
    soggetto che, secondo il tipo e l’assetto dell’organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la
    propria attività, ha la responsabilità dell’organizzazione stessa o dell’unità produttiva in quanto
    esercita i poteri decisionali e di spesa>> (art. 2, lett. b).
    E’ importante evidenziare come la predetta definizione è ancorata alla responsabilità
    dell’organizzazione del lavoro e non più, necessariamente, all’impresa.
    Dirigente è la <<persona che, in ragione delle competenze professionali e di poteri gerarchici e
    funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, attua le direttive del datore di lavoro
    organizzando l’attività lavorativa e vigilando su di essa>> (art. 2, lett. d).
    Preposto è la <<persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri
    gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, sovrintende alla attività
    lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta
    esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa>> (art. 2,
    lett. e).
E’ importante ricordare che l’art. 299 del Decreto in esame, intitolato “Esercizio di fatto di
poteri direttivi”, dispone che <<le posizioni di garanzia>> relative ai soggetti di cui alle lett.
b, d, e) <<gravano altresì su colui il quale, pur sprovvisto di regolare investitura, eserciti in
concreto i poteri giuridici riferiti a ciascuno dei soggetti ivi definiti>>.



         3. Delega di funzioni



    Nell’ambito dell’accertamento di eventuali responsabilità derivate dalla violazione
    delle disposizioni contenute nel D.Lgs. n. 81/2008, occorre verificare quali sono i
    requisiti di efficacia in caso di delega di funzioni, il cui utilizzo è spesso inevitabile in
    quanto legato ad esigenze organizzative di lavoro. Essa è ammessa dall’art. 16 del
    Decreto, con i seguenti limiti e condizioni:


    a) deve risultare da atto scritto recante data certa;
    b) il delegato deve possedere tutti i requisiti di professionalità ed esperienza richiesti
         dalla specifica natura delle funzioni delegate;
    c) deve attribuire al delegato tutti i poteri di organizzazione, gestione e controllo
         richiesti dalla specifica natura delle funzioni delegate;
    d) deve attribuire al delegato l’autonomia di spesa necessaria allo svolgimento delle
         funzioni delegate;


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    e) la delega deve essere accettata dal delegato per iscritto.


In ogni caso, la delega di funzioni <<non esclude l’obbligo di vigilanza in capo al datore
di lavoro in ordine al corretto espletamento da parte del delegato delle funzioni
trasferite>> (Cass. pen., sent. 8 febbraio 2008 n. 6277; Cass. pen., sent. 1° febbraio 2008 n.
5122; Cass. pen., sent. 19 giugno 2006 n. 38425; Cass. pen., sent. 19 aprile 2005 n. 29229, a
tenore della quale <<in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, la posizione di garanzia
dell’amministratore delegato di una società, in quanto datore di lavoro, è inderogabile in relazione ai
doveri di vigilanza e controllo per la tutela della sicurezza, in conseguenza del principio di
effettività, il quale rende riferibile l’inosservanza alle norme precauzionali a chi è munito dei poteri
di gestione e di spesa>>).


   •   Quanto ai limiti soggettivi, la delega di norma viene conferita a colui che riveste
       una qualifica dirigenziale o assimilabile, con esclusione, pertanto, del lavoratore
       (in quanto verrebbero a coincidere sulla sua persona le qualità di destinatario degli
       obblighi di sicurezza e al tempo stesso di soggetto tutelato) e del preposto, a meno
       che non venga fornito dei poteri decisionali e patrimoniali connessi all’obbligo di
       disposizione e di attuazione delle misure di sicurezza). La delega può essere
       validamente data invece a persone estranee all’azienda.


   •   Non è ammessa l’ipotesi della cd. subdelega o anche detta <<delega a cascata>>,
       che si verifica allorquando il soggetto delegato deleghi a sua volta altra persona (di
       pari o inferiore qualifica) a svolgere le mansioni delegate. In tal caso verrebbe a
       mancare il necessario rapporto fiduciario tra delegante e subdelegato.


   •   Il datore di lavoro non può delegare le seguenti attività (art. 17 del D.Lgs. n.
       81/2008):
   a) la valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del relativo
       documento, previsto dal successivo art. 28;
   b) La designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai
       rischi.
           4. Il delegato per la sicurezza: profili di responsabilità


La sicurezza negli impianti sportivi è regolamentata, come è noto, dal Decreto 18 marzo
1996 del Ministero dell’interno, intitolato “Norme di sicurezza per la costruzione e
l’esercizio degli impianti sportivi”, il cui testo è stato modificato ed integrato dal


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successivo D.M. 6 giugno 2005 (cd. decreto Pisanu) e dalla L. 4 aprile 2007, n. 41, di
conversione, con modificazioni, del D.L. 8 febbraio 2007, n. 8 (“Misure urgenti per la
prevenzione e la repressione di fenomeni di violenza connessi a competizioni calcistiche”).
L’ambito di applicazione del decreto è definito dall’art. 1, primo comma, a mente del quale
<<sono soggetti alle presenti disposizioni i complessi e gli impianti sportivi di nuova costruzione e
quelli esistenti, già adibiti a tale uso anche se inseriti in complessi non sportivi (…), nei quali si
svolgono manifestazioni e/o attività sportive regolate dal C.O.N.I. e dalle federazioni sportive
nazionali riconosciute dal C.O.N.I. (…), ove è prevista la presenza di spettatori in numero
superiore a 100>>.
Tra le modifiche ed integrazioni apportate dal D.M. 6 giugno 2005, si evidenziano quelle
relative all’art. 19 (gestione della sicurezza antincendio), a mente del quale <<il titolare
dell’impianto      o   complesso    sportivo, ovvero la società           utilizzatrice/organizzatrice
dell’evento, quali soggetti responsabili del mantenimento delle condizioni di sicurezza, possono
avvalersi>> (per gli impianti di capienza superiore a 7.500 unità, ai sensi dell’art. 11-quater della
L. n. 41/2007) <<di una <<persona appositamente incaricata>>, da intendersi il delegato
per la sicurezza, la quale <<deve essere presente durante l’esercizio dell’attività sportiva e nelle
fasi di afflusso e di deflusso degli spettatori>>. La società utilizzatrice dell’impianto dovrà
curare <<la predisposizione di un piano finalizzato al mantenimento delle condizioni di sicurezza,
al rispetto dei divieti, delle limitazioni e delle condizioni di esercizio ed a garantire la sicurezza delle
persone in caso di emergenza>>.
Oltre alle misure specifiche finalizzate al mantenimento delle prescritte condizioni di
sicurezza, la società sportiva utilizzatrice dell’impianto deve predisporre e tenere
aggiornato <<un piano di emergenza, che deve indicare, tra l’altro: a) l’organigramma del
servizio di sicurezza preposto alla gestione dell’emergenza, con indicazione dei nominativi e delle
relative funzioni; b) le modalità delle comunicazioni radio e/o telefoniche tra il personale addetto alla
gestione dell’emergenza, nonché quelle previste per il responsabile interno della sicurezza ed i
rappresentanti delle Forze dell’Ordine, dei vigili del fuoco e degli enti di soccorso sanitario; c) le
azioni che il personale addetto deve mettere in atto in caso di emergenza; d) le procedure per l’esodo
del pubblico>>.
L’art. 19-ter, intitolato “Gestione dell’ordine e della sicurezza pubblica all’interno degli
impianti dove si disputano incontri di calcio”, prevede che per ciascun impianto di
capienza superiore ai 7.500 posti ove si disputino incontri di calcio, è istituito il <<Gruppo
Operativo Sicurezza>>, il cd. G.O.S., del quale fa parte, tra gli altri, il delegato per la
sicurezza, anche denominato <<responsabile del mantenimento delle condizioni di sicurezza
dell’impianto della società sportiva>>.




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Il D.M. 8 agosto 2007 (“Organizzazione e servizio degli ‘steward’ negli impianti sportivi”), il cui
campo di applicazione è limitato ai <<complessi e impianti sportivi con capienza superiore a
7.500 posti, nei quali si svolgono partite ufficiali delle squadre di calcio professionistiche>>,
dispone che <<le società organizzatrici delle competizioni sportive di cui all’art. 1 sono responsabili
dei servizi finalizzati al controllo dei titoli di accesso, all’instradamento degli spettatori ed alla
verifica del rispetto del regolamento d’uso dell’impianto, attraverso propri addetti, di seguito
denominati ‘steward’, assicurandone la direzione ed il controllo da parte del responsabile
per il mantenimento della sicurezza degli impianti sportivi, a norma degli articoli 19 e
seguenti del decreto del Ministero dell’interno del 18 marzo 1996, come successivamente modificato
e integrato, di seguito denominato ‘delegato per la sicurezza’>> (art. 2, comma 1).
Il successivo comma 3 del predetto articolo precisa, poi, che i servizi in esame sono svolti
<<sotto la vigilanza>> del responsabile del G.O.S..
Il primo comma dell’art. 5 dispone, inoltre, che <<nell’espletamento dei compiti di direzione e
controllo, il   delegato     per    la sicurezza    pianifica l’impiego   degli   steward   sulla   base
dell’organigramma di cui all’allegato C>>, secondo un <<piano approvato dal G.O.S. almeno 3
giorni prima della gara>>. La funzione essenziale del predetto organigramma – il quale va
comunque adattato alle esigenze specifiche del singolo stadio – è quella di <<favorire la
conoscenza chiara ed univoca della linea di comando degli steward e il correlato flusso delle
informazioni>>. <<Ogni operatore deve conoscere la sua posizione nell’ambito della catena
operativa della sicurezza>>, ovvero chi è il suo coordinatore al quale rivolgersi in via
gerarchica, quali sono i suoi eventuali coordinati e a chi indirizzare l’informazione.
Il delegato per la sicurezza deve predisporre, altresì, l’elenco del personale impiegato,
avendo cura di associare ciascun nominativo ad un numero progressivo, specificando
l’area o il settore di impiego e le mansioni assegnate a ciascuna unità operativa e al
documento       attestante     la    copertura     assicurativa.   Tale   elenco,   unitamente      alla
documentazione deve essere trasmesso al Questore territorialmente competente (art. 5,
comma 1, cit.).
Nell’organigramma si prevedono le seguenti figure:
1. un <<delegato per la sicurezza>>, componente del G.O.S., con le funzioni previste
dall’art. 19 ss. del D.M. 18 marzo 1996, come modificato ed integrato;
2. un <<responsabile di funzione>> per ciascuna delle funzioni operative affidate agli
steward di cui all’art. 6 del decreto in esame;
3. un <<coordinatore di settore>> per ciascuna area o settore dello stadio;
4. un <<capo unità>> ogni 20 steward;
5. un numero di <<steward>> operanti in unità operative ciascuna composta da 20
operatori.


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Dall’esame di tutte le disposizioni sopra richiamate si può quindi rilevare come la figura
del   “delegato     per    la    sicurezza”     svolge    un     ruolo    fondamentale       nell’ambito
dell’organizzazione dei servizi di sicurezza all’interno dell’impianto di calcio, con
conseguente assunzione di responsabilità, sotto un profilo civile e penale, rivestendo, in
particolare, il ruolo di dirigente dell’azienda, secondo la nozione definita dal D.Lgs. n.
81/2008, sopra richiamata al punto 2), come interpretata, anche di recente, dalla
giurisprudenza (Cass. pen., sent. 5 giugno 2008 n. 22615, a tenore della quale <<ai fini
dell’individuazione dei destinatari della disciplina antinfortunistica, per ‘dirigenti’ si intendono
quei dipendenti che hanno il compito di impartire ordini ed esercitare la necessaria
vigilanza, in conformità alle scelte di politica d’impresa adottate dagli organi di vertice che formano
la volontà dell’ente: essi rappresentano, dunque, l’alter ego del datore di lavoro, nell’ambito
delle competenze loro attribuite e nei limiti dei poteri decisionali e di spesa loro conferiti>>.
Costante ed assidua dovrà essere la vigilanza, da parte del delegato per la sicurezza, anche
sulla persistenza delle condizioni di sicurezza di strutture ed infrastrutture dell’impianto
sportivo, avuto riguardo, altresì, alle segnalazioni che eventualmente potranno pervenire
dagli addetti ai servizi di stewarding, ovvero da altre fonti informative, che potranno
fornire elementi di valutazione per l’adozione di provvedimenti, anche urgenti, volti a
garantire le condizioni di fruibilità in sicurezza dell’impianto per gli spettatori, gli atleti e
gli addetti ai lavori. In tal senso dovrà essere costantemente monitorata, tramite una
sinergica interoperatività con i diversi addetti, l’adozione di tutte le misure e di tutte le
cautele volte a tutelare l’integrità fisica dei soggetti coinvolti a vario titolo nella
manifestazione sportiva. La tardiva o l’omessa adozione dei necessari provvedimenti
potrebbe comportare, oltre ad una responsabilità civile per i danni eventualmente patiti da
un qualsiasi soggetto, anche profili di responsabilità penale di natura colposa ovvero
dolosa, a seconda dei casi. E’ evidente che in sede penale sarà necessario attribuire lo
stretto rapporto di causalità tra l’evento e la condotta specifica del delegato per la
sicurezza. In ogni caso, i profili penali previsti dal D.Lgs. n. 81/2008 possono riguardare in
via estensiva la condotta del delegato per la sicurezza perché è sul medesimo che gravano,
per effetto della delega, gli obblighi di vigilanza in ordine all’attestazione della regolarità
dell’impianto. In questi casi, se uno steward o uno spettatore dovessero subire dei danni
direttamente attribuibili al cattivo funzionamento dell’impianto, la cd. “culpa in vigilando”
può coinvolgere il delegato per la sicurezza, sia civilmente che penalmente.
Giova, inoltre, ricordare, sotto il profilo dei compiti di direzione e controllo attribuiti al
delegato per la sicurezza dall’art. 5, comma 1 del DM 8 agosto 2007, che il Ministero
dell’Interno, tramite l’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, con la
Determinazione n. 4 del 17 gennaio 2008, ha fornito precise indicazioni in ordine


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all’organizzazione del servizio di “stewarding”, prevedendo, in particolare, che <<il
personale avviato ai corsi di formazione, per il quale siano stati già accertati i requisiti personali di
cui all’allegato A del DM 8 agosto 2007, potrà essere impiegato negli stadi, in affiancamento agli
steward, senza indossarne le casacche identificative e con un pass contenente la dicitura
“aspirante steward”. Detti operatori non potranno essere considerati “steward” e, pertanto, non
incideranno sul numero degli addetti da impiegare in base alla proporzione stabilita dalla norma>>,
ma dovranno, in ogni caso, essere inseriti dal delegato per la sicurezza nell’elenco di cui
all’art. 5, comma 1, specificando appunto il loro ruolo di “aspirante steward”, e ciò al fine
di prevenire eventuali contestazioni.
La determinazione in esame ha inoltre previsto la possibilità, in caso di gare
particolarmente importanti e/o a rischio, ovvero di sopravvenute indisponibilità, di
impiegare steward cosiddetti “ad integrazione”, provenienti da altre città/province. In
questo caso l’elenco nominativo di tali operatori dovrà essere comunicato alla società
sportiva interessata e al Questore, corredato dell’attestazione ricevuta al superamento del
corso di formazione nella provincia di appartenenza.
Infine, la Determinazione ha previsto la possibilità di integrare il servizio di
“stewarding”con altre figure, anche di volontariato, da impiegare in funzioni non
attribuibili in maniera esclusiva agli steward. Tali operatori dovranno, però, essere
dotati di specifico accredito, nonché di vestiario di colore diverso da quello dello steward e
le loro generalità dovranno essere comunicate, almeno tre giorni prima della gara, al
dirigente del G.O.S. per i profili di competenza.



        5.     I rapporti di lavoro degli steward


La responsabilità della società sportiva e quindi anche del delegato per la sicurezza
permane anche qualora i servizi di “stewarding” non siano assicurati dalle società
organizzatrici direttamente, ma <<avvalendosi di istituti di sicurezza privata autorizzati a
norma dell’art. 134>> del T.U.L.P.S. (Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al
R.D. n. 773/1931), come previsto dall’art. 2, comma 2 del D.M. 8 agosto 2007, secondo
l’interpretazione fornita nella successiva circolare del Ministero dell’Interno del 28 febbraio
2008.
In questo caso, da un punto di vista strettamente giuslavoristico, il Ministero del Lavoro,
della Salute e delle Politiche Sociali è recentemente intervenuto, in risposta ad un quesito
(cfr., www.osservatoriosport.interno.it), ritenendo che la norma predetta <<sembra
richiedere che tali servizi siano svolti sotto la direzione e la responsabilità diretta delle società


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sportive, le quali non possono avvalersi di soggetti autonomamente responsabili o ricorrere ad
appalti se non nel caso degli “istituti di sicurezza privati”, appositamente autorizzati ai sensi
dell’art. 134 T.U.L.P.S.>>. La norma appare quindi <<diretta a realizzare finalità di ordine
pubblico, individuando le società sportive come unico soggetto direttamente responsabile
della gestione dei servizi, senza stabilire limiti alla utilizzazione dei contratti di lavoro>>.
In particolare, il Ministero richiama la possibilità per le società sportive di utilizzare il
contratto di somministrazione di manodopera (di cui - si ricorda – occorre la forma scritta
a pena di nullità, secondo quanto previsto dall’art. 21 del D.Lgs. n. 276/2003), il quale <<è
caratterizzato da una dissociazione tra datore di lavoro formale, che assume i prestatori e
li somministra, e datore-utilizzatore, che effettivamente usufruisce delle prestazioni
lavorative ed esercita il potere direttivo e conformativo di cui all’art. 2094 c.c., come si desume
anche dall’art. 20, co. 2, secondo cui ‘per tutta la durata della missione i lavoratori svolgono la
propria attività nell’interesse nonché sotto la direzione e il controllo dell’utilizzatore’, e dall’art. 26
d.lgs. 276/03 secondo cui ‘l’utilizzatore risponde nei confronti dei terzi dei danni ad essi arrecati dal
prestatore di lavoro nell’esercizio delle sue mansioni’ e, quindi, riferisce al datore di lavoro
effettivo la responsabilità per danni arrecati a terzi in deroga all’art. 2049 c.c. e secondo lo
schema della dissociazione dei poteri datoriali>>.




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