Docstoc

Italia-America Latina insieme ve

Document Sample
Italia-America Latina insieme ve Powered By Docstoc
					Istituto Italo-Latino Americano

Italia-America Latina: insieme verso il futuro
Atti della III Conferenza Nazionale Italia-America Latina e Caraibi

Roma, 16-17 ottobre 2007

Istituto Italo-Latino Americano

Italia-America Latina: insieme verso il futuro
Atti della III Conferenza Nazionale Italia-America Latina e Caraibi

Roma, 16-17 ottobre 2007

Edizione rivista e ampliata

Indice

INTRODUZIONE
Massimo D’Alema
Ministro degli Affari Esteri

9 11

Donato Di Santo
Sottosegretario di Stato degli Affari Esteri

SESSIONE INAUGURALE
Giorgio Napolitano
Presidente della Repubblica

3

19 20 21 23 26 28 32

José Roberto Andino Salazar
Presidente dell’IILA

Walter Veltroni
Sindaco di Roma

Pier Ferdinando Casini
Presidente dell’Unione Interparlamentare

Fausto Bertinotti
Presidente della Camera dei Deputati

Michelle Bachelet
Presidente della Repubblica del Cile

Romano Prodi
Presidente del Consiglio dei Ministri

Indice

SESSIONE: I RAPPORTI EURO-LATINOAMERICANI E IL RUOLO DELL’ITALIA
Presiede:

Enrique Iglesias
Segretario Generale della SEGIB

39 40 42 45 47 49 52 55 59 61 64 67

Umberto Ranieri
Presidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati

Dimitrij Rupel
Ministro degli Affari Esteri della Repubblica di Slovenia

Samuel Lewis Navarro
Vice Presidente e Ministro degli Affari Esteri della Repubblica di Panama

Paolo Bruni
Segretario Generale dell’IILA

Trinidad Jiménez García
Segretaria di Stato per Iberoamerica Spagna

Patricia Espinosa Cantellano
Ministro degli Affari Esteri degli Stati Uniti Messicani
4

José Miguel Insulza
Segretario Generale dell’OEA

Colin Granderson
Assistente Segretario Generale del CARICOM

João Cravinho
Segretario di Stato degli Affari Esteri della Repubblica del Portogallo

Rubén Ramírez Lezcano
Ministro degli Affari Esteri della Repubblica del Paraguay

Luigi Pallaro
Senatore in rappresentanza dei parlamentari eletti nella circoscrizione America Latina

Ezio Pelizzetti
Rettore dell’Università degli Studi di Torino

68 71

Enrique Iglesias
Segretario Generale della SEGIB

Indice

IL CONTRIBUTO DEL PERCORSO PREPARATORIO ALLA III CONFERENZA: LA POLITICA DELL’ITALIA VERSO L’AMERICA LATINA
Donato Di Santo
Sottosegretario di Stato degli Affari Esteri

77

SESSIONE: COOPERAZIONE ECONOMICA E RETI MATERIALI E IMMATERIALI PER L’INTEGRAZIONE LATINOAMERICANA
Presiede:

Enrique García
Presidente della CAF

87 89 91 94
5

Letizia Moratti
Sindaco di Milano

Emma Bonino
Ministro del Commercio Internazionale

Ernesto Ottone
Segretario Esecutivo Aggiunto della CEPAL

Fulvio Conti
Amministratore Delegato dell’ENEL

103 105 108 111 115 119 122 126 129

Cesare Fumagalli
Segretario Generale della Confartigianato

Jorge Taiana
Ministro degli Affari Esteri della Repubblica Argentina

Margarita Escobar
Vice Ministro degli Affari Esteri della Repubblica di El Salvador

Franco Danieli
Vice Ministro degli Affari Esteri

Giandomenico Ghella
Vice Presidente dell’ANCE

Milton Jiménez Puerto
Ministro degli Affari Esteri della Repubblica di Honduras

Eumelio Caballero
Vice Ministro degli Affari Esteri della Repubblica di Cuba

Alessandro Azzi
Presidente di Federcasse

Indice

Samuel Santos
Ministro degli Affari Esteri della Repubblica di Nicaragua

131 134

Luiz Dulci
Ministro della Segreteria Generale della Presidenza della Repubblica Federativa del Brasile

Giuliano Poletti
Presidente della Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue

137 145 146

Jacques Rogozinski
Direttore Inter-American Investment Corporation

Enrique García
Presidente della CAF

SESSIONE: COESIONE SOCIALE E TERRITORIALE PER L’INTEGRAZIONE LATINOAMERICANA
Presiede:

Otaviano Canuto
6

151 152 155 158 161 165 167

Vice Presidente del BID

Cesare Damiano
Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale

Víctor Báez
Segretario Generale dell’ORIT

Patrizia Sentinelli
Vice Ministro degli Affari Esteri

Alejandro Foxley Rioseco
Ministro degli Affari Esteri della Repubblica del Cile

Jorge Valero
Vice Ministro degli Affari Esteri della Repubblica Bolivariana del Venezuela

Luigi Angeletti
Segretario Generale della UIL in rappresentanza delle Confederazioni Sindacali CGIL CISL e UIL

David Choquehuanca Céspedes
Ministro degli Affari Esteri della Repubblica di Bolivia

169 172

Juan Velásquez Quispe
Presidente dell’Associazione di migranti andini “Juntos por los Andes”

Indice

Laura Ciacci
CINI

174 178 182 185

Sergio Marelli
Presidente dell’Associazione delle ONG Italiane

Maria Fernanda Espinosa
Ministro degli Affari Esteri della Repubblica dell’Ecuador

José Luis Rhi-Sausi
Direttore del CeSPI

SESSIONE CONCLUSIVA
Presiede: Giovan Battista Verderame Direttore Generale per le Americhe del Ministero degli Affari Esteri

191 191 194
7

Franco Marini
Presidente del Senato della Repubblica

Vasco Errani
Presidente della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome

Roberto Formigoni
Presidente della Regione Lombardia

196 198 200

Benita Ferrero-Waldner
Commissario Europeo per le Relazioni Esterne

José Antonio García Belaunde
Ministro degli Affari Esteri della Repubblica del Perù

Massimo D’Alema
Ministro degli Affari Esteri

202

GALLERIA FOTO

209

Prefazione

ra un impegno che abbiamo preso e l’abbiamo mantenuto: riportare l’America Latina tra le priorità della nostra politica estera. Lo abbiamo fatto in venti intensi mesi nel corso dei quali abbiamo rilanciato la presenza italiana in tutti i Paesi dell’America Latina, senza esclusioni politiche, e a tutti i livelli: istituzionale, politico, economico e culturale.

E

Lo abbiamo fatto firmando l’Accordo di collaborazione strategica tra Italia e Brasile e rafforzando le relazioni economiche e politiche con il Messico. Lo abbiamo fatto rilanciando la sinergia con le imprese italiane interessate ad una propria rinnovata presenza in America Latina, riattivando le relazioni bilaterali, da tempo carenti, con tutti i Paesi latinoamericani e svolgendo un ruolo attivo in Europa a favore delle politiche di integrazione del sub-continente. Siamo tornati ad essere meta e tappa europea imprescindibile per capi di governo e leader latino americani: nel corso di un anno e mezzo sono venuti in Italia i presidenti di Bolivia, Cile, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Ecuador, Messico, i vice presidenti di Argentina, Colombia, Panama, oltre a esponenti di primissimo piano dei Governi di Brasile, Cuba, Nicaragua e Uruguay. Abbiamo aperto un dialogo fattivo con la Spagna e con gli altri partners europei mediterranei, come noi legati all’America Latina, e abbiamo valorizzato costantemente le istanze istituzionali e quelle della società civile sia nel campo della cultura che della cooperazione allo sviluppo. Abbiamo fatto tutto ciò in venti mesi e – posso dire – la III Conferenza è stata un momento fondamentale di questa intensa attività. Con questa iniziativa abbiamo dotato la politica estera italiana di uno strumento di intervento che mettiamo al servizio del Paese ed auspichiamo che il Ministero degli Esteri possa costituire un Organismo consultivo appositamente dedicato alla gestione di un esercizio, quello delle Conferenze Italia-America Latina, che speriamo abbiano davanti a sé un futuro lungo e positivo.

9

Prefazione

È uno strumento che ha le caratteristiche di versatilità e serietà per poter aprire una sinergia concreta con altre entità analoghe, a partire dalla Segreteria dei Vertici Iberoamericani. Con la III Conferenza si compie un salto di qualità significativo e la miglior riprova è stata la partecipazione di gran lunga senza precedenti, per qualità e quantità, sia dall’America Latina che dall’Europa e dal nostro stesso Paese. La presenza come ospite d’onore di Michelle Bachelet, Presidente del Cile, è stata la testimonianza lampante della portata di questo evento. Starà ora a chi reggerà in futuro le sorti della politica estera italiana non sprecare le occasioni offerte da questo lavoro e le disponibilità inedite dimostrate dai Paesi dell’America Latina. L’auspicio è che vengano colte le grandi opportunità suscitate in questi venti mesi e che questo impegno di rilancio dell’Italia in America Latina possa proseguire e migliorare nell’interesse reciproco. Nell’introduzione che segue, Donato Di Santo illustra in dettaglio il percorso che ha portato alla Terza Conferenza. A lui va il mio ringraziamento e quello di tutti coloro che seguono con attenzione i rapporti con l’America Latina: senza di lui questo percorso non sarebbe stato né tracciato, né realizzato.

10

Massimo D’Alema Ministro degli Affari Esteri

Introduzione

C

on la III Conferenza Italia-America Latina e Caraibi la politica estera italiana non solo ha realizzato una importante iniziativa internazionale ma si è dotata di uno strumento che, se verrà adeguatamente alimentato ed aggiornato, costituirà una leva significativa nelle relazioni dell’Italia con i paesi del sub-continente americano. Va dato atto e merito a coloro che ebbero la intuizione e la volontà – quasi pionieristica – di avviare l’esercizio delle Conferenze Italia-America Latina. Entrambe le precedenti edizioni si sono svolte a Milano: nel 2003 l’ospite d’onore fu l’allora Presidente dell’Uruguay, Jorge Luis Battle e nel 2005 il Presidente del Venezuela, Hugo Chávez. L’aver fatto tappa a Roma, con la III edizione – nella quale l’ospite d’onore è stata la Presidente del Cile, Michelle Bachelet –, e l’aver coinvolto in modo organico ed integrale la struttura del Ministero degli Affari Esteri e molti altri dicasteri di governo, insieme alle massime cariche istituzionali, ha qualificato ed esteso in misura esponenziale la presenza internazionale, a partire dai governi dei paesi latinoamericani. Sul primo aspetto basti dire che per l’America Latina, oltre alla Presidente del Cile, sono intervenuti dieci Ministri degli Esteri di: Argentina, Bolivia, Cile, Ecuador, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama (anche nella veste di Primo Vice Presidente), Paraguay e Perù. Il Ministro Segretario Generale della Presidenza del Brasile. I Vice Ministri degli Esteri di Cuba, El Salvador e Venezuela. Mentre gli Ambasciatori in Italia hanno rappresentato Belize, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Haiti, Repubblica Dominicana e Uruguay. L’Unione Europea (UE) è stata autorevolmente rappresentata: la Commissione Europea con la Commissaria per le Relazioni esterne; la Presidenza di turno de l’UE dal Vice Ministro degli Esteri del Portogallo, la Presidenza UE entrante dal Ministro degli Esteri della Slovenia. Hanno aderi-

11

Introduzione

to anche gli altri tre paesi europei invitati a titolo nazionale: la Spagna rappresentata dalla Segretaria di Stato per Iberoamerica, la Francia e la Germania da alti funzionari dei rispettivi Ministeri degli Esteri. Sono intervenuti il Segretario generale dell’OSA, Organizzazione degli Stati Americani; il Presidente della CAF, Corporación Andina de Fomento; il Segretario generale della SEGIB, Segretariato del Vertice Iberoamericano; il Vice Presidente del BID, Banco Interamericano de Desarrollo; il Segretario generale della ORIT, Organizzazione dei Sindacati Latinoamericani; il Vice Direttore del CARICOM, la Comunità Caraibica; il Segretario Generale aggiunto della CEPAL, Commissione Economica per l’America Latina dell’ONU. Sul secondo aspetto si può tranquillamente affermare che mai prima d’ora un evento italiano di politica estera riguardante l’America Latina aveva coinvolto, in misura tanto estesa e qualificata, tutta l’Italia istituzionale, politica e sociale. Oltre al messaggio di saluto inviato dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, all’intervento di apertura del Presidente del Consiglio dei Ministri e alle conclusioni del Ministro degli Affari Esteri, sono intervenuti i Presidenti del Senato e della Camera e quello della Unione Interparlamentare. Il Sindaco di Roma ha portato un saluto. Sono intervenuti i Ministri del Lavoro e del Commercio Internazionale; i Vice Ministri degli Affari Esteri per gli Italiani nel Mondo e per la Cooperazione allo Sviluppo; il Presidente della Commissione Esteri della Camera; il Presidente della Conferenza dei Presidenti delle Regioni italiane; il Presidente della Regione Lombardia; e la Sindaco di Milano. Inoltre hanno preso la parola esponenti della società civile, dell’Università, del mondo imprenditoriale, delle Ong di cooperazione, delle organizzazioni sindacali. Nel corso dei lavori molte sono state le attività collaterali. Il Ministro degli Affari Esteri, Massimo D’Alema, e il Presidente della CAF, Enrique García, hanno firmato una intesa per la partecipazione italiana – unico paese europeo oltre la Spagna – nella importante istituzione finanziaria latinoamericana. Sempre il Ministro D’Alema ha firmato con il Ministro Luiz Dulci, Segretario Generale della Presidenza del Brasile, un Accordo bilaterale sulla cooperazione decentrata Italia-Brasile. Il Ministro dei Beni Culturali, Francesco Rutelli, ha firmato un Memorandum di collaborazione culturale con il Cile. Inoltre sono stati sottoscritti gli Accordi di cooperazione scientifica e tecnologica tra Italia e Cile, e di collaborazione tra la Regione Lombardia e Cile. Si sono poi svolti – e ciò è per me motivo di grande soddisfazione – decine di incontri bilaterali sia tra l’Italia o rappresentanti europei con rappresentanti di paesi latinoamericani, sia bilateralmente tra rappresentanti dei differenti paesi latinoa-

12

Introduzione

mericani. Normalmente ciò avviene nelle sedi Onu, a Bruxelles, a Madrid o direttamente nei paesi dell’America Latina. Una delle particolarità più interessanti che ha caratterizzato questa conferenza sono stati i Seminari preparatori (ben undici) che si sono tenuti sia a Roma che in altre città quali Genova, Milano, Perugia, Torino, e Trieste. A questi eventi hanno partecipato complessivamente oltre duemila persone. Tra i relatori principali vanno ricordati: il Presidente del Messico, Felipe Calderón, al Seminario di Milano sui rapporti Italia-Messico; la Ministra da Casa Civil del Brasile, Dilma Rousseff, al Seminario di Roma sulla cooperazione transfrontaliera; il Ministro dell’Economia dell’Uruguay, Danilo Astori, al Seminario di Milano, sulla integrazione regionale e lo sviluppo locale; il Presidente della CAF, Enrique García, al Seminario di Roma sulle reti di infrastrutture in America Latina e le opportunità per l’Italia; il leader sindacale della CUT colombiana, Carlos Rodríguez Díaz, intervenuto al Seminario di Roma su sindacati e solidarietà; eminenti studiosi messicani, brasiliani, paraguayani ed argentini hanno partecipato al Seminario di Torino sulla cooperazione culturale e universitaria. L’evento internazionale del 16 e 17 ottobre 2007 è stato la cornice nella quale il Ministro degli Affari Esteri D’Alema ha voluto consegnare un riconoscimento ad alcune personalità italiane per l’apporto dato al dialogo tra Italia e America Latina: Susanna Agnelli, già Ministro degli Affari Esteri; Linda Bimbi, profonda conoscitrice del Brasile e Segretaria generale della Fondazione internazionale “Lelio Basso”; Gilberto Bonalumi, già parlamentare e dirigente DC, Segretario generale della RIAL; Ludovico Incisa di Camerana, Ambasciatore, studioso e scrittore di temi latinoamericani; Italo Moretti, giornalista e scrittore, già corrispondente RAI dall’America Latina; Renato Sandri, già parlamentare e dirigente PCI, profondo conoscitore dell’America Latina; Alberto Tridente, già parlamentare europeo e dirigente sindacale FIM ed FLM; Saverio Tutino, giornalista latinoamericanista e scrittore, fondatore dell’Archivio diaristico di Pieve Santo Stefano. La novità rappresentata da questa edizione della Conferenza è un dato oggettivo che ci viene riconosciuto dai governi e dalle istituzioni di tutta l’area. Questo strumento, diverso per formato ed ambizioni dal Vertice Iberoamericano promosso da Spagna e Portogallo, ne diviene peraltro diretto e serio interlocutore. E non è infatti un caso che, per la prima volta, nel 2006 e nel 2007, proprio l’Italia – unico paese europeo – sia stata invitata ad assistere, a Montevideo e a Santiago, al XVI e al XVII Vertice Iberoamericano. In entrambi i casi ho avuto l’onore di essere delegato a parteciparvi a nome del Governo italiano e, in entrambi i casi, ho potuto sia apprezzare la qualità e la portata di questo ormai imprescindibile esercizio di politica estera tra i due

13

Introduzione

paesi “iberici” e l’America Latina, sia percepire con nettezza le significative possibilità di collaborazione e cooperazione con l’Italia. L’Accordo di collaborazione tra IILA e SEGIB va sicuramente in questa direzione. Ma con la III Conferenza direi che siamo andati anche un po’ oltre. Abbiamo posto le basi non solo per un dialogo con la corrente “iberoamericana”: ci siamo candidati ad essere forte interlocutore nel rapporto tra l’Unione Europea e tutti i paesi dell’America Latina. La presenza e l’interesse europeo verso le nostre attività ne sono una conferma. Sono e saranno i Vertici UE-LAC, Unione EuropeaAmerica Latina e Carabi, il luogo dove la specificità italiana, nel contesto europeo, potrà e dovrà meglio manifestarsi. In effetti in questi venti mesi di governo e con la III Conferenza abbiamo iniziato, direi risolutamente, a rispondere alla “richiesta di Italia” che proviene dall’America Latina. È una richiesta che non si sovrappone ed agisce in forma complementare con il ruolo che la Spagna ha in quel continente. È una richiesta che tanti paesi latinoamericani ci rivolgono, ben consapevoli delle grandi potenzialità e dei limiti del nostro sistema-paese e interessati a rafforzare il legame con una realtà che, pur avendo “invaso” il loro territorio nel corso degli ultimi due secoli, lo ha fatto senza eserciti ma solo con milioni di contadini e lavoratori che, alla lunga, con i propri figli e nipoti, hanno costituito l’ossatura delle istituzioni, della cultura e dell’economia di questi paesi. L’Italia ha iniziato, probabilmente in ritardo ma con determinazione, a rispondere a questa richiesta che ci proviene dall’America Latina: ora è importante che, anche attraverso lo strumento delle Conferenze Italia-America Latina, questo percorso venga proseguito e ulteriormente qualificato, forse anche attraverso la costituzione di un Organismo consultivo ad hoc presso la Farnesina che, coinvolgendo le strutture tecniche che hanno lavorato alle prime tre edizioni (l’IILA, il RIAL e il CeSPI), ne costituisca la memoria storica e lo strumento di stabile collegamento con la politica estera del Ministero. Le condizioni per proseguire questo percorso esistono tutte. Infatti la volontà che ci ha mosso in questi venti mesi e, particolarmente, nella III Conferenza, è sempre stata quella di lavorare insieme affinché il “ritorno” a pieno titolo dell’Italia in America Latina non fosse solo legato alla politica estera del governo di cui mi onoro di aver fatto parte, ma fosse un obiettivo ed una conquista del Sistema Italia, in tutte le sue componenti ed articolazioni. Questa volontà è stata largamente compresa e condivisa, ed è proprio per questo che, pur in un periodo tanto breve, abbiamo potuto imprimere una accelerazione così forte alla politica estera italiana verso l’America Latina. Questa volontà è stata compresa e condivisa innanzitutto dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ne ha parlato in termini altamente posi-

14

Introduzione

tivi nel dicembre scorso, nel suo discorso di fine anno davanti a tutti gli Ambasciatori accreditati in Italia. In particolare il Capo dello Stato ricordando “gli speciali vincoli culturali ed umani, le sensibilità e le tradizioni comuni che legano l’Italia all’America Latina e ai Caraibi” ha, tra l’altro, affermato che “un salto di qualità in questo senso è stato l’avvio, nel corso del 2007, di una intensa attività politica e diplomatica. La Conferenza svoltasi a Roma nell’ottobre scorso ha testimoniato la volontà e l’impegno dell’Italia di rafforzare i rapporti con l’America Latina, sia bilateralmente, sia nel più ampio quadro della rinnovata attenzione dell’Unione Europea verso la Regione. Ne sono stati esempio – ha proseguito il Capo dello Stato – anche i miei incontri con numerosi Capi di Stato latinoamericani tra i quali mi piace ricordare la Presidente del Cile, Michelle Bachelet, che abbiamo ricevuto in visita di Stato in occasione della III Conferenza Italia-America Latina e Caraibi”. Successivamente, dal 17 al 19 marzo 2008, il Presidente Napolitano ha restituito questo gesto con una visita di Stato in Cile che ha testimoniato i legami tra i due paesi. Questa volontà è stata compresa e condivisa, grazie alla iniziale scelta fatta dal Presidente del Consiglio e dal Ministro degli Affari Esteri, dai Responsabili dei Dicasteri interessati, con i quali si è sviluppata una forte collaborazione finalizzata al rincontro italiano con il sub-continente americano: dai temi economici e commerciali con il Ministero dell’Economia, con quello del Commercio Internazionale e con quello delle Politiche Agricole, ai temi culturali con il Ministero dei Beni Culturali, ai temi della immigrazione con i Ministeri della Solidarietà Sociale, del Lavoro e dell’Interno. È stata compresa e condivisa dalle più alte e rappresentative Cariche delle Istituzioni parlamentari, a partire dai Presidenti di Senato e Camera. È stata compresa e condivisa dal Ministero degli Affari Esteri, in tutte le sue articolazioni: dalla Segreteria generale, dalla Direzione generale per i Paesi delle Americhe, dalla mia Segreteria particolare, a partire dal Capo Segreteria. La Farnesina ha lavorato non solo con professionalità e competenza ma, direi, con orgoglio a questa “missione”. Tutte le strutture della rete si sono prodigate con intelligenza: quella centrale, le Ambasciate e rappresentanze in Europa e in tante altre parti del mondo e, ovviamente, le sedi e le personalità della diplomazia italiana nei paesi latinoamericani e caraibici. È stata compresa e condivisa dalle varie espressioni della società civile italiana: dagli imprenditori, che hanno potuto vedere materializzarsi la sempre agognata sinergia con le istituzioni governative; ai sindacati, intervenuti alla III Conferenza con uno dei tre Segretari confederali di CGIL, CISL e UIL; al mondo della cultura, dell’Università e dei centri di ricerca; fino alla miriade di

15

Introduzione

associazioni, Onlus, Ong di cooperazione allo sviluppo, gruppi locali legati alla cooperazione decentrata con l’America Latina. È stata compresa e condivisa dalle Regioni italiane, a partire dalla loro Presidenza, dalle tantissime città e Province che hanno attività verso e con l’America Latina, iniziando con la realtà lombarda alla quale ho dedicato una attenzione particolare in ragione della straordinaria qualità e quantità di attività e iniziative rivolte ai paesi latinoamericani (non è un caso che alla III Conferenza siano stati invitati ad intervenire il Presidente della regione Lombardia e la Sindaco di Milano). In questo quadro si è inserita anche la forte e determinata iniziativa a sostegno della candidatura di Milano per la Expo 2015. L’aver raggiunto questo obiettivo con il pressoché unanime e compatto appoggio dei paesi latinoamericani e caraibici testimonia non solo del lavoro fatto ma dei profondi legami che abbiamo saputo “risvegliare” con il nostro Estremo Occidente in questi venti, straordinari, mesi. Per tutto il lavoro che ha portato alla predisposizione di questo pregevole volume hanno collaborato gli stessi organismi che hanno ideato e realizzato la III Conferenza: l’IILA, ente che da quarant’anni e istituzionalmente si occupa di America Latina, sotto la guida del suo Segretario Generale, l’Ambasciatore Paolo Bruni; il CeSPI che con intelligenza e competenza ha contribuito ad individuare temi, priorità ed interlocutori attraverso la profonda esperienza e acume del suo direttore José Luis Rhi-Sausi; la Direzione Generale per i paesi delle Americhe che, grazie alla professionalità del suo Direttore, Giovanbattista Verderame, e di tutti i suoi componenti, ha saputo sopperire alle carenze di organico e struttura; la mia Segreteria particolare, tutte e tutti i suoi componenti, sapientemente diretti da Luigi Marras. A questi organismi vanno aggiunti tutti quelli che, nelle iniziative seminariali decentrate, hanno contribuito alla III Conferenza Italia-America Latina. Adesso l’appuntamento è a Milano, nel 2009, per la IV Conferenza ItaliaAmerica Latina. Sarà più difficile, perché c’è stata la III; e sarà più facile, perché c’è stata la III. Sarà comunque entusiasmante, se continuerà la pratica di collaborazione e sinergia che ha caratterizzato – e ne sono orgoglioso – tutto il lavoro che abbiamo alle nostre spalle.

16

Donato Di Santo Sottosegretario di Stato con delega per l’America Latina e i Caraibi Ministero degli Affari Esteri

Sessione inaugurale

Messaggio del Presidente Giorgio Napolitano
Il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, in occasione della III Conferenza Nazionale Italia-America Latina e Caraibi, ha inviato ai partecipanti il seguente messaggio che è stato letto in apertura dei lavori dal Sottosegretario Donato Di Santo.

Speciali vincoli storici e di amicizia legano l’Italia ai paesi ed ai popoli dell’America Latina e Caraibica. La Conferenza nazionale, che grazie all’impegno profuso dal Ministero degli Affari Esteri apre oggi la sua terza edizione, testimonia la volontà di rafforzare i rapporti bilaterali, nel più ampio quadro della rinnovata attenzione dell’Unione Europea verso la regione. Esistono oggi le condizioni per rilanciare le nostre relazioni, in un contesto di consolidamento dei processi di integrazione regionale. I settori prioritari dell’azione italiana, che verranno presi in esame nel corso della conferenza, sono quelli della lotta alla povertà ed alla disuguaglianza, della promozione dell’inclusione sociale e dello sviluppo economico, della cooperazione culturale e linguistica. L’intensa attività preparatoria realizzatasi nei mesi scorsi, attraverso conferenze e seminari tematici tenutisi nelle principali città italiane, ha consentito di raccogliere contributi di idee che risulteranno estremamente utili per alimentare il dibattito delle diverse sessioni di lavoro. È con viva soddisfazione che rilevo il forte interesse suscitato dalla conferenza, che riunisce prestigiose personalità istituzionali e di governo dei Paesi latino-americani e caraibici, autorevoli rappresentanti dell’Unione Europea, responsabili di organismi internazionali e regionali ed esponenti della società civile. A tutti voi, ed in particolare al Presidente della Repubblica del Cile attualmente in visita di Stato in Italia, va il mio personale saluto ed augurio di proficuo lavoro. ■

19

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

José Roberto Andino Salazar
Presidente dell’IILA (Istituto Italo-Latino Americano)

En mi carácter de Presidente del Instituto Ítalo-Latino Americano, parte activa en la organización de la III Conferenza Nazionale Italia-America Latina e Caraibi, considero un privilegio especial dirigir mi saludo a las Autoridades que nos acompañan. Hoy es un día muy importante en el marco de las relaciones entre Italia y América Latina, unidas por sólidos lazos históricos y culturales, y por la presencia en la región latinoamericana de millones de ciudadanos de origen italiano. Estoy convencido de que Italia desea comprometerse cada vez más en su labor dirigida a valorizar la especificidad de estas relaciones, tanto en el plano bilateral como en el de la relación con la Unión Europea. Estoy convencido también, que este compromiso es recíproco, lo demuestra la significativa participación política de América Latina y el Caribe en esta Conferencia. En el cumplimiento de estos objetivos, nos reconforta saber que importantes comunidades de ciudadanos latinoamericanos han elegido Italia como patria de adopción y desde hace tiempo aportan un valioso recurso para el progreso de este país.
20

La III Conferenza Nazionale Italia-America Latina e Caraibi coincide con el eco, aún no desvanecido, del solemne acto con el que, el 11 de noviembre del año pasado, se celebraron los cuarenta años de actividad del Instituto Ítalo-Latino Americano, ante la presencia del Presidente de la República Italiana Giorgio Napolitano. A lo largo de cuatro décadas, el IILA, un Organismo internacional intergubernamental definido por su fundador Amintore Fanfani, como “una pequeña Onu a orillas del Tíber”, ha realizado un sinfín de actividades, no sólo de estudios y de investigación, sino también de colaboración intensa en todos los sectores de actuación cultural, socioeconómica, técnico-científica y de cooperación al desarrollo, con efectos extremadamente positivos en toda la región latinoamericana y caribeña. Estoy seguro de interpretar el pensamiento de los representantes de los 20 países latinoamericanos miembros del IILA, si afirmo que es justo reconocer que, con el Instituto, Italia ha promovido un instrumento de gran eficacia, un instrumento que hoy es capaz de incrementar aún más su aporte a las relaciones de Italia con América Latina y de esta última con la Unión Europea. De hecho, gracias también al IILA, Italia ha jugado siempre un rol muy importante en la consolidación de las relaciones estratégicas entre Europa y los países de América Latina y del Caribe, favoreciendo acuerdos de asociaciones europeas con organismos regionales latinoamericanos como el SICA, Mercosur, la Comunidad Andina y el Caricom. La Conferencia que se inaugurará hoy marca una nueva etapa en la acción estratégica de la política exterior de Italia hacia América Latina y el Caribe. El IILA, respaldado

Sessione inaugurale

por su experiencia y su historia de 40 años al servicio de las relaciones entre Italia, Europa y América Latina, puede brindar a esta estrategia un aporte determinante. Les deseo a todos un buen trabajo, y que de esta III Conferenza Nazionale ItaliaAmerica Latina e Caraibi surjan directrices, pautas y resultados, que sean de provecho para el futuro de nuestras comunidades. Muchas gracias. ■

Walter Veltroni
Sindaco di Roma, Italia

È per me un vero piacere da Sindaco di Roma dare il mio benvenuto e quello di tutta la città a voi per questa conferenza così importante che avete deciso, e ne siamo veramente lieti, di svolgere nella capitale d’Italia. Ci legano al continente latinoamericano profondi e storici vincoli di amicizia e direi persino di sangue. L’America Latina ha rappresentato l’Eldorado per tanti nostri connazionali che, fino a non molti decenni fa, quando gli immigrati eravamo noi, lasciavano le loro terre per affrontare una lunga traversata verso l’ignoto, incontrando popoli con i quali condividevano sofferenze, speranze, lavoro e cibo. Forse è anche per questo che nel tempo abbiamo imparato a sentire come nostro patrimonio culturale, e non unicamente latinoamericano, le poesie di Neruda, i romanzi di Márquez, di Borges, quelli di Amado, gli scritti di Ernesto Sábato, di Benedetti, di Vargas Llosa o di Galeano. Dall’America Latina ieri partivano tanti giovani esiliati da feroci dittature che avevano fatto della tortura e dell’assassinio l’arma della loro sopravvivenza, e questi giovani si rifugiavano in Italia, in una Roma che li accoglieva, credo, nel modo più accogliente e solidale possibile. Di quegli anni, di quel clima che si respirava nella nostra città e nel nostro Paese ho un forte ricordo personale, come forte e personale è l’affetto che mi lega a tanti di coloro che in quegli anni contribuirono all’educazione democratica di un’intera generazione di italiani. Sono legato a quelli che sono rimasti a vivere qui e a quelli – tanti – che sono tornati nei loro Paesi per contribuire alla rinascita democratica, politica e culturale del continente. Tra quei giovani arrivati in Italia e a Roma non c’erano, e non potevano più esserci, i desaparecidos. Ai loro familiari, a Estela Carlotto, a Lita Boitano, alle nonne e alle madri di Plaza de Mayo, il nostro Paese è stato sempre vicino. Ricordo in particolare il costituirsi parte civile del primo governo Prodi e poi dei suc-

21

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

cessivi governi italiani, a cominciare da quello presieduto da Massimo D’Alema. Hanno voluto costituirsi parte civile nei processi agli assassini di tante vittime di origine italiana, processi che si sono svolti, e con successo, anche per iniziativa della magistratura del nostro Paese negli ultimi anni. Ricordo con quale affetto Roma si sia stretta, nel Natale di tre anni fa, attorno ad Estela Carlotto, quando la nostra città ha voluto consegnare, a lei e all’Organizzazione de las abuelas de Plaza de Mayo, il premio “Roma per la Pace”. E vorrei ricordare anche l’intensa e convinta partecipazione popolare che caratterizza ogni anno la “Corsa di Miguel”, la manifestazione sportiva che la nostra Amministrazione ha voluto organizzare in memoria di un maratoneta argentino scomparso nel buio della dittatura. Jorge Luis Borges ha scritto: “Come tutti gli uomini di Babilonia ho conosciuto abiezione, obbrobrio e detenzione”. Questa è stata l’esperienza di tanti uomini politici e democratici latinoamericani. Oggi la triste e durissima prova delle dittature militari è stata superata, e nel vostro continente al governo è una classe politica democratica che è emersa dai cento anni di solitudine per cercare la via di una vita nuova e diversa, una via di giustizia sociale e di libertà. E il fatto che il vostro continente abbia sviluppato una vita democratica così forte e intensa è una delle migliori notizie del nostro tempo.
22

In questi anni l’America Latina ha subito profonde e positive trasformazioni: consolidamento delle istituzioni democratiche, apertura economica, avvio dei processi di integrazione regionale, rilancio del dialogo con l’Europa. È grande il terreno su cui stringere le relazioni e incrementare la collaborazione. Non esiste dossier dell’agenda politica internazionale sul quale l’America Latina non abbia o non possa avere un ruolo strategico. Pensiamo al tema energetico, alla ricerca di fonti alternative e rinnovabili di energie che siano in grado di coniugare sviluppo economico e sostenibilità ambientale. Pensiamo all’enorme rivoluzione dei diritti conquistati con la pratica democratica dalle forti componenti indigene di alcuni Paesi del subcontinente, e a come una sperimentazione di integrazione e di inclusione sociale possa costituire un modello da seguire in un pianeta dove sempre più il meticciato sarà la cifra di tanti Paesi, come ha ripetuto pochi mesi fa, proprio qui a Roma, il grande scrittore messicano Carlos Fuentes. Pensiamo alla ricerca di nuove politiche di sviluppo e di coesione sociale che garantiscano, insieme agli elevati tassi di crescita economica dell’America Latina, una più equa distribuzione di questa crescita, e che cancellino per sempre il triste primato di continente più disuguale del pianeta: ricerca sulla quale diversi vostri governi stanno investendo, e con successo, le loro migliori risorse. Pensiamo, come ha detto il Presidente Napolitano al termine del suo incontro di ieri con la Presidente Bachelet, alla condivisione della nobile causa dell’affermazione della democrazia e della tutela dei diritti umani.

Sessione inaugurale

Per questo enorme e altissimo compito Roma, in particolare, si è spesa e continuerà a spendersi, come sta facendo ormai da anni, per la sua concittadina onoraria Ingrid Betancourt, che di tutto questo è diventata un simbolo universale, superando prima i confini della Colombia e poi quelli dell’America Latina. Per la sua liberazione, insieme a quella di tutti i sequestrati, Roma continuerà ad impegnarsi senza sosta. Con un ampio impegno continueremo a dare impulso alle relazioni, alle tante collaborazioni, alle forme di cooperazione stretta a livello cittadino con molte capitali del continente latinoamericano, perché oggi più che mai grande è la responsabilità dei governi locali come centro di integrazione sociale, economica e culturale e, in definitiva, come base stessa di democrazia. Oggi il tempo ci impone di agire concretamente per costruire insieme un futuro comune e migliore, ed è per questo che ribadisco a tutti gli amici dei governi dell’America Latina e dei Caraibi il mio piacere e il saluto di tutta la città nel darvi il benvenuto a Roma, che spero sempre più diventerà tappa obbligata – felicemente obbligata – per i vostri contatti con l’Europa. ■

Pier Ferdinando Casini
Presidente dell’Unione Interparlamentare
23

Grazie, Signor Ministro, per questo invito e soprattutto per la sensibiltà con cui ha voluto promuovere questo evento e la significativa e qualificata partecipazione di autorevoli personalità dell’America Latina dimostra la forza dei legami che tradizionalmente corrono tra il nostro Paese e l’altra sponda dell’Atlantico. Espressione, questa, che non uso in modo casuale. In tante occasioni, politiche e istituzionali, trasmettiamo l’importanza per l’Italia di relazioni transatlantiche solide e intense. Ma quando si parla di relazioni transatlantiche non si può intendere il contesto transatlantico come esclusivo della costa settentrionale. L’America è un concetto più vasto e complesso degli Stati Uniti d’America. Un rapporto transatlantico che non ponesse al centro, accanto alle relazioni con gli Stati del Nord, anche quelle coi Paesi dell’America Latina e dei Caraibi, sarebbe un rapporto zoppo, privato di un segmento essenziale. Per il nostro Paese, l’America Latina è uno degli scenari geopolitici più rilevanti e, se mi consentite, vorrei rivolgere qui un saluto ai Parlamentari italiani eletti in America Latina: vedo l’On. Bafile, il Sen. Pallaro, il Sen. Pollastri. È, prima di tutto, questa, la vostra, una realtà umana, culturale, sociale che affonda le sue radici in un terreno di grandi valori condivisi. Ma per capirne a fondo l’importanza non sono più sufficienti gli appelli retorici alle comuni radici e ai tanti milioni di italiani che hanno vivificato il tessuto e la storia dell’America Latina, e il modo in cui tutto questo ci torna indietro ogni giorno. Ricordo che nel settembre 2002, quando ero Presidente della Camera dei deputati, l’aula approvò una risoluzione, sottoscritta da esponenti di tutti i gruppi

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

politici, con la quale il governo veniva impegnato al “rilancio della politica italiana nei confronti dell’intera America Latina”. Fu un’indicazione di priorità che cadeva proprio alla vigilia della presidenza italiana dell’Unione Europea. Tuttavia, bisogna che facciamo di più, che andiamo oltre le dichiarazioni d’intenti. Bisogna, auspicai già allora, che alle parole seguano fatti concreti. Soltanto attraverso azioni tangibili si dà un effettivo riconoscimento al valore strategico delle scelte assunte dai governi di Paesi come il Cile, il Brasile, l’Argentina, il Venezuela e altri, compreso El Salvador, rappresentato qui al massimo livello. Voglio dire che la qualità dell’amicizia reciproca non dipende tanto dagli aspetti emotivi, nostalgici o genericamente storici e culturali, che a parole prevalgono e sempre ci tentano. In un mondo nel quale l’Unione Europea, spesso affetta da un eccesso di eurocentrismo, rischia di apparire risibile nel rivendicare un ruolo fondamentale sulla scena internazionale, quella metà abbondante di continente americano si pone nel suo complesso come un interlocutore di rilievo assoluto. Col quale dobbiamo fare realmente i conti. Che costituisce una risorsa per la nostra economia, come è sempre stato, e un’eccezionale opportunità in un panorama nel quale si fa ogni giorno più aggressiva (in America come nel resto del mondo) la concorrenza di nuovi attori. Attori, ormai protagonisti, che hanno alle spalle popolazioni sterminate, potenziali di crescita formidabili, la spregiudicatezza di sperimentare la libertà (almeno economica) solo da pochi anni. Che ne hanno assaporato i vantaggi, ma ancora non hanno del tutto imparato a conoscerne i limiti e i pericoli. Troppo spesso da parte italiana c’è stata, più che una strategia dell’attenzione, una sottovalutazione strategica. E questa è la prima considerazione che tenevo a esprimere, unitamente al compiacimento al Ministo degli Affari Esteri per questa iniziativa. La seconda ha a che vedere con il mio ruolo di Presidente dell’Unione Interparlamentare. La storia recente dell’America Latina e dei Caraibi si riflette anche nella Uip. Il contributo che ne è venuto ha prodotto conseguenze utili alla diffusione di un’autentica democrazia nel mondo. All’inizio degli anni ‘70, infatti, il numero dei Parlamenti latinoamericani membri della Uip era limitato a sei. Le tormentate vicende istituzionali e politiche di alcuni Paesi indussero una tale preoccupazione per la sorte dei colleghi e di quanti erano dediti all’attività politico-legislativa sotto i nascenti regimi che in seno alla Uip si dovette costituire un Comitato per la difesa dei diritti umani dei parlamentari di Argentina, Cile e Uruguay. Quel Comitato, poi, non solo si è interessato al destino di tanti deputati desaparecidos, detenuti o in esilio, ma ha generato quello che oggi è il Comitato dei diritti umani dei parlamentari della Uip, con una competenza che spazia in tutti i continenti. Oggi le assemblee parlamentari dell’America Latina in seno all’Unione sono salite a 19. Purtroppo, l’emergenza diritti umani non si è esaurita con quella stagione. In Paesi che vivevano sotto il pugno della dittatura governano oggi leader democraticamente eletti, portatori di una cultura democratica solida, in perfetta sintonia con la tradizione europea (ne abbiamo un esempio nella Presidente del Cile, Michelle Bachelet), infine radicata in Parlamenti dinamici e influenti. Ma lo stesso, purtroppo, non può dirsi

24

Sessione inaugurale

di altre entità che ancora non hanno adottato economie di mercato. Suscita apprensione, nella società civile e nelle istituzioni italiane ed europee, la questione dei diritti umani in alcuni paesi, in cui ci si ostina a conculcare la piena esplicazione dei diritti fondamentali della persona. Altrove, invece, a preoccupare sono i segnali di instabilità politica ed economica, la corruzione, e taluni atteggiamenti dichiaratamente di sfida populistica che non aiutano la causa latinoamericana né quella democratica. Ogni azione intrapresa anche da noi ai vari livelli per accrescere la certezza del diritto, la diffusione della cultura della legalità, l’efficienza e la trasparenza delle istituzioni e delle amministrazioni pubbliche sono mattoni indispensabili per costruire l’edificio della libertà, della democrazia e, quindi, del benessere in tutto il continente. Proprio per questo la Uip, la cooperazione italiana e le Nazioni Unite lavorano congiuntamente, attraverso il Centro Globale per le Tecnologie dell’Informazione e la Comunicazione che ha sede a Roma, a mettere in rete le diverse assemblee parlamentari e contribuire così a una maggiore partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, favorendo anche la funzione rappresentativa del legislatore e rafforzando il dialogo tra potere legislativo ed esecutivo. La scorsa settimana a Ginevra ho aperto i lavori della Conferenza mondiale sul Parlamento elettronico volta alla creazione di una rete di funzionari parlamentari dei Paesi latino-americani esperti di ICT. Ringrazio, a nome della Uip e del Centro Globale, il Ministero degli Affari Esteri italiano che ha messo a disposizione della Banca Inter-Americana di Sviluppo fondi per finanziare tale progetto, e che sostiene in maniera concreta attraverso l’uso delle tecnologie la funzione legislativa dei Parlamenti dell’America Latina. Sono molti i problemi che affrontano l’America Latina e i Caraibi. Sono ancora troppe le aree di arretratezza economica, di illegalità, di disuguaglianza sociale. E troppi anche i vincoli esterni (bisogna che noi lo riconosciamo, noi europei soprattutto), come ad esempio la chiusura dei mercati europei e nordamericani a troppi prodotti, soprattutto agricoli, del continente latino-americano. È però su basi politiche ed economiche illuminate che si deve sperare di dare una soluzione al “problema dei problemi” del mondo contemporaneo, che è anche il cuore dei problemi dell’America Latina: il rapporto tra la povertà di molti e la ricchezza di pochi. Oggi ha particolare significato richiamare questo concetto essendo la Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Una soluzione che deve passare attraverso una politica per i giovani, una politica che individui il punto d’equilibrio tra libertà e solidarietà, una politica che si assuma la responsabilità di riaffermare la finalità di espansione del benessere con un’attenzione alla funzione sociale di redistribuzione, ma non assistenziale dello Stato, e che tragga ispirazione anche da quei valori dell’umanesimo cristiano richiamati da Benedetto XVI nel suo recente viaggio in Brasile: dignità e libertà della persona umana sono le grandi questioni che assieme dobbiamo approfondire, affrontare, risolvere. ■

25

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Fausto Bertinotti
Presidente della Camera dei Deputati, Italia

Signore e signori, sono lieto di portare a tutti i partecipanti a questa assise il caloroso saluto della Camera dei deputati, unitamente al vivo auspicio affinché queste due giornate di lavoro possano contribuire a rafforzare le relazioni bilaterali tra l’Italia ed i paesi latinoamericani, nel quadro di un rilancio complessivo della cooperazione tra Europa e America Latina. Il continente latinoamericano vive oggi una stagione di intenso dinamismo sul piano economico e, soprattutto, sul piano politico e civile: con modalità diverse, attraverso esperienze politiche diverse, tutti i Paesi dell’area hanno intrapreso un cammino comune nella direzione di un nuovo patto democratico tra cittadini e classi dirigenti, tra istituzioni democratiche e popolo. Si tratta di un processo cui guardiamo con estrema attenzione e dal quale possiamo trarre preziosi elementi di riflessione soprattutto in questa fase, in cui l’Europa registra una grave e diffusa crisi della politica: una crisi che impone di individuare strumenti di interpretazione della società più avanzati, capaci di ricostituire il tessuto connettivo tra cittadini ed istituzioni democratiche. Del resto, non mancano anche in Italia, proprio in questi giorni, esempi che dimostrano le risorse di partecipazione di cui i nostri Paesi dispongono. Nel corso di una mia recente visita ufficiale in America Latina, ho potuto apprezzare esperienze assai interessanti, che stanno portando ad una vera e propria rinascita della politica. Sono esperienze molto diverse tra di loro, unite tuttavia da un filo conduttore comune: la costruzione di un progetto democratico in cui i princîpi della giustizia sociale, i diritti delle popolazioni indigene, la lotta contro la povertà e per la coesione sociale e gli strumenti della partecipazione trovano pieno riconoscimento e si integrano reciprocamente. In quella occasione ho potuto riscontrare di persona come da un’idea forte di giustizia possano nascere iniziative straordinarie, in cui le associazioni locali, affiancate dalla cooperazione internazionale, svolgono un ruolo determinante nel combattere povertà ed emarginazione. Attraverso l’impegno politico di una nuova generazione di donne e di uomini, legittimato dal confronto elettorale e sorretto da una forte mobilitazione sociale, le aspettative di milioni di expulsados de la civilización – per riprendere la definizione di un grande intellettuale venezuelano, Arturo Uslar Pietri – tornano ad essere al centro dei progetti di governo, ispirano opzioni politiche, innervano una visione della società e dell’economia. È su queste basi che le democrazie latinoamericane si stanno misurando con la sfida cruciale della contemporaneità: il rapporto tra la povertà di molti e la ricchezza di pochi. Una sfida che si pone, del resto, con uguale forza anche nei Paesi più avanzati, in cui il perimetro dell’esclusione e della povertà sta diventando drammaticamente sempre più ampio. Dopo avere conosciuto i decenni della “crescita senza sviluppo”, dopo le insufficienze delle politiche liberiste incentrate sull’equazione acritica tra mercato e crescita – che hanno creato nuove povertà ed aggravato quelle esistenti – l’economia latino-americana si

26

Sessione inaugurale

sta avviando verso un modello di integrazione regionale che può offrire prospettive di sviluppo innovative. Di fronte alle crisi e alle fratture indotte dalla globalizzazione, l’America Latina si sta insomma proponendo come un vero e proprio laboratorio per la definizione di un progetto di una diversa economia, di cui sono espressione anche i processi d’integrazione regionale e sub-regionale, che stanno conoscendo una fase di particolare dinamismo nell’ottica di quell’unità del continente sudamericano che fu il primo ideale delle lotte per l’indipendenza. In questo contesto, il tema della cooperazione tra Europa ed America Latina si pone all’attenzione dei nostri Paesi come una priorità ed un punto di riferimento non eludibile. Ciò non solo sul piano degli scambi e dei commerci, ma soprattutto per ricostruire quel rapporto di fiducia tra politica e cittadini indispensabile per costruire un modello di convivenza in grado di interpretare i nuovi bisogni che maturano nella società all’interno delle grandi mutazioni che la investono. Del resto, è significativo che le relazioni tra Unione Europea e Mercosur si stiano gradualmente orientando nella direzione di una nuova frontiera dell’economia, in cui la cooperazione economica proceda costantemente nel quadro dei grandi obiettivi di civiltà del nostro tempo: la costruzione di un rapporto positivo con l’ambiente; la creazione di lavoro buono, stabile, sicuro; la lotta all’esclusione su scala mondiale; la conquista di una convivenza tra i popoli e le nazioni del mondo nel segno della pace. Per i profondi vincoli di amicizia con l’America Latina, alimentati dalla presenza di una importante comunità italiana, il nostro Paese ha titolo per apportare un contributo speciale in questa direzione, anche ampliando i luoghi istituzionali entro cui sviluppare le relazioni con i Paesi latinoamericani. In questo quadro, la Camera dei deputati ha intensificato ad esempio le relazioni con l’area dell’America Latina, sottoscrivendo protocolli di collaborazione parlamentare con Brasile, Cile, Messico, Uruguay e Venezuela ed avviando, nella cornice di apposite sedi di discussione e di confronto, un’intensa attività di collaborazione. È un terreno di azione che, a mio avviso, riveste un rilievo generale. Credo infatti che l’Istituzione parlamentare possa contribuire, ad ogni livello ed in ogni paese, a creare una sinergia positiva con gli esecutivi, stimolandone l’azione, aprendosi alle domande che salgono dalla società civile e mettendone a valore le diversità sui temi cruciali del nostro tempo: l’ambiente, l’accesso all’acqua, le fonti energetiche, una più equa distribuzione della ricchezza tra Nord e Sud del mondo. Se i nostri parlamenti sapranno risolvere sino in fondo l’istanza della partecipazione – la sfida centrale che il nostro presente pone al loro impegno – sono certo che il dialogo tra Europa ed America Latina potrà porsi come una delle leve più valide per orientare le trasformazioni sociali in atto nella direzione di una convivenza più solidale, giusta e pacifica. È con questo spirito che, rinnovando ai partecipanti a questa conferenza il saluto mio personale e di tutta la Camera dei deputati, formulo a voi tutti i migliori auguri di buon lavoro. ■
27

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Michelle Bachelet
Presidente della Repubblica del Cile

Es un honor y una gran satisfacción como Presidenta de Chile, poder compartir hoy con ustedes algunas reflexiones sobre democracia y cohesión social en América Latina, en esta institución que ha cumplido una labor tan importante en las relaciones de amistad y cooperación entre Italia y nuestra región latinoamericana y el Caribe. Mi visita acá para hablar de este tema resulta, además, tremendamente oportuna, considerando que lo que une a América Latina con los países de la Unión Europea en este mundo globalizado, y más allá de las diferencias circunstanciales que pueda haber, es aquello de lo que nos han hablado nuestros predecesores, es la defensa de las libertades fundamentales, del pluralismo y de sociedades donde la justicia social está en el centro de nuestras preocupaciones y de nuestra acción política. Al decir esto, no estoy hablando en términos abstractos. Como Presidenta de Chile, he hecho de la inclusión y la protección social un sello distintito y fundamental de mi gobierno. Y lo hago como líder de un país que ha decidido poner a la equidad en el centro de la discusión pública, después de haber logrado importantes avances en nuestro trabajo por crear un Chile mejor.
28

Por eso quiero aprovechar esta oportunidad y compartir algunas reflexiones con ustedes, sobre todo con vistas a la próxima Cumbre Europa, América Latina y el Caribe, que realizaremos el próximo año en Lima, en el hermano país del Perú, donde tratará fundamentalmente de la cohesión social, y la relación entre cohesión social, democracia y expansión de las libertades y los derechos de nuestros ciudadanos. Lo primero que tenemos que hacer como latinoamericanos, me parece a mí que es valorar la elección de este tema, del tema de la cohesión social, como el eje de articulación política entre Europa y nuestra región. Creo que al hacerlo así, Europa está dando un paso importantísimo de renovación y fortalecimiento de su relación con nuestro continente, demostrando una gran capacidad para sintonizar con lo medular de la agenda política de nuestra región. Y aquí no puedo dejar de mencionar el papel esencial que está jugando Italia en el marco de la Unión Europea, en el relanzamiento de nuestras relaciones birregionales. Italia siempre ha estado cerca de América Latina, nuestra historia no se entendería en su globalidad sin apreciar en toda su dimensión lo que ha sido el acervo de este querido país en el desarrollo de nuestras sociedades y de nuestras culturas. Y ahora debemos iniciar una nueva etapa, marcada por grandes desafíos, donde la cooperación y la capacidad de acción conjunta entre nuestras regiones, será esencial para asegurar aquello que nuestra gente espera, la provisión de bienes públicos globales que determinarán el futuro del planeta. América Latina transita por un momento paradojal: por un lado, se ha consolidado como una zona de paz, donde los conflictos armados entre Estados o la producción de armas de destrucción masiva, son virtualmente inexistentes.

Sessione inaugurale

Además, es una región caracterizada por un proceso de extensión y profundización democrática, que ya se sustenta sin interrupciones por más de 15 años. El problema es, sin embargo, el de la consolidación y calidad de los procesos democráticos que se expanden por la región, porque si bien desde 1992 no hemos tenido ningún golpe de Estado que lamentar, no es menos cierto que desde entonces a la fecha han sido 15 los Presidentes que no han culminado regularmente los mandatos. Más aún, hay problemas de corrupción endémicos que persisten en distintos niveles y el crimen organizado se ha establecido de manera preocupante en algunas de las grandes ciudades de nuestra región. Pero no sólo eso. Las encuestas muestran, además, una creciente distancia de la población hacia la actividad política y el rol de los partidos. Es lo que se ha denominado el fenómeno del desencanto. En estos dos días acá, conversando con muchos líderes políticos, puedo decir que no somos originales en América Latina, este fenómeno está mucho más expandido de lo que quisiéramos. Se hace indispensable, entonces, un fortalecimiento institucional de nuestros sistemas democráticos. Se abre en muchos países una etapa de severo cuestionamiento a los procesos de apertura y desregulación económica que acompañaron a la reinstalación de la democracia en los años ‘80 y ‘90. Porque éstos no fueron complementados con políticas sociales eficaces que lograran contrarrestar los costos sociales de las políticas de ajuste y la tradicional tendencia de sociedades latinoamericanas a la exclusión y a la marginación. Por eso que al cabo de una década de democracia ininterrumpida, y a pesar de que la América Latina se ha beneficiado del largo ciclo de crecimiento mundial, con tasas de crecimiento regional promedio superiores al 5% en los últimos años, el problema de la exclusión y las desigualdades se ha instalado en el centro de la agenda política de la región. Y quiero compartir algunos datos que son conocidos. En 1990, América Latina tenía un 48% de pobreza. Al año 2006, el porcentaje se redujo a un 38%. Lo que sigue siendo alto, y podría parecer, sin embargo, un avance importante. Pero cuando miramos de qué estamos hablando, ya no estamos hablando de porcentajes, sino que de número absoluto de pobres, es decir, con personas con carne y hueso, con familias, hemos aumentado desde 200 millones el año 1990, a 220 millones de pobres el año 2006, doscientos veinte millones de pobres. Eso es casi 14 veces la población total de Chile. Pero, además, existen segmentos importantes de la población que sin ser estadísticamente pobres, no tienen protección social alguna, sobreviven en los umbrales de la línea de la pobreza, siempre con el riesgo latente de verse retrotraídos nuevamente a la condición de pobreza, en condiciones de crisis económica, de enfermedad, de pérdida del empleo, es decir, de cualquier situación que los saque de la situación actual. Entonces, digámoslo claro: nuestra democracia en América Latina no ha sido lo suficientemente eficiente para abordar los problemas más urgentes que afligen a nuestros pueblos. Aunque no en todas partes el proceso ha sido igual. Allí donde no hubo políticas públicas que sufrieran las distorsiones y desigualdades generadas por la desregu-

29

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

lación de los mercados, el resultado fue muchas veces una sucesión de crisis política, y en algunos casos, la búsqueda de estrategias alternativas de desarrollo que cuestionan severamente lo avanzado hasta ahora. En aquellos países donde hubo un esfuerzo especial del Estado para proveer educación, salud y vivienda en momentos en que nuestras economías buscan adaptarse a los grandes cambios globales, el resultado ha sido, por el contrario, un incremento de la legitimidad de la democracia y sus instituciones. Yo quiero decir como Presidenta de Chile que nuestro país se ha ido desarrollando bien, desde que recuperamos la democracia hemos tenido un crecimiento promedio de 5,6% anual; nuestro producto interno bruto per cápita corregido por paridad de compra ha experimentado un incremento significativo, de los 4.700 dólares en 1990, a los 13.800 dólares en el 2006. Y, más importante, que a partir del año ‘90 hemos puesto un acento creciente en las políticas públicas orientadas a disminuir la pobreza. Y es así que la redujimos de prácticamente el 40%, del 39% el año 1990, a 13% el año 2006. Pero eso tiene que ver con una opción, que en Chile, al recuperar la democracia, la apuesta chilena, de los cuatro gobiernos democráticos desde esa fecha hasta ahora, hemos planteado que no es necesario hacer un trade off entre crecimiento y equidad, que es perfectamente posible que un país crezca, tenga prosperidad y que esa prosperidad llegue a todos sus habitantes. Porque, de lo contrario, efectivamente aquellos países donde las reformas económicas estructurales necesarias no fueron de la mano con políticas sociales potentes, la diferencia entre pobres y ricos no sólo no se resolvió, sino que incluso aumentó. Y el último estudio del Fondo Monetario Internacional demuestra que en 9 de 12 economías latinoamericanas, la globalización, por el contrario, produjo un mayor aumento de la brecha entre pobres y ricos. Y eso tiene que ver con la capacidad o no de haber desarrollado políticas sociales de la mano de las reformas económicas necesarias. Pero sabemos en Chile que tenemos mucho que avanzar y nuestra meta es lograr desarrollar un Estado moderno de bienestar, que pueda garantizar derechos sociales para todos, por el solo hecho de ser parte de esta gran comunidad que es ser la patria, que es Chile. Por cierto, yo hablaba de este fenómeno de desencanto que, como señalaba, no es exclusiva de América Latina o exclusiva de Chile, sino que expresa uno de los dilemas centrales del actual proceso de globalización, del desarrollo de la democracia y la política en las condiciones de globalización actual. En distintas latitudes vemos manifestación de anomia social, donde el denominador común es el malestar, el temor, la inseguridad ante las grandes transformaciones económicas y tecnológicas que tienen lugar y el impacto en la vida cotidiana de sociedades más expuestas que nunca a cambios que están fuera del control del ciudadano corriente.

30

Sessione inaugurale

Y en ese cuadro, las que se hacen expectativas de bajos sectores sociales, que además son cada vez, en democracia, cada vez afortunadamente, mejor informados, más críticos, más demandantes, más exigentes, tenemos muchas veces estas expectativas frustradas ante la imposibilidad de materializar a veces aspiraciones básicas de seguridad y progreso, lo que también, entonces, redunda en el debilitamiento de la democracia y sus instituciones, especialmente en países donde la sociedad es débil y fragmentada. Es por eso, entonces, que yo señalaba al comienzo de mi intervención, lo esencial que es el que la cohesión social sea el factor que nos tiene reflexionando, debatiendo y mirando en conjunto con profundización de la democracia, profundización del desarrollo, en la relación entre la Unión Europea y América Latina y el Caribe. Porque ese desafío lo tenemos que mirar desde la perspectiva birregional, pero también desde una perspectiva global. Porque no es posible, no es posible tener instituciones sólidas y respetadas y estabilidad política, si hay grandes segmentos de la población que permanecen al margen del crecimiento económico global. Por eso lo que nos debe convocar hoy, con decisión y voluntad política, es la definición de una nueva agenda y estrategia de cooperación hacia Europa y América Latina y el Caribe, con más cohesión social, con el objetivo declarado de contribuir de manera decisiva a la consolidación democrática en nuestra región. La pregunta ¿es esto posible? Yo creo francamente que sí. Tenemos bastante avanzado en esta tarea. De hecho, Europa y América Latina tenemos una clara afinidad cultural, valórica, política, democrática y en el ámbito multilateral, que se refleja en posición que generalmente es convergente en muchos de los grandes temas y de los foros internacionales. La Unión Europea ya ha suscrito acuerdos de asociación y libre comercio con México y Chile, ha declarado a Brasil como un socio estratégico, en la perspectiva de iniciar las negociaciones con un acuerdo de asociación con el Mercosur y Centroamérica, como la Economía Andina, ha lanzado con fuerza sus negociaciones para un futuro acuerdo de asociación con la Unión. Por eso que cuando estamos hablando de incorporar una dimensión social en nuestra relación birregional, estamos dando un paso trascendente, que confirma la profundidad de las afinidades ya existentes, dando un nuevo impulso a nuestras convergencias políticas, en la perspectiva de convertir a Europa y América Latina en dos socios de carácter estratégico, con miras a construir una globalización más justa, de cada vez una mayor equidad y gobernabilidad. Amigos y amigas: Esta es la magnitud del desafío que se encuentra ante nosotros. Hoy es el momento para aunar fuerzas, para trabajar juntos en la construcción de una globalización que logre integrar y no marginar, donde los grandes valores universales estén presentes en cada una de nuestras decisiones más trascendentales y así contribuir también a un mundo más estable, más digno para todos. Yo estoy esperanzada que en esta tarea vamos a responder a la altura de las expectati-

31

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

vas que nuestros pueblos han depositado en cada uno de nosotros. Y me parece que el momento es ahora, no podemos delegar esta responsabilidad a futuras generaciones, que van a ser representativas de lo que hoy hagamos o dejemos de hacer. Comparten, ustedes lo saben, una visión progresista de la sociedad y la política. Un progresismo donde caben todos los que tengan la necesidad de trabajar por sociedades más democráticas, más equitativas y más inclusivas. Los que creen en la necesidad de fortalecer la ciudadanía, como nos dice Fernando Savater, “ciudadanía local y global”. Yo creo en la capacidad del ser humano de guiar su propio progreso. Creo en la capacidad del movimiento político y social para generar los cambios que la sociedad nos demanda. En Chile hemos logrado construir una coalición progresista entre el social cristianismo y social democracia, que le ha dado gobernabilidad y progreso social al país. Hoy, entonces, podemos ofrecer al país un mejor futuro y, además, involucrarnos en la construcción de un mejor futuro internacional. De nosotros depende, de lo que hagamos como Unión Europea, América Latina y el Caribe, y tenemos una responsabilidad histórica dónde cada uno sabe lo que está en juego. Pero también así como yo digo siempre, soy una optimista histórica, y creo que si tenemos el coraje, la voluntad política y una visión clara de lo que debemos hacer, el futuro será ciertamente más promisorio ya no sólo para algunos, sino para todos.
32

Muchas gracias. ■

Romano Prodi
Presidente del Consiglio dei Ministri, Italia

La conferenza che inauguriamo oggi rappresenta un momento di cruciale importanza nelle relazioni tra l’Italia, l’America Latina ed i Caraibi. È dal 1966 – quando venne firmato a Roma, su impulso del Presidente Fanfani il trattato istitutivo dell’Istituto Italo Latino Americano – che non si riuniva in Italia un così alto numero di autorità latino americane: dalla Presidente Bachelet, al Vice Presidente di Panama, dai Ministri e Vice Ministri degli Esteri ed altre Autorità di Governo dei paesi invitati. Ad essi si aggiunge una significativa partecipazione europea con il Commissario Ferrero-Waldner, il Ministro degli Esteri sloveno Rupel (prossima presidenza dell’Unione), i Vice Ministri di Spagna e Portogallo. Completa il quadro una qualificata rappresentanza degli organismi internazionali regionali quali l’Organizzazione degli Stati Americani, la Corporación Andina de Fomento, la Banca Interamericana di Sviluppo, il Caricom, il segretariato dei Vertici Ibero Americani.

Sessione inaugurale

Nel mio discorso di insediamento davanti alle Camere indicavo l’America Latina tra le priorità della politica estera del mio Governo. La vostra presenza qui oggi è il migliore riconoscimento di quanto fatto finora. L’obiettivo che, insieme al Ministro D’Alema, ci siamo prefissi è quello di ricollocare “al proprio posto” l’Italia in America Latina. Rilanciarne la presenza, l’attività e l’interazione con tutti i Governi della regione. Non è un obiettivo di corto respiro, legato solo all’opera del mio Governo. È un obiettivo più ambizioso, che travalica Governo e Legislatura. Vogliamo che l’Italia torni ad essere attore importante, insieme agli amici spagnoli e portoghesi, in un area in cui abbiamo radici profonde. Quella che stiamo realizzando è una politica di Stato. Una esigenza sentita dal nostro Paese corrispondente ad una richiesta che con forza ci viene fatta da molti Governi e Paesi latino americani. Molti di voi ci hanno detto, nel corso di questi anni, “Sarebbe importante che l’Italia si occupasse di più di America Latina”; “Sarebbe utile una presenza italiana più attiva e costante perché siete leader nel settore delle PMI e questa è per noi la sfida del futuro”; “Dovreste rilanciare la vostra presenza culturale; vogliamo sapere cosa è successo dopo il neorealismo”. È giunto il momento di dare risposte a questi appelli! In poco più di un anno di Governo, il Ministro degli Esteri è stato in Brasile, Cile e Perù. Il Sottosegretario Di Santo – cui devo dare atto di essere l’instancabile motore quotidiano della nostra politica verso la regione – ha avviato un lavoro di rilancio con tutti i paesi latino americani. Io stesso ho visitato Brasile e Cile e mi recherò in Messico ed a Panama nei primi mesi del prossimo anno. La Sua presenza qui, Presidente Bachelet, è il risultato più lusinghiero raggiunto in occasione della mia missione a Santiago. L’Italia La aspettava, signora Presidente, e sono orgoglioso che sia proprio Lei l’ospite d’onore di questa Conferenza. Lei racchiude in sé tutte le caratteristiche che avvicinano i nostri due paesi ed i nostri popoli. Guida un paese modello per stabilità, sviluppo economico ed democrazia. La visita di Stato che il nostro Presidente Napolitano Le restituirà tra pochi mesi è un altro riconoscimento di ciò. In Brasile ho raggiunto con il Presidente Lula un’intesa di collaborazione strategica, al pari di quelle che l’Italia ha con paesi come la Cina, l’India, la Russia. Proprio per mettere tale intesa al riparo dagli umori dei Governi che si susseguono, abbiamo previsto un meccanismo di consultazioni politiche al più alto livello con cadenza periodica. La mia visita a marzo è stata la prima di un Capo di Governo europeo dopo il varo del grande Programma di Accelerazione della Crescita messo in atto dal Governo Lula. È il segnale concreto del nostro interesse a collaborare al piano di modernizzazione delle
33

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

reti materiali ed immateriali che il Brasile (ma posso dire gran parte dei paesi dell’area) sta progettando e si avvia a realizzare. L’Italia, insieme all’Europa, è pronta a dare il proprio contributo. Quando diciamo – e non a caso è lo slogan di questa Conferenza – “Insieme verso il futuro” … intendiamo proprio questo! Siamo convinti che l’integrazione regionale, a partire della messa in comune delle infrastrutture, sia elemento chiave per lo sviluppo e la stabilità della regione. Ce lo insegna l’esperienza europea, che proprio dalla messa in comune del carbone e dell’acciaio (materie base per lo sviluppo dell’epoca) ha avviato quel processo virtuoso di integrazione regionale unico al mondo che si chiama Unione Europea. Sono convinto che questa sia la strada giusta anche per l’America Latina. È in quest’ottica che va letto l’impegno italiano a formalizzare – proprio domani – la decisione di avviare i negoziati di adesione con la Corporación Andina de Fomento, che insieme al BID (con cui abbiamo allo studio forme innovative di collaborazione) è strumento essenziale per la realizzazione di progetti congiunti del continente. “Insieme verso il futuro” dunque. Nella ricerca scientifica, nel settore delle energie alternative, rinnovabili e sostenibili per l’ambiente (i biocarburanti con il Brasile, la geotermia con il Cile e con i paesi centroamericani così ricchi di vulcani e tanti altri progetti lo dimostrano già); nella crescita culturale e nella formazione dei nostri giovani, base imprescindibile per dare stabilità alla democrazia; nello sviluppo economico reciproco, che dovrà sempre più ispirarsi al partenariato ed all’interdipendenza (da qui la necessità di ridare slancio al negoziato di Doha; di avere tutti il coraggio di fare un passo indietro per sbloccarlo); nel rifiuto della violenza e nell’affermazione dei diritti umani (non è un caso che con l’America Latina troviamo grande sintonia nella battaglia che abbiamo avviato all’ONU per l’abolizione della pena di morte). “Insieme verso il futuro” anche nella ricerca di una maggiore coesione sociale quale premessa fondamentale per la lotta alla povertà, all’esclusione, all’ingiustizia. Proprio a questo tema – così attuale in America Latina, ove la crescita economica degli ultimi anni stenta ancora a raggiungere ampie fasce ancora esistenti di “esclusi” – è stato dedicato nei giorni scorsi un seminario internazionale a Santiago, aperto da un apprezzato discorso della Presidente Michelle Bachelet e dove il Governo italiano era presente. Ma anche nei negoziati in corso per giungere ad accordi di associazione tra l’Europa e le regioni del sub continente americano, vogliamo che oltre al tema economico e commerciale, siano contemplati quelli sociali e di cooperazione e che il riconoscimento delle asimmetrie – che è stato così importante nella storia della costruzione europea – sia riconosciuto anche per gli altri Paesi. L’Italia è pronta ad essere partner dell’America Latina in questa grande avventura collettiva. E vuole esserlo con l’Europa, di cui siamo paese fondatore.

34

Sessione inaugurale

Con questo spirito ci prepariamo all’appuntamento del Vertice di Lima tra Unione Europea ed i 33 paesi dell’America Latina e dei Caraibi. Abbiamo già offerto il nostro pieno contributo alla presidenza portoghese ed alla prossima presidenza slovena, durante la quale si svolgerà il vertice di Lima. È un momento importante che deve tradursi in atti concreti, visibili. È lo stesso spirito con cui ci accingiamo ad assistere, per il secondo anno consecutivo, al Vertice Iberoamericano al quale siamo stati invitati dal Governo cileno. Di ciò ringrazio oltre al Cile, i Governi dei paesi membri, iniziando da quelli di Spagna e Portogallo ed il Segretario Generale del Vertice, l’amico Enrique Iglesias. Insieme all’Istituto Italo Latino americano, che ha raggiunto un accordo di cooperazione con la segreteria dei vertici iberoamericani, vogliamo anche qui dare un contributo concreto. Desidero, infine, chiudere con un riferimento all’elemento forse più significativo di questo rilancio dei rapporti tra l’Italia e la regione: l’elemento umano. Mi riferisco a quei milioni di italiani e di discendenti di italiani che con i loro sacrifici, la loro determinazione, i loro successi hanno mantenuto vivo, anche nei momenti più difficili, il legame indissolubile con la madre patria. L’Italia non li ha dimenticati ed i loro rappresentanti siedono oggi nel Parlamento nazionale, testimoni attenti del patrimonio di relazioni e di contatti che rende così speciale il vincolo che lega il nostro Paese a quella – solo geograficamente – lontana regione. Ma mi riferisco anche a quelle centinaia di migliaia di cittadini latino americani che risiedono in Italia e che, con la loro seria, puntuale e silenziosa opera quotidiana, costituiscono una risorsa per il Paese e danno serenità a molte famiglie italiane. Voglio qui ricordare il gesto di Iris Palacios Cruz, la giovane honduregna che, un anno fa, perse la vita per salvare la bambina italiana che accudiva. È un simbolo che, con tutta la sua drammaticità, rappresenta quel legame indissolubile che ritengo esista tra l’Italia, l’America Latina ed i Caraibi. Ringrazio, infine, il Ministero degli Esteri ed il suo personale, diplomatico e non, l’Istituto Italo-Latino Americano ed il Centro Studi di Politica Internazionale per il grande lavoro svolto e la dedizione mostrata nell’organizzare questo importante appuntamento. Grazie. Buon lavoro. ■
35

I rapporti euro-latinoamericani e il ruolo dell’Italia

SESSIONE: I RAPPORTI EURO-LATINOAMERICANI E IL RUOLO DELL’ITALIA

Presiede:

Enrique Iglesias
Secretario General de la SEGIB (Secretaría General Iberoamericana)
39

Grazie, caro Sottosegretario, comincerei col dire che sono molto felice di essere qui, in questa terza conferenza Italia America Latina e Caraibi. Ho avuto il piacere di partecipare alle altre due, ed considero molto importante che i rapporti fra l’Italia e l’America Latina si mantengano in forma permanente, rapporti che mostrano sempre, come l’ha detto poco fa il Presidente del Consiglio, un legame storico con l’America Latina, legame che noi uruguaiani conosciamo bene. L’Italia è stato uno dei paesi fondatori della nostra Nazione con contributi importantissimi dal punto di vista umano, dal punto di vista dei dirigenti, dal punto di vista degli artisti, degli intellettuali. L’Italia forma parte della nostra Nazione e lo stesso si potrebbe dire in generale di molti paesi dell’America Latina. Dunque, questo incontro è chiaramente una dimostrazione dell’atteggiamento che l’Italia ha per questi rapporti che salutiamo come latinoamericani e, personalmente, anche come Segretario della Comunità Iberoamericana, comunità che qui, in questo momento, è molto ben rappresentata. Stiamo tutti lavorando per lo stesso obiettivo, cioè lo sviluppo economico, lo sviluppo sociale, il consolidamento della nostra democrazia. Dunque noi ci sentiamo a casa in questo evento. Per tutto ciò, caro Donato, volevo ringraziarti di questo invito a partecipare. Alla fine di questo incontro cercherò di dire qualche parola per dare una visione d’insieme su quanto voi direte nel corso di questa sessione. ■

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Umberto Ranieri
Presidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, Italia

Io sono convinto che questa III Conferenza, per la serietà con cui è stata organizzata e per la ricchezza della partecipazione, rafforzerà gli sforzi tesi a consolidare le relazioni tra America Latina ed Europa. Obiettivo strategico per diversi motivi. Perché alcuni Paesi dell’America Latina stanno conquistando rapidamente una nuova posizione sulla scena internazionale, perché il continente latinoamericano nel suo insieme è avviato a svolgere – ne sono convinto – un ruolo rilevante nei futuri assetti del mondo e perché io ritengo che l’Unione Europea, se intende assolvere ad una funzione realmente importante sulla scena internazionale, non può non considerare strategiche le relazioni con un continente come quello latinoamericano. Il punto di fondo che vorrei sottolineare, che considero essenziale nella nostra discussione, è che l’America Latina avverte la necessità di un rapporto forte con l’Europa, certamente di carattere economico, ma non solo. Al di là delle storiche e complesse relazioni fra gli Stati Uniti e singoli Paesi latinoamericani, ciò che è evidente è che un appiattimento dell’identità, cioè delle aspirazioni, della coscienza di sé dell’America Latina sulla relazione esclusiva con gli Stati Uniti è un modello ormai storicamente superato.
40

Molti segni – alcuni dei quali molto evidenti – ci dicono di questo cambiamento profondo di prospettiva storica per l’America Latina. Sbaglierebbero gli Stati Uniti a non avere consapevolezza di questo mutamento intervenuto, e sarebbe del tutto ingiustificato se vi fosse da parte dell’Europa, dell’Unione Europea, una incomprensione di questa aspirazione dell’America Latina. L’America Latina ha certamente bisogno di un’Europa consapevole del suo ruolo, di un’Europa convinta della necessità di assolvere a una funzione rilevante sulla scena di un mondo globale, di un’Europa capace di assumersi delle responsabilità: di questa Europa ha bisogno l’America Latina. Perché sostengo che questo rapporto finora è stato insufficiente? Perché dal punto di vista del rafforzamento delle relazioni economiche, tutti i dati ci dicono che, con l’eccezione dei governi della Spagna post-franchista, nessun Paese europeo è stato capace di perseguire con continuità un complesso di iniziative tali da configurare una politica di rafforzamento strategico delle relazioni economiche con il continente latinoamericano. Se si guardano i dati non mancano esempi di efficace interscambio. In alcune esperienze questo interscambio riesce anche ad andare al di là del semplice import-export di merci per diventare interscambio di know-how più sofisticati. Ma per funzionare pienamente, oggi l’interscambio economico richiede livelli nuovi di integrazione, una strategia di medio e lungo termine.

I rapporti euro-latinoamericani e il ruolo dell’Italia

L’Europa – questo è il punto su cui l’Unione deve riflettere – è ancora molto lontana dal dare queste risposte al continente latinoamericano. Quindi occorre un grande sforzo costruttivo per dare vita a un nuovo contesto di relazioni economiche. Che però non basta, se non si produce uno sforzo sorretto da una missione politica. Negli ultimi due decenni nel continente latinoamericano si è sempre di più venuta consolidando la democrazia. In Europa si sono compiuti passi avanti, dopo la conclusione della guerra fredda, verso l’unificazione del continente europeo, e non a caso è emerso il tema della costruzione di un’identità europea forte. Io penso che anche in America Latina il processo di costruzione di una nuova identità continentale stia assumendo il carattere di una priorità. Quando parliamo di identità continentale latinoamericana pensiamo a un’identità che si fondi su un’integrazione definitiva nel sistema delle democrazie, ma senza smarrire la specificità culturale di quella regione. Noi siamo, quindi – per sintetizzare questo concetto – di fronte ad una nuova coscienza di sé del continente latinoamericano: un processo che trova in Europa simpatia e sostegno, ma non trova ancora una strategia economica e politica da parte dell’Unione tale da configurare un interlocutore sicuro e un riferimento sicuro, che veda l’Unione Europea decisa ad assumere come priorità della propria politica lo sviluppo delle relazioni con il continente latinoamericano. Io credo che vi siano alcuni temi sui quali Europa e America Latina possono lavorare insieme e bene. Tutto il capitolo del governo dei processi di globalizzazione economica, tutti i temi relativi ad una distribuzione più equa del reddito e della ricchezza, sono un grande problema in America Latina. In una certa misura anche l’Europa oggi è impegnata ad affrontare problemi di questa natura, quando si interroga sullo stato sociale europeo e sulla necessità di riconsiderarne alcuni aspetti. C’è, poi, la grande questione della sicurezza e della pace nel mondo. Europa ed America Latina possono svolgere un grande ruolo di promozione della pace se saranno capaci di lavorare insieme. In sostanza, io ritengo che di fronte alle novità politiche, alla crescita della consapevolezza del proprio ruolo dell’America Latina, l’Unione Europea deve fare di più. E in questo contesto certamente deve fare di più un Paese come l’Italia, per tante ragioni – storiche, economiche, culturali, ideali – fortemente legato all’America Latina. L’America Latina che ha consolidato la scelta della democrazia, che avverte la necessità di una globalizzazione governata, guarda all’Europa come un interlocutore fondamentale. L’Unione Europea deve mostrarsi all’altezza di questa prospettiva. Se non riuscisse a farlo commetterebbe un errore strategico grave e di conseguenze negative. Io penso che l’Italia possa adoperarsi – e questa Conferenza ne è la conferma – perché l’Europa assolva a questo compito. Lavorare in questa direzione non sarà facile, ma io credo che il Governo e il Parlamento italiano siano convinti di ciò, che l’Italia nel suo complesso possa dare un contributo significativo in questa direzione. ■
41

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Dimitrij Rupel
Minister of Foreign Affairs of Slovenia

Dear Secretary-General, Mr Enrique Iglesias, Excellencies, Ladies and Gentlemen, Please allow me to begin by extending greetings on behalf of Slovenia? the incoming Presidency of the Council of the EU in the first half of 2008? and thanking our Italian hosts for the invitation. This is an important contribution to our preparations for the presidency and we thank you for this opportunity. The Republic of Slovenia is to assume an important and responsible task of co-chairing the fifth EU-Latin America and the Caribbean Summit to be held in Peru’s capital Lima, on 16 and 17 May next year. The summit is one of the largest EU events involving third countries during our presidency and will be attended by 60 Heads of State or Government from both regions. Our goal is to strengthen strategic partnership between the two regions, based on common values, economic, political, cultural, historical and also human ties. Taking this into account, Slovenia will strive for the summit to be a step forward in strengthening economic cooperation, with the objective of increasing trade between the European Union and Latin America and the Caribbean in the future. With 1.2 billion euro per year - this makes 3 million euro per day - the European Union is at the same time the largest foreign donor and traditionally the most important foreign investor in the region. We would also like to emphasise the significance of cooperation between the regions in the fields of social cohesion, climate change and fight against drugs as well as development cooperation programmes. Fight against poverty, social inequality and exclusion Social inequality is a global problem and an enormous challenge for every society. Countries tackle it in different ways. Positive experience and results from different corners in dealing with social inequality are worth taking into account. Slovenia has its own experience which could be of interest to other countries from the historical and political perspective. In the times of the socialist economic model, Slovenia was not able to effectively address these problems- its GDP was decreasing, reaching only 30 per cent of the European average. In 1991, the country took a different path: towards market economy and joining the European structures. Sixteen-year long experience with development of this model is reassuring us in the belief that we have made the right decision and chose an adequate framework for the development of our society (today, Slovenia’s GDP according to the purchasing power amounts to 88.8 per cent of the European average). Slovenia is today a member of the Euro area and soon-to-be member of the Schengen area. On 1 January 2008, it is assuming presidency over almost 500 million inhabitants of the European Union.

42

I rapporti euro-latinoamericani e il ruolo dell’Italia

Slovenia is of course prepared to share its transition experience with Latin American and Caribbean countries, thus helping them find an optimal path for sustainable economic and social development of the region.

Problems of Transition What is the essential problem of transition? After 1989, the Soviet, Eastern-European and also Yugoslav Socialist political and economic models slowly disappeared from political, academic and other public debate in Europe. The European (EU and NATO) integration was founded on a rejection of, and anti-thesis to, those Socialist models. Today, European political life, especially in the new member-countries, is still – to a certain degree – inhibited by remains and marginal relevance of Socialist models. This inertia, characteristic of some former Communist countries and varying with the levels of political culture and economic development, should not be confused with Social-Democratic, Labour and Western European Left Parties’ policies that are directed towards social cohesion, fair education, health, retirement, social and cultural programs, political and human rights etc. When we criticize “Socialism”, we criticize the politics of exclusion, corruption and authoritarian rule; we reject centralized, Government controlled, non-competitive, inefficient economy and non-democratic media. Europeans have generally recovered from such “Socialist” traditions, and the EU is always ready to report on them to our Latin American friends who have not had such experience in the past, or – maybe – have not recovered from some aspects of such experience. It is, of course, not easy and not popular to persuade politicians and national leaders to consider the experiences and to avoid the mistakes of other nations. But we can always try. Slovenia has achieved positive results during its transition from Yugoslav Socialism. Yugoslavia could have survived had it managed the problems of democracy, cultural variety and economic initiative. Of course, its demise was connected with the world-wide crisis of Socialism that was due? in a nutshell? to authoritarian rule and to neglect of human rights. Slovenia succeeded, because it embraced the European – the EU – model. The EU was, and remains the practical alternative for European nations. The EU has provided answers to some key questions of the modem world. The main challenge today is size. To respond to it, nations have to integrate, but integration must not neglect national and cultural identity. The miracle of the EU is a successful response at the same time to the problems of pluralism and integration. Integration today is vital, because all of us are – on top of the problems of security and economic rationality – facing challenges of energy security and climate change.
43

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

European Union’s experience The European Union is an example of a successful model of alleviating economic underdevelopment and poverty between and within countries (through e.g. European Social Fund). The European Union has proven to be a successful project of overcoming differences and particularly old antagonisms in the European continent. Slovenia would not be able to achieve the results mentioned before had it not been a part of this – let me put it this way – mega-project of European integration. Slovenia’s integration into the European Union facilitates sustainable planning of all aspects of the societal development. I believe this could be an important topic in the regular dialogue between the European Union and Latin America and the Caribbean, and at the Lima Summit, since based on its positive experience the Union has the will and interest to assist the region in searching for a sustainable social and economic development model. It should also not be forgotten that lessons of success stories of development in Latin American and the Caribbean countries could be extremely useful for the European Union. The two regions have already been cooperating successfully within multilateral organisations (UN, Human Rights Council, various specialised UN agencies, etc.) which represents an excellent basis for further enhancement of political cooperation. The EU and Latin America and the Caribbean consistently advocate effective multilateralism and further strengthening of United Nations’ role in the modem international community. The Lima Summit will tackle two topics of common interest: the first being of social character (i.e. Poverty, Equality and Inclusion) and the second of environmental character (i.e. Sustainable Development; Environment; Climate Change; Energy). Slovenia advocates improving the quality of primary and vocational education, which is indispensable in the fight against poverty, and promoting the development of small and medium sized enterprises, which can increase possibilities for employment in the Latin America and the Caribbean. Slovenia and the European Union also attach considerable importance to the adjustment to climate change that affects every individual and all countries in the world. Despite exceptional progress in science and technology, man cannot conquer nature. Global warming causes the melting of glaciers, which results in low water level in rivers. This in turn causes difficulties in drinking water and energy supply on the one hand and raises sea level and causes flooding of large parts of Earth’s surface on the other. The European Union also has extensive experience in the protection of endangered animal and plant species. Slovenia appreciates the role of its neighbour Italy in the Latin American region (companies, schools) and is convinced that links between Italy and Latin America are of exceptional importance for relations between the European Union and the region. I

44

I rapporti euro-latinoamericani e il ruolo dell’Italia

am convinced that our Italian friends, due to their valuable experience with the European Union - Latin America and the Caribbean relations, will contribute to further all-round strengthening of relations between our two regions. Dear colleagues, the Republic of Slovenia is fully confident that each and every Member State of both regions will contribute its share to the success of the V EU-Latin America and the Caribbean Summit in Lima. Thank you very much for your attention! ■

Samuel Lewis Navarro
Primer Vicepresidente y Ministro de Relaciones Exteriores de la República de Panamá

Estimados Amigos y Amigas: en primer lugar permitanme extender un cálido saludo del Gobierno y del Pueblo panameño. es un honor participar en esta Conferencia que nos congrega con el fin de estrechar las relaciones entre nuestros países y la República italiana. En la sesión que participamos sobre el rol de Italia en las relaciones euro-latinoamericanas, nos complace destacar el excelente nivel que han alcanzado las relaciones entre Italia y Panamá. En el ámbito europeo Italia es, sin lugar a dudas, uno de los países con mayores vinculaciones culturales, históricas y políticas con América Latina. Las migraciones italianas ayudaron a fortalecer nuestra raíces latinas y su laboriosidad y dedicación han contribuido a perfilar lo que somos en la actualidad. La globalizacion que acerca mundos y acorta distancias, nos debe impulsar a cultivar cada día más, como un activo precioso, esa herencia latina que puede contribuir a elevar nuestra competitividad como region. En este contexto, apreciamos especialmente la política de acercamiento hacia America Latina que ha desarrollado el actual Gobierno italiano. La fundación del IILA y su dedicado trabajo en sus cuarenta años de existencia, demuestran la potencialidad enorme de ese filón de nuestra latinidad. Esta tercera Conferencia debe destacar por la pertinencia y calidad de las reflexiones, así como por la voluntad política de llevarlas a la práctica. Una forma de hacerlo es proponernos que estas deliberaciones sirvan para adelantar y cimentar el trabajo de la Quinta Cumbre América Latina y el Caribe – Unión Europea que se celebrará en Lima en Mayo de 2008. Los países de América Latina y el Caribe compartimos la visión de consolidar una región donde democracias efectivas, gobiernos eficientes y transparentes, políticas públicas justas y crecimiento económico, impulsen sociedades cohesionadas, sin
45

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

exclusiones, capaces de superar los más graves desafíos del desarrollo. En Panamá, combatir la pobreza, generar puestos de trabajo dignos, garantizar la paz y seguridad de los ciudadanos y utilizar nuestros recursos humanos y naturales para alcanzar mayores niveles de bienestar como Nación, son los más grandes retos que estamos atendiendo. Este año hemos dado inicio a los trabajos de ampliación del Canal que costarán 4,200 millones de euros. Esta es la mayor obra de ingeniería en América Latina y permitirá el transito de buques de hasta 150 mil toneladas, lo cual elevará significativamente la eficiencia del transporte marítimo y, tambien, facilitará el comercio entre Europa y América Latina. Panama, como el resto de los países de América Central y de la Comunidad Andina, se encuentra en estos momentos ante la perspectiva de un fortalecimiento de sus relaciones con la Unión Europea, a través de la negociación de un Acuerdo de asociación, que integrará la áreas de diálogo político, cooperación y libre comercio. Confiamos que habrá una negociación franca y constructiva, que reconocerá las asimetrías entre los países y el desigual nivel de desarrollo al interior de éstos. Sin desconocer los procesos de toma de decisiones vigentes en la Unión Europea, creemos que países como Italia, que conocen mejor nuestra naturaleza, pueden utilizar su liderazgo y visión para garantizar que las negociaciones con Centroamérica tengan esas características.
46

La cooperación y apoyo de Italia en estos procesos es fundamental, como facilitador del acercamiento entre ambas regiones y como creador de puentes para el aprovechamiento recíproco de las oportunidades que esos acuerdos generen. No es poca la experiencia que tiene Italia en la formulación y ejecución de proyectos de cooperación en América Latina en temas esenciales como protección de los derechos humanos, superación de las secuelas de los conflictos armados, consolidación de las instituciones democráticas, mejoramiento de la seguridad pública y combate a la delincuencia trasnacional. En el caso de Centroamérica, fue relevante la contribución de Europa en superar los conflictos armados y cimentar la paz, la democracia y la cohesión social sobre bases firmes e incluyentes y con ello crear el ambiente necesario para impulsar, con éxito, el proceso de desarrollo. Por otra parte, los procesos de integración avanzan en todas las subregiones de América Latina y con ello la liberación del comercio que ofrece a nuestros Países oportunidades nuevas para impulsar su desarrollo, siempre que se les de la oportunidad de realizar un comercio justo y se le reconozcan los niveles de especialización y competitividad que han alcanzado en ciertos sectores, bienes y servicios. Italia es un interlocutor ideal para América Latina ante Europa. Por el momento y el lugar en que realizamos esta Tercera Conferencia, estamos seguros que nuestras reflexiones contribuirán a diseñar ese mapa de ruta para la acción que necesitamos. Muchas gracias. ■

I rapporti euro-latinoamericani e il ruolo dell’Italia

Paolo Bruni
Segretario Generale dell’IILA (Istituto Italo-Latino Americano)

Un approfondimento ed un rilancio dei rapporti tra Europa ed America Latina acquista oggi una forte priorità nel quadro di un dibattito internazionale sempre più intenso sui grandi temi della politica, dell’economia e del futuro delle nostre società nell’epoca della mondializzazione. America Latina ed Europa sono infatti due fondamentali componenti dell’“Occidente del Mondo”. Sono anche due grandi realtà regionali degli equilibri internazionali che hanno sperimentato negli ultimi anni notevoli e positivi cambiamenti. L’Europa – che ha vissuto una intensa stagione con il suo processo di allargamento e che tra breve con il nuovo Trattato avrà rafforzato le sue Istituzioni – potrà dopo anni di travaglio interno dedicarsi più a fondo al suo ruolo internazionale, anche al di là delle emergenze e delle crisi nelle regioni ai suoi confini. L’America Latina, con i Carabi, dopo grandi progressi nel rafforzamento delle sue istituzioni democratiche, coglie ora i primi frutti di un forte sviluppo delle economie dei suoi Paesi; partecipa più attivamente alle relazioni internazionali, sia sul piano politico che su quello economico e pone mano al grande problema della coesione sociale e della creazione al suo interno di società più eque e partecipative.

47

Il dialogo in corso Certo il dialogo euro-latino americano ha già una sua storia positiva; può vantare numerosi successi ottenuti sul piano della collaborazione politica ed economica e della cooperazione allo sviluppo. Ma è forte la sensazione che il livello di collaborazione tra le due Regioni rimane ancora ben al di sotto delle sue potenzialità. Non v’è dubbio che in primo luogo va reso più concreto il dialogo da tempo avviato su temi riconosciuti di alta priorità: Crescita e Coesione sociale; Integrazione regionale; Cooperazione economica. Questi temi, emersi da tempo nel dialogo tra le due Regioni, hanno grande rilievo; forti potenzialità di sviluppo e saranno perciò al centro dell’attenzione del Vertice Euro Latino Americano di Lima del maggio 2008.

Una nuova cooperazione strategica Ma una rinnovata strategia di cooperazione deve forse andare al di là dell’approccio tradizionale e sviluppare nel tempo una agenda più ambiziosa che tenga conto sia dei profondi cambiamenti avvenuti nei Paesi dell’America Latina e nella loro proiezione internazionale che del panorama globale segnato dall’emergere di molteplici sfide per il governo della mondializzazione.

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Si tratta di sfide che richiedono lo sviluppo di un multilateralismo efficace e di concertazioni tra i principali attori della scena internazionale, ai quali Europa ed America Latina – che molto convergono su valori e principi – possono dare un contributo di rilievo. Pensiamo al futuro delle grandi Istituzioni internazionali ma anche a temi ineludibili della cooperazione internazionale quali la protezione dell’ambiente; l’utilizzo delle risorse naturali; il futuro dell’energia, in particolare delle nuove fonti energetiche; la sicurezza e la lotta alla criminalità internazionale; il governo virtuoso dei fenomeni migratori; le potenzialità della nuova società dell’informazione.

La sfida di una migliore conoscenza reciproca Rafforzare e sviluppare un forte dialogo anche su questi temi non sarà facile. È vero che le due Regioni condividono visioni e valori sull’importanza della democrazia, sullo sviluppo sociale, sul funzionamento del sistema internazionale. Tuttavia vi è spesso un reciproco deficit di conoscenza di situazioni, problemi, interessi e visioni: da una parte come dall’altra. Ecco perché una sfida centrale per innalzare il livello della cooperazione tra Europa e America Latina e Carabi è quella di migliorare la conoscenza reciproca. Corollario di questa esigenza è che dialogo e cooperazione dovranno sempre più svilupparsi non solo al livello di Governi ed Istituzioni regionali. Dovranno coinvolgere molto di più le società civili delle due Regioni: le loro Università, i loro imprenditori, le loro Organizzazioni non governative, gli intellettuali, gli attori dell’informazione e della cultura. Accanto alla storica presenza dell’emigrazione europea in America Latina si affianca oggi una sempre più consistente ed attiva comunità latino americana in molti Paesi Europei; in Spagna come in Italia, in Francia come in Portogallo. Entrambe rappresentano un grande capitale ed un potenziale (finora così poco utilizzato!) per la collaborazione tra le due Regioni.

48

Il ruolo dell’IILA L’Istituto Italo Latino Americano, prima Organizzazione Internazionale nata più di 40 anni fa con il proposito specifico di fare da ponte tra l’Italia e la nascente Comunità Europea e l’America Latina, riceve oggi dai suoi Stati membri l’indicazione di un ruolo più attivo. In primo luogo per contribuire alla costruzione di un ampio tessuto di relazioni scientifiche, culturali, economiche e di cooperazione tra istituzioni e società civili dell’Italia e dei Paesi dell’America Latina. Le tappe del percorso preparatorio della Conferenza, a cui ha partecipato l’IILA, vanno proprio in questa direzione: gli incontri sulla cooperazione per la valorizzazione del patrimonio culturale; la cooperazione universitaria e l’alta formazione; il ruolo della cooperazione decentrata; lo sviluppo locale e il ruolo delle piccole e medie imprese; il raffronto tra gli attori della comuni-

I rapporti euro-latinoamericani e il ruolo dell’Italia

cazione e dell’informazione in America Latina e in Italia, per citarne solo alcuni, rappresentano iniziative mirate allo sviluppo di proposte operative, oltre che stimolo per una rete di rapporti più intensi fra le due Regioni. Ma, in stretta aderenza al mandato dei suoi padri fondatori, il ruolo futuro dell’IILA dovrà anche essere quello di contribuire, secondo le parole del Ministro D’Alema pronunciate in occasione della Celebrazione del 40° Anniversario dell’IILA, alla formazione di “una lobby latino americana nell’Unione Europea che accomuni senza intenti di competizione i Paesi con i più solidi rapporti con l’America Latina”. Una lobby a favore del rapporto con l’America Latina, non solo tra Governi ma anche tra società civili legate dalla storia e da valori condivisi. Una lobby che contribuisca ad una forte alleanza europea con America Latina quale partner naturale nella costruzione di una società internazionale basata sui valori del multilateralismo, della democrazia e del rispetto delle culture. ■

Trinidad Jiménez García
Secretario de Estado para Iberoamérica, España

Hola, muy buenas tardes, muchísimas gracias a Enrique Iglesias. Ministros, Autoridades, amigos y amigas. En particular un saludo muy especial a mi querido amigo Donato Di Santo. Es para mi un honor participar en la III Conferencia sobre las relaciones entre Italia y los países de América Latina y el Caribe, que pone de manifiesto una vez más el papel muy positivo que Italia tradicionalmente ha jugado en la consolidación de los vínculos entre la región de Europa y América Latina. A Italia y España nos une la convicción de que Europa y América Latina son centros donde múltiples culturas se encuentran, centros de incorporación y no de exclusión. Cuando excluímos nos traicionamos y empobrecemos, cuando incluímos nos enriquecemos y nos encontramos a nosotros mismos. De ahí que Italia y España hayan impulsado y llevado a cabo numerosas iniciativas para lograr un mayor grado de entendimiento y colaboración entre las dos orillas atlánticas, lo que ahora es más urgente que nunca. Se trataría de aprovechar todas las oportunidades que presentan dos regiones que tienen una gran identidad cultural, una gran identidad de valores, una gran identidad de principios. Quizás no haya dos regiones tan iguales en el mundo como América Latina y Europa. En un mundo globalizado, sujeto a constantes transformaciones, donde incluso hoy día ya se habla del paso de sociedades nacionales a sociedades mundiales, nuestro vínculo con América Latina debe cobrar más fuerza que nunca.

49

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

El futuro de nuestras sociedades está sujeto al intercambio de ideas y a percepciones de la realidad que pueden y deben incorporarse a nuestros esfuerzos para conformar la agenda mundial. De ahí que hayamos estado trabajando intensamente en los últimos años, con la firme voluntad de avanzar construyendo una relación cada día más sólida, más diversificada y más estrecha con América Latina. Nuestro reto de hoy no es otro que el de intensificar nuestros esfuerzos para reactivar y potenciar nuestras relaciones partiendo, eso sí, de unos logros y avances, que siendo notables, todavía no reflejan todo el potencial que tienen los vínculos entre Europa y América Latina. Nadie puede negar que la Unión Europea ha alcanzado en los últimos cincuenta años, y a través de un gran esfuerzo, un gran pacto político-social, un modelo con una gran capacidad de perseverancia que, a pesar de los desafíos que se han tenido que enfrentar, nos garantiza hoy día a todos los ciudadanos europeos unos niveles de bienestar de los más altos del mundo. De ahí que crea que podemos estar en condiciones de proponer la experiencia europea para buscar elementos para la concertación política – y por qué no decirlo también – para la integración en el área iberoamericana. Creo que este es un foro muy interesante para poder compartir esta experiencia.
50

Si miramos hacia el futuro y consideramos los retos y oportunidades que plantea el nuevo escenario de la globalizacion, el nuevo reto del multilateralismo, encontramos también un buen conjunto de razones para fomentar la integración regional. Insisto: Europa, desde su experiencia, no puede sino pronunciarse a favor de las ventajas de la integración regional. En primer lugar, yo creo que debemos subrayar que la reducción y la progresiva eliminación de las desigualdades, que es uno de los retos que tiene América Latina y que tuvo en su momento Europa, exige necesariamente un enfoque regional. América Latina tiene que adoptar iniciativas nacionales para afrontar ese problema, al que ya la Presidenta Bachelet hacía referencia en su intervención, pero exige sobre todo un enfoque regional, porque en América Latina no solamente existen desigualdades entre distintos sectores sociales y entre distintas regiones de un mismo país, sino también entre los Estados del subcontinente, desigualdades que no solamente están limitadas al ámbito económico. Por otra parte, la cada vez mayor interdependencia de las economías reduce poco a poco las opciones de las políticas económicas nacionales. Habrá que hacer un esfuerzo de concertación de las políticas económicas, para tener más fuerza a la hora de afrontar los retos que tenemos a nivel mundial. Y aunque algunos pudieran sentir que existe una pérdida de capacidad de decisión nacional, entiendo que lo importante, como decía antes, es poder afrontar con mayor

I rapporti euro-latinoamericani e il ruolo dell’Italia

capacidad los desafíos comunes. También en la Unión Europea lo hemos hecho y hemos cedido cuotas de soberanía a una entidad supranacional, fortaleciendo nuestra capacidad como región. La tercera razón se refiere a la necesidad de hacer frente a una serie de fenómenos que tienen alcance transnacional. Hoy día, los problemas no son únicamente de carácter nacional, son problemas transnacionales. Son problemas que nos afectan a todos y si queremos ser eficaces, tenemos que coordinar nuestras acciones. Ante retos globales, necesitamos soluciones globales. Así, hay que poner en marcha políticas regionales de transporte, de infraestructuras, de energía y de medio ambiente, que favorezcan la cohesión como método para luchar contra las desigualdades. Y lo mismo puede decirse de la transmisión de la tecnología y el conocimiento. O también del intercambio de trabajadores y técnicos formados. Todo ello aporta el valor añadido necesario para transformar las a veces frágiles economías nacionales en economías competitivas en el escenario internacional. En cuarto lugar, se debe también aludir a las posibilidades que se abrirían si lográsemos materializar una verdadera alianza estratégica entre Europa y América Latina. Antes hablaba de que no hay dos regiones en el mundo que tengan una mayor identidad de cultura, de valores, de principios. Tenemos una enorme oportunidad para trabajar juntos, porque son muchos los elementos que nos unen y mucha la fuerza que podemos poner en común para tener una voz con gran potencia a nivel internacional. La Unión Europea puede impulsar en el marco multilateral, en las instituciones globales, la adopción de medidas de carácter social, que beneficien a América Latina tanto a nivel regional, nacional y local. Tenemos la posibilidad de cerrar acuerdos económicos, tenemos la posibilidad de cerrar acuerdos comerciales, culturales, políticos y de cooperación. Tenemos esos instrumentos y tenemos también la voluntad de trabajar juntos en el ámbito global, teniendo en cuenta sobre todo que somos dos continentes que hemos hecho una apuesta muy fuerte por el multilateralismo activo. Hay que considerar, también, que la integración regional favorece enormemente la redistribución de los beneficios de la globalización, creando un circuito de retroalimentación, ya que un mayor y más equilibrado acceso de todos los sectores a los frutos del crecimiento económico coloca a la sociedad en capacidad y en disposición de generar nuevos y mayores beneficios. En último lugar quisiera también hacer hincapié en la necesidad de construir una auténtica ciudadanía euro-iberoamericana. Crear una sinergia, una concertación política, una integración en el ámbito latinoamericano debe ser un objetivo de primordial importancia. Tal como sucedió con el concepto de ciudadanía europea, los valores y los vínculos de distinta naturaleza que unen a las sociedades iberoamericanas han de servir para articular una sociedad basada en la solidaridad interna y la solidaridad interregional, den51

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

tro de la cual los iberoamericanos definan políticas y mecanismos de cohesión – la Presidenta de Chile también hacía referencia a los mecanismos de cohesión – que han de estar encaminados al desarrollo continuo y sostenible de todos y cada uno de los países que le integran. Ése es el gran avance que supone la integración. El de que todos los países y sociedades latinoamericanas sepan que van a recibir, si fuese necesario, la solidaridad del otro y que ninguno de ellos va a ser abandonado a su propia suerte. Y eso a su vez genera un sentimiento de pertenencia, de adhesión, un sentimiento de ciudadanía compartida que es muy interesante. ¿Y qué puede aportar América Latina en esa relación también con Europa? Yo creo que lo que hoy estamos haciendo es una aportación enormemente valiosa. Es el intercambio y la renovación de ideas. Es una exigencia para conseguir que Europa también se adapte a las nuevas circunstancias que ofrece el escenario internacional. América Latina, un continente más joven, más nuevo, nos puede ayudar mucho también a avanzar en esa Europa que hemos construido a lo largo de los años. Termino brevemente citando a Carlos Fuentes, que es un gran escritor y un gran pensador. Porque dijo algo que a mí me gusta citar en ocasiones, cuando hablo de la relación entre América Latina y Europa. Dijo que “América Latina es lo mejor que tiene Europa fuera de Europa”. Y la verdad es que esta frase resume muy bien la idea de identidad y también las posibilidades de futuro que tenemos Europa y América Latina. Muchas gracias. ■

52

Patricia Espinosa Cantellano
Ministro de Relaciones Exteriores de los Estados Unidos Mexicanos

Es un verdadero privilegio atender la cordial invitación del Ministro de Asuntos Exteriores de Italia, Massimo D’Alema, para participar en esta importante Tercera Conferencia Nacional entre Italia y América Latina y el Caribe. Se trata de una iniciativa del gobierno italiano que no pudo haber caído en terreno más fertil. Así lo comprueba la gran participación de gobiernos y de grupos representativos de nuestras sociedades no sólo en este encuentro sino, sobre todo, en la intensa actividad paralela que ha desplegado la Conferencia a lo largo del año y en las más emblemáticas ciudades de Italia. Se ha cubierto una agenda rica, diversa y de gran complejidad, en torno a las relaciones entre la que puede ser considerada, con toda precisión, una vasta familia de naciones agrupadas a partir de la raíz común de la latinidad.

I rapporti euro-latinoamericani e il ruolo dell’Italia

Lo más importante es que, en este camino preparatorio, hemos ido afinando nuestras percepciones acerca de los problemas que confrontamos en un mundo marcado por grandes transformaciones y, al mismo tiempo, en permanente búsqueda de una arquitectura internacional que nos permita equilibrar las necesidades de desarrollo con las de seguridad. La realidad del cambio define a América Latina y el Caribe pero también dibuja el perfil de Italia y, en gran medida, de Europa. Los asuntos globales nos obligan, cada día, a repensar nuestro regionalismo a fin de convertirlo en un poderoso instrumento de unidad y consenso en ambos lados del Atlántico. Entre ambas regiones existe un cúmulo de intereses y propósitos comunes: el desarrollo con justicia e inclusión social, el fortalecimiento de la democracia, la promoción y defensa de los derechos humanos, la protección del medio ambiente y la mitigación del cambio climático, el combate al crimen organizado transnacional y el fortalecimiento de los foros y organismos multilaterales, entre los principales. En América Latina y el Caribe la preservación de la democracia, alcanzada con grandes esfuerzos durante los dos últimos decenios, enfrenta día tras día el grave riesgo de la desigualdad. La institucionalidad de nuestros países se ve sometida a la prueba, siempre urgente, de mejorar las condiciones de vida y las oportunidades de todos, en especial de aquellos que viven en la pobreza y en la marginación social. Nuestras sociedades exigen un crecimiento económico asentado en una mejor competitividad, orientada hacia la generación de capital humano para el desarrollo, así como a la creación de bienes públicos regionales, que preserve los recursos naturales y observe un respeto claro e irrestricto a los sistemas ecológicos. La cooperación es un imperativo. Para fortalecerla disponemos del factor de la identidad, derivada de la historia y la cultura. Si a ello se suman la voluntad política, las metas compartidas y los intereses convergentes, nuestra unidad ganará en dimensión y alcance. América Latina es una región que comparte origen y valores. Como toda familia de naciones, configuramos una unidad que se reconoce en la propia diversidad. En nuestra inmensa geografía conviven pueblos, lenguas y culturas diferentes. Por ende, no hay una sino muchas identidades y, por desgracia, también distintos grados de desarrollo que acentúan la desigualdad. Nos vincula, sin embargo, una visión común del mundo asociada a la latinidad como concepción y, principalmente, como un sentimiento político, una fuerte raigambre de convicciones, principios y aspiraciones acerca del lugar que ocupamos en el concierto internacional y del papel que deseamos desempeñar, como grupo de países, en la edificación de la arquitectura mundial. Como concepto político, la unión de países latinos bien podría rebasar los fundamentos de una simple asociación de coyuntura o una referencia geográfica para transformarse en una propuesta de alcance estratégico, que complemente y enriquezca, desde su interior, nuestros propios procesos.
53

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

México e Italia somos países con una rica experiencia en materia de arquitectura institucional. Italia fue uno de los seis miembros originales del proyecto visionario de integración que hoy es la Unión Europea. México, por su parte, ha impulsado la creación de la mayoría de los mecanismos de concertación política e integración con que cuentan América Latina y el Caribe. Juntos hemos promovido el fortalecimiento del diálogo político birregional en las cumbres América Latina-Unión Europea. Conocemos, por consiguiente, la importancia que el regionalismo reviste para los esfuerzos que buscan extender y consolidar el bienestar social. En la actualidad, el diálogo y la cooperación entre las naciones es un factor crucial para impulsar la estabilidad y la seguridad internacionales. México e Italia estamos en posibilidad de hacer una destacada aportación en esta tarea. En México vemos a la III Conferencia Italia-América Latina como la semilla de un verdadero mecanismo de consulta política y de concertación de intereses entre los países unidos por los lazos de la latinidad, tanto en Europa como en nuestra América. Por tanto, estamos convencidos que el rumbo de este foro, al concluir mañana las jornadas, es alcanzar el otro lado del Atlántico, donde se encuentran nuestras naciones. Naturalmente debemos trabajar en una agenda a futuro de largo aliento, en la que deben aparecer los grandes asuntos que importan a nuestros países: la promoción del desarrollo, la consolidación de la institucionalidad democrática, la cohesión social, la formación de capital humano, la generación de bienes públicos regionales, el muy importante diálogo entre las culturas, la reforma del sistema internacional, y de modo especial, de las Naciones Unidas, la migración y sus efectos económicos y sociales, la preservación de nuestros sistemas ecológicos en un mundo que reclama energía limpia y disponible, para mencionar tan sólo algunos ubicados en el centro de nuestras preocupaciones. Italia y América Latina están vinculadas, sin duda alguna, por una visión común del mundo asociada a los valores fundamentales en que se sustentan nuestras sociedades. Las experiencias de la Unión Europea en general y de Italia en particular para lograr procesos de crecimiento económico que brinden empleo, así como la posibilidad de participar con plenitud en la vida económica de nuestros países, tienen notable significado para nosotros, los latinoamericanos. Señoras y señores: Con esta afortunada iniciativa, Italia ha lanzado una gran pregunta hacia el futuro. Busquemos juntos, en ambas orillas, la respuesta de unidad política e integración económica que reclama esa interrogante. Es un momento de definición para las naciones latinas y México desea tomar la palabra a nuestros amigos de este gran país. Invito a todos los presentes a sentar los fundamentos de un nuevo diálogo político en favor del bienestar y el desarrollo de nuestras naciones. Muchas gracias. ■

54

I rapporti euro-latinoamericani e il ruolo dell’Italia

José Miguel Insulza
Secretario General de la OEA (Organización de los Estados Americanos)

Creo que cuando hablamos de las relaciones de América Latina y el Caribe con Europa, e Italia en este caso, debemos empezar mencionando algunos cambios que han ocurrido en los últimos años en América Latina. Este no es el escenario de los ‘80 y los ‘90. El escenario de los ‘80 y los ‘90 era un escenario de crisis, de crisis de deuda, de crisis financiera, de conflictos, y yo creo que en América Latina han ocurrido algunas cosas buenas en el último tiempo y tal vez podemos empezar por ponerlas de relieve. 1.- América latina crece de manera importante y continua por primera vez en las últimas décadas. En este año la región tendrá su quinto año de crecimiento significativo, sobre el 4,5%, y camina al sexto en 2008; hace unos pocos días atrás el Director Gerente del Fondo Monetario Internacional (FMI) pronosticaba un sexto año de crecimiento en América Latina al margen de los problemas que podían experimentarse en la economía mundial. Claro está, es menos que China o la India, pero es mucho más que América Latina en el pasado reciente: en los últimos cinco años hemos crecido más que en los quince anteriores. 2.- Según la CEPAL, entre 2002 y 2006 la extrema pobreza ha disminuido en 19 millones de personas (la pobreza total en 18 millones) lo cual es una cifra alentadora, aunque aún muy insuficiente. Lo interesante de esta cifra es que nos da una imagen de la profundidad de la crisis que vivió América Latina en las décadas anteriores: en 2006 el porcentaje de latinoamericanos que vivían en la pobreza fue por primera vez inferior al de 1980. Ello retrata bien las consecuencias sociales de veintisiete años de crisis y reforma económica que no produjo, para la población, los resultados esperados. 3.- Hoy tenemos en América Latina y el Caribe más democracia que hace un cuarto de siglo y esa democracia es de mejor calidad. Como todos sabemos, sólo entre noviembre de 2005 y finales de 2006 tuvieron lugar entre nosotros veintidós procesos electorales que significaron treinta y cuatro elecciones en la región. De ellos doce fueron comicios presidenciales en América Latina y tres fueron parlamentarios con efecto directo en la constitución de gobiernos en países del Caribe. La democracia elige en América Latina y el Caribe, en elecciones concurridas, competitivas y limpias, como nunca antes en nuestra historia. Y eso también es un cambio respecto de un par de décadas atrás, cuando no había democracia en casi ningún país de la región. Y la democracia se expande en nuestro continente no sólo en el plano de la representación electoral. En la reciente Asamblea General de la OEA recibimos y escuchamos a más de ciento cincuenta delegaciones de la sociedad civil, de las muchas que hay en América Latina y el Caribe. Se trata de una esfera de participación democrática que también ha crecido enormemente durante los últimos años. Pero ¿entendemos todos la democracia en los mismos términos? ¿Las condiciones que exigimos de la democracia son las mismas para todos en América Latina y el Caribe?

55

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Creo que puedo contestar positivamente esas interrogantes: hoy día, en nuestra región, no puede haber más que una comprensión de la democracia porque la hemos definido con toda claridad en los textos que componen el marco jurídico-institucional desarrollado durante los últimos veinte años por la OEA. En particular creo que hemos alcanzado una definición definitiva en la Carta Democrática Interamericana, aprobada por los Estados miembros en 2001. Para ser un gobierno democrático no basta, según la Carta Democrática Interamericana, con ser un gobierno de mayorías, electo en elecciones totalmente válidas. A esa condición de origen se agregan condiciones esenciales que dicen relación con otras dos categorías políticas. De una parte la organización del Estado, que incluye régimen constitucional de democracia representativa, estado de derecho, independencia de los poderes públicos, régimen plural de partidos, gobierno transparente y responsable y la subordinación a la autoridad legítima; y de otra, el respeto a los derechos fundamentales de la ciudadanía, es decir derechos humanos y sociales, libertad de expresión y prensa, y participación ciudadana. La misma Carta, tras señalar que democracia y desarrollo económico y social son interdependientes y se refuerzan mutuamente, expresa que la pobreza y el analfabetismo, entre otros temas sociales, son factores negativos para el desarrollo de la democracia. En ese marco compromete a los gobiernos a promover y observar los derechos económicos y sociales, así como a respetar los derechos de los trabajadores. Condena decididamente, asimismo, toda forma de discriminación, señalando que su total eliminación fortalece la democracia y la participación ciudadana. El último artículo de la Carta Democrática Interamericana compromete a los Estados signatarios a promover la participación plena e igualitaria de la mujer en las estructuras políticas de la sociedad. Creo, pues, que no puede caber dudas acerca del significado de la democracia para nosotros. Cabe preguntarse, sin embargo, si estamos en condiciones de dar satisfacción a esa definición. La respuesta, esta vez, lamentablemente no es igualmente positiva. Sabemos qué democracia queremos pero tenemos muchos problemas que dificultan nuestra capacidad para materializarla. El nuestro es un continente en transición. No es un continente pobre, es un continente de umbral. América Latina y el Caribe están casi en el promedio de ingreso per cápita mundial, algunos centenares de dólares más abajo, pero tiene un IPC más elevado que el resto del mundo en desarrollo. Cuando se toma el IPC del mundo en desarrollo, el Latinoamericano es bastante mayor, 2.000 dólares mayor, de acuerdo a las cifras del PNUD. Y sin embargo tenemos problemas importantes. Tenemos un gran crecimiento, pero la gran pregunta es si ese crecimiento va a ser sostenido en el tiempo. Lo decía hace un momento la Presidenta Michelle Bachelet: se ha aprovechado mucho un buen periodo de precios de los commodities en el mercado mundial. Pero pienso que también existen otros factores, de estabilidad económica, de fortalecimiento de nuestras capacidades de gestión, de mejor situación financiera, que nos permite ser más opti-

56

I rapporti euro-latinoamericani e il ruolo dell’Italia

mistas, como lo es el Director Gerente del FMI en artículo que mencioné más arriba. Tenemos que preguntarnos por los sistemas de integración, algunos de los cuales están en situación más crítica de lo que aparentan, tenemos que preguntarnos también por las condiciones de nuestro desarrollo energético; muchos hacen también preguntas sobre el desarrollo sustentable: América Latina no tiene la peor situación ambiental del planeta, pero sí un deterioro creciente que también llama la atención y preocupa. Sin embargo, por falta de tiempo, hay solo tres problemas a los que quiero referirme de manera más específica: 1.- El principal de ellos es que la desigualdad es aún más grave que la pobreza en América Latina. El 20% más pobre de nuestro continente lleva a sus hogares entre un 2.2% del ingreso nacional en Bolivia y un 8.8% en Uruguay, en circunstancias que el 20% más rico se apropia de porcentajes cercanos al 50% del ingreso; y el 3 al 5% más rico recibe casi un 25% del ingreso. Pobreza y desigualdad también tienen que ver con discriminación, racial y de género. Un número desproporcionado de hogares indígenas, afroamericanos o encabezados por una mujer viven en condiciones de pobreza. 2.- Un segundo problema es el crecimiento de la actividad delictual. Según el Informe Mundial de Violencia de la Organización Mundial de la Salud, América Latina y el Caribe es la segunda región más violenta del planeta – superada sólo por el África subsahariana – con tasas de homicidio de 22,9 por cada 100 mil habitantes, lo que duplica el promedio mundial. En nuestra región el delito desafía y puede llegar incluso a destruir instituciones. Ya existen zonas dentro de ciudades y regiones dentro de países en los que la institucionalidad del Estado está siendo substituida por el poder de hecho de los grupos delictuales. 3.- Pero todavía más desafiante que los problemas que he descrito hasta aquí es, en mi opinión, el déficit de gobernabilidad que afecta aún a la mayoría de nuestras democracias. Por que tanto o más importante que la cantidad de democracia y que la cantidad de crecimiento que logremos alcanzar, es la forma como las utilicemos. Y en ese terreno, que es el terreno de la gobernabilidad, todavía tenemos mucho que avanzar. Muchos países de la región no están en condiciones de exhibir leyes básicas o instituciones formalmente capaces de sacar adelante políticas públicas. Por otra parte los sistemas mediante los cuales las autoridades son electas suelen no considerar la necesidad de mayorías estables y, por el contrario, crean condiciones inestables que se mantienen sólo mientras los gobiernos son exitosos. De igual manera muchos gobiernos no están dotados de los instrumentos necesarios para gobernar. Muchos de los problemas de desigualdad, y sobre todo de desigualdad de oportunidades, tienen origen en el proceso desestatizador de años pasados, en medio del cual terminaron por desmantelarse servicios básicos que no fueron sustituidos por otros mecanismos asistenciales. De ahí que no deban extrañar las dificultades actuales para enfrentar con instrumentos adecuados las necesidades de educación,

57

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

salud, protección del medio ambiente, seguridad pública y otras que contribuyen a igualar las oportunidades entre nuestros ciudadanos. Necesitamos Estados eficaces a la vez que eficientes. Y necesitamos políticas fiscales que estén capacitadas para financiarlos. Cuando me preguntan por las condicionantes de la democracia en nuestra región e incluso me interrogan sobre cuestiones tan delicadas como el riesgo de un retroceso en esta materia, digo que el riesgo principal radica en el hecho que el pueblo elige hoy día democráticamente a gobernantes dotados de legitimidad, fuerza y voluntad, pero que estos se enfrentan a inmensos problemas con instituciones débiles en las cuales apoyarse. Y la combinación de instituciones débiles y gobernantes fuertes nunca es estable, por el contrario, siempre es difícil y, sobre todo, siempre pone en riesgo a la democracia. El momento actual de América Latina es entonces el momento de la política. Los gobiernos democráticos deben mostrar que son capaces de resolver problemas. En todas partes se piden políticas públicas eficaces para resolver los problemas, y el curso de estos procesos dirán si tendremos efectivamente estados democráticos, estados democráticos de derecho, regidos por leyes e instituciones o estados democráticos solamente en lo electoral, en que la debilidad y el fracaso del que han partido algunos de estos procesos hará que la posibilidad de gobiernos unipersonales fuertes, pero con respaldo popular, tomen el lugar de las verdaderas democracias. Depende también de nuestros amigos a través del mundo, que muchas veces presionan por nuestras deficiencias sin comprender nuestros problemas. Este nuevo proceso se ha vivido en América Latina hasta ahora con una escasa participación o presencia externa, lo cual tiene como contrapartida el resurgimiento de fuertes corrientes nacionalistas, que son interesantes de considerar. Tanto Estados Unidos como Europa misma han dirigido su atención en el periodo más reciente a otras regiones y otras prioridades, lo cual es una paradoja en el caso europeo porque en el periodo más complejo de nuestra vida política en los años ‘80, cuando estábamos llenos de dictaduras, y de crisis internas y de guerras civiles, Europa jugó un papel muy fundamental en la democratización y en la paz de la región. En este caso, no es que las relaciones hayan desaparecido. Existe cooperación europea sustantiva, de muchos países de Europa, de Italia, Alemania, de los países nórdicos, de Holanda y de la UE en su conjunto, con América Latina, pero se trata, como lo ha dicho el Presidente Prodi, y es lo más importante que hemos escuchado aquí, de un tema de prioridades. Europa tiene, como toda potencia mundial, relaciones económicas, políticas, culturales y de cooperación con todas las regiones del mundo. La pregunta es cuáles son sus prioridades y cómo se expresan de manera material. Para no hablar de manera, lo mejor es referirnos al caso de España. Hace más de dos décadas, España decidió dar atención a América Latina de manera prioritaria, y esa prioridad de política exterior española se ha manifestado en inversión, en cooperación y en una presencia política que permite crear una verdadera Comunidad

58

I rapporti euro-latinoamericani e il ruolo dell’Italia

Iberoamericana. Esta no es una casualidad, la Cumbre Iberoamericana que anualmente convoca a todos los líderes no se produce porque sí, se produce porque hay decisiones políticas y de políticas públicas que llevan en esa dirección. Y en los años más recientes, la cooperación española, que dicho sea de paso también agradezco en nombre de la OEA, ha pasado a ser la primera en la región, con una cantidad muy sustantiva dedicada a América Latina, porque las prioridades tienen que expresarse de manera material. Yo pienso que en el caso de la situación actual de América Latina, nadie mejor que Europa, nadie mejor que Italia, para ejercer también ese tipo de prioridades, porque los grandes temas de América Latina de hoy son temas políticos, y no existe ninguna cercanía política mayor que la que existe entre América Latina y Europa, y entre América Latina e Italia. Por las razones que decía el Primer Ministro Romano Prodi y por las razones que se han expresado aquí, los países europeos están en condiciones de ejercer un papel positivo de apoyo al desarrollo democrático de América Latina en esta fase tan compleja de transición. Es por esta razón que yo doy la bienvenida a esta iniciativa. Ojalá que este país, donde nace la palabra “latino”, estamos en la región LATINA por excelencia, efectivamente asuma esa responsabilidad y esa tarea, como ya la ha asumido otro país del sur de Europa, y podamos trabajar juntos de manera mucho más intensa, también con otros países de Europa que se han caracterizado, desde hace décadas por su interés en América Latina y a los cuales queremos también ver de vuelta con nosotros de manera prioritaria en los próximos años. ■

59

Colin Granderson
Assistant Secretary-General Caribbean Community (CARICOM)

Mr. Chairman On behalf of the Caribbean Community (CARICOM), I wish to thank the Government of Italy for the invitation extended to CARICOM to attend this third biannual event devoted to relations between Italy and Latin America and the Caribbean. The Secretary-General has requested me to convey his sincere regrets in not being able to be here with you. He is at this moment participating in a critical meeting of the CARIFORUM Group preparing for the forthcoming round of the Economic Partnership Agreement negotiations with the European Union. The European Union – Latin America and Caribbean Summit process has become a valuable forum for strengthening our dialogue and mutual relationships by discussing social, economic and cultural issues between the two regions and by determining priority areas for joint action.

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

The overall theme of the Conference, “Together Towards the Future”, underlines the increasingly important role being played by the European Union in general, and by Italy, in our wider region as a result of the strategic partnership which has developed over the years. As a leading donor, investor, trading partner and political interlocutor, the EU has become an important economic and political partner for the region. In view of the limited amount of time allotted to speakers, I shall proceed directly to the subject matter of this session. I will focus on the European Union’s relations with the sub-regional grouping of small states comprising the Caribbean Community. The partnership with the European Union has been a long-standing and valuable one. The dominant aspect of the relationship at present is comprised by the negotiations for an Economic Partnership Agreement. This Agreement will replace the non-reciprocal preferential arrangements previously in place and which the World Trade Organisation (WTO) ruled to be non-compliant with global free trade rules. The negotiations between CARIFORUM (the Caribbean Community along with the Dominican Republic) and the European Community are fairly well advanced. The commitment to have them completed by the end of this year remains firm and was recently reiterated by our Heads of Government and State. However, a number of hurdles remain to be overcome. The negotiations have arrived at a critical stage where decisions with serious and long-term implications for our economies have to be taken.
60

The transition to a reciprocal trading relationship will exacerbate the already severe social, economic, fiscal and other dislocations created to our small and vulnerable economies by the ongoing phasing out of preferences. Consequently, the Caribbean Community holds the view that priority will have to be accorded to the development dimension of the EPA if the sustainable development objective of the Agreement is to be attained. The EPA must be a development tool and not limited to trade. CARIFORUM Heads of State and Government articulated these concerns and development cooperation expectations recently to the European Commissioners for Trade and for Development. CARICOM has not awaited the advice or the assistance of its development partners to address the structural and other adjustments required to participate more effectively in the process of globalization and trade liberalization. To this end, the Community has been deepening its regional economic integration process. The Single Market was launched last year and work is progressing to put in place the Single Economy. CARICOM practices the Special and Differential treatment it advocates to the wider world with regard to international trade in its internal trading arrangements. Conscious of the disparities in capacity and the varying levels of economic development within the Community; conscious also of the dislocation that will be caused by the operation of the Single Market and Economy, a Regional Development Fund is in the process of being established to offset the negative impact on disadvantaged sectors, regions and Member States. CARICOM believes that its partners in the European Union such as Italy, because of their own developmental experience in the early days

I rapporti euro-latinoamericani e il ruolo dell’Italia

of the European integration process, are in a position to empathize with and lend support to the Community’s self-help efforts in restructuring the regional economies including retooling of our industries and retraining and building our human capital. In this way the qualities on which sustainable, competitive and self-reliant development is built would be strengthened.. CARICOM places great value on its growing relationship with Italy. In the context of its strategic approach to Latin America and the Caribbean, Italy has shown itself to be supportive of priority concerns of the Caribbean Community such as small states issues, regional integration as a development tool, and keeping development at the top of the international agenda. Prime Minister Prodi reiterated this latter commitment in his statement to the ongoing United Nations General Assembly. The Prime Minister also indicated that development would be the centerpiece of Italy’s G8 presidency next year. Italy has been a technical cooperation partner of the Caribbean Community for quite some time and these relations have deepened recently with priority being placed on food security, climate change and disaster preparedness, and capacity building in the area of tourism, the mainstay of most of our economies. The Caribbean Community, a grouping of small island states and low-lying coastal territories, has been drawing attention for quite some time to the threats and challenges that climate change poses to their viability and well being. It is therefore heartening for the Community to observe the present acute awareness being accorded to the urgency of the phenomenon by the wider international community, including the European Union, and to the need for ambitious and costly solutions. In conclusion, the Caribbean Community views its relationship with Italy and the European Union as a critical one in the Community’s foreign policy and developmental outreach. The Community looks forward to the deepening of these relationships and to the increasing understanding of the special needs of small States in a globalizing world. Thank you. ■

61

João Cravinho*
Secretário de Estado dos Negócios Estrangeiros e da Cooperação, Portugal

Muito obrigado. Senhor Presidente Enrique Iglesias, Excelências, distintos participantes. Eu queria começar naturalmente por agradecer, em nome do Governo português, o convite que nos foi dirigido pelo Governo italiano para participar nesta importante
* Testo ricavato dalla trascrizione.

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

conferência. Para nós, esta participação é particularmente oportuna, não só porque Portugal tem um relacionamento particular com a América Latina por razões históricas, por razões linguísticas, por razões também muito contemporâneas, com o Brasil claro e com os outros Países da América Latina, no contexto das cimeiras ibero-americanas, mas também porque temos neste momento a responsabilidade da Presidência da União Europeia. Ora, este esercício de Presidência da União Europeia obriga-nos a reflectir um pouco sobre o lastro da história no relacionamento de Europa com o mundo, e igualmente sobre os desafios contemporâneos, e como adequar as nossas políticas contemporâneas às oportunidades que a história nos oferece. Com efeito, há uma teia de relacionamentos multilaterais complexos que ao longo dos anos se estabaleceu entre a Europa e os outros continentes, que é a teia das ligações geradas pelos relacionamentos bilaterais, e aquela que foi gerada pelo relacionamento bi-regional, ou ainda a um nível multilateral mais amplo. Ora, esta complexidade constitui um desafio que não é fácil de gerir, mas ao mesmo tempo origina oportunidades de estabelecimento de iniciativas de colaboração que não devem ser desvalorizadas. No mundo multilateral contemporâneo, a complexidade não deve ser vista como um factor de inoperância. Antes pelo contrario, deve ser um factor de incremento nas dinâmicas positivas dos vários relacionamentos. No entanto é importante, num momento em que essa densa teia de relações se torna ainda mais intensa, com a consolidação do processo ibero-americano, com o estabelecimento do diálogo estratégico entre a União Europeia e o Brasil, com o avanço nos acordos de associação com a América Central e com a Comunidade Andina, fazer uma identificação clara torna-se ainda mais importante das mais-valias de cada um desses processos, bem como das sobreposições e das complementaridades entre os processos. Por exemplo, a cumplicidade linguística e cultural representa claramente um eixo de mais-valia no relacionamento multifacetado entre os Países ibéricos e a América Latina, e a Itália partilha uma afinidade cultural com este espácio geográfico, não só pelas redes históricas, mas pelas inúmeras comunidades italianas espalhadas por todo o espaço latino-americano, que conferem neste espaço latino-americano uma das características de multiculturalidade que o caracterizam. E ao mesmo tempo em que se revela como um dos vectores históricos que contribuem para a multiculturalidade latino-americana, a Itália afirma-se igualmente como um parceiro para o presente e para o futuro, nomeadamente nas relações económicas e nas áreas científicas e tecnológicas, onde a Itália constitui um parceiro fundamental. Mas ao mesmo tempo em que se evidenciam as potencialidades e as oportunidades de relacionamento entre a Europa e a América Latina, sobressaem também desafios complexos que envolvem interesses diversos e por vezes divergentes. A América Latina enfrenta hoje evidentes turbulências socio-económicas que produzem um reposicionamento das prioridades em vários Países. Julgo que estas turbulências nos obrigam a um maior investimento no diálogo para reposicionarmos as nossas prioridades de cooperação e para nos apoiarmos mutuamente face aos desafios da globalização.

62

I rapporti euro-latinoamericani e il ruolo dell’Italia

Enquanto presidência da União Europeia, gostaria de referir aqui a importância que atribuímos ao relacionamento entre a União Europeia e a América Latina. Este relacionamento resulta em grande medida do empenho que os Governos de Portugal e de Espanha sempre mantiveram enquanto membros da União Europeia, para que aquele sub-continente não deixasse de ser um referente importante no relacionamento externo da União Europeia. É desde a nossa adesão às Comunidades Europeias em 1986 que nos esforçámos no sentido de estabelecer a ponte entre a União Europeia e a América Latina. Nós sabemos bém que para os outros Países europeus as nossas ligações históricas à América Latina representam um importante atributo para a própria Europa. E a Itália é, sem dúvida, um dos Países que mais entusiasticamente tem acolhido este vector do relacionamento externo da União Europeia. E é portanto com enorme satisfação que vemos a prioridade que a Itália atribui hoje ao seu relacionamento com a América Latina. Para além do valor intrínsico desta prioridade, confere também mais peso ao vector latino-americano da politica externa europeia. É particularmente bem-vindo o consistente empenho da Itália na promoção duma sociedade civil empenhada no processo de diálogo entre continentes (e isso retoma um punto referido pelo senhor Paolo Bruni). Julgamos que este é um dos pontos em que temos de investir fortemente, para que o relacionamento entre a União Europeia e a América Latina cumpra as suas potencialidades. Já foi referenciada a próxima Cimeira, dentro de breves semanas, da Comunidade ibero-americana, em Santiago do Chile, e que o tema central dessa cimeira é a coesão social. De facto, os Países da América Latina têm sido persistentemente marcados pelo flagelo da exclusão social e da distribuição desigual da riqueza. Com a escolha da coesão social como tema central, julgamos que aqui se encontra também uma forma de a comunidade ibero-americana se centrar num dos debates que são fundamentais para a globalização. E isto diz respeito, naturalmente, também à Europa e à União Europeia. Temos a obrigação, penso, enquanto europeus, de retirar todas as sinergias possíveis desta confluência de prioridades. Como comunidade ibero-americana, temos pela frente um processo de consolidação interna e também um processo de afirmação externa. A convicção portuguesa é que se deve investir simultaneamente na consolidação interna desta comunidade ibero-americana e na sua projecção externa, ou seja na projecção externa duma dinâmica da Cimeira ibero-americana que permite que este agrupamento dê todo o seu contributo à governação global, o que é um dos grandes desafios do nosso tempo. O mundo contemporâneo não nos permite o luxo de escolher entre a consolidação interna e projecção externa: não podemos fazer primeiro uma coisa e depois a outra. Pelo contrário, julgo até que os dois processos se reforçam mutuamente. É em essa encruzilhada em que estamos hoje, e julgo que a partir de Santiago de Chile, da próxima Cimeira, também se encontraram os caminhos para prosseguirmos tanto na consolidação interna como na afirmação externa.
63

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Nós contamos com a Itália, neste processo de interrelacionamento entre o interno e o externo. E este é um processo que caracteriza tanto a Cimeira ibero-americana como a própria União Europeia. A olharmos para o exterior, compreendemos melhor a nossa realidade interna, e a consolidarmos cada vez mais a nossa realidade intrínseca tornamo-nos mais relevantes como actores internacionais e como vozes decisivas para a governação global. O nosso papel na geopolítica variável das relações multilaterais contemporâneas depende sobretudo de nós próprios. É por isso que quero terminar saudando as autoridades italianas pela manifesta vontade em assumir este desafio e contribuir para que o interface entre a Europa e a América Latina seja cada vez mais relevante, não só para estas nossas duas regiões, como também para o resto do mundo. Muito obrigado. ■

Rubén Ramírez Lezcano
Ministro de Relaciones Exteriores de la República del Paraguay

64

Señoras, Señores, Deseo en primer lugar agradecer y felicitar al Gobierno italiano por propiciar esta III Conferencia que reúne a importantes representaciones de Italia-América Latina y el Caribe, brindándonos la oportunidad de fortalecer a través de este foro, el diálogo político, la cooperación, y convertir el conjunto de afinidades históricas y culturales en instrumentos de unidad y desarrollo. Europa en general, e Italia en particular, han sido tradicionales socios del Paraguay, y las sociedades de ambos países se han enriquecido de manera recíproca en distintos momentos de nuestra historia. Estas fructíferas relaciones político-comerciales han cobrado un nuevo impulso a través de los esfuerzos por establecer una sólida alianza estratégica entre los bloques de América Latina y Europa. Los vínculos interregionales, que tradicionalmente se han cimentado en fuertes componentes comerciales, culturales y migratorios, han tenido siempre presente los elementos políticos de la relación, y la convicción de que muchos temas conviene que sean abordados de manera conjunta y con una visión integral. Esta visión integral de las problemáticas respectivas, propiciará el mejor cumplimiento de nuestros objetivos comunes, y nos permitirá aunar esfuerzos para hacer frente, con mayores perspectivas de éxito, a los nuevos desafíos birregionales. En esta perspectiva, considero que uno de los temas fundamentales y de análisis preferente, lo constituye evidentemente la cuestión migratoria. El Gobierno de la

I rapporti euro-latinoamericani e il ruolo dell’Italia

República del Paraguay es consciente de que la pobreza, y en consecuencia, la falta de oportunidades, son las causas primordiales que impulsan a las poblaciones a buscar en otras tierras mejores condiciones de vida, provocando a su vez la fractura de las estructuras familiares así como la pérdida de capital humano, la fuga de cerebros y la desinversión social. Por su parte, los países receptores de migración, si bien son beneficiados con esos recursos humanos, en algunos casos reaccionan defensivamente con medidas como las inadmisiones, expulsiones, e incluso, en situaciones extremas, algunos migrantes son objeto de actos de discriminación, maltrato, xenofobia o racismo. De cara a esta realidad, nos permitimos exhortar a los países receptores de migración, a respetar los derechos humanos de los migrantes, más allá de la condición migratoria de los mismos, y a adoptar medidas de regularización para su legalidad y pleno ejercicio de sus derechos. El Gobierno de mi país, no desea que sus connacionales sientan la necesidad de emigrar para buscar mejores condiciones, con las consecuencias económicas y sociales precedentemente señaladas. En tal sentido, trabaja para implementar, en forma participativa y descentralizada, una política social destinada a combatir la pobreza y la vulnerabilidad, promoviendo una mayor equidad social y un orden económico más justo y equilibrado. En este mismo sentido, estamos convencidos que es importante aumentar la cooperación y la solidaridad entre los países emisores y receptores de migraciones, de manera a generar en los de origen condiciones que promuevan el desarrollo, brinden estabilidad a sus poblaciones, faciliten el ordenamiento de los flujos migratorios, y fundamentalmente, permitan que el derecho a migrar sea una opción y no una necesidad inevitable. El Paraguay, en la búsqueda de vías idóneas para lograr el anhelado desarrollo económico y el bienestar social, impulsa de manera entusiasta la integración y del regionalismo abierto. En esta convicción, en 1991, constituyó el Mercado Común del Sur, o MERCOSUR, junto con Argentina, Brasil y Uruguay, y en 1994, en Marrakech, se adhirió a la Organización Mundial del Comercio. En este contexto, anhelamos una pronta conclusión de las negociaciones de la Ronda de Doha, eliminando las distorsiones y las discriminaciones comerciales, a fin lograr el acceso a los mercados y un tratamiento justo y equitativo, como medio fundamental para la eliminación de la pobreza de los paises en desarrollo. El MERCOSUR, constituido por el Tratado de Asunción, surge inspirado en el ejemplo de la Unión Europea, que tuvo asimismo su génesis en el Tratado de Roma. La República del Paraguay, en su condición de país sin litoral marítimo y de economía pequeña y vulnerable, impulsa la plena consolidación del MERCOSUR, que implica la libre circulación de bienes, servicios y factores productivos, el establecimiento de una política comercial común, la coordinación de políticas macroeconómicas y sectoriales, y la armonización de sus legislaciones.
65

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Igualmente, mi país se ha embanderado en la lucha por la superación de las asimetrías generadas por factores estructurales y de política, en el entendimiento de que ellas representan un serio obstáculo para la profundización del proceso de integración En esta reivindicación, que ha empezado a dar sus primeros frutos en el MERCOSUR, también hemos tenido muy presente la experiencia de la Unión Europea en el tratamiento de sus socios menores. En el plano comercial, las exportaciones del Paraguay tienen como principal destino los países del MERCOSUR, en tanto que en los últimos años, la Federación Rusa se ha ubicado en el segundo lugar, debido al incremento de nuestras exportaciones de productos cárnicos a dicho mercado. Por su parte, la Unión Europea representa el 6% de nuestras exportaciones totales, e Italia, es nuestro segundo comprador europeo, acaparando un 19% de las exportaciones con destino a Europa. En cuanto a las importaciones, nuestras principales operaciones se realizan con Asia y los países del MERCOSUR, en tanto que la Unión Europea, de una fuerte presencia tradicional en este rubro, decreció hasta constituir en el año 2006, el 5,7% del total de nuestras importaciones. El Paraguay ha impulsado con especial ímpetu las negociaciones entre el MERCOSUR y la Unión Europea, en la confianza de que la suscripción de un Acuerdo de Asociación entre ambas regiones, constituirá una herramienta idónea y eficaz para afianzar y dinamizar los intercambios en materia de comercio e inversiones entre las partes. La producción paraguaya tiene un fuerte y mayoritario componente agropecuario, siendo uno de sus principales productos de exportación la carne vacuna. Ello, gracias al denodado esfuerzo desplegado tanto por el Sector Privado como por el Sector Público, para alcanzar los más altos niveles de excelencia. Hoy nuestros productos cárnicos están ganando importantes mercados internacionales, en reconocimiento de su calidad, salud animal y protección de los consumidores. En los últimos años y, en cumplimiento de recomendaciones de la Oficina Veterinaria y Alimenticia de la Unión Europea, en el Paraguay se han desarrollado importantes avances en materia de producción ganadera y de funcionamiento de los sistemas de controles veterinarios y de salud animal. Las últimas misiones de inspección de la Comisión Europea han reconocido estos logros, restando sólo definiciones políticas a nivel de las instancias comunitarias para restituir al Paraguay la condición de país proveedor de productos cárnicos a la Unión Europea. En otro orden, no podemos dejar de mencionar el papel preponderante que desempeña la cultura en el relacionamiento entre la Unión Europea y América Latina. En este sentido, el gobierno paraguayo considera al Instituto Italo Latino Americano, como una institución visionaria, artífice de importantes logros en los diversos campos de la cooperación, y espacio propicio para el desarrollo de tecnologías que posibiliten el incremento y la facilitación, de las relaciones económicas y culturales.

66

I rapporti euro-latinoamericani e il ruolo dell’Italia

El Paraguay es beneficiario de esa cooperación, que en el ámbito cultural, se traduce en una mejor protección del patrimonio, campo en el cual se experimentaron avances significativos a través de los programas “Museo en Obras”, el Proyecto Piloto de Restauración de la Iglesia de Trinidad, las pasantías de jóvenes estudiantes en instituciones italianas y la cooperación técnica de expertos italianos. Estos proyectos de capacitación ayudaron a fortalecer la labor de la recientemente creada Secretaría Nacional de Cultura, acelerando el proceso de inventario y catalogación de bienes patrimoniales, para la mejor salvaguarda de los mismos. Sin dudas, la labor del IILA, representa una continuidad del vínculo cimentado a través de generaciones de italianos que colaboraron en la construcción de la moderna sociedad paraguaya. La destacada y significativa tarea realizada por ese Instituto, en pos de una mejor interrelación entre sus Países miembros con la comunidad italiana, merece el más amplio reconocimiento, como así también nuestro apoyo incondicional a su obra y objetivos. Señoras y Señores: Los lazos de amistad y fraternidad que se forjaron a través de generaciones de europeos, latinoamericanos y caribeños, han sido tradicionalmente de mucha fortaleza, y nos asiste el convencimiento de que esa historia común, así como nuestros valores compartidos, constituirán los mejores fundamentos sobre los cuales habremos de cimentar este proceso y la proyección de nuestra relación birregional, para beneficio de nuestras sociedades. Muchas gracias. ■

67

Luigi Pallaro
Senatore (in rappresentanza dei parlamentari eletti nella circoscrizione America Latina), Italia

Signor Presidente, mi congratulo per questa iniziativa che si conferma essere un punto di riferimento essenziale nei rapporti fra i nostri Paesi e ringrazio altresì i colleghi parlamentari eletti all’estero per avermi voluto affidare l’incarico di portare il saluto di questo piccolo esperimento costituzionale rappresentato dai legislatori residenti fuori dai confini nazionali. Vorrei incominciare il mio breve intervento partendo dalla frase che caratterizza i nostri lavori: “insieme verso il futuro”. Il continente latino-americano sta conoscendo da ormai più di 4 anni un ritmo di crescita economico sconosciuto da tempo a molte democrazie occidentali. In questo enor-

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

me bacino in continua crescita vivono più di 500 milioni di persone. Un paese come l’Italia gode, in questo ambito, di un vantaggio comparato che altri paesi non hanno. Mi riferisco ovviamente alla nostra massiccia presenza demografica. Spesso quando si parla di collettività italiane emigrate all’estero vengono in mente immagini ingiallite di comitive pronte per imbarcarsi. È vero, il dramma dell’emigrazione è incominciato così. Ma spesso ci si dimentica di verificare dove e come queste persone sono sbarcate. Ecco, i discendenti di quelle persone adesso sono capi di Stato, di Governo, parlamentari ed industriali che gestiscono e fanno crescere intere nazioni. Questa presenza dovrebbe essere posta al centro di una organica politica di Stato nei confronti di quest’area. E ho detto intenzionalmente di Stato: a mio avviso le opportunità offerte da un rapporto particolare con l’America Latina non dovrebbero essere patrimonio di una sola parte politica che ne approfitta sulla base della necessità congiunturale. Credo che sia interesse dell’Italia, perciò dell’intero spettro politico del nostro Paese, impegnarsi coerentemente ed organicamente a loro favore. E dicendo questo non dobbiamo dimenticare che dire Italia oggi vuol dire Unione Europea, 25 Paesi che dovrebbero, almeno in politica estera, parlare con una voce sola. 25 Paesi che hanno in comune grandi tradizioni di emigrazione.
68

I canali per mettere in atto questa relazione sono noti, e non devono passare, a mio avviso, attraverso l’assistenzialismo, o non solo per lo meno. La formazione, lo scambio di tecnologia, la complementarietà delle produzioni e delle coltivazioni. Bisogna stabilire un corridoio preferenziale, affinché i nostri Paesi possano godere di un flusso continuo di scambi commerciali e culturali. Bisogna uscire dalle secche della burocrazia ed entrare sul territorio dei fatti. È una sfida enorme, ne siamo consapevoli. Noi parlamentari eletti all’estero stiamo dando il nostro piccolo contributo, non solo in Italia, ma anche e soprattutto presso i nostri Paesi di residenza. Quello che rappresentiamo è un esperimento: vi invito, pertanto, ad approfittarne: lavoriamo insieme, creiamo una sinergia, una rete di relazioni. La sfida è grande, ma il risultato ci compenserà degli sforzi fatti. ■

Ezio Pelizzetti
Rettore dell’Università degli Studi di Torino, Italia

Dall’inizio del nuovo millennio, l’America Latina ed i Caraibi sono andati acquistando maggiore importanza per l’Italia e per l’Europa. Sappiamo che ancora una volta si è dimostrata infondata la profezia sulla scomparsa della regione, di un suo inabissarsi in un Atlantico sempre più vasto, dovuto all’emer-

I rapporti euro-latinoamericani e il ruolo dell’Italia

gere dell’Est Europeo e soprattutto dell’Asia, fenomeno che si voleva contemporaneo alla decadenza inarrestabile dell’America Latina. Lo stesso ritrarsi della potenza mondiale dominante dall’area, dopo l’11 settembre 2001, sembrava confermare la profezia. Al contrario: sia l’emergere del potere economico asiatico, sia la necessità di un nuovo multilateralismo emisferico si sono rivelati processi sostanzialmente favorevoli per il “riemergere” dell’altro Occidente. E chiariamo subito che se il dibattito accademico è riuscito in qualche cosa è proprio nella ridefinizione dell’America Latina, non solo come un lontano Occidente, ma in qualcosa di molto più importante: un altro Occidente. Addirittura nell’attuale indefinizione nominalistica della regione si può cogliere del nuovo: non più lo scontro ideologico fra eurocentrismo e terzomondismo (fra Iberoàmerica e Latino-América, semplificando molto) ma l’ormai accettata impossibilità di definirla arbitrariamente dal di fuori. Non nella definizione di “latina” del sogno imperiale di Napoleone III, rappresentato, in maniera fantasmale, in un dipinto non finito nella cosiddetta “sala del trono” del castello di Miramare di Massimiliano d’Asburgo. Non nella sua pretesa essenza “iberica” che nella versione tradizionale era frutto di un autoritario riduzionismo culturale e linguistico, prodotto a sua volta di un eurocentrismo marginale e risentito. Al contrario, la molteplicità irriducibile che contraddistingue il passato e il presente dell’altro Occidente ci impone di rispettare questo prezioso patrimonio di diversità. E il futuro, questo almeno lo sappiamo, sarà quello di nuove forme di coesistenza fra differenze. Ma per garantire tale coesistenza, o meglio interazione, è necessario che i valori universalistici della democrazia si incarnino nelle istituzioni, che a loro volta si facciano garanti della pluralità: la nuova presenza dell’America Latina e dei Caraibi per l’Europa, e per l’Italia in particolare, è anche dovuta al consolidamento, nell’intera regione, di processi di democratizzazione. Anche se molto resta da fare, e non solo là, per l’affermazione di un vero stato di diritto. I diritti economici e sociali per tutti, e sottolineo per tutti, devono essere patrimonio fondante di qualsiasi Occidente, e non solo. Come dunque il mondo accademico e scientifico italiano risponde alla sfida di questo nuovo scenario? Innanzitutto, a livello nazionale, distinguendosi – come in fondo è suo dovere – da una produzione editoriale e più in generale mediatica che fa dell’America Latina, delle sue diverse manifestazioni politiche e culturali, un oggetto di scontro politico interno, operando più o meno coscientemente in maniera riduzionistica e strumentale. Si inventano così buoni e cattivi esempi. Complessi casi nazionali e regionali divengono modelli generali, virtuosi o perversi, da adottare o da rigettare, impedendo di intendere la complessità della realtà e delle sue manifestazioni.
69

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Per troppi anni, secoli direi, l’altro Occidente è stato, suo malgrado, il rifugio delle nostre utopie: dall’uomo in stato di natura del Cinquecento, al surrealismo realmente esistente, fino alla riserva indiana dei rivoluzionari utopici. Chiarito doverosamente tutto ciò, cosa può originalmente proporre l’Italia delle 100 città e delle 70 università, regione d’Europa, all’America Latina? Una prima tradizione, assolutamente non disprezzabile, ci viene innanzitutto in aiuto: un patrimonio vivo di pensiero universalistico. E qui, permettetemi, come Rettore dell’Università di Torino, di riassumere questa eredità, di cui siamo orgogliosi, citando un inizio, quello di Erasmo da Rotterdam e un punto di arrivo: Norberto Bobbio. E non è un caso che il pensiero del filosofo torinese sia fra più vivi in America Latina. Ma si potrebbe anche citare, in senso contrario, dalle Americhe verso l’Italia, e sempre su di uno sfondo idealmente torinese, il José Carlos Mariátegui che si compenetrò in maniera creativa del pensiero di Gramsci e di Gobetti e che seppe, fra pochissimi, interpretare la realtà rivoluzionaria ed eversiva del primo fascismo italiano. In secondo luogo, risalta la capacità di cercare e a volte di trovare le vie interdisciplinari della conoscenza. Non possiamo negare che ciò sia anche frutto della necessità. Sappiamo che è per essa e in essa che il genius italicus dà il meglio e il peggio di sé. Ma vi sono anche radici più profonde, e lasciatemelo dire, accademiche. Basti qui pensare al contributo dato dalla filosofia italiana. E come non pensare a Gianni Vattimo, al dibattito sulla costruzione, necessaria nella contemporaneità, di un nuovo linguaggio di linguaggi, una specie di meta-linguaggio che faccia da ponte fra saperi sempre più specialisticamente frammentati. Un contributo anch’esso ben conosciuto in America Latina, e che potrebbe rivelarsi, se non in un generico “pensiero debole”, una risposta positiva, in parte almeno italiana, alla decostruzione nichilista del sapere. I risultati – che avete a stampa a vostra disposizione – del Convegno Internazionale di Torino “Alta formazione e cooperazione universitaria Italia e America Latina. Istituzioni, scienza e cultura” di qualche giorno fa e che ha riunito per la prima volta in Italia e probabilmente in Europa, un centinaio di scienziati e scientifici sociali italiani con la presenza di importanti ospiti latinoamericani, dimostrano che, pur con tutti i limiti del caso, un incontro aperto di saperi è possibile. Certo, la complessità dei nodi della realtà latino-americana, sono di per sé un buon antidoto alle derive scientiste e al disimpegno intellettuale e ben si sono coniugate, a Torino, con le tradizioni vive dell’universalismo e di una multidisciplinarietà fondate sulla forza, e non sulla debolezza, di un pensiero ideologicamente laico. Basti qui ricordare come nell’incontro di Torino, fra i risultati della tavola rotonda “Le scienze dell’uomo”, sia stata chiaramente sottolineata, per l’economia, la necessità di integrare ad essa gli studi politico-istituzionali e del diritto. Tale approccio multidisciplinare è necessario al fine di interpretare i nessi fra crescita economica e sviluppo, condizionati da debolezze istituzionali e giuridiche evidenti, sia per quello che riguarda i diritti della persona sia per le cosiddette regole del gioco nelle economie di mer-

70

I rapporti euro-latinoamericani e il ruolo dell’Italia

cato. La multidisciplinarietà è poi ancora più rilevante per quanto riguarda l’impatto della crescita su di un corpo sociale molto polarizzato e ferito da fenomeni di illegalità, criminalità e violenza. Così pure, nella tavola rotonda intitolata “Le scienze della natura”, le sfide tecniche e tecnologiche del settore dell’energia sono state affrontate risaltandone gli aspetti, per nulla esteriori, economici, politici e istituzionali, legati come sono al consolidamento della sicurezza normativa e giuridica, ad un sistema fiscale efficiente e ad una maggior responsabilità sociale. Ma forse, nell’evento di Torino, più in là dei risultati e delle proposte che si possono trarre dalla sua concisa memoria, è emerso, con il consenso di tutti, la necessità di una ri-definizione del concetto stesso di cultura, non solo plurale, come forse non mai in America Latina, ma anche senza un alto e un basso, senza frontiere fra manifestazioni colte e popolari, fra arti maggiori e minori, fra monumenti letterari, musica, paesaggio e cibo. Anche qui il pensiero italiano è sembrato poter dire qualcosa di particolare. Esso appare preparato, più di quanto molti si immaginino, ad un futuro non di cooperazione, ma di collaborazione con l’America Latina nei campi delle scienze e delle culture. Per concludere, non si può qui non ricordare che l’inizio di una nuova fase, collaborativa appunto, porta con sé nuove responsabilità. Se, infatti, in una dimensione cooperativa i nostri interessi e quelli dell’altro non tendono sostanzialmente a modificarci e a modificarlo, in una nuova dinamica collaborativa, fra veri partner, nessuno dei soggetti in gioco ne esce uguale a prima. Un bel gioco dunque e, come tutti i bei giochi, rischioso. Meglio prepararci. ■

71

Enrique Iglesias
Secretario General de la SEGIB (Secretaría General Iberoamericana)

Yo quisiera hacer muy breves comentarios para terminar esta sesión. Primero agradecerles a todos los participantes la disciplina que han tenido, porque hemos terminado razonablemente bien y quería decir simplemente unas pocas palabras, a manera no de resumen, porque las exposiciones fueron todas ellas muy ricas y todas tenían contenido que ciertamente habrá que analizar. Pero yo miraría un poco el momento en que estamos hoy en América Latina y que lo plantearon varios de los participantes, particularmente el Secretario Insulza: tenemos un momento económico, tenemos un momento social y tenemos un momento político. El momento económico es el más brillante que hemos tenido en décadas. Todos sabemos que detrás de eso está el impacto de las materias primas, ciertamente, pero tam-

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

bién que hemos aprendido a hacer las cosas y América Latina ha tenido el quinquenio más importante en los últimos cuarenta años. Y aparentemente esto puede seguir, pues yo creo que estamos entrando en un período largo de precios elevados de las materia primas. De manera que el momento económico es importante, lo cual no quiere decir que no tenga muchos riesgos. Riesgos de afuera, si las crisis económicas, en vez de desaparecer como algunas nubes, se aceleran, y riesgos de adentro, que no sepamos aprovechar esta bonanza para hacer lo que tenemos que hacer. América Latina tiene la oportunidad única de salir al encuentro de problemas históricos y lo tenemos hasta ahora facilitado por esta coyuntura económica. Tenemos un momento social, una sociedad mucho más activa que nunca, presente en la calle, en el ejercicio de la democracia, y como se dijo también hoy presente con la violencia. Esa noticia que nos traía Insulza es así, es una región muy violenta y también es una región de clase media. Algunos estudios nos dicen que en los últimos dos o tres años entraron al concepto de clase media 60 millones de personas. Estamos evolucionando hace una sociedad de clase media, es decir con implicaciones económicas, sociales y políticas. Pero hay una sociedad activa, importante, con grandes problemas. La pobreza ha bajado, la Presidenta de Chile nos recordaba hoy lo que están haciendo los chilenos, ha habido una caída importante en el número de pobres. Sigue habiendo un problema muy serio en materia de distribución del ingreso, aunque hay indicaciones de que algo está mejorando: un poquito, pero está mejorando un poco en el campo de distribución del ingreso y tenemos los bolsones de exclusión, nuestras grandes deudas históricas, que son los indígenas y los negros. Las comunidades. Esos dos grandes temas forman parte de una deuda social muy importante que tenemos que pagar o empezar a pagar. Y hay un momento político, con una democracia que está funcionando. Contamos con una adhesión a la democracia pesar de las crisis económicas, a pesar de las fatigas de las reformas. La mayoría de la gente sigue siendo favorable a la democracia. Eso hay que alimentarlo. La democracia tiene que legitimarse. Y se legitima si es capaz realmente de salir al encuentro de los temas sociales, si no se erosiona, si la gente no pierde la confianza y esa es una cosa importante. Todo el mundo mejora un poco en América Latina. El pobre de hoy no es el pobre de hace diez años, ni muchos menos el pobre de hace veinte años. Pero en la medida en que yo mejoro mucho menos que el vecino ahí tengo un problema, y eso es lo que nos pasa a muchos en América Latina. Hay un momento político, y el momento político quizás nos ofrezca una oportunidad de dar realmente un salto cualitativo en lo productivo, en lo social y en la consolidación de nuestras democracias. ¿Qué hacemos Italia-América Latina? ¿Qué hacemos Europa-América Latina? Relaciones antiguas: sí, y conocidas. Cómo no vamos a acordarnos nosotros de lo que

72

I rapporti euro-latinoamericani e il ruolo dell’Italia

ha hecho Europa en la defensa de los derechos humanos, en el logro de las democracias, en la cooperación – es el continente con más alta cooperación –, en la inversión – los grandes inversionistas son inversionistas españoles, italianos, portugueses en América Latina – en la formación de los recursos humanos: en la historia, por así decirlo. La Secretaria de Relaciones Exteriores de México nos recordaba la lista de los valores que compartimos. Son muchos. Y los valores en la vida importan mucho, en la vida política como en la vida espiritual. Tenemos valores importantes que nos unen. Y tenemos intereses además de valores. Y tenemos – lo decía ella muy bien – también una visión del mundo que nos une. Y eso es bueno para nosotros pero también para el mundo, porque nos permite contribuir al mundo con conceptos de paz. Somos el continente que, a pesar de los conflictos, es un ejemplo de paz en la historia de los últimos 200 años; aún con los conflictos que hemos tenido en términos comparativos nos agrandamos. Y es un ejemplo importante, y yo diría también un ejemplo de coexistencia en un mundo asolado por las grandes distancias y las grandes confrontaciones religiosas, raciales. Nosotros tenemos nuestros problemas, pero América Latina en esos aspectos es un ejemplo y eso hay que valorizarlo. En las relaciones Europa-América Latina: ¿Qué hacer en la cooperación? ¿Qué hacer en el momento económico? ¿Qué hacer en el momento social? ¿Qué hacer en el momento político? En el momento económico: precisamos más inversiones, negocios de inversiones, no regalos, negocios. Precisamos tecnología y ustedes tienen mucho para ofrecer en ese campo. Precisamos asociaciones de empresas, no solamente las inversiones están en infraestructuras. Precisamos que las empresas empiecen a asociarse para valorizarse mutuamente. Precisamos comercio, precisamos que nos pongamos de acuerdo todos en terminar la Ronda de Doha y precisamos que la Unión Europea confirme lo que son las negociaciones Mercosur-Grupo Andino-Centroamérica. No son culpas de nadie sino de todos. Es decir, hemos avanzado, pero todos tenemos nuestros pecados. Tenemos que concluir las negociaciones para poner en marcha estos procesos abiertos. Momento social. La cohesión social va a estar presente en dos grandes reuniones, la nuestra Iberoamericana y la Euro-latinoamericana en Lima. Veremos qué sale de ahí. Se mencionó acá, por el Canciller del Paraguay un tema importante: las migraciones. Las migraciones América Latina - Europa. Todos sabemos el problema dramático que son las migraciones. No es un tema fácil, pero hay que resolverlo con un concepto humanizado. Y lo hemos hecho el año pasado nosotros en la Cumbre Iberoamericana, reconociendo que cada país tiene derecho a aceptar a la gente que quiere tener en su territorio, pero reconoce que una vez que la persona está en un territorio es una persona y, por tanto, debe ser respetada su dignidad. Tenemos que encontrar formas para permitir la inserción de estas comunidades que de alguna manera necesitan todos los países. Y sobre todo poner mucha atención para no alimentar la fuga de cerebros que nos han costado mucho construir.
73

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Y el tema de la educación - lo planteaba el Rector de la Universidad de Turín - es fundamental. Yo creo que si hay algo donde Europa puede hacer mucho es en educación. Entonces precisamos un salto cualitativo fundamental en la educación. Y la confluencia, la vecindad de lenguas y de esos mismos valores, hace que la cooperación que puede hacerse en esta materia sea realmente muy importante. Momento político. ¿Qué pueden hacer las relaciones de Europa con América Latina? Bueno, algo se puede hacer para la gran reforma del Estado, muchas cosas tenemos que aprender de ustedes. Hoy que hacer un Estado que sirva a las necesidades de América Latina de hoy, precisamos más mercado y mejor Estado. Y eso ustedes lo han hecho bien y de alguna manera ahí hay una experiencia que se puede compartir. Y precisamos también de alguna manera entender que cada país es una identidad y que cada país debe resolver sus problemas por sí mismo. Las soluciones no vienen de afuera en materia política, vienen de adentro. Y eso, si convivimos en esa pluralidad vamos a poder respetarnos y de alguna manera influirnos mutuamente de la mejor forma posible. Se habló de la cultura. Yo creo que es muy importante que nos pongamos de acuerdo aquí. Tenemos una comunidad cultural muy importante que tiene que ver mucho con los valores históricos y tradicionales. La cultura es un inmenso capital. Es un inmenso capital espiritual pero también es un inmenso capital económico y yo creo que ahí tenemos que enriquecernos mutuamente en todo esto.
74

Para terminar quisera mencionar que hoy día se habló de la lobby europea. Yo más bien entiendo que países como España, Portugal, Italia, Francia, los cuales tienen relaciones tan profundas con nuestra América Latina, deban de alguna manera ser actores presentes en la Unión Europea para revisar todos estos aspectos y crear realmente lo que debe ser una verdadera agenda renovada para lo cual este ejercicio que están haciendo nuestros amigos italianos es una gran contribución. Yo espero que lo que surja de esta reunión siente bases pare repensar cómo la relación de Italia se puede mejorar, partiendo del reconocimiento de los problemas que tenemos en América Latina. Y cómo esa cooperación llevada al plano europeo nos pueda permitir ver en Europa, una vez más, un agente fundamental de la transformación económica, social y política de América Latina. Muchas gracias. ■

Il contributo del percorso preparatorio alla III Conferenza: la politica dell’Italia verso l’America Latina

IL CONTRIBUTO DEL PERCORSO PREPARATORIO ALLA III CONFERENZA: LA POLITICA DELL’ITALIA VERSO L’AMERICA LATINA

Donato Di Santo
Sottosegretario di Stato degli Affari Esteri
77

La terza Conferenza Italia-America Latina e Caraibi non è iniziata ieri... Ieri, ed oggi, stiamo tenendo, con una partecipazione latinoamericana che per quantità e qualità è superiore ad ogni più ottimistica aspettativa, l’evento finale di un lungo percorso iniziato alcuni mesi fa quando, insieme al Ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, decidemmo di fare di questa terza edizione della Conferenza una occasione straordinaria per rilanciare la presenza dell’Italia in America Latina. Già dalla sua nascita il governo presieduto da Romano Prodi aveva dato un primo, fondamentale segnale in questa direzione: l’America Latina era stata indicata come area di prioritaria attenzione per la nostra politica estera. Lo ha confermato ieri il Presidente e questo per me è lo sprone più forte per andare avanti con ancora più lena su questa strada. Abbiamo interpretato questa indicazione nel senso più esteso ed ampio: non è semplicemente il governo italiano che decide di rafforzare e migliorare il proprio rapporto con i governi dell’America Latina, è il paese-Italia che riscopre un suo ruolo, il suo posto, la sua vocazione storica e culturale a “guardare insieme verso il futuro”. Con questa terza Conferenza l’Italia torna al suo posto: un grande paese europeo che ha radici storiche in tutta l’America Latina. Cari amici dell’America Latina e dei Caraibi qui presenti: uno dei “due mondi” di cui Garibaldi è stato l’eroe è il vostro. Il nome stesso del vostro continente è italiano e latino.

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Visitare le vostre città, sfogliare le guide telefoniche e guardare i cognomi è impressionante. Ma lo è ancora di più apprendere quanti discendenti di italiani vi siano ormai nei vostri parlamenti, nei vostri governi, nelle vostre istituzioni nel vostro mondo economico e del lavoro. Se Italo Calvino è nato a Cuba, il giuramento di Simón Bolívar è avvenuto a Roma, qui vicino, a Monte Sacro. E negli anni venti un dialogo fitto e ricco avveniva tra José Carlos Mariátegui e Antonio Gramsci. In oltre due secoli di invasione senza armi, di un esercito di migliaia e migliaia di poveri contadini piemontesi, friulani, siciliani, abruzzesi, liguri... che i vostri paesi hanno accolto come fratelli, questi legami si sono andati rafforzando. Si sono mischiati i dialetti, le tradizioni, le culture, le gastronomie. La pasta e la pizza hanno avuto successo in America Latina. E, ancora prima, il pomodoro è diventato simbolo della nostra cucina. Ci sono zone del Rio Grande do Sul, con ettari ed ettari di colline coltivate a vigneto, che è difficile distinguere dal Veneto o dalla Toscana. Questa “italianità” della vostra America noi non la rivendichiamo. È ormai, con le sue luci e le sue ombre, le sue ricchezze e le sue povertà, parte e componente costitutiva del vostro più intimo essere. Come ci insegna il Maestro Carlos Fuentes, il meticciato è il volto dell’America Latina. Il miscuglio tra i popoli e le culture originarie, la componente africana, quella europea, iniziando dalla Spagna, e asiatica hanno dato forma, anima e corpo alla realtà che voi siete. Quello che noi vogliamo – che stiamo facendo e che continueremo a fare – è riannodare un filo che si era andato quasi spezzando. Dirvi che, dopo le grandi opere del neorealismo italiano (che sono patrimonio di una cultura comune), altro è stato prodotto dalla cinematografia italiana ma... siamo stati un po’ “distratti” e non ve lo abbiamo presentato. E anche della produzione culturale dei vostri artisti spesso ci sono sfuggiti dei passaggi, anche se è difficile che in una nostra casa manchi “Cent’anni di solitudine”. Le telenovelas sono entrate da tempo nelle nostre famiglie ma solo dopodomani alla Festa del Cinema di Roma il grande regista cileno Raúl Ruiz verrà premiato dal Sindaco Veltroni e dalla Presidente Michelle Bachelet. Dirvi che l’onore di essere stati scelti, unico altro paese europeo dopo la Spagna, come ospite d’onore per la prestigiosa Fiera del libro di Guadalajara, in Messico, vogliamo considerarlo un impegno per migliorare e qualificare la nostra presenza e l’interscambio culturale con l’America Latina. Dirvi che vogliamo fare uno sforzo per aumentare e qualificare le borse di studio perché tanti giovani laureati e ricercatori latinoamericani possano venire a perfezionarsi in Italia e perché altrettanti giovani italiani possano fare lo stesso nei vostri paesi. Dirvi che questa specificità italiana che sono i distretti industriali di piccole e medie

78

Il contributo del percorso preparatorio alla III Conferenza: la politica dell’Italia verso l’America Latina

imprese, base del “miracolo economico” italiano, non sono certo un modello ma sicuramente possono essere molto utili a paesi, come i vostri, sempre più nella fascia di quelli a reddito medio. Infatti sempre meno sono le richieste della tradizionale cooperazione allo sviluppo (che pure vogliamo continuare, aumentare e ulteriormente qualificare) e sempre più, invece, le offerte di cooperazione triangolare, per aiutare – insieme – un paese terzo, oppure le richieste di partenariato nel settore delle piccole e medie imprese. Stiamo lavorando con il BID, la Banca Interamericana di Sviluppo, su indicazione del Presidente Prodi e del Ministro D’Alema, per riuscire a dare delle prime risposte in questo senso. Lo stesso stiamo facendo con la CAF, Corporación Andina de Fomento, con un impegno più diretto del mio paese: proprio questa mattina, qui al Ministero, abbiamo approvato e il Ministro D’Alema ha firmato un Memorandum d’intenti, sulla base di un primo importante voto alla Commissione esteri della Camera dei Deputati. E analogamente vogliamo agire con le banche di sviluppo di Centroamerica e Caraibi. Dirvi che il nostro essere paese fondatore, dal Trattato di Roma, dell’Unione Europea, vogliamo metterlo a disposizione dei paesi latinoamericani. Essere, insieme a Spagna e Portogallo, “porta d’ingresso” dei vostri paesi per l’Europa. Nei negoziati avviati tra la UE e i paesi centroamericani, così come con quelli che speriamo rapidamente si avviino con i paesi andini, i mandati negoziali europei portano anche il segno della proposta italiana: per quanto riguarda il riconoscimento delle asimmetrie tra paesi ed interne ai paesi, per quanto riguarda l’attenzione da prestare agli aspetti istituzionali e sociali degli accordi di associazione. Speriamo, insieme a tutti i nostri partner europei, di riuscire a riprendere anche il dialogo con il Mercosud, senza aspettare gli esiti di Doha. Dirvi che sui rapporti transfrontalieri, grazie alla nostra esperienza storica, possiamo svolgere un ruolo positivo, sia nelle situazioni di tensione, sia dove ci siano le condizioni per la creazione di aree di sviluppo. Possiamo cioè contribuire ad accompagnare i vostri sforzi di integrazione regionale. Dirvi che sulla agenda proposta nel suo straordinario intervento dalla Presidente Michelle Bachelet – coesione sociale e consolidamento democratico – siamo pronti a collaborare pienamente, con le nostre esperienze. Queste esperienze sia a livello nazionale che a livello locale e regionale sono molto ricche e interessanti, e potrebbero essere utili nella lotta alla esclusione sociale. Vi dicevo poco fa che questa Conferenza nazionale non è iniziata ieri. Essa è iniziata quattro anni fa a Milano con la prima Conferenza Italia-America Latina e Caraibi, quando ospite d’onore fu l’allora Presidente dell’Uruguay, Batlle. Non c’erano Ministri degli esteri ma, comunque, molte significative presenze internazionali e dell’America Latina.

79

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

È proseguita, sempre a Milano, due anni fa, con la seconda edizione che vide ospite d’onore il Presidente del Venezuela, Chávez. Le presenze si erano andate qualificando con cinque ministri latinoamericani di cui due degli Affari esteri. Chi dall’inizio si è fatto complessivamente carico di questa importante iniziativa è stato Gilberto Bonalumi, Segretario generale della RIAL, pur riscontrando (lo dico io, quindi è un giudizio che non lo coinvolge), una certa “disattenzione” da parte dell’allora governo centrale, ma con il convinto appoggio di Regione Lombardia e Camera di Commercio oltre che dell’Istituto Italo Latino Americano. Colgo l’occasione per ringraziare Gilberto Bonalumi. In questa terza edizione l’ospite d’onore è stata la Presidente del Cile, Michelle Bachelet. Ci hanno onorati della loro presenza: il Vice Presidente di Panama, undici ministri degli esteri latinoamericani e caraibici, tre Vice Ministri degli esteri, il Ministro della Segreteria generale del Brasile, il Ministro degli esteri della Slovenia, i Vice Ministri degli esteri di Spagna e Portogallo, verrà la Commissaria per le relazioni esterne della Unione Europea Benita Ferrero-Walder, il Segretario generale dell’Organizazioni degli Stati Americani, il Presidente della Corporación Andina de Fomento, il Segretario Generale del Vertice Iberoamericano, il Vice Presidente del BID, tanti altri autorevoli esponenti latinoamericani ed europei, tra i quali i rappresentanti dei Ministeri degli esteri di Francia e Germania. Voglio anche ringraziare per la loro presenza, qui ieri, il Cardinale Hummes e il Cardinale Re, due eminenti personalità religiose particolarmente vicine, per ragioni diverse, all’America Latina ed ai loro popoli. Va inoltre detto che negli undici seminari preparatori moltissime sono state le presenze latinoamericane. Voglio ricordarne solo le tre istituzionalmente più rilevanti: nel maggio scorso, a Roma, nel 2° seminario, su cooperazione transfrontaliera, la Ministra da Casa civil del Brasile, Dilma Rousseff; nel giugno scorso a Milano, nel 3° seminario, sui rapporti economici tra Italia e Messico, il Presidente messicano, Felipe Calderón; e poche settimane, sempre a Milano, nel 7° seminario, il Ministro dell’Economia dell’Uruguay, Danilo Astori. Ma l’altro elemento significativo ed importante da sottolineare è la presenza italiana: oltre all’autorevole messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la presenza del Presidente del Senato, che verrà oggi pomeriggio, Marini, e della Camera, Bertinotti, il discorso del Presidente Prodi, le conclusioni che terrà oggi il Ministro D’Alema, il saluto del Sindaco di Roma, Veltroni, la presenza dei ministri Damiano e Bonino, dei Vice Ministri Sentinelli e Danieli, quelle del Presidente della Conferenza delle Regioni, Errani, del Presidente della Lombardia, Formigoni, della Sindaco di Milano, Moratti, importanti rappresentanti del mondo dell’impresa, del sindacato, della società civile, del mondo della cultura, degli italiani in America Latina e dei latinoamericani in Italia. È veramente la Conferenza dell’Italia, che dice ai paesi di tutta l’America Latina “insieme verso il futuro”.

80

Il contributo del percorso preparatorio alla III Conferenza: la politica dell’Italia verso l’America Latina

Questa terza Conferenza Italia-America Latina e Caraibi non è iniziata ieri anche perché dal maggio scorso abbiamo tenuto ben undici seminari nazionali di approfondimento, un percorso impegnativo e ricco che ci ha offerto idee, proposte e indicazioni utilissimi per proseguire il nostro lavoro. Un lavoro che vedrà, tra pochissimi giorni, l’arrivo in Italia del Presidente Rafael Correa, Presidente dell’Ecuador, e che a fine mese, del Presidente della Bolivia Evo Morales. Entrambi si riuniranno con le massime cariche istituzionali del paese. Ma torniamo ai seminari. Sono stati undici dicevo. In parte “decentrati” ma tutti di altissimo profilo e qualità, tutti di livello nazionale. Sempre vi hanno partecipato, come potrete vedere dal Programma in cartella, qualificatissimi esponenti latinoamericani ed italiani. E insieme a loro anch’io, che ho personalmente seguito tutti questi seminari. La caratteristica che li ha resi omogenei è lo stretto collegamento che ciascuno di loro ha avuto con concrete attività delle istituzioni italiane. Non sono stati, quindi, solo momenti di discussione, che pure è necessario sempre avere. Inoltre sono stati, di fatto, una consultazione sulle tematiche del rapporto dell’Italia con l’America Latina: abbiamo calcolato che circa duemila persone hanno complessivamente partecipato a queste attività preparatorie (e non sappiamo quanti, tra ieri ed oggi, stanno seguendo in internet – audio-video – l’intera Conferenza Italia-America Latina). Il primo, sul tema della Conservazione del patrimonio culturale in America Latina: ha discusso le linee strategiche per la realizzazione di un programma di lungo termine della possibile collaborazione tra pubblico e privato in questo settore. In questo problematica, come sapete, l’Italia è all’avanguardia. Gli organizzatori sono stati l’IILA e l’ICCROM. Il secondo, su integrazione latinoamericana e cooperazione transfrontaliera. Attività che si basa su un programma di cooperazione decentrata che cerca di accompagnare l’integrazione regionale in America Latina creando delle aree di pace e sviluppo. L’organizzazione è stata del CeSPI dell’IILA. Il terzo, a Milano, centrato sul rapporto economico Italia-Messico. Abbiamo sottolineato che, come con il Brasile, anche con il Messico (verso il quale l’esportazione italiana è preponderante rispetto all’importazione) c’è una linea ed un disegno, che si traduce in cooperazione economica attraverso la firma di accordi significativi su piccole e medie imprese. L’organizzazione è stata dalla Regione Lombardia, Camera di Commercio di Milano e RIAL Il quarto, su integrazione latinoamericana e reti infrastrutturali. È un tema opportunamente trattato ieri dal Presidente Prodi che l’ha definito uno degli aspetti più importanti per raggiungere l’integrazione continentale. L’Italia si candida, a buon titolo (data l’esperienza delle imprese del settore) ad essere parte di questo sforzo, nella convinzione che le reti infrastrutturali devono essere occasione di sviluppo.

81

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

L’organizzazione è stata dal Ministero degli Esteri, dal Ministero del Commercio internazionale, del CeSPI e dell’IILA. Il quinto, si è svolto a Genova è stato su un tema caro a tutti noi: gli italiani in America Latina. Si è partiti dal ruolo importante delle nostre collettività italiane per dire che, ormai, sono talmente integrate da essere organicamente parte delle classi dirigenti dei paesi dove risiedono. Questa constatazione da ancora più valore alla scelta di dare loro una rappresentanza diretta nel Parlamento italiano. Questo 5° seminario è stato organizzato dalla Fondazione Casa America di Genova, il Ministero degli Esteri, dell’IILA e del CeSPI. Il sesto, si è svolto su lavoro e sindacato, ha sottolineato la necessità di mettere il “lavoro dignitoso” al centro delle politiche del lavoro, e di vigilare costantemente sulla applicazione dei diritti sindacali. Organizzato dalle tre principali confederazioni sindacali CGIL, CISL e UIL. Il settimo, anche questo a Milano, su sviluppo locale e collaborazione economica tra Italia e America Latina. È stata una grande e approfondita riflessione sullo sviluppo. Si è fatto un bilancio, in appositi gruppi di lavoro, della possibile agenda di collaborazione tra Italia e America Latina: nei sistemi produttivi locali; nelle energie rinnovabili e nelle bio-energie; nell’integrazione regionale; nelle infrastrutture e nei trasporti. Gli organizzatori sono stati la Regione Lombardia, la Camera di Commercio di Milano, il Comune di Milano, la RIAL e l’ISPI. L’ottavo, a Perugia, sulla cooperazione decentrata. È una realtà importante che caratterizza il nostro paese ed è una modalità originale di cooperazione. Le Regioni, gli Enti locali e altre istituzioni locali (dalle Università, alle associazioni, dalle imprese alle Ong ai sindacati) diventano soggetti attivi nelle relazioni con singole realtà latinoamericane. I temi che vorremmo particolarmente sviluppare sono coesione sociale e integrazione. Questo 8° seminario è stato organizzato dalla Regione Umbria, dal CeSPI e dall’IILA. Il nono, è stato il seminario internazionale, tenutosi a Torino, su alta formazione e cooperazione universitaria. Che ha passato in rassegna la cooperazione interuniversitaria, scoprendo esperienze particolarmente interessanti. Le tematiche approfondite sono state: la docenza; la ricerca; le scienze dell’uomo; le scienze della natura; le lingue e le letterature nazionali e delle nazionalità; la cultura materiale e le espressioni artistiche. È una realtà dinamica e ricca: ieri Enrique Iglesias definiva la cooperazione a livello universitario “linea strategica del rapporto Italia-America Latina”. È stata organizzata dall’Università di Torino, Regione Piemonte, Città di Torino e Fondazione CRT. II decimo, tenutosi a Trieste, al Parco della scienza, relativo a scienza e tecnologia per lo sviluppo, ha evidenziato come le conoscenze devono entrare nei processi economici. Evidenziando come per la competitività e l’economia sia indispensabile valorizzare la conoscenza scientifica, e Trieste ne è un esempio di eccellenza. Organizzato alla Regione autonoma del Friuli, Venezia-Giulia.

82

Il contributo del percorso preparatorio alla III Conferenza: la politica dell’Italia verso l’America Latina

L’undicesimo, proprio ieri, no casualmente è stata una riflessione su comunicazione e informazione tra Italia e America Latina. Ci siamo chiesti: perché sono “invisibili” i rapporti tra comunicazione e informazione. Non abbiamo trovato risposte! Ma comunque forti spunti di riflessione grazie a eminenti opinionisti e professionisti dell’informazione, sia latinoamericani che italiani. Quest’ultimo organizzato dall’IILA, dal CeSPI, dall’IPS e dal Ministero degli Esteri. Per l’ideazione e l’organizzazione di tutti questi seminari, che hanno comportato un lavoro lungo, difficile e accurato, realizzato egregiamente localmente dalle strutture che ho menzionato, si è costruito centralmente un forte team di lavoro particolarmente efficiente, efficace e, soprattutto, che ha dato risultati eccellenti e che voglio, in questa occasione, ringraziare personalmente: il CeSPI, sia la Direzione che la struttura operativa e il personale; l’IILA, con la sua Segreteria generale, la direzione e tutto il personale; il Ministero degli Esteri, sia la DGAM che tutte le sue varie articolazioni. ■

83

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

SESSIONE: COOPERAZIONE ECONOMICA E RETI MATERIALI E IMMATERIALI PER L’INTEGRAZIONE LATINOAMERICANA

Presiede:

Enrique García
Presidente de la CAF (Corporación Andina de Fomento)
87

Tengo el honor de brindarles una cordial bienvenida a esta sesión que versará principalmente en torno al tema económico y la integración, así como sobre el fortalecimiento de las redes de cooperación entre América Latina y Europa y, más específicamente, Italia. En primer lugar, deseo agradecer en especial a las autoridades italianas por la excelente iniciativa de organizar este evento que demuestra claramente la convicción y la decisión política de Roma de estrechar los lazos con América Latina. En este marco, quiero reconocer todo el apoyo brindado por el Viceministro Donato Di Santo y el Ministro de Relaciones Exteriores, Massimo D’Alema, con quien he suscrito recientemente un acuerdo para iniciar negociaciones tendientes a la incorporación de Italia a la CAF, el cual se constituye en un paso de la mayor trascendencia en concordancia con los objetivos propuestos por esta conferencia.

La situación económica y la integración regional Realizaré unas muy breves reflexiones, a manera introductoria, antes de brindar la palabra al distinguido panel que nos acompaña en el día de hoy. En primer lugar, deseo anunciar una buena noticia: América Latina está en un excelente momento macroeconómico. Quizás éste pueda ser considerado como el mejor en los últimos

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

treinta años, por todos los indicadores. Sin embargo, en el plano microeconómico – asociado a la productividad y la eficiencia, que tienen que ver con logística, infraestructura y tecnología –, los avances observados lamentablemente no son lo suficientemente grandes como para poder cerrar la brecha que es cada vez mayor entre los países industrializados y la región. Asimismo, en términos comparativos, América Latina ha perdido importancia en relación con otras latitudes del mundo que han tenido un crecimiento mucho más sostenido y aumentos más rápidos. Las condiciones sociales aún no han mejorado de manera sustantiva, a pesar de que se han presentado avances en la reducción de la pobreza. En efecto, hoy uno de cada tres latinoamericanos vive con menos de dos dólares al día. Y también la distribución de la riqueza en la región es muy desigual. En segundo lugar, y en referencia a la integración regional, considero que ésta es una etapa de transición y de adecuación de los principales sistemas de integración, tales como el MERCOSUR y la Comunidad Andina. Han surgido nuevas iniciativas y es evidente que en esta dinámica se esté buscando darle un mayor énfasis a temas en los que la Unión Europea trabajó desde un principio, en aras de construir y sentar unas bases sólidas a su proyecto integracionista. Me refiero principalmente al desarrollo de infraestructuras, donde la energía juega un rol muy importante; a la solución de asimetrías; al impulso al comercio, en el que hay un debate muy fuerte por dificultades relativas al proteccionismo, tanto de un lado como del otro; y a la promoción de la cohesión social.

88

Las relaciones de América Latina con Europa En las relaciones birregionales tengo la certeza que existen logros interesantes. Se han iniciado las negociaciones entre la Unión Europea y la Comunidad Andina por un acuerdo amplio y con el MERCOSUR se ha logrado un avance sustantivo. Pero hay interés en que todos los acuerdos de integración permitan precisamente llegar a entendimientos que cubran de forma integral los temas que van más allá del comercio. Hoy en día ésta es la visión latinoamericana de la integración, que va más allá del comercio, concentrando su atención igualmente en el área social, el diálogo político y los temas clave para el desarrollo. Considero que el hecho de estar aquí presentes es un claro indicador de que hay una voluntad política de avanzar y la representatividad con que la región hace presencia en esta reunión reafirma la intención que se tiene en profundizar nuestro relacionamiento con Italia y la Unión Europea. ■

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

Letizia Moratti
Sindaco di Milano, Italia

Autorità presenti, Gentili ospiti, Desidero iniziare questo intervento ringraziando personalmente il Sottosegretario agli Esteri, Donato Di Santo, tutto il Governo, e anche il Senatore Gilberto Bonalumi, Direttore della Fondazione RIAL di Milano, per aver rafforzato l’impegno della cooperazione tra l’Italia, l’America Latina e i Caraibi. Dal canto suo, Milano cerca di concretizzare tale impegno promuovendo progetti e proposte affinché si possa creare una relazione dalla quale traggano beneficio tutti i Paesi della Regione. La nostra Città guarda con grande interesse a questo rapporto e ne è testimonianza il seminario preparatorio della Conferenza tenutasi a Milano. Nel capoluogo lombardo sono presenti importanti comunità dell’America Latina, che contribuiscono ad arricchire la vita sociale, culturale, economica della nostra città. A questo proposito desidero rivolgere un ringraziamento particolare alle Autorità qui presenti e che impersonano queste comunità, la cui presenza è testimonianza del nostro legame e della nostra storia. L’impegno di Milano verso la solidarietà internazionale, ed in particolare a favore degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDG) promossi dalle Nazioni Unite, hanno spinto Milano, con l’appoggio del Governo italiano, a candidarsi per l’Esposizione Universale per il 2015 con il tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. E ciò perché siamo convinti che non è possibile pensare di aspettare il 2015 per tastare concretamente i progressi compiuti a favore di quei Paesi che soffrono poiché afflitti da povertà, fame ed impossibilità di accedere a fonti di acqua potabile per tutti. Scegliendo tale tema, Milano intende impegnarsi affinché possa attivamente contribuire alla risoluzione di queste grandi sfide che la Campagna del Millennio ha lanciato e che intende vincere. “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” si presenta quale tema poliedrico, che offre numerosi spunti di riflessione in diversi ambiti, quali la difesa dell’ambiente attraverso la promozione dello sviluppo sostenibile, la protezione della salute umana, la condivisione del know how a livello scientifico e tecnologico e il rafforzamento dei legami culturali. Per tutti questi motivi riteniamo che la candidatura italiana possa rappresentare una straordinaria opportunità per ogni Paese, in particolare per i Paesi in via di sviluppo. La decisione in merito alla candidatura per l’Esposizione Universale 2015 verrà presa a Parigi il 31 marzo prossimo. Riteniamo che il tempo che ci separa dall’Expo possa essere impegnato in maniera molto concreta e molto positiva perché la decisione sarà presa “oggi”, ma realizzata nel 2015.
89

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Lo spirito con il quale Milano e l’Italia si sono candidati per l’Esposizione Universale, non è di farne una vetrina per l’Italia, ma è quello di puntare a contribuire concretamente al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Milano è consapevole di avere competenze scientifiche, tecnologiche, formative ed industriali in un settore, quale quello dell’agricoltura, fortemente collegato alle problematiche della salute e dell’ambiente. La nostra intenzione è di offrire il know how con il mero desiderio di rafforzare la solidarietà internazionale e promuovere lo sviluppo scientifico e tecnologico per tutti i paesi che ne volessero usufruire, in uno spirito i partner iato reale fondato sulle esigenze e gli interessi di ogni singolo Paese. Milano ha già iniziato a lavorare concretamente su alcuni progetti, secondo le indicazioni delle Nazioni Unite. Esempio di tale impegno è la promozione in Cile di un “Master per progetti di sviluppo su scala urbana e regionale e sicurezza umana”, relativo allo sviluppo sostenibile delle aree urbane. Tale master incentrato sui temi della promozione della qualità dell’aria, della mobilità, del potenziamento delle foreste e delle aree naturali, vede coinvolte otto città del Paese. Ed è un piacere annunciare che, anche grazie alla decisione presa ieri dalla Presidente del Cile, sarà possibile presentare il master al Vertice che si terrà a Santiago in novembre e che rappresenterà una preziosa occasione per poter proporre questo progetto a tutti i Paesi che potrebbe essere interessati ad usufruirne. Inoltre, Milano ha promosso con successo, per l’anno accademico in corso, progetti formativi per “Master in Tourism Management” e “Master in Economy of Tourism” rispettivamente presso le università IULM e Bocconi e al quale hanno aderito numerosi Paesi dell’area Caricom. Un’altra iniziativa che potrebbe destare l’interesse dei Paesi Latinoamericani e Caraibici, è la Borsa Agroalimentare Telematica, un progetto lanciato lo scorso febbraio a Milano. Tale iniziativa intende offrire uno spazio telematico comune, al quale produttori agricoli e consumatori possano accedere per poter verificare concretamente la disponibilità delle derrate alimentari ed evitare le numerose intermediazioni, che influiscono in maniera consistente all’aumento dell’inflazione e dei prezzi dei prodotti agricoli. In tal modo sarà possibile favorire la massima trasparenza ed un equo accesso ai mercati internazionali, favorendo i Paesi che fino ad ora hanno riscontrato le maggiori difficoltà ad accedere e ad esportare i loro prodotti sui mercati. Ho voluto citare solo alcuni dei progetti che sono già in corso. Milano usufruisce dell’ausilio di un Comitato Scientifico al quale partecipano personalità importanti, tra cui la Professoressa Anna Saez, che voi tutti conoscete. È una collaborazione che vorremmo realmente mettere a disposizione di tutti coloro che sono interessati, a seconda delle necessità, a progetti concreti. Sono certa che la collaborazione costituisca il modo migliore per rispondere alle gran-

90

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

di sfide che ci si presentano giornalmente. Non possiamo delegare alla responsabilità altrui, dobbiamo assumere in prima persona tale responsabilità, seppur il nostro intervento fosse esiguo. Questo è quello che Milano intende fare, nello spirito del titolo della Conferenza: insieme verso il futuro. ■

Emma Bonino
Ministro del Commercio Internazionale, Italia

Penso sia utile concentrarsi sul tema specifico, che è una parte del grande tema economico che è stato delineato. Senza ripetere le ragioni e la necessità dell’integrazione tra America Latina ed Unione Europea, credo sia necessario avanzare qualche proposta di lavoro comune sul tema che più mi compete, che è quello delle relazioni commerciali, dello scambio commerciale in particolare tra l’Italia e i Paesi dell’America Latina. In effetti oggi l’America Latina vive il suo momento migliore dal punto di vista macroeconomico. Dopo periodi più difficili, è dal 2004 che i Paesi del continente vivono complessivamente una rinascita notevole, testimoniata dalle cifre. Per quanto riguarda i nostri scambi commerciali sarebbe bene, a mio parere, fare il punto della situazione e individuare gli elementi che possiamo rafforzare, perché credo che un rafforzamento dei nostri scambi economici sia un modo tangibile e serio per arrivare anche ad una maggiore integrazione, ad una maggiore coesione. Le cifre del commercio italiano con il subcontinente latinoamericano confermano quanto siano importanti le relazioni tra il nostro Paese e l’America Latina. Vorrei citarne solo alcune che è bene tenere a mente, per dare un’idea delle dimensioni di questi rapporti. Ma c’è un elemento che vale la pena di sottolineare, ed è che le statistiche dell’ultimo semestre vedono l’Italia in netta ripresa rispetto agli ultimi anni. Quindi siamo in una fase diversa e molto positiva, con una quota di mercato che torna ad attestarsi sui livelli degli anni ‘98-’99, quando aveva raggiunto un picco superiore al 3%. Oggi stiamo tornando esattamente a quella dimensione, e credo sia un fatto notevole che vale la pena di sottolineare. Innanzitutto le cifre: il nostro export verso l’America Latina è di 13 miliardi di dollari nel 2006 e i Paesi principali destinatari sono Messico e Brasile, seguiti da Panama, Argentina, Bermuda. Dal punto di vista merceologico e dei settori, tradizionalmente il nostro export interessa soprattutto i beni strumentali. Circa un terzo dell’export è costituito da macchine e macchinari, macchine di precisione e di lavorazione sia del marmo, del tessile, del cuoio, del legno o dell’agroalimentare.

91

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Seguono i mezzi di trasporto, per circa il 20%, poi i prodotti petroliferi raffinati e i combustibili per oltre il 10%. Sono questi i grandi settori merceologici del primo semestre 2007. Per quello che riguarda l’import, l’Italia importa dai Paesi latinoamericani per un valore complessivo di 10,8 miliardi di dollari nel 2006. Quindi registriamo un export di 13 e un import di 10 miliardi di dollari. E tra i Paesi di provenienza dell’import voglio segnalare – perché le cifre lo dicono chiaramente – una crescente rilevanza del Cile. Se prendiamo le cifre relative al Cile, infatti, la sua incidenza sull’import italiano dall’area è aumentata dal 10,1% del ‘97 al 25,5% del primo semestre 2007, anche se è ancora il Brasile a mantenere stabilmente la posizione di nostro primo fornitore, seguito però dappresso da altri Paesi. Gli altri principali fornitori latinoamericani sono Argentina, Perù e Colombia. Circa la tipologia di prodotti che noi importiamo, si tratta prevalentemente di prodotti della metallurgia per il 35%, prodotti dell’agricoltura e della caccia, prodotti alimentari e bevande, tutti quanti con quote di circa il 13%. Queste poche cifre illustrano il quadro generale in cui ci muoviamo. Un’altra riflessione che volevo fare brevemente riguarda gli investimenti verso quest’area, che registrano ancora, mi sembra, dei segnali altalenanti, anche se dal 2001 al 2006 il numero complessivo dei nostri investitori è salito da 675 a 729, mentre in percentuale l’aumento è del 6,7%. Rileviamo quindi anche un trend di aumento degli investimenti italiani nei Paesi latinoamericani. È noto però che in questo panorama esistono alcuni elementi di criticità che io non voglio certo nascondere e che derivano soprattutto dai significativi disinvestimenti italiani operati per esempio da Parmalat o da Telecom Italia. Per questo parlavo di segnali altalenanti. Perché c’è una crescita degli investimenti sia in termini numerici che di percentuale, ma ci sono stati anche disinvestimenti problematici da molti punti di vista. Se questa è la situazione esistono, secondo me, tre piste di attività che possiamo intraprendere insieme, tenendo conto di una specificità italiana che credo sia già stata segnalata ma che voglio approfondire, ed è quella dell’eccellenza del nostro sistema produttivo, in particolare quello basato sulle piccole e medie imprese. Io credo che questo sistema produttivo abbia una grande importanza anche sotto il profilo dello sviluppo e della coesione sociale, perché le piccole e medie imprese sono in qualche modo più flessibili, portano il lavoro dove la gente risiede e non costringono all’opposto, cioè ad un esodo in cerca di lavoro che finisce per aggravare i problemi delle grandi città e delle metropoli. E credo che questo strumento, questa metodologia produttiva – le piccole e medie imprese sono organizzate in distretti che voi avrete visitato nei vari seminari organizzati in giro per l’Italia – siano uno degli aspetti più interessanti che noi proponiamo nel momento in cui andiamo all’estero o ci internazionalizziamo. In questo momento il nostro sforzo di export ottiene risultati molto positivi: siamo in

92

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

una fase di grande vitalità dell’internazionalizzazione delle imprese italiane, e credo che sia anche la nostra metodologia che rende interessanti in molti Paesi e su molti mercati non solo i prodotti, ma la modalità italiana di produzione, che può quindi rappresentare non dico un modello, ma un esempio di aggregazione produttiva. Da questo punto di vista due piste di riflessione sono state individuate e vorrei sottolinearle. La prima è l’internazionalizzazione dei nostri sistemi cooperativi. Anche le cooperative italiane stanno cercando sbocchi di internazionalizzazione, non solo perché il mercato interno è saturo ma perché ormai internazionalizzarsi è un obbligo, è una necessità nel mondo globale. Il Ministero del Commercio Internazionale e i principali soggetti e strumenti - l’Istituto Italiano del Commercio Estero, la SACE e la SIMEST - hanno sottoscritto il 3 luglio un’intesa operativa con il sistema cooperativo italiano, rappresentato in prevalenza da Confcooperative e Legacoop, mirata proprio all’internazionalizzazione; e noi ci auguriamo che questo settore di attività possa risultare interessante per incrementare i nostri scambi commerciali. Il secondo elemento che vorrei proporre all’attenzione per l’attività comune è un tema a cui teniamo molto come Governo, ed è l’imprenditoria al femminile. Parto dalla realtà dell’Italia. Il Paese ha una fortissima componente di imprenditoria femminile, peraltro molto dinamica, ma si tratta di un fenomeno recente e che quindi, come tale, non ha ancora tutti gli strumenti per contare ed esprimere il suo peso effettivo. Proprio perché è recente manca, per esempio, di connessioni e di reti internazionali. Le missioni di imprenditori che io spesso guido, per qualche motivo sono tutte al maschile. E quando ricevo le delegazioni di imprenditori latinoamericani – così come quelle asiatiche – sono anch’esse tutte al maschile, con qualche nobile eccezione che resta però, appunto, un’eccezione. Io penso invece che dare forza a questo settore di attività, che è vitalissimo e intraprendente, sia un elemento di rafforzamento importante. In fondo è un capitale dormiente, non certo nel senso che le imprenditrici dormono, al contrario: si tratta semplicemente di un fenomeno che a mio avviso non viene visto e non viene valorizzato per le sue reali potenzialità. Su questo tema abbiamo organizzato due diversi seminari (non conferenze sui diritti delle donne, che sono utilissime ma sono un’altra cosa) con incontri faccia a faccia (oltre 2.500 incontri): il primo a Milano, tra imprenditrici italiane e imprenditrici del Mediterraneo, e il secondo tra imprenditrici italiane e imprenditrici dei BalcaniCaucaso. Mi chiedo, per esempio, se un’iniziativa di questo tipo, cioè un incontro tra imprenditrici italiane e imprenditrici dell’America Latina, non possa esprimere un valore aggiunto, forse nuovo, forse innovativo, e contribuire a costruire legami anche umani che sono così importanti, a mio parere, nelle nostre relazioni, in modo da dare magari maggiore peso e maggiore rilievo a un fenomeno che da noi esiste e non viene visto e che, secondo le cifre, esiste anche da voi e incontra altrettante difficoltà a pesare e ad esprimersi.

93

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Non voglio aprire qui la grande questione dell’equilibrio di genere, ma credo che anche dal punto di vista dello sviluppo economico non è pensabile fare a meno del 50% dell’energia umana di un Paese. Al di là degli ideali, che pure mi stanno molto a cuore, è un problema semplicemente di dati ed è un problema economico: non esiste Paese che possa ottenere il massimo dello sviluppo senza valorizzare il 50% delle sue risorse umane. Infine, la rete italiana all’estero - intesa anche come Istituto del Commercio Estero e Camere di Commercio in America Latina - è molto estesa, molto presente, e pensiamo di rafforzarla in alcune località chiave. Spero che questi uffici e questi Istituti diventino anche punti di contatto permanente per iniziative comuni. Il Presidente Prodi si è già recato in visita in America Latina; il Sottosegretario al Commercio Internazionale Budin, che è molto attivo nella regione, ha visitato numerosi Paesi, e presto torneremo a Panama e in Messico. Io penso che esistano tutte le condizioni per dare maggiore slancio ad un trend che è già positivo. Quelle che ho indicato sono solo alcune piste di riflessione, ma voglio sottolineare che sono totalmente aperta a discutere altre piste che vorrete aggiungere, altre proposte che vorrete avanzare. ■

94

Ernesto Ottone 1
Secretario Ejecutivo Adjunto de la CEPAL (Comisión Económica para América Latina y el Caribe)

América Latina y el Caribe: realidades y desafíos El objetivo de esta ponencia es compartir algunas de las principales reflexiones que la CEPAL ha venido desarrollando en los últimos años en torno a los nuevos desafíos e implicaciones de política que involucra una agenda de desarrollo para América Latina y el Caribe en el actual contexto regional y mundial. En el congreso de Angostura, en 1819, Simón Bolívar señalaba “no somos europeos, no somos indios, sino una especie media entre los aborígenes y los españoles. Americanos por nacimiento y europeos por derechos, nos hallamos en el conflicto de disputar a los naturales los títulos de posesión y de mantenernos en el país que nos vio nacer contra la oposición de los invasores, así nuestro caso es el más extraordinario y complicado”. Sin duda el prócer no se equivocaba al señalar que el caso de América Latina era complicado y lo sigue siendo y así ha sido su desarrollo. El historiador argentino Tulio

1 Ponencia preparada en colaboración con Miguel Torres.

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

Halperin ha señalado con acierto que nos hemos visto siempre como una región “atrasada”, pero atrasada respecto a Europa. En verdad América Latina es una región de una identidad muy compuesta y de una situación socioeconómica intermedia. Es una región de ingreso medio. No se trata de una región pobre, como lo es África, pero tampoco es una región desarrollada. Estamos a medio camino entre ese continente y el conjunto de economías más avanzadas: el ingreso por habitante de América Latina representa un quinto del ingreso medio de OECD y más que duplica al de Africa Subsahariana2. Tal reflexión, no obstante, requiere una aclaración previa: la enorme heterogeneidad (económica y geográfica) que ostenta la región, y las particularidades que surgen de ella a la hora de pensar en una agenda de desarrollo en los pueblos latinoamericanos y caribeños. En efecto, nuestra región abarca un conjunto de economías que van desde Haití, con un nivel de renta per càpita cercano a los 400 dólares hasta varias economías latinoamericanas con productos que oscilan entre los 6000 y los 8000 dólares por habitante y algunas caribeñas cuyos niveles de ingreso son próximos a los 10000 dólares per càpita3. Asimismo, integran la región países de dimensión continental como Brasil, junto con muy pequeños Estados insulares del Caribe. Esta heterogeneidad, sin embargo, no significa que los países de la región no enfrenten problemas y carencias estructurales comunes, por el contrario factores como las altas tasas de pobreza e indigencia; la persistente inequidad en distribución de ingresos y la desigualdad de oportunidades; el insuficiente crecimiento económico y la permanente caja negra del progreso técnico o la carencia de instituciones sólidas que permitan los pactos políticos, sociales y económicos necesarios para enfrentar los dilemas mencionados, son frenos transversales al conjunto de las economías regionales más allá de sus diferencias en términos de renta o geográficas. Por lo mismo, el diseño de una agenda realista de desarrollo para los pueblos latinoamericanos y caribeños no debe olvidar las asimetrías intrarregionales existentes, pero sí debe incluir en sus cimientos la noción de una región integrada por una mayoría de países de ingresos medios pero con notorios y generalizados déficit en materia de desenvolvimiento productivo y social. Pero no sólo las características internas son importantes de considerar en el diseño de esta agenda, aquellas impuestas por el contexto internacional son igualmente imprescindibles. “En un mundo de economías cada vez más abiertas e independientes, el entorno mundial incide notablemente en las estrategias de desarrollo nacional. La lógica de funcionamiento de las fuerzas económicas que son protagonistas del actual proceso de globalización es más mundial que regional o nacional4”. Este nuevo con95

2 Ottone y Vergara (2007, mimeo): “La desigualdad social en América Latina y el caso chileno”. 3 Cifras correspondientes a 2005 expresadas a precios constantes del 2000. 4 Artículo de José Luís Machinea “Ideas para una agenda de desarrollo” que aparecerá próximamente publicado en “Pensamiento iberoamericano. Revista de Economía Política”.

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

texto ha permitido un extraordinario dinamismo de los flujos financieros de capital, inversión extranjera directa y comercio de bienes y servicios, pero simultáneamente ha propendido a la desarticulación de las estructuras sociales y económicas de los países, aunque no de manera uniforme entre ellos. La internacionalización creciente experimentada en las dos últimas décadas, no ha ido acompañada de una renovación equivalente de la agenda internacional. En tal sentido, todo parece indicar, más bien, que los resultados del proceso de globalización se han caracterizado más por el énfasis a la liberalización de los mercados que por una distribución más equitativa de los frutos del crecimiento económico. En esta misma línea de análisis, lo que se observa es que aún persisten fuertes asimetrías en términos de desarrollo productivo, progreso técnico, disparidades macro financieras y de movilidad de factores productivos. En este contexto, en el que a nuestros países, individualmente, les queda un margen limitado de influencia en la configuración de la agenda internacional, el espacio regional es una instancia pertinente para crear mecanismos colectivos que mejoren la calidad de las respuestas nacionales y les permitan incidir en el diseño de una mejor institucionalidad global a través de la confluencia de posiciones comunes. Señalado lo anterior, aboquémonos a ver los desafíos y algunas ideas de cómo enfrentarlos:
96

1.

Desafíos. Los desafíos que a continuación mencionamos, son problemas compartidos por el conjunto de países que conforman la región. La producción intelectual pasada y presente de la CEPAL ha identificado un cúmulo de factores históricos, económicos y sociales ligados al desarrollo y sus problemas, sin embargo, por razones de tiempo, mencionaremos aquellos más urgentes. Ellos son crecimiento económico, reducción de la pobreza y la desigualdad, cohesión social, sostenibilidad ambiental y equidad intergeneracional. Crecimiento. Entre el año 1980 y el año 2003 el crecimiento de la región fue bajo y volátil y el PIB per càpita regional se mantuvo estancado en un 2,2%. Tal realidad hace que no sea exacta aquella frase tan movida de que el crecimiento no ha repartido sus beneficios, la situación verdadera es que no se ha crecido ni se han repartido los beneficios. Sin embargo América Latina y el Caribe creció a un promedio anual cercano al 4,5% entre 2003 y 2006. Para 2007 se espera que la región crezca a un 4,8%. De este modo, la región completaría una fase expansiva de cinco años consecutivos, un hecho sin precedentes en la historia económica latinoamericana. La reciente aceleración del crecimiento ha permitido también una notable recuperación del producto por habitante, en efecto entre 2003 y 2006 el producto por habitante creció a un 3 % mientras que entre 1980 y 2002 el desempeño fue de un modesto 0,1%. Un aspecto positivo de este ciclo de crecimiento es que se trataría de un proceso diferente al registrado entre 1991-1994, período caracterizado, en general, como uno de mayor vulnerabilidad externa. Sin embargo, la menor vulnerabilidad a la

2.

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

que están expuestos los países de la región no implica que ellos no estén expuestos a los riesgos de cambios notorios en el contexto global; las economías de la región deben mantener un manejo prudente de las cuentas públicas y los equilibrios externos. La coyuntura actual, marcada por la reciente crisis inmobiliaria en los Estados Unidos, comienza a afectar la situación económica internacional y cierne algunos factores de riesgo para la región que podrían afectar su actual ciclo expansivo de actividad. La desaceleración de la economía norteamericana tendría un impacto recesivo en la economía mundial, podría aumentar el riesgo de proteccionismo comercial, elevaría los niveles de incertidumbre en los mercados financieros internacionales y los riesgos de contagio así como las restricciones crediticias en mercados emergentes podrían intensificarse. En este contexto, los indicadores de riesgo en la región, ante el temor de contagio e insolvencia por crisis del mercado subprime han aumentado. Por otro lado, las nuevas alzas del precio del petróleo plantean riesgos inflacionarios e inquietudes políticas y China deja de ejercer presión deflacionaria. En materia de política económica, la decisión de los bancos centrales del mundo ha sido la de intervenir en los mercados, lo cual ha permitido reducir el riesgo de crisis. En este marco, América Latina y Caribe es menos vulnerable al shock externo. Esto se debe principalmente, a la reducción de la deuda pública y externa, la gran acumulación de reservas, la menor necesidad de recursos en el corto plazo y el menor impacto del tipo de cambio. No obstante, hay dos elemento de riesgo para la región: (1) la desaceleración de la economía mundial y el cambio “estructural” en la demanda de activos de riesgo en los mercados financieros. (Todo esto es de la presentación del PANINSAL). Sin embargo, a pesar de la menor vulnerabilidad y del crecimiento sostenido durante los últimos cuatro años, la región está creciendo a ritmos inferiores a los de demás países en desarrollo (incluso si de este grupo se excluye a China). Si bien esto se deba a que las economías más grandes – México y Brasil – están creciendo muy lentamente, es indudable que los países en su conjunto deberían crecer a tasas más elevadas. Pero la región no sólo debe crecer a ritmos superiores sino que además de forma más sostenida en el tiempo, lo cual plantea el desafío de reducir la volatilidad del crecimiento en América Latina. Nuestra región es extremadamente volátil en términos de crecimiento, siendo sus niveles el doble o más que la volatilidad del producto mundial. Reducir la volatilidad supone también reducir la incertidumbre, estimulando así la inversión y por lo tanto contribuyendo a mayor crecimiento. Disminuir la volatilidad real también es un desafío desde el plano social, por cuanto ella afecta especialmente a los sectores más vulnerables, dado que, además de sus desventajas en términos de ingreso, suelen contar con menos recursos (ahorros, capital) y mecanismos formales e informales para enfrentar situaciones adversas.

97

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Ahora bien, para crecer más y de forma sostenida es necesario también mejorar la calidad del desarrollo productivo que, reconociendo las particularidades de cada país, permita agregar valor y conocimiento a su producción. En tal sentido, cabe señalar que la fase expansiva de América Latina – y en particular de América del Sur – ha estado fuertemente empujada por la producción de materias primas dado el alto precio alcanzado por estos productos en el mercado internacional5. El desafío para la región es, entonces, aprovechar esta bonanza de modo que las rentas generadas por la explotación de materias primas sean aprovechadas para invertir en una canasta de exportación más diversificada con productos que tengan incorporado un mayor contenido de progreso técnico y conocimiento. Junto con la urgente e impostergable transformación de las estructuras productivas de las economías regionales, es necesario mejorar la calidad de la inserción de las exportaciones de la región en los mercados internacionales. Ello presupone recuperar terreno el segmento más dinámico del comercio mundial: la exportación de servicios. La transformación productiva, particularmente aquella que se genera con equidad, permitiría este tipo de inserción por cuanto propiciaría las capacidades tecnológicas, productivas y de capital humano que se requieren para un desafío como el señalado. (Presentación del Paninsal). 3.
98

Pobreza. El ciclo expansivo iniciado en 2003, ha permitido también disminuir los niveles de pobreza e indigencia en la región. Si bien esto constituye un logro importante, los niveles actuales de población en condición de pobreza e indigencia siguen siendo altos. De acuerdo a las cifras más recientes estimadas por CEPAL, los pobres de América Latina ascendieron a 205 millones en 2006 (un 38,5% de la población regional), en tanto que el número de indigentes alcanzó a los 79 millones (14,7%). Desigualdad. Junto con la pobreza, tanto la inequidad en la distribución de los ingresos corno la carencia de igualdad de oportunidades constituyen rasgos importantes de la estructura social de América Latina y el Caribe. Se ha sostenido en los últimos años que nuestra región ostenta el triste record de ser la más desigual del mundo, hecho que puede ser cuestionado por cuanto las comparaciones internacionales de indicadores de inequidad quedan cuestionadas por las distintas metodologías empleadas para calcularlos6. Pero más allá de las distintas formas de medirla, la desigualdad en América Latina y el Caribe es incuestionablemente elevada en relación con otras sociedades. Además de ser elevada, la des-

4.

5 Como consecuencia de los procesos de industrialización de China e India, grandes demandantes de estos productos 6 En efecto, algunos países – como los de América Latina y el Caribe – construyen sus indicadores de desigualdad en base a encuestas de ingresos, en tanto que en otras regiones son calculados en base a encuestas de gasto. En este último caso, los indicadores de inequidad suelen ser más bajos dado que los gastos en general se distribuyen más equitativamente que los ingresos.

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

igualdad presenta una fuerte persistencia, y la distribución de los ingresos no ha mejorado significativamente durante los últimos quince años, aún cuando los últimos datos (Panorama Social) nos entregan algunos elementos modestos pero alentadores en algunos países. La desigual distribución de ingresos tiene un alto correlato con desigualdades derivadas de las características sociodemográficas de la población, tales como el origen étnico-racial, el lugar de residencia (urbano-rural) y el género, las que constituyen inequidades con profundas raíces históricas. La inequidad es también el resultado de enormes diferencias en el acceso a los diferentes activos generadores de ingresos y de movilidad social, como el capital y la tierra y sobre todo la educación y el conocimiento con vistas al futuro de la tecnología. No debe desconocerse, sin embargo, que los gobiernos de la región han hecho un esfuerzo importante de gasto social en distintas áreas desde 1990 a la fecha. Los impactos positivos de estas políticas en la reducción de la pobreza (y en algo de la distribución de los ingresos) no se han visto reflejados en los indicadores porque, entre otros factores, en este último decenio y medio el desempleo y la informalidad siguen muy presentes. Finalmente, la evidencia reciente demuestra que la pobreza y la inequidad constituyen obstáculos para el desarrollo económico. Tal como lo señalado por Bourgignon y Walton (2006), a través de un enfoque de desigualdad ex ante, la equidad es complementaria del crecimiento. Por ende, la inequidad ya no sería el precio de un crecimiento más elevado, sino una de sus restricciones. 5. Cohesión social. La CEPAL viene analizando profundamente, desde hace un par de años, la problemática de la cohesión social en América Latina, la que en una sola palabra puede ser catalogada de insuficiente. Indudablemente, los altos niveles de pobreza y la persistencia de la inequidad inciden en la exclusión social e impiden construir y consolidar una sociedad cohesionada. Entendemos por cohesión social al “sentido de pertenencia” a un proyecto nacional en el que todos los ciudadanos están llamados a participar, tanto en el cumplimiento de sus deberes como en la realización de sus derechos. En tal sentido, la construcción de la cohesión social no sólo presupone la reducción de las brechas objetivas o materiales entre ricos y pobres, educados versus no educados, trabajadores con acceso a la protección versus trabajadores informales, por mencionar sólo algunos. Existen, en efecto, otros factores que hacen a la cohesión social, como por ejemplo la percepción de la población respecto del funcionamiento de las instituciones democráticas y de la corrupción. Es motivo de preocupación que las instituciones básicas de la democracia tengan una baja legitimidad en la ciudadanía. Poderes como el Judicial, el Legislativo y los partidos políticos generan desconfianza en la población, hecho que se explica por la falta de transparencia de dichas instituciones y a sospechas de corrupción que acompañan su funcionamiento.

99

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

6.

Sostenibilidad. Un desafío crucial para la región lo constituye también la sustentabilidad ambiental y su relación con la equidad intergeneracional. La necesidad actual de elevar y estabilizar las tasas de crecimiento de la región, como condición necesaria para la erradicación de la pobreza y la construcción de sociedades más prósperas, equitativas y cohesionadas, suscita de alguna u otra manera una presión sobre el uso de los recursos naturales. No se trata de generar crecimiento y equidad sólo para las generaciones actuales, sino también para las futuras. Esto supone corregir los daños ambientales que el proceso productivo, de alguna forma u otra, inevitablemente genera y aplicar una política racional de explotación de recursos. Creemos que existe un espacio amplio para las políticas públicas, que permitan promover un patrón integral de desarrollo en el que se conjuguen crecimiento, equidad, bajas tasas de pobreza y elevados estándares de calidad ambiental.

7.

Elementos de la agenda. Hecho el diagnóstico, se constata la complejidad de los desafíos enfrentados por América Latina, ellos son múltiples y de magnitud considerable, por lo mismo, en muchos casos, sus soluciones requieren políticas integradas y sistémicas que apuntan más bien al largo que al corto plazo. Existen a nuestro juicio cinco temáticas que dejan un amplio espacio para la aplicación de políticas públicas a considerar en una agenda de desarrollo, a saber: (i) En primer lugar es necesario redoblar esfuerzos para reducir la volatilidad real. Ello implica una voluntad política y una institucionalidad fiscal que otorgue un grado de continuidad a las reglas fiscales contracíclicas, asegurando así la permanencia de sus impactos. (ii) Políticas productivas para la equidad y el crecimiento. Los países de la región deben “abrir la caja negra” del progreso técnico y ocupar definitivamente el “casillero vacío” que une el dinamismo económico a la equidad social. Para crecer con equidad se requiere entonces, instalar políticas productivas que permitan la agregación de conocimiento y la diversificación de la producción. (iii) Políticas de inserción e integración al mundo. La creciente interdependencia de los países y las debilidades de sistema multilateral han llevado a un aumento explosivo de las negociaciones bilaterales en diversos ámbitos de la economía internacional. Esta realidad y la creciente importancia del contexto internacional para el crecimiento de los países llevan a que la trayectoria de la inserción sea cada día más importante para delinear una estrategia de crecimiento para los países en desarrollo. La economía global exige mercados amplios y unificados y cadenas globales de valor integradas, y que los países puedan insertarse competitivamente a ellos. La integración es mucho más que comercio, sin duda, pero sin comercio la integración resulta más compleja. Bajo estas premisas, los gobiernos de la región entienden que es necesario abordar las asimetrías y los aspectos sociales de la integración. En tal sentido, sería muy útil aceptar la pluralidad de opciones y las distin-

100

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

tas velocidades, pero siempre en torno a un objetivo compartido. En esta misma lógica, también parece necesario que los actores privados se involucren en las discusiones y decisiones acerca de los esquemas y tratados de integración. Otro tema relevante en esta materia, la que además ha sido fuertemente promovida por la CEPAL desde su lógica de regionalismo abierto, es la suscripción de acuerdos regionales entre las economías latinoamericanas y caribeñas. En este sentido, el gran referente lo constituye Europa. En efecto, el proceso de integración profunda llevado adelante por los países de la Unión Europea es un ejemplo para nuestra región en particular, y el mundo en desarrollo en general. Es un ejemplo no sólo en términos de los aspectos de integración comercial alcanzado entre sus Estados miembros, también lo es por los grados de articulación productiva que se han generado entre sus economías, o por el contexto de coordinación macroeconómica en el que se ejecutan las políticas económicas nacionales y, por cierto, por los procesos de cooperación mutua que han permitido fortalecer la cohesión social entre y dentro los países. Pero ante todo, Europa constituye un paradigma de integración en tanto la capacidad y voluntad demostradas para alcanzar los consensos políticos que han dado como fruto estos patrones exitosos de integración y cooperación. En este contexto, Italia ha sido, históricamente un actor relevante de estos procesos y un gran impulsor de la cooperación dentro y fuera de Europa. (iv) Políticas públicas orientadas a mejorar la cohesión social. Esto requiere acciones en diversas áreas, tales como: las políticas sociales; una institucionalidad adecuada para que ellas sean aplicadas; y por lo tanto políticas tributarias que permitan el financiamiento de dichas políticas. Pero también la cohesión social pasa por unos sistemas políticos legitimados y por una ciudadanía real. 8. Democracia y construcción de consensos como base para la democracia. Sin duda los problemas de América Latina para superar el actual estado de cosas son múltiples, pero quisiera señalar la importancia de la fragilidad política. América Latina tiene una historia muy lábil en materia democrática, basta señalar que en 1930 la región contaba con sólo 5 gobiernos democráticos; en 1948 con 7; y en 1976 con apenas 3 (PNLTD 1994). Los profundos avances en este terreno en las últimas décadas en la que prácticamente en América Latina el conjunto de los países con mayor o menor solidez, han adoptado el sistema democrático constituyen un patrimonio a la vez precioso y precario. En la fragilidad de la construcción democrática en la región se reflejan tanto problemas comunes a los sistemas democráticos en todo el mundo como asimismo los límites históricos de su propio desarrollo y su pesada herencia de discontinuidad democrática. Si revisamos con objetividad el panorama político latinoamericano vemos que el nudo gordiano del momento actual se encuentra en la enorme mayoría de los países en la escasa legitimidad de los sistemas políticos y en la falta de solidez de su construcción institucional. Existe una demanda ciudadana que pide más Estado,
101

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

más institucionalidad, más sistemas de justicia y de seguridad ciudadana, más gestión pública. La extrema debilidad de la oferta pública en muchos países frente a esta demanda genera un vacío que puede frustrar el desarrollo y dar inicio a un nuevo ciclo de populismos ya sea de izquierda o derecha, integrista identitario o modernista autoritario, en donde una sociedad civil que busca, en la mejor tradición gramsciana articularse con el Estado sea reemplazada por una sociedad incivil que lleve a la paralización del esfuerzo de desarrollo o a procesos de sociedad con un nivel de conflicto insostenible (Manuel Castells, 2005). No estamos en lo fundamental atravesando por una crisis económico-social, sino por una crisis de legitimidad política que se entrelaza y agrava por los problemas económicos y sociales presentes en la región. La crisis de legitimidad política genera un obstáculo mayor a un camino democrático al desarrollo, es decir, aquél que supone, para resumir y ser claros, los conceptos de Bobbio de la democracia. “Podemos hablar de democracia -dice Bobbio- ahí donde las decisiones colectivas son adoptadas por el principio de la mayoría, pero en que participan en estas decisiones o indirectamente (...) la mayor parte de los ciudadanos”, y agrega a continuación que ello supone que los ciudadanos estén libremente colocados ante alternativas reales y las minorías sean respetadas y puedan convertirse en mayoría si así los ciudadanos lo deciden.
102

Bobbio nos habla de la “democracia exigente”, señalándonos la necesidad de demandar a la democracia un compromiso, a la vez que con la libertad, con una mayor igualdad en las condiciones materiales de vida (... ) una cierta voluntad igualitaria en el sentido de utilizar el poder del Estado para contribuir a morigerar las desigualdades materiales más manifiestas e injustas, así no más sea porque la presencia en una sociedad cualquiera de tal tipo de desigualdades puede tornar ilusorio y vacío para quienes lo padecen el disfrute y el ejercicio de las propias libertades. La democracia exigente supone una relación no contradictoria sino relativa y armoniosa entre libertad e igualdad. Si la institucionalización de la democracia tiende hoy a girar en torno a la idea de amplios acuerdos, esto contrasta con la falta de presencia pública y de acceso a decisiones de una parte importante de la población. Amplios sectores que se encuentren marginados del desarrollo productivo territorialmente segregados y sin capacidad para ser representados por los partidos políticos, no acceden al diálogo político. Reforzar el orden democrático supone en consecuencia desarrollar un compromiso de todos los actores y sectores sociales de respeto a las reglas de procedimiento de las institucionalidad democrática, articular los grupos sociales heterogéneos dentro de un sistema político capaz de representar sus demandas, vale decir, capaz de institucionalizar políticamente estas demandas y traducirlas en intervenciones que asignen recursos para alcanzar niveles de equidad aceptable, desarrollar mecanismos propios de la sociedad civil que fortalezcan relaciones de solidaridad y responsabilidad social, impulsar una cultura pluralista que favorez-

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

ca mejores niveles de inclusión, confianza, convivencia y comunicación, y alentar la filiación progresiva de grupos sociales a redes de apoyo o interacción que les permita una mayor integración y participación (CEPAL 2000). La diversidad de América Latina es muy grande y sus asimetrías también lo son. Considérese solamente que en la región conviven más de 700 etnias. Al mismo tiempo, hay marcas históricas, culturales y políticas que facilitan, como quizás en ninguna otra parte, los procesos de integración. América Latina vive hoy una situación de gobiernos legítimamente elegidos a través del voto, lo que constituye una situación muy particular en su frágil desarrollo democrático. Muchos de los resultados electorales reflejan la aspiración de justicia social y de reivindicaciones centenarias de pueblos y de sectores que hasta ayer no habían tenido acceso al poder político. Lo importante para que estos procesos signifiquen avances y no frustraciones, es que puedan llevar adelante el binomio clásico de la democracia entre libertad y aspiración a la igualdad. Ello significa que terminar con la “negación del otro” no signifique a su vez la negación del antiguo negador y que la aspiración de justicia social no termine cercenando las libertades y jibarizando la democracia. El tema de la confianza es un tema central de la democracia, desterrar la relación amigo-enemigo, desarrollando los espacios y posibilidades donde los conflictos naturales de intereses pueden resolverse. Pasar de la pluralidad al pluralismo y de la tolerancia pasiva a la tolerancia activa sólo se puede resolver a través de un camino laborioso gradual, pero urgente frente a las crisis que hoy vivimos en la región, que como bien sabemos son demasiadas y demasiado dramáticas. En consecuencia, debemos trabajar obstinadamente por lograr democracias sólidas y metas realistas más cercanas, como señala Levi Strauss, a un humanismo modesto que a un humanismo exasperado. ■

103

Fulvio Conti
Amministratore Delegato dell’Enel, Italia

Vorrei partire con una breve illustrazione dell’Enel, della sua attuale situazione operativa che, con l’acquisizione del 67% della società Endesa insieme al nostro socio spagnolo Acciona, vede Enel ai primissimi posti nel mondo nel settore dell’energia. Oggi siamo i secondi operatori europei nel mercato dell’energia elettrica e, con questa recente acquisizione in America Latina e nella penisola iberica, il più importante operatore privato di tutta la regione dell’America del Sud. Siamo presenti in 21 Paesi con una capacità produttiva installata di quasi 100 gw di potenza, serviamo 58 milioni di clienti e abbiamo 90 mila dipendenti. La nostra pre-

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

senza si estende a tutta l’America Latina a sostanzialmente tutta l’Europa, dal Portogallo alla Russia. In America Latina siamo già presenti da molti anni come investitori di lungo periodo, con discreta soddisfazione per quello che è stato realizzato e con molte ambizioni di poter continuare a crescere in un prossimo futuro. L’America Latina è molto interessante dal punto di vista energetico, è un continente che cresce, a nostro giudizio, a ritmi importanti, soprattutto sotto il profilo energetico. Noi pensiamo che nei prossimi 25 anni ci sarà bisogno di un incremento fortissimo della potenza energetica a disposizione dei programmi di sviluppo dei vari Paesi del continente. Saranno necessari investimenti totali superiori ai 500 miliardi di euro, che dovranno essere attivati per far fronte al grande impegno di sviluppo dei singoli Paesi della regione. E su questo grande programma di investimento Enel vuole fare la sua parte, contribuendo positivamente all’ulteriore balzo in avanti delle economie latinoamericane. Le economie cresceranno, io spero, più velocemente di quello che è successo in passato, ma certamente in quel quadro la dimensione energetica deve colmare un grave ritardo infrastrutturale, un grave ritardo di presenza. Se pensiamo che nel mondo 2 miliardi di persone, su 6 miliardi e mezzo di abitanti del pianeta, non hanno a disposizione una fonte energetica primaria, e una parte importante di questi 2 miliardi si trova nel continente latinoamericano, è evidente che noi dobbiamo colmare questo ritardo sviluppando la nostra presenza e i nostri investimenti. La presenza che Enel ha già nella regione è particolarmente forte nell’area del Centro America. Noi siamo presenti in Paesi come El Salvador, Guatemala, Costa Rica e Panama, ma anche, e in maniera significativa, in Cile e in Brasile, e spero quanto prima di poter sviluppare una presenza anche in Messico. Abbiamo l’opportunità di continuare ad investire in questi Paesi. Abbiamo chiaramente la possibilità di investire nel Salvador e io mi aspetto quanto prima che il Governo salvadoregno manifesti la disponibilità a fare entrare in maniera significativa Enel nella quota di controllo della società LaGeo. Stiamo infatti investendo nella geotermia, portando la nostra tecnologia, che da cento anni utilizziamo qui in Italia, per gestire fonti di geotermia ampiamente disponibili in quel Paese. Siamo presenti in Guatemala con impianti idroelettrici, siamo presenti in Costa Rica con impianti idroelettrici e con impianti eolici, siamo presenti in Panama con un grande impianto idroelettrico, l’impianto Fortuna, e recentemente abbiamo sviluppato una presenza in Brasile con alcuni impianti idroelettrici e ne stiamo valutando altri. Per quanto riguarda il Cile, lavoriamo su due prospettive, una di sviluppo della geotermia - il Paese offre importanti opportunità di sviluppo in questo senso e i nostri tecnici stanno lavorando insieme alla società Enap - e inoltre gestiamo degli impianti idroelettrici. L’importanza di questi nostri investimenti è legata al fatto che con l’acquisizione di Endesa la nostra dimensione di scala è improvvisamente esplosa in maniera positi-

104

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

va e offre un’ulteriore opportunità di consolidamento della nostra presenza in tutta la regione. Endesa ha infatti una presenza fortissima in moltissimi Paesi latinoamericani: si va dalla Colombia con quasi 3 gw di potenza e più di 2 milioni di clienti, al Perù con 1,5 gw di potenza e 1 milione di clienti; dal Cile, dove la presenza è molto rilevante con quasi 4,5 gw di potenza e 1.400.000 clienti, al Brasile con circa 1 gw di potenza e 5 milioni di clienti; e infine, all’Argentina, con 4,5 gw di potenza e 2.200.000 clienti. Il totale – importante, importantissimo per l’economia dei vari Paesi latinoamericani – è di 14,3 gw di capacità e quasi 12 milioni di clienti da servire. Noi, con il nostro socio Acciona, abbiamo confermato e addirittura aumentato l’impegno della società Endesa nello sviluppo dei vari Paesi. Confermiamo il piano di investimenti e cercheremo opportunità per aumentarlo portando nuove tecnologie e nuove esperienze, come è stato il caso per Enel nella geotermia. Siamo convinti di poter giocare un ruolo fondamentale nello sviluppo delle economie dei singoli Paesi latinoamericani. Perché questo accada in un contesto di grande crescita, in termini sia di energia sia di sviluppo industriale, noi vogliamo continuare il nostro programma di investimenti, ma vorremmo essere in qualche misura partner anche nello sviluppo di politiche a sostegno di questi investimenti, che diano continuità alla presenza industriale offrendo certezze regolatorie - un quadro stabile, certo, di regolazioni - e consentano di produrre quegli importanti risultati economici e di cassa che saranno il motore per gli ulteriori investimenti. Il quadro di sicurezza regolatorio, il quadro di stabilità giuridica per garantire agli investitori internazionali, come appunto Enel ed Endesa, di poter continuare la politica di espansione e di sviluppo, sono fondamentali. Il mio auspicio è che tutti i vari Governi della regione possano adottare, nei limiti del possibile sviluppo futuro, una regolazione simmetrica e stabile che consenta agli investimenti importanti, necessari (si tratta di oltre 500 miliardi di euro) nei prossimi anni di produrre come risultato finale uno sviluppo sicuro per tutti i nostri cittadini. ■

105

Cesare Fumagalli
Segretario Generale della Confartigianato, Italia

A nome degli imprenditori della Confederazione Generale Italiana dell’Artigianato desidero ringraziare innanzitutto il Governo per l’invito a prendere parte a questa importante conferenza. Intendo recare un contributo costruttivo al meritorio impegno del Ministero degli Affari Esteri per migliorare e arricchire i tradizionali rapporti di amicizia e di collaborazione che legano l’Italia all’America Latina e all’area caraibica.

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Nei primi sette anni di questo nostro XXI secolo, tutte le economie che compongono la vasta e articolata realtà latinoamericana hanno messo a segno notevoli performance in termini di stabilità, di sviluppo, di export e hanno ormai assunto dimensioni protagonistiche su scala mondiale, con punte di assoluto rilievo ed eccellenza in settori qualificanti quali la ricerca scientifica, l’industria aerospaziale, la biochimica applicata, l’agricoltura sperimentale. Oggi due delle prime cinque megalopoli del mondo si trovano in America Latina. Questa grande realtà in forte sviluppo ha saputo cogliere i primi risultati positivi della globalizzazione, non solo ponendosi come autorevole interlocutore delle tradizionali potenze economiche del Nord America e dell’Europa, ma anche affermandosi con successo sugli scacchieri economici e geopolitici dell’Oriente, dell’Africa, dell’Oceania. L’enorme sviluppo delle telecomunicazioni, di internet, di Skype, ha contribuito in misura decisiva a valorizzare le preesistenti reti umane, economiche, antropologiche, che via via nel corso dei secoli sono andate formandosi in America Latina e che costituiscono oggi una ricchezza e una speranza, non solo di sviluppo economico, ma anche di sviluppo culturale autenticamente umano. All’interno di questo grande e suggestivo scenario proiettato verso il futuro, quale può essere il ruolo dello small business e della piccola impresa artigiana? Provo a rispondere alla domanda. Sono convinto che possa essere un ruolo importante e per alcuni aspetti decisivo, come è stato ricordato anche dalla Ministra Emma Bonino. Tutti gli studiosi di scienze economiche concordano nel ritenere la piccola impresa una componente essenziale della modernità, e non è per caso che quella che è ancora la maggiore economia del mondo, gli Stati Uniti d’America, sia caratterizzata da una fortissima presenza di piccole imprese con meno di 30 addetti. Naturalmente, la piccola impresa ha l’obbligo di evolversi e di uniformarsi ai tempi nuovi dell’economia globalizzata, ma esistono grandi opportunità per donne e giovani che vogliano investire su se stessi e iniziare un’esperienza imprenditoriale partendo dal basso e con notevole impegno personale. Consapevole delle grandi differenze istituzionali e giuridiche esistenti tra i vari Paesi e gli Stati sovrani che costituiscono la realtà dell’America Latina, Confartigianato già da anni opera per diffondere la cultura imprenditoriale in diversi ambiti di quella vasta area. Voglio accennare a due esperienze significative: il progetto della brasiliana Sebrae, in collaborazione con Promos di Milano, per lo sviluppo di poli settoriali e distretti industriali in Brasile attraverso la cooperazione con numerose imprese artigiane della Regione Lombardia. L’altro esempio è quello di una nostra associazione provinciale di Confartigianato-Vicenza, nella regione Veneto, che ha costituito un centro di assistenza tecnica in Cile che opera nella filiera dei macchinari per il settore estrattivo nella miniera El Teniente. In tal modo si è creato un rapporto di collaborazione tecnico-produttiva con imprese locali, dando vita ad un vero e proprio distretto produttivo. Occorre assumere il

106

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

moderno principio della cosiddetta ownership, perché ogni parte interessata si responsabilizzi al massimo e vengano superati obsoleti modelli paternalistici. Confartigianato esprime la sua sincera disponibilità a collaborare con gli interlocutori latinoamericani impegnati a vario titolo nello sviluppo dell’impresa artigiana e della piccola impresa. Nel corso dei suoi 60 anni di vita, Confartigianato, che è un’associazione di diritto privato formata da 500 mila imprese, ha accumulato un patrimonio di esperienze che poniamo volentieri a disposizione dei Paesi latinoamericani, in coerenza con gli ideali umanitari e solidaristici che animano il nostro impegno nella società italiana ed europea. In particolare, vorrei ricordare la nostra esperienza in materia di facilitazione dell’accesso al credito bancario di qualità, attraverso lo strumento dei Consorzi Fidi. Senza l’aiuto e il sostegno del credito diviene veramente difficile fare impresa. Ecco perché dobbiamo aprire le porte del credito usando gli strumenti della solidarietà fra imprenditori associati nei Consorzi Fidi. Nella primavera del 2008, Confartigianato realizzerà in una capitale economica dell’America Latina un’iniziativa specifica volta a favorire la crescente democratizzazione dell’accesso al credito bancario. Non si tratta di immaginare interventi di stampo umanitario, come quelli raccomandati dalle Nazioni Unite in materia di microcredito, bensì di ottenere credito finalizzato all’impresa e allo sviluppo economico con caratteristiche e criteri di piena professionalità bancaria rispondente a standard internazionali certificati. Infine, vorrei sottolineare un altro fenomeno che potrà essere utile per irrobustire la cooperazione tra Italia e America Latina: il flusso migratorio dei latinoamericani verso l’Italia. Secondo le più recenti stime, oltre 25 milioni di cittadini sono emigrati e vivono lontani dai loro Paesi. Questi soggetti rappresentano il 13% di tutta la popolazione emigrante a livello mondiale. In Italia, al 1º gennaio del 2007, si contavano oltre 260 mila immigrati provenienti dall’America Latina, con una crescita del 53% nell’ultimo triennio. Se ormai quello del ruolo degli stranieri nel mercato del lavoro dipendente è un fenomeno sufficientemente noto ed analizzato, poiché le nuove assunzioni di immigrati rappresentano ormai in Italia il 27% del totale. Il tema che oggi intendo proporre è quello degli immigrati che scelgono di fare impresa e svolgere un lavoro autonomo in Italia. Negli ultimi cinque anni le imprese guidate da stranieri sono più che raddoppiate e oggi se ne contano oltre 390 mila. Gli imprenditori nati al di fuori dei confini dell’Unione Europea possono essere individuati quali protagonisti del modello di sviluppo basato sulla piccola impresa. L’impresa individuale si conferma infatti come una corsia preferenziale per l’integrazione di tanti stranieri nel nostro Paese. Anche i cittadini latinoamericani sono coinvolti in questa positiva tendenza: si contano oggi in Italia oltre 20 mila imprese da loro gestite, attive in particolare nel settore dei piccoli trasporti, dell’edilizia e di attività di servizio. Questo fenomeno va facilita-

107

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

to e accompagnato perché l’avvio di un’attività di impresa a seguito di un percorso di immigrazione rappresenta il punto d’arrivo dell’integrazione economica e sociale, e soprattutto si caratterizza come una scelta di legalità e di accettazione del modello di vita del Paese ospitante. Confartigianato, che associa già 15 mila imprese costituite da immigrati, si candida a essere partner privilegiato e a fare rete con questi nuovi imprenditori, nella convinzione personale che possano innescare un circolo virtuoso di creazione di benessere e sviluppo, non solo per sé ma anche per il Sistema Italia e per i propri Paesi di origine. Basti pensare alle rimesse familiari, che fanno affluire valuta pregiata verso contesti generalmente più fragili. L’imprenditore straniero che naturalmente continua a interagire con il proprio Paese d’origine può creare un’opportunità stimolando un’economia basata sulla libera impresa e magari riproporre, in un percorso di crescita o di ritorno, un’impresa simile a quella già avviata in Italia. Mi auguro pertanto che, sia a livello europeo che a livello nazionale, si pensi a interventi di promozione e incentivazione per l’imprenditoria creata da immigrati, in cui possono avere ampio spazio anche interventi formativi per aspiranti imprenditori realizzati nei Paesi d’origine, in collaborazione con le associazioni imprenditoriali di categoria. Credo fermamente nelle grandi potenzialità di cooperazione del nostro Paese e delle nostre imprese artigiane, ma ritengo che sia necessario avviare una nuova fase di collaborazione tra imprenditori privati e Pubblica Amministrazione per favorire l’ulteriore internazionalizzazione delle imprese. Vorrei anche auspicare una rapida approvazione della riforma della cooperazione dell’Italia con i Paesi in via di sviluppo. Gli imprenditori artigiani, piccoli imprenditori italiani, in materia di cooperazione internazionale apprezzano e condividono nella sostanza le linee di fondo alle quali il Ministero degli Esteri ispira la propria azione a livello globale, e soprattutto nel vasto e decisivo teatro della realtà latinoamericana e caraibica che oggi è così autorevolmente rappresentata da Voi qui a Roma. ■

108

Jorge Taiana
Ministro de Relaciones Exteriores de la República Argentina

Gracias Enrique. Voy a tratar de no repetir porque somos muchos los oradores, así que primero voy a adherir a las palabras que ayer dijo el Presidente Prodi: “América Latina está ante una onda prolongada de crecimiento”. Es una diferencia respecto al pasado y es una diferencia significativa. Además, esto se da en un mundo bastante complejo, donde además de una onda prolongada de creci-

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

miento tenemos algunos elementos que hacen, o vuelven a hacer, atractiva, en cierta medida, a América Latina. Tenemos democracia en la región. Tenemos paz. No tenemos graves conflictos ni étnicos ni religiosos ni interestatales. No tenemos armas de destrucción masiva. Tenemos fenómenos que se dan en todo el mundo como son los fenómenos migratorios, pero los fenómenos migratorios en la región, dentro de la región, no producen brotes xenófobos, ni racismo como en otras partes, sino que, por el contrario, los inmigrantes son recibidos e integrados. Tenemos procesos de integración en marcha, con demandas, con expectativas. Es decir, tenemos una América Latina que vuelve a ser interesante en este escenario mundial. Frente a eso debemos señalar que hubo, casi en los últimos diez años, una Italia bastante ausente en América Latina, una Italia poco activa políticamente y que tuvo un cierto retroceso, durante la segunda mitad de los ´90, en su presencia económica respecto a la que había tenido en los años ´80 y comienzos de los ´90. Por eso nosotros damos la bienvenida a esta reunión, porque la vemos no como un hecho político aislado, como una creación sólo del esfuerzo de Donato Di Santo, sino como un esfuerzo que representa muchas voluntades, representa una visión política, una visión de reacercarse a la región, de volver a ser un protagonista más activo, y eso es una cosa a la que damos una gran bienvenida. De igual modo, esta reunión no es sólo un seminario, es la firma del acuerdo con la CAP, que da una presencia institucional, es lo que acaba de decirnos recién ENEL, de una mayor presencia que, en este caso, también vincula a la Argentina energética. Es también, en el caso de la Argentina, la nueva presencia de la Fiat que vuelve a hacer vehículos, en este caso en asociación con Tata. Así vemos un renovado interés político y económico de Italia en la región que tiene que ver también con el movimiento de Italia. Italia ha salido de esa especie de inmovilidad o de estancamiento y eso, obviamente, genera mejores condiciones. Nosotros damos esa bienvenida: necesitamos a Italia trabajando en Europa a favor de un mayor acercamiento con América Latina y necesitamos que Italia se una así a un movimiento que ya habían comenzado otros países de la Unión Europea tendiente a revitalizar las relaciones con la región. El tema de la integración es muy importante porque genera oportunidades y espacios nuevos o de mayor dimensión para las posibilidades de la relación. Fue señalado en el área energética. El área energética es un tema clave de debate en la región. En el mundo se debate sobre la energía, en la región se habla de energía y casi todos los paises estamos trabajando en ese área, y uno de los temas de la integración es la energía. La integración es integración energética, es integración física donde, en una región de la vastedad y la dimensión sobrehumana de América, con su selva, con sus montañas, hay una obra extraordinaria para hacer. Hay también integración, por supuesto, productiva, hay generación de mercados ampliados a través de nuestros procesos de generación de mercado. La Argentina, básicamente, tiene una larga experiencia de

109

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

años con sus vecinos en el Mercosur y también participa de la generación de otros espacios más amplios en Sudamérica. Es decir, ahí hay posibilidades, grandes energías en integración física, en mercado ampliado para inversiones. Además quisiera mencionar otros dos puntos. Uno, relativo al comercio internacional. Ciertamente un gran impulso al desarrollo de América Latina y al desarrollo del comercio lo daría la disminución de los obstáculos al comercio que la Unión Europea impone a nuestros productos. Este tema está en debate en muchos foros multilaterales pero es una restricción importante a las posibilidades de desarrollo que nosotros tenenmos en nuestra región que es rica en materias primas, que es rica en alimentos, que es rica también en energía y que está desarrollando también un entramado industrial bien interesante. El otro tema fundamental que ya se mencionó, en el cual Italia tiene un rol muy importante que cumplir, es la pequeña y mediana empresa. En el caso de mi país, eso es obvio, nosotros tenemos una importante base de pequeña y mediaña empresa que está en el centro de esta recuperación económica y en el centro de la caída del desempleo. Nosotros, en cuatro años, hemos hecho caer al desempleo del 22% al 8%. Como decía el Presidente Kirchner: cuando subió tenía más desempleados que votos, y en esa recuperación ha sido decisiva la generación de empelo por parte de la pequeña y mediana empresa. El apoyo a ella es decisivo. Ha habido una historia de relación y ha habido programas de cooperación con pequeñas y medianas industrias de Italia. Hay mucho por desarrollar ahí. Un aspecto que, de todas maneras, hay que ver cómo se aborda, es el tema del financiamiento porque el problema actual es que el financiamiento en euros es un financiamiento que resulta caro. Hoy el euro está muy fuerte. Nosotros, y en general todas las regionos, estamos vinculadas al dólar y eso se está transformando en un obstáculo de cierta importancia para poder ampliar esta relación. En cuanto a la cooperación específica y técnica, hay mucha experiencia. Nosotros tenemos una buena experiencia de cooperación con Italia y creemos que se puede ampliar. Debemos tener en cuenta algunos criterios: En primer lugar, para que la cooperación funcione tiene que respetar los modelos y las modalidades del desarrollo. Ciertamente, lo que vemos hoy en la región de América Latina es que no hay un único camino sino que hay modalidades distintas, hay distinfas propuestas, hay distintos espacios políticos y eso dota de mucha riqueza a la región, le otorga mucha actividad. Específicamente nosotros hemos desarrollado con Italia un buen acuerdo para la cooperación trilateral, es decir para hacer, entre los dos juntos, cooperación en otros países de la región. Se va a comenzar en países vecinos. Es una buena experiencia. Nosotros estamos contentos. También estamos desarrollando una idea nueva, y en eso Italia tiene mucho que aportar, que es la cooperación descentralizada, o sea, la cooperación que viene de las regiones y que va a distintas entidades: municipios, provincias, regiones, etc., y que también es una experiencia muy importante.

110

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

Ciertamente, en el área científico-tecnológica se están concretando proyectos: la cooperación en el área cientifica, ya sea universitaria o científica y técnica, es quizás donde más se mantuvo la vinculación en estos diez años en los que disminuyó la relación política y la relación económica. Nosotros, en la Argentina, tenemos varias experiencias, ya sea a nivel universitario como el acuerdo en el área de la cooperación espacial para la puesta en marcha de una red de seis satélites en común, que es uno de nuestros orgullos de desarrollo tecnológico. Un último punto de contacto para la cooperación, para el desarrollo común, para el fortalecimiento de los lazos entre las regiones se relaciona con que la Argentina se aproxima a conmemorar, en el 2010, el bicentenario de su nacimiento como nación, el comienzo de su proceso independiente. Es difícil pensar la identidad en Latinoamérica, sobre todo en algunos países como en el mío, sin la presencia y el aporte de la cultura de los hombres de Italia. No hay Argentina sin la presencia italiana. Es una parte de Argentina. No hay forma de separar eso. En tal sentido, creo que el bicentenario da una enorme oportunidad para enriquecer los lazos, para fortalecer los vínculos y para demostrar que hay una serie importante de elementos y de valores en común y que esos valores en común son los que dan marco político a una aproximación, a un mayor entrelazameinto, a un fortalecimiento de la relación no sólo entre nuestros gobiernos, sino entre nuestros pueblos y entre nuestras sociedades, que es lo que finalmente cuenta y es más importante. Así que, para finalizar, de nuevo quiero felicitar esta iniciativa que veo no como un hecho aislado sino como un renacimiento del interés de Italia por la región y creo que hacen bien, porque ciertamente la región tiene por delante buenos momentos y quienes quieran participar de ello y compartir sus beneficios no se van a arrepentir. Gracias. ■
111

Margarita Escobar
Vice Ministro de Relaciones Exteriores de la República de El Salvador

Muchas gracias Enrique. En primer lugar quisiera retomar lo que decía ayer el Señor Presidente del Consejo de Ministros de Italia, Romano Prodi, quien resaltaba la alta significación de la participación de América Latina, la participación política nuestra en esta reunión acá en Roma. Y decía que sólo era comparable a aquella histórica celebrada hace más de 40 años para la Fundación del Instituto Ítalo-Latino Americano. Nosotros compartimos plenamente esa visión. Es un momento en que América Latina con Italia refrescamos nuestra relación. Estaba yo viendo este interesantísimo documento, que introdujo Donato Di Santo al

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

principio de los seminarios – obviamente hay que leerlo todo cuando regresemos a América Latina – pero decía Gustavo Arteta (Instituto Ítalo-Latino Americano) que “uno de los objetivos del siglo XXI es el de abrir las fronteras. Si lo que se quiere en América Latina es la integración, hace falta terminar con las barreras mentales y prácticas creando infraestructuras para facilitar las conexiones entre personas”. Y Gustavo Arteta decía “me pregunto si nos encontramos en América Latina en un momento en el que existe la posibilidad de integración”. Otro participante decía que “era necesario tener conciencia del hecho de que en muchos casos existe un desequilibrio claro entre donante y receptor”. Vincenzo Riomi (Región Umbria) decía que “quisiera hacer una sola consideración de naturaleza política: la experiencia de las regiones europeas puede contribuir al debate y diálogo de la integración latinoamericana y la cooperación transfronteriza”. Yo me permito citar algunas de las interesantísimas ponencias de este seminario y agradezco, Donato, tu participación especial en la preparación de esta III Conferencia. El Salvador se siente muy complacido de estar acá. Reconozco a nuestro Embajador acá en Roma, el Embajador Roberto Salazar Andino, que hace posible que El Salvador haya tenido un papel relevante en la preparación de esta conferencia siendo el Presidente actual del Instituto Ítalo-Latino Americano. Gracias, Embajador Andino, a usted y a todo su equipo de trabajo.
112

Al inicio Donato decía que se firmó un Memorandum de entendimiento para la incorporación de Italia a la Corporación Andina de Fomento (CAF): lo solicito, lo solicitamos enormemente. Éste es un hecho concreto de cooperación. Seguramente este modelo servirá para otros modelos similares que están también en proceso y al cual hacía referencia el Señor Subsecretario en su ponencia. De tal manera que nosotros vemos que esto se realiza en una coyuntura muy especial para analizar esta relación de América Latina con nosotros mismos, de América Latina con Italia, de América Latina con la Unión Europea. Son varias dinámicas las que estamos discutiendo en esta mesa. ¿Que si existe la posibilidad de integración en América Latina? Yo creo que no sólo la posibilidad, sino es una realidad. Hemos escuchado ayer y ahora que América Latina ha cambiado. Nuestros sistemas democráticos y de libertad se fortalecen cada vez más, independientemente de nuestras valoraciones. Escuchaba algunos datos desde 1930: ¡cómo hemos superado esos números! Eso es un cambio que hay que recoger. Con Jorge Taiana (Ministro de Asuntos Exteriores de Argentina) hemos tenido tareas muy importantes en este tema, y con otros actores. Nuestros sectores productivos se insertan en los mercados mundiales con mucha mayor seguridad y certeza, a pesar de los obstáculos, a pesar de las incertidumbres. El idioma español es una lengua importante de proyección e integración, segunda o tercera lengua más utilizada en el mundo moderno, se incrementan los centros acadé-

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

micos de estudios de la realidad latinoamericana. Todas estas realidades comprueban que estamos viviendo un proceso dinámico y vigoroso de integración a través de la pujanza latinoamericana y, otro tema, de la movilidad de nuestra gente. Millones de latinoamericanos viven en economías industrializadas y desarrolladas. Apreciaba mucho los comentarios del Señor Fumagalli (Confartigianato) sobre el tema de la importancia en los mercados laborales de la emigración. La emigración es un hecho, no es un fenómeno ni mucho menos un problema. Más de 200 millones de personas en el mundo viven fuera de su lugar de origen. Unos datos decían que si existiera el país de los inmigrantes con fronteras internacionalmente reconocidas sería el noveno país más poblado del planeta, o sea que estamos hablando de cuestiones verdaderamente significativas. Y Latinoamérica está ahí, son trillones de millones de dólares que se producen en el mercado mundial, en las economías internacionales, generados por las migraciones latinoamericanas en países industrializados y desarrollados. Ése es un tema que amerita una fuerte reflexión. No solamente los temas del comercio sino los esquemas de la flexibilización, de las políticas migratorias, para tener una coherencia entre la movilidad de las personas en un esquema de legalidad y la realidad económica mundial, específicamente los mercados laborales. Veamos nuestros números demográficos y encontraremos las respuestas o los planteamientos reales en el déficit laboral que existe en los países en desarrollo y el superávit de esta mano de obra que tenemos en América Latina. Pero que tiene que ser de conformidad con los temas legales, de protección de sus derechos laborales, con un profundo sentido humano. Las migraciones no son mercancías. No se pueden conseguir esquemas en las que está ausente el componente humano, las políticas migratorias. El segundo tema es el caso de la integración centroamericana. Desde 1991, se estableció un marco institucional. Me encanta compartir aquí con el Ministro de Nicaragua y de Honduras porque no es una casualidad, sino que es producto realmente de cuán unidos estamos. Nuestros Presidentes dialogan de manera permanente, flexible, fluida. Los Ministros, los Viceministros. Los centroamericanos vemos nuestro territorio centroamericano con mayor flexibilidad, como un espacio común. Nuestros productos: hemos resuelto y armonizado el 94,9% del arancel externo común de los Países centroamericanos, hemos avanzado en la interconexión electrónica de las administraciones aduaneras y tributarias y todo esto es un aporte a estas redes materiales e inmateriales para la integración latinoamericana y para la integración con la Unión Europea y con Italia. Los procesos innovadores tienen su momento y ese momento histórico lo estamos viviendo hoy. Y éste es el tercer tema: Centroamérica y la Unión Europea estamos preparándonos para dar inicio a las negociaciones de un acuerdo de asociación inédito entre dos regiones. En este caso Centroamérica y la Unión Europea. Sin duda esta negociación, que busca asociar regiones completas y donde tendremos que tener concesiones mutuas y

113

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

compromisos mutuos, es un aporte valiosísimo al tema que ahora nos convoca con Italia. Y no es de mero protocolo decir que Italia ha jugado un papel muy serio, muy delicado, muy protagónico en impulsar esta negociación y este acuerdo de asociación. Realmente ya deben de estar viajando nuestros negociadores para darle pie a este acuerdo, el cual, estamos seguros, sabrá reconocer los aportes que tan valiosamente han hecho todos los distintos panelistas y los trabajos preparatorios de este seminario. Hay otro tema importante que creo que no puede faltar a esta cita y es el tema de los países de renta media. El pasado 3 de octubre, El Salvador tuvo el honor, la alegría, de auspiciar la II Conferencia Internacional sobre Cooperación para el Desarrollo con países de renta media, que abordó los aspectos operativos de instrumentación de la cooperación para el desarrollo con los países de renta media y las implicaciones que se derivan para el sistema internacional de cooperación. El Salvador es un país de renta media baja. Con este seminario, con esta conferencia en El Salvador, se ha buscado concientizar a la comunidad internacional donante sobre la importancia de continuar apoyando a los países de renta media. No es posible que una vez que se da un salto de calidad se abandone, como si nada hubiese pasado, a estos países que están haciendo esfuerzos enormes para lograr escenarios de desarrollo que brinden mejores condiciones de vida a su gente. Creo que esa conferencia de San Salvador, que se llamó “el consenso de El Salvador”, recoge estos insumos. Una cosa que decíamos en la conferencia era que, para alcanzar las metas de desarrollo convenidas internacionalmente, se requiere fortalecer el apoyo a los países de renta media y desarrollar moralidades nuevas puntuales e innovadoras de cooperación para respaldar los esfuerzos de estos países. Esto no quiere decir que no reconozcamos que la ayuda a los países con menores índices de desarrollo debe continuar siendo siendo primordial, eso es un hecho. Lo único es que la cooperación también ahora tiene que ser puntual, orientada a las particularidades de los países que hemos logrado trascender a un nivel superior gracias a políticas, en primer lugar democráticas y de sistema de libertades, de respeto a los derechos humanos, en segundo lugar a un sano manejo de las finanzas públicas y de la macroeconomía. Alguien decía “sí pero ¿en lo micro qué está pasando?” Bueno, los países de renta media debemos profundizar más hacia el bienestar general de nuestras poblaciones. Yo concluyo con estos cuatro puntos: desarrollo político de integración, migraciones, comercio y cooperación con los países de renta media. Son cuatro aspectos que nos parecen fundamentales cuando examinemos estas relaciones entre América LatinaItalia-Unión Europea. Quisiera, y les recuerdo algunas palabras que decía Donato: Italia quiere caminar con América Latina. Nuestra presencia acá en Roma es la expresión del sentimiento recíproco de que América Latina también quiere caminar con Italia. Muchísimas gracias. ■

114

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

Franco Danieli
Vice Ministro degli Affari Esteri, Italia

Vi sono molte buone ragioni alla base della decisione del Governo italiano di investire strategicamente nel rapporto con i Paesi dell’America meridionale e alcune di esse sono state già illustrate nei precedenti interventi. Da parte mia, in qualità di Vice Ministro degli Esteri con delega per gli Italiani nel mondo, ritengo di poterne evidenziare una in particolare: la presenza, in questi Paesi, di comunità consistenti di cittadini con passaporto italiano e di oriundi italiani che hanno già presentato richiesta per ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis. Questa presenza, articolata nelle sue varie forme, rappresenta quella che definirei, adottando il titolo della sessione odierna, una “rete materiale” di primaria importanza. Attualmente in America Latina risiedono 1.130.000 cittadini italiani, circa un terzo del totale di 3,7 milioni di italiani residenti all’estero. Essi sono presenti soprattutto in Argentina (535mi1a) e Brasile (260mi1a), dove peraltro le domande per il riconoscimento della cittadinanza da parte degli oriundi sono circa un milione (oltre 500.000 in Brasile e quasi altrettante in Argentina). La quantificazione delle comunità di origine italiana in America meridionale è difficile, ma può essere sicuramente valutata in alcune decine di milioni. Questa è una delle ragioni, ma fosse anche solo l’unica, sarebbe sufficiente per decidere di intensificare il rapporto con questi Paesi. Vorrei darvi ancora qualche dato, rilevante a mio avviso anche per orientare le nostre scelte in materia di progetti da realizzare. È interessante ad esempio notare che in America Centrale la distribuzione dei connazionali per età è abbastanza equilibrata, con una presenza delle fasce 0-14 anni e 45-64 anni rispettivamente del 23,3 % e del 24,4% e con gli anziani oltre i 65 anni pari a solo il 9,5% del totale. Per contro, in America meridionale la popolazione di cittadinanza italiana di età compresa tra 0-14 anni rappresenta solo il 9,5% del totale, mentre le altre fasce, quella da 25 a 64 anni e quella degli ultra sessantacinquenni, sono il 26,4% del totale. In Argentina e in Venezuela le persone con più di 65 anni superano addirittura il 30% del totale dei residenti. Questa composizione anagrafica induce ad interventi mirati ai giovani, essenzialmente di studio e formazione professionale, in certe aree più che in altre e ad azioni di sostegno alle fasce più deboli (gli anziani) in Argentina e Venezuela. Ad esempio in America Latina lo Stato italiano paga circa 400 milioni di pensioni l’anno a cittadini italiani. Altro elemento importante è la capacità di integrazione delle nostre comunità in quella parte del mondo: molti, moltissimi di loro sono inseriti ai livelli più elevati della scala sociale. La presenza di discendenti di nostri emigrati è particolarmente evidente in ambito politico: tra i 358 parlamentari di origine italiana nel mondo ben 254 (oltre il 70%) appartengono alle istituzioni latino-americane. Senza contare le personalità di assoluto rilievo, membri di Governi centrali e locali, sindaci di grandi città. Sono comunque comunità variegate: ci sono cittadini italiani che ce l’hanno fatta, e sono in tanti, e ci sono sacche di indigenza e di povertà. Ricordo che un’indagine consolare di

115

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

qualche anno fa accertò che il 16% circa della popolazione italiana in America Latina fosse in condizione di indigenza. Anche in ambito economico, la presenza e il ruolo degli imprenditori italiani in quell’area è certamente di primo piano: storie di grande impegno e di successo, spesso testimonianza di legami sempre vivi tra il Paese d’origine e quello di accoglienza. Le Camere di Commercio Italiane in America Latina sono nate alla fine del 1800 ed hanno avuto grande espansione. Il ruolo di tali associazioni - 17 quelle riconosciute è tuttora molto rilevante. L’imprenditoria italiana in Sud America rappresenta una quota di mercato importante, un fattore assai rilevante per l’incremento dell’interscambio commerciale. Essa vivifica e caratterizza la cooperazione economica tra questi Paesi e l’Italia, ed è al tempo stesso rete materiale e immateriale, rappresentando il substrato ideale per il rilancio di progetti indirizzati ad approfondire l’integrazione con l’America Latina. Voglio ricordare che questi Paesi hanno subito, essenzialmente per le scelte delle loro leadership nazionali passate ma anche per responsabilità delle istituzioni finanziarie internazionali, che hanno applicato in maniera acritica modelli ritenuti genericamente e generalmente validi, gravissime crisi economiche. Oggi molti di loro sono usciti o stanno uscendo da queste crisi, siamo quindi in una fase di stabilizzazione della ripresa economica. Gli analisti confermano una condizione di sviluppo anche per i prossimi anni, un trend positivo, seppure non ai livelli attuali, con la conseguenza che si stanno aprendo nuovi mercati per il sistema Italia e per l’imprenditoria italiana. La presenza di cittadini di origine italiana è un elemento di straordinaria importanza, che può dar luogo ad un “effetto moltiplicatore”: gli italiani in America Latina sono infatti una opportunità, un ponte che ci può aiutare a rafforzare rapporti, investimenti, cooperazione. La domanda dei connazionali che vivono ed operano in quei Paesi al governo italiano è una domanda che sempre più tiene conto di quella che è l’evoluzione della comunità; una domanda di relazioni diverse con l’Italia. Rimane ancora, ovviamente, la richiesta di assistenza per le fasce di indigenti, di apprendimento gratuito della lingua italiana, ma è in costante aumento la richiesta di relazioni culturali, di cooperazione e di scambi universitari, di borse di studio, di cinema e di teatro. Richieste dunque più evolute, in linea con il fenomeno naturale dell’invecchiamento della comunità italiana e di giovani generazioni che sempre più sono frutto dei Paesi in cui nascono e in cui vivono, ma che, in ragione delle proprie origini, vogliono mantenere un rapporto con l’Italia e chiedono relazioni di tipo nuovo. Vorrei darvi elementi concreti, relativi ai progetti ai quali stiamo lavorando, perché il nostro è un approccio pragmatico. La prima iniziativa di cui voglio informarvi è la prossima realizzazione, a Roma nel 2008, della prima Conferenza dei Giovani italiani nel mondo, molti dei quali mi auguro proverranno dall’America Latina e dall’area caraibica. L’obiettivo deve essere quello

116

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

di individuare modelli di aggregazione utili a creare un rapporto più stretto con l’Italia, adeguato al sentire delle giovani generazioni. Guardando alla -componente giovanile della collettività, occorre ricordare lo sforzo del Ministero degli Esteri per offrire l’insegnamento della lingua e della cultura italiana. I fondi stanziati per tale finalità dalla legge 153/71 sono stati destinati in misura considerevole all’America Latina, circa 6 milioni di euro nel 2007. Anche il numero dei corsi di lingua e cultura e degli alunni che li frequentano (ai quali vanno aggiunti gli alunni che frequentano i corsi degli IIC) sono in costante crescita. Nel 2005-2006 abbiamo avuto 11.463 corsi e 215mi1a studenti. I rapporti universitari rappresentano un altro ambito di fondamentale rilievo. Ho incontrato i rappresentanti del Ministero dell’Università, ma soprattutto il rettore dell’Università di Pisa e Presidente della CRUI, la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane. Stiamo lavorando insieme per realizzare l’Università italo-latinoamericana, partendo dalla disponibilità già acquisita delle Università di Bologna, Pisa, Genova e, forse, di un’Università del Sud Italia. Il progetto è quello di creare un network tra un numero limitato di Università italiane e alcune Università di Paesi latinoamericani, altamente qualificate, che dia vita ad una nuova struttura universitaria, che si chiamerà appunto Università italo-latinoamericana. Credo ce ne sia bisogno. Esistono infatti circa 380 accordi di cooperazione tra Università italiane e Università latinoamericane, ma di questi ne funzionano realmente all’incirca una ventina. Occorre dare una dimensione, una strutturazione unitaria e diversa all’esigenza di maggiore cooperazione e lo vogliamo fare con un accordo ad hoc tra Ministero degli Esteri e Ministero dell’Università. L’obiettivo è non solo quello di formare in Italia alcune decine di laureati in corsi post laurea o master, ma anche di far studiare ogni anno in Italia, per l’intera durata dei corsi di studi universitari, alcune migliaia di studenti, latinoamericani e italiani o di origini italiane, formando così, qui in Italia, una piccola parte della futura classe dirigente dei Paesi latinoamericani. Credo che questa sia una risposta concreta ed efficace alle nuove esigenze. Un altro esempio di rete immateriale che desidero sottoporvi e che mi sta particolarmente a cuore, sempre nell’ambito culturale, riguarda la creazione di veri e propri Musei italiani all’estero. Ne ho parlato a lungo con il Ministro Rutelli. L’idea nasce dalla constatazione, in occasione dei miei incontri con autorità straniere, dell’enorme interesse suscitato dalla ipotesi di istituzione di sedi decentrate di musei italiani all’estero. In sostanza ho proposto di “internazionalizzare” alcuni dei musei nazionali attraverso la creazione di strutture permanenti all’estero, in cui esporre opere o collezioni di importanti musei italiani. Ho già avuto riscontri positivi nei confronti di tale idea, tradotti nella immediata disponibilità a trovare idonei luoghi espositivi e a garantirne la gestione. Ancora: il settore della cooperazione scientifica offre senz’altro spazio per approfondimenti. Sono rimasto molto colpito dall’intesa tra le Agenzie Spaziali Italiana e Argentina (ASI e CONAE), per la creazione di una costellazione satellitare denominata SIASGE, Sistema italo-argentino Satellitare per la Gestione delle Emergenze. I dati, ottenuti attraverso una tecnologia di assoluta avanguardia, verranno elaborati in

117

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

entrambi i Paesi e utilizzati per la prevenzione e la gestione delle catastrofi naturali nonché in attività nei campi agricolo e dello sfruttamento sostenibile delle risorse marine. La costellazione sarà costituita da quattro satelliti argentini e due italiani, di cui il primo, interamente progettato e costruito in Italia da Alenia Spazio, è stato lanciato nel giugno scorso, proprio nel giorno in cui mi trovavo in visita a Buenos Aires. Un evento importante, al quale – ne sono certo – faranno seguito altre iniziative nel medesimo settore. La cooperazione a livello scientifico significa anche ricerca in settori di punta, quali le nuove tecnologie per lo sfruttamento dei biocombustibili. L’ENI ha al riguardo un ruolo importante, ad esempio in Brasile. Infine, un’annotazione di metodo: occorre fare sistema, con l’America Latina come con il resto del mondo. Fare sistema significa sfruttare le sinergie tra i diversi attori sulla scena internazionale: settore pubblico e privato, amministrazioni centrali e locali. La presenza delle Regioni all’estero è un dato di fatto, incontrovertibile: va però coordinata efficacemente per ottenere risultati migliori. In America meridionale le Regioni sono una presenza importante, in ragione dei profondi legami con le comunità di origine di molti nostri connazionali. Vi è quindi un forte impegno, anche finanziario, dei nostri Enti locali in quest’area. L’attenzione delle Regioni si concretizza prevalentemente in iniziative in favore dei corregionali, ma si sta allargando sempre più verso i settori della cooperazione culturale, economico-commerciale e dello sviluppo, i cui destinatari sono svincolati dall’area geografica di origine. Vi sono inoltre consistenti iniziative di carattere interregionale. Si stanno facendo in questi ultimi mesi sostanziali passi avanti in termini di coordinamento, ritengo tuttavia che siano auspicabili ulteriori progressi nel coordinamento tra le varie iniziative, al fine di evitare duplicazioni o sovrapposizioni. Tra i risultati dell’azione condotta nel corso dell’ultimo anno, voglio citare due specifici strumenti che, mi auguro, contribuiranno ad accrescere l’efficacia della collaborazione tra il Governo, le Regioni e gli altri enti territoriali. Il primo è un memorandum sulle attività che le nostre Rappresentanze possono svolgere per meglio affiancare le Regioni nelle fasi di concepimento, realizzazione e seguiti delle proprie iniziative, si tratta in pratica di un quadro d’orientamento che serve a strutturare e rendere più efficace la collaborazione. Il secondo strumento è un protocollo d’intesa tra Governo e Regioni ai sensi della legge 131 del 2003 per favorire il perseguimento di obiettivi comuni, nel quadro della ‘leale collaborazione’ che deve informare i rapporti tra lo Stato e le Regioni. È ragionevole sperare che il nuovo testo, dopo un’ultima verifica con il Ministero del Commercio Internazionale, possa essere iscritto entro breve per la discussione all’ordine del giorno di una delle prossime sessioni della Conferenza Stato-Regioni. Vi ringrazio per l’attenzione e nell’augurarvi una proficua continuazione dei lavori tengo ad assicurarvi il mio personale impegno per portare a compimento i progetti di cui vi ho parlato e la mia disponibilità ad accogliere ogni nuova utile proposta di collaborazione nel settore di mia competenza. ■

118

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

Giandomenico Ghella
Vice Presidente ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili), Italia

Le imprese italiane del settore delle costruzioni sono storicamente una realtà importante all’estero. Lo sono state in passato, quando i nomi di molte delle nostre imprese erano associati a tante delle più significative opere civili – strade, ponti, dighe – realizzate in varie aree del mondo. E stanno tornando ad esserlo oggi, dopo anni in cui molti di noi avevano ridotto o abbandonato l’attività estera per seguire la, purtroppo, chimerica ripresa dei programmi nazionali di infrastrutture. Negli ultimi 4 anni le nostre imprese hanno dimostrato di saper crescere sui mercati esteri: aumenta il volume delle commesse ed il fatturato. Vanno all’estero non soltanto le imprese più grandi, ma sempre più anche quelle piccole e medie. Ne è testimonianza il profilo che emerge da un’Indagine ANCE condotta su un campione rappresentativo di imprese: il fatturato estero nel quadriennio 2003-2006 è quasi raddoppiato passando da circa 2,5 miliardi di euro del 2003 ai quasi 5 miliardi di euro dello scorso anno. Nel mondo, l’America Latina è l’area più importante per le imprese italiane, con oltre il 30% del totale delle commesse e 70 cantieri per un ammontare complessivo che sfiora gli 8 miliardi di euro.

119

Importo contrattuale complessivo
Nord Africa 9% Extra UE 15% Africa SubSahariana 16%

Asia-Oceania 3% Medio Oriente 10%

UE 14% Sud America 27%
Fonte: Ance – Indagine 2007

Nord America 3% America Centrale 3%

E a rafforzarne l’importanza, i dati relativi al 2006 presentano l’America Latina ancora in crescita, con il 38% delle nuove acquisizioni!

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Importo nuove acquisizioni 2006 Nord Africa 10% Extra UE 1% UE 18% Africa SubSahariana 19% Asia-Oceania 5%

Medio Oriente 6%

Nord America 3% America Centrale 3%

Sud America 35%
Fonte: Ance – Indagine 2007

120

Per quanto riguarda i paesi, il Venezuela, dove le imprese italiane stanno realizzando importanti programmi ferroviari, è nettamente al primo posto, mentre la restante presenza è piuttosto frazionata.

Distribuzione geografica delle attività in America Latina e Caraibi (% su numero totale)

Rep. Dominicana 3% Perù 3% Nicaragua 4% Messico 6% Honduras 5%
Fonte: Ance – Indagine 2007

Venezuela 41% Argentina 15% Bolivia 1% Brasile Cile 6% 1% Colombia Costa Rica 1% 5%

Haiti Ecuador 3% 1% El Salvador 5%

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

Dal punto di vista dei settori di eccellenza, il comparto ferroviario si conferma come il settore prioritario seguito dalle metropolitane, dallo stradale e dall’idroelettrico.

Principali settori di attività in America Latina e Caraibi
75.89

8.05

7.44

4.93
Impianti idroelettrici

2.28
Edilizia non residenziale

1.40
Altro

Ferrovie

Metropolitane

Strade-ponti

Fonte: Ance – Indagine 2007
121

E, per quanto riguarda la competizione internazionale, le imprese italiane sono al terzo posto, dietro quelle spagnole e statunitensi, per fatturato in America Latina secondo i dati dell’autorevole rivista americana Engineering News Record ENR. Ma se troppo spesso nel passato le nostre imprese si sono presentate da sole sui mercati mondiali, oggi invece – e questo evento ne è una dimostrazione – assistiamo con soddisfazione alla presenza accanto alle imprese delle istituzioni pubbliche, diplomatiche, dei donatori internazionali, del mondo finanziario e bancario, per coordinare e rafforzare la presenza italiana nel Mondo. Perché oggi la competitività si gioca più tra Sistemi paese che non tra imprese. Noi imprenditori delle costruzioni siamo orgogliosi di ciò che siamo riusciti a fare nel continente latino americano fino ad oggi. E siamo lieti di essere sempre stati accolti, in tutta l’America Latina, da quegli attestati di stima e di fiducia che sono alla base di ogni intrapresa di successo. Diamoci tutti insieme la possibilità di fare ancora di più. ■

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Milton Jiménez Puerto*
Ministro deRelaciones Exteriores de la República de Honduras

Gracias Enrique. En primer lugar quiero, a través del Vicecanciller Di Santo, enviar un saludo y un agradecimiento al Presidente Prodi, por sus palabras de solidaridad con relación a la jóven hondureña, Iris Noelia Cruz Palacios, que buscando mejores derroteros vino a Italia y perdió su vida justamente por salvar la vida de una niña italiana. Se trata precisamente de esa cooperación inmaterial que es un elemento muy importante que a veces soslayamos, que se da entre los pueblos. Igualmente quiero hacerlo extensivo al nuevo líder del Partido Democrático, a Don Walter Veltroni, alcalde de Roma, que ha demostrado también mucha solidaridad con este hecho que precisamente caló en la conciencia humana, tanto en nuestro país como por supuesto en Italia. Los esfuerzos integradores de Centroamérica son, por su dimensión geográfica, posiblemente pequeños. Tienen por supuesto una trascendencia histórica. Tiene mucha antigüedad el esfuerzo integrador en Centroamérica y un ejemplo más vivo de esto es el hecho de que es justamente el área centroamericana donde se establece por primera vez en la historia de la humanidad una Corte Regional de Justicia, que fue la Corte Centroamericana.
122

Esos esfuerzos de la unidad centroamericana surgen casi de manera paralela a la gesta independentista, pero es hasta la época contemporánea en que se consolidan, iniciándose justamente en 1951, y siempre tuvieron como visión de futuro el logro de una región en paz, libertad, democracia y desarrollo. Los mismos valores que hicieron posible la paz en la región y que continúan impulsando la integración centroamericana. A este respecto yo quisiera decir que en el caso de Centroamérica la integración no es únicamente un factor de carácter económico. Hay una serie de elementos culturales que indudablemente nos unen, más allá de lo meramente geográfico. De hecho el gran paladín de la unión centroamericana, don Francisco Morazán, de origen corso por cierto, en la época en la que Córcega – sin provocar problemas de índole diplomática – formaba parte de Italia, buscó precisamente la unidad de Centroamérica. La integración centroamericana la vemos en función de la unidad centroamericana, más allá – insisto – de factores de carácter eminentemente económico. Tiene como objetivo reducir las brechas sociales y económicas, la igualdad y la inclusión, el Estado de derecho, el respeto a los derechos humanos, la preservación de la identidad y nuestras raíces autóctonas, la sostenibilidad y convivencia con el medio ambiente, que son principios que por supuesto debemos mantener como la base de nuestro sistema y de la cooperación material e inmaterial.

* Testo ricavato dalla trascrizione.

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

Centroamérica ha escogido la integración como la opción más viable para enfrentar el desafío interno de alcanzar una sociedad más justa y equitativa y que a su vez en el ámbito externo nos permita posicionarnos en términos competitivos en la economía mundial. Un reto que por su dimensión resulte extraordinario pero que justifica y valida nuestros esfuerzos. Yo creo que un ejemplo importante de este proceso que vive Centroamérica es precisamente lo que acaba de ocurrir con el fallo que el 8 de octubre dictó la Corte Internacional de Justicia de La Haya en el diferente limítrofe entre Honduras y Nicaragua. La forma como han reaccionado ambos pueblos, la actitud de sus dirigentes - el Presidente Ortega de Nicaragua y el Presidente José Manuel Zelaya de Honduras - es una demostración bastante clara de que Centroamérica ha superado viejas heridas que causaron mucho daño en la región y que hace veinte años nos enfrentó a procesos de luchas intestinas o entre países que provocaron muchísimos derramamientos de sangre y que por supuesto trajeron consecuencias de pobreza terrible para Centroamérica. Igualmente creo que es importante resaltar este diálogo que se ha iniciado entre los Presidentes Saca de El Salvador, Ortega de Nicaragua y Zelaya de Honduras, para el manejo conjunto de un área que fue en el pasado una zona de disputa, como es el Golfo de Fonseca, y en donde tenemos muchísimos recursos naturales y por supuesto un elemento bastante grande, un porcentaje bastante grande de población en condiciones extremas de pobreza. Tenemos un reto que librar juntos por la preservación del medio ambiente y por generar las mejores condiciones de vida para nuestras poblaciones en esta área. Estamos por supuesto obligados y empeñados en producir cambios reales, que verdaderamente reduzcan los factores generadores de desequilibrios sociales. Nuestros esfuerzos están orientados a lograr entonces una cooperación regional cualitativamente destinada hacia las prioridades comunes, que sea un elemento coadyuvante con los planes y estrategias de cada uno de nuestros países, con la fortaleza requerida para poder transportarse al plano regional y en definitiva tener un impacto cuantitativo. En esa línea de acción hemos definido un proceso de armonización y alineamiento de la cooperación, a fin de volverla más efectiva y multiplicar sus beneficios. Justo es aquí reconocer la cooperación de la Unión Europea hacia Centroamérica, que se mantiene presente en nuestra región desde hace varias décadas. De igual manera es importante la cooperación, que desde la esfera bilateral, los países miembros de la Unión Europea ofrecen a los países centroamericanos. Al igual que la de otros países amigos que conforman este foro. Quiero sin embargo recalcar que la principal cooperación debe ser justamente la cooperación interna, es decir la solidaridad interna. Si nosotros, si los países centroamericanos, por ejemplo los países de renta media-baja, como es el caso de Centroamérica, y particularmente de Honduras, no desarrollamos esa solidaridad interna que nos permite cooperar con los sectores más vulnerables de la población,

123

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

vamos a tener muy poca autoridad moral para ir a la comunidad internacional y solicitar también la cooperación internacional. Es decir, el factor de la cooperación – que en mi opinión debe replantearse – debe hacer énfasis en la cooperación interna, es decir en la creación de programas que permitan a un sector muy grande de la población obtener los beneficios de la modernidad, tener la oportunidad de insertarse en el mercado productivo para el desarrollo de sus propias opciones como seres humanos. En el año 2003 sugerimos aquí en Roma el acuerdo de diálogo político y cooperación, que define acciones de cooperación en áreas como el fortalecimiento como la democracia, la gobernabilidad, la seguridad democrática y jurídica, del medio ambiente, la lucha contra el terrorismo y la narcoactividad, así como la cooperación en materia comercial, salud, educación y el amplio espectro de las acciones tendentes a la cohesión social que aborde el tema del desarrollo humano y la valoración de nuestra identidad. En pocos días iniciaremos la negociación de un acuerdo de asociación con la Unión Europea, en cuyo contexto la cooperación es uno de los test finales fundamentales y que se constituirá en un plazo trascendente que acercará a Europa y Centroamérica, como “socios” del futuro. Es una manera de relación que sin duda redundará en el fortalecimiento de nuestro sistema de integración. Italia ha estado particularmente presente en acciones materiales de cooperación mediante significativas obras de infraestructura, gracias a su misión de propiciar un mayor acercamiento con América Latina en un gesto que acogemos con satisfacción. Es importante recalcar, y en ese sentido adhiero a las palabras pronunciadas por el Canciller argentino, en el sentido de que Italia en los últimos años ha estado realmente ausente de la región latinoamericana y éste es un buen momento para que esta relación se refuerce, se refortalezca. Nosotros tenemos, diferente al caso de Argentina, un porcentaje mínimo de población de origen italiano, sin embargo la presencia en instituciones importantes en el sector privado, basta mencionar apellidos como Micheletti, Bonanno, Cimirri, que ocupan puestos importantes ahora en la Administración Pública, y otros apellidos que no siempre han sido por cierto los mejores en la historia de nuestro país, pero que al fin y al cabo pueden ser significativos de la presencia que tiene Italia en América Latina. El Instituto Ítalo-Latino Americano, a través del proyecto “sistema para la inclusión social de grupos marginales en Centroamérica” colabora en nuestros procesos nacionales de integración positiva del grupo vulnerable en nuestras sociedades. La apertura de este espacio ha sido idónea para el intercambio de ideas que permitan identificar nuevas vías de cooperación. Hemos entonces de admitir que debemos profundizar la cooperación entre los sistemas de integración de América Latina y el Caribe con Centroamérica. A este respecto creo que es importante señalar la trascendencia que tiene en Centroamérica ahora el acercamiento con otros países de la región.

124

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

En este momento ya Panamá forma parte del sistema de integración centroamericana en el ámbito político, igualmente lo es República Dominicana. Tenemos el desarrollo de proyectos específicos, que son integradores de otros países fuera de la región centroamericana como es el caso del Plan Puebla Panamá, que es un proyecto que ha lanzado a la comunidad internacional México y en el que recientemente se ha integrado también Colombia. Creo que esto va acercando cada vez más a nuestras regiones y es también muy significativo el hecho de que en el caso particular de Honduras hace tres meses hayamos recibido una visita del Presidente Lula da Silva, Presidente de Brasil. Y no obstante Honduras y Brasil tengan 101 años de relaciones diplomáticas, esta ha sido la primera vez que se produce la visita de un Presidente brasileño en la región, y particularmente en Honduras. El Presidente Lula ha lanzado una excelente iniciativa que implica la posibilidad de que Brasil se integre al Banco Centroamericano de Integración Económica por un lado y a la posibilidad de que se inicien conversaciones de acercamiento entre la integración centroamericana y Mercosur. Nuestro reto de hoy debería encaminarse hacia la creación de una alianza con visión global. La definición y puesta en práctica de acciones que se encaminen a lograr la desaparición de los desequilibrios. A ese respecto quiero señalar que la experiencia que tiene Honduras es bastante positiva en los últimos dos años. Hemos logrado un crecimiento sostenido de casi el 7% y hemos logrado la reducción de la pobreza precisamente por el énfasis que se está haciendo en los sectores más pobres de la población, reconocido por los Organismos financieros e instituciones a nivel internacional, entre ellas CEPAL. No es suficiente. Los niveles de pobreza son de tal magnitud que sabemos que esto puede resultar casi una broma, casi una burla, pero lo importante es hacer énfasis en los proyectos sociales. Es decir, lograr una mejor distribución de la riqueza, en la medida de la cual logramos mantener una economía sana pero no conseguimos que eso se traslade a los sectores más pobres de la población. Creo que los logros de nuestros gobiernos se ven bastante limitados. Quiero concluir, Enrique, y quiero concluir, amigos, haciendo referencia a la importancia que tiene, que ha tenido históricamente la región centroamericana en sus relaciones con Europa y particularmente con Italia. Quiero citar acá el gran escritor honduro-guatemalteco o guatemalteco-hondureño, Augusto Monterroso, que decía de una forma muy significativa: los aportes que Centroamérica ha dado a la cultura universal, y particularmente a la literatura universal, basta citar al Popol Vuh de los Maya, o todo el esfuerzo transformador en la literatura castellana de Rubén Darío, el padre del modernismo, pero sobre todo de un sacerdote guatemalteco que dejó su huella en Italia, y particularmente en Emilia Romaña, que es Don Rafael Landivar, que escribió el más grande poema neolatino, que es la Rusticatio Mexicana, que es hoy objeto de estudio en la literatura universal.

125

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Creo que estos elementos son fundamentales en la cooperación inmaterial, como igualmente el hecho de que en la literatura italiana han abrebado algunos de los más grandes intelectuales y poetas latinoamericanos. Se aprendió mucho de Leopardi, de Petrarca, de Benedetto Croce, de Eugenio Montale. Quiero además significar el hecho, para apreciar justamente a Carlos Fuentes, al gran escritor al que hizo referencia Donato, y es el hecho de que Centroamérica y el Caribe son el “mare nostrum” latinoamericano, como lo definió Carlos Fuentes. Ese mare nostrum se abre para todas las regiones del mundo y particularmente para América Latina y para Italia. Muchas gracias. ■

Eumelio Caballero
Vice Ministro de Relaciones Exteriores de la República de Cuba

Gracias Señor Presidente. Excelentísimos Ministros, Jefes de Delegación, Señoras y Señores:
126

Primero que todo deseamos expresar nuestra gratitud a las autoridades italianas por su amable invitación. El interés del actual gobierno italiano en reforzar las relaciones con América Latina y el Caribe adquiere una singular importancia en la coyuntura actual cuando asistimos al reordenamiento de las prioridades de Europa en materia de política exterior y de cooperación. Sobre la base del respeto a la soberanía y a la no injerencia en los asuntos internos de los Estados, tanto Italia como el resto de los países desarrollados de este continente podrían contribuir de manera eficaz a los esfuerzos que realizamos los latinoamericanos y caribeños para enfrentar los complejos problemas económicos y las injusticias sociales que nos aquejan. América Latina y el Caribe es conocida como la región del mundo donde prevalecen las mayores desigualdades sociales, acentuadas durante las últimas décadas por la aplicación desmedida de las recetas neoliberales. Ya se dijo en esta sala, el 39,8% de la población vive en situación de pobreza. Nosotros añadiríamos “en el siglo XXI, el 9,5% de sus habitantes continúan siendo analfabetos, más de 26 niños por cada 1000 nacidos vivos no alcanza el primer año de vida, mientras que una élite - alrededor del 10% - privilegiada, estrechamente vinculada a intereses foráneos, disfruta del 80% del producto interno bruto. Crece sin cesar el monto de la deuda externa a pesar de que el equivalente de su capital principal ha sido pagado varias veces. Como parte de todo este escenario, por cada dólar que el continente recibe del primer mundo a este último regresan seis dólares, por concepto de ganancias netas y el pago de los servicios de la deuda”.

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

Resulta pues muy difícil revertir esta situación y hablar de una verdadera cooperación económica si se mantiene el actual orden económico internacional que privilegia el papel de los países ricos a expensas del tercer mundo empobrecido. Señor Presidente, el tema concreto que nos ocupa en este panel, la integración latinoamericana y caribeña, ha sido un sueño de nuestros Próceres. Para ser efectiva esa integración es necesario que los pueblos de la región enfrenten las iniciativas de nuevos nombres y el uso de viejos métodos como la llamada “área de libre comercio para las Américas” (ALCA), que pretende convertir a nuestra América en una segura zona de explotación financiera y comercial, abastecedora de petróleo, gas, agua y bío-diversidad. Entre las respuestas populares a estos diseños excluyentes encontramos la “Alternativa Bolivariana para las Américas” (ALBA): en su diseño se han tenido en cuenta ciertas lecciones históricas, está claro que ese proceso no puede ser dirigido por las oligarquías, ni limitarse tampoco a las cuestiones relacionadas con el intercambio comercial y económico. ALBA, iniciativa del Presidente Hugo Chávez, inició su vida con la declaración conjunta y el acuerdo para su aplicación firmado en La Habana por los Jefes de Estado de Cuba y de Venezuela el 14 de diciembre de 2004. Entre sus postulados principales tenemos la solidaridad entre los pueblos como principio cardinal; el comercio y la inversión no deben ser fines en sí mismos sino instrumento para alcanzar un desarrollo justo y sustentable; trato especial y diferenciado que tenga en cuenta el nivel de desarrollo de los diversos países; complementariedad y cooperación económica para promover la especialización productiva eficiente; planes especiales para países menos desarrollados que incluyan un plan continental contra el analfabetismo; un plan para tratamiento gratuito de salud a personas que carecen de esos servicios, un plan de becas de carácter regional. Integración energética que asegure su suministro estable, creación de un fondo de emergencia social, desarrollo integrador de las comunicaciones en transportes, protección del medio ambiente y el estímulo al uso racional de los recursos. Fomento de las inversiones de capitales latinoamericanos, creación del Fondo Latinoamericano de Inversiones, el Banco de Desarrollo del Sur, la sociedad de garantías recíprocas, defensa de la cultura, la identidad de los pueblos de la región y el derecho a la información. Creación de la televisión del Sur. ALBA ya está integrada con cuatro naciones: Venezuela, Cuba, Bolivia, Nicaragua. Mientras otros países comienzan a beneficiarse de sus oportunidades. Entre los resultados más relevantes, a pesar del escaso tiempo de su lanzamiento, se registra que sus integrantes disponen de abastecimiento energético seguro gracias a la generosidad de la República Bolivariana de Venezuela. Desde el 2004 hasta la fecha recuperaron la vista más de 850 mil personas operadas en el marco del programa “operación milagro”. Durante igual período, con la ayuda de médicos cubanos, se realizaron más de 750 mil intervenciones quirúrgicas de otra naturaleza, fueron atendidos más de 240 mil partos y se efectuaron más de 330 millones de consultas médicas. En tiempo récord Venezuela fue declarado territorio libre de analfabetismo, Bolivia lo será muy

127

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

pronto, mientras que Nicaragua y otros países del área avanzan en esta campaña que se lleva a cabo con el método cubano “Yo sí puedo” recomendado por la Unesco. Están en fase de ejecución ya más de 30 proyectos en diversos sectores económicos, con la participación de los países miembros. Próximamente quedará constituido el Banco de ALBA. El aporte de nuestro País se concentra fundamentalmente en aquellos sectores en los que hemos logrado dotarnos de un importante capital humano, gracias a la prioridad que otorgamos a la dimensión social del desarrollo desde los inicios mismos del proceso revolucionario. Estos recursos han sido históricamente compartidos por Cuba con muchos otros países del Tercer mundo sobre la base del espíritu solidario que caracteriza la Revolución cubana. Baste recordar que en las universidades cubanas se han formado gratuitamente más de 50 mil profesionales extranjeros, de ellos, alrededor de 30 mil jóvenes africanos. En estos momentos cursan carreras universitarias en mi país 30 mil estudiantes de otros países, incluidos unos 26 mil latinoamericanos y caribeños, más de 47 mil especialistas cubanos prestan servicio en países del Tercer mundo, aproximadamente 32 mil en la esfera de la salud. Me he detenido en registrar estas cifras, sólo las más relevantes, no por falta de modestia, sino para ilustrar con ello la magnitud de la obra humana que todos nosotros juntos podríamos construir si hubiera voluntad política y si la justicia social y la solidaridad entre los países prevaleciera sobre la explotación insaciable, el egoísmo y el lucro mezquino. Si Cuba lo hace, siendo un pequeño país subdesarrollado que enfrenta una verdadera guerra económica y la total hostilidad por parte de una de las potencias más poderosas de todos los tiempos, los Estados Unidos de América, otros países, principalmente del mundo desarrollado, podrían hacerlo, y con ello contribuir a la creación de un mundo mejor sobre la base del desarrollo de procesos integradores de contenido humanista. Por último, Señor Presidente, permítame recordar que lamentablemente nuestro pueblo generoso y solidario con el resto de la humanidad, no sólo sufre la hostilidad de la gran potencia, sino que no puede beneficiarse de otros esquemas de cooperación y asistencia para el desarrollo proveniente de instituciones financieras internacionales, o de la propia Unión Europea. En el caso de esta última, debido al enfoque discriminatorio, condicionador, injerencista que se nos aplica desde el pasado siglo en que fue instituida la llamada “posición común para Cuba”, aprobada a instancias del Señor Aznar por encargo del Departamento de Estado. En este contexto deseamos dejar constancia de nuestro reconocimiento por la comprensión y la actitud constructiva que percibimos por parte de las actuales autoridades italianas, quienes junto a España y a un creciente número de países miembros, se pronuncian por el diálogo y la normalización de las relaciones entre Cuba y la Unión Europea. Muchas gracias. ■

128

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

Alessandro Azzi
Presidente di Federcasse, Italia

Signori Ministri, Presidente, Signore e Signori, il mio contributo alla sessione di lavoro odierna prende spunto da un’esperienza concreta, di cui sono protagoniste da alcuni anni le banche di Credito Cooperativo italiane (BBC). Da questa esperienza, appunto, di cooperazione economica, nella quale si saldano reti materiali ed immateriali, vorrei trarre alcune considerazioni di merito e di metodo che vorrei proporre alla vostra attenzione. Il Progetto ‘Microfinanza Campesina’ vede impegnate le BCC italiane in Ecuador al fianco di Codesarrollo, una banca cooperativa che associa oltre 700 piccole realtà cooperative di credito e che sta costituendo un sistema finanziario alternativo nel Paese. In 5 anni le nostre banche hanno messo a disposizione di Codesarrollo finanziamenti per oltre 20 milioni di dollari, ad un tasso tra il 4 ed il 5%, con un’operazione conveniente non soltanto sotto il profilo finanziario, ma anche in termini di gestione dei rischi. Erogando crediti in dollari, infatti, il Credito Cooperativo ha scelto di assumere non solo il rischio di credito, ma anche il rischio di cambio. Oltre, ovviamente, il rischio paese. L’affidamento ad oggi risulta pienamente ripagato: la morosità è pari a zero. Questa è la rete materiale, data dal coinvolgimento, da un lato, di 160 BCC e delle nostre strutture di sistema (in primis l’Istituto centrale di categoria), dall’altro, attraverso Codesarrollo, di migliaia di famiglie e comunità ecuadoriane (14 mila i crediti in essere a favore di 22 mila famiglie e oltre 400 comunità). Crediti che, nel 78% dei casi, sono stati indirizzati a realtà con un indicatore di povertà non inferiore al 50%, in coerenza con lo slogan della Cooperativa per lo sviluppo dei popoli (questo il significato di Codesarrollo): “il denaro dei poveri per i poveri”. Crediti che sono stati finalizzati a definiti progetti di sviluppo. Penso ai pool di finanziamento chiusi quest’anno per un ammontare di quasi 8 milioni di dollari che andranno: per 1,6 milioni di dollari a sostenere le attività produttive delle donne ecuadoriane; per 3,6 milioni di dollari al finanziamento di iniziative produttive dei giovani ecuadoriani; per 2 milioni di dollari alla legalizzazione delle terre a favore di campesinos. Attorno a questo nucleo forte, sono nati altri filoni di cooperazione, altre reti materiali che vedono ancora protagoniste le BCC italiane, ma che, anche attraverso le BCC, si sono estese ad altri soggetti: mi riferisco agli accordi di collaborazione tecnica e di formazione per i futuri responsabili delle Casse in Ecuador, di assistenza e sviluppo in campo agricolo (sostenuti dalle BCC), all’accordo siglato dal nostro Istituto centrale per facilitare le rimesse degli emigrati ecuadoriani che lavorano nel nostro Paese, ma anche al Programma gestito con il BID, finalizzato al rafforzamento della rete tra Casse, e all’interlocuzione avviata con la Superintendencia de Bancos ecuadoriana nella fase di ridefinizione della normativa di vigilanza in materia di cooperative di credito.
129

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Le tre considerazioni che vorrei trarre dall’esperienza sono racchiuse nel titolo di questa sessione e ruotano attorno a tre parole: cooperazione; rete; integrazione. Cooperazione. È un approccio, un metodo, ma anche una forma d’impresa, basata sulla partecipazione e il coinvolgimento, sulla promozione dell’auto-imprenditorialità e dell’auto-aiuto, sul controllo democratico dell’impresa (una testa, un voto) e sulla previsione di un obiettivo di vantaggio (non di profitto) come fine dell’impresa. La cooperazione è una formula che ha funzionato e funziona. Ad ogni latitudine: nei Paesi sviluppati ed in quelli in via di sviluppo. L’indicazione è, allora, quella di promuoverne la diffusione e la crescita. La cooperazione è, però, anche uno stile. Rappresentato dall’etimologia di questa parola. Che si può leggere in tre parti: coo-per-azione. Azione; insieme (coo); per. Non può esistere dunque una cooperazione unidirezionale. Non ci può essere una cooperazione “per” senza una cooperazione “con”. E finalizzata ad azioni precise. Per inciso, nella nostra esperienza è stato fondamentale il “con” rappresentato da una persona, il Presidente di Codesarrollo, un italiano che da 40 anni risiede in Ecuador, che ha svolto il ruolo nevralgico di “mediatore della fiducia”. Data la quantità di italiani che da anni risiedono in America Latina è facile immaginare quali reti di fiducia si potrebbero attivare.
130

La seconda considerazione riguarda proprio il tema della rete. E in particolare il rapporto tra reti materiali ed immateriali. Faccio ancora riferimento all’esperienza: per noi, la rete materiale è stata preceduta, ed è stata di fatto resa possibile, dall’esistenza e dal rafforzamento di una rete immateriale, costituita da un circuito di fiducia e relazione, dalla condivisione di valori e obiettivi comuni. È questo un percorso che, ritengo, possa non essere soggettivo o esclusivo. La cooperazione funziona quando si attivano entrambe le reti. E probabilmente l’immateriale deve avere priorità rispetto alla materiale, se vogliamo che questa funzioni. Anche in questo caso, però, la rete è anche una formula. Una formula operativa ed organizzativa, che consente efficienza ed efficacia. È, d’altronde, questa un’esperienza che in Italia le 440 BCC con i loro 3.800 sportelli vivono quotidianamente e che permette loro di affrontare la competizione su un terreno paritario rispetto ad altri intermediari di maggiori dimensioni e diversa organizzazione. L’inter-azione (questo è cooperazione e fare rete) conduce all’integrazione (la terza parola chiave). Noi ne siamo stati protagonisti, artefici o osservatori, sotto molti profili: integrazione tra le nostre banche, unite da nord a sud in un progetto unico; integrazione tra due sistemi di credito cooperativo, quello italiano e quello legato a Codesarrollo, diversi per territorio, ma uguali per logiche, obiettivi, valori; integrazione delle comunità dell’Ecuador all’interno del circuito finanziario “indigeno”, il che ha permesso loro di disporre di risorse economiche per lo sviluppo dalle quali altrimenti sarebbero state

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

escluse; integrazione bancaria degli immigrati in Italia come elemento primario di un’integrazione più ampia nel nostro Paese e, allo stesso tempo, come contributo allo sviluppo del loro Paese d’origine; integrazione quindi tra le comunità ecuadoriane e i propri figli, fratelli, parenti che sono costretti ad attraversare l’oceano in cerca di futuro. Integrazione, anche, infine, tra varie esperienze nel continente latino-americano. Le richieste di collaborazione pervenute al Credito Cooperativo italiano da parte di altre realtà dell’America Latina (quali Argentina, Perù, Brasile) confermano, infatti, la specificità e l’importanza di interventi di cooperazione che superino l’alveo nazionale, interessando contesti più ampi. Concludo. Nell’epoca della globalizzazione è indubbio che parlare di cooperazione sia una necessità. Il nostro mondo è sempre più interconnesso, e lo è a vari livelli. Interagire non è soltanto lungimirante, opportuno o, al limite, eticamente auspicabile. È un imperativo. Perché anche il nostro sviluppo (economico, sociale, culturale) non può prescindere da quello degli altri. Sono lusingato che a parlare di cooperazione oggi, in questa prestigiosa sede, siano state chiamate le banche di Credito Cooperativo, in ragione dell’originale esperienza che, sommando le loro energie, stanno alimentando. D’altronde, nell’era dell’economia della conoscenza, in cui il valore delle componenti immateriali è determinante, risulta vincente, come sappiamo, non chi è grande o piccolo, ma chi riesce ad impiegare creativamente conoscenze intellettuali e pratiche, relazionali e sociali. Che occasioni come questa certamente contribuiscono ad accrescere e condividere. Grazie. ■
131

Samuel Santos
Ministro de Relaciones Exteriores de Nicaragua

Vivimos tiempos de globalización, tiempos de integración. Las decisiones y las acciones que tomemos o dejemos de realizar influirán sobre las condiciones en que las futuras generaciones de seres humanos. De esta conciencia nace, para los países de América Latina y el Caribe, la necesidad de la integración desde los pueblos. Hasta hoy, hemos sido objetos de la integración para los negocios, ésa que tiene su lógica en la competitividad del mercado y sólo favorece los negocios de las grandes empresas multinacionales que dictan el orden económico internacional según sus propios intereses. Las consecuencias de este tipo de integración han sido la desregulación

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

social y ambiental; el debilitamiento de los roles políticos, económicos y sociales de nuestros Estados nacionales; la cesión de nuestros recursos naturales y nuestros bienes comunes a favor de las corporaciones y los empresarios de la era de la globalización, usando la logica de entre mas libertad comercial exista mayor desarrollo se da. Éstas y otras tendencias acentúan las vulnerabilidades de nuestros países, aumentan los problemas de exclusión y causan pérdida de las capacidades nacionales, violación de derechos, desigualdad social, pobreza y extrema pobreza en toda la región latinoamericana. En el caso de Nicaragua, estamos convencidos de que es posible cambiar las reglas del juego si éstas se establecen sobre bases comunes de trato justo. Somos partidarios de ampliar nuestra frontera comercial a través de acuerdos de cooperación multisectorial. Somos capaces de fortalecer los acuerdos comerciales existentes y de establecer nuevos, siempre en beneficio de los productores nicaragüenses utilizando para ello todos los foros y organizaciones que trabajan con el tema del comercio a nivel mundial. Es nuestra oportunidad para defender los derechos de nuestro país y ampliar las oportunidades de inversión en sectores estratégicos para nuestro desarrollo económico y social. Respecto a la inversión, mi Gobierno apoya, incentiva y protege la atracción de la inversión externa para generar tasas de crecimiento más aceleradas y la generación de empleo en todos los sectores de la economía.
132

En este contexto, mi Gobierno está priorizando su programa de inversión a los sectores de energía eléctrica, agua potable, crédito agrícola, puertos, carreteras y caminos que unen los centros de producción o las localidades de mayor potencial productivo. Desde nuestras luchas independentistas, la integración ha sido un objetivo histórico. La unidad geopolítica de América Latina y el Caribe fue planteada nítidamente por la mayoría de sus líderes, propósito que provocó el rechazo de las potencias europeas de la época y, luego, de la naciente potencia estadounidense. De estas circunstancias nació la abierta contradicción entre unidad política e integración comercial, por lo que resolver esta contradicción continúa siendo, más aún en los años iniciales del siglo XXI, el principal reto de los países a los que se nos denomina en vías de desarrollo. No podemos continuar soportando los efectos de una visión de nuestra región como un “ámbito de libre comercio”. La globalización de la economía y las finanzas, la integración, deben tener una base justa común a todos. El Presidente Daniel Ortega, en su discurso ante la Asamblea General de las Naciones Unidas, tan sólo hace pocos días, expresaba: “Tienen que cambiar esos conceptos de Libre Mercado y de Tratado de Libre Comercio, por Comercio Justo y Mercado Internacional Justo”. Y agregaba: “No es con migajas que se va a resolver este problema” (el de las profundas disparidades entre los países que disfrutan del bienestar a costa del dolor y el sacrificio de la mayoría). Los latinoamericanos y caribeños vivimos una época de revivificación. Los grandes costos humanos y económicos de las décadas recién pasadas y los impactos negativos

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

de la globalización neoliberal abrieron el camino a una conciencia clara de que en el seno de nuestras propias sociedades y en nuestras propias capacidades individuales y colectivas residen las claves del cambio. La integración por la que propugnamos tiene como principios la soberanía, la sustentabilidad ambiental, la equidad social y la democracia directa. Una integración sin estos elementos esenciales no es aceptable bajo ninguna circunstancia. Integración con promoción y defensa de los Derechos políticos, económicos, sociales y culturales. Integración con protección y uso sustentable de todos aquellos recursos considerados básicos para la vida humana, referidos tanto a los bienes materiales disponibles en la naturaleza (agua, energía, biodiversidad) como a los bienes inmateriales productos del desarrollo cultural y la herencia histórica de las comunidades y pueblos. Integración con complementariedad y reciprocidad, esto es, transformación de las condiciones actuales de intercambio basadas en los criterios de competencia desigual, apropiación de recursos y acumulación de capital, para promover, con dignidad y justicia, el intercambio justo de bienes, productos y servicios que se generan por nuestros pueblos. Integración con autonomía y autodeterminación. Integración con democracia directa y participación activa de los sujetos políticos, económicos y sociales. Al mismo tiempo, tienen que cambiar los fundamentos de la “cooperación internacional”. Somos partidarios de que la cooperación entre países y regiones del mundo adquiera carácter de comercio justo y solidario. Es preciso dejar atrás la noción asistencialista de la cooperación, alineándose ésta, sin vacilaciones, hacia el aumento de la competitividad de la economía priorizando la infraestructura productiva, políticas de desarrollo rural, la producción de alimentos y el desarrollo de las capacidades productoras de los pobres. Además, es necesario que la cooperación sea entre iguales y tenga carácter soberano, liberándose de las políticas que deciden por nosotros. Los centroamericanos celebramos la propuesta de la Unión Europea de celebrar un Acuerdo de Asociación con nuestros países. Creemos que ambas regiones tenemos una invaluable oportunidad para cambiar, desde sus fundamentos, la visión unilateral, dominante, de simple perspectiva comercial, de las relaciones que deseamos construir. Esta ocasión debemos aprovecharla al máximo, y mostrar las posibilidades que pueden construirse con políticas justas, equitativas, de mutuo beneficio. Nosotros en Centroamérica, específicamente, El Salvador, Honduras y Nicaragua, hemos iniciado este nuevo y mejor tipo de relación, la semana pasada, con la propuesta del desarrollo conjunto del Golfo de Fonseca, que compartimos los tres países. Si el proceso al que me refiero no surcara tal dirección, el retraso económico de Centroamérica aumentará, las crisis sociales se profundizarán, la unidad geopolítica de Latinoamérica seguirá planteándose como factor necesario para su independencia frente a terceras potencias, y la búsqueda de cooperación alternativa se convertirá en una necesidad para lograr esa independencia.

133

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Como hemos dicho antes, el camino hacia un Acuerdo de Asociación demanda la creación de un Fondo Común de Crédito Económico Financiero para que nuestras economías, tan frágiles y empobrecidas, puedan optar al progreso y al desarrollo. Acuerdo de Asociación y Fondo Común de Crédito Económico y Financiero forman parte, desde nuestra perspectiva, de un mismo formato de negociación entre Centroamérica y la Unión Europea. El tema de las asimetrías en Centroamérica es una preocupación de todos, incluyendo de los pueblos europeos que, representados por sus parlamentarios, han recomendado al Consejo Europeo que la negociación del futuro Acuerdo de Asociación debe ajustarse al deseo de las partes. Se trata, en fin, de un problema ético y político de enormes repercusiones sociales, toda vez que su objetivo fundamental es el ser humano, la persona cuya vida late todos los días frente a la angustia de un futuro mejor para sí y para los demás. Al trabajar para cambiar los paradigmas que nos han mantenido situados en condiciones de desigualdad histórica, de injusticia e inequidad en nuestro trato común, lo hacemos para construir un futuro colmado de esperanzas, un mundo más humano, un mundo para todos, un mundo mejorado que sea digno de heredarlo a nuestros hijos y nietos. Muchas gracias. ■
134

Luiz Dulci*
Ministro da Secretaria-Geral da Presidência da República do Brasil

Senhoras e senhores, é com grande satisfacão que represento o Governo brasileiro nesta conferência, ao lado do embaixador Bahadian, do doutor César Alvarez, entre outros compatriotas. Cumprimento a todos os amigos e as amigas italianos e europeus, na pessoa do doutor Donato di Santo, uma sorta de “italo-latino-americano”, e às amigas e aos amigos da América Latina e do Caribe na pessoa do doutor Enrique Garcia. O Brasil tem como prioridade máxima da sua política externa o aprofundamento da integração da América do sul, e nesse sentido a Corporação Andina de Fomento, que o doutor Enrique preside, tem contribuído de modo relevante para financiar iniciativas consistentes e parcerias produtivas entre os povos da nossa região. Tomo a liberdade de fazer minhas as palavras do Chanceler argentino, Dom Jorge Taiana, sobre a importância da renovada presença italiana em América Latina, da qual, naturalmente, esta Conferência é uma expressiva manifestação. Todos os Países

* Testo ricavato dalla trascrizione.

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

da América Latina apreciamos muito esse relançamento da presença italiana em nosso continente. O Mercosul, já consolidado como bloco econômico-comercial, avança em outras dimensões, com o objetivo de atingir a plena integração social e cultural. Foi criado recentemente o Fundo de Convergência Estrutural do Mercosul, votado para o tratamento das assimetrias entre os Países membros. A instalação do Parlamento do Mercosul, ocorrida em 2006, para o qual haverá eleições diretas a partir de 2010 em todos os Países membros, e também a criação da Cúpola Social do Mercosur, através da qual a sociedade civil participa do próprio arranjo institucional do bloco, demonstram que a nossa integração é uma realidade cada vez mais efetiva. O fortalecimento do Mercosul, em nossa opinião, é um largo passo para a constituição da Comunidade sul-americana de Nações, que permitirá uma presença mais sólida e competitiva da nossa região no mundo. Por isso mesmo, temo-nos empenhado, em particular, na integração física e infraestrutural da América do sul, sobretudo por meio de investimentos conjuntos nas áreas de transporte e energia. O contexto sul-americano é à base do nosso esforço de integração, mas a América Latina e o Caribe constituem um horizonte mais abrangente e indispensável desse mesmo processo. O Governo brasileiro tem-se engajado fortemente em parcerias que buscam promover a paz, coordenando inclusive a missão de paz das Nações Unidas na Haiti, e o desenvolvimento econômico e social em toda a região. Basta dizer que em menos de cinco anos de mandato, o Presidente Lula já visitou mais vezes a América Central do que todos os Presidentes brasileiros anteriores em cento e dezoito anos da nossa República. E sempre com resultados concretos, seja na esfera comercial, seja no terreno da integração produtiva e da cooperação tecnológica, especialmente na produção de bio-combustíveis, mas com forte ênfase também no intercâmbio educacional e cultural. A prioridade conferida pelo Brasil à integração da América do sul e da América Latina não diminui, obviamente, a nossa disposição de cooperar com outros blocos e regiões: nós estamos construindo uma integração a partir da nossa realidade (e consideramos isso essencial), mas ao mesmo tempo fortemente aberta ao mundo. O conhecimento mútuo é fundamental para que possamos cooperar de maneira efetiva com outros blocos e regiões. Como sabemos, tanto a Europa quanto a América Latina são continentes multiétnicos, multiculturais e multilinguísticos. A integração das nossas respectivas regiões deve levar portanto em conta que a União Européia e a América Latina não são realidades homogêneas. Se queremos constituir uma unidade continental substantiva na América Latina e não apenas retórica, devemos estar muito atentos à formação étnica e histórica dos diferentes Países, cada um com suas necessidades e desafios particulares, e devemos estar igualmente atentos aos processos subregionais de integração. Queremos abraçar a integração respeitando, e mais do que isso, valorizando as diferenças, que não são, para nós, obstáculos a remover, mas riquezas a preservar e ampliar.

135

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

É com essa visão que o Brasil tem procurado também, nos últimos anos, aprofundar o seu relacionamento com a Itália, no âmbito dos esforços que empreendemos juntamente com nossos parceiros do Mercosul, para estreitar os laços com a União Européia. Nos últimos anos, diversas autoridades brasileiras realizaram visitas a Itália, inclusive o Presidente Lula, que aqui esteve em outubro de 2005. O Conselho Brasil-Itália, que se reuniu pela primeira vez em setembro de 2006 nesta mesma sala de conferências, e que se reunirá novamente no Brasil no próximo dia 27 de novembro, é um importante mecanismo de consultas políticas de alto nível, que permitirá desenvolver um diálogo bilateral em diversos temas estratégicos. A visita ao Brasil do Presidente do Conselho dos Ministros Romano Prodi, realizada em Março deste ano, constituiu mais um marco no processo de aproximação dos dois Países, que terá continuidade com a nova visita do Presidente Lula à Itália, ainda no primeiro semestre de 2008. A parceria entre Brasil e Itália tem reflexos significativos na área econômica: em 2006, o comércio bilateral registou um acrescimento de 17% em relação ao ano anterior, e foram realizadas importantes missões empresariais. O programa de aceleração do crescimento, lançado pelo Governo do Presidente Lula, inclui grandes projetos de infra-estrutura produtiva e social que são também oportunidades de investimento para empresários italianos. Não pretendo naturalmente, nesta breve intervenção, tratar de todos os múltiplos aspectos da rica cooperação entre Brasil e Itália, muito menos das relações culturais, afectivas e genéticas, das quais eu próprio sou modesto produto. Mas gostaria de destacar três formas de cooperação cuja evoluição recente ilustra o dinamismo do relacionamento entre nossos Países. Em primeiro lugar, na área de ciência e tecnologia: foi finalizado há poucas semanas um programa executivo que permitirá transformar em projetos concretos o acordo bilateral existente. É vasto, na nossa opinião, o potencial para o intercâmbio de experiência entre Brasil e Itália, na área cientifico-tecnológica (já existe um acordo entre a Petrobras e a Eni para a cooperação na área de petróleo e de energias renováveis). A segunda forma de cooperação que quero destacar não se desenvolve nem em território brasileiro, nem em território italiano; também, já foi mencionada pelo Chanceler argentino. Em março deste ano, Brasil e Itália assinaram um memorando de entendimentos sobra a chamada “cooperação trilateral”, que prevê a realização de projetos conjuntos em benefício de terceiros Países, especialmente na África, que para o Brasil não é apenas outro continente, já que a metade da população brasileira tem origem africana. Revelam-se especialmente promissoras as perspectivas em áreas como o combate à Aids, e a produção de bio-combustíveis. Em terceiro lugar, queria destacar a cooperação descentralizada, modalidade que tem crescido muito nos últimos anos, e que involve a participação da sociedade civil (cooperativas empresariais, sindicatos) e de níveis de governo mais próximos à realidade local, como as Regiões italianas e os Municípios brasileiros. Hoje à tarde vamos assinar, também com o ministro Massimo D’Alema, um protocolo adicional sobre a cooperação descentralizada ao acordo de cooperação técnica já existente entre Brasil e

136

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

Itália. Esse instrumento dará uma segurança jurídica maior e permitirá um desenvolvimento mais concreto dessa forma de cooperação inovadora e participativa entre os nossos Países. Para muitos de nós, ex-sindicalistas, a cooperação entre sindicatos de ambos os Países é também muitíssimo bem-vinda. Permitam-me recordar as palavras do Presidente Lula, que no seu último discurso perante à Assembléia Geral das Nações Unidas, reiterou que “a superação definitiva da pobreza exige mais do que a solidariedade internacional: ela passa necessariamente por novas relações econômicas internacionais, que não penalizem os Países pobres nem os Países em desenvolvimento, nem os condene eternamente a uma condição subalterna”. Nós também somos contrários à “sindrome da queixa”, que foi mencionada aqui, mas não somos contrários à luta por uma ordem comercial internacional mais equilibrada e mais justa. E tomo a liberdade de dizer que toda a cooperação é útil, ma talvez a forma mais avançada e mais estrutural de cooperação seja que todos os Países do mundo lutem por um comércio internacional mais justo, com a superação do protecionismo agrícola e industrial. Com isso, nossos Países terão oportunidades de desenvolvimento, e teremos a necessidade de novas políticas internacionais compensatórias. Congratulo-me por fim mais uma vez com o Governo italiano e em especial com o Ministro D’Alema e com o sottosegretario Donato Di Santo pela organização desta Conferência, e fazemos votos que ela possa produzir resultados importantes, que não apenas consolidem o muito que já se fez, mas façam avançar as relações de cooperação material e espiritual entre os nossos povos. Obrigado. ■

137

Giancarlo Poletti
Presidente della Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue, Italia

Ringrazio innanzi tutto il Ministero degli Affari Esteri, il CeSPI e l’IILA, per aver organizzato e promosso questo evento, che segna una tappa importante, nel quadro del rilancio dei rapporti fra il nostro paese e l’America Latina. Nel corso degli ultimi anni, l’America Latina è stata scenario di una stabile ed inesorabile crescita economica. Siamo nel quarto anno consecutivo di crescita con una media del 5%. Sembra trattarsi di un processo “robusto”, sostenuto anche da un surplus nella bilancia commerciale. La crescita stabile delle economie latinoamericane, il protagonismo assunto da alcuni paesi di quell’area sulla scena mondiale, sono probabilmente la premessa perché il tanto dibattuto processo di integrazione latinoamericana – integrazione economica, ma anche politico culturale – si possa realizzare. La stabilità finanziaria e i sostenuti livelli di crescita, stanno anche trasformando gli

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

assetti sociali da un punto di vista della distribuzione del reddito. Il numero dei “poveri” decresce non solo grazie alla ripresa economica ma anche grazie alle politiche sociali che i governi democratici stanno attuando nei paesi dell’America Latina. Naturalmente restano dei forti punti di criticità, legati agli alti livelli di sperequazione sociale, con 200 milioni d’individui che vivono in una condizione di povertà ed altri 80 milioni che vivono con meno di un dollaro al giorno. Il processo di regionalizzazione latinoamericano è accompagnato da grandi cambiamenti a livello dei singoli Stati, che vanno nella direzione del rafforzamento dei processi di democratizzazione e di sviluppo sostenibile, aprendo le porte ad un ruolo sempre più attivo della società civile ed alla crescita dell’associazionismo economico, nelle sue varie forme. Arrivo così al ruolo che la cooperazione già svolge da molti anni in vari paesi dell’America Latina. È innanzi tutto importante evidenziare che esistono, in questo continente, anime diverse del cooperativismo: esiste un movimento cooperativo consolidato, ed un movimento cooperativo e di imprese dell’economia solidale, che nasce nel corso degli ultimi vent’anni sull’onda delle crisi e delle riorganizzazioni produttive con esperienze assai interessanti ad esempio in Argentina, Brasile Uruguay. Il ruolo delle cooperative nelle economie e società di tanti paesi latinoamericani sembra essere sempre più riconosciuto non solo a livello nazionale. Ad esempio, l’anno scorso, a novembre, in occasione del summit sulle cooperative e l’economia sociale a Montevideo, la Dichiarazione dei Capi di Stato e di Governo Ibero-Americani, approvata in quell’occasione, sottolineava, all’art. 36, che le cooperative, grazie ai loro principi rafforzano il carattere partecipativo delle democrazie latinoamericane, generano occupazione, lottano contro la povertà ed incoraggiano l’integrazione e la coesione sociale degli esclusi. Nel corso degli ultimi anni stiamo assistendo ad un rinnovato interesse per l’esperienza cooperativa italiana sia da parte delle organizzazioni cooperative latinoamericane, che di molti governi della regione (ad es. Brasile, Venezuela, Cile, Argentina). In particolare, l’interesse è rivolto al modello cooperativo italiano come esperienza imprenditoriale ed associativa che può contribuire ad identificare risposte concrete ai grandi problemi che stanno affrontando questi paesi – lavoro, inclusione e coesione sociale, accesso a beni e servizi, sviluppo socio-economico sostenibile. I rapporti fra Legacoop e la cooperazione latinoamericana si basano su relazioni istituzionali con organizzazioni cooperative di vari paesi, in ambito multilaterale - nella cornice fornita dall’Alleanza Cooperativa Internazionale, una rete globale di rappresentanza cooperativa - 222 organizzazioni aderenti in rappresentanza di 86 paesi (in America 66 organizzazioni di 14 paesi), ed in ambito bilaterale - attraverso trasferimento di know how associativo ed organizzativo, scambi, progetti di cooperazione allo sviluppo e di tipo imprenditoriale, che vedono l’impegno diretto di alcune importanti strutture ed imprese cooperative. Le attività che nel corso degli anni sono state realizzate o che sono attualmente in fase di realizzazione, si inseriscono nell’ambito della

138

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

nostra attività internazionale che cerca di coniugare il rafforzamento del cooperativismo in vari paesi con la promozione di opportunità di collaborazione tra imprese e sistemi cooperativi. Siamo costruttori di reti e parte di una grande rete, quella del cooperativismo internazionale e crediamo che le opportunità imprenditoriali all’estero vadano coniugate con ricadute positive sulle comunità e sui territori locali. Le sfide che il moderno movimento cooperativo latinoamericano si trova ad affrontare sono molteplici, e riguardano sia i grandi temi legati allo sviluppo dei rispettivi paesi sia quelli più squisitamente connessi al rafforzamento delle imprese cooperative: la legislazione cooperativa, il rafforzamento della competitività delle cooperative anche attraverso l’integrazione regionale, verticale ed orizzontale; l’innovazione, la capitalizzazione, il ruolo dei principi e dei valori cooperativi come elementi distintivi di competitività, la governance, la trasparenza e la responsabilità sociale ed ambientale, la formazione, i giovani, politiche di pari opportunità. A livello istituzionale su questi temi stiamo collaborando, portando il contributo della nostra organizzazione in Brasile, Venezuela, Uruguay, Argentina ed abbiamo nel nostro ambito delle interessanti esperienze che vanno proprio nella direzione della costruzione di reti materiali ed immateriali. Proprio a Settembre, in Costa Rica 20 Cooperative Agricole di 8 paesi – col sostegno di due ONG e di Slow food e si sono costituite nell’associazione internazionale Cooperativa Senza Frontiere (CSF) di cui fanno parte CONAPI, consorzio apicoltori agricoltori biologici italiani che è uno dei promotori di CSF e leader italiano ed europeo per il miele biologico, il consorzio per il microcredito Etimos, la cooperativa sociale Placido Rizzotto – Libera Terra, nonché le cooperative biologiche ed equosolidali più significative di Nicaragua, Costa Rica, Perù, Argentina, Brasile, Guatemala, El Salvador, Messico e Panama. CSF avrà sede in Costa Rica in Brasile ed in Italia a Corleone. CSF lavorerà su tutti i territori e nei differenti paesi di provenienza per favorire lo sviluppo di prodotti e progetti in forma cooperativa, secondo i valori che costituiscono l’eccellenza dell’agricoltura e dell’alimentazione: qualità (Slow Food), commercio equosolidale (Fairtrade) e agricoltura biologica (IFOAM – Federazione Internazionale dei Movimenti per l’Agricoltura Organica). L’obiettivo è quello di sviluppare una cultura del produrre, conferire know how ed empowerment ai produttori locali e sviluppare i mercati locali. In questo contesto, Conapi ha lanciato recentemente un progetto in Brasile, di costruzione di una filiera che consenta, nel volgere di un periodo sufficientemente breve, la produzione, la trasformazione e la distribuzione sui canali locali ed europei di succhi e preparati di prodotti tipici Brasiliani. Ognuno dei partecipanti a questa filiera interpreta un ruolo fondamentale: dalla formazione per la costruzione dell’impresa alla sua messa in rete con organizzazioni vicine, dagli aspetti agronomici che riguardano la produzione e la raccolta secondo il metodo biologico, alle certificazioni, a quelli più specificatamente produttivi e di programmazione. Nel Commercio equo e solidale, La Cooperazione di consumo (COOP) ha creato, nell’ambito dei propri prodotti a marchio, la linea “Solidal” realizzando nel solo 2005 10,7

139

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

milioni di euro sul venduto, di cui oltre 2 milioni di valore riconosciuti ai produttori. L’85% della produzione commercializzata attraverso il marchio Solidal proviene dall’America Latina (Guatemala, Colombia, Perù, Bolivia, Messico, Repubblica Dominicana, Costa Rica). Quello del commercio equo e solidale è per noi un canale importante di sviluppo della rete commerciale con i paesi dell’America Latina, uscendo dall’approccio prettamente solidaristico ed entrando nel campo delle attività economiche sostenibili, e di lungo periodo. Si tratta, infatti, di sviluppare rapporti commerciali stabili, e remunerativi per entrambe le parti, non solo passaggio di know how necessario per la realizzazione di sostenibili rapporti commerciali ma affermazione di una valorizzazione economica e sociale dei produttori, delle loro unicità produttive (esperienze, territori, integrazione con l’ambiente, ecc) nei mercati d’interesse, un percorso di empowerment dei produttori latinoamericani, ma anche di costruzione di reti commerciali basate sul valore della reciprocità dei benefici. Un altro capitolo di lavoro importante nella creazione delle reti è quello del sostegno allo sviluppo dei movimenti cooperativi ed del consolidamento di nuova cooperazione, attraverso trasferimento di know how associativo, che vede impegnate sia l’associazione nazionale che le strutture regionali e di settore. Stiamo lavorando in Brasile, nell’ambito di un progetto gestito da quattro regioni italiane (Toscana, Umbria, Marche, Emilia Romagna) e dal Governo Federale brasiliano, che prevede un capitolo rilevante destinato allo sviluppo cooperativo in quel paese. Ancora in Brasile, si è sostenuta la nascita ed il consolidamento della centrale cooperativa UNISOL, un’associazione costituita nel 2000, che oggi raggruppa oltre 230 cooperative di produzione e servizi, in 18 Stati con una forte concentrazione negli stati di Rio Grande do Sul, del Paranà e di San Paolo. Si tratta d’esperienze imprenditoriali interessanti, che possono costituire una base importante per future collaborazioni tra imprese cooperative dei due paesi anche in settori specifici come, ad esempio quello della cooperazione sociale (a luglio una delegazione Legacoop ha partecipato ad un Convegno organizzato da UNISOL sull’esperienza della cooperazione sociale). Nel corso degli anni ‘90 in Argentina, a causa della difficile situazione economica e del forte debito estero, il governo ha intrapreso una politica restrittiva che ha colpito severamente la popolazione. A causa delle diminuzioni di posti di lavoro e quindi di reddito, gli operai delle fabbriche messe in liquidazione si sono organizzati per farsi carico delle imprese che stavano per chiudere o erano state dichiarate fallite. A questo fenomeno si è dato il nome di Imprese Recuperate (IR). Nella maggioranza dei casi le IR si sono legalmente costituite come cooperative di lavoro, dando vita a nuove forme di cooperazione, gestione ed organizzazione. Gli elementi di grande interesse nei riguardi delle Imprese Recuperate sono diversi, da quelli più materiali e concreti - difesa collettiva del posto di lavoro e del reddito a quelli sociali ed etici, come il porre al centro dell’attenzione l’identità e l’autostima del socio-lavoratore e la costruzione di reti sociali fra imprese recuperate e fra que-

140

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

ste e la comunità (forme di solidarietà economica e professionale e promozione del dibattito sociale e culturale). Quella delle imprese recuperate è una realtà importante con 180 Cooperative di lavoro che occupano 14.000 lavoratori, con alcune fra le 200 imprese più grandi del paese, rappresentando l’1% del fatturato totale del settore industriale. Qualche anno fa la Legacoop Marche ha avviato un proficuo rapporto con il Movimento delle Imprese Recuperate, grazie ad un progetto di internazionalizzazione di imprese cooperative marchigiane del settore calzaturiero, denominato CADI (Cuoio Argentino Design Italiano). I rapporti imprenditoriali avviati sono ancora una volta a contenuto misto di sostegno allo sviluppo oltre che di ricerca di occasioni imprenditoriali per le nostre imprese. Nel corso dell’ultimo anno, si è anche favorito il sostegno all’esperienza delle imprese recuperate tramite l’apporto tecnico di Cooperazione Finanza Impresa (CFI), investitore istituzionale, creato nel 1986 dalle tre maggiori centrali cooperative italiane per gestire il Fondo Marcora, che oggi opera per lo start-up, il consolidamento e lo sviluppo d’imprese cooperative (produzione e lavoro e sociali) In Argentina CFI sta contribuendo insieme al movimento cooperativo italiano e alla cooperazione allo sviluppo del nostro Paese, alla costruzione di una piattaforma di interscambio tra i due movimenti cooperativi che prevede lo sviluppo di azioni negli ambiti della formazione così come in quelli dell’assistenza tecnica e commerciale. In tale contesto, e nel quadro di una collaborazione avviata con il Ministero del Lavoro Argentino, insieme a CFI parteciperemo alla seconda edizione della manifestazione “Exposición de Empresas y Fábricas Recuperadas”, organizzata dal Ministero del Lavoro argentino, che si terrà a Buenos Aires dal 22 al 25 novembre 2007. L’occasione rappresenta un momento importante sia sotto il profilo dell’implementazione dell’interscambio tra imprese cooperative italiane, argentine e latinoamericane che sotto il profilo istituzionale per l’alto livello delle personalità che parteciperanno alla manifestazione sia da parte argentina che italiana. La partecipazione di imprese cooperative italiane a questa Fiera, s’inserisce nell’ambito proficua collaborazione avviata con il Ministero del Commercio Internazionale e con l’ICE all’interno dell’Accordo siglato da Legacoop e Confcooperative con il Ministero del Commercio Internazionale e gli strumenti di sostegno all’internazionalizzazione lo scorso mese di luglio. Si è voluto partire proprio dall’America Latina, con la volontà di dare anche un nuovo impulso alla rete di rapporti e di progetti avviati fra il movimento cooperativo italiano e vari attori economici ed istituzionali dei paesi latinoamericani. Come vedete la nostra attività è su più livelli, che vedono insieme attori diversi nella costruzione di reti (imprese e strutture cooperative, Ong, sindacati, istituzioni nazionali e dei Paesi latinoamericani, università, strutture finanziarie ecc.) che testimoniano alcuni possibili approcci e modalità di azione. L’attivazione di strutture relazionali e la costituzione di cooperative, creano sviluppo sui territori, creano capacità di dialogo e di autogestione. La cooperazione è costruzione di meccanismi di dialogo e quindi di crescita. Quello cooperativo non è un modello da applicare, ma un “approccio” al
141

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

territorio ed alle comunità, che rende sostenibili progetti di sviluppo imprenditoriale. Possiamo riuscire, ognuno con il proprio ruolo e la propria specifica capacità, non solamente ad avviare, ma anche ad affermare economie e valori sostenibili, partecipati, di scambi duraturi nel tempo ed incisivi nella società. La natura associativa propria dell’impresa cooperativa, la rilevanza dell’elemento “persona” oltre che dell’elemento “capitale”, il principio di mutualità, la connotazione d’impresa che nasce dal basso, che quindi trae linfa vitale dalla comunità locale in cui nasce e cui apporta sviluppo, nuove opportunità di lavoro e di crescita, sono elementi che in qualche modo legano la cooperativa al territorio e la rendono particolarmente adatta a essere strumento di autosviluppo. Lavoriamo per contribuire al rafforzamento delle esperienze cooperative che stanno nascendo in tanti paesi dell’America Latina; promuoviamo partenariati, idee, progetti collaborazioni a tutto campo con quanti condividono un comune sentire, per l’affermazione anche di un’opzione di sviluppo.

Cosa stiamo facendo? Il mondo Legacoop è impegnato su diversi fronti e con varie modalità in questa regione del mondo.
142

Particolarmente interessante e sviluppato il capitolo del commercio equo e solidale, che vede impegnati con modalità ed approcci differenti, diversi “pezzi” del nostro mondo: La Cooperativa di consumo (COOP) ha creato, nell’ambito dei propri prodotti a marchio, la linea “Solidal” che commercializza e che, nel solo 2005, ha realizzato 10,7 milioni di euro sul venduto, di cui oltre 2 milioni di valore riconosciuti ai produttori. L’85% della produzione commercializzata attraverso il marchio Solidal proviene dall’America Latina (Guatemala, Colombia, Perù, Bolivia, Messico, Repubblica Dominicana, Costa Rica). Nicaragua-Honduras: Fuori dalla strada, tutti a scuola: progetto di sostegno a distanza per i bambini di questi paesi (Coop Adriatica/Nordest/Estense)+GVC. COIND, cooperativa del settore agro-alimentare, una delle maggiori torrefazioni italiane (fatturato di oltre 50 milioni di euro 200 addetti in quattro stabilimenti produttivi), ha sviluppato il progetto COIND-CAFFE’, in Nicaragua nella regione di Jinoteca, regione caffeicola particolarmente interessante sia per la qualità del prodotto, sia per la presenza di alcune strutture tecnicamente qualificate. In particolare la cooperativa, con il supporto tecnico di una Ong, il GVC di Bologna, ha impegnato proprie strutture e capitali con l’obiettivo di creare una rete di cooperative agricole, consorziate tra loro; costruire cinque “benefíci” umidi, per la lavorazione del caffé verde; fare formazione per la commercializzazione e l’esportazione del prodotto. Co.Ind. importa ogni anno una quota consistente della produzione di caffé, garanten-

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

do ai coltivatori delle opportunità di mercato. Il prodotto è commercializzato attraverso la rete COOP. Progetto REDES (Reti di Imprese, Reti di Persone) per il rafforzamento delle imprese recuperate nel distretto di Buenos Aires). Progetto realizzato da Cospe (Ong) in collaborazione con Lega Cooperative Bologna e Regione Marche, Scuola di Pace e Quartiere Savena di Bologna, Nexus, Università di Bologna, Copaps di Sasso Marconi. Tra le principali linee d’azione del progetto: 1) 2) Il rafforzamento del Consorzio Produttivo del Sud che riunisce 12 cooperative autogestite del settore metalmeccanico nella zona sud della Gran Buenos Aires. Il consolidamento delle reti comunitarie fra cooperative e imprese sociali di giovani e donne, attraverso la realizzazione di un centro per il reinserimento lavorativo di giovani e donne. La realizzazione di un piano d’incidenza istituzionale, comunicazione e interscambio: incontri pubblici con le istituzioni, le Ong, i sindacati, le Università e le imprese per promuovere la cooperazione socio-produttiva, ed iniziative di scambio a livello nazionale, regionale (Sud America) ed internazionale sulle tematiche delle Imprese Recuperate e Sociali e della commercializzazione dei prodotti a livello locale e internazionale. Igor Skuk sarà in Argentina nei prossimi giorni, mettendo a disposizione la sua competenza per la formazione dei quadri locali.
143

3)

Granarolo, Per 10 anni ha sostenuto un progetto cooperativo di filiera del latte fresco nella regione dell’Alto Uruguay, nella stato brasiliano del Rio Grande do Sul, zona in cui vi è una diffusa presenza di agricoltori che hanno dato vita ad una zootecnia da latte ad uso prevalentemente familiare, poi lentamente evoluta verso una attività produttiva per il mercato. Il progetto sostiene la Centrale Cooperativa COCEL, che associa circa 4.000 famiglie di piccoli proprietari terrieri, con una media di circa 30 ettari di terreno coltivabile per ogni singola azienda familiare. Oggi la cooperativa/consorzio COORLAC coordina alcune cooperative di base che hanno l’obiettivo di organizzare i produttori/conferenti, fornire loro assistenza e indicazioni per elevare la quantità e la qualità della produzione lattiera. Partner Ong NEXUS. Nel settore del turismo sostenibile abbiamo cooperative che lavorano con l’America Latina, e cooperative ed Ong latinoamericane che sono associate all’Associazione Internazionale Cooperative Turistiche; Legacoop Turismo mantiene contatti con organizzazioni colombiane e venezuelane. AITR, di cui Legacoop è un socio fondatore e oggi ha la Presidenza, propone uno sviluppo turistico in America Latina basato sui principi del turismo responsabile e propone forme di turismo di comunità, cioè il ruolo centrale delle comunità locali, la ricaduta economica e sociale del turismo sul territorio, il rispetto dell’ambiente (sostenibilità) e delle culture locali. Alcune importanti imprese che operano in America Latina sono attive anche in ambito di progetti di solidarietà e sviluppo nei territori in cui sono inserite:

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

SACMI – Sostegno alla costruzione di una clinica in Paraguay; progetto casa Brasil” a Sao Bernardo do Campo, si tratta di una struttura dove la popolazione locale può accedere a computer e formazione. ITER - progetto comunitario Lugo-Sao Bernardo (San Paolo, Brasile) finanzia interventi di formazione e creazione di imprese cooperative. ITER ha sostenuto la creazione di una cooperativa edile (COOPROFIS), oggi assai attiva. Consorzio Etruria, sostiene a Capo Grande, capitale del Mato Grosso del Sud del Brasile, Casa Vovo Tulia che accoglie bambini senza famiglia o in situazione di grande disagio fino a 5 anni di età, in attesa di adozione.

Dati sulla consistenza del movimento cooperativo in America Latina Solo per citare alcuni esempi che diano un’idea anche quantitativa della consistenza del movimento cooperativo latinoamericano: In Argentina ci sono 17.941 cooperative che associano 9,1 milioni di soci. In Brasile esistono oltre 7.500 cooperative registrate che associano oltre 6 milioni e mezzo di persone ed ne impiegano circa 200 mila. Nel corso dell’ultimo decennio il numero di cooperative si è praticamente raddoppiato. Le cooperative agricole brasiliane producono il 72% del frumento, il 39% del latte, il 38% del cotone, il 21% del caffé; ed esportano per circa 1,3 miliardi di USD. In Colombia l’8% della popolazione è socia di cooperativa (3,3 milioni di persone); esistono oltre 7.000 organizzazioni dell’economia sociale di cui oltre 5.000 sono cooperative. 6.462 hanno prodotto nel 2005 il 5,25% del PIL. Saludcoop, una cooperativa sanitaria, fornisce servizi sanitari al 15,5% della popolazione. Le cooperative di caffé commercializzano il 33,78% del caffé colombiano. Le cooperative finanziarie detengono il 5,8% del mercato dei prodotti finanziari. In Costa Rica il 10% della popolazione è socia di cooperative. In Bolivia, la Cooperativa di Risparmio e Credito “Jesús Nazareno” gestiva nel 2002 il 25% dei risparmi. In Uruguay, le cooperative producono il 90% del latte, il 34% del miele ed il 30% del frumento. In Venezuela esistono oltre 100.000 cooperative, che associano oltre 1.100.000 soci e danno lavoro a circa 600.000 persone (il 4,6% del totale dei posti di lavoro). In Cile, 2.132 cooperative, 1 milione di soci. ■

144

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

Jacques Rogozinski
Director de Inter-American Investment Corporation

Muchas gracias. Yo quisiera comenzar con algo que precisamente Enrique García dijo cuando comenzó esta sesión, y es que la buena noticia es que en América Latina y el Caribe en la parte macro vamos bien, llevamos varios años sin tropiezos y sentimos que estamos sobre los rieles otra vez. Pero también dijo que la mala noticia es que en la parte microeconómica no vamos tan bien y yo creo que esa mala noticia va a estar con nosotros por un buen rato. Ahora, ¿por qué digo yo eso? Lo digo porque desgraciadamente los resultados a nivel microeconómico siempre son poco visibles y yo tenía un muy buen amigo mío que trabajaba en los medios en México, que me decía que si son poco visibles entonces eso quiere decir que no se ve y no se oye, y lo que no se ve ni se oye no existe, y básicamente, desgraciadamente en el mundo político y en el mundo de los medios pues esto no se ve y no se oye, por lo tanto no existe y no hay mucho interés en hacerlo. Sin embargo, no opinarían lo mismo los habitantes de Las Toscas, en Argentina, que por cierto pocos amigos míos argentinos saben dónde se encuentra, y probablemente otro lugar que ahí sí Enrique García sí conoce bien, Cobija, en Bolivia. En Las Toscas un proyecto pequeño que se comenzó con alrededor de cien empleados, en una población de 15 mil habitantes, el día de hoy genera 750 empleos y por supuesto que para la gente en ese poblado, en Las Toscas, es muy importante, sí se ve, sí se oye, este pequeño proyecto, y vale la pena recordarlo aquí que estamos en Italia, este proyecto se pudo hacer gracias a una cooperación técnica que tenía la Corporación Interamericana de Inversiones, que somos nosotros, con el gobierno italiano. Y gracias a todo lo que se recomendó a través de estos expertos esta empresa hoy tiene un ISO 14000 y prácticamente exporta a toda Europa y a todo el mundo. Éste es un ejemplo de un micro-proyecto que obviamente genera, como dijo también la Ministra de Comercio Internacional Emma Bonino, eso ayuda a que no haya emigración, genera que la gente se mantenga a sus puestos. Lo mismo fue en el caso Tahuamanu, donde con la CAF trabajamos en un proyecto que ahora escucho ha alcanzado ya casi el 10% del mercado de la nuez brasileña en el mundo. Pero habiendo dicho eso, entonces creemos que uno de los sectores donde hay que trabajar en forma mucho más agresiva es precisamente en el que este país tiene muy buena experiencia, que es la pequeña y la mediana empresa. Nosotros de la Corporación Interamericana de Inversiones somos parte del grupo BID. Somos una institución multilateral, la más pequeña por cierto que existe en el mundo. Standard & Poor ha dicho que el mandato que tenemos es el más difícil – es obvio porqué – y nosotros trabajamos directa o indirectamente con las empresas pequeñas.
145

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Tenemos 43 países miembros, Italia fue un país miembro fundador y en los últimos dos años hemos hecho créditos indirectos: hemos hecho 350 mil créditos a través de las instituciones financieras y también hemos hecho créditos directos. Generalmente los créditos a pequeñas empresas son de alrededor de 16 mil dólares y los créditos para las empresas medias son de alrededor de 270 mil dólares. Para terminar quiero decir que el gobierno italiano siempre ha estado trabajando con nosotros y aquí en Italia hemos hecho muchas cosas. En estos momentos tenemos con Italia varios programas. Estamos creando una red de instituciones italianas para promover inversiones de transferencias de tecnología en América Latina y el Caribe. También estamos desarrollando una base de datos de empresas italianas y latinoamericanas para promover negocios conjuntos, esto es exportaciones e importaciones, y cadenas productivas por supuesto. Tenemos promoción de negocios de financiamiento en asociación con bancos italianos y también con Simest. En este caso con bancos italianos hemos tenido ya muy buenas experiencias. Esto no es una idea, esto ya es un hecho. Estamos trabajando en varios proyectos con ellos, con dos bancos. Y también hemos trabajado en la promoción de mejores prácticas de gestión de empresas de propiedad familiar y la capacitación de la Pyme en Latinoamérica lo estamos haciendo en base a un modelo italiano. Estamos trabajando con la Universidad Bocconi de Milán. La semana antepasada tuvimos el primer taller, donde fueron más de 35 empresas y tuvo muchísimo éxito. Nosotros creemos que sí hay un papel muy importante en este tipo de conferencias y para nosotros es importante que se sepa que existimos, porque – vuelvo a repetirlo – somos los únicos que trabajamos con pequeñas y medianas empresas, no hacemos los proyectos gigantescos, no somos muy visibles, pero también allá abajo la gente quiere también tener acceso a las partes no visibles y a tener formas de ganarse la vida día a día. Muchas gracias. ■

146

Enrique García
Presidente de la CAF (Corporación Andina de Fomento)

Para finalizar deseo subrayar que la sesión de hoy ha sido muy rica dada la naturaleza de las presentaciones y el alto nivel de los expositores. He constatado que existe coincidencia general sobre el hecho que América Latina está en un buen momento macroeconómico, pero al mismo tiempo hay cierta preocupación de que nos dejemos llevar por la autocomplacencia en pensar que el ciclo positivo es eterno. En ese sentido, es de particular relevancia proseguir con los esfuerzos en la parte microeconómica – la productividad, el empleo, la pequeña empresa –, así como avan-

Cooperazione economica e reti materiali e immateriali per l’integrazione latinoamericana

zar en los temas sociales y lograr la incorporación de la mayoría de los ciudadanos a los beneficios del desarrollo. Considero que en el diagnóstico de la parte económica y en lo social ha existido coincidencia entre los expositores y, en cuanto a la integración regional, hemos podido constatar que existen avances importantes. Naturalmente hay luces y sombras, preocupaciones y visiones diferentes. No obstante, debemos tener muy claro que América Latina ha logrado dar pasos reveladores en su concepción sobre la integración que incorpora, ahora, otros factores que le brindan una dimensión más integral. Esta visión se está debatiendo de forma inteligente en los diversos esquemas de integración y la idea, al final del camino, es llegar a una convergencia de los diferentes procesos en curso. Hay coincidencia también en que la relación de Europa con América Latina es muy importante no solamente en el ámbito económico y comercial, sino también para la cohesión social y la cultura. Sobre la mesa están temas sensibles sobre los cuales no hay que ocultar sus asimetrías: las migraciones y las negociaciones comerciales que son fundamentales para el futuro de nuestras relaciones. Está también el tema de los países de renta media y la importancia de no dejarlos “sueltos”, porque estos requieren dar un salto mayor y brindarle a la región la importancia relativa que tuvo hace cuarenta años en el contexto global. Estamos, en síntesis, por buen camino pero hay un largo pasaje que recorrer. Para concluir, considero que el consenso ha sido general en felicitar especialmente al Gobierno de Italia por la iniciativa de esta Conferencia. Esta sesión ha dejado en evidencia que en el campo económico y de la integración hay un futuro muy próspero en las relaciones de Italia con América Latina. La decisión política que ha tomado el Gobierno actual con el liderazgo del Presidente del Consejo, Romano Prodi, es un hecho histórico, trascendental e irreversible, que va a permitir indudablemente llegar a cumplir el objetivo de profundizar las relaciones entre la Unión Europea y América Latina y, consecuentemente, contribuir al futuro de la política internacional. Muchas gracias. ■
147

Coesione sociale e territoriale per l’integrazione latinoamericana

SESSIONE: COESIONE SOCIALE E TERRITORIALE PER L’INTEGRAZIONE LATINOAMERICANA
Presiede

Otaviano Canuto
Vice-Presidente do BID (Banco Interamericano de Desenvolvimento)
151

A América Latina atravessa um momento cíclico muito favorável, com preços favoráveis para produtos intensivos em recursos naturais; isso, combinado com boas políticas macro-econômicas, tem permitido à região atravessar muito melhor que esperado todo o momento de turbulência financeira na economia global. Ao mesmo tempo, como também foi observado, existem desafios microeconômicos. Eu gostaria de colocar um terceiro ponto, um ponto que, eu diria, é também um ponto de boas notícias: o fato de que talvez, pela primeira vez na história da região, haja um verdadeiro clamor generalizado pelo enfrentamento dos problemas de desigualdade social. A aspiração popular pela participação na repartição dos frutos do progresso econômico desta vez veio para não voltar. Não será mais possível, para as nossas elites, postergarem a inclusão dos largos segmentos mais pobres da população. Na verdade, todas as experiências nacionais na região, ainda que com uma grande diversidade entre elas, têm em comum a manifestação da percepção por boa parte da população de que ela tem o direito a participar dos frutos do progresso econômico e social. Isso é uma novidade histórica na região, marcada por uma longa história, secular, eterna, de desigualdade. O tópico dessa tarde é exatamente a coesão social e territorial, porque não há a menor possibilidade de essa integração ser conseguida se ela não se traduzir em cooperação de todos os segmentos marginalizados.

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Eu creio que nessa tarde nós poderemos ter uma discussão que certamente tocará em muitos dos pontos concretos que já foram mencionados, e afinal poderemos sair dessa reunião com uma agenda que, se não exaure completamente todos os tópicos, será certamente uma agenda promissora para as relações entre a Itália e a América Latina nesse momento histórico particular em que vive a América Latina. Para iniciar as nossas discussões, gostaria de convidar Cesare Damiano, Ministro do Trabalho e da Previdência Social. ■

Cesare Damiano
Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale, Italia

Signor Presidente, Signori Ministri, Ringrazio il Ministro D’Alema e gli organizzatori della conferenza per l’invito ad aprire la sessione dedicata alla coesione sociale nel quadro dei rapporti tra l’Italia e i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi. La coesione sociale è uno snodo centrale delle politiche pubbliche in Europa e in America Latina. Gli obiettivi assunti in sede europea con la Strategia di Lisbona e gli impegni presi nella stessa ottica dai Paesi latinoamericani lo dimostrano chiaramente. Peraltro la coesione sociale è oggi sottoposta a rischi incombenti legati all’interdipendenza delle economie, fenomeno che pur offre alle nostre società inedite sfide e occasioni di crescita e di progresso. Occorre perciò sviluppare la dimensione sociale della globalizzazione, per favorire una più equa distribuzione delle opportunità tra i nostri cittadini. I legami storici tra i nostri Paesi – testimoniati anche dalle continue migrazioni – i solidi rapporti tra le società e i sistemi economici, la comune volontà di governare i processi economici e sociali anziché subirli, offrono l’occasione per sviluppare il dialogo e la collaborazione su questo terreno. Il tema del lavoro, in tale contesto, rappresenta un elemento strategico per promuovere equità e sviluppo, rafforzare la democrazia e la giustizia sociale, sconfiggere la povertà e l’emarginazione. Per raggiungere questi obiettivi, il Dialogo Sociale è certamente uno strumento essenziale. L’esperienza italiana mostra che le riforme strutturali richiedono un coinvolgimento ampio e la responsabilità di tutti gli attori sociali. Il metodo concertativo ha permesso in passato di impostare politiche economiche condivise, necessarie per assicurare l’ingresso dell’Italia nell’euro. Di recente abbiamo tratto conferma della validità di questo metodo. Il Governo ha infatti definito un ampio accordo con le Parti Sociali per riformare il sistema di welfare. Il Protocollo del 23 luglio affronta in modo organico l’insieme delle questioni relative alla previdenza, alle tutele sociali e al mercato del lavoro, prevedendo inoltre inter-

152

Coesione sociale e territoriale per l’integrazione latinoamericana

venti a favore della competitività delle imprese e dell’occupazione di giovani e donne. Nei giorni scorsi l’accordo è stato oggetto di larghissima approvazione nel referendum consultivo indetto dalle organizzazioni sindacali. Le relative disposizioni di legge sono ora all’esame del Parlamento che confido voglia adottarle entro quest’anno. Lasciatemi sottolineare con soddisfazione il responso positivo dei lavoratori e dei pensionati italiani che ha incoraggiato il disegno di riforma, irrobustito il confronto sociale, rafforzato la credibilità delle organizzazioni sindacali. Sono dunque convinto dell’importanza di consentire la piena libertà associativa dei lavoratori in sindacati forti e indipendenti, di assicurare legittimità alla contrattazione collettiva, di favorire lo sviluppo di adeguati sistemi di relazioni industriali, nonché di promuovere una maggiore responsabilità sociale delle imprese. In questo quadro occorre anche disporre di sedi istituzionali di confronto tra i Governi e le Parti Sociali, estendendo i meccanismi di dialogo e di concertazione sociale e coinvolgendo le formazioni organizzate della società civile nel concepire e realizzare politiche di coesione sociale al di là di quelle strettamente legate al mercato del lavoro. Condividiamo con voi la priorità di sconfiggere il lavoro non dichiarato. L’economia informale genera sfruttamento dei lavoratori – specie quelli più deboli – provoca il ribasso dei livelli di sicurezza, dei salari e concorrenza sleale tra le imprese. La forte ripresa delle ispezioni sul lavoro da parte di questo Governo sta avendo eccellenti risultati che ci incoraggiano a proseguire sul sentiero della legalità e dell’emersione. Altra esigenza comune è l’impegno ad armonizzare le condizioni sociali e di vita all’interno dei nostri Paesi, a causa del persistere di accentuate disparità che provocano dualismi territoriali e differenti opportunità nel campo dell’occupazione, dello sviluppo economico e dell’inclusione sociale. Se il Dialogo Sociale è un metodo efficace per coadiuvare le politiche del lavoro, la coesione sociale è uno strumento indispensabile per conseguire un progresso economico realmente inclusivo e sostenibile. La disuguaglianza sociale produce pesanti ricadute sulla vita dei cittadini e sui sistemi economici, frammentando il tessuto sociale e ostacolando la crescita economica, fino ad aumentare le tensioni e i rischi di instabilità per le istituzioni democratiche. Le conclusioni del recente Forum di Santiago offrono il quadro delle azioni necessarie per promuovere la coesione sociale. Una maggiore enfasi tuttavia dovrebbe essere posta sulle politiche dell’occupazione per creare lavoro “decente”, che implica un pieno riconoscimento delle tutele e dei diritti – secondo quanto proposto dall’OIL – come strumento essenziale nella lotta alla povertà ed alle disuguaglianze. È inoltre necessario assicurare diritti sociali fondamentali per tutti i lavoratori, standard minimi di tutele in ordine ai trattamenti economici e pensionistici, alle pari opportunità, alla salute e alla sicurezza nei luoghi di lavoro. La coesione sociale deve dunque essere assunta come un requisito essenziale dei nostri sistemi economici sviluppando, ad esempio, l’integrazione tra politiche attive e

153

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

passive del lavoro. L’erogazione di sussidi per chi non ha lavoro – o lo ha perso – e la creazione di nuova e migliore occupazione sono entrambe necessarie. L’importanza di una nuova agenda dell’Europa Sociale, che l’Italia ha rilanciato con forza in sede europea assieme ad altri partner, richiede un moderno sistema di welfare to work in grado di coniugare forme adeguate di tutela sociale con politiche di flessibilità. Accanto alle politiche attive del lavoro va promossa la formazione, che nelle società moderne rappresenta – con l’istruzione – un nuovo diritto universale, un bene comune che permette di sviluppare il capitale umano delle persone e di aspirare a lavori più qualificati e meglio remunerati. I sistemi di “life-long learning” devono includere la formazione permanente, che sostenga le transizioni professionali e permetta di ricollocarsi sul mercato del lavoro; e la formazione continua, che assicuri l’aggiornamento professionale dei lavoratori occupati. Anche i Servizi per l’Impiego svolgono un ruolo fondamentale nelle politiche dell’occupazione e della coesione sociale. La cooperazione tecnica che in questi anni l’Italia ha svolto con numerosi Paesi latinoamericani ha permesso lo scambio di conoscenze e di buone prassi. Esempi concreti sono le iniziative sostenute dal Ministero del Lavoro e dal Ministero degli Esteri, attraverso le agenzie Italia Lavoro e Obiettivo Lavoro, che prevedono attività di formazione e di assistenza volte a migliorare i servizi locali per l’impiego. In alcuni casi i progetti si ricollegano alla diffusa presenza di cittadini italiani o di origine italiana in America Latina. Il risanamento economico compiuto talvolta con difficoltà dai Paesi dell’America Latina consente ora di concentrare le risorse sul programma regionale “EurosociAl” puntando al consolidamento delle capacità istituzionali nel settore del lavoro e della coesione sociale. Il mio Dicastero è pronto a cooperare attivamente per rafforzare tali interventi stimolando anche un ruolo più attivo delle Parti Sociali. Signor Presidente, Signori Ministri, Dopo il Vertice di Vienna dei Capi di Stato e di Governo Unione Europea-America Latina e Caraibi, la coesione sociale figura tra gli elementi centrali delle relazioni biregionali. È auspicabile che questa scelta venga confermata ed approfondita dal prossimo Vertice di Lima. È altresì indispensabile che gli obiettivi del lavoro dignitoso e della coesione sociale trovino maggiore considerazione nei negoziati per gli accordi di associazione tra l’Unione Europea e i raggruppamenti regionali del Mercosur, della Comunità Andina e del Centroamerica. Accanto ai capitoli relativi al commercio, alla cooperazione economica e agli investimenti, manca un capitolo relativo alla dimensione sociale in cui dare legittimità politica e contenuti operativi alla volontà di estendere il partenariato tra Unione Europea e America Latina e Caraibi ai temi del lavoro e della coesione sociale. Occorre il nostro sforzo congiunto per operare in tale direzione. Sono certo che anche sugli obiettivi della coesione sociale, della lotta alla povertà, di una maggiore e migliore occupazione continueremo a collaborare per il benessere dei nostri Paesi. Con questo augurio, vi saluto e vi ringrazio.■

154

Coesione sociale e territoriale per l’integrazione latinoamericana

Víctor Báez
Secretario General de ORIT (Organización Regional Interamericana de Trabajadores)

Quisiera, antes que nada, hablar del tema de la cohesión social a partir del “diálogo social”, tema al que se ha referido el Ministro Damiano en el uso de la palabra. Debo decir – y no es por el síndrome de la queja sino por el síndrome de la constatación – que en el continente nuestro son muy excepcionales los países donde existe un diálogo social. En muchos países, lastimosamente, diría yo, en su mayoría, “el mejor sindicato es el que no existe y el mejor sindicalista es el que está muerto”. Miles de asesinatos de sindicatos y sindicalistas han hecho imposible el diálogo social. Tanto es así que en Buenos Aires, el 29 y 30 de octubre, la Secretaría General Iberoamericana (SEGIB), encabezada por el señor Iglesias, va a organizar un evento sobre diálogo social, al que nosotros vamos a asistir como sindicalistas pero con la idea de que firmemos un documento a nivel continental, y que ese documento que firmemos sobre diálogo social a nivel continental tenga seguimiento y tenga correspondencia a niveles nacionales. De lo contrario es inútil firmar documentos sobre lo bueno que es el diálogo social mientras matan sindicatos y matan a sindicalistas. Eso es lo primero. Segundo: el tema de las políticas sociales. Nosotros valoramos las políticas sociales y creemos que son necesarias, y traigo acá algo de un intelectual brasileño, Frei Beto que – como vivo en Brasil – leo normalmente. Habla de las políticas sociales y las diferencias entre políticas sociales de corte asistencialista,y las que pueden producir algunos cambios. Y él dice que para ver si las políticas sociales son asistencialistas o no hay que responder a una sola pregunta. Cuando desaparece la organización donante ¿qué pasa con el beneficiario? Si el beneficiario continúa adelante, ésa no es una política asistencialista. Si el beneficiario de esa política va hacia atrás y empeora su situación, ésta ha sido una política asistencialista. Nosotros valoramos las políticas que no son asistencialistas, que tienden a cambiar esas políticas sociales, que tienden a cambiar las estructuras, que puedan posibilitar una mejora en la sociedad. Tercero: lo que nosotros vemos es que no se está tomando en cuenta lo que se llama la “política productiva” dentro del plano de la cohesión social, y mucho menos en estas negociaciones que se dan a nivel de Unión Europea y mucho menos aún en lo que se trata de las negociaciones con los Estados Unidos. Tras lo cual nosotros hemos desarrollado una plataforma laboral de las Américas, donde hemos llegado a la siguiente conclusión: importa mucho el contenido de las cláusulas laborales y las cláusulas sociales. Pero por sobre esas cláusulas laborales y cláusulas sociales, lo que realmente importa es el modelo económico y social, porque depende del modelo económico y social para que estén vigentes los derechos de los trabajadores y trabajadoras. De ahí que en el capítulo nacional de plataformas laborales de las Américas – en cuanto al capítulo productivo – se habla de políticas que fomenten la integración de las cadenas productivas para impulsar el desarrollo de los aglomerados sectoriales existentes bajo
155

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

el concepto de “complementación productiva e inducida” a aquellos sectores que estén en condiciones de consolidar polos de desarrollo por sus ventajas derivadas. Políticas promocionales de desarrollo local a través de la implementación de proyectos que asocien a los agentes económicos, con énfasis en la economía solidaria; políticas sectoriales para la competitividad sistémica de los sectores mediante planes intersectoriales de industria, comercio, infraestructuras y finanzas y políticas hacia pequeñas y micro-empresas por ser el núcleo de empleo intensivo de mano de obra. En el capítulo internacional nosotros consideramos imprescindible el fortalecimiento de los procesos de integración subregionales existentes – Mercosur, Can, Sica, Caricom – para que salgan de su actual situación de uniones aduaneras imperfectas, como forma de compatibilizar el desarrollo en el plano nacional siguiendo los ejes de esa plataforma laboral de las Américas con mercados ampliados en condiciones apropiadas, es decir con países vecinos y/o de tamaños relativamente parecidos. Al mismo tiempo no es un secreto para nadie que hemos resistido, y nos oponemos, a los tratados de libre comercio que, a partir del modelo inicial del tratado de libre comercio de América del Norte – de Estados Unidos y Canadá con México – se han proyectado a países y subregiones en el contexto del actual parálisis de la OMC, de la muerte del Alca, siguiendo el modelo denominado “de segunda generación” o OMC+, esto es un modelo centrado en la desregulación, ahora bajo la forma de carácter bilateral. Desde el año 2006, la ORIT ha estado también siguiendo atentamente los desarrollos conceptuales y prácticos de dos países clave de la región como Venezuela y Bolivia en relación a la denominada ALBA (Alternativa Bolivariana de las Américas) y a los tratados de comercio de los pueblos que enfatizan los elementos de reciprocidad y complementariedad en las relaciones internacionales desde una perspectiva renovadora que esperamos encuentre su camino. En la dimensión de la cohesión social, en el plano nacional, la seguridad social para nosotros debe ser concebida como un derecho humano, una responsabilidad ineludible del Estado, siguiendo los principios de universalidad y solidaridad de las prestaciones, en especial para la niñez y la vejez. La protección social debe avanzar hacia su universalización, asegurándola en todos los sectores de trabajadores y trabajadoras, sean éstos formales, informales o desocupados. En el plano de la integración regional, en ORIT tomamos como antecedente los Fondos estructurales de la Unión Europea, elemento indispensable en todas las reflexiones sobre el tema, introduciendo la perspectiva territorial. Hablando de cohesión social, en las negociaciones Unión Europea-América Latina el tema de los fondos estructurales ha aparecido ya en la creación de los consensos entre el sindicalismo de una y otra región, o sea la Confederación Europea de Sindicatos (CES) en esta parte y la ORIT y la CLAT de la otra parte. Para nosotros el mandato negociador de la Comisión Europea reconoce la existencia de las asimetrías y la necesidad de atenderlas, pero no avanza más allá. Podría incluso decirse que este balance se convierte en

156

Coesione sociale e territoriale per l’integrazione latinoamericana

sí mismo en otra razón para las prevenciones que hemos estado atendiendo. La CES va más lejos y habla, son sus propias expresiones, “de que se corre el riesgo de percibir a Europa como la vanguardia de los peores efectos de la globalización, donde muchos de los nuevos empleos son precarios y mal pagados”. La Europa social ha sido víctima de una confianza absoluta en la desregulación: de hecho algunos gobiernos han cuestionado la existencia de la Europa social; esto al decir de la Confederación Europea de Sindicatos. La pregunta importante, entonces, en el contexto de este debate es ¿cuál es la relación entre la estrategia de Lisboa aplicada superficialmente y las negociaciones de la Unión Europea con el exterior? En esto la declaración de la CES es clara cuando pide una “Unión Europea más fuerte que se oponga a la utilización del comercio para fomentar una liberalización agresiva en los países en desarrollo, que busque más coherencia entre la política comercial y el desarrollo y los objetivos sociales y medio ambientales”. Respecto a la política comercial, aunque el comercio tenga efectos positivos, relaciones comerciales desequilibradas pueden conducir también a la dependencia económica y a la pérdida de capacidad de la sociedad para gobernar sus propios asuntos. La celebración de acuerdos comerciales regionales y bilaterales, y no de acuerdos multilaterales, debilitan el poder negociador de los países en desarrollo, tanto más cuando no les permite defender unidos la postura, como sucede en cambio en las negociaciones multilaterales. La Comisión trata de imponer en las negociaciones las llamadas “cuestiones de asignatura” a los países en desarrollo. Pero los países en desarrollo se han negado en reiteradas ocasiones a incluirlas en las negociaciones de la OMC. En lugar de ejercer tal presión la Comisión debería reconocer y respetar estos deseos. Debe permitirse a los países en desarrollo recoger o, mejor, escoger, el momento y su propio ritmo para definir las secuencias de la liberalización comercial y no debería forzarse a los países a privatizar o a liberalizar servicios públicos como los relativos al agua, la educación, etc. Un dato importante, por último, que hemos encontrado en el debate euro-latinoamericano sobre los fondos, se refiere en forma directa a Italia y tiene relación con la existencia de dos perspectivas alternativas. Por un lado aquella que da por sentado que el desarrollo regional responde más que nada a los mecanismos de mercado y a la intervención de los actores privados y por otro, que es la que defiende Italia – con base en su propia política de apoyo al Mezzogiorno italiano – que pide la estrategia de desarrollo de largo plazo mediante un conjunto de normas básicas compartidas entre todos los países, dirigida a recobrar la productividad de las regiones rezagadas. En esta última perspectiva el foco está puesto en intervenciones en las condiciones del contexto, con una política más activa y de subsidios a las empresas y un papel determinante del conocimiento local. Es curioso señalar, que en el momento de comenzar a construir la alianza estratégica birregional Unión Europea-América Latina y Caribe, el sindicalismo de ambas regio-

157

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

nes está enfrentando un desafío similar del neoliberalismo a nivel de sus países y de sus regiones o subregiones económicas. Ésta es una nueva razón para el trabajo en común. Muchas gracias. ■

Patrizia Sentinelli
Vice Ministro degli Affari Esteri, Italia

Vorrei innanzitutto ringraziare in modo particolare il Sottosegretario Donato Di Santo per aver promosso e sostenuto questa importante conferenza, momento di approfondimento, di incontro, di confronto, che ha affrontato temi centrali per mettere a fuoco la valorizzazione e il rafforzamento delle relazioni politiche tra l’Italia e l’America Latina e i Caraibi, ma anche la valorizzazione delle iniziative di cooperazione. Un saluto fraterno voglio rivolgere a tutti i rappresentanti dei Paesi dell’America Latina e dei Caraibi, che condividono anche questa esperienza della politica estera, della cooperazione. Nel corso di recenti incontri abbiamo potuto mettere a frutto le nostre reciproche considerazioni, per rafforzare l’impegno su questo tema. Importante è la presenza oggi anche degli Ambasciatori e delle Ambasciatrici che con il loro lavoro arricchiscono quella relazione che oggi qui vogliamo ulteriormente rafforzare. Così come gli esponenti delle istituzioni finanziarie, ma anche gli esponenti della società civile, italiana e dei Paesi latinoamericani, che danno un grande contributo alla cooperazione internazionale. Senza di loro – ci credo profondamente, senza alcuna enfasi retorica – le nostre relazioni sarebbero molto più povere. Proprio a partire dal tema oggi in discussione, la coesione sociale, va sottolineato in modo particolare il ruolo delle organizzazioni della società civile. Il 3 novembre prossimo a Roma svolgeremo un’altra conferenza, una conferenza governativa per il rilancio della cooperazione internazionale del nostro Paese. Sarà un’ulteriore occasione per discutere e approfondire i temi che riguardano l’aiuto pubblico allo sviluppo, certamente, ma anche i grandi temi della distribuzione del reddito, del modello di sviluppo, della coesione sociale, e dunque del ruolo dei governi e della società civile. Mi auguro che alcuni esponenti dell’America Latina possano essere presenti, perché vorremmo dare la parola anche alle esperienze concrete. Mi sto impegnando anche personalmente per dare valore alla cooperazione internazionale, più che nel nostro recente passato, perché la cooperazione è elemento fondamentale della politica estera. È dunque componente stesso della coesione sociale. Su questo dobbiamo interrogarci ancora di più ed è quello che farò in questo breve intervento, partendo dal lavoro concreto che vorrei portare avanti con voi. Mi sento dire, ormai ripetutamente, “ma perché lavorare ancora per gli interventi di cooperazione con l’America Latina o l’America Centrale? l’Italia deve fare altre scelte, deve decidere quali sono le priorità nell’aiuto pubblico allo sviluppo”. E io rispondo

158

Coesione sociale e territoriale per l’integrazione latinoamericana

così, parlandoci direttamente e semplicemente, in modo franco e trasparente: io penso che abbiamo tutti una priorità nel rafforzare l’aiuto pubblico allo sviluppo, e anzi penso che dobbiamo mettere maggiormente a fuoco questo lavoro comune per l’Africa, e in particolare per l’Africa sub-sahariana. È un imperativo. Oggi, giornata mondiale della lotta alla povertà, lo dobbiamo dire con grande franchezza; anzi, la cooperazione sud-sud deve essere – io credo – rafforzata ulteriormente, e dirò qualcosa anche di concreto a questo proposito. Ma la cooperazione con l’America Latina e i Caraibi, non può essere cancellata, per tanti motivi. Uno è certamente un motivo storico, di tradizione culturale tra l’Italia e l’America Latina e i Caraibi. Quando Donato Di Santo mi venne a trovare ce lo siamo detti con il cuore e con la testa, “attenzione, non possiamo dimenticare l’America Latina”, così come non vogliamo dimenticare altri punti nevralgici della politica estera italiana, come il Mediterraneo. Ma penso a tutto il lavoro che stiamo svolgendo anche in alcune aree delicate dell’India. L’America Latina, l’America Centrale, devono ricevere un’attenzione particolare, devono continuare ad esistere nelle linee della cooperazione, rinnovando certamente il tipo di programmi e di intervento complessivo. Primo punto: se si parla di coesione sociale la mia prima reazione è dire “valorizziamo la cooperazione decentrata”: il partenariato territoriale che anche le nostre regioni, comuni, province, stanno mettendo in campo è fondamentale. Tante esperienze che sono state descritte anche durante questa Conferenza e ai suoi margini. Ho partecipato a grandi iniziative in questo periodo, realizzate nei Paesi latinoamericani da diverse città italiane. Ma è importante, parlando di coesione sociale, valorizzare esattamente il ruolo delle comunità a livello istituzionale, così come a livello sociale. Non c’è un basso e un alto, c’è un incrocio e un intreccio di esperienze che noi vogliamo valorizzare, dando anche corpo ad iniziative programmatiche. E parlando di nuova cooperazione con l’America Latina e con l’America Centrale, sono qui per rinnovare l’impegno dell’Italia. Siamo consapevoli e convinti che dobbiamo continuare a lavorare insieme. Ho detto già delle comunità locali, ma in particolare, aggiungo, vogliamo dedicare un’attenzione specifica al ruolo delle donne in America Latina, nei Caraibi, così come in altre parti del mondo. Abbiamo sostenuto anche recentemente, in una visita che abbiamo compiuto a Montevideo, la rete internazionale Winner che si sta sviluppando in tanti Paesi. Siamo interessati a farlo anche in altri, perché l’economia che queste donne sostengono e portano avanti merita un’attenzione politica, non semplicemente qualche finanziamento aggiuntivo. Abbiamo l’interesse, l’idea di dover costruire assieme. Alcune donne ce lo hanno detto: “noi eravamo escluse dai processi produttivi e dunque dai processi sociali”. “C’era – dicevano quelle donne – una frattura nella stessa coesione sociale”, nella loro esperienza. Attraverso il microcredito e la rete associativa, abbiamo sostenuto un programma di integrazione e dunque di libertà, di nuova autodeterminazione. Io credo che su questo terreno dobbiamo procedere, perché è molto importante parlare di aiuto pubblico allo

159

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

sviluppo, ma deve essere realizzato in modo da garantire l’approccio sistemico alla questione. E dunque ci sono delle aree, anche nei Paesi a medio reddito, più deprivate di reddito, di ricchezza, che vanno sostenute maggiormente, e voi ci indicherete quali. Questo ci indicano anche le esperienze, che vogliamo continuare a sostenere, della cosiddetta economia solidale. Abbiamo imparato a capire, anche attraverso gli occhi dell’esperienza, quanto sia importante fare uscire dalla nicchia della marginalità queste esperienze delle fabbriche recuperate, come abbiamo visto in Argentina e in tutta la grande esperienza del commercio locale. Vorremmo poterla sostenere, perché anche in questo modo a noi sembra – e vogliamo condividere questa idea con voi – che si possa lavorare per un nuovo sviluppo. E dunque vogliamo anche sostenere le Organizzazioni non governative, tutto il circuito eco-solidale: quelle esperienze non possono essere considerate né di nicchia né marginali, ma è un’idea per una nuova coesione e per una nuova reciproca relazione. Ma occorre parlare anche di turismo: quante volte ho incontrato esponenti latinoamericani che dicono “abbiamo bisogno di un sostegno” per sviluppare progetti in alcune aree, in modo tale da non danneggiare l’ambiente e dissipare le risorse naturali, ma sviluppando un turismo responsabile, solidale. Noi siamo d’accordo, in linea con rapporti e programmi delle Nazioni Unite, nel sostenere questo sforzo. Lo possiamo fare adoperando il canale multilaterale e anche quello bilaterale.
160

Ma c’è un’altra urgenza nel mondo, che è quella dei mutamenti climatici. Non possiamo parlarne solo nei convegni scientifici, lo vogliamo fare anche quando parliamo di rapporti di politica estera; anzi, il mutamento climatico, la sua accelerazione e le conseguenze drammatiche sul pianeta, pongono a tutti noi, che vogliamo fare della politica estera una nuova caratteristica dell’impegno multilaterale, l’urgenza di fare degli interventi sul mutamento climatico una delle nostre comuni priorità. E allora voglio annunciare anche in questa sede che siamo interessati a sostenere, attraverso gli Organismi multilaterali che sono più adatti per questi programmi, interventi importanti nei Caraibi, come stiamo facendo per il Pacifico, perché non ci sono mutamenti che riguardino una sola parte del mondo e non le altre. Lo dobbiamo fare assieme, così come dobbiamo portare avanti tutti noi insieme la lotta a favore dell’equità. Non voglio fare l’elenco degli interventi di cooperazione che stiamo svolgendo nei Paesi latinoamericani. Tutti i Paesi in cui siamo presenti sono importanti per noi. In alcuni casi l’intervento riguarda la salute, in altri l’educazione, in altri ancora è a favore dei bambini: non importa tanto il settore di intervento perché pensiamo che la cooperazione possa dare davvero un contributo per innalzare la qualità della vita. Anche questo l’ho imparato nella mia esperienza, in tutti questi anni di esperienza politica e di esperienza sociale. L’obiettivo principale per noi è la lotta alla povertà. Occorre essere molto rigorosi nel chiedere a noi stessi un impegno maggiore. Quando vediamo i dati così lontani dal raggiungimento degli obiettivi del Millennio – i dati della lotta alla povertà, della lotta alla malnutrizione, alla fame, alla mancanza di acqua – ci dobbiamo allarmare. Dico

Coesione sociale e territoriale per l’integrazione latinoamericana

con grande franchezza che in questi giorni provo momenti di forte inquietudine quando leggo i dati così drammatici delle morti per fame e per mancanza d’acqua. E i conflitti, anche quelli più aspri, esplodono in tante parti del mondo proprio perché manca l’acqua o manca il cibo. Noi dobbiamo lavorare perché queste piaghe possano essere finalmente debellate. Ma io penso che dobbiamo anche darci un altro impegno, che è quello di combattere la povertà, ma muovendoci sul piano della uguaglianza sociale. Così si costruisce la pace, e allora penso che il ben vivere, questo ho imparato dalle esperienze sociali, il ben vivere, il benessere, da praticare e da perseguire, possa essere un altro degli obiettivi della cooperazione. Mi piace lavorare così e ho bisogno di un aiuto grande da parte delle tante Organizzazioni non governative, delle diverse associazioni, anche dei migranti che sono nel nostro Paese e che provengono da altri Paesi, che attraversano momenti difficili. Lavoriamo ancora insieme e penso che possiamo dirci, dopo questa Conferenza, che abbiamo fatto un piccolo passo in avanti. ■

Alejandro Foxley Rioseco
Ministro de Relaciones Exteriores de la República de Chile
161

Quisiera comenzar diciendo que en el tema de Cohesión Social, desde luego valoramos enormemente los proyectos e iniciativas que el Gobierno de Italia impulsa para apoyar a nuestra región, así como lo hacen los organismos internacionales que también están representados acá en esta Conferencia. Quisiera también valorar lo que dijo el Ministro del Trabajo, Cesare Damiano, cuando señaló que este tema de la cohesión social consiste en un proceso continuo en el cual los distintos actores políticos y sociales encuentran espacios para resolver aquellas situaciones que inicialmente parecían imposibles de resolver. Y que la construcción de los sistemas de protección social es una tarea que requiere no solo de voluntad y de ánimo, sino que también de persistencia, paciencia y capacidad de negociación. Me parece que este es un momento muy oportuno en América Latina para plantear este tema. Recuerdo que algunos años atrás decían en América Latina que el tema de cohesión social era un tema de los europeos, que no tenía nada que ver con nosotros y que no debíamos importar temas ajenos. Pienso que hoy día la visión en la región es muy distinta, por una mayor conciencia de la situación de desigualdad pero también por una mayor valoración del enorme, gigantesco, ejemplo que da Europa en su transición, en los últimos 60 ó 70 años, hacia economías muy dinámicas y sociedades muy igualitarias. El momento en América Latina es bueno para abordar esta temática. La economía está creciendo en la región del orden del 5%. La pobreza todavía es muy alta, pero está

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

bajando sistemáticamente. Y quisiera decir que el sesgo que por lo menos en Chile tenemos respecto de este proceso productivo de construcción de cohesión social, ese sesgo nuestro es de optimismo y el enfoque nuestro es de posibilismo. Es decir, aunque los puntos de partida sean muy difíciles en las cifras, la experiencia demuestra que en un plazo razonablemente breve se puede avanzar muy sustantivamente hacia una reducción dramática de la pobreza y también hacia ampliar los oportunidades a los grupos que estaban marginados. La experiencia de Chile es bien clara, al fin del período de Pinochet, 45% de los chilenos vivían bajo la línea de la pobreza. En 1990 asumió el primero de cuatro gobiernos democráticos de la Concertación, gobiernos de centro-izquierda, y hemos reducido la pobreza desde un 45% a un 13%. Creo que quien diga que no tiene fe o confianza en la capacidad de nuestras democracias para atacar el problema de fondo que es el tema de la pobreza y las desigualdades, debiera mirar la experiencia no sólo de Chile, sino también de países como Brasil y varios más en América Latina, que han logrado un avance muy significativo. Por eso, creemos en el posibilismo. Y por eso nos gusta decir que se equivocan aquellos que creen que el estado de ánimo de la población de América Latina es de tremendo pesimismo respecto del futuro. Recién se ha terminado una encuesta en 7 países de la región en que le preguntan a la gente qué piensa usted respecto de su futuro y del futuro de sus hijos, en esos 7 países un 70% de la gente cree que su futuro en 10 años más va a ser mejor que el que tiene hoy día. Y un 82% de las personas en América Latina piensa que el futuro de sus hijos va a ser sustancialmente mejor que el nivel que ellos tienen hoy día como nivel de bienestar. Por lo tanto, hay que asumir el momento, que es un buen momento, pero al mismo tiempo hay que hacerlo como se ha hecho siempre en Europa, preguntándonos cuáles son los nuevos desafíos, porque si algo hemos aprendido como lección para consolidar las democracias es que nunca las tareas son suficientes y que resuelto un problema lo que hay que hacer es pasar a la nueva fase de los nuevos problemas y de los nuevos desafíos. ¿Cuáles son algunos de los nuevos desafíos es América Latina? El proceso de globalización y de modernización, que algunos países lo abrazan con mucho entusiasmo y otros con mucha dificultad. Ese proceso está produciendo cambios sociológicos en la región muy importantes. Hay un cambio demográfico como el que está ocurriendo en Europa, en que disminuye la tasa de mortalidad porque hay mejores programas de salud aumenta la expectativa de vida de la población y envejece la población. Ahí hay un desafío, el sistema de protección social que construyamos tiene que tomar en cuenta ese hecho fundamental. Vamos a tener que dar cobertura mayor que la que estamos dando hoy día, que es muy insuficiente, a las personas adultas mayores que se retiran de la vida de trabajo y cuyos ingresos caen a niveles muy bajos y tienen que depender de sus familiares para subsistir. Un segundo fenómeno demográfico sociológico es que en América Latina, producto también de la modernidad y de otros factores, culturales o crisis de valores dirían algunos, un tercio de las familias son monoparentales y la inmensa mayoría de ellas son

162

Coesione sociale e territoriale per l’integrazione latinoamericana

encabezadas por una mujer. Y por lo tanto, el sistema de protección social que tenemos que construir ahora tiene que dar cuenta del hecho de que el porcentaje de mujeres que logra resolver este dilema extremadamente difícil de cuidar a los hijos y al mismo tiempo acceder a un trabajo, y ojalá a un buen trabajo es aun muy bajo. Ese es un dilema que no hemos resuelto bien. Mientras no tengamos una cobertura ojalá universal o cercana a la universal, en el cuidado infantil y la educación preescolar, y al mismo tiempo no desarrollemos programas de formación permanente para que la mujer jefe de hogar pueda, efectivamente, acceder a que sus niños los cuide una institución adecuada para que ella pueda optar a un buen trabajo que le permita una vida digna. En los últimos años, en que algunos hablan con mucho pesimismo, en América Latina ha aumentado impresionantemente la cobertura en la educación. La educación básica hoy día tiene cobertura casi plena. La secundaria se está expandiendo muy rápidamente. Entonces, ¿cuál es el desafío futuro? El desafío futuro es que vamos a tener una enorme masa de jóvenes que egresan de la educación secundaria y que esperan una de estas dos cosas: o tener acceso a la universidad y tener una buena educación superior o encontrar alternativamente un empleo que le de un ingreso adecuado. Y un empleo ojalá no precario, sino un empleo estable. Por lo tanto, el sistema social que debemos construir debe anticiparse a este fenómeno, sino lo que vamos a tener que enfrentar es una gran masa de jóvenes educados cesantes, sin empleos, cuyas expectativas se derrumban y cuya fe y confianza en la democracia también se derrumba y que comienzan a buscar desesperadamente alternativas extra-sistema. Otro elemento que debemos tomar en cuenta es que todas estas tareas anteriores no se podrán llevar adelante si tenemos un Estado débil, pequeño, encogido o penetrado por intereses corporativos particulares. Y por lo tanto, si esta es la situación, si hoy día tenemos un punto de partida de confianza en lo que hemos logrado y en lo que podemos lograr, creo que lo que tenemos que hacer es ponernos algunas tareas comunes en América Latina. El proceso de integración lo enfrentamos históricamente en América Latina, como quien dice “desde arriba hacia abajo”, desde los grandes tratados a nivel del Estado y buscando algunas normas jurídicas comunes y algunas negociaciones comerciales. Y a mí me parece que si nosotros queremos un proceso de integración más profundo, tiene que descansar en la profundización de las democracias en cada uno de estos países, con un sentido de convergencia en las instituciones de protección social que vamos creando a través del tiempo. Y por eso me atrevo, brevemente, a proponer cosas, que por lo demás son bastante obvias, respecto a las tareas que debemos hacer en común para responder a esta gran lección Europea: no hay ni democracia ni crecimiento económico sin un sistema de protección social que proteja a los más vulnerables y a los perdedores en el proceso de globalización. La primera tarea es dejar de lado aquello que algunos nos predicaron en los momentos álgidos del neoliberalismo, cuando nos dijeron que hay que reducir el Estado, hay que encoger el Estado, hay que privatizar. La primera tarea es construir un Estado fuerte, musculoso, pero sobretodo un Estado transparente, erradicando toda forma de corrupción. Un Estado que sea eficaz, no burocrático, capaz de reaccionar rápidamente ante los problemas. Ayer le escuchábamos al Primer Ministro de

163

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Italia que nos decía que uno de los problemas que hay en las democracias hoy día, incluyendo Italia, es que la evolución, los cambios, los procesos de transformación en el mundo, en cada sociedad nacional y en cada economía son tan rápidos, que la política parece ir siempre detrás de los cambios. Los cambios son rápidos, la política es lenta en sus respuestas. Por lo tanto, necesitamos transformar el Estado y los sistemas políticos para que se ajusten a la velocidad requerida por la gente que va a demandar para sentir bienestar y protección social. Tenemos que promover, y éste es el gran ejemplo de Italia, creo yo, en América Latina, tenemos que promover procesos de concertación social, de diálogo, de entendernos unos a otros los que pensamos diferente. En América Latina tenemos la tendencia a descalificar al que piensa diferente, a sacarlo de la mesa, a gritarle, a decirle que lo que está diciendo es falso y absurdo. Eso no resuelve los problemas. Toda sociedad democrática se construye sobre la base de aceptar la diversidad de puntos de vista y de ser francos, mirarse a los ojos y construir todos los acuerdos que sean necesarios para los objetivos nacionales. Tenemos que converger en América Latina hacia la construcción de sistemas de protección social o de seguridad de las personas. El gran problema de las sociedades contemporáneas es que al estar abiertos al mundo hay muchos más sectores en cada población que se hacen vulnerables. Vulnerables porque pierden el empleo por una crisis en el otro lado del mundo y la persona dice “¡qué tengo que ver yo con esa crisis que se produjo en el otro lado del continente!”. Catástrofes de salud que no están bien cubiertas por los sistemas de salud. Personas viejas que jubilan y que el ingreso se les cae al suelo. Seguros de desempleo que funcionan solo en el papel y no en la práctica, cuando lo que ocurre hoy día en el mundo cada vez más, como decía recién el Ministro del Trabajo de Italia, es que la gente o pierde el trabajo con un shock o decide cambiar de trabajo porque está buscando un mejor empleo. ¿Y quién, entonces, le facilita el proceso de buscar un nuevo empleo sino a través de un seguro, que les mantenga los ingresos durante el período de búsqueda del empleo? Ésa es una visión moderna de los seguros de desempleo. Tenemos que construir en América Latina una plataforma común para atacar el tema de seguridad física de las personas. Porque cuando tenemos estos jóvenes que emigran del campo a la ciudad y tenemos las grandes ciudades con muchos millones de habitantes, aparece con mayor fuerza la violencia, las drogas y el narcotráfico. Y la gente común y corriente, que quiere vivir una vida normal, tiene temor de salir de sus casas. Por lo tanto, abordar en forma moderna y coherente el tema de la violencia, incluye desde una reforma de las policías y del sistema judicial hasta labores de prevención, es un tema central en la construcción de un sistema de seguridad social en América Latina. Ya mencioné el empleo de las mujeres y el cuidado infantil. Ahí tenemos que aprender de las lecciones de unos y otros, en algunos países estas cosas funcionan bien y en otras no, a través de un diálogo sistemático sobre cohesión social debiéramos nosotros aprender acerca de esto, el cuidado de los ancianos, cuántos ancianos viven solos y mueren solos en nuestros países sin apoyo. El tema de la calidad de la educación, también tenemos que aprender muchas cosas para no frustrar a aquellos jóvenes que terminan la educación media y que no tienen destino ni futuro.

164

Coesione sociale e territoriale per l’integrazione latinoamericana

Y, por último, pese al optimismo, al comparar las cifras no podemos evitar un cierto pesimismo. Porque el volumen de recursos que los ciudadanos europeos e italianos están dispuestos a poner a disposición del bien común, a través de recursos tributarios, es sustancialmente superior al que nuestras propias poblaciones en nuestros países de la región están dispuestas a poner encima de la mesa. Por ello, tenemos recaudaciones tributarias en América Latina que a veces son absurdas, porque los que tienen dinero no quieren poner la plata, no pagan los impuestos o simplemente se las arreglan para sacar los recursos del país. Por lo tanto, las reformas fiscales son una parte sustancial de un sistema de cohesión social. Termino diciendo lo siguiente, hoy en la hora de almuerzo con el Ministro de Relaciones Exteriores D’Alema y otros Cancilleres, se conversaba sobre la impresionante presencia e influencia de Italia en América Latina, que a través de las migraciones, en algunos países ha formado casi el carácter nacional. Además de las migraciones, por cierto, de España y Portugal. Y la reflexión que se me ocurría en ese momento, producto de diálogos como éste, es pasar de un sentido de comunidad de origen histórico con Italia, España y Portugal, a la construcción de una comunidad compartida de destinos. Y para eso, cuántas reuniones sean necesarias para aprender unos de otros, para hablar con franqueza acerca de los problemas, los dilemas, las dificultades que enfrentamos, y sobretodo para que Europa tenga una presencia política mucho mayor, que nos va a hacer muy bien y que nos va a servir mucho para ver con más claridad el futuro. Eso es lo que quisiéramos dejar hoy día planteado en esta reunión: de una comunidad de origen histórico a una comunidad de destino. Esa me parece que es la tarea principal en esta reunión. Muchas gracias. ■

165

Jorge Valero
Viceministro para América del Norte y Asuntos Multilaterales de la República Bolivariana de Venezuela

El Gobierno de la República Bolivariana de Venezuela saluda la loable iniciativa del Gobierno italiano, de celebrar esta Conferencia que se propone intensificar los lazos de amistad entre este hermoso país y América Latina y el Caribe. Los oradores precedentes han planteado elevar la calidad de nuestras relaciones, fundadas en principios como la solidaridad, la cooperación y la complementariedad. Ha señalado el Primer Ministro, Romano Prodi, que “América Latina es una prioridad para su Gobierno”, y ha propuesto relanzar la presencia de Italia en nuestra Región. Ha calificado esta política, como “una política de Estado”. En nombre del Gobierno Bolivariano, saludo estos considerandos que pueden coadyuvar al desarrollo integral de nuestros países.

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Italia ocupa un lugar privilegiado para fomentar nuevas y más fructíferas relaciones entre la Unión Europea y América Latina y el Caribe. La Comunidad Italiana brinda importantes contribuciones al progreso de Venezuela. Hombres y mujeres provenientes de esta tierra están implantados en el corazón de nuestro pueblo. Venezuela otorga singular importancia a este encuentro. Y una buena demostración es que nuestro Presidente, Hugo Chávez Frías, haya sido huésped de honor en la II Conferencia, realizada en Milán en el año 2005. El concepto de Cohesión Social surgió en el proceso de integración de la Unión Europea. Se trataba de reducir las brechas sociales entre Estados de este continente, al tenor del colapso de la guerra fría. Principios fundamentales como el de integración, cooperación y solidaridad, se asocian a este concepto. Se quiere corregir las asimetrías y contradicciones que aparecieron en el marco de la conformación de la Unión Europea. Y dable es destacar que, desafortunadamente, los países de América Latina y el Caribe no hemos alcanzado ni siquiera los estándares de progreso asociados al estado de bienestar. Lo que hemos tenido, en cambio, ha sido subdesarrollo, explotación, con sus más aberrantes secuelas: la pobreza y el hambre. Para alcanzar la cohesión social en nuestros países es necesario lograr la inclusión social, la equidad, la justicia y la igualdad entre los seres humanos. La única cohesión social posible en nuestro continente es aquella fundada en la justicia social. Y es que si no hay justicia social, en el marco de una democracia verdadera, con aliento de pueblo, no puede haber cohesión social. En América Latina y el Caribe habitan más de 240 millones de pobres. De éstos, casi 100 viven en condiciones de pobreza extrema. Esta calamitosa situación plantea graves interrogantes no solo sobre el desarrollo, sino también sobre los derechos humanos básicos. Superar esta perversa situación es el verdadero desafío de este tiempo. La Revolución Bolivariana enfrenta las seculares desigualdades e injusticias que han caracterizado a la sociedad venezolana y construye una democracia de calidad, fundamentada en el humanismo bolivariano. Y está dando su contribución para que todos los países de América Latina y el Caribe superen el subdesarrollo. Ese es el sentido de la Alternativa Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América, “ALBA”. Europa, ya se sabe, alcanzó elevados estándares de vida en el marco de un estado bienestar y la integración fue posible con base en el carbón y el acero como pilares del crecimiento económico. Para alcanzar el desarrollo de América Latina y el Caribe es necesario articular las potencialidades de todos nuestros países. La integración energética y financiera constituyen pivotes fundamentales para el desarrollo integral. A esos efectos, Venezuela con países hermanos de nuestro continente, impulsa, entre otras iniciativas, Petrocaribe, el Gasoducto del Sur y el Banco del Sur. Considera Venezuela que es necesario impulsar las relaciones entre América Latina y

166

Coesione sociale e territoriale per l’integrazione latinoamericana

el Caribe y la Unión Europea. Son ingentes las posibilidades para estrechar relaciones de amistad. La integración de América Latina y el Caribe puede contribuir, a su vez, a una integración más armónica y equilibrada entre estas dos regiones. Desde el último trimestre del año 2003, hasta principios de 2007 – y durante 14 trimestres sucesivos – el Producto Interno Bruto (PIB) ha crecido a un promedio de 12,6%. Cifra que representa un récord, sin precedentes, en la historia económica mundial. La política social de la Revolución Bolivariana está orientada a garantizar la universalización de los derechos humanos. Venezuela duplicó la inversión social, que se elevó de un 8,2% del PIB en 1998, cuando ganó la presidencia Hugo Chávez Frías; a un 15% en el año 2006. Las Metas y Objetivos del Milenio fijadas por las Naciones Unidas, en el año 2000, se cumplen en Venezuela con resonante éxito. Algunas de estas metas ya han sido alcanzadas, aunque se haya fijado para cumplirlas el año 2015. Según el Instituto Nacional de Estadísticas de Venezuela, para el año 1998 la pobreza era de 43,9% y la pobreza extrema 17,1%. A partir del año 2004, la pobreza descendió en el 2006 hasta el 30,4%. Y la pobreza extrema descendió al 9,1%. Según el PNUD, el Índice de Desarrollo Humano alcanzó un 0,69 en el año 1998 y se elevó hasta el 0,88 en el año 2006. Y hay un dato que no quiero obviar: Venezuela fue decretada por la UNESCO territorio libre de analfabetismo, en octubre de 2005. En Venezuela avanzamos hacia la cohesión social, mediante la plena vigencia de un estado de Derecho y de Justicia. Organismos internacionales como el PNUD, la UNESCO, el UNICEF, la CEPAL, la OPS y la OMS, reconocen los espectaculares logros económicos y sociales que hemos alcanzado, en tan corto tiempo. Felicitamos a los organizadores de este foro, que nos permite explorar el entendimiento y la amistad entre Italia y América Latina y el Caribe.■
167

Luigi Angeletti
Segretario generale UIL, Italia

Grazie Signor Presidente, grazie a tutti gli ospiti. Consideriamo importante l’iniziativa del Governo italiano di discutere sul rafforzamento della collaborazione tra l’Italia e l’America Latina. Questo continente sta vivendo infatti una fase di importante crescita economica, strettamente correlata, secondo me, al consolidamento delle istituzioni democratiche in questi Paesi. Ecco perché credo sia necessario modificare l’orientamento dell’Italia e dell’Europa nei confronti

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

dell’America Latina e in questa direzione vanno costruiti e rafforzati i rapporti in modo tale da generare una partnership strategica tra di loro. Si avverte, quindi, la necessità di creare iniziative e mettere in atto scelte politiche in grado di affrontare e risolvere problemi comuni. L’uomo nel corso della sua storia ha attraversato fasi di crescita e di evoluzione. La globalizzazione è una di queste fasi, e come ogni novità, presenta alcuni rischi ma anche grandi opportunità. Ad esempio, proprio grazie alla globalizzazione è possibile distribuire le grandi quantità di risorse prodotte da un alto livello di crescita economica ad un numero di persone sempre maggiore. A tal proposito, il tema della coesione sociale non rappresenta soltanto una questione politica, né costituisce mero obiettivo della politica sociale dei singoli Paesi e delle Organizzazioni Sindacali. La questione sociale si configura come strumento fondamentale nelle mani degli Stati, per rafforzare e sostenere la crescita economica. Infatti, solo le società caratterizzate da una sufficiente coesione sociale si configurano come società altamente competitive. All’interno di queste, solo se i cittadini sentono che prendono parte delle scelte economiche, politiche e sociali del Paese la crescita e lo sviluppo si trasformano positivamente raggiungendo standard di elevata qualità. Le trasformazioni e le innovazioni tecnologiche sono sicuramente mezzi di sviluppo e progresso, ma lo strumento fondamentale che consente ad uno Stato di crescere anche economicamente è la risorsa umana. È necessario puntare quindi sulla professionalità, sulla conoscenza e sulla capacità dei singoli di produrre beni e servizi in grado anche di migliorare la qualità della vita degli individui. Pertanto i temi della povertà, della riduzione della fame e della miseria nel mondo non costituiscono sterili ideali etici o morali, ma rappresentano per noi una vera scommessa: la scommessa di affrontare il tema dello sviluppo economico a livello mondiale ed evitare tutti i rischi e i pericoli che si presentano sullo scenario internazionale. Io credo sia necessario un approccio concreto. É giunta l’ora di mettere in atto iniziative tangibili e proposte mirate. L’Italia e tutta l’Europa hanno un grande dovere nei confronti dell’intero pianeta. L’imperativo categorico, che si impone nella discussione e nel dialogo tra i paesi membri, riguarda una chiara scelta di prospettiva, che obblighi gli Stati ad inserire, nella discussione dei trattati sul libero scambio, clausole che abbiano come scopo prioritario la salvaguardia dei diritti sociali e sindacali, la riduzione drastica del dumping sociale, l’uso e la difesa intelligente dell’ambiente. In questo macro contesto i sindacati possono mettere in campo micro iniziative fattive, concrete e decisive. Credo perciò sia indispensabile puntare sulla costruzione di un vero dialogo sociale e rilanciare la cooperazione internazionale e sociale tra l’Italia e i Paesi dell’America Latina. Sono sempre minori le risorse che il Governo italiano destina alla cooperazione ed è proprio in questa occasione che vorremmo fornire alcuni suggerimenti. La cooperazione internazionale deve promuovere non soltanto attività legate all’aiuto sociale e all’assistenza economica, ma deve strutturarsi attraverso azioni di collaborazione e sostegno alla cooperazione tra i Paesi. È necessario fornire un contributo mirato alla

168

Coesione sociale e territoriale per l’integrazione latinoamericana

creazione di progetti che uniscano energie, risorse umane e intellettuali, studiare ed elaborare programmi condivisi, lavorare insieme per un obiettivo comune. Creare un terreno fertile che dia la possibilità di collaborare insieme per realizzare uno sviluppo reale ed una crescita economica concreta. Siamo dell’idea che la costruzione di rapporti saldi, fondati su una partnership strategica che unisca i propri sforzi e le proprie energie, sia la base per un progresso stabile e generalizzato. Credo, infine, che l’Italia abbia un obbligo sociale e morale nei confronti dei Paesi dell’America Latina, Paesi nei quali molti nostri connazionali hanno raggiunto, pur passando attraverso il duro percorso migratorio, importanti risultati. Ecco perché la politica estera italiana ha un’importante responsabilità e il dovere di costruire rapporti concreti con questi Paesi. Il supporto e l’aiuto reciproco forniscono le basi per un progetto comune. È indispensabile lavorare insieme per costruire rapporti solidi e puntare su una cooperazione paritaria. Molti sostengono che sia necessario condividere le nostre radici, noi siamo convinti che la condivisione riguardi il nostro futuro. Vi ringrazio. ■

169

David Choquehuanca Céspedes
Ministro de Relaciones Exteriores de la República de Bolivia

Hermanas y hermanos. Amigas y amigos. Felicito a los organizadores de esta Conferencia, porque ésta es un espacio donde podemos construir alternativas frente a diversos problemas, de manera conjunta y con la participación de todos, como siempre hemos hecho en nuestras comunidades. Estamos hoy en tiempos de crisis, hablamos de varias crisis: de crisis alimentaria, de crisis del planeta, de crisis energética, de crisis institucional, de crisis de valores de esta sociedad occidental. Hablamos también del cambio climático, de pobreza, desintegración y asimetrías. Estamos también en tiempos de cambios fundamentales, estamos en tiempos de grandes desafíos. Y tenemos la oportunidad de poder participar en este tipo de eventos, donde podamos encarar entre todos y construir – repito – de manera conjunta, propuestas que nos puedan ayudar a salir de estas crisis. Una de estas propuestas es la cohesión social, sobre la cual nos está reuniendo hoy día. Esta propuesta habla en forma integral de la lucha contra la pobreza y busca una sociedad donde estemos unidos todas y todos.

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Sin embargo, el cambio climático, estas distintas crisis y asimetrías, todo esto es resultado del modelo de desarrollo implementado por la sociedad occidental, modelo que ha generado grandes desequilibrios, no solamente entre las personas sino entre el hombre y la naturaleza. Este modelo de desarrollo está ahora en cuestión, porque buscando el “vivir mejor” ha logrado que unas personas vivan mejor que otras, ha logrado que regiones vivan mejor que otras regiones y que continentes estén mejor que otros continentes. Frente a estas crisis, estamos en Bolivia impulsando otra forma de vida, una vida que no busca el “vivir mejor” sino el Vivir Bien. No es igual vivir mejor que vivir bien: mentir no es vivir bien, no trabajar no es vivir bien, atentar contra la naturaleza no es vivir bien, explotar al prójimo no es vivir bien. Nosotros en nuestras comunidades no buscamos el vivir mejor, es más: no queremos que nadie viva mejor. Simplemente buscamos un Vivir Bien. Para lograr el Vivir Bien en nuestras comunidades, nos servimos de la Energía Comunal, que es el motor para la construcción del Vivir Bien. La Energía Comunal nos da la posibilidad de volver a la comunidad, volver al camino de la complementariedad, volver al camino del equilibrio no solamente entre las personas sino entre el hombre y la naturaleza. Por tanto, más que hablar de cohesión social, voy a hablar hoy de la Energía Comunal, energía social que va más allá de la cohesión social, que va más allá de la libertad, más allá de la justicia, más allá de la democracia. En la palabra “democracia” existe todavía la palabra “sometimiento” y someter al prójimo no es vivir bien. Posiblemente someter al prójimo te permita vivir mejor o explotar al prójimo te permita vivir mejor, o atentar contra la naturaleza te permita vivir mejor. Nosotros no queremos eso. Lo que queremos, lo que buscamos es un vivir bien, por eso en nuestras comunidades nuestra lucha va más allá de la democracia. No estamos contra la democracia, queremos profundizar la democracia. Queremos democratizar, pero queremos que las cosas se resuelvan mediante el consenso como lo hacemos los indígenas. Es muy importante para nosotros, que cada uno pueda tener la misma oportunidad de ser escuchado. Todos tenemos que convencernos y ponernos de acuerdo con la participación de todos, no mediante el voto. La lucha de los pueblos indígenas va más allá de la búsqueda de la justicia social. Cuando hablamos de justicia social, todavía es excluyente, está en función solamente del hombre. Nosotros buscamos el equilibrio en vez de justicia. Más, no buscamos una sociedad equilibrada, sino buscamos una vida equilibrada. Así mismo, no buscamos nosotros la libertad, nuestra lucha va más allá de la libertad. En la comunidad nadie tiene que ser libre, nadie tiene que sentirse libre. El abuelo se complementa con el niño, la mujer se complementa con el hombre y el hombre se complementa con la naturaleza. Todos nosotros somos hermanos, por eso la lucha de los pueblos indígenas va más allá de la libertad.

170

Coesione sociale e territoriale per l’integrazione latinoamericana

Queremos no solamente una sociedad complementaria sino buscamos una vida complementaria. Creemos que estos valores, que estas prácticas, estos códigos, que la puesta en práctica de la Energía Comunal, pueden aportar a la discusión cuando hablamos de cohesión social. Hasta ahora este modelo de desarrollo a nosotros nos ha enseñado dos caminos: un camino que va por el lado del socialismo y otro camino que va por el lado del capitalismo. Para el capitalismo lo más importante es la plata, la obtención de la plusvalía. Nosotros no estamos de acuerdo con eso. Y para el socialismo lo más importante es el hombre, el socialismo busca la satisfacción de las necesidades cada vez más crecientes, tanto materiales como espirituales del hombre. Estamos de acuerdo. Pero la lucha de los pueblos indígenas va más allá del capitalismo, del socialismo. Para el capitalismo lo más importante es la plata, la obtención de la plusvalía, para el socialismo lo más importante es el hombre. Para nosotros los pueblos indígenas, lo más importante no es la plata, lo más importante no es el hombre; para nosotros, lo más importante es la vida. Tenemos que dejar de pensar solamente en los seres humanos. La Energía Comunal se desenvuelve en la Cultura de la Vida, donde las mujeres y los hombres no convivimos sólo con nuestros congéneres, sino con todo lo que nos rodea. Para nosotros un árbol es nuestro hermano, las piedras, los ríos, el viento, las estrellas, las aves, el rocío, el puma, son nuestros hermanos. Somos parte de la naturaleza. Somos todos y todas crías de la Madre Naturaleza. Vivimos en las faldas de nuestra madre tierra, ella nos da de comer, nos da vida, vestidos y techo. Todos nosotros, la planta, los animales, los seres humanos, nos alimentamos de la leche de la madre tierra, que es el agua. Dependemos de ella, y ella depende de nosotros. Lo que pasa a la tierra pasa también a los hijos de la tierra. Nosotros no solamente tenemos que buscar la cohesión de las personas, sino nuestras luchas tienen que ir más allá de eso. Más allá de buscar la cohesión social, nos toca fortalecer la Energía Comunal: • trabajando por una vida armónica en nuestras comunidades y con la Madre Naturaleza, compartiendo, cantando, bailando, más que soñar con el “desarrollo” en el mercado libre; decidiendo nosotros mismos juntos en la comunidad de manera soberana qué, cuánto y cómo producir, más que dejar que el mercado, como un nuevo patrón, nos lo decida; haciendo nuestra propia educación a partir del aprendizaje que siempre hemos dado a nuestros niños en nuestras comunidades, aprendizaje comunal para crear energía comunal; haciendo nuestra propia salud a partir de cómo siempre nos hemos mantenido sanos, donde nuestro alimento es nuestra medicina.

171

•

•

•

Muchas gracias. ■

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Juan Velásquez Quispe
Presidente dell’Associazione di migranti andini “Juntos por los Andes”, Italia

“Cada mañana, miles de personas reanudan la búsqueda desesperada de un trabajo”... “Son los excluidos, los que quedan fuera de la sociedad porque sobran. Ya no se dice que son “los de abajo” sino “los de afuera”... “Y estos hombres que diariamente son echados afuera, como de la borda de un barco en el océano, son una inmensa mayoría”. Creemos, junto a las percepciones del gran Ernesto Sábato, que las migraciones latinoamericanas en Italia están atravesando por una nueva situación de emergencia y que la gran oportunidad que nos brinda esta conferencia nos permitirá llegar directamente a nuestros gobernantes, para hacerles llegar la voz de los que por mucho tiempo no hemos tenido voz. No hablaré tanto de cifras, hay estudiosos que ya las han señalado, mas sí les hablaré de vivencias. Nunca como hoy los inmigrantes latinoamericanos vemos con claridad el proceso de globalización y sus grandes limitaciones. Sabemos muy bien que nos hemos constituido en una fuerza económica sin precedentes, el 2006 hemos enviado divisas por más de 50 mil millones de dólares a nuestros países de origen, según cifras del BID; pero también somos una inmensa fuerza social que aún viene amalgamándose, en la perspectiva de hacer valer nuestros derechos fundamentales como ciudadanos de primer orden, que aún no son reconocidos pero que tarde o temprano lograremos ejercitar. Aquí trabajamos y nos esforzamos por sacar adelante nuestras familias; aquí pagamos nuestros impuestos y sostenemos también el erario público; aquí crecen nuestros hijos, quienes aprenden a ser italianos; aquí hemos aprendido “questa bella forma di esprimerci” (esta bella forma de expresarnos), también sus costumbres y la idiosincracia de este país que hemos aprendido a querer. Quiero precisar el gran rol que tienen nuestras mujeres migrantes, representan más de la mitad de nuestra población latinoamericana en el exterior, y en general han sido ellas las pioneras del proceso migratorio, son ellas las que sostienen con mayor regularidad el envío de las remesas y son ellas las que principalmente promueven la reunificación familiar. En la mayoría de los casos son ellas las que han decidido hacer de su experiencia migratoria un hecho definitivo, por lo que sacrifican su vida presente por el sueño de traer aqui a sus hijos y familias, en aras de brindarles un mejor futuro, aquél que les ha sido negado en nuestros países de origen. En estos años de convivencia con Europa los latinoamericanos nos hemos transformado de hecho en difusores de culturas diversas. Trajimos a Italia nuestra forma de ser, nuestras fiestas, nuestras comidas, nuestro folklore, nuestra identidad; pero al mismo tiempo somos nuevos embajadores de la cultura italiana, pues llevamos con nosotros por doquier su idioma, sus vivencias y sus costumbres. Lo hacemos cada vez que salimos del país, cuando regresamos a nuestros países de origen o simplemente cuando nos comunicamos con nuestros familiares y amigos, a través de las diversas tecnologías de la comunicación hoy existentes.

172

Coesione sociale e territoriale per l’integrazione latinoamericana

Esta gran presencia cualitativa y cuantitativa de nuestra gente a nivel transnacional, aún no ha llevado a esfuerzos concretos de insertar este proceso de gran valor cultural y económico a políticas económicas y sociales innovadoras desde la propia Italia y desde nuestros países latinoamericanos. Nosotros no pedimos ser beneficiarios de recursos pues hemos aprendido a generarlos con nuestro propio esfuerzo, lo que pedimos es la oportunidad de ser considerados, al fin, actores protagónicos del desarrollo. En la práctica ya lo somos, solo que deseamos pasar de la importancia informal que tenemos a aquella importancia formal, para seguir contribuyendo de forma constructiva en la perspectiva de dismunir la pobreza en nuestros países de origen y ayudar a sustentar el relanzamiento económico de Italia. Para ello ha nacido Juntos por los Andes, para ser un interlocutor válido de los nuevos procesos migratorios en Europa. Se trata de un consorcio de 20 asociaciones de inmigrantes latinoamericanos, que han decidido unirse dando prioridad en un primer momento a las migraciones provenientes del área andina. Según el Instituto de Estadística italiano los andinos aquí somos 238,882 personas. Esta vital presencia andina en Italia nos ha instado a generar un mecanismo de trabajo conjunto entre las asociaciones constiutidas por ciudadanos provenientes de Colombia, Bolivia, Ecuador y Perú como primer paso de unidad. Hemos logrado establecer los vínculos para trabajar de forma coordinada en favor de la consolidación de nuestras propias organizaciones y en favor de proyectos de solidaridad en los 4 países andinos. Nos hemos venido reuniendo de forma constante, gracias al apoyo del CeSPI y de la SID, quiénes han creído en esta experiencia integradora de nuestros pueblos desde la diáspora. En la actualidad nos encontramos abocados en una campaña de recolección de fondos para financiar 4 proyectos de ayuda a la niñez en dificultad: uno en Bolivia, otro en Ecuador, en Colombia y otro en Perú. Estamos en plena venta de una rifa que culminará el próximo mes de noviembre. Los recursos que captaremos para estos proyectos los multiplicaremos por 5, a través de socios privados o públicos que contribuirán cada uno con igual cantidad de recursos que nosotros juntemos. A este proceso le hemos denominado Fondo Italo Andino de Solidaridad 4 + 1. Dejamos abierta aquí, delante de todos Uds., la invitación para participar en esta noble causa y así podamos denominarnos 7, 8 o quizás, ¿por qué no?: 10+1. Este esfuerzo colectivo apunta al hecho de ejercitar nuestro papel de nuevos y eficientes agentes para la cooperación internacional, pues somos verdaderos facilitadores en los procesos de inserción de nuestros territorios de origen en el mercado europeo y mundial. Nuestra red se ha propuesto crear todas las alianzas posibles, sea con nuestros gobiernos aquí presentes, con las entidades multilaterales, con la empresa privada, con la sociedad civil y con los ciudadanos en general. Todo esto comporta pasar de un momento de exclusión a una nueva etapa de inclusión de los ciudadanos migrantes. Donde la participación y el ejercicio de nuestra ciudadanía no sea vista solo como un obstáculo o un problema de seguridad interna para nuestros gobernantes italianos; pero tampoco deseamos ser vistos como proveedores

173

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

de remesas o simples clientes de bancos o aseguradoras para los gobernantes o empresarios de nuestros países de origen. Queremos ser considerados por aquéllo que somos: una nueva oportunidad para el desarrollo de nuestros países latinoamericanos y una palanca de relanzamiento de la economía italiana y europea. Juntos por los Andes es también una gran oportunidad para demostrar que la integración de nuestras naciones es posible, y que las migraciones internacionales traen esta buena noticia. Nuestras diferencias se relativizan al transformarnos en migrantes y nuestras fronteras demuestran lo artificiales que son, ya que al estar aquí enfrentamos nuevos problemas comunes como la falta de oportunidades, la exclusión, la falta de casa, la xenofobia, etc. Llevando a la práctica esta premisa estamos trabajando de forma que los recursos económicos obtenidos sean destinados en forma equitativa a los 4 proyectos mencionados, indistintamente si una u otra comunidad habrá tenido mayor o menor éxito en la campaña de recolección de fondos. Finalmente, Juntos por los Andes es una experiencia ciudadana impulsada por ciudadanos. Y aspiramos a que siga siendo así. Como un conjunto de asociaciones de inmigrantes obstinados en reforzar la sociedad civil italiana y la sociedad civil de nuestros países de origen. Quizás los que constituyamos Juntos por los Andes no seamos las organizaciones más grandes, pero sin duda somos las asociaciones más activas y dinámicas en la perspectiva de generar canales de eficientes e innovadores en favor de una nueva percepción de las migraciones andinas y latinoamericanas en Italia.
174

Por todo ello es que somos una experiencia abierta a otras organizaciones de inmigrantes latinoamericanos en Europa, para hacer de Juntos por los Andes una realidad cada vez más sólida y consolidada en el transcurrir del tiempo. Sólo así podremos sentirnos, en pleno siglo XXI y en el corazón de Occidente, herederos de los antiguos y milenarios principios de solidaridad y universalidad que tuvieron nuestras poblaciones precolombinas. ■

Laura Ciacci
Responsabile del programma di cooperazione internazionale del WWF Italia, rappresentante del CINI (Coordinamento Italiano Network Internazionali), Italia

La visione complessiva che abbiamo nel nostro operare in America Latina come network internazionali della società civile (a partire dal WWF, ma oggi sono qui anche in rappresentanza delle altre organizzazioni internazionali in Italia: Action Aid, Amref, Save the Children, Terres des Hommes e VIS) è un sistema ecologicamente sano che dia il suo contributo ambientale e culturale alla popolazioni locali, ai Paesi che lo compongono e al mondo nell’ambito di un framework di equità sociale, sviluppo economico inclusivo e responsabilità globale. Sono di cruciale importanza, per l’integrazione latinoamericana, i piani regionali di

Coesione sociale e territoriale per l’integrazione latinoamericana

integrazione PPP (Plan Puebla-Panama) e in particolare IIRSA (Initiative for the Regional Infrastructure Integration of South America), supportati entrambi dalla BID, il cui Presidente presiede questa sessione. Questi piani dovrebbero proprio portare all’integrazione fisica e territoriale, ma a causa della loro attuale visione e obiettivo, limitati allo sviluppo delle infrastrutture e a scenari, non porteranno alla coesione sociale. Al contrario, rischiano di portare alla disintegrazione e al degrado sociale ed ambientale. Questo accadrà specialmente nelle aree transfrontaliere, quelle più adatte ai piani di integrazione territoriale e allo stesso tempo quelle in cui le pubbliche istituzioni e le organizzazioni della società civile sono meno preparate ad affrontare le sfide indotte da questi piani di integrazione. È il caso dell’ecoregione del Sud-Ovest dell’Amazzonia, conosciuta nel contesto dell’IIRSA come la piattaforma Perù-Brasile-Bolivia, in cui gli investimenti territoriali sono rilevanti: rappresentano quasi un terzo dell’intero portafoglio IIRSA, quasi lo stesso ammontare previsto per la più sviluppata regione sub-continentale rappresentata dalla piattaforma Mercosur-Cile. Alcuni degli investimenti più rilevanti a livello di infrastrutture in Sud America sono pianificati per il Sud-Ovest dell’Amazzonia: 1 miliardo di dollari di investimento nella strada Interoceanica che si sta rapidamente implementando per connettere lo Stato di Acre in Brasile con i Dipartimenti di Cusco e Puno in Perù e da qui ai porti peruviani nel Pacifico; 10 miliardi di dollari nel progetto che porterà con un complesso di dighe alla produzione idroelettrica di 6.450 MW sul fiume Madeira, conosciuto come dighe Madeira. Il partenariato pubblico-privato per la strada Interoceanica fu lanciato e approvato in un tempo record con il supporto del CAF (Corporación Andina de Fomento), di banche private e del governo brasiliano, attraverso il suo programma per l’esportazione di servizi (PROEX). Come parte del pacchetto finanziario, il Governo del Perù e il CAF si sono accordati per sostenere congiuntamente un programma di 17 milioni di dollari per mitigare gli impatti indotti dallo sviluppo della strada. È l’equivalente dell’1,7% dell’investimento infrastrutturale e non riguarda i temi sociali o urbani. Mentre la strada si sta rapidamente realizzando con alcune inaugurazioni già pianificate quest’anno, il programma per mitigare gli impatti è partito solo recentemente, a causa della complessità delle istituzioni a livello nazionale e sub-regionale che dovrebbero essere coinvolte per cooperare. Le autorità brasiliane hanno recentemente dato la licenza ambientale preliminare per le dighe Madeira (Santo Antonio e Jirau), ammettendo la sua fattibilità sociale e ambientale, nonostante molte questioni e temi critici siano rimasti senza risposta o non chiaramente spiegati. Il progetto è adesso programmato per un processo di offerta aperta per la concessione coinvolgendo interessi pubblici e privati. Una delle critiche ricorrenti dell’assessment sull’impatto ambientale, inclusa in una nota tecnica preparata dal team inizialmente responsabile dell’analisi della proposta, era la sua limitazione al territorio brasiliano senza considerare l’intero bacino, che coinvolge i territori peruviani e boliviani, come uno si aspetterebbe da un progetto tecnicamente

175

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

ben preparato, che è invece parte fondante di un’iniziativa di integrazione. Questo è particolarmente importante considerando che uno dei siti per le dighe (Jirau) è a 80 km dalla Bolivia. Ad oggi l’unica preoccupazione dei promotori sembrerebbe quella di stringere accordi con le 3.000 persone che sarebbero direttamente coinvolte dalla costruzione, attraverso una negoziazione diretta con loro. La maggioranza di essi, alcuni parte di comunità indigene, dipendono per la propria sussistenza dal fiume, nessuno di essi ha diritti terrieri documentati e pochi di essi o addirittura nessuno è preparato a negoziare con grandi aziende. Alcuni promotori hanno anche menzionato il proprio desiderio di sviluppare un programma per ridurre gli impatti, equivalente all’1,5% degli investimenti infrastrutturali. Vi è l’aspettativa che centinaia di migliaia di persone siano attratte dalla costruzione di queste grandi dighe a Porto Velho (capitale dello Stato di Rondonia), la più grande città vicino ai siti delle dighe. Il deficit sociale della città è già impressionante: il 60% dei suoi 270.000 abitanti non ha accesso all’acqua potabile e solo il 10% di essi ha accesso ai sistemi di trattamento delle acque reflue. Insomma, fino a quando i progetti di integrazione territoriale non prenderanno in conto lo sviluppo sociale e ambientale come prerequisito per promuovere una sana integrazione territoriale, essi non promuoveranno la coesione sociale. Come possono fare meglio gli stakeholders dei piani di integrazione territoriale?
176

Gli sviluppi a livello politico sono molto visibili e recenti, ma la loro implementazione e il loro impatto sul terreno devono essere verificati. La questione non è se i governi e le banche, in particolare le banche regionali di sviluppo, debbano indirizzarsi agli ambiti di sviluppo sostenibile dei progetti che sostengono e quali tipi di standard dovrebbero applicare ma piuttosto come li stanno implementando, specialmente nel caso di impatti indiretti e a lungo termine delle azioni di integrazione. Questi impatti indiretti non sono sempre individuati, così non sono propriamente inseriti nei primi passi di un ciclo di progetto, portando al rischio di creare cambiamenti nel lungo termine e qualche volta irreversibili che causano degrado ambientale ed esclusione sociale. Tutto ciò è particolarmente rilevante nelle iniziative di integrazione regionale multinazionale come IIRSA e PPP. Per finire, confrontate la dimensione e la limitatezza degli investimenti sociali e ambientali pianificati per i progetti di integrazione menzionati con una situazione reale a livello sub-nazionale. Abbiamo preso come esempio lo Stato di Acre e il suo piano strategico 2007-2010. guardate nell’illustrazione la varietà di azioni pianificate lungo il progetto di sviluppo della strada, che taglia trasversalmente la frontiera economica dello Stato (fig. 1). In termini di cifre, dall’1,2 miliardi di dollari previsti per 4 anni, le infrastrutture sono la principale componente del piano e rappresentano il 60% del totale degli investimenti, mentre gli investimenti sociali, produttivi, ambientali e istituzionali rientrano nel rimanente 40%.

Coesione sociale e territoriale per l’integrazione latinoamericana

Se si analizza anche il budget 2006 realizzato nel suo vicino boliviano, il Dipartimento di Pando, si vede che gli investimenti infrastrutturali rappresentano circa il 54% degli investimenti totali nella regione. È anche vero che molti investimenti sono già stati fatti in entrambe le regioni per sviluppare l’organizzazione sociale locale e migliorare la partecipazione della società civile nelle decisioni che influenzeranno il loro futuro, ma non riusciremo a promuovere armoniosamente l’integrazione territoriale e la coesione sociale senza dare priorità alle voci e ai bisogni locali. Le azioni devono essere integrate sul terreno e, fin dall’inizio, gli investimenti sociali e istituzionali devono essere fatti per garantire il capitale sociale e i valori culturali delle comunità locali. Proponiamo all’Italia e all’Europa la nostra esperienza di lavoro, che come parte integrante della società civile organizzata lavora ormai su una piattaforma che mette insieme società civile locale e dei paesi partner come l’Italia, che spinge governi e istituzioni sia player che partner a passare da programmi basati su paesi, a strategie a livello di bacino o bioma in cui provare a superare le linee politiche e focalizzare le sfide e le opportunità più importanti. Questo modo di sviluppare le attività è intimamente legato alla coesione sociale e territoriale. Il sostegno dell’Europa alla nuova Banca Latino-americana che vuole bilanciare la Banca Mondiale e l’impegno dei Paesi europei ad esempio nel rafforzare nuove istitu177

Figura 1

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

zioni come l’ACTO (Amazon Cooperation Treaty Organization), che per noi sono un passo verso la giusta direzione per come si sta strutturando, sono contributi strategici e concreti che si possono dare. Uno dei contributi dell’Italia dovrebbe focalizzarsi nell’ottenere impegni dai principali stakeholders per concepire i progetti di integrazione in modo sostenibile e basati sullo sviluppo di pratiche di gestione sostenibile delle risorse per dimostrare che esistono alternative di sviluppo economico compatibili con le istanze sociali e ambientali. Dato che i governi necessitano di finanziamenti bancari per tali progetti di sviluppo, lo sforzo del partenariato internazionale dovrebbe essere rivolto ad assicurare che le “migliori pratiche” siano sistematicamente onorate e implementate dagli investimenti bancari, costituendone un valore competitivo. Quindi, nell’ambito del processo IIRSA, si dovrebbe lavorare insieme per creare un gruppo di lavoro che sviluppi un framework comune per gli strumenti di verifica ambientale e sociale che includano tutti gli assessment per i progetti infrastrutturali. Sarebbe un framework per costruire una buona guida pratica che promuova la convergenza di requisiti, processi e pratiche istituzionali dei progetti sia del settore pubblico che privato. Faciliterebbe una veloce identificazione dei rischi, la valutazione e il monitoraggio degli impatti e renderebbe possibile aumentare trasparenza e collaborazione a livello regionale tra istituzioni, governi e società civile.

178

Sergio Marelli
Presidente Associazione ONG Italiane

L’America Latina è stata sempre descritta come un “blocco” che presenta notevoli omogeneità, anche dopo la nascita delle repubbliche indipendenti. Il primo “responsabile” di questa visione approssimativa della complessità latinoamericana è stato Michel Chevalier. Un intellettuale francese della metà dell’800, il quale teorizzava l’esistenza di un’America “Latina”, formata da cattolici e appunto “latini”, come i francesi, che si contrapponeva all’America anglosassone e protestante del Nord e con la quale non avrebbe mai potuto intraprendere un cammino comune. La teoria della “latinité” americana divenne presto base ideologica. La realtà indigena, afroamericana, del meticciato, dell’immigrazione europea recente, miscelate in luoghi, tempi e percentuali diverse si confondono in un grande e omogeneo “mondo latino”, alla periferia dell’Occidente. La miglior chiave d’interpretazione della realtà americana (tutta), rimane quella del grande antropologo brasiliano Darcy Ribeiro che descrisse negli anni ‘60 tre Americhe in base alla composizione dei loro popoli: l’America dei popoli “testimoni”, cioè quei paesi dove la componente indigena continuava ad essere determinante (Perù, Bolivia, Guatemala, Ecuador), quella dei popoli “nuovi”, le grandi fucine etniche dove nacquero nuove aggregazioni socio-culturali dall’incrocio tra europei e indigeni (Messico, Paraguay, Nicaragua, Colombia, in parte Cile, Honduras, Salvador, Nicaragua, ecc.) o

Coesione sociale e territoriale per l’integrazione latinoamericana

tra europei e africani (Caraibi, Venezuela, centro-nord del Brasile) e infine quella dei popoli “trapiantati”, cioè i paesi che in base ad un progetto migratorio di fine ‘800 si popolarono quasi esclusivamente di immigrati europei (USA, Canada, Argentina, Uruguay, Sud del Brasile, in parte Cile e Costa Rica). Oggi però questa visione antropologica non basta. L’America Latina odierna, e soprattutto l’impegno per una maggior inclusione sociale nel continente, vanno ripensate anche in base a due ulteriori parametri: il progetto di “nazione” (cioè come si immagina e si costruisce un proprio profilo originale unitario) e l’inserimento nel sistema di relazioni politiche ed economiche mondiali. I Paesi più importanti della regione, dal punto di vista demografico ed economico (Messico, Brasile, Argentina, Venezuela, Colombia, Cile), hanno progetti diversi, anche se talvolta coincidenti, e si rapportano con il resto del mondo singolarmente in base al proprio profilo di nazione. Ai due estremi il Messico, che ha scelto l’associazione esclusiva con gli Stati Uniti e il Brasile, che vuole invece giocare un ruolo di potenza mondiale cercando alleati in Africa e Asia, e cercando di costruire una comunità sudamericana attorno a sé. L’America Latina del 2007 è in continua evoluzione sul piano politico, su quello economico ma rimane marginale dal punto di vista economico sul piano mondiale. Il suo aggancio alla globalizzazione passa prevalentemente dall’export di comodities agricole e di prodotti minerari che non garantiscono occupazione né benessere diffuso. L’America Latina è anche una regione con problemi sociali sempre più urgenti che determinano l’aumento dell’insicurezza, diventata ormai il primo problema percepito dai cittadini. Periferie urbane fuori controllo, o sotto il controllo dei cartelli della droga e delle bande giovanili, ma anche zone “senza stato”, come una vasta porzione della Colombia, le frontiere amazzoniche, le zone andine della Bolivia, Haiti, le foreste paraguayane. La richiesta corale di “mano dura” contro il crimine, che molto spesso in America Latina vuol dire aumento della violenza e delle violazioni dei diritti umani, si moltiplica. Il preoccupante aumento dell’informalità nel lavoro (ormai oltre il 50% degli occupati), che non genera risorse per la copertura sanitaria e pensionistica del lavoratore stesso, dimostra che non sempre crescita economica si declina in migliori condizioni di vita. Il crollo dell’educazione, anche di base, in un mondo dove sono sempre più importanti la conoscenza delle lingue e delle nuove tecnologie, relega i latinoamericani a un ruolo marginale nei processi globali. Le avvisaglie di rivolta indigenista in Perù, Bolivia, Ecuador, Messico e la crescita e i tentativi separatisti di specificità etniche o territoriali, come nell’Oriente boliviano, nel Sud del Brasile, nella sponda caraibica del Centroamerica, in Chiapas (Messico), pongono le basi per conflitti interni di carattere nuovo rispetto a quelli del passato.

179

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Per questo consideriamo come la grande sfida latinoamericana resti quella di saper coniugare democrazia e mercato con una nuova stagione di diritti e soprattutto di opportunità per la popolazione fino ad ora esclusa. Una sfida che ha un bisogno disperato di un “sogno”, di un progetto realistico per il suo futuro, di ritagliarsi un proprio profilo nello scenario globalizzato. Quali possono essere le basi sulle quali costruire una strategia per vincerla? In primo luogo le potenzialità delle sue risorse naturali (sia come produttore di materie prime, sia come luogo turistico), ma cultura identificabile e riconosciuta internazionalmente, la sua popolazione, per lo più giovane, l’adesione di massima ai valori democrazia, rispetto dei diritti umani, parità tra i sessi, laicità dello stato. E infine, anche se come detto ci sono diversi motivi di preoccupazione, la mancanza di grandi conflitti dalle dimensioni di quelli che insanguinano l’Africa o il Medio Oriente. Il punto di partenza non può che essere la creazione di un mercato comune allargato all’intero del Sud America, che cerchi alleanze in chiave Sud-Sud, ma che anche sia messo in condizione di esercitare quel poco di sano protezionismo peraltro già utilizzato nella creazione e nel consolidamento dei mercati europeo, giapponese o statunitense. Poi, altrettanto necessario, la ripresa di alleanze internazionali nelle quali il nostro Paese può giocare un ruolo di primo piano.
180

Dopo la Spagna, il paese europeo con maggiore interessi concreti e potenziali in America Latina è l’Italia. Alla presenza centenaria di gruppi industriali italiani in Sud America (Pirelli, Fiat, Branca, ENI) si sono aggiunti negli ultimi anni altre grandi realtà produttive come Benetton, Camuzzi, Liquigas, Zanon. L’Italia ha, insieme alla Spagna, la più grande comunità immigrata residente in America Latina, con la quale si sono recentemente rinforzati i legami grazie alla legge sul voto all’estero. Inoltre il nostro Paese ospita una significativa presenza di comunità di immigrati dal continente latino-americano, sempre più risorsa da valorizzare. Ma l’Italia non c’è, malgrado possa offrire almeno in via teorica molto di più della Spagna, in quanto membro del G8, del gruppo di fondatori dell’UE e del suo peso relativo nel FMI. Tra i paesi europei, l’Italia è forse quello che raccoglie più “simpatie” presso la popolazione latinoamericana, anche se gli investimenti fatti per diffondere la sua cultura sono stati quasi nulli. Ci sembra ancora difficile poter rintracciare con chiarezza una politica organica dell’Italia nei confronti dell’America Latina. Ma ci sono alcuni punti fermi sui quali pensiamo si possa impostarla. Il primo riguarda proprio il legame di “sangue”, che va rinnovato con investimenti mirati in ambito culturale: l’apprendimento della lingua, lo scambio di artisti e, soprattutto, una televisione pubblica per gli italiani all’estero valida e di qualità (RAI International, trasmessa via cavo in tutta l’America Latina è una occasione sprecata, per non dire una vergogna. Ore e ore di quiz e di reality show, inframmezzati dal salotto di Vespa e dalle partite di calcio).

Coesione sociale e territoriale per l’integrazione latinoamericana

Il secondo aspetto riguarda il raggiungimento di un accordo commerciale con l’UE. L’Italia dovrebbe far sentire la sua voce in capitolo, spostando l’asse franco-tedesco protezionista, a favore di una formula intermedia che almeno permetta di riaprire il negoziato con il Mercosur. L’Italia ha poco da perdere in questo campo e molto da guadagnare nel suo rapporto con il Sud America. La terza azione riguarda un livello più politico. L’Italia potrebbe “consultarsi” con un gruppo selezionato di paesi latinoamericani (in base alla presenza di italiani ad esempio) prima dei vertice del G8, cosa che la Spagna non può fare, ponendo le basi per una comunità “italo-latinoamericana”. Comunità che potrebbe diventare strategica, per l’Italia, nell’odierna economia globalizzata. La quarta, infine, una politica di cooperazione allo sviluppo dotata di risorse finanziarie adeguate e di qualità. Alle indicazioni più generali che dovranno considerare come prioritari gli interventi per garantire:

❏ sicurezza alimentare, diritti umani, coesione sociale, inserimento merci e servi
sui mercati nordamericani (agevolati da accordi esistenti) in particolare per i Paesi dell’America Centrale-Caraibi:

❏ formazione, agricoltura familiare, sostegno delle “eccellenze”, inserimento mercati internazionali soprattutto per l’area del Sud America
181

❏ Inclusione sociale, occupazione e lavoro dignitoso, sviluppo dei biocombustibili
per uso agricolo locale (bandendo le coltivazioni estensive per il mercato internazionale), misure di agevolazione per veicolare verso progetti di sviluppo le rimesse degli immigrati, sviluppo di una attività di turismo responsabile e di commercio equo e solidale, tutela della biodiversità Vogliamo qui aggiungere, seppur in forma di accenni, alcune linee progettuali che potranno orientare un rinnovato impegno di cooperazione per il nostro Paese:

• Definire politiche regionali e priorità di conseguenza (Centroamerica, Paesi
Andini, Mercosur, Caraibi, ecc.) in base agli equilibri locali e internazionali. Anche se la cooperazione Italia-America Latina si sta spostando sul piano bilaterale, non dimenticare l’importanza del lavoro delle Ong che hanno sostenuto in questi anni la crescita di istanze diventate anche governo in America Latina. Lula in Brasile, Correa in Ecuador, Morales in Bolivia sono “parte” della ricca storia della cooperazione non governativa italiana in America Latina.

• Favorire la formulazione di progetti di respiro regionale in consorzio.
Consequenzialmente al processo di creazione di blocchi latinoamericani, gli interventi di cooperazione non possono seguire soltanto le logiche nazionali, ma anzi scommettere sulla dimensione regionale. Non soltanto gli Stati, ma anche la società civile latinoamericana devono essere mesi in grado di conoscersi, di dialogare e di progettare in comune.

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

• Esercitare una pressione “positiva” sulle istituzioni di cooperazione multilaterale perchè il lavoro delle ONG, parte importantissima della strategia “Italia” per l’America Latina, possa essere valorizzato e potenziato.

• Dedicare sforzi e risorse alla creazione di partenariati non soltanto nel campo
tecnico-scientifico, ma anche in quello artistico e culturale.

• Approfondire lo strumento della “cooperazione triangolare” (già partito con
Argentina e Brasile che insieme all’Italia faranno cooperazione in altri paesi latinoamericani), valorizzando le capacità interne al continente in azioni di cooperazione congiunta non soltanto all’interno dell’America Latina, ma anche in Africa. ■

María Fernanda Espinosa
Ministro de Relaciones Exteriores de la República del Ecuador

Muchas gracias
182

Quiero empezar obviamente agradeciendo a los organizadores de esta conferencia, agradeciendo la iniciativa de establecer un acercamiento, un diálogo constructivo entre América Latina e Italia y, a través de Italia, con la Unión Europea sobre temas tan importantes como la cohesión social, el territorio, la integración. La cohesión social se ha convertido en un tema recurrente en los debates actuales y parecería que la emergencia de este concepto se debe, entre otros factores, al replanteamiento de los estados de bienestar en Europa, a la implementación de una agenda intensiva de globalización económica en el marco de grandes asimetrías sociales al interior de los Países europeos y entre ellos. En el seno de la Unión Europea este debate ha reflejado la necesidad de que la integración y la cohesión social faciliten la concertación de políticas basadas en la inclusión social y la participación de los ciudadanos en un marco de estabilidad democrática. Este principio se ha convertido en uno de los pilares de la estrategia de Lisboa que sitúa la inversión en el capital humano como una prioridad para Europa. En su relación con América Latina, Europa ubica a la integración y a la cohesión social como ejes prioritarios de sus programas de cooperación. Así lo atestiguan los programas regionales de cooperación euro-latinoamericano como Eurosocial elaborado para apoyar expresamente a las políticas públicas que favorecen la cohesión social. En América Latina el concepto de cohesión social y territorialidad es mucho más amplio y complejo, quizás, pues está relacionado con temas como la interculturalidad, el mestizaje y la diversidad. Debido a la gran diversidad biológica del continente lati-

Coesione sociale e territoriale per l’integrazione latinoamericana

noamericano, los programas de inclusión social y territorialidad deben partir de una concepción amplia e integral de las relaciones entre naturaleza y sociedad y de la inclusión activa y permanente en la diversidad de los pueblos indígenas, campesinos, afro-descendientes, porque de acuerdo a la información de la CEPAL, en América Latina se encuentran todos los biomas que existen en el mundo. En seis de los diecisiete países megadiversos del planeta se encuentra millones de indígenas pertenecientes a 400 culturas distintas. Es en este marco en el que debemos pensar en la cohesión social en América Latina. Partiendo de estos elementos la cohesión social entonces estaría vinculada a la organización social, espacial y cultural de pueblos y comunidades así como a las diferentes formas de organización y expresión política. En otras palabras: el territorio latinoamericano no es una abstracción constituída y acabada, sino un espacio en construcción permanente, complejo y dinámico, donde se articule el reconocimiento de la diversidad en la unidad y la integración. En estos años de construcción democrática en nuestros países latinoamericanos hemos aprendido mucho. Por ejemplo aprendimos que la pobreza no es una disfunción social espontánea sino el resultado de políticas concretas, decisiones concretas, instituciones concretas que han favorecido la acumulación y el interés privado por sobre el bienestar colectivo. Ya las décadas de aplicación de políticas neoliberales nos enseñaron con claridad que ni el mercado ni el mal llamado libre comercio pueden reducir las brechas sociales. Aprendimos también que el crecimiento no tiene sentido sin mecanismos eficaces de redistribución del ingreso, el empleo, el conocimiento y los recursos. Aprendimos también que no puede existir democracia política si no existe democracia económica. La Presidenta Bachelet decía ayer que necesitamos democracias de calidad. Una democracia de calidad sólo es posible con la garantía plena de todos los derechos ciudadanos, al empleo, la educación, la salud, la alimentación, el descanso, la autorealización, la participación, la seguridad ambiental. Tal vez entre las consecuencias más tristes de los modelos económicos rentistas está la gran paradoja de la emigración. Aquí ha sido muy bien reflejado este problema. Porque por un lado promueven la libre circulación de mercancías y de capitales buscando la máxima rentabilidad y por otro penalizan y persiguen la libre circulación de las personas. Para el Gobierno del Ecuador no existen seres humanos ilegales y estamos trabajando arduamente por promover un cambio en las políticas migratorias de nivel internacional que garanticen el respeto de los derechos humanos de los emigrantes y su bienestar. Por supuesto que nuestra mayor responsabilidad como Gobierno ecuatoriano es la construcción de un país que ofrezca las garantías de una vida digna como mecanismo de prevención del éxodo forzado por la pobreza y la exclusión.
183

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Los graves problemas de exclusión social y étnicas y las profundas desigualdades socioeconómicas de la región requieren de compromisos profundos de cambio. Por eso la agenda de desarrollo en el Ecuador, que acabamos de lanzar hace pocas semanas, conjuga nuevas formas de organización ambiental, territorial, social y política, con la necesidad de romper con la histórica exclusión social de mujeres indígenas, afro-descendientes, niños, ancianos, campesinos, así como las inequidades entre campo y ciudad y al interior de las regiones. El combate decidido de nuestro Gobierno a las fuentes de desigualdad económica y política tiene como meta la construcción de una sociedad soberana, sustentable y plenamente libre. Sin embargo esta libertad no es posible sin una democracia radical y de calidad. Recordemos que el neoliberalismo no sólo desarticuló el rol del Estado como garante de derechos, sino que asoció equivocadamente el bienestar humano con la estabilidad macroeconómica. Por eso nuestro gobierno de revolución ciudadana ha recuperado el rol del Estado como promotor y garante de derechos civiles, políticos, económicosociales, culturales y ambientales. La garantía plena de estos derechos es una condición ineludible para nosotros, para combatir las relaciones de dominación o de subordinación entre personas, comunidades, culturas, y entre la sociedad y la naturaleza. A partir de estos principios, el Ecuador propone una estrategia de desarrollo que busca desnaturalizar la discriminación y la exclusión a través de políticas deliberadas de inversión social que busquen no mínimos de supervivencia – como nos indican los Objetivos del Milenio – sino máximos de bienestar. Y esto no quiere decir tener más, sino, como dijo el compañero Canciller de Bolivia, vivir bien. Este principio se ha concretado con una multiplicación exponencial de la inversión en salud, en educación, en vivienda, y un proceso difícil y aún inconcluso, de restauración profunda del sistema de seguridad social. A eso se suman programas de economía solidaria, una nueva política de compras públicas basada en la producción nacional, una reforma fiscal profunda, sólo por citar algunos ejemplos. Desde esta plataforma nacional entendemos que la cohesión social latinoamericana dependa de la consolidación de una identidad múltiple, diversa y dialogante, que desde los espacios locales se articule de manera horizontal, equitativa y crítica a las dinámicas regionales y globales. Mi país se encuentra en esta línea y ha iniciado un proceso de reforma constitucional que nos permitirá trazar las bases de un proyecto colectivo e integral de desarrollo humano sustentable, que impulsará, entre otras cosas, un nuevo modelo de gestión de recursos naturales. Un ejemplo de este nuevo modelo, que el Ecuador propone, es la iniciativa gubernamental de conservar en el subsuelo cerca de un millón de barriles de petróleo en el campo petrolero Ishpingo-Tambococha-Tiputini (ITT), a cambio de una justa compensación internacional por el esfuerzo que el Ecuador hará al dejar de percibir al menos 700 millones de dólares anuales.

184

Coesione sociale e territoriale per l’integrazione latinoamericana

Así nuestro país, el Ecuador, contribuirá con una reducción cuantificable y verificable a la producción de gases de efecto invernadero a través de un mecanismo pionero de abatimiento de carbono. La iniciativa Yasuní-ITT ha sido acogida y apoyada por el Gobierno italiano y le garantizará al Estado ecuatoriano la implementación de un modelo de desarrollo postpetrolero y la concreción de un esfuerzo colectivo por la promoción de una economía de servicios que asiente las bases de una transición energética a pequeña escala. Finalmente, la cohesión social y territorialidad en la agenda de integración latinoamericana aluden precisamente a la esperanza de varias comunidades y pueblos de nuestra región que se identifican con una historia, valores y símbolos comunes y que desde el Ecuador están contribuyendo en el marco de una revolución verdaderamente pacífica, democrática y ciudadana, a la edificación de sociedades sustentables y equitativas. Tenemos desafíos enormes en América Latina, pero también creatividad, capacidad de respuesta. Hemos recuperado la esperanza, pero no es una esperanza voluntarista, sino de compromisos claros con la transformación. Si bien hemos señalado que la cohesión social es un concepto complejo que emerge de realidades particulares de cada región o país, puede y debe constituirse en un eje de articulación política entre América Latina y Europa, en un referente que estimule el diálogo, la cooperación, la corresponsabilidad. Dar contenido, espacio y forma a la cohesión social no sólo nos permitirá tender puentes y establecer compromisos con Europa y sus países miembros, sino que nos permitirá la construcción conjunta de un orden mundial más justo, solidario y ambientalmente seguro. Muchas gracias. ■
185

José Luis Rhi-Sausi
Director del CeSPI (Centro Studi di Politica Internazionale), Italia

En los últimos años, en América Latina y el Caribe, ha sido creciente la atención prestada al papel y a la importancia de la dimensión territorial del desarrollo. En términos conceptuales, el desarrollo territorial consiste en el conjunto de acciones dirigidas al mejoramiento de la competitividad y a la reducción de las disparidades espaciales y sociales de una determinada área, mediante la concertación entre las instituciones y los actores del territorio. Por esta razón, más allá de la amplia gama de dimensiones y atribuciones institucionales de las áreas-objetivo, el diseño de las políticas de desarrollo territorial se basa en una gobernanza entre los varios niveles institucionales, concepto que hace referencia

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

a las competencias, relaciones y colaboraciones que deben existir entre los varios niveles de gobierno (nacional, subnacional y local). Si bien en América Latina las políticas de desarrollo regional existen desde hace mucho tiempo, sus paradigmas y metodologías han cambiado en los últimos años. En este proceso tiende a consolidarse una idea de desarrollo regional que coloca al centro de sus actividades el mejoramiento y el incremento de la competitividad económica. En otras palabras, como señala Aldo Bonomi, se rediseña la relación entre lugar de trabajo y territorio, pasando de la frontera neta del pasado al entrelazamiento de producción y vida. El territorio se convierte en el entorno estratégico en el cual producir para competir. La competencia es, de hecho, más que competencia entre empresas individuales, competencia entre sistemas territoriales. El desarrollo regional es un proceso que requiere un fuerte impulso “desde abajo”, no solamente “desde arriba”; las decisiones estratégicas se toman con mecanismos tanto de concertación vertical, es decir entre los diferentes niveles de gobierno, como de concertación horizontal, es decir entre los varios agentes de desarrollo de un territorio. Se trata, por consiguiente, de llenar las brechas existentes entre los territorios, tanto dentro de los países como de los nuevos espacios regionales. En particular, la amplia agenda de integración latinoamericana vuelve indispensable reducir las disparidades sociales y territoriales existentes, pero contemporáneamente requiere fortalecer las áreas que asumen un papel de protagonista dentro de los macro proyectos infraestructurales. En este contexto un papel clave lo juegan las micro, pequeñas y medianas empresas (las Mpymes). Este papel protagónico, sin embargo, está estrechamente asociado a la idea de conglomerado o asociatividad de empresas. Las Mpymes, en cuanto tales, se caracterizan por contener numerosas fragilidades competitivas para constituir actores económicos relevantes. El cluster, en cambio, ha demostrado una notable capacidad competitiva, manteniendo simultaneamente una especialización flexible capaz de adaptarse al mercado. En realidad, este concepto expresa sistemas productivos locales integrados que comprenden las dimensiones social, política y cultural. Con la idea de conglomerados no se indica solamente una concentración de empresas, ni un simple instrumento de promoción empresarial. Se propone, en realidad, un modelo de desarrollo que se articula espacialmente y pone las bases para una mayor cohesión social y territorial. Desde el punto de vista de la gama de políticas adoptadas para el desarrollo de los conglomerados, los instrumentos mayormente utilizados en América Latina han seguido las siguientes lineas: (a) Creación de centros de coordinación de actividades (sobre todo las agencias de desarrollo local y regional); (b) Promoción de consorcios de exportación; (c) Impulso a los encadenamientos de Mpymes provedoras con clientes-grande empresa;

186

Coesione sociale e territoriale per l’integrazione latinoamericana

(d) Constitución de centros para la transferencia tecnológica, en modo de permitir a las empresas de poder aprovechar los progresos de la investigación científica que ellas no pueden sostener por sus reducidas dimensiones; (e) Experimentación de instrumentos financieros innovadores (factoraje, consorcios de garantía). Particularmente interesante es el enfoque que propone una evolución de los actuales sistemas productivos locales hacia la construcción de Sistemas Regionales de Innovación, esto es, sistemas territoriales en los cuales factores relevantes – actores e instituciones – interactúan en un proceso de innovación común. Entre los factores relevantes podemos contar con: las instituciones del conocimiento, las autoridades públicas locales y regionales, las asociaciones de categoría (industriales, comerciantes, trabajadores) y las organizaciones de la sociedad civil que enriquecen el territorio con su capital social. Ahora bien, estos sistema regionales de innovación requieren que la interacción local entre actores e instituciones sea acompañada de conexiones globales con sistemas de innovación más maduros. Los sistemas territoriales deben expandir sus fronteras a través de un proceso de integración con los centros internacionales de conocimiento y de capacidades técnicas, con el objetivo de crear alianzas empresariales y territoriales, basadas en la innovación. Particularmente interesante para los sistemas productivos territoriales latinoamericanos es la experiencia madurada por la cooperación descentralizada italiana. Sus dos características esenciales son que: (a) Promuove una cooperación basada en la reciprocidad entre todos los actores clave de los territorios que participan (partenariado); (b) Apoya y participa en los procesos de desarrollo del territorio-socio para garantizar su sostenibilidad. El dinamismo de la cooperación decentralizada italiana ha permitido consolidar algunos activos relacionales: (a) En primer lugar, el conocimiento mutuo logrado en los últimos años ha creado un lenguaje común y una comunidad de operadores que continuamente se intercambian información y conocimiento de buenas prácticas. (b) En este cuadro dinámico, los países latinoamericanos, gracias a los procesos de integración subregional y sobre todo por la perspectiva de construir un espacio fundamental para el mercado norteamericano y asiático, se presentan como un objetivo interesante de los procesos de internacionalización de los sistemas regionales de producción italianos. (c) Comienza a abrirse camino, tanto en Italia como en América Latina, un enfoque que persigue la construcción de alianzas territoriales internacionales. Alianzas estratégicas para afrontar conjuntamente problemáticas comunes, como la exclusión social, la competitividad económica, el acceso al mercado.
187

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

La agenda italo y euro-latinoamericana para fortalecer los sistemas productivos locales latinoamericanos Una línea de cooperación italo y euro-latinoamericana en este campo se podría proponer cuatro objetivos principales: (a) La promoción de los sistemas productivos locales en América Latina. (b) El fortalecimiento de las estructuras intermedias para el desarrollo económico regional (agencias de desarrollo, centros de servicios empresariales). (c) El fortalecimiento de las instituciones públicas a nivel local. (d) El fortalecimiento de la relación universidad-empresa. Los contenidos de la cooperación italo y euro-latinoamericana en este campo se podrían concentrar en: (a) La búsqueda de complementariedades en las cadenas productivas y de valor. (b) La creación de alianzas estratégicas para el acceso al mercado. Explotar el diverso posicionamiento de los sistemas productivos europeos y latinoamericanos en la cadena productiva y promover los consorcios de exportacion. (c) La inversión en servicios públicos a nivel local y regional.
188

(d) El desarrollo de programas definidos y específicos para la formación de los recursos humanos. (e) La asistencia técnica para mejorar las estructuras intermedias del tejido económico. (f) La realización de programas específicos de cooperación científica y tecnológica. (g) La creación de instrumentos financieros específicos destinados al desarrollo económico regional. ■

Sessione conclusiva

SESSIONE CONCLUSIVA

Presiede:

Giovan Battista Verderame
Direttore Generale per i Paesi delle Americhe del Ministero degli Affari Esteri, Italia
191

Nella mia veste di Direttore Generale dei Paesi delle Americhe voglio ringraziarvi, anche a nome di tutta l’organizzazione, per il contributo che ciascuno di voi ha dato a questi lavori. Per noi si è trattato di un arricchimento del quale terremo ampiamente conto nelle nostre riflessioni che seguiranno questa Conferenza, e ho il piacere di informarvi che subito dopo la Conferenza stessa, domani, inizierà una riunione degli Ambasciatori d’area italiani che dovrà fare il punto ed approfondire tutti gli elementi che sono emersi dai lavori di questi giorni. Anche di questo voglio ringraziarvi, per l’opportunità e l’occasione che ci è stata data di conoscere meglio la realtà del continente e riflettere insieme sull’azione che possiamo condurre. Voglio a questo punto dare la parola al Presidente del Senato della Repubblica Italiana, Senatore Franco Marini, per il suo intervento. ■

Franco Marini
Presidente del Senato della Repubblica Italiana

Desidero anzitutto rivolgere un cordiale saluto a tutte le Autorità e a tutti partecipanti a questo incontro. Sono lieto di essere stato invitato a prendere la parola in questa Conferenza Nazionale

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

sull’America Latina ed esprimo il mio vivo apprezzamento al Ministro degli Esteri D’Alema, e a tutti agli organizzatori, per un’iniziativa così significativa e tempestiva. Mi è permesso, in questo modo, di aggiungere la voce del Senato della Repubblica a quella del Governo per sottolineare come questo impegno a lavorare per rafforzare in tutti i campi i rapporti con i Paesi dell’America Latina è un obiettivo comune, profondamente sentito anche dal Parlamento italiano dove, per la prima volta, siedono anche parlamentari eletti nel continente latino-americano. Questo impegno costituisce una vera priorità della nostra politica estera, resa visibile da una serie di iniziative concrete di cui questa Conferenza è solo l’ultima in ordine di tempo. Come ha detto il Ministro D’Alema in una recente dichiarazione: “la posizione dell’Italia è unica; esiste in America Latina una specie di seconda Italia; cinquanta milioni di persone che sono parte integrante di quelle società; e tutto questo senza un passato coloniale”. È naturale, quindi, che l’Italia consideri i Paesi dell’America Latina partner assolutamente prioritari. Tuttavia, voglio solo osservare che – come talvolta accade tra i membri di una famiglia – abbiamo dato troppo per scontati, in passato, questi legami.
192

Quasi che nulla potesse aggiungersi, o che nulla potesse modificarsi, in una realtà fatta di vincoli profondi di sangue, di antichi legami storico-culturali, del lavoro che molti emigrati italiani hanno trovato nei Vostri Paesi e del benessere che hanno contribuito a realizzare. Oggi che ci applichiamo a recuperare il tempo perduto ci rendiamo conto che ciò che è naturale è diventato anche indispensabile, in un mondo globalizzato in cui le relazioni e l’interdipendenza dei singoli Stati tendono a prescindere sempre più dalla distanza geografica. L’Italia, da tempo, si muove sempre di più anche come membro fondamentale dell’Unione Europea e, in questa prospettiva, credo che debba impegnarsi con decisione perché anche l’Europa, nel suo insieme, individui spazi e politiche da valorizzare e da rafforzare nei confronti dell’America Latina. Soprattutto se la stessa Europa vuole proporsi come attore globale rilevante, attento ai fenomeni emergenti, in particolare nel quadro dei processi di integrazione regionale che devono andare al di là del pur rilevante ambito commerciale, ma interessare anche quello politico e culturale. Questo rilancio della presenza dell’Italia si inserisce in una fase in cui l’area latinoamericana vive una stagione di forte dinamismo economico e di consolidamento democratico. Come Presidente del Senato ho seguito con il più vivo interesse i processi elettorali che hanno caratterizzato di recente le vicende dei singoli Paesi latinoamericani.

Sessione conclusiva

Ciascuno di essi si è concluso lungo vie istituzionali e democratiche che hanno segnato anche novità importanti come l’affacciarsi sulla scena parlamentare di ceti popolari prima esclusi che, per le proprie rivendicazioni, hanno scelto le forme della democrazia rappresentativa oltre che quella partecipativo-comunitaria. I meccanismi di alternanza democratica hanno funzionato, sorretti da una diffusa volontà di rafforzamento della democrazia e delle sue Istituzioni, e da una maggiore fiducia verso il futuro. Un dato questo assai positivo. Anche perché la crescita democratica e la stabilità istituzionale costituiscono oggi fattori indispensabili per la competitività sulla scena internazionale. L’espansione dell’economia mondiale – con l’ingresso di nuove grandi potenze demografiche oltre che economiche – dura da un decennio. L’America Latina ha saputo cavalcare questo ciclo con una crescita annua del 5/6 per cento, attraverso politiche di graduale apertura e progressiva integrazione regionale e mondiale. Anche l’Europa, negli anni recenti, ha ripreso la sua crescita. Sperando che questo scenario ideale possa sostanzialmente tenere anche in futuro, è chiaro che esso rappresenta un’occasione storica per i Governi, in America Latina come in Europa, per realizzare le necessarie riforme e per legare la crescita alla modernizzazione strutturale ed alla garanzia di una maggiore equità sociale. Il processo di liberalizzazione degli scambi e di globalizzazione dell’economia ha portato ad una fase di espansione senza precedenti. Questa, tuttavia, deve accompagnarsi ad una diminuzione delle disuguaglianze sia all’interno dei Paesi in via di sviluppo che all’interno di quelli più avanzati, superando incertezze che vi possono essere anche nelle politiche governative dei diversi Paesi. Si devono poi contrastare tentazioni di nuovi protezionismi che, qua e là, tornano ad affacciarsi, insieme a spinte al “patriottismo economico” o a forme di autarchia nazionalista. Politiche di questo tipo, anche se basate sul controllo di quote di materie prime, finiscono per avere un corto respiro nel mondo globale. Dobbiamo, in effetti, essere molto attenti a garantire che i benefici della crescita raggiungano tutti i settori e tutte le fasce della popolazione, se non vogliamo che quanto realizzato finora sia rimesso in discussione. Per l’America Latina, in cui questi aspetti sono avvertiti con particolare sensibilità, si tratta di un problema di politiche governative ma anche di Istituzioni democratiche. La variabile fondamentale per un futuro di prosperità resta la tenuta e la crescita delle istituzioni rappresentative. Quanto più saranno forti tanto più riusciranno ad incanalare il consenso come il dis-

193

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

senso entro argini democratici ben definiti e – fornendo un quadro certo e trasparente – garantiranno la condizione principale per una crescita economica sostenibile. Penso, però, che il problema dello sviluppo delle Istituzioni e della loro piena e stabile efficienza democratica sia veramente un dato comune e fondamentale. Ricordo, a questo riguardo, l’iniziativa che il Senato italiano adottò, negli anni recenti, di tradurre e di pubblicare tutte le Costituzioni dei Paesi latinoamericani quale contributo alla conoscenza ed allo studio dell’importante e sofferto percorso di cambiamento e di sviluppo di quei Paesi. Anche nel nostro Paese è viva l’esigenza di alcuni adeguamenti della Costituzione del 1948 e credo che la via maestra sia quella di poterli approvare in questa Legislatura con il confronto e il consenso ampio del Parlamento, sia della maggioranza che dell’opposizione. Le vicende del Costituzionalismo europeo e latinoamericano si intrecciano da un paio di secoli appartenendo ad una medesima civiltà giuridica e il loro approfondimento – con la valutazione di esperienza concrete – può costituire un apporto significativo nel rafforzamento delle relazioni tra l’Italia, l’Europa e i Paesi dell’America Latina. Abbiamo comuni basi storiche, abbiamo valori culturali e spirituali profondi che ci legano.
194

Per queste ragioni penso, e voglio ancora ribadirlo, che i nostri rapporti – oltre che sul piano economico – devono rafforzarsi nei contatti tra le Istituzioni, specie quelle rappresentative. L’obiettivo deve essere quello di costruire visioni politiche comuni sui grandi problemi del mondo, per contribuire ad esprimere, ad offrire, soluzioni più equilibrate e democratiche. ■

Vasco Errani
Presidente della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome, Italia

Vorrei innanzitutto esprimere l’apprezzamento convinto della Conferenza delle Regioni per questa III Conferenza Italia-America Latina e, più in generale, per la ripresa di iniziativa dell’Italia verso l’America Latina. Questo non solo per i legami profondi, storici, dell’Italia con l’America Latina, ma anche perché questo grande continente rappresenta dal punto di vista economicosociale – e per il peso sempre più importante che avrà a livello mondiale – uno degli interlocutori fondamentali per affrontare le grandi questioni e contraddizioni a cui

Sessione conclusiva

siamo di fronte: la qualità delle democrazie, la questione del clima, la coesione e l’inclusione sociale. Esprimo dunque un forte apprezzamento e dico subito che le Regioni italiane sono pronte a partecipare con convinzione a questo sforzo. Del resto, in questi anni la cooperazione decentrata di Regioni ed Enti locali in America Latina è cresciuta moltissimo. Ora siamo in grado di fare un salto di qualità, sia per questa iniziativa del Governo, sia perché possiamo dire con certezza ormai che ci siamo lasciati alle spalle una troppo lunga fase di conflittualità tra le Regioni e il Governo centrale. Abbiamo insieme costruito un’intesa sulla cooperazione decentrata a cui, Governo e Regioni, teniamo moltissimo. È un fatto importante. Ora questo salto di qualità possiamo davvero farlo insieme. Vale a dire vogliamo riuscire a muoverci in America Latina come Sistema-Paese, per costruire una progettazione integrata e coordinata che valorizzi le diverse energie dei tanti protagonisti che si impegnano seriamente nella cooperazione internazionale. Parlo dei diversi livelli istituzionali, dal Governo alle Regioni e gli Enti locali, insieme alle Ong, per una cooperazione decentrata bilaterale e triangolare con l’Unione Europea, che rappresenta per noi uno degli elementi fondamentali su cui lavorare nei prossimi anni. Dobbiamo puntare a costruire delle reti che mettano al centro i valori che esprimono i territori, assieme agli obiettivi strategici di sviluppo sostenibile, di coesione sociale e di governance dei territori, e costruire reti regionali. Non partiamo da zero, lo voglio sottolineare con molta nettezza. Vi sono esperienze di grande significato, per esempio la collaborazione tra quattro Regioni italiane – Emilia Romagna, Marche, Umbria, Toscana – con il Governo del Brasile che sta dando grandi risultati e che supera la vecchia visione dell’aiuto allo sviluppo per costruire una partnership fondata su un cofinanziamento comune e una strategia che dialoga con i diversi sistemi territoriali. E vi sono anche altre esperienze di altre Regioni del Nord e del Sud che vanno esattamente in questa direzione. Insomma, siamo veramente convinti di avere finalmente imboccato la strada giusta. Noi siamo pronti a fare fino in fondo la nostra parte, con una visione pienamente cooperativa. Dobbiamo razionalizzare e aumentare le risorse alla cooperazione, ma dobbiamo soprattutto saperle valorizzare. La grande ricchezza dell’Italia sta proprio – a mio giudizio – nella capacità di valorizzare tutte le competenze che nelle forme più disparate agiscono in Europa e nel mondo, per rafforzare la solidarietà, la coesione sociale, la qualità della vita delle persone. Un saluto e un augurio di buon lavoro a tutti voi.■

195

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Roberto Formigoni
Presidente della Regione Lombardia, Italia

Sono onorato di portare una riflessione nella sessione conclusiva di questa III Conferenza Nazionale Italia-America Latina e Caraibi che è iniziata a Milano, all’inizio di questo mese, con un forum sulle prospettive future dei rapporti tra i nostri Paesi. In questo momento raccolgo il testimone di questa III Conferenza per portarlo sino alla prossima edizione, la IV, che si svolgerà nuovamente a Milano nel 2009. Vorrei dire che con queste modalità e secondo questi percorsi, la Regione Lombardia ha voluto e vuole esprimere la scelta di un rapporto privilegiato con l’America Latina, che abbiamo fatto sul finire degli anni ‘90, come fonte determinante dello sviluppo italiano, europeo e mondiale. Oggi il continente latinoamericano si trova veramente ad un crocevia importante del suo futuro. Mai come oggi le popolazioni, in altro tempo tenute ai margini dei processi politici e sociali, si affacciano sul palcoscenico della storia desiderosi di esercitare la propria responsabilità e le proprie capacità. È questa oggi la grande opportunità per l’America Latina e per il mondo: un vastissimo patrimonio di umanità si mette in condizione di costruire e di godere pienamente della libertà, dello sviluppo economico e del progresso. E vorrei aggiungere che, anche in termini personali, per chi come me non da oggi segue con attenzione la storia dell’America Latina, questa III Conferenza è stata ed è realmente occasione di grande conforto e di grande speranza. Mi sembra di poter dire che ci siamo veramente lasciati alle spalle l’epoca buia di quella spirale drammatica tra azioni di cosiddette guerriglie rivoluzionarie e feroci dittature militari senza prospettiva. Oggi viviamo finalmente un momento positivo e concreto di confronto. I Paesi latinoamericani hanno ormai fatto una scelta chiara a favore della democrazia parlamentare e di un modello politico-economico pragmatico, ma insieme attento alla dimensione sociale, orientandosi verso il cosiddetto capitalismo sociale che in Europa è stato realizzato secondo una pluralità di modelli, ma certamente in maniera forte in Paesi come la Francia, la Germania e la stessa Italia. Ed è proprio grazie a questa tradizione dell’Italia democratica, aperta ad un’economia di mercato e attenta alla dimensione sociale, che il nostro Paese ha scelto di rafforzare la partnership con l’America Latina e i Caraibi, attraverso una cooperazione capace di farci riscoprire sempre meglio la nostra comune appartenenza, e allo stesso tempo arricchirci con lo scambio di visioni ed esperienze originali. America Latina ed Europa hanno in comune sistemi sociali, valori, importantissime lingue, hanno in comune l’eredità cristiana, il patrimonio intellettuale dell’Illuminismo e le derivazioni politiche di questi fattori: il cattolicesimo sociale, il solidarismo socialista, il liberalesimo. Questi sono i presupposti storici potenti grazie ai quali la nostra cooperazione può raggiungere l’obiettivo di allargare le dimensioni

196

Sessione conclusiva

del mondo per farne sempre più una società giusta, solidale, libera. L’attenzione della Regione Lombardia per il contesto sociale latinoamericano nasce dalla consapevolezza di questo rapporto storico, ma anche da simpatie umane e da vicinanze culturali. Migliaia di latinoamericani sono nostri consanguinei, nostri fratelli, come del resto ci ricorda la reciproca presenza di comunità di migranti. Sulla base di un idem sentire sui valori fondamentali della persona, del lavoro, della costruzione del bene comune, sono nati in questi anni numerosi progetti di collaborazione centrati sulle leve prioritarie dello sviluppo, a partire da un deciso investimento sul miglioramento del capitale umano, e sono nati anche molteplici accordi, non occasionali ma profondi. Ieri ho avuto l’onore – nel contesto di questa Conferenza – di firmare un accordo con la Repubblica del Cile che mette a sistema e rilancia i frutti di cinque precedenti protocolli di intesa con diverse realtà di quel Paese. Ma tre anni fa firmai con lo Stato dell’Uruguay un analogo accordo, e sono vivi e attivi protocolli di intesa e di collaborazione con regioni di quasi tutti i Paesi dell’America Latina e dell’America Centrale. Questo è il modo in cui vogliamo rafforzare la cooperazione tra istituzioni statali e subnazionali e tra sistemi socio-economici per la costruzione di uno sviluppo condiviso, vera chiave per la crescita economica ed umana dei nostri popoli e per un futuro di positiva convivenza a livello mondiale. Vorrei sottolineare nuovamente che la Regione Lombardia dovrebbe offrirsi, proporsi come grande crocevia tra crescita economica e sviluppo sociale, tra competitività e solidarietà. Anche la nostra società civile, come quelle dell’America Latina, è una miniera aperta a tutti di esperienze produttive e sociali con le quali confrontarsi e lavorare insieme. La mettiamo una volta di più a disposizione del comune lavoro. Vorrei ricordare anch’io, in sintonia con il Sindaco di Milano, che stiamo lavorando concordemente – governo nazionale, governo regionale, comune, provincia, istituzioni locali, società civile – per promuovere la candidatura di Milano come sede dell’Expò 2015. Lo facciamo con uno spirito di grande apertura ai Paesi di tutto il mondo, a partire da quelli latinoamericani. Candidarsi per l’esposizione universale significa innanzitutto esprimere una visione del futuro che vogliamo condividere con il resto dell’umanità. Significa scegliere di farsi protagonisti di un movimento di idee, di progetti, di esperienze, capaci di incontrarsi e di integrarsi per incidere sulla vita e sul cammino delle persone e dei popoli. Su questo versante del dialogo che si rafforza, delle collaborazioni che crescono, dell’attenzione ai nostri cittadini, sappiamo di avere i Paesi latinoamericani al nostro fianco e sappiamo di poter contare su di essi per costruire insieme – se l’anno venturo la Commissione del Bureau International des Expositions sceglierà la nostra città come sede dell’Expò – un progetto per il 2015 da tutti condiviso.
197

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Questa è la nostra speranza, questo è il lavoro che stiamo facendo e che vogliamo fare con l’America Latina. Rinnovo a tutti voi l’invito alla IV Conferenza Nazionale ItaliaAmerica Latina e Carabi, a Milano nel 2009. ■

Benita Ferrero-Waldner
Comisario Europeo de Relaciones Exteriores

Señor Canciller de la República Italiana, caro Massimo. Caro Vice Ministro Donato, caro Joselo Belaunde, Ministro de Asuntos Exteriores del Perú y también próximo Presidente de la Cumbre. Excelencias, Cancilleres, Ministros, Ministras, Embajadores, Presidentes de las regiones aquí presentes, Señoras y Señores. Como Comisaria de Asuntos Exteriores de la Unión Europea, y por consiguiente responsable también para América Latina, es un gran placer estar aquí y les agradezco esta invitación. Los felicito por esta exitosa conferencia que se ha celebrado estos días en Roma y quiero decirles que se realiza un momento crucial porque tiene lugar en la fase de preparación de la Cumbre de Lima.
198

Desgraciadamente no he podido participar en los debates, pero se que han sido muy fructíferos y que han tratado temas de gran actualidad, como por ejemplo la cohesión social y la integración regional. Me complace además estar otra vez en Roma, esta bellísima ciudad eterna, con tantos amigos y caras conocidas. Y creo que es muy importante que estén aquí también algunos Cancilleres de América Central, región a la que viajé hace dos semanas. Ha sido un momento muy importante después de la Asamblea General, porque hemos podido avanzar en algunos temas de los que justamente ustedes están hablando aquí. Me refiero a la integración regional, y vamos a empezar las negociaciones con América Central espero dentro de algunos días. Me gustaría recordarles que ya tenemos una asociación estratégica entre la Unión Europea y América Latina. Esta iniciativa tiene claramente su centro de gravedad en las Cumbres de los Jefes de Estado y de Gobierno, pero se apoya también en una serie de eventos preparatorios como éste que contribuyen a profundizar nuestra relación. La última Cumbre, la IV Cumbre de Viena, creo que contribuyó efectivamente a la apertura de las negociaciones para los acuerdos de asociación de la Unión Europea con Centroamérica, que ya he mencionado, y también con la Comunidad Andina, sobre la cual ya ha habido una muy buena primera ronda de negociaciones. Espero también que podamos salir adelante en el futuro con el Mercosur. Ahora, los trabajos de preparación para esta próxima V Cumbre de Jefes de Estado y de Gobierno, que tendrá lugar en Lima en mayo, ya han comenzado a dar frutos concretos.

Sessione conclusiva

Recientemente se realizó, y seguramente nuestro colega chileno les ha hablado de ello, un foro en Chile muy importante sobre la cohesión social. Hoy hemos hablado con el Canciller del Perú sobre esta cuestión y creo que es muy importante detenerse no sólamente en los términos más amplios, sino avanzar realmente a lo concreto. ¿Qué quiere decir cohesión social? ¿Qué quiere decir abordar las cuestiones de la ilegalidad? ¿Qué quiere decir lucha contra la pobreza? Quiere decir trabajar por más educación, trabajar por más salud, trabajar por más empleo, especialmente de los jóvenes, y creo que el Perú demostrará con su ejemplo que quiere realmente llevar esta política a fondo en el futuro, y eso es un poco lo que tenemos que hacer. Pero también son políticas fiscales, que nosotros en Europa ya hemos sabido manejar. Naturalmente nosotros europeos también tenemos problemas todavía, pero no son ya tan agudos como a veces en América Latina, donde por un lado hay todavía mucha riqueza y por el otro hay todavía regiones pobres y una parte de la sociedad todavía no disfruta de todo este auge y crecimiento económico. La cohesión social naturalmente no es un tema que se agotará con la Cumbre, sino que tendremos que seguir adelante trabajando en el futuro y poniendo en marcha todas estas políticas. Creo también que uno de los resultados del último Foro de Biarritz, que se ha celebrado recientemente también en Santiago de Chile, donde el tema de cohesión social fue abordado desde la perspectiva de su relación con el mundo empresarial - bien representado por cierto en esta vuestra III Conferencia - ha sido una línea que tendremos que llevar adelante en el futuro. Una buena cohesión social requiere no solamente mejores políticas sociales por parte de las Administraciones públicas, sino también medidas voluntaristas privadas, como por ejemplo la responsabilidad social por parte de actores económicos. En este sentido me da mucho gusto saber que también en Lima se realizará un foro empresarial, como ya se ha tenido en la Cumbre de Viena, y seguramente eso contribuirá a que los empresarios también ayuden a que las cosas vayan adelante. Quisiera dedicar un momento a la cuestión del medio ambiente. Todos sabemos que el desarrollo sostenible hoy en día es un punto importante y que en la agenda mundial hay dos puntos: el cambio climático y la energía. Nosotros en la Unión Europea privilegiamos plenamente la acción multilateral. Sabemos que tendremos que trabajar estrechamente con todos nuestros socios en Latinoamérica, porque tendremos que seguir la misma tendencia y trabajar en Naciones Unidas en la Conferencia de Bali, poniendo en práctica lo que en la Conferencia de Bali se decida en el mes de Diciembre. Y puedo decirles que nosotros en la Unión Europea sabemos que es muy importante trabajar sobre estos objetivos. Nosotros, ustedes lo saben, nos hemos comprometido unilateralmente a reducir en un 20% las emisiones de gases culpables del efecto invernadero para el año 2020. Pero no podemos detener el cambio climático sin el concierto del apoyo

199

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

internacional y es ahí donde debe jugar nuestra asociación birregional, sabiendo que también otros grandes continentes y países que están desarrollándose cada vez más, como China e India naturalmente, también producirán muchos gases y justamente tenemos que buscar posibilidades para complementar y evitar resultados que agraven el problema. Entonces quisiera decirles que es muy importante trabajar conjuntamente y en este sentido creo que la próxima reunión ministerial que se celebrará durante la presidencia eslovena será importante. Finalmente me gustaría también decir una palabra sobre integración regional. Ustedes saben que nosotros en la Unión Europea tenemos una gran experiencia positiva. En las últimas décadas hemos tenido un desarrollo muy importante y este desarrollo nos ha procurado prosperidad, estabilidad y seguridad, y lo mismo quisiéramos que ocurriese en los países de América Latina. Por eso estamos a favor de los procesos de integración regional. Vamos a hacer todo lo posible y quisiéramos trabajar con ustedes y creo que Lima será un punto importante para ver hasta donde hemos podido llegar y qué podremos y tendremos que hacer a partir de ahí. Por favor hagan ustedes también todos los esfuerzos posibles. Yo me comprometo a hacer todo lo posible en el plano político, para que la Cumbre de Lima sea un verdadero éxito y produzca resultados muy concretos. Gracias.■
200

José Antonio García Belaunde
Ministro de Relaciones Exteriores de la República del Perú

Excelentísimo Señor Ministro de Relaciones Exteriores de la República Italiana, Señora Comisaria, queridos colegas Cancilleres, Señor Presidente de la Región Lombardía, Señor Presidente de la Conferencia de Presidentes de las Regiones y Provincias Autónomas, Señores Embajadores, Señoras y Señores: En primer lugar deseo agradecer y felicitar al Gobierno italiano por la organización de este importante evento y por ofrecernos dos días en que hemos tenido oportunidad de profundizar un diálogo político, desarrollar unas mejores relaciones entre nosotros y establecer, especialmente, sobre todo bases para una renovada cooperación en diversos temas. Creo que los debates que aquí se han dado y la calidad de las ponencias presentadas permiten asegurar que en el futuro este diálogo entre el Gobierno italiano y los países de América Latina va a ser aún más rico y provechoso. Apreciamos y compartimos la orientación que se ha dado y como antiguos socios y amigos de Italia no podemos sino felicitarlo.

Sessione conclusiva

Hay una alianza estratégica de América Latina y la Unión Europea, como nos acaba de señalar la Comisaria Ferrero. A partir de las Cumbres que hemos tenido (Río de Janeiro, Madrid, Guadalajara, Viena) hemos podido desarrollar un conjunto de compromisos y sobre todo de creencias asumidas comúnmente. Hemos podido profundizar el diálogo político, la cooperación económica, científica, educativa, cultural. Pero, sobre todo, hemos podido arribar a consensos sobre lo que significa la gobernabilidad, el Estado de derecho, la democracia, el respeto de los derechos humanos, el fortalecimiento del multilateralismo, y la lucha contra el narcotráfico, así como el desarrollo sostenible y la protección del medio ambiente y el combate a la pobreza y a la exclusión social. Asumimos pues que, en un mundo globalizado, no sólo se han globalizado los intercambios comerciales, financieros o las comunicaciones, también se han globalizado conceptos, creencias, afirmaciones que tienen que ver con la dignidad humana y la mejora de la calidad de vida de los seres de este planeta. La perspectiva del año 2008, de la Cumbre del 2008, es quizás una novedad, en el sentido que hemos definido dos conceptos, dos criterios, dos ejes para trabajar. Porque, más allá de la conceptualización de los principios comunes que tenemos afirmados e incorporados en nuestro diálogo y la filosofía de nuestra asociación estratégica, podemos pensar ahora que ha llegado el momento de establecer pasos concretos como decía la Comisaria Ferrero. Pobreza, desigualdad e inclusión social: es uno de los temas y, para ello, tenemos que entender algunas cosas básicas. En primer lugar debemos olvidarnos un poco de los países y mirar a las regiones. Las cifras macroeconómicas que nos pueden ofrecer los países esconden diversidades muy grandes y eso puede alterar un buen enfoque de lo que queremos hacer en materia de inversión o en materia de cooperación. Pensemos en las regiones más atrasadas y en países que pueden tener sectores o regiones más modernas, más incorporadas a la globalización. Pensemos también en las prioridades que queremos dar a esa inversión social o esa cooperación. Pensemos en los temas que hacen la educación, una educación que se ha venido generalizando, pero que no necesariamente está respondiendo a los retos del mundo actual, una educación que tiene que mejorar su calidad. Una salud que debe ser universal. En el caso del Perú me permito decir con legítimo orgullo que tenemos compromisos y hemos empezado a dar el paso y que, para el final del Gobierno del Presidente García, el 2011, podamos tener a todos los peruanos cubiertos por un sistema de seguridad de salud. Diremos también que tenemos que ser capaces de orientar esfuerzos hacia los problemas de la nutrición o desnutrición infantil, aquella que va a determinar finalmente la calidad de vida de los niños de nuestros países. Evitar que situaciones irreversibles se produzcan por falta de adecuada alimentación en los primeros años. Nosotros como Gobierno estamos trabajando en esa dirección. Estamos trabajando en

201

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

la dirección de una mejor calidad de salud, una mejor calidad de educación y un empeño en liquidar la desnutrición infantil. Pero estamos trabajando también en cosas que atañen a la vida diaria de las personas y a la calidad de esa vida diaria. El Presidente García se ha propuesto para el final de su período tener cobertura de agua potable para el 95% de la población, lo mismo en el caso de la electricidad. Tenemos programas dedicados exclusivamente a los sectores más pobres y más vulnerables de la población, como el programa “Crecer” y tenemos también programas que van a las regiones más retrasadas, menos incorporadas a la modernidad, como es el programa de “Sierra Exportadora” que va a permitir incorporar a la agricultura altoandina, que en muchos casos es una agricultura de subsistencia, a un proceso productivo de mayor riqueza y de mayor vinculación con el sector más dinámico de la economía. Pero también estamos trabajando seriamente en las Pymes, en las pequeñas y medianas empresas, aquellas que son las mayores generadoras de trabajo en nuestros países. Estamos trabajando en eso porque creemos que, más allá de la eficacia y del éxito de un programa social, no hay mejor programa social que un empleo digno, un empleo decente, como dice la OIT. Ése es uno de los grandes temas que tenemos para la Cumbre y el otro es el tema del medio ambiente y el cambio climático. Creo que es sustancial y que tiene un significado haber incorporado ese tema en una cumbre en Lima. Finalmente la región sudamericana es la región donde hay una variedad, una bíodiversidad – que es la mayor del mundo – y en donde existe el 26% del agua dulce del mundo. Por consiguiente creo que nada sea más propicio que poder abordar conjuntamente y en esa región del mundo, donde hay la mayor bíodiversidad, donde contamos con más agua, donde somos capaces de tener varias fuentes de energía, algunas de ellas renovables y también limpias, los temas de la mayor importancia, la mayor urgencia y la mayor preocupación en el mundo de hoy y para el mundo de mañana. A esa conferencia, a esa Cumbre, que hemos preparado y venimos preparando con tanto esmero latinoamericanos y europeos, invito muy cordialmente a los gobiernos europeos y a la Comisión Europea. Gracias.■

202

Massimo D’Alema
Ministro degli Affari Esteri d’Italia

Grazie. Naturalmente il mio contributo, che vuol essere soprattutto un ringraziamento ed una sintesi, non ha per nulla la pretesa di concludere i lavori così impegnativi e ricchi di queste due giornate. Abbiamo d’altro canto pubblicato, in preparazione della Conferenza, il risultato dei numerosi incontri e seminari che si sono tenuti e pubbli-

Sessione conclusiva

cheremo gli Atti come contributo ad un lavoro che continua e che certamente non si limita agli aspetti bilaterali dei rapporti tra l’Italia e l’America Latina, ma vuole testimoniare di un impegno più ampio. Quello di cui, nei loro interventi, ci hanno parlato Benita Ferrero-Waldner e il Ministro García Belaunde: la cooperazione fra Unione Europea, America Latina e Caraibi che vedrà nel prossimo Vertice di Lima un momento di grande importanza. Ma questi due giorni sono stati anche l’occasione per tanti incontri tra di noi, per l’intrecciarsi di rapporti bilaterali, per rafforzare o stabilire relazioni umane e tutto questo è andato al di là di ogni più ottimistica aspettativa. Frutto certamente di un discorso molto serio di preparazione, di cui tutti noi siamo debitori a Donato Di Santo, ma segno evidente anche del fatto che questa iniziativa italiana era attesa, che è apparsa necessaria, e che l’Italia viene vista come un interlocutore utile per costruire un ponte più robusto fra il continente latinoamericano e l’Europa. E l’Italia non vuole sottrarsi a questa responsabilità che ci viene, come è stato detto, dalla storia e dal sangue. Io ricordo la prima Cumbre, anzi si deve dire Cimeira in questo caso, euro-latinoamericana a Rio de Janeiro, e ricordo come nel suo discorso introduttivo, l’allora Presidente del Brasile, disse una cosa che mi ha sempre molto colpito, parlando dei rapporti tra l’Europa e l’America Latina. Parlò delle grandi potenze europee e di come esse hanno influenzato la nascita ed il crescere dell’America Latina e poi parlò del nostro Paese, ma non disse l’Italia, disse “gli Italiani”. Questa espressione, è profondamente vera. Noi siamo l’unico grande Paese europeo che non ha avuto storicamente un rapporto da “potenza” con l’America Latina, ma un rapporto di popolo. Gli italiani sono parte delle società latinoamericane. Sono una parte viva, vitale, creativa. E questi italiani sono, a mio giudizio, la ragione anche di un impegno al quale l’Italia non può venire meno. D’altro canto gli italiani hanno cominciato a costruire l’America Latina prima ancora che esistesse l’Italia. Io ricordo sempre con commozione che il Circolo Unione e Benevolenza nel cuore di Buenos Aires fu fondato prima che nascesse l’Italia da un gruppo di esuli garibaldini della Repubblica Romana. E questi italiani sono una grande risorsa per il nostro Paese. Il loro legame con l’Italia e con i Paesi nei quali vivono è un legame duplice, fortissimo, ed è, io credo, una grande opportunità per rafforzare il lavoro comune tra l’Italia, l’Europa, l’America Latina. Questo rilancio dell’iniziativa italiana, fa seguito a un periodo in cui i rapporti si erano in parte allentati e avevano assunto un carattere meno sistematico. Noi abbiamo rilanciato con grande impeto l’iniziativa italiana. La quantità di incontri di alto livello, di visite, di missioni, in una direzione e nell’altra nel corso di pochi mesi segnalano davvero una scelta strategica e non soltanto a parole, che si rivolge all’insieme del grande “continente” latinoamericano (per usare un’espressione in parte impropria, ma corrente) e a ciascuno dei Paesi che lo compongono. Non parlo degli appuntamenti passati, che sono stati tantissimi: solo nelle prossime settimane sono attesi a Roma il Presidente dell’Ecuador, Correa e il Presidente della Bolivia Evo Morales. In un arco temporale che va fino alla primavera del prossimo anno, inoltre, il Presidente della

203

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Repubblica Italiana si recherà in Cile, il Presidente del Consiglio in Messico e il Presidente del Brasile Lula verrà in visita in Italia. Questo è il programma ravvicinato, dei prossimi mesi. Ma c’è dell’altro: c’è il crescente interesse del mondo imprenditoriale, del mondo della cultura, del volontariato, del sistema della cooperazione decentrata e delle regioni. C’è la decisione presa proprio qui nel corso di questa Conferenza, di diventare soci della Corporación Andina de Fomento. C’è il fatto che l’Enel, con l’acquisizione di Endesa, è diventato probabilmente il maggiore player elettrico del subcontinente nel campo della produzione e della distribuzione di elettricità. E dunque l’Italia si propone come un partner, non soltanto sul piano politico, culturale, ma anche attraverso un crescente impegno economico ed uno stimolo per maggiori investimenti italiani in questa straordinaria parte del mondo. E questo lo facciamo, voglio dirlo con chiarezza, non in competizione con altri paesi europei, ma in uno spirito di collaborazione. Direi per rendere più forte quella che, quando nel Parlamento europeo presiedevo il Comitato per le Relazioni Europa-Mercosur, chiamavo la lobby filo-latinoamericana in Europa. È un compito che ci spetta, per le ragioni che ho ricordato. Non in competizione, ma insieme innanzitutto con la Spagna ed il Portogallo e con tutti i Paesi latini che intendono partecipare a questa missione comune. L’Italia vuole essere in Europa il punto dove arriva il ponte che lega il vecchio continente al continente latinoamericano. Lavorare dunque per noi, certo, per l’interesse italiano (noi guardiamo alla crescita, alla trasformazione dell’America Latina, dei Caraibi, come una grande opportunità), ma lavorare più in generale per l’Europa, nella logica di una cooperazione regionale che deve costituire uno degli elementi portanti di un ordine internazionale più giusto, multilaterale, fondato su una rete di relazioni e di cooperazioni tra diverse regioni del mondo. Io credo che questo atteggiamento dell’Italia, questa azione italiana possa essere utile ai nostri amici dell’America Latina e che anche per questo essi sono così numerosi e così autorevolmente rappresentati a questa Conferenza. E di ciò noi siamo davvero grati. L’America Latina e i Caraibi sono un continente in crescita, e una crescita senza precedenti in termini di aggregati macroeconomici. Il PIL della regione è per il quarto anno consecutivo superiore al 5% ed è superiore alla crescita mondiale. La piaga dell’inflazione cronica in molti Paesi è al di sotto della soglia critica del 5% annuo. Si tratta di un risultato straordinario, che non era previsto da molti economisti che guardavano all’America Latina come ad un continente che inesorabilmente avrebbe dovuto essere emarginato dalle grandi tendenze della globalizzazione. Una globalizzazione che ha avuto a lungo altri protagonisti. L’America Latina è tornata protagonista. E questo certamente è la conseguenza anche di una congiuntura internazionale che ha visto la crescita del prezzo delle materie prime, migliorando le ragioni di scambio. Tuttavia io credo che questo sia stato anche il frutto dell’impegno delle classi dirigenti democratiche dell’America Latina, che hanno saputo promuovere politiche di sviluppo in modo coraggioso, con apertura, ma nello stesso tempo guardando alle ragioni della coesione sociale, della lotta alla povertà, della valorizzazione di quella straor-

204

Sessione conclusiva

dinaria risorsa umana che è la popolazione giovane del continente, che è la leva per lo sviluppo moderno e la crescita. Oggi parliamo di un continente più solido, come si è potuto constatare anche di fronte alle recenti crisi finanziarie che in altri tempi avrebbero messo in ginocchio l’America Latina e che invece hanno avuto un impatto assai più limitato. Oggi un continente più solido deve necessariamente guardare, e questo si è sentito nell’intervento di tanti, a due grandissime sfide. Una è la sfida dello sviluppo. Non basta uno sviluppo fondato sui prezzi delle materie prime e trainato dalla grande crescita asiatica, dall’acquisto delle commodities, questo certamente è stato un volano importante, ma le riserve che l’America Latina sta accumulando grazie ad un rapporto di scambio favorevole devono essere investite in un grande progetto continentale, non solo in progetti nazionali di sviluppo. Da questo punto di vista il progetto brasiliano di accelerazione della crescita è un esempio ed un modello: un grande programma di investimenti sulle infrastrutture materiali. Ma in tutti i Paesi latinoamericani si guarda a questa necessità: alle strade, alle ferrovie, all’energia, ai gasdotti, ma anche al capitale umano, alla formazione, all’innovazione, alla ricerca, per dare una base più solida alla crescita. E nello stesso tempo l’altra grande sfida è tradurre la crescita in una crescita umana e sociale combattendo la povertà e realizzando nuovi traguardi di inclusione sociale. È evidente che l’Europa è un partner essenziale dal punto di vista tecnologico e dal punto di vista industriale e che noi possiamo essere davvero partecipi di questa nuova frontiera dell’America Latina nell’interesse reciproco. Con le nostre imprese, con le nostre tecnologie, con le nostre Università, per le affinità culturali, linguistiche che ci legano e che rendono anche più agevole il sistema europeo. Ed in questo quadro l’Italia ha certamente molte chances e molta volontà di fare, di essere partner in questa grande sfida. Ora occorre continuare a lavorare insieme. Noi vogliamo farlo con scrupolo, per fare in modo che di qui al prossimo appuntamento di Milano, molte delle cose di cui abbiamo discusso si realizzino. Ed in parte hanno cominciato a realizzarsi. È evidente che l’interesse reciproco coincide con l’interesse delle nostre imprese ad internazionalizzarsi e ad investire finalmente guardando all’America Latina non più – come a lungo in passato – come ad un’area dalla quale proiettarsi sul mercato nordamericano, ma guardando alla crescita di un grande mercato latinoamericano, che si svilupperà anche in ragione di un processo di coesione sociale e di ripartizione più equa della ricchezza. E c’è, io credo, un interesse forte, una grande domanda di Europa in America Latina alla quale, dobbiamo dire la verità, l’Europa non sempre è stata pronta a rispondere adeguatamente. Io non lo dico in modo critico verso la Commissione, meno che mai verso la Commissaria Ferrero-Waldner, che è attenta e sensibile a questa esigenza. Quando parlo dell’Europa parlo innanzitutto dei grandi paesi europei. Parlo dell’intollerabile lunghezza dei negoziati fra Unione Europea e Mercosur. Me ne sono occupato anche come parlamentare europeo, era il mio mestiere, diciamo, specifico. Anni e anni di negoziato rallentato anche dall’egoismo di alcuni grandi Paesi europei, dalla
205

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

paura che arrivasse sul nostro mercato della carne buona e a basso prezzo. Paura che, naturalmente, non è facile spiegare ai consumatori, ai quali interessano altre cose. Mi trovavo in America Latina nei giorni dello storico primo viaggio del Presidente cinese Hu Jintao, accolto come un imperatore romano. Nel giro di dieci giorni furono firmati Accordi per decine e decine di miliardi di euro, mentre noi, da anni, negoziavamo invano. Io ritengo che davvero l’Europa deve fare un salto di qualità da questo punto di vista e deve corrispondere. L’America Latina è un continente amico, un continente che ci aspetta. È un continente che per molti riguardi considera l’integrazione europea come un esempio, come un modello, e io credo che lo sia. Perché se penso all’America Latina e a come ancora i diversi nazionalismi, o il retaggio dei conflitti fra le nazioni, costituisca una remora ad un grande progetto continentale di sviluppo, allora ricavo che, da questo punto di vista, noi europei siamo un modello positivo. Il processo di integrazione ha portato a superare il retaggio di due guerre mondiali. Ed anche per questo – io credo – questo continente guarda all’Europa con simpatia, vuole l’Europa anche per diversificare le sue relazioni, non in chiave antiamericana, ma rispetto al peso del grande vicino del Nord, e rispetto alla crescente influenza del continente asiatico e del pacifico. Questo bisogno di Europa deve trovare da parte nostra una maggiore capacità di concretezza e più coraggio. Anche per questo io spero davvero che la Conferenza di Lima sia l’occasione per dare impulso ai diversi negoziati che si stanno sviluppando tra l’Europa e i paesi dell’America centrale, tra l’Europa e i paesi delle Ande, tra l’Europa e il Mercosur. Si è preferito, anche da parte di alcuni amici latinoamericani, puntare tutto sul negoziato multilaterale. Non so come finirà il negoziato multilaterale. Io sono tra quelli che vedrebbe con favore un Accordo a Doha. Ma temo che se si uscirà dalla ronda di Doha senza accordo, c’è il rischio che si determini una frattura tra Paesi ricchi e Paesi emergenti. Arrivare rapidamente quindi a un Accordo fra Europa e America Latina, penso in particolare al Mercosur, avrebbe un grande significato, di risposta e di contributo alla costruzione di un sistema multilaterale di integrazione economica e di libertà del commercio. C’è un paradosso da questo punto di vista. La libertà del commercio, che è stata a lungo la grande bandiera dei paesi di democrazia liberale occidentale, diventa oggi una bandiera dei paesi emergenti. E noi che abbiamo avuto la pretesa di insegnarla al mondo, qualche volta sembriamo temerla, in ragione della protezione di certi privilegi e di certi interessi costituiti. Ciò detto, credo tuttavia che nei processi di integrazione e di libertà di commercio, occorra la disponibilità di tutte le parti in causa a fare sacrifici: per la parte latinoamericana ciò significa disponibilità ad accogliere imprese europee nel campo industriale, dei servizi, ed a vincere ogni tentazione protezionistica, riconoscendo naturalmente, come è giusto fare, le asimmetrie che esistono. D’altro canto l’abbiamo fatto anche tra noi europei, accompagnando l’integrazione con politiche di sostegno allo sviluppo e di riduzione delle disuguaglianze. Dobbiamo andare decisamente in questa direzione. L’Italia vuole parteciparvi con un’iniziativa propria. Ho citato le nostre imprese maggiori, ho citato la decisione di aderire alla Corporación

206

Sessione conclusiva

Andina de Fomento. Vi annuncio adesso che stiamo studiando con la Banca Interamericana di Sviluppo la messa a punto di strumenti finanziari innovativi per il sostegno alle economie della regione, in modo particolare alle piccole e medie imprese. Se ne è parlato a lungo qui, ma questo è davvero un campo nel quale l’Italia può fornire un’esperienza particolare. Una expertise che può essere utile a grandi paesi che vogliono crescere e che sanno che la piccola e media impresa crea ricchezza e lavoro in modo diffuso più del grande investimento che viene dall’Europa o dagli altri paesi del mondo. Per questo abbiamo rafforzato i nostri strumenti ed abbiamo anche lavorato per entrare in raccordo con sedi e con fora che non sono nostri. Siamo diventati invitati, io spero via via permanenti, alla Cumbre Iberoamericana, e di questo siamo grati non solo ai nostri amici latinoamericani, ma anche ai nostri amici spagnoli e portoghesi che hanno dimostrato disponibilità e volontà di collaborazione. Puntiamo a rafforzare l’attività dell’Istituto Italo-Latino Americano ed a collegarlo sempre più strettamente alla realtà del Continente. È importante che questo impegno trovi corrispondenza non episodica da parte dei nostri amici dell’America Latina e dei Caraibi. E ciò che è fondamentale è che l’America Latina e i Caraibi credano in sé stessi, non solo nelle loro possibilità di sviluppo, ma anche nella necessità di assumere la responsabilità di governare quella parte del mondo. Io credo sia stato molto importante il modo in cui alcuni dei maggiori paesi dell’America Latina hanno affrontato la crisi ad Haiti, con un’assunzione di responsabilità che dimostra maturità e crescente peso sulla scena internazionale. D’altro canto Paesi come il Brasile e il Messico, sono oramai protagonisti sulla scena internazionale e non soltanto regionale. Io spero che lo facciano anche a nome dell’intero sub-continente, non soltanto nell’interesse proprio, e so che è così. So che c’è una visione che va oltre l’ambito nazionale. È molto importante che vadano avanti i processi d’integrazione. Anche se non spetta a noi deciderne le modalità, so che in America Latina l’approccio pragmatico che guarda all’integrazione sub-regionale e all’integrazione fisica ed economica come alla chiave del successo, coesiste sempre con una visione ampia, di grande respiro politico, ideale, culturale, con il mito della grande unione di tutti i paesi dell’America Latina. Io credo che questo mito abbia un suo valore, non possa essere espunto, perché l’America Latina è una realtà, una grande realtà culturale, storica. Ma allo stesso tempo, l’esperienza europea dice che i processi d’integrazione sono graduali e concreti. Noi siamo partiti appunto dalla Comunità del Carbone e dell’Acciaio. Certo, c’era chi scriveva dei libri sull’Europa, era importante che si scrivessero dei libri sull’Europa, ma il processo di integrazione è partito concretamente da un’integrazione economica, fisica, dalla cooperazione economica, da basi materiali forti. Ed è importante che il processo d’integrazione latinoamericano vada avanti in questa duplice dimensione. Ed io credo, badate, che uno degli aspetti più importanti degli Accordi con l’Unione Europea è che essi incoraggiano ed aiutano l’integrazione regionale latinoamericana. Perché nell’implementazione – come si dice con una pessima parola, che per giunta, e si sente, non è di origine Latina – degli Accordi con l’Unione Europea c’è anche un

207

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

potente stimolo a far vivere l’integrazione tra i paesi latinoamericani. Questa è indubbiamente la via maestra e naturalmente questi processi di integrazione e di cooperazione si accompagnano a quella crescente condivisione di valori democratici, di difesa dei diritti umani, a quell’approccio multilaterale al tema dell’ordine mondiale, che noi profondamente condividiamo e che fa sì che l’Europa e l’America Latina nelle grandi sedi internazionali quasi sempre si trovino dalla stessa parte a condividere un approccio ispirato ai valori della pace, della difesa dei diritti umani, della democrazia, del multilateralismo, del rifiuto della logica di potenza. E questa comunanza di valori, questo approccio comune ai grandi temi internazionali, è certamente una base importante di cooperazione. E lo abbiamo registrato anche dinanzi alle nuove sfide come quelle della sicurezza energetica e della sostenibilità ambientale. È importante continuare a lavorare insieme, è importante continuare a lavorare per vincere queste sfide affrontandole con determinazione. Questa Conferenza dimostra che l’Italia c’è, che l’Italia vuole fare la sua parte non in una visione esclusivamente nazionale ma più largamente al servizio delle relazioni tra Europa e America Latina. In questo spirito lasciate che io concluda ringraziando innanzitutto tutti i partecipanti e gli amici che sono venuti dall’America Latina, ringraziando chi, a partire dall’IILA, dal Cespi, ha contribuito in modo determinante al successo di questa iniziativa, all’elaborazione, all’organizzazione dell’evento. Ringraziando gli ospiti non latinoamericani, gli ospiti europei, dalla Commissaria Ferrero-Waldner, al Ministro degli Esteri della Slovenia, ai rappresentanti degli altri paesi europei come la Spagna, il Portogallo, la Germania, la Francia che hanno seguito i lavori, e tutte le diverse personalità dell’economia, della cultura, della società civile, che hanno partecipato a questa conferenza. L’appuntamento è a Milano. L’augurio, lo ha già detto Formigoni, è che quando ci troveremo a Milano, essa sarà già stata scelta – si vota a marzo – come sede dell’Esposizione Universale del 2015. Il tema che abbiamo proposto è il cibo, la nutrizione. È un materia nella quale condividiamo una larga esperienza. E con l’occasione della Conferenza di Milano, tutti i paesi dell’America Latina e dei Caraibi potranno anche andarsi a scegliere il loro stand dove portare i loro prodotti e dove mettere in mostra la loro civiltà, il cibo è una parte importante della civiltà. In nome della nostra amicizia, contiamo sul vostro sostegno anche per questo obiettivo che ci proponiamo. Ma voglio ringraziarvi per il sostegno che in questi anni è venuto dalla stragrande maggioranza dei paesi latinoamericani in ogni occasione, ed in particolare in occasione dell’elezione dell’Italia nel Consiglio di Sicurezza, nel Consiglio per i Diritti Umani. La nostra è un’amicizia consolidata: dopo questi due giorni sono convinto che sarà ancora più forte.

208

Galleria foto

Al tavolo della Presidenza, al centro, il Presidente del Consiglio, Romano Prodi, e la Presidente del Cile, Michelle Bachelet. Alla loro sinistra, il Ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, il Presidente della Camera dei Deputati, Fausto Bertinotti e il Sottosegretario per gli Affari Esteri, Donato Di Santo. Alla loro destra, il Presidente dell’IILA, Roberto Andino Salazar, e il Sindaco di Roma, Walter Veltroni. ■
211

Un momento dei lavori della III Conferenza, che si è svolta nella Sala delle Conferenze Internazionali della Farnesina. ■

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Al tavolo della Presidenza: la Presidente della Repubblica del Cile, Michelle Bachelet, con il Ministro degli Esteri, Massimo D’Alema. ■
212

Da sinistra: il Ministro degli Esteri dell’Honduras, Milton Jiménez Puerto, il Ministro degli Esteri dell’Argentina, Jorge Taiana, la Ministra del Commercio Internazionale, Emma Bonino, il Sottosegretario per gli Affari Esteri, Donato Di Santo, il Presidente della CAF - Corporación Andina de Fomento - Enrique García, il Ministro degli Esteri del Nicaragua, Samuel Santos, la Vice Ministra degli Esteri di El Salvador, Margarita Escobar. ■

Galleria foto

Incontro bilaterale Italia-Brasile: il Ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, riceve il Ministro Segretario Generale della Presidenza della Repubblica del Brasile, Luiz Dulci. ■
213

Incontro bilaterale Italia-Messico: il Presidente del Consiglio, Romano Prodi, riceve la Ministra degli Esteri del Messico, Patricia Espinosa Cantellano. ■

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Incontro bilaterale Italia-Argentina: il Presidente del Consiglio, Romano Prodi, riceve il Ministro degli Esteri dell’Argentina, Jorge Taiana. ■
214

Il Ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, con la Commissaria Europea per le Relazioni Esterne, Benita Ferrero-Waldner. ■
214

Galleria foto

Intervento del Vice Presidente e Ministro degli Affari Esteri di Panama, Samuel Lewis Navarro. Accanto a lui, il Presidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, Umberto Ranieri, e il Sottosegretario per gli Affari Esteri, Donato Di Santo. ■

Il Ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, con il Presidente della CAF, Enrique García. ■

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

Al tavolo della Presidenza, la Sindaco di Milano, Letizia Moratti, la Ministra del Commercio Internazionale, Emma Bonino, e l’Amministratore Delegato di ENEL, dott. Fulvio Conti. ■
216

Alla Sessione Inaugurale della III Conferenza sono intervenuti il Presidente della Camera dei Deputati, Fausto Bertinotti, e il Presidente dell’Unione Interparlamentare, Pier Ferdinando Casini. Nella foto, entrambi al tavolo della Presidenza con il Sottosegretario per gli Affari Esteri, Donato Di Santo. ■

Galleria foto

Il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, interviene alla III Conferenza. ■
217

Al tavolo della Presidenza, il Ministro del Lavoro, Cesare Damiano, con il Sottosegretario per gli Affari Esteri, Donato Di Santo, e con il Direttore del CeSPI, José Luis Rhi-Sausi. ■

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

La Ministra del Commercio Internazionale, Emma Bonino, con la Vice Ministra degli Esteri di El Salvador, Margarita Escobar. ■
218

Il Presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, interviene come Presidente della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome. ■

Galleria foto

In un momento di pausa dei lavori: il Sen. Claudio Scajola conversa con il Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina, Cardinale Giovanni Battista Re, che ha assistito alla III Conferenza insieme al Cardinale Claudio Hummes. ■

219

La Segretaria di Stato spagnola per Iberoamerica, Trinidad Jiménez García, con il Sindaco di Roma, Walter Veltroni, e con l’On. Piero Fassino, durante una pausa dei lavori della Conferenza. ■

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

La Commissaria Europea per le Relazioni Esterne, Benita Ferrero-Waldner, durante il suo intervento. ■
220

L’intervento del Ministro degli Esteri del Perú, José Antonio García Belaunde. ■

Galleria foto

Intervento del Presidente del Senato della Repubblica, Franco Marini. ■
221

Il discorso conclusivo del Ministro degli Affari Esteri, Massimo D’Alema. ■

Italia-America Latina: insieme verso il futuro

222

Il Ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, consegna alla Senatrice Susanna Agnelli un riconoscimento per il suo impegno a favore del rafforzamento delle relazioni tra Italia e America Latina. ■

In occasione della III Conferenza Italia-America Latina e Caraibi, il Ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, ha consegnato un riconoscimento del Ministero degli Esteri a otto personalità che hanno dedicato parte della loro vita ai rapporti con l’America Latina. Da sinistra: Susanna Agnelli, Renato Sandri, Gilberto Bonalumi, Ludovico Incisa di Camerana, Massimo D’Alema, Italo Moretti, Saverio Tutino, Linda Bimbi, Alberto Tridente. ■

Galleria foto

In occasione della III Conferenza, è stata convocata alla Farnesina la riunione d’area di tutti gli Ambasciatori d’Italia nei paesi latinoamericani, presieduta dal Segretario Generale, Ambasciatore Giampiero Massolo, insieme al Direttore Generale per le Americhe, Ministro Giovan Battista Verderame, e al Sottosegretario per gli Affari Esteri, Donato Di Santo. ■

223

In preparazione della III Conferenza si sono tenuti molti Seminari preparatori in varie città italiane. A quello di Milano, del 5 giugno 2007, dedicato al Messico, vi ha partecipato il Presidente messicano Felipe Calderon, al centro nella foto. Alla sua destra il Ministro dell'Economia del Messico, Eduardo Sojo; il Presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati; la Ministra del Commercio internazionale, Emma Bonino. Alla sua sinistra, il Presidente della Promos di Milano, Bruno Ermolli; il Sindaco di Milano, Letizia Moratti; il Sottosegretario agli Esteri, Di Santo. ■

Grafica, impaginazione e stampa Edisegno srl - Roma info@edisegno.com


				
DOCUMENT INFO