DOMENICA_ 12 MARZO 2006

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					DOMENICA, 12 MARZO 2006 Pagina 13 - Toscana

Dall’aglio al maglione
L’ultima dei cinesi: hanno taroccato anche il whisky

Dopo le grandi griffe il mercato è in piena crescita: scoperti toner e cartucce per stampanti riprodotti alla perfezione STEFANO BARTOLI

Whisky scozzese delle migliori marche. Cognac a prezzi così scontati da indurre all’acquisto anche il più incallito degli astemi. Un mare di bottiglie coloratissime, dalle etichette classiche ai prodotti “forti” più alla moda del momento. In tutto ben 36mila litri di bevande alcoliche con un unico, comune denominatore: tutte copie delle originali, perfettamente riprodotte (anche se naturalmente, almeno per adesso, non si sa molto di più della vera composizione “nutritiva” dei vari miscugli) con grandissima attenzione ai particolari. Sì, avete capito bene: per dirla in soldoni, sono tutte false, falsissime. Le ha scoperte in un’indagine partita da Empoli e che interessa anche altre province il comando fiorentino della guardia di finanza che per adesso non si sbilancia sull’argomento preferendo rimandare ai prossimi giorni ulteriori e più dettagliate spiegazioni. Anche se già adesso una certezza esiste e riguarda la provenienza. Volete sapere da dove arrivano? Fin troppo facile rispondere, visto che come al solito si parla della Cina. Insomma, eccolo qui l’ultimo parto delle fervida fantasia orientale, di quel discount della manodopera che ruota attorno a Pechino. Un ultimo anello che va ad unirsi ad una collana apparentemente infinita composta da perle di ogni genere: dagli abiti alle cinture firmate, dai cd audio agli ultimi film in dvd, dagli orologi all’elettronica di consumo. Perfino alimenti come l’aglio e l’olio d’oliva. E per tutto ci si muove su due fronti, l’originale fabbricato legalmente in Cina (altro che materie prime italiane, negli Stati Uniti i portafogli griffati sono quasi tutti di morbidissima pelle cinese) e il “doppione” che sfrutta proprio il know-how acquisito con commesse e progetti occidentali. Fino a che i due binari non convergono in qualche modo dando vita a marche originali e prodotti di tutto rispetto. Dai toner al cachemire. E così mentre sul mercato italiano è arrivata perfino la prima vera ondata di televisori a cristalli liquidi concepiti e distribuiti da una multinazionale cinese (da 27 a 32 pollici, ad un prezzo neanche a dirlo incredibilmente invitante), la frontiera dell’hi-tech taroccato non tralascia nulla. Neanche accessori diffusissimi ed ormai indispensabili come cartucce e toner per stampanti delle marche più famose: Epson, Canon e Hp, solo per citarne alcune. Il traffico è stato scoperto nei giorni scorsi in un laboratorio artigianale di Uzzano, in provincia di Pistoia, che faceva da base operativa. A prima vista si trattava dei soliti prodotti venduti ad un prezzo molto più conveniente: in realtà venivano acquistate dalla Cina a un euro l’una e rivendute a 12-13 euro, con un margine stellare per tre imprenditori italiani ed uno cinese senza troppi scrupoli, tutto

intrappolati nell’operazione che le Fiamme Gialle hanno chiamato “Nero di Seppia”. E se a metà gennaio l’“Operazione Pollo” (dal gergo con cui venivano indicate le borse taroccate per distinguerle dalla produzione legale) ha portato a scoprire quattro giganteschi magazzini abusivi sparsi tra Prato e al Versilia, tutti strapieni di articoli di abbigliamento e pelletteria delle griffe più importanti, gli operatori del tessile considerano una vera emergenza l’arrivo del cachemire falso. Una piaga così diffusa che ha portato alla messa a punto di un test basato sul Dna della fibra, anche e soprattutto per salvaguardare questa “nicchia” che solo a Prato dà lavoro a oltre 7.500 persone. I Rolex della mutua. Travasi dal mercato legale a quello illegale, addirittura doppie linee di produzione per soddisfare entrambe le esigenze e soprattutto le rispettive tasche. Oltre che, come dicevamo, per l’abbigliamento, il fenomeno è particolarmente rilevante per orologi di grido come Rolex, Panerai e Omega, la cui taroccatura non fa più quasi notizia. Anzi, sembra che in questi anni la Toscana abbia conquistato la leadership degli orologi falsificati, scalzando addirittura dal primo posto la Campania, tradizionale fornitrice di patacche da polso. La guardia di finanza infatti ha sequestrato nel 2004 in Toscana 6.807 orologi fasulli, l’11,24% nazionale, mentre a Napoli e dintorni ci si è fermati a quota 6.358, pari al 10,50%. L’origine di questi oggetti è abbastanza nebulosa: qualcosa arriva ancora dal Sud, ma molti pezzi provengono proprio dall’Oriente. Geniale l’escamotage di una banda di falsari cinesi in Valdera: per evitare di essere scoperti alla dogana con i falsi, avevano importato separatamente ogni più piccolo componente degli orologi. Ma le fiamme gialle li hanno scoperti nel loro laboratorio proprio mentre stavano riassemblando i Rolex fasulli. Bruschetta taroccata. Ma l’idea più gustosa, almeno sulla carta, l’hanno avuto chi ha deciso di importare attraverso il porto di Livorno, vera porta d’ingresso per le merci contraffate vista la posizione baricentrica della città (ne parliamo a parte), cento tonnellate di agli cinesi spacciati come italiani. Una truffa che va a far coppia con le tre cisterne d’olio d’oliva (totale venti tonnellate) sequestrate nello stesso scalo. Insomma, tutto ciò che serve per una bruschetta con gli occhi a mandorla, replica perfetta di quella “made in Tuscany”.