17 - Monopolio e concorrenza monopolistica

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17 - Monopolio e concorrenza monopolistica Powered By Docstoc
					Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari

Economia politica
Lezione 17

Monopolio e concorrenza monopolistica
www.dssm.uniba.it/docenti/didattica_ancona/economia_politica_sapp_sprise(n.o.).htm

Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari Assenza di concorrenza e potere di mercato
Il primo teorema dell’economia del benessere esalta gli effetti benefici, in termini di efficienza nell’uso delle risorse disponibilit, dell’equilibrio del mercato perfettamente concorrenziale (Pareto-efficienza). Prendono il nome di fallimenti del mercato tutte le situazioni che generano equilibri non Pareto-efficienti. Una importante causa (non l’unica) di fallimento di mercato è la presenza di potere di mercato. Il potere di mercato è la capacità di influenzare il prezzo di vendita provocando un aumento del surplus per il venditore, ma provocando anche una diminuzione del surplus dell’acquirente. Il potere di mercato è presente in molte situazioni non concorrenziali, prima tra tutte (ma non sola) quella detta monopolio. Il potere di mercato di un’impresa dipende: dalla elasticità della domanda; dal numero delle altre imprese eventualmente presenti sul mercato; dal modo con il quale ogni impresa interagisce con le altre imprese. Chi ha potere di mercato è un price-maker, può, in determinate condizioni, differenziare il prezzi di vendita e/o usare il prezzo per impedire l’ingresso di nuovi operatori.

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Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari Cosa è e come nasce il monopolio
Si definisce Monopolio unilaterale dell’offerta ogni situazione di mercato nella quale dal lato dell’offerta opera una sola impresa mentre la domanda è frazionata tra una molteplicità di acquirenti. Il monopolio unilaterale dell’offerta è una struttura di mercato presente in molti Paesi. A livello analitico è possibile configurare anche il Monopolio unilaterale della domanda e il Monopolio bilaterale. Per l’analisi di queste situazioni si rinvia a trattazioni più approfondite. In questa sede per monopolio intenderemo solo il monopolio unilaterale dell’offerta. Il monopolio unilaterale dell’offerta può nascere per: 1. Vincoli istituzionali all’entrata (marchi di fabbrica, brevetti, licenze, diritti d’autore, …) 2. Non riproducibilità di un fattore produttivo non sostituibile (risorse naturali, …) 3. Caratteristica della tecnologia (costi decrescenti in lungo periodo, scala minima efficiente molto alta, …) 4. Comportamento dell’impresa (strategie di prezzo limite) 5. Limitata estensione del mercato (voli spaziali) I fattori 1-4 possono agire da barriere all’entrata.

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Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari Concorrenza perfetta
In concorrenza perfetta la curva di domanda dell’impresa è infinitamente elastica e il potere di mercato dell’impresa è nullo:

= P

potere di mercato nullo

L’impresa può solo decidere quanto produrre.

p = RMg = CMg
D

P = RMg

O

Q’

Q”

Q

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Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari Elasticità della domanda e potere di mercato
Se la domanda non è infinitamente elastica l’impresa può influenzare o determinare il prezzo modificando la propria offerta.

P P’ P”

>1

<1 O

D
Q’ Q” 0< <

Q

Potere di mercato non nullo

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Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari Elasticità della domanda e spesa totale (Lezione 13) p D >1 p′ 0
S = Q*p
p

=1 <1 Q

0

Crescente

Massima

Decrescente

Q
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Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari Prezzo e Variazione del ricavo totale del monopolista P

∆RT = p × ∆q + q × ∆p
P’ A B P”

D
Q”

O

Q’

Q
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Variazione del ricavo Totale = area B - area A = R’

Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari Ricavo marginale e equilibrio del monopolista
Si consideri l’equazione che definisce la variazione del ricavo totale:

∆RT = p × ∆q + q × ∆p
RMg = ∆RT ∆p = p + q× ∆q ∆q

Dividendo tutto per q possiamo scrivere: dove

∆p <0 ∆q

La precedente relazione, combinata con il principio di massimizzazione del profitto, ci autorizza a scrivere che l’equilibrio del monopolista sarà caratterizzato da

A]

RMg = P 1 +

q ∆p 1 ⋅ = p (1 + ε p ) = p 1 + εd p ∆q

= CMg

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Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari Equilibrio del monopolista
Se il costo marginale è crescente:

P CMg PM CMg R ’ QM D Q
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PM

CMe

O

Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari

Equilibrio del monopolista
Se il costo marginale è costante

P

PM CMg = RMg

PM CMg RMg D Q QM
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O

Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari Elasticità (Flessibilità) del prezzo, potere monopolistico ed elasticità della domanda
La formula A] lega alla elasticità del prezzo il potere di mercato del monopolista. É bene ricordare che l’elasticità del prezzo è uguale al reciproco della elasticità della domanda e che si tratta di grandezze negative:

∆P ∆P * Q ∆P Q 1 ε p (Q) = P = = * = ∆Q ∆Q * P ∆Q P ε q ( P ) Q
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Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari Formule di “mark up”
Prendono il nome di formule di mark up le espressioni che legano il Prezzo al Costo Marginale dell’impresa monopolista attraverso l’elasticità della domanda. L’espressione A]:

P 1+

1

εd

= CMg

è una formula di mark up monopolistico. Se ne possono ricavare altre, utilizzando piccoli passaggi algebrici. Tra di esse assume importanza quella che esprime l’indice di Lerner, una misura del margine di profitto lordo del monopolista:

IL =

P − CMg 1 =− = −ε p P εd
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Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari

Effetti del potere monopolistico
L’esercizio del potere monopolistico provoca due effetti che si cumulano tra loro generando la perdita netta di monopolio: 1. Effetto redistributivo: diversa distribuzione del guadagno totale derivante dallo scambio (diminuzione della rendita del consumatore ed aumento della rendita del produttore) Effetto distorsivo nell’utilizzo delle risorse che si manifesta con la riduzione del volume degli scambi

2.

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Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari

Equilibrio del monopolista e perdita di benessere
(perdita netta di monopolio con costo marginale crescente) P C ’ PC

PM C’M

Sc

PM

O QM QC

R ’

D Q
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Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari Equilibrio del monopolista e perdita di benessere P
(costo marginale costante)

PM PC = C’

Sc

PM PC C’ D Q

O

QM

R ’ QC

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Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari Monopolio, rent-seeking e regolamentazione
Il potere monopolistico genera condizioni di (extra)profitto. Non meraviglia che i non monopolisti tentino di diventarlo e che i monopolisti agiscano per evitare di cessare di esserlo. L’espresione rent-seeking indica l’insieme delle attività che un’impresa può esercitare per poter operare in condizioni di monopolio e appropriarsi dei relativi profitti. (to seek, sought, sought – andare alla ricerca). L’attività di rent-seeking richiede impiego di risorse e pertanto provoca una ulteriore perdita di efficienza. La perdita di efficienza tipica del monopolio (e degli altri mercati non concorrenziali) ha generato apposite politiche economiche. Alcune di esse consistono in interventi amministrativi di regolamentazione del prezzo nel tentativo di avvicinare il prezzo regolato al prezzo di concorrenza. La regolamentazione del prezzo è prassi consolidata nel caso del monopolio per concessione pubblica.
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Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari Regolamentazione
La regolamentazione del prezzo idealmente tende ad imporre un prezzo prossimo a quello che si formerebbe in concorrenza (prezzo pc) Al diminuire del prezzo, da pM verso pc, il benessere totale (somma del surplus del consumatore e surplus del produttore) aumenta.
p a CMe pM p1 pC CMg

RMg

D

0

qM

q1

qC

q 17

Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari Regolamentazione del monopolio naturale
Nel caso del monopolio naturale (costi decrescenti) avvicinare il prezzo pc di concorrenza perfetta significa non coprire, in tutto o in parte, i costi fissi. Coprire i costi fissi con una sovvenzione pubblica può essere una soluzione efficiente.
p

pM

CMe pC D CMg

0

qM

qC

q 18

Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari Monopolio e discriminazione del prezzo
Un modo ulteriore attraverso il quale il monopolista esercita il suo potere di mercato è la discriminazione del prezzo che consiste nel far pagare prezzi diversi per il medesimo bene. Affinché il monopolista possa discriminare è necessario che egli sia in grado di impedire (ostacolare) la rivendita. Pigou classifica tre diverse modalità di discriminazione del prezzo: - discriminazione perfetta o di primo grado - discriminazione quantitativa o di secondo grado - discriminazione soggettiva o di terzo grado Secondo Stigler affinché si possa parlare di discriminazione del prezzo (e non di differenziazione del prodotto) è necessario che sia soddisfatta la condizione:

P P P 1 ≠ 2 ≠ ... ≠ n C1 C2 Cn

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Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari La discriminazione di primo grado o perfetta – 1
La discriminazione perfetta del prezzo (o discriminazione di primo grado) consiste nel far pagare un prezzo differente per ogni unità di bene venduto. Si tratta della forma di discriminazione del prezzo più vantaggiosa per l’impresa perché trasferisce per intero al monopolista la rendita del consumatore.

PM PM PC = CMg PC C ’ D O QM QMD Q
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Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari La discriminazione di primo grado o perfetta – 2
La discriminazione perfetta del prezzo (o discriminazione di primo grado) consiste nel far pagare un prezzo differente per ogni unità di bene venduto. Si tratta della forma di discriminazione del prezzo più vantaggiosa per l’impresa, che si appropria dell’intero guadagno derivante dallo scambio. La rendita (surplus) del consumatore, infatti, è nulla. Poiché al margine il prezzo di vendita è uguale al costo marginale, inoltre, il monopolio perfettamente discriminante genera un equilibrio efficiente nel senso di Pareto proprio come avviene nel regime di mercato della concorrenza perfetta. La similitudine, tuttavia, cessa qui: la distribuzione dei vantaggi derivanti dallo scambio è totalmente diversa.
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Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari La discriminazione di secondo grado o oggettiva
La discriminazione oggettiva del prezzo (o discriminazione di secondo grado) consiste nel far pagare un prezzo diverso a seconda della quantità acquistata. Di norma chi acquista di più paga un prezzo unitario inferiore. Esistono molte forme specifiche di differenziazione oggettiva. Le più diffuse sono: - le offerte per stock di merce, molto praticato dalla distribuzione commerciale (compri tre e paghi due, …); - il sistema degli abbonamenti (giornali, ferrovie, trasporti urbani, …) - la tariffa in due parti (elettricità, telefonia fissa, …) Queste pratiche di prezzo sono dette non lineari (nonlinear pricing)

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Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari La discriminazione di terzo grado o soggettiva
La discriminazione soggettiva del prezzo (o discriminazione di terzo grado) si ha quando il prezzo praticato differisce fra gruppi di consumatori, ma all’interno dello stesso gruppo il prezzo unitario del bene è costante. La differenziazione soggettiva é molto diffusa nel campo dei servizi pubblici e privati (ferrovie, trasporti navali ed aerei, spettacoli sportivi e teatrali, …)

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Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari Differenziazione del prodotto, strategie d’impresa e concorrenza monopolistica
L’ipotesi di omogeneità del prodotto che caratterizza il mercato perfettamente concorrenziale non trova adeguata conferma sul piano empirico. Sul mercato, in generale, si trovano prodotti simili ma non identici. La differenziazione del prodotto non è necessariamente la conseguenza di diversità merceologiche. Affinché il prodotto sia differenziato è sufficiente che i consumatori ritengano che esistano differenze tra i prodotti di imprese diverse. La differenziazione del prodotto consente alla singola impresa di ritagliarsi una fetta del mercato (nicchia di mercato) per competere con altre imprese del medesimo settore in posizione di (presunto) vantaggio. La differenziazione del prodotto può essere anche generate da fattori esterni alle imprese, come ad esempio la differenziazione spaziale. La differenziazione del prodotto genera concorrenza monopolistica.
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Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari La concorrenza monopolistica
Il modello di concorrenza monopolistica è stato elaborato da Edward H. Chamberlin all’inizio degli anni ’30. Il modello interpreta il funzionamento di mercati caratterizzati da: 1 - numerosità di imprese 2 - libertà di entrata/uscita dal mercato senza costi 3 - assenza di vincoli nell’uso delle tecnologie produttive 4 - differenziazione del prodotto Gli elementi 1-3 sono di tipo concorrenziale; l’elemento 4 genera potere di mercato, come nel monopolio (vedi ante). Per quanto concerne la possibilità che le imprese entrino/escano dal mercato occorre distinguere tra: - breve periodo (il numero delle imprese è un dato) - lungo periodo (il numero delle imprese è una variabile)

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Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari Equilibrio di breve periodo dell’impresa
p

CMg P* Π CMe

E

L’impresa ha potere di mercato per effetto della differenziazione.
D

RMg 0 q*

L’impresa realizza un profitto lordo pari a:
q

= q’(P – CMg)

L’equilibrio della singola impresa è simile a quello del monopolista:

P > RMa = CMa < CMe

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Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari

Ingresso di nuove imprese e erosione del mercato
p

CMg CMe

p′* ′ Π′ < Π D′ ′ q

D RMg

RMg′ ′ 0 q′* ′

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Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari Equilibrio di lungo periodo
La presenza di profitti positivi attira nuove imprese sul mercato. L’assenza di barriere consente quindi a nuovi capitali di entrare nel settore. L’effetto è una riduzione della quota di mercato di ciascuna impresa già operante e di conseguenza una traslazione verso il basso della curva di domanda: il prezzo si abbassa e la riduzione del prezzo porta a una riduzione dei profitti. p L’equilibrio finale è caratterizzato da una duplice eguaglianza:
CMe

pLP

B

CMg

P = CMe
come in concorrenza perfetta e
D A RMg 0 q*LP q 28

CMg = RMg
come in monopolio

Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari

Appendice - Monopsonio
Si definisce Monopsonio (monopolio unilaterale della domanda) ogni situazione di mercato nella quale dal lato della domanda opera un solo agente mentre l’offerta è frazionata tra una moltitudine di soggetti. Monopsonista sul mercato degli inputs può essere una impresa che sia monopolista del suo output. Nel caso del monopsonio il potere di mercato è detenuto da chi compra: il monopsonista ha la capacità di influenzare il prezzo del bene o servizio che acquista. Il potere di mercato del monopsonista dipende dall’elasticità dell’offerta. Il potere di mercato del monopsonista è inversamente proporzionale al valore dell’epasticità dell’offerta. Se l’offerta è infinitamente elastica il potere di mercato del monopsonista diventa nullo. L’equilibrio del monopsonio è simile all’equilibrio del monopolio, poiché il monopsonista può essere considerato come l’unico soggetto disposto ad offrire moneta in cambio di un certo bene.
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Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari

L’equilibrio del Monopsonio
VPM W VPME W0 N
30

C’ NS

O

N0

Giovanni Ancona – Facoltà di Scienze politiche - Bari Monopolio bilaterale
Nel monopolio bilaterale si fronteggiano un solo operatore dal lato della domanda ed un solo operatore dal lato dell’offerta. In condizioni di monopolio bilaterale il prezzo è logicamente indeterminato e l’esito della contrattazione può collocarlo ad un qualsiasi livello compreso tra il prezzo massimo che chi compra è disposto a pagare (prezzo di riserva del compratore) ed il prezzo minimo che chi vende è disposto ad accettare (prezzo di riserva del venditore). Nel monopolio bilaterale l’esito della contrattazione dipende da molteplici fattori che condizionano durata ed andamento della contrattazione (abilità, capacità di resistenza, …) Un esempio di struttura di mercato molto vicina allo schema concettuale del monopolio bilaterale è quella che caratterizza il mercato del lavoro nelle economie industrializzate.

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