Monopolio naturale_28_11_06 by olliegoblue28

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									Monopolio naturale
Le caratteristiche del monopolio naturale
• Si ha un “monopolio naturale” quando sono le
  caratteristiche del mercato a rendere più
  efficiente la produzione di un bene o servizio da
  parte di un solo soggetto (il monopolista)
• Esempio tipico sono i servizi la cui distribuzione
  ai consumatori richiede la predisposizione di reti:
  elettricità, gas, telefonia.
• In questo caso non è economicamente efficiente
  che vengano realizzate tante reti, è preferibile
  che ce ne sia una sola.
• Se non distinguiamo la distribuzione del servizio
  dalla sua erogazione ai consumatori finali, i
  servizi a rete sono quindi dei monopoli naturali.
Le caratteristiche del monopolio naturale
• Il monopolio naturale ha una precisa struttura di
  costi di lungo periodo.
• I costi medi nel monopolio naturale sono
  decrescenti, cioè diminuiscono all’aumentare
  della quantità prodotta.
• Nell’esempio dei servizi a rete la ragione è
  semplice: le reti sono dei costi fissi,
  all’aumentare del numero degli utilizzatori
  diminuisce la quota di costo per ciascun
  utilizzatore (il costo medio)
• I costi marginali sono normalmente inferiori ai
  costi medi di lungo periodo
                           MC<AC
        Rappresentazione grafica

• Struttura dei costi del monopolio naturale




                            AC
                            MC
     Le forme del monopolio naturale

• Tre possibilità:
  Si lascia operare il monopolista naturale:
  monopolio naturale non regolato
  Interviene lo Stato e crea un’impresa pubblica
  per la gestione del monopolio: produzione
  pubblica del servizio.
  Interviene lo Stato ed introduce dei meccanismi
  di regolamentazione del comportamento del
  monopolista e/o del mercato.
    Il monopolio naturale non regolato
• Se il monopolista naturale viene lasciato
  liberamente operare massimizzerà il proprio
  profitto a scapito dei consumatori.
• La quantità prodotta verrà scelta in modo che
                    MR=MC
  e sarà richiesto ai consumatori il prezzo che
  sono disponibili a pagare per quella quantità.
• Il monopolista massimizza il proprio profitto,
  mentre il surplus dei consumatori viene ridotto.
     Il monopolio naturale non regolato:
          rappresentazione grafica
                  SURPLUS CONSUMATORI


                         PUNTO DI EQUILIBRIO
Pm




                                               P



                                   AC
                                   MC
          MR



           Qm
Il monopolio naturale non regolato: esempio
• Immaginiamo che per la produzione di un servizio a rete si
   sostengano costi pari a
                       CT=100+20Q (costi totali)
                   MC=20 (costi marginali costanti)
• La domanda (inversa) dei consumatori è data da
                            P=100-(1/2)Q
  e quindi il ricavo marginale è pari a
                             MR=100-Q
• Se lasciamo che il monopolista operi secondo i propri
   interessi, quali saranno prezzo e quantità? Quale sarà
   l’extraprofitto del monopolista? Quale sarà il surplus dei
   consumatori?
  Il monopolio naturale non regolato: esempio
• Il monopolista sceglie la quantità in modo che costi marginali
  e ricavi marginali siano uguali
                              MR=MC
                             100-Q=20
                               Q=80
• Il prezzo è quello che i consumatori sono disponibili a pagare
                         100-(1/2) x 80=60
• L’extraprofitto del monopolista è dato da
                               RT-CT
          (60 x 80)-(100+20x80)= 4800-(100+1600)=3100
• Il surplus dei consumatori è dato da
                   (100-60)x80/2=40x40=1600
        Produzione pubblica in perdita
• In questo caso il servizio viene gestito da un’impresa
   pubblica.
• Ai manager di questa impresa viene dato l’obiettivo di
   massimizzare il benessere dei consumatori.
• Data la quantità richiesta dai consumatori, l’impresa
   deve praticare un prezzo tale che
                             P=MC.
• In questo caso, tuttavia, lo Stato deve intervenire per
   coprire le perdite dell’impresa pubblica. Infatti, dato che
   in monopolio naturale si ha
                             MC<AC
  se P=MC si avrà anche
                              P<AC
  e quindi l’impresa sarebbe in perdita
     Produzione pubblica in perdita:
        rappresentazione grafica



                  AREA DI PERDITA




                      PUNTO DI EQUILIBRIO
AC


P                                   AC
                                    MC




           Q
  Produzione pubblica in perdita: un esempio
• Immaginiamo che per la produzione di un servizio a
  rete si sostengano costi pari a
                  CT=100+20Q (costi totali)
              MC=20 (costi marginali costanti)
• La domanda (inversa) dei consumatori è data da
                        P=100-(1/2)Q
  e la quantità richiesta dai consumatori è Q=200.
• Se all’impresa viene imposto di praticare un prezzo
  pari al costo marginale, quale sarà il surplus per i
  consumatori? E quale sarà la perdita per l’impresa?
   Produzione pubblica in perdita: un esempio
• Il prezzo pagato dai consumatori è pari a 20.
• Il surplus dei consumatori è dato da
                     (100-20) x 200/2=80x100=8.000
  che è molto maggiore rispetto a quello conseguito nel
   monopolio non regolamentato (era 1600).
• La perdita per l’impresa è data dalla differenza tra costi totali e
   ricavi totali:
                                   CT-RT
                       CT=(100+20x200)=4100
                           RT=20x200=4000
                        CT-RT=4100-4000=100
   cioè è pari all’intero costo fisso (il costo per la rete).
  Produzione pubblica in perdita:i problemi

• La soluzione della produzione pubblica in
  perdita è problematica perché la perdita
  dell’impresa deve essere in qualche modo
  coperta dallo Stato.
• Se lo Stato utilizza il gettito delle imposte si
  genereranno sia problemi di efficienza sia
  problemi di equità.
• Le imposte possono distorcere le scelte dei
  consumatori e delle imprese e quindi
  determinare delle inefficienze (ved. Infra).
• Potrebbe non essere equo che per finanziare un
  servizio consumato da alcuni vengano tassati
  tutti i cittadini o tutte le imprese.
Produzione pubblica senza perdite
• Anche in questo caso il servizio viene gestito da
  un’impresa pubblica.
• Tuttavia, ai manager di questa impresa viene
  imposto di massimizzare il benessere dei
  consumatori con il vincolo di non creare perdite.
• Una soluzione possibile è quella di praticare, per
  la quantità richiesta, il prezzo pari al costo medio
  di produzione di quella quantità: P=AC.
• Il surplus dei consumatori del bene o servizio,
  tuttavia, viene ridotto.
       Produzione pubblica senza perdite:
           rappresentazione grafica




                        PUNTO DI EQUILIBRIO



AC=P


                                   AC
                                   MC




               Q
 Produzione pubblica senza perdite: un esempio
• Immaginiamo che per la produzione di un servizio a
  rete si sostengano costi pari a
                  CT=100+20Q (costi totali)
              MC=20 (costi marginali costanti)
  • La domanda (inversa) dei consumatori è data da
                        P=100-(1/2)Q
  e la quantità richiesta dai consumatori è Q=200.
• Se all’impresa viene imposto di praticare un prezzo
  pari al costo medio, quale sarà questo prezzo? Il
  surplus dei consumatori si riduce rispetto al caso di
  produzione pubblica in perdita? Perché?
 Produzione pubblica senza perdite: un esempio
• Il prezzo pagato dai consumatori è il costo medio di
  produzione quando Q=200. Il costo medio è dato da
                   AC=CT/Q=100/Q+20
   Quando Q=200 il costo medio è pari a
              AC=CT/Q=100/200+20=20,5
 e quindi per evitare perdite dovremo avere P=20,5.
• Il surplus dei consumatori è sicuramente inferiore a
  quello che si avrebbe con P=MC perché, a parità di
  quantità (Q=200) il prezzo è leggermente superiore.
• La ragione è che sono i consumatori stessi che,
  pagando 0,5 euro in più, sopportano la perdita subita
  dall’impresa (infatti 0,5 x 200=100=costo fisso)
          Regolamentazione di prezzo
• Ci sono diverse ipotesi di regolamentazione di
  prezzo:
  Impresa privata e P=AC
  Tariffa a due parti: i consumatori pagano una
  parte di tariffa fissa per coprire i costi fissi ed
  una parte di tariffa variabile legata ai consumi.
  Peak-load pricing: la tariffa cambia a seconda
  dell’ora della giornata in cui si utilizza il servizio
  e la copertura dei costi fissi grava soprattutto sui
  consumatori che utilizzano la rete nelle ore in cui
  è usata molto anche da altri.
        Regolamentazione del mercato
• In alcuni casi lo Stato può adottare una politica
  di:
  Dis-integrazione verticale: la proprietà e la
  gestione della rete vengono date ad una società
  che però non è l’unica che fornisce il servizio.
  Accesso alla rete per tutti gli operatori che
  pagano     una     tariffa  d’accesso      (o    di
  interconnessione).
  Concorrenza tra gli operatori che hanno accesso
  alla rete.
Regolamentazione del mercato
• Il vantaggio di questa soluzione dovrebbe
  consistere nel fatto che la concorrenza tra i
  diversi operatori consente un abbassamento del
  prezzo del servizio per i consumatori
• Infatti, se c’è un concorrente che riesce a “usare
  meglio” la rete rispetto all’ex-monopolista gli
  ruberà clienti.
• Problema: sapendolo, il monopolista cerca di
  rendere l’accesso alla rete molto costoso.
  Diventa fondamentale riuscire a fissare in modo
  corretto la tariffa di accesso.
                Tariffa di accesso
• Direttive comunitarie e legge nazionale si
  basano su alcuni principi:
  Trasparenza nelle procedure di determinazione
  della tariffa
  Non-discriminazione nei confronti dei
  concorrenti (la tariffa non deve essere fissata in
  modo da eliminare di fatto la concorrenza)
  Separazione contabile tra i costi di gestione
  della rete e quelli di erogazione del servizio.
• Poteri di regolamentazione affidati ad autorità
  amministrative indipendenti.
     Tariffa d’accesso: esempio italiano
• I principi sono difficili da applicare ai casi
  concreti perché il monopolista ha spesso più
  informazioni sulla tecnologia e sui costi rispetto
  all’autorità e ai concorrenti.
• In Italia, la rete telefonica principale è di
  proprietà della Telecom (società privata, prima
  pubblica).
• A questa rete possono accedere un insieme di
  concorrenti (Wind, Albacom, Tiscali, ecc.)
  pagando la tariffa di interconnessione.

								
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