ART. 186 C.D.S by babbian

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									                                           Art. 186 C.D.S.



DOC 1

La nuova pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità prevista dai commi 9 bis e 8 bis degli art.
186 e 187 c. strad., introdotto dall'art. 33 l. n. 120 del 2010, può essere svolta anche prima del
passaggio in giudicato della sentenza di condanna ma solo su base volontaria da parte del
condannato, dovendosi considerare ancora "un presunto innocente" a norma dell'art. 27, comma 2
cost. Invece, nel caso in cui il condannato non acconsenta di iniziare immediatamente lo
svolgimento del lavoro di p.u. l'esecuzione deve avvenire a norma dell'art. 43 d.lg. n. 274 del 2000 a
mezzo dell'emissione dell'ordine di esecuzione da parte del p.m.

Tribunale Rovereto, 29/09/2011
-
L'aggravante per aver commesso il fatto tra le 22 e le 7 non può essere comparato per equivalenza
con le attenuanti generiche. L'eventuale diminuzione di pena deve essere effettuata dopo aver
applicato tale aggravante.

Cassazione penale, sez. IV, 13/07/2011, n. 34372
V.G.

A seguito delle modifiche introdotte dalla l. n. 120 del 2010, che hanno comportato, tra l'altro, la
trasformazione in sanzione amministrativa della confisca del veicolo prevista dagli artt. 186 e 187
c.strad. per il caso, rispettivamente, di guida in stato di ebbrezza e di guida in stato di alterazione
psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti, deve ritenersi che anche il sequestro finalizzato a detta
confisca possa ora essere disposto solo dall'autorità amministrativa e non anche da quella
giudiziaria, fermo restando che restano validi i sequestri disposti dall'autorità giudiziaria, ai sensi
dell'art. 321, comma 2, c.p.p., antecedentemente all'entrata in vigore della citata l. n. 120/2010, a
condizione che risultino comunque sussistenti le condizioni che, in base alla nuova normativa,
legittimerebbero oggi la confisca amministrativa.

Cassazione penale, sez. IV, 24/03/2011, n. 17495
B.
A seguito delle modifiche introdotte dalla l. n. 120 del 2010, che hanno comportato, tra l'altro, la
trasformazione in sanzione amministrativa della confisca del veicolo prevista dagli artt. 186 e 187
c.strad. per il caso, rispettivamente, di guida in stato di ebbrezza e di guida in stato di alterazione
psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti, deve ritenersi che anche il sequestro finalizzato a detta
confisca possa ora essere disposto solo dall'autorità amministrativa e non anche da quella
giudiziaria, fermo restando che restano validi i sequestri disposti dall'autorità giudiziaria, ai sensi
dell'art. 321, comma 2, c.p.p., antecedentemente all'entrata in vigore della citata l. n. 120/2010, a
condizione che risultino comunque sussistenti le condizioni che, in base alla nuova normativa,
legittimerebbero oggi la confisca amministrativa.

Cassazione penale, sez. IV, 24/03/2011, n. 17495


L'accertamento in merito all'effettiva alterazione psicofisica di un soggetto in ordine al reato di
guida sotto l'influenza di sostanze stupefacenti (art. 187 comma 1 d.lg. 285/1992), necessita di un
esame tecnico su campioni di liquidi biologici, trattandosi di una verifica che richiede conoscenze
di tipo tecnico-specialistico per l'individuazione e la quantificazione della sostanza assunta. Ne
deriva che la mancanza di tali accertamenti non permette una ricostruzione della tipologia e della
quantità di droga assunta, poiché presuppone negli organi accertatori una serie di conoscenze
specialistiche che gli stessi non possiedono; né le semplici dichiarazioni dell'imputato possono
consentire di ricostruire compiutamente la vicenda, considerando sia i limiti previsti dalla legge in
ordine alle dichiarazioni rese dall'imputato ai carabinieri intervenuti, sia la mancanza di ulteriori
riscontri.

Tribunale Perugia, 24/03/2011, n. 235

Circolazione stradale - Guida sotto l'effetto di sostanze stupefacenti - Art. 187 cod. str. - Esami
dell'urina - Sufficienza - Esclusione.


Lo stato di alterazione in conseguenza dell'uso di sostanze stupefacenti durante la guida del veicolo,
elemento costitutivo del reato previsto dall'art. 187 c. strad., non può ritenersi compiutamente
accertato sulla base del solo esito positivo degli esami dell'urina, i quali si limitano solo ad attestare
la pregressa assunzione, anche a distanza di alcuni giorni, della sostanza stupefacente ma non anche
l'attualità dello stato di alterazione durante la guida, a maggior ragioni se il quadro indiziario, in
riferimento agli elementi sintomatici dello stato di alterazione, appare non univoco e
contraddittorio.

Uff. Indagini preliminari Bolzano, 02/03/2011
Resp. civ. e prev. 2011, 7-8, 1609 (nota DIES)


[In senso conforme Cass. pen., 8 luglio 2008, n. 33312; Cass. pen., 11 giugno 2009, n. 41796; Trib.
Ferrara, 25 giugno 2009; Trib. Bologna, 7 gennaio 2010]
A seguito delle modifiche introdotte dall'art. 33 l. 29 luglio 2010 n. 120 agli art. 186 e 187 c. strad.,
la confisca del veicolo, ivi prevista come obbligatoria, ha assunto natura di "sanzione
amministrativa accessoria", e non più penale: ne deriva che, in vista della confisca, deve ormai
escludersi che possa procedersi al sequestro preventivo del veicolo ai sensi dell'art. 321, comma 2,
c.p.p., giacché, in base a quanto disposto dall'art. 224 ter c. strad., il sequestro ai fini della confisca
del veicolo deve essere operato esclusivamente dall'autorità amministrativa.

Cassazione penale, sez. IV, 17/12/2010, n. 2632
T.

Il rifiuto di sottoporsi ad esami finalizzati all'accertamento della assunzione di sostanze
stupefacenti, in virtù del tenore letterale dell'art. 187, comma 8, del codice della strada, non è
fattispecie penalmente rilevante

Tribunale Lecce, 16/12/2010, n. 464
-

In materia di circolazione stradale, deve ritenersi non sufficiente ai fini dell'accertamento del reato
di guida in stato di ebbrezza, l'esame del sangue e delle urine trattandosi di mera analisi quantitativa
che non consente di stabilire in alcun modo la data di assunzione dello stupefacente (tracce del
quale rimangono nei liquidi biologici per un notevole arco temporale) né la sussistenza di un
eventuale stato di alterazione psichica al momento dei fatti.
Tribunale La Spezia, 02/12/2010, n. 1090
-
Redazione Giuffrè 2010

La confisca obbligatoria del veicolo appartenente alla persona cui siano addebitati i reati di cui agli
art. 186 e 187 c. strad., introdotta con il cosiddetto "decreto sicurezza" di cui al d.l. 23 maggio 2008
n. 92, conv. dalla l. 24 luglio 2008 n. 125, già qualificata come sanzione penale accessoria dalla
Corte costituzionale (sent. 4 giugno 2010 n. 196) e dalle sezioni Unite della Cassazione (sentenza
25 febbraio 2010, C.), e, ora, dopo le modifiche introdotte con l. 29 luglio 2010 n. 120, qualificata
espressamente come sanzione amministrativa accessoria, non può trovare applicazione retroattiva a
fatti commessi prima della novella del 2008, che l'ha introdotta, non potendosi in senso contrario
invocare l'opposto principio della retroattività sulla base dell'erroneo presupposto che si tratti di
misura di sicurezza.

Cassazione penale, sez. IV, 23/11/2010, n. 45355

A seguito delle modifiche introdotte dall'art. 33 l. n. 120/2010 agli art. 186 e 187 c. strad., la
confisca del veicolo, ivi prevista come obbligatoria, ha assunto natura di sanzione amministrativa
accessoria, e non più penale: ne deriva che, in vista della confisca, deve ormai escludersi che possa
procedersi al sequestro preventivo del veicolo ai sensi dell'art. 321, comma 2, c.p.p., giacché in base
a quanto disposto dall' art. 224 ter c. strad., il sequestro ai fini della confisca del veicolo deve essere
operato esclusivamente dall'autorità amministrativa.

Cassazione penale, sez. IV, 04/11/2010, n. 40523
G.
Guida al diritto 2011, 9, 61 (nota Amato)

Il giudice conserva, in virtù del principio della "perpetuatio iurisdictionis", il potere-dovere, in
riferimento al reato di guida in stato di ebbrezza, di delibare la fattispecie al fine di verificare se il
sequestro fu eseguito legittimamente e se sussistano le condizioni per disporre la confisca, senza
dovere investire il g.a. della questione a seguito delle modifiche apportate al codice della strada
dalla l. n. 120 del 2010 che ha, in particolare, attribuito al sequestro finalizzato alla confisca "ex"
art. 186, comma 2, lett. c) e 187 c. strad., natura amministrativa, ed alla conseguente confisca,
natura di sanzione amministrativa accessoria.

Rigetta,Trib. lib. Cagliari, 08 giugno 2010

A seguito della l. n. 120 del 2010 e, in particolare, del richiamo all'art. 224 ter c. strad., introdotto
nell'art. 186 comma 2 lett. c), la confisca del veicolo prevista per il più grave reato di guida in stato
di ebbrezza, è stata trasformata da sanzione penale a sanzione amministrativa accessoria, ma deve
essere comunque applicata dal giudice, anche ai fatti commessi prima dell'entrata in vigore della
novella, pur in assenza di disciplina transitoria, in applicazione dell'art. 2 comma 4 c.p., perché la
successione di leggi non ha comportato alcuna depenalizzazione del reato e la nuova sanzione
amministrativa risulta omogenea e di fatto indistinguibile da quella penale, dovendosi pertanto
ravvisare continuità tra le due sanzioni accessorie, mentre in relazione alle procedure incidentali
pendenti in tema di sequestro preventivo deve ritenersi che il principio della "perpetuatio
iurisdictionis" e le maggiori garanzie offerte dalla procedura penale, consentano alla S.C. adita di
esaurire l'iter e quindi pronunziarsi.

Cassazione penale, sez. IV, 14/10/2010, n. 41091
L'apparente contrasto tra disposizioni legislative interne e una disposizione della Cedu, quale
interpretata dalla Corte di Strasburgo, può dar luogo ad una q.l.c. ai sensi dell'art. 117, comma 1,
cost. soltanto se insuscettibile di soluzione in via ermeneutica, per impossibilità testuale
dell'adeguamento interpretativo o perché in materia si sia formato un diritto vivente sospettato di
incostituzionalità. Nel caso di specie, deve escludersi che il rimettente potesse superare in via
interpretativa il denunciato contrasto delle impugnate disposizioni (186, comma 2, lett. c, e 187,
comma 1, ultimo periodo, del codice della strada, come modificati, rispettivamente, dall'art. 4,
commi 1, lett. b, e 2 lett. b d.l. 23 maggio 2008 n. 92, conv., con modificazioni, in l. 24 luglio 2008
n. 125) con l'art. 7 della Cedu, tenuto conto dell'orientamento pressoché unanime della
giurisprudenza di legittimità - e preclusivo di un'interpretazione adeguatrice - nel senso
dell'applicabilità della confisca obbligatoria prevista dall'art. 186, comma 2, lett. c), del codice della
strada anche alle condotte poste in essere prima dell'entrata in vigore del d.l. n. 92 del 2008,
convertito, con modificazioni, dalla l. n. 125 del 2008 (sentt. n. 348, 349 del 2007, 239, 311 del
2009; ord. n. 97 del 2009).

Corte costituzionale, 04/06/2010, n. 196 28
P.T.


33

La fattispecie incriminatrice prevista dall'art. 187 c. strad. risulta integrata dalla concorrenza di due
elementi: l'uno, lo stato di alterazione, capace di compromettere le normali condizioni psicofisiche
indispensabili nello svolgimento della guida e concretizzante di per sé una condotta di pericolo per
la sicurezza della circolazione stradale; l'altro, l'assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope,
idonee a causare lo stato di alterazione psicofisica. Mentre il primo elemento è obiettivamente
rilevabile dagli operanti, potendo per esso valere indici sintomatici, l'altro richiede un accertamento
per il quale non è sufficiente la mera osservazione o la descrizione di una determinata
sintomatologia, ma è necessario il riscontro di idonee analisi di laboratorio. (Da queste premesse, in
una vicenda in cui le analisi sui campioni di liquidi biologici eseguite presso una struttura sanitaria
aveva fatto accertare la presenza di metadone con una concentrazione ben superiore a quella di
riferimento, secondo la Corte erroneamente il giudice, nel pervenire a sentenza di non doversi
procedere, aveva trascurato di considerare, per la dimostrazione dello stato di alterazione, gli
elementi offerti dagli operanti che, in occasione del coinvolgimento del prevenuto in un incidente
stradale, ne avevano riferito l'aggressività, segnalando altresì come il medesimo fosse stato
segnalato in terapia farmacologica per crisi depressive; non essendo del resto necessaria, secondo il
giudice di legittimità, a riscontro di tale stato di alterazione, neppure una visita medica integrativa
dell'esame di laboratorio).

Cassazione penale, sez. IV, 20/04/2010, n. 31966
P.
Guida al diritto 2010, 41, 86 (s.m.)

35

La condotta tipica della contravvenzione ex art. 187, comma 2, c. strad., è quella di colui che guida
in stato di alterazione psico-fisica determinato dall'assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope,
e non semplicemente quella di chi guida previa assunzione di tali sostanze. Perché possa dunque
affermarsi la responsabilità dell'agente non è sufficiente provare che, precedentemente al momento
in cui lo stesso si è posto alla guida, egli abbia assunto stupefacenti, ma altresì che egli guidava in
stato d'alterazione causato da tale assunzione. Ne consegue che, ai fini della configurabilità del
reato "de quo", è necessario un accertamento tecnico-biologico, comprovante l'effettiva alterazione
psico-fisica. Diversamente, tale accertamento scientifico non è richiesto per la responsabilità di cui
all'art. 186 c. strad. ("Guida in stato di ebbrezza alcolica"), il quale richiede che vi sia una semplice
prova sintomatica dell'ebbrezza o che il conducente del veicolo abbia superato i tassi alcolemici
indicati nel comma 2 dell'articolo stesso. È necessaria una conoscenza tecnica specialistica e di
accertamento strumentale per individuare le sostanze usate in relazione alla non semplice
riconoscibilità di detto stato sulla base di osservazioni empiriche. Ciò significa che, in mancanza di
un accertamento strumentale, le prove ordinarie del reato (testimonianze, indizi relativi alla
condotta di guida) sono normalmente insufficienti a raggiungere la certezza, oltre ogni ragionevole
dubbio, che consente la pronuncia di una sentenza di condanna, fermo restando che sono
pienamente utilizzabili e valutabili.

Tribunale Roma, sez. I, 17/03/2010, n. 4951
-

36

Con riferimento all'accertamento del reato di cui all'art. 187 c. strad., lo stato di alterazione psico-
fisica non può essere accertato esclusivamente in via sintomatica, come invece è possibile per lo
stato di ebbrezza. Come l'espresso riferimento alla necessità di conoscenze tecniche specialistiche e
di accertamento strumentali per individuare le sostanze usate e per la non semplice riconoscibilità di
detto stato sulla base di osservazioni empiriche, lascia chiaramente intendere ciò significa che, in
mancanza di un accertamento strumentale, le prove ordinarie del reato (testimonianze, indizi relativi
alla condotta di guida) sono normalmente insufficienti a raggiungere la certezza, oltre ogni
ragionevole dubbio, che consente la pronuncia di una sentenza di condanna, fermo restando che
sono pienamente utilizzabili e valutabili. Ma nulla esclude che, in presenza di un esame strumentale
che dia la certezza della previa assunzione di sostanze stupefacenti specificatamente individuate,
anche se non dello stato di alterazione al momento della guida, quelle prove ordinarie ed indiziarie
siano pienamente utilizzabili per raggiungere, insieme alla prova strumentale, quel medesimo stato
di certezza in riferimento all'elemento costitutivo del reato.

Uff. Indagini preliminari Rovereto, 03/03/2010, n. 27

45

La riduzione della capacità di guida, costituente il fatto illecito che il legislatore intende sanzionare
mediante gli art. 186 e 187 c. strad., non può essere desunta sulla sola base dei risultati degli esami
urinari; invero, come espresso dalla stessa scienza farmacologica, al di là di un problema di falsi
positivi che può presentare un esame di tal genere, potendo anche lo stato di stress psico-fisico del
soggetto portare all’alterazione dei valori a causa di tossine che entrano in circolazione, in ogni caso
la positività urinaria alle sostanze stupefacenti non permette di documentare l'attualità dell'uso delle
stesse e, conseguentemente, un'alterazione psicofisica da loro assunzione da cui scaturisca la
riduzione della prestazione alla guida; tali tipi di indagine, infatti, poiché effettuabili in tempi brevi,
sono da considerarsi unicamente alla stregua di "rilevatori preliminari" i cui risultati, di
conseguenza, per fondare un giudizio di colpevolezza, devono essere confermati da ulteriori e
diversi accertamenti.

Tribunale Bologna, 07/01/2010, n. 26
-
Ai fini dell'accertamento della contravvenzione di guida sotto l'influenza di sostanze stupefacenti
(art. 187 c. strad.), sono utilizzabili le dichiarazioni rese alla polizia dal conducente prima di
mettersi alla guida dell'autovettura e quindi in un momento in cui lo stesso non è ancora indagato.
(Nella specie, costui aveva dichiarato agli operanti nel corso di un controllo di aver assunto da poco
sostanze stupefacenti).

Annulla senza rinvio,App. Venezia, 05 Febbraio 2009


Cassazione penale, sez. IV, 10/11/2009, n. 7270 48
M.

Cassazione penale, sez. IV 10/11/2009 n. 7270 (data dep. 23 febbraio 2010)

Ai fini dell'accertamento del reato di cui all'art. 187 c. strad., la sussistenza dello stato di alterazione
psicofìsica dovuta all'assunzione di sostanze stupefacenti non deve necessariamente essere desunta
da una certificazione medica, ben potendo essere sufficienti le risultanze degli esami effettuati sui
campioni di liquidi biologici, valutate unitamente alle deposizioni raccolte ed al contesto in cui il
fatto si è verificato (principio affermato, nella specie, con riferimento ad un caso in cui all'esito
delle analisi chimiche si accompagnava quanto riferito dai verbalizzanti circa il fatto che l'imputato,
al momento in cui era stato fermato, aveva gli occhi lucidi ed arrossati).

Cassazione penale, sez. IV, 04/11/2009, n. 48004
C.
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DOC 2

          Facciamo seguito alla Vs. richiesta di ulteriore approfondimento ed
   anticipiamo che la Vs. ipotesi di calcolo a vantaggio dell’utente non è applicabile.

          Come richiamato sulla ns. precedente del 13 c.m. l’etilometro è “tarato”,
   ossia messo a punto dal laboratorio competente del Ministero dei Trasporti
   durante la “visita primitiva”, considerando lo scarto-tipo per evitare un ipotetico
   errore, ma con margine di tolleranza a vantaggio dell’utente e non dello
   strumento.

           Riportiamo di seguito per quanto è di ns. conoscenza con riferimento alla
   normativa in vigore ed alle certificazioni degli strumenti in esame, le informazioni
   richieste:-
   1. I margini di precisione dell’etilometro Draeger MKIII-7110 utilizzato alla sua perfetta
       funzionalità e temperatura di esercizio, tenendo conto in fase di registrazione delle
       tolleranze/ scarto d’errore: -
   Tecnicamente lo strumento viene messo a punto(tarato) con tolleranze tanto maggiori
   quanto maggiore è il tasso alcolemico in base allo scarto-tipo come riportato dal
   DECRETO MINISTERIALE 22 maggio 1990, n. 196(G.U. n. 171 del 24.7.1990) al
   paragr. 4
   Caratteristiche metrologiche nelle condizioni di riferimento :
           4.1 Errori massimi tollerati
           4.1.1 Specificazioni
   Gli errori massimi tollerati su ogni risultato, in più o meno, sono:
                  - 0,016 mg/l per concentrazione inferiore a 0,400 mg/l;
                  - 4% in valore relativo per concentrazione fra 0,400 mg/l e 1,000 mg/l
       inclusi;
               - 8% in valore relativo per concentrazione superiore a 1,000 mg/l e fino a-
       2,000 mg/l incluso;
               - 16% in valore relativo per concentrazione superiore a – 2,000 mg/l e fino
       a 3,000 mg/l incluso.
4.2.2 Specificazioni
       Lo scarto-tipo per ogni concentrazione inferiore od uguale a 0,400 mg/l deve
       essere inferiore a 0,006 mg/l in valore assoluto.
       Lo scarto-tipo per ogni concentrazione compresa tra 0,400 mg/l e 1,000 mg/l
       incluso deve essere inferiore a 1,5% in valore relativo.
       Lo scarto-tipo per ogni concentrazione superiore a 1,000 mg/l e fino a 2,000 mg/l
       incluso deve essere inferiore a 3%- in valore relativo.
       Lo scarto-tipo per ogni concentrazione superiore a 2,000 mg/l e fino a 3,000 mg/l
       incluso deve essere inferiore a 6% in valore relativo.
4.2.3 Condizione di applicazione
Questi valori dovranno essere significativamente (in senso statistico) rispettati tenuto
conto della possibilità che gli stessi possono essere superati per un valore massimo del
5%.

In breve l’etilometro viene tarato considerando il probabile errore, come nell’
esempio(indicativo) a seguire: tolleranza max dell’ 1,5% al valore di 0,5 g/l, tolleranza
max del 3% oltre il valore di 1,5 g/l e cosi via. E’ impossibile che uno strumento tarato ad
arte possa sbagliare, purchè utilizzato alle temperature dichiarate e sottoposto annualmente
alla visita di controllo” obbligatoria”. Lo strumento è dotato di una procedura automatica
che avverte se è in corso un’anomalia attraverso stampa o visualizzazione di un
messaggio sul display ed in caso di anomalia grave o espirazione insufficiente o alcool in
bocca non procede al test.
Ovviamente il libretto “di bordo” deve riportare la vidimazione annuale della visita di
controllo obbligatoria.
2. L’alcooltest Fiala CEC o CEC1 ancorché trattasi di uno precursore di alta precisione
    con tolleranza metrologica del 5%, è uno strumento che viene utilizzato a supporto
    dell’etilometro MKIII 7110 esclusivamente nella funzione di screening, per evitare di
    attivare la procedura probatoria se non necessaria , compresa la domiciliazione
    obbligatoria del legale.( alleghiamo caratteristiche in fondo alla presente)

       L’alcooltest Fiala CEC1 o CEC abbrevia semplicemente i tempi di pre-controllo e
       garantisce un controllo “non invasivo” date la sue caratteristiche chimico/fisiche.
       Come Lei ben conosce il solo rifiuto al successivo controllo con l’etilometro
       “probatorio” o allo stesso Screening Fiala CEC o CEC1 è sufficiente ad elevare
       verbale per stato di ebbrezza.

       Nel caso di un accertamento basato esclusivamente sulla “sintomatologia” del
       conducente , l’alcooltest Fiala CEC1 o CEC può essere utilizzato a supporto del
       rilevamento “qualitativo”per la presenza di alcool nell’organismo( l’alcool cambia
       integralmente lo stato chimico /fisico del reagente interno al prodotto) ed allegato
          come prova”qualitativa”, verbalizzando nei dettagli lo stato di ebbrezza riscontrato
          nel conducente attraverso il metodo”sintomatico”.


          Premettiamo che in altri Stati L’alcooltest Fiala CEC/CEC1 è utilizzato per uso
          forense come prova probatoria (sia qualitativa che quantitativa); in Italia è solo
          considerato prova qualitativa, nonostante le sue alte qualità metrologiche.(
          http://www.asaps.it/circolari/circolari_05/0075_Cds_01_Circ%20.pdf )


DOC 3

Decreto legislativo 28/08/2000, n. 274
TITOLO II

SANZIONI APPLICABILI DAL GIUDICE DI PACE
Articolo 53   Articolo 54   Articolo 55
Lavoro di pubblica utilità.


1. Il giudice di pace può applicare la pena del lavoro di pubblica utilità solo su richiesta
dell'imputato.
2. Il lavoro di pubblica utilità non può essere inferiore a dieci giorni nè superiore a sei mesi e
consiste nella prestazione di attività non retribuita in favore della collettività da svolgere presso lo
Stato, le regioni, le province, i comuni o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale e di
volontariato.
3. L'attività viene svolta nell'ambito della provincia in cui risiede il condannato e comporta la
prestazione di non più di sei ore di lavoro settimanale da svolgere con modalità e tempi che non
pregiudichino le esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e di salute del condannato. Tuttavia, se il
condannato lo richiede, il giudice può ammetterlo a svolgere il lavoro di pubblica utilità per un
tempo superiore alle sei ore settimanali.
4. La durata giornaliera della prestazione non può comunque oltrepassare le otto ore.
5. Ai fini del computo della pena, un giorno di lavoro di pubblica utilità consiste nella prestazione,
anche non continuativa, di due ore di lavoro.
6. Fermo quanto previsto dal presente articolo, le modalità di svolgimento del lavoro di pubblica
utilità sono determinate dal Ministro della giustizia con decreto d'intesa con la Conferenza unificata
di cui all'art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 (1) (2) .


(1) Per l'attuazione del presente comma vedi D.M. 26 marzo 2001.
(2) Vedi deroga di cui all'articolo 73 del D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309.


DOC 4
LAVORI SOCIALMENTE UTILI.

Passiamo al resto, cosa si può fare in caso di Imputazione ex art 187 CDS? La norma prevede delle
sanzioni alternative rispetto a quelle tradizionali, precisamente il lavoro di pubblica utilità che se
positivamente svolto porta alla estinzione del reato ed alla revoca della confisca.
Comma 8 bis. Esclusa l’ipotesi ex comma 1 bis (l’imputato abbia provocato un incidente stradale
sia vioè responsabile dell’incidente. Tale accertamento spetta al giudice, se risulta dunque che
l’incidente è stato provocato da altri il comma 1 bis non trova applicazione.

Pena detentiva e pecuniaria può essere sostituita SE NON VI E’ OPPOSIZIONE
DELL’IMPUTATO con quella del lavoro di PU di cui all’art 54 decreto leg 274/2000

Per il soggetto tossicodipendente ANCHE programma socioriabilitativo

Tale sostituzione può essere disposta dal giudice COL DECRETO PENALE O CON LA
SENTENZA.

Il lavoro di Pu può sostituire la pena una sola volta.

In pratica come si fa?

Ogni caso è a se.

La prima valutazione riguarda il certificato penale. Se risulta una precedente condanna per i fatti ex
artt 186 e 187 la misura non può essere concessa ex ultimo periodo art 187.
Però attenzione, l’analisi deve essere approfondita.

SE AD ESEMPIO



Ad esempio in assenza di accertamenti su liquidi biologici e in assenza di altri indizi (come quelli
della sentenza della Cassazione che vi ho citato) che possano provare lo stato di alterazione
conseguente all’uso di stupefacenti, ritengo che la difesa debba essere espletata per intero.

In mancanza indicare intanto nella nomina a difensore CHE L’INDADGATO ACCONSENTE,
QUANTO MENO NON SI OPPONE A CHE IL GIUDICE APPLICHI LA NORMA EX ART 54
Decr leg. 240/2000.

Per tagliare la testa al tori ed anticipare i tempi ritengo che si debba chiedere subito un
patteggiamento con pena sostituita. E’ il CD patteggiamento nel corso delle indagini preliminari, se
c’è consenso del PM si deposita l’atto dal GIP che fissa l’udienza e decide.


DOC 5
20 aprile 2012
Corte di Cassazione, Sezioni Unite Penali, sentenza 19 gennaio 2012 (dep. 17 aprile
2012), n.
Non è confiscabile la vettura condotta in stato di ebbrezza dall'autore del reato, utilizzatore
del veicolo in relazione a contratto di leasing, se il concedente, proprietario del mezzo, sia
estraneo al reato.
28 aprile 2011
Tribunale di Brescia, Sezione Distaccata di Salò, Sentenza 10 dicembre 2010, (dep. 14
gennaio 2011), n. 173
Guida in stato d'ebrezza - La presenza di alcool nel sangue segue un andamento a
parabola, partendo da valori di ingresso – sostanzialmente bassi – per poi incrementare
sino al livello di massima intossicazione e, da lì, scendere sino all’annullamento. Ove
l’accertamento del tasso alcolemico sia effettuato a distanza dal momento del fermo, non
si è in grado di comprendere se al momento del controllo l’organismo si trovasse nella
fase ascendente della curva alcolemica, ovvero in quella discendente, con conseguente
incertezza della prova dell’entità concreta dell’intossicazione al momento della conduzione
del mezzo; ne deriva che la condotta deve essere ricondotta – in favor rei – alla fascia a)
dell'art. 186 C.d.s.


22 febbraio 2011
Tribunale di Milano, Sezione XI Penale, in funzione di giudice del riesame, Ordinanza 7
febbraio 2011
Guida in stato di ebbrezza - rifiuto di sottoporsi all'alcoltest - sequestro del veicolo
finalizzato a confisca - modifica di legge - perpetuatio jurisdictionis A seguito delle
modifiche apportate all'art. 186 cod. strada dalla legge n. 120 del 2010, la confisca del
veicolo, che consegue alla guida in stato di ebbrezza, ha assunto natura di sanzione
amministrativa accessoria, ma la novella non ha abrogato l'istituto del sequestro
prodromico alla confisca, bensì si è limitata a modificarne la qualificazione giuridica,
trattandosi ora di sequestro amministrativo. Nel caso in cui il sequestro venne
legittimamente eseguito secondo le regole all'epoca vigenti, in applicazione del principio
della perpetuatio jurisdictionis il giudice penale, che è sempre competente ad infliggere le
sanzioni amministrative conseguenti alla commissione di un reato, non deve investire della
questione l'autorità amministrativa ma deve valutare se l'atto già compiuto fosse conforme
ai requisiti sostanziali di natura amministrativa attualmente necessari per l'adozione della
misura.


20 novembre 2010
Corte di Cassazione, Sezione IV Penale, sentenza 22 settembre 2010 (dep. 2 novembre
2010) n. 38570
La Corte di Cassazione si pronuncia, per la prima volta, sulle conseguenze della novella
introdotta dalla l. n. 120/2010 in tema di sequestro previsto dagli artt. 186 e 187 C.d.S.; in
particolare, gli ermellini hanno sancito che, in mancanza di norme transitorie, il venir meno
della natura penale della confisca prevista dai detti articoli, comporti l'applicazione dell'art.
2 comma 4 c.p., con la conseguenza che, ai casi di consumazione del reato avvenuta
prima dell'entrata in vigore della nuova legge, si applicherà la nuova e più favorevole
disciplina che ha trasformato una sanzione penale in una di carattere amministrativo.


25 settembre 2010
Corte di Cassazione, Sezione IV Penale, Sentenza 10 giugno 2010 (dep. 18 agosto 2010),
n. 32021
In tema di guida in stato di ebbrezza ed incidente stradale, la confisca del veicolo è
disposta soltanto quando il valore del tasso alcoolemico sia superiore a 1,5 (fattispecie
relativa alla formulazione dell'art. 186 C.d.S. precedente alla novella di cui alla l.
120/2010).


10 agosto 2010
Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Pavia, Ordinanza 5 luglio 2010
In caso di emissione di decreto penale di condanna per il reato di cui all'art. 186, II comma,
lett. c) del CdS, non può essere disposta la confisca del veicolo con il quale è stato
commesso il reato, stante la inervenuta pronuncia di incostituzionalità del medesimo
articolo a seguito della sent. 26 maggio 2010 n. 196 della Corte Cost., rivestendo la
confisca la natura di sanzione penale accessoria. Va altresì disposta la restituzione del
veicolo medesimo in caso di intervenuta e precedente emssione di decreto penale di
condanna ai danni del trasgressore, che preveda la confisca del mezzo sanzionato
(massima a cura dell'avv. Marcello Bergonzi Perrone - Voghera)


4 giugno 2010
Corte Costituzionale, Sentenza 26 maggio 2010 (dep. 4 giugno 2010), n. 196
Irretorattiva (ante riforma del 2008) la confisca del veicolo in caso di guida in stato di
ebbrezza. Illegittimità costituzionale, limitatamente alle parole «ai sensi dell’articolo 240,
secondo comma, codice penale», dell’articolo 186, comma 2, lettera c), del d. lgs. 30
aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come modificato dell’art. 4, comma 1,
lettera b), del d.l. 23 maggio 2008, n. 92 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica),
convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della l. 24 luglio 2008, n. 125


2 giugno 2010
Tribunale di Bologna, Sentenza 7 gennaio 2010 (dep. 7 gennaio 2010), n. 26
La positività urinaria a benzodiazepine ed oppiacei, come per altre sostanze stupefacenti,
non permette di documentare l'attualità d'uso delle stesse e pertanto un'alterazione
psicofisica da loro assunzione, cui scaturisce la riduzione della performance alla guida,
che costituisce il fatto illecito che il legislatore ha voluto sanzionare attraverso l'art 187
C.d.S. Analogamente, in un traumatizzato importante, lo stato generale può portare ad
alterazione dei valori rilevati tramite esame urinario, a causa di tossine che entrano in
circolazione: non sussiste, dunque, il reato di cui all'art. 186 C.d.S.


2 giugno 2010
Tribunale di Reggio Emilia, Sentenza 21 maggio 2009 (dep. 28 maggio 2009), n. 748
In tema di 186 C.d.S., dopo la riforma del 2007, l'accertamento dello stato di ebbrezza
deve essere positivamente quantificato secondo precisi valori numerici. La norma impone
l'accertamento dello stato di ebbrezza con le modalità tecniche di cui ai commi 3 e 4,
poiché diversamente non si vede come si potrebbe approdare alla precisa individuazione
del tasso alcoolemico e, dunque, all'inquadramento del fatto nell'uno o nell'altro paradigma
normativo. Questo comporta che con la disciplina post riforma del 2007, in mancanza degli
accertamenti tecnici previsti dalla legge, si sia nell'impossibilità sia di stabilire se il fatto sia
riconducibile all'una o all'altra ipotesi di cui al 2° comma dell'art. 186 C.d.S. sia, prima
ancora, di verificare la stessa materialità del reato. Appare allora evidente l'inidoneità a
questo scopo degli elementi sintomatici dello stato di ebbrezza: tali indici, infatti, sono
frutto di una elaborazione giurisprudenziale che presupponcva una fattispecie (quella ante-
riforma del 2007) profondamente diversa, alla quale erano estranee tanto la suddivisione
delle condotte secondo fasce di gravità quanto la necessità degli esami strumentali ai fini
dell'accertamento dello stato di ebbrezza.


2 giugno 2010
Tribunale di Bologna, Sentenza 11 gennaio 2010 (dep. 11 gennaio 2010), n. 40
In tema di art. 186 C.d.S., per i fatti commessi in epoca precedente all'entrata in vigore
della novella di cui alla l. n. 160/2007, si applica la precedente normativa in quanto più
favorevole all'imputato; tuttavia, in applicazione della previgente disciplina,
all'accertamento della guida in stato di ebbrezza consegue la sospensione della patente di
guida come sanzione amministrativa accessoria.


2 giugno 2010
Tribunale di Trento, Sentenza 25 gennaio 2010 (dep. 9 febbraio 2010), n. 53
L'art. 186 C.d.S. si applica anche a chi guida la bicicletta; alla condanna consegue la
sospensione della patente di guida (ove posseduta) anche per la guida di veicoli
consentita senza patente.


1 giugno 2010
Corte di Cassazione, Sezione IV Penale, Sentenza 25 maggio 2010 (dep.), n. 19646
La Cassazione conferma l'orientamento, in base al quale non può essere applicata la
sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida, conseguente
per legge a illeciti posti in essere con violazione delle norme sulla circolazione stradale, a
colui che li abbia commessi conducendo veicoli per la cui guida non sia richiesta alcuna
abilitazione.


27 maggio 2010
Corte di Cassazione, Sezione IV Penale, Sentenza 29 aprile 2010 (dep. 26 maggio 2010),
n. 20093
La natura della confisca di cui all'art. 186 C.d.S. ha un evidente contenuto afflittivo che
trascende le tipiche finalità della misura di sicurezza: tale natura, tipica delle sanzioni
penali, impone l'applicazione dei principi dell'ordinamento penale ed in particolare quello di
legalità e quello di personalità della responsabilità penale. La sanzione, dunque, può
colpire solo l'autore del reato e non soggetti diversi; ne consegue che non è possibile
sottoporre a sequestro il veicolo appartenente ad un ente, ancorché utilizzato dagli organi
rappresentativi dello stesso.
23 novembre 2009
Corte di Cassazione, Sezione VI Penale, Sentenza 29 ottobre 2009 (dep. 19 novembre
2009), n. 44498
Non è reato circolare con il mezzo sottoposto a fermo amministrativo, considerata
l'impossibile riconducibilità del "fermo amministrativo" alla nozione di "sequestro
amministrativo", avuto riguardo ai due distinti profili che attengono al principio di tassatività
e determinatezza delle fattispecie penali ed al divieto del ricorso della analogia in malam
partem.


11 novembre 2009
Tribunale di Reggio Emilia, Sentenza 2 ottobre 2009 (dep. 3 ottobre 2009), n. 856
In tema di reati previsti dal Codice della Strada (artt. 186-187), un'altra pronuncia ex art.
129 c.p.p. che "sconfessa" il valore delle analisi ematiche c.d. di "screening".
L'inattendibilità di queste ultime, per quanto concerne la presenza di sostanze stupefacenti
nel sangue (art. 187 Codice della Strada), travolge anche l'accertamento circa la presenza
di alcool nel sangue, ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 186 Codice della
Strada.


29 settembre 2009
Corte di Cassazione, Sezione IV Penale, Sentenza 6 maggio 2009 (dep. 11 giugno 2009),
n. 24015
L'art. 186 comma 2 del Codice della Strada consente il sequestro preventivo - e la
conseguente confisca - del veicolo in comproprietà, in quanto la norma esclude soltanto la
confisca di veicolo appartenente ad un terzo, in ragione della tutela del suo diritto di
proprietà, e del fatto che la presunzione assoluta di pericolosità derivante dall'uso del
veicolo può risultare attenuata solamente in tale ultimo caso, mentre in caso di
comproprietà, la presunzione medesima rimane integra. Impregiudicata la questione sul
sequestro e la confiscabilità della quota appartenente al terzo.


29 settembre 2009
Corte di Cassazione, Sezione IV Penale, Sentenza 24 giugno 2009 (dep. 9 luglio 2009), n.
28189
Il comproprietario dell'autovettura sequestrata ex art. 186 comma 2 Codice della Strada
non ha diritto alla restituzione del veicolo, in quanto la misura cautelare reale è finalizzata
alla confiscabilità della quota di proprietà dell'imputato, da considerarsi finalità ammissibile,
la quale richiede il mantenimento del sequestro al fine di evitare che il bene sia disperso e
che ritornato nella disponibilità dei comproprietari possa essere nuovamente usato dal
soggetto che è stato trovato alla guida in stato di alterazione alcolica, situazione che la
norma in oggetto intende prevenire; in ogni caso, il comproprietario non imputato potrà
rivalersi sul prezzo ricavabile dalla vendita dell'autovettura.


18 settembre 2009
Tribunale di Ferrara, Sentenza 21 maggio 2009 (dep. 25/05/2009), n. 751
Un'altra pronuncia del Tribunale di Ferrara, in questo caso a seguito di opposizione a
decreto penale di condanna, con cui si è affermato che la condotta sanzionata dall'art. 187
C.d.S. è costituita dal fatto di porsi alla guida di un veicolo sotto l'effetto di sostanze
stupefacenti, effetto che deve essere sussistente ed attuale e che non può essere
accertato attraverso il riscontro della presenza nelle urine di metabolici di sostanza
stupefacente, la quale non è dimostrativa dell'attuale sussistenza - al momento detta guida
- dello stato di alterazione.


17 settembre 2009
Tribunale di Ferrara, Sentenza 25 giugno 2009, n. 296
Sentenza di proscioglimento, a seguito di richiesta di emissione di decreto penale di
condanna, con cui si è ritenuto che lo stato di alterazione psicofisica, rilevante ai fini della
configurabilità del reato di cui all'art. 187 C.d.S., non possa essere desunto dalla mera
presenza di metaboliti evidenziata dalle analisi, poiché le tracce degli stessi permangono
nelle urine anche dopo la fine dell'efficacia del principio attivo.


5 settembre 2009
Corte di Cassazione, Sezione IV Penale, Sentenza 9 luglio 2009, n. 28219
In un obiter dictum, la Corte di Cassazione ritiene "opzione scientifica non arbitraria" il fatto
che la presenza del principio attivo stupefacente persista per un certo arco temporale,
della durata anche di diversi giorni, dopo l'assunzione dello sostanza; ragionando in
astratto, la Corte afferma che ciò potrebbe non costituire prova certa al di là di ogni
ragionevole dubbio di uno stato di "alterazione" da stupefacenti, che costituisce il proprium
del reato di cui all'articolo 187 C.d.S.


26 agosto 2009
Tribunale di Bologna, Sentenza 16 giugno 2009 (dep. 17/06/2009), n. 1422
La positività ottenuta sulle urine con le tecniche dì screening può essere indubbiamente
interpretata come riscontro di pregresse assunzioni di sostanze stupefacenti, ma nulla dice
sulle condizioni in cui il conducente si trovava al momento della guida. Ne consegue che,
in difetto di ulteriori elementi probatori, l'imputato dev'essere assolto dal reato di cui all'art.
187 C.d.s. perchè il fatto non sussiste.


24 maggio 2009
Tribunale di Savona, Sentenza 19 marzo 2009 (dep. 3 aprile 2009), n. 354 - Est. M. Rossi
Non è consentito desumere la sussistenza del reato di guida in stato di alterazione
psicofisica, dovuta all’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope, sulla base dei soli
dati sintomatici. Per l'accertamento del reato occorrono la presenza di un adeguato esame
chimico su campioni di liquidi biologici con esito positivo nonché l’esecuzione di una visita
medica che certifichi uno stato di alterazione psico-fisica riconducibile all’assunzione di
sostanze stupefacenti o psicotrope


9 dicembre 2008
Tribunale di Reggio Emilia, Giudice per le Indagini Preliminari, Ordinanza 4 dicembre 2008
Guida in stato di ebbrezza da alcolici ex art. 186, comma 2, lett. c) c.d.s.: confiscabile il
mezzo utilizzato per commettere il reato anche a fronte di decreto penale di condanna


6 novembre 2008
Corte di Cassazione, Sezione IV Penale, Sentenza 16 settembre 2008 (dep. 23 ottobre
2008), n. 39858 (Pres. Morgigni, Rel. Campanato)
Guida in stato di alterazione fisica e psichica correlata all'uso di sostanza stupefacente
(art.187 C.d.s.): non consentita la condanna sulla scorta di soli dati sintomatici
15 ottobre 2008
Corte di Cassazione, Sezione IV Penale, Sentenza 16 settembre 2008 (dep. 10 ottobre
2008), n. 38558
Il termine prescrizionale applicabile al reato di cui all'art. 186 c.d.s. commesso prima
dell’entrata in vigore della legge n. 251 del 2005, è quello più favorevole previsto dall’art.
157 c.p. nel testo precedente alle modifiche introdotte dalla legge menzionata e con
riferimento ai termini sanzionatori differenziati introdotti con il d.l. 117/2007. Nel caso di
specie, era stata accertata una concentrazione alcoolemica attualmente sanzionata con la
sola ammenda a seguito di mutatio legis favorevole


26 settembre 2008
Corte di Appello di Trieste, Sezione I Penale, Sentenza 21 aprile 2008 (dep. 2 maggio
2008), n. 507
Guida in stato di ebbrezza. Risultati etilometrici pari a 0,89 e 0,82 g/l. Rientrano nella
prima fascia del punibile, con conseguente possibilità di avanzare istanza di oblazione, in
quanto la legge non indica espressamente il secondo valore decimale mentre è pur
sempre possibile un margine di errore delle apparecchiature


8 gennaio 2008
Corte di Cassazione, Sezione IV Penale, Sentenza 17 ottobre 2007 (dep. 23 novembre
2007), n. 43405
Rifiuto di sottoporsi ad alcooltest: è abolitio criminis


3 dicembre 2007
Tribunale di Rovereto, in composizione monocratica, Sentenza 6 novembre 2007, n.
352/07
Configuaribilità anche dopo la novella legislativa di cui alla l. 160/07 il reato di guida in
stato di ebbrezza "sintomatico" (cioè in assenza di prova etilometrica).


21 settembre 2007
Alberto Cianfarini, Motivazione carente: quando il giudice di merito omette di dire l’ultroneo
(nota a Corte di Cassazione, Sezione IV Penale, 15 marzo 2007 (dep. 18 maggio 2007), n.
19373


9 luglio 2007
Ordinanza propositiva del conflitto di competenza. Tribunale di Piacenza, G.i.p. dott. Pio
Massa, 24.11.06
Circolazione stradale - Guida sotto l'influenza di sostanze stupefacenti - conflitto negativo
di competenza


8 gennaio 2007
Corte di Cassazione, Sezione IV Penale, Sentenza 25 gennaio 2006 (dep. 14 giugno
2006), n. 20236/2006 (138/2006)
Guida in stato di ebbrezza: le analisi ematiche fatte in ospedale sono pienamente
utilizzabili, anche se manca il consenso al prelievo


1 dicembre 2006
Tribunale di Forli'-Cesena, in composizione monocratica, Sentenza 20 novembre 2006
Per l'accertamento ematico dello stato di ebbrezza e' necessaria una catena di custodia
dei reperti


3 ottobre 2006
Corte di Cassazione, Sezione VI Penale, Sentenza 20 giugno 2006 (dep. 12 settembre
2006), n. 30065/2006           30065/2006       (955/2006)
Lesioni colpose da sinistro stradale: il conducente deve far indossare le cinture ai suoi
passeggeri


19 aprile 2006
Corte di Appello di Trento, Sentenza 22 marzo 2006 (dep. 19 aprile 2006), n. 110/06
La fattispecie di cui all'art. 187 CdS è costituita dal concorso necessario di due elementi
quantificanti: lo stato di alterazione¸ tale da compromettere le normali condizioni psico-
fisiche indispensabili nello svolgimento della guida e da costituire di per sé una condotta di
pericolo per la sicurezza della circolazione stradale, e l’avvenuta assunzione di sostanze
stupefacenti o psicotrope, idonee a causare lo stato di alterazione e riscontrabili con
idonee analisi di laboratori.


21 marzo 2006
Tribunale di Tempio Pausania, sezione distaccata di Olbia, sentenza 1 marzo 2006 (dep.
15 marzo 2006), n. 89/2006
circolazione stradale - guida in stato di ebbrezza (art. 186 C.d.s.) - responsabilità penale -
prova etilometrica - insufficienza


3 febbraio 2006
Corte di Cassazione, Sezioni Unite Penali, Sentenza 17 gennaio 2006 (dep. 31 gennaio
2006), n. 3821
Guida in stato di ebbrezza. Competente il giudice monocratico anche per fatti commessi
prima del 13 agosto 2003, ma applicabile il regime sanzionatorio del Giudice di pace


27 dicembre 2005
Corte di Cassazione, Sezione IV Penale, Sentenza 17 settembre 2004 (dep. 23 dicembre
2004), n. 49304/2004
Variazione della competenza per il reato di guida in stato di ebbrezza e principio
processuale del tempus regit actum


27 dicembre 2005
Corte di Cassazione, Sezione I Penale, Sentenza 27 settembre 2005 (dep. 3 ottobre
2005), n. 35628/2005             35628/2005        (n. 3100/2005)
La competenza per il reato di guida in stato di alterazione psicofisica per uso di sostanze
stupefacenti resta al Giudice di pace anche dopo l'entrata in vigore del decreto legge
27.6.2003, n. 151, convertito, con modificazioni, nella legge 1.8.2003, n. 214


27 luglio 2004
Corte Costituzionale, Ordinanza 13 luglio 2004 (dep. 27 luglio 2004), n. 277
La norma incriminatrice di cui all'art. 187 C.d.S. prevede una fattispecie che risulta
compatibile con i principi costituzionali solo s vi è concorrenza dei due elementi, l’uno
obiettivamente rilevabile dagli agenti di polizia giudiziaria (lo stato di alterazione), e per il
quale possono valere indici sintomatici, l’altro, consistente nell’accertamento della
presenza, nei liquidi fisiologici del conducente, di tracce di sostanze stupefacenti o
psicotrope, a prescindere dalla quantità delle stesse, essendo rilevante non il dato
quantitativo, ma gli effetti che l’assunzione di quelle sostanze può provocare in concreto
nei singoli soggetti.


15 luglio 2003
Corte Costituzionale, Sentenza 30 giugno 2003 (dep. 15 luglio 2003), n. 239
Illegittimità costituzionale degli artt. 120, comma 2, e 130, comma 1, lettera b), del decreto
legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nella parte in cui prevedono
la revoca della patente nei confronti delle persone condannate a pena detentiva non
inferiore a tre anni, quando l'utilizzazione del documento di guida possa agevolare la
commissione di reati della stessa natura


17 luglio 2001
Corte Costituzionale, Sentenza 5 luglio 2001 (dep. 17 luglio 2001), n. 251
Illegittimità costituzionale dell’art. 120, comma 1, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n.
285 (Nuovo codice della strada), in relazione all’art. 130, comma 1, lettera b), del
medesimo codice, nella parte in cui prevede la revoca della patente nei confronti di coloro
che sono stati sottoposti alle misure di prevenzione previste dalla legge 27 dicembre 1956,
n. 1423, come sostituita dalla legge 3 agosto 1988, n. 327, nonché dalla legge 31 maggio
1965, n. 575, così come successivamente modificata e integrata.


DOC 6


Guida in stato di ebbrezza: le analisi ematiche fatte in ospedale sono pienamente utilizzabili, anche
se manca il consenso al prelievo sezione IV 25 gennaio 2006



               MOTIVI DELLA DECISIONE
Con sentenza emessa il 5 febbraio 2003 il Giudice di Pace di Alessandria ha dichiarato
N.S. responsabile del reato di guida in stato di ebbrezza di un autoveicolo, commesso
il 30 giugno 2002 e, riconosciute le circostanze attenuanti generiche, lo ha
condannato alla pena di Euro 1500,00 di ammenda, con applicazione della sanzione
accessoria amministrativa della sospensione della patente di guida.
Ricorre per cassazione, a mezzo del difensore, il N. deducendo, con un primo motivo,
la             violazione            del             D.Lgs.            n.285             del
1992, art.186, e del D.P.R. n. 495 del 1992, art. 739.
Il ricorrente, premesso che la norma del D.Lgs. n.285 del 1992, art. 186, pur dotando
gli agenti di polizia di un'espressa facoltà di utilizzo del dispositivo tecnico
dell'etilometro, non permette agli stessi di invadere coattivamente la sfera personale
del soggetto con metodi di tipo invasivo (quale è il prelievo ematico) consentiti
soltanto previa prestazione del consenso da parte dell'interessato, e richiamando al
riguardo la sentenza della Corte Costituzionale 9 luglio 1996, n. 238, la quale ha
affermato che "il prelievo ematico comporta certamente una restrizione della libertà
personale quando la persona sottoposta all'esame non acconsente spontaneamente al
prelievo, e ciò in quanto, seppur in minima misura, invade la sfera corporale della
persona e di quella sfera sottrae, per fini di acquisizione probatoria nel processo
penale, una parte che è, sì, insignificante, ma non certo nulla".
Poichè - osserva il ricorrente - nel caso di specie il N., trovato in stato di incoscienza a
seguito dell'incidente stradale nel quale (alla guida della propria autovettura la quale
aveva colliso contro un veicolo in sosta sulla pubblica via) era stato coinvolto, non era
certamente in grado di esprimere (nè aveva espresso) il proprio consenso al prelievo
ematico, gli agenti di polizia stradale non avrebbero potuto richiedere il prelievo del
sangue al fine di provare lo stato di ebbrezza, nè il giudice avrebbe potuto,
disattendendo l'eccezione proposta dal difensore, acquisire al fascicolo del
dibattimento il certificato medico dell'Ospedale di Alessandria del 30 giugno 2002,
contenente le analisi del sangue effettuate sulla persona di N.S. dal personale
ospedaliero "esclusivamente per motivi clinici e per gli eventuali interventi che
sarebbero occorsi per curare le lesioni patite dal soggetto nell'incidente stradale
occorsogli, ma non certo in seguito ad una richiesta specifica degli agenti di polizia
stradale".
Donde la inutilizzabilità del suddetto certificato, viceversa utilizzato dal giudice quale
presunzione legale dello stato di ebbrezza dell'imputato.
Con un secondo motivo il ricorrente deduce la "omessa, insufficiente e/o
contraddittoria motivazione sulla prova della colpevolezza dell'imputato, nonchè
violazione dell'art. 192 c.p.p." sul riflesso che l'affermazione di responsabilità è stata
fondata esclusivamente sulle risultanze del citato, inutilizzabile, certificato
ospedaliero, salvo un, non esplicitato, richiamo alla condotta di guida del N.S. ed un
altro richiamo alle affermazioni dell'unico teste escusso (l'agente di polizia municipale
intervenuto, nonchè redattore del verbale di incidente, P.A.), da ritenersi inidonee a
provare la responsabilità dell'imputato per il reato a lui ascritto, in quanto espressione
di un mero giudizio personale del teste, sì da fornire tutt'al più un indizio, l'unico nel
caso concreto, del presunto stato di ebbrezza del conducente, in un contesto nel
quale la giurisprudenza di legittimità, pur ammettendo la idoneità ai fini di vari
elementi indizianti, anche diversi        dall'accertamento effettuato con l'etilometro,
ritiene, tuttavia, che sia insufficiente - al fine suddetto, un solo elemento, per di più
del tutto personale e non ben definito, quale l'affermazione "emanava alito vinoso",
occorrendo invece vari dati sintomatici dimostrativi, in modo in equivoco, dello stato
di ebbrezza (ciò in armonia con il disposto dell'art. 192 c.p.p. in tema di valutazione
della prova).
I suddetti motivi, per quanto bene articolati e per quanto in gran parte condivisibili in
ordine alle affermazioni in linea di diritto in essi contenuti, non sono fondati alla luce
delle concrete connotazioni del fatto così come prospettate nello stesso ricorso e nella
sentenza impugnata, nonchè alla luce della motivazione di quest'ultima.
Va in primis rilevato, infatti, che l'affermazione della responsabilità del N. per il reato
di cui all'art. 186 C.d.S., comma 2, è stata (assai succintamente, ma chiaramente)
motivata sulla base di tre risultanze sinergicamente convergenti:
1) La dichiarazione del teste P., di aver percepito che il N., il quale dopo l'incidente
aveva                  perduto               i              sensi,               "emanava
alito                                                                              vinoso";
2) L'accertata condotta di guida dell'imputato, la quale - a differenza di quanto il
ricorrente afferma - non è rimasta affatto non esplicitata dal giudice, atteso che nella
parte iniziale della motivazione si legge che il N., "alla guida di un veicolo Renault,
perdeva il controllo del mezzo venendo a collidere con un'auto in sosta";
3) Il valore di etanolo in circolo nel sangue del N. accertato presso il laboratorio di
analisi dell'Ospedale di Alessandria, nel quale costui era stato ricoverato in
conseguenza dell'incidente stradale.
Orbene - a prescindere, per il momento, dalla risultanza sopra indicata sub 3) -
appare evidente che già quelle sole indicate sub 1) e sub 2) convergono in senso
dimostrativo dello stato di ebbrezza del conducente, e va al riguardo osservato che,
per consolidata giurisprudenza di legittimità, la prova dello stato di ebbrezza del
conducente può essere tratta - in assenza, nel processo penale, della previsione "di
prove legali" e valendo, in detto processo, il principio del libero convincimento del
giudice -, dalla valutazione di tutti i dati disponibili, ed in particolare di una serie di
elementi sintomatici, nel novero dei quali rientra indubbiamente anche quello
rappresentato da un'anomala condotta di guida (non diversamente giustificata) alla
quale fa esplicito richiamo l'art. 379 Reg., comma 3, laddove si precisa che "resta
fermo, in ogni caso, il compito dei verbalizzanti di indicare ... le circostanze
sintomatiche dell'esistenza dello stato di ebbrezza, desumibili, in particolare, dallo
stato del soggetto e dalla condotta di guida; così come vi rientra la percezione, da
parte di testimoni, del cosiddetto "alito vinoso" (Cass. Sez. 4^ 15/11/1994, n. 3829,
Malacrino'; Cass. Sez. 5^ 1/2/1995, n. 2499, Corradini; Cass. Sez. 4^ 28/3/1995, n.
5296,        Pisaniello;     Cass.       Sez.     Un.       27/9/1995,        n.      1299,
Cirigliano; Cass. Sez. 6^ 27/1/2000, n. 2644, Calderas; Cass. Sez. 4^ 2/4/2000, n.
25306, Ottolini; Cass. Sez. 4^ 9/6/2004, n. 32961, P.M. in proc. Massacesi),
dovendosi inoltre rilevare, in ordine a tale elemento, che la percezione, da parte del
testimone, di un alito fortemente alcolico emanato dal conducente non costituisce,
diversamente da quanto affermato in ricorso, un mero apprezzamento soggettivo od
un giudizio, bensì un fatto oggettivo, percepito dal
teste ex propriis sensibus (per mezzo dell'olfatto), utilizzabile al fine di prova ed
avente valenza non difforme da quella riconoscibile alla percezione de visu di una
determinata circostanza.
Va aggiunto che la già richiamata sentenza delle Sezioni Unite di questa Corte,
nell'affermare che lo stato di ebbrezza del conducente di veicoli può essere accertato
e provato con qualsiasi mezzo (e non necessariamente nè unicamente attraverso la
strumentazione e la procedura indicate nell'art. 379 C.d.S. del Regolamento) ha fatto
riferimento all' "alito vinoso" come elemento sintomatico dell'ebbrezza, e cioè di
quello stato di alterazione psico - fisica del soggetto che, con riguardo alla fattispecie
concreta qui in esame, il giudice ha considerato tale da aver privato il conducente
della capacità di controllo del mezzo guidato, risultando pertanto giuridicamente
corretta la metodologia dell'accertamento seguito dal giudice di pace, e non essendo
censurabile in questa sede l'accertamento di fatto spiegato con succinta motivazione
indenne da vizi logici.
S'intendono, già a questo punto, le ragioni della infondatezza del secondo motivo
posto a sostegno del ricorso, nonchè il carattere assorbente di tale giudizio, sì che
non sarebbe neppure strettamente indispensabile l'esame anche del primo motivo,
che tuttavia questa Corte ritiene di considerare per evidenti ragioni di completezza,
salvo rilevare l'infondatezza anche della censura rivolta dal ricorrente all'avvenuta
acquisizione ed utilizzazione del certificato medico relativo all'accertato tasso di
alcool nel sangue del N., rilasciato dall'Ospedale di Alessandria.
Invero l'eccezione di inutilizzabilità del suddetto certificato avrebbe fondamento - per
le ragioni di diritto, a valenza anche di principio costituzionale, esposte in ricorso -
ove l'accertamento in esso documentato fosse stato effettuato su richiesta della
polizia stradale, ma così non è, atteso che lo stesso ricorrente afferma che le analisi
del sangue furono effettuate sulla persona di N.S. dal personale ospedaliero
"unicamente per motivi clinici" ed a scopo curativo delle lesioni riportate dal predetto
nell'incidente stradale de quo, "ma non certo in seguito ad una richiesta specifica
degli agenti di polizia stradale".
Ne consegue che l'accertamento "invasivo" non è stato illegittimamente effettuato
(assente                     il                 consenso                    dell'indagato)
dall'organo di polizia giudiziaria a fini processuali (come non è più consentito per
effetto della sentenza della Corte Costituzionale n. 238 del 1996) e nel processo
hanno avuto semplicemente ingresso i risultati ematici contenuti nella
documentazione medica relativa al ricovero dell'imputato presso struttura ospedaliera
in seguito ad incidente stradale occorso in occasione della commissione del reato
ascritto, e questa Sezione 4 (vedasi la sentenza 12/6/2003, n. 37442,Cartoni) ha già
avuto modo di affermare il principio di diritto, qui condiviso, secondo il quale, ai fini
dell'accertamento del reato di guida in stato di ebbrezza alcolica, sono utilizzabili, nei
confronti dell'imputato, i risultati del prelievo ematico che sia stato effettuato,
secondo i normali protocolli medici di pronto soccorso, durante il ricovero presso una
struttura ospedaliera pubblica a seguito dell'incidente stradale subito in occasione
della commissione del reato, trattandosi di elementi di prova acquisiti attraverso la
documentazione medica e restando irrilevante, a questi fini, la mancanza del
consenso.
Per le sin qui esposte ragioni il ricorso va rigettato, con le conseguenze ex art. 616
c.p.p., in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità.
                        P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma, il 25 gennaio 2006.
Depositato in Cancelleria il 14 giugno 2006

								
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