1267-coltivazione-delle-succulente

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					 La coltivazione delle succulente
Agave parri               Ariocarpus agavoides




Euphorbia turbiniformis
                          Foquea edulis
                             Introduzione
                                              Deserto di Atacama

 Credo che l’affermazione che, la
  coltivazione delle succulente sia un’arte
  che non si può insegnare non sia priva di
  fondamento .
 Anche i coltivatori più esperti hanno
  sempre da imparare e molte volte senza
  un po’ di fortuna e molta esperienza si
  rischiano pesanti fallimenti. Anche chi
  coltiva da anni non può dire di non avere
  mai perso piante e che ogni tanto non ne
  perde qualcuna.
 E’ importante quindi conoscere l’habitat
  in cui vivono queste piante
 Le succulente sono piante molto
  resistenti e adattate alle condizioni più
  avverse, ne sono esempio le piante che
  vivono nel del deserto di Atacama in
  Cile, una zona tra le più estreme della
  terra dove le piogge sono scarsissime e
  le piante vivono grazie alle nebbie che
  salgono dall’oceano.

                                              Un gruppo di Echinopsis atacamensis
                        Precipitazioni
 Le precipitazioni sono molto scarse e diversificate tra le varie zone. Ad esempio nel
  deserto di Atacama in Cile dove “prosperano” Copiapoa, Eriosyce, Echinopsis ed
  Eulychnia sono quasi assenti, (in alcune zone meno di 1 mm anno) e sono concentrate
  tra Novembre ed Aprile

 Nelle zone del Messico centro settentrionale: deserto di Chihuahua, habitat di molte
  altre cactaceae tra cui Aricarpus, Turbinicarpus, Astrophytum ecc. ecc. le
  precipitazioni sono per così dire molto più intense. Arrivano a sfiorare i 250 mm anno e
  sono concentrate soprattutto nella stagione dei monsoni, cioè al termine dell’Estate.

 Anche li quasi nulle se paragonate a quelle che abbiamo nel nord Italia ad esempio a
  Milano, dove le medie annue sono superiori ai 900 mm, distribuite in ogni periodo
  dell'anno, presentando dei picchi nei mesi primaverili (Maggio) estivi (Agosto) e
  autunnali (Ottobre e Novembre) oltre un minimo relativo invernale. Con un’umidità
  relativa media annuale del 77 %
                                      I Suoli
 È oltretutto importante conoscere la composizione dei suoli non tanto per ricreare lo
  stesso tipo di substrato perché questa operazione sarebbe praticamente impossibile, ma
  per sapersi orientare nella composizione dei terricci in coltivazione
 Avremo piante gypsophile come Aztekium, Geohintonia e alcuni turbinicarpus che
  vivono su colline di gesso nello stato Messicano di Nuevo Leon o quelle del deserto di
  Atacama che vivono in suoli con la quasi assenza di attività microbica a causa della
  siccità (Limite Igroscopico della vita microbica) per non parlare dei differenti suoli in
  cui radicano le succulente africane dalla penisola Arabica al corno d’Africa e al Sud
  Africa
                     Copiapoa columna alba                                       Geohintonia mexicana
                          Il substrato

 Dopo aver preso visione di questi dati importanti ma non determinanti al fine
  della coltivazione andremo a capire come coltivare al meglio le nostre piante
 Il substrato; questa è una nota dolente per quanto riguarda la coltivazione di
  succulente in quanto ogni coltivatore dirà che il suo terriccio è il migliore, il
  più adatto; ma non esistono terricci miracolosi esistono buoni terricci in
  quanto è praticamente impossibile ricreare le condizioni naturali.
 Un buon compromesso è quello che vede una composizione di questo tipo
  33/33/33
 Cioè 1/3 di pomice 1/3 di lapillo vulcanico 1/3 di terriccio per piante grasse
  (quello venduto nei garden) oppure terriccio per acidofile. E’ bene scegliere
  quello a più basso contenuto di torba in quanto questo materiale non ha la
  capacità di reidratarsi dopo l’assenza di bagnature e andrebbe a compattarsi
  strozzando le radici
                          Il substrato

 Questo per quanto riguarda le Cactacee delle zone semidesertiche e alcune
  Succulente Africane particolarmente delicate ma le stesse, gradiscono
  terricci anche molto più estremi, per quanto riguarda invece alcune
  famiglie di cactaceae come le epifite delle foreste del Brasile e alcune piante
  succulente dell’africa centrale, si utilizza un terriccio molto più organico ma
  per scongiurare pericoli di marciumi anche in quelle piante, ormai molti
  coltivatori tendono ad aumentare i materiali drenanti anche in quelle
  coltivazioni. Io ad esempio sono passato al terriccio quasi completamente
  minerale cioè utilizzo per le cactacee pomice lapillo akadama e brecciolino
  mentre per le Euphorbie Staphelie e le africane in genere utilizzo pomice
  pura con aggiunta di akadama
 Questo terriccio, oltre a non permettere ristagni di acqua (sempre dannosi) è
  un’ottimo mezzo per fare radicare le piante in quanto se le talee verranno
  messe a radicare all’ombra e al caldo in questo tipo di terriccio si avranno
  ottimi risultati
          Componenti del substrato
Pomice                Lapillo




Akadama               Sabbia vagliata
            Componenti del substrato
Sabbia quarzifera       Terriccio per succulente




Marna grigia              Composta
  L’Acqua e la struttura delle piante
 Che cosa centra la struttura delle piante con l’acqua?

 Anche se provenienti da zone semi desertiche dove la siccità la fa da
  padrona ed ottimamente adattate a lunghi periodi di astinenza idrica,
  queste piante hanno bisogno anche loro di essere annaffiate.
 Il successo o meno nel campo della coltivazione delle succulente deriva
  dal fatto di aver capito come e quando somministrare acqua
 Se guardiamo attentamente le Cactacee, ma anche alcune succulente
  africane, come molte Euphorbie o alcune Asclepiadacee come le
  Staphelie ci accorgeremo che esse hanno una struttura a “fisarmonica” i
  loro fusti hanno costolature, tubercoli, spicchi.
 In pratica sono strutturalmente adatte a gonfiarsi e a sgonfiarsi senza che
  l’epidermide, tranne in rari casi, si spacchi durante il rigonfiamento.
 Bisognerà stare molto attenti ad annaffiare, dopo lunghi periodi di
  astinenza idrica quelle piante che non presentano queste strutture come ad
  es. il gruppo dei knippelianus della fam. degli Echinocereus ma anche
  Lophophora andrà abituata piano piano alla ripresa delle annaffiature,
  dopo l’inverno
   L’Acqua e la struttura delle piante




 Echinocereus triglochidiatus ssp. mojavensis v. inermis.
La pianta a sinistra è stata fotografata alla fine dell’inverno (Marzo 2009) e una settimana più
tardi, dopo la prima bagnatura, foto a destra. Si notino le enormi differenze nella stessa pianta che
alla fine del periodo di riposo è sgonfia e allo stremo per la mancanza assoluta di acqua dall’inizio di
Ottobre mentre già dopo la prima leggera annaffiatura si avrà un rigonfiamento della stessa.
      L’Acqua e la struttura delle piante




 Queste foto invece ritraggono due splendide africane. Una Euphorbia obesa con futura prole a sx e
una Staphelia hirsuta con i suoi splendidi fiori a dx.
 Come si può notare, anche queste succulente pur non appartenendo alla fam. delle cactaceae hanno
adottato una strategia che permette loro di gonfiarsi e sgonfiarsi in base all’acqua disponibile
senza creare danni derivanti da spaccature o lacerazioni . La struttura a spicchi
nel’Euphorbia e a costolature nella Staphelia
         Quando e come bagnare
 Come abbiamo visto prima, capire questo semplice concetto è uno dei motivi di
  successo o eventuale fallimento nella coltivazione delle succulente.
 E’ perciò importante capire ed imparare dalla natura ed osservare ciò che avviene
 Nei luoghi dove vivono queste piante si alternano lunghi periodi di siccità e
  periodi di piogge intense ma che durano poche settimane
 Le zone semi aride in cui sono presenti queste piante si riempiono di fioriture
  spettacolari e multicolori perché il tempo per riprodursi è estremamente ristretto
 Anche noi dunque copiando dalla natura adotteremo il sistema di bagnare
  durante la stagione calda iniziando le prime moderate annaffiature alla metà /fine
  di Marzo dopo avere nebulizzato l’epidermide dall’inizio di Febbraio ogni 15 gg
  per reidratare un po’ alla vota le piante evitando annaffiature repentine e copiose
  che in alcune piante porterebbero alla spaccatura delle stesse lasciando orribili
  cicatrici anche dopo anni.
 Dalla metà di Aprile sino alla metà di Giugno si potrà cominciare ad annaffiare
  regolarmente ogni 15 gg e sempre dopo essersi assicurati che il pane di terra in
  cui sono piantate le nostre beniamine sia completamente asciutto.
 Nel dubbio aspettare ancora qualche giorno prima di annaffiare.
         Quando e come bagnare
 Dalla metà di Giugno alla fine di Luglio poi si potrà bagnare una volta la settimana o
  quando si vedrà che il terriccio è completamente asciutto, per tornare poi a bagnature
  moderate al mese di Agosto perché col caldo le piante vanno in ESTIVAZIONE
 Si riprenderà con le regolari annaffiature settimanali dalla fine di Agosto alla fine di
  Settembre per poi diradarle e sospenderle del tutto alla fine di Ottobre .

                          Alcune note sulle annaffiature
1. Aspettare che il terriccio si asciughi prima di ribagnare
2. Bagnare tutto il pane di terra in modo che le radici assorbano l’acqua tutte in
   ugual misura (possibilmente immergere i vasi in modo che le annaffiature
   avvengano dal basso)
3. Evitare di bagnare le piante quando si annaffia, per permettere alle stesse di
   sviluppare in modo regolare la lanugine all’apice e tra i tubercoli, tuttavia
   ogni tanto è bene dare una annaffiata anche alla pianta per eliminare ospiti
   indesiderati come il ragnetto rosso
                   Quale acqua usare?
 Molti coltivatori hanno solo la possibilità di usare acqua dell’acquedotto perché non
  possono disporre di attrezzature per la raccolta dell’acqua piovana.
 È bene perciò conoscere la qualità dell’acqua che si usa, in quanto il più delle volte
  l’acqua dell’acquedotto è molto dura e calcarea.
 Questo, non danneggia nell’immediato le piante ma può creare qualche problema se non
  si rinvasano spesso, in quanto il calcare contenuto nell’acqua rende il terreno molto
  duro, si consiglia perciò durante la bella stagione e avendone la possibilità di annaffiare
  con acqua piovana che è leggermente acida per ristabilire l’equilibrio nel terreno.
 Inoltre da studi fatti, sembrerebbe che le succulente gradiscono l’acqua leggermente
  acida in quanto sembra che il funzionamento delle radici sia molto più efficiente.
 Si sconsiglia di annaffiare invece con acqua piovana piante che hanno sempre ricevuto
  l’acqua dura dell’acquedotto in quanto quella piovana scioglierebbe i sali di calcio che
  ricoprono le radici dando alle piante la possibilità di assorbire dalle stesse molta più
  acqua di come si sono ormai adattate.
 Questa acqua in eccesso repentinamente assorbita dalle radici potrebbe provocare
  marciumi e perdita delle stesse.

 Sarà quindi indispensabile adattare gradualmente le piante al nuovo regime di
  annaffiatura con acqua piovana
                         La luce e l’aria
     Chi ha la fortuna di coltivare le succulente all’aria aperta sa benissimo quali sono i
       vantaggi.
1.     Spine più robuste e colorate
2.     Piante più sane con colori che si avvicinano a quelle in habitat
3.     Internodi compatti e regolari
4.     Eziolature assenti
     Mentre la coltivazione in serra presenta più problemi in quanto le piante non
     avranno mai la possibilità di avere i raggi del sole diretti sull’epidermide ne di
     sentire il soffio del vento che toglierà calore neanche garantendo loro la migliore
     ventilazione, inoltre l’aria asciugherà molto più velocemente la terra contenuta nei
     vasi garantendo molto di più il controllo di organismi patogeni come muffe e alghe
     molto dannose per queste piante, in quanto non sono attrezzate per combattere
     questi organismi dannosi.
    Sarà invece necessario per le piante coltivate all’esterno durante i mesi più caldi
     dare una leggera ombreggiatura onde evitare scottature che deturperebbero le piante
     irreparabilmente.
         I rinvasi: come e quando
   Questa è un ‘operazione abbastanza delicata per quanto riguarda le succulente .
    È necessario, quando si rinvasa fare molta attenzione al fatto che le radici siano
    ben asciutte prima di procedere all’interramento nel nuovo vaso ed è consigliabile
    effettuare questa operazione a terriccio asciutto
    Bisogna perciò aspettare qualche tempo prima di sistemare di nuovo la pianta nel
    vaso, lasciando la pianta svasata all’ombra e al caldo, in una zona possibilmente
    ventilata per dare modo alle inevitabili ferite provocate alle radici con lo svaso di
    rimarginarsi perfettamente.
    Il tempo necessario alla rimarginazione dipende dalla grossezza delle radici,
    dalle temperature e la ventilazione in cui è posta la pianta. Solitamente nella bella
    stagione si va da qualche giorno per piccole ferite ad una/ due settimane, o anche
    un mese (nel caso di Ariocarpus). Dopo il rinvaso bisognerà ancora aspettare
    qualche giorno prima di ricominciare a bagnare, specialmente quando si rinvasano
    alcune Euphorbie caudiciformi e cactaceae come Ariocarpus.
    E’ necessario eseguire l’operazione del rinvaso con particolare cautela senza
    avere premura di rimettere in vaso le piante, perché dalle ferite causate alle radici
    potrebbero partire marciumi che comprometterebbero irrimediabilmente la pianta
       I rinvasi: come e quando
 Seppure non tutti i coltivatori siano d’accordo
 A mio avviso è necessario effettuare i rinvasi verso la fine del periodo di
  riposo delle piante Gennaio - Marzo perché le stesse non hanno ancora
  cominciato l’attività vegetativa e si trovano in stasi, inoltre teoricamente il
  terriccio dovrebbe essere asciutto e con esso le radici.
 Inoltre le piante alla ripresa vegetativa si risveglieranno nel nuovo terriccio e
  non saranno più mosse per qualche anno.
                                  I vasi
        Anche in questo campo non c’è accordo tra vari coltivatori
 Alcuni preferiscono vasi di coccio; altri, vasi di plastica (possibilmente
  quadrati) perché usando vasi quadrati si economizza spazio
 Entrambe presentano vantaggi e svantaggi. Starà quindi al gusto personale dei
  singoli, la scelta dei contenitori da usare
                               I vasi di coccio
 I vasi di Coccio possono essere molto belli esteticamente, inoltre il coccio,
  essendo poroso e traspirante, aiuta molto l’asciugatura del terriccio dopo le
  annaffiature dandoci la possibilità di avere il terriccio asciutto in pochi giorni
 Ma i vasi di coccio sono molto pesanti e più costosi di quelli di plastica inoltre
  è molto difficile trovarne di quadrati è molto difficile se non quasi impossibile
  lavare e sterilizzare questi vasi per eventuali e futuri rinvasi ma lo svantaggio
  maggiore, anche se quello meno visibile è che i vasi di coccio messi al sole, si
  arroventeranno abbrustolendo così i peli radicali delle piante ivi contenute, in
  quanto a causa dell’alta dispersione dell’acqua si creerà una corrente d’acqua
  che dal centro del vaso, si dirigerà verso le pareti esterne seguita dalle radici
  che andranno poi ad incollarsi sulle pareti degli stessi.
                                   I vasi
                             I vasi di plastica
 I vasi di plastica solitamente sono brutti ma hanno il vantaggio di essere molto
  leggeri e di avere un costo quasi irrisorio. Si trovano facilmente di forma
  quadrata, dandoci la possibilità di risparmiare spazio in quanto quella forma
  permette di addossare le pareti degli stessi le une alle altre, risparmiando 1
  vaso circa ogni 4
 Sono facilmente riutilizzabili in quanto il lavaggio e la disinfezione avvengono
  molto facilmente, basta lavare i vasi con acqua e candeggina e risciquarli
  molto bene
 Non essendo assolutamente traspiranti se non dalla superficie del terriccio non
  si avrà il fenomeno delle bruciature delle radichette perché le radici saranno
  distribuire nel centro del vaso e difficilmente andranno a toccare le pareti .
 I danni dalla scarsa traspirazione si potranno evitare, usando un terriccio
  molto drenante e povero di materia organica e diradando maggiormente le
  annaffiature.
 Come vedete ogni sistema ha i suoi pregi e i suoi difetti va detto però che la
  maggior parte dei coltivatori usa vasi di plastica quadrati
                     Il periodo invernale
    Possiamo dividere i coltivatori di succulente in due
    categorie, quelli che possono solo ricoverare le piante
    con ripari di fortuna e quelli che hanno una serra in
    cui ritirare le piante durante l’inverno magari pure
    riscaldata.
   Per i primi alla fine di Agosto si pone già il problema
    di sospendere le annaffiature per preparare le piante
    ad affrontare i rigori dell’inverno in modo che le
    piante arrivino asciutte ad affrontare i primi freddi.
   Per i secondi si potrà continuare ad annaffiare fino
    alla metà di Ottobre per sospendere poi in quel
    periodo di annaffiare.
   Per entrambe sarà necessario aggiungere al’acqua
    dell’ultima annaffiatura, un buon insetticida e un
    buon fungicida entrambi sistemici in modo da
    predisporre le difese durante l’inverno. Andrà anche
    aggiunto un buon concime bilanciato per succulente
    con l’aggiunta di microelementi.
                  Il periodo invernale
   Fatta questa ultima
    operazione si sospenderanno
    del tutto le annaffiature .
   Molte cactaceae sopportano
    le basse temperature anche
    di parecchi gradi al di sotto
    dello zero se asciutte e in
    presenza di bassa umidità
    ambientale .
   E’ importante perciò inserire
    nelle serre attrezzature come
    ventilatori o soffiatori di aria
    per asciugare l’ambiente o
    almeno ridurne l’umidità
                  Il periodo invernale
   La maggior parte delle succulente Africane invece non sopportano le basse temperature e già a
    + 8/10° danno segni di sofferenza.
   Sarà importante quindi garantire a quelle piante un ricovero adeguato come potrebbe essere una
    davanzale assolato in casa.

                                                      Anche in questo caso si
                                                       sospenderanno le annaffiature
                                                       nebulizzando solo all’occorrenza e se
                                                       vedremo un’eccessiva disidratazione
                                                       .
                Il periodo invernale
   Alcune cactaceae come Opuntia si possono coltivare in piena terra anche alle nostre
    latitudini .
   È bene però coprire queste piante durante l’inverno non tanto per il freddo ma per evitare
    che siano bagnate dalle piogge e gelate dalle brine che vi si depositano
   Attenzione però alle scottature che in un ambiente ristretto senza circolazione di aria sono
    sempre un pericolo incombente.
   Sarà bene durante l’inverno tranne che nelle giornate più fredde lasciare un paio di lati
    aperti per permettere la circolazione dell’aria all’interno del riparo
                          La propagazione
 Oltre che da seme, le succulente si possono propagare anche per talea e questo è un metodo molto
  interessante, in quanto con questo sistema si possono tentare salvataggi di piante a cui teniamo
  particolarmente oppure produrre cloni.
 Le talee andranno fatte asciugare dove si è proceduto al taglio in modo che la parte tagliata si
  cicatrizzi.
 Una volta asciugato il taglio si appoggiano le parti da fare radicare su sabbia ( ottima la pomice
  pura con granulometria da 2 a 4 mm) appena inumidita al caldo e all’ombra e con pazienza si
  attenderà che le stesse emettano le radichette. A questo punto sarà possibile un po’ alla vota,
  riabituarle alle condizioni in cui viene normalmente coltivata la pianta dalla quale sono state
  staccate


     Ma il sistema più emozionante di propagazione delle succulente rimane sempre la semina


 Occorre innanzitutto avere pazienza quando si seminano le succulente perché le piantine hanno una
  crescita lenta ma ci ripagheranno alla prima fioritura dopo anni di cure Sarà quello un momento
  emozionante essere riusciti a portare alla fioritura una pianta seminata da noi è una grande
  emozione è festa grande tutte le volte che si verifica questo evento.
 Oggi i semi si reperiscono con facilità tramite molti rivenditori specializzati.
                                Come seminare
                                                  Periodo semina:
La semina si può effettuare tramite un germinatoio (in qualsiasi momento dell’anno) oppure al naturale in primavera
inoltrata quando le temperature notturne non scendono sotto i 17-18° meglio 20° (dalla metà-fine Aprile Maggio
inoltrato) in ambiente luminoso ma non al sole diretto
Al nord non conviene seminare in luce naturale oltre una certa data (inizio Giugno) in quanto poi non rimarrebbe il
tempo per la crescita delle plantule che dovranno affrontare l’inverno successivo

      Anche se c’è chi sconsiglia il metodo della sterilizzazione per non eliminare gli organismi
      antagonisti, io preferisco sterilizzare tutti i materiali usati per la semina
    Il terriccio che normalmente uso per la semina è composto da :
    30 % lapillo setacciato ed esattamente quello che passa dalle maglie del setaccio da 2 mm;
    30 % pomice della stessa granulometria del lapillo.
    30 % terriccio per cactaceae
    10 % sabbia vagliata da 1/2 mm
    Il tutto, lo inumidisco per poi sterilizzarlo in forno a 120/140° per 45 minuti .
    Questo serve ad eliminare organismi patogeni come alghe, muffe ed eventuali larve o uova di insetti dannosi alle
     giovani plantule
    Non uso in questa fase sostanze chimiche come antimuffe o insetticidi per limitare la dispersione in ambiente di
     queste sostanze
    Questo metodo, serve a prevenire , il formarsi di alghe e muffe che coprirebbero le plantule soffocandole :
     almeno fin che i contenitori saranno nei sacchetti
            Semenzali di 1 anno




ARIOCARPUS FISSURATUS


                           ARIOCARPUS RETUSUS
Semenzali di 2 anni
                 Semenzali di 1 anno


Adenium Obesum




                          E.waringiae   E.francoisii   E. labatii   E. ambovolvensis
                        Come seminare
I contenitori e i segna nomi:
   li steilizzo anch’essi, ma con acqua calda e candeggina, lasciandoli a bagno per 1h per poi
    risciacquarli accuratamente
   Come contenitori uso sottovasi da cm 25 x 15 alti due cm che divido con i segna nomi e che
    preventivamente foro sul fondo per permettere l’assorbimento dell’acqua e lo scolo della stessa
    in eccesso.
   Come contenitori, si può usare di tutto, a piacere, L’importante è la sterilizzazione
   Sul fondo del vaso di semina utilizzo un riquadro di rete plastificata fine (tipo zanzariera) in
    modo tale da sfruttare con più terriccio il vaso.
   Come segna nomi uso le stesse targhette plastificate che utilizzo per le piante adulte.
La semina:
   Una volta riempiti i contenitori di semina lasciando 1/2 cm. di spazio tra il terriccio e il bordo
    del contenitore per permettere la crescita delle piantine, li inserisco in una bacinella in modo
    tale che l’acqua arrivi fino ad una certa altezza dei contenitori, circa la metà e questi iniziano
    ad assorbire acqua dal basso.
   Quando il terriccio è completamente bagnato sollevo i vasetti e lascio scolare l’acqua in
    eccesso. Poi comincio a spargere sul terriccio superficiale i semi senza coprirli ed inserisco le
    targhette con i dati di semina che fanno anche da separatori.
   Non semino altre specie di cactaceae negli stessi contenitori degli Ariocarpus in quanto le
    diverse velocità di crescita impedirebbero rinvasi simultanei delle diverse specie
                         Come seminare
La copertura dei contenitori
   Finita la semina metto i contenitori dentro un sacchetto di plastica trasparente tipo quello per alimenti
    chiudendo lo stesso con il laccetto in dotazione o con scotch
   Da questo momento inizia l’ attesa della germinazione che normalmente avviene in circa 2 settimane.
   I contenitori con le semine vanno tenuti in luce filtrata ma è bene abituare un poco alla volta, dopo la
    germinazione, le piantine ad una maggiore intensità di luce.
Inizia il ciclo asciutto bagnato
   Quando nascono le prime spinette bianche è il momento di togliere i contenitori dal sacchetto .
   Si lasceranno asciugare una prima volta e dopo qualche giorno si potranno ribagnare sempre per
    immersione cercando di non mettere troppa acqua nella bacinella altrimenti le piccole piantine si
    staccano dal terriccio e galleggiano per la spinta dell’acqua dal basso.
   E’ bene abituare da subito le plantule alla dura vita delle piante grasse, cioè il terriccio va sempre
    fatto asciugare prima di ribagnare, magari aspettando anche un giorno prima di rifare questa
    operazione e lasciando le piantine un po’ a secco, questo sistema non fa altro che abituarle ed
    irrobustirle
   All’occorrenza, se si notano formazioni di alghe e muffe è bene sciogliere nell’acqua un
    fungicida e preventivamente un’insetticida. Dopo qualche mese, se le piantine saranno
    sviluppate con un paio di tubercoli messi si può dare una leggerissima concimata.
                            Come seminare
Il ripicchettaggio
 Normalmente trapianto l’anno successivo a Gennaio/Febbraio per evitare stress da caldo.
 Secondo me la piantina si è già formata e sopporta bene il trapianto anche alla luce del
  fatto che il periodo di trapianto non è caldo e le plantule hanno tutto il tempo per
  riprendersi prima dei caldi estivi, il trapianto, lo effettuo in contenitori più grandi, creando
  una serie di file orizzontali e inserendo le targhette con il nome della specie e la data del
  primo trapianto oltre che quella della semina
 In questi contenitori le piante staranno comodamente per qualche anno senza il bisogno di
  rinvasarle ed avranno a disposizione abbastanza terra per far sviluppare le radici in quanto
  questi contenitori sono in genere alti 10-12 cm.
 Il terriccio utilizzato nei nuovi contenitori avrà una composizione un po’ diversa da
  quello di semina in quanto utilizzo 30% di lapillo fine con granulometria fino a 4 mm. un
  30% di pomice della stessa granulometria del lapillo un 20 % di terriccio per cactaceae
  20% Sabbia vagliata
 Rispetto alla semina ho diminuito il terriccio fertile di un 10% e incrementato il materiale
  drenate, usando ormai il terriccio che si avvicina a quello che uso per le piante adulte
 Utilizzo uno strato di lapillo più fine, ca. 2 mm da mettere in superficie in modo tale che
  il colletto delle piccole piantine rimanga a contatto con il lapillo stesso.

   QUESTO EVITA O DIMINUISCE DI MOLTO IL RISCHIO DI MARCIUME DEL COLLETTO
                  Note di coltivazione
                              Trattamenti fitosanitari :
 Normalmente effettuo 2 trattamenti di cui uno alla ripresa delle annaffiature miscelando
  (anche se l’ideale sarebbe fare 2 trattamenti separati) un fungicida e un insetticida
  entrambi sistemici e da contatto e l’altro all’ultima annaffiature sempre con gli stessi
  prodotti .
 Questi prodotti li sciolgo nella dose minima consigliata nell’acqua di bagnatura in modo
  tale che annaffiando colpiscono la pianta sia in superficie che nel terriccio dove spesso
  si annidano le cocciniglie soprattutto quella cotonosa.
                                     Fertilizzanti :
 Sono piante che gradiscono un’alto tenore di potassio
 Se si userà un terriccio del tipo 33/33/33 nei primi due anni dal trapianto non sarà
  necessaria nessuna concimazione Se invece si dovesse usare un terriccio minerale, a
  Maggio dopo che le piante avranno ripreso la piena vegetazione e non siamo ancora
  entrati in una fase di eccessivo rialzo termico, sarà possibile somministrare una prima
  concimazione per poi ripeterla alla fine di Giugno e sospendendo il trattamento a Luglio
  ed Agosto per ridare l’ultima concimazione quando prepareremo le piante per il ritiro
  invernale che permetterà alle stesse di accumulare sostanze nutritive che le aiuteranno a
  superare la fase autunno invernale.
                                    Conclusioni
 Questa è una passione che coinvolge una gran
  moltitudine di persone su tutto il pianeta e la raccolta
  dissennata di succulente ha creato gravi problemi agli
  habitat in cui vivono queste piante, alcune a rischio di
  estinzione
 Dall’altra parte ci sono moltissime persone, la
  maggioranza speriamo, che pur amando il mondo
  delle succulente e ambendo anche ad avere piante
  rare in coltivazione, si attiene ai regolamenti
  internazionali C.I.T.E.S e ai codici di condotta sulla
  raccolta di piante in natura (IOS) e sceglie di non
  avere piante importate illegalmente nelle proprie
  collezioni.
 Questo atteggiamento responsabile va a tutto
  beneficio della natura che seppur si adatta alle
  diverse situazioni è basata su equilibri molto delicati
 Per questo, come appassionati di questo spinoso
  mondo succulento: siamo chiamati al rispetto delle
  regole internazionali per la salvaguardia della flora e
  della fauna selvatiche.
 Solo preservando gli habitat naturali, potremo
  lasciare ai nostri discendenti gli stessi ambienti come
  li hanno lasciati a noi
                 Ringraziamenti
•   Ringrazio l’amico Marco Giani per avermi dato il permesso di inserire
    le foto da lui stesso scattate nel 2007 in Cile, deserto di Atacama
Fine   Marco Sisti

				
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posted:2/20/2013
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